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Decisione

30.2012.13

Affiliazione in Svizzera quale persona senza attività lucrativa di una cittadina di un Paese membro dell'UE il cui marito svolge attività lucrativa indipendente in un altro Paese membro dell'UE. Giuri

20 giugno 2012Italiano42 min

Source ti.ch

Fatti

I contributi sono fissati

per ciascun anno di contribuzione. Per anno di contribuzione si intende l’anno

civile (art. 29 cpv. 1 OAVS).

I

contributi sono calcolati sul reddito conseguito in forma di rendita durante l’anno

di contribuzione e sulla sostanza al 31 dicembre. Il reddito conseguito in

forma di rendita non è convertito in reddito annuo. È fatto salvo il capoverso

6 (art. 29 cpv. 2 OAVS).

Le

autorità fiscali cantonali stabiliscono la sostanza determinante per il calcolo

dei contributi in base alla corrispondente tassazione cantonale passata in

giudicato. Tengono conto dei valori di riparto intercantonali (art. 29 cpv. 3

OAVS).

La

determinazione del reddito conseguito in forma di rendita incombe alle casse di

compensazione, che si avvalgono della collaborazione delle autorità fiscali

cantonali (art. 29 cpv. 4 OAVS).

L’importo

delle spese stimato per il calcolo dell’imposta secondo il dispendio giusta

l’articolo 14 LIFD deve essere equiparato al reddito conseguito in forma di

rendita. La corrispondente tassazione relativa a quest’imposta è vincolante per

le casse di compensazione (art. 29 cpv. 5 OAVS).

Se

l’obbligo di contribuzione non dura tutto l’anno, i contributi sono riscossi

proporzionalmente alla sua durata. Per il calcolo dei contributi sono

determinanti il reddito conseguito in forma di rendita convertito in reddito

annuo e la sostanza stabilita dalle autorità fiscali per l’anno civile in

questione. Su richiesta dell’assicurato è tuttavia considerata la sostanza alla

fine dell’obbligo contributivo, qualora questa si scosti considerevolmente da

quella stabilita dalle autorità fiscali (art. 29 cpv. 6 OAVS nel tenore in

vigore dal 1° gennaio 2009).

Per

il resto, gli articoli 22–27 sono applicabili per analogia alla fissazione e

alla determinazione dei contributi (art. 29 cpv. 6 OAVS nel

tenore in vigore fino al 31 dicembre 2008 = cpv. 7 dal 1° gennaio 2009).

2.4. In concreto

l’insorgente non contesta il calcolo del contributo ed anzi, lo ritiene corretto

(cfr. doc. 15 ed I). L’amministrazione si è fondata sui dati evinti dalla

tassazione (sul dispendio) 2006, e meglio su una sostanza netta di fr. 114'958

e di un reddito percepito sotto forma di rendita di fr. 120'000 moltiplicato

per venti, per un totale intermedio di fr. 2'514'958, diviso per due in

applicazione dell’art. 28 cpv. 4 OAVS.

L’interessata

chiede tuttavia di essere esonerata dall’obbligo assicurativo in applicazione

dell’art. 17bis del regolamento (CEE) n. 1408/71 e dell’art. 3 LAVS rilevando

di essere già assicurata quale indipendente in __________ per il tramite del

marito e, fondandosi implicitamente sulla sentenza 30.2010.20 del 29 settembre

2010 di questo Tribunale, sostiene che la Cassa non sarebbe stata competente

per decidere circa la richiesta di esonero, ma avrebbe dovuto sospendere la

procedura in attesa di una determinazione dell’UFAS.

2.5. Con sentenza

H 114/05 del 9 maggio 2007, il TF ha confermato il principio dell’affiliazione

nel nostro Paese di una cittadina svizzera, domiciliata in Svizzera, sposata

con un cittadino ____________________ attivo in __________ che aveva

contestato, ritenendoli contrari agli accordi internazionali, l’affiliazione

come persona senza attività lucrativa ed il calcolo dei contributi effettuato

dall’amministrazione (cfr. consid. A: “Die 1947

geborene Schweizerin K.________ wohnt mit ihrem Ehegatten, dem 1946 geborenen

deutschen Staatsangehörigen E.________, seit März 1974 in der Schweiz. Der Ehemann ist seit mehreren Jahrzehnten (1964) in Deutschland bei der

Deutschen Unternehmung X.________ angestellt, während die Ehefrau zuletzt vom

1. Oktober 1990 bis 31. Juli 1999 in der Firma Y.________ erwerbstätig gewesen

ist. Mit - insgesamt neun - Verfügungen vom 15. November 2004 erhob die

Ausgleichskasse des Kantons Thurgau gestützt auf ein Renteneinkommen von Fr.

20'932.- und ein Vermögen von Fr. 159'925.- für die Jahre 2000 - 2004 von

K.________ AHV/IV/EO-(Akonto-)Beiträge als Nichterwerbstätige in Höhe von

jährlich Fr. 1040.60 (inkl. Verwaltungskosten, zuzüglich Verzugszinsen für die

Nacherfassung der persönlichen Beiträge 2000 - 2003). Als Renteneinkommen

berücksichtigte die Verwaltung dabei die Hälfte des vom Ehemann in Deutschland

erzielten Erwerbseinkommens von Fr. 41'864.-. Daran hielt sie auf Einsprache

hin fest (Entscheid vom 25. November 2004).”)

Con la citata pronunzia, l’Alta Corte ha confermato la sentenza del

Tribunale cantonale che aveva parzialmente accolto il ricorso, nel senso che,

confermata l’affiliazione ed il calcolo del contributo, aveva annullato la

decisione e rinviato l’incarto all’amministrazione per l’assegnazione

all’interessata di un termine per inoltrare una domanda di esonero e comprovare

di essere obbligatoriamente assicurata in __________ e di non poter pagare i contributi

in Svizzera poiché troppo gravosi (consid. 4.2: “Die

Vorinstanz hat in Anwendung dieser gesetzlichen Ordnung und der hiezu

ergangenen Rechtsprechung die Beitragspflicht der Beschwerdeführerin als

Nichterwerbstätige für die Jahre 2000 - 2004 bejaht und die Bemessung der

Beiträge nach dem hälftigen (ehelichen) Vermögen des Ehemannes bestätigt. Die

Aufhebung des vorinstanzlich angefochtenen Einspracheentscheides sowie der

Beitragsverfügungen vom 14. November 2004 erfolgte mit der Begründung, der

Beschwerdeführerin sei Gelegenheit einzuräumen, innert Frist ein Gesuch um

Befreiung der Versicherungspflicht einzureichen und den Nachweis einer bereits

bestehenden obligatorischen Versicherungspflicht in Deutschland und einer

daraus resultierenden, nicht zumutbaren Doppelbelastung zu erbringen”).

Il TF ha innanzitutto confermato che l’interessata, in applicazione

dell’art. 3 cpv. 1 seconda frase LAVS, di principio, e salvo l’eccezione

dell’art. 1a cpv. 2 lett. b LAVS (cfr. consid. 2.2), è

obbligatoriamente assicurata in Svizzera (consid. 4.3.1 della citata sentenza:

“Die Beschwerdeführerin ist vorbehältlich des Vorliegens eines unter Art. 1a

Abs. 2 lit. b AHVG fallenden Sachverhaltes, welcher eine Ausnahme von der

obligatorischen Versicherung zur Folge hätte und Anlass zur vorinstanzlichen

Rückweisung gab, gestützt auf Art. 3 Abs. 1 Satz 2 AHVG beitragspflichtig”).

L’Alta

Corte ha poi evidenziato che, il marito, cittadino __________, è attivo in __________,

mentre in Svizzera non paga alcun contributo sociale. Un computo dei contributi

in applicazione dell’art. 3 cpv. 3 lett. a LAVS non può pertanto trovare

applicazione (consid. 4.3.1 della citata sentenza:” (…) Die

Vorinstanz hat sodann letzinstanzlich bindend (Art. 105 Abs. 2 OG, E. 3.1

hievor) festgestellt, dass der aus Deutschland stammende Ehegatte der

Beschwerdeführerin in seinem Heimatland erwerbstätig ist und in der Schweiz

keine Sozialversicherungsbeiträge entrichtet. Eine Anrechnung der

Beitragsleistungen gemäss Art. 3 Abs. 3 lit. a AHVG scheidet damit aus, wie

bereits die Rekurskommission einlässlich und zutreffend dargelegt hat.”).

Il

TF ha in seguito esaminato la questione alla luce degli Accordi internazionali

e meglio, della Convenzione sulla sicurezza sociale tra la Svizzera e la __________

per il periodo fino al 31 maggio 2002 e dell’Accordo bilaterale sulla libera

circolazione delle persone per il periodo successivo al 1° giugno 2002, non

ravvisando alcun motivo per annullare la decisione cantonale.

Per quanto concerne in

particolare il periodo che qui interessa, ossia quello dal 1° giugno 2002,

l’Alta Corte da una parte ha rilevato che l’applicazione del citato accordo, ad

una persona che non svolge attività lucrativa, è dubbio, d’altra parte ha

comunque lasciato la questione aperta poiché, anche se fosse applicabile,

l’interessata non potrebbe trarne alcun vantaggio. Infatti il regolamento (CEE)

n. 1408/71 non prevede alcuna norma che impedisce il prelievo del contributo

contestato, ritenuto che il principio dell’affiliazione al luogo di lavoro

secondo l’art. 13 paragrafo 2 lett. a e b del regolamento (CEE) n. 1408/71 vale

solo per il marito, attivo all’estero, e non per il coniuge (consid. 4.3.2: “(…) Unter Geltung des am 1. Juni 2002 in Kraft getretenen Abkommen vom 21. Juni 1999 zwischen der Schweizerischen Eidgenossenschaft

und der Europäischen Gemeinschaft und ihren Mitgliedschaft über die

Freizügigkeit (FZA) schliesslich ist zwar fraglich, ob die Beschwerdeführerin

als Ehefrau eines deutschen Staatsangehörigen nicht entgegen der vom BSV

vertretenen Rechtsauffassung in den persönlichen Geltungsbereich der Verordnung

Nr. 1408/71 (vgl. Art. 2) fällt (vgl. BGE 132 V 184 E. 5.3 S. 192). Diese Frage

braucht indes nicht entschieden zu werden, weil die Verordnung Nr. 1408/71

keine Bestimmung enthält, die der streitigen Beitragserhebung entgegenstünde,

gilt doch das Beschäftigungslandprinzip gemäss Art. 13 Abs. 2 lit. a und b

dieser Verordnung nur für den erwerbstätigen Ehemann der Beschwerdeführerin,

aber nicht für diese selber.”).

L’Alta Corte

ha inoltre affermato che anche se il prelievo del contributo secondo l’art. 3

cpv. 3 LAVS fosse qualificato quale vantaggio sociale in applicazione dell’art.

9 cpv. 2 dell’Allegato I ALC, la norma svizzera non violerebbe né il principio

generale della parità di trattamento previsto dall’art. 9 dell’Allegato I ALC

né il principio della “non discriminazione” previsto dall’art. 2 ALC (“Sofern

die Beitragstilgung nach Art. 3 Abs. 3 AHVG als soziale Vergünstigung gemäss

Art. 9 Abs. 2 Anhang I FZA qualifiziert würde, würde die schweizerische

Regelung weder dem gemeinschaftsrechtlichen Gleichheitsgebot (Art. 9 Anhang I

FZA) zuwiderlaufen noch gegen das in Art. 2 FZA verankerte

Diskriminierungsverbot verstossen”).

Una

discriminazione diretta va esclusa poiché l’applicazione dell’art. 3 cpv. 3

LAVS non dipende dalla nazionalità della persona assicurata, nel senso che la

decisione non sarebbe stata differente se il marito della ricorrente invece di

essere di nazionalità __________ fosse stato cittadino svizzero e avesse

lavorato in __________ (“Eine unmittelbare/direkte Diskriminierung fällt von

vornherein ausser Betracht, weil Art. 3 Abs. 3 AHVG nicht an die

Staatsangehörigkeit anknüpft, d.h. sich nichts an der rechtlichen Beurteilung

ändern würde, wenn der Ehemann der Beschwerdeführerin nicht Deutscher, sondern

Schweizer Bürger (mit Erwerbsort Deutschland) wäre”).

Infine

l’Alta Corte ha evidenziato che se si volesse dedurre dall’art. 3 cpv. 3 LAVS

una discriminazione indiretta perché i famigliari di cittadini svizzeri si

trovano confrontati raramente con la situazione della ricorrente, la norma

elvetica sarebbe oggettivamente giustificata dallo scopo dell’assicurazione (“Sofern

im Umstand, dass Familienangehörige von Schweizern sich eventuell seltener in

die Lage der Beschwerdeführerin finden, eine mittelbare/indirekte

Diskriminierung erblickt würde, wäre die schweizerische Regelung im Lichte des

Versicherungsgedankens objektiv gerechtfertigt (vgl. zum

Diskriminierungsverbot: in BGE 133 V 33 nicht publizierte E. 6.2 des Urteils

des Eidgenössischen Versicherungsgerichts K 163/03 vom 27. März

2006).”).

Va ancora evidenziato che

con sentenza pubblicata in DTF 132 V 184 consid. 5.2.2, circa l’applicazione

del regolamento (CEE) n. 1408/71 ad un familiare senza attività lucrativa, il

TF ha affermato:

«5.2.1

D'autre part, l'art. 2 par. 1 du règlement n° 1408/71

délimite le

champ d'application personnel de celui-ci. Il

vise en particulier deux catégories de personnes: les travailleurs d'une part

et les membres de leur famille et leurs survivants d'autre part.

L'art. 3 par. 1 du règlement n° 1408/71, reconnaît

"sous réserve de dispositions particulières contenues dans le

règlement", aux personnes qui résident sur le territoire de l'un des Etats

membres et auxquelles les dispositions du règlement sont applicables, le

bénéfice de l'égalité de traitement dans l'application des législations des

Etats membres en matière de sécurité sociale. Il n'établit pas de distinction

selon que la personne concernée est travailleur, membre de la famille ou

conjoint survivant d'un travailleur.

5.2.2 Dans un premier

temps, la jurisprudence de la CJCE, se fondant sur la distinction faite entre

droits propres et droits dérivés, a exclu les membres de la famille du principe

de l'égalité de traitement: les membres de la famille et les survivants d'un

travailleur ne pouvaient prétendre qu'aux droits dérivés acquis en leur qualité

de membre de la famille ou de survivant d'un travailleur, mais pas aux droits

propres (arrêt de la CJCE du 23 novembre 1976, Kermaschek, 40/76, Rec.

p. 1669, point 7). Dans cette affaire, dame Kermaschek, de nationalité

yougoslave, demandait à pouvoir bénéficier des dispositions du règlement n°

1408/71 concernant la totalisation des périodes d'assurance ou d'emploi pour l'ouverture

d'un droit à des prestations de chômage. La Cour a jugé qu'elle ne pouvait se

prévaloir de sa qualité de travailleuse en Allemagne, attendu qu'elle était

ressortissante d'un pays tiers. Elle ne pouvait pas non plus invoquer la

qualité de conjoint d'un ressortissant allemand, car les dispositions invoquées

étaient uniquement applicables aux travailleurs.

Dans un arrêt ultérieur, la Cour a limité

l'application de la jurisprudence Kermaschek aux seules prestations qui, de par

leur nature spécifique, sont exclusivement dues au travailleur (cf. arrêt de la

CJCE du 30 avril 1996, Cabanis-Issarte, C-308/93, Rec. p. I-2097, point

34; pour l'avis de la doctrine à ce sujet voir par exemple: PRODROMOS MAVRIDIS,

La sécurité sociale à l'épreuve de l'intégration européenne, Etude d'une

confrontation entre libertés du marché et droits fondamentaux, Athènes 2003, p.

317 et note de bas de page 794; SEAN VAN RAEPENBUSCH, Le champ d'application

personnel du règlement [CEE] n° 1408/71 et la citoyenneté européenne: du travailleur

migrant au citoyen européen, in: Journal des tribunaux du travail, Bruxelles,

10.I. 1997 n° 665 p. 4).»

In

DTF 133 V 230, ai considerandi 5.1 – 5.5 il TF ha stabilito che indipendentemente dalla distinzione tra diritti propri e derivati,

il membro della famiglia di un cittadino __________ esercitante un'attività

lucrativa è incluso, per quanto riguarda le prestazioni in caso di infermità

congenita, nel campo di applicazione personale del regolamento (CEE) n.

1408/71.

2.6. In concreto, analogamente a

quanto stabilito nella sentenza H 114/05 del 9 maggio 2007, il principio

dell’affiliazione della ricorrente quale persona senza attività lucrativa in

Svizzera, va confermato.

Considerandi

L’interessata non svolge

alcuna attività lucrativa in Svizzera e non ha reso verosimile, tramite la

produzione di un attestato ufficiale di un’autorità competente di un Paese

membro dell’UE, di essere affiliata quale indipendente, come da lei preteso, in

__________.

A questo proposito va

rammentato che se, da una parte, la procedura davanti al TCA è retta dal principio

inquisitorio, secondo cui i fatti rilevanti per il giudizio devono essere

accertati d'ufficio dal giudice, dall’altra si rileva che questo principio non

è però assoluto, atteso che la sua portata è limitata dal dovere delle parti di

collaborare all'istruzione della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210

consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di collaborazione comprende

in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente

esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai

fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le

conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti,

cfr. anche la sentenza 32.2011.141 del 21 novembre 2011).

Nel preciso caso di specie

l’insorgente, malgrado la richiesta di questo Tribunale, non ha prodotto

documentazione atta a rendere verosimile la sua affiliazione come indipendente

in __________, come aveva sostenuto in più occasioni.

Non tocca infatti all’autorità

svizzera esaminare se le condizioni per un’affiliazione in tale qualità in un

Paese dell’UE sono adempiute, ma spetta alla persona assicurata rendere

verosimile una tale circostanza. Le autorità svizzere devono invece stabilire

se sono date le condizioni di affiliazione nel nostro Paese secondo le norme

europee (cfr. sentenza 9C_533/2011 del 15 marzo 2012 destinata a pubblicazione

al consid. 5.6: “C'est pourquoi les dispositions du Titre II

du règlement n° 1408/71 forment un système de règles de conflit dont le

caractère complet a comme effet de soustraire au législateur de chaque Etat

membre le pouvoir de déterminer l'étendue et les conditions d'application de sa

législation nationale, quant aux personnes qui y sont soumises et le territoire

à l'intérieur duquel les dispositions nationales produisent leurs effets. Ainsi

que la Cour de justice l'a relevé, "les Etats membres ne disposent pas de

la faculté de déterminer dans quelle mesure est applicable leur propre

législation ou celle d'un autre Etat membre", étant "tenus de

respecter les dispositions du droit communautaire en vigueur" (arrêt Ten

Holder précité points 19 à 21 et les références) »).

In

assenza di documentazione attestante l’asserita affiliazione come indipendente

in __________ derivante dall’attività del marito e non esercitando, per il

resto, alcuna attività lucrativa, in applicazione dell’art. 1a cpv. 1 lett. a

LAVS l’interessata va affiliata nel nostro Paese quale persona senza attività

lucrativa.

2.7

Posto l’obbligo, di

principio, di affiliazione in Svizzera, va ora esaminato se a giusta ragione la

Cassa non ha sospeso la procedura di fissazione dei contributi in attesa di una

decisione circa la richiesta di esonero dall’obbligo assicurativo in Svizzera.

La ricorrente fa

implicitamente riferimento alla sentenza 30.2010.20 del 29 settembre 2010 di

questo Tribunale, cui hanno fatto seguito le pronunzie 30.2011.18 del 25

novembre 2011, 30.2011.21 dell’8 settembre 2011 e 30.2011.40 del 26 gennaio

2012.

In quest’ultima sentenza

il TCA ha così riassunto la sua giurisprudenza:

"

(…) Sulla base di quanto affermato in sede di

opposizione, in particolare della descrizione della sua situazione, in

applicazione dell’art. 27 LPGA, avrebbe dovuto informare l’assicurato della

facoltà di inoltrare all’UFAS una richiesta di esonero in applicazione

dell’art. 17bis regolamento n. 1408/71 e, nel frattempo, sospendere

l’opposizione in attesa dell’esito della domanda.

Infatti, l’art. 17bis regolamento n. 1408/71 (Norme particolari concernenti i titolari di pensioni o di rendite

spettanti in forza della legislazione di uno o più Stati membri) prevede che il

titolare di una pensione o di una rendita spettante in forza della legislazione

di uno Stato membro o di pensioni o di rendite spettanti in forza delle

legislazioni di più Stati membri, che risiede nel territorio di un altro Stato

membro, può essere esonerato, a sua richiesta, dall’applicazione della

legislazione di quest’ultimo Stato, a condizione che non sia soggetto a detta

legislazione a causa dell’esercizio di un’attività professionale (cfr. anche

l’allegato 10 del regolamento n. 1408/71).

Questa soluzione è già stata adottata dal TCA

nella sentenza 30.2010.20 del 29 settembre 2010, emanata nella composizione a

tre giudici, dove questo Tribunale aveva annullato la decisione impugnata e

rinviato l’incarto all’amministrazione affinché trasmettesse la richiesta di

esonero, in quell’occasione inoltrata nel corso di un’audizione nell’ambito

dell’opposizione alla decisione di fissazione dei contributi, all’UFAS e

sospendesse la causa in attesa della crescita in giudicato della decisione

dell’autorità federale (cfr. anche la sentenza 30.2011.18 del 25 novembre

2011). Il TCA ha pure già evidenziato che la circostanza che l’UFAS, nelle

direttive, ha affermato che le domande d’esenzione vengono sistematicamente

respinte non è un motivo per non garantire alle parti le vie di diritto

previste dalla legge, ritenuto come, in caso di ricorso, spetti comunque ai Tribunali

stabilire se una decisione è corretta o meno (cfr. a questo proposito la

sentenza 30.2010.20 del 29 settembre 2010 e la sentenza 30.2011.18 del 25

novembre 2011).

In concreto ritenuto che l’assicurato, il 10 novembre 2011 (doc.

L), ha già provveduto personalmente ad inoltrare la richiesta di esonero

all’UFAS, la decisione impugnata va annullata e l’incarto rinviato

all’amministrazione in attesa dell’esito della domanda di esenzione.

Infatti, la circostanza che la Cassa ha affermato in sede di risposta

e di osservazioni che non appena “sarà in possesso della decisione positiva

rilasciata dall’autorità federale, la resistente annullerà le decisioni

contestate”, non può essere tutelata. Infatti, con sentenza 8C_130/2011 del

30.

maggio 2011, il TF, in ambito LADI, in un caso in cui il TCA aveva in

sostanza affermato che nel caso in cui la procedura amministrativa in corso

contro l’assicurato avesse dato un esito a lui favorevole, la sentenza

cantonale avrebbe potuto essere oggetto di revisione per cui non era necessario

attendere l’esito della procedura parallela, ha affermato, al consid. 3:

“(…)

A mente del Tribunale federale, la

Corte cantonale avrebbe dovuto attendere l'esito di quel procedimento prima di

statuire sulla legittimità

della sospensione del diritto a

indennità decretata. Il rinvio alla possibilità per l'insorgente di chiedere, a

seconda delle risultanze in tale sede, una revisione, cui allude il primo

giudice al consid. 2.10 della querelata pronuncia, non è ammissibile. La

revisione configura in effetti un rimedio giuridico straordinario, cui il

ricorrente non può essere obbligato a fare capo. Inoltre, giova osservare che

gli art. 30 cpv. 1 lett. a e 30 cpv. 3 LADI presuppongono l'esistenza di una

colpa dell'assicurato. Laddove viene ammessa una simile colpa rinviando - come

in concreto - a quanto accertato in un'altra parallela procedura non ancora

definitiva, le citate norme sono violate; per di più, è pure data una

violazione dell'art. 32 Cost. e dell'art. 6 n. 2 CEDU, cui l'insorgente, senza

competenze specifiche professionali, allude chiaramente nel suo gravame. La

precedente istanza dovrà pertanto sospendere la procedura ricorsuale contro la

decisione su opposizione della Cassa X in attesa dell'esito finale nella

parallela procedura.””

Nel

frattempo, tuttavia, con sentenza 9C_533/2011 del 15 marzo 2012, destinata a

pubblicazione, il TF, chiamato a giudicare il caso di una cittadina francese senza

attività lucrativa al beneficio di una rendita del suo Paese d’origine che

chiedeva di essere esonerata dall’obbligo assicurativo in Svizzera in virtù

dell’art. 17bis del regolamento (CEE) n. 1408/71, ha respinto la richiesta

dell’interessata, evidenziando che:

«5.6.1. Le droit

communautaire tend en principe à ce que les

intéressés soient soumis au régime de la sécurité

sociale d'un seul Etat membre, afin que les cumuls des législations nationales

applicables et les complications qui peuvent en résulter soient évités. C'est

pourquoi les dispositions du Titre II du règlement n° 1408/71 forment un

système de règles de conflit dont le caractère complet a comme effet de

soustraire au législateur de chaque Etat membre le pouvoir de déterminer

l'étendue et les conditions d'application de sa législation nationale, quant

aux personnes qui y sont soumises et le territoire à l'intérieur duquel les

dispositions nationales produisent leurs effets. Ainsi que la Cour de justice

l'a relevé, "les Etats membres ne disposent pas de la faculté de

déterminer dans quelle mesure est applicable leur propre législation ou celle

d'un autre Etat membre", étant "tenus de respecter les dispositions

du droit communautaire en vigueur" (arrêt Ten Holder précité points 19 à

21.

et les références). Contrairement à ce que l'OFAS a constamment soutenu au cours

de la procédure, l'art. 17bis du règlement n° 1408/71 n'est pas conçu comme une

norme potestative (Kann-Vorschrift); les Etats membres ne disposent d'aucune

marge de manoeuvre lorsqu'ils sont saisis d'une demande d'exemption de

l'application d'une législation au sens de l'art. 17bis du règlement n°

1408/71. Toute interprétation contraire reviendrait sinon à vider de son sens

cette disposition et, plus généralement, à ignorer le but du système mis en

place au Titre II du règlement n° 1408/71, dès lors que le demandeur serait

soumis à l'arbitraire de l'Etat membre auprès duquel il a déposé une demande

d'exemption.

5.6.2

Si le droit communautaire tend en principe à

ce que les intéressés soient soumis au régime de la sécurité sociale d'un seul

Etat membre, il peut néanmoins arriver des situations où deux législations

nationales concurrentes s'appliquent. Tel est notamment le cas lorsque le

titulaire d'une rente due au titre de la législation d'un Etat membre réside

sur le territoire d'un autre Etat membre. Au regard des travaux préparatoires

relatifs à l'art. 17bis du règlement n° 1408/71 et de la jurisprudence de la

Cour de justice décrite ci-dessus, lesquels ne font au final qu'exprimer la

même idée, une exemption ne peut être accordée qu'à des conditions très

précises, soit uniquement lorsque le régime d'assurance dont l'exemption est

demandée n'est pas susceptible d'apporter à la personne intéressée un bénéfice

correspondant aux contributions versées. Le but recherché par le système de

l'exemption est clairement d'éviter une situation inutile de double assurance.

Tel est manifestement le cas en matière d'assurance-maladie, lorsque la

personne assurée a déjà droit aux prestations équivalentes de cette assurance

en vertu de la législation d'un autre Etat membre (voir également l'art. 33 du règlement n° 1408/71; EDGAR IMHOF, Über die Kollisionsnormen

der Verordnung Nr. 1408/71 [anwendbares Sozialrecht, zugleich

Versicherungsunterstellung], RSAS 2008 p. 337 n. 74).

Quand bien même il n'est pas fait mention dans les

travaux préparatoires d'une telle hypothèse, une situation inutile de double

assurance peut également se présenter en matière de pensions, comme le met en

évidence l'arrêt de la Cour de justice Rundgren. Dans ce précédent, la Cour de

justice a constaté que la République de Finlande ne pouvait réclamer le

paiement de cotisations de pension nationale prévues par la législation

finlandaise, au motif que celle-ci n'assurerait à l'intéressé aucune protection

supplémentaire, dès lors que le montant de ses revenus (composés de pensions et

d'une rente versées en application de la législation suédoise) excédait le

seuil en deçà duquel la pension nationale finlandaise était attribuée. Les

circonstances de cet arrêt ne sont toutefois pas transposables à la situation

suisse. L'assurance-vieillesse, survivants et invalidité suisse est conçue

comme un régime obligatoire d'assurance à couverture universelle qui offre une

protection s'étendant aussi bien à la population vivant en Suisse qu'aux

personnes qui entretiennent un lien étroit et effectif avec la Suisse comme par

exemple celles qui y exercent ou y ont exercé une activité lucrative. Toute

personne ayant cotisé durant au moins onze mois et un jour (art. 50 RAVS) peut

prétendre au moment de la survenance de l'âge légal de la retraite à la rente

ordinaire de vieillesse (art. 21 et 29 LAVS). Une personne au bénéfice d'une

pension ou d'une rente d'un autre Etat membre ne subit dès lors aucun préjudice

du fait d'une affiliation obligatoire à l'assurance-vieillesse, survivants et

invalidité, dès lors que les cotisations qu'elle aura versées lui donneront

droit à une rente qui viendra compléter la rente étrangère.

5.7

Il résulte de ce qui précède que la Suisse est

tenue d'accorder une exemption à la personne qui en fait la demande, lorsque

l'application de deux législations nationales aboutit à des cumuls et des

chevauchements inutiles. Eu égard aux particularités de ce régime

d'assurance, une telle exemption ne peut pas concerner l'assurance-vieillesse,

survivants et invalidité suisse. C'est par conséquent à bon droit que la

demande d'exemption formulée par la recourante a été rejetée. »

(sottolineatura del redattore)

L’Alta

Corte ha in sostanza stabilito che la Svizzera è tenuta ad accordare

un’esenzione alla persona che ne fa richiesta quando l’applicazione di due

legislazioni nazionali sfocia in un cumulo e in una sovrapposizione inutile.

Alla luce delle particolarità della LAVS, l’esenzione ai sensi dell’art. 17bis

del regolamento (CEE) n. 1408/71 (e 16 paragrafo 2 del regolamento (CEE) n.

883/2004 in vigore dal 1° aprile 2012) non può tuttavia concernere la LAVS.

Ciò è dovuto alla

circostanza che una persona al beneficio di una pensione o di una rendita di un

altro Stato membro non subisce alcun pregiudizio dovuto all’affiliazione alla

LAVS poiché se avrà versato contributi per un periodo sufficiente avrà diritto

ad una rendita che completerà quella straniera.

In queste circostanze, alla

luce della giurisprudenza federale, un annullamento della decisione impugnata

per sottoporre il caso all’UFAS per l’emanazione di una decisione circa

l’esonero dall’obbligo assicurativo si rivelerebbe un esercizio inutile e

prolungherebbe inutilmente la procedura.

Tanto più se si pon mente

al fatto che nel caso di specie manca già di primo acchito una condizione per

poter invocare l’art. 17bis del regolamento (CEE) n. 1408/71 (cfr. anche

consid. 5.3 della sentenza 9C_533/2011 del 15 marzo 2012). Infatti l’interessata,

chiamata dal TCA a comprovare di essere titolare di una pensione o di una rendita

spettante in forza della legislazione di uno Stato membro dell’UE o di pensioni

o di rendite spettanti in forza delle legislazioni di più Stati membri nel

periodo oggetto del contendere, ha prodotto, uno scritto della __________ (doc.

VIII/B) che tuttavia attesta il pagamento di una prestazione al più presto dal

mese di marzo 2012, successiva sia al periodo di affiliazione in Svizzera

(aprile 2006 – gennaio 2011), sia al limite temporale che definisce il potere

di esame di questa Corte (21 febbraio 2012; cfr. DTF 132 V 215 consid. 3.1.1, pag. 220: “(…) Weil in zeitlicher Hinsicht grundsätzlich

diejenigen materiellen Rechtssätze massgebend sind, die bei der Erfüllung des

zu Rechtsfolgen führenden Tatbestandes Geltung haben (BGE 127 V 467 Erw. 1), und weil ferner das Sozialversicherungsgericht bei der

Beurteilung eines Falles grundsätzlich auf den bis zum Zeitpunkt des Erlasses

der streitigen Verfügung (hier: 22. Oktober 2002) eingetretenen Sachverhalt

abstellt (BGE 121 V 366 Erw.

1b), sind im vorliegenden Fall die bis zum 31. Dezember

2002.

geltenden materiellrechtlichen Bestimmungen anwendbar (vgl. BGE 131 V 243 Erw. 2.1).” e sentenza 9C_279/2012 del

22.

maggio 2012).

Ciò vale anche per quanto

concerne la richiesta di esonero dall’obbligo assicurativo ai sensi degli art.

1a cpv. 2 lett. b LAVS e 3 OAVS, applicabili solo nella misura in cui non trova

applicazione un accordo internazionale in ambito di sicurezza sociale (cfr. in

tal senso la sentenza 30.2011.2 dell’11 maggio 2011) e sul quale, a differenza

dell’art. 17bis del regolamento (CEE) n. 1408/71 è la Cassa ad essere

competente per decidere in merito (cfr. marg. 5003 Direttive sull’obbligo

assicurativo).

In concreto, a prescindere

dalla circostanza dell’applicazione del diritto europeo al caso di specie (cfr.

sentenza H 114/05 del 9 maggio 2007 consid. 4.3), gli

art. 1a cpv. 2 lett. b LAVS e 3 OAVS non possono comunque essere d’aiuto alla

ricorrente. Quest’ultimo disposto prevede che le persone che partecipano ad

un’assicurazione statale estera per la vecchiaia e per i superstiti, per le

quali l’assoggettamento all’assicurazione giusta la legge federale costituisce

un doppio onere che non si potrebbe equamente imporre, devono essere esentate,

a richiesta motivata, dall’assicurazione obbligatoria da parte della cassa di compensazione

competente.

In concreto, come visto,

l’interessata non ha comprovato di essere stata affiliata quale indipendente in

__________ nel periodo del contendere, come da lei preteso. Nello scritto del 5

giugno 2012 ha del resto affermato che “nel periodo oggetto di contestazione

la signora RI 1 non ha versato contributi, poiché non svolgeva nessuna

attività lucrativa; Li versava già il marito per la sua attività da

indipendente che svolgeva in __________” (doc. VIII, sottolineatura del

redattore).

Ne segue che già solo per

questo motivo non vi è spazio per concedere l’esonero dall’obbligo assicurativo

in Svizzera.

In queste condizioni il

ricorso va respinto, mentre la decisione impugnata merita conferma.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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