Lexipedia

Decisione

31.2020.8

Responsabilità ex art. 52 LAVS di soci gerenti confermata. Non sono stati apportati validi motivi di discolpa e di giustificazione

9 settembre 2020Italiano22 min

entro un termine ragionevole. A prescindere che gli insorgenti non hanno reso verosimile l’esistenza di seri e

Source ti.ch

CO 1Raccomandata

Incarto

n.

31.2020.8-9

BS

Lugano

9 settembre 2020

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Marco Bischof, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sui ricorsi del 18 marzo 2020 di

1. RI

1 (inc. 31.2020.8)

2. RI

2 (inc. 31.2020.9)

tutti rappr. da: RA 1

contro

le decisioni su opposizione del 14 febbraio 2020 emanate

da

CO 1

in materia di art. 52 LAVS

in relazione alla fallita: FA

1

ritenuto in

fatto

1.1. La

FA 1, con sede a __________ dal 17 marzo 2013, è stata iscritta a Registro di

commercio il 7 giugno 2001 (cfr. estratto RC informatizzato agli atti).

Negli

anni 2013 - 2018 il consiglio di amministrazione era composto dai seguenti

membri (date di pubblicazione nel FUSC):

- RI

1, presidente dal 18 maggio 2006, con diritto di firma individuale;

- __________,

membro dal 18 maggio 2006 al 23 marzo 2017, con diritto di firma collettivo a

due;

- RI

2, membro dal 7 giugno 2016, con diritto di firma individuale.

1.2. La

FA 1 è stata affiliata alla CO 1 (in seguito: Cassa) quale datrice di lavoro

dal 1° settembre 2000.

Con

decreto 2 agosto 2017 la Pretura del Distretto di __________ ha dichiarato il

fallimento della società (FUSC __________agosto 2017). La procedura fallimentare

è continuata in via sommaria (FUSC __________settembre 2017). Il 31 luglio 2019

la Cassa ha insinuato il proprio credito di fr. 73'893,10 per contributi paritetici

non soluti dalla società relativi agli anni 2016 e 2017, modificando l’insinuazione

precedente del 16 agosto 2018 (doc. VII/2 inc. 31.2020.8, salvo diversa

indicazione i documenti citati si riferiscono all’inc. 31.2020.8). In data 11

luglio 2019 l’Ufficio fallimenti di Mendrisio ha comunicato alla Cassa che non

verranno versati dividendi ai creditori di IIa classe (doc. VII/1).

1.3. Costatato

di avere subìto un danno, con due distinte decisioni datate 13

settembre 2019, la Cassa ha chiesto a TaRI 1 ed a RI 2 il risarcimento ex art.

52 LAVS di fr. 73'893,10 per il saldo dei contributi paritetici non

versati dalla FA 1 per gli anni 2016 e 2017, con vincolo di solidarietà tra di

loro.

In

parziale accoglimento delle opposizioni inoltrate dai succitati ex

amministratori, con due distinte decisioni su opposizione del 14 febbraio 2019,

a seguito di un’ulteriore verifica dei salari rivendicati, la Cassa ha ridotto

a fr. 44'176,70 il danno subito.

1.4. Contro

le citate decisioni su opposizione RI 1 e RI 2, entrambi rappresentati

dall’avv. RA 1, hanno singolarmente e tempestivamente interposto ricorso al

TCA, chiedendone l’annullamento.

Entrambi

contestano una violazione per negligenza grave delle prescrizioni, sostenendo

come la FA 1 abbia risentito della crisi nel settore dell’edilizia in cui

operava, in particolare il problema della liquidità dovuta ai lunghi tempi di

liquidazione di lavori da parte dei committenti della società con conseguente

ritardo di quest’ultima nel pagare i propri fornitori. Rilevano inoltre di aver

rinunciato ad una cospicua somma del loro stipendio per salvare la società,

motivo per cui vi erano seri motivi per ritenere di solvere i contributi

scaduti entro un termine ragionevole. Evidenziano che al momento del fallimento

la società doveva ancora incassare fatture per più di un milione di franchi, ciò

che avrebbe permesso di far fronte al debito contributivo. Da ultimo osservano

che i contributi paritetici sino all’anno 2017 sono stati sempre pagati anche

se in ritardo.

1.5. Con

due distinte risposte di causa datate 5 maggio 2020 la Cassa, facendo

riferimento alle argomentazioni esposte nelle decisioni contestate, ha chiesto

la reiezione dei ricorsi.

1.6. Con

decreto 8 maggio 2020 il Vicepresidente del TCA ha congiunto le cause (IV).

1.7. Il

1° settembre 2020 il TCA ha richiamato dalla Cassa l’insinuazione all’Ufficio

Fallimenti del 31 luglio 2019 e la comunicazione di quest’ultimo dell’11 luglio

2019 (entrambi gli scritti sono menzionati nella decisione di risarcimento; VII/1

+ 2).

considerato

in diritto

2.1. Secondo l'art. 52 cpv. 1 LAVS

il datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando,

intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I

presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,

la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da

parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso

di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni

legali.

La

giurisprudenza (cfr. in particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con

riferimenti) e la dottrina ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",

cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungssgerichts zur

Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,

Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e

adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per

mancato pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid.

5.3.2 e 9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

Secondo

l'art. 14 cpv. 1 LAVS (e gli artt. 34ss OAVS) al datore di lavoro spetta

l’obbligo (di diritto pubblico) di conteggiare e versare i contributi (Pratique

VSI 1994 p. 108 consid. 7a con riferimenti; DTF 114 V 221). Il venire meno a

questo obbligo costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52

LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 p. 84

consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a e 192 consid. 2a; RCC

1985 p. 646 consid. 3a e 650 consid. 2).

Nell’ipotesi

in cui il datore di lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta

allorché la pretesa viene fatta valere, po-sono essere convenuti, in via

sussidiaria, i suoi organi re-sponsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con

riferimenti; SVR 2001 AHV Nr. 6, p. 20; tale estensione è stata tra l'altro

motivata con il riferimento al principio generale della responsabilità degli

organi di una società ai sensi dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta

in DTF 96 V 125 e ribadito in DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà

significa che la cassa di compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore

di lavoro. Solo nel caso in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo

obbligo contributivo la cassa di compensazione può agire sussidiariamente e

direttamente contro i suoi organi. Generalmente questo è il caso in cui la

cassa accusa un danno a seguito del fallimento della società datrice di lavoro.

In questo contesto si situa anche il rilascio di un attestato di carenza beni

definitivo in una procedura di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer,

Die Haftung des Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 p. 107;

Frésard, Les développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des

assurances relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in

RSA 1991, p. 163; RCC 1988 p. 137, 1991 p. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR

2001 AHV Nr. 6). Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una

società semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato

assieme un danno, essi ne ri-spondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a,

114 V 214 e sentenze ivi citate).

La

Corte federale ha riesaminato il problema della responsa-bilità sussidiaria

degli organi ed ha concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art.

52 LAVS deve essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore, il

1. gennaio 2003, del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pp.

79 segg.).

Nel

caso concreto, a seguito dell’apertura del fallimento della FA 1, la Cassa ha

rettamente chiesto (in via sussidiaria) ai ricorrenti, ex amministratori della società,

il risarcimento ex art. 52 LAVS del danno derivato dal mancato versamento dei contributi

sociali dovuti per gli anni 2016 e 2017.

2.2. Costituiscono

elementi del danno risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per

la parte del salariato che quella del datore di lavoro (STFA H 166/02 del 28

ottobre 2002 consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10;

Pratique VSI 1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STFA H 346/01

del 4 ottobre 2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale

degli assegni familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori

(art. 41bis OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II

1995 pag. 369 segg. e in RDAT II 2002 pag. 519 segg.; STFA H 113/00 del 24

ottobre 2 consid. 6). Non sono invece computabili le multe inflitte dalla Cassa

(STFA H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre 1996).

Secondo costante

giurisprudenza, spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa,

mediante estratti, salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396).

Tuttavia va ricordato che,

in applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in

caso di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo

del danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RCC 1991 pag.

133 consid. II/1b).

Nel caso in esame, oggetto

del danno sono i contributi paritetici relativi ai salari 2016 e 2017 (cfr.

“distinta salari rivendicati” allegata alle singole decisioni di risarcimento) reclamati

dagli allora collaboratori della società e da quest’ultima mai versati.

A seguito delle

opposizioni inoltrate dai ricorrenti, la Cassa ha provveduto a controllare la

posizioni di tutti gli ex dipendenti che hanno rivendicato salari per il 2017, chiedendo

a ciascuno di essi un estratto generale del proprio conto individuale AVS. Dai

dati raccolti, come si legge nelle decisioni contestate:

" (…) la

Cassa ha potuto rilevare che in diversi casi vi erano delle sovrapposizioni tra

il periodo relativo alle rivendicazioni salariali notificate in sede

fallimentare e il periodo riguardante il salario percepito da un nuovo datore

di lavoro o rispettivamente quello di percepimento di indennità di disoccupazione.

Di conseguenza la Cassa ha provveduto a modificare la propria

insinuazione in sede fallimentare deducendo gli importi che sono stati

percepiti da terzi durante il periodo per il quale gli ex dipendenti

rivendicavano il pagamento di un salario da parte della FA 1. L'ammontare aggiornato

dei salari rivendicati soggetti a contribuzione per l'anno 2017 si è quindi

ridotto a CHF 650'692.00.

Pertanto il danno insinuato in sede fallimentare per gli anni 2016

e 2017 e posto a carico dell'opponente è stato ridotto, in considerazione di

quanto precede e dell'intervenuto accredito di CHF 1'247.15 quale ridistribuzione

della tassa sul CO2, da CHF 73'893.10 a CHF 44'176.70 (doc. C).”

'

Di conseguenza, con le

decisioni impugnate il danno è stato ridotto a fr. 44'176,70, il cui importo è rimasto

incontestato.

2.3. Per

definizione, il danno considerato dall'art. 52 LAVS è quello derivante da un

atto o da un'omissione in relazione ai compiti che la legge attribuisce al

datore di lavoro, segnatamente in materia di versamento dei contributi

(Pratique VSI 1994 pag. 99, consid. 5a). Le prescrizioni cui fa riferimento

l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle contenute nella LAVS medesima e nelle

sue disposizioni di esecuzione: in particolare le norme concernenti l'obbligo

di pagare i contributi, il calcolo degli stessi dovuti sul reddito di

un'attività salariata, il prelevamento dei contributi dei salariati, l'obbligo

di allestire i relativi conteggi: sono queste le disposizioni in senso stretto

(art. 14 cpv. 1 LAVS, artt. 34ss OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

L’obbligo

di conteggiare e versare i contributi da parte del datore di lavoro è un

compito di diritto pubblico (Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con

riferimenti) e il venire meno a questo compito costituisce una violazione di

prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e comporta il risarcimento integrale

del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V

186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC 1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid.

2).

Inoltre

– anche se ciò non è esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro

deve preoccuparsi dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il

prelevamento e la trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione

richiesta. Ne consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti

della Cassa, lo stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS,

anche se non ha violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag.

608 consid. 5b).

2.4. La

cassa di compensazione che constata di aver subìto un danno in seguito alla non

osservanza delle prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo

di dedurre da ogni paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa,

rispettivamente degli artt. 34 e segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di

pagamento dei contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le

prescrizioni intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può

procedere contro di lui. Incombe allora al datore di lavoro di far valere e

provare validi motivi di giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad

escludere una violazione intenzionale o per negligenza grave delle

prescrizioni, rispettivamente idonei a giustificarla in base a circostanze

speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr. 70 pag. 213). È quindi possibile che,

procrastinando il pagamento dei contributi, il datore di lavoro riesca a

salvaguardare l’esistenza della ditta, ad esempio nell’ipotesi di difficoltà

passeggere di liquidità. Affinché un simile comportamento non comporti

l’applicazione dell’art. 52 LAVS, occorre che il datore di lavoro, nell’istante

in cui decide, abbia seri e oggettivi motivi di ritenere che gli sarà possibile

solvere i contributi entro un termine ragionevole (DTF 108 V 188; Pratique VSI

1996 pag. 307; RCC 1992 pag. 261 consid. 4b, 1985 pag. 604 consid. 3a).

L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di risarcire il

danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi reca e prova

motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V 187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA 1987 pag. 7).

2.5. Ai sensi della giurisprudenza del TF si deve ammettere una

negligenza grave del datore di lavoro quando questi abbia trascurato di fare

quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona ragionevolmente posta

nella stessa situazione.

La misura della diligenza

richiesta viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve

generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della

stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634

consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die

Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I

fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili

a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura

questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto

della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il

tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle

responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta

(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus,

op. cit., pag. 52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG,

in Der Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658). La giurisprudenza ritiene

che, di regola, la mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei

contributi configura una grave negligenza (DTF 108 V 186 segg. consid. 1b).

2.6. I

ricorrenti sostengono che la FA 1 aveva risentito della crisi nel settore

dell’edilizia in cui operava, in particolare il problema della liquidità dovuta

ai lunghi tempi di liquidazione di lavori da parte dei propri committenti con

conseguente ritardo nel pagare i fornitori della società.

Va

qui ricordato che secondo costante giurisprudenza (STCA

31.2018.12 e 31.2018.22 del 2 dicembre 2019, consid. 2.9 con riferimenti)

la responsabilità del datore di lavoro ai sensi dell'art. 52 LAVS non è in

relazione alla gestione della società per sé stessa, né a eventuali cause di un

fallimento. In questo contesto, le succitate argomentazioni non costituiscono

di per sé motivo di giustificazione o di discolpa per il mancato versamento

degli oneri sociali.

A

tal riguardo, va fatto presente che costituisce motivo di giustificazione

il caso in cui un datore di lavoro, omettendo il pagamento dei contributi per

fare fronte a una mancanza (passeggera) di liquidità, tenti in questo modo di

salvare l'impresa che versa in una delicata situazione finanziaria. Un simile

comportamento sfugge a una responsabilità ai sensi dell'art. 52 LAVS unicamente

se in questo modo il datore di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli

dei lavoratori e dei fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e

al tempo stesso può oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno

soluti entro un termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto,

non è tanto se il datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda

potesse essere salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro

prossimo, bensì piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente

sostenibile agli occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12

dicembre 2008 consid. 3.2 con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers und seiner Organe nach Art. 52

AHVG, 2008., n. 668s pp. 156ss; vedi anche Meyer, Die Rechtsprechung des

Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti

di diritto delle assicurazioni sociali, 2006, pp. 25ss e 35s; cfr. anche STFA H 103/00 dell’11 gennaio 2002 consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b).

In questo contesto, l’Alta Corte ha precisato che la ditta che attraversa una

fase difficile e fonda la sua esistenza su equilibri delicati deve prendere

delle misure drastiche e immediate (STFA H 170/01 del 23 luglio 2002 consid.

4.6. con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La

giurisprudenza federale ha ribadito che l’organo della società deve prestare

particolare attenzione nell'ipotesi in cui è a conoscenza del fatto che la

ditta sta attraversando una crisi finanziaria (STFA H 446/00 del 31 agosto 2001

consid. 4a).

Quindi

l’illiquidità della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei

contributi se non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla

citata giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

Da

distinguere dal caso in cui il datore di lavoro non versa i contributi per

salvare l’azienda, la cui omissione può costituire motivo di giustificazione,

vi è quello in cui il mancato pagamento in occasione della cessazione

dell’attività può eventualmente rappresentare motivo di discolpa. Questa

seconda ipotesi può verificarsi segnatamente con riferimento a quelle aziende,

che dopo avere per lungo tempo e ineccepibilmente onorato, dal profilo delle

assicurazioni sociali, i propri obblighi di datori di lavoro, cadono in

difficoltà economiche, devono essere sciolte (normalmente per causa di

fallimento) e rimangono debitrici dei contributi sociali per gli ultimi mesi

della loro esistenza. In questi casi, la giurisprudenza circoscrive a due o tre

mesi la perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF

9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3 con riferimenti; cfr. in dettaglio

Reichmuth, op. cit., n. 696 ss pp. 163 ss; cfr. anche Meyer, cit., p. 36). Va

poi ricordato che per giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo

di discolpa se il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era

cronico e i pagamenti venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive,

ripetute e numerose, giungevano a uno stadio avanzato (STFA 27 giugno 1994

nella causa M.).

Nella

fattispecie concreta, dall’esame degli atti si evince che dal mese di ottobre

2010 la Cassa ha dovuto sistematicamente diffidare la società per il pagamento

dei contributi (cfr. elenco diffide in doc. 3/A) e precettarla dal mese di

giugno 2014 (cfr. elenco esecuzioni in doc. 3/B; per quel che concerne gli anni

2015- 2017 cfr. le tabelle relative all’evoluzione del pagamento dei contributi

in doc. 4-6). Vista la cronica difficoltà nel regolare pagamento dei contributi

non è ravvisabile una mancanza passeggera di liquidità.

Per

quel che concerne il 2017, la società ha versato gli acconti da gennaio fino a

marzo e dallo specchietto dell’evoluzione dei pagamenti (doc. 6) si evince che

per la fine di quell’anno non vi erano contributi scoperti (in particolare

grazie alla fattura 26 gennaio 2018 di rettifica a favore della società).

Ciò

non significa tuttavia che, come sostenuto nei ricorsi, la società aveva

liquidato tutti i contributi del 2017. Va infatti ricordato che il danno subito

dalla Cassa è composto dagli oneri sociali rimasti impagati e dovuti su salari

non versati dalla società agli ex collaboratori (cfr. la “distinta salari

rivendicati” 2016 e 2017 allestita dalla Cassa il 4 dicembre 2019, sub doc

3/C), insinuati nel fallimento ed esposti in graduatoria (doc. 7). Dalla stessa

graduatoria risulta che in gran parte si tratta dei salari per i mesi da aprile

ad agosto 2017, per oltre, come si evince dalla nuova insinuazione 3 gennaio

2020 (sub doc. 3/C), 1,4 milioni di franchi.

Fatti

I

ricorrenti rilevano pure di aver rinunciato ad una cospicua parte del loro

rispettivi stipendi per salvare la società, sussistendo all’epoca, a loro

detta, fondati motivi per ritenere che i contributi sarebbero stati soluti

entro un termine ragionevole. A prescindere che gli insorgenti non hanno reso verosimile l’esistenza di seri e

oggettivi motivi per presumere che i contributi potessero essere integralmente

saldati in breve tempo, va fatto presente che nonostante la seppur lodevole ed

asserita rinuncia al salario, i salari da aprile 2017 non sono stati versati,

per cui non è assodato che i mancati versamenti di contributi fossero

oggettivamente indispensabili per il salvataggio economico della società.

Visto

quanto sopra, non è pertanto ravvisabile un motivo di giustificazione ai sensi

della succitata giurisprudenza.

Non

risultano neppure dati motivi di discolpa, già per il solo motivo che, come

visto, la società non ha per lungo tempo e ineccepibilmente onorato, dal

profilo delle assicurazioni sociali, i propri obblighi di datore di lavoro. Infatti,

come visto, il differimento dei pagamenti dei contributi paritetici è stato

cronico e i pagamenti sono stati effettuati solo dopo ripetute e numerose

procedure esecutive.

I

ricorrenti sostengono infine che al momento del fallimento la società aveva

ancora da incassare fatture per più di un milione di franchi. Va qui rilevato

che, come risulta dalla graduatoria, i crediti riconosciuti, sia quelli

garantiti e non, ammontano a sei milioni di franchi (solo quelli di 1a classe

riconosciuti sono oltre 2 milioni di franchi), per cui è poco probabile che vi siano

delle prospettive per poter liquidare il debito contributivo (crediti di 2a

classe) nei confronti della Cassa. Del resto l’11 luglio 2019 l’Ufficio

fallimenti aveva comunicato alla Cassa che per i crediti di 2a classe non vi

era alcun dividendo da distribuire (doc. VII/1).

Va inoltre ricordato che, secondo giurisprudenza, la Cassa può promuovere

una procedura risarcitoria ex art. 52 LAVS per l’intero ammontare e che in caso di eventuale pagamento nell’ambito del fallimento,

l’amministrazione dovrà cedere il relativo dividendo (cfr. SVR 2000 AHV Nr. 23,

pag. 74; DTF 113 V 180 consid. 3b = RCC 1987 pag. 607. consid. 3b; DTF 116 V 76

consid. 3b con riferimenti = RCC 1990 pag. 417 consid. 3b).

In

queste circostanze, non essendo dati motivi di giustificazione o di discolpa, i

ricorrenti devono essere ritenuti responsabili ex art. 52 LAVS del danno subìto

dalla Cassa.

Visto

tutto quanto precede i ricorsi vanno respinti.

2.7. Il

TF, nella DTF 137 V 51, chiamato a pronunciarsi in merito all’ammissibilità del

ricorso in materia di diritto pubblico in un caso concernente la responsabilità

del datore di lavoro per il danno risultante dalla violazione delle

prescrizioni in materia di AVS, ha stabilito che il ricorso in materia di

diritto pubblico interposto contro un giudizio sulla responsabilità del datore

di lavoro nei confronti di una cassa di compensazione fondata sull’art. 52 cpv.

1 LAVS è ammissibile solo qualora il valore litigioso raggiunga il limite di

fr. 30'000.-- o in presenza di una questione di diritto di importanza

fondamentale (circa l’interpretazione in un senso largo della nozione di

“responsabilità dello Stato” ai sensi dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi

Margit Moser-Szless, Le recours en matière droit pubblic au Tribunal fédéral

dans le domaine des assurances sociales – aspects choisis, in HAVE 2010 pag.

342; Mélanie Fretz, La responsabilité selon l’art. 52 LAVS: une comparaison

avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 pag. 249; cfr. inoltre anche DTF

135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato circa l’ammissibilità del ricorso

in un caso concernente la responsabilità del titolare di una cassa di disoccupazione

nei confronti della Confederazione per il danno derivante dal pagamento di

prestazioni indebite e DTF 134 V 138 nella quale l’Alta Corte si è pronunciata

circa l’ammissibilità di un ricorso in tema di responsabilità dell’Ufficio AI

per i danni cagionati a un terzo evidenziando, in particolare, che l’eventuale

presupposto della “questione di diritto di importanza fondamentale” –

presupposto questo che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile il

ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore litigioso non

raggiunge i fr. 30'000.-- – deve essere dimostrata dal ricorrente).

Per questi

motivi

dichiara

e pronuncia

1. I ricorsi sono respinti.

Considerandi

2.

Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello

Stato.

3.

Comunicazione

agli interessati.

Contro

la presente decisione è dato ricorso in materia di diritto pubblico al

Tribunale federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

In

materia patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo

della responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr.

30'000.-- (art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i

fr. 30'000.-- il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di

diritto di importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

Qualora

non sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre

negli stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113 LTF)

per i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la

decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti