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Decisione

30.2019.20

Ripresa di parte del dividendo versato all'azionista dalla SA per la quale lavora, ritenuto quale salario determinante. Riassunto della giurisprudenza federale. Diminuzione repentina ed inspiegabile d

21 novembre 2019Italiano33 min

Source ti.ch

Fatti

i contributi sociali complessivi dovuti dalla RI 1 sull’importo di CHF

120'000.-- (doc. 23).

1.3. In seguito alle contestazioni

sollevate dalla società, con decisione su opposizione del 27 maggio 2019, la

Cassa CO 1 ha ridotto la ripresa a CHF 100'000.-- (doc. 25).

1.4. RI 1, rappresentata dall’avv. RA

1, è insorta al TCA contro la predetta decisione su opposizione, chiedendone

l’annullamento, unitamente alla tassazione d’ufficio di stessa data, e

domandando che sia accertata l’illegittimità della conversione di parte del

dividendo 2017 di CHF 350'000.-- in salario (doc. I).

1.5. Con risposta del 29 luglio

2019, cui ha allegato l’intero incarto, la Cassa propone la reiezione del

ricorso, con argomentazioni che, laddove necessario, saranno riprese in corso

di motivazione (doc. III).

1.6. Dopo aver visionato gli atti di

causa (doc. IV), la ricorrente ha prodotto una replica, allegando ulteriore

documentazione (doc. V), in merito alla quale l’amministrazione si è espressa

il 28 agosto 2019 (doc. VII).

1.7. Con decreto del 2 settembre

2019 il Giudice delegato del TCA ha chiamato in causa TERZ 1, assegnandogli un

termine scadente il 23 ottobre 2019 per visionare l’incarto e pronunciarsi in

merito (doc. IX).

1.8. Il 18 ottobre 2019 l’avv. RA 1,

a nome e per conto di TERZ 1, ha affermato che quest’ultimo condivide le argomentazioni

contenute nel ricorso presentato dalla società e che non ha motivo per

postulare l’adozione di ulteriori mezzi di prova (doc. X).

Considerandi

2.1

Sono assicurate

obbligatoriamente in conformità della legge federale sull'assicurazione per la

vecchiaia e per i superstiti le persone fisiche che hanno il loro domicilio

civile nella Svizzera (art. 1a cpv. 1 lett. a LAVS).

A norma dell'art. 3 cpv. 1

LAVS, gli assicurati sono tenuti al pagamento dei contributi fintanto che

esercitano un'attività lucrativa.

In applicazione dell'art. 4

cpv. 1 LAVS, i contributi degli assicurati che esercitano un'attività lucrativa

sono calcolati in percento del reddito proveniente da qualsiasi attività

lucrativa dipendente e indipendente.

Secondo l'art. 5 cpv. 2

LAVS, il salario determinante comprende qualsiasi retribuzione del lavoro a

dipendenza d'altri per un tempo determinato o indeterminato. Esso comprende

inoltre le indennità di rincaro e altre indennità aggiunte al salario, le

provvigioni, le gratificazioni, le prestazioni in natura, le indennità per

vacanze o per giorni festivi ed altre prestazioni analoghe, nonché le mance, se

queste costituiscono un elemento importante della retribuzione del lavoro.

Per l'art. 10 LPGA, è

considerato salariato chi per un lavoro dipendente riceve un salario

determinante secondo la pertinente legge.

2.2

Come rammenta il Tribunale federale al consid. 3.1 della sentenza 9C_4/2018 /

9C_18/2018 del 24 gennaio 2019 pubblicata in DTF 145 V 50, secondo gli art. 4 e

5.

LAVS di principio i contributi sociali vengono prelevati sul reddito da

attività dipendente o indipendente, ma non sul reddito da sostanza (DTF 141 V

634.

consid. 2.1; DTF 122 V 178, consid. 3b, pag. 179 e seguenti). I dividendi,

di norma, costituiscono redditi da sostanza esenti da prelievo di contributi

sociali (cfr. DTF 141 V 634, consid. 2.1). Poiché sui dividendi non sono dovuti

contributi sociali, per gli azionisti potrebbe essere vantaggioso versare

dividendi elevati e salari bassi (DTF 141 V 634, consid. 2.1; sentenza

9C_837/2014 dell’8 aprile 2015 pubblicata in SVR 2015 AHV Nr. 7 pag. 25 e

sentenza 9C_669/2011 del 25 ottobre 2012 pubblicata in SVR 2013 AHV Nr. 4 pag.

15).

Secondo la giurisprudenza non

fanno parte del salario determinante i guadagni che vanno qualificati come mero

reddito della sostanza. Per procedere con la corretta qualifica del reddito,

occorre esaminarne la sua natura e la sua funzione. La denominazione economica

o giuridica non è rilevante e va tutt’al più presa in considerazione quale

indizio. In determinate condizioni anche redditi derivanti dall’utile di una

società anonima possono essere considerati salario determinante ed essere

soggetti a contribuzione; questo vale ad esempio, secondo l’art. 7 lett. h

OAVS, per i tantièmes. Si tratta di prestazioni che si trovano in relazione con

il rapporto di lavoro (DTF 145 V 50; consid. 3.2; DTF 141 V 634 consid. 2.2).

Giova comunque ribadire che,

secondo la giurisprudenza, pur spettando in linea di principio alla cassa di

compensazione decidere, in maniera indipendente, se un elemento del reddito

debba essere considerato come salario determinante oppure come reddito della

sostanza, l'amministrazione deve, per quanto possibile, conformarsi alla

valutazione ritenuta in materia di imposta federale diretta. È per questo che

il Tribunale federale ha stabilito, in via di principio, che le prestazioni,

derivanti dall'utile netto di una persona giuridica, versate a salariati,

titolari nel contempo di diritti di partecipazione alla società, fanno parte

del salario determinante giusta l'art. 5 LAVS se trovano il proprio fondamento nel

rapporto di lavoro esistente, mentre non rientrano in questo novero, bensì

costituiscono una distribuzione dissimulata di utile esente dall'obbligo

contributivo ai sensi dell'art. 5 cpv. 2 LAVS, se vengono dispensate agli

stessi soci oppure a persone vicine, senza (adeguata) controprestazione e senza

che la società, nelle medesime circostanze, concederebbe tali prestazioni a

terzi estranei, non partecipanti all'azienda (cfr. DTF 145 V 50, consid. 3.3;

DTF 141 V 634 consid. 2.5; DTF 134 V 297, consid. 2.1 con riferimento

alla DTF 103 V 1; sentenza 9C_837/2014 dell’8 aprile 2015, consid. 1.2 in SVR

2015.

