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Decisione

32.2005.159

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7 agosto 2006Italiano55 min

Source ti.ch

Fatti

I

principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto

il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.

17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

2.5. Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità

s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità

congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,

secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o

psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la

conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia

cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa

essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports

de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991,

pp. 216ss).

Secondo l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre

2003, gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno

al 66 2/3 %, a una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto

di rendita se sono invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal

1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv.

1 LAI prescrive che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono

invalidi almeno al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%,

ad una mezza rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se

sono invalidi almeno al 40%.

Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è

determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato

conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di

eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa

ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro

(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire

se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità

dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito

ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che

avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (RCC

1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance

invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito

che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con

quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua

capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni

normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti

integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V

136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di

regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio

la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello

assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La

misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla

situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di

misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per

la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due

redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,

vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere

calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR

1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

2.6. Per

quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di

gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della

sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino

intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977

pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK

1984 pag. 342, 607 ; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,

pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna

2003, pag. 128).

L'Alta Corte ha inoltre

avuto modo di precisare che:

"

(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono

determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere

annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie

psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato

psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione

per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato

potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è

ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo

possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere

che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da

lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF

102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.

1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le

psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische

Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi

(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998

nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a

con riferimenti).

2.7. Per

quanto attiene allo stato di salute, l'assicurato rimprovera all’Ufficio AI di

non aver tenuto conto né del certificato medico allestito dalla dr.ssa __________,

sua curante da oltre due anni, né del rapporto del __________ dr. __________

(doc. I).

Nel

rapporto medico 29 aprile 2003 all’attenzione del dr. __________, __________, la

dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, ha indicato:

"

(...)

1. Anamnesi recente e diagnosi:

Ho in mia cura il paziente su segnalazione del Dr. med.

__________ medico di famiglia del paziente dal gennaio 2003 per una sindrome

ansioso-depressiva attualmente ancora di media gravità, insorta nel gennaio del

2002 con un quadro apatico-abulico-astenico, forte ansia, gravi attacchi di

panico e grave insonnia dall'ottobre del 2002.

Il paziente nel corso del mese di gennaio ha avuto un

discreto miglioramento del quadro clinico con possibilità di ripresa del lavoro

al 50% dal 03.02.2003.

Attualmente il paziente presenta ancora grave insonnia,

nonostante la terapia di Temesta 25 mg cp per la notte con astenia intensa

durante la giornata e facile esauribilità.

Riferisce ancora qualche disturbo di attenzione e di

concentrazione e di memorizzazione. Permane ancora un quadro ansioso, con

apatia.

Gli attacchi di panico si sono ridotti, il paziente

presenta ancora qualche episodio sporadico, soprattutto in luoghi chiusi ed

affollati.

È in terapia con Fluctine 20 mg cp 2-0-0-1; Temesta 2.5

mg 1 alla notte.

2. Capacità in percentuale e prognosi lavorativa

a medio-lungo termine nell'attuale posizione professionale:

Il paziente è ancora inabile al 50%, tale inabilità

risulta giustificata dal quadro ansioso, dalla facile esauribilità,

dall'astenia, dall'apatia. Al momento attuale non è ancora prevedibile una

ripresa lavorativa al 100%, che rimane l'obiettivo da raggiungere nel corso dei

prossimi mesi. Una rivalutazione dal punto di vista dell'aumento della capacità

lavorativa potrà essere possibile tra quattro settimane." (Doc. 8-7+8)

Nel

successivo rapporto medico 22 gennaio 2004 all’attenzione dell’Ufficio AI la

dr.ssa __________, posta la diagnosi di “sindrome mista ansioso-depressiva

(ICD-10 F41.2)” (doc. AI 14-1) e rilevato che l’attività attuale non è più

proponibile poiché “la sindrome depressiva grave con apatia, astenia,

anedonia, facile esauribilità, i disturbi di concentrazione e di attenzione, le

crisi di panico impediscono al paziente di lavorare” (doc. AI 14-3), ha

osservato:

"

(...)

7. Provvedimenti terapeutici/Prognosi

Il paziente segue una terapia psichiatrica

ambulatoriale, con sedute di psicoterapia una ogni 15 giorni; è a beneficio di

una terapia con Efexor 175 mg cp 1-0-1; Stilnox 1 cp alla notte.

È collaborante nel trattamento.

Dal punto di vista prognostico, al momento attuale,

l'inabilità lavorativa presentata appare di lunga durata vista la gravità del

quadro depressivo, il disturbo di personalità presentato dal paziente, la

mancanza di una progettualità personale futura.

È difficile prevedere un ritorno del paziente alla

stessa attività lavorativa o ad un'altra attività lavorativa. La prognosi non è

favorevole." (Doc. AI 14-4+5)

Sulla

base di tali refertazioni mediche il dr. __________ ha ritenuto opportuno

sottoporre l’assicurato ad una perizia psichiatrica, affidata all’__________ di

__________ (doc. AI 16 e17). Nel rapporto peritale 5 gennaio 2005 redatto dalla

dr.ssa __________, medico assistente del __________ e vistato dal dr. __________,

Capo clinica e dal dr. __________, Direttore medico __________ __________,

sulla base degli atti contenuti nell’incarto, di quattro colloqui e dell’esame

psichiatrico dell’assicurato, il perito ha posto la diagnosi con ripercussioni

sulla capacità di lavoro di “episodio depressivo di media gravità, con

sintomi biologici e sintomi agorafobici (ICD 10 F32.11)” (doc. AI 19-8).

La

dr.ssa __________ ha poi osservato:

(…)

5. Valutazione e prognosi

Dai dati assunti dall'anamnesi e

dalla clinica, si ha l'impressione di una personalità con buone risorse

psicologiche, buona capacità di analisi dei conflitti interiori ed una capacità

relazionale nel complesso funzionale, anche se in anamnesi sono conosciuti

atteggiamenti di sfida, momenti di iperattivazione del sistema motivazionale di

tipo agonistico e di intolleranza verso l'autorità.

Emerge inoltre un'impulsività di

base che in associazione ad un pensiero dicotomico, può in certi momenti aver

influito negativamente sui meccanismi di adattamento, con conseguenti

ripercussioni negative sul piano socio­professionale.

Considerandi

II peritando evidenzia buone

risorse a livello cognitivo. Ripercorrendo la storia lavorativa si apprezza per

anni un funzionamento basato su una iperattività forzata, con un aumento tale

della capacità volitiva e della sfera dell'attività, da mettere costantemente

alla prova i limiti del peritando.

Allo stato attuale prevale uno

stato di apatia e anedonia, che appare anche una difesa dall'iperattività

forzata del passato e dalle perdite affettive, ma che evidenzia anche un

difetto di integrazione della capacità volitiva e della sfera della attività,

oscillante tra le polarità opposte di un funzionamento tutto o nulla.

In base ai dati anamnestici, alle

constatazioni obiettive e ai dati soggettivi, si propende per un'organizzazione

limite di personalità, di livello superiore, molto vicina ad una struttura di

personalità di tipo nevrotico. In questo ambito la modalità organizzativa di

tipo fobico-depressivo rappresenta la difesa da un funzionamento limite.

Secondo il sistema di valori del

peritando, il lavoro contribuisce a dare un senso alla vita e al tempo stesso

riempie un vuoto affettivo che ha radici nella storia di sviluppo e si

riconferma al presente, alimentato da innumerevoli fallimenti sentimentali.

L'attuale incapacità lavorativa

viene vissuta come una ferita narcisistica, che alimenta ulteriormente vissuti

depressivi e sentimenti di vuoto. D'altro canto la ripresa lavorativa al 50%

dal 1. aprile scorso, dopo i precedenti tentativi di ripresa di lavoro falliti,

ha contribuito a rafforzare l'autostima del peritando e indirettamente al

miglioramento del quadro psicopatologico. Il peritando si è sentito

riconfermato nelle sue risorse e si è sentito apprezzato dai colleghi e dai

superiori, riuscendo a superare i conflitti del passato.

In considerazione dei dati

oggettivi al momento si conferma una incapacità lavorativa del 20%. Tenuto conto

dell'evoluzione del quadro psicopatologico osservata fino ad oggi la prognosi

si presenta favorevole, purché il peritando continui il supporto

psicoterapeutico e venga motivato ad un aumento graduale della percentuale

lavorativa fino allo svolgimento dell'occupazione a tempo pieno. (…)"

(Doc. AI 19-8+9)

In

merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa, il perito ha sottolineato

quanto segue:

"

(...)

B. CONSEGUENZE SULLA

CAPACITA' DI LAVORO

1.

Menomazioni

(qualitative e quantitative) dovute ai disturbi costatati

1.1

A livello

psicologico mentale

Allo stato attuale persiste uno

stato di apatia e anedonia con motivazione ridotta, abbassamento della soglia

di vulnerabilità allo stress, difficoltà a sostenere i ritmi e i tempi

lavorativi di un'attività occupazionale a tempo pieno.

1.2

A livello fisico

Non sussistono problemi di ordine

fisico che contribuiscono a limitare la capacità lavorativa.

1.3

Nell'ambito

sociale

Allo stato attuale persiste una

compromissione delle attività sociali abituali con ritiro sociale nell'ambito

di una stato di apatia, anedonia e perdita di interessi.

2.

Conseguenze dei

disturbi sull'attività attuale

2.1

Come si

ripercuotono i disturbi sull'attività attuale dell'assicurato?

Non si rilevano alterazioni delle

funzioni cognitive o manuali invalidanti, ma essenzialmente persiste un

abbassamento della soglia di vulnerabilità allo stress, con difficoltà a

sostenere i ritmi e i tempi di un'occupazione lavorativa a tempo pieno.

2.2

L'attività attuale

è ancora praticabile?

Sì.

2.3

Se sì, in quale

misura (ore al giorno)?

Allo stato attuale nella misura

dell'80%.

E' prevedibile una ripresa

lavorativa a tempo pieno, purché il peritando venga incoraggiato nell'ambito

del supporto psicoterapeutico ad un incremento graduale dei tempi di lavoro.

2.4

E' constatabile

una diminuzione dalla capacità di lavoro?

Si.

2.5

Se sì, in che

misura?

Incapacità lavorativa del 20%.

2.6

Da quando esiste

una limitazione della capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il

20.

%?

Dal mese di novembre 2002.

2.7

Quale è stato da

allora lo sviluppo della limitazione della capacità di lavoro?

In base all'anamnesi e

all'evoluzione clinica osservata, riteniamo opportuno riconfermare le

incapacità lavorative attestate in passato:

- incapacità lavorativa del 100%

dal 20 novembre 2002 al 31.01.2003

- incapacità del 50% dal

1.02.2003

al 18.05.2003

- incapacità del 100% dal

19.05.2003

al 3.08.2003

- incapacità del 50 % dal

4.08.2003

al 8.10.2003

- incapacità del 100% dal

9.10.2003

al 31.03.2004

- incapacità del 50% dal

1.04.2004

fino ad oggi.

Da questo momento riteniamo abile

il peritando nella misura dell'80%.

3.

L'ambiente di lavoro

dell'assicurato è in grado di sopportarne i disturbi psichici?

Sì. Allo stato attuale il

peritando è ben inserito nell'ambiente di lavoro e non vengono segnalati

contrasti con i superiori e i colleghi.

C. Conseguenze sulla

capacità di integrazione

1.

E' possibile

effettuare provvedimenti di integrazione? Ve ne sono in corso? Ve ne sono

previsti?

Allo stato attuale non sono in

corso e non sono previsti provvedimenti di integrazione professionale, in

considerazione del livello di formazione raggiunto e della motivazione del

peritando a continuare a svolgere l'attività abituale.

2.

E' possibile

migliorare la capacità di lavoro sul posto di lavoro attuale?

Sì. Pensiamo che al momento

attuale esistono margini prevedibili di recupero che possono far prevedere un

miglioramento della capacità di lavoro sul posto attuale a breve termine.

2.1

Se sì con quali

ragionevoli provvedimenti (per esempio provvedimenti medici)?

Non pensiamo che la capacità di

lavoro possa essere migliorata con un approccio biologico.

Riteniamo invece che il

trattamento psicoterapeutico, attualmente in corso, potrebbe migliorare la

capacità lavorativa attraverso la motivazione ad un incremento dei tempi di

lavoro graduale e in un secondo tempo, attraverso l'elaborazione delle vicende

affettive della storia di sviluppo, l'integrazione degli aspetti opposti del sé

e il conseguimento di una maggiore stabilizzazione affettiva e motivazionale.

3.

L'assicurato è in grado

di svolgere altre attività?

Sì.

3.1

Se sì a quali

esigenze deve rispondere il posto di lavoro e di che cosa bisogna soprattutto

tenere conto nel caso di un'altra attività (esigenze nei confronti delle

persone a cui si fa riferimento, clima di lavoro, ecc.).

3.2

In che misura

possono svolgere attività consone alle menomazioni (ore al giorno).

3.3

E' constatabile

una riduzione della capacità di lavoro?

Sì.

3.4

Se sì in che

misura

3.5

Qualora non siano

possibili altre attività: per quali motivi.

Risposta ai punti 3.1,

3.

, 3.3, 3.4, 3.5.

II peritando dal lato psichiatrico

potrebbe svolgere un'altra attività in un clima di lavoro disteso, non

competitivo, ma non oltre la misura dell'80%, in quanto allo stato attuale

persiste un abbassamento della soglia di vulnerabilità allo stress, con

incapacità a mantenere la continuità dell'impegno nell'impiego in un'attività

lavorativa a tempo pieno, indipendentemente dal tipo di attività svolta.

D. Osservazione o altre

domande.

Nessuna. (…)" (Doc. AI 19-9+10+11)

Il

dr. __________ del SMR nel rapporto medico 18 febbraio 2005 ha formulato le seguenti proposte:

"

(...)

Allo stato attuale, l’A. non

presenta alterazioni delle funzioni cognitive o manuali invalidanti, ma

essenzialmente persiste un abbassamento della soglia di vulnerabilità allo

stress, con difficoltà a sostenere i ritmi e i tempi di un'occupazione

lavorativa a tempo pieno. L'attività attuale è ancora praticabile nella misura

dell'80 % dalla fine di novembre 2004. Provvedimenti di integrazione non sono

necessari, in considerazione del livello di formazione raggiunto e della

motivazione dell'A. a continuare a svolgere l'attività abituale. L'A. è attualmente in grado

di svolgere altre attività in un clima di lavoro disteso, non competitivo, ma

non oltre la misura dell'80%, in quanto allo stato attuale persiste un

abbassamento della soglia di vulnerabilità allo stress, con incapacità a

mantenere la continuità dell'impiego in un'attività lavorativa a tempo pieno,

indipendentemente dal tipo di attività svolta." (Doc. AI 21-2)

Sulla

base di tali conclusioni, l’Ufficio AI ha quindi attribuito all’assicurato una

rendita intera per un grado di invalidità del 100% dal 1° novembre 2003 fino al

30.

giugno 2004 e una mezza rendita per un grado di invalidità del 50% a partire

dal 1° luglio 2004 fino al 28 febbraio 2005, mentre a partire dal 1° marzo 2005

l’assicurato non ha più diritto a nessuna rendita essendo invalido al 20%.

In

sede di opposizione l’assicurato ha contestato la mancata attribuzione di una

mezza rendita anche dopo il 28 febbraio 2005, producendo a sostegno delle sue

affermazioni il rapporto medico 20 aprile 2005 della dr.ssa __________, la

quale ritiene l’assicurato inabile al 50% in maniera duratura (doc. AI 31-3).

La specialista si è così espressa:

"

Ho in cura il paziente

sopraccitato dall'11.1.2003 su segnalazione del medico curante Dr. __________.

Nel settembre/ottobre del 2002 il

paziente ha iniziato a sviluppare una sintomatologia ansioso depressiva,

caratterizzata da ansia, insonnia, facile irritabilità e nervosismo, importante

calo ponderate, complicatasi successivamente con astenia, apatia, abulia e

gravi attacchi di panico.

Il paziente fu inabile al lavoro

al 100% dal 20.11.2002 al 31.1.2003, al 50% dal 1.2.2003 al 18.5.2003 e

nuovamente al 100% dal 19.5.2003 al 31.8.2003.

Al 100% dal 9.10.2003 fino al 31.3

2004.

Dall'1.4.2004

il paziente è inabile al lavoro in maniera continua al 50%.

Si tratta di una lunga inabilità

lavorativa, dovuta ad un importante disturbo ansioso depressivo, cronicizzatosi

con una sintomatologia caratterizzata da importante apatia, abulia, astenia,

facile esauribilità, difficoltà di concentrazione e di attenzione, con gravi

attacchi di panico in luoghi chiusi.

Il paziente riprese l'attività

lavorativa al 50% più su una base impulsiva nonostante il mio parere

sfavorevole, perché preoccupato per l'aspetto finanziario già precario. Durante

tutto questo anno di inabilità lavorativa al 50%, il paziente ha svolto con

difficoltà la propria attività lavorativa al 50% investendo in questa attività

lavorativa ogni sua energia.

Al di fuori dall'attività

lavorativa il paziente presenta una vita estremamente ritirata: chiuso,

isolato, non ha praticamente più contatti se non con i familiari. Trascorre la

gran parte del tempo in casa, evitando ogni contatto sociale e relazionale.

Riferisce una sintomatologia

apatica, abulica, astenica, anedonica, vi sono stati importanti momenti di

angoscia, con ideazioni suicidali passive.

Nei contatti esterni, il paziente

appare estremamente preoccupato per i frequenti attacchi di panico in luoghi

chiusi, ciò lo limita anche nella propria qualità di vita (difficoltà a fare

anche la spesa). Anche a livello lavorativo, il paziente riferisce a volte

difficoltà con i superiori e i colleghi, difficoltà nel portare avanti e nel

condurre in maniera continua il proprio lavoro.

Il sonno è ancora disturbato, con

frequenti incubi notturni legati a possibili disgrazie. Solo, non ha nessuna

relazione sentimentale in atto, dall'inizio del 2004 non ha più alcuna attività

sessuale.

Evita i contatti in

maniera importante.

La sua situazione finanziaria

precaria e debitoria non è neppure fonte di preoccupazione per il paziente che

sembra essersi disinvestito da qualunque ruolo personale e sociale.

Si occupa male di sè e della

propria persona, alimentandosi in maniera squilibrata con un aumento

progressivo di peso.

Molto anergico, non riesce a

proporsi alcun progetto.

Appare molto incentrato sul passato

con importanti sensi di colpa rispetto alla propria vita precedente e alle

scelte lavorative personali fatte.

Nel novembre 2004 il paziente fu

valutato dal Dr. __________, per una roseola da Lues secondaria, motivo per cui

fu fatto un trattamento e fu successivamente ricontrollato.

Tutti gli scorsi mesi, l'obiettivo

terapeutico era quello di mantenere il paziente nel circuito lavorativo attuale

al 50%, pur rappresentando tale obiettivo poco mantenibile per il paziente a

causa dell'importante stato depressivo in cui versa.

Non vedo come il paziente potrebbe

aumentare la propria capacità lavorativa quando il mantenimento della stessa

comporta una compromissione importante della propria qualità di vita.

Ritengo che lo stato ansioso

depressivo presentato dal paziente sia medio-grave e che l'abilità lavorativa

al 50% sia il massimo esigibile visto il suo stato.

Il paziente fece pertanto una

domanda per una rendita d'invalidità in quanto a medio lungo termine non è

prevedibile alcun aumento della capacità lavorativa.

Leggendo la perizia effettuata

dalla Dr.ssa __________ del __________ di __________, su mandato del SAM di

Bellinzona, emerge una valutazione diversa, in particolare si parla di una

prognosi favorevole tenendo conto dell'evoluzione del quadro psicopatologico

osservato fino ad oggi purché il peritando continui un supporto psicoterapeutico

e venga motivato all'aumento graduale della percentuale lavorativa fino allo

svolgimento dell'occupazione a tempo pieno.

Personalmente ritengo di non avere

osservato in questi anni di trattamento intensivo e regolare del paziente alcun

decorso favorevole. Concordo che il paziente può avere delle buone capacità

personali ma il quadro depressivo grave presentato, caratterizzato da importante

sindrome apatica, abulica, astenica, anedonica, non solo compromette la

capacità lavorativa del paziente ma anche la sua qualità di vita.

Non vedo come il paziente possa

aumentare la propria capacità lavorativa, quando appare già in difficoltà nel

mantenimento della propria attività lavorativa al 50%.

Ritengo personalmente che l'obiettivo

raggiunto di un reinserimento del paziente al 50% pur con gravi difficoltà

evidenziate più volte anche dai propri superiori (difficoltà nella continuità

lavorativa, difficoltà nell'osservanza degli orari di lavoro ecc.) sia già un

grosso risultato, l'unico possibile.

Ritengo

pertanto che le conclusioni della perizia debbano essere riviste.

Ritengo imperativa una

rivalutazione del paziente in quanto l'inabilità lavorativa al 50% è da me

considerata in questo momento continua e duratura nel tempo.

Il paziente continua a beneficiare

di una terapia farmacologica con Efexor ER 150 mg cpr. 1- 0 - i

Beneficia

di una psicoterapia ambulatoriale con una seduta ogni due settimane.

Ho discusso della mia posizione

anche con il Dr. __________ (__________) telefonicamente in data 21.3.2005, che

in questi anni ha comunque avuto modo di valutare il paziente.

Ho chiesto una rivalutazione da

parte del __________, in quanto dal punto di vista etico e professionale non mi

sento di certificare una abilità lavorativa all'80% là dove non vi sono i

presupposti per poterlo fare.

Considero il paziente inabile al

50% in modo permanente e chiedo l'assegnazione di una rendita." (Doc. AI 32-2+3+4)

Nelle

sue annotazioni 18 maggio 2005 il dr. __________ ha rilevato:

"

In data 31.03.2005, l'A.

ha ricevuto la decisione dell'UAI, riguardante l'assegnazione di una rendita di invalidità del 20 % a partire dal

01.03.2005

Contro tale decisione l’A. inoltra

opposizione il 22.04.2005, affermando che le sue condizioni di salute non gli

permettono di lavorare più del 50%, percentuale che necessita già una fatica

enorme. Contro il parere della sua psichiatra curante, Dr.ssa __________, l’A.

ha già ripreso la sua occupazione a metà tempo dal mese di aprile del 2004, per

una questione unicamente finanziaria. Secondo l’A, i pochi passi positivi che

era riuscito a fare prima della ripresa del lavoro, sono stati azzerati dal

peggioramento del suo stato psichico e dalla mancanza di forze che vengono

assorbite totalmente dall'attività lavorativa.

In ottobre-novembre 2004, l’A. è

stato sottoposto a perizia psichiatrica dalla Dr.ssa __________ presso l'__________.

Questa indagine gli avrebbe causato grossi peggioramenti del suo stato d'animo,

facendolo cadere in un baratro, causandogli un aumento degli attacchi di panico

e d'ansia. Sulla base di questa valutazione, l'A. è stato riconosciuto abile al

lavoro nella misura dell'80% a partire dal 01.04.2004.

In fase di opposizione, l’A.

allega un rapporto medico della psichiatra curante, Dr.ssa __________

(20.04.2005). La specialista certifica che l’A. è inabile al lavoro in maniera

continua dal 01.04.2004. Secondo lei, l'A. ha ripreso l'attività lavorativa al 50% più su una base

impulsiva nonostante il suo parere sfavorevole, perché preoccupato per

l'aspetto finanziario già precario. L'A. presenta una lunga inabilità lavorativa, dovuta ad un

importante disturbo ansioso depressivo, cronicizzatosi con una sintomatologia

caratterizzata da importante apatia, abulia, astenia, facile esauribilità,

difficoltà di concentrazione e di attenzione, con gravi attacchi di panico in

luoghi chiusi, ideazioni suicidali passive. Al di fuori dall'attività

lavorativa l'A.

presenta

una vita estremamente ritirata, senza più contatti sociali e relazionali. Anche

a livello lavorativo vi sono a volte difficoltà con i superiori e i colleghi,

difficoltà nel portare avanti e nel condurre in maniera continua il proprio

lavoro.

Per la psichiatra, durante tutti

gli scorsi mesi, l'obiettivo terapeutico era quello di mantenere l'A. nel circuito

lavorativo attuale al 50%, pur rappresentando tale obiettivo poco mantenibile

per l'A. a causa

dell'importante stato depressivo in cui versa. Essa non vede come l'A. potrebbe aumentare la

propria capacità lavorativa quando il mantenimento della stessa comporta una

compromissione importante della propria qualità di vita.

Riferendosi alla perizia

psichiatrica della Dr.ssa __________ del __________ la Dr.ssa __________ mette

in evidenza una valutazione diversa, in particolare quando si parla di una

prognosi favorevole tenendo conto dell'evoluzione del quadro psicopatologico

osservato fino ad oggi purchè il peritando continui un supporto

psicoterapeutico e venga motivato all'aumento graduale della percentuale lavorativa

fino allo svolgimento dell'occupazione a tempo pieno.

Personalmente la Dr.ssa __________

non ha potuto osservare in questi anni di trattamento intensivo e regolare

dell'A. alcun decorso favorevole. Secondo lei, l'obiettivo raggiunto di un reinserimento

dell'A. al 50 % pur con grande difficoltà evidenziate più volte anche dai

propri superiori (difficoltà nella continuità lavorativa, difficoltà

nell'osservanza degli orari di lavoro ecc.) sia già un grosso risultato,

l'unico possibile.

La Dr.ssa __________ ritiene

pertanto che le conclusioni della perizia debbano essere riviste, in quanto

l'inabilità lavorativa al 50% da lei certificata è da considerarsi continua e

duratura.

In conclusione, esiste una

discrepanza di valutazione della CL residua dell'A. tra la psichiatra curante,

Dr.ssa __________, che ritiene l'A. inabile al lavoro nella misura del 50% a partire dal

01.04.2004

e la Dr.ssa __________ che ha fissato una CL del 80% nella

professione abituale, a partire dalla stessa data.

Si chiede dunque alla Dr.ssa __________

complementi di informazioni e precisazioni, alla luce delle considerazioni

della Dr.ssa __________."

(Doc. AI 37-1+2)

In

base a tali considerazioni, il dr. __________ ha interpellato la dr.ssa __________,

invitandola ad esprimere il suo parere in merito alle osservazioni della dr.ssa

__________ e chiedendole di precisare se, alla luce dell’evoluzione dello stato

di salute dell’assicurato, l’inabilità lavorativa del 50% a partire dal 1°

aprile 2004 può essere ritenuta giustificata (doc. AI 38).

Con

scritto 1° giugno 2005 il medico aggiunto, dr. __________ e il medico

assistente, dr.ssa __________, del __________ hanno fornito la seguente

risposta al SMR:

"

Con riferimento alla Sua

lettera del 19 maggio 2005, facendo seguito alla telefonata del dr. __________

del 30 maggio scorso, Le confermiamo le conclusioni della nostra perizia del 5

gennaio 2005.” (Doc. AI 39)

A

seguito di tale scritto, nelle sue annotazioni 10 giugno 2005 il dr. __________

ha rilevato:

"

Siamo

confrontati con un assicurato per il quale la decisione Al non sarebbe

sostenibile per valutazione insufficiente dello stato di salute. A comprova di

ciò, si allega un rapporto della psichiatra curante, dr.ssa __________.

A una prima lettura, veloce, del

rapporto della curante, potevano apparire discrepanze sia cliniche che

valutative; per questo motivo si era richiesto al perito di dirimere le

divergenze.

Allo

stato attuale consideriamo:

- il rapporto per l'Al

della curante, del 26.01.2004, abbastanza dettagliato, riportava delle

lamentele in modo riassuntivo come da definizione ICD-10 e la descrizione dello

status, in combinazione con l'anamnesi socio-professionale, lasciavano

intravedere elementi socio-economici che avrebbero potuto non essere influenti

sulla valutazione della capacità lavorativa.

- Il rapporto della

dr.ssa __________, controfirmato dal dr. __________ contiene tutte le informazioni

anamnestiche fornite dalla curante, con una descrizione più dettagliata per

certi punti (p.es. soggiorno all'estero) ed un po' meno per altri (relazioni

sentimentali). Le lamentele del paziente sono descritte in modo più esaustivo e

modulato. L'osservazione diretta (status) è pure un po' più dettagliata. La discussione e

la valutazione clinica appaiono coerenti; la valutazione dell'IL pure appare

coerente e motivata.

- II

confronto tra i due rapporti mette in evidenza che dal lato anamnestico, dello

status e diagnostico vi sia sovrapposizione (a parte le modalità di

descrizione).

- Divergente è la

valutazione dell'IL. Si osserva a tale proposito che questa, come detto sopra,

è coerente e motivata.

- Va aggiunto che

malgrado il non accordo della curante, l'assicurato si è inserito nel processo

lavorativo, seppure in misura parziale.

Possiamo affermare che dal lato

medico il rapporto della dr.ssa __________ non contiene contraddizioni cliniche

ed è motivato, per cui non abbiamo motivo per distanziarci dallo stesso.

Per quanto riguarda il rapporto

della curante allegato all'atto di opposizione, si rileva che in esso si ribadisce

quanto affermato nel rapporto iniziale e che non contiene elementi di

valutazione ulteriori.

In conclusione, non possiamo

evidenziare altri elementi che ci permettano di non aderire alla valutazione

peritale." (Doc. AI 40-1+2)

Pertanto,

sulla base di tali conclusioni, con decisione su opposizione 8 agosto 2005

l’Ufficio AI ha confermato la sua precedente decisione.

2.8

In

sede ricorsuale l’assicurato ha nuovamente contestato la decisione dell’amministrazione,

osservando che il suo stato di salute non è affatto migliorato dopo il 28

febbraio 2005, come vorrebbe l’Ufficio AI, ma è semmai peggiorato, producendo a

sostegno delle sue argomentazioni un nuovo certificato medico datato 14

settembre 2005 della dr.ssa __________, che attesta un’abilità lavorativa

massima del 50%. La specialista si è così espressa:

"

Ho

in cura il paziente sopraccitato dall'11.1.2003 su segnalazione del medico

curante Dr. __________.

Nel settembre/ottobre del 2002 il

paziente ha iniziato a sviluppare una sintomatologia ansioso depressiva,

caratterizzata da ansia, insonnia, facile irritabilità e nervosismo, importante

calo ponderale, complicatasi successivamente con astenia, apatia, abulia e

gravi attacchi di panico.

Il paziente fu inabile al lavoro

al 100% dal 20.11.2002 al 31.1.2003, al 50% dal 1.2.2003 al 18.5.2003 e

nuovamente al 100% dal 19.5.2003 al 31.8.2003

Al 100% dal 9.10.2003 fino al 31.3

2004.

Dall'1.4.2004 il paziente è

inabile al lavoro in maniera continua al 50%.

Si tratta di una lunga inabilità

lavorativa, dovuta ad un importante disturbo ansioso depressivo, cronicizzatosi

con una sintomatologia caratterizzata da importante apatia, abulia, astenia,

facile esauribilità, difficoltà di concentrazione e di attenzione, con gravi

attacchi di panico in luoghi chiusi.

Il paziente riprese l'attività

lavorativa al 50% più su una base impulsiva nonostante il mio parere

sfavorevole, perché preoccupato per l'aspetto finanziario già precario. Durante

tutto questo anno di inabilità lavorativa al 50%, il paziente ha svolto con

difficoltà la propria attività lavorativa al 50% investendo in questa attività

lavorativa ogni sua energia.

Al di fuori dall'attività

lavorativa il paziente presenta una vita estremamente ritirata: chiuso,

isolato, non ha praticamente più contatti se non con i famigliari. Trascorre la

gran parte del tempo in casa, evitando ogni contatto sociale e relazionale.

Riferisce una sintomatologia

apatica, abulica, astenica, anedonica, vi sono stati importanti momenti di

angoscia, con ideazioni suicidali passive.

Nei contatti esterni, il paziente

appare estremamente preoccupato per i frequenti attacchi di panico in luoghi

chiusi, ciò lo limita anche nella propria qualità di vita (difficoltà a fare

anche la spesa). Anche a livello lavorativo, il paziente riferisce a volte

difficoltà con i superiori e i colleghi, difficoltà nel portare avanti e nel

condurre in maniera continua il proprio lavoro.

Il sonno è ancora disturbato, con

frequenti incubi notturni legati a possibili disgrazie.

Solo, non ha nessuna relazione sentimentale

in atto, dall'inizio del 2004 non ha più alcuna attività sessuale.

Evita i contatti in maniera

importante.

La sua situazione finanziaria

precaria e debitoria non è neppure fonte di preoccupazione per il paziente che

sembra essersi disinvestito da qualunque ruolo personale e sociale.

Si occupa male di sè e della

propria persona, alimentandosi in maniera squilibrata con un aumento

progressivo di peso.

Molto anergico, non riesce a

proporsi alcun progetto.

Appare molto incentrato sul

passato con importanti sensi di colpa rispetto alla propria vita precedente e

alle scelte lavorative personali fatte.

Nel novembre 2004 il paziente fu valutato dal Dr. __________, per

una

roseola da

Lues secondaria,

motivo per

cui fu

fatto un trattamento e fu successivamente

ricontrollato.

Tutti gli scorsi mesi, l'obiettivo

terapeutico era quello di mantenere il paziente nel circuito lavorativo attuale

al 50%, pur rappresentando tale obiettivo poco mantenibile per il paziente a

causa dell'importante stato depressivo in cui versa.

Non vedo come il paziente potrebbe

aumentare la propria capacità lavorativa quando il mantenimento della stessa

comporta una compromissione importante della propria qualità di vita.

Ritengo che lo stato ansioso

depressivo presentato dal paziente sia medio-grave e che l'abilità lavorativa

al 50% sia il massimo esigibile visto il suo stato.

Il paziente fece pertanto una

domanda per una rendita d'invalidità in quanto a medio lungo termine non è

prevedibile alcun aumento della capacità lavorativa.

Leggendo la perizia effettuata

dalla Dr.ssa __________ del __________ di __________, su mandato del SAM di Bellinzona, emerge

una valutazione diversa, in particolare si parla di una prognosi favorevole

tenendo conto dell'evoluzione del quadro psicopatologico osservato fino ad oggi

purché il peritando continui un supporto psicoterapeutico e venga motivato

all'aumento graduale della percentuale lavorativa fino allo svolgimento

dell'occupazione a tempo pieno.

Personalmente ritengo di non avere

osservato in questi anni di trattamento intensivo e regolare del paziente alcun

decorso favorevole. Concordo che il paziente può avere delle buone capacità

personali ma il quadro depressivo grave presentato caratterizzato da importante

sindrome apatica, abulica, astenica, anedonica, non solo compromette la

capacità lavorativa del paziente ma anche la sua qualità di vita.

Nel corso degli ultimi due mesi in

relazione ad una negazione di una mezza rendita e alla necessità di formulare

un'opposizione in corso il paziente ha iniziato a sviluppare grave angoscia con

ideazioni suicidali passive.

Il caso è sempre stato trattato in

collaborazione con il __________ dr. __________ di __________.

Personalmente nutriamo forti dubbi

rispetto ad una continuazione di una attività lavorativa al 50% vista

l'evoluzione negativa nel corso delle ultime settimane con importante angoscia

psicotica e sintomi psicotici congrui all'umore (idee di fallimento, di rovina,

propria autosvatutazione), per questo si è ricorsi a Ziprex come farmaco.

Non vedo come il paziente possa

aumentare la propria capacità lavorativa, quando appare già in difficoltà nel

mantenimento della propria attività lavorativa al 50%.

Ritengo personalmente che

l'obiettivo raggiunto di un reinserimento del paziente al 50% pur con gravi

difficoltà evidenziate più volte anche dai propri superiori (difficoltà nella

continuità lavorativa, difficoltà nell'osservanza degli orari di lavoro ecc.)

sia già un grosso risultato, l'unico possibile.

Ritengo

pertanto che le conclusioni della perizia debbano essere riviste.

Ritengo imperativa una

rivalutazione del paziente in quanto l'inabilità lavorativa al 50% è da me

considerata in questo momento continua e duratura nel tempo.

Il paziente continua a beneficiare

di una terapia farmacologica con Efexor ER 150 mg cpr. 1- 0 – 1.

Beneficia di una psicoterapia

ambulatoriale con una seduta ogni due settimane.

Ho discusso della mia posizione

anche con il Dr. __________ (__________) telefonicamente in data 21.3.2005, che

in questi anni ha comunque avuto modo di valutare il paziente.

Ho chiesto una rivalutazione da

parte del __________, in quanto dal punto di vista etico e professionale non mi

sento di certificare una abilità lavorativa all'80% là dove non vi sono i

presupposti per poterlo fare.

Considero il paziente inabile al

50% in modo permanente e chiedo l'assegnazione di una 1/2 rendita." (Doc.

A)

L’assicurato

ha inoltre prodotto il rapporto 1° settembre 2005 del __________ inerente la

visita del 31 agosto 2005, del seguente tenore:

"

Il

signor RI 1 ci comunica che l'Ufficio dell'Assicurazione Invalidità, in seguito

all'opposizione inoltrata dal dipendente, gli ha riconfermato la decisione che

lo ritiene abile al lavoro nella misura dell'80%, dunque senza diritto a una

rendita. Il signor RI 1 ci informa della sua intenzione di voler ricorrere

contro questa decisione al Tribunale cantonale delle assicurazioni.

Dal lato amministrativo, il

dipendente è già in riduzione di stipendio e perderà il suo diritto allo

stipendio trascorsi i 720 giorni di assenza (approssimativamente alla fine di

gennaio 2006)." (doc. C)

L’assicurato

ha pure trasmesso al TCA una dichiarazione 2 settembre 2005 del suo

capoufficio, signor __________, che afferma che il lavoro prolungato oltre la

mezza giornata lo affatica visibilmente:

"

Nell'ambito

del suo ricorso contro la decisione da parte dell'Assicurazione invalidità il

signor RI 1, __________, __________, richiede una dichiarazione riguardo al mio

apprezzamento della sua capacità lavorativa attualmente limitata al 50% causa malattia.

In qualità di diretto superiore

sul posto di lavoro posso affermare che dall'inizio dell'episodio di malattia

nel novembre del 2002, l'ultimo periodo, con abilità lavorativa al 50% dal 1° aprile 2004 ad

oggi, risulta essere quello in cui ha saputo affrontare meglio i compiti

richiesti sul posto di lavoro.

Le precedenti riprese del lavoro

al 50% per un periodo di 3 mesi e mezzo, dopo un'assenza di 2 mesi, e per un

secondo periodo di 2 mesi, dopo un'altra assenza di 2 mesi e mezzo, non avevano

avuto esito positivo.

Il rientro al 50% dopo l'ultimo

periodo di assenza di 5 mesi (ottobre 2003 - marzo 2004) ha invece funzionato

bene dal profilo lavorativo fin dall'inizio, anche se il signor RI 1 mi ha

periodicamente informato dei suoi problemi di stanchezza dopo il lavoro, che

gli impediscono di intraprendere qualsiasi attività.

Su indicazione del medico curante

e dell'__________ è stato concesso al signor RI 1 di iniziare in modo

flessibile al mattino. Pur tendendo all'obiettivo dell'inizio entro le ore 8:30

come da regolamento, il signor RI 1 nella metà dei giorni lavorativi non riesce

a rispettare il normale orario d'inizio, con ritardi quasi sempre inferiori

all'ora.

Esigenze di lavoro spingono con

una certa frequenza il signor RI 1 a superare l'onere lavorativo quotidiano del

50%; in questi casi egli si è comunque spesso lamentato dell'aumento della

stanchezza nel pomeriggio.

In generale egli fatica a

sopportare a lungo situazioni lavorative in gruppi numerosi; situazioni nelle

quali egli si allontana dal gruppo per brevi intervalli.

In un paio di momenti di lavoro

d'équipe gli è capitato di perdere il controllo investendo verbalmente in modo

ingiustificato e inadeguato il suo superiore. Negli ultimi mesi non vi sono più

stati episodi oggetto dì rimprovero.

Posso tuttavia confermare che il

lavoro prolungato oltre la mezza giornata affatica visibilmente il signor RI 1."

(Doc. B)

Al

riguardo, il dr. __________ nelle sue osservazioni 28 ottobre 2005 ha indicato:

"

Dal

lato medico i nuovi rapporti specialistici e del med. cantonale aggiunto non

contengono fatti nuovi o non conosciuti.

Facciamo notare che le

osservazioni del Dr. __________, med. cant. aggiunto, non sono conclusioni

tratte da esame clinico del paziente, ma da colloqui con l'Ass. e il collaboratore

delle risorse umane.

Un'altra osservazione può essere

quella, che poi confermerà la presenza di risorse dell'Ass., che malgrado la

certificazione di IL completa, aveva ripreso l'attività traendone beneficio

anche a livello psichico (vedi perizia).

La relazione peritale psichiatrica

adempie ai criteri di qualità." (Doc. III bis)

L’assicurato

ha poi inviato al TCA un nuovo certificato medico della dr.ssa __________,

datato 17 novembre 2005, nel quale la specialista ha nuovamente confermato le

sue precedenti valutazioni, rilevando che la perizia dell’amministrazione deve

essere rivista, ritenuto che l’assicurato continua ad essere inabile al lavoro

al 50%. Ella ha infatti indicato:

"

Come

da Lei richiesto le confermo integralmente il mio rapporto del 14.09.2005

ribadendole che le conclusioni della perizia SAM devono essere riviste in quanto il

paziente continua ad essere inabile al lavoro al 50% in relazione ad uno stato

ansioso-depressivo medio grave resistente al trattamento ed evoluto in una fase

cronica.

Rispetto alle annotazioni del dr. __________

del 28.10.2005 le ribadisco che la situazione clinica del paziente si mantiene

invariata e che era importante valutare in ambito peritale le sue effettive

capacità lavorative tenendo conto anche delle dichiarazioni del datore di

lavoro e delle annotazioni del __________ Dr. __________." (Doc. L)

2.9

Perché un rapporto medico abbia valore probatorio

è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,

si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si

lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti

(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o

nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono

inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella

causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U

329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,

p. 31; DTF 125 V 352;

Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I

162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui

sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria

piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a

ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile

1998.

nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24

dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332;

ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita il TFA

ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA

al SAM. Secondo il l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato

parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe

obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici

dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove

è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la

propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per

quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono

tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).

In DTF

125.

V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte

federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che

il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,

non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento

(DTF 125 V 354).

Lo stesso vale per le perizie fatte

esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).

Per quel

che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale

esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce

del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,

in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle

cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;

MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,

1997, p. 230).

Infine,

va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non

può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi

per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25

febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).

Inoltre,

nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha

fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui

questo autore ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve

esprimersi sul carattere invalidante di un'affezione somatoforme.

Secondo

Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi

secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità

dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di

un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto

di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e

quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale

profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata

pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità

di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi

sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre,

l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del

resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,

tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le

allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,

l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni

fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le

lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le

allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124;

STFA del 12 marzo 2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del

23.

settembre 2004, I 384/04, consid. 1.2).

2.10

Da

un attento esame degli atti di causa, questo Tribunale constata che

l’amministrazione ha da una parte correttamente proceduto alla valutazione della

patologia psichiatrica dell’assicurato, sottoponendolo ad un esame peritale

eseguito dal __________ di __________, in particolare dalla dr.ssa __________ –

dal quale emerge una incapacità lavorativa dal punto di vista psichiatrico del

20% (doc. AI 19). D’altra parte occorre tuttavia rilevare che la dr.ssa __________,

specialista curante del signor RI 1 fin dal gennaio 2003, ha sempre ritenuto l’assicurato inabile al lavoro al 50%, in maniera duratura, contestando

fermamente e a più riprese gli esiti della perizia dell’amministrazione e

chiedendo ripetutamente all’Ufficio AI di sottoporre il suo paziente ad un

nuovo esame specialistico (doc. AI 32, doc. A, doc. L).

A

fronte di tali ferme e precise contestazioni, l’Ufficio AI e per esso il dr. __________

del SMR, constatata una discrepanza di valutazione tra la perizia del __________

e le attestazioni della curante, ha chiesto alla dr.ssa __________ una presa di

posizione, domandandole in particolare di esprimersi riguardo alle osservazioni

della dr.ssa __________ (doc. AI 38). Nonostante la chiara richiesta del SMR,

la dr.ssa __________ ha omesso di fornire le precisazioni del caso, limitandosi

a confermare le conclusioni della perizia 5 gennaio 2005, senza ulteriori

specificazioni e senza esprimersi in merito alle contestazioni della dr.ssa __________

(doc. AI 39). Nonostante tale insoddisfacente risposta, che non chiarisce i

motivi di divergenza in merito alla valutazione della capacità lavorativa

dell’assicurato tra la perizia del __________ e le ripetute certificazioni

della specialista curante, l’amministrazione ha omesso di compiere ulteriori approfonditi

accertamenti volti a stabilire l’effettivo stato di salute dell’assicurato e l’incidenza

delle sue limitazioni di ordine psichiatrico sulla residua capacità lavorativa.

L’Ufficio AI, al contrario, invece di richiedere ulteriori specificazioni al __________

o, in alternativa, di ordinare una nuova perizia, così come richiesto più volte

dalla specialista curante, si è limitato a sottoporre i certificati medici

della dr.ssa __________ al vaglio del dr. __________ del SMR il quale, a

differenza del dr. __________ (che in precedenza aveva rilevato una discrepanza

tra quanto certificato dalla curante e quanto invece emerso dalla perizia del __________,

ritenendo opportuno richiedere ulteriori chiarimenti, cfr. doc. AI 37), è giunto

alla conclusione che “dal lato medico il rapporto della dr.ssa __________

non contiene contraddizioni cliniche ed è motivato, per cui non abbiamo motivo

per distanziarci dallo stesso” e a proposito del rapporto della curante

allegato all’atto di opposizione ha indicato che “in esso si ribadisce

quanto affermato nel rapporto iniziale e che non contiene elementi di

valutazione ulteriori” (doc. AI 40).

Visto quanto

precede, questo Tribunale ritiene la fattispecie non sufficientemente chiarita

dal profilo medico, in relazione alla problematica psichiatrica. Difatti, a

fronte della notevole divergenza di valutazione fra quanto stabilito nella

perizia del __________ - che giunge alla conclusione che la ripresa

dell’attività al 50% da parte dell’assicurato ha contribuito a rafforzare la

sua autostima e indirettamente a migliorare il suo stato psicopatologico,

motivo per cui la prognosi si presenta favorevole e giustifica un’incapacità

lavorativa del 20% (doc. AI 19) – e quanto emerge dai certificati 20 aprile

2005.

(doc. AI 32-2), 14 settembre 2005 (doc. A) e 17 novembre 2005 (doc. L)

della dr.ssa __________ - nei quali la curante ribadisce con forza l’importanza

del disturbo ansioso-depressivo di cui è affetto l’assicurato, cronicizzatosi

nel tempo e che lo rende inabile al lavoro al 50% nella sua professione, in

maniera duratura, con prognosi sfavorevole - l’Ufficio AI ha omesso di compiere

ulteriori accertamenti volti a chiarire le ragioni di tali affermazioni,

basandosi su quanto affermato dal dr. __________ il 10 giugno 2005, ossia che “il

rapporto della dr.ssa __________ non contiene contraddizioni cliniche ed è

motivato, per cui non abbiamo motivo per distanziarci dallo stesso” (doc.

AI 40).

Nonostante la

richiesta del SMR di chiarimenti e precisazioni in merito a tali discordanti

valutazioni (doc. AI 37), la dr.ssa __________ non ha fatto altro che

confermare la bontà della perizia 5 gennaio 2005 (doc. AI 39), mentre la dr.ssa

__________ ha puntualmente contestato le conclusioni peritali, rilevando che “personalmente

ritengo di non avere osservato in questi anni di trattamento intensivo e

regolare del paziente alcun decorso favorevole. Concordo che il paziente può

avere delle buone capacità personali ma il quadro depressivo grave presentato

caratterizzato da importante sindrome apatica, abulica, astenica, anedonica non

solo compromette la capacità lavorativa del paziente, ma anche la sua qualità

di vita”. La specialista ha quindi ribadito di ritenere l’assicurato abile

al massimo, con fatica, al 50% nella sua professione, chiedendo espressamente

che le conclusioni della perizia vengano riviste, aggiungendo di ritenere “imperativa

una rivalutazione del paziente in quanto l’inabilità lavorativa del 50% è da me

considerata in questo momento continua e duratura nel tempo” (doc. AI 32,

doc. A).

Il

SMR ha completamente ignorato le puntuali contestazioni della curante,

anch’esse ben motivate e che avrebbero meritato una precisa ed esauriente presa

di posizione da parte dei periti del __________ o, come espressamente chiesto

dalla dr.ssa __________, da parte di un altro perito specialista in materia.

Sulla

base della discordanza di valutazione citata e dell’insistenza con la quale la

curante ha sollecitato una nuova approfondita indagine peritale, l’amministrazione

avrebbe dovuto quindi effettuare nuovi accertamenti al fine di valutare

l’entità della capacità lavorativa residua dell’assicurato, tenendo conto delle

limitazioni psichiatriche, prima di emettere la decisione su opposizione

contestata.

Pertanto,

annullata la decisione contestata, gli atti sono da rinviare

all’amministrazione affinché approfondisca la valutazione delle limitazioni psichiatriche

dell’assicurato, tenendo conto sia della perizia 5 gennaio 2005 del __________,

sia delle certificazioni della dr.ssa __________, con relativa critica delle

conclusioni peritali e accerti l’eventuale abilità lavorativa dell’assicurato.

Dopo di che l’amministrazione dovrà nuovamente pronunciarsi sull’invalidità

dell’assicurato.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il

ricorso è accolto ai

sensi dei considerandi.

§ La

decisione 8 agosto 2005 è annullata.

§§ Gli atti sono rinviati

all’Ufficio AI perché proceda agli accertamenti conformemente ai considerandi e

renda una nuova decisione.

2. Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello

Stato. L’Ufficio AI verserà all’assicurato fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili

(IVA inclusa).

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso di

diritto amministrativo al Tribunale

federale delle assicurazioni, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al

ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il

vicepresidente Il segretario

Raffaele Guffi Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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