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Decisione

31.2025.3

Respinti i ricorsi contro le decisioni di risarcimento ex art. 52 LAVS, poiché i ricorrenti non hanno reso verosimile di essere stati ingannati da atti penalmente rilevanti di un altro organo e la loro richiesta di edizione della documentazione contabile societaria era generica

30 ottobre 2025Italiano40 min

parificato ad un amministratore di una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique

Source ti.ch

FA 1Raccomandata

Incarto

n.

31.2025.3

31.2025.4

MP/gm

Lugano

30 ottobre 2025

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il vicepresidente

del Tribunale cantonale delle assicurazioni

Giudice Raffaele Guffi

con redattore:

Manuel Piazza, cancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sui ricorsi del 9 maggio 2025 di

1. RI 1 (inc. 31.2025.3)

2. RI 2

(inc. 31.2025.4)

tutti rappr. da: RA 1

contro

le decisioni su opposizione del 3

aprile 2025 emanate da

CO 1

in materia di art. 52 LAVS

in relazione alla fallita: FA 1

ritenuto in fatto

1.1. La FA 1

(già __________; ora in liquidazione), con sede a __________, è iscritta a

Registro di commercio dal 21 febbraio 2020 (estratto del Registro di commercio

informatizzato sub doc. 12 incarto Cassa).

La società è

affiliata alla Cassa CO 1 (di seguito: Cassa) quale datore di lavoro dal 1. febbraio

2020 (istanza di fallimento senza preventiva esecuzione sub doc. 12 incarto

Cassa, p.to 1).

RI 1 e RI 2 hanno

ricoperto formalmente le cariche di presidente della gerenza, con diritto di

firma individuale, rispettivamente gerente, con diritto di firma dapprima

collettiva a due con il presidente e in seguito individuale, dall’iscrizione

della società a Registro di commercio sino al fallimento della stessa (estratto

del Registro di commercio informatizzato sub doc. 12 incarto Cassa e infra,

consid. 1.3).

1.2. Il 29 maggio 2024 l’UE di __________

ha rilasciato alla Cassa due attestati di carenza di beni per i contributi

paritetici insoluti dalla società e relativi ai periodi dal 1. gennaio al 31

dicembre 2022 rispettivamente dal 1. gennaio al 30 aprile 2023 (attestati di

carenza di beni del 29 maggio 2024 sub doc. 12 incarto Cassa).

1.3. Con decisione del 3 luglio 2024 la

Pretura del Distretto di __________ ha pronunciato il fallimento della società

con effetto a partire dal giorno seguente (decisione di fallimento del 3 luglio

2024 sub doc. 12 incarto Cassa).

1.4. Constatato di aver subito un danno,

con decisioni del 27 dicembre 2024, confermate con decisioni su opposizione del

3 aprile 2025, la Cassa ha chiesto sia al sig. RI 1 che al sig. RI 2 – in via

solidale – il risarcimento ex art. 52 LAVS di fr. 271'033.70 a titolo di

contributi AVS/AI/IPG/AD e AF non pagati dalla società per gli anni 2022 e 2023

(docc. 1 e 3 incarto Cassa).

1.5. RI 1 e RI 2, rappresentati dall’avv. RA

1, il 9 maggio 2025 hanno separatamente interposto ricorso contro le decisioni

su opposizione, postulandone l’annullamento con protesta di tasse, spese e

ripetibili.

Sostengono che __________, quale

organo di fatto, avrebbe fatto credere loro che gli oneri sociali venivano

pagati, pertanto la colpa non sarebbe grave. Non acquisendo la documentazione

contabile della società, come invece richiesto per comprovare le ingerenze di __________,

la Cassa avrebbe inoltre violato il loro diritto di essere sentito e il

principio inquisitorio. In attesa di chiarimenti e alla luce dell’inchiesta

penale nei confronti del sig. __________ la Cassa, a loro dire, avrebbe dovuto

sospendere il procedimento. Ne risulterebbe un accertamento dei fatti

incompleto.

1.6. Con le risposte di causa la Cassa ha comunicato

al TCA di aver avviato procedure di risarcimento unicamente nei confronti dei

ricorrenti.

Nel merito, confermando le

motivazioni esposte nelle decisioni impugnate, la Cassa postula la reiezione

dei ricorsi. Precisa che, prima dell’emanazione delle stesse, aveva posto ai

ricorrenti dei quesiti, atti a chiarirne la posizione all’interno della

società; quesiti che, però, sono rimasti senza risposta. Sottolinea poi che RI

1, durante l’interrogatorio presso l’UF di __________, è stato in grado di

fornire le informazioni rilevanti in relazione alla società, senza sollevare

riserve quanto a documenti sotto sigillo (argomentazione addotta solo col

ricorso e non comprovata) o al comportamento di __________ (non specificato né

comprovato). Osserva anche che i ricorrenti avevano contatti con la Cassa e che

in passato aveva già emanato una decisione risarcitoria nei loro confronti,

legata a un’altra società.

1.7. Il 1. luglio 2025 il Vicepresidente

del TCA ha decretato la congiunzione delle cause 31.2025.3 e 31.2025.4,

assegnando alle parti un termine di 10 giorni per visionare gli incarti e

formulare eventuali osservazioni scritte.

Le parti non hanno formulato

osservazioni.

considerato in diritto

in

ordine

2.1. La

presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di

rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della

valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un

Giudice unico ai sensi dell'art. 49 cpv. 2 LOG (STF 9C_699/2014 del 31 agosto

2015, 8C_855/2010 dell’11 luglio 2011, 9C_211/2010 del 18 febbraio 2011).

nel merito

2.2. Oggetto del contendere è sapere se i

ricorrenti devono essere condannati al risarcimento ex art. 52 LAVS come da

decisioni contestate. I due ricorsi sollevano le medesime censure e

argomentazioni, ragione per cui la seguente disamina è riferita ad entrambi.

2.3. I ricorrenti fanno innanzitutto

valere una violazione del diritto di essere sentito, poiché la Cassa ha disatteso

la loro richiesta di acquisire la documentazione contabile societaria, sotto

sigillo presso l’UF di __________.

Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost.

le parti hanno diritto d'essere sentite.

Per costante giurisprudenza, dal

diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il diritto per

l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione sfavorevole nei

suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili di influire

sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto, quello di

partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di

determinarsi al riguardo (STFA del 29 giugno 2006 nella causa J. e D., H 97/04;

DTF 129 II 504 consid. 2.2, 127 I 56 consid. 2b, 127 III 578 consid. 2c, 126 V

131 consid. 2b; cfr. riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui

giurisprudenza si applica anche alla nuova norma, DTF 126 I 16 consid. 2a/aa,

124 V 181 consid. 1a, 375 consid. 3b e sentenze ivi citate).

Si tratta di un diritto di natura

formale, la cui violazione comporta di regola l’annullamento della decisione

impugnata, a prescindere dall’incidenza di una tale lesione sul risultato

materiale della procedura (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa, 126 V 132 consid. 2b e

riferimenti ivi citati). Qualora l’istanza superiore goda dello stesso potere

cognitivo dell’autorità che ha emesso la decisione contestata, la

giurisprudenza ammette che il vizio – purché non particolarmente grave – possa

essere sanato nel corso della procedura di seconda istanza. Una correzione del

vizio può tuttavia entrare soltanto eccezionalmente in linea di conto (DTF 127

V 437 consid. 3d/aa, 126 I 72, 126 V 132 consid. 2b e riferimenti).

Va però altresì ricordato che la

giurisprudenza federale non ammette una richiesta in termini generici di

edizione di documenti, atteso che è preciso dovere dell'interessato indicare

con esattezza i documenti utili a dimostrare il fondamento delle tesi formulate,

potendosi da lui esigere (a maggiore ragione se patrocinato) che proceda in

modo selettivo e mirato all'offerta e produzione dei mezzi di prova rilevanti

per il giudizio e non incombendo all’amministrazione – o ai giudici cantonali in

caso di ricorso – il compito di supplire ad eventuali carenze in tal senso (tra

le altre, STF H 5/02 del 31 gennaio 2003 consid. 4.3, H 10 + 45/01 del 16

settembre 2002 consid. 4.3.2, H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 3.3, H 444/00

del 25 giugno 2002 consid. 4d e H 153/01 del 5 novembre 2001 consid. 4c).

In concreto, i ricorrenti

adducono che la documentazione richiesta sarebbe sotto sigillo.

Quest’affermazione, contestata dalla Cassa, non è tuttavia stata comprovata.

Non v’è perciò motivo di ritenere che i ricorrenti non avrebbero avuto accesso

ai documenti di cui hanno chiesto l’acquisizione, spettando perciò a loro in

prima battuta produrli per sostanziare le proprie allegazioni.

Inoltre, i ricorrenti si

limitano ad asserire che tali documenti sarebbero cruciali per la propria

difesa, ma mai precisano di che documenti si tratti. Mai, infatti, indicano chi

li avrebbe redatti, all’attenzione di chi, quando e con che finalità, di quanti

documenti si tratterebbe e quali sarebbero i contenuti. La richiesta di edizione

di documenti era quindi generica ai sensi della surriferita giurisprudenza.

Quanto precede rendeva superfluo il

richiamo dall’UF di __________ dell’incarto relativo alla società. In simili

circostanze, la censura di violazione del diritto di essere sentito deve essere

respinta.

2.4. In virtù dell'art. 52 cpv. 1 LAVS il

datore di lavoro deve risarcire il danno che egli ha provocato violando,

intenzionalmente o per negligenza grave, le prescrizioni dell’assicurazione. I

presupposti dell'obbligo di risarcimento sono quindi l'esistenza di un danno,

la violazione delle prescrizioni vigenti in materia di contributi paritetici da

parte del datore di lavoro, l'intenzionalità o la negligenza grave ed un nesso

di causalità adeguato fra la colpa e la citata violazione delle prescrizioni

legali.

La giurisprudenza (cfr. in

particolare DTF 132 III 523 consid. 4.6 pag. 530 con riferimenti) e la dottrina

ammettono in maniera generale (tacitamente: "stillschweigend",

cfr. Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur

Arbeitgeberhaftung, in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,

Basilea 2006, pag. 33 con riferimento) un nesso di causalità naturale e

adeguata tra il comportamento colpevole e il danno subìto in seguito per mancato

pagamento dei contributi (STF 9C_ 238/2017 del 5 luglio 2017 consid. 5.3.2 e

9C_394/2016 del 21 novembre 2016 consid. 5).

Secondo l'art. 14 cpv. 1 LAVS (e

l’art. 34 segg. OAVS) al datore di lavoro spetta l’obbligo (di diritto

pubblico) di conteggiare e versare i contributi (Pratique VSI 1994 pag. 108

consid. 7a con riferimenti; DTF 114 V 221). Il venire meno a quest’obbligo

costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52 LAVS e

comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84 consid.

2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a e 192 consid. 2a; RCC 1985

pag. 646 consid. 3a e 650 consid. 2).

Nell’ipotesi in cui il datore di

lavoro è una persona giuridica, che è stata sciolta allorché la pretesa viene

fatta valere, possono essere convenuti, in via sussidiaria, i suoi organi

responsabili (DTF 123 V 15 consid. 5b con riferimenti; SVR 2001 AHV n. 6, pag.

20; tale estensione è stata tra l'altro motivata con il riferimento al

principio generale della responsabilità degli organi di una società ai sensi

dell'art. 55 cpv. 3 CC, statuito la prima volta in DTF 96 V 125 e ribadito in

DTF 114 V 221 consid. 3b). Sussidiarietà significa che la cassa di

compensazione deve innanzitutto rivolgersi al datore di lavoro. Solo nel caso

in cui il datore di lavoro non può far fronte al suo obbligo contributivo la

cassa di compensazione può agire sussidiariamente e direttamente contro i suoi

organi. Generalmente questo è il caso in cui la cassa accusa un danno a seguito

del fallimento della società datrice di lavoro. In questo contesto si situa

anche il rilascio di un attestato di carenza beni definitivo in una procedura

di esecuzione in via di pignoramento (Nussbaumer, Die Haftung des

Verwaltungsrates nach Art. 52 AHVG, in AJP 1996 pag. 107; Frésard, Les

développements récents de la jurisprudence du Tribunal fédéral des assurances

relative à la responsabilité de l’employeur selon l’art. 52 LAVS, in RSA 1991

pag. 163; RCC 1988 pag. 137, 1991 pag. 135; DTF 129 V 11, 123 V 15; SVR 2001 AHV

n. 6). Qualora più datori di lavoro, come per esempio i membri di una società

semplice, o più organi di una persona giuridica, abbiano cagionato assieme un

danno, essi ne rispondono solidalmente (DTF 119 V 87 consid. 5a, 114 V 214 e

sentenze ivi citate). Va rilevato che il cpv. 2 dell’art. 52 LAVS prevede che “se

il datore di lavoro è una persona giuridica, rispondono sussidiariamente i

membri dell’amministrazione e tutte le persone che si occupano della gestione o

della liquidazione. Se più persone sono responsabili dello stesso danno, esse

rispondono solidalmente per l’intero danno”.

Il Tribunale federale ha

riesaminato il problema della responsabilità sussidiaria degli organi ed ha

concluso che la prassi finora adottata a proposito dell'art. 52 LAVS deve

essere mantenuta anche successivamente all’entrata in vigore – il 1. gennaio

2003 – del nuovo art. 52 LAVS (DTF 129 V 11 = Pratique VSI 2003 pag. 79 segg.).

