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31.2011.8

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21 dicembre 2011Italiano22 min

Source ti.ch

Fatti

i contributi paritetici non versati dalla società.

2.3. Costituiscono

elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per

la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28

ottobre 2002 consid. 4.1.; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10

; Pratique VSI 1994 p. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01

del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni familiari, le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art.

41bis OAVS), le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995

pp. 369s. e in RDAT II 2002 pp. 519s.; STFA H 113/00 del 24 ottobre 2 consid.

6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa (STFA H 142/03

del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996). Secondo costante

giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante

estratti, salari, fatture ecc.. (RDAT II 1995 p. 396). Tuttavia va ricordato

che, in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti,

in caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che

l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RCC

1991 p. 133 consid. II/1b).

Nel

caso in esame, il danno è costituito dal mancato pagamento dei contributi

AVS/AI/IPG/AD e AF dovuti dalla FA 18 (cfr. doc. 7).

2.4. Per

definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un

atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al

datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi

(Pratique VSI 1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento

l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle

sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo

di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di

un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo

di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto

(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

L’obbligo

di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un

compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con

riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di

prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale

del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V

186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

Inoltre

- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di

lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad

assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria

attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei

confronti della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi

dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica della

LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

2.5. La cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in

seguito alla non osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS,

relativo all'obbligo di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli

periodicamente alla cassa, rispettivamente degli artt. 34 e ss. OAVS relativi

ai modi di conteggio e di pagamento dei contributi) può presumere che il datore

di lavoro ha violato le prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave

negligenza e quindi può procedere contro di lui. Incombe allora al datore di

lavoro di far valere e provare validi motivi di giustificazione e di discolpa,

idonei cioè ad escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave

delle prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze

speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 p. 213). È quindi possibile che,

procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a salvaguardare

l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà passeggere di

liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti l’applicazione

dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante in cui decide,

abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile solvere i

contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI 1996 pag

307; RCC 1992 p. 261 consid. 4b, 1985 p. 604 consid. 3a). L’obbligo del datore

di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà

negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione,

rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op.

cit., in RSA 1987 p. 7).

2.6. Ai sensi della giurisprudenza del TFA si deve ammettere una

negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare

quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella

stessa situazione.

La

misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza

che si può e si deve generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore

di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC

1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con

riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, p.

53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non

sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve

infatti esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati

ad un organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di

quest’ultimo nella ditta medesima. Il tema di sapere se un organo ha agito in

modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state

attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC

1985 p. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., p. 52; Dieterle/Kieser, Das

Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.

658). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la

mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura

una grave negligenza (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

2.7. Nella

fattispecie in esame, l’insorgente adduce di non avere avuto alcuna competenza

decisionale all’interno della società visto che i collaboratori erano assunti dall’azionista,

organo di fatto, __________ e che la parte amministrativa e contabile era stata

affidata alla __________. Ciò non costituisce sufficiente motivo per liberare l’insorgente

da una sua responsabilità ex art. 52 LAVS. Quale amministratore unico, il

ricorrente aveva infatti precisi obblighi e doveri. Va al proposito ricordato

come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore spetta

l’alta vigilanza sulle persone incaricate della gestione, in particolare per

quanto concerne l’osservanza della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle

istruzioni. L’amministratore deve, di principio, informarsi periodicamente

dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali,

richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di

chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni raccolte,

sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di chi ha

ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le

prescrizioni siano rispettate (STFA H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25

luglio 1991 nella causa V.E.; DTF 114 V 219 = RCC 1989 p. 116;

cfr. anche STFA 29 agosto 1997 nella causa M.). Segnatamente è suo

preciso dovere vigilare affinché i contributi vengano regolarmente versati,

peraltro già prelevati dai salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS

(STFA H 171/02 del 2 dicembre 2003, STFA H 310/02 del 11 novembre 2003; DTF 108

V 202; Frésard, cit., RSA 1991, p. 165). In caso contrario si finirebbe per

legittimare la figura "dell'uomo di paglia" (STFA 365/01 del 15

aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27 aprile 2001 consid. 5d). In tale

contesto, nella sentenza inedita dell'8 novembre 1999 (H 160/99), il TFA ha

rilevato in particolare che "scopo della norma (art. 716a cpv. 1 CO,

ndr) è di evidenziare che il mandato quale consigliere d'amministrazione non

può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente

impegnativa e di poca responsabilità.". Secondo la nostra Massima

Considerandi

istanza, i membri del CdA devono rassegnare le proprie dimissioni se,

nonostante le sollecitazioni, i contributi paritetici rimangono impagati (STFA

H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21 dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre

1993.

nella causa N., tutte citate nella STCA del 18 novembre 2009 [31.2009.1,

consid. 2.8, pag. 14] confermata dal TF con la STF 9C_29/2010 del 28 ottobre

2010).

2.8

Nella

fattispecie concreta, il danno si riferisce al residuo contributivo di fr. 211,65

relativo al conguaglio 2007 ed al residuo di fr. 9'608,95 relativo al periodo

1° gennaio 2008 – 18 maggio 2008 (spese amministrative ed interessi moratori inclusi;

cfr. conteggio delle decisioni di risarcimento; art. 1a e 1b).

Dall’accertamento

eseguito da questa Corte presso la Cassa è risultato che dall’inizio della sua attività

(16 luglio 2001) FA 1 ha regolarmente versato i contributi e che la prima ed

unica diffida di pagamento è stata inviata il 2 agosto 2002 per i contributi di

febbraio 2002 in seguito liquidati (cfr. lettera 23 novembre 2011 della Cassa

al TCA; X).

In

merito agli oneri sociali 2007, dallo specchietto relativo ai pagamenti risulta

che tutti gli acconti sono stati regolarmente versati (doc. X/1). Su richiesta

della società (doc. 9), in data 6 febbraio 2008 la Cassa ha concesso una

dilazione in 4 rate del conguaglio 2007 di fr. 20'532,45 (doc. 10), dilazione

che è stata rispettata tranne che per qualche centinaia di franchi relativi ad

interessi moratori. L’ultimo pagamento, di fr. 5'082,45 è avvenuto il 19 maggio

2008.

(doc. X/1).

Per quel che

concerne il 2008, nel già citato scritto 5 febbraio 2008 la società indicava

che la base salariale annua era di fr. 400'300 (doc. 9), a cui è seguita da

parte della Cassa la determinazione degli acconti mensili con i termini di pagamento

(doc. 10). Tutti gli acconti sono stati regolarmente saldati tran- ne quello di

maggio, oggetto dell’unica procedura esecutiva sfociata negli ACB del 27 agosto

2009.

(doc. 4).

Con

scritto 9 febbraio 2009 la __________ confermava la cessazione dell’attività della

società al 18 maggio 2008 (doc. 6). Prima di questo scritto, come ammesso dalla

Cassa in sede di risposta, la società aveva inviato comunicazioni che “indicavano

che, per questioni giudiziarie, l’attività della FA 1 era temporaneamente sospesa”.

Il

giorno successivo la Cassa riceveva il quaderno dei salari per il periodo gennaio

– maggio 2008 per una massa salariale annua di fr. 205'929,10 (doc. 7), inferiore

a quella annunciata il 5 febbraio 2008, che ha portato all’emissione del relativo

conguaglio (periodo 1° gennaio – 18 maggio 2008) del 17 marzo 2009 per

complessivi fr. 8'834,55 (inclusi anche i contribi i premi perdita di guadagno

in caso di malattia e premi LAINF; doc. 8), importo che non è stato versato.

L’insorgente

sostiene che i versamenti sono stati interrotti, come risulta dall’esposto 29

agosto 2011 del ricorrente al Procuratore pubblico generale, a seguito

dell’arresto nel maggio 2008 (precisamente il 23 maggio) dell’azionista-gerente

__________, per una vicenda di prostituzione e del sequestro di contanti e conti

bancari societari per fr. 200'000.-- (doc. C).

2.9

Conformemente

alla giurisprudenza, la durata della violazione dell’obbligo contributivo in

quanto tale non può quindi costituire motivo di liberazione (DTF 121 V 243;

STFA H 297/03 del 4 novembre 2004). Secondo la giurisprudenza, un motivo di

giustificazione può essere ammesso se il mancato pagamento dei contributi si

riferisce ad un periodo relativamente corto (pochi mesi) e se precedentemente

il datore di lavoro ha pagato regolarmente i contributi (Reichmuth, Die Haftung

des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52 AHVG, 2008, n. 696s pp. 163s).

In alcuni casi, tenuto conto dell’insieme delle circostanze, l’Alta Corte ha

segnatamente avuto modo di ritenere siccome giustificato - escludendo quindi

l’esistenza di una negligenza grave - il mancato ver-samento per un periodo contributivo

di due rispettivamente tre mesi (DTF 121 V 243; STFA 297/03 del 4 novembre 2004,

H 134/02 del 30 gennaio 2003). Nella citata sentenza 30 gennaio 2003 la

nostra massima Istanza giudiziaria ha in particolare riaffermato il concetto

secondo cui è possibile imputare agli amministratori solo una negligenza lieve

se il buco contributivo è corto (pochi mesi), se precedentemente la ditta ha

pagato regolarmente i contributi e se la società non ha l'abitudine di

sospendere il pagamento dei contributi sociali per pagare altri debiti più

pressanti, finanziando in questo modo illecitamente la propria impresa (in argomento

v. anche DTF 108 V 196).

Nell’evenienza

concreta, sin dalla nomina del ricorrente ad amministratore unico (5 luglio

2001) la FA 1 ha regolarmente pagato gli oneri sociali, eccetto l’acconto di

febbraio 2002. L’importo del danno oggetto della presente procedura si riferisce,

vista l’esiguità del residuo del conguaglio 2007, in gran parte al conguaglio 1° gennaio 2008 – 18 maggio 2008 (in cui è stato computato

l’acconto di maggio non versato) e quindi si riferisce ad un breve periodo.

A

titolo di paragone, va fatto presente che nella sentenza 19 luglio 2007 (H

115/06) il TF aveva liberato da responsabilità ex art. 52 LAVS un amministratore

per un danno di fr. 22'336,65 relativo al mancato versamento di due acconti

mensili e del relativo conguaglio, pagamento che non è avvenuto a seguito del suo

arresto ed al conseguente blocco dei conti societari. L’Alto Tribunale ha costatato

che la società datrice di lavoro aveva sempre regolarmente versato i contributi

paritetici e che quindi l’omesso pagamento era riferito ad un breve periodo. Il

TF non ha pertanto qualificato come grave negligenza l’agire

dell’amministratore unico e considerato irrilevante il fatto che l’arresto

fosse dovuto a reati per violazione alla legge federale sulle sostanze stupefacenti.

Visto

quanto sopra, l’inosservanza da parte di RI 1 delle prescrizioni in materia di

versamento di contributi non é nella specie riconducibile ad un comportamento

gravemente negligente, ciò che comporta il suo esonero da una responsabilità

giusta l’art. 52 LAVS.

Ne

consegue quindi l’accoglimento del ricorso e l’annulla-mento della querelata

decisione.

2.10

L'indennità per ripetibili può venire assegnata, di regola, solo al

ricorrente vittorioso patrocinato in causa (cfr. art. 61 lett. g LPGA; vedasi

per la regola e le eccezioni: DTF 112 V 86 consid. 4,

110.

V 81 consid. 7, 105 V 89 consid. 4, 105 Ia 122;

Leuzinger-Naef, "Bundesrechtliche Verfahrensanforderungen betreffend

Verfahrenskosten, Parteientschädigung und unentgeltliche Rechtsbeistand im

Sozialversicherungsrecht", in SZS 1991 p. 180 ss).

L'Alta Corte federale riconosce eccezionalmente ad una parte

vittoriosa non rappresentata il diritto di ottenere un'indennità per ripetibili

per l'attività da lei svolta solo se la causa è complessa, gli interessi in

gioco sono importanti, il lavoro svolto ha impedito notevolmente l'attività

professionale o ha comportato una perdita di guadagno e se gli sforzi profusi

sono ragionevolmente proporzionati ai risultati ottenuti (DTF 113 Ib 356

consid. 6b, 110 V 81 consid. 7, 110 V 133 consid. 4a;

Poudret, Commentaire de la loi fédérale d'organisation judiciaire, no. 1 ad

art. 159; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, p. 407).

Gli stessi principi valgono per un avvocato vittorioso

che agisce in causa propria (DTF 129 II 304 consid. 5, 122 V 151 consid. 9 e

110.

V 136 consid. 7).

Nel

caso in esame, non sono tuttavia dati i presupposti per riconoscere al ricorrente

delle ripetibili. Infatti, la presente vertenza non può essere ritenuta di

certo complessa e il lavoro svolto dall’insorgente non lo ha impedito

notevolmente nello svolgimento dell’attività professionale, avendo egli allestito

un ricorso di tre pagine, una pagina concernente la richiesta di ulteriori mezzi

di prova da assumere (V) ed un’altra di osservazioni all’accertamento svolto

dal TCA (XII).

2.11

Ai

sensi dell’art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA, la procedura giudiziaria è gratuita.

2.12

In

DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso

in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del

datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in

materia di AVS, il TF ha stabilito che il ricorso in materia di diritto

pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore di

lavoro ex art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso

raggiunga il limite di fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto

di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della

nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a

LTF vedi Moser-Szless, Le recours en matière de droit pubblic au Tribunal

fédéral dans le domaine des assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010

p. 342; Fretz, La responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les

art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 p. 249; cfr. inoltre anche la DTF 135 V 98

nella quale il TF si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso

concernente la responsabilità del titolare di una cassa di disoccupazione nei

confronti della Confederazione per il danno derivante dal pagamento di

prestazioni indebite e la DTF 134 V 138 nella quale l’Alta Corte si è

pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso in tema di responsabilità

dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo evidenziando, in particolare,

che l’eventuale presupposto della “questione di diritto di importanza fondamentale”

– presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe

ammissibilie il ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore litigioso

non raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere dimostrata dal ricorrente).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il

ricorso é accolto.

§

La decisione su opposizione 18 agosto 2011 è annullata.

2. Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello

Stato. Non si assegnano ripetibili.

3. Comunicazione

agli interessati.

Contro

la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

In

materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo

della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.

30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i

fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di

diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

Qualora

non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre

negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113

LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata

e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per

il Tribunale cantonale delle assicurazioni

Il

vicepresidente Il segretario

giudice

Raffaele Guffi Fabio Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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