30.2021.8
Gli eredi del de cujus che è stato condannato a pagare i contributi sociali ex art. 52 LAVS sono solidalmente responsabili dei contributi dovuti dal defunto fino al suo decesso. Essi devono pagare i debiti della successione relitta.La Cassa non deve fornire loro ragguagli sui terzi debitori solidali
20 settembre 2021Italiano24 min
di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
30.2021.8-9
TB
Lugano
20 settembre 2021
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 21 maggio 2021 di
1. RI
1
2. RI
2
contro
la decisione su opposizione del 20 aprile 2021 emanata da
Cassa CO 1
in materia di contributi AVS
ritenuto in fatto
1.1. Con tre distinte decisioni su
opposizione del 9 gennaio 2020 (contenute nei plichi formanti i doc. 8, 9 e 10)
la Cassa CO 1 di __________ ha confermato le decisioni formali del 14 agosto
2019 (doc. 8) e del 13 settembre 2019 (docc. 9 e 10) con cui ha condannato __________,
1953, a risarcire la Cassa di Fr. 1'716,90 rispettivamente di Fr. 2'292,75 e di
Fr. 30'040,30 a titolo di contributi paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non pagati
per gli anni 2015 e 2016 quale organo formale di tre società.
Queste decisioni sono cresciute incontestate in giudicato e la
Cassa di compensazione, non ricevendo il pagamento integrale degli importi
richiesti nemmeno dopo il richiamo del 12 maggio 2020 (plichi doc. 8, 9 e 10),
il 20 luglio 2020 (plichi doc. 8-10) ha inoltrato al competente Ufficio una
domanda di esecuzione per gli importi dovuti.
1.2. Il __________ 2020 __________
è deceduto e la Cassa di compensazione ha accertato presso la Pretura di __________
(doc. 5A) che la moglie e il figlio erano i suoi unici eredi, perciò, il 18
dicembre 2020 (doc. 3 e 4), ha emanato due distinte decisioni con cui ha
comminato ad entrambi, ritenendoli debitori solidali, di pagare entro il 18
gennaio 2021 le fatture relative alle decisioni risarcitorie concernenti il
marito rispettivamente il padre, ammontanti a Fr. 34'299,85.
1.3. Con un'unica decisione su
opposizione del 20 aprile 2021 (doc. V/1) la Cassa di compensazione ha respinto
l'opposizione del 1° febbraio 2021 (doc. 2) formulata congiuntamente dagli
eredi dell'assicurato per il tramite dell'allora patrocinatore.
L'amministrazione ha ricordato di avere ritenuto il defunto __________
responsabile del mancato pagamento dei contributi sociali e che le tre
procedure di risarcimento danni avviate nei suoi confronti sono sfociate in
altrettante decisioni, cresciute incontestate in giudicato e divenute quindi
esecutive.
Le successive decisioni del 18 dicembre 2020 emanate nei confronti
dei suoi eredi si basano sull'art. 43 OAVS e sull'art. 560 CC, in virtù dei
quali il debito contributivo passa agli eredi del debitore dei contributi, salvo
eccezioni qui non date.
Ritenuto che la giurisprudenza federale ha stabilito che il debito
risultante dall'art. 52 LAVS passa agli eredi del responsabile che non hanno
rinunciato alla successione, accertato presso la competente Pretura che la
moglie e il figlio sono gli unici eredi del defunto assicurato, gli stessi sono
tenuti singolarmente e in via solidale al pagamento di Fr. 34'299,85.
In merito alla richiesta degli opponenti di ricevere informazioni
sull'esito delle procedure da essa intraprese nei confronti delle altre persone
condannate in solido al risarcimento degli importi in questione, la Cassa non
ha ritenuto adempiuti i presupposti per divulgare dati personali a terzi (art.
50a cpv. 4 lett. b LAVS).
1.4. Il 21 maggio 2021 (doc. I) RI
1 e il figlio RI 2 si sono rivolti al TCA con un unico ricorso avente identico
tenore dell'opposizione, chiedendo di annullare la decisione su opposizione e
di liberarli da ogni obbligo di pagamento.
