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31.2020.31

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

24 marzo 2021Italiano35 min

Source ti.ch

Fatti

i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre 2002 consid. 4);

i contributi dovuti per gli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli

interessi moratori (art. 41bis OAVS) e le spese esecutive (cfr. la

giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pp. 369s. e in RDAT II 2002 pp. 519s.;

STF H 113/00 del 24 ottobre 2 consid. 6). Non sono invece computabili le multe

inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre

1996). Secondo costante giuri-sprudenza, spetta all’amministrazione documentare

la propria pretesa, mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 p.

396). Va tuttavia ricordato che, in applicazione del principio dell’obbligo di

collaborazione delle parti, in caso di contestazio-ne incombe alla controparte

portare le prove che l’importo del danno richiesto dalla cassa di compensazione

non è corretto (RCC 1991 p. 133 consid. II/1b).

Nel

caso in disamina il danno è costituito – come accennato – dal mancato

pagamento da parte della FA 1 dei contributi AVS/AI/IPG/AD e AF non soluti

concernenti gli anni 2016 (fr. 33'115.30), 2017 (fr. 35'014.95) e 2018 (fr. 10'855.50)

per complessivi fr. 78’985.75 (cfr. conteggi prodotti dalla Cassa sub doc. 1).

L’ammontare del danno in quanto tale non è d’altronde stato contestato dal

ricorrente.

2.5 Per

definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un

atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al datore

di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi (Pratique VSI

1994 p. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono

innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di

esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i

contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di un'attività

salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo di allestire

i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv.

1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 p. 607 consid. 5a).

L’obbligo

di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un

compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 p. 108 consid. 7a con

riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di

prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale

del danno (Pratique VSI 1993 p. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V

186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 p. 646 consid. 3a, p. 650 consid. 2).

Inoltre

- anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge - il datore di

lavoro deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad

assumere il prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria

attenzione richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei

confronti della Cassa, il datore di lavoro può essere reso responsabile ai

sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha violato una prescrizione specifica

della LAVS (RCC 1985 p. 608 consid. 5b).

2.6 La

cassa di compensazione che constata di aver subito un danno in seguito alla non

osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo

di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,

rispettivamente degli artt. 34 e ss. OAVS relativi ai modi di conteggio e di

pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le

prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può

procedere contro di lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e

provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad

escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle

prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze

speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 p. 213). È quindi possibile che,

procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a

salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà

passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti

l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante

in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile

solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI

1996 p. 307; RCC 1992 p. 261 consid. 4b). L’obbligo del datore di lavoro e dei

suoi organi responsabili di risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di

conseguenza decadrà, se questi reca e prova motivi di giustificazione,

rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; cfr. infra

consid. 2.13).

2.7 Quella

che sembra essere la censura principale mossa dal ricorrente (cfr. V p. 3, cfr.

X) riguarda il mancato avvio da parte della Cassa di una procedura di

risarcimento nei confronti di __________, che RI 1 considera

responsabile del mancato pagamento dei contributi “in quanto evidente amministratore

di fatto, nonché burattinaio sia del-l’uso del Gerente, sia della gestione

della società, così pure del conseguente fallimento” (cfr. V p. 3), nonché “il

vero gestore finanziario” con la “capacità di procedere al pagamento di

quanto [dovuto, ndr]” (cfr. I-bis p. 3). Nelle sue ultime osservazioni del

12 febbraio 2021 alla chiamata in causa decretata dallo scrivente Giudice nei

confronti di TERZ 1 – quale socio presidente della gerenza e nei cui confronti

nella risposta di causa la Cassa ha precisato di aver emesso una decisione di

risarcimento seguita da una decisione su opposizione cresciuta in giudicato –

l’insorgente ha dichiarato che “la mia richiesta verteva unicamente sul

mancato coinvolgimento di __________” il quale “era di fatto il gerente

effettivo della società”, precisando che “avevo chiesto che l’Ufficio

giuridico della CO 1 estendesse la richiesta solidale all’ammi-nistratore di

fatto” (cfr. X).

La

censura non merita protezione.

Se

più organi (formali o di fatto) di una persona giuridica hanno provocato il

danno, essi rispondono solidalmente e spetta alla Cassa decidere se pretendere

l’intero risarcimento nei confronti di uno solo, di alcuni oppure di tutti gli

organi (DTF 119 V 86, 108 V 195; SVR 2003 AHV Nr. 5), ritenuto che il creditore

può a sua scelta esigere da tutti o da uno solo dei debitori soli-dali tutto il

debito o una parte soltanto (cfr. art. 144 cpv. 1 CO; vedi anche STCA 31.2017.4

del 18 settembre 2017 consid. 2.12).

Di

conseguenza – a prescindere dal fatto che, non essendo oggetto della

decisione, non spetta a questo Tribunale stabilire se vi fosse o meno un organo

di fatto della FA 1 né tantomeno “procedere anche nei confronti __________”

come a più riprese chiesto dall’insorgente – la Cassa gode per legge di

un’ampia facoltà nel de-cidere se agire contro tutti i debitori o soltanto

contro alcuni e questo Tribunale non può procedere al suo posto.

Nella

misura in cui lo scritto 12 febbraio 2021 del ricorrente (cfr. X) contenga una domanda

di chiamata in causa di __________ nell’ambito del presente procedimento

giudiziario, occorre osservare quanto segue.

Con la chiamata in causa terze persone particolarmente toccate nei propri

interessi dall'esito di una decisione vengono coinvolte in una determinata

procedura a cui poi partecipano. Il coinvolgimento degli interessati a livello

di scambio degli allegati (al proposito cfr. DTF 125 V 80 consid. 8b p. 94 con

riferimenti) ha lo scopo di estendere al cointeressato l'effetto di cosa

giudicata della pronuncia, in modo tale che quest'ultimo nell'ambito di una

successiva procedura nei suoi confronti dovrà lasciarsi opporre tale giudizio.

L'interesse a una chiamata in causa è di natura giuridica. Una situazione

giustificante una simile chiamata si presenta quando da una determinata

decisione sono da attendersi ripercussioni nei rapporti giuridici tra una parte

principale e il cointeressato (Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pp.

183s; Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes,

2a ed., p. 191 n. 528; BGE 125 V 80 consid. 8b). La chiamata in causa consente

di tenere adeguatamente conto del diritto di esprimersi prima della resa di una

decisione sfavorevole ed è così un'emanazione del diritto di essere sentito

(STF H 72/06 del 16 ottobre 2006, consid. 2.2 con riferimenti; Kölz/Häner, op.

ciit., pp. 191s n. 528).

Secondo

la giurisprudenza citata in Reichmuth (Die Haftung des Arbeitgebers und seiner

Organe nach art. 52 AHVG, 2008, § 13 n. 1099, p. 261) non sono chiamati in

causa le persone che non sono state coinvolte dalla Cassa, nel senso che non

sono state destinatarie di una decisione di risarcimento ex art. 52 LAVS o in

caso di accoglimento della loro opposizione. Det-to diversamente, sono chiamati

in causa in un procedimento giudiziario ex art. 52 LAVS coloro che hanno

rinunciato ad opporsi ad una decisione di risarcimento o che la loro opposizio-ne

è stata respinta dall’amministrazione.

Nel

caso in disamina, come comunicato al Tribunale con la risposta di causa, la

Cassa ha proceduto solo contro l’insorgen-te e contro TERZ 1 e pertanto,

conformemente alla giurisprudenza suevocata, l’eventuale domanda di chiamata in

causa di __________ (quale presunto gerente di fatto) va disattesa.

2.8 Per

il resto, precisando di non voler sottrarsi alle proprie responsabilità, come

accennato (cfr. supra consid. 1.3) il ricorrente evidenzia di aver “assunto

l’incarico di responsabile tecnico per ragioni finanziarie”, di aver avuto

quindi “la specifica funzione di responsabile dell’applicazione della

LEPICOSC”, di aver svolto tale attività “sia per una funzione attiva

delle proprie conoscenze tecniche sia per necessità di carattere finanziario”

essendo “pensionato con ridotte entrate di rendite” e di non aver

esercitato “un’attività di gerente, a trecentosessanta gra-di” essendo

egli occupato in “analoga attività in altra società”. Osserva inoltre che

la sua “funzione era quindi limitata nel tem-po, nelle funzioni e

conseguentemente pure nella retribuzione” e di non aver “mai avuto

l’intenzione di sottrarre gli oneri sociali”.

Le circostanze e gli argomenti addotti dal ricorrente non sono idonei

ad escludere una violazione per negligenza grave delle prescrizioni.

Ai

sensi della giurisprudenza federale si deve ammettere una negligenza grave del

datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare quanto doveva apparire

importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta nella stessa situazione.

La

misura della diligenza richiesta viene apprezzata secondo il dovere di

diligenza che si può e si deve generalmente esige-re, in materia di gestione,

da un datore di lavoro della stessa categoria di quella a cui appartiene

l’interessato (RCC 1988 p. 634 consid. 5a; DTF 112 V 159

consid. 4 con riferimenti; Knus, Die Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in

der AHV, 1989, p. 53). I fatti di cui si è resa colpevole una ditta non

sono necessariamente imputabili a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti

esaminare se e in quale misura questi fatti possano essere addebitati ad un

organo determinato, tenuto conto della situazione di diritto e di fatto di

quest’ultimo nella ditta medesi-ma. Il tema di sapere se un organo ha agito in

modo colposo dipende dalle responsabilità e dalle competenze che gli sono state

attribuite dalla ditta (DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 p.

647 consid. 3b; Knus, op. cit., p. 52; Dieterle/Kieser, Das

Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in Der Schweizer Treuhänder, 1995, p.

658). La giurisprudenza ritie-ne che, di regola, la mancata deduzione e

relativo trasferimen-to alla Cassa dei contributi configura una grave

negligenza (DTF 108 V 186ss. consid. 1b).

Come

detto, conformemente alla giurisprudenza federale i soci gerenti e i gerenti di

una Sagl rispondono dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali

come gli organi di una società anonima. Pertanto nell'ambito della

responsabilità ex art. 52 LAVS, il socio gerente (e il gerente) di una Sagl

deve essere parificato ad un amministratore di una società anonima.

Accettando

il mandato di gerente l’insorgente ha quindi assun-to tutti gli oneri che da

tale funzione derivano (STF 9C_788/ 2007 del 29 ottobre 2008; STF H

171/02 del 2 dicembre 2003, H 5/02 del 31 gennaio 2003). Giova infatti

ricordare come ai sensi dell’art. 716a cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore

(e di conseguenza anche al gerente di una Sagl) spetta l’alta vigilanza sulle

persone incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza

della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni.

L’amministratore (rispettivamente il gerente) deve di principio informarsi periodicamente

dell’andamento dell’azienda ed in particolare sugli affari principali,

richiedendo rapporti dettagliati, studiandoli attentamente, cercando di

chiarire errori ed agendo per correggere irregolarità. Se, dalle informazioni

raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o negligente da parte di

chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve intervenire affinché le

prescrizioni siano rispettate (STF H 282/01 del 27 febbraio 2002 e del 25

luglio 1991 nella causa V.E.; DTF 114 V 219 = RCC 1989 p. 116;

per il caso di impossibilità di raccogliere le necessarie informazioni cfr.

infra consid. 2.10). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare affinché i

contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai salari dei

dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STF H 171/02 del 2 dicembre 2003, H

310/02 del 11 novembre 2003, H 33/03 del 8 ottobre 2003 e H 208/00 + H 209/00

del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202). In tale contesto, nella sentenza H

160/99 dell'8 novembre 1999, il TF ha rilevato in particolare che "scopo

della norma [art. 716a cpv. 1 CO, ndr] è di evidenziare che il mandato

quale consigliere d'amministrazione [in casu quale gerente, ndr] non può

essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale incombenza scarsamente

impegnativa e di poca responsabilità."

Non senza ricordare che –

come nella fattispecie in esame – in caso di aziende di modeste dimensioni, la

prassi in materia prescrive agli organi degli obblighi di diligenza e di

controllo accresciuti (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008 e STF H

171/02 del 2 dicembre 2003 e H 5/02 del 31 gennaio 2003), è bene sottolineare

che per giurisprudenza un amministratore diligente non può estraniarsi dai

problemi della società evidenziando che altri si occupavano della gestione

della stessa (RCC 1989 pp. 114s; STF 17 ottobre 1996 nella causa M.G.; STCA

31.1997.13-14 del 30 settembre 1998). Addirittura è da ritenere una negligenza

grave anche la passività di amministratori esclusi dalla gestione della

società, i quali sono tenuti ad un costante controllo della gestione. In tale

contesto, anche il fatto che un amministratore non abbia competenza alcuna per

quanto riguarda i pagamenti (STF H 210/99 del 5 ottobre 2000; cfr. anche STCA

28 gennaio 2004 nella causa A.F., inc. 31.2003.18, consid. 2.10.2 e ivi

riferimenti) o che non benefici di alcun diritto di firma (STF 17 ottobre 1996

nella causa M.G.) non costituiscono in sé motivi liberatori. Nella STF H 13/03

del 21 maggio 2003 l’Alta Corte ha ribadito che un amministratore non può

liberarsi dalla propria responsabilità sostenendo che non avrebbe mai

partecipato alla gestione dell’impresa, che la sua partecipazione alla

costituzione non era che di natura fiduciaria e che non avrebbe percepito

alcuna remunerazione e rivestito un ruolo subalterno, un tale agire

configurando già di per sé una grave negligenza.

Non soccorre quindi

all’insorgente l’asserita circostanza che fossero altre persone ad occuparsi

della gestione della società e quindi anche delle questioni contributive. Del

resto, il fatto che altre persone abbiano esercitato il potere effettivo

nell'ambito della società quali organi di fatto – come l’insorgente ritie-ne

essere il caso per __________ – non scarica l’organo formale dalle sue

responsabilità (STF H 195/92 del 30 marzo 1993 e STCA 31.94.4 del 7 agosto

1996, consid. 2.9).

In

ogni caso, nella misura in cui l’insorgente volesse fare valere un’esclusiva

gestione della società da parte di terzi (in casu da parte di __________), va

ricordato che per giurisprudenza l'art. 759 cpv. 1 CO non è applicabile nel

presente ambito per giustificare una riduzione del risarcimento in relazione

alla gravità dell'errore commesso dai presunti responsabili (in argomento STF

9C_675/2009 del 3 maggio 2010, consid. 6.5 e giurisprudenza e dottrina ivi

citata; STF 13 novembre 2000 nella causa S, H 238/98, consid. 4b; Pratique VSI

1996 p. 306). Determinante è che le circostanze addotte dall’insorgente, come

visto, non costituiscono motivi sufficienti per esonerarlo dalla sua

responsabilità e per escludere quindi l’esistenza di una negligenza grave.

Vi

è quindi da ritenere che il ricorrente non ha adempiuto agli obblighi che la

carica di gerente gli imponeva.

Pur trattandosi, dal profilo dogmatico, di una

responsabilità fondata sulla colpa, per giurisprudenza invalsa la

responsabilità giusta l’art. 52 LAVS viene riconosciuta come responsabilità

causale (cd “faktische Kausalhaftung”, cfr. Nussbaumer in AJP 9/1996, p. 1080)

con possibilità di giustificazione o di discolpa (DTF 108 V 183; STF 9C_369/2012 del 2 novembre 2012;

Cometta, Il diritto societario in taluni suoi aspetti di diritto penale,

assicurativo sociale e contabile, in: Temi scelti di diritto societario, CFPG

n. 29, 2002, p. 30). Nel caso in cui viene stabilita una illiceità (violazione

delle prescrizioni del diritto delle assicurazioni sociali) la colpa è pertanto

di regola presunta (STF 9C_599/2017 del 26 giugno 2018;

Frey/Mosimann/Bollinger, AHG/IVG Kommentar, 2018, ad art. 52 n. 12;

Bärtschi/Stohwasser. Organhaftung im Sozialversicherungsrecht, in GesKR 2018 p.

7).

Il fatto di aver

procrastinato e differito il pagamento dei contribu-ti è di per sé un segno di

negligenza grave del datore di lavoro che fa sorgere la responsabilità degli

organi, ai quali incombe per legge, come detto, la massima vigilanza nella

conduzione e nel controllo della società (STF 7 giugno 2004 nella causa M. e

STCA 13 settembre 2006, inc. 31.2006.5-6).

2.9 Come

visto, nel sostenere come non possa essergli imputata una negligenza grave quo

al mancato pagamento dei contributi, l’insorgente evidenzia anche come nel

periodo litigioso (2016-2018) egli fosse “assai debilitato, sia moralmente

che psicologicamente” e come a causa del suo stato di salute egli fosse

impossibilitato ad agire con “lucidità, attenzione e vigilan-za completa a

360 gradi”.

Orbene,

nulla agli atti consente di ritenere siccome dimostrato – nè sono state in sede

ricorsuale fornite o offerte prove al riguardo – che gli asseriti problemi di

salute abbiano impedito a RI 1 se non di svolgere personalmente le funzioni di

gerente, per lo meno di designare un suo sostituto.

Secondo

giurisprudenza, in generale la malattia o l’invalidità dell’organo responsabile

può valere quale valido motivo di discolpa se a seguito di tale stato l’organo

non è più in grado né di comprendere il proprio ruolo né di determinarsi in

merito alle sue dimissioni (STF 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 che ha

confermato la STCA 31.2015.14 del 27 aprile 2016 con rife-rimenti). Questo

Tribunale ha già avuto modo di precisare che un amministratore non può essere esentato

dalle proprie responsabilità nel caso in cui, malgrado lo stato di salute, a-vrebbe

potuto e dovuto provvedere a nominare un suo sostituto o, se ciò non fosse

stato possibile, a rassegnare le sue di-missioni (in argomento vedi fra le

tante le STCA 31.2015.14 del 27 aprile 2016 consid. 2.9; 31.2012.14 del 25

aprile 2013 consid. 2.8; 31.2012.13 del 28 marzo 2013 consid. 2.9). La prova

della presenza di motivi giustificativi incombe al datore di lavoro (STF

9C_238/2017 del 5 luglio 2017 consid. 5.3.2 che rinvia anche al consid. 4.1

della succitata STF 9C_394/2016 del 21 novembre 2016).

Nulla

agli atti, come detto, permette di concludere che, nel periodo che qui

interessa (2016-2018) ai sensi della giurisprudenza testé menzionata RI 1 sia

stato totalmente impedito di comprendere ciò che stava succedendo all’interno

della società e di determinarsi sulle questioni relative alla gestione della

stessa, rispettivamente che sia stato impossibilitato a delegare le mansioni

cui era obbligato per legge ad altra persona. L’unico certificato medico agli

atti riguarda in realtà una sua degenza per riabilitazione presso la

Clinica __________ a far tempo dal 22 ottobre 2020 (cfr. sub doc.7),

circostanza che – sia annotato di transenna – non risulta per altro avergli

impedito di incaricare terze persone per quanto riguarda la tutela dei propri

interessi nell’ambito della presente procedura ricorsuale.

2.10 Il

ricorrente adduce di aver sempre senza successo tentato sia di prendere

contatto con i “diretti interessati di FA 1” sia di accedere all’ufficio

della società, ciò che gli ha reso impossibile “intervenire con solerzia”.

Asserisce altresì di non possedere “alcun tipo di nozione informatica”

ciò che gli ha impedito “uso e accesso alla posta elettronica”.

Nella misura in cui

l’insorgente non avesse potuto ottenere le informazioni che egli asserisce aver

chiesto ai “diretti interessati” relativamente – per quanto è dato di

capire – all’andamento e alla gestione della società e quindi anche alla

questio-ne contributiva, è bene ricordare che un amministratore deve rassegnare

tempestivamente le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i

contributi paritetici rimangono impagati (STF H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21

dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte

citate nella STCA 31.2009.1 del 18 novembre 2009 consid. 2.8] confermata dal TF

con STF 9C_29/2010 del 28 ottobre 2010). Nell’ipotesi

in cui un organo societario non sia in grado di sottrarsi all’influsso di

terzi, ne dovrà trarre la sola conclusione possibile ossia, come accennato,

inoltrare immediatamente le sue dimissioni (STF H/268/01 e H/269/01 del 5

giugno 2003).

Nel

caso in esame – a prescindere dal fatto che è rimasta allo stadio

di puro parlato (e priva quindi qualsivoglia supporto probatorio) l’affermazione secondo cui l’insorgente abbia più

volte tentato di ottenere informazioni sull’andamento dell’azienda – RI 1, non disponendo asseritamente delle

informazioni riguardanti la situazione economica e la questione contributiva,

non avrebbe dovuto attendere il mese di aprile 2018 per rassegnare le proprie

dimissioni (con effetto al 31 luglio 2018) dalla FA 1 (cfr. doc. H, I-2),

quando si consideri che egli è entrato in carica quale gerente nel febbraio

2016 e che lo scoperto contributivo che qui interessa concerne gli anni 2016 a

2018. Inoltre, nel caso in cui non avesse

effettivamente ottenuto risposta alle asserite sue richieste di informazioni,

il ricorrente avrebbe potuto, per quel che concerne la posizione contributiva

della società, chiedere informazioni direttamente alla Cassa ed in

seguito intervenire affinché gli o-neri sociali fossero pagati.

Il

fatto che l’insorgente, come da lui asserito, non disponga di conoscenze

informatiche (ciò che gli avrebbe impedito “uso e accesso alla posta

elettronica”) è circostanza che nulla muta al giudizio sulla sua

responsabilità per negligenza grave.

2.11 Si

rileva infine che l’insorgente non ha fatto valere né tanto meno reso

verosimile l’esistenza di speciali circostanze – le quali neppure emergono

dalle tavole processuali – che, seppur appurata l’esistenza di una negligenza

grave, avrebbero potu-to legittimare il datore di lavoro a non versare i

contributi o a-vrebbero potuto scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid.

4b, 108 V consid. 1b e 193 consid. 2b).

Trattasi

da un lato di eventuali motivi di giustificazione, che si realizzano

allorquando vi è omissione del pagamento per fare fronte a una mancanza

passeggera di liquidità in una delicata situazione finanziaria e nella misura in

questo modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei

lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al

tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno

soluti entro un termine ragionevole (STF 9C_812/ 2007 del 12 dicembre 2008 consid.

3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op.cit., n. 668s

pp. 156ss; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen

Versicherungsgerichts zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle

assicurazioni sociali, 2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11

gennaio 2002 consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b).

D’altro lato possono essere dati motivi di discolpa – non ravvisabili

nel caso concreto – per quelle aziende, che dopo avere per lungo tempo e

ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri

obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere

sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei

contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la

giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile

dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3

con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696ss pp. 163ss).

2.12 Sulla scorta delle considerazioni che precedono, RI 1 deve

essere ritenuto responsabile ex art. 52 LAVS del danno subìto dalla Cassa in

ragione di fr. 78'985.75.

2.13 L’insorgente sostiene che la sua situazione finanziaria non gli

permetterebbe di risarcire il danno subito dalla Cassa, adducendo al proposito

come siano attualmente pendenti richieste (anche per la di lui moglie) di aiuti

finanziari e di prestazioni sociali. Egli postula quindi il condono

rispettivamente la sospensione dell’incasso dell’importo dovuto (pendente lite

egli risulta inoltre aver formulato all’attenzione della Cassa una richiesta di

pagamento dilazionato del debito; cfr. scritto 20 dicembre 2020 sub doc. 7).

Ora,

pur comprendendo le difficoltà descritte dall’insorgente, è doveroso ricordare

che nella procedura di risarcimento ex art. 52

LAVS non è contemplato l’istituto del condono (che presuppone i

presupposti della buona fede e dell’onere gravoso, cfr. art. 25 LPGA). Secondo

la giurisprudenza, non può essere riconosciuta la buona fede, condizione

essenziale per ottenere il condono, nel caso in cui il richiedente ha agito

intenzionalmente o per grave negligenza (RCC 1986 p. 664). Se il datore di

lavoro, o l’organo della persona giuridica, viene riconosciuto responsabile,

questo significa che egli ha appunto agito intenzionalmente o per grave negligenza,

per cui il condono è a priori escluso (STCA 31.2009.4 del 20 gennaio 2010). Inoltre, essendo la

responsabilità basata su un agire intenzionale o gravemente negligente e non

essendo la pretesa risarcitoria identica a quella contributiva, una riduzione o

un condono per applicazione analogica dell’art. 11 LAVS non entra in considerazione

(Reichmuth, op. cit., n. 1259 p. 297).

Spetta

comunque alla Cassa valutare, nell’ambito dell’esecuzione del presente

giudizio, le reali possibilità d’incasso (ZAK 1986 p. 448), la cui eventuale

(postulata) sospensione non compete alla scrivente autorità giudiziaria, cui

non spetta neppure pronunciarsi su richieste di pagamento dilazionato del

debito risarcitorio.

2.14 In

DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso

in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità del

datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in

materia di AVS, il TF ha stabilito che il ricorso in materia di diritto

pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità ex art. 52 cpv. 1

LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di fr.

30'000.-- o in presenza di una questione di diritto di importanza fondamentale

(circa l’interpretazione in un senso largo della nozione di responsabilità

dello Stato ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Moser-Szeless, Le

recours en matière de droit pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des

assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 p. 342; Fretz, La

responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52

LPP, in HAVE 2009 p. 249; cfr. inoltre anche la DTF 135 V 98 nella quale il TF

si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la

responsabilità del titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della

Confederazione per il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e

la DTF 134 V 138 nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa

l’ammissibilità di un ricorso in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i

danni cagionati a un terzo evidenziando, in particolare, che l’eventuale

presupposto della “questione di diritto di importanza fondamentale” – presupposto questo che, secondo l’art. 85

cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile il ricorso in materia di diritto pubblico

anche se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000 – deve essere dimostrata dal ricorrente).

Per questi

motivi

dichiara e

pronuncia

1.- Il

ricorso è respinto.

Considerandi

2.

- Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono

poste

a carico dello Stato.

3.

- Comunicazione

agli interessati.

Contro

la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al Tribunale federale, Schweizerhofquai 6,

6004.

Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

In

materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo

della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.

30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i

fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di

diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

Qualora

non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre

negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113

LTF) per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la

decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il vicepresidente Il

segretario di Camera

giudice Raffaele

Guffi Gianluca Menghetti