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Decisione

30.2012.12

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

8 ottobre 2012Italiano38 min

Source ti.ch

Fatti

I

ricorrenti evidenziano che nel 2006 e nel 2007 PI 1 si è limitata a svolgere

un’attività saltuaria ed irregolare in favore di __________. La collaboratrice

domestica, che “a quanto sembra”, svolgeva nel contempo attività per

altre persone e che si è sempre professata indipendente, a sua discrezione, per

sua libera scelta, in giorni diversi, ad orari diversi ed in funzione dei suoi

altri impegni, decideva quando e come recarsi presso __________. Su queste basi

PI 1 emetteva a scadenze mensili ed in base al tempo di lavoro effettivo, delle

note d’onorario.

Gli

insorgenti sottolineano che __________ non aveva il diritto di impartire

istruzioni a PI 1, la quale, salvo in rare occasioni (visite mediche), non

sottostava a direttive; PI 1 utilizzava il proprio veicolo e si assumeva i

costi generali dello stesso come pure i rischi imprenditoriali

(incidente/collisione, spese di manutenzione, spese di telefono, l’agenda,

ecc.) come una tassista indipendente; le prestazioni non erano eseguite nei

locali di __________, bensì a bordo dell’autoveicolo, i compensi orari

addebitati e fatturati erano calcolati sulla base delle tariffe da lavoratore

indipendente, ossia superiore alle usuali tariffe da lavoratore dipendente, i

pagamenti delle fatture sono sempre avvenuti in modo ufficiale, tramite

bonifico bancario ed il rischio economico di PI 1 era quello di

incasso/pagamento delle sue temporali ed irregolari prestazioni. Gli insorgenti

sostengono inoltre che, viste le modalità dello svolgimento dell’attività,

pretendere da PI 1 la dichiarazione ufficiale di affiliazione quale

indipendente sarebbe stato un eccesso di zelo. Sarebbe come chiedere ad un

tassista indipendente utilizzato con una certa regolarità le stesse

informazioni.

I

ricorrenti evidenziano che, come ammesso dalla CO 1, la buona fede di __________

è evidente e non può essere messa in discussione.

Le

condizioni di lavoro ed i rapporti professionali sono stati completamente e

radicalmente stravolti dopo il ricovero in ospedale di __________ alla fine del

2007 ed è solo a partire dall’anno successivo che a causa del peggioramento del

suo stato di salute, è stato deciso di assumere PI 1 quale collaboratrice

domestica e di sottoscrivere un regolare contratto di lavoro con una

remunerazione oraria differente rispetto agli anni precedenti.

I

ricorrenti ritengono che PI 1, nel periodo oggetto del contendere, ha esercitato

un’attività indipendente e deve versare i contributi in tale qualità, che __________

ha agito in buona fede e dalla stessa non si poteva pretendere di più. Infine,

in via subordinata, gli insorgenti ribadiscono che __________ non ha lasciato

alcuna eredità, per cui il trasferimento del debito contributivo non può

avvenire e/o essere assunto dagli eredi i quali non hanno formalmente potuto né

accettarla né rinunciare alla stessa.

1.5. Con risposta

del 29 marzo 2012 la CO 1 ha proposto la reiezione del ricorso con

argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione

(doc. III).

1.6. Con decreto

del 17 luglio 2012 il presidente del TCA ha chiamato in causa __________,

mettendole a disposizione gli atti di procedura finora compiuti, e le ha

assegnato un termine scadente il 21 settembre 2012 per prendere posizione in

merito (doc. V).

1.7. Con scritto

del 27 luglio 2012 PI 1 ha affermato di essere d’accordo con la decisione della

Cassa di compensazione (doc. VI). Chiamate ad eventualmente esprimersi in

merito le altre parti sono rimaste silenti (doc. VII).

in

diritto

In

ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria

(cfr. STF 8C_452/2011 del 12 marzo 2012; STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF

9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H

180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA

H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00

del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT

I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26

ottobre 1999).

Nel

merito

2.2. Il TCA è

chiamato a stabilire se gli eredi di __________ sono tenuti a pagare i contributi

sociali fissati dall’amministrazione per il lavoro svolto da PI 1 in favore

della defunta __________ già a partire dal mese di gennaio 2006.

2.3. Gli insorgenti affermano di

non poter essere chiamati a pagare i contributi sociali rimasti insoluti poiché

non hanno potuto rinunciare all’eredità visto che __________ non ha lasciato

loro alcunché. Non avendo potuto esprimersi, non possono essere ritenuti

debitori dei contributi rimasti impagati.

L’art.

560 cpv. 1 CC prevede che gli eredi acquistano per legge l’universalità della

successione dal momento della sua apertura. A norma dell’art. 560 cpv. 2 CC

salve le eccezioni previste dalla legge, i crediti, la proprietà, gli altri

diritti reali ed il possesso del defunto passano senz’altro agli eredi, ed i

debiti del medesimo diventano loro debiti personali.

Il

diritto delle successioni è retto dal principio della successione universale.

La totalità degli attivi e dei passivi del de cujus passa agli eredi.

Questi ultimi succedono nei crediti e nei debiti del defunto (cfr. Steinauer,

Le droit des successions, Berna 2006, n. 25 pag. 55).

Gli eredi

acquisiscono la successione al momento della sua apertura, ossia immediatamente

alla morte del de cujus (c’è in altre parole continuità nella titolarità

dei diritti e degli obblighi tra il de cujus ed i suoi eredi). Che lo

voglia o meno e anche se ignora il decesso, l’erede diventa ipso jure

titolare dei diritti e degli obblighi del de cujus con la sua morte.

L’acquisizione della successione non dipende da un atto positivo d’accettazione

da parte degli eredi (cfr. Steinauer, op. cit., n. 28 e seguenti pag. 56).

Questi

ultimi rispondono personalmente dei debiti del defunto. Se ci sono più eredi,

si assumono una responsabilità solidale (cfr. Steinauer, op. cit., n. 37 pag.

58 e art. 603 CC).

Per

questo motivo la legge prevede diversi mezzi per proteggersi; in particolare la

rinuncia della successione, la richiesta del beneficio d’inventario o la

liquidazione d’ufficio (cfr. Steinauer, op. cit., n. 38 pag. 58).

Per

l’art. 566 CC gli eredi legittimi ed istituiti possono rinunciare alla

successione loro devoluta. La rinuncia si presume quando l’insolvenza del

defunto al momento dell’aperta successione fosse notoria o risultasse da atti

officiali. Il termine per rinunciare è di tre mesi (art. 567 cpv. 1 CC). Esso

decorre, per gli eredi legittimi, dal momento in cui ebbero conoscenza della

morte del loro autore, a meno che provino di aver conosciuto più tardi

l’apertura della successione; per gli eredi istituiti, dal momento in cui hanno

ricevuto la comunicazione officiale della disposizione che li riguarda.

Per

l’art. 580 cpv. 1 CC l’erede che ha facoltà di rinunciare alla successione può

chiedere il beneficio d’inventario. Ogni erede può chiedere la liquidazione

d’officio, anziché rinunciare all’eredità od accettarla con beneficio d’inventario

(art. 593 cpv. 1 CC).

Infine,

per l’art. 43 OAVS se la persona tenuta a pagare i contributi muore, gli eredi

rispondono solidalmente dei contributi dovuti da essa fino al giorno del

decesso, riservati gli art. 566 CC (rinuncia), 589 CC (accettazione con

beneficio d’inventario) e 593 CC (liquidazione d’ufficio).

2.4. Va ancora evidenziato

che con sentenza 9C_679/2009 del 3 maggio 2010, in ambito di responsabilità ai sensi dell’art. 52 LAVS, in un caso in cui gli eredi

contestavano di dover essere ritenuti debitori per contributi sociali che al

momento del decesso del de cuius neppure esistevano, ha affermato:

" Oggetto

del contendere è in primo luogo proprio questa questione - giuridica - della

trasmissibilità agli eredi degli obblighi di

risarcimento danni fondati sull'art. 52 LAVS e, in secondo luogo, il tema della

fondatezza nel merito della pretesa.

3.1 Anche in sede federale l'insorgente incentra la propria tesi

difensiva sull'inammissibilità di una estensione agli eredi

della responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS. Rileva in

particolare che, in assenza di una specifica base legale - che per contro è

prevista dall'art. 12 LIFD per la successione nei diritti e negli obblighi

fiscali del contribuente -, un obbligo fondato sul diritto pubblico non può

trasmettersi per via successoria. Si oppone quindi ugualmente a

un'applicazione, anche solo per analogia, del principio della successione universale

posto dall'art. 560 cpv. 2 CC. A sostegno della sua posizione richiama diverse

tesi dottrinali. Osserva pure che la responsabilità dell'art. 52 LAVS avrebbe

chiari connotati di natura punitiva e che essendo di natura strettamente

personale dovrebbe estinguersi con la morte del colpevole. Fa inoltre valere

che alla data del decesso del marito il debito nemmeno esisteva e che pertanto

gli eredi non avevano motivo di chiedere il

beneficio d'inventario (art. 580 CC). Ritenendo la pronuncia impugnata contraria

alla presunzione di innocenza, al principio di legalità e al diritto a un

processo equo, la ricorrente domanda di rivedere la prassi in materia

sviluppata dal Tribunale federale (delle assicurazioni) e da ultimo confermata

in DTF 129 V 300.

3.2 Secondo il sistema istituito dall'art. 560 cpv. 2 CC, gli eredi acquistano a titolo universale tutti gli

elementi trasferibili del patrimonio del de cuius. Rientrano in questa

categoria l'insieme dei rapporti giuridici che non sono strettamente legati

alla persona del defunto e in particolare quelli derivanti dal diritto delle

obbligazioni. Così, gli eredi riprendono gli

obblighi risultanti da un atto illecito commesso prima del decesso, anche se il

debito non esisteva ancora in quel momento. Poco importa quindi che la

commissione dell'atto illecito e la realizzazione del danno siano intervenute

in date diverse. L'importante è che l'atto illecito sia stato commesso quando

il responsabile era ancora in vita (DTF 103 II 330 consid. 3 pag. 334).

3.3 Come rettamente osservato dalla Corte cantonale, il Tribunale

federale delle assicurazioni ha sempre applicato il principio della successione

ereditaria - istituito per gli obblighi derivanti da un atto illecito -

all'obbligo di risarcimento del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS. A

ben vedere, le basi per tale concezione sono state gettate nel 1970,

allorquando qualificandolo come un principio generale del diritto

(amministrativo) applicabile - in mancanza di espressa disposizione contraria -

Considerandi

anche in ambito LAVS, ha stabilito che il principio della successione

universale si estende(va) ugualmente ai debiti di diritto pubblico nella misura

in cui questi sono di natura patrimoniale (DTF 96 V 72 consid. 1 pag. 74). A

sostegno della sua tesi, la Corte federale aveva ricordato in quella occasione

come tale volontà fosse desumibile anche dall'art. 43 OAVS nella misura in cui

il legislatore federale aveva disposto che, riservati gli articoli 566, 589 e

593.

del CC, gli eredi rispondono solidalmente

del pagamento dei contributi dovuti fino al giorno del decesso se la persona

tenuta a pagare i contributi muore.

