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32.2005.117

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12 aprile 2006Italiano32 min

Source ti.ch

Fatti

F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono per le psicopatie, le

alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),

l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre

1999 nella causa B. [I 441/99]; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. [I

148/98], pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

2.6. Nell’evenienza

concreta, la ricorrente è stata esaminata dal dr. __________, specialista in

immunologia e allergologia, e dal dr. __________, specialista in psichiatria e

psicoterapia.

2.6.1. Nel

rapporto 15 settembre 2003 il dr. __________, dopo aver proceduto ad

un’anamnesi dettagliata, ha posto le seguenti diagnosi:

" 4.1 Diagnosi con ripercussione sulla capacità di

lavoro:

-

Grave eczema atopico presente dalla nascita

- Stato depressivo in parte reattivo presente da numerosi

anni

4.2 Diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro:

- Pollinosi su ipersensibilità a numerosi pollini di

alberi (nocciolo, ontano, betulla, quercia) e ipersensibilità ai pollini di

graminacea con moderata asma bronchiale

- Rinite cronica su ipersensibilità agli acari della polvere

- Allergia al lattice

- Multiple sensibilizzazioni alimentari

- Episodi di angioedema su

allergia alla carne di cavallo e al lievito

- Allergia al pelo di cane e di

gatto." (Doc. AI 17)

In

merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, lo specialista ha

evidenziato:

" B.1 Conseguenze sulla capacità di lavoro:

1. Menomazioni: a livello

psicologico e mentale la paziente presenta una chiara flessione del tono

dell'umore e una perdita dell'autostima. Durante la consultazione la paziente è

apparsa depressa e sfiduciata rispetto alle possibilità di miglioramento della

sua affezione cutanea e ad una migliore integrazione sociale e della sua vita

affettiva.

Considerandi

2.

A livello fisico la paziente

presenta delle evidenti lesioni di una neurodermite atopica cronica

lichenificata estese su tutto il corpo.

3.

Nell'ambito sociale, la

paziente è fortemente limitata dalle sue lesioni cutanee che le rendono

difficile un approccio normale nelle sue attività quotidiane e professionali.

B.2 Conseguenze dei disturbi sulle attività attuali:

2.1

Le lesioni cutanee si ripercuotono sull'attività

attuale di impiegata d'ufficio, per i suoi rivolti psicologici in contatto con

il pubblico. Inoltre a causa di un marcato prurito la paziente soffre di

marcati disturbi del sonno con importante stato astenico durante il giorno.

Inoltre lo stress lavorativo ha delle indubbie ripercussioni sull'affezione

cutanea stessa portando ad un aggravamento del prurito e delle lesioni cutanee.

2.2

La paziente ha per altro

delle capacità lavorative normali benché ridotte.

2.3

L'attività attuale è

ancora praticabile se effettuata in tempo ridotto e senza eccessivo stress.

2.4

Attività

a tempo parziale.

2.5

e 2.6 Per la sua problematica cutanea la

paziente ha una capacità lavorativa ridotta del 25%. Una valutazione

psichiatrica per stabilire se vi è una limitazione della capacità lavorativa

per motivi psichiatrici è da prevedere.

2.7

La limitazione alla capacità

di lavoro è presente perlomeno dall'ottobre del 2002.

2.8

Dall'ottobre

del 2002 la situazione è rimasta invariata." (Doc. 17)

Il

perito ha poi ritenuto che l’assicurata possa svolgere la sua attività

d’impiegata d’ufficio dove non abbia contatto con il pubblico, dove non sia in

contatto agli allergeni a cui è sensibile, quali lattice, peli di animali,

acari della polvere. Provvedimenti integrativi atti a migliorare la capacità

lavorativa sono stati esclusi.

2.6.2

Con

referto 10 maggio 2004 il dr. __________, esposte dettagliatamente l’anamnesi e

le constatazioni obiettive, ha diagnosticato un disturbo da disadattamento con

reazione depressiva prolungata (ICD10-F 43.21), nonché un disturbo d’ansia

(ICD10 F.41.1) accompagnato da somatizzazione (ICD F.45.0).

Sulla capacità lavorativa egli ha evidenziato:

" 2. Conseguenze dei disturbi sull'attività attuale:

2.1

La

capacità è impedita dalla sintomatologia sopra descritta.

La

peritanda presenta un'incapacità lavorativa totale del 30%.

L'assicurata può svolgere le mansioni di casalinga al

100% dal punto di vista psichiatrico.

Tenuto conto della formazione e della sua esperienza

lavorativa in quanto impiegata d'ufficio una reinserzione professionale non ne

necessaria.

2.2

L'attività

d'impiegata d'ufficio è praticabile al 70%.

2.5

Si è presente un'incapacità

lavorativa del 30% per motivi psichici che va integrata e non sommata a quella

per cause somatiche.

2.7

Una limitazione della capacità

lavorativa almeno del 20% è presente dall'agosto 2003.

3.

Cade." (Doc.

AI 25)

2.6.3

Sottoposte

le due perizie all’esame del SMR, che ne ha confermato la validità (doc. AI

24), l’Ufficio AI ha di conseguenza giudicato l’assicurata incapace al lavoro

nella misura del 30% nell’attività di impiegata d’ufficio, ritenuta adeguata

con le limitazioni d’ordine allergologico suesposte. Essendo il grado

d’invalidità inferiore al 40%, la domanda di prestazioni assicurative è stata

di conseguenza respinta.

2.7

La

ricorrente ha contestato entrambe le perizie. Al riguardo ha fatto riferimento

alla presa di posizione 26 ottobre 2004 dell’allora dermatologo curante dr. __________

sulle perizie specialistiche:

" Rapporto della perizia del 15.09.2004 del Dr. __________

Il

rapporto medico è ben fatto. E' peccato che il Collega cada nel punto 5, dove

da una parte parla di dermatite atopica grave, che influisce sulla qualità di

vita somatica e psichica della ricorrente, ma dall'altro parla di una capacità

lavorativa ridotta dal 25% solo per il lato cutaneo. Richiede però una perizia

psichiatrica per stabilire un'eventuale altra incapacità, desumo da sommare

all'incapacità lavorativa. Faccio notare come la paziente deve sempre

beneficiare di corticosteroidi topici per il forte prurito causato dal suo eczema,

ciò che l'ha portata ad alterare significativamente la cute soprattutto sulle

parti fotoesposte. Negli ultimi 10 anni ha beneficiato per diversi mesi

(complessivamente più di 1 anno) di corticosteroidi sistemici a fasi

altalenanti, visto che con i soli steroidi locali non riuscivamo a mantenere

l'eczema in uno stato vivibile. Altri immunosoppressori, come la ciclosporina A

(Sandimmun Neoral®) e il micofenolato mofetil (Collcept®),

non abbiano servito a medio-lungo termine a mantenere la dermatosi in remissione,

dovendoli interrompere dopo alcuni mesi. L'utilizzo che la paziente ha fatto

dei corticosteroidi sistemici hanno sicuramente portato ad alterazioni, oltre

che cutanee, anche sistemiche, che potrebbero manifestarsi anche a distanza

negli anni (osteoporosi,…). Non sono d'accordo quindi con una capacità

lavorativa ridotta del 25% e a mio avviso, dal lato dermatologico la paziente

può beneficiare di una rendita AI. Infatti, la psiche non è nella dermatite

atopica dissociata dalla cute. L'influenza dei fattori psichici nella dermatite

atopica, è ben oggettivata nella letteratura medica e ricordo che un modo per

chiamare la dermatite atopica è quella di neurodermite (più chiaro di così!).

Referto Dr. __________

Non

voglio dettagliarmi su questo rapporto psichiatrico, che in parte non

condivido. Faccio solo notare come il Collega sottolinei la compliance

terapeutica mediocre, in una lettera del Dr. __________ al sottoscritto del

02.10.1995

Erano altri i fattori da sottolineare in questa pluridecennale

malattia. Ricordo soltanto che la paziente era in cura dal Dr. __________ prima

che io arrivassi a __________. In mia assenza il Collega l'aveva vista in

un'occasione e forse "c'era del ruggine" tra lui e la paziente. A

questo proposito la rimando ad un allegato che commenterò più tardi.

Un'osservazione al punto 4 "constatazioni obiettive" a pagina 7,

quando il Collega dice: "la coscienza della malattia è ambigua, ma vengono

obiettivati pensieri invalidanti." A questo proposito la rimando

all'allegato "lettera della paziente datata 28.10.1995" dove la

coscienza della sua malattia è tutt'altro che ambigua. Infine subito dopo dice:

"è un momento molto difficile quando si confronta…" dagli atti, e

visto che curo la paziente dal 1994, posso dire che non "è un momento

difficile", ma è una … vita difficile per la Signora RI 1." (Allegato

a doc. AI 31)

A

titolo di commento personale, il dr. __________ ha fra l’altro evidenziato:

" Mio commento personale

Ribadisco

che la Signora RI 1 a mio avviso merita una rendita AI, per darle la

possibilità di uscire dallo stato psico-fisico, in cui si trova attualmente.

Non guarirà mai dalla dermatite atopica e le sue caratteristiche psichiche

varieranno poco. Ma bisogna a mio avviso darle la possibilità di non peggiorare

la sua invalidità psico-fisica, reintegrandola nel mondo lavorativo,

togliendone in parte le preoccupazioni finanziarie per il suo sostentamento e

allo stesso tempo dandole la possibilità di crescere nella sua autostima e la

possibilità anche di stabilire contatti ed uscire dal suo isolamento."

(Allegato a doc. AI 31)

2.8

Perché un rapporto medico abbia valore probatorio

è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,

si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si

lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti

(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o

nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono

inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,

BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti; Pratique VSI 2001

pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella causa M [I

162/01], consid. 2b).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui

sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza

probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate

sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non

inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA

del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa

G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS

1988.

pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

Nell'ambito

del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito

all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di

giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità

e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze

severe (DTF 122 V 157).

Nella

DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha

ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo

fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con

l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e

l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che

permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la

parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo stesso vale per le perizie fatte

esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag.

95).

Per

quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza

della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta

a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des

Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

Va

poi ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non

può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi

per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25

febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

Infine,

va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico

sia ritenuto affidabile deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo,

“La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella quale

vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto, un

rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali

le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal

paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante

un ambiente psico-sociale intatto.

2.9

Dopo un attenta disamina della documentazione medica agli

atti, questo Tribunale ritiene che la fattispecie è stata adeguatamente

accertata sia dal punto di vista somatico che psichico.

2.9.1

Nella

presa di posizione 26 ottobre 2004 il dr. __________, dermatologo curante, ha

evidenziato come l’affezione cutanea in questione debba essere sottoposta

all’esame di uno specialista in dermatologia e non di un allergologo (“…

faccio notare che il Collega, dr. __________, da me molto stimato, non

rappresenta l’Esperto per la dermatite atopica, ma piuttosto l’Esperto per le

malattie allergiche in senso generale. La dermatite atopica è un’affezione

legata soprattutto alla dermatologia”). Vero che nella nota 24 novembre

2004.

il dr. __________ del SMR, dopo aver letto quanto esposto dal dr. __________,

ha fra l’altro sostenuto la necessità di un esame dermatologico (“A questo

punto bisogna valutare nel modo più oggettivo e specifico possibile i danni

attuali alla salute onde definire la capacità lavorativa residua, tramite una

perizia dermatologica”; cfr. doc. AI 37) e che in tal modo ha modificato il

suo precedente parere del 28 settembre 2004 in cui, sulla base delle perizie

dei dr. __________ e __________, aveva proposto la reiezione della domanda di

prestazioni AI, ritenendo dunque implicitamente conclusa l’istruttoria (doc. AI

24).

Non

va tuttavia dimenticato che nelle stesse osservazioni 26 ottobre 2004 il dr. __________,

riferendosi alla perizia immuno-allergologica in discussione, ha scritto che “il

rapporto medico è ben fatto”, distanziandosi unicamente sul giudizio della

residua capacità al lavoro. Quanto asserito dal dermatologo curante non

permette di discostarsi dalla dettagliata, esauriente e convincente valutazione

del dr. __________, in quanto non spiega perché dal punto di vista

dermatologico la paziente debba beneficiare di una rendita (fra l’altro il dr. __________

non quantifica un grado d’incapacità lavorativa), sottolineando piuttosto

l’aspetto extra-somatico, in seguito esaminato dal dr. __________, specialista

in psichiatria e psicoterapia. Il medico curante, infine, non evidenzia nemmeno

gli aspetti clinici che non sarebbero stati considerati dal perito.

Ora,

non si vuole mettere in dubbio che la neurodermite (neurodermatite atopica,

dermatite atopica, eczema endogeno, eczema atopico) non sia da classificare

come un’affezione della cute; tuttavia va rilevato che tale malattia è

determinata anche da fattori immunologici (cfr. Roche Lexikon Medizin, 5a

edizione) e quindi la scelta della dr.ssa __________ del SMR di procedere ad

una perizia immunologica non appare fuori luogo (doc. AI 13). In queste

circostanze questa Corte ritiene la valutazione specialistica del dr. __________,

a cui va conferito valore probatorio pieno, concludente ai fini del presente

giudizio e quindi la chiesta perizia dermatologica non risulta essere

necessaria (sulla valutazione anticipata delle prove, cfr. consid. 2.13).

2.9.2

Per

quel che concerne l’aspetto extra-somatico, questo TCA non può che aderire alle

conclusioni del perito psichiatra.

Il dr. __________ ha infatti dettagliatamente ed esaurientemente descritto lo

status psichico dell’assicurata, valutato il danno alla salute sulla base di

accertamenti completi ed approfonditi, giungendo a conclusioni logiche e

motivate in merito alla residua capacità lavorativa.

La

contestazione del dermatologo curante riguardante il giudizio espresso dal

perito in merito alla “coscienza ambigua della malattia da parte

dell’assicurata” (vedi consid. 2.7) non è sufficiente per mettere in dubbio

la validità dell’apprezzamento del succitato specialista in psichiatria e

psicoterapia, basato su un esame peritale completo nonché convincente e quindi

conforme ai suesposti dettami giurisprudenziali (cfr. consid. 2.8).

Analogo

discorso vale anche per quel che concerne il certificato 19 settembre 2005 del

medico curante, dr. __________, il quale non apporta alcun nuovo elemento che

non sia stato già stato considerato dal perito.

Non

condivisibile è inoltre quanto asserito dal dr. __________ allorquando

giustifica il riconoscimento di una rendita per ovviare alle preoccupazioni

d’ordine finanziario della sua paziente (cfr. la parte “mio commento personale”

della presa di posizione 26 ottobre 2004, consid. 2.7).

Il

dr. __________ ha considerato l’incapacità lavorativa del 30% per motivi

psichiatrici che va integrata e non sommata a quella riconducibile a cause

somatiche (cfr. consid. 2.6.2). Al riguardo, occorre ricordare che, secondo la

giurisprudenza del TFA, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un

assicurato che soffre di diverse patologie non si devono semplicemente sommare

le singole valutazioni, bensì si deve far capo ad un giudizio globale che

scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti

interessati; l'Alta Corte ha inoltre osservato che la questione a sapere se i

singoli gradi di inabilità si possano sommare e se del caso in quale misura è

una problematica squisitamente medica, che di principio il giudice non rimette

in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001 nella causa D, I 338/01

pubblicata in RDAT 2002 I no. 72 pag. 485). Recentemente, in una sentenza

inedita del 19 agosto 2005 nella causa D. ( I 606/03) lo stesso TFA ha inoltre

precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di

regola eseguito nell’ambito di una perizia. Secondo questa Corte, nel caso

in esame non è necessaria una separata valutazione peritale per la

determinazione globale dell’incapacità lavorativa. Infatti, sia il dr. __________

che l’allora dermatologo curante hanno evidenziato come sia piuttosto la

componente psichica ad influenzare la capacità lavorativa in relazione alla

neurodermite, circostanza questa che è stata attentamente valutata dal dr. __________.

2.9.3

In

conclusione, visto quanto sopra, sulla base delle affidabili e concludenti

risultanze specialistiche, richiamato inoltre l’obbligo che incombe

all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze

del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid.

3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,

Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;

Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht,

tesi Zurigo 1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione

(DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) - è da ritenere

dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito

delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi

citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V

188.

consid. 2b), che l'assicurata è abile al 30% nella

sua professione d’impiegata d’ufficio.

2.10

La

ricorrente ha chiesto di essere ammessa al beneficio di una riformazione

professionale (art. 17 LAI) e dell’aiuto al collocamento (art. 18 LAI).

L’art. 17 LAI prevede in particolare che l’assicurato ha diritto alla

formazione in una nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione

professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere

presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale. Invalido ai

sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della

gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione

professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110

consid. 2b; AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

Con riformazione professionale la giurisprudenza intende, in particolare,

l'insieme delle misure reintegrative necessarie e adeguate a procurare al

richiedente un'opportunità di guadagno approssimativamente equivalente a quella

offerta dalla vecchia attività e meglio i provvedimenti atti a ripristinare,

nel limite del possibile, la capacità di guadagno (Pratique VSI 2000 pag. 27

consid. 2a; DTF 124 V 110 consid. 2a; DTF 122 V 79

consid. 3b/bb; RCC pag. 495 consid. 2a).

Ai

sensi dell’art. 18 LAI prima frase (nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2004),

gli assicurati invalidi, idonei all’integrazione, hanno

diritto a un sostegno attivo nella ricerca di un posto di lavoro conveniente

nonché a una consulenza costante al fine di conservare il loro posto di lavoro.

Il diritto all’orientamento professionale presuppone dunque che l’assicurato

sia intralciato nella ricerca di lavoro a causa dell’invalidità, ritenuto che a

tale scopo è sufficiente avere delle difficoltà di entità relativamente modesta

dovute allo stato di salute (Pratique VSI 2003 pag. 274 s. consid. 2c con

riferimenti).

In casu, l’Ufficio AI ha rettamente evidenziato che dal punto di vista medico

l’attività d’impiegata d’ufficio originariamente svolta dall’assicurata è da

ritenere come adeguata e che comunque lo svolgimento di un’altra attività, sia

qualificata o meno, non permetterebbe d’incrementare la capacità di guadagno,

motivo per cui una riformazione professionale non entra in linea di conto. Per

quel che concerne invece l’aiuto al collocamento, nella decisione su

opposizione l’amministrazione non si è espressa e pertanto gli atti le sono

trasmessi affinché esamini tale questione.

2.11

Da

ultimo, la ricorrente ha trasmesso il rapporto 8 novembre 2005 del dr. __________,

specialista in psichiatria e psicoterapia.

Diagnosticati

uno stato depressivo grave (ICD10; F 32.2) e un disturbo di personalità

evitante-dipendente con modificazioni rilevanti della personalità (ICD 10; F

61.

-F 61.1), egli ha valutato un’incapacità lavorativa del 60-70% (doc. E).

Al

riguardo, rettamente in data 1° dicembre 2005 l’Ufficio AI ha fatto presente

che

" Con riferimento a quanto in oggetto, osserviamo come il

referto medico del Dr. __________ datato 08.11.2005 si basa sull'esplorazione

psicologica dell'assicurata in trattamento dal 16.09.2005, successivamente

all'emissione della decisione su opposizione. Le indicazioni contenute

all'interno di detto referto fanno riferimento ad una situazione successiva

alla decisione su opposizione, non valutabile all'interno della presente

procedura ricorsuale”. (Doc. XIV).

Infatti,

per costante giurisprudenza il giudice

delle assicurazioni sociali, ai fini dell’esame della vertenza, si basa di

regola sui fatti che si sono realizzati fino al momento della resa della

decisione contestata, in casu 7 giugno 2005 ( DTF 129 V 4 consid. 1.2).

Spetterà pertanto all’amministrazione, alla quale gli

atti sono inviati, valutare il succitato rapporto ed esprimersi in merito ad un

eventuale diritto alla rendita successivamente al 7 giugno 2005.

2.12

L’assicurata ha chiesto di essere sentita personalmente dalla Corte.

Questa

TCA evidenzia innanzitutto che l'audizione richiesta può essere rifiutata senza

per questo ledere il diritto d'essere sentito, sancito dall'art. 29 cpv. 2

Cost. e dall'art. 6 n. 1 CEDU.

Infatti,

secondo la giurisprudenza federale, l'obbligo di organizzare un dibattimento

pubblico ai sensi dell'art. 6 n. 1 CEDU presuppone una richiesta chiara e

inequivocabile di una parte; semplici domande di assunzione di prove, come ad

esempio istanze di audizione personale o di interrogatorio di parti o di testimoni,

oppure richieste di sopralluogo, non bastano per creare un simile obbligo (STFA

dell'8 novembre 1999 nella causa H., H 74/99, consid. 5b, pag. 6; DTF 122 V 47;

cfr. pure DTF 124 V 90, consid. 6, pag. 94 e il rinvio alla DTF prima citata).

Ora,

se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il

giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione

che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e

che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,

si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.

47.

n. 63, Gygi, Bundesverwaltungs-rechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure

DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c

con riferimenti).

In

concreto la documentazione agli atti è sufficiente per statuire in merito al

diritto dell’assicurata a prestazioni assicurative e ciò sino all’emissione

della decisione contestata. La chiesta audizione deve essere pertanto respinta.

Per questi

motivi

dichiara e

pronuncia

1.

- Il

ricorso é respinto.

2.

- Gli atti

sono trasmessi all’Ufficio AI conformemente ai considerandi.

3.

- Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello

Stato.

4.

- Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il

vicepresidente Il segretario

Raffaele Guffi Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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