AHV Nr. 7, pag. 25 e sentenza 9C_669/2011 del 25 ottobre 2012, consid. 2.2

in SVR 2013 AHV Nr. 4, pag. 15; sentenza H 348/01 del 9 settembre

2002).

2.3

In

DTF 134 V 297 il TF ha stabilito che la cosiddetta “prassi nidwaldese”

sviluppata per qualificare il pagamento di un dividendo a membri del consiglio

di amministrazione non tiene conto della valutazione fiscale e i criteri

previsti dalla stessa sono contrari alla legge nella misura in cui

l’adeguatezza del dividendo è apprezzata in rapporto al capitale azionario

(anziché al capitale proprio). Anche per l’azionario l’adeguatezza del reddito

della sostanza (esente dall’obbligo di contribuzione) non deve essere valutata

in funzione del valore nominale, bensì del valore economico effettivo delle

azioni (consid. 2.8).

Il

TF ha rammentato che gli azionisti che sono anche dipendenti della società

anonima hanno diritto da una parte ad una remunerazione adeguata per il lavoro

svolto e dall’altra ad un guadagno corretto derivante dall’utile della società,

la quale gode di un grande margine di manovra in questo ambito. Le autorità

fiscali non possono rivedere liberamente l’adeguatezza del salario e dei

dividendi. L’autorità può scostarsi dalla suddivisione tra salario e dividendi

solo in caso di manifesta sproporzione tra il salario e l’attività esercitata

da una parte rispettivamente il capitale investito ed il dividendo versato (cfr.

DTF 145 V 50, consid. 4.3.2; DTF 141 V 634, consid. 2.2.1; DTF 134 V 297

consid. 2.2). Come nell’ambito della LAVS, ma in senso contrario (cfr. DTF 141

V 634, consid. 2.2), anche in ambito fiscale occorre effettuare un paragone: va

esaminato se, tenuto conto di tutti i fattori oggettivi e soggettivi la

medesima prestazione sarebbe stata remunerata allo stesso modo anche se si

fosse trattato di un terzo estraneo (DTF 134 V 297 consid. 2.2;

DTF 141 V 634, consid. 2.2.1: “[…] Wie im

AHV-Recht (E. 2.2 hievor), aber mit umgekehrten Vorzeichen, ist dabei auf einen

Drittvergleich abzustellen: Es ist zu prüfen, ob unter Berücksichtigung aller

objektiven und subjektiven Faktoren die gleiche Leistung auch einem

aussenstehenden Dritten erbracht worden wäre […]”).

Mentre le autorità

fiscali qualificano quale distribuzione dissimulata di utile un salario che non

sarebbe stato versato ad un dipendente non azionista della società, le autorità

dell’AVS al contrario possono qualificare quale salario prestazioni derivanti

dall’utile netto della società che non sarebbero state versate ad un azionista

non contemporaneamente dipendente della società (DTF 134 V 297

consid. 2.3: “Während also die Steuerbehörden

allenfalls eine als Lohn deklarierte Leistung als verdeckte Gewinnausschüttung

qualifizieren, wenn sie einem Arbeitnehmer, der nicht zugleich Aktionär wäre, nicht erbracht worden wäre, können umgekehrt die AHV-Behörden

eine als Gewinnausschüttung deklarierte Leistung als massgeblichen Lohn

qualifizieren, wenn sie einem Aktionär, der nicht zugleich Arbeitnehmer wäre,

nicht erbracht worden wäre”).

Spetta alla Cassa

stabilire autonomamente se un reddito va qualificato quale salario determinante

oppure quale reddito da sostanza. L’art. 23 OAVS stabilisce tuttavia che di

principio le casse di compensazione sono vincolate dalla tassazione

dell’imposta federale diretta. Al fine di conservare l’unità dell’insieme

dell’ordine giuridico ed escludere contraddizioni, di regola occorre evitare

una diversa valutazione tra autorità fiscali e dell’AVS, tranne se vi sono

motivi fondati (DTF 145 V 50 consid. 3.3; DTF 141 V 634 consid. 2.5; DTF 134 V

297.

consid. 2.3; DTF 103 V 1). Un motivo alla base della diversa valutazione

tra autorità fiscali e dell’AVS in ambito di tantièmes deriva dalla circostanza

che i tantièmes sono considerati un utile dal punto di vista del diritto

fiscale e del diritto delle obbligazioni e salario determinante dal punto di

vista della LAVS (DTF 134 V 297 consid. 2.3: “Während also die Steuerbehörden allenfalls eine als Lohn deklarierte Leistung

als verdeckte Gewinnausschüttung qualifizieren, wenn sie einem Arbeitnehmer,

der nicht zugleich Aktionär wäre nicht erbracht worden wäre, können umgekehrt

die AHV-Behörden eine als Gewinnausschüttung deklarierte Leistung als

massgeblichen Lohn qualifizieren, wenn sie einem Aktionär, der nicht zugleich

Arbeitnehmer wäre, nicht erbracht worden wäre. Praxisgemäss ist es Sache der

Ausgleichskassen, selbstständig zu beurteilen, ob ein Einkommensbestandteil als

massgebender Lohn oder als Kapitalertrag qualifiziert werden muss. Der in Art.

23.

AHVV enthaltenen Ordnung entspricht es jedoch, dass sich die

Ausgleichskassen in der Regel an die bundessteuerrechtliche Betrachtungsweise

halten. Um der Einheit und Widerspruchslosigkeit der gesamten Rechtsordnung

willen soll eine verschiedene Betrachtungsweise der Steuerbehörde und der

AHV-Verwaltung vermieden werden, ausser wenn dafür ausschlaggebende Gründe

vorliegen (BGE 103 V 1 E. 2c; ZAK 1989 S. 148, E. 2c, H 131/86; Urteil des Eidg.

Versicherungsgerichts H 49/02 vom 19. November 2002, E. 4.2). Das gilt

namentlich auch in Bezug auf die verrechnungssteuerliche Behandlung (BGE 122 V 178 E. 3b S. 180). Ein Grund, welcher eine Abweichung von

steuerrechtlicher und AHV-rechtlicher Betrachtung nahelegt, liegt namentlich

darin, dass Tantiemen obligationenrechtlich und steuerrechtlich als Gewinn

gelten (Art. 677 OR; Urteil 2A.742/2006 vom 15. Mai 2007, E. 5.1;

BRÜLISAUER/POLTERA, a.a.O., N. 95 zu Art. 58 DBG), AHV-rechtlich hingegen als

massgebender Lohn (Art. 7 lit. h AHVV; Pra 86/1997 Nr. 96 S. 520 f., E. 4b, H

241/96). Wie in der steuerrechtlichen Betrachtung ist aber auch AHV-rechtlich

von der durch die Gesellschaft vorgenommenen Aufteilung auszugehen und davon

nur abzuweichen, wenn ein offensichtliches Missverhältnis zwischen

Arbeitsleistung und Entgelt bzw. zwischen eingesetztem Vermögen und Dividende

besteht”). Come in ambito

fiscale anche nell’ambito dell’AVS occorre tutelare la suddivisione tra salario

e dividendo effettuato dalla società e scostarsene solo in caso di

manifesta sproporzione tra il salario e l’attività esercitata da una parte

rispettivamente il capitale investito ed il dividendo versato (DTF 134 V 297

consid. 2.3).

2.4

Con sentenza 9C_669/2011 del 25 ottobre 2012 pubblicata in SVR 2013 AHV Nr.

4, pag. 15 il TF ha confermato una sentenza cantonale obvaldese che aveva

annullato una ripresa effettuata dalla Cassa di compensazione.

L’amministrazione aveva ritenuto che parte dei dividendi versati all’azionista

unico e dipendente della società dal 2003 al 2006 andavano qualificati quali

salari. Essi corrispondevano infatti ad un utile (“Vermögensertrag”) tra

il 13,1% ed il 36,3% ed inoltre vi era sproporzione tra l’attività svolta e il

salario dichiarato. Di diverso avviso il Tribunale cantonale e l’Alta Corte

secondo la quale una qualifica come salario determinante dei dividendi versati

all’azionista unico non era giustificata. Negli anni in cui la società ha

costituito delle riserve (1993-1995 e 1998), il ricorrente ha conseguito un

reddito da lavoro corrispondente a quello percepito da altri lavoratori nella

medesima funzione ed ha versato i relativi contributi sociali. Per cui anche se

in quegli anni avesse percepito un reddito da capitale elevato in forma di

dividendi non sarebbe stata effettuata una modifica della qualifica del reddito

nel senso di ritenerlo salario determinante. Versamenti successivi dell’utile

sotto forma di dividendi sarebbero di conseguenza sottoposti indirettamente

all’obbligo contributivo dopo che questi guadagni conseguiti nei periodi

antecedenti erano stati ritenuti proporzionati e quali redditi da sostanza non

soggetti a contribuzione (consid. 4.2 e 4.3: “Wie die Vorinstanz für das Bundesgericht verbindlich feststellte

(Art. 105 Abs. 1 BGG), war die in den Jahren 2003-2006 an C.________ für dessen

Tätigkeit ausgerichtete Entschädigung unangemessen tief. Der Vermögensertrag

von 13-36 % (vorne E. 3.1.2) lag deutlich über der von den Ausgleichskassen zu

beachtenden Grenze eines Eigenkapitalertrages von 10 %, ab dem eine Dividende

vermutungsweise überhöht ist (WML Rz. 2011.7 [Stand 1/12]) und darum

grundsätzlich beitragsrechtlich zum Teil zu massgebendem Lohn umqualifiziert

werden kann (oben E. 2) Eine solche Umqualifizierung der Dividenden oder Teilen

davon rechtfertigt sich indessen im vorliegenden Fall aus folgenden Gründen

nicht: In jenen Jahren, in denen die Gesellschaft die Reserven angelegt hatte

(1993-1995 und 1998), liess sich C.________ einen zumindest branchenüblichen

Lohn auszahlen und rechnete diesen mit der Ausgleichskasse ab. Selbst wenn er

also in jenen frühen Jahren einen übermässigen Kapitalertrag in Form von

Dividenden erzielt hätte, wäre daher eine ahv-rechtliche Aufrechnung nicht in

Frage gekommen. Zutreffend würdigte die Vorinstanz in diesem Zusammenhang, dass

spätere Gewinnausschüttungen indirekt der Beitragspflicht unterstellt würden,

nachdem diese früher erzielten Gewinne jeweils als angemessen und als

beitragsfreier Vermögensertrag qualifiziert worden waren. Die Angemessenheit des

Vermögensertrags stehe im Kontext mit derjenigen des Erwerbseinkommens aus

einem konkreten Jahr. Der vorinstanzliche Entscheid steht im Einklang mit der

Rechtsprechung (BGE 134 V 297) und ist zu bestätigen”).

Con

sentenza 9C_837/2014 dell’8 aprile 2015 pubblicata in SVR 2015 AHV Nr.

7, pag. 25 il TF ha accolto un ricorso di una società a garanzia

limitata che aveva contestato la ripresa effettuata da una cassa di

compensazione e confermata dal Tribunale cantonale di San Gallo. L’Alta Corte,

dopo aver riassunto la giurisprudenza in materia, ha in sostanza ritenuto che

il salario conseguito fosse adeguato al salario usuale per lavori simili

(consid. 2.2: “Die Beschwerdeführerin wendet ein,

nach der Rechtsprechung (BGE 134 V 297; SVR 2013 AHV Nr. 4 S. 15 [9C_669/2011]) sei die Umqualifikation

einer Dividende in massgebenden Lohn nur zulässig, wenn kumulativ sowohl ein

unangemessen tiefer Lohn mit einer im Vergleich zum eingesetzten Kapital

unangemessen hohen Dividende einhergeht. Bei einem Lohn in angemessener Höhe

bleibe kein Raum, um von der steuerrechtlichen Qualifikation abzuweichen und

statt von einer Dividende von massgebendem Lohn auszugehen. Die von B.________

als Arbeitnehmer der Gesellschaft bezogenen Entschädigungen von Fr. 120'000.-

für 2009 und Fr. 180'000.- für das Jahr 2010 seien angemessen, jedenfalls nicht

unangemessen tief. 2.3. Den Vorbringen der Beschwerdeführerin ist

beizupflichten. Von einem offensichtlichen Missverhältnis zwischen der

Arbeitsleistung von B.________ und dem von diesem in den Jahren 2009 und 2010

hiefür bezogenen Entgelten von Fr. 120'000.- und Fr. 180'000.- kann nicht die

Rede sein, was auch die Vorinstanz zutreffend festgehalten hat. Es braucht

daher entgegen den Ausführungen im angefochtenen Entscheid nicht zusätzlich

geprüft zu werden, ob zwischen dem eingesetzten Vermögen und der

ausgeschütteten Dividende ein solches Missverhältnis besteht; denn die

erwähnten Voraussetzungen für eine Abweichung von der Qualifikation der

Einkommensbestandteile durch die Steuerbehörde müssen nach der Rechtsprechung

kumulativ erfüllt sein, was das kantonale Gericht verkennt und zur Aufhebung

seines Entscheides führt”).

Nella

sentenza 9C_327/2015 del 3 dicembre 2015 pubblicata in DTF 141 V 634, il TF ha

respinto il ricorso di una società a garanzia limitata e del suo socio gerente

contro la ripresa effettuata dalla Cassa di compensazione. Il TF ha rammentato

che in seguito alla sentenza pubblicata in DTF 134 V 297 i salari dichiarati e

quelli usuali nel lavoro di riferimento da una parte ed il pagamento dei

dividendi e il valore delle azioni dall’altra vanno esaminati per stabilire se

parte dei dividendi devono essere qualificati di salario determinante (DTF 141

V 634, consid. 2.2.2). Il TF ha corretto la prassi nidwaldese solo nel senso di

valutare la proporzionalità dell’utile non in relazione al valore nominale

bensì al valore economico delle azioni (capitale proprio incluse le riserve

occulte). Nel caso concreto il TF ha confermato la ripresa poiché i dividendi

superavano nettamente il 10% del valore fiscale della società (34%, 23,4%,

24,6% e 35%; consid. 3.2.2: “Entgegen der

Betrachtungsweise der Beschwerdeführenden haben Vorinstanz und

Beschwerdegegnerin somit nicht unbesehen auf einen statistisch festgesetzten,

schematischen Wert abgestellt. Vielmehr wurde der Ansatz zwar auf der Basis des

Lohnrechners "Salarium" ermittelt. Diesem zugrunde lagen indessen auf

das Profil des Beschwerdeführers 2 zugeschnittene Eckdaten. Zusätzlich

plausibilisierte die Verwaltung das sich daraus ergebende Resultat durch

Vergleich mit marktkonformen Erfahrungswerten. Die Annahme eines

branchenüblichen, der Arbeitsleistung des Beschwerdeführers 2 in Wahrheit

entsprechenden Jahresgehalts von Fr. 180'000.- ist folglich nicht zu

beanstanden. Daran ändert im Übrigen der Fehler von Vorinstanz und

Beschwerdegegnerin bei der Berechnung des entsprechenden Jahreslohnes nichts.

Da im monatlichen Bruttolohnansatz gemäss "Salarium" der Anteil 13.

Monatslohn bereits mitenthalten ist ("Der monatliche Bruttolohn setzt sich

zusammen aus [...] 1 /12 des 13. Monatslohns"), muss er nicht mit 13

sondern mit 12 multipliziert werden. Beläuft sich der relevante monatliche

Bruttolohn, Median, somit auf Fr. 13'351.-, beträgt das durchschnittliche

jährliche Salär Fr. 160'212.- (und nicht Fr. 173'563.-). Aus dem monatlichen

Höchstwert von Fr. 16'034.- resultiert alsdann ein Jahreslohn von Fr. 192'408.-

(und nicht Fr. 208'442.-). Den AHV-rechtlich massgeblichen Referenzverdienst

mit Fr. 180'000.- beinahe Fr. 20'000.- (und nicht nur knapp Fr. 7'000.-) über

dem Mittelwert zu veranschlagen, erscheint vor diesem Hintergrund an der oberen

Grenze des noch Vertretbaren. Aus den genannten Gründen ist der betreffende

lohnmässige Ansatz jedoch selbst unter den neuen Vorzeichen nicht als klar

überhöht einzustufen. Anzumerken bleibt, dass die Beschwerdegegnerin die

Aufrechnung der Dividende ohnehin nur für den 10 % übersteigenden Teil des

steuerlichen Unternehmenswerts des Eigenkapitals und nicht bis zum

branchenüblichen Lohn vorgenommen hat (Lohn nach Aufrechnung: 2009: Fr.

177'400.-; 2010: Fr. 167'200.-; 2011: Fr. 169'400.-; 2012: Fr. 36'000.-). Das

kantonale Gericht hat den Sachverhalt demnach auch diesbezüglich jedenfalls

nicht offensichtlich unrichtig oder sonst wie rechtsfehlerhaft festgestellt,

weshalb darauf abgestellt werden kann. Es ist daher von einem offenkundigen

Missverhältnis zwischen der Arbeitsleistung des Beschwerdeführers 2 und dem ihm

im betreffenden Zeitraum effektiv ausbezahlten Entgelt auszugehen. 3.3. Die

vorinstanzlich bestätigte Einschätzung der Beschwerdegegnerin, wonach die

Dividendenzahlungen im Lichte der einschlägigen Rechtsprechungsgrundsätze zu

hoch ausgefallen seien, wird auch vor dem Bundesgericht nicht kritisiert. Diese

machen unstreitig 34 % (2009), 23,4 % (2010), 24,6 % (2011) und 35 % (2012) des

steuerlichen Unternehmenswertes aus und liegen damit deutlich über der Grenze

von 10 % des Eigenkapitalertrags, ab welcher vermutungsweise überhöhte

Dividendenzahlungen anzunehmen sind (vgl. Rz. 2011.7 der WML). Die Aufrechnung

der Dividendenzahlungen des Beschwerdeführers 2 für die Jahre 2009 bis 2012 als

AHV-pflichtiger Lohn ist somit rechtens und der verwaltungsgerichtliche

Entscheid im Ergebnis zu schützen”).

In

DTF 145 V 50 (sentenza 9C_4/2018 /9C_18/2018 del 24 gennaio 2019) il Tribunale

federale ha confermato la giurisprudenza relativa alla distinzione fra salario

e dividendo, secondo cui occorre distanziarsi dalla scelta operata dalla

società unicamente se si presenta una sproporzione manifesta tra la prestazione

lavorativa e il salario come pure tra il capitale impiegato e il dividendo

(consid. 4.3).

2.5

I marginali 2011.1 –

2011.7

(computo parziale dei dividendi quale salario determinante) delle

direttive sul salario determinante (DSD), nel tenore in vigore nel 2017, anno

oggetto del contendere (dal 1° gennaio 2019 = marginali 2012-2018 DSD), nel

caso di conversione parziale di dividendi in salario, prevedono:

"

2011.1

A causa

dell’imposizione parziale degli utili distribuiti ai sensi dell’art. 20 cpv.

1bis LIFD, a determinate condizioni i dividendi e le distribuzioni analoghe

dell’utile netto concesse da una persona giuridica ai dipendenti titolari di

diritti di partecipazione sono considerati in parte quale salario determinante.

2011.2

In linea di massima occorre basarsi sulla

ripartizione tra dividendi e salario operata dalla società e accettata dalle

autorità fiscali. A ciò si può derogare soltanto nel caso in cui sussistesse

uno squilibrio evidente tra lavoro prestato e remunerazione o tra patrimonio

investito e dividendo percepito.

2011.3

Nella valutazione se sussista o meno uno

squilibrio evidente, occorre considerare da una parte se la remunerazione sia

adeguata al lavoro prestato e dall’altra se i proventi siano adeguati al

capitale investito.

2011.4

I dividendi distribuiti sono considerati in

parte quale salario determinante soltanto se viene versato un salario troppo

esiguo oppure se non ne viene versato alcuno e se il dividendo è palesemente

sproporzionato. In questo caso occorre computare un importo equivalente

alla retribuzione usuale nel settore.

2011.5

Nella valutazione se per il lavoro prestato sia

stata corrisposta una remunerazione adeguata corrispondente agli usi del

settore, occorre considerare

– mansionario;

– grado di responsabilità;

– apporto di conoscenze specialistiche;

– esperienze particolari;

– conoscenze specifiche del settore;

tipo di attività svolta (p. es.

attività operative aziendali o "mera" amministrazione di

partecipazione presso una società holding);

– raffronto tra la remunerazione

attualmente corrisposta e quella media dell’anno precedente (p. es. mediante i

certificati di salario annuali) per rilevare eventuali improvvise riduzioni di

salario;

– evoluzione generale dei salari all’interno

dell’impresa;

– grado d’occupazione;

– calcolatrice individuale dei salari dell’UST

(Salarium);

– se possibile, occorre procedere a un

raffronto con le quote di utile distribuite ai titolari di diritti di

partecipazione che non lavorano per la società o con il salario di dipendenti

privi di diritti di partecipazione.

2011.6

L’adeguatezza del dividendo è misurata di

principio in base al valore fiscale dei titoli (valore dell’imposta sul

patrimonio), calcolato dalle autorità fiscali. Le notifiche di valutazione possono

essere richieste per iscritto, indicando il motivo, presso l’autorità fiscale

competente o presso il datore di lavoro.

2011.7

I dividendi del 10 per cento ed oltre in

rapporto al valore fiscale dei titoli sono presumibilmente eccessivi.”

2.6

In concreto la Cassa,

in sede di risposta, ha rilevato che l’autorità fiscale ha riconosciuto negli

ultimi anni il versamento di gratifiche all’azionista della RI 1, TERZ 1,

ritenendo il salario, unitamente alla gratifica, quale corretta remunerazione

complessiva per l’interessato. Lo stipendio dell’azionista, secondo la Cassa, è

sempre stato commisurato all’attività di direttore generale dell’azienda svolta

dal medesimo in linea con quanto si pagherebbe ad un terzo nella medesima

funzione. In caso contrario l’autorità fiscale avrebbe considerato una parte

della gratifica versata nel corso degli anni quale distribuzione dissimulata di

utile (cfr. anche DTF 134 V 297 consid. 2.3).

A

questo proposito l’amministrazione rileva che TERZ 1 ha conseguito il seguente

salario:

Anno

2014.

2015.

2016.

2017.

TERZ 1 Gratifica

220’000

325’000

200’000

20’000

TERZ 1 Stipendio

260’000

260’000

260’000

260’000

TERZ 1 lordo totale (salario dichiarato AVS)

480’000

585’000

460’000

280’000

Nel

2017, a fronte di una diminuzione del salario complessivo (- fr. 180'000

rispetto al 2016) vi è stata una distribuzione di dividendo di fr. 350'000. Nel

2018.

TERZ 1 ha portato il suo salario complessivo a fr. 380'000, comprendente

una gratifica di fr. 120'000 e sempre in presenza di un dividendo di fr.

350'000.

La

gratifica è stata diminuita unicamente a TERZ 1, ma non ai due figli, il cui

salario complessivo, tranne tra il 2015 ed il 2016, è continuato ad aumentare,

stabilizzandosi:

2014.

2015.

2016.

2017.

2018.

__________ Gratifica

35’000

95’000

80’000

75’000

55’000

__________ Stipendio

97’350

99’350

101’150

110’200

131’100

__________ Lordo totale (salario dichiarato AVS)

132’350

194’350

181’150

185’200

186’100

__________ Gratifica

35’000

95’000

80’000

75’000

55’000

__________ Stipendio

95’400

98’850

100’800

110’650

131’400

__________ Lordo totale (salario dichiarato AVS)

130’400

193’850

180’800

185’650

186’400

La

diminuzione della gratifica di TERZ 1 non è dovuta ad un rallentamento degli

affari della società, ritenuto che l’utile negli ultimi due anni è aumentato:

nel 2014 era di fr. 333'958, nel 2015 di fr. 326'154, nel 2016 di fr. 409'465 e

nel 2017 di fr. 423'549.

2.7

Questo

Tribunale, alla luce di quanto sopra esposto, rileva in primo luogo,

conformemente a quanto già stabilito nella sentenza 30.2015.27, 30.2016.2+3+4

del 29 febbraio 2016, cresciuta incontestata in giudicato, che di principio per

scostarsi dalla decisione dell’autorità fiscale e riqualificare un dividendo in

salario, ai sensi della giurisprudenza di cui alla DTF 134 V 297, poi ripresa e

precisata nelle sentenze 9C_669/2011 del 25 ottobre 2012 (SVR 2013 AHV Nr. 4,

pag. 15),9C_837/2014 dell’8 aprile 2015 (SVR 2015 AHV Nr.

7, pag. 25),9C_327/2015 del 3 dicembre 2015 pubblicata in DTF

141.

V 634 ed infine 9C_4/2018 /9C_18/2018 del 24 gennaio 2019 pubblicata in

DTF 145 V 50, occorre cumulativamente esaminare da una parte se il

salario conseguito è usuale, e dunque proporzionato, all’attività svolta e

dall’altra se il reddito della sostanza (dividendo) è sproporzionato rispetto

al valore economico effettivo (fiscale) delle azioni (ciò è presunto quando i

dividendi raggiungono o superano il 10% in relazione con il valore fiscale

delle azioni [marg. 2011.7 DSD]; cfr. sentenza

9C_837/2014 dell’8 aprile 2015 in SVR 2015 AHV Nr. 7,

pag. 25: “Es braucht daher entgegen den Ausführungen

im angefochtenen Entscheid nicht zusätzlich geprüft zu werden, ob zwischen dem

eingesetzten Vermögen und der ausgeschütteten Dividende ein solches

Missverhältnis besteht; denn die erwähnten Voraussetzungen für eine Abweichung

von der Qualifikation der Einkommensbestandteile durch die Steuerbehörde müssen

nach der Rechtsprechung kumulativ erfüllt sein, was das kantonale Gericht

verkennt und zur Aufhebung seines Entscheides führt.”).

In DTF 145 V 50 il

Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza relativa alla distinzione

fra salario e dividendo, secondo cui occorre distanziarsi dalla scelta operata

dalla società unicamente se si presenta una sproporzione manifesta tra la

prestazione lavorativa e il salario come pure tra il capitale impiegato e il

dividendo (consid. 4.3).

In

secondo luogo questo Tribunale ritiene che, analogamente a quanto già deciso

nella sentenza 30.2015.27, 30.2016.2+3+4 del 29 febbraio 2016, la citata

giurisprudenza e i marg. 2011.1-2011-7 delle DSD non trovano applicazione in

concreto, nella misura in cui, a differenza dei casi giudicati dal Tribunale

federale, dove si trattava in sostanza di stabilire se il salario percepito

fosse troppo basso ed andasse “integrato” con (parte) dei dividendi versati

agli azionisti, rispettivamente gerenti, nonché dipendenti delle società, nel

caso di specie ci si trova confrontati ad una situazione in cui il salario

complessivo (compresa la gratifica), versato nel 2017, al dirigente ed

azionista unico della società (cfr. doc. V, pag. 4), TERZ 1, è nettamente

diminuito rispetto a quello riconosciuto negli anni precedenti e in quello

successivo senza alcuna apparente motivazione oggettiva.

Infatti,

la sentenza pubblicata in DTF 134 V 297 concerneva il caso di un azionista e

dipendente di una SA con un salario lordo di fr. 32'103 nel periodo dal 2002 al

2004, cui è stato versato un dividendo di fr. 134'000, rispettivamente che nel

2005.

ha percepito un salario di fr. 31'932 ed un dividendo di fr. 340'000. Il

salario percepito dal dipendente quale amministratore della società, viste le

caratteristiche della sua attività, è stato ritenuto adeguato.

Nella

sentenza 9C_669/2011 del 25 ottobre 2012 (SVR 2013 AHV Nr. 4, pag. 15) si

trattava di un azionista unico, nonché dipendente di una SA con un salario di

fr. 44'000 negli anni 2003-2005 e fr. 104'000 nel 2006, al quale nel medesimo

periodo è stato versato un dividendo annuo di fr. 160'000. Il TF ha negato la

riqualifica in salario del dividendo poiché negli anni in cui la società ha

costituito delle riserve (1993-1995 e 1998), il ricorrente ha conseguito un

reddito da lavoro corrispondente a quello percepito da altri lavoratori nella

medesima funzione ed ha versato i relativi contributi sociali. Per cui anche se

in quegli anni avesse percepito un reddito da capitale elevato in forma di

dividendi non sarebbe stata effettuata una modifica della qualifica del reddito

nel senso di ritenerlo salario determinante. Versamenti successivi dell’utile

sotto forma di dividendi sarebbero di conseguenza sottoposti indirettamente

all’obbligo contributivo dopo che questi guadagni conseguiti nei periodi

antecedenti erano stati ritenuti proporzionati e quali redditi da sostanza non

soggetti a contribuzione.

Nella

sentenza 9C_837/2014 dell’8 aprile 2015 (SVR 2015 AHV Nr.

7, pag. 25) si trattava di una società a garanzia limitata assoggettata dal 1°

settembre 2007 e che aveva versato al gerente e dipendente della società un

salario fr. 120'000 nel 2009 e di fr. 180'000 nel 2010. La Cassa aveva ripreso

metà del dividendo (fr. 4'000, rispettivamente fr. 24'500). Il TF ha ritenuto

adeguato il salario conseguito ed annullato la ripresa.

Nella

sentenza 9C_327/2015 del 3 dicembre 2015, pubblicata in DTF 141 V 634, si

trattava di una società a garanzia limitata iscritta nel registro di commercio

dal 4 giugno 2008, il cui dipendente e gerente aveva percepito salari di fr.

106'800 nel 2009, fr. 110'000 nel 2010 e 2011 e fr. 20'880 (per un’attività al

20%) nel 2012. Nel medesimo periodo sono stati versati dividendi per fr.

100'000 dal 2009 al 2011 e fr. 60'000 nel 2012. Il TF ha confermato la ripresa

effettuata dalla Cassa secondo il calcolo esposto al consid. A.b, poiché il

reddito conseguito era basso in relazione con l’attività esercitata (consid.

3.2

) ed il dividendo elevato rispetto al valore fiscale della società

(consid. 3.3).

Infine,

nella sentenza 9C_4/2018 /9C_18/2018 del 24 gennaio 2019, pubblicata in DTF

145.

V 50, si trattava di una società anonima iscritta nel 2008 nel registro di

commercio ed i cui azionisti, al 50%, attivi per la medesima società all’80-90%,

avevano entrambi conseguito un salario di fr. 144'000 nel 2009, mentre nel 2010

era stato versato loro un compenso di fr. 144'000, rispettivamente fr. 134'799.

Essi hanno inoltre beneficiato, nel medesimo biennio, del versamento di un

dividendo pari a fr. 250'000 all’anno ciascuno.

La

Cassa ha proceduto ad una ripresa già per il solo fatto che i

dividendi superavano il 10% in relazione con il valore fiscale delle azioni. Il

TF ha rammentato che ciò non è sufficiente, essendo necessario anche verificare

se il salario conseguito è usuale, e dunque proporzionato, all’attività svolta.

2.8

Le

sentenze relative alla prassi nidwaldese, e meglio l’applicazione della

percentuale tra dividendo e valore fiscale aziendale e alla proporzione tra

salario conseguito ed attività svolta e le relative direttive (marg.

2011.

-2011.7), secondo il TCA, non trovano applicazione nella fattispecie,

poiché in quei casi si trattava di stabilire, in generale, se il salario

versato fosse conforme al ramo d’attività dei dipendenti delle società (cfr.

anche sentenza 30.2015.27, 30.2016.2+3+4 del 29 febbraio 2016).

Nel

caso in esame, invece, dall’evoluzione salariale complessiva, emerge

palesemente che la distribuzione di dividendi è stata effettuata, nel 2017, per

dissimulare parte della retribuzione normalmente versata per il lavoro svolto e

sfuggire in questo modo al pagamento dei contributi sociali (cfr. anche

sentenza 30.2015.27, 30.2016.2+3+4 del 29 febbraio 2016).

Ne

segue che le affermazioni della ricorrente secondo cui il salario di fr.

260'000 percepito da TERZ 1 costituisce una remunerazione ampiamente superiore

a quelle in uso nel settore sia che si consideri il lavoro di __________ che

quello di amministratore della __________ con riferimento al “Lohnbuch” 2017 e

2018.

e la circostanza che il dividendo di fr. 350'000 corrisponde ad una

remunerazione adeguata del capitale investito da commisurare in base al valore

fiscale dei titoli, calcolato dalle autorità di tassazione in fr. 5'000'000

rispetto al quale il dividendo del 7% non è sproporzionato in quanto rientra

nei parametri delle DSD, non sono determinanti nel preciso caso di specie.

In

concreto, il dirigente ed azionista unico della società (cfr. doc. V, pag. 4), TERZ

1, ha percepito dal 2014 al 2018 il medesimo salario, pari a fr. 260'000

all’anno, cui erano aggiunte le gratifiche.

Nel

2017.

al dirigente, oltre al salario di fr. 260'000, è tuttavia stata versata

una gratifica di “soli” fr. 20'000, mentre negli anni precedenti e successivi la

gratifica è ammontata a fr. 220'000 nel 2014, fr. 325'000 nel 2015, fr. 200'000

nel 2016 e fr. 120'000 nel 2018.

Il

brusco calo della gratifica del 2017 non è giustificato da una diminuzione

dell’utile della società, il quale, al contrario, nel 2016 e nel 2017 e

fortemente aumentato (da fr. 326'154 del 2015 a fr. 409'465 nel 2016 e fr.

423'549 nel 2017).

Nel

contempo il dividendo di fr. 250'000 riconosciutogli nel 2014 (doc. 14 e 20) e

nel 2015 (doc. 14 e 21) è stato aumentato a fr. 520'000 nel 2016 (doc. 14 e

doc, I, pag. 3, penultimo paragrafo) e poi diminuito a fr. 350'000 nel 2017

(doc. 14 e 22) e nel 2018 (doc. 14).

Nel

frattempo, il compenso complessivo (salario + gratifiche) versato ai figli, __________

e __________, nel corso degli anni, 2017 compreso, dopo un iniziale forte

aumento, si è stabilizzato (per __________: nel 2014 fr. 132'350 [fr. 97'350 +

fr. 35'000]; nel 2015 fr. 194'350 [fr. 99'350 + fr. 95’000]; nel 2016 fr.

181'150 [fr. 101'150 + fr. 80’000]; nel 2017 fr. 185'200 [fr. 110'200 + fr.

75’000]; nel 2018 fr. 186'100 [fr. 131'100 + fr. 55’000]); per __________: nel

2014.

fr. 130'400 [fr. 95'400 + 35’000]; nel 2015 fr. 193'850 [fr. 98'850 +

95’000]; nel 2016 fr. 180'800 [100'800 + 80’000]; nel 2017 fr. 186'650 [fr.

110'650 + fr. 75’000] e nel 2018 fr. 186'400 [fr. 131'400 + fr. 55’000]).

Mentre

le gratifiche versate ai figli, dopo un importante aumento dal 2014 al 2015 (da

fr. 35'000 a fr. 95'000), sono leggermente diminuite negli anni successivi (fr.

80'000 nel 2016, fr. 75'000 nel 2017 e fr. 55'000 nel 2018), ma sono state ampiamente

compensate dall’aumento del salario (da fr. 97'350 nel 2014 a fr. 131'100 nel

2018.

per __________ e da fr. 95'400 nel 2014 a fr. 131'400 per __________), TERZ

1, a fronte di un salario stabile (fr. 260'000), ha visto una diminuzione

improvvisa della gratifica nel solo 2017 (da fr. 200'000 a fr. 20'000),

riaumentata a fr. 120'000 nel 2018.

Come

emerge dalla sentenza 12.2014.201 del 19 giugno 2015 della seconda Camera

civile del Tribunale d’appello, al consid. 4.2, la gratifica, disciplinata

dall’art. 322d CO, è una retribuzione speciale che il datore di lavoro versa al

lavoratore in aggiunta al salario, ad esempio una volta all’anno. Essa si

distingue dal salario ai sensi dell’art. 322 CO, anche da quello eventualmente

stabilito in forma variabile giusta l’art. 322a CO, dal fatto che la sua

corresponsione e/o il suo ammontare dipende almeno parzialmente dalla buona

volontà del datore di lavoro (DTF 129 III 276 consid. 2, 131 III 615 consid.

5.

, 136 III 313 consid. 2, 139 III 155 consid. 3.1). Mentre una somma fissa di

denaro stabilita preventivamente costituisce così un salario e non una

gratificazione (DTF 129 III 276 consid. 2, 136 III 313 consid. 2, 139 III 155

consid. 3.1), per stabilire se eventuali altre prestazioni che non hanno queste

caratteristiche costituiscano un salario oppure una gratificazione occorre

esaminare tutte le circostanze pertinenti del caso (DTF 136 III 313 consid. 2).

Ritenuto che la gratifica costituisce per definizione un accessorio, rispetto

al salario, è nondimeno chiaro che nel caso in cui la prestazione, specie se

fornita con una certa regolarità e non in un’unica occasione, ecceda il salario

ci si trova in presenza di un vero e proprio elemento salariale (DTF 129 III

276.

consid. 2.1, 131 III 615 consid. 5.2 [“Enfin, la

gratification est accessoire par rapport au salaire et elle ne peut avoir

qu'une importance secondaire dans la rétribution du travailleur. Par

conséquent, un montant très élevé en comparaison du salaire annuel, équivalent

ou même supérieur à ce dernier, et versé régulièrement, doit être considéré

comme un salaire variable même si l'employeur en réservait le caractère

facultatif. Cela concerne les revenus les plus considérables; dans le cas de

salaires modestes, un montant proportionnellement moins élevé peut déjà

présenter le caractère d'un salaire variable (même arrêt, consid. 2.1 p. 279).

Dans la présente affaire, c'est précisément en raison de leur importance que

les bonus en argent, reçus année après année par le demandeur, ont été

considérés par les juges d'appel comme une partie de son salaire”], 139 III 155 consid. 3.2). Se il versamento di una

gratificazione non è stato concordato, espressamente o per atti concludenti (ciò

che si verifica segnatamente qualora la prestazione venga corrisposta per

almeno 3 anni senza una riserva del carattere non vincolante della

corresponsione per gli anni successivi, cfr. DTF 129 III 276 consid. 2, 131 III

615.

consid. 5.2), questa prestazione è completamente facoltativa; se per contro

un versamento di questo genere è stato concordato, il datore di lavoro è tenuto

a procedervi, ma dispone pur sempre di una certa libertà nella fissazione del

relativo importo (DTF 131 III 615 consid. 5.2).

In

concreto le gratifiche versate a TERZ 1, tranne nel 2015 (fr. 325'000), sono

state inferiori al salario pattuito (fr. 260'000) ma hanno costituito, tranne

nel 2017 (fr. 20'000), una parte cospicua del reddito (fr. 220'000 nel 2014,

fr. 325'000 nel 2015, fr. 200'000 nel 2016 e fr. 120'000 nel 2018). Le

gratifiche, dal 2014, sono sempre state versate: in ragione della loro

importanza e della loro regolarità esse fanno di conseguenza parte del salario

(DTF 129 III 276 consid. 2, 131 III 615 consid. 5.2).

Nel

caso di specie il salario è pertanto passato da fr. 480'000 nel 2014, a fr.

585'000 nel 2015, a fr. 460'000 nel 2016, a fr. 280'000 nel 2017 ed a fr.

380'000 nel 2018, mentre l’utile è nel frattempo aumentato, così come i salari

dei due figli.

Nessuna

motivazione oggettiva è stata fornita per la forte riduzione del salario dal

2016.

al 2017, consistente nella diminuzione di oltre fr. 180'000 della

gratifica poi nuovamente aumentata nel 2018 e riconosciuta nella misura di fr.

120’000.

In

queste condizioni la diminuzione del salario non trova alcuna giustificazione

(sentenza 30.2015.27, 30.2016.2+3+4 del 29 febbraio 2016). Ne segue che parte

dei dividendi nel 2017 sono stati versati quale integrazione di salario e lo

sono stati in relazione con il lavoro svolto dal dirigente TERZ 1 e non per il

solo fatto che egli è azionista della società ricorrente.

La

decisione della Cassa di riprendere fr. 100'000, sui fr. 350'000 di dividendi

versati quell’anno, così da riportare la gratifica a fr. 120'000, come nel

2018, ossia un importo comunque inferiore rispetto a quanto percepito negli

anni precedenti, non appare arbitraria e deve essere tutelata.

Il

ricorso va di conseguenza respinto.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti