32.2006.187
Aspetto medico delle patologie psichiatriche dell'assicurato non è stato sufficientemente approfondito dall'UAI prima dell'emissione della decisione. Atti rinviati per complemento istruttorio
26 settembre 2007Italiano54 min
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Numero d'incarto:
32.2006.187
Data decisione, Autorità:
26.09.2007, TCA
Titolo:
Aspetto medico delle patologie psichiatriche dell'assicurato non è stato sufficientemente approfondito dall'UAI prima dell'emissione della decisione. Atti rinviati per complemento istruttorio
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
PERIZIA
RINVIO ATTI PER ACCERTAMENTI
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 1 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2006.187
cr/DC/sc
Lugano
26 settembre
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il
Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Cinzia Raffa, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 10 novembre 2006
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 10 ottobre 2006 emanata
da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. In data 1°
dicembre 2003 RI 1, nato nel __________, attivo in qualità di gommista, ha
presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti (doc. 1).
1.2. Esperiti gli
accertamenti medico-amministrativi del caso, l’amministrazione, con decisione
formale del 10 ottobre 2006, ha
negato il diritto alla rendita di invalidità, presentando l’assicurato un grado
di invalidità inferiore alla soglia minima del 40% (cfr. doc. C).
1.3. Con
tempestivo ricorso del 10 novembre 2006, completato il 28 novembre 2006,
l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha postulato il riconoscimento di una
rendita intera. Egli ha inoltre chiesto la concessione dall’assistenza
giudiziaria con gratuito patrocinio per la procedura ricorsuale.
Sostanzialmente
l’insorgente ha contestato la perizia del dr. __________ che, contrariamente ai
suoi curanti - i quali lo ritengono totalmente inabile in qualsiasi attività -
lo ha ritenuto inabile al 30% sia nella sua precedente attività di gommista,
sia in altre attività adeguate, di tipo manuale, prive di responsabilità nei
confronti dei terzi, osservando:
"
(...)
La conseguente invalidità del 31% decretata
dall'AI contrasta nettamente con la realtà dei fatti e ora, a maggior ragione,
con il certificato rilasciato il 21.11.2006 dal Dr. __________ (doc. E).
Da tale documento si rileva che il signor RI 1,
classe 1966, è in cura presso la struttura specializzata per la salute mentale __________
dal settembre 2005, avendo egli accusato i primi sintomi depressivi e
agorafobici sin dal 2002 (doc. F).
Il suo stato di salute è tale che egli non ha
attualmente alcuna possibilità di lavorare, così come era totalmente inabile
già nel 2005 quando venne ricoverato all'ospedale di __________, e poi nel 2006
presso la Clinica __________.
Il Dr. __________ è stato molto esplicito
nell'affermare che la sua depressione è estremamente grave essendo accompagnata
da tendenze suicide con intolleranza alle altre persone.
È quindi evidente che un tale paziente ha
un'inabilità lavorativa del 100%, e ciò almeno dal 2005, e che inoltre molto
probabilmente non potrà mai più rientrare nel mercato del lavoro.
La decisione dell'Ufficio AI è dunque
profondamente ingiusta nei confronti del caso umano presentato dal paziente, ed
è inoltre completamente sbagliata sul piano medico.
Il Dr. __________, unitamente al Dr. __________,
al Dr. __________ e al Dr. __________ potranno certificare che si tratta di un
caso estremo di turbamento psichico. (...)" (Doc. III)
1.4. L’UAI, in
risposta, ha postulato un’integrale reiezione dell’impugnativa con argomenti di
cui si dirà, per quanto occorra, nei considerandi di diritto (V).
1.5. Con scritto del
10 gennaio 2007 il patrocinatore ha ribadito quanto già esposto con il ricorso,
rilevando che l’assicurato è totalmente inabile al lavoro fin dal mese di
settembre 2005, così come stabilito dal dr. __________ e poi dal dr. __________,
dal dr. __________ e dal dr. __________, dei quali viene richiesta l’audizione
(VII).
Il doc.
VII è stato trasmesso all’amministrazione (VIII), con la facoltà di presentare
osservazioni scritte.
1.6. In corso di
causa, questa Corte ha interpellato il dr. __________, il quale è stato
invitato a fornire delle precisazioni in merito al contenuto del suo rapporto
peritale e a valutare se gli scritti del dr. __________ e del dr. __________
prodotti dall’assicurato sono atti a modificare le sue conclusioni peritali
(IX).
La sua
risposta è datata 16 luglio 2007 (doc. XI).
L’UAI ha formulato
le proprie osservazioni al riguardo il 30 luglio 2007 (XIV + bis), mentre
l’assicurato, da parte sua, con scritto giunto al TCA il 31 luglio 2007 (XIII).
Tali
osservazioni sono state trasmesse alla relativa controparte (XV, XVI), per
conoscenza.
in
diritto
2.1. Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurato il diritto a una rendita di invalidità, oppure no.
Secondo l’art.
4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.
Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).
Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84
consid. 1b).
Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è
tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una
carente formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o
linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza
confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U 156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione
di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale
per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).
L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.
Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
Fatti
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.2. Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla
salute psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il
danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC
1977 p. 169; Pratique VSI 1996 p. 318, 321, 324; RCC 1992 p. 180; ZAK
1984 p. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, p. 10
consid. 3b; Th. Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, p.
128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)."
(STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, p. 10
consid. 3b).
Secondo
la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),
l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre
1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I
148/98, p. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
2.3. In una sentenza I 894/05 del
16 maggio 2007 il Tribunale federale ha confermato (sul principio del diritto
alla rendita) il giudizio reso dal TCA in data 7 novembre 2005 (inc. 32.2004.1)
nel quale, sulla base di una perizia giudiziaria, questo Tribunale ha ritenuto
un assicurato totalmente inabile la lavoro sia nella sua precedente attività,
sia in qualsiasi altra professione, a causa delle sue patologie psichiatriche.
In quel caso, vista la
contraddittorietà delle valutazioni risultanti dalla documentazione medica agli
atti, in particolare con riferimento alle patologie diagnosticate dai curanti (“sindrome ansioso-depressiva con attacchi di panico accompagnata da
una sintomatologia fobica” secondo uno specialista, “reazione depressiva
prolungata in sindrome da disadattamento (F43.21 dell'ICD-10) in Disturbo di
personalità ansioso (F60.6 dell'ICD-10)” secondo un altro specialista),
rispetto a quelle poste dal perito dell’amministrazione (“sindrome da disadattamento
(F43.21) in disturbo di personalità ansiosa (F60.6); disturbi di panico con
agorafobia (F40.01)”), il TCA ha ordinato l’esperimento di una perizia
giudiziaria.
Nel suo referto peritale
del 31 maggio 2005 (doc. XXXI, pag. 15 e seg. dell’inc.
32.2004.1) il perito ha in particolare posto le diagnosi con influsso
sulla capacità lavorativa di “agorafobia con sindrome di attacchi di panico
(ICD10-F40.01)” e di “episodio depressivo di media gravità con sindrome
biologica” (ICD10-F32.11).
Il perito ha evidenziato che
il caso poteva a prima vista apparire semplice, ma in realtà, dopo esame
accurato, risultava assai complesso, ritenuto il difficile vissuto familiare
dell’assicurato, la fragilità del suo io, la necessità di avere sempre
accanto qualcuno, l’impossibilità di uscire di casa da solo, di guidare
l’automobile o di prendere i mezzi pubblici, con conseguente progressivo
ed ingravescente ritiro sociale.
Il perito ha in particolare messo in evidenza che
l’interessato riusciva a funzionare soltanto grazie alla presenza più o meno
costante di un "io ausiliario", che limitava ma non annullava
i disturbi ansiosi e gli attacchi di panico, rendendo così il peritando
praticamente non-autosufficiente nemmeno per le esigenze della vita quotidiana
non lavorativa. Il perito ha quindi concluso che le patologie di cui
l'assicurato è affetto compromettono in modo completo lo svolgimento di una qualsiasi
attività professionale, rendendolo inabile al lavoro nella misura del 100%.
Infine, il perito ha ritenuto sussistere ancora
tenui possibilità di un miglioramento sul piano clinico, a condizione però che,
finalmente, il peritando si sottoponga alle cure adeguate, ritenuto che quelle
istituite in passato sembrano non aver tenuto adeguatamente conto della
fragilità dell'io, focalizzandosi soprattutto sugli aspetti sintomatici
e sulla cura psicofarmacologica, peraltro sicuramente opportuna. Egli ha aggiunto che probabilmente il peritando necessiterebbe di
una cura stazionaria - sfortunatamente mai realizzata - per un periodo
prolungato e con una presa a carico intensiva di tipo sia psicofarmacologico
che psicoterapeutico. Solo in caso di successo di questa misura si potrebbe
rivalutare la sua idoneità ad eventuali misure di reintegrazione professionale.
