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Decisione

30.2022.12

Riconsiderazione di una decisione di fissazione dei contributi paritetici poiché gli assegni familiari anticipati non erano dovuti

5 settembre 2022Italiano27 min

curatrice, viste le ristrettezze economiche in cui si trovava la defunta __________,

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

30.2022.12-13

cs

Lugano

5 settembre 2022

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto

dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 15 giugno 2022 di

1. RI

1

2. RI

2

2. rappr. da: RA 1

contro

le decisioni su opposizione del 22 maggio 2022 emanate da

CO 1

in materia di contributi AVS

ritenuto, in fatto

1.1. __________, nata nel 1935 e deceduta

il __________ 2020, è stata affiliata dalla Cassa CO 1, a partire dal 1°

settembre 2015, quale datrice di lavoro per il personale domestico. Dal mese di

aprile 2016 l’interessata aveva alle sue dipendenze, quale aiuto domestico e badante,

__________ (doc. 1, doc. 7/7 e doc. 11).

1.2. Il 14 gennaio 2019 la Cassa __________

ha stabilito che __________ avrebbe avuto diritto ad un assegno di fr. 250 per

il figlio __________ dal 1° agosto 2017 al 31 dicembre 2018 e di fr. 200 per il

figlio __________ dal 1° agosto 2017 al 30 settembre 2018 (doc. 11).

1.3. Il 19 dicembre 2019 __________ ha sottoscritto

la dichiarazione dei salari e degli assegni familiari per l’anno 2019,

indicando di aver versato a __________ salari pari a fr. 26'781.-- ed assegni

familiari anticipati pari a fr. 3'600.-- (doc. 2).

1.4. Il 9 gennaio 2020 la Cassa CO 1 ha

emanato la fattura di chiusura dei contributi paritetici per il 2019 per un

importo complessivo a favore dell’amministrazione, tenuto conto degli assegni

familiari anticipati, di fr. 1'114.25 (doc. 3).

1.5. Il 18 agosto 2020 l’amministrazione

ha emesso la fattura di chiusura dei contributi paritetici per il periodo dal

1° gennaio 2020 al 31 agosto 2020, per un importo a favore della Cassa di fr.

431.75.

1.6. In data 14 giugno 2021

l’amministrazione si è rivolta alla defunta __________, chiedendole il pagamento

dell’importo di fr. 3'600.--, poiché __________ nel 2019 non ha avuto diritto

agli assegni familiari (doc. 4). Il 22 febbraio 2022 la fattura di rettifica è

stata inoltrata a RI 2 ed a RI 1, in qualità di eredi (doc. 5 e 6).

1.7. In seguito alle contestazioni

sollevate dagli eredi, con due distinte decisioni di fissazione dei contributi

del 7 aprile 2022 (doc. 8 e 9), confermate da due decisioni su opposizione del

20 maggio 2022, la Cassa CO 1 ha ribadito l’obbligo per gli interessati di pagare

l’importo di fr. 3'600.--, ritenuto che __________ nel 2019 non ha avuto

diritto agli assegni familiari.

1.8. RI 1 e RI 2, quest’ultima

rappresentata dalla curatrice RA 1, sono insorti al TCA contro le predette

decisioni su opposizione, con un unico ricorso tramite il quale ne domandano

l’annullamento.

Fatti

I ricorrenti affermano che la

curatrice, viste le ristrettezze economiche in cui si trovava la defunta __________,

ha contattato telefonicamente l’__________ per chiedere maggiori delucidazioni

circa il pagamento anticipato degli assegni familiari. L’interlocutore le avrebbe

proposto di dedurre gli assegni dovuti dai conteggi trimestrali dei contributi

sociali.

La curatrice, che si occupava

della contabilità della defunta __________, sostiene di non essere è mai stata

informata che gli assegni non erano più dovuti nel 2019 e non poteva esserne al

corrente poiché essi sono stati dedotti trimestralmente dai conteggi dei

contributi sociali per i primi tre trimestri del 2019, consecutivi alla

decisione di sospensione dei versamenti.

La polizza di versamento

prestampata, unita ai conteggi dei contributi, presentava un saldo a favore

dell’__________ dopo deduzione degli assegni familiari e veniva utilizzata per

effettuare il pagamento del saldo calcolato dalla stessa Cassa.

Secondo i ricorrenti il pagamento

degli assegni familiari da parte della curatrice non è mai stato anticipato, ma

pagato dopo ricezione dei conteggi trimestrali e senza essere al corrente della

cessazione del diritto.

Per gli insorgenti l’errore

iniziale è da attribuire __________ che non sembra aver avvisato la Cassa CO 1 che

ha continuato a dedurre gli assegni familiari dai suoi conteggi, che non ha

informato la curatrice della cessazione del diritto e che non dovrebbe di

conseguenza chiedere agli eredi la riscossione degli importi versati a __________.

I ricorrenti evidenziano inoltre

che la notifica della chiusura dei contributi per l’anno 2019 è avvenuta 7 mesi

e mezzo dopo la fine del 2019, che la fattura di rettifica è stata emessa il 14

giugno 2021, ossia un anno e mezzo dopo la chiusura dei conti e un anno dopo il

decesso di __________. Secondo gli insorgenti tutta la pratica è stata gestita

in modo inadeguato e basata su errori interni all’__________.

La modalità di pagamento degli

assegni familiari adottata dall’__________ (deduzione dai contributi sociali

dovuti trimestralmente degli assegni anticipati) sarebbe inusuale e non verrebbe

praticata nella prassi corrente che invece prevede l’anticipo degli assegni

familiari da parte del datore di lavoro.

I bonifici alla badante

comprovano che gli assegni familiari non sono stati indebitamente anticipati,

ma pagati solo dopo ricezione degli accrediti che, per la curatrice,

presumevano la legalità della deduzione degli stessi dai conteggi trimestrali.

Se il pagamento e/o l’eventuale anticipo degli assegni familiari non può essere

attribuito alla Cassa CO 1, ma esclusivamente __________ __________, gli eredi

non capiscono per quale motivo la pratica non sia stata sin dall’inizio

trasmessa alla Cassa per gli assegni familiari. La curatrice doveva essere

avvisata tempestivamente, ossia al momento della cessazione del diritto di

percepire gli assegni familiari.

In conclusione secondo gli

insorgenti, le decisioni su opposizione impugnate vanno annullate perché è

mancata l’informazione al datore di lavoro, attraverso la curatrice, della

cessazione del diritto alla prestazione, dopo la cessazione del diritto la

stessa è stata ancora accreditata per tre trimestri consecutivi sui conteggi

degli oneri sociali, la cessazione del diritto non è apparentemente stata

notificata dalla Cassa per gli assegni familiari all’ufficio competente per i

conteggi trimestrali dei contributi paritetici, è mancata l’informazione fra i

diversi uffici dell’__________ sia in merito all’avvenuta istituzione della

curatela nei confronti della datrice di lavoro, sia per l’annuncio del decesso

della stessa, informazioni inoltrate tempestivamente all’__________ dalla

curatrice.

1.9. Con risposta dell’8 luglio 2022 la

Cassa CO 1 propone la reiezione del ricorso, riconfermandosi nelle decisioni su

opposizione impugnate e ribadendo che nessuna autorità ha confermato alla

datrice di lavoro, fu __________, che la sua dipendente avrebbe avuto diritto

agli assegni familiari per l’anno 2019 (doc. III). La deduzione degli assegni

familiari dall’importo dovuto a titolo di contributi paritetici (sia per gli

acconti trimestrali che per il conguaglio) viene fissata in base alle

dichiarazioni del datore di lavoro e tale compensazione non può assurgere a

decisione di riconoscimento deli assegni familiari, poiché non è di competenza

della Cassa di compensazione __________. L’amministrazione evidenzia che

l’importo riconosciuto alla dipendente __________ dalla sua datrice di lavoro

non può essere equiparato ad una prestazione e se del caso, se l’ex dipendente

non restituisce l’importo ai ricorrenti, tale somma dovrà essere contabilizzata

come salario aggiuntivo riconosciutole dalla datrice di lavoro, comportando

un’ulteriore modifica del calcolo dei contributi paritetici.

1.10. Il 18 luglio 2022 gli insorgenti

hanno ribadito che la procedura di pagamento degli assegni familiari a __________

che prevedeva il versamento degli stessi alla beneficiaria solo dopo la

deduzione del corrispettivo importo dalla fattura dei contributi AVS dovuti sul

suo stipendio di badante è stata telefonicamente direttamente concordata con un

funzionario dell’__________ per tenere contro della particolare situazione

finanziaria della datrice di lavoro che non avrebbe avuto la possibilità di

anticipare l’assegno mensile. Essi chiedono che la Cassa confermi in questa

sede l’agire dei propri funzionari ai quali la curatrice si è rivolta per avere

le necessarie direttive circa il modo di procedere nella pratica degli assegni

familiari. I versamenti degli assegni familiari a __________ non sono avvenuti

a scadenze mensili con lo stipendio ma solo dopo deduzione dei rispettivi

importi dalle fatture dei contributi ed il versamento è cessato non appena le

fatture non contemplavano più tale deduzione. La Cassa non ha portato alcuna

prova circa il fatto che la datrice di lavoro sia stata informata della

cessazione del diritto agli assegni che però hanno continuato ad essere dedotti

dai conteggi trimestrali e versati alla beneficiaria anche dopo la decisione

negativa da parte dell’Ufficio degli assegni familiari.

1.11. L’11 agosto 2022 la Cassa si è

riconfermata nella risposta di causa (doc. VII). L’amministrazione rileva che

la sua prassi riferita alla fatturazione dei contributi d’acconto è rodata da

tempo e le fatture d’acconto inoltrate ai datori di lavoro – il cui importo

dipende dai valori da essi indicati (art. 35 cpv. 1 e 2 OAVS) – non può certo

assurgere ad una decisione di concessione degli assegni familiari per i

dipendenti, già solo perché la Cassa non è l’autorità competente per

procedervi. In concreto la datrice di lavoro ha corrisposto a __________

l’importo di fr. 3'600.-- che a suo dire corrisponderebbe agli assegni

familiari che le spettavano per l’anno 2019. La Cassa __________ non ha mai

riconosciuto alla dipendente tale diritto per il 2019. L’amministrazione

sostiene che quand’anche la datrice di lavoro non avesse ricevuto la decisione

del 14 gennaio 2019 relativa al diritto agli assegni familiari della dipendente

per gli anni 2017 e 2018 (e allora non si comprenderebbe per quale motivo ha

anticipato assegni familiari), ciò varrebbe a maggior ragione per il 2019,

ritenuto come per quell’anno non è mai stata emanata alcuna decisione. Per cui

l’anticipo degli assegni familiari è avvenuto a proprio rischio della datrice

di lavoro.

1.12. Il 20 agosto 2022 i ricorrenti hanno

ribadito che la prassi adottata è stata concordata telefonicamente con il

funzionario della Cassa che comprende __________, di cui tuttavia non si

conoscono gli estremi e dunque non è possibile presentare prove dell’avvenuto

colloquio (doc. IX). Secondo gli insorgenti è evidente che il funzionario dell’__________

al quale la curatrice si è rivolta in buona fede sottoponendogli il fatto che

la datrice di lavoro non era in grado di anticipare gli assegni familiari sia

andato, anche se in buona fede, oltre le proprie competenze proponendole una

procedura diversa. Essi ribadiscono la richiesta secondo cui la Cassa deve

confermare l’agire dei propri funzionari. Il fatto che gli assegni familiari

siano stati accreditati sui conteggi trimestrali è stato interpretato come la

conferma che gli stessi fossero regolari e dovuti fintanto che non fosse giunta

la revoca del diritto. La curatrice non è mai stata avvisata della cessazione

del diritto. La Cassa CO 1 afferma di non essere quella competente, tuttavia è

lei che allestisce i conteggi e dovrebbe essere immediatamente informata della

revoca del diritto degli assegni familiari al momento in cui l’ufficio

competente prende tale decisione. Del resto, ad un certo punto gli anticipi non

sono più apparsi nei conteggi e la datrice di lavoro non li ha più versati alla

beneficiaria. Se la Cassa non viene informata della cessazione del diritto

degli assegni, gli insorgenti si chiedono come poteva saperlo la curatrice che

ha agito in buona fede e senza nemmeno immaginare che il pagamento degli stessi

potesse essere un rischio. Il fatto che non sia stata emanata una decisione di

diritto degli assegni familiari dovrebbe confermare che la curatrice non poteva

essere al corrente della revoca della precedente decisione.

Inoltre il reclamo degli importi

versati erroneamente dalla datrice di lavoro è stato inoltrato agli eredi il 22

febbraio 2022, ossia oltre due anni dopo il decesso di __________ che era stato

annunciato tempestivamente e oltre tre anni dopo la cessazione del diritto agli

assegni. Se gli eredi fossero stati avvisati per tempo dell’ulteriore debito di

fr. 3'600.--, avrebbero anche potuto decidere di rinunciare all’eredità di fu __________

nel qual caso la presente procedura sarebbe già conclusa con un nulla di fatto

o non sarebbe neppure iniziata.

1.13. Lo scritto del 20 agosto 2022 è

stato trasmesso alla Cassa, per conoscenza, in data 22 agosto 2022 (doc. X).

in diritto

Considerandi

2.1

Oggetto

del contendere è la riconsiderazione (cfr. doc. 8 e doc. 9, pag. 2) della

decisione (informale) della Cassa del 18 agosto 2020 (doc. 7/2e; recte: 9

gennaio 2020, doc. 3, cfr. consid. 2.5) tramite la quale l’amministrazione ha

emesso la fattura di chiusura dei contributi paritetici per il 2019, deducendo

dall’importo complessivo dovuto di fr. 4'966.30, anche l’ammontare di fr. 3'600.--

pari agli assegni familiari (non dovuti) versati dalla datrice di lavoro, fu __________,

alla propria dipendente.

2.2

Preliminarmente

va rammentato che secondo l’art. 14 cpv. 1 LAVS i contributi del

reddito proveniente da un'attività lucra­tiva dipendente sono dedotti da ogni

paga e devono essere versati periodicamente dal datore di lavoro insieme al suo

contri­buto.

Di regola, i datori

di lavoro pagano i contributi alla Cassa di compensazione ogni mese o, se la

somma dei salari non supera i 200'000 franchi, ogni trimestre (art. 34 cpv. 1

lett. a OAVS). I datori di lavoro che applicano la procedura semplificata

secondo gli articoli 2 e 3 della legge del 17 giugno 2005 contro il lavoro nero

(LLN), una volta all’anno (art. 34 cpv. 1 lett. c OAVS).

In casi motivati,

per le persone tenute a pagare i contributi secondo il capoverso 1 lettere a e

b il cui contributo annuo versato all’assicurazione per la vecchiaia,

superstiti e l’invalidità e l’indennità per perdita di guadagno non supera i

3000.

franchi, la cassa di compensazione può stabilire periodi di pagamento più

lunghi ma non superiori a un anno (art. 34 cpv. 2 OAVS).

Secondo l’art. 34

cpv. 3 OAVS i contributi devono essere pagati entro dieci giorni dalla scadenza

del periodo di pagamento. In caso di procedura semplificata secondo gli

articoli 2 e 3 LLN, i contributi vanno pagati entro 30 giorni a contare dalla

fatturazione.

Le persone che non

pagano i contributi ai quali sono tenute o non consegnano il conteggio relativo

ai contributi paritari entro i termini prescritti, devono essere immediatamente

diffidate per scritto dalla cassa di compensazione (art. 34a cpv. 1 OAVS). Con

la diffida è addossata all’interessato una tassa da 20 a 200 franchi (art. 34a

cpv. 2 OAVS).

I conteggi dei datori

di lavoro contengono le indicazioni necessarie per la registrazione dei

contributi e la loro iscrizione nel conto individuale (art. 36 cpv. 1 OAVS). I

datori di lavoro devono conteggiare i salari entro 30 giorni dal termine del

periodo di conteggio (art. 36 cpv. 2 OAVS). Il periodo di conteggio comprende

l’anno civile. Qualora i contributi siano pagati conformemente all’articolo 35

capoverso 3, il periodo di conteggio corrisponde al periodo di pagamento (art.

36.

cpv. 3 OAVS).

La cassa di

compensazione, basandosi sul conteggio, procede alla compensazione fra i

contributi d’acconto pagati e i contributi effettivamente dovuti. I contributi

scoperti vanno pagati entro 30 giorni a contare dalla fatturazione. I

contributi eccedenti vengono restituiti o compensati dalla cassa di

compensazione (art. 36 cpv. 4 OAVS).

Se entro il termine

fissato non sono fornite le indicazioni necessarie per il regolamento dei conti

oppure non sono pagati i contributi al datore di lavoro o quelli dei salariati,

la cassa di compensazione deve fissare i contributi dovuti mediante tassazione

d’ufficio (art. 38 cpv. 1 OAVS). La cassa di compensazione è autorizzata a

emanare una decisione di tassazione in base a un esame sul posto della

situazione. Può, nel caso di tassazione d’ufficio nel corso dell’anno, basarsi

sulla somma dei salari presumibile e procedere al regolamento definitivo dei

conti soltanto dopo la fine dell’anno (art. 38 cpv. 2 OAVS). Le spese causate

dalla tassazione d’ufficio possono essere messe a carico dell’inadempiente

(art. 38 cpv. 3 OAVS).

Va ancora

rammentato che per l’art. 15 cpv. 2 LAFam gli assegni familiari sono di regola

versati tramite il datore di lavoro ai salariati che vi hanno diritto.

Secondo l’art. 6

cpv. 1 della legge cantonale sugli assegni di famiglia il salariato inoltra una

richiesta alla Cassa di compensazione per gli assegni familiari presso il quale

è affiliato il datore di lavoro. La decisione è trasmessa in copia al datore di

lavoro del salariato (art. 6 cpv. 3) e il datore di lavoro versa il rispettivo

assegno al suo salariato unitamente al salario (art. 6 cpv. 4).

2.3

In concreto, dalla

documentazione prodotta dalle parti emerge che il 14 gennaio 2019 la Cassa __________

ha stabilito che __________ avrebbe avuto diritto ad un assegno di fr. 250 per

il figlio __________ dal 1° agosto 2017 al 31 dicembre 2018 e di fr. 200 per il

figlio __________ dal 1° agosto 2017 al 30 settembre 2018 (doc. 11). La

decisione è stata trasmessa alla datrice di lavoro. La curatrice afferma

tuttavia di non averla ricevuta (doc. I).

Dalle tavole processuali si

evince poi che la Cassa CO 1 ha emesso nel 2019 4 distinte fatture d’acconto

trimestrali per i contributi paritetici in seguito alle quali nel calcolo dei

contributi ha dedotto l’importo di fr. 1'200 a titolo di “AF anticipati per

salariati” (doc. 3a, 3b, 3c e 3d).

Il 19 dicembre 2019 la defunta __________

ha sottoscritto la dichiarazione dei salari e degli assegni familiari per

l’anno 2019, indicando di aver versato a __________ salari pari a fr. 26'781 ed

assegni familiari anticipati pari a fr. 3'600.-- (doc. 2).

Il 9 gennaio 2020 la Cassa CO 1

ha emanato la fattura di chiusura dei contributi paritetici per il 2019 per un

importo complessivo a favore dell’amministrazione, tenuto conto dell’importo di

fr. 3'600.-- degli assegni familiari anticipati, di fr. 1'114.25 (doc. 3).

Il 18 agosto 2020

l’amministrazione ha emesso la fattura di chiusura dei contributi paritetici

per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 31 agosto 2020, per un importo a favore

della Cassa di fr. 431.75 (doc. 7/2e).

In data 14 giugno 2021

l’amministrazione si è rivolta alla defunta __________, rettificando la fattura

dei contributi paritetici del 9 gennaio 2020 relativa al 2019 e chiedendo il

pagamento dell’importo di fr. 3'600, poiché __________ nel 2019 non ha avuto

diritto agli assegni familiari (doc. 4).

Il 22 febbraio 2022 la fattura di

rettifica è stata inoltrata a RI 2 ed a RI 1, in qualità di eredi (doc. 5 e 6).

Con due distinte decisioni di

fissazione dei contributi del 7 aprile 2022 (doc. 8 e 9), confermate da due

decisioni su opposizione del 20 maggio 2022 (doc. 12 e 13), la Cassa CO 1 ha

ribadito l’obbligo per gli eredi di versare l’importo di fr. 3'600.--, ritenuto

che __________ nel 2019 non ha avuto diritto agli assegni familiari.

2.4

L’amministrazione può

riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato formale, che non è stata

oggetto di un controllo giudiziario, se essa è senza dubbio errata e la

correzione ha un’importanza rilevante (art. 53 cpv. 2 LPGA; cfr. anche la STF U 409/06 del 25 giugno 2007).

Soggiacciono

alla riconsiderazione anche le decisioni informali emesse ai sensi dell’art. 51

cpv. 1 LPGA secondo cui le prestazioni, e crediti e le ingiunzioni che non sono

contemplati nell’art. 49 capoverso 1 possono essere sbrigati con una procedura

semplificata (U. Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil

des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a edizione, Zurigo, Basilea, Ginevra 2020,

n. 52 ad art. 53).

Per

determinare se è possibile riconsiderare una decisione in quanto manifestamente

erronea, occorre fondarsi sulla situazione giuridica esistente al momento della

sua pronuncia, prendendo in considerazione la prassi allora in vigore (DTF 125

V 383 consid. 3 pag. 389 con riferimenti), tenuto conto del fatto che un

cambiamento di prassi o di giurisprudenza non giustifica di regola una

riconsiderazione (DTF 117 V 8 consid. 2c pag. 17; 115 V 308 consid. 4a/cc pag.

314). Per motivi legati alla sicurezza giuridica e per evitare che la

riconsiderazione diventi uno strumento che consenta di riesaminare liberamente

i presupposti del diritto a prestazioni di lunga durata, l'irregolarità deve

essere manifesta. Se persistono ragionevoli dubbi sul carattere erroneo della

decisione iniziale, non è possibile procedere ad un riesame (cfr. sentenza

9C_439/2007 del 28 febbraio 2008 consid. 3.1 con riferimenti).

A differenza della revisione,

la riconsiderazione non soggiace ad alcun termine particolare (U. Kieser,

Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des

Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a edizione, Zurigo, Basilea, Ginevra 2020, n.

80.

ad art. 53; con riferimento anche alla DTF 140 V 514, consid. 3, secondo cui

l’amministrazione ha il diritto di riconsiderare una decisione manifestamente

errata anche dopo dieci anni dalla sua emanazione [nel caso giudicato si

trattava di una prestazione]).

Cfr. anche SVR 2009, AHV n. 1,

sentenza del Tribunale amministrativo federale, C-3839/2008 del 17 settembre

2008, consid. 3.4.2 (“Da die Rechtzeitigkeit der Gesuchseinreichung aus den

genannten Gründen zu bejahen ist, brauchen die rechtlichen Konsequenzen dessen,

dass die Vorinstanz einerseits auf das Gesuch 1995 - 2002 wegen Nichteinhaltens

der für die Revision geltenden Frist von 90 Tagen nicht eintrat, anderseits

ihre Eintretenspflicht mit dem Hinweis darauf verneinte, es handle sich um ein Wiedererwägungsgesuch,

das keinen Anspruch auf Behandlung begründe (und sie damit übersah, dass

Wiedererwägungsgesuche keinen Fristen für deren Einreichung unterliegen (Ueli

Kieser, a.a.O. Kommentar zu Art. 53 ATSG N 26)), nicht weiter erörtert zu

werden.”).

2.5

In concreto, con le decisioni

formali del 7 aprile 2022 (doc. 8 e 9), confermate dalle decisioni su

opposizione del 20 maggio 2022 (doc. 12 e 13), la Cassa CO 1, pur facendo

riferimento al provvedimento del 18 agosto 2020 (doc. 7/2e), ha in realtà

riconsiderato la decisione, informale (cfr. U. Kieser, Kommentar zum

Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a

edizione, Zurigo, Basilea, Ginevra 2020, n. 52 ad art. 53), del 9 gennaio 2020

(doc. 3) con la quale, sulla base della dichiarazione dei salari e degli

assegni famigliari per l’anno 2019 sottoscritta il 19 dicembre 2019 (doc. 2), aveva

fissato i contributi paritetici del 2019 ed aveva dedotto dall’importo dovuto,

l’ammontare di fr. 3'600.--, pari agli assegni familiari che la datrice di

lavoro aveva anticipato alla propria dipendente (cfr. infatti pag. 2 delle

decisioni formali: “ […] Gli stessi sono stati tuttavia dedotti in favore

della signora __________ dalla somma che ella doveva corrispondere alla Cassa

(cfr. provvedimento del 18 agosto 2020) a titolo di contributi paritetici per

l’anno 2019 […]”, sottolineatura del redattore).

L’agire

della Cassa è corretto.

Infatti,

con decisione della Cassa __________ del 14 gennaio 2019 la dipendente __________

è stata posta al beneficio degli assegni familiari solo fino al 31 dicembre

2018.

(per il figlio __________ dal 1° agosto 2017 al 31 dicembre 2018 e per il

figlio __________ dal 1° agosto 2017 al 30 settembre 2018; doc. 11).

Ne

segue che la decisione (informale) del 9 gennaio 2020, che prende in

considerazione nel calcolo dei contributi ancora da versare per il 2019, anche gli

assegni familiari anticipati dalla datrice di lavoro alla propria dipendente

malgrado essi non siano dovuti, è manifestamente errata e la sua modifica, alla

luce dell’importo ancora da pagare (fr. 3'600.--), riveste una notevole

importanza.

Considerato che di principio la

riconsiderazione di una decisione non soggiace ad alcun termine particolare (U.

Kieser, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des

Sozialversicherungsrechts ATSG, 4a edizione, Zurigo, Basilea, Ginevra 2020, n.

80.

ad art. 53) e che la decisione del 9 gennaio 2020 è comunque stata

riesaminata entro il termine quinquennale di cui all’art. 16 cpv. 1 prima frase

LAVS secondo il quale i contributi il cui importo non è stato fissato mediante

decisione formale entro un termine di cinque anni dalla fine dell’anno civile

per il quale sono dovuti non possono più essere pretesi né pagati, le decisioni

di riconsiderazione del 7 aprile 2022 sono tempestive.

Ciò indipendentemente dalla

circostanza che in un primo momento, il 14 giugno 2021, la richiesta di

pagamento era stata erroneamente inoltrata direttamente alla defunta __________,

malgrado la corretta notifica della sua scomparsa alla Cassa di compensazione

da parte della curatrice (doc. A13).

Né può essere d’aiuto agli

insorgenti il fatto secondo cui se la Cassa avesse agito più celermente, essi

avrebbero potuto rinunciare alla successione ed evitare di pagare l’importo

rimasto insoluto. Spetta semmai agli eredi stessi farsi parte attiva informandosi

circa eventuali debiti del de cujus alfine di, nei tempi previsti dalla legge,

rinunciare all’eredità (cfr. art. 567 CC), rispettivamente chiedere il beneficio

d’inventario (cfr. art. 580 e seguenti CC) o la liquidazione d’ufficio (cfr.

art. 593 e seguenti CC).

2.6

Gli insorgenti insistono nel

ritenere che sarebbe spettato alla Cassa informare la curatrice circa la

cessazione del diritto agli assegni familiari della dipendente e sostengono di

non aver mai ricevuto la decisione, indirizzata alla defunta __________, nella

sua qualità di datrice di lavoro, dove viene indicato che i figli di __________

avevano diritto agli assegni fino al 30 settembre 2018, rispettivamente al 31

dicembre 2018. Essi evidenziano inoltre che la modalità di pagamento

trimestrale dei contributi paritetici, con deduzione ogni trimestre

dell’importo di fr. 1'200 a titolo di assegni di famiglia, implica che la Cassa

era cosciente che la datrice di lavoro pagava assegni in realtà non dovuti e

fanno valere la loro buona fede.

Questo

Tribunale rileva, conformemente a quanto evidenzia l’amministrazione, che la

Cassa non doveva informare la datrice di lavoro della cessazione del

diritto agli assegni familiari della sua dipendente per l’anno 2019, poiché con

la decisione del 14 gennaio 2019 la Cassa di compensazione degli assegni

familiari aveva già stabilito che __________ avrebbe avuto diritto alle

prestazioni per il figlio __________ solo a settembre 2018 e per il figlio __________

solo fino a dicembre 2018 (doc. 11), mentre per il 2019 non le era stato riconosciuto

alcun diritto agli assegni familiari.

Inoltre,

se la datrice di lavoro, come sostenuto dagli insorgenti, non ha ricevuto la

decisione del 14 gennaio 2019 relativa agli anni 2017-2018, a maggior ragione

ella non può aver ricevuto una decisione per l’anno 2019, poiché mai emessa. Di

conseguenza il versamento degli assegni familiari per il 2019 è avvenuto a

rischio della datrice di lavoro senza essere in possesso di alcun provvedimento

che confermasse il diritto alle prestazioni della propria dipendente.

Quanto

alla circostanza che ogni trimestre la Cassa di compensazione __________

deduceva dall’importo dei contributi paritetici dovuti, l’ammontare di fr. 1'200.--

a titolo di assegni familiari, va rilevato come è prassi dell’amministrazione

fatturare i contributi d’acconto sulla base dei valori indicati dagli stessi

datori di lavoro.

Infatti

per l’art. 35 cpv. 1 OAVS nell’anno corrente i datori di lavoro devono versare

periodicamente contributi d’acconto. Questi ultimi sono fissati dalla Cassa di

compensazione in base alla somma dei salari presumibile. Per il cpv. 2 i datori

di lavoro devono comunicare alla Cassa di compensazione i mutamenti importanti

riguardanti la somma dei salari durante l’anno corrente.

Per

cui la circostanza che un funzionario della Cassa avrebbe concordato tale

metodo di pagamento dei contributi con la datrice di lavoro poiché ella non

sarebbe stata in grado di anticipare gli assegni familiari è prassi corrente.

Non

vi è pertanto alcuna violazione del principio della buona fede (sulle

condizioni per far valere la buona fede, cfr. STCA 30.2022.5 dell’11 aprile

2022, consid. 2.4)

Del

resto gli stessi assicurati rilevano di non avere alcuna prova in merito al

colloquio telefonico avvenuto con un funzionario della Cassa circa la modalità

di versamento anticipato degli assegni familiari.

Al

riguardo occorre evidenziare che il principio inquisitorio che regge la

procedura davanti al Tribunale delle assicurazioni (a proposito del principio inquisitorio, dell’obbligo di collaborare

delle parti e delle conseguenze concrete dell’applicazione di tali principi:

sentenza 9C_384/2019 del 1° ottobre 2019, consid. 4.1 e seguenti) non è

incondizionato, ma trova il suo correlato nell'obbligo delle parti di

collaborare; quest'obbligo non può perciò tradursi in una mera contestazione

della presa di posizione di controparte senza addurre degli elementi oggettivi

a sostegno delle proprie argomentazioni.

In concreto, spettava agli

insorgenti portare le prove ritenute rilevanti a sostegno della loro tesi.

Rettamente

la Cassa di compensazione __________ evidenzia infine come tale modalità di fatturazione,

eseguita in base a quanto comunicato dalla medesima datrice di lavoro, non assurge

a decisione di concessione degli assegni familiari. Anche perché spetta alla

Cassa di compensazione degli assegni familiari decidere in merito al diritto ad

eventuali prestazioni e non alla Cassa di compensazione __________.

Alla

luce di tutto quanto sopra esposto le decisioni su opposizione impugnate

meritano conferma, mentre il ricorso va respinto.

2.7

L’art.

61.

lett. a LPGA, nel tenore in vigore fino al 31 dicembre 2020, prevedeva che

la procedura deve essere semplice, rapida, di regola pubblica e gratuita per

le parti; la tassa di giudizio e le spese di procedura possono tuttavia

essere imposte alla parte che ha un comportamento temerario o sconsiderato.

In

data 1° gennaio 2021 è entrata in vigore una modifica della LPGA. L’art. 61

lett. a LPGA prevede ora unicamente che la procedura deve essere semplice,

rapida e, di regola pubblica.

Dalla

medesima data è entrato in vigore l’art. 61 lett. fbis LPGA secondo

cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è soggetta a

spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola legge non lo

prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che ha un

comportamento temerario o sconsiderato.

Secondo

l’art. 82a LPGA (disposizione transitoria), ai ricorsi pendenti dinanzi al

tribunale di primo grado al momento dell’entrata in vigore della modifica del

21.

giugno 2019 si applica il diritto anteriore.

In

concreto, il ricorso è del 15 giugno 2022, per cui si applica la nuova

disposizione legale.

Il

Tribunale federale, in una sentenza 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 consid.

4.4.1., ha evidenziato che “(…) eliminando il principio della gratuità

generalizzata di cui all'art. 61 lett. a LPGA, il legislatore federale non ha

voluto imporre in maniera generalizzata per tutta la Svizzera l'applicazione di

spese giudiziarie al di fuori del campo di applicazione dell'art. 61 lett.

f bis LPGA, ma ha lasciato ai Cantoni la libertà di disciplinare la

questione. Nulla impedisce a un Cantone in tale contesto di prevedere la

gratuità della procedura integralmente o soltanto per alcune controversie (FF

2018.

1334; BU 2018 S 668 segg; BU 2019 N 329 segg.). Se però un Cantone

desidera imporre spese al di fuori del campo di applicazione dell'art. 61 lett.

f bis LPGA, trattandosi di un tributo causale, deve prevedere una

base legale formale chiara ed esplicita (art. 127 Cost.; DTF 145 I 52 consid.

5.2; 143 I 227 consid. 4.3.1; 124 I 241 consid. 4a, con riferimenti;

UELI KIESER, Kommentar zum Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des

Sozialversicherungsrechts ATSG, 2020, n. 209 ad art. 61 LPGA).”

Nel Cantone Ticino vige tuttora

il principio della gratuità generalizzata (cfr. anche STF 9C_368/2021 del 2

giugno 2022; STF 9C_13/2022 del 16 febbraio 2022; STF 9C_394/2021 del 3 gennaio

2022; STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021 [al riguardo cfr. Ares Bernasconi, Actualités du TF, 8C_265/2021

du 21 juillet 2021 - frais judiciaires pour les tribunaux cantonaux des

assurances selon la révision de la LPGA du 21 juin 2019, in SZS/RSAS 2/2022

pag. 107]).

Ne discende che nel presente caso

non si riscuotono spese giudiziarie.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Non si percepisce tassa di

giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione agli interessati i

quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto

pubblico al Tribunale federale,

Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti