32.2004.114
incapacità al lavoro per motivi reumatologici e psichici; conferma delle valutazioni dei periti incaricati dall'ufficio AI; diritto alla rendita negato
21 aprile 2005Italiano39 min
Source ti.ch
AIUTO
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Numero d'incarto:
32.2004.114
Data decisione, Autorità:
21.04.2005, TCA
Titolo:
incapacità al lavoro per motivi reumatologici e psichici; conferma delle valutazioni dei periti incaricati dall'ufficio AI; diritto alla rendita negato
DEFINIZIONE DI INVALIDITÀ
GRADO DI INVALIDITÀ
art. 4 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2004.114
rg/sc
Lugano
21 aprile
2005
In nome
della Repubblica e Cantone
del Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
statuendo sul ricorso del 9 dicembre 2004
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 3
novembre 2004 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto in
fatto
che - con richiesta
16 ottobre 2002 __________, nata nel __________, ha postulato il
riconoscimento di prestazioni AI in quanto affetta da bulimia, depressione e
sofferente di dolori alla spalla destra (doc. AI 1);
- esperiti gli accertamenti
del caso, tra cui una perizia psichiatrica a cura del dr. __________ e una reumatologica
eseguita dal dr. __________ (di cui si dirà nel prosieguo), per decisione 3
novembre 2004, respingendo l’opposizione al precedente provvedimento formale 29
gennaio 2004 - con cui l’assicurata aveva postulato il riconoscimento di una
rendita AI - l’Ufficio AI, richiamate le pertinenti disposizioni legali e i
dettami giurisprudenziali applicabili per la determinazione dell’invalidità e
disciplinanti i presupposti per l’erogazione di una rendita, ha confermato
l’esistenza di una incapacità al lavoro complessiva del 30% con conseguente
reiezione della richiesta di prestazioni per carenza d’invalidità rilevante;
- con
tempestivo ricorso al TCA l’assicurata - come si vedrà di seguito, producendo
nuova cetificazio medica, richiamando in particolare la valutazione dello
psichiatra curante dr. __________ e postulando l’erezione di una nuova perizia
medica - contesta in particolare la valutazione peritale del dr. __________ e
conclude per il riconoscimento di una “incapacità lavorativa del 70%”
con conseguente assegnazione di prestazioni AI;
- con la risposta di causa
l’Ufficio AI, prendendo posizione sulla refertazione medica prodotta con il
gravame nonché su quella ivi richiamata e producendo la relativa annotazione
medica a cura del SMR, ha chiesto la reiezione del ricorso;
- con
osservazioni 27 gennaio 2005 l’insorgente, riconfermandosi nelle proprie
richieste ricorsali, ha chiesto l’assunzione di alcuni mezzi probatori e
prodotto un ulteriore certificato medico;
considerando in diritto
che - la presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 26 c cpv. 2 della Legge organica giudiziaria civile e
penale e 2 cpv. 1 della Legge di procedura per le cause davanti al
Tribunale delle assicurazioni (STFA del 21 luglio 2003 nella causa N. [I
707/00], del 18 febbraio 2002 nella causa H. [H 335/00], del 4 febbraio 2002
nella causa B. [H 212/00], del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R. [H 220/00], del
10 ottobre 2001 nella causa F. [U 347/98] pubblicata in RDAT I-2002 pag.
190 seg., del 22 dicembre 2000 nella causa H. [H 304/99], STFA del 26 ottobre
1999 nella causa C. [I 623/98]);
-oggetto del
contendere è sapere se RI 1
presenta
un’invalidità di grado pensionabile;
- il 1°
gennaio 2003 è entrata in vigore la Legge federale sulla parte generale del
diritto delle assicurazioni sociali (LPGA; RS 830.1), la quale ha portato
alcune modifiche legislative anche in ambito AI. Dal profilo temporale
determinanti sono di principio le norme materiale in vigore al momento della
realizzazione dello stato di fatto che deve essere valutato giuridicamente o
che produce conseguenze giuridiche (DTF 129 V 1, 127 V 467 consid. 1,
121 V 366 consid. 1b) ed il giudice delle assicurazioni sociali, ai fini
dell’esame della vertenza, si basa di regola sui fatti che si sono realizzati
fino al momento della decisione contestata (DTF 121 V 366 consid. 1b). Trattandosi
nel caso in esame di eventuali prestazioni riferite sia ad un periodo
antecedente che posteriore al 1° gennaio 2003, occorrerebbe distinguere, dal
punto di vista del diritto applicabile, i periodi prima e dopo l’introduzione
della LPGA. Ritenuto che le nuove norme (LPGA) non hanno apportato dal punto di
vista materiale alcuna sostanziale modifica riguardo ai concetti di incapacità
al lavoro, d'incapacità al guadagno, d'invalidità, di raffronto dei redditi e
di revisione, e che le nozioni precedentemente sviluppate dalla giurisprudenza
rimangono tuttora valide (DTF 130 V 343), le disposizioni di legge
citate in seguito, per motivi di più facile comprensione, vengono riferite al
tenore dell’ordinamento giuridico posteriore al 1° gennaio 2003 con menzione delle
rispettive norme precedentemente valide;
- secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI - sia nella sua versione in vigore sino al 31 dicembre 2002
che in quella valida dal 1° gennaio 2003 in relazione con gli artt. 7 e 8 cpv.
1 LPGA - con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente
o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute fisica o psichica,
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione,
sono quindi: un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e
la conseguente incapacità di guadagno. Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, pagg. 216ss). Secondo l'art. 28 cpv. 1
LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno diritto a una
rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI
prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono
invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,
ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se
sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA (rispettivamente dell’art. 28 cpv. 2 vLAI) il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione
di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto
conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido);
- per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977
pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono
determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente
esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna
dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante
il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato
del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il
punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere.
Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un
danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato
eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è
piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità
lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe
persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid.
2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e
sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I
148/98], pag. 10 consid. 3b)."
- secondo la giurisprudenza
del TFA suddetti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania,
la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B. [I
441/99], del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98]; RCC 1992
pag. 182 consid. 2a con riferimenti);
- nella fattispecie, in
corso di procedura amministrativa l’assicurata è stata in un primo tempo
sottoposta a perizia reumatologica eseguita dal dr. __________.
Nel referto peritale
rilasciato nell’ottobre 2003 lo specialista ha rilevato:
" (...)
In data 8 ottobre 2003,
la perizia richiesta é stata effettuata presso il mio studio medico.
Essa si basa sulla
documentazione messami gentilmente a disposizione, sui dati anamnestici
richiesti e sull'esame clinico.
1. Anamnesi
Anamnesi personale:
Dal 1994 l'assicurata
soffre di sintomi depressivi e di bulimia, per cui è in cura dallo psichiatra
Dr. __________ a __________; quest'ultimo, stando al suo rapporto al medico
curante del 3.10.2002, poneva le diagnosi di disturbo di personalità
emotivamente instabile con tendenze depressive e disturbi del comportamento
alimentare.
Nel novembre 1998, poi
nel febbraio 2000 veniva valutata dalla neurologa Dr.ssa __________ a __________
per una brachialgia parestetica a destra; la specialista riscontrava
un'incipiente sindrome del canale tarpale a destra, con parametri elettrofisiologici
nel 2000 identici a quelli del 1998.
A più riprese
l'assicurata è stata coinvolta in incidenti automobilistici a partire dal 1995
con contusioni cervicali. Nel 1999 veniva valutata dal reumatologo Dr. __________
di __________, il quale trovava un esame segmentale della cervicale normale con
indagini radiologiche della cervicale standard e funzionali normali. Le
indagini immunologiche del 3.11.1999 risultavano normali con fattori reumatoidi
negativi, anticorpi antinucleo a 1:80 (norma inferiore ai 40), anticorpi anti nDNA
negativi, complemento C3 e C4 normali. Il Dr. __________ diagnosticava una
sindrome cervicospondilogena su problemi statici, inoltre una periartropatia omeroscapolare
tendopatica cronificata con importante calcificazione intraarticolare di circa
I5x9mm. Nel novembre 1999 e ottobre 2002 veniva visitata per la stessa
problematica dal Dr. __________, specialista in ortopedia a __________, il
quale notava clinicamente una sintomatologia algica a, livello della spalla
destra in sede sottoacromeale, senza elementi a favore di una lesione della cuffia
o di un'instabilità articolare. Il Dr. __________ proponeva un approccio
conservativo, eventualmente con __________ dal reumatologo Dr. __________ a __________
e nel caso la problematica non si fosse risolta consigliava una artrorisonanza
magnetica della spalla destra in previsione di un eventuale intervento
chirurgico.
Anamnesi sistematica:
Il peso è variabile.
Farmaci: nessuno, prodotti omeopatici Sostanze tossiche: tabagismo a 10PY, non
beve alcol.
Anamnesi sociale:
Entrata in Svizzera nel
1991. Divorziata dal secondo marito dal 1998, è madre di 2 figli nati nel 1977
e 1978. Ha frequentato le scuole elementari e le medie a __________. Dal 1987
al 1989 la scuola di commercio __________ a __________, conseguendo il diploma
di commercio e lingue. Dall'ottobre 1998 risulta casalinga, dal 1998 inabile al
lavoro al 100%.
2. Dati soggettivi
dell'assicurato
L'anamnesi del dolore
risulta molto difficile e variabile. La signora lamenta dolori al rachide panvertebrali,
con una tensione e rigidità; alla spalla destra percepisce dolori costanti
pulsanti, soprattutto all'abduzione e di notte, si sente impossibilitata ad
alzare il braccio destro oltre i 90 gradi.
Ultimamente è stata
curata dal reumatologo Dr. __________ a __________, tramite onde d'urto alla
spalla destra, terapia che sembra abbia portato ad una frantumazione della
calcificazione presente, senza modificare la sintomatologia dolorosa. Sono
anche presenti dolori alle articolazioni delle dita, non notturni, gonalgie e
dolori ai piedi. Il peso è variabile, soffrendo di bulimia. Assume soltanto
prodotti omeopatici, è in cura fisioterapica, il tipo di fisioterapia non è eruibile.
3. Constatazioni
oggettive
Esame reumatologico
__________ in stato
generale buono, obesa, peso 74 kg/statura 155 cm
L'assicurata non permette
un esame clinico completo, rifiutando di togliersi i pantaloni e le calze.
Colonna vertebrale:
Ipercifosi della dorsale
alta con leggera protrazione del capo. Mobilizzazione passiva della cervicale
impossibile (l'assicurata innerva attivamente la muscolatura richiedendo di
interrompere l'esame), attivamente, quando si sente inosservata, l'assicurata
muove la cervicale senza risparmio e normalmente.
Dorsale con flessione
limitata di 2/3, estensione e lateroflessioni non valutabili per mancanza di
cooperazione, stesso dicasi per la colonna lombare non valutabile ai movimenti
di lateroflessione ed estensione, la flessione appare libera. Distanza
dita-suolo anteriore 40 cm.
Articolazioni
periferiche:
La mobilizzazione passiva
della spalla destra viene concessa soltanto fino a 100 gradi alla flessione, a
circa 90 gradi all'abduzione, rotazione esterna libera, rotazione interna
concessa fino a circa 45 gradi, i movimenti vengono riferiti doloranti. Spalla
sinistra senza particolari. Gomiti senza particolari. Assenza di sinoviti alle
articolazioni delle estremità superiori.
La valutazione funzionale
delle articolazioni alle gambe è possibile solo limitatamente, in quanto, come
detto sopra, l'assicurata rifiuta di togliere i pantaloni e le calze: per
quanto valutabili, le anche e le ginocchia presentano una mobilità passiva
regolare e simmetrica. I piedi appaiono traverso-piatti.
L'assicurata deambula
senza zoppia, osserva di non poter camminare sulle punte dei piedi a causa di
dolori agli avampiedi, sui talloni cammina regolarmente.
Radiologia:
Colonna cervicale ap e
laterale del 14.5.2001:
normale, identica a quella realizzata il 22.9.1999.
Scintigrafia ossea trifasica
del 7 ottobre 2003:
l'indagine ha documentato segni riferibili a modesta patologia articolare di
tipo degenerativo a carico di alcune piccole articolazioni delle estremità,
senza reperti significativi per la presenza di processi infiammatori in fase
attiva.
Valutazione:
La signora RI 1, nata
il __________, __________, __________ dal 1999 è in cura specialistica per
una periartropatia omeroscapolare calcarea a destra: le cure fisiatriche, le
terapie con onde d'urto, finora eseguite non hanno portato ad una scomparsa dei
sintomi, l'assicurata continua ad accusare dolori costanti pulsanti,
soprattutto all'abduzione e di notte, si sente impossibilitata ad alzare il
braccio destro oltre i 90 gradi All'esame clinico la paziente permette una
flessione della spalla destra fino a circa 100 gradi, un'abduzione fino a circa
90 gradi ed una rotazione interna fino a circa 45 gradi, accusando forti dolori
alla spalla destra.
Oltre ai dolori
riferibili alla periartropatia omeroscapolare a destra, l'assicurata descrive
una sintomatologia algica generalizzata non meglio precisabile, con dolori al
rachide, alle mani, alle ginocchia e ai piedi, contro i quali precisa di non
assumere analgesici ma prodotti omeopatici. L'esame clinico della paziente è
estremamente difficoltoso, visto che rifiuta di togliersi i pantaloni e le
calze, permettendo così unicamente un testing sommario delle articolazioni alle
estremità inferiori, le quali presentano una mobilità simmetrica, senza
sinoviti. Anche le estremità superiori non presentano alterazioni sospette per
una malattia reumatica infiammatoria. La scintigrafia ossea trifasica richiesta
dal, reumatologo curante e realizzata il giorno antecedente la perizia, ossia
il 7 ottobre 2003, conferma l'assenza di sinoviti o tenosinoviti.
Anche l'esame funzionale
del rachide è difficile in quanto la paziente irrigidisce la muscolatura appena
viene esaminata; il rachide appare piatto con un'ipercifosi della dorsale alta
con leggera protrazione del capo, quando l'assicurata si sente inosservata
muove la colonna cervicale normalmente. In esito da distorsioni cervicali anamnestiche,
le radiografie della colonna cervicale del 1999 e 2001 erano risultate
perfettamente normali.
In base all'anamnesi, ai
reperti clinici e agli esami complementari disponibili possiamo porre le
diagnosi di periartropatia omeroscapolare calcarea a destra in sindrome algica
generalizzata.
Considero come lavoro ergonomicamente
idoneo alle patologie sopramenzionate, un'attività con carichi variabili
(carico massimo: 20 kg), che permette di cambiare spesso la posizione del
rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione o flessione della colonna
vertebrale, rispettivamente senza estensione prolungata del rachide. Sono da
tralasciare movimenti ripetitivi al di sopra del piano orizzontale con il
braccio destro; il carico massimo per il braccio destro senza abduzione fino
all'altezza della cintura è di 10 chilogrammi, fino all'altezza della testa, il
carico massimo per il braccio destro in abduzione è di 8 kg, oltre il livello
della testa inferiore ai 5 kg.
In un lavoro adeguato
allo stato di salute giudico l'assicurata abile al lavoro nella misura del 100%
con un rendimento massimo del 100%, dal momento in cui ha smesso di lavorare.
Tenendo conto dei dolori
cronici diffusi e dei limiti funzionali per la spalla destra, giudico
l'assicurata dal lato strettamente reumatologico, abile al lavoro sull'arco di
una giornata lavorativa intera come impiegata di commercio, ma con una
diminuzione del rendimento del 10%, dal 1998. Per gli stessi motivi giudico
l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa intera come
casalinga, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3, dal 1998.
Rispondo alle vostre
domande:
A. Basi cliniche
1. Anamnesi
Vedasi quanto precede.
2. Dati soggettivi
dell'assicurato
Vedasi quanto precede.
3. Constatazioni
obiettive
Vedasi quanto precede.
4. Diagnosi
Periartropatia omeroscapolare
calcarea a destra in
- sindrome algica
generalizzata
B. Conseguenze sulla
capacità di lavoro
C. Conseguenze sulla
capacità d'integrazione
Considero come lavoro ergonomicamente
idoneo alle patologie sopramenzionate, un'attività con carichi variabili
(carico massimo: 20 kg), che permette di cambiare spesso la posizione del
rachide senza movimenti ripetitivi di rotazione o flessione della colonna
vertebrale, rispettivamente senza estensione prolungata del rachide. Sono da
tralasciare movimenti ripetitivi al di sopra del piano orizzontale con il
braccio destro; il carico massimo per il braccio destro senza abduzione fino
all'altezza della cintura è di 10 chilogrammi, fino all'altezza della testa, il
carico massimo per il braccio destro in abduzione è di 8 kg, oltre il livello
della testa inferiore ai 5 kg.
In un lavoro adeguato
allo stato di salute giudico l'assicurata abile al lavoro nella misura del 100%
con un rendimento massimo del 100%, dal momento in cui ha smesso di lavorare.
Tenendo conto dei dolori
cronici diffusi e dei limiti funzionali per la spalla destra, giudico
l'assicurata dal lato strettamente reumatologico, abile al lavoro sull'arco di
una giornata lavorativa intera come impiegata di commercio, ma con una
diminuzione del rendimento del 10%, dal 1998. Per gli stessi motivi giudico
l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa intera come
casalinga, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3, dal 1998." (Doc.
AI 25)
- successivamente,
nel referto rassegnato nel dicembre 2003 lo psichiatra dr. __________ ha
osservato:
" Facendo seguito al vostro incarico, di cui vi
ringrazio, vi trasmetto l'elaborato peritale relativo alla summenzionata
assicurata che ho esaminato il 14 novembre 2003, elaborato che si basa pure
sulla lettura del dossier che avete avuto la gentilezza di mettermi a
disposizione.
A. BASI CLINICHE
Riassunto
degli atti
In data 16.10.2002 la perizianda inoltra una richiesta di prestazioni AI
per adulti nella quale chiede l'orientamento professionale o la rendita per
bulimia, depressione e dolori alla spalla destra, presenti dal 1994.
Il Dr. __________ di __________, che ha in cura l'assicurata dal
13.03.2001, nel rapporto medico, datato 28.10.2002, indica un'incapacità
lavorativa totale dal 1998, parla di prognosi incerta e chiede l'eventualità di
effettuare una perizia specialistica per quel che concerne l'inabilità
lavorativa.
Il Dr. __________, psichiatra di __________, nel suo rapporto del
13.11.2002, ritiene indicato un trattamento psichiatrico nonché dei
provvedimenti professionali attraverso un orientamento da parte dell'AI. Non
vengono date indicazioni precise sulla capacità di lavoro. Il Dr. __________, fisiatra
e reumatologo di __________, nel rapporto del 06.03.2003, si dice non in grado
di pronunciarsi in merito ad un'eventuale rendita in quanto non vede la perizianda
dal 1999.
Nel rapporto di decorso datato 10.03.2003, il Dr. __________, indica uno
stato di salute stazionario.
Il vostro medico Dr.ssa __________, in data 02.09.2003, ritiene indicato
un accertamento peritale reumatologico e un accertamento peritale psichiatrico
presso il sottoscritto.
In data 13.10.2003 riceve copia della perizia reumatologica eseguita dal
Dr. __________ datata 08.10.2003.
Lo stesso giudica l'assicurata, dal lato strettamente reumatologico,
abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa intera come impiegata di
commercio, ma con una diminuzione del rendimento del 10% dal 1998. Per gli
stessi motivi giudica l'assicurata abile al lavoro sull'arco di una giornata
lavorativa intera come casalinga, ma con una diminuzione del rendimento di 1/3
dal 1998.
1. ANAMNESI
Anamnesi
famigliare
La madre è nata nel __________, attualmente pensionata, di professione
"infermiera", gestiva un negozio di estetista a __________, dove vive
tuttora. Viene descritta con un "carattere forte, per cui nessun uomo la
sopporterebbe)". Il padre non è conosciuto.
La perizianda ha un fratello, nato nel 1958, sposato e padre di 3 figli
(2 femmine e 1 maschio), che gestisce un agriturismo in __________.
L'assicurata ha due figli maschi, nati dal primo matrimonio con un uomo
germanico: __________, __________, geometra diplomato a __________, attualmente
disoccupato e __________, __________, tecnico elettronico diplomato a __________
(__________), anch'esso attualmente disoccupato.
Non sono
conosciute eredopatie psichiatriche nell'alvo famigliare.
Anamnesi
personale
La perizianda è nata a termine a __________ da parto eutocito. Stigmate
nevrotiche nella prima infanzia con enuresis notturna frequente e persistente.
Cresciuta in un collegio cattolico, la perizianda viene espulsa dallo
stesso all'età di 15 anni, a detta dell'assicurata, per esser stata vista nella
stanza di una compagna. La perizianda dice di non aver capito il motivo esatto
dell'espulsione ma ritiene che sia dovuto al fatto che aveva cominciato a
studiare la __________ con alcune persone esterne al collegio, __________,
all'interno del collegio stesso.
L'assicurata descrive la sua infanzia come infelice ed è restia a
parlarne nei particolari.
Uscita dal collegio la perizianda, chiede di esservi riammessa in quanto
si rende conto di aver paura della libertà e della società di quell'epoca (anni
'70). Viene accettata e frequenta il liceo linguistico che lascia di sua
volontà al quarto anno, nel 1976, in quanto si coniuga con un __________ "__________",
__________. Con lui inizia l'attività di "__________" per i __________.
Un mese dopo il matrimonio la perizianda è già incinta del primo figlio ed il
marito inizia un'attività lavorativa lucrativa a __________. Nasce il primo
figlio, __________, attualmente __________, poi il secondo, __________,ora __________.
Dopo 9 anni di matrimonio avviene il divorzio. La perizianda descrive la relazione
coniugale come "non bella, basata solo sulla fede, lui mi tradiva con le
prostitute!". Separata dal primo marito, la perizianda incontra il suo
futuro secondo marito sulle colline nelle vicinanze di __________, allorquando
si trovava in ferie con la madre e i due figli.
Il Signor __________, __________, stava seguendo un corso d'italiano in __________.
Inizia così una relazione, a detta dell'assicurata, molto passionale ed
intensa. L'uomo, dopo aver cercato invano un lavoro a __________, percorre __________
-__________ -__________ praticamente ogni settimana per due anni, fin quando
non trova lavoro a __________.
Si trasferiscono infatti a __________, dove vivono assieme ai due figli
di primo letto per 4 anni, fin quando la perizianda ottiene il divorzio dal
primo marito. Si stabiliscono poi a __________ dove si sposano. Nel 1990 la perizianda
ottiene un diploma di commercio presso una scuola privata di __________.
L'assicurata si dice molto rammaricata ad aver lasciato la madre, il
fratello e tutti i parenti in __________.
Dopo numerosi litigi, spesso anche con percosse pure verso i figli, 10
anni fa avviene la separazione dal secondo marito imposta al Signor __________,
a detta dell'assicurata, da un'intimazione. La perizianda sospetta che il marito
avesse allora ed abbia tuttora una relazione con la sua segretaria.
La perizianda ha avuto 3 incidenti della circolazione avvenuti tutti,
secondo la stessa, a causa degli altri. "Io sto ferma e mi vengono
addosso!". L'ultimo è avvenuto due anni fa.
Non svolge nessuna attività di volontariato in quanto, dice "non
riesco quasi ad occuparmi di me stessa!". Ogni tanto tiene compagnia ad
una vicina di casa, __________.
2. DATI SOGGETTIVI
DELL'ASSICURATO
Già nel 1992, a detta dell'assicurata, iniziarono i primi disturbi
alimentari, sotto forma anoressica per la durata di 4 anni ed in seguito come
bulimia notturna (la perizianda mangia fino alle 4 del mattino, dorme poco e
durante la giornata è molto stanca). Inoltre soffre di depressione e vertigini.
"Mi sentivo come tagliata in due, non vedevo più i colori!". Da
allora sembra che la perizianda abbia frequentato diversi psicologi della
regione senza molta convinzione.
Ricorda di essersi recata dal Dr. __________, psichiatra, e che dopo la
prima seduta non vi abbia più fatto ritorno. "Mi sono spaventata, nella
sala d'aspetto erano tutti malati di mente!".
Attualmente è in cura dal Dr. __________ e dal Dr. __________. Presso quest'ultimo
fa delle terapie con onde d'urto per i dolori reumatici. Non assume medicamenti,
solo prodotti omeopatici.
Per un anno ha frequentato la __________ del Dr. __________ a __________
senza particolari benefici.
Attualmente la perizianda si descrive confusa, con vuoti di memoria e ha
paura di avere l'Alzheimer. Ha anche paura dei luoghi affollati per gli
attacchi d'ansia che dice di aver già avuto spesso. Esce molto poco di casa,
solo per fare la spesa in un piccolo supermercato. Si aiuta leggendo la __________
(non è più __________), prega, e così riesce ad attenuare le sue paure.
Gli attacchi d'ansia possono durare anche due ore, ha paura di guidare
l'automobile. E' presente una certa ansia anticipatoria nonché agorafobia. E'
particolarmente preoccupata per i figli, "vivo per loro". Lamenta
spossatezza, dolori alle gambe ed ha paura di avere una grave malattia. Spesso
ha paura di sè stessa, di tenere in casa medicinali. Ha importanti sensi di
colpa verso i figli, per quello che hanno passato con il patrigno.
L'umore sarebbe
depresso con una marcata disperazione.
L'apatia è
presente nonché degli scatti d'ira. Sentimenti
d'insufficienza sono rilevati. L'energia vitale è diminuita,
l'irrequietezza è aumentata. La mimica è teatrale, l'aggressività è utilizzata
come mezzo difensivo.
L'insonnia perdura da 10 anni accompagnata dalla bulimia notturna e dai
conseguenti disturbi gastrici.
Fatti
I dolori somatici, descritti come fibromialgici, sono aumentati. La
sudorazione è normale, si manifestano difficoltà respiratorie e tachicardia in
seguito agli attacchi d'ansia. Brividi di freddo alternati a vampate di calore.
Fischio all'orecchio destro soprattutto a fine giornata (dovuto, secondo
l'assicurata, al fatto di aver rotto il timpano da bambina).
3. CONSTATAZIONI
OBIETTIVE
Siamo in presenza di una donna 48 enne, facente meno della sua età, curata
nella sua persona e nell'abbigliamento. Il contatto è determinato da malfidenza
nei primi minuti del colloquio; in seguito la perizianda si rassicura, diventa
molto collaborante e aperta.
Non si segnalano disturbi della coscienza, la perizianda è orientata nel
tempo, nello spazio, sulla sua situazione e sulla propria persona. Non si
segnalano disturbi della fissazione, né della memoria; la perizianda lamenta
dei disturbi della concentrazione, che non sono tuttavia osservabili nel corso
del colloquio, durato ca. 2 ore.
A livello di disturbi formali segnaliamo un certo rallentamento del
pensiero che tuttavia non incide sull'eloquio verbale e delle ruminazioni
mentali di tipo non ossessivo. Non si segnalano pensieri coatti, fuga delle
idee, incoerenza o frammentazioni del pensiero. Segnaliamo degli elementi
fobici, quali comportamento d'evitamento, agorafobia e diffidenza legati
soprattutto a elementi relazionali. Non si segnalano sintomi floridi della
linea psicotica quali deliri o percezioni deliranti. La percezione è a volte
disturbata con elementi di derealizzazione.
A livello affettivo segnaliamo i disturbi più importanti, quali
sentimenti di colpa, disturbi dei sentimenti vitali, umore depresso e angoscia
con modulazione diminuita; la perizianda mostra irritabilità, lamentosità,
sentimento d'insufficienza personale, diminuzione dell'energia e irrequietezza
motoria. La sua sintomatologia tende a peggiorare verso la sera. Segnala una
tendenza al ritiro sociale e alcuni momenti d'aggressività.
A livello psicosomatico segnaliamo un'insonnia d'addormentamento
ritardato e una tendenza bulimica di tipo notturno, una riduzione della durata
del sonno, una tendenza alla nausea e a disturbi gastrici. Segnaliamo inoltre
tendenza alla costipazione, delle lombalgie recidivanti, delle difficoltà
respiratorie, vertigini, palpitazioni, sensazione di calore alternata a brividi
di freddo.
4. DIAGNOSI
4.1 DIAGNOSI CON RIPERCUSSIONI SULLA
CAPACITÀ DI LAVORO?
- Disturbo depressivo
recidivante, episodi da leggeri a medi (ICD-10 F33.0)
- Dolore sotto forma persistente
(Fibromialgia), (ICD10 F45.4)
Ÿ ESISTENTI DA QUANDO?
Dalla
separazione della perizianda '92/'94.
4.2 DIAGNOSI SENZA RIPERCUSSIONI SULLA
CAPACITÀ DI LAVORO?
Personalità
con tratti evitanti
Ÿ ESISTENTI DA QUANDO?
Dagli
anni '80
5. VALUTAZIONE E
PROGNOSI
La signora RI 1 è nata a __________ da una madre infermiera, descritta
come indipendente. Non ha mai conosciuto il proprio padre. Segnala stigmate
nevrotiche nella prima infanzia sotto forma di episodi di enuresi notturna e di
sonnambulismo; fa pure notare di essere cresciuta in collegi e di aver
sviluppato una personalità disponibile, aperta, di buon carattere, sorridente
sino al '91/'92, momento in cui il marito, per il quale ha lasciato __________,
l'abbandona per la sua segretaria. Questa separazione rappresenta per lei un
tornante fondamentale e da allora la perizianda vive "per i miei
figli". Tuttavia, questo suo vissuto ha avuto un impatto relativo nella
richiesta d'aiuto. Non ha mai chiesto seriamente di essere curata, una sola
volta la perizianda è stata da uno psichiatra, ma vedendo i pazienti seduti in
sala d'attesa si è detta "ma io non sono così grave" e quindi non ha
continuato la terapia proposta. Perciò la presenza dei figli, entrambi a casa e
disoccupati, sono un importante stimolo per la perizianda. Le energie vanno
soltanto in questa direzione con risultati lusinghieri, nel senso che i due
figli hanno appreso una professione post-maturità, anche se momentaneamente
sono disoccupati.
A livello psicopatologico si osservano la presenza di disturbi affettivi
di minima-moderata intensità e disturbi di natura somatoforme pure di moderata
intensità. In questo contesto la perizianda appare poco motivata per un
trattamento specifico almeno dei disturbi dell'affettività. Possiamo quindi
concludere che a livello quantitativo i disturbi psicopatologici incidono sulla
sua capacità lavorativa nella misura massima del 30%.
B. CONSEGUENZE
SULLA CAPACITA DI LAVORO
1. MENOMAZIONI (QUALITATIVE E
QUANTITATIVE) DOVUTE AI DISTURBI CONSTATATI
1.1 A
LIVELLO PSICOLOGICO E MENTALE
La
perizianda presenta una diminuzione dei sentimenti vitali, un umore depresso e
sentimenti d'angoscia; dal profilo morale la perizianda si sente in colpa,
essenzialmente nei confronti dei figli
1.2 A
LIVELLO FISICO
La
perizianda lamenta una diminuzione della durata del sonno, dei disturbi
gastrici recidivanti, dei dolori muscolari, lombalgie, vertigini, palpitazioni,
sensazione di calore e sensazione di freddo. Questi disturbi hanno un movimento
ondulatorio.
1.3 NELL'AMBITO
SOCIALE
Sebbene
la perizianda denoti un ritiro sociale, curerebbe i rapporti con il vicinato e
l'opera di attività volontariato nei confronti delle persone anziane del
quartiere.
Considerandi
2.
CONSEGUENZE DEI
DISTURBI SULL'ATTIVITÀ ATTUALE
2.1
COME SI RIPERCUOTONO I DISTURBI
SULL'ATTIVITÀ ATTUALE DELL'ASSICURATO?
L'evoluzione
della patologia è ondulatoria, quindi periodicamente la perizianda non è in
grado di svolgere la sua attività quale casalinga nella misura del 30%.
2.2
ESATTA DESCRIZIONE DELLE FUNZIONI
INTATTE E DELLA CAPACITÀ DI CARICO?
Vedi
sopra.
2.3
L'ATTIVITÀ
ATTUALE È ANCORA PRATICABILE?
Sì.
2.4
SE SÌ,
IN QUALE MISURA (ORE AL GIORNO)?
Vedi
sopra.
2.5
È PRESENTE INOLTRE UNA DIMINUZIONE DELLA
CAPACITÀ DI LAVORO?
Sì.
2.6
SE SÌ,
IN CHE MISURA?
Dal
lato psichiatrico ca. del 30%.
2.7
DA QUANDO ESISTE UNA LIMITAZIONE DELLA
CAPACITA' DI LAVORO PROVATA DAL LATO MEDICO DI ALMENO IL 20%?
L'incapacità
lavorativa è da calcolare dal novembre 2001.
2.8
QUAL È STATO IN SEGUITO LO SVILUPPO
DELLA LIMITAZIONE DELLA CAPACITÀ DI LAVORO?
Stazionario.
3.
L'AMBIENTE DI
LAVORO DELL'ASSICURATO E' IN GRADO DI SOPPORTARNE I DISTURBI PSICHICI?
Vedi
valutazione e prognosi.
C. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
1.
È POSSIBILE EFFETTUARE PROVVEDIMENTI
D'INTEGRAZIONE? VE NE SONO IN CORSO? NE SONO
PREVISTI?
Non
sono previsti provvedimenti d'integrazione.
1.1
SE SÌ, LA PREGHIAMO
DI DESCRIVERE IL PIANO DI RIABILITAZIONE
Non
inerente.
1.2
SE
NO,
LA PREGHIAMO DI MOTIVARE
La perizianda continua la sua
attività di casalinga senza particolari difficoltà e ricuperando il suo handicap
nei momenti di relativo
benessere.
2.
È POSSIBILE MIGLIORARE
LA CAPACITÀ DI LAVORO SUL
POSTO DI LAVORO ATTUALE?
2.1
SE SÌ, CON QUALI
RAGIONEVOLI PROVVEDIMENTI (P. ES. PROVVEDIMENTI MEDICI, MEZZI
AUSILIARI, ADATTAMENTO DEL POSTO DI LAVORO)?
Non
inerente.
2.2
SECONDO LEI CHE
EFFETTI HANNO QUESTI PROVVEDIMENTI SULLA CAPACITÀ DI LAVORO?
Non
inerente.
3.
L'ASSICURATO È IN
GRADO DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ?
3.1
SE SÌ, A QUALI
ESIGENZE DEVE RISPONDERE IL POSTO DI LAVORO DAL PUNTO DI VISTA MEDICO E DI CHE
COSA BISOGNA TENERE
SOPRATTUTTO CONTO NEL CASO DI UN'ALTRA ATTIVITÀ?
Non
inerente.
3.2
IN CHE MISURA SI POSSONO SVOLGERE
ATTIVITÀ CONSONE ALLE MENOMAZIONI (ORE AL GIORNO)?
Non
inerente.
3.3
È PRESENTE INOLTRE UNA RIDUZIONE DELLA
CAPACITÀ DI LAVORO?
Non
inerente.
3.4
SE SÌ,
IN CHE MISURA?
Non
inerente.
3.5
QUALORA NON SIANO POSSIBILI ALTRE
ATTIVITÀ: PER QUALI MOTIVI?
Non
inerente." (Doc. AI 26)
- con complemento peritale
19.
ottobre 2004, rispondendo ad alcuni ulteriori quesiti postigli dall’Ufficio
AI, il perito ha dichiarato:
"
(...)
- La psicopatologia da lei constatata con
presenza di disturbi affettivi di minima-moderata intensità e disturbi di
natura somatoforme pure di moderata intensità giustificano un'incapacità
lavorativa oltre II 30%. In un'eventuale attività lucrativa dl tipo Impiegata
di commercio? Se si, In quale misura?
Durante la mia
osservazione del 14.11.2003, dal profilo psichiatrico, non ho evidenziato
un'incapacità lavorativa che superi il 30%.
- I disturbi alimentari anamnestici
descritti (bulimia notturna) incidono in modo significativo, oltre il 30%,
sulla capacità lavorativa. In attività di salariata e sulla capacità lavorativa
medico-teorica di casalinga?
Questi disturbi non
incidono in maniera significativa sulla capacità lavorativa in atti- vità di
salariata né sulla capacità lavorativa medico-teorica di casalinga." (Doc.
AI 39)
- sulla base delle
surriferite valutazioni peritali, la cui pertinenza è del resto stata
pienamente confermata anche da parte del SMR, (doc. AI 41), con la querelata
decisione su opposizione, confermando il precedente provvedimento l’Ufficio AI
ha negato il diritto a prestazioni l’assicurata non presentando un’incapacità
al lavoro, sia quale casalinga che quale salariata, atta a determinare un’invalidità
di grado pensionabile;
- con il gravame, ribadendo
le censure già sollevate in sede opposizione, l’interessata, come detto,
richiamando in particolare le valutazioni espresse dallo psichiatra curante dr.
Frei, censura le conclusioni peritali relative al grado d’incapacità lavorativa
dovuta a motivi psichici (30%) riferita sia all’attività domestica sia, e
soprattutto, a quella di salariata;
- perché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta
l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)
e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento
della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere
motivate (DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI
2001.
pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella
causa M [I 162/01], consid. 2b; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA
del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre
considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM.
Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte in
causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a
tenere in particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. del 22 maggio 1995 in re A. C; DTF
123.
V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).
Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157). In DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10,
pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da
medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno
valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,
compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non
devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità.
Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza
con l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Per
quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta
a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).
Inoltre, nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127
V 294 e seg., il TFA ha fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme
Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag.
105.
ss), in cui questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito
medico che deve esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una
diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona
esaminata.
Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi
criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati,
le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le
lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le
allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124);
- la
censura ricorsale secondo cui l’incapacità al lavoro per motivi psichici non
sia stata correttamente valutata dal perito non merita tutela;
- la valutazione del dr. __________
- già contenuta nel referto 1. dicembre 2003 e meglio precisata in sede di
complemento peritale - secondo cui RI 1 presenta un’incapacità, dal profilo psichico,
pari al 30% sia nell’attività di casalinga che nello svolgimento di un’attività
salariata quale quella di impiegata di commercio, poggia infatti su un accurato
e completo esame eseguito conformemente ai succitati parametri
giurisprudenziali: la conclusione dello specialista risulta segnatamente
fondata su un approfondito e dettagliato esame dello stato di salute, tenuto
conto della pregressa e completa refertazione medica messagli a disposizione, con
disamina dei dati anamnestici (anamnesi famigliare e personale) dei dati
soggettivi e delle costatazioni oggettive, non senza una valutazione anche dal
profilo prognostico e con riferimento ad una diagnosi formulata
secondo la classificazione internazionalmente riconosciuta (disturbo depressivo
recidivante, episodi da leggeri a medi [ICD-10 F33.0] e dolore sotto forma
persistente (fibromialgia) [ICD-10 F45.4]);
- la refertazione medica
richiamata dall’insorgente a sostengo della propria tesi ricorsale non è idonea
a validamente mettere in discussione la fedefacenza delle conclusioni peritali:
nel rapporto 3 ottobre 2002 (sub doc. AI 4) lo psichiatra curante dr. __________
si è in realtà limitato ad illustrare l’esistenza di un determinato stato psichico
e di una determinata sintomatologia con proposta di determinati interventi e
trattamenti curativi e con l’indicazione di eventuali interventi reintegrativi
a carico dell’AI; con successivo rapporto medico redatto nel novembre 2002
all’attenzione dell’Ufficio AI, il medesimo sanitario, senza dare indicazioni
precise circa un eventuale grado d’incapacità al lavoro e giudicando lo stato
di salute dell’interessata siccome stazionario rispettivamente suscettibile di
miglioramento, ha osservato come sia “difficile ora clinicamente determinare
il suo grado d’incapacità lavorativa”, come sia “eventualmente”
ancora proponibile l’esercizio dell’attività lavorativa svolta dall’assicurata
rispettivamente “eventualmente” migliorabile la sua capacità in tale
attività e come l’assicurata possa svolgere altre attività “tramite
provvedimenti d’integrazione professionale”;
- anche per quel che
riguarda la valutazione dell’aspetto fisico, alla perizia del dr. __________
- che in esito ad un approfondito esame dello stato di salute dell'assicurata,
degli atti medici a sua disposizione, dopo illustrazione dei dati anamnestici,
dei dati soggettivi, delle constatazioni obiettive, alla luce di una
valutazione anche dal profilo prognostico e posta la diagnosi di “periartropatia
omeroscapolare calcarea a destra in sindrome algica generalizzata”, ha
giudicato l’assicurata abile al lavoro nella precedente attività di impiegata
di commercio ma con una diminuzione di rendimento del 10%, rispettivamente
abile al lavoro quale casalinga con una riduzione di rendimento di 1/3 - va
parimenti attribuito valore probante pieno;
- agli atti
non sono per il resto presenti elementi che possano in un qualche modo mettere
in discussione le conclusioni cui è giunto il dr. __________. I certificati 18
novembre 2004 e 21 gennaio 2005 della dr.ssa __________, medico curante, per
altro resi successivamente all’emanazione della decisione impugnata e prodotti
in sede ricorsuale, si limitano ad attestare in maniera del tutto generica e
senza alcun altra precisazione che l’assicurata “è inabile al lavoro al
100%” (doc. B, G);
- per
quanto attiene al rapporto operatorio 1. marzo 2004 del Servizio di urologia
dell’__________ relativo ad un intervento di “uretrocistoscopia, pielografia
retrograda a dx, ureterorenoscopia a dx, laparotomia con revisione dell’uretere
ed ureterocistoneostomia a dx” (doc. C), come rettamente osservato dal
medico responsabile del SMR (cfr. risposta di causa), nulla si evince in merito
ad eventuali conseguenze invalidanti riconducibili a tale evento; lo stesso
dicasi per lo scritto 3 aprile 2004 del Servizio di ginecologia-ostetricia del
citato nosocomio all’attenzione del direttore dell’istituto (doc. D), nel quale
si riferisce di una lesione dell’uretere iatrogena dovuta all’intervento di
isterectomia laparoscopica e si invita il direttore amministrativo a voler
annunciare il caso all’assicuratore RC; anche la lettera 14 settembre 2004
della dr.ssa __________ all’avv. __________ - in cui il curante fornisce
al legale alcune informazioni mediche ed esprime un proprio parere circa
l’eventuale nesso di causalità tra l’intervento di laparotomia e le lesioni e i
disturbi successivamente accusati dall’assicurata - non contiene
elementi che permettano di ritenere l’esistenza, sino al momento della
decisione impugnata, di un danno alla salute (consecutivo all’intervento di
isterectomia laparoscopica) rispettivamente un peggioramento delle condizioni
di salute dell’assicurata rispetto a quanto accertato in sede peritale, avente
carattere invalidante; nessuna decisiva informazione circa l’esistenza di un
danno alla salute di natura invalidante ai sensi dell’AI viene infine fornita
dalla recente lettera inviata dal medico curante al dr. __________ ed in cui
viene riportato l’elenco dei sintomi lamentati dall’assicurata (doc. H);
- è quindi da ritenere che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari e
sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurata sino
all'emanazione del querelato provvedimento (per costante giurisprudenza il giudice delle assicurazioni sociali valuta la legalità della
decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente sino al momento
in cui essa è stata resa (in casu la decisione su opposizione del 3 novembre
2004; DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid.
1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102), senza che si renda
quindi necessario l'esperimento di ulteriori accertamenti rispettivamente l’assunzione
di ulteriori mezzi probatori, quali l’erezione di una nuova perizia medica ed
il richiamo di ulteriore refertazione medica chiesti dall’insorgente (sulla
nozione di valutazione anticipata delle prove cfr. fra le tante DTF 124
V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d; STFA dell'11 dicembre 2003 nella
causa R., U 239/02);
-
in conclusione, sulla base delle affidabili e
concludenti risultanze specialistiche, richiamato inoltre l’obbligo che incombe
all’assicurata di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.
3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,
Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt,
Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo
1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF
113.
V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer-Blaser, Rechtsprechung
des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) -, è da ritenere
dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito
delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i ivi riferimenti),
che l'assicurata - da considerarsi ai fini del
calcolo dell’invalidità quale persona esercitante attività lucrativa ai sensi
degli artt. 16 LPGA e art. 28 cpv. 2 LAI (cfr. doc. AI 19, doc. AI 20, doc. AI
25.
[da cui emerge che l’inizio dell’attività di casalinga ha coinciso con
l’insorgenza dell’incapacità lavorativa per motivi reumatologici], cfr. anche
gli atti DISO contenuti nel fascicolo AI, doc. 17; cfr. anche il rapporto 3
ottobre 2002 del dr. __________ sub. doc. AI 4) - per lo meno sino
all’emanazione del contestato provvedimento presenta - contrariamente a quanto
postulato col gravame - un’incapacità lavorativa (complessiva) e, di riflesso,
al guadagno del 30%, ciò che esclude il riconoscimento di un’invalidità di
grado pensionabile.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1.- Il ricorso
é respinto.
2.- Non si
percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3.- Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di
diritto amministrativo al Tribunale
federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
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