Il perito ha però evidenziato di non poter condividere
l'ottimismo del perito dell’UAI che ha ritenuto che una terapia
cognitivo-comportamentale possa avere successo "nella stragrande
maggioranza dei casi", anche perchè i dati della letteratura non vanno in
questo senso.
2.4. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa C., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01; DTF 125 V 352, 122
V 160; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p.
123; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31). A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa il TFA ha
già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da
medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se giungono a
conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14 aprile 1998 nella
causa B., I 569/97; STFA 28 novembre 1996 nella causa F., U 113/96; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e 332;
ZAK 1986 p. 189). In un'altra sentenza inedita il TFA
ha inoltre considerato rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA
al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio non può essere considerato parte
in causa, nel senso che sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe
obbligato a tenere in particolare considerazione gli interessi specifici
dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; DTF 123 V 175, consid. 4b, pag. 178; Pratique VSI 2001 pag.
106, consid. 3c, pag. 110). Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).
Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Massima Istanza ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo
fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con
l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e
l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che
permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la
parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).
Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa C., I 355/03).
Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, in dubbio, egli attesterà in
favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause G., U 329/01 ed S., U 330/01;
DTF 125 V 353 consid. 3b/cc;
Pratique VSI 2001 p. 109; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im
Sozialversicherungsrecht, 1997, p. 230).
Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il
giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare
i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA
25 febbraio 2003 nelle cause G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito
psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni
(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, p. 571 seg., in particolare la nota
158, p. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e
cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in SZS 1999 p. 105 ss), in
ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tenere conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita di integrazione sociale, un eventuale profitto tratto
dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale
della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere
a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (cfr. STCA inc.
32.1999.124 del 27 settembre 2001).
2.5. Nella concreta evenienza,
dalle tavole processuali emerge che la decisione dell’UAI di
ritenere l’assicurato in grado di svolgere, nella misura del 70%, sia la sua
precedente attività di gommista, sia altre attività adeguate (ossia attività di
tipo manuale, prive di responsabilità nei confronti dei terzi) é stata presa
fondandosi, essenzialmente, sulle risultanze di una perizia elaborata il 6
aprile 2006 dal dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia.
Il perito
dell'amministrazione ha personalmente visitato l’assicurato il 29 marzo 2006,
ponendo le diagnosi di sindrome da attacchi di panico (ICD-10:F41.0) e disturbo
del comportamento e della condotta (eteroaggressività, impulsività) in disturbo
di personalità misto (ICD-10:F61.0) (tratti istrionici e tratti immaturi) (doc.
45-8).
Questa la
sua valutazione della situazione psichiatrica:
"
(...)
Di fronte ad un'aumentata crescita di
responsabilità parentale, come pure di fronte alla perdita del proprio ruolo
professionale, essendo stato licenziato, l'assicurato inizia a sviluppare una
sintomatologia agorafobica con attacchi di panico, ed uno stato regressivo il
cui significato e "funzione" risulta pensabile come una
deresponsabilizzazione dal proprio ruolo adulto di marito e padre, con uno
scivolamento verso un'identità di malattia. Dalla comparsa dei primi sintomi
psichici succitati nel 2002, fino a tutt'oggi, l'assicurato ha assunto un
atteggiamento progressivamente caratterizzato da una incapacità di costanza
terapeutica, sia di alleanza terapeutica con i curanti, sia di compliance
terapeutica, cambiando in pochi anni svariati psichiatri curanti, assumendo uno
stile personale di tipo immaturo, caratterizzato da tendenze proiettive nei
confronti dei curanti, risultando incapace di tollerare frustrazioni e critiche
altrui. È apparsa evidente l'incapacità dell'assicurato nel controllare i
propri impulsi aggressivi, mettendo in atto svariati agiti eteroagressivi in
ambito famigliare, con liti violente, sia con un figlio, sia con un
fratellastro, sia con la moglie, con conseguenti necessità di ricoveri
psichiatrici, in alcune circostanze anche con un ricovero coatto presso la __________
di __________.
È di fronte a questi disturbi del comportamento e
della condotta, dei quali l'assicurato non dimostra una particolare critica, in
un crescendo di tensioni familiari e coniugali, che si è reso necessario un
temporaneo inserimento delle due figlie dell'assicurato presso l'istituto __________,
per preservarle da un clima familiare psichicamente disturbante e traumatizzante.
È interessante notare come l'atteggiamento
presentato dall'assicurato, che si ripete nelle svariate relazioni terapeutiche
con gli psichiatri curanti, e durante gli svariati ricoveri psichiatrici, abbia
comportato nei diversi curanti alcune osservazioni simili, ma anche reazioni
controtranferali.
In particolare emerge nell'assicurato da una
parte l'espressione di una sofferenza psichica, inquadrabile in un disturbo da
attacchi di panico, associati a fasi di instabilità d'umore e disturbi del comportamento
(tendenza alla perdita del controllo degli impulsi, all'eteroaggressività),
mentre dall'altra parte emerge un atteggiamento volto ad amplificare i propri
sintomi psichici e comportamentali, che inducono ad un legittimo pensiero ed
osservazione di tratti manipolari, con ricerca di eventuali vantaggi secondari
nella malattia.
La sintomatologia psichica e comportamentale
presentata dall'assicurato si inserisce in una personalità immatura, concreta,
dalla fragile identità, con tratti istrionici ed immaturi, che ne minano la
possibilità di relazioni interpersonali adulte, sia in ambito famigliare, sia
extrafamigliare (sociale e professionale)." (Doc. AI 45-8+9)
A detta
del perito, l’assicurato, affetto da disturbi psichici e comportamentali (disturbo
di attacchi di panico, disturbi del comportamento con tendenza
all’eteroaggressività, instabilità dell’umore), presenta una capacità
lavorativa del 70% sia nella sua attività di gommista, sia in altre attività
adeguate, di tipo manuale, che non implichino responsabilità nei confronti dei
terzi (cfr. doc. 45/10-11).
Successivamente, rispondendo alla richiesta di
chiarimenti da parte del dr. __________ del SMR in merito alla capacità
lavorativa residua dell’interessato (doc. 48-1), con scritto 29 maggio 2006 il
dr. __________ ha precisato che:
"
(...)
1. In
considerazione del suo stile di personalità, caratterizzato da tratti
istrionici ed immaturità, ma anche difficoltà nel controllo degli impulsi,
l'assicurato ha presentato sia difficoltà famigliari, sia in ambito
professionale, con riduzione della capacità di costanza e di tolleranza alle
frustrazioni, ma va anche ricordato che l'attuale legame coniugale è un legame
saldo. In particolare, attraverso la propria attuale famiglia, l'assicurato
gode di una rete affettiva ed umana di sostegno, con punti di riferimento
saldi, in particolare mi riferisco alla moglie, rispetto alla quale si
appoggia.
L'assicurato ha
progressivamente sviluppato maggiori capacità nel controllo dei propri impulsi
a livello famigliare ed a conferma di questo non si sono più ripetuti episodi
violenti intrafamigliari, con necessità di allontanamento delle due figlie da
parte dei servizi sociali. L'assicurato mostra un genuino sentimento e legame
affettivo nei confronti delle due figlie, mostrando un'identità in un ruolo
paterno.
Per
quanto concerne l'episodio di lite, con passaggio all'atto nei confronti di un
fratellastro, per motivi sentimentali legati alla prima
"partner-moglie" dell'assicurato, (con conseguente intervento della
polizia, durante un congedo al domicilio, mentre l'assicurato era ricoverato
presso la Clinica __________ di __________), va considerato anche un fattore
culturale del paese di origine dell'assicurato, rispetto alla propria reazione
nei confronti del succitato fratellastro.
2. Per
quanto riguarda la medicazione psicofarmacologica prescritta al paziente dalla
dimissione dalla Clinica __________ come pure dalla Clinica __________, a base
di ansiolitici (Tranxilium, Trittico), associati a trattamento neurolettico
(Risperdal e Truxal) e stabilizzatore d'umore (Neurontin), va segnalato che
l'assicurato, negli ultimi due anni e mezzo, a detta dei curanti ambulatoriali,
l'ultimo dei quali, Dr. med. __________, non ha presentato una sufficiente
compliance terapeutica, assumendo, in particolare, un trattamento ansiolitico a
base di Tranxilium. Al tempo stesso anche la relazione terapeutica
dell'assicurato con l'ultimo psichiatra curante, Dr. med. __________, è stata
caratterizzata da consultazioni a distanza di due mesi ed oltre, ciò che fa
pensare a periodi di relativo compenso psichico, ma anche ad una tendenza
dell'assicurato a non assumere una regolare terapia psicofarmacologica
"variata ed abbondante".
3.
Ritengo significativo tornare anche al funzionamento psichico del peritando,
caratterizzato da una tendenza, con gli svariati curanti, sia in ambito
ambulatoriale, sia ospedaliero, ed anche nel contesto della perizia
psichiatrica Al, ad un atteggiamento volto ad amplificare l'intensità e la
frequenza dei propri disturbi, con tratti tendenti alla manipolazione, non
emergendo durante il colloquio peritale, un particolare stato emotivo, di
angoscia e tensione interna.
Al tempo stesso il
funzionamento mentale e comportamentale dell'assicurato è caratterizzato da una
tendenza al "tutto o niente", ad un funzionamento basato
sull'emergenza, volto alla richiesta di un pronto intervento medico
psichiatrico, per esempio con ricoveri ospedalieri d'emergenza, seguiti da
altrettante richieste di pronta dimissione, del tipo "oggi stesso",
come è stato il caso nell'ultimo ricovero presso la Clinica __________ di __________,
nell'ultima settimana del marzo 2006. In particolare, dopo il colloquio peritale del 29.03.2006 con il
sottoscritto, Dr. med. __________, mentre l'assicurato era ricoverato presso la
__________ di __________, al termine del suddetto colloquio peritale,
l'assicurato ha fatto rientro alla __________ di __________, richiedendo
"subito" una pronta dimissione, a conferma delle considerazioni
cliniche summenzionate."
(Doc. AI 50-1+2+3)
L’assicurato
ha contestato tali conclusioni, producendo due certificati medici e meglio:
-
scritto del 12 settembre 2006 del dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, dal quale emerge che:
" (...)
Per quanto lo stato
psichico del paziente presenti delle fluttuazioni frequenti, ciò che appare in
modo evidente se si considera un periodo di osservazione lungo è quanto segue:
1. II paziente presenta uno stato ansioso permanente di forte
intensità che il più dei giorni gli impedisce di uscire di casa, e a fatica
riesce a superare la sua ansia se viene accompagnato dalla moglie: già questa
caratteristica di per sé rende poco realistico il progetto di rendersi
disponibile per un'attività lucrativa.
2. II paziente presenta una forte instabilità emotiva che lo
rende sovente molto irritabile e intrattabile con qualsiasi interlocutore. In
caso di conflitto vi è poi il pericolo che egli diventi fisicamente aggressivo
sia nei confronti di oggetti, sia nei confronti di persone. Ritengo che la sua
instabilità non gli permetta di manifestare la normale flessibilità che invece
è necessaria per poter intraprendere e mantenere un rapporto di lavoro." (Doc. AI 58-1)
-
scritto del 21 novembre 2006 del dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, del seguente tenore:
" Il Signor RI 1, 18.05.1966, è in cura presso il nostro __________ dal
settembre 2005. Presenta attualmente una sintomatologia depressiva associata ad
una sindrome agorafobica con attacchi di panico.
In Svizzera dal 1990 ha lavorato come gommista ed ha
iniziato ad accusare sintomatologia psichiatrica dal maggio del 2002.
Visto successivamente
al __________ di __________ dal Dottor __________, dal Dottor __________ ed è
stato ricoverato anche all'Ospedale di __________ nel 2005 e alla Clinica __________
nel 2006.
Il paziente presenta
attualmente una forte deflessione nel tono dell'umore accompagnata da idee di
suicidalità, ipersensibilità, intolleranza alla presenza di persone e marcato
isolamento.
È sottoposto a
terapia a base di ansiolitici e antidepressivi, accompagnata a una presa a
carico psicoterapeutica e presenta un’inabilità
lavorativa al 100%." (Doc. E)
Nelle sue annotazioni dell’11 dicembre 2006 il
dr. __________ del SMR ha osservato:
"
(...)
In sede di ricorso vengono
presentati:
- certificato del 21.11.2006 del __________: sarebbe in cura da settembre 2005 con presenza di
forte deflessione di umore, intolleranza alla presenza di persone e isolamento.
valutazione:
l'attuale certificato presentato in sede di ricorso non permette di oggettivare
una modifica sostanziale dello stato di salute dell'assicurato rispetto alla
valutazione peritale di aprile 2006. I disturbi elencati erano già noti in sede
peritale e rispettano le indicazioni soggettive dell'assicurato e le
indicazioni dei curanti precedenti (in particolare dr. __________, rapporto del
26.4.2004), indicazioni che in sede di perizia sono state ridimensionate e
debitamente analizzate." (Doc. Vbis)
In corso
di causa, questa Corte si è rivolta al dr. __________, chiedendo alcune
precisazioni in merito al suo referto peritale e sottoponendogli gli scritti
del dr. __________ e del dr. __________, con invito ad apprezzare se tali
referti sono atti a modificare le sue conclusioni peritali (IX).
Questa è
stata la sua risposta, pervenuta al TCA in data 16 luglio 2007:
"
(...)
Rispetto ai due certificati medici, redatti
rispettivamente dallo psichiatra curante, Dr. med. __________, in data
12.09.2006 e dal Dr. med. __________, in data 21.11.2006, va considerata una
teorica possibilità di un peggioramento clinico psicopatologico, intercorso dal
29.03.2006, giorno del colloquio peritale da me effettuato con il Signor RI 1,
fino ad arrivare ai due certificati dei colleghi psichiatri succitati, redatti
a distanza, rispettivamente, di
sei e otto mesi. Va anche tenuto conto, comunque, di quali siano le
responsabilità del peritando, Signor __________, rispetto alle sue difficoltà
psichiche e comportamentali rispetto ad un loro permanere ed aggravarsi. In
particolare, mi chiedo quanto la compliance terapeutica, vale a dire una
regolare assunzione del trattamento psicofarmacologico ed una regolare
relazione ed alleanza terapeutica, con gli psichiatri curanti, sia
effettivamente stata messa in atto dal Signor RI 1. Almeno fino al mio colloquio
psichiatrico peritale del 29.03.2006, a detta dello psichiatra curante, Dr.
med. __________, con il quale ho avuto un colloquio telefonico in data
29.03.2006, in cui confermava come il peritando non presentasse una particolare
regolarità e frequenza di colloqui ed osservazione psichiatrica ambulatoriale,
come pure non si poteva escludere una scarsa compliance terapeutica
psicofarmacologica.
In questo senso ho un lecito sospetto che il
peritando, Signor RI 1, presenti una sua corresponsabilità, rispetto ai suoi
disturbi psichici. In particolare rispetto al disturbo da attacchi di panico,
che gli impedisce di uscire di casa, va considerato che da un punto di vista
medico psichiatrico, questo è un disturbo che teoricamente presenta una prognosi
favorevole, a condizione che venga trattato in modo opportuno ed adeguato, con
un trattamento antidepressivo ed ansiolitico, associato ad un trattamento
psicoterapico elettivo di tipo cognitivo-comportamentale. Per quanto concerne
l'instabilità emotiva e dei disturbi del comportamento (scarso controllo degli
impulsi, ridotta tolleranza alle frustrazioni, possibilità di agiti
eteroaggressivi), rappresentano, in parte, un tratto culturale e di
identificazione ad un padre, descritto come violento e maltrattante, nei
confronti delle partners e dei figli. Va anche esplicitato che, su un piano di
realtà, nonostante queste caratteristiche di personalità instabile, il
peritando, Signor RI 1, ha comunque mostrato buone capacità di costanza
lavorativa e professionale a lungo termine, visto che ha lavorato come
gommista, presso la __________ di __________, dal 1995 al 2000, interrotto
"per mancanza di lavoro", venendo riassunto, nel novembre 2001, dalla
stessa ditta __________, fino al marzo 2002, quanto poi è stato licenziato.
Inoltre, dal 1997, sempre come gommista, il
peritando ha lavorato presso la ditta "__________ di __________ ",
fino al 2000-2001, anche in questa occasione, interrotto "per mancanza di
lavoro".
In conclusione, quindi, risulta teoricamente possibile
che i due certificati, dei colleghi summenzionati, rispettivamente Dr. med. __________
e Dr. med. __________, abbiano ravvisato un peggioramento clinico
psicopatologico, relativo al Signor RI 1, ma non tale da modificare, in modo
radicale e totale, le conclusioni della perizia da me effettuata.
Risposta ai quesiti
1. Qual è l'esatta diagnosi dei disturbi di cui soffre
l'assicurato in base a una classificazione conosciuta?
Sindrome da attacchi di panico (ICD-10: F
41.0).
Disturbo del
comportamento e della condotta (eteroaggressività, impulsività), in disturbo di
personalità misto (ICD-10: F 61.0) (tratti istrionici e tratti immaturi).
2. Da quando è presente l'affezione?
L'affezione è presente dall'ottobre 2003.
3. Qual è stato il decorso della stessa?
Considerandi
II decorso della su
descritta affezione è risultato caratterizzato da svariati cambiamenti di
psichiatra curante:
- 2002-2003: Dr.ssa
med. __________ - 2003: Dr. med. __________ - 2004: Dr. med. __________
- 2004-2005: Dr.ssa med. __________
- 2005: Dr. med. __________
- 2005: __________ (Dr. med. __________)
Oltre ad alcuni
ricoveri psichiatrici:
- 2005: __________ di __________ -
2005: Clinica __________ di __________
- 2006: Clinica __________ di __________ -
2006: Clinica __________ di __________
I succitati
frequenti e ricorrenti cambiamenti di psichiatra curante, possono essere
considerati come espressione di una tendenza del peritando, Signor RI 1, a
deresponsabilizzarsi rispetto alle proprie difficoltà psichiche e
comportamentali, tendendo a proiettare all'esterno e, in questo senso, verso il
terapeuta curante, le proprie difficoltà psichiche, di esame di realtà ed
assunzione di responsabilità nelle cure. Conseguenza di un ricorrente
cambiamento di psichiatri curanti è anche una tendenza a non seguire, in modo
costante e regolare, le indicazioni terapeutiche prescritte dal curante, ciò
che porta a considerare anche, durante il decorso dell'affezione psichica,
presentata dal peritando, anche una sua scarsa compliance terapeutica e quindi una
sua corresponsabilità.
4.
Cosa può dire in merito alla gravità dell'affezione e quali
sono i motivi che giustificano, a suo avviso, un'incapacità lavorativa del 30%?
In merito alla
gravità dell'affezione psichica, vale a dire una sindrome da attacchi di
panico, in un disturbo di personalità misto, ribadisco quanto già su descritto,
vale a dire che questa affezione, da un punto di vista medico-psichiatrico,
presenta una media gravità che risulta curabile, attraverso un adeguato
trattamento psicofarmacologico, associato ad un elettivo trattamento
psicoterapico di tipo cognitivo-comportamentale. Altri motivi, che
giustificano, a mio avviso, una incapacità lavorativa del 30%, riguardano da un
lato una parziale tendenza del peritando, Signor RI 1, ad amplificare i suoi
sintomi psichici, fatto questo da me osservato, durante il colloquio peritale,
del 29.03.2006, ma anche osservato dai colleghi psichiatri curanti, con i quali
ho avuto un colloquio telefonico (rispettivamente Dr.ssa med. __________, Dr.
med. __________ - Clinica di __________, Dr. med. __________ - Clinica di __________).
5.
Qual è a suo avviso la prognosi?
A mio avviso, la
prognosi risulta incerta, nel senso che risulta lecito pensare, da un punto di
vista medico psichiatrico, il rischio che si sviluppi un vantaggio secondario
nella malattia, associato ad un disinvestimento, rispetto ad una identità
professionale, ad una spinta motivazionale di riscatto e recupero
professionale.
6.
In che misura la prognosi può essere influenzata dall'applicazione
di provvedimenti terapeutici?
La prognosi può
essere influenzata da provvedimenti terapeutici, quali quello
psicofarmacologico e psicoterapico su descritti, ma, a questo punto, risulta
anche indicato, da un punto di vista medico-psichiatrico, porre anche
l'indicazione di una verifica eventuale, di un'assunzione del trattamento
psicofaramacologico (dosaggio ematico del trattamento psicofarmacologico
antidepressivo specifico, indicato per la sindrome da attacchi di panico).
7.
Voglia descrivere lo stato di integrazione sociale
dell'assicurato?
Da un punto di vista
dello stato di integrazione sociale dell'assicurato, va considerato che la
relazione coniugale per l'assicurato rappresenta un punto di riferimento e di
stabilità dello stesso, almeno parzialmente. Con il febbraio 2006, le due
figlie dell'assicurato, avute dalla relazione con l'attuale moglie, hanno fatto
rientro al domicilio, (provenienti dall'Istituto Casa __________, dove erano
state temporaneamente inserite), ciò che conferma una ritrovata armonia ed
equilibrio famigliare e coniugale dell'assicurato stesso.
Da un punto di vista
sociale, ma soprattutto di realtà, va considerato che la famiglia
dell'assicurato versa in condizioni economiche precarie, per debiti economici
con un precedente padrone di casa.
8.
In quale misura lo stato psichico dell'assicurato è da
ricondurre a problemi di carattere sociale?
Lo stato psichico
dell'assicurato, a mio modo di vedere, non è da ricondurre del tutto a problemi
di carattere sociale, ma ad un insieme di fattori bio-psicologici-sociali, in
particolare fattori culturali, di stile di personalità, caratterizzato da
tratti immaturi, con tendenza all'impulsività, e ad una scarsa tendenza
all'autocritica, ma semmai con una tendenza alla proiezione, sull'esterno e
sugli altri, delle proprie difficoltà di realtà sociale e professionale.
9.
Da quando l'assicurato si trova in sua cura e a quali terapie
l'ha sottoposto (tipo, frequenza, ecc.)?
L'assicurato non è in
mia cura, avendolo conosciuto unicamente in qualità di perito psichiatra, in
data 29.03.2006, epoca appunto del colloquio peritale psichiatrico da me
svolto.
10.
Da quando valuta l'inabilità lavorativa
del 30%?
Da un punto di vista
medico-psichiatrico, valuto l'inabilità lavorativa del 30% dall'ottobre 2003." (Doc. XI)
2.6
Nell’evenienza
concreta, questo TCA, chiamato a verificare se lo stato di salute del
ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima
dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attento esame della copiosa
documentazione medica agli atti, deve ritenere che l’aspetto medico non sia
stato sufficientemente approfondito. Infatti, come verrà esposto nel dettaglio
qui di seguito, considerata la divergenza esistente tra le diagnosi poste dai
curanti e quanto valutato dal perito dell’UAI e tenuto conto delle molteplici
analogie esistenti fra il caso di specie e la fattispecie riassunta al consid.
2.3
- in cui l’Alta Corte, con sentenza I 894/05 del 16 maggio 2007, ha confermato (sul principio del diritto alla rendita)
il giudizio di questo Tribunale e ribadito la correttezza della valutazione del
perito giudiziario, scaturita da approfonditi accertamenti specialistici di
natura psicologica e psichiatrica - a mente del TCA si giustifica il rinvio
degli atti all’amministrazione perché ordini una nuova perizia psichiatrica, che
esamini, in maniera accurata e dettagliata, le patologie che affliggono
l’assicurato, ponendo delle chiare diagnosi e stabilendo l’influsso delle
stesse sulla capacità lavorativa residua sia nella precedente professione, sia
in altre attività adeguate.
Dagli
atti risulta infatti che il perito, dr. __________, cui l’Ufficio AI ha
affidato l’incarico di valutare le patologie psichiatriche dell’assicurato, ha
posto le diagnosi di “sindrome da attacchi di panico (ICD10-F41.0) e di
disturbo del comportamento e della condotta (eteroaggressività, impulsività),
in disturbo di personalità misto (ICD10-F61.0) (tratti istrionici e immaturi)”,
valutando un grado di capacità lavorativa residua del 70% sia nella sua
professione di gommista, sai in altre attività adeguate, di tipo manuale, che
non implichino responsabilità nei confronti dei terzi (doc. 45 e doc. XI).
Il TCA
constata che queste affezioni presentano le seguenti caratteristiche:
"
F41.0 Sindrome da attacchi di panico (ansia
episodica parossistica)
La caratteristica essenziale di questa sindrome è
rappresentata da ricorrenti attacchi di intensa ansia (panico) che non sono
limitati ad alcuna particolare situazione o gruppo di circostanze e che quindi
sono imprevedibili. Come nelle altre sindromi ansiose, i sintomi predominanti
includono l’improvvisa insorgenza di palpitazioni, dolore toracico, sensazione
di soffocamento, capogiri e sentimenti di irrealtà (deresponsabilizzazione o
derealizzazione). Vi è quasi invariabilmente anche una paura secondaria di
morire, di perdere il controllo o di impazzire. La sindrome di attacchi di
panico non deve essere la diagnosi principale se il paziente al momento
dell’esordio degli attacchi di panico soddisfa i criteri per la sindrome
depressiva; in queste circostanze, gli attacchi di panico sono con molta
probabilità secondari alla depressione.