2.5. Conformemente alla giurisprudenza del

TF, in un’esecuzione per via di pignoramento la conoscenza del danno coincide

con la notifica di un attestato di carenza beni o di un verbale di pignoramento

a valere quale attestato di carenza beni definitivo ai sensi degli artt. 115

cpv. 1 e 149 LEF – che determina parimenti l’insorgenza del danno e sancisce

quindi l’irrecuperabilità del credito contributivo – e questo anche

nell’ipotesi in cui il datore di lavoro è una persona giuridica non ancora

sciolta per il fallimento; da quel momento decorre il termine di prescrizione

di tre anni ex art. 52 cpv. 3 LAVS (in vigore dal 1. gennaio 2020 e in concreto

applicabile; in argomento vedi le STCA 31.2020.27-28 del 28 luglio 2021 consid.

2.2 e 31.2020.33 dell’8 marzo 2021, consid. 2.2.2). Con l’attestato di carenza

beni (definitivo) a seguito di pignoramento si anticipa quello che è

normalmente il momento della conoscenza del danno, ossia prima del deposito

della graduatoria nel fallimento o prima della sospensione del fallimento per

mancanza di attivi ai sensi dell’art. 230 LEF (Frey/Mosimann/Bollinger, AHVG/IVG

Kommentar, Zurigo 2018, n. 22 ad art. 52 LAVS con vari rinvii giurisprudenziali

e dottrinali).

Nella fattispecie in esame, con

riferimento alla menzionata giurisprudenza, a seguito del rilascio dei due attestati

di carenza di beni il 29 maggio 2024 – che segna l’insolvenza della società e

quindi l’insorgenza e anche la conoscenza del danno –, la Cassa ha rettamente

chiesto (in via sussidiaria) ai ricorrenti, quali presidente della gerenza e

gerente della fallita dall’iscrizione della stessa a Registro di commercio, il

risarcimento ex art. 52 LAVS per i contributi paritetici non versati dalla

società nel 2022 e nel 2023, con vincolo di solidarietà.

2.6.

2.6.1. Costituiscono elementi del danno

risarcibile, tra l’altro, i contributi AVS/AI/IPG, sia per la parte del

salariato che quella del datore di lavoro (STF H 166/02 del 28 ottobre 2002

consid. 4.1; STCA del 10 giugno 2002 consid. 2.3 inc. 31.2002.10; Pratique VSI

1994 pag. 104); i contributi della disoccupazione (STF H 346/01 del 4 ottobre

2002 consid. 4); i contributi dovuti all’assicurazione cantonale degli assegni

familiari; le spese di amministrazione; gli interessi moratori (art. 41bis

OAVS); le spese esecutive (cfr. la giurisprudenza citata in RDAT II 1995 pag.

369 seg. confermata in RDAT II 2002 pag. 533; STF H 113/00 del 24 ottobre 2000

consid. 6 e RtiD II 2006 pagg. 368-370). Non sono invece computabili le multe

inflitte dalla Cassa (STF H 142/03 del 19 agosto 2003, H 194/96 del 4 novembre

1996).

Secondo costante giurisprudenza,

spetta all’amministrazione documentare la propria pretesa, mediante estratti,

salari, fatture ecc. (RDAT II 1995 pag. 396). Tuttavia va ricordato che, in

applicazione del principio dell’obbligo di collaborazione delle parti, in caso

di contestazione incombe alla controparte portare le prove che l’importo del

danno richiesto dalla cassa di compensazione non è corretto (RDAT II 1995 pag.

397 che rinvia alla RCC 1991 pag. 133 consid. II/1b).

2.6.2. In concreto la Cassa ha

allegato alle decisioni di risarcimento i conteggi determinanti per i

contributi AVS/AI/IPG/AD e AF relativi al 2022 e al 2023 nonché per gli

interessi di mora, per complessivi fr. 271'033.70 (doc. 1 incarto Cassa, pag. 4-6).

Fatti

I ricorrenti non contestano

l’ammontare del danno fatto valere dalla Cassa nei loro confronti, né da un

esame degli atti emerge che esso non sia corretto.

Pertanto, la Cassa ha debitamente

comprovato l’ammontare del danno di cui ha chiesto il risarcimento ex art. 52

LAVS.

2.7.

2.7.1. Per definizione, il danno considerato dall'art.

52 LAVS è quello derivante da un atto o da un'omissione in relazione ai compiti

che la legge attribuisce al datore di lavoro, segnatamente in materia di

versamento dei contributi (Pratique VSI 1994 pag. 99 consid. 5a). Le

prescrizioni cui fa riferimento l'art. 52 LAVS sono innanzitutto quelle

contenute nella LAVS medesima e nelle sue disposizioni di esecuzione: in

particolare le norme concernenti l'obbligo di pagare i contributi, il calcolo

degli stessi dovuti sul reddito di un'attività salariata, il prelevamento dei

contributi dei salariati, l'obbligo di allestire i relativi conteggi: sono

queste le disposizioni in senso stretto (art. 14 cpv. 1 LAVS, art. 34 segg.

OAVS; RCC 1985 pag. 607 consid. 5a).

L’obbligo di conteggiare e versare

i contributi da parte del datore di lavoro è un compito di diritto pubblico

(Pratique VSI 1994 pag. 108 consid. 7a con riferimenti) e il venire meno a

questo compito costituisce una violazione di prescrizioni ai sensi dell’art. 52

LAVS e comporta il risarcimento integrale del danno (Pratique VSI 1993 pag. 84

consid. 2a; DTF 111 V 173 consid. 2, 108 V 186 consid. 1a, 192 consid. 2a; RCC

1985 pag. 646 consid. 3a, pag. 650 consid. 2).

Inoltre – anche se ciò non è

esplicitamente menzionato nella legge – il datore di lavoro deve preoccuparsi

dei contributi paritetici dei quali è tenuto ad assumere il prelevamento e la

trasmissione alla Cassa con tutta la necessaria attenzione richiesta. Ne

consegue che se è causa della propria insolvenza nei confronti della Cassa, lo

stesso può essere reso responsabile ai sensi dell'art. 52 LAVS, anche se non ha

violato una prescrizione specifica della LAVS (RCC 1985 pag. 608 consid. 5b).

La cassa di compensazione che

constata di aver subìto un danno in seguito alla non osservanza delle

prescrizioni (ad es. dell'art. 14 LAVS, relativo all'obbligo di dedurre da ogni

paga i contributi e di versarli periodicamente alla cassa, rispettivamente

dell’art. 34 segg. OAVS relativi ai modi di conteggio e di pagamento dei

contributi) può presumere che il datore di lavoro ha violato le prescrizioni

intenzionalmente o almeno per grave negligenza e quindi può procedere contro di

lui. Incombe allora al datore di lavoro far valere e provare validi motivi di

giustificazione e di discolpa, idonei cioè ad escludere una violazione

intenzionale o per negligenza grave delle prescrizioni, rispettivamente idonei

a giustificarla in base a circostanze speciali (DTF 108 V 187; SVR 1995 AHV Nr.

70 pag. 213). L’obbligo del datore di lavoro e dei suoi organi responsabili di

risarcire il danno alla Cassa sarà negato, e di conseguenza decadrà, se questi

reca e prova motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa (DTF 108 V

187 consid. 1b; Frésard, op. cit., RSA 1987 pag. 7).

Ai sensi della giurisprudenza del

TF si deve ammettere una negligenza grave del datore di lavoro quando questi

abbia trascurato di fare quanto doveva apparire importante a qualsiasi persona

ragionevole posta nella stessa situazione. La misura della diligenza richiesta

viene apprezzata secondo il dovere di diligenza che si può e si deve

generalmente esigere, in materia di gestione, da un datore di lavoro della

stessa categoria di quella a cui appartiene l’interessato (RCC 1988 pag. 634

consid. 5a; DTF 112 V 159 consid. 4 con riferimenti; Knus, Die

Schadenersatzpflicht des Arbeitgebers in der AHV, 1989, pag. 53). I

fatti di cui si è resa colpevole una ditta non sono necessariamente imputabili

a tutti gli organi della stessa. Si deve infatti esaminare se e in quale misura

questi fatti possano essere addebitati ad un organo determinato, tenuto conto

della situazione di diritto e di fatto di quest’ultimo nella ditta medesima. Il

tema di sapere se un organo ha agito in modo colposo dipende dalle

responsabilità e dalle competenze che gli sono state attribuite dalla ditta

(DTF 108 V 202 consid. 3a; RCC 1985 pag. 647 consid. 3b; Knus, op. cit., pag.

52; Dieterle/Kieser, Das Schadenersatzprozess nach Art. 52 AHVG, in: Der

Schweizer Treuhänder, 1995, pag. 658), posto che la delega delle competenze non

permette, di per sé, di sottrarsi alla responsabilità sussidiaria degli organi

ex art. 52 LAVS (Kieser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum

Sozialversicherungsrecht, in: RBS 2020, n. 44 con rinvio alla STF 9C_145/2010

del 15 giugno 2010 consid. 5.4). La giurisprudenza ritiene che, di regola, la

mancata deduzione e relativo trasferimento alla Cassa dei contributi configura

una grave negligenza (DTF 108 V 186 consid. 1b).

I soci gerenti e i gerenti di una

Sagl rispondono dei danni causati dal non pagamento dei contributi sociali come

gli organi di una società anonima. Pertanto, nell'ambito della responsabilità

ex art. 52 LAVS, il socio gerente (e il gerente) di una Sagl deve essere

parificato ad un amministratore di una società anonima (DTF 126 V 238 = Pratique

VSI 2000 pagg. 226-229; cfr. anche Pratique VSI 2002 pag. 177 segg.; STFA H 20/01 del 21 giugno 2001). Il suo comportamento nell’ambito della gestione va

quindi valutato secondo gli stessi criteri applicati agli amministratori di una

società anonima (STF 9C_788/2007 del 29 ottobre 2008; STFA H 95/04 dell’8 marzo

2005, H 337/01 del 23 gennaio 2003; STCA 31. 2011.6 dell’11 ottobre 2011 con

riferimenti).

2.7.2. Nella fattispecie concreta, accettando

i mandati di presidente della gerenza e di gerente di una Sagl, i ricorrenti hanno

assunto – al pari dell’organo di una società anonima – tutti gli oneri che da

tale funzione derivano. Giova infatti ricordare come ai sensi dell’art. 716a

cpv. 1 cifra 5 CO ad ogni amministratore spetta l’alta vigilanza sulle persone

incaricate della gestione, in particolare per quanto concerne l’osservanza

della legge, dello statuto, dei regolamenti e delle istruzioni, trattandosi di

attribuzioni intrasmissibili ed inalienabili ex lege. L’amministratore

deve di principio informarsi periodicamente dell’andamento dell’azienda ed in

particolare sugli affari principali, richiedendo rapporti dettagliati,

studiandoli attentamente, cercando di chiarire errori ed agendo per correggere

irregolarità. Così, l'organo di una società anonima deve prestare attenzione

particolare alla scelta delle persone cui viene affidata la gestione degli

affari importanti della ditta (cura in eligendo), alle istruzioni che

egli dà (cura in instruendo) e alla sorveglianza (cura in custodiendo).

Se, dalle informazioni raccolte, sorge il sospetto di una gestione scorretta o

negligente da parte di chi ha ottenuto la delega gestionale, l’organo deve

intervenire affinché le prescrizioni siano rispettate, eventualmente

coinvolgendo uno specialista in ambito contabile (cfr. STF H 282/01 del 27

febbraio 2002 e del 25 luglio 1991 nella causa V.E.; DTF 114 V 219 = RCC

1989

pag. 116; cfr. anche

STF del 29 agosto 1997 nella causa M.; cfr. anche

Frey/Mosimann/Bollinger, op. cit., n. 14 seg. ad art. 52 LAVS e Kieser, op.

cit., n. 44 ad art. 52 LAVS). Segnatamente è suo preciso dovere vigilare

affinché i contributi vengano regolarmente versati, peraltro già prelevati dai

salari dei dipendenti in conformità all'art. 51 LAVS (STF H 171/02 del 2

dicembre 2003, H 310/02 dell’11 novembre 2003, H 33/03 dell’8 ottobre 2003, H 208/00 e H 209/00 del 28 aprile 2003; DTF 108 V 202; Frésard, op. cit., pag.

165). In caso contrario si finirebbe per legittimare la figura dell'uomo di

paglia (STF 365/01 del 15 aprile 2002 consid. 5, H 234/00 del 27 aprile 2001

consid. 5d). In tale contesto, nella STF H 160/99 dell'8 novembre 1999, il TF

ha rilevato in particolare che "scopo della norma [l’art. 716a cpv.

1 CO, n.d.r.] è di evidenziare che il mandato quale consigliere

d'amministrazione non può essere inteso unicamente quale sinecura, ossia quale

incombenza scarsamente impegnativa e di poca responsabilità". Secondo

la nostra Massima istanza, l’amministratore di una società e i membri del CdA

devono rassegnare le proprie dimissioni se, nonostante le sollecitazioni, i

contributi paritetici rimangono impagati (STF H 38/01 del 17 gennaio 2002, 21

dicembre 1993 nella causa M.T.S. e 15 dicembre 1993 nella causa N., tutte

citate nella STCA 31.2009.1 del 18 novembre 2009 consid. 2.8 pag. 14 confermata

dal TF con la STF 9C_29/2010 del 28 ottobre 2010).

Addirittura è da ritenere una

negligenza grave anche la passività di amministratori di fatto esclusi dalla

gestione della società, i quali sono tenuti ad un costante controllo della

gestione. In tale contesto, anche il fatto che un amministratore non abbia

competenza alcuna per quanto riguarda i pagamenti (STFA H 210/99 del 5 ottobre

2000; cfr. anche STCA 31.2003.18 del 28 gennaio 2004 consid. 2.10.2 con

riferimenti) o che non benefici di alcun diritto di firma (STFA 17 ottobre 1996

nella causa M.G.), non costituiscono in sé motivi liberatori o di discolpa.

Nella STFA H 13/03 del 21 maggio 2003 l’Alta Corte ha ribadito che un

amministratore non può liberarsi dalla propria responsabilità limitandosi a

sostenere che non avrebbe mai partecipato alla gestione dell’impresa, che la

sua partecipazione alla costituzione non era che di natura fiduciaria e che non

avrebbe percepito alcuna remunerazione e rivestito un ruolo subalterno, un tale

agire configurando già di per sé una grave negligenza. Del resto il fatto che

altre persone abbiano esercitato il potere effettivo nell'ambito della società

quali organi di fatto non scarica l'amministratore formale dalle sue

responsabilità (STFA H 195/92 del 30 marzo 1993 e STCA 31.94.4 del 7 agosto

1996 consid. 2.9). La passività a dispetto della conoscenza (eventuale) di

mancati pagamenti di contributi deve essere considerata un’inosservanza per

negligenza grave delle prescrizioni (RCC 1989 pag. 115).

2.7.3. In particolare, giusta l’art. 35 cpv.

Considerandi

2.

OAVS il datore di lavoro deve comunicare alla cassa di compensazione i

mutamenti importanti riguardanti la somma dei salari durante l’anno corrente.

Per mutamenti importanti si intende una differenza della somma dei salari annua

di almeno il 10% (e almeno di fr. 20'000; cfr. cifra 2057 delle Direttive sulla

riscossione dei contributi nell’AVS, nell’AI e nelle IPG (DRC), valide dal 1.

gennaio 2021, stato al 1. gennaio 2025) rispetto all’originaria somma dei

salari presumibile (STF 9C_247/2016 del 10 agosto 2016; STCA 31.2016.6). La

giurisprudenza federale sottolinea inoltre che è data una violazione

dell’obbligo di informare la Cassa anche qualora la società abbia sì comunicato

un aumento della massa salariale, ma ciò non ha comunque evitato un conguaglio

con una variazione superiore al 10% (STF 9C_355/2010 del 17 agosto 2010). Il

datore di lavoro deve conteggiare i salari entro 30 giorni dal termine del

periodo di conteggio (art. 36 cpv. 2 OAVS), quindi di principio entro il 30 gennaio

dell’anno successivo (cifra 2077 seg. DRC).

In casu, la Cassa ha

ravvisato una violazione dell’obbligo di comunicare ex art. 35 cpv. 2 OAVS da

parte della società datrice di lavoro:

" La Cassa ha fatturato gli acconti per il 2022 sulla

base di una somma annua dei salari di CHF 130'531.10. Per contro l’ammontare

effettivo dei salari per l’anno 2022 è risultato essere di CHF 1'318'448.00.

Ciò significa che l’ammontare dei salari effettivi per il 2022 è risultato

essere del 910% più alto rispetto alla somma utilizzata per il calcolo degli

acconti. Stesso tipo di violazione è stata riscontrata anche per l‘anno 2023

laddove, considerando i periodi di assoggettamento della vecchia (1-4.2023) e

nuova ragione sociale (5-12.2023), sono stati fatturati acconti in proporzione

a CHF 236'666.65 annui di salario, benché i salari complessivi di tale anno

sono risultati ammontare a CHF 961'685.60, con quindi una variazione di oltre

il 300%” (decisione impugnata, p.to. 6.2 pag. 9 seg.).

Quanto allegato dalla Cassa trova

riscontro nella documentazione agli atti (docc. 9-11 incarto Cassa) e, di per

sé, non è stato contestato in questa sede. Ne discende che, accettando il

mandato di presidente della gerenza e di gerente, i ricorrenti hanno assunto

tutti gli oneri che da tali funzioni derivano, incluso l’obbligo di comunicare

alla Cassa tutti i mutamenti importanti e di versare i contributi paritetici

calcolati sulla massa salariale (tardivamente) dichiarata. Come visto (supra

consid. 2.4 e 2.7.1), la violazione dell’art. 35 cpv. 2 OAVS, oltre al mancato

versamento dei contributi paritetici, costituisce una grave violazione del

dovere di diligenza cui i ricorrenti erano tenuti quale organi della società,

ragione per cui la Cassa ha rettamente presunto un (in)agire (perlomeno)

gravemente negligente.

Dell’obbligo di vigilare sul

pagamento dei contributi e delle conseguenze del mancato rispetto delle

prescrizioni da parte del datore di lavoro i ricorrenti, d’altronde, erano ben

consapevoli. Entrambi, infatti, il 13 agosto 2021 sono stati oggetto di una

decisione risarcitoria ex art. 52 LAVS in qualità di organi di un’altra società

(doc. III, p.to 9; constatazione della Cassa rimasta incontestata) e il 10

maggio 2023 hanno firmato uno scritto all’attenzione della Cassa, nel quale

riconoscevano e s’impegnavano a estinguere, in via solidale, i contributi

paritetici dovuti dalla società qui in esame per il 2022 (assunzioni di debito

di RI 1 e di RI 2 sub doc. 12 incarto Cassa).

2.7.4

I ricorrenti argomentano che __________,

quale organo di fatto, avrebbe fatto credere loro che gli oneri sociali

venivano pagati, pertanto la colpa non sarebbe grave.

Effettivamente, secondo la

giurisprudenza (STFA H 149/02 dell’8 ottobre 2002 consid. 4.1), il nesso di

causalità tra il comportamento gravemente negligente ed il danno non è dato se

– con il grado probatorio della certezza (“Gewissheit”) o dell’alta

verosimiglianza (“hohe Wahrscheinlichkeit”) – anche l’adozione di una

condotta conforme alla legge non avrebbe potuto evitare il danno. Ciò è il

caso, tra l’altro, se la colpa di un terzo o del danneggiato (leggasi: della

Cassa) risulta così preponderante che il comportamento errato dell’organo passa

nettamente in secondo piano, cosicché secondo il normale corso delle cose e

l’esperienza ordinaria di vita non può più essere visto come causa adeguata del

danno insorto (STFA 207/06 del 19 luglio 2007 consid. 4.2.2). L’interruzione

del nesso causale può essere considerata in particolare se un membro del

consiglio d’amministrazione è stato ingannato da atti penalmente rilevanti di

un altro organo della società, vedendosi così impedito nell’ossequiare ai

propri incombenti nei confronti della Cassa (STF 9C_135/2011 dell’11 aprile

2011.

consid. 4.3). Il Tribunale federale ritiene quest’ultima evenienza

difficilmente realizzabile in pratica (STF 9C_599/2017 del 26 giugno 2018

consid. 4.3.1.1 con rinvii giurisprudenziali;

Bärtschi/Stohwasser, Organenhaftung im Sozialversicherungsrecht, in: GesKR

2018, pag. 475).

Nella

fattispecie in esame la Cassa, a seguito dell’opposizione dei ricorrenti alla

decisione risarcitoria, con scritto del 7 febbraio 2025 aveva loro posto le

seguenti domande:

“ 1. Quali compiti sono stati attribuiti al signor __________

nell’ambito della gestione della FA 1 (già __________) e per quale periodo?

Prego allegare una copia dei relativi giustificativi.

2.

Quali malversazioni il signor __________ e/o di

terzi avrebbero esattamente commesso ai danni dei suoi assistiti e/o della

società?

3.

Quale documentazione è stata sottoposta ai suoi assistiti per dimostrare una

situazione finanziaria diversa da quella reale? Da specificare esattamente la

tipologia di documentazione, in quali occasioni è stata sottoposta loro e

voglia fornire una copia della stessa.

4.

Specificatamente al pagamento degli oneri AVS quali

documenti falsificati sono stati sottoposti loro? Voglia trasmetterci una copia

degli stessi.

5.

In quante e quali occasioni i suoi assistiti hanno

verificato l’adempimento degli obblighi legali nei confronti della nostra Cassa?

6.

Quali compiti/mansioni/funzioni hanno

effettivamente svolto i suoi assistiti in seno alla società? Se presenti, prego

allegare i giustificativi al riguardo” (doc. 4 incarto Cassa, pag. 1).

I ricorrenti non hanno mai risposto.

Sebbene indichino di aver addotto “precise allegazioni” (doc. I, pag.

6), non hanno invero sostanziato (circostanziando condizioni di tempo e luogo,

modalità, soggetti coinvolti e producendo, anche solo per quanto loro

possibile, i relativi mezzi di prova) e tantomeno provato con il grado

probatorio richiesto (l’alta verosimiglianza) che altri organi della società, e

in particolare __________ quale organo di fatto, avrebbero impedito loro con

macchinazioni di rilevanza penale di agire conformemente agli obblighi legali

quali organi formali della società. Quanto addotto dagli insorgenti è rimasto

allo stadio della mera ipotesi e le loro allegazioni sono tutto, fuorché

precise.

Pertanto, il nesso causale tra la

negligenza grave (inagire) dei ricorrenti e il danno arrecato alla Cassa non è

stato interrotto.

Quand’anche, inoltre, si volesse

ritenere che __________ si occupava delle questioni contributive della società

quale organo di fatto – posizione che però la Cassa ha negato, al riguardo

avendo avuto contatti diretti solo con RI 1 (doc. 3 incarto Cassa, p.to 6.2

pag. 10 seg.), ciò che i ricorrenti non hanno contestato – si rileva comunque

che, anziché soccorrerli, tale circostanza pregiudicherebbe ulteriormente la

posizione dei ricorrenti. Infatti, in applicazione della giurisprudenza

federale (supra, consid. 2.7.1 e 2.7.2), quali presidente della gerenza

e gerente i ricorrenti erano gravati da un dovere di diligenza che imponeva

loro un assoluto controllo sugli affari importanti della società. Dovevano

segnatamene esercitare l’alta vigilanza sulle persone a cui era affidata la gestione,

informandosi periodicamente sull’andamento dell’azienda ed assicurandosi che i

contributi paritetici venissero effettivamente versati alla Cassa. Non possono

quindi liberarsi della loro responsabilità sostenendo che altri si occupavano

della gestione o che non avrebbero mai partecipato alla stessa o ancora

adducendo di aver rivestito un ruolo subalterno in seno alla ditta e che si

fossero fidati delle rassicurazioni dell’organo di fatto, poiché tale agire

configura già di per sé un comportamento gravemente negligente.

2.7.5

Benché i ricorrenti sostengano di aver

portato “allegazioni circostanziate” (doc. I, p.to 4b), come visto al

considerando precedente l’argomento che __________, quale organo di fatto,

avrebbe fatto credere loro che gli oneri sociali venivano pagati è rimasto allo

stadio di puro parlato. La Cassa non ha quindi violato il principio

inquisitorio, non acquisendo la documentazione contabile societaria, e anzi ha

accertato i fatti (rilevanti) in maniera completa.

Sempre per questo motivo, nemmeno

v’era alcuna ragione per sospendere il procedimento in attesa della conclusione

dell’inchiesta penale nei confronti di __________, della cui effettiva

apertura, a ben vedere, i ricorrenti non hanno apportato alcuna prova né è dato

sapere per quali reati essa sarebbe stata avviata. Aggiungasi che nel settore

del diritto delle assicurazioni sociali vige il principio di celerità ex artt.

29.

cpv. 1 Cost. e 61 cpv. 1 lett. a LPGA secondo cui la procedura dinanzi al

Tribunale cantonale delle assicurazioni deve essere semplice, rapida, di regola

pubblica e gratuita per le parti. La sospensione della trattazione di una

vertenza va ammessa solo eccezionalmente (STF U 286/05 del 31 gennaio 2007

consid. 5.1; DTF 130 V 90 = SVR 2004 IV nr. 24 pag. 72 consid. 5, 119 II 386

consid. 1b pag. 389 con riferimenti). Inoltre, nella STF 8C_982/2009 del 5

luglio 2010 il Tribunale federale ha sviluppato le seguenti considerazioni:

" 2.1 Aux termes de l'art. 29 al. 1 Cst., toute personne

a droit, dans une procédure judiciaire ou administrative, à ce que sa cause

soit jugée dans un délai raisonnable. Cette disposition consacre le principe de

la célérité ou, en d'autres termes, prohibe le retard injustifié à statuer.

L'autorité viole cette garantie constitutionnelle lorsqu'elle ne rend pas la

décision qu'il lui incombe de prendre dans le délai prescrit par la loi ou dans

un délai que la nature de l'affaire ainsi que toutes les autres circonstances

font apparaître comme raisonnable (ATF 131 V 407 consid. 1.1 p. 409; 130 I 312

consid. 5.1 p. 331; 129 V 411 consid. 1.2 p. 416 et les arrêts cités).

2.2

Une suspension de procédure comporte le risque de

retarder inutilement la procédure, de sorte qu'elle ne doit être admise qu'avec

retenue – c'est-à-dire lorsqu'elle se fonde sur des motifs objectifs – eu égard

à l'exigence de célérité posée par l'art. 29 al. 1 Cst. (cf. ATF 130 V 90

consid. 5 p. 95). Selon la jurisprudence, peuvent constituer de tels motifs le

fait de permettre la mise en œuvre de mesures d'instruction opportunes (ATF 127 V 228 consid. 2a p. 231) ou d'attendre la décision d'une autre autorité qui

permettrait de trancher une question décisive pour l'issue du litige dans un

délai raisonnable (ATF 119 II 386 consid. 1b p. 389). Une suspension peut

également se justifier par des motifs d'économie de procédure, par exemple pour

éviter un enchevêtrement des procédures et la répétition de mesures

d'instruction par les différentes juridictions saisies (Pra 1996 no 141 p. 473

consid. 3b). Le juge saisi dispose d'une certaine marge d'appréciation, dont il

doit faire usage en procédant à une pesée des intérêts des parties. Dans les

cas limites ou douteux, le principe de célérité prime (ATF 130 V 90 consid. 5

p. 95). Cela vaut d'autant plus, en droit des assurances sociales, que l'art.

61.

let. a LPGA exige une procédure simple et rapide devant les tribunaux

cantonaux des assurances”.

Richiamata

la suevocata giurisprudenza, visto il margine di apprezzamento di cui gode

l’amministrazione, questo Giudice ritiene che nel caso concreto il principio di

celerità sia preponderante.

2.8

Gli insorgenti non hanno del resto

fatto valere né tantomeno reso verosimile l’esistenza di speciali circostanze –

che d’altronde neppure emergono dalle tavole processuali – che avrebbero potuto

legittimare il datore di lavoro a non versare i contributi o avrebbero potuto

scusarlo dal provvedervi (DTF 121 V 244 consid. 4b, 108 V consid. 1b e 193

consid. 2b).

Trattasi da un lato di eventuali

motivi di giustificazione, che si realizzano allorquando vi è omissione

del pagamento per fare fronte a una mancanza passeggera di liquidità in una

delicata situazione finanziaria e nella misura in cui in questo modo il datore

di lavoro onora altri crediti (segnatamente quelli dei lavoratori e dei

fornitori) essenziali per la sopravvivenza dell'azienda e al tempo stesso può

oggettivamente ritenere che i contributi dovuti verranno soluti entro un

termine ragionevole. La questione decisiva, in tale contesto, non è tanto se il

datore di lavoro all'epoca credeva realmente che l'azienda potesse essere

salvata e che i contributi sarebbero stati pagati in un futuro prossimo, bensì

piuttosto se un tale atteggiamento fosse allora oggettivamente sostenibile agli

occhi di un terzo responsabile (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid.

3.2

con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, Die Haftung des Arbeitgebers

und seiner Organe nach art. 52 AHVG, 2008, n. 668 seg. pag. 156 segg.; vedi

anche Meyer, Die Rechtsprechung des Eidgenössischen Versicherungsgerichts zur

Arbeitgeberhaftung; in: Temi scelti di diritto delle assicurazioni sociali,

2006, pag. 25 segg. e 35 segg.; cfr. anche STF H 103/00 dell’11 gennaio 2002

consid. 4c e DTF 123 V 244 consid. 4b). In questo contesto, l’Alta Corte ha

precisato che la ditta che attraversa una fase difficile e fonda la sua

esistenza su equilibri delicati deve prendere delle misure drastiche e

immediate (STF H 170/01 del 23 luglio 2002 consid. 4.6 con riferimenti e H 336/95 del 7 maggio 1997 consid. 3d). La giurisprudenza federale ha ribadito

che l’organo della società deve prestare particolare attenzione nell'ipotesi in

cui è a conoscenza del fatto che la ditta sta attraversando una crisi

finanziaria (STF H 446/00 del 31 agosto 2001 consid. 4a). Quindi l’illiquidità

della società non giustifica il procrastinare del pagamento dei contributi se

non sono realizzati i chiari criteri di discolpa posti dalla citata

giurisprudenza (STCA 31.2008.6 del 12 febbraio 2009).

D’altro lato possono essere dati

motivi di discolpa per quelle aziende che, dopo avere per lungo tempo e

ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni sociali, i propri

obblighi di datori di lavoro, cadono in difficoltà economiche, devono essere

sciolte (normalmente per causa di fallimento) e rimangono debitrici dei

contributi sociali per gli ultimi mesi della loro esistenza. In questi casi, la

giurisprudenza circoscrive a due o tre mesi la perdita contributiva tollerabile

dal profilo dell'art. 52 LAVS (STF 9C_812/2007 del 12 dicembre 2008 consid. 3.3

con riferimenti; cfr. in dettaglio Reichmuth, op. cit., n. 696 segg. pag. 163

segg.; cfr. anche Meyer, op. cit., pag. 36). Va poi ricordato che per

giurisprudenza non può essere riconosciuto alcun motivo di discolpa se il

differimento dei pagamenti dei contributi paritetici era cronico e i pagamenti

venivano effettuati solo dopo che le procedure esecutive, ripetute e numerose,

giungevano a uno stadio avanzato (STF 27 giugno 1994 nella causa M.).

In concreto, come detto, non

sono stati invocati motivi di giustificazione, rispettivamente di discolpa, nel

senso della succitata giurisprudenza. In particolare, non è stato addotto né

quindi comprovato che la società si trovasse confrontata con una mancanza di

liquidità passeggera e che l’omesso pagamento dei contributi fosse da

considerare giustificato da prospettive allora esistenti per il salvataggio

dell’azienda. Come detto, inoltre, il TF ha circoscritto a due o tre mesi la

perdita contributiva tollerabile dal profilo dell'art. 52 LAVS, a condizione

che il datore di lavoro abbia regolarmente versato i precedenti contributi, ciò

che non corrisponde al caso in esame. Dai dettagli sull’evoluzione dell’incasso

relativi al 2022 e al periodo da gennaio ad aprile 2023 si rileva infatti come

la Cassa abbia dovuto dal 12 maggio 2022 diffidare la società al pagamento

degli oneri sociali e dal 26 settembre 2023 avviare procedure esecutive,

situazione che si è protratta fino al fallimento della stessa (doc. 9 seg.

incarto Cassa, pag. 1). La società ha versato solo una minima parte dei

contributi dovuti, sia per il 2022 (fr. 85'685.65 su 217'196.50; doc. 9 incarto

Cassa, pag. 4) che per il 2023 (fr. 12'176.80 su 151'699.65; doc. 10 e 11

incarto Cassa, pag. 3). In simili circostanze non si può certo affermare che ci

si trova di fronte a una mancanza di liquidità passeggera o a un’azienda che ha

per lungo tempo ed ineccepibilmente onorato, dal profilo delle assicurazioni

sociali, i propri obblighi di datore di lavoro e che, cadendo in difficoltà

economiche, ha dovuto essere sciolta rimanendo debitrice dei contributi sociali

per gli ultimi due o tre mesi.

Nel caso di specie, non si

rileva quindi alcun motivo di giustificazione o di discolpa ai sensi della

surriferita giurisprudenza e la negligenza grave deve essere confermata.

2.9

Essendo venuti meno agli obblighi di presidente

della gerenza e di gerente della società e avendo così violato le prescrizioni

per negligenza grave, non sussistendo validi motivi di discolpa e/o di giustificazione,

gli insorgenti vanno ritenuti responsabili ex art. 52 LAVS del danno derivante

dal mancato pagamento da parte della società dei contributi paritetici dovuti

nel 2022 e nel 2023 per complessivi fr. 271'033.70 (spese e interessi inclusi),

in solido.

Le decisioni impugnate vanno

pertanto confermate e i ricorsi respinti.

2.10

Il nuovo art. 61 lett. a LPGA in

vigore dal 1. gennaio 2021 (cfr. art. 82a Disposizione transitoria LPGA) non

prevede più la gratuità della procedura ma unicamente che la stessa deve essere

semplice, rapida e di regola pubblica. Dal 1. gennaio 2021 è pure in vigore il

nuovo art. 61 lett. fbis LPGA

secondo cui in caso di controversie relative a prestazioni, la procedura è

soggetta a spese se la singola legge interessata lo prevede; se la singola

legge non lo prevede il tribunale può imporre spese processuali alla parte che

ha un comportamento temerario o sconsiderato.

Pronunciandosi sul tema

dell’accollamento delle spese, in una vertenza ticinese – in cui il TCA, in

evasione di un ricorso per ritardata giustizia in materia LAINF, considerata la

causa non relativa a prestazioni, aveva accollato le spese all’ente

assicuratore rinviando al nuovo art. 61 lett. a LPGA e all’art. 29 cpv. 4 Lptca

(cfr. inc. 35.2021.6) – il Tribunale federale ha sottolineato che “eliminando il principio della gratuità generalizzata di cui

all'art. 61 lett. a LPGA, il legislatore federale non ha voluto imporre in

maniera generalizzata per tutta la Svizzera l'applicazione di spese giudiziarie

al di fuori del campo di applicazione dell'art. 61 lett. fbis LPGA,

ma ha lasciato ai Cantoni la libertà di disciplinare la questione. Nulla

impedisce a un Cantone in tale contesto di prevedere la gratuità della

procedura integralmente o soltanto per alcune controversie (FF 2018 1334; BU

2018.

S 668 segg.; BU 2019 N 329 segg.). Se però un Cantone desidera imporre

spese al di fuori del campo di applicazione dell'art. 61 lett. fbis

LPGA, trattandosi di un tributo causale, deve prevedere una base legale formale

chiara ed esplicita (art. 127 Cost.; DTF 145 I 52 consid. 5.2; 143 I 227 consid. 4.3.1; 124 I 241 consid. 4a, con riferimenti; Kieser, Kommentar zum

Bundesgesetz über den Allgemeinen Teil des Sozialversicherungsrechts ATSG,

2020, n. 209 ad art. 61 LPGA)".

Ricordato quindi come la normativa sulle spese giudiziarie

dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni ticinese trova la sua sede

all'art. 29 Lptca e che a tutt’oggi tale norma esplicita il principio della

gratuità generalizzata (art. 29 cpv. 1 Lptca), la Corte federale ha escluso che

attualmente sia possibile prelevare spese in tutti gli ambiti non inclusi

dall’art. 61 lett. fbis LPGA (come segnatamente nell’ambito della

procedura di risarcimento ex art. 52 LAVS), richiamandosi all’art. 29 cpv. 4

Lptca. Secondo la Corte federale, infatti, “l'art. 29 cpv. 4 Lptca/TI non è

una normativa sussidiaria applicabile a tutti i casi non disciplinati dalle

leggi speciali, ma si limita a stabilire la tariffa applicabile della tassa di

giustizia "quando è dovuta". L'imposizione delle spese è subordinata

manifestamente a un'altra base legale (federale o cantonale) che obblighi in

modo perentorio al pagamento” (STF 8C_265/2021 del 21 luglio 2021).

Nella fattispecie dunque, in

assenza di una base legale necessaria (federale o cantonale) che obblighi in

modo perentorio al pagamento di spese di procedura, considerato come né la LPGA

né la LAVS né altre leggi del diritto cantonale prevedano imperativamente

l'applicazione di spese, malgrado il ricorso sia stato presentato dopo

l’entrata in vigore delle citate modifiche legislative, e malgrado la vertenza

non abbia come oggetto prestazioni assicurative, non si prelevano spese di

procedura.

2.11

In DTF 137 V 51, chiamato a

pronunciarsi in merito all’ammissibilità del ricorso in materia di diritto

pubblico in un caso concernente la responsabilità del datore di lavoro per il

danno risultante dalla violazione delle prescrizioni in materia di AVS, il TF

ha stabilito che il ricorso in materia di diritto pubblico interposto contro un

giudizio sulla responsabilità ex art. 52 cpv. 1 LAVS è ammissibile solo qualora

il valore litigioso raggiunga il limite di fr. 30'000 o in presenza di una

questione di diritto di importanza fondamentale (circa l’interpretazione in un

senso largo della nozione di “responsabilità dello Stato” ai sensi

dell’art. 85 cpv. 1 lett. a LTF vedi Moser-Szeless, Le recours en matière de

droit pubblic au Tribunal fédéral dans le domaine des assurances sociales –

aspects choisis, in HAVE 2010 pag. 342; Fretz, La responsabilité selon l’art.

52.

LAVS: une comparaison avec les art. 78 LPGA e 52 LPP, in HAVE 2009 pag. 249;

cfr. inoltre anche la DTF 135 V 98 nella quale il TF si è pronunciato circa

l’ammissibilità del ricorso in un caso concernente la responsabilità del

titolare di una cassa di disoccupazione nei confronti della Confederazione per

il danno derivante dal pagamento di prestazioni indebite e la DTF 134 V 138

nella quale l’Alta Corte si è pronunciata circa l’ammissibilità di un ricorso

in tema di responsabilità dell’Ufficio AI per i danni cagionati a un terzo

evidenziando, in particolare, che l’eventuale presupposto della “questione

di diritto di importanza fondamentale” –

presupposto, questo, che, secondo l’art. 85 cpv. 2 LTF, renderebbe ammissibile

il ricorso in materia di diritto pubblico anche se il valore litigioso non

raggiunge i fr. 30'000 – deve essere

dimostrato dal ricorrente).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. I ricorsi sono respinti.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione

è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare

la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere

allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

In materia

patrimoniale il ricorso di diritto pubblico è inammissibile nel campo della

responsabilità dello Stato se il valore litigioso è inferiore ai fr. 30'000

(art. 85 cpv. 1 lett. a LTF). Se il valore litigioso non raggiunge i fr. 30'000

il ricorso è nondimeno ammissibile se si pone una questione di diritto di

importanza fondamentale (art. 85 cpv. 2 LTF).

Qualora non

sia dato il ricorso in materia di diritto pubblico è possibile proporre negli

stessi termini ricorso sussidiario in materia costituzionale (art. 113 LTF) per

i motivi previsti dall’art. 116 LTF.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il vicepresidente Il

segretario di Camera

giudice Raffaele Guffi Gianluca

Menghetti