Essi hanno esposto la giurisprudenza sulla responsabilità di un
organo societario riguardo al mancato pagamento dei contributi sociali e
contestato l'addebito di grave negligenza da parte del marito rispettivamente
padre stanti i suoi importanti disturbi di salute presenti da anni, che l'hanno
portato all'istituzione di una curatela. Egli era stato però indotto da terze
persone a diventare gerente e amministratore di società senza che questa
funzione fosse realmente esercitata a causa del suo grave stato di salute.
Inoltre, gli eredi hanno contestato di doversi fare carico degli importi
richiesti, rilevando che tali somme non erano state trattenute dal de cujus, ma
da altre persone. Pertanto, esse non capiscono per quale motivo il danno
causato alla Cassa da altre persone che si sono approfittate del loro congiunto
debba essere ora risarcito attingendo alla massa ereditaria. I ricorrenti hanno
perciò chiesto all'amministrazione di agire affinché incassi il dovuto da
quelle persone e di informarli sui passi intrapresi nei loro confronti, ma essa
non ha voluto dare alcun riscontro. Non è ammissibile che venga richiesto il
pagamento di un preteso debito solidale con altre persone, ma che poi essi non
possano essere informati se il pagamento del debito sia avvenuto.
1.5. Nella risposta del 14 giugno
2021 (doc. VI) la Cassa CO 1 ha proposto al Tribunale di respingere il ricorso,
ricordando che la sua pretesa creditoria di Fr. 34'299,85 si fonda sulle
decisioni su opposizione emesse in virtù dell'art. 52 LAVS nei confronti del
defunto __________ in relazione a tre società per le quali non sono stati
pagati i contributi sociali.
L'amministrazione ha rilevato che i ricorrenti hanno riproposto le
medesime censure sulle quali essa si è già espressa in merito alla
responsabilità del de cujus e sui motivi di discolpa sollevati dall'interessato
e concernenti il suo stato di salute.
1.6. Gli insorgenti non hanno
prodotto nuovi mezzi di prova (doc. VII).
considerato in diritto
2.1. Il TCA è chiamato a stabilire
se gli eredi di __________ sono tenuti a pagare i contributi sociali da esso
non versati in qualità di organo formale di tre società.
2.2. Nell'evenienza concreta __________,
marito e padre dei ricorrenti, è stato ritenuto solidalmente responsabile dalla
Cassa CO 1 del mancato pagamento di contributi sociali per gli anni 2015 e 2016.
Le relative tre decisioni di risarcimento danni ai sensi dell'art.
52 LAVS promosse il 14 agosto 2019 e il 13 settembre 2019 dalla Cassa nei suoi
confronti in qualità di amministratore unico, presidente del consiglio di
amministrazione o di gerente, in via solidale con altri organi societari, sono
state confermate il 9 gennaio 2020 (docc. 8-10) da tre distinte decisioni su
opposizione, che non sono state impugnate ulteriormente e che sono quindi divenute
esecutive (art. 54 cpv. 1 lett. a LPGA).
__________ non ha versato l'importo di Fr. 34'299,85 dovuto a
titolo di risarcimento danni e, con il suo decesso avvenuto pochi mesi dopo, a
fine 2020 l'amministrazione si è rivolta ai suoi eredi per recuperare questa
somma. La moglie e il figlio hanno contestato che vi sia stata una grave
negligenza da parte del defunto nel mancato pagamento degli oneri sociali, non
essendo egli in grado di gestire gli affari societari a causa degli importanti
disturbi di salute che l'affliggevano.
Il TCA rileva che la questione relativa alla responsabilità di __________
di rispondere del danno cagionato alla Cassa di compensazione per gli anni 2015
e 2016 è stata definitivamente risolta con l'emanazione delle tre decisioni su
opposizione del 9 gennaio 2020, perciò tale censura deve essere dichiarata in
specie inammissibile, non potendo più essere rimesso qui in discussione il
merito di quelle vertenze, ormai cresciute (incontestate) in giudicato. In
quelle occasioni l'assicurato è stato ritenuto debitore dei contributi
paritetici AVS/AI/IPG/AD e AF non versati dalle tre società di cui era organo
formale.
Resta dunque da verificare la legittimità dell'azione rivolta
dalla Cassa di compensazione nei confronti degli eredi legali, i quali hanno sostenuto
che gli importi fatti valere dalla Cassa nei loro confronti vanno piuttosto
pretesi dalle persone che hanno causato il danno e che si sono approfittate del
loro familiare e che sono anch'esse state condannate a risarcire lo scoperto.
2.3. L'art. 560 cpv. 1 CC prevede
che gli eredi acquistano per legge l'universalità della successione dal momento
della sua apertura. A norma dell'art. 560 cpv. 2 CC, salve le eccezioni
previste dalla legge, i crediti, la proprietà, gli altri diritti reali ed il
possesso del defunto passano senz'altro agli eredi, ed i debiti del medesimo
diventano loro debiti personali.
Il diritto delle successioni è retto dal principio della
successione universale. La totalità degli attivi e dei passivi del de cujus
passa agli eredi. Questi ultimi succedono nei crediti e nei debiti del defunto
(Steinauer, Le droit des
successions, Berna 2006, n. 25 pag. 55).
Gli eredi acquisiscono la successione al momento della sua
apertura, ossia immediatamente alla morte del de cujus (c'è, in altre
parole, continuità nella titolarità dei diritti e degli obblighi tra il de
cujus e i suoi eredi). Che lo voglia o meno e anche se ignora il decesso, l'erede
diventa ipso jure titolare dei diritti e degli obblighi del de cujus
con la sua morte. L'acquisizione della successione non dipende da un atto
positivo d'accettazione da parte degli eredi (Steinauer,
op. cit., n. 28 e seguenti pag. 56).
Questi ultimi rispondono personalmente dei debiti del defunto. Se
ci sono più eredi, si assumono una responsabilità solidale (Steinauer, op. cit., n. 37 pag. 58 e
art. 603 CC).
Per questo motivo la legge prevede diversi mezzi per proteggersi;
in particolare la rinuncia della successione, la richiesta del beneficio d'inventario
o la liquidazione d'ufficio (Steinauer,
op. cit., n. 38 pag. 58).
Per l'art. 566 CC gli eredi legittimi ed istituiti possono
rinunciare alla successione loro devoluta. La rinuncia si presume quando l'insolvenza
del defunto al momento dell'aperta successione fosse notoria o risultasse da
atti officiali. Il termine per rinunciare è di tre mesi (art. 567 cpv. 1 CC).
Esso decorre, per gli eredi legittimi, dal momento in cui ebbero conoscenza
della morte del loro autore, a meno che provino di aver conosciuto più tardi l'apertura
della successione; per gli eredi istituiti, dal momento in cui hanno ricevuto
la comunicazione officiale della disposizione che li riguarda.
Giusta l'art. 580 cpv. 1 CC, l'erede che ha facoltà di rinunciare
alla successione può chiedere il beneficio d'inventario. Ogni erede può
chiedere la liquidazione d'ufficio, anziché rinunciare all'eredità od
accettarla con beneficio d'inventario (art. 593 cpv. 1 CC).
Infine, per l'art. 43 OAVS se la persona tenuta a pagare i
contributi muore, gli eredi rispondono solidalmente dei contributi dovuti da
essa fino al giorno del decesso, riservati gli art. 566 CC (rinuncia), 589 CC
(accettazione con beneficio d'inventario) e 593 CC (liquidazione d'ufficio).
2.4. Va ancora evidenziato che con
sentenza 9C_679/2009 del 3 maggio 2010 in ambito di responsabilità ai sensi
dell'art. 52 LAVS, in un caso in cui gli eredi contestavano di dover essere
ritenuti debitori di contributi sociali che al momento del decesso del de cujus
neppure esistevano, l'Alta Corte ha affermato:
" (…)
3.
Oggetto del contendere è in primo luogo proprio
questa questione - giuridica - della trasmissibilità agli eredi degli obblighi di risarcimento danni fondati
sull'art. 52 LAVS e, in secondo luogo, il tema della fondatezza nel merito
della pretesa.
3.1 Anche in sede federale l'insorgente incentra la
propria tesi difensiva sull'inammissibilità di una estensione agli eredi della responsabilità del datore di lavoro ai
sensi dell'art. 52 LAVS. Rileva in particolare che, in assenza di una specifica
base legale - che per contro è prevista dall'art. 12 LIFD per la successione
nei diritti e negli obblighi fiscali del contribuente -, un obbligo fondato sul
diritto pubblico non può trasmettersi per via successoria. Si oppone quindi
ugualmente a un'applicazione, anche solo per analogia, del principio della
successione universale posto dall'art. 560 cpv. 2 CC. A sostegno della sua
posizione richiama diverse tesi dottrinali. Osserva pure che la responsabilità
dell'art. 52 LAVS avrebbe chiari connotati di natura punitiva e che essendo di
natura strettamente personale dovrebbe estinguersi con la morte del colpevole.
Fa inoltre valere che alla data del decesso del marito il debito nemmeno
esisteva e che pertanto gli eredi non avevano
motivo di chiedere il beneficio d'inventario (art. 580 CC). Ritenendo la
pronuncia impugnata contraria alla presunzione di innocenza, al principio di
legalità e al diritto a un processo equo, la ricorrente domanda di rivedere la
prassi in materia sviluppata dal Tribunale federale (delle assicurazioni) e da
ultimo confermata in DTF 129 V 300.
3.2 Secondo il sistema istituito dall'art. 560 cpv.
2 CC, gli eredi acquistano a titolo universale
tutti gli elementi trasferibili del patrimonio del de cuius. Rientrano in
questa categoria l'insieme dei rapporti giuridici che non sono strettamente
legati alla persona del defunto e in particolare quelli derivanti dal diritto
delle obbligazioni. Così, gli eredi riprendono
gli obblighi risultanti da un atto illecito commesso prima del decesso, anche
se il debito non esisteva ancora in quel momento. Poco importa quindi che la
commissione dell'atto illecito e la realizzazione del danno siano intervenute
in date diverse. L'importante è che l'atto illecito sia stato commesso quando
il responsabile era ancora in vita (DTF 103 II 330 consid. 3 pag. 334).
3.3 Come rettamente osservato dalla Corte cantonale,
il Tribunale federale delle assicurazioni ha sempre applicato il principio
della successione ereditaria - istituito per gli obblighi derivanti da un atto
illecito - all'obbligo di risarcimento del datore di lavoro ai sensi dell'art.
52 LAVS. A ben vedere, le basi per tale concezione sono state gettate nel 1970,
allorquando qualificandolo come un principio generale del diritto
(amministrativo) applicabile - in mancanza di espressa disposizione contraria -
anche in ambito LAVS, ha stabilito che il principio della successione
universale si estende(va) ugualmente ai debiti di diritto pubblico nella misura
in cui questi sono di natura patrimoniale (DTF 96 V 72 consid. 1 pag. 74). A
sostegno della sua tesi, la Corte federale aveva ricordato in quella occasione
come tale volontà fosse desumibile anche dall'art. 43 OAVS nella misura in cui
il legislatore federale aveva disposto che, riservati gli articoli 566, 589 e
593 del CC, gli eredi rispondono solidalmente
del pagamento dei contributi dovuti fino al giorno del decesso se la persona
tenuta a pagare i contributi muore.
Questa posizione è quindi stata confermata nel 1993
in DTF 119 V 165, in cui il Tribunale federale delle assicurazioni ha ribadito
che il debito risultante dall'art. 52 LAVS passa agli eredi
del responsabile che non abbiano rinunciato alla successione. Sei anni più
tardi, la stessa Corte ha ribadito i concetti precedentemente sviluppati
precisando che l'obbligo risarcitorio dell'art. 52 LAVS passa agli eredi che hanno accettato l'eredità
indipendentemente dal fatto che la decisione amministrativa di riparazione del
danno sia stata emessa prima o dopo il decesso del datore di lavoro
responsabile. Parimenti ha sottolineato che, dal profilo dell'AVS, la questione
della copertura di un danno non riveste alcun carattere penale (sentenza H 279/97 del 14 giugno 1999 consid. 3a, in SVR 2000 AHV n. 16 pag. 49). Da
ultimo, il Tribunale federale delle assicurazioni ha confermato la propria
prassi in materia nel 2003 in DTF 129 V 300,
in cui ha ribadito che l'obbligo di risarcire il danno giusta l'art. 52 LAVS a
dipendenza della responsabilità del de cuius per la sua qualità di organo della
persona giuridica fallita si trasferisce agli eredi.
3.4 È vero, come osserva G. nel suo ricorso, che
parte della dottrina (segnatamente: Ivo Schwander, in Basler Kommentar, 3a ed.,
2007, n. 8 all'art. 560 CC) sembrerebbe sostenere la tesi contraria, in base
alla quale, in mancanza di una espressa base legale, gli obblighi di diritto
pubblico del de cuius non si trasmettono agli eredi.
Tuttavia, tale tesi non fa l'unanimità. Anzi, vi sono numerosi autori che
sostengono (implicitamente) la posizione assunta dal Tribunale federale delle
assicurazioni nella predetta prassi.
Così per Tarkan Göksu (in Handkommentar zum
Schweizer Privatrecht, 2007, n. 11 all'art. 560 CC) i
debiti pecuniari di diritto pubblico già scaduti al momento del decesso o che
sono comunque stati definiti per un periodo precedente al decesso sono soggetti
alla successione universale perché non vi sarebbe valido motivo per trattarli
diversamente dai crediti di diritto pubblico (cfr. ad esempio la sentenza
1C_106/2008 del 24 settembre 2008 consid. 6.3.4, in Zbl 109/2008 pag. 614,
in relazione alla trasferibilità agli eredi
della pretesa per torto morale fondata sulla legge concernente l'aiuto alle
vittime di reati) o dai debiti di diritto privato. Similmente, André Grisel (A
propos de la succession en droit public: le transfert des droit et des
obligations des administrés, in Miscellanea Henri Zwahlen, 1977, pag. 297
segg., pag. 321) osserva che in mancanza di norme di diritto pubblico, le
disposizioni di diritto privato si applicano per analogia al trasferimento, per
causa di morte, delle pretese e degli obblighi pubblici. Anche Jean Nicolas
Druey (Grundriss des Erbrechts, 5a ed. 2002, § 13 n. 20) sembra di principio
sposare la tesi della trasferibilità (ereditaria) delle posizioni di diritto
pubblico. E pure Hans Michael Riemer (Vererblichkeit und Unvererblichkeit von
Rechten und Pflichten im Privatrecht und im öffentlichen Recht, in recht 2006
pag. 26 segg., pag. 31), citato dalla ricorrente a sostegno della propria
posizione, in realtà non si oppone, in assenza di regolamentazione specifica, a
un'applicazione per analogia dell'art. 560 cpv. 2 CC nel diritto pubblico se
tale applicazione non contrasta con (altri) principi del diritto pubblico.
3.5 Di conseguenza, anche alla luce di questi pareri
dottrinali, il fatto che l'art. 12 LIFD preveda espressamente la successione
fiscale degli eredi per i diritti e gli
obblighi del contribuente (ma non per le sanzioni a carattere penale: cfr.
sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Letter-Schwanz
contro Svizzera del 29 agosto 1997, Recueil CourEDH 1997-V pag. 1509, n. 53),
non significa necessariamente che, in assenza di un'espressa base legale, l'art.
560 cpv. 2 CC non possa applicarsi per analogia alla responsabilità del datore
di lavoro di cui all'art. 52 LAVS.
3.6 Del resto non va dimenticato che l'art. 52 LAVS
costituisce una norma speciale del diritto federale sulla responsabilità.
Infatti, il datore di lavoro - con l'obbligo di riscossione, di versamento e di
conteggio dei contributi paritetici - assume una posizione di organo esecutivo
in diversi settori del diritto assicurativo sociale federale. Esso soggiace
pertanto al diritto federale sulla responsabilità. Per questa ragione, sebbene
la legge sulla responsabilità della Confederazione, dei membri delle autorità
federali e dei funzionari federali del 14 marzo 1958 (LResp; RS 170.32)
concerna la responsabilità della Confederazione nei confronti di terzi
danneggiati, mentre l'art. 52 LAVS abbia per oggetto la responsabilità interna
del datore di lavoro responsabile, le norme generali della LResp vanno prese in
considerazione anche ai fini interpretativi dell'art. 52 LAVS (DTF 122 V 185 consid.
3b pag. 187; 114 V 219 consid. 3b pag. 220 con riferimenti). Ciò vale pure nel
caso in cui il diritto sulla responsabilità nell'AVS non disciplini una determinata
questione giuridica. In particolare, sono applicabili per analogia le
disposizioni del CO sulle obbligazioni derivanti da atti illeciti (art. 9 cpv.
1 LResp). Anche per questo motivo, dunque, l'applicabilità - anche solo per
analogia e altrimenti pacifica per le normali obbligazioni derivanti da atto
illecito (v. sopra, consid. 3.2) - dell'art. 560 cpv. 2 CC alla presente
fattispecie non appare errata.
3.7 In tali circostanze, non si
realizzano i presupposti per procedere a un cambiamento di giurisprudenza e per
scostarsi dalla costante prassi in materia. Per essere compatibile con il
principio della parità di trattamento sancito dall'art. 8 cpv. 1 Cost. un
cambiamento di giurisprudenza deve infatti fondarsi su motivi oggettivi, quali
una conoscenza più approfondita dell'intenzione del legislatore, la modifica
delle circostanze esterne o un cambiamento della concezione giuridica (v. DTF
134 V 359 consid. 8.1 pag. 366 con riferimenti). Secondo la giurisprudenza non
potrebbe in effetti essere mantenuta una prassi che si sia rivelata erronea o
la cui applicazione abbia condotto a ripetuti abusi (DTF 133 V 37 consid. 5.3.3
pag. 39; 132 V 357 consid. 3.2.4.1 pag. 360 e riferimenti). Per quanto poc'anzi
esposto, queste condizioni non sono date.".
2.5. Questi concetti
sono stati ripresi nelle Direttive sulla riscossione dei contributi nell'AVS,
nell'AI e nelle IPG (DRC), edite dall'Ufficio federale delle assicurazioni
sociali, valide dal 1° gennaio 2021, stato al 1° gennaio 2021, al capitolo 5.2
sul Trasferimento del debito contributivo per via di successione.
Per il N. 1060 DRC, il debito contributivo passa agli eredi del
debitore dei contributi, secondo le regole del diritto successorio e per
successione universale (art. 560 CC). Gli eredi assumono la situazione
giuridica del debitore defunto (art. 43 OAVS).
Giusta il N. 1061 DRC, gli eredi sono solidalmente responsabili
dei contributi dovuti dal defunto fino al suo decesso (art. 560 cpv. 2 CC).
Possono difendersi in via giudiziaria.
Secondo il N. 1062 DRC, sono fatti salvi i casi in cui gli eredi
rinunciano alla successione (art. 566 segg. CC), accettano la successione
soltanto con beneficio d'inventario (art. 588 segg. CC) o chiedono la
liquidazione d'ufficio (art. 593 segg. CC).
Tuttavia, con la rendita vedovile, anche in caso di rinuncia alla
successione, possono essere compensati i contributi personali dovuti dal
coniuge defunto o dal partner registrato defunto, ma non i contributi paritari
di cui il defunto era debitore in qualità di datore di lavoro (N. 1063 DRC).
In virtù del N. 1064 DRC, il fatto che i contributi dovuti non
siano stati fissati mediante decisione prima del decesso non ha alcuna
influenza sul trasferimento del debito contributivo agli eredi.
Infine, considerato il carattere accessorio della pretesa di
interessi di mora, gli eredi tenuti a rispondere solidalmente del pagamento dei
contributi relativi alle assicurazioni sociali secondo l'art. 43 OAVS devono
rispondere anche degli interessi di mora dovuti su tali contributi (N. 1065
DRC).
2.6. In concreto, alla luce della
giurisprudenza federale riprodotta e rilevato che l'11 dicembre 2020 (doc. 5A)
la Pretura di __________ ha comunicato alla Cassa di compensazione che gli unici
eredi del defunto __________ sono la moglie RI 1 e il figlio RI 2, in
applicazione dell'art. 43 OAVS è a giusta ragione che l'amministrazione ha
chiesto loro il pagamento dei contributi sociali rimasti insoluti.
Infatti, quali eredi legali i ricorrenti, non avendo fatto capo a
nessuna delle possibilità loro concesse dagli artt. 566 CC (rinuncia), 589 CC
(accettazione con beneficio d'inventario) e 593 CC (liquidazione d'ufficio)
hanno acquisito, ex lege, di principio, la totalità degli attivi e dei passivi
della successione relitta dal defunto __________ e pertanto rispondono, salvo
eccezioni, dei debiti della stessa con tutto il loro patrimonio (STCA
30.2012.12 dell'8 ottobre 2012, consid. 2.5).
Fatti
I ricorrenti non possono perciò sfuggire al pagamento dei debiti
della successione relitta. In queste condizioni, è a giusta ragione che la
Cassa di compensazione ha chiesto agli eredi di pagare, in via solidale, gli
importi in arretrato del defunto marito/padre.
2.7. In merito alla richiesta
degli insorgenti affinché la Cassa si attivi nei confronti degli altri debitori
solidali per recuperare i contributi non ancora versati a titolo di
risarcimento danni, va rilevato che l'art. 52 cpv. 1 LAVS dispone che il datore
di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando, intenzionalmente
o per negligenza grave, le prescrizioni dell'assicurazione.
Giusta l'art. 52 cpv. 2 LAVS se il datore di lavoro è una persona
giuridica, rispondono sussidiariamente i membri dell'amministrazione e tutte le
persone che si occupano della gestione o della liquidazione. Se più persone
sono responsabili dello stesso danno, esse rispondono solidalmente per l'intero
danno.
La cassa di compensazione competente fa valere il diritto al
risarcimento del danno mediante decisione formale (art. 52 cpv. 4 LAVS).
La Cassa di compensazione ha in effetti emanato tre decisioni di
risarcimento danni (il 14 agosto 2019 e il 13 settembre 2019) nei confronti di __________,
per un importo totale dovuto di Fr. 34'299,85. Per due delle tre società per le
quali egli non ha versato i contributi AVS/AI/IPG/AD e AF, l'amministrazione
l'ha ritenuto debitore in via solidale con altre persone e ciò conformemente al
citato art. 52 cpv. 2 LAVS.
Per quanto concerne la solidarietà e la responsabilità dei
debitori, l'art. 144 cpv. 1 CO dispone che il creditore può a sua scelta
esigere da tutti i debitori solidali o da uno di essi tutto il debito od una
parte soltanto.
Inoltre, per l'art. 144 cpv. 2 CO tutti i debitori restano obbligati
finché sia estinta l'intera obbligazione.
Nel 2019 e nel 2020 la Cassa di compensazione ha stabilito che __________
era tenuto, solidalmente, al pagamento dei contributi sociali rimasti impagati
nella misura di Fr. 34'299,85.
Con il suo decesso, verso fine 2020 l'amministrazione ha preteso
dai suoi eredi legali il versamento del medesimo importo. Ciò significa che,
fino a quel momento, il debito contributivo non era ancora stato saldato né in
parte né totalmente non solo dal diretto interessato, ma neppure dai suoi
debitori solidali.
Con la risposta di causa l'amministrazione ha confermato che l'importo
da restituire dai ricorrenti, in via solidale, è rimasto immutato ed è di complessivi
Fr. 34'299,85.
Ne discende che, fino a quel momento, dagli altri debitori
Considerandi
solidali del marito/padre la Cassa non ha verosimilmente recuperato alcunché.
Qualora riuscisse nell'intento, è evidente che essa non si arricchirà
incassando i contributi insoluti sia dagli attuali ricorrenti sia dai debitori
solidali del de cujus, altrimenti violerebbe il senso e lo scopo dell'art. 52
LAVS e dell'art. 144 CO.
2.8
A quest'ultimo riguardo, è
corretto che l'amministrazione non abbia fornito ragguagli più dettagliati ai
qui ricorrenti, ritenuto come, in deroga all'obbligo di mantenere il segreto
nei confronti di terzi (art. 33 LPGA), senza che i diretti interessati abbiano
dato il loro consenso scritto non è possibile per l'amministrazione divulgare i
dati personali degli altri debitori solidali elencati nelle decisioni di
risarcimento danni (art. 50a cpv. 4 lett. b primo periodo LAVS).
Nemmeno vi sono motivi per presumere che la comunicazione di
queste informazioni sia nell'interesse della moglie e del figlio del defunto
debitore (art. 50a cpv. 4 lett. b secondo periodo LAVS), giacché non va
dimenticato che tutti i debitori restano obbligati finché sia estinta l'intera
obbligazione (art. 144 cpv. 2 CO). È quindi soltanto quando sarà riuscita ad
incassare l'intero ammontare stabilito a titolo di risarcimento danni giusta
l'art. 52 LAVS che la Cassa di compensazione potrà ritenere saldato il debito
di __________ e dunque ritenere liberati i suoi eredi da ogni obbligo
risarcitorio.
2.9
Sulla scorta di quanto
precede, la decisione impugnata deve essere confermata e il ricorso, nella
misura in cui è ricevibile, va integralmente confermato.
2.10
Il 1° gennaio 2021 è entrata
in vigore una modifica della LPGA. L'art. 61 lett. a
LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice, rapida e, di
regola pubblica, ma non più anche gratuita per le parti.
Dalla medesima data è entrato in vigore l'art. 61 lett. fbis
LPGA, secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura
è soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola
legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che
ha un comportamento temerario o sconsiderato.
Il Tribunale federale, nella sentenza 8C_265/2021 del 21 luglio
2021, al considerando 4.4.1 ha evidenziato che “(…)
eliminando il principio della gratuità generalizzata di cui all'art. 61 lett. a
LPGA, il legislatore federale non ha voluto imporre in maniera generalizzata
per tutta la Svizzera l'applicazione di spese giudiziarie al di fuori del campo
di applicazione dell'art. 61 lett. fbis LPGA, ma ha lasciato ai Cantoni la
libertà di disciplinare la questione. Nulla impedisce a un Cantone in tale
contesto di prevedere la gratuità della procedura integralmente o soltanto per
alcune controversie (FF 2018 1334; BU 2018 S 668 segg; BU 2019 N 329 segg.). Se
però un Cantone desidera imporre spese al di fuori del campo di applicazione
dell'art. 61 lett. fbis LPGA, trattandosi di un tributo causale, deve prevedere
una base legale formale chiara ed esplicita (art. 127 Cost.; DTF 145 I 52
consid. 5.2; 143 I 227 consid.
4.3.1; 124 I 241 consid. 4a, con riferimenti; UELI KIESER, Kommentar zum
Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG,
2020, n. 209 ad art. 61 LPGA).".
Nel Cantone Ticino vige tuttora il principio della gratuità
generalizzata (STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 consid. 4.4.3), perciò ne discende
che nel presente caso non si riscuotono spese giudiziarie.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso, nella misura in
cui è ricevibile, è respinto.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata
la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti