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Decisione

31.2005.10

Responsabilità dei membri del CdA per contributi sociali rimasti impagati (art. 52 LAVS). Responsabilità degli eredi. In concreto la malattia di un membro del CdA non è stata considerata sufficiente p

19 ottobre 2006Italiano106 min

Source ti.ch

Fatti

I conteggi sono

informatizzati e criptici. Solo gli addetti ai lavori riescono a comprenderli.

Essi devono essere invece chiari, non solo per i motivi sopraindicati bensì

anche per la semplice constatazione che sono in ballo migliaia di franchi che

si pretendono da (ignari) cittadini.

Per le ragioni

sopra esposte alla base della decisione impugnata si lamenta un accertamento

lacunoso dei fatti; già per questo motivo la decisione deve essere annullata.

Non solo, ma la decisione impugnata deve essere annullata anche in quanto si

configura una situazione di diniego di giustizia

La signora RI 1 aveva

(invano) espressamente indicato la mancanza di una chiara trasparenza al

proposito (cfr. in particolare punto 3) ed aveva sollevato non pochi dubbi sui

conteggi stessi (punti 3 e 7).

Si ricorda che la

signora RI 1 chiamava espressamente in causa l'articolo 52 cpv. 2 LADI che

prevede che i contributi sociali debbano essere prelevati dall'indennità di

insolvenza.

4.1

A tale proposito risultava non essere rispondente alla verità che la

disciolta FA 1 avesse delle pendenze arretrate precedenti al 30 novembre 2001.

Come bene dimostrava

la dichiarazione dello stesso __________ (doc. B, annesso

all'opposizione) la ditta era in perfetta regola con il pagamento dei

contributi sociali fino al 30 novembre 2001.

La dichiarazione del 30 novembre 2001 è

chiara.

Invano la signora RI

1 si è domandata la ragione per la quale la decisione del 25 novembre 2004

confuti la precisa e chiara dichiarazione del 9 novembre 2001.

Fino al 30 novembre

2001, contrariamente a quanto sostenuto, non risultavano esservi sono dunque

arretrati.

Il contenuto dello

scritto 30 novembre 2001 è inequivocabile per il comune lettore!

4.2.

La decisione è silente al proposito dei contributi sociali, sebbene fosse

stato chiesto dalla signora RI 1 (punto 3 dell'opposizione). Sotto

questo aspetto, dunque, la questione va approfondita e - soprattutto -

chiarita.

Giustamente,

quindi chiedeva un annullamento per questa mancanza di chiarezza la quale può

essere appurata anche da codesto lodevole Tribunale.

4.3 A

prescindere dai conteggi da chiarire la ricorrente contestava anche la nozione

di danno intesa dalla Cassa (prima) e dallo __________ (dopo). Al punto 7

Considerandi

dell'opposizione, infatti, l'insorgente sosteneva che la pretesa risarcitoria

non fosse corretta.

Come indica il tenore

del testo tedesco, ci troviamo di fronte ad un "Schadenersatzanspruch".

Gli estratti-conto

dei contributi paritetici annessi concernono, il periodo 1 ° gennaio 1998 - 31

ottobre 1999 e 1 ° gennaio 2000 - 31 ottobre 2003.

Essendo il signor __________

deceduto il __________ il conteggio del danno a lui riferito andava conteggiato

fino a tale data.

Nondimeno, negli

estratti-conto emergono voci che non costituiscono un danno.

Nell'opposizione

si faceva (e si fa tutt'ora) riferimento in

particolare:

a) ai pretesi contributi per spese

amministrative

b) alle non meglio

precisate diffide/multe/tasse d'ufficio

c) agli interessi di

mora

d) alle spese esecutive

Tutte queste voci

fanno possono certo fare parte di una separata richiesta di rimborso (Forderunq/Kostenersatz)

ma non del risarcimento di danno (Schaden). E soprattutto

queste devono essere dimostrate, in particolare:

a)

il "contributo" alle spese amministrative non costituisce un danno.

Esso va dimostrato in modo che si possa valutare se sia quantificato

correttamente, necessario ed utile;

b)

non si comprende se si tratta di diffide, multe o tasse d'ufficio. Si tratta

invero di tre entità distinte. Nondimeno, anche in questo caso (si pensi già

solo alle multe!) non ci troviamo di fronte ad un danno. A tale proposito va

ricordato che gli eredi non sono tenuti a pagare le multe dei defunti: questo

lo ha stabilito persino la CEDU. Questa voce è quindi da stralciare. Gli eredi

non devono pagare le sanzioni penali (multa) del defunto;

c) gli interessi di mora non

costituiscono un danno;

d) le spese esecutive vanno dimostrate nella loro entità e

nella loro necessità: ad esempio un precetto notificato erroneamente o

inutilmente non costituisce una spesa che devono sopportare gli eredi. Anche queste

pretese costituiscono un rimborso e non un danno.

Neppure in sede

di opposizione, l'autorità non ha assolutamente dimostrato che queste voci

costituiscano un danno e se fossero state imprescindibili.

Visto quanto sopra

il danno deve essere comunque ridotto delle voci sopraindicate, impregiudicati

i considerandi in merito ai pagamenti ai pagamenti per i periodi fino al 30

novembre 2001 (doc. B annesso all'opposizione), delle

indennità ricevute attraverso l'insolvenza ed il __________.

Prove: c.s. ,

in particolare doc. B e D; si richiama dalla __________ l'incarto completo

relativo alle indennità di disoccupazione versate a ex dipendenti della FA 1;

si richiama dalla __________ l'incarto completo delle somme rimborsate alla FA

1.

in applicazione della L-rilocc

Ne è dunque che il ricorso deve essere

accolto.

Dispositivo

Per questi motivi,

Richiamati la LPGA, la LAVS, il CCCS, il CO,

nonché ogni disposto in concreto applicabile,

richiamati i pertinenti atti, in particolare

quelli dell'autorità di prime cure e quelli inerenti alle indennità di

insolvenza e __________, nonché il potere indagatorio dell'autorità e gli altri

mezzi di prova richiesti,

tenuto conto che né la ricorrente, né il defunto

marito sono mai stati sentiti dall'autorità (art. 42 LPGA),

effettuata la nuova verifica chiesta in merito ai

conteggi nonché alle prestazioni ricevute per il tramite delle indennità per

insolvenza,

si chiede a codesto lodevole Tribunale piaccia

giudicare:

I. In via preliminare

E' data l'audizione,

segnatamente in contraddittorio con le autorità di prime cure (art. 42 LPGA).

lI. In via principale

1. Il ricorso è accolto.

§ Di conseguenza la

decisione 25 maggio 2005 è

annullata

§ Di conseguenza la

signora RI 1 non

è tenuta a risarcire

la somma pretesa dall'__________.

2. Protestate tasse, spese e

ripetibili.

III. In via subordinata

1. II ricorso è accolto.

§ Di conseguenza la

decisione 25 maggio 2005 è

annullata.

§

Di conseguenza è fatto ordine all'__________ di effettuare nuovamente

ed in maniera trasparente i calcoli, in particolare tenendo conto dei considerandi

esposti nel ricorso.

2. Protestate tasse, spese e

ripetibili."

(Doc. I, inc. 31.2005.10)

Da parte

sua RI 2 ha affermato:

"

1. Si prende atto che nella fattispecie si

può configurare al

massimo una corresponsabilità del signor

__________.

L'autorità

amministrativa ha concluso in maniera del tutto stereotipata che al signor __________

fossero da addebitare gravi responsabilità e negligenze.

Ciò è assolutamente

contestato. In base alla documentazione all'epoca in possesso dei diretti

interessati, con particolare riferimento alla dichiarazione dello stesso __________

del 9 novembre 2001 in cui esso si confermava che la FA 1 ha regolarmente

versato i contributi paritetici dell'AVS per il periodo fino al 30 novembre

2001 (doc. C), il signor __________ non era in possesso di

sufficienti elementi per rendersi anche solo lontanamente conto dell'iceberg

contro il quale si stavano dirigendo. A tale proposito si aggiunge, quantunque

solo a titolo informativo, che anche per quanto riguarda i contributi LPP i

pagamenti richiesti erano avvenuti regolarmente (doc. D).

Va detto che il

signor __________ non era mai stato sentito e/o convocato dalla Cassa in

merito alla questione. Quando si avanzano determinate pretese

un'audizione è il minimo che il cittadino possa chiedere!

Le autorità di prime

cure hanno dato per scontato l'operatività e la grave negligenza del signor __________

(ed allora ci si chiederebbe sulla scorta di quali criteri lo abbiano fatto se

non prettamente formali) oppure non lo hanno minimamente valutato (commettendo

un diniego di giustizia, visto anche che l'autorità non ha mai provveduto a

convocare il ricorrente). A questo dilemma l'autorità dovrà per forza di

cosa fornire una risposta.

Fatto sta che l'accertamento

del grado di negligenza - che deve dimostrare l'autorità in virtù

dell'articolo 8 CCS e della massima officiale - dagli atti non si evince.

Tuttavia questo

mancato accertamento è importantissimo poiché verte proprio attorno

all'assoggettamento o meno della ricorrente.

Lo stesso __________

ha ammesso recentemente che il grado di negligenza va appurato e che questo può

scagionare un cittadino da ogni addebito: recentemente - come si è appreso

dalla stampa - sono stati scagionati in blocco tutti gli organi e dirigenti

dell'allora __________, segnatamente proprio con l'argomento che vi fossero

responsabilità di una persona terza e - quindi - nessuna negligenza da parte di

tutti gli altri organi.

A questo punto il signor

__________ chiede il contraddittorio orale - visto che non l'ha mai avuto -

in modo da potere esporre meglio i propri argomenti, rispettivamente per

rendersi conto (e questo vale anche per codesto lodevole Tribunale) delle

ragioni che

hanno indotto lo __________

a decidere diversamente il "caso __________ " dal "caso __________

".

Prove: c.s.; contraddittorio orale

2.

Nel merito il signor __________ osserva, come già fatto valere in sede di

opposizione, che la decisione non fornisce ragioni delle obiezioni in merito ad

una mancata chiarezza dei conteggi presentati.

A mente di questo

studio legale codesto lodevole Tribunale ha avuto occasione di confermare che i

conteggi devono essere chiari e corretti (STCA del 18 marzo 2003 in re

G.; cfr. anche STCA del 18 marzo 2003 in re R.): senza questa chiarezza è

impossibile stabilire se i calcoli siano stati espressi in maniera corretta.

Dai conteggi non

si capisce se e come siano stati dedotti gli oneri sociali per le indennità di insolvenza

versate dalla __________ computati sulla massa salariale come pure se siano

stati dedotti gli importi versati a titolo di rimborso degli oneri sociali __________.

II signor __________

rammenta, pur non essendo in grado di comprovarlo (la questione può nondimeno

essere ricercata pacificamente da questa autorità nell'ambito dell'articolo 93

LAVS) che la FA 1 dalla fine del 2002 risulta avere beneficiato delle indennità

di insolvenza previste dagli articoli 51 ss LADI, come risulta dalle schede prodotte

come Doc. E.

L'articolo 52 cpv. 2

LADI prevede che i contributi sociali debbano essere a questo proposito

prelevati dall'indennità di insolvenza. A tale proposito la __________ deve

conteggiare questi contributi con gli organi competenti delle assicurazioni

sociali e dedurre ai lavoratori la parte da loro dovuta. Ne è dunque che la

Cassa (__________) dovrebbe avere ricevuto i contributi sociali nel periodo di

insolvenza per il tramite della __________ ma le schede di calcolo della Cassa

anche da questo punto di vista sono assolutamente indecifrabili ed affatto

chiare.

Inoltre risulta che

la FA 1 ha beneficiato per diverso tempo dei rimborsi ai sensi della L-rilocc

riversati al datore di lavoro da parte della __________. Anche al riguardo non

è stato possibile reperire un conteggio completo e la documentazione recuperata

della fallita è inutilizzabile, al di là dei documenti prodotti come doc. E ed F.

Tali rimborsi sono stati effettuati inizialmente a favore della ditta mentre

successivamente sono stati versati direttamente alla Cassa (__________). Anche

di tali versamenti tuttavia non v'è traccia nei conteggi alla base della

decisione impugnata.

La decisione è del

tutto silente riguardo ad entrambi gli argomenti di fatto sollevati, rimarcando

un accertamento incompleto ed errato dei fatti. Sotto questo aspetto, dunque,

la questione va approfondita e il conteggio rifatto.

I conteggi sono

informatizzati e criptici. Solo gli addetti ai lavori riescono a comprenderli.

Essi devono essere invece chiari, non solo per i motivi sopraindicati bensì

anche per la semplice constatazione che sono in ballo migliaia di franchi che

si pretendono da (ignari) cittadini.

Per le ragioni

sopra esposte alla base della decisione impugnata si lamenta un accertamento

lacunoso dei fatti; già per questo motivo la decisione deve essere annullata.

Non solo, ma la decisione impugnata deve essere annullata anche in quanto si

configura una situazione di diniego di giustizia

Il signor __________

aveva (invano) espressamente indicato la mancanza di una chiara trasparenza al

proposito ed aveva sollevato non pochi dubbi sui conteggi stessi.

Si ricorda che il

signor __________ chiamava espressamente in causa l'articolo 52 cpv. 2 LADI che

prevede che i contributi sociali debbano essere prelevati dall'indennità di

insolvenza.

2.1.

A tale proposito risultava non essere rispondente alla verità che la disciolta

FA 1 avesse delle pendenze arretrate precedenti al 30 novembre 2001.

Come bene dimostrava

la dichiarazione dello stesso __________ (doc. C) la ditta

era in perfetta regola con il pagamento dei contributi sociali fino al 30

novembre 2001.

La dichiarazione del 30 novembre 2001 è

chiara.

Fino al 30 novembre

2001, contrariamente a quanto sostenuto, non risultavano esservi sono dunque arretrati,

quantunque trattasi di acconti.

Il contenuto dello

scritto 30 novembre 2001 è inequivocabile per il comune lettore!

2.2.

La decisione è silente al proposito dei contributi sociali, sebbene fosse

stato chiesto dal signor __________ (cfr. opposizione). Sotto questo aspetto,

dunque, la questione va approfondita e - soprattutto - chiarita.

Giustamente,

quindi si chiedeva un annullamento per questa mancanza di chiarezza la quale

può essere appurata anche da codesto lodevole Tribunale.

2.3.

A prescindere dai conteggi da chiarire il ricorrente contestava anche la

nozione di danno intesa dalla Cassa (prima) e dallo __________ (dopo).

Nell'opposizione, infatti, l'insorgente sosteneva che la pretesa risarcitoria

non fosse corretta.

Come indica il tenore

del testo tedesco, ci troviamo di fronte ad un "Schadenersatzanspruch".

Nondimeno, negli

estratti-conto emergono voci che non costituiscono un danno.

Nell'opposizione

si faceva (e si fa tutt'ora) riferimento in particolare:

a) ai pretesi contributi per spese

amministrative

b) alle non meglio precisate

diffide/multe/tasse d'ufficio

c) agli interessi di mora

d) alle spese esecutive

Tutte queste voci

fanno possono certo fare parte di una separata richiesta di rimborso (Forderunq/Kostenersatz)

ma non del risarcimento di danno (Schaden). E soprattutto

queste devono essere dimostrate, in particolare:

a)

il "contributo" alle spese amministrative non costituisce un danno.

Esso va dimostrato in modo che si possa valutare se sia quantificato correttamente,

necessario ed utile;

b)

non si comprende se si tratta di diffide, multe o tasse d'ufficio. Si tratta

invero di tre entità distinte. Nondimeno, anche in questo caso (si pensi già

solo alle multe!) non ci troviamo di fronte ad un danno. A tale proposito va

ricordato che gli eredi non sono tenuti a pagare le multe dei defunti: questo

lo ha stabilito persino la CEDU. Questa voce è quindi da stralciare. Gli eredi

non devono pagare le sanzioni penali (multa) del defunto;

c) gli interessi di mora non costituiscono

un danno;

d)

le spese esecutive vanno dimostrate nella loro entità e nella loro necessità:

ad esempio un precetto notificato erroneamente o inutilmente non costituisce

una spesa che devono sopportare gli eredi. Anche queste pretese costituiscono

un rimborso e non un danno.

Neppure in sede

di opposizione, l'autorità non ha assolutamente dimostrato che queste voci

costituiscano un danno e se fossero state imprescindibili.

Visto quanto sopra

il danno deve essere comunque ridotto delle voci sopraindicate, impregiudicati

i considerandi in merito ai pagamenti ai pagamenti per i periodi fino al 30

novembre 2001 (doc. C), delle indennità ricevute attraverso

l'insolvenza ed il __________.

Prove: c.s. ,

in particolare doc. E e F; si richiama dalla __________ l'incarto completo

relativo alle indennità di disoccupazione versate a ex dipendenti della FA 1;

si richiama dalla __________ l'incarto completo delle somme rimborsate alla FA

1 in applicazione della L-rilocc

Ne è dunque che il ricorso deve essere

accolto. Per questi motivi,

Richiamati la LPGA, la LAVS, il CCCS, il CO,

nonché ogni disposto in concreto applicabile,

richiamati i pertinenti atti, in particolare

quelli dell'autorità di prime cure e quelli inerenti alle indennità di

insolvenza e __________, nonché il potere indagatorio dell'autorità e gli altri

mezzi di prova richiesti,

tenuto conto che né la ricorrente, né il defunto

marito sono mai stati sentiti dall'autorità (art. 42 LPGA),

effettuata la nuova verifica chiesta in merito ai

conteggi nonché alle prestazioni ricevute per il tramite delle indennità per

insolvenza,

si chiede a codesto lodevole Tribunale piaccia

giudicare:

I. In

via preliminare

E' data l'audizione,

segnatamente in contraddittorio con le autorità di prime cure (art. 42 LPGA).

lI. In via principale

1. II ricorso è accolto.

§ Di conseguenza la decisione

25 maggio 2005 è annullata

§ Di conseguenza il signor RI 2

non è tenuto a

risarcire la somma pretesa

dall'__________.

2. Protestate tasse, spese e ripetibili.

III. In via subordinata

1. Il ricorso è accolto.

§ Di conseguenza la decisione 25

maggio 2005 è annullata.

§

Di conseguenza è fatto ordine __________ di effettuare nuovamente ed in

maniera trasparente i calcoli, in particolare tenendo conto dei considerandi

esposti nel ricorso.

2. Protestate tasse, spese e

ripetibili." (Doc. I, inc. 31.2005.11)

1.5. La Cassa, in

risposta, ha postulato il parziale accoglimento dei ricorsi, nel senso di

ridurre l’importo da risarcire a fr. 468'180.45, con argomenti, di cui si dirà,

per quanto occorra, nei considerandi di diritto (cfr. doc. III).

1.6. Il 5

settembre 2005 le parti hanno chiesto l’assunzione di nuove prove, e meglio:

RI 1:

"

1. Contraddittorio orale

Nella decisione 25

novembre 2004 si lanciavano precise accuse all'indirizzo del signor __________ ("Nella

fattispecie, la persona da ritenere responsabile del danno causato alla Cassa

(....) è il signor __________, il quale è deceduto il __________"). La

motivazione è stata in seguito precisata in sede di opposizione additando la

responsabilità del defunto signor __________ in ragione della sua posizione di

organo.

In sede di

osservazioni l'autorità amministrativa chiama in causa una nuova motivazione:

la responsabilità deriverebbe (solo/anche) dal fatto che nonostante la grave

malattia il signor __________ fosse rimasto organo della società.

Essendosi

apparentemente spostato l'asse della grave responsabilità (dall'attività di

organo a quella di avere mantenuto questa funzione), appare evidente la

necessità del contraddittorio orale per verificare quali siano le reali

cause che hanno condotto alla pretesa.

Toccherà

all'autorità amministrativa fornire le generalità esatte del funzionario che ha

trattato la pratica.

E' evidente che una

grave malattia (che ha condotto in seguito al decesso del signor __________)

può ridurre e annullare una grave negligenza personale.

Il contraddittorio è

infine importante per un altro essenziale motivo: nell'ambito della pratica risarcitoria

inerente al __________ la stessa Cassa ha liberato in toto tutti gli organi ed

ex-organi. Come si vedrà al punto 6, sotto, la Cassa dovrà nel contraddittorio

spiegare la ragione del parametro utilizzato nell'ambito del __________.

2.

Chiamata in qualità di teste (persona informata sui fatti) del sig. __________

II responsabile della

Cassa, signor __________, non ha mai spiegato (ed anzi legittima l'agire della

Cassa) le ragioni per la quale è stato rifiutato il diritto di audizione di cui

all'articolo 42 LPGA.

Se è vero che fino

alla prima decisione non sussiste simile diritto (nonostante gli alti importi

in gioco e che abbiamo a che fare con un'ignara vedova), l'articolo 42 LPGA

conferisce invece questo diritto prima dell'emissione della seconda decisione,

ovvero quella dopo l'opposizione.

L'argomentazione

indicata dalla Cassa nel preavviso (pag. 5) urta dunque l'articolo 42 LPGA, tant'è

che viene citata una giurisprudenza precedente all'entrata in vigore della LPGA

stessa.

Non è quindi corretta

l'affermazione secondo cui l'opposizione vanifica l'articolo 42 LPGA.

Il rifiuto di sentire

la signora RI 1 dopo l'opposizione non costituisce pertanto solamente un

diniego di giustizia (art. 42 LPGA) ma anche la forte sensazione che

l'opposizione costituisse un mero esercizio formale. Questa tesi è rafforzata

anche dal fatto che solo davanti a questo Tribunale la Cassa si è accorta di

avere sbagliato i conteggi.

Il signor __________

- che ha pure firmato il preavviso 22 agosto 2005 - va dunque sentito come

teste al fine di capire che cosa sia stato deciso dietro le quinte di questa

procedura, di comprendere le reali ragioni del diniego del diritto di essere

sentiti oralmente (art. 42 LPGA) e di come è stata istruita la causa.

La necessità

dell'audizione si rende importante anche nell'ambito della lettura del FUC,

ritenuto che nel preavviso 22 agosto 2005 si ammette di avere saputo del

decesso del signor __________ ma di non avere (volutamente?) informato per

tempo gli eredi della spada di Damocle che incombeva su di loro.

3.

Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa

La Cassa parrebbe

ammettere di avere emesso un erroneo calcolo di contributi scoperti e di avere

successivamente (nel 2002) comunicato la rettifica. Si invita la Cassa ad adire

la dimostrazione di avere effettuato tale invio e di averlo fatto

correttamente.

4.

Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa

La Cassa viene

invitata ad edire i documenti che certificano l'ammontare del danno

"collaterale" riferito alle spese di amministrazione ed agli

interessi di mora. La Cassa quantifica infatti tali somme in maniera del tutto

generica senza assolutamente fornire alcuna prova o indizi circa il loro

effettivo ammontare.

5.

Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa

La Cassa afferma di

avere il diritto di quantificare all'interno delle sue pretese ai sensi

dell'articolo 52 LAVS anche quelle relative alle pretese IPG, Al e LADI e degli

assegni cantonali.

Non risulta che essa

abbia prodotto tali incarti. In particolare quelli relativi alla LADI ed agli

assegni cantonali.

A prescindere dalla

questione (dibattuta nel merito) che attraverso la pretesa LAVS la Cassa ora

imponga anche risarcimenti di altre assicurazioni sociali, appare evidente che vi

debbano essere dei (precisi) incarti inerenti a queste pretese.

La Cassa viene dunque

invitata a versare agli atti gli incarti, con le relative quantificazioni,

derivanti dalle pretese AI, IPG, LADI e dalla legge sugli assegni famigliari.

6. Richiesta di completazione di edizione

del disciolto __________

La Cassa ha liberato

da ogni obbligo contributivo i dirigenti e gli ex-dirigenti del __________.

Anche queste persone erano organi di una persona giuridica chiamate a risarcire

la Cassa per i contributi mancanti.

Sembra difficile

credere che avvocati, fiduciari, contabili, ecc., non si siano mai accorti di

questi mancati pagamenti nonostante la loro funzione. Eppure la Cassa li ha

assolti tutti ed in toto.

La signora RI 1

ritiene che siano stati utilizzati parametri differenti e si appella pertanto

alla parità di trattamento. In particolare essa ritiene che tutti i dirigenti

ed ex dirigenti non possano essere stati meno negligenti del defunto signor __________.

La Cassa dovrà spiegare così, anche nel contraddittorio, dove sta la tanto più

grave negligenza tra il signor __________ e tutti questi organi liberati.

7. Diritto di essere sentito ex art. 42 LPGA

La signora RI 1

ribadisce la richiesta di essere sentita oralmente dall'autorità. Trattandosi

di un diritto di audizione e non di contraddittorio, nonché tenuto conto che la

stessa Cassa non abbia ritenuto utile tale incontro, si chiede l'esclusione di

controparte da questa audizione.” (doc. V, inc. 31.2005.10)

RI 2:

“1. Contraddittorio orale

La Cassa dovrà

spiegare se il signor __________ è stato considerato corresponsabile (come

indica nella decisione su opposizione) oppure responsabile (come fa capire nel

preavviso).

La questione è

essenziale anche per capire gli eventuali regressi interni. In questo senso la

Cassa deve per forza avere già in mano tutti gli elementi necessari per essere

giunta a questa conclusione.

2.

Richiesta di completazione di edizione dell'incarto inerente a __________

Il signor __________

deve potere conoscere le responsabilità imputate al signor __________. Non si

potrebbe infatti escludere che il signor __________ abbia contestato le

imputazioni - magari facendone valere di quelle non rispondenti al vero -

venendo addirittura prosciolto.

Non si potrebbe

neppure escludere che il signor __________ abbia proposto prove utili e

favorevoli al signor __________ senza che egli lo sapesse.

3. Richiesta di completazione di edizione

del disciolto __________

La Cassa ha liberato

da ogni obbligo contributivo i dirigenti e gli ex-dirigenti del __________.

Anche queste persone erano organi di una persona giuridica chiamate a risarcire

la Cassa per i contributi mancanti. Sembra difficile credere che avvocati,

fiduciari, contabili, ecc., non si siano mai accorti di questi mancati

pagamenti nonostante la loro funzione.

La stessa Cassa

imputa la gravità della colpa in ragione della funzione di organo al signor __________.

Eppure la Cassa ha

assolto tutti ed in toto in seno alla società __________.

Il signor __________

ritiene che siano stati utilizzati parametri differenti e si appella pertanto

alla parità di trattamento.

In particolare egli

ritiene che tutti i dirigenti ed ex dirigenti non possano essere stati meno

negligenti di lui.

La Cassa dovrà

spiegare così, anche nel contraddittorio, dove sta la tanto più grave

negligenza tra il signor __________ e tutti questi organi liberati.

4.

Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa

La Cassa parrebbe

ammettere di avere emesso un erroneo calcolo di contributi scoperti e di avere

successivamente (nel 2002) comunicato la rettifica.

Si invita la Cassa ad

edire la dimostrazione di avere effettuato tale invio e di averlo fatto

correttamente.

5.

Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa

La Cassa viene

invitata ad edire i documenti che certificano l'ammontare del danno

"collaterale" riferito alle spese di amministrazione ed agli

interessi di mora.

La Cassa quantifica

infatti tali somme in maniera del tutto generica senza assolutamente fornire

alcuna prova o indizi circa il loro effettivo ammontare.

6.

Richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa

La Cassa afferma di

avere il diritto di quantificare all'interno delle sue pretese ai sensi

dell'articolo 52 LAVS anche quelle relative alle pretese IPG, Al e LADI e degli

assegni cantonali.

Non risulta che essa abbia prodotto tali

incarti.

In particolare quelli relativi alla LADI ed

agli assegni cantonali.

A prescindere dalla

questione (dibattuta nel merito) che attraverso la pretesa LAVS la Cassa ora

imponga anche risarcimenti di altre assicurazioni sociali, appare evidente che

vi debbano essere dei (precisi) incarti inerenti a queste pretese.

La Cassa viene

dunque invitata a versare agli atti gli incarti, con le relative

quantificazioni, derivanti dalle pretese Al, IPG, LADI e dalla legge sugli

assegni famigliari.

7. Diritto di essere sentito ex art. 42 LPGA

II signor __________

chiede di essere sentito oralmente. Trattandosi di un diritto di audizione e

non di contraddittorio, nonché tenuto conto che la stessa Cassa non abbia

ritenuto utile tale incontro, si chiede l'esclusione di controparte da questa

audizione." (Doc. V, inc. 31.2005.11)

1.7. In data 21

settembre 2005 il Giudice delegato del TCA ha assegnato alle parti un termine

di 5 giorni per esprimersi in merito alla ricusazione comunicata dal

Vicepresidente del TCA (doc. VI).

1.8. Pendente

causa il TCA ha proceduto ad alcuni accertamenti di cui si dirà in seguito.

1.9. In data 23

agosto 2006 le parti sono state convocate per procedere ad un pubblico

dibattimento, che si è tenuto in data 11 ottobre 2006 (doc. XXXIII e XXXVII).

Dall’udienza è emerso che:

“Va innanzitutto precisato che __________ non è entrato in un CdA ma

era già membro del CdA quando la società esisteva, __________ è giunto a lui

con il progetto della Società a cui egli ha aderito. La gestione concreta degli

affari è stata opera da RI 2 e dal Sig. __________. E sin dall'inizio la

Società ha assunto del personale in vista di conseguire contratti ed era quindi

entrata nelle spese e sin dall'inizio è stato necessario far capo all'ing. __________

per fronteggiare i salari.

Chi veniva incaricato di contattarlo al fine di

aver credito tranquillizzava il sig. __________ indicandogli ottime o buone

prospettive societarie tali da far rifiorire l'azienda.

Il Giudice chiede ai sig.ri __________ se un uomo

con esperienza dell'ing. __________, amministratore per anni di società e

consapevole degli oneri e degli pubblici tributi che vanno versati, aveva mai

operato accertamenti o richieste in merito a tali oneri sociali.

I sig.ri indicano appunto che l'amministrazione

concreta non era sua, chi lo interpellava lo tranquillizzava. Il contabile era

coadiuvato da un aiuto contabile la situazione era apparentemente sotto

controllo.

In merito allo stato di salute va evidenziato che

dopo l'intervento chirurgico del dott. __________ del __________ vi sono stati

anni di tranquillità fin quando verso il __________ sono emerse delle metastasi

che hanno imposto le cure presso i dott. __________ e __________ nonché presso

il dott. __________ ed hanno imposto una radioterapia a __________ estremamente

debilitante. La sig.ra RI 1 evidenzia come dopo queste cure il marito

presentasse difficoltà di deambulazione significative. Secondo i sig.ri __________

a partire dal 2000 la situazione è andata peggiorando.

L'ing. __________ unitamente alla moglie ha

sempre abitato al 4° piano dello stabile ancora oggi occupato dalla sig.ra e

l'ing. __________ ha lasciato l'ultima volta l'appartamento coniugale forse nel

__________ ed è morto il ____________________.

I sig.ri __________ ribadiscono da un lato la

fiducia dell'ing. __________ nei confronti del progetto del suo iniziatore sig.

__________ e nei confronti dei collaboratori. Ribadiscono questo declino fisico

e in parte di lucidità mentale intervenuto con la malattia.

La sig.ra evidenzia qui come il marito ricevesse

spesso delle chiamate in particolare da clientela potenziale che voleva far

capo a lui e voleva che fosse l'ing. __________ il referente societario, per

questo motivo __________ non ha lasciato la società e non ha delegato ad altri

l'amministrazione.

Vi era poi il discorso della formazione degli

agenti di sicurezza che era stata finanziata __________ con un onere però di

assunzione delle persone interessate irrinunciabile. In sostanza lo __________

ha finanziato la formazione di 34 agenti ma queste persone doveva poi essere

assunte in ditta prima ancora di avere i contratti con la clientela e quindi si

creava la difficoltà di andare a recuperare sul mercato.

La sig.ra __________ evidenzia che le richieste

di finanziamento degli stipendi erano costanti e l'ing. __________ non aveva

più la consapevolezza dell'entità del proprio capitale per fronteggiare questi

oneri. Tanto che la sig.ra RI 1 lo interpellò in merito e da li rispose che

sapeva il fatto suo.

A questo momento il sig. __________ lascia

l'udienza e firma le 2 pagine di verbale.

La sig.ra RI 1 indica come il marito per tutta la

sua vita professionale abbia fatto capo per l'amministrazione concreta a

collaboratori, contabile, segretarie che si sono sempre puntualmente occupati

degli aspetti amministrativi tra cui quello riferito agli oneri sociali tanto

da "farlo dormire sonni tranquilli". Egli quindi sapendo che c'erano

dei collaboratori in seno alla società era tranquillo. Il GD evidenzia

comunque, come rilevano pure i rappr. della Cassa che già a partire nel 1995 vi

erano difficoltà nel pagamento degli oneri sociali ed è stato necessario

diffidare la società ed anche precettarla. È vero che di seguito questi oneri

sono stati soluti. Nel 1999 la società poi ha cambiato ragione sociale, ha

sostanzialmente, come riferito dai sig.ri __________, assunto nuovi compiti e

cambiato lo scopo e quindi la figura del sig. __________ è stata confrontata da

vicino con l'amministrazione.

La Cassa segnala che dopo il cambio di scopo e di

ragione sociale sistematicamente l'amministrazione ha diffidato e precettato la

società a partire dal marzo 2000.

La sig.ra RI 1 segnala poi come il rapporto con __________,

per problemi personali di __________, avesse perso d'intensità e fosse

soprattutto RI 2, da "apprendista stregone" in seno ad un'azienda

che prospettava importanti contratti ed era composta da persone con esperienza,

che riversava al papà le richieste di anticipo per gli stipendi in maniera

fiduciosa per il futuro.

La sig.ra RI 1 aggiunge che a partire dal 2001 il

marito le ha delegato la gestione famigliare. Io la svolgevo come ritenevo e

lui si arrabbiava perchè non era come voleva lui pur sapendo spiegare i

meccanismi che lui prediligeva.

Mi si chiede perchè se non si sentiva più di fare

l'amministrazione di casa perchè ha mantenuto la presenza in seno al CdA. La

sig.ra RI 1 ribadisce che la sua figura era così importante ai fini

dell'acquisizione di clienti, era la figura di riferimento societaria per cui

non poteva lasciarla.

I funzionari della Cassa evidenziano che questa

situazione è significativa della sua consapevolezza da un lato e dalla sua

lucidità a gestire.

Per venire al secondo tema sollevato in sede ricorsuale

ossia quello relativo alla mancata informazione da parte dell'amministrazione

dell'incombente debito agli Eredi, ciò che avrebbe permesso loro di rinunciare

alla successione.

L'amministrazione evidenzia la data della

pubblicazione sul FUC __________ dell'avvenuta morte __________ __________

precedente dell'ing.__________ ed osserva che l'apertura del fallimento e la

successiva sospensione sono del __________ e quindi la conoscenza del danno

data di quel momento. Il certificato ereditario inoltre è del __________ ed

evidenzia la rinuncia alla successione da parte delle figlie __________ e __________

__________.

La sig.ra RI 1 indica che se avesse avuto la

consapevolezza o "una fotografia istantanea" della situazione avrebbe

proceduto diversamente, avrebbe rinunciato alla successione.” (doc. XXXVII)

in

diritto

In

ordine

2.1. L'art. 72

del Codice di procedura ticinese (CPC), applicabile in virtù del rinvio al

diritto sussidiario dell'art. 23 della Legge di procedura davanti al TCA,

prevede che il giudice può ordinare la congiunzione di azioni:

a) quando

sia dato un caso di litisconsorzio e una delle azioni non sia riservata ad

altro giudice per ragione di materia;

b) quando,

essendo dirette contro un medesimo convenuto, derivino dal medesimo fatto o

atto giuridico.

Nell'evenienza

concreta, visto che i ricorsi presentati dai due insorgenti sono diretti contro

delle decisioni derivanti dal medesimo fatto giuridico e pongono le medesime

richieste giuridiche, è accertata la connessione tra loro. Per economia

processuale, le procedure ricorsuali sono dunque congiunte in un unico

procedimento giudiziario (cfr. SVR 2005 AHV N. 15 pag. 48; STFA del 26 agosto

2005 nella causa L., C 23/04 e C 26/04; STFA del 4 agosto 2005 nella causa A. e

B., K 150/04 e

K 151/04;

DTF 128 V 126; DTF 127 V 157; DTF 127 V 33; STFA del 16 ottobre 2000 nella

causa K. K., Ö. K. S., P. S., K 52/00, K 53/00, 54/00 consid. 1; STFA del 29

settembre 1998 nella causa B., K 139+142/97, consid. 1; DTF 123 V 215 consid.

1).

2.2. RI 1

contesta innanzitutto la sua legittimazione passiva. L’insorgente afferma che

la richiesta di risarcimento andava fatta valere innanzitutto contro la

comunione ereditaria e solo “in caso di crescita in giudicato della

decisione di debito sarebbe potuto chiedere agli eredi singolarmente (o

collettivamente) la somma pretesa.” (doc. I, inc. 31.2005.10).

La

ricorrente sostiene inoltre che la giurisprudenza pubblicata in DTF 119 V 165

seg. non è applicabile al caso di specie poiché in quel caso il datore di

lavoro era deceduto dopo l’accertamento e la notifica del danno, mentre in

concreto la morte è sopraggiunta prima della notifica del danno.

Nella

citata sentenza del 27 aprile 1993 (DTF 119 V 165), il TFA ha stabilito che “il

debito derivante dall’art. 52 LAVS passa agli eredi del responsabile che non

abbiano rinunciato alla successione. In caso di rinuncia e di liquidazione da

parte dell’ufficio dei fallimenti, il credito deve essere prodotto nella massa

del fallimento della successione (consid. 3c).”

L’Alta

Corte, al consid. 3c, ha in particolare rammentato che “D’après la

jurisprudence, une obligation résultant d’un acte illecite commis par le de cujus

passe aux héritiers qui ont accepté la succession (ATF 103 II 334 consid.3). En

cas de répudiation et de liquidation par l’office des faillites, la créance

doit être produite dans la masse en fallite (Deschenaux/Terrier, La responsabilità

civile, 2e éd., p. 197). Ces principes s’appliquent également aux obligations

découlant de l’art. 52 LAVS.”

Questa

giurisprudenza è stata confermata e precisata con sentenza del 23 maggio 2003

pubblicata in DTF 129 V 300, dove il TFA ha stabilito che “l’obbligo di

risarcire il danno giusta l’art. 52 LAVS risultante dalla responsabilità

presunta del de cuius per la sua qualità di organo della persona giuridica

fallita passa agli eredi. In considerazione della responsabilità solidale degli

eredi per i debiti della successione, la cassa di compensazione è libera di

procedere contro i singoli eredi soltanto per una parte del credito oppure per

la sua totalità.”

L’Alta Corte ha infatti

affermato:

"

3. I., geb. 1935, seines Zeichens ehemaliger

alleiniger Verwaltungsrat der konkursiten Aktiengesellschaft X., starb am 18.

Januar 1996. Zu prüfen ist daher, ob der geltend gemachte öffentlich-rechtliche

Schadenersatzanspruch (als Passivum) vererblich ist, bejahendenfalls, ob die

Beschwerdegegnerin den Anspruch gegenüber den letztinstanzlich am Recht

stehenden Erben in Beachtung der AHV-rechtlichen und allgemeinen

prozessrechtlichen Vorschriften rechtsgültig geltend machte und – sofern dies

auch positiv zu beantworten ist - schliesslich die Begründetheit der Forderung.

3.1 Nach der Rechtsprechung geht die Verpflichtung

aus einer vom Erblasser begangenen unerlaubten Handlung auf die Erben über,

welche die Erbschaft angenommen haben (BGE 103 II 334 Erw. 3). In BGE 119 V 168

Erw. 3c erwog das Eidgenössische Versicherungsgericht, dieser Grundsatz gelte

auch für Schadenersatzpflichten nach Art. 52 AHVG (grundlegend: BGE 96 V 73

Erw. 1). Von dieser Regel ausgehend ist es unerheblich, ob der

AHV-rechtlich präsumtiv haftende Erblasser, wie

im hier zu beurteilend en Fall, vor Erlass einer ihn persönlich ins Recht fassenden

Verfügung stirbt oder der Tod erst nachher eingetreten ist (so in dem in BGE 119 V 168 Erw. 3c zu beurteilenden Sachverhalt) (in

SVR 2000 AHV Nr. 16 S. 49 nicht publizierte Erw. 3a; Urteil K. und V. vom 10.

Oktober 2002, H 36/02 und H 38/02). Macht die Verwaltung nach dem Tod einer

Ergänzungsleistungen empfangenden Person die Rückerstattung zu Unrecht

ausgerichteter

Versicherungsleistungen geltend, genügt es sodann

für die Rechtswirksamkeit der Verfügung, wenn mit dieser nur eine einzelne

Erbin oder ein einzelner Erbe ins Recht gefasst wurde (BGE 129 V 70). Das Eidgenössische Versicherungsgericht begründete die Änderung

der bisherigen Rechtsprechung, wonach die Verfügung jedem einzelnen Erben

persönlich zu eröffnen war, wenn die Rückforderung erst nach dem Tod des

Leistungsbezügers geltend gemacht wurde, im Wesentlichen damit, dass die Erben

Solidarschuldner sind (Art. 143 Abs. 2 OR in Verbindung mit Art. 603 Abs. 1 ZGB)

und nach Art. 144 OR

von Gläubigern je einzeln für einen Teil oder auch für das Ganze belangt werden

können (BGE 129 V 71 f. Erw. 3.2 und 3.3). Von diesen Grundsätzen

abzugehen,

wenn die Geltendmachung eines

Schadenersatzanspruches nach Art.

52 AHVG in Frage steht, besteht kein Anlass. Entgegen den

Vorbringen der Beschwerdeführer ist es daher nicht zu beanstanden, dass die

Beschwerdegegnerin nicht alle, sondern bloss zwei Erben ins Recht fassen

wollte.“

Nel

caso di specie la Cassa ha pertanto agito correttamente chiedendo direttamente

a RI 1 il risarcimento del danno. Non vi è infatti nessun obbligo, da parte

dell’amministrazione, di chiedere il pagamento del dovuto alla comunione

ereditaria.

Va poi abbondanzialmente

evidenziato come la Cassa ha comunque chiesto il risarcimento del danno ai due

eredi che non hanno rifiutato l’eredità (ossia RI 1 e RI 2).

Il TCA deve di conseguenza

entrare anche nel merito del ricorso presentato da RI 1.

2.3. Gli insorgenti fanno un

generico riferimento alla violazione del diritto di essere sentiti. In

particolare la ricorrente ritiene che suo marito, il defunto __________, non è

stato sentito prima di adottare il provvedimento di richiesta di risarcimento

del danno. Anche RI 2 afferma di non essere mai stato convocato dalla Cassa.

Inoltre le decisioni non avrebbero preso sufficientemente posizione sulle

censure sollevate, in particolare sull’asserita opacità dei conteggi.

Ai sensi

dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno diritto d'essere sentite. Per costante

giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere

dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una

decisione sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti

suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione

dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne

conoscenza e di determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa

J. e D., H 97/04; DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid.

2c, 126 V 131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la

cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,

124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).

Se però

gli accertamenti svolti d'ufficio permettono all'amministrazione o al giudice,

che si sono fondati su un apprezzamento diligente delle prove, di giungere alla

convinzione che certi fatti presentino una verosimiglianza preponderante, e che

ulteriori misure probatorie non potrebbero modificare questo apprezzamento, è

superfluo assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das

Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 no. 450; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren

und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 no. 111 e pag. 117 no. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche

DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib

229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). In tal caso non sussiste

una violazione del diritto di essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2

Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28 consid. 4b; cfr. riguardo al previgente art.

4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 124 V 94 consid.

4b, 122 V 162 consid. 1d e sentenza ivi citata).

In

concreto gli insorgenti ritengono che la Cassa non avrebbe dato loro la

possibilità di apportare elementi liberatori, violando così il diritto di

essere sentito. In realtà dagli atti non sembra che i ricorrenti abbiano espressamente

chiesto di essere sentiti dalla Cassa. Sia come sia, il TFA,

con sentenza del 20 settembre 2005 (C 128/04) ha stabilito che :

"

1.2 Art. 29 Abs. 2 BV räumt kein Recht auf mündliche Anhörung

ein, sondern beschränkt den Gehörsanspruch auf schriftliche Stellungnahmen (Pra

2003 Nr. 97 S. 520 Erw. 2.6; Urteil W. des Bundesgerichts vom 13. November

2002,4P.195/2002; vgl. BGE 125 I 219 Erw. 9b sowie AHI 1993 S. 41 Erw. 3b

betreffend Art. 4 aBV), es sei denn, ein Erlass gäbe ausdrücklich das Recht auf

eine mündliche Anhörung (vgl. Pra 2003 Nr. 97 S. 520 Erw. 2.6). Art. 42

ATSG sieht mündliche Anhörungen im Rahmen des Verwaltungsverfahrens

nicht ausdrücklich vor und auch aufgrund des VwVG oder des AVIG ergibt sich

kein explizit erwähntes Recht auf eine mündliche Anhörung.

Anhand der Akten ist ersichtlich, dass die

Versicherte ausreichend

Gelegenheit hatte, zum Sachverhalt Stellung zu

nehmen (vgl. Erw. 1.1 hievor).

Es sind hier auch keine Umstände gegeben, die zu

einer Ausnahme vom Regelfall der Möglichkeit, schriftlich Stellung zu nehmen,

führen würden, sodass das rechtliche Gehör der Beschwerdeführerin nicht

verletzt wurde, indem sie nicht mündlich angehört wurde.“ (sottolineature del redattore)

Non vi è pertanto alcun diritto, di regola, ad essere sentiti

oralmente. Una presa di posizione scritta è sufficiente.

Nel caso

di specie gli insorgenti, in sede di ricorso, hanno ancora potuto far valere le

loro ragioni innanzi un’autorità giudiziaria che gode del pieno potere

cognitivo, come l’istanza precedente, e sono stati sentiti nel corso di un

pubblico dibattimento. Per cui l’eventuale violazione del diritto di essere

sentito è stata comunque sanata in questa sede, dove gli insorgenti hanno

nuovamente ribadito le loro motivazioni.

Inoltre, per quanto concerne

il defunto __________, come rileva la Cassa in sede di risposta, considerato

che il decesso è avvenuto il __________ ed è dunque antecedente alla conoscenza

del danno subito, avvenuta con la pubblicazione nel FUSC del __________, la

censura si rivela comunque infondata.

Per quanto concerne

l’asserita mancata presa di posizione su tutte le censure sollevate ed in

particolare circa i conteggi, va rammentato che la

pretesa di un provvedimento motivato impone all'autorità di pronunciarsi nei considerandi

sulle allegazioni delle parti, riferendosi agli argomenti da esse addotti. Tale

obbligo intende evitare che l'autorità, nell'esercizio dei suoi poteri

decisionali, si lasci guidare da ragioni non pertinenti e, d'altro canto,

consentire al cittadino di farsi una chiara idea della portata della decisione

che lo riguarda per poterla, se del caso, impugnare. A tal fine ogni atto

decisionale deve menzionare, anche se brevemente, le considerazioni che ne

hanno determinato il convincimento, ritenuto comunque che l'autorità non è

tenuta a prendere esplicitamente posizione su ogni allegazione di fatto o di

diritto, ma può limitarsi ai punti essenziali e all'esame delle argomentazioni

di parte atte a influire sul giudizio (cfr. STFA del 2 novembre 2004 nella causa

M., I 458/03; STFA dell’11 ottobre 2004 nella causa T., H 180/03; DTF 126 V 80 consid.

5b/dd; Albertini, Der verfassungsmässige Anspruch auf

rechtliches Gehör im Verwaltungsverfahren des modernen Staates, Berna 2000, pag.

368 seg. con numerosi rinvii).

In

concreto la Cassa, con le decisioni su opposizione, ha spiegato in maniera

puntuale ed approfondita i motivi che l’hanno portata a respingere le

opposizioni e le parti hanno potuto comprendere contenuto e significato delle

decisioni che sono state tempestivamente impugnate.

I ricorrenti hanno inoltre

potuto esprimersi in merito alla risposta presentata dalla Cassa.

Alla luce di quanto sopra

esposto non si ravvisa una violazione del diritto di essere sentito. Il TCA può

entrare nel merito del ricorso.

Nel

merito

2.4. In virtù

dell'art. 52 cpv. 1 LAVS - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre

2002 che in quella valida dal 1. gennaio 2003, modificata in seguito

all’entrata in vigore della Legge sulla parte generale del diritto delle

assicurazioni sociali (LPGA) - il datore di lavoro deve risarcire il danno che

egli ha provocato violando, intenzionalmente o per negligenza grave, le

prescrizioni (dell’assicurazione).

I

presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,

la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da

parte del datore di lavoro, e l'intenzionalità o la negligenza grave.

Nell’ipotesi

in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché

la pretesa viene fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i

suoi organi responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV

Nr. 6, pag. 20).

Sussidiarietà

significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore

di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo

obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e

direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la

cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro

(Nussbaumer, Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996

pag. 107; Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral

des assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52

LAVS, in RSA 1991, pag. 163).

In questo

contesto si situa anche il rilascio dell’attestato di carenza beni definitivo

in una procedura di esecuzione in via di pignoramento. Tale documento attesta

ufficialmente, oltre al mancato adempimento all’obbligo di versare i

contributi, l’insolvibilità del datore di lavoro. Quindi alla Cassa è lecito

richiedere il risarcimento ex art. 52 LAVS agli organi anche se la società

esiste giuridicamente (RCC 1988 pag. 137 consid. 3c). Per questo, dalla

notifica di tale atto, non vi è motivo per non iniziare una procedura di

risarcimento contro i suoi organi sussidiariamente responsabili (RCC 1988 pag.

137 consid. 3c, confermato in RCC 1991 pag. 135 consid.

2a; cfr. la critica di Kunz, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitsgebers in der

AHV, tesi Winterthur 1989, pag. 63).

Il TFA ha recentemente riesaminato il problema della responsabilità

sussidiaria degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a

proposito dell'art. 52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente

all’entrata in vigore - il 1° gennaio 2003 - del nuovo art. 52 LAVS (cfr. DTF

129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

L'Alta

Corte ha in particolare precisato che né dal Messaggio del Consiglio federale

concernente l'11a revisione dell'AVS ( DTF 129 V 13 consid. 3.3.), né dai

lavori preparatori della LPGA (DTF 129 V 13 consid. 3.5.) sono emerse

indicazioni per un cambiamento della prassi finora adottata. Restano quindi

interamente applicabili le massime giurisprudenziali ivi riportate.

A

proposito della nozione di "organo" in una sentenza del 1° settembre

2005 nella causa Z., H 183/04 il TFA ha ricordato che:

"

3.3 Orbene, Z._________ - dal profilo materiale proprietario

economico della S.________ SA (il pacchetto azionario della società era stato

da lui acquistato nel 1995 per l'importo di fr. 230'000.-) e formalmente

procuratore con firma individuale - ha dimostrato con il suo modo di agire di

non avere corretta nozione dei doveri che incombono ad un organo materiale.

Egli infatti ha assunto la gestione della società, influenzandone in modo

determinante la formazione della volontà (DTF 114 V 79 consid. 3; Forstmoser/Meier-Hayoz/Nobel, Schweizerisches Aktienrecht, Berna

1996, § 37,

n. 17). È bene ricordare in questo contesto che, secondo la

giurisprudenza, sono considerati organi di una persona giuridica in primo luogo

le persone iscritte come tali a registro di commercio, quali il consiglio di

amministrazione (rispettivamente l'amministratore unico) e gli organi di

controllo. A determinate condizioni possono assumere la qualità di organo anche

il direttore, il procuratore ex art. 458 CO o l'amministratore di fatto (DTF

119 II 255, 117 II 441 consid. 2b, 571 consid. 3 e riferimenti; Nussbaumer,

Les caisses de compensation en tant que parties à une procédure de réparation

d'un dommage selon l'art. 52 LAVS, in RCC 1991 pag. 402 seg.)."

2.5. Si ha un

danno ai sensi dell'art. 52 LAVS ogni qualvolta dei contributi paritetici

legalmente dovuti all'AVS sfuggono a questa assicurazione. Il danno subentra

allorquando questi contributi non possono essere riscossi per motivi di diritto

o di fatto. Questo per intervenuta perenzione ai sensi dell’art. 16 cpv. 1 LAVS

o per insolvenza del datore di lavoro (Nussbaumer, in AJP 1996 pag. 1076; STFA

del 18 agosto 2005 nella causa L., H 136/04, consid. 3.2.; DTF 123 V 15, 16, consid.

5b, 98 V 26). L'ammontare del danno corrisponde a quello dei contributi che il

datore di lavoro avrebbe dovuto versare (DTF 98 V 26 = RCC 1972 pag. 687; Frésard,

La responsabilité de l’employeur pour le non-paiement de cotisations d’assurances

sociales selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1987, no. 10, pag. 9).

Costituiscono

elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per

la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA del 28 ottobre

2002 nella causa P. e F., H166/02, consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 nella

causa A., Inc. 31.02.10., consid. 2.3; Pratique VSI 1994 pag. 104); i

contributi della disoccupazione (STFA del 4 ottobre 2002 nella causa A. e T., H

346/01, consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese

di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese

esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in: Trisconi-Rossetti, L’azione di

risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del

datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995 pag. 369 s; vedi anche la

numerosa giurisprudenza citata in Istituto delle assicurazioni sociali,

"Novità nel campo dell'azione di risarcimento danni ex art. 52 LAVS della

Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei confronti del datore di lavoro, RDAT II

2002 pag. 519 s; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T., C. e S., H 113/00, consid.

6).

Non sono

invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA del 19 agosto 2003 nella

causa M., H 142/03, consid. 5.6; STFA del 4 novembre 1996 nella causa A., H

194/96).

2.6. I ricorrenti

contestano l’ammontare dell’importo richiesto dalla Cassa, ossia fr.

480'679.05.

L’amministrazione

in sede di risposta hanno ammesso di aver commesso un errore e ha proposto di

limitare l’ammontare del danno a fr. 468’180.45, poiché nella distinta dei

salari 2002 la società ha, erroneamente, dichiarato anche le indennità di

insolvenza in realtà versate direttamente dalla __________ ai beneficiari delle

stesse e sulle quali i contributi sono già stati versati.

Per

il resto la Cassa chiede la conferma di quanto chiesto.

I

ricorrenti sostengono invece che i conteggi presentati dalla Cassa non sono

chiari. In particolare non sarebbe comprensibile se e come sono stati dedotti

gli oneri sociali per le indennità di insolvenza versate dalla cassa di

disoccupazione e se siano stati dedotti gli importi versati a titolo di

rimborso degli oneri sociali della __________, poiché la società ha beneficiato

per diverso tempo di rimborsi ai sensi della L-rilocc riversati al datore di

lavoro da parte della __________.

Essi

fanno valere un diniego di giustizia a causa della mancanza di una chiara

trasparenza al proposito e sollevano dubbi circa i conteggi della Cassa che

sarebbero poco trasparenti. Infine gli assicurati sostengono che alcune voci

dell’importo chiesto dalla Cassa non costituiscono un danno.

In

particolare il contributo alle spese amministrative, le multe, diffide e tasse

d’ufficio, gli interessi di mora e le spese esecutive.

Per quel

che concerne l'ammontare del danno, spetta all’amministrazione documentare la

propria pretesa mediante estratti, salari, fatture, estratti conto ecc. (cfr. Trisconi-Rossetti,

L’azione di risarcimento danni della Cassa di compensazione AVS/AI/IPG nei

confronti del datore di lavoro ex art. 52 LAVS, RDAT II 1995, pag. 396, N.4.4.2.).

Tuttavia

va ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione

delle parti, in caso di contestazione, incombe alla controparte portare le

prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è

corretto (RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b).

Del

resto, secondo la giurisprudenza del TFA, se il credito fatto valere dalla

cassa di compensazione in una procedura di risarcimento danni si basa su una

decisione di fissazione di contributi arretrati cresciuta in giudicato,

l’ammontare del danno fatto valere davanti all’autorità cantonale di ricorso

può essere rivisto soltanto se vi sono motivi di indubbia erroneità dei

contributi. Questo vale anche nel caso in cui la decisione di fissazione dei

contributi non sia stata indirizzata personalmente alle singole persone

chiamate in seguito in causa (RCC 1991, pag. 133, consid. II/1b; cfr. Trisconi-Rossetti,

op. cit., RDAT II 1995, pag. 374, N.4.3.6).

Infatti,

la possibilità di ricorrere contro la decisione sui contributi arretrati

protegge in modo sufficiente gli organi del datore di lavoro divenuto

insolvibile contro il rischio di dover assumere crediti di risarcimento

ingiustificati (STFA inedita del 14 dicembre 1998 in nella causa G., consid.

3c, H 234/97, del 6 gennaio 1998 nella causa M. consid. 6c, H 99/95).

In

concreto dalla documentazione prodotta dalla Cassa emerge chiaramente che il

conteggio, proposto in sede di risposta, a parte per quanto concerne il 2002, e

di cui si dirà in seguito, è corretto.

La Cassa,

alle decisioni formali del 25 novembre 2004 (doc. 1, inc. 31.2005.10), ha

allegato i conteggi dei contributi rimasti impagati. Dalla documentazione

emerge che l’amministrazione ha prodotto gli estratti conto dei contributi

paritetici, i rapporti sul controllo dei datori di lavoro e le dichiarazioni

del salario e degli assegni famigliari sottoscritte dalla stessa società.

I

conteggi sono chiari e facilmente comprensibili. Essi inoltre, sulla base della

documentazione a disposizione della Cassa al momento dell’emanazione della

decisione, come si vedrà in seguito, erano corretti.

2.7. I

ricorrenti, per contestare l’ammontare del danno, si rifanno innanzitutto ad

una dichiarazione del 9 novembre 2001 rilasciata dalla Cassa, dove

l’amministrazione ha affermato:

“(…)

con la presente si certifica che la ditta

FA 1

Ha regolarmente versato i contributi paritetici

AVS fino al 30.11.2001.” (doc. B allegato all’opposizione, inc. 31.2005.10)

Essi,

facendo valere implicitamente il principio della buona fede, ritengono che

sulla base di quanto dichiarato la Cassa, perlomeno fino al 30 novembre 2001,

non è più abilitata a chiedere contributi supplementari.

Va qui

ricordato che il principio generale della buona fede, sancito dall’art. 9 Cost.,

permette al cittadino di

esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che essa eviti di

contraddirsi. Così un'informazione o una decisione erronea possono obbligare

l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla

legge.

Secondo la giurisprudenza, di regola, un'informazione erronea è vincolante

quando l'autorità, intervenendo in una situazione concreta nei confronti di

persone determinate, era competente a rilasciarla, il cittadino non poteva

riconoscerne l'inesattezza e, sempre che l'ordinamento legale non sia mutato

nel frattempo, fidandosi dell'informazione ricevuta egli abbia preso delle

disposizioni non reversibili senza pregiudizio (DTF 127 I 36 consid. 3a, 126 II

387 consid. 3a; RAMI 2000 no. KV 126 pag. 223, no. KV 133 pag. 291 consid. 2a;

cfr., riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si

applica anche alla nuova norma, DTF 121 V 66 consid. 2a e sentenze ivi citate).

In

concreto la società non può, sulla base della dichiarazione del 9 novembre

2001, far valere il principio della buona fede, poiché con tale scritto

l’amministrazione si è limitata a confermare il pagamento regolare dei

contributi richiesti sulla base degli atti a disposizione, ma non ha escluso la

possibilità di procedere a delle riprese o delle rettifiche, come suo diritto

in virtù dell’art. 162 OAVS, nel caso in cui, come in concreto, in occasione di

successivi controlli, fossero scoperti salari determinanti non notificati.

La

circostanza che una società sia in regola con il pagamento dei contributi fino

ad allora dovuti non impedisce all’amministrazione di effettuare un controllo

più approfondito e di procedere a delle riprese.

Per

quanto concerne gli scoperti anteriori al 30 novembre 2001, che gli assicurati

sostengono non essere dovuti, va invece rilevato che il 18 giugno 2002, ossia

posteriormente al rilascio di tale scritto, l’amministrazione ha effettuato un

controllo del datore di lavoro ex art. 162 OAVS, da cui è risultata una ripresa

salariale per gli anni 1998 e 1999 per un importo di fr. 1'119.80 di contributi

(allegato al doc. 1, inc. 31.2005.10).

Per il

2000 sono stati emessi un conteggio di rettifica per contestazione di assegni

familiari anticipati (4 aprile 2002: fr. 8'587.25; cfr. allegato al doc. 1,

inc. 31.2005.10: cronologia degli invii) e un conteggio per diffide, spese

esecutive ed interessi di mora (29 maggio 2002, cfr. doc. A1, allegato al doc.

3, inc. 31.2005.10).

Per

quanto concerne il 2001, il 6 giugno 2002 è stato emesso il conteggio di

chiusura (cfr. allegato A2 al doc. 3, inc. 31.2005.10: fr. 193'470: cronologia

degli invii), mentre il 2 maggio 2003 è stato notificato un conteggio di

rettifica per contestazioni assegni famigliari anticipati (cfr. allegato A2 al

doc. 3, inc. 31.2005.10: fr. 7’137).

Per cui,

tutte le riprese e rettifiche sono successive alla dichiarazione del 30

novembre 2001 e sono state fatte sulla base di elementi non ancora conosciuti a

quell’epoca.

L’ammontare

delle riprese e delle rettifiche di quegli anni non sono del resto state

contestate.

Gli

insorgenti si limitano infatti ad affermare e solo in sede di nuove prove, per

i soli invii del 2002 che “la Cassa parrebbe ammettere di avere emesso un

erroneo calcolo di contributi scoperti e di avere successivamente (nel 2002)

comunicato la rettifica.” (cfr. punto 3 doc. V, inc. 31.2005.10 e

punto 4 doc. V, inc. 31.2005.11, sottolineatura del redattore) e chiedono di “edire

la dimostrazione di avere effettuato tale invio e di averlo fatto correttamente.”

In realtà

la “rettifica”, come visto, concerne unicamente l’ammontare degli

assegni familiari anticipati (differenza di fr. 8'587.25 nel 2000 e fr. 7'137

nel 2001, quest’ultimo “invio” è del 2003 e dunque non è contestato;

cfr. punto 3 doc. V, inc. 31.2005.10 e punto 4 doc. V, inc. 31.2005.11). Non è

invece contestato l’invio del conteggio di chiusura (cfr. doc. V, inc.

31.2005.10 e doc. V, inc. 31.2005.11: i ricorrenti parlano solo di “rettifica”).

I

ricorrenti comunque non contestano in maniera dettagliata e precisa il calcolo

dell’ammontare finale dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti nel 2000 e 2001

e calcolati dalla Cassa (ciò che avrebbero dovuto fare se avessero voluto

contestare l’importo richiesto: cfr. RCC 1991 pag. 133, consid. II/1b), né

sembrano aver contestato il conteggio datato 23 luglio 2004 trasmesso alla

società relativo ai contributi del 2000 e del 2001. Del resto, dalle

dichiarazioni dei salari del 2000 (del 17 gennaio 2001, allegato al doc. 1,

inc. 31.2005.10) e del 2001 (del 27 maggio 2002, e dunque comunque posteriore

alla dichiarazione del 9 novembre 2001) compilate e firmate dalla stessa

società, emerge che la Cassa ha utilizzato gli importi dichiarati dalla ditta

fallita per calcolare i contributi dovuti (fr. 1'318'513 per il 2000 e fr.

2'156'493 per il 2001; cfr. allegati al doc. 1, inc. 31.2005.10), da cui ha

dedotto i pagamenti già effettuati (che i ricorrenti non affermano essere

superiori a quelli figuranti sulle lettere del 23 luglio 2004) e gli assegni

familiari anticipati ai dipendenti (anche questo importo non è stato contestato

dai ricorrenti).

Per cui

gli importi richiesti dal 1998 al 2001 (fr. 1'119.80 per il biennio 1998/1999; fr.

9'653.55 per il 2000 e fr. 211'486.05 per il 2001; cfr.doc. 11, inc.

31.2005.10) vanno confermati.

2.8. I ricorrenti

sostengono, per il 2002 e 2003, che la Cassa non avrebbe tenuto conto delle

indennità per insolvenza già versate dalla cassa di disoccupazione.

Secondo

l'art. 52 cpv. 2 LADI i contributi legali alle assicurazioni sociali devono

essere prelevati dall’indennità per insolvenza. La cassa deve conteggiare i

contributi prescritti con gli organi competenti e dedurre ai lavoratori la

parte dei contributi da loro dovuta. L'art. 76 OADI recita inoltre:

"

1 La cassa

preleva dall’indennità per insolvenza i contributi (quota del lavoratore e del datore

di lavoro):

a. all’AVS/AI/IPG e all’assicurazione-disoccupazione, per la cassa

di compensazione AVS del datore di lavoro;

b. all’assicurazione-infortuni obbligatoria, per l’istituto

d’assicurazione competente;

c. alla previdenza professionale obbligatoria, per l’istituto di

previdenza del datore di lavoro.

2 L’importo

dei contributi alla previdenza professionale obbligatoria risulta dal

regolamento dell’istituto di previdenza; la cassa preleva soltanto i contributi

corrispondenti al salario coordinato.

3 La cassa

deduce la quota del lavoratore dall’indennità per insolvenza.

4 Il Seco

disciplina la procedura d’intesa con l’Ufficio federale delle assicurazioni

sociali.

5 L’articolo

35 capoverso 3 è applicabile per analogia alla verifica delle deduzioni.

Come

documentato dalla Cassa, nella dichiarazione dei salari del 2002 figurava una

massa salariale di fr. 1'891'609.65 (cfr. allegato al doc. 1, inc. 31.2005.10).

Parte di questo importo (fr. fr. 91.177.05) è stato versato dalla Cassa

disoccupazione a titolo di insolvenza (cfr. doc. 8, Inc. 31.2005.10, cfr. anche

doc. B, inc. 31.2005.10: da rilevare a questo proposito che gli importi

indicati nel doc. B, inc. 31.2005.10 prodotto dalla ricorrente corrispondono

perfettamente a quelli evinti dalla documentazione prodotta dalla Cassa in sede

di risposta sub doc. 8, inc. 31.2005.10).

I

contributi dell'anno 2002 sono tuttavia stati calcolati sulla base dell’importo

complessivo di fr. 1'891'609.65, poiché l’amministrazione non era a conoscenza

di questa circostanza.

Come

rettamente proposto dalla Cassa in sede di risposta, l’importo delle indennità

per insolvenza derivante dal doc. 8 (inc. 31.2005.10) deve essere dedotto dal

reddito determinante.

La Cassa

ha dedotto tuttavia solo fr. 84'727.20 (e non fr. 91’177.05).

La

differenza tra l’importo complessivo dell’indennità per insolvenza di fr.

91.177.05 e l’importo dedotto dalla Cassa di fr. 84’727.20, deriva dal fatto

che il reddito di fr. 5'830.50 versato a __________ non era stato dichiarato

dalla società nella dichiarazione dei salari, per cui, giustamente, non va

dedotto dal reddito complessivo di fr. 1'891'609.65.

La Cassa

inoltre dal reddito di fr. 5'365.45 versato a __________, ha dedotto solo i fr.

5'275.75 di salario, giungendo ad una ripresa di fr. 89.70 e non ha tenuto

conto della tredicesima di fr. 618.70, come invece ha fatto, per esempio, con __________

e __________, dove tuttavia dopo la sottrazione il salario da riprendere dava

un saldo positivo.

A mente

del TCA, considerato che la tredicesima fa parte del salario determinante, e

che è stato versato un importo di fr. 618.70 a titolo di indennità di

insolvenza per la tredicesima, la ripresa di fr. 89.70, contrariamente a quanto

ritiene la Cassa, non può essere mantenuta.

Per cui,

per il 2002 il reddito soggetto a contribuzione AVS/AI/IPG/AF è di fr.

1'806'792.10 [1'891'609.65 (salari dichiarati dalla società) – 91’177.05

(indennità per insolvenza) + 5’830.50 (salario non dichiarato di __________) +

618.70 (tredicesima di __________) – 89.70 (parte della tredicesima di __________

compreso nel salario dichiarato nel 2002] in luogo di fr. 1'806'881.80 proposti

dalla Cassa in sede di risposta.

Il

contributo del 2002 ammonta pertanto a fr. 182'486 (10.1% di fr. 1'806'792.10) per

l’AVS/AI/IPG, a fr. 52'534.40 (3% di fr. 1'751’147.10) per l’AD, a fr. 1'112.90

per la disoccupazione II (2% di fr. 55'645), a fr. 27'101.90 (1.5% di fr.

1'806'792.10) per gli AF, a fr. 2'737.30 (1.5 % di fr. 182'486) per contributi

alle spese amministrative, e a fr. 1'250 per le diffide, fr. 3'751.45 per gli

interessi di mora e fr. 652 per le spese spese esecutive, per complessivi fr.

271'625.95.

In queste

condizioni, nel 2002, gli insorgenti devono ancora fr. 244'911.65 (271'625.95 -

26'714.30), in luogo dei fr. 244'924.80 calcolati dalla Cassa.

Per il

2003 il danno si limita a fr. 996.25 relativo al salario dell’unico dipendente

del mese di gennaio (doc. 10, inc. 31.2005.10). Quest’ultimo ha beneficiato di

indennità per insolvenza solo nel febbraio 2003 (cfr. doc. 8, inc. 31.2005.10),

ossia per un periodo successivo al calcolo del danno.

Pertanto

l’amministrazione, giustamente, non ha computato le indennità per insolvenza,

trattandosi di periodi successivi a quelli in esame (doc. 8, inc. 31.2005.10).

Il

calcolo del 2003 è pertanto corretto.

Per

quanto concerne il bonus d’inserimento in azienda (art. 4 L-rilocc), versato

direttamente alla società (cfr. doc. F), va rammentato che esso fa parte del

salario determinante ai sensi della LAVS e deve essere compreso nel calcolo del

danno. Infatti l’art. 4 cpv. 4 L-rilocc prevede che “il contributo (ndr

il bonus) è pagato al lavoratore per il tramite del datore di lavoro insieme

alla retribuzione pattuita. Il datore di lavoro deve versare i contributi

usuali alle assicurazioni sociali e prelevare la quota del lavoratore.” Per

cui anche in questo caso spetta ai ricorrenti versare gli oneri sociali.

Infine,

come rileva correttamente la Cassa in sede di risposta, per costante

giurisprudenza costituiscono elementi del danno anche le spese di

amministrazione, gli interessi moratori (art. 41bis OAVS), le spese esecutive e

le tasse di diffida (DTF 121 III 384; STFA del 24 ottobre 2000 nella causa T.,

C. e S., H 113/00; RDAT II-2002 pag. 519 seg.). Non sono invece state chieste multe,

malgrado l’infelice formulazione figurante negli estratti conto dei contributi

paritetici che indicano “diffide, multe , tass.d’uff.” (cfr. doc. A e

seg. allegati al doc. 3 inc. 31.2005.10.). Per cui viene a cadere anche la contestazione

degli insorgenti.

Riassumendo, nell'evenienza

concreta, dalla documentazione agli atti e meglio dalle chiusure conto, dalle

rettifiche e dalle dichiarazioni dei salari (doc. 1 e allegati, inc.

31.2005.10), nonché dalla documentazione relativa alle indennità per insolvenza

versate (doc. 8 e seguenti, inc. 31.2005.10), risulta chiaramente l'importo dei

contributi non saldati.

Il danno finale ammonta

dunque a fr. 468'167.30 (1'119.80 [1998/1999] + 9'653.55 [2000] + 211'486.05

[2001] + 244'911.65 [2002] + 996.25 [gennaio 2003].

2.9. Per

definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un

atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al

datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi

(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento

l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle

sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo

di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di

un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo

di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto

(art, 14 cpv. 1 LAVS, art. 34ss OAVS; RCC 1985, pag. 607 consid. 5a).

L’obbligo

di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un

compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con

riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di

prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale

del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V

186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid.

2).

Inoltre -

anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di lavoro

deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il

prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione

richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti

della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,

anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985, pag.

608 consid. 5b).

2.10. La cassa di

compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non osservanza

delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre

da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,

rispettivamente degli art. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di

pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le

prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può

procedere contro di lui.

Incombe

allora al datore di lavoro di far valere e provare validi motivi di

giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione

intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei

a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.

70 pag. 213).

È quindi

possibile che, procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro

riesca a salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di

difficoltà passeggere di liquidità.

Affinché

un simile comportamento non comporti l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre

che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide, abbia seri e oggettivi

motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i contributi entro un termine

ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag 307; RCC 1992 pag. 261 consid.

4b, 1985 pag. 604 consid. 3a).

L’obbligo

del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla

Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di

giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Knus,

op. cit., pag. 54; Frésard, op. cit., in RSA 1987, pag. 7).

2.11. Ai sensi

della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una negligenza grave del datore

di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire

importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

La misura

della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che

si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di

lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC

1988 pag. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, op. cit.,

pag. 53).

I fatti

di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili a

tutti gli organi della stessa.

Si deve

infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati

ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto

di quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito

in modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono

state attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p. 647 consid.

3b; Knus, op. cit. p. 52; Dieterle/Kieser, op. cit. pag. 658).

Nel caso

di una società anonima si debbono porre esigenze molto severe per quanto

concerne l’attenzione da prestare alle prescrizioni AVS (DTF 108 V 203 con

riferimenti).

La

giurisprudenza ritiene che, di regola, la mancata deduzione e relativo

trasferimento alla Cassa dei contributi configura una grave negligenza. (DTF

108 V 186ss. consid. 1b).

Occorre

però esaminare se speciali circostanze legittimavano il datore di lavoro a non

versare i contributi o potevano scusarlo dal provvedervi ( DTF 121 V 244 consid.

4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

2.12. Innanzitutto va precisato che,

secondo costante giurisprudenza (STCA 14 giugno 1995 nella causa C., Inc.

31.95.00012) la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS

non è in relazione alla gestione della società per se stessa, né a eventuali

cause di un fallimento.

A proposito della responsabilità dei membri del Consiglio di

amministrazione in una sentenza dell'11 ottobre 2004 nella causa T. (H 180/03)

il TFA si è così espresso:

" Questa

Corte, ancora di recente, ha in particolare ribadito quali sono gli obblighi

del consigliere d'amministrazione di una società anonima che non si occupa o

non può occuparsi della gestione degli affari e rammentato che in siffatta

evenienza all'interessato incombe il compito di esaminare l'attività dei

dirigenti e di orientarsi costantemente sull'andamento degli affari, in

particolare in relazione alle questioni contributive (SVR 2001 AHV no. 15 pag.

51 seg.). Così l'organo di una società anonima deve prestare attenzione

particolare alla scelta della persona cui è affidata la gestione degli affari

importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che egli dà o

dovrebbe dare (cura in istruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo).

Segnatamente è suo preciso dovere vigilare e attivarsi di

conseguenza affinché i contributi alle assicurazioni sociali vengano

regolarmente versati (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1992 pag. 268 consid. 4b)."

2.13. RI 1 sostiene che il defunto

marito si è comportato correttamente e non ha commesso alcuna negligenza grave

o intenzionalità nel suo agire.

Più precisamente fa valere

che __________ è al massimo “corresponsabile” del danno e non “unico

responsabile”.

L’insorgente rileva che __________

non avrebbe nulla da rimproverarsi circa la corretta gestione degli affari.

Essa sostiene inoltre che era da tempo ammalato di tumore e pertanto non era

più in grado di condurre effettivamente in qualità di organo la società. Non vi

sarebbe pertanto alcuna grave negligenza. A questo proposito, ed in virtù del

fatto che in un altro caso (“__________”) l’amministrazione avrebbe deciso in

altro modo, l’insorgente chiede un contraddittorio orale.

Al

riguardo va innanzitutto ricordato che, accettando il mandato di membro del CdA

della __________, in seguito FA 1, __________ ha assunto tutti gli oneri che da

tale funzione derivano (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H

208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 20 marzo 2003 nella causa W.,

H265/00, consid. 4.3; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C., A. P. e M.P.,

H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H

153/00, consid. 8b; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid.

4c).

La responsabilità

per il corretto adempimento degli oneri assicurativi nonché la diligenza

necessaria alla corretta gestione degli affari sociali incombeva quindi anche a

__________, trattandosi di attribuzioni inalienabili nel senso dell'art. 716a

cpv. 1 cifra 5 CO (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid.

5a; STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13

novembre 2000 nella causa S., consid. 4b, H 238/98).

In caso

contrario si finirebbe per legittimare la figura "dell'uomo di

paglia" (cfr. STFA del 15 aprile 2002 nella causa J., H 365/01, consid. 5;

STFA del 27 aprile 2001 nella causa B., H 234/00, consid. 5d; STFA del 13

febbraio 2001 nella causa M, H 225/00, consid. 3c; STFA del 29 maggio 1995

nella causa C., consid. 3b, H 294/94).

Nella

presente fattispecie le argomentazioni sollevate dalla ricorrente non sono

sufficienti per liberarla dalla responsabilità ex art. 52 LAVS.

Come

ricorda la costante giurisprudenza federale, ad ogni amministratore spetta ai

sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO “l’alta vigilanza sulle persone

incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza

della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni “.

Pertanto

deve, di principio, informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in

particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,

studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere

irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una

gestione scorretta o negligente da parte di chi ha ottenuto la delega

gestionale, l’organo deve intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate

(cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; DTF 114 V

219, consid. 4a = RCC 1989, pag. 116, consid. 4a e STFA del 25 luglio 1991

nella causa V.E.; cfr. anche STFA del 29 agosto 1997 nella causa M.).

Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano

regolarmente versati (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P. e M., H

208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 24 aprile 2002 nella causa G., H

153/00, consid. 8b; DTF 108 V 202 consid. 3a; Frésard, Les

développements récent de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances

relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, RSA 1991, pag.

165). Non è sufficiente esaminare i conti una volta

all'anno (cfr. STFA del 27 febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a).

Secondo la nostra Massima Istanza, egli deve rassegnare le proprie dimissioni

dal CdA se, nonostante le sue sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono

impagati (cfr. STFA del 17 gennaio 2002 nella causa A. e B., H 38/01, consid.

4b; STFA del 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e STFA del 15 dicembre 1993

nella causa N.).

Se non ha

adempiuto i suoi obblighi con la dovuta diligenza che, secondo la

giurisprudenza, va oltre la prudenza che è d’uso osservare nei propri affari

(STFA del 29 maggio 1995 nella causa A. C. p. 6; DTF 99 II 179; STFA del 19

maggio 1995 nella causa M. D), il membro del Consiglio di amministrazione o

l'amministratore unico sarà ritenuto responsabile del danno.

__________

non poteva, nella veste di membro del CdA di una società anonima, accontentarsi

di svolgere un ruolo passivo nella società. Egli avrebbe dovuto verificare

puntualmente e personalmente che i contributi paritetici venissero

effettivamente versati alla Cassa (cfr. STFA del 28 aprile 2003 nella causa P.

e M., H 208/00 e H 209/00, consid. 7.2.1; STFA del 27 gennaio 2003 nella causa D.C.,

A. P. e M.P., H93/01 + H 169/01, consid. 4.3; STFA del 17 gennaio 2002 nella

causa A. e B., H 38/01, consid. 4b).

Egli

avrebbe anche potuto interpellare l'ufficio di revisione attingendo dati

contabili oggettivi (STFA del 31 gennaio 2003 nella causa V., H 5/02, consid.

5.3), dai quali avrebbe facilmente potuto dedurre che vi erano oneri sociali

scoperti o perlomeno possibili difficoltà finanziarie della società (cfr. STFA

dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4).

Essersi

fidato senza una verifica accurata della situazione finanziaria della ditta, è

segno di una grave negligenza del membro del CdA. I controlli gli avrebbero

permesso di appurare la precaria situazione finanziaria della società (cfr. STFA

dell'11 settembre 2002 nella causa C. C. e M. C., H 349/01, consid. 2.4; STFA

del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3c; STFA del 4 febbraio

2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c; STFA del 17 gennaio 2002 nella causa

A. e B., H 38/01, consid. 4b;STFA dell'8 marzo 2001 nella causa A. C., G. P. e F.

F., H 115/00 e H 132/00, consid. 8b). Diverso sarebbe stato se, appena

conosciuta l'esposizione debitoria a titolo di contributi alle assicurazioni

sociali, __________ avesse inoltrato immediatamente le proprie

dimissioni (cfr. STFA del 16 settembre 2002 nella causa P.Z, L.B. e J.A.D.B, H

10+45/01, consid. 9).

Se avesse

subito agito con determinazione, uscendo dalla società per tempo, avrebbe

certamente evitato di trovarsi in una simile situazione (cfr. STFA del 23

agosto 2002 nella causa V. V. e M. C., H 405+406/00, consid. 4.2; STFA del 4

febbraio 2002 nella causa C., H 194/01, consid. 4c).

Se è vero

che l'amministratore unico, rispettivamente il membro del CdA può delegare

compiti - tra cui anche quello di curare che i contributi vengano pagati -, è

anche vero che la delega non lo esime dal vigilare che le funzioni delegate

siano effettivamente svolte (cfr. STFA del 27 gennaio 2003 nella causa L., H

393/01, consid. 2.4; STFA del 23 agosto 2002 nella causa V. e C., H 405 + 406, consid.

4.2.; STFA del 28 maggio 2002 nella causa F., H 403/01, consid. 3b; STFA del 27

febbraio 2002 nella causa S., H 282/01, consid. 5a; STFA del 17 gennaio 2002

nella causa A. e B., H 38/01, consid. 4b; STFA del 5 aprile 2001, nella causa

A., H 436/00, consid. 3b; SVR 2001 AHV n° 15 consid. 6b). Non è possibile

liberarsi da ogni responsabilità ex art. 52 LAVS ed affermare di aver

ottemperato al proprio dovere di diligenza semplicemente delegando i compiti ad

una persona più competente, con specifiche conoscenze economiche e finanziarie

(SVR 2002 AHV Nr. 9 consid 3a).

Le stesse

considerazioni valgono a maggior ragione per RI 2 che, oltre ad essere stato

membro del CdA, ne è pure stato il presidente fin dalla costituzione della

società.

In queste

condizioni entrambi sono tenuti a risarcire il danno subito dalla Cassa.

2.14. La ricorrente

fa tuttavia valere il precario stato di salute di suo marito ed in particolare

la circostanza che è stato vittima di un tumore.

In

passato il TCA ha già avuto occasione di considerare giustificato il mancato

pagamento dei contributi, se è dovuto a grave malattia del presidente del CdA,

che aveva praticamente condotto alla rovina la ditta, poiché gli altri

amministratori non erano in grado di continuare gli affari, viste le

particolari conoscenze richieste (STCA 7 novembre 1990 in causa V.P., L.R., E.G.,

O.R.; STCA 8 luglio 1991 in causa L.B. e D.T.).

Inoltre,

non è stato ritenuto responsabile l'amministratore, che a seguito di

invalidità, non era più in grado di seguire gli affari della società, per il

danno insorto dopo l'evento invalidante (STCA 26 novembre 1991 in causa M.C.;

STCA 9 marzo 1993 in causa J.E., J.E., K.O., F.G., L.F., V.R. e V.A., consid.

2.6).

Il TCA ha

ribadito che la persona totalmente invalida per motivi psichici che viene

indotta da terze persone ad assumere la carica di amministratore unico di una

società che egli non è in grado di gestire a cagione del suo stato di salute

non può essere reso responsabile del mancato pagamento dei contributi (STCA del

4 maggio 1995 in causa P.P., Inc. 31.95.105).

A

proposito di un amministratore unico con problemi di salute, in una sentenza

del TFA non pubblicata del 16 aprile 1998 nella causa G., H 193/96, l'Alta Corte

ha negato quale motivo di discolpa lo stato di salute del convenuto, motivando:

"

(…)

c) Il ricorrente giustifica inoltre il mancato pagamento dei

contributi con motivi di salute, riferiti al periodo tra il 1989 e il 1993. A

sostegno del suo assunto, produce un certificato medico 31 luglio 1996 del

dott. G. di __________, dal quale si evince che ha subito una operazione di by‑pass

nel giugno 1990 e che era affetto da diabete di difficile controllo.

Questi motivi non possono essere fatti valere quale esimente ex

art. 52 LAVS. L'amministratore unico di una società deve infatti preoccuparsi

di affidarla, in sua assenza, ad una persona competente nella gestione e non

può limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo. Si noti poi che nel 1990 G.

ha incassato da diverse assicurazioni un importo fatto successivamente affluire

alla società, che nel 1991 ha acceso un prestito ipotecario presso la Banca R.

di R. e che nel 1993 ha pure versato un'ulteriore somma alla G. SA. Trattasi di

atti concludenti che dimostrano come l'interessato, malgrado avesse qualche

problema di salute, si sia sempre attivamente occupato della società, ricordato

comunque che ‑ ove fosse stato realmente incapace di determinarsi come si

richiede a un amministratore unico - sarebbe stato suo preciso dovere

dimettersi dalla carica.

Il ricorrente ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve

esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria

di quella a cui appartiene l'interessato (DTF 112 V 159 consid. 4 e riferimenti),

peraltro molto addentro nell'ambito delle imprese di costruzione, ritenuto che

operava nella società già dal 1971 e che avrebbe dovuto sapere, perché fatto

notorio, che in tempi di grave crisi nel settore immobiliare possono insorgere

complicanze al momento dell'incasso dei crediti. Nemmeno la circostanza che G.

abbia profuso mezzi liquidi nella ditta ‑ in misura comunque inferiore

alle sue capacità, come dimostra la donazione ai figli di un bene immobile del

valore di fr. 180 000.‑ ‑ è sufficiente a sanare la grave

negligenza. Infatti non è accertato che la scelta di differire il pagamento dei

contributi paritetici fosse obiettivamente indispensabile per la sopravvivenza

della società. Neppure è assodato che il datore di lavoro potesse oggettivamente

presumere di soddisfare entro breve termine la Cassa riguardo a ogni suo

credito (DTF 108 V 188), visto che già dal 1990 sapeva che vi sarebbero

stati problemi d'incasso riferiti alla S. SA, già T. SA. L'organo, secondo la

giurisprudenza, deve prestare particolare attenzione nel caso in cui sia a

conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi finanziaria. In

questo contesto il solo fatto che egli abbia investito nell'impresa, a fondo

perso, ingenti somme provenienti dal suo patrimonio privato, nulla cambia,

allorquando la sua responsabilità secondo l'art. 52 LAVS sia stata appurata

(sentenza inedita 19 febbraio 1992 in re V., J., W. e T., H 62/91).

Va ancora ricordato al ricorrente che il dovere di diligenza

risulta accresciuto quando si tratta di un amministratore unico, ritenuto che quest'ultimo

deve dar prova di tutta la diligenza necessaria alla corretta gestione degli

affari sociali e che non' è sufficiente l'ossequio della "diligentia quam

in suis" (DTF 122 111 198 e riferimenti). Al riguardo il Tribunale

federale delle assicurazioni ha già avuto modo di affermare che gli obblighi di

vigilanza e di diligenza di un amministratore unico sono da connotare con

particolare rigore (DTF 112 V 3 consid. 2b), tanto più quando, in mancanza di

delega durante un periodo di malattia, lo stesso amministratore se ne è

occupato in prima persona.

Ne consegue che G. dovrà pertanto risarcire il danno subito dalla

Cassa." (sottolineature del redattore)

Con

sentenza del 1 dicembre 2003 nella causa W., inc. 31.2002.31-34, questo

Tribunale, sulla base delle risposte dei medici curanti, ha ritenuto dimostrato

secondo il principio della verosimiglianza preponderante valido nell’ambito

delle assicurazioni sociali che l’assicurato, a causa di una sindrome depressiva

ricorrente e del costante uso di sostanze stupefacenti, non era consapevole

della carica di consigliere di amministrazione che si apprestava ad assumere e

neppure era in grado di determinarsi circa un’eventuale uscita dal CdA e lo ha

liberato dal pagamento del danno causato all’amministrazione.

Per

contro in una sentenza del 22 febbraio 2001 nella causa T., C., P., C. (inc.

31.1999.78-80/31.2000.01), lo scrivente Tribunale ha ammesso la responsabilità

di un amministratore il quale, malgrado il suo stato di salute, avrebbe potuto

e dovuto provvedere a nominare un suo sostituto o, se ciò non fosse stato

possibile, rassegnare le sue dimissioni.

2.15. Nel caso di

specie il TCA ha proceduto a numerosi accertamenti al fine di accertare lo

stato di salute dell’interessato nel periodo in esame.

Interpellato

circa la questione a sapere i nomi dei medici che hanno avuto in cura __________

durante la lunga malattia, nonché i nosocomi presso i quali è stato degente

(doc. VII, inc. 31.2005.10), il legale della ricorrente ha comunicato al TCA

che l’interessato è stato ricoverato presso l’Ospedale __________ di __________

e la Clinica __________ di __________ e che è stato seguito dai dr. med. __________,

__________, __________ e __________ (doc. VIII, inc. 31.2005.10).

Dopo aver

ottenuto lo svincolo dal segreto professionale (doc. IX, inc. 31.2005.10), il

TCA ha posto ai medici le seguenti domande:

"1. Durante quale periodo __________ è stato in cura presso

di Lei e per quale malattia (le chiediamo di voler precisare quando è insorta

la malattia)?

2.

In quel periodo, ed in particolare dal 1998, __________ è stato durevolmente

inabile al lavoro (da quando a quando)? In particolare poteva esercitare la sua

funzione di membro del consiglio di amministrazione? Se era inabile al lavoro,

in quale periodo non poteva svolgere l’attività e per quali motivi? Se era

inabile al lavoro, in quale percentuale lo era (100%, 80%, ecc.; le chiediamo

di voler trasmettere copia di eventuali certificati medici o rapporti)?

3.

__________, dal __________, era in grado di assumere la carica di membro del

Consiglio di amministrazione di una SA? In particolare egli era consapevole

delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere?

In particolare __________

era in grado di svolgere i compiti di vigilanza e controllo che competono ad un

membro di un Consiglio di amministrazione di una SA? In caso di risposta

negativa, perché no?

4.

__________, nonostante la malattia, sarebbe stato in grado di delegare la

gestione della società a terzi? In caso di risposta negativa, perché no?

5.

Egli era in grado, nonostante la malattia, di comprendere che avrebbe potuto

dimettersi dalla carica di amministratore? In caso di risposta negativa, perché

no?” (doc. da X a XIII, inc. 31.2005.10)

Il 17 marzo

2006 il Dr. __________, urologo, ha affermato di poter unicamente rispondere di

aver operato l’assicurato il __________ per __________ e di aver effettuato

l’ultima visita nel suo studio il 22 febbraio 2000. Lo specialista ha poi

aggiunto che “in qualità di chirurgo non mi sono mai occupato delle attività

dell’Ing. __________, non sono quindi in grado di rispondere alle Loro

questioni.” (doc. XIV, inc. 31.2005.10).

Da parte

sua il Dr. med. __________, medicina interna FMH, ha affermato:

"

premetto che fra il __________ ed il

sottoscritto intercorrono stretti legami di parentela. In questo senso non

ritengo di essere nella posizione più idonea ad una valutazione oggettiva nei

suoi confronti, segnatamente per quel che concerne l’aspetto più prettamente professionale

della sua attività.

Nondimeno ben volentieri entrerò nel merito,

nell’intento di essere comunque di aiuto.

1. il paziente a margine è stato in mia cura __________, data del suo

decesso. Le sue diagnosi erano le seguenti:

Diagnosi principali:

Carcinoma prostatico pT3pN0M0G3 con:

Diagnosi 1/93, st. da prostatectomia radicale

5/93, radioterapia palliativa anca sx 2/00, st. da ormonoterapia e molteplici

chemioterapie

Metastatizzazione ossee multifocali sintomatiche

bacino, colonna lombare, cranio, spalla dx e costole a partire dal __________

Cardiomiopatia di origine indeterminata con:

insufficienza cardiaca biventricolare,

fibrillazione striale cronica

Coxartrosi bilaterale, stato da protesi dell’anca

sinistra __________ con zoppia residua

Diabete mellito II non insulinodipendente con:

insufficienza renale grado lieve-moderato

Diagnosi collaterali:

Iperuricemia con gotta __________

Litiasi renale __________

St. da asportazione polipo ileocecale __________St.

da op. cataratta bilaterale __________

St. da 2xtonsillectomia, st. da appendicectomia __________

Decorso della malattia

La neoplasia prostatica, all’origine di una

diffusione metastatica a carattere multiorganico, ha presentato un decorso

accelerato a partire dal __________ con rapido e progressivo peggioramento

delle condizioni generali. Più precisamente egli ha sviluppato difficoltà alla

deambulazione (inizialmente due stampelle) fino all’impossibilità a lasciare il

domicilio (5 rampe di scale) nel __________, e all’immobilizzazione a letto da

inizio __________. Inoltre perdita della continenza sfinterica, dipendenza da

analgesici oppiacei per dolori ossei invalidanti (dal __________), difficoltà

ad alimentarsi, fino all’alterazione dello stato di coscienza dapprima

fluttuante (inizio __________) e da ultimo permanente (__________o __________),

Il decesso è sopraggiunto dopo una degenza ininterrotta di ca. 2 mesi alla

Clinica __________.

2. a mia conoscenza il paziente a margine, di formazione ingegnere, era

pensionato e pertanto non percepiva retribuzioni. Nel periodo in cui egli è

stato mio paziente egli non ha mai sottoposto alla mia attenzione certificati

di inabilità lavorativa.

Per gli aspetti attinenti direttamente la sua

attività presso un consiglio di amministrazione, non dispongo di elementi tali

da potermi esprimere.” (doc. XV, inc. 31.2005.10)

Il Dr. med.

__________, medicina interna FMH, oncologia-ematologia FMH, il 28 marzo 2006 ha

affermato:

"

1.

__________ è stato in mia cura regolare dal __________,

giorno del suo decesso, a causa di un carcinoma della prostata con metastasi

ossee.

2.

Durante il periodo cui il signor __________

veniva seguito da me, non ho mai dovuto produrre alcun documento di inabilità

lavorativa.

Vi sono stati senz’altro periodi di ridotta

capacità lavorativa che non possono però essere definiti con precisione nel

tempo.

Non conoscendo quali sono i compiti di un membro

di consiglio di amministrazione mi è impossibile affermare se potesse o meno

esercitare tali mansioni.

Il paziente assumeva senz’altro dei medicinali

antidolorifici ed era sovente stanco.” (doc. XVIII, inc. 31.2005.10)

Alle

successive domande ha risposto di non essere in grado di rispondere (doc.

XVIII, inc. 31.2005.10).

Da parte

sua il Dr. med. __________, medicina interna FMH, oncologia-ematologia, il 13

aprile 2006 ha affermato:

"

1.

__________ è stato in mia cura regolare dal __________

fino al __________, dopodiché è subentrato prevalentemente il Dr. med. __________

fino al momento del suo decesso.

Il signor __________ è stato da me trattato per

metastasi ossee da carcinoma della prostata insorte nel __________.

2.

Non sono in grado di esprimermi sull’inabilità

lavorativa precedente la mia presa a carico, avvenuta in data __________. Dal __________

il paziente è stato durevolmente inabile al lavoro. Causa l’importante

sintomatologia dolorosa aveva necessità di ricorrere regolarmente

all’assunzione di analgesici. Non conoscendo l’impegno richiesto dalla sua

funzione di membro del consiglio di amministrazione e non essendo mai stati richiesti

dei certificati, non sono in grado di quantificare retrospettivamente la sua

sicuramente presente inabilità lavorativa.” (doc. XIX)

Come il

suo collega, anche il Dr. med. __________ non è invece stato in grado di

rispondere alle altre domande (doc. XIX, inc. 31.2005.10).

Il 20

aprile 2006 il TCA ha interpellato i due nosocomi presso i quali è stato

degente __________, chiedendo:

"

Ai fini del giudizio Vi chiediamo di rispondere,

dettagliatamente, alle seguenti domande (periodo da prendere in considerazione

__________, compresi):

1. Durante

quale periodo __________ è stato degente presso di Voi e per quale malattia?

2.

Dal __________, __________ è stato durevolmente inabile al lavoro (da quando

a quando)? In particolare poteva esercitare la sua funzione di membro del

consiglio di amministrazione (era capace di intendere e di volere)? Se era

inabile al lavoro, in quale periodo non poteva svolgere l’attività e per quali

motivi? Se era inabile al lavoro, in quale percentuale lo era (100%, 80%, ecc.;

Vi chiediamo di voler trasmettere copia di eventuali certificati medici o

rapporti)?

3.

__________, dal __________, era in grado di assumere la carica di membro del

Consiglio di amministrazione di una SA? In particolare egli era consapevole

delle mansioni che avrebbe dovuto svolgere?

4.

In particolare __________ era in grado di svolgere i compiti di vigilanza e

controllo che competono ad un membro di un Consiglio di amministrazione di una

SA? In caso di risposta negativa, perché no?

5.

__________, nonostante la malattia, sarebbe stato in grado di delegare la

gestione della società a terzi? In caso di risposta negativa, perché no?

6.

Egli era in grado, nonostante la malattia, di comprendere che avrebbe potuto

dimettersi dalla carica di amministratore? In caso di risposta negativa, perché

no?” (doc. XX, inc. 31.2005.10)

Dopo

essere stato sollecitato, il Dr. med. __________, primario del __________

dell’Ospedale __________ di __________, ha affermato che l’interessato è stato

degente presso il reparto di __________ dell’Ospedale __________ dal __________.

Lo specialista ha precisato che dagli atti non “si evidenzia che non fosse

in grado di intendere e di volere. Per quanto concerne la patologia concernente

il ricovero presso il reparto di __________ all’__________, vi era a causa

della patologia curata una inabilità lavorativa di circa 15 giorni.” (doc.

XXIV, inc. 31.2005.10). Dopo aver precisato di non poter rispondere alle altre

domande, il medico ha affermato che “le risposte sono dedotte dagli atti,

dove non si evince che il paziente non fosse in grado di intendere e volere,

però vista la breve degenza e la pura natura chirurgica della problematica non

è possibile rispondere a domande specifiche poste.” (doc. XXIV, inc.

31.2005.10).

Da parte

sua il Direttore operativo del __________, __________, ha affermato che

l’assicurato è stato degente dal __________, dal __________, dal __________,

giorno del decesso e che pertanto non è possibile fornire indicazioni per il

periodo fino al __________ (doc. XXV, inc. 31.2005.10).

Le parti

hanno potuto esprimersi in merito alle risultanze (doc. XXVIII e seguenti inc.

31.2005.10). La Cassa rileva in particolare che il defunto __________, pur

essendo da tempo malato, nel periodo contributivo scoperto (dal 1998 al gennaio

2003) poteva seguire, rispettivamente delegare gli affari della società o, se

questo non era possibile, rassegnare le proprie dimissioni (doc. XXVIII, inc.

31.2005.10).

Da parte

sua l’assicurata ha evidenziato il pessimo stato di salute del defunto __________

che gli avrebbe impedito di esercitare la propria attività quale consigliere

d’amministrazione e ritiene necessario porre ulteriori domande ai medici (doc.

XXXII, inc. 31.2005.10).

In

concreto, a differenza di quanto giudicato nella citata sentenza del 1 dicembre

2003 (inc. 31.2005.31-34), dagli atti medici non emerge che il defunto __________

fosse in una condizione psico-fisica tale da non essere in grado di delegare il

lavoro a terzi o di dimettersi dalla sua carica di consigliere

d’amministrazione.

Infatti,

anche il Dr. __________, pur attestando una sicura inabilità lavorativa, non ha

invece rilevato un’impossibilità, per l’interessato, di inoltrare una lettera

di dimissioni. Da parte sua il Dr. __________ certifica solo una ridotta

capacità lavorativa, ciò che, e contrario, significa comunque che

l’interessato poteva, in parte, esercitare la propria attività e perlomeno

attivarsi dimettendosi dalla carica di amministratore.

Egli

infatti quale amministratore della società doveva preoccuparsi di affidare i

suoi compiti a terzi nel caso in cui non fosse stato in grado di svolgere la

sua attività e non poteva limitarsi ad assumere un atteggiamento passivo.

Se fosse

stato incapace di determinarsi in merito all’avvenire della ditta, avrebbe

dovuto dimettersi dalla carica. Dagli atti all'incarto non si evince infatti

che la malattia sia insorta in modo repentino da non permettere al convenuto di

reagire.

I medici,

del resto, non hanno attestato un’incapacità di intendere o di volere che

avrebbe eventualmente potuto impedire all’interessato di lasciare la carica.

Anzi, il Dr. med. __________, primario del __________ dell’Ospedale __________

di __________, sembra piuttosto escludere tale possibilità.

Per

cui, dagli atti medici acquisiti da questo Tribunale, che non meritano

ulteriore completazione, poiché chiari e non contestati nel loro contenuto, non

emerge che il defunto __________ non sia stato in grado di gestire gli affari

della società ed in particolare di provvedere al pagamento dei contributi o per

lo meno che le condizioni di salute fossero di una gravità tale da impedirgli

di delegare a terzi tali compiti e di controllarne il relativo operato oppure,

quale ultima possibilità, di inoltrare le proprie dimissioni.

E’

quindi da ritenere che il defunto __________, malgrado la grave malattia, fosse

ancora in grado di svolgere mansioni operative in seno alla società o per lo

meno le conseguenze della malattia non erano tali da impedirgli una delega a

terzi (se ciò non fosse stato possibile, sarebbe stato dovere dell’interessato

rassegnare le dimissioni).

Questa

circostanza è stata evidenziata anche in sede di audizione, dove è emerso come __________

“ricevesse spesso delle chiamate in particolare da clientela potenziale che

voleva far capo a lui e voleva che fosse l’ing. __________ il referente

societario, per questo motivo __________ non ha lasciato la società e non ha

delegato ad altri l’amministrazione.” (doc. XXXVII). E’ vero che, secondo

la moglie, ad un certo punto “l’ing. __________ non aveva più la

consapevolezza dell’entità del proprio capitale per fronteggiare questi oneri.”,

tuttavia, interpellata circa la questione a sapere per quale motivo il marito

non ha lasciato il CdA, __________ ha evidenziato come la figura dell’Ing. __________

fosse “così importante ai fini dell’acquisizione di clienti, era la figura

di riferimento societaria per cui non poteva lasciarla.” (doc. XXXVII)

Da quanto

sopra emerge che __________, malgrado la grave malattia svolgeva comunque un

ruolo rilevante in seno alla società, aveva la consapevolezza dell’importanza

della sua presenza nella gestione della ditta ed aveva la necessaria lucidità

per dimettersi dagli incarichi ottenuti.

L’interessato

ha quindi mancato al dovere di diligenza che si deve esigere, in materia di

gestione, da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui

apparteneva l’interessato, peraltro molto addentro nell’ambito della società,

di cui era membro del CdA da diversi anni.

In questo

senso l’interessato, e per lui l’erede RI 1, deve essere considerato

responsabile per il mancato pagamento dei contributi.

2.16. Quest’ultima

ritiene inoltre che vi sia una concolpa della Cassa nella misura in cui

l’avrebbe indotta in errore poiché non avrebbe informato gli eredi del debito

del defunto __________, impedendo di fatto alla ricorrente di rinunciare

all’eredità. Ciò, malgrado la pubblicazione del decesso di __________ nel

Foglio Ufficiale.

Per l’art. 566 cpv. 1 CC

gli eredi legittimi ed istituti possono rinunciare alla successione loro

devoluta.

A norma dell’art. 567 cpv.

1 CC il termine per la rinuncia è di tre mesi.

L’art. 580 cpv. 1 CC

prevede che l’erede che ha la facoltà di rinunciare alla successione può

chiedere il beneficio d’inventario.

Nell’ambito della

procedura di compilazione dell’inventario, a norma dell’art. 581 cpv. 2 CC

chiunque possa dare informazioni sulla situazione patrimoniale del defunto è

obbligato, sotto propria responsabilità, a fornirle all’autorità competente che

ne lo richieda.

Per l’art. 582 cpv. 1 CC

l’autorità incaricata dell’inventario fa pubblicare una grida, con la quale i

creditori ed i debitori dell’eredità, compresivi i creditori per fideiussione,

sono invitati a notificare i loro debiti e crediti entro un termine stabilito.

A norma l’art. 587 cpv. 1

CC chiuso l’inventario, ogni erede è invitato a dichiarare entro il termine di

un mese se accetti l’eredità. Per il cpv. 2 quando sia giustificato dalle

circostanze, l’autorità competente può accordare un nuovo termine per far

procedere a stime, per la liquidazione di pretese controverse o per simili

motivi. L’art. 588 CC prevede poi che entro il termine stabilito l’erede può

rinunciare all’eredità o chiedere che sia liquidata d’ufficio oppure accettarla

col beneficio di inventario od incondizionatamente. Se non fa alcuna

dichiarazione s’intende che l’abbia accettata col beneficio d’inventario.

Per l’art. 590 cpv. 1 CC i

creditori del defunto i cui crediti non risultano dall’inventario perché hanno

omesso di notificarli non hanno azione né contro l’erede personalmente né

contro l’eredità.

Spettava dunque alla

ricorrente attivarsi e agire nel modo più opportuno a tutela dei propri

interessi.

La Cassa era infatti

tenuta ad informare l’insorgente della presenza del debito solo nel caso in cui

l’interessata o un altro erede avesse chiesto il beneficio d’inventario.

In assenza di richiesta di

beneficio d’inventario non spetta invece, di regola, ai creditori, e tantomeno

alla Cassa di compensazione, che tra l’altro è venuta a conoscenza del danno

solo nel corso del mese di __________, allorché __________ era deceduto da

circa due mesi, comunicare agli eredi, prima dell’accettazione dell’eredità, la

presenza di debiti del de cujus.

Inoltre, dagli atti emerge

che le figlie della ricorrente e gli abiatici hanno rinunciato all’eredità,

mentre solo i due ricorrenti l’hanno accettata.

Nulla impediva pertanto

anche all’insorgente di rinunciarvi, oppure di chiedere il beneficio

d’inventario, che le avrebbe permesso di conoscere l’esatto ammontare dell’asse

successorio.

Era quindi compito

dell’insorgente, e non della Cassa, effettuare i passi necessari per evitare di

dover essere chiamata a pagare i contributi rimasti impagati.

2.17. I ricorrenti

sostengono di essere vittime di una disparità di trattamento poiché i dirigenti

del __________ sono stati esonerati dalle loro responsabilità, mentre gli

insorgenti sono stati chiamati a rispondere del danno causato dalla società.

Questo

Tribunale evidenzia che la lamentela sulla presunta diversità di trattamento

fra assicurati viene a cadere, in generale non potendoci essere uguaglianza di

trattamento fra assicurati qualora vi sia un'applicazione illegale di norme

giuridiche.

Il TCA

non ha elementi per ritenere che i dirigenti __________ siano stati a torto

esonerati dall’obbligo di risarcimento. Le due fattispecie sembrano peraltro

già a prima vista del tutto diverse e quindi non paragonabili. Comunque anche

volendo per pura ipotesi di lavoro dar seguito all'impostazione data dal loro

patrocinatore, i ricorrenti non ne potrebbero trarre vantaggio alcuno.

In

proposito si osserva che in una sentenza del 4 giugno 2003 nella causa A. (K

31/03), il Tribunale federale delle assicurazioni ha nuovamente ribadito la

propria costante giurisprudenza:

"

(…) D'une façon générale, un administré ne peut pas

invoquer le principe de l'égalité de traitement pour bénéficier d'une faveur

analogue à celle accordée illégalement à des tiers. En d'autres termes, il n'y

a pas d'égalité dans l'illégalité, à moins que l'autorité ne refuse de revenir

sur sa pratique contraire à la législation (cf. p. ex. ATF 127 I 3 consid. 3a,

125 II 166 consid. 5 et 122 II 451 consid. 4a et les références). (…)."

Anche

questa censura non può trovare accoglimento.

2.18. Gli

insorgenti, nell’atto ricorsuale, hanno formulato la richiesta di essere

convocati per un contraddittorio e fanno valere il diritto di essere sentiti ex

art. 42 LPGA (cfr. doc. I, inc. 31.2005.10 + 11 e doc. V inc. 31.2005.10+11).

Tale domanda è stata

accolta dal TCA.

Le

ulteriori prove invocate dai ricorrenti sono superflue (doc. V, inc. 31.2005.10

e 11).

Va

innanzitutto rilevato che sulla base degli elementi fattuali relativi alla

presente vertenza e delle tavole processuali, segnatamente della difficile

situazione finanziaria della società, dello specchietto concernente

l'evoluzione del debito contributivo, dell’estratto conto dei contributi e

delle dichiarazioni dei salari questo Tribunale ritiene la questione della

responsabilità ex art. 52 LAVS dei ricorrenti sufficientemente chiarita.

In

particolare risulta irrilevante richiamare l’incarto dell’assicurazione contro

la disoccupazione e __________, poiché gli importi chiesti dalla Cassa sono

evinti dalle dichiarazioni di salario compilate dalla stessa società, da cui

sono state dedotte le indennità per insolvenza direttamente versate ai

beneficiari dalla Cassa disoccupazione. Gli importi evinti dal doc. B prodotto

dai ricorrenti, corrisponde a quello del doc. 8 prodotto dalla Cassa. Non vi

sono pertanto motivi per effettuare ulteriori accertamenti. Per contro, in

virtù dell’art. 4 cpv. 4 L-rilocc i contributi sono dovuti anche sul bonus

versato all’azienda, per cui è irrilevante richiamare l’incarto __________.

Il TCA

rinuncia pure all’audizione di __________ quale “persona informata sui fatti”,

che non avrebbe mai spiegato le ragioni per le quali è stato rifiutato il

diritto di audizione di cui all’articolo 42 LPGA. In realtà la Cassa non ha

rifiutato il diritto di audizione, non avendolo, gli interessati,

apparentemente, fatto valere in sede di opposizione. Del resto, anche se vi

fosse stata una richiesta in tal senso, l’amministrazione era legittimata a

respingerla (cfr. consid. 2.3). Risulta superfluo sentire __________ anche per

“capire cosa sia stato deciso dietro le quinte di questa procedura” e “di

come sia stata istruita la causa” (doc. V), poiché i motivi alla base della

decisione sono stati spiegati dalla Cassa sia nella decisione formale, sia

nella decisione su opposizione, sia nella risposta di causa. I ricorrenti sono

inoltre al corrente di come è stata istruita la causa avendovi partecipato.

Infine,

come visto, non spettava alla Cassa informare l’erede della possibilità di

rinunciare all’eredità. E’ infatti compito dello stesso erede informarsi sui

debiti del defunto, eventualmente chiedendo l’istituzione di un inventario, e

poi decidere se rinunciare o meno all’eredità. Un’audizione di __________ non

modificherebbe nulla a questo stato di cose e non gioverebbe alla causa dei

ricorrenti.

Anche la

richiesta di completazione degli incarti AI, IPG, LADI e assegni di famiglia va

respinta nella misura in cui i contributi di queste assicurazioni sociali già

sono parte dell’intero incarto prodotto dalla Cassa e peraltro già visionato

dai ricorrenti (cfr. lettera del 6 dicembre 2004 dell’avv. Avv. RA 1 che chiede

di visionare i documenti della cassa e successiva consultazione degli atti il

22 dicembre 2004; allegato al doc. 11, inc. 31.2005.10).

Come visto

nelle considerazioni che precedono, risulta superfluo anche chiedere la

documentazione inerente la procedura relativa ai contributi dovuti dal __________.

Gli insorgenti invitano la

Cassa a dimostrare l’invio della rettifica dei contributi nel 2002. Il TCA ha

già indicato i motivi per i quali un accertamento in tal senso è superfluo al consid.

2.8.

Anche la

richiesta di completazione di edizione degli atti da parte della Cassa tramite

la quale l’amministrazione viene invitata ad “edire” i documenti che

certificano l’ammontare del danno “collaterale” riferito alle spese

d’amministrazione ed agli interessi di mora non può essere accolta. Infatti,

come visto, spetta agli insorgenti precisare per quale motivo e in cosa i

calcoli della Cassa non sarebbero corretti (cfr. consid. 2.6.).

Infine,

per quanto concerne la richiesta di richiamare l’incarto di __________,

questo Tribunale non vede in cosa potrebbe essere utile per i ricorrenti, vista

la loro palese responsabilità per il danno subito dalla Cassa indipendentemente

da quanto detto dal terzo membro del CdA.

Inoltre,

conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l’istruttoria da effettuare

d’ufficio conduca l’amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento

coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati

fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori

non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove

(apprezzamento anticipato delle prove; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege

des Bundes, pag. 47, no. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, IIa ed., pag.

274; Kummer, Grundriss des Zivilprozessrechts, 4a ed., pag. 135; Scartazzini, Les

rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra

1991, pag. 63; cfr. pure SVR 2003 IV Nr. 1 pag. 1; STFA del 15 novembre 2002

nella causa R., H 177/01; STFA dell'8 ottobre 2002 nella causa C., I 673/00;

STFA del 23 luglio 2002 nella causa G.; G.; G., H 170/01; STFA del 4 febbraio

2002 nella causa C., H 194/01; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H

220/00; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 28 giugno

2001 nella causa R. G., I 11/01; STFA del 13 novembre 2000 nella causa F. S., H

238/98; DTF 124 V 94; DTF 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e

rinvii). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del diritto di

essere sentito ai sensi dell’art. 29 cpv. 2 Cost. (cfr. SVR 2003 IV Nr. 1 pag.

1; SVR 2001 IV no 10 pag. 28; DTF 124 V 94; DTF 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344

consid. 3c e rinvii).

Alla luce

di quanto sopra esposto il TCA ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita

e rinuncia all’assunzione di ulteriori prove.

Ai

ricorrenti, parzialmente vincenti in causa, rappresentati da un avvocato, vanno

assegnate ripetibili parziali (art. 61 LPGA).

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.- I ricorsi

sono parzialmente accolti.

Le

decisioni impugnate sono modificate nel senso che RI 2 e RI 1 sono condannati a

pagare alla Cassa CO 1 l’importo complessivo di fr. 468'167.30, in via solidale

con __________.

2.- Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

La Cassa verserà a RI 1 e a RI 2, in solido, fr. 800 (IVA inclusa) a titolo di

ripetibili.

3.- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

FA 1

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il giudice

delegato Il segretario

Ivano Ranzanici Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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