32.2006.142
Negata rendita invalidità a assicurato, guardia di confine, sofferente sul piano psichico. Rendita negata in applicazione del metodo ordinario del raffronto dei redditi
27 agosto 2007Italiano51 min
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AIUTO
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Numero d'incarto:
32.2006.142
Data decisione, Autorità:
27.08.2007, TCA
Titolo:
Negata rendita invalidità a assicurato, guardia di confine, sofferente sul piano psichico. Rendita negata in applicazione del metodo ordinario del raffronto dei redditi
AFFEZIONE PSICHICA
ASSISTENZA GIUDIZIARIA
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 1 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2006.142
mm/td
Lugano
27 agosto
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Maurizio Macchi, vicecancelliere
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 19 settembre 2006
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 6
settembre 2006 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 20
agosto 2004, RI 1, nato nel 1969, di professione guardia di confine, ha
presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. 2).
1.2. Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, l’amministrazione, con decisione
formale dell’8 febbraio 2006, ha negato il diritto alla rendita di invalidità,
presentando l’assicurato un grado di invalidità inferiore alla soglia minima
del 40% (cfr. doc. 35).
A seguito
dell’opposizione interposta dall’avv. RA 1 per conto dell’assicurato (doc. 36),
l’UAI, in data 6 settembre 2006, ha confermato il contenuto della sua prima
decisione (doc. 49).
1.3. Con
tempestivo ricorso del 19 settembre 2006, RI 1 ha chiesto l’annullamento della
decisione impugnata e il riconoscimento di almeno un quarto di rendita di
invalidità.
A
sostegno della propria pretesa, l’insorgente, con riferimento al parere
espresso dagli specialisti da lui privatamente consultati, fa valere di non
essere in grado di svolgere a tempo pieno un’attività adeguata, alternativa a
quella da lui esercitata in precedenza. D’altro canto, per quanto concerne
l’aspetto economico, egli ritiene, nell’ipotesi in cui lo si dovesse
considerare abile in attività semplici, che il reddito da invalido non possa
superare l’importo di fr. 53'040 (così come del resto l’amministrazione aveva
indicato in sede di decisione formale) e pretende l’applicazione di una
riduzione percentuale del 25%, posto che anche una riduzione del 10% sarebbe
comunque sufficiente a garantirgli il riconoscimento di un quarto di rendita
(doc. I).
1.4. In data 4
ottobre 2006, al TCA è pervenuta una lettera personale dell’assicurato (doc.
IV).
1.5. L’UAI, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (doc. V).
1.6. Il 17
ottobre 2006, il ricorrente ha chiesto l’audizione testimoniale dei dottori __________,
__________, __________ __________ e __________, del Comandante delle guardie di
confine, __________, l’allestimento di una perizia medica giudiziaria, nonché
il richiamo dell’incarto dell’URC di __________ (doc. VII).
1.7. Nel corso
del mese di novembre 2006, l’amministrazione ha trasmesso copia di una
comunicazione mediante la quale all’assicurato è stato riconosciuto il diritto
al collocamento (doc. IX bis).
1.8. In data 26
giugno 2007, questa Corte ha interpellato, da un lato, il dott. __________,
autore della perizia di parte del 18 marzo 2006 (doc. XII), e, dall’altro, la
dott.ssa __________, autrice della perizia del 29 novembre 2005, allestita per
conto dell’amministrazione (doc. XIII), entrambi specialisti in psichiatria.
La
risposta del dott. __________ è pervenuta il 20 luglio 2007 (doc. XV), mentre
quella della dott.ssa __________ il 3 agosto 2007 (doc. XVI).
Le parti
hanno potuto prendere posizione in merito (doc. XVIII e XIX).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STFA del 21 luglio 2003 nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio
2002 nella causa H., H 335/00; STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H
212/00; STFA del 29 gennaio 2002 nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10
ottobre 2001 nella causa F., U 347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.;
STFA del 22 dicembre 2000 nella causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999
nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata, oppure no, a negare
all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità.
Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio.
Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).
Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84
consid. 1b).
Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione
della sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di
apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione
(giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid.
5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione
di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale
per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza risulta il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).
L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.
Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26
giugno 2003, consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio 2003, pubblicata in SVR 2002
IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002, consid. 3.1, pubblicata in SVR 2003 IV
Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002, consid. 3.1; cfr., inoltre, STFA I 475/01
del 13 giugno 2003, consid. 4.2).
2.3. Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla
salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il
danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC
1977 p. 169; Pratique VSI 1996 p. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK
1984 p. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; Th. Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, p. 128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)"
(STFA I 148/98 del 29 settembre
1998, consid. 3b).
Secondo
la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le
nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999, I 148/98 del 29 settembre 1998, consid.
3b; RCC 1992 p. 182, consid. 2a con riferimenti).
2.4. Nella concreta evenienza,
dalle tavole processuali emerge che dal gennaio 1991 e sino alla fine di
ottobre 2003 (ultimo giorno di lavoro effettivo il 10 dicembre 2002 e, in
seguito, inabilità lavorativa completa), RI 1 ha svolto l’attività di guardia
di confine, con compiti di natura doganale e di polizia di sicurezza.
In precedenza, terminate
le scuole dell’obbligo, egli aveva conseguito il certificato di capacità quale
impiegato di esercizio presso le __________.
Il rapporto di impiego con
il Corpo delle guardie di confine è stato disdetto dall’assicurato medesimo
(cfr. doc. 1-9 – inc. CD).
Dal questionario “Domanda
d’indennità di disoccupazione”, compilato dal ricorrente in data 4 ottobre
2003, si evince che la disdetta era motivata da, citiamo: “… turni stressanti
di lavoro e monotonia. Colloquio con i superiori con esito negativo per un
inserimento nel servizio civile. Dopo di che motivi di salute.” (doc. 1-3 –
inc. CD).
In realtà, stando a quanto
dichiarato dal Comandante __________ nel suo scritto 5 luglio 2005, indirizzato
al dott. __________ del SMR, la rottura del rapporto di lavoro è stato un atto
dovuto in ragione delle vicende che hanno visto protagonista l’insorgente (cfr.
doc. 25 - – inc. UAI). Risulta infatti che RI 1 si era reso colpevole di atti
di esibizionismo nei pressi di istituti scolastici, atti iniziati negli anni
’90 e reiterati negli anni successivi (rapporto 4.5.2005 del dott. __________,
doc. 18 – inc. UAI: “Di fatto però le sue dimissioni dal lavoro erano la conseguenza
dei suoi atti esibizionistici con conseguenti denunce e conoscenza pubblica
della situazione per cui il datore di lavoro non era d’accordo di proseguire il
contratto di lavoro.”, suo rapporto 18.10.1999, doc. 1-2 - inc. CM: “il signor RI
1 è in cura al Servizio Psicosociale di __________ dal 21.04.1998. Questo
incontro era stato preceduto dalla visita del Direttore Scolastico e del
vicedirettore della Scuola Media di __________. Riconoscevano il signor RI 1
dalla descrizione che più allievi avevano fatto loro descrivendo delle
manifestazioni esibizionistiche …”, nonché suo rapporto 11.1.2005, doc. 13-4 –
inc. UAI: “Il signor RI 1 è conosciuto al Servizio Psicosociale di __________
dal 21.04.1998. Era stato all’epoca segnalato dai Direttori della Scuola Media
di __________ per atti di esibizionismo nei pressi dell’istituto scolastico. Il
paziente è stato recidivo nei suoi atti, quello che gli è valso una denuncia
penale e la perdita dell’impiego presso le Dogane Svizzere. Nuove denunce hanno
avuto come conseguenza altri interrogatori di polizia e diffide.”).
Con rapporto dell’11
gennaio 2005, il dott. __________, a quell’epoca Capo del Servizio psicosociale
di __________, ha diagnosticato un ritardo mentale leggero (ICD 10: F 70), una
personalità fragile (borderline inferiore – ICD 10: F 60.31) con tratti
psicotici e perversi, esibizionismo (ICD 10: F 65.2), nonché abuso etilico
anamnestico (ICD 10: F 10.0).
Per quanto attiene
all’esigibilità lavorativa, lo psichiatra curante ha dichiarato RI 1 in grado
di esercitare delle attività sostitutive, quali l’autista o il fattorino, in
ragione di otto ore/giorno, non potendo comunque escludere un rendimento
ridotto nei limiti del pensum indicato (doc. 13-4 e 13-8 – inc. UAI).
Interpellato dal dott. __________,
il dott. __________, in data 4 maggio 2005, ha ribadito che, da un profilo
medico-psichiatrico, la prosecuzione dell’impiego presso il Corpo delle guardie
di confine non era più esigibile, mentre che quale fattorino, uomo tuttofare
oppure autista, l’assicurato, citiamo: “… abbia ancora con mansioni semplici
della capacità di lavoro effettivo.” (doc. 18 - inc. UAI).
Sempre lo stesso
psichiatra curante, con certificazione del 27 maggio 2005, si è espresso nei
termini seguenti:
" La
negazione della realtà, i limiti identitari non sempre stabili, la tendenza
all’opposizione, la svalutazione, sono difese e problematiche che a livello
prognostico non favoriscono il signor RI 1, per il quale ribadiamo una grave
difficoltà e incapacità al lavoro almeno del 70% con gravi difficoltà di
reinserimento.”
(doc. 22 – inc. UAI)
Nel corso
dell’autunno 2005, su ordine dell’amministrazione, il ricorrente è stato
periziato dalla dott.ssa __________, Capo-clinica presso il Servizio di
psichiatria dell’Ospedale __________ di __________.
Dal
relativo referto peritale, datato 29 novembre 2005, si evince che RI 1
soffre di un disturbo borderline di personalità con problemi nelle relazioni
sessuali (ICD 10: F 60.31 F 66.2) e di abuso etilico (ICD 10: F 10.0).
La specialista
interpellata dall’UAI ha espresso le considerazioni seguenti in merito allo
stato di salute psichica dell’assicurato, giudicato completamente abile per
l’esercizio di attività lavorative che non richiedono assunzione di
responsabilità:
" Il
primo elemento che colpisce l'osservatore è la discrepanza tra l'anamnesi
scolastica e la capacità di svolgere correttamente un'occupazione lavorativa,
quale quella di Guardia di Confine, che richiede un certo impegno intellettivo.
Si decide perciò di far testare nuovamente l'A per quanto riguarda
le capacità intellettive.
Visto l'esito del test, che rileva un QI ai limiti della norma: QI
tot. 89, QI verbale 87, QI di performance 95 (vedi copia dell'elaborato, che si
allega) è possibile leggere le difficoltà scolastiche più come appartenenti
alla sfera comportamentale che intellettiva.
Va qui precisato che l'A. ha sempre eluso domande dirette riguardo
al proprio comportamento (vedi episodi durante il Servizio Militare), mentre si
è dimostrato collaborante ed esaustivo nel descrivere le anomalie della
condotta sessuale.
Altro elemento significativo appare l'incapacità dell'A. di
criticare il proprio comportamento, così come di comprendere ciò che ne deriva
dal punto di vista sociale.
Infine va annotato il deficit della capacità di autonomia di vita:
egli ha sempre vissuto con i genitori adottivi ed attualmente sembra in grado
di mantenere solo con la figura materna una relazione interpersonale
importante.
Questi elementi avvallano la diagnosi di S. borderlinee, stilata
dal Dr. __________, ma il quadro attuale appare complicato dall'abitudine
all'assunzione di alcol, che viene in parte utilizzato dall'A. come autoterapia
ansiolitica. Va a questo proposito precisato che egli si è presentato sobrio
alle visite peritali e durante l'esecuzione del test.
Egli appare consapevole delle proprie difficoltà, ma incapace di
criticarle e di "porvi rimedio".
Di difficile valutazione è la motivazione al lavoro, che viene in
ogni caso più volte proclamata dall'A.
Va osservato, infine, che la caratteropatia, certamente
preesistente all'interruzione del rapporto di lavoro, non sembra aver inficiato
le capacità di eseguire compiti anche di una certa complessità, ma alla luce
delle informazioni che egli stesso fornisce appare non opportuno che l'A.
riprenda attività lavorative che implichino l'utilizzo di armi (ci si riferisce
all'episodio di uso incongruo delle stesse riportato in anamnesi).
Egli appare in grado di svolgere senza difficoltà compiti
semplici, come quello che svolge nell'attualità.
Si conclude pertanto valutando la capacità lavorativa pari al 100%
per occupazioni che non richiedano assunzione di responsabilità."
(doc. 31 – inc. UAI)
L’incarto
è quindi passato alla consulente in integrazione professionale dell’AI, __________,
allo scopo di valutare gli aspetti professionali della pratica.
Dal
rapporto finale 2 febbraio 2006 della consulente appena menzionata si evince
che, a causa dei deficit riscontrati sia nella comprensione verbale che
nell’attenzione, non é stato ritenuto ragionevole disporre una riformazione
professionale.
D’altra
parte, RI 1 è stato ritenuto in
grado di svolgere in misura normale, citiamo: “… attività di assemblaggio,
stampa, rifinitura, lucidatura, sorveglianza, o di produzione nel campo dell’orologeria,
della micromeccanica, dell’industria farmaceutica o alimentare, nei settori
dell’abbigliamento, confezione dei montaggi di componenti elettromeccaniche o
elettroniche, aiuto in attività manuali-artigianali, … Visto che non vi sono limitazioni
a livello fisico (ad esempio legate al porto di pesi) l’A. potrebbe inoltre
rivolgersi al settore dell’edilizia svolgendo compiti di manovalanza come
operaio non qualificato. Per quanto riguarda il settore terziario, l’A.
potrebbe svolgere le seguenti attività: fattorino, addetto all’informazione,
addetto alla portineria, portiere di notte, venditore non qualificato, addetto
alla distribuzione e consegna a domicilio, fattorino, magazziniere, oppure
“serviceman” in un garage.” (doc. 34, p. 2 – inc. UAI).
Nel mese
di febbraio 2006, dopo l’emanazione della decisione formale di rifiuto della
rendita di invalidità, l’assicurato ha privatamente consultato il dott. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale ha elaborato il rapporto
datato 18 marzo 2006.
Il
sanitario appena menzionato ha formulato le diagnosi di grave disturbo
dell’organizzazione della personalità con funzionamento borderline, tipo
impulsivo (ICD 10: F 60.31), esibizionismo (ICD 10: F 65.2), tratti
perversi, tratti orali frustrati e ritardo mentale leggero.
Infine, egli ha così
valutato l’esigibilità lavorativa:
" Tenuto
conto dell’organizzazione della personalità al limite della psicosi con
condotte perverse (esibizionismo), risorse di mentalizzazione carenti e
gestione insufficiente delle cariche aggressive e sessuali, ritengo che il
paziente presenti una incapacità lavorativa elevata. Nelle condizioni attuali è
difficile immaginare un posto di lavoro che sia in grado di accogliere un
soggetto così palesemente disadattato. Potrebbe entrare in linea di conto un
inserimento in ambito protetto.”
(doc. 41 – inc. UAI)
Prima di emettere
la decisione su opposizione impugnata, l’amministrazione ha invitato la
dott.ssa __________ a prendere posizione sul contenuto della perizia del dott. __________.
Da parte
sua, la psichiatra del SMR non vi ha rilevato elementi clinici atti a mettere
in dubbio la fondatezza della valutazione espressa dalla dott.ssa __________
(cfr. doc. 47 - inc. UAI).
In corso
di causa, questo Tribunale ha invitato la dott.ssa Santollino a esaminare se,
citiamo: “… l’apprezzamento di quest’ultimo (del dott. __________, n.d.r.)
contiene degli elementi suscettibili di modificare il suo parere riguardo alla
capacità lavorativa residua dell’assicurato. Voglia, in ogni caso, motivare la
sua risposta.” (cfr. doc. XIII).
La Capo-clinica
del Servizio di psichiatria dell’Ospedale __________ di __________ ha espresso
le seguenti considerazioni:
"
Per quanto riguarda le diagnosi poste dal Dr. __________,
queste sono solo in parte sovrapponibili a quelle poste nella mia perizia. Il
Dr. __________, infatti, cita un "ritardo mentale leggero", che non
appare giustificato dall'esito della valutazione QI (QI tot. 89, QI verbale 87,
QI di perfomance 95): questi valori vengono considerati nella norma della
classificazione ICD 10, dove il ritardo mentale lieve viene definito con un QI
tot. collocato tra 50 e 69. Questa diagnosi non era, infatti, riportata nella
mia perizia e non può entrare in linea di conto per la stima della CL. Allo
stesso modo non possono esser computati i citati "Tratti perversi e tratti
orali frustrati", perché non hanno ricaduta diretta sulla CL
dell'assicurato, nello specifico suo compito lavorativo.
Per quanto riguarda il "disturbo di
personalità" (ICD 10:F60.31) e "l'esibizionismo" (ICD 10:F65.2),
citati nella perizia del Dr. __________, si tratta, a mio avviso, di diagnosi
solo in parte sovrapponibili a quelle poste da me, che citavo "Disturbo
borderline di personalità con problemi nelle relazioni sessuali" (ICD 10:
F60.31, F66.2) ed "Abuso etilico" (ICD 10: F 10.1).
Quest'ultima diagnosi non viene citata nella
perizia del Dr. __________, nella quale si legge che il consumo di alcol è
"di due bicchieri di vino e di tre birre al giorno". Sembrerebbe che l'assicurato
sia riuscito a limitare in maniera significativa l'uso di alcol e che, perciò,
le sue condizioni siano migliorate, da questo punto di vista.
Per quanto riguarda il disturbo di personalità, come
rilevabile dai dati anamnestici (questi sovrapponibili nei due elaborati
peritali) le difficoltà di relazione interpersonale sono preesistenti alle
difficoltà sul luogo di lavoro e non sembrano aver mai impedito all'assicurato
di svolgere il proprio compito con attenzione, fatto confermato dal datore di lavoro.
L'assicurato ha, infatti, concluso la scuola di Guardia di Confine ed è stato
giudicato idoneo al compito specifico, che ha svolto fino al momento della
querela.
Nell'elaborato peritale del Dr. __________ si
rintraccia, infine, la nozione di un intervento specialistico regolare e
costante, che viene giudicato positivo dall'assicurato stesso. E, infatti, egli
sembra in grado di utilizzare ora, diversamente che in passato, strategie
efficaci per quanto riguarda il controllo degli impulsi.
A fronte delle osservazioni, che spero di aver
espresso con modalità esaustiva, confermo la valutazione espressa, con le
limitazioni già in precedenza raccomandate, sottolineando che, in una
condizione come quella dell'assicurato, l'esclusione dal contesto lavorativo
potrebbe costituire un ulteriore elemento di emarginazione sociale, il che
peggiorerebbe la prognosi."
(doc.
XVI)
In data
26 giugno 2007, il TCA si è rivolto al dott. __________ nei termini seguenti:
"
Con riferimento al relativo suo referto del 18 marzo
2006, ai fini dell’istruttoria di causa, la invito a rispondere alle seguenti
domande:
1. Cosa si deve intendere per “incapacità
lavorativa elevata”?
2. L’incapacità lavorativa da lei attestata è
riferita alla precedente professione dell’assicurato (guardia di confine)
oppure a qualsiasi attività lavorativa?
3. Nel caso in cui fosse riferita a qualsiasi
attività lavorativa, voglia precisare cosa concretamente impedisce
all’assicurato di svolgere un lavoro che implica delle mansioni “semplici”
(da parte sua, lo psichiatra curante dell’assicurato, in un
certificato del novembre 2003, aveva
indicato come esigibili le professioni di autista, fattorino, impiegato di
banca).
4. Voglia pure spiegare come si concilia la sua
valutazione dell’esigibilità lavorativa con il fatto che l’assicurato, per
oltre un decennio, è stato in grado di svolgere l’attività
di guardia di confine.
5. Esistono dei provvedimenti terapeutici che
potrebbero migliorare la capacità lavorativa del signor RI 1?
Nell’affermativa, essi sono nel frattempo stati posti in atto?”
(doc.
XII)
Queste le
sue risposte, pervenute al TCA il 20 luglio 2007:
"
1. Cosa si deve intendere per "incapacità
lavorativa elevata?
• Ad. 1 - Per incapacità lavorativa elevata
intendo una incapacità lavorativa psichiatrica che si attesta sul 70%.
2. L'incapacità
lavorativa da lei attestata è riferita alla precedente professione
dell'Assicurato (guardia di confine) oppure a qualsiasi attività lavorativa?
• Ad. 2 - L'incapacità lavorativa psichiatrica
come guardia di confine è da considerare totale mentre per qualsiasi altra
attività lavorativa l'Assicurato ha a mio avviso una capacità lavorativa non
superiore al 30%.
3. Nel
caso in cui fosse riferita a qualsiasi attività lavorativa, voglia precisare
cosa concretamente impedisce all'Assicurato di svolgere un lavoro che implica
delle mansioni semplici (da parte sua, lo psichiatra curante dell'Assicurato in
un certificato del novembre 2003 aveva indicato come esigibili le professioni
di autista, fattorino, impiegato di banca)?
• Ad. 3 - Ritengo
che l'affezione psichiatrica dell'Assicurato, in particolare la fragilità
strutturale riconducibile allo stato limite di cui è affetto con tratti
psicotici e perversi, limiti in maniera rilevante la sua capacità di
autogestione in qualsiasi posto di lavoro condizionandone il rendimento.
4. Voglia
pure spiegare come si concilia la sua valutazione dell'esigibilità lavorativa
con il fatto che l'Assicurato per oltre un decennio è stato in grado di
svolgere l'attività di guardia di confine?
• Ad. 4 - Ritengo che l'Assicurato sia stato
in grado di svolgere l'attività di guardia di confine finché è riuscito a
mantenere integra la sua immagine di doganiere ordinato e affidabile
avvalendosi quindi per un lungo periodo di efficaci meccanismi difensivi di
tipo ossessivo. Per diversi anni questa "copertura" di ordine
ossessivo ha retto, successivamente la denuncia per atti osceni ha fatto
crollare queste difese ossessive e ha dato il via alla destrutturazione della
personalità con la messa in evidenza di disturbi psicotici e perversi.
5. Esistono
dei provvedimenti terapeutici che potrebbero migliorare la capacità lavorativa
del signor RI 1? Nell'affermativa essi sono nel frattempo stati posti in atto?
• Ad. 5 - Finora l'Assicurato è stato
seguito ambulariamente in maniera regolare dal collega psichiatra Dr. __________
di __________. I provvedimenti terapeutici erogati finora hanno mirato a
stabilizzare la personalità dell'Assicurato sullo stato limite al fine di ovviare
a scivolamenti verso il livello psicotico conclamato."
(doc. XV)
2.5. Secondo la
giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali è tenuto a vagliare
oggettivamente tutti i mezzi di prova, a prescindere dalla loro provenienza, ed
a decidere se la documentazione a disposizione permette di rendere un giudizio
corretto sull'oggetto della lite. Qualora i referti medici fossero
contradditori fra loro, non gli è consentito di liquidare il caso senza
valutare l'insieme delle prove e senza indicare le ragioni per le quali si
fonda su un parere piuttosto che su un altro (DTF 125 V 352). Determinante è,
del resto, che il rapporto sia completo sui temi sollevati, che sia fondato su
esami approfonditi, che tenga conto delle censure sollevate dalla persona esaminata,
che sia stato redatto in piena conoscenza dell'anamnesi, che sia chiaro nella
presentazione del contesto medico e che le conclusioni dell'esperto siano
motivate (cfr. DTF 125 V 352; RAMI 1991 U 133, p. 311 consid. 1, 1996 U 252, p.
191ss.; DTF 122 V 160ss, consid. 1c e riferimenti).
L'elemento
rilevante per decidere circa il valore probante, non è né l'origine del mezzo
di prova né la sua designazione quale rapporto oppure quale perizia, ma
semplicemente il suo contenuto (cfr. DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti).
Agli atti
figurano, da un canto, il rapporto 18 marzo 2006 del dott. __________ (doc. 41
– inc. UAI) e, d'altro canto, la perizia 29 novembre 2005 elaborata dalla dott.ssa __________ per conto dell’amministrazione
(doc. 31 – inc. UAI).
Entrambi
Fatti
i sanitari sono specialisti nella materia che qui interessa.
Di
principio, le loro certificazioni possono essere prese in considerazione
nell'ambito di una valutazione globale delle prove. In effetti, come visto,
secondo la giurisprudenza federale, per decidere a proposito del valore
probante di un mezzo di prova, determinante è il suo contenuto,
piuttosto che la sua provenienza.
Chiamato
a pronunciarsi, nel caso concreto, il TCA ritiene che la valutazione dell’esigibilità
lavorativa espressa dalla dott.ssa __________, tenuto conto anche delle
precisazioni da lei fornite in corso di causa (cfr. doc. XVI), risulta essere
più convincente rispetto a quella dello specialista consultato privatamente dal
ricorrente.
Questa Corte constata, in
primo luogo, che lo psichiatra dott. __________, specialista curante
dell’assicurato sin dal 1998 e, perciò, in una posizione privilegiata per
valutarne adeguatamente l’abilità lavorativa, ha riconosciuto, in ben tre diverse
occasioni, la capacità di RI 1 a esercitare delle attività che implicano
mansioni semplici (il 7 novembre 2003, doc. 1-6 – inc. CD, l’11 gennaio 2005,
doc. 13-8 – inc. UAI e il 4 maggio 2005, doc. 18 – inc. UAI; cfr. inoltre la
nota 11 maggio 2005 del dott. __________, relativa a un colloquio telefonico
intercorso con il citato curante, dalla quale emerge che per quest’ultimo sarebbe
stata proponibile un’attività a tempo pieno, senza contatto prolungato o
frequente con l’utenza e senza necessità di progettualità, doc. 19 – inc. UAI).
È vero che, in data 27
maggio 2005, lo stesso psichiatra ha attestato l’esistenza di una, citiamo: “…
incapacità al lavoro almeno del 70% con gravi difficoltà al reinserimento.”
(doc. 22 – inc. UAI). Tuttavia, tale radicale cambiamento di opinione, espresso
a distanza di una ventina di giorni appena dalla certificazione, quella datata
4 maggio 2005 (doc. 18-1 – inc. UAI), in cui l’assicurato era stato dichiarato
avere, citiamo: “… ancora, con mansioni semplici, delle capacità di lavoro
effettivo.”, non appare supportato da alcun valido motivo e, pertanto, non può
essere preso in considerazione nella valutazione dell’abilità lavorativa
residua.
In secondo luogo, secondo
il TCA, deve essere riconosciuta una particolare rilevanza al fatto che
l’insorgente, nel passato, è stato in grado di conseguire un certificato di
capacità quale impiegato d’esercizio presso le __________ (nel 1987, doc. 5-3),
nonché di intraprendere e di svolgere, nonostante qualche difficoltà (cfr., su
questo aspetto, le informazioni fornite dal Comandante __________ in data 5
luglio 2005, doc. 25 – inc. UAI), la professione di guardia di confine per
oltre un decennio (1991-2002), aspetto che è stato sottolineato anche dalla
dott.ssa __________ (cfr. doc. XVI).
Ciò dimostra che il
preteso ritardo mentale – la cui esistenza non è peraltro stata neppure refertata
dalla specialista interpellata dall’amministrazione (cfr. doc. 31, p. 4 – inc.
UAI e doc. XVI) -, non sarebbe, a maggior ragione, d’impedimento all’esercizio
di attività lavorative che comportano unicamente l’esecuzione di mansioni
semplici.
D’altro canto, sempre in
questo ordine di idee, non appare convincente nemmeno il parere del dott. __________,
per il quale l’incapacità dell’assicurato a svolgere anche un’attività alternativa
a quella di guardia di confine, sarebbe da imputare a una, citiamo:
“destrutturazione della personalità”, iniziatasi con la conoscenza pubblica della
sua situazione (doc. XV).
In proposito, posto che il
disturbo di personalità di cui soffre il ricorrente è preesistente
all’insorgenza della pretesa incapacità lavorativa, va ricordato che già nel
1998 terze persone erano venute a conoscenza dei suoi problemi, è a quell’epoca
infatti che la Direzione della Scuola media di __________ segnalò l’assicurato
al Servizio psicosociale di __________ (cfr. doc. 13, p. 3 – inc. UAI). Ciò nonostante,
il ricorrente è stato in grado di continuare a svolgere l’abituale attività lavorativa
e, soprattutto, l’impiego è terminato poiché i superiori avevano ritenuto la
sua condotta ormai incompatibile con la funzione di guardia di confine (cfr.,
per esempio, il doc. 22 – inc. UAI: “… impossibilità di fatto nel continuare il
rapporto di lavoro da parte dell’ex datore.” – il corsivo è del
redattore).
Per il resto, è utile
segnalare che, secondo la giurisprudenza federale, in un procedimento
assicurativo sociale, l'amministrazione è parte solo dopo l'instaurazione della
controversia giudiziale, mentre invece nella fase che precede la decisione essa
è un organo amministrativo incaricato di attuare il diritto oggettivo (cfr. RAMI 1997 U 281, p. 282; DTF 104 V 209; STFA U 259/02 dell'8
luglio 2003, consid. 2.1.1; U. Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, in BJM 1989, p. 30ss.).
D’altro
canto, nella DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV Nr. 10, p.
33ss. e RAMI 1999 U 356, p. 572), l’Alta Corte ha
confermato che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente
motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere
degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Per quel
che riguarda le perizie allestite da specialisti esterni all'amministrazione,
il TFA ha pure loro riconosciuto pieno valore probante, fintantoché non vi sono
degli indizi concreti che facciano dubitare della loro attendibilità (cfr. STFA
U 168/02 del 10 luglio 2003; DTF 125 V 353, consid. 3b/bb).
Le censure sollevate
dall’assicurato in sede di osservazioni 10 agosto 2007 (doc. XIX, p. 3: “… il
sig. RI 1 vuole evidenziare che nel rapporto peritale annesso alla lettera 31
luglio 2007, la dottoressa __________ incorre in diversi errori o quantomeno
imprecisioni a dimostrazione del fatto che la valutazione effettuata non è
corretta.” – il corsivo è del redattore), non sono suscettibili di sminuire
il valore probatorio del referto peritale allestito dalla specialista
incaricata dall’amministrazione.
Secondo il TCA, se la
ricostruzione anamnestica fatta dalla dott.ssa __________ contiene degli
errori, è verosimilmente perché RI 1 è stato impreciso nel fornirle le relative
informazioni.
In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che - da un punto di
vista medico - l'assicurato è incapace di riprendere l’attività precedentemente
svolta.
Nondimeno,
sul mercato generale del lavoro esistono delle attività (cfr., al riguardo, quelle
elencate dalla consulente in integrazione professionale, doc. 34, p. 2 – inc.
UAI) che RI 1, malgrado il danno alla salute, sarebbe in grado di esercitare a
tempo pieno.
È
peraltro utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno
indicate possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al
giudice non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli
accertamenti esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di
invalidità. In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto
corretto il rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto
di lavori leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI
1998 p. 296 consid. 3b; STFA U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).
2.6. Si tratta
ora di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Visto che
la giurisprudenza federale ha stabilito che per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. consid.
2.2.), il TCA, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI,
ritiene determinante il 2003.
Per
quanto concerne il reddito da valido, va rilevato che
l’amministrazione ha considerato, a questo titolo, un importo pari a fr.
85'848 (cfr. doc. 49, p. 6 – inc. UAI).
Ora, così
come emerge dal questionario per il datore di lavoro prodotto sub doc.
11 – inc. UAI, tale reddito si riferisce verosimilmente al 2004 (e non al 2003).
Tuttavia
- posto che l’utilizzo di tale dato, più favorevole al ricorrente, nulla muta
all’esito del presente giudizio -, questa Corte può farne applicazione,
rinunciando a eseguire degli accertamenti in proposito.
2.7. Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza
federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75
seg..
In
questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della
determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione
professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino
indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza,
essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di
sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano
essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali
del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di
servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),
criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte
ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario
statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di
influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha
poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi
sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.
2.8. Partendo
dalla constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici
validi per tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA si rivela essere
discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito
da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale, in una
sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p.
250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 – in seguito costantemente confermata ed
applicata in tutti i settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per
l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie) - sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore
dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________, ha così precisato la
propria giurisprudenza:
" In
data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,
direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:
"(…)
Il Tribunale federale delle
assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in
molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da
invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di
salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.
Al riguardo vengono in particolare
utilizzati i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996,
cfr. "L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e
per la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).
Al fine di applicare la giurisprudenza
federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine
di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario
conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del
danno alla salute), mi occorre sapere:
- possiamo
utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è
anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?
- In caso di
risposta negativa:
Perché no? Quale
coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo
alla situazione del nostro Cantone?
(…)." (cfr. doc. V bis)
Il dottor __________ ha così
risposto in data 14 agosto 2000:
" (…)
Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia
definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è
possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità
regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità
statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori
dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua
lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista
statistico, per il Cantone Ticino.
In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998
(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di
qualificazione richiesto dal posto occupato.
I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:
- Nel 1998
(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo
esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi
al mese (cfr. tabella TA13).
- È ancora
possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa
categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il
settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di
lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).
A titolo di confronto Le invio anche
la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato),
ripartiti stavolta per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)
Al fine di non
discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono
notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da
non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati
nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi
deciso che nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella
che riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente
argomentazione:
" Se
si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una
legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido
per tutto il paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF
124 V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati
salariali irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non
garantisce l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA
del 22 maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."
Su questi
argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,
p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto
delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.
124-128;
D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du
Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in
CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33); D. Cattaneo, "Sentenze recenti del
Tribunale cantonale delle assicurazioni", in Temi scelti di diritto
delle assicurazioni sociali, Ed. CFPG, Helbing & Lichtenhahn,
Basilea-Ginevra-Monaco 2006, p. 135ss. (163-171).
Nell’ambito
di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai
ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA U 56/03 del 7 giugno 2006),
la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva
informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:
"
… la Corte plenaria del Tribunale federale delle
assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella
TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita
dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito
ipotetico da invalido."
In una
sentenza U 75/03 del 12 ottobre 2006 (cfr. SZS/RSAS 2007, p. 64), il TFA ha,
per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la Corte plenaria,
il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena citata:
Considerandi
"
(...)
8.2
In primo
luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8
Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere
esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe
considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza
giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle
nazionali (TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle
prime ad alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.
8.3
Allo stesso
modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di
quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente creare
le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà economico-sociale
concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche nuovi problemi dovuti
al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si registrano delle
differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le due regioni
facciano parte della medesima grande regione "Mittelland", è notorio
che i salari esistenti nel Canton Berna non sono gli stessi di quelli del
Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese occorrerebbe prendere in
considerazione i salari relativi alla regione lemanica. Ora, nell'una e
nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori regionali (TA13) al posto di
quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe maggiormente sfavorevole per questi
assicurati. Si pone quindi ugualmente la questione dell'assicurato che
lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra grande regione, ad esempio del
lavoratore giurassiano che lavora(va) nel Cantone di Basilea (città o
campagna). Ora, se si intendesse determinare il reddito da invalido sulla base
della tabella TA13, non si farebbe altro che spostare o restringere il cerchio
geografico nel quale si iscrive ogni determinazione di un reddito ipotetico
sulla base di valori statici. In questa maniera, però, si correrebbe pure il rischio
di offuscare oltremodo l'obbligo o l'esigibilità per l'assicurato di ridurre il
danno e di andare, se del caso e nei limiti ragionevoli, a cercare un'attività
al di fuori della sua regione abituale. Si creerebbero nuove disparità nei
confronti di assicurati che abitano a cavallo tra due o addirittura tre grandi
regioni o di chi abita in una di queste regioni e lavora in un'altra.
8.4
A ciò si
aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha
precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di
rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito
sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del
settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si
opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,
concernenti il settore pubblico e privato.
8.5
Non può
pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità
poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio
costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale
delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."
In
un’altra sentenza I 790/04 del 18 ottobre 2006, il TFA ha ancora rilevato:
"
Quanto alla questione della tabella applicabile
tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha
recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre
2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla
tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure
la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la
sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito ipotetico da invalido
deve di conseguenza essere valutato sulla base della tabella TA1 dell'ISS,
concernente i salari medi nazionali conseguibili nel settore privato. Alla luce
di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per ammettere una riduzione dei
salari statistici, quale quella operata dai primi giudici, che tenga conto,
ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino cantone, che l'assicurato vive
in una regione economicamente meno forte. Anche sotto questo aspetto non può
pertanto trovare conferma la valutazione del tasso d'invalidità compiuta dalla
Corte di prime cure.”
Alla luce
di questa chiara giurisprudenza federale, il reddito da invalido dovrà essere
d’ora in poi determinato dal TCA in applicazione dei valori nazionali (Tabella
TA1).
Spetta
semmai al Parlamento o al Consiglio federale intervenire su questo tema, se lo
riterranno opportuno.
2.9
Per
determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato nonostante il danno
alla salute, in sede di decisione formale 8 febbraio 2006, l'amministrazione ha
applicato i dati statistici regionali desumibili dalla tabella TA 13, che si
riferiscono ai salari in relazione alle grandi regioni, così come emerge dal
rapporto finale del 2 febbraio 2006 della consulente in integrazione
professionale (doc. 34-2 – inc. UAI: “Nel caso concreto per calcolare il
reddito da invalido si deve partire da un salario di fr. 53'040.- (settore
privato, categoria 4, Canton Ticino, uomini, valore mediano aggiornato
al 2004). – il corsivo è del redattore”).
Tale maniera
di procedere non si giustifica più alla luce della più recente giurisprudenza
federale, riprodotta al considerando 2.8. in fine, secondo la
quale, per la determinazione del reddito ipotetico da
invalido, tornano applicabili i dati statistici nazionali contenuti
nella Tabella TA 1.
Correttamente
l’Ufficio AI, in sede di decisione su opposizione impugnata, ha perciò determinato
il reddito da invalido utilizzando i dati statistici risultanti dalla tabella
appena menzionata (cfr. doc. 49, p. 6 – inc. UAI).
Qundi, il
ricorrente, svolgendo nel 2002 una professione che presuppone qualifiche
inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle
condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR
2002.
UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile
lordo pari a fr. 4'557.
Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr.
4'750.67 mensili oppure a fr. 57'008.04 per l'intero anno (fr. 4'750.67 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999.
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Dopo
adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"
- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si
ottiene, per il 2003 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,
1/2-2007, p. 95), un reddito mensile di fr. 4'812.11 oppure di fr. 57'745.32
per l'intero anno (fr. 4'812.11 x 12).
2.10
In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
Secondo
questo Tribunale, così come ha del resto pertinentemente deciso
l’amministrazione, le peculiarità del caso di specie non giustificano alcuna riduzione
del reddito statistico da invalido (l’interessato, cittadino svizzero nato nel
1969, è stato giudicato in grado di esercitare un’attività sostitutiva
confacente senza scapito di rendimento alcuno).
In
conclusione, il grado di invalidità dell'insorgente risulta essere del 32.73%,
dunque inferiore alla soglia minima del 40% stabilita dall’art. 28 cpv. 1 LAI.
Pertanto,
nella misura in cui l’amministrazione ha negato a RI 1 il diritto a una rendita
di invalidità, la sua decisione su opposizione del 6 settembre 2006 merita
piena conferma in questa sede.
2.11
Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle
spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200 andrebbero poste a
carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.12.).
2.12
Deve quindi essere
verificato se l'assicurato può essere posto al beneficio dell’assistenza
giudiziaria con il gratuito patrocinio dell’avv. RA 1, come da lui richiesto
(cfr. doc. I, p. 2s.).
2.12.1
Ai sensi
dell'art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare.
Se le
circostanze lo giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito
patrocinio.
Tale norma
di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 108 cpv. 1 lett.
f LAINF, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002 (cfr. STFA del 3 luglio
2003.
nella causa X., U 114/03, consid. 2.1.).
L'art. 61
lett. f LPGA mantiene il principio che i presupposti del diritto alla
concessione dell'assistenza giudiziaria si esaminano sulla base del diritto
federale, mentre la determinazione della relativa indennità spetta al diritto
cantonale (cfr. DTF 110 V 362 consid. 1b; Kieser, ATSG-Kommentar, Ed.
Schulthess, 2003, ad art. 61 N. 86, p. 626).
Le
condizioni cumulative per la concessione dell'assistenza giudiziaria
rimangono invariate rispetto al vecchio diritto, per cui trova ancora
applicazione la giurisprudenza elaborata in riferimento al v.art. 108 cpv. 1
lett. f LAINF (cfr. STFA del 3 luglio 2003 nella causa X., U 114/03, consid.
2.1
).
Tali
presupposti sono adempiuti qualora l'assistenza di un avvocato appaia
necessaria o comunque indicata, se il richiedente si trova nel bisogno e se le
sue conclusioni non sembrano dover avere esito sfavorevole (cfr. Kieser, op.
cit., ad art. 61 N. 88s., cfr., anche, DTF 108 V 269; 103 V 47; 98 V 117; Zbl
94/1993 p. 517; STFA del 23 maggio 2002 nella causa Winterthur Assicurazioni c/
D., U 234/00; STFA del 15 marzo 2002 nella causa A., U 220 + 238/00; STFA del 5
settembre 2001 nella causa C., U 94/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; STFA del 7 dicembre 2001 nella causa B., I 194/00; DTF 125 V 202; DTF
121.
I 323 consid. 2a, DTF 120 Ia 15 consid. 3a, 181 consid. 3a, DTF 124 I 1,
consid. 2a, pag. 2; SVR 1998 UV, Nr. 11, consid. 4b, pag. 31; SVR 1998 IV, Nr.
13, consid. 6b, pag. 47; STCA del 23 marzo 1998, nella causa G.I., 38.97.323;
STFA del 18 giugno 1999 nella causa D.V.).
Inoltre
va rilevato che dal 30 luglio 2002 è in vigore la legge cantonale sul
patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria (cfr. art. 38 Lag e BU
30/2002 p. 213 segg.), la quale si applica alle domande di assistenza
giudiziaria introdotte dopo la sua entrata in vigore.
L'art. 3
della citata legge, alla quale la legge di procedura per i ricorsi al TCA
rinvia espressamente (cfr. il nuovo art. 21 cpv. 2 LPTCA in vigore dal 30
luglio 2002), prevede:
"
1L'istituto
dell'assistenza giudiziaria garantisce alla persona fisica
indigente la tutela adeguata dei suoi diritti
dinanzi alle Autorità giudicanti del Cantone.
2E' ritenuta
indigente la persona che non ha la possibilità di provvedere con mezzi propri
agli oneri di procedura o alle spese di patrocinio."
Le altre
condizioni per l'ammissione all'assistenza giudiziaria enunciate dalla Legge
sul patrocinio d'ufficio e sull'assistenza giudiziaria sono così definite
negativamente all'art. 14 Lag:
"
1L'assistenza
giudiziaria non è concessa:
a)
la procedura per la persona richiedente non presenta probabilità di esito
favorevole;
b)
una persona ragionevole e di condizioni agiate rinuncerebbe alla procedura a
causa delle spese che questa comporta.
2L'ammissione
al gratuito patrocinio non è concessa se la persona richiedente è in grado di
procedere con atti propri, se la designazione di un patrocinatore non è
necessaria alla corretta tutela dei suoi interessi o se la causa non presenta
difficoltà particolari."
I criteri
posti nella legge cantonale sono dunque identici a quelli fissati dalla
giurisprudenza federale elaborata interpretando le norme di diritto federale
relative alle assicurazioni sociali (cfr. v.art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS), che
sono validi anche sotto l'egida della LPGA.
Al
riguardo, cfr., fra le tante, la STFA del 26 settembre 2000 nella causa D., U
220/99:
"
(…).
Secondo l'art. 152 cpv. 1 OG, in
relazione con l'art. 135 OG, il Tribunale federale delle assicurazioni
dispensa, a domanda, una parte che si trova nel bisogno e le conclusioni della
quale non sembrano dover avere esito sfavorevole, dal pagare le spese
processuali e di disborsi, come pure dal fornire garanzie per le spese
ripetibili,
alle stesse condizioni viene
riconosciuto il gratuito patrocinio qualora l'assistenza di un avvocato appaia
perlomeno indicata (art. 152 cpv. 2 OG),
per costante giurisprudenza, una causa è
sprovvista di possibilità di esito favorevole quando una parte che disponga dei
mezzi necessari non accetterebbe, dopo ragionevole riflessione, il rischio di
incoarla o di continuarla (DTF 125 II 275 consid. 4b e sentenze ivi citate),
(…)."
(STFA
succitata)
In questo
senso la Lag è conforme all'art. 61 lett. f LPGA.
L’istante
va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla
difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo mantenimento
e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF 119 Ia 11ss.;
DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in considerazione
i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo di mantenimento
nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori, B. Cocchi, F.
Trezzini, Codice di procedura civile ticinese, 2a edizione, Lugano 2000, N. 20
ad art. 155, p. 479). L’obbligo dello Stato di accordare l’assistenza
giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento derivante dal
diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano invece in linea di conto le
risorse finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo a norma
dell’art. 328 e 329 CCS (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 20 ad art. 155,
p. 479 e giurisprudenza ivi citata).
Non è
determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (A.
Haefliger, Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165).
Il limite
per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni sull’assistenza
giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai fini del diritto
esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid. 7c).
All’importo
base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25% (cfr.
RAMI 2000 KV 119, p. 156 consid. 3a; cfr. pure sentenze del 2 agosto 2004 nella
causa M., C 49/04, consid. 2.2.2, del 22 aprile 2002 nella causa M., I 713/01,
consid. 3a/aa [pubblicata in PJA 2002 p. 1488], e del 25 settembre 2000 nella
causa E., C 62/00, consid. 3b).
L’indigenza
processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli
necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (cfr. RAMI 1996
N. U 254 pag. 209 consid. 2; STFA non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa
J.P.H., p. 3).
In una
sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TF ha precisato che una richiesta di
assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che
l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione
di un’automobile. Secondo l’Alta Corte il richiedente deve piuttosto -
indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere
considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in
grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono
essere naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno
esistenziale.
L’attestato
municipale sullo stato di indigenza ha per il giudice soltanto valore indicativo
(B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 10 ad art. 156 p. 490).
Nella
commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche
l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. Secondo il TFA,
infatti, si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia (STFA
non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., p. 4, consid. 2 e
giurisprudenza citata non pubbl.). La sostanza deve tuttavia essere disponibile
al momento della litispendenza del processo o per lo meno a partire dal momento
in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della procedura (cfr. DTF
119.
Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369ss).
Generalmente,
dal punto di vista temporale, lo stato di bisogno dell’istante va determinato
secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11
consid. 4a). L’assistenza giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con
effetto retroattivo nella misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti
(cfr. SVR 2000 UV Nr. 3, cfr., anche, STCA 12 marzo 2001 non pubblicata nella
causa R.G., inc. 31.1998.50).
Secondo
la giurisprudenza del TFA, infine, la decisione di concessione dell’assistenza
giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione
processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato
materiale, ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto
retroattivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).
2.12.2
In concreto,
emerge dagli atti di causa che RI 1 vive soltanto grazie all'aiuto
dell'assistenza pubblica (fr. 1’116/mese, cfr. la documentazione acclusa al
doc. III, specificatamente le decisioni rilasciate dell'Ufficio del sostegno
sociale e dell'inserimento).
In tali
circostanze, l'indigenza deve essere ammessa.
Ritenuto,
inoltre, che anche le altre condizioni poste da legge e giurisprudenza appaiono
adempiute, l'istanza tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria va
accolta, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione
economica dell'assicurato dovesse più tardi migliorare (cfr. art. 61 lett. f
LPGA; U. Kieser, op. cit., ad art. 61 N. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al
gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA, cfr. art. 152 cpv. 3 OG;
STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio
2002.
nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V
174; DTF 124 V 301, consid. 6).
Visto
quanto precede, l'assicurato è pure per il momento esonerato dal pagamento
delle spese processuali (cfr. consid. 2.11. e STF I 885/06 del 20 giugno 2007)
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. L'istanza
di assistenza giudiziaria è accolta.
3. Le spese
per complessivi fr. 200 sono poste a carico dell’assicurato. A seguito della
concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte dallo
Stato.
4. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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