Questa posizione è quindi stata confermata nel 1993 in DTF 119 V 165, in cui il Tribunale federale delle assicurazioni ha ribadito che il debito

risultante dall'art. 52 LAVS passa agli eredi

del responsabile che non abbiano rinunciato alla successione. Sei anni più

tardi, la stessa Corte ha ribadito i concetti precedentemente sviluppati

precisando che l'obbligo risarcitorio dell'art. 52 LAVS passa agli eredi che hanno accettato l'eredità

indipendentemente dal fatto che la decisione amministrativa di riparazione del

danno sia stata emessa prima o dopo il decesso del datore di lavoro

responsabile. Parimenti ha sottolineato che, dal profilo dell'AVS, la questione

della copertura di un danno non riveste alcun carattere penale (sentenza H

279/97 del 14 giugno 1999 consid. 3a, in SVR 2000 AHV n. 16 pag. 49). Da

ultimo, il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato la propria

prassi in materia nel 2003 in DTF 129 V 300, in cui ha ribadito che l'obbligo di risarcire il danno giusta l'art. 52 LAVS a dipendenza della responsabilità del

de cuius per la sua qualità di organo della persona giuridica fallita si

trasferisce agli eredi.

3.4

È vero, come osserva G.________ nel suo ricorso, che parte

della dottrina (segnatamente: Ivo Schwander, in Basler Kommentar, 3a ed., 2007,

n. 8 all'art. 560 CC) sembrerebbe sostenere la tesi contraria, in base alla

quale, in mancanza di una espressa base legale, gli obblighi di diritto

pubblico del de cuius non si trasmettono agli eredi.

Tuttavia, tale tesi non fa l'unanimità. Anzi, vi sono numerosi autori che

sostengono (implicitamente) la posizione assunta dal Tribunale federale delle

assicurazioni nella predetta prassi.

Così per Tarkan Göksu (in Handkommentar zum

Schweizer Privatrecht, 2007, n. 11 all'art. 560 CC) i debiti pecuniari

di diritto pubblico già scaduti al momento del decesso o che sono comunque

stati definiti per un periodo precedente al decesso sono soggetti alla successione

universale perché non vi sarebbe valido motivo per trattarli diversamente dai

crediti di diritto pubblico (cfr. ad esempio la sentenza 1C_106/2008 del 24

settembre 2008 consid. 6.3.4, in Zbl 109/2008 pag. 614, in relazione alla trasferibilità agli eredi della pretesa per

torto morale fondata sulla legge concernente l'aiuto alle vittime di reati) o

dai debiti di diritto privato. Similmente, André Grisel (A propos de la

succession en droit public: le transfert des droit et des obligations des

administrés, in Miscellanea Henri Zwahlen, 1977, pag. 297 segg., pag. 321)

osserva che in mancanza di norme di diritto pubblico, le disposizioni di

diritto privato si applicano per analogia al trasferimento, per causa di morte,

delle pretese e degli obblighi pubblici. Anche Jean Nicolas Druey (Grundriss

des Erbrechts, 5a ed. 2002, § 13 n. 20) sembra di principio sposare la tesi

della trasferibilità (ereditaria) delle posizioni di diritto pubblico. E pure

Hans Michael Riemer (Vererblichkeit und Unvererblichkeit von Rechten und

Pflichten im Privatrecht und im öffentlichen Recht, in recht 2006 pag. 26

segg., pag. 31), citato dalla ricorrente a sostegno della propria posizione, in

realtà non si oppone, in assenza di regolamentazione specifica, a

un'applicazione per analogia dell'art. 560 cpv. 2 CC nel diritto pubblico se

tale applicazione non contrasta con (altri) principi del diritto pubblico.

3.5

Di conseguenza, anche alla luce di questi pareri dottrinali,

il fatto che l'art. 12 LIFD preveda espressamente la successione fiscale degli eredi per i diritti e gli obblighi del contribuente

(ma non per le sanzioni a carattere penale: cfr. sentenza della Corte europea

dei diritti dell'uomo nella causa Letter-Schwanz contro Svizzera del 29 agosto

1997, Recueil CourEDH 1997-V pag. 1509, n. 53), non significa necessariamente

che, in assenza di un'espressa base legale, l'art. 560 cpv. 2 CC non possa

applicarsi per analogia alla responsabilità del datore di lavoro di cui

all'art. 52 LAVS.

3.6

Del resto non va dimenticato che l'art. 52 LAVS costituisce

una norma speciale del diritto federale sulla responsabilità. Infatti, il

datore di lavoro - con l'obbligo di riscossione, di versamento e di conteggio

dei contributi paritetici - assume una posizione di organo esecutivo in diversi

settori del diritto assicurativo sociale federale. Esso soggiace pertanto al

diritto federale sulla responsabilità. Per questa ragione, sebbene la legge

sulla responsabilità della Confederazione, dei membri delle autorità federali e

dei funzionari federali del 14 marzo 1958 (LResp; RS 170.32) concerna la

responsabilità della Confederazione nei confronti di terzi danneggiati, mentre

l'art. 52 LAVS abbia per oggetto la responsabilità interna del datore di lavoro

responsabile, le norme generali della LResp vanno prese in considerazione anche

ai fini interpretativi dell'art. 52 LAVS (DTF 122 V 185 consid. 3b pag. 187; 114

V 219 consid. 3b pag. 220 con riferimenti). Ciò vale pure nel caso in cui il

diritto sulla responsabilità nell'AVS non disciplini una determinata questione

giuridica. In particolare, sono applicabili per analogia le disposizioni del CO

sulle obbligazioni derivanti da atti illeciti (art. 9 cpv. 1 LResp). Anche per

questo motivo, dunque, l'applicabilità - anche solo per analogia e altrimenti

pacifica per le normali obbligazioni derivanti da atto illecito (v. sopra,

consid. 3.2) - dell'art. 560 cpv. 2 CC alla presente fattispecie non appare

errata.

3.7

In tali circostanze, non si realizzano i presupposti per

procedere a un cambiamento di giurisprudenza e per scostarsi dalla costante

prassi in materia. Per essere compatibile con il principio della parità di

trattamento sancito dall'art. 8 cpv. 1 Cost. un cambiamento di giurisprudenza

deve infatti fondarsi su motivi oggettivi, quali una conoscenza più

approfondita dell'intenzione del legislatore, la modifica delle circostanze

esterne o un cambiamento della concezione giuridica (v. DTF 134 V 359 consid.

8.1

pag. 366 con riferimenti). Secondo la giurisprudenza non potrebbe in

effetti essere mantenuta una prassi che si sia rivelata erronea o la cui

applicazione abbia condotto a ripetuti abusi (DTF 133 V 37 consid. 5.3.3 pag.

39; 132 V 357 consid. 3.2.4.1 pag. 360 e riferimenti). Per quanto poc'anzi

esposto, queste condizioni non sono date.”

2.5

In concreto,

alla luce della giurisprudenza federale riprodotta al considerando precedente,

rilevato che gli eredi affermano di non avere rinunciato alla successione di __________

ed in applicazione dell’art. 43 OAVS è a giusta ragione che l’amministrazione

ha chiesto loro il pagamento dei contributi sociali rimasti insoluti.

Infatti, quali eredi legali i ricorrenti, non avendo fatto capo a

nessuna delle possibilità loro concessa dagli art. 566 CC (rinuncia), 589 CC

(accettazione con beneficio d’inventario) e 593 CC (liquidazione d’ufficio)

hanno acquisito, ex lege, di principio, la totalità degli attivi e dei passivi

della successione relitta dalla defunta __________ e rispondono, salvo

eccezioni, con tutto il loro patrimonio, dei debiti della stessa.

Il TCA

deve di conseguenza esaminare se la qualifica dell’attività svolta da PI 1 in

favore di __________ è corretta.

2.6

Sono

assicurate obbligatoriamente in conformità della legge federale

sull'assicurazione per la vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che

hanno il loro domicilio civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).

A norma dell'art. 3 cpv. 1 LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento

dei contributi fintanto che esercitano un'attività lucrativa.

In applicazione dell'art. 4 cpv. 1 LAVS, i contributi degli

assicurati che esercitano un'attività lucrativa sono calcolati in percento del

reddito proveniente da qualsiasi attività lucrativa dipendente e indipendente.

Secondo l'art. 5 cpv. 2 LAVS, il salario

determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a dipendenza d'altri

per un tempo determinato o indeterminato.

I contributi AVS degli assicurati esercitanti un'attività

lucrativa indipendente sono determinati tenendo conto di qualsiasi reddito che

non sia mercede per lavoro a dipendenza d'altri (art. 9 cpv. 1 LAVS).

Il reddito proveniente da un'attività lucrativa indipendente è

stabilito deducendo dal reddito lordo le spese generali necessarie per

conseguire il reddito lordo (art. 9 cpv. 2 lett. a LAVS).

Per l'art. 10 LPGA, è considerato salariato chi

per un lavoro dipendente riceve un salario determinante secondo la pertinente

legge.

L'art. 12 LPGA prevede che è considerato

lavoratore indipendente chi non consegue un reddito dall'esercizio di

un'attività di salariato (cpv. 1). Un indipendente può essere

contemporaneamente anche un salariato, se consegue un reddito per un lavoro

dipendente (cpv. 2).

Per quanto concerne la qualifica dell'attività

esercitata da un assicurato, l'allora

Tribunale federale delle assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale

Federale) ha precisato che gli accordi, le dichiarazioni delle parti, la natura

dal profilo del diritto civile del contratto vincolante un assicurato a un

datore di lavoro non costituiscono, in materia di AVS, elementi decisivi per

stabilire se una persona eserciti un'attività lucrativa a titolo dipendente o indipendente

(sentenza H 322/03 dell'11

marzo 2005; sentenza H 31/04 del 21 marzo 2005).

In particolare, insolite costruzioni di diritto

civile che devono servire a motivare un certo statuto di contribuzione qui non

hanno alcun valore (RCC 1986 pag. 650).

2.7

Di principio

si deve ammettere un'attività dipendente secondo l'art. 5 LAVS, quando una

delle parti, rispetto all'altra, è subordinata per quanto concerne l'impiego

del tempo o l'organizzazione del lavoro. Un altro indizio può essere dato da un

rapporto di dipendenza economica oppure dal fatto che l'assicurato non sopporti

il rischio economico a carico del datore di lavoro, il quale dirige la sua

impresa e ne assume la responsabilità.

Questi princìpi non comportano comunque, da soli,

soluzioni uniformi. Le manifestazioni della vita economica infatti possono assumere

forme diverse e impreviste, così che è necessario lasciare alla prassi delle

autorità amministrative e alla prudenza dei Giudici il compito di stabilire in

ogni caso particolare se ci si trovi di fronte ad attività indipendente. La

decisione sarà determinata generalmente dalla priorità di certi elementi, quali

il rapporto di subordinazione o il rischio sopportato rispetto ad altri che

militano in favore di soluzioni diverse (sentenza H 279/00 del 16 dicembre

2002; DTF 123 V 162 consid. 1, DTF 122 V 171 consid. 3a, pag. 172 consid. 3c e

pag. 283 consid. 2a; DTF 119 V 161 consid. 2 e la giurisprudenza ivi citata). Per

poter decidere si dovrà vedere quali sono gli elementi predominanti nel caso

concreto (sentenza H 59/00 del 18 settembre 2000).

2.8

Secondo la

giurisprudenza del TFA ([dal 1° gennaio 2007: TF] ricapitolata in DTF 122 V 169

e DTF 122 V 284 consid. 2b; Pratique VSI 2001 pag. 252) i criteri

caratteristici di una attività indipendente sono ad esempio: investimenti di

una certa importanza fatti dall’assicurato, utilizzo di locali propri e impiego

di personale proprio (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3b).

Il rischio economico imprenditoriale sussiste quando, indipendentemente dal

risultato dell’attività, le spese generali incorse sono sopportate

dall’assicurato (RCC 1986 pag. 331 consid. 2d, RCC 1986 pag. 120 consid. 2b).

Un altro indizio di un’attività lucrativa indipendente è l’esercizio, a nome

proprio e per proprio conto, contemporaneo di diverse attività per altrettante

società, senza che vi sia un rapporto di dipendenza con le stesse (RCC 1982

pag. 176). A riguardo, non è la possibilità giuridica di accettare dei lavori

di diversi mandanti che è determinante, ma la situazione effettiva di ogni

singolo mandato (RCC 1982 pag. 208).

Si è in presenza di un’attività dipendente quando

le caratteristiche di un contratto di lavoro sono adempiute, vale a dire quando

l’assicurato fornisce un lavoro entro un termine prestabilito, è economicamente

dipendente dal “datore di lavoro” e, durante l’attività svolta, è integrato

nell’azienda di quest’ultimo, e non può praticamente esercitare un’altra attività

lucrativa (Rehbinder, Schweizerisches Arbeitsrecht, 12a edizione, pag. 34 segg.; Vischer, Der Arbeitsvertrag, SPR VII/1,

pag. 306 citati in: Pratique VSI 1996 pag. 258 consid. 3c). Costituiscono

indizi in questo senso l’esistenza di un piano di lavoro, la necessità di

stilare un rapporto sul lavoro eseguito, come la dipendenza dalle infrastrutture

sul luogo del lavoro (RCC 1982 pag. 176). Il rischio economico dell’assicurato,

in questo caso, risiede nella dipendenza (esclusiva) dal risultato del lavoro

personale (RCC 1986 pag. 126 consid. 2b; RCC 1986 pag. 347 consid. 2d) o, in

caso di attività regolare, nel fatto che nell'eventualità di una cessazione di

questo rapporto di lavoro, egli si trovi in una situazione simile a quella di

un salariato che perde il suo impiego (DTF 119 V 163 = Pratique VSI 1993 pag.

226.

consid. 3b).

L’allora Tribunale federale delle assicurazioni ha inoltre

precisato che la comunicazione fiscale è vincolante per l'amministrazione e per

il Giudice delle assicurazioni sociali solo per quanto attiene alla

determinazione degli importi. Le questioni relative alla qualificazione

giuridica costituiscono un'eccezione a questa disposizione (Pratique VSI 1993

pag. 242 segg.; Greber/Duc/ Scartazzini,

Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur l'assurance-vieillesse

et survivants (LAVS), pag. 313, n. 149 ad art. 9 LAVS).

2.9

Il TFA (dal

1° gennaio 2007: Tribunale federale, TF) ha pure stabilito che la qualifica

dell'assicurato come dipendente o indipendente non dipende dal fatto puramente

formale della sua affiliazione avvenuta d'ufficio o su richiesta personale

dell'interessato in una o nell'altra categoria. L'affiliazione di un

assicurato, anche se formalmente confermata dalla Cassa di compensazione, come

tale non lo qualifica definitivamente, in quanto lo scopo principale

dell'affiliazione è quello di assicurare la persona che esercita un'attività

lucrativa e non di qualificarne lo stato professionale definitivamente.

Solo la natura di tale attività, considerata

nell'ambito dei rapporti economici e di lavoro, è determinante ai fini della

qualificazione. Non può quindi essere escluso a priori che un assicurato qualificato

dalla Cassa di compensazione come indipendente, eserciti un'attività di natura

dipendente (Pratique VSI 1993 pag. 226 consid. 3c = DTF 119 V 165).

Dispositivo

Per questi motivi, un assicurato può essere

qualificato simultaneamente come salariato per un lavoro e indipendente per un

altro lavoro. In questi casi per ogni reddito bisogna esaminare se proviene da

un’attività dipendente o no (Pratique VSI 1995 pag. 145 consid. 5a; DTF 104 V

127).

2.10. Nella più

recente giurisprudenza il TF ha avuto modo di rammentare che occorre tenere

presente che la circostanza che un assicurato, all'inizio della sua attività

indipendente, svolga un lavoro principalmente per un solo committente, è usuale

(cfr. sentenza H 194/05 del 19 marzo 2007, consid. 7.1, nonché sentenza H

155/04 del 1° febbraio 2005, consid. 4.3) e che il processo, in atto ormai da

anni, del mutamento economico e sociale impone un cambiamento radicale e celere

del modo di agire e pensare un’attività lavorativa indipendente. Asserire che

la regolarità nel pagamento e nel quantum sia sintomo di dipendenza significa

fondare il proprio convincimento su stereotipi preconcetti e avulsi dalla

complessa realtà economica (sentenza H 82/05 del 30 gennaio 2007, consid. 4.3).

Per

quanto concerne l’investimento, poco importante, in mezzi propri, il Tribunale

federale ha già evidenziato che per natura certe attività, in particolare nel

settore dei servizi, non necessitano di investimenti importanti. In tali casi,

ai fini della qualifica dello statuto, va quindi posto l’accento sul criterio

della dipendenza organizzativo-lavorativa e non su quello del rischio aziendale

(Pratique VSI 2001 pag. 55 consid. 6b pag. 60 con riferimenti; sentenza H

194/05 del 19 marzo 2007, consid. 5.2).

Infine

vanno considerate anche le esigenze di coordinazione di cui occorre tenere

conto in relazione ad assicurati che esercitano contemporaneamente diverse

attività lavorative per diversi o per il medesimo mandante o datore di lavoro

(DTF 123 V 161 consid. 4a pag. 167; sentenza H 194/05 del 19 marzo 2007,

consid. 7.4). Se possibile va infatti evitato che diverse attività per il medesimo

mandante o datore di lavoro, rispettivamente che la medesima attività per

diversi mandanti o datori di lavoro, vengano qualificate in maniera differente,

in parte a titolo dipendente e in parte a titolo indipendente (DTF 119 V 161

consid. 3b pag. 164; sentenza H 194/05 del 19 marzo 2007, consid. 7.4, sentenza

H 12/04 del 17 febbraio 2005, consid. 3 e 4.2.3 con riferimenti).

2.11. In concreto,

per i motivi che seguono, sulla base delle emergenze delle tavole processuali,

questo TCA, chiamato ad accertare se l’amministrazione ha effettuato un esame

corretto della qualifica dell’attività svolta da PI 1 in favore di __________,

deve confermare la decisione amministrativa.

Dalla

documentazione emergono infatti numerosi elementi di subordinazione che

confermano la dipendenza di PI 1 nei confronti di __________ anche nel periodo

oggetto del contendere. Per contro, l’analogia con l’attività di tassista

indipendente, cui fanno riferimento gli insorgenti, non trova conferma, già

solo per il fatto che, di norma, il tassista necessita di un’autorizzazione per

effettuare la sua attività e che il tassista, di principio, si limita a

trasportare le persone da un luogo all’altro.

L’attività

di PI 1 si apparenta semmai a quella di collaboratrice domestica (“badante”),

che, di principio, ha tutte le caratteristiche di un lavoro dipendente, nella

misura in cui di regola una “badante” si occupa personalmente di una persona

che necessita di aiuto regolare, non effettua investimenti importanti e ne

dipende economicamente ed organizzativamente.

Dalle

note d’onorario del 2006 e del 2007 prodotte dai ricorrenti risulta che PI 1 si

recava a scadenza regolare da __________, da due a tre volte alla settimana,

l’accompagnava a fare passeggiate, a fare la spesa, dalla coiffeuse, dal medico,

ecc. e restava in compagnia di __________ per circa tre ore, di norma il

pomeriggio dalle 14 alle 17 (cfr. plico doc. A3).

PI 1 non

si limitava a trasportare __________ da un posto all’altro, ma restava con lei

e, frequentemente, si fermava anche al suo domicilio, aiutandola e tenendole

compagnia. Ad esempio il 19 giugno 2006 si è presentata da __________ perché “malata.

Compagnia + piccoli aiuti e chiacchierata per il morale”, il 21 giugno,

sempre al domicilio di __________, per “piccoli aiuti e compagnia chiacchierando”,

il 26 giugno, sempre presso l’interessata, per tenerle compagnia (“TV

mondiali + bla bla che __________ gradisce molto”), il 3 luglio “al

domicilio perché non stà bene”. Dal 2007 la sua presenza presso la casa di __________

si è intensificata significativamente. Ad esempio nel mese di febbraio 2007 PI

1 per 19 giorni su 28 si è occupata di __________ ed ha pranzato con lei il 1°,

il 2 il 5, il 6, il 9 dal 13 al 16 il 19, 20, 22 26 e 28 febbraio (cfr. anche

il mese di gennaio e di marzo dove in numerose occasioni hanno pranzato

insieme). L’aiuto di PI 1 nel corso del 2007, oltre alle precedenti attività, è

inoltre consistito anche nell’aiutare __________ a fare la doccia o a prendere

i medicamenti. Essa ha pertanto svolto un tipico lavoro di aiuto a domicilio, svolto

tuttavia in maniera quasi esclusiva per __________.

Infatti,

durante quel periodo, PI 1 non ha svolto la medesima attività per altre

persone. Il reddito aziendale esposto dall’interessata nel 2006 (fr. 12'070.--)

e nel 2007 (fr. 15'000.--; cfr. doc. 25) corrisponde a quello conseguito con il

lavoro esercitato in favore di __________ (cfr. plico doc. A3: le somme delle

note d’onorario in favore di __________ danno un ammontare di fr. 12'065.75 nel

2006 e di fr. 14'636.50 nel 2007). Dal conto individuale di PI 1 si evince che

nel 2006 e nel 2007 era iscritta come persona senza attività lucrativa e che

nel 2006 aveva conseguito solo un reddito di fr. 285 per un lavoro svolto per

la __________ __________ (doc. 19). Ne segue che l’interessata dipendeva

economicamente da __________ e si trovava nella medesima situazione di un

lavoratore dipendente che, in caso di perdita del lavoro, non avrebbe avuto

alcun altra entrata.

Va poi

evidenziato che gli importi conseguiti nel 2006 (oltre fr. 12'000) e nel 2007

(oltre fr. 14'500) non si scostano molto da quelli percepiti successivamente

quando PI 1 e __________ hanno sottoscritto il contratto di lavoro. Infatti,

nel 2009 e nel 2010 nel conto individuale di PI 1 sono stati registrati importi

di fr. 13'475, rispettivamente fr. 13'707, mentre per il periodo

maggio-dicembre 2008 di fr. 6'361.

Inoltre,

contrariamente all’opinione dai ricorrenti, tenendo in considerazione l’aumento

dei salari nominali in Svizzera (+ 1,6% nel 2007 e + 2% nel 2008) anche gli

importi orari pagati da __________ prima della sottoscrizione del contratto, non

si scostano in maniera sostanziale da quelli versati successivamente. La

convenzione del 1° maggio 2008 prevede un salario di base lordo di fr. 27,10

(doc. 33a), mentre nel 2006 e nel 2007 PI 1 percepiva fr. 25 all’ora (ad

esempio nel mese di gennaio 2006 ha conseguio fr. 550 per 22 ore di lavoro, in

ottobre 2006 ha conseguito fr. 1’300 per 52 ore di lavoro, nel mese di ottobre 2007 ha percepito fr. 1'500 per 60 ore di lavoro).

L’attività

svolta da PI 1 a favore di __________ con il trascorrere del tempo si è

intensificata, ma non ha subito un repentino aumento, come sembrano ritenere i

ricorrenti, solo a partire dal 2008. Infatti, se nel mese di gennaio 2006 PI 1

ha lavorato 22 ore, già nel mese di marzo del medesimo anno ha svolto la sua

attività per 39 ore ed un quarto, e nel mese di settembre 2006 ha raggiunto le 56 ore (cfr. anche i mesi successivi), per poi aumentare fino alle 77 ore di

febbraio 2007 ed in seguito scendere nuovamente per poi risalire in maniera

importante a partire dal mese di giugno 2007. La media mensile di circa 48 ore

figurante nel contratto di lavoro sottoscritto nel maggio 2008 era pertanto già

stata superata (in alcuni casi ampiamente) nei mesi precedenti.

Alla luce

di quanto sopra esposto, la decisione della Cassa di considerare PI 1 quale

dipendente di __________ già a partire dal 1° gennaio 2006, di principio, va di

conseguenza confermata.

2.12. Come visto nel

periodo oggetto del contendere PI 1 non era affiliata quale indipendente, bensì

quale persona senza attività lucrativa.

Il TF ha

stabilito che il cambiamento dello statuto contributivo nei casi in cui i

contributi assicurativi in lite siano stati oggetto di decisione formalmente

cresciuta in giudicato è possibile solo quando siano dati i presupposti del

riesame o della revisione processuale. Se non si tratta di un cambiamento dello

statuto con effetto retroattivo, ma con effetto per il futuro, la questione

dello statuto viene di principio esaminata liberamente come per la prima volta,

con il dovuto riserbo nei casi limite. Se la questione del cambiamento dello

statuto concerne sia rimunerazioni dalle quali sono già stati prelevati

contributi assicurativi, sia rimunerazioni non ancora oggetto di decisione,

deve essere esaminato, per la parte già considerata dal provvedimento formalmente

cresciuto in giudicato, se sono dati i presupposti del riesame o della

revisione processuale, mentre lo statuto contributivo per le rimanenti rimunerazioni,

non ancora contemplate da decisione, è apprezzato liberamente (DTF 121 V 1;

cfr. anche Greber, Duc, Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi

fédérale sur l'assurance-vieillesse et survivants (LAVS), n. 121 seg. ad art. 5

, pag. 183 seg., in particolare n. 127 pag. 185).

Per

l'art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente

passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o

l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di

prova che non potevano essere prodotti in precedenza. Per il cpv. 2 l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in

giudicato se è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica

ha una notevole importanza. L'assicuratore può riconsiderare una decisione o

una decisione su opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino

all'invio del suo preavviso all'autorità di ricorso.

In

concreto, considerato che il reddito sui quali la datrice di lavoro è tenuta a

versare i contributi non è mai stato oggetto di una decisione di fissazione dei

contributi, l’amministrazione poteva, come ha fatto, esaminare liberamente la

qualifica dell’importo in questione.

Va del

resto evidenziato, alla luce dell’attività lavorativa svolta, che la decisione

di ritenere PI 1 quale persona senza attività lucrativa per il periodo in esame

è manifestamente errata e, visto l’importo elevato su cui sono stati calcolati

i contributi (fr. 12'847), la modifica dello statuto contributivo riveste una

notevole importanza.

Ne segue

che la Cassa, a giusta ragione, ha proceduto alla tassazione d’ufficio, assoggettando

al pagamento dei contributi paritetici l’importo conseguito nel 2006 da PI 1.

2.13. I ricorrenti

fanno valere la buona fede di __________.

Il

diritto alla protezione della buona fede di cui all’art. 9 Cost. consente al

cittadino di esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa

eviti di contraddirsi e impone all'autorità di scostarsi dal principio della

legalità, allorché i seguenti presupposti, precisati da una lunga e consolidata

giurisprudenza, sono cumulativamente adempiuti:

-

l'autorità deve essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di

persone determinate;

-

l'autorità ha agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;

-

l'assicurato non deve essersi reso conto immediatamente dell'inesattezza

dell'informazione ricevuta;

-

l'informazione errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o

un'omissione che gli è pregiudizievole;

- la

legge non è stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data

(cfr. sentenza 9C_918/2007 del 14 gennaio 2009 consid. 3.1.; sentenza K 107/05

del 25 ottobre 2005 consid. 3.1.; sentenza C 270/04 del 4 luglio 2005 consid.

3.3.1.; sentenza C 218/03 del 28 gennaio 2004 consid. 2; STFA C 25/02 del 29

agosto 2002; DTF 121 V 65, consid. 2a pag. 66-67 e la giurisprudenza ivi

citata; RAMI 1993 pag. 120-121, Pratique VSI 1993 pag. 21-22, RCC 1991 pag. 220

consid. 3a, RCC 1983 pag. 195 consid. 3, RCC 1982 pag. 368 consid. 2, RCC 1981

pag. 194 consid. 3, RCC 1979 pag. 155, DLA 1992 p. 106,

DTF 118 V 76 consid. 7, RDAT I-1992 n° 63; Grisel, Traité de droit

administratif, vol. I, pag. 390ss; Knapp, Précis de

droit administratif, 4a ed., n° 509, pag. 108-109; Haefliger, Alle Schweizer

sind vor dem Gesetze gleich, pag. 217ss).

2.14. In

concreto va innanzitutto evidenziato che l’accenno dell’amministrazione alla

buona fede ai punti 8 e 9 della decisione su opposizione è riferito alla

procedura di condono del debito di cui all’art. 40 OAVS, di cui si dirà in

seguito.

Per quanto concerne invece

la tutela della buona fede ai sensi dell’art. 9 della Costituzione federale, le

cui condizioni figurano al considerando precedente, questo TCA evidenzia che

dagli atti non emerge che l’amministrazione ha fornito a __________

informazioni errate atte a indurla ad adottare un comportamento od un’omissione

pregiudizievole. La circostanza che PI 1 avrebbe affermato di essere affiliata

quale indipendente, oltre a non essere stata resa verosimile dai ricorrenti,

esula comunque dal rapporto tra la Cassa e __________ (ed i suoi eredi) e non

può essere opposta alla Cassa di compensazione.

In queste condizioni non

vi sono motivi per scostarsi dal principio di legalità.

2.15. Quanto alla circostanza che

l’amministrazione, con riferimento all’art. 40 OAVS, ha affermato, in sede di

decisione su opposizione, di aver “preso atto della buona fede della”

ricorrente ma che “tuttavia l’opponente avrebbe dovuto chiedere alla signora

PI 1 di presentare, la dichiarazione ufficiale di assicurato nella categoria

degli indipendenti rilasciata dalla competente Cassa di compensazione, alfine

di appurare la sua indipendenza” (doc. 1), va evidenziato quanto segue.

In DTF 113 V 248 l’allora

TFA ha stabilito che per gli assicurati che esercitano un’attività indipendente

e quelli che non esercitano un’attività lucrativa, come pure per i lavoratori

il cui datore di lavoro non è tenuto a contribuire, i contributi personali

arretrati non possono essere diminuiti che in via di riduzione secondo l’art.

11 cpv. 1 LAVS (consid. 2a), mentre l’art. 40 cpv. 1 OAVS è applicabile ai soli

contributi paritetici (cfr. consid. 2b; cfr. anche marg. n. 3043 delle

direttive sulla riscossione dei contributi, DRC).

A

questo proposito l’art. 14 cpv. 4 lett. d LAVS, nel tenore in

vigore dal 1° gennaio 2003, prevede che il Consiglio federale emana

prescrizioni sul condono del pagamento di contributi arretrati, anche in deroga

all’articolo 24 LPGA.

In virtù

della citata delega legislativa, l’Esecutivo federale ha emanato l’art.

40 OAVS (cfr. anche DTF 113 V 248, consid. 2b, pag. 251, nonché,

per l’art. 14 cpv. 4 lett. d LAVS in vigore precedentemente: Greber, Duc,

Scartazzini, Commentaire des articles 1 à 16 de la loi fédérale sur

l’assurance-vieillesse et survivants [LAVS], Basilea e Francoforte sul Meno,

1997, pag. 375, nota 11).

Per

l’art. 40 cpv. 1 OAVS, alle persone che potevano ritenere in buona fede di non

dovere i contributi loro reclamati può essere condonato tutto il debito o parte

di esso, quando il pagamento dei contributi costituisca per esse un onere

troppo grave avuto riguardo alle condizioni economiche. A norma dell’art. 40

cpv. 2 OAVS il condono è accordato dalla cassa di compensazione a domanda

scritta della persona tenuta a pagare i contributi arretrati. La domanda

dev’essere motivata e presentata alla cassa di compensazione entro 20 giorni

dalla notificazione dell’ordine di pagamento. Il cpv. 3 prevede che se le

condizioni indicate nel capoverso 1 sono adempite in modo evidente, la cassa di

compensazione può accordare il condono anche di moto proprio.

Nel caso di specie la

Cassa si è espressa sulla questione del condono in maniera contraddittoria

(prendendo atto della buona fede di __________ ma affermando che avrebbe dovuto

chiedere a PI 1 ulteriore documentazione) e direttamente nella decisione su

opposizione, senza emanare prima una decisione formale e senza esaminare la

condizione dell’onere troppo gravoso.

Tutto ben considerato, visto

il contenuto della decisione impugnata e allo scopo di evitare

di privare gli insorgenti di un grado di impugnazione, questo TCA ritiene

corretto, relativamente alla sola problematica del condono, trattare la

decisione su opposizione del 22 febbraio 2012 alla stregua di una decisione

formale ex art. 49 LPGA e quindi invitare l’amministrazione ad emanare una

decisione su opposizione su questo tema specifico del condono.

2.16. Alla luce di tutto quanto

sopra esposto la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va

respinto. L’incarto va trasmesso all’amministrazione per i suoi incombenti.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. L’incarto

è trasmesso all’amministrazione per i suoi incombenti ai sensi del consid. 2.15.

3. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella

impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o

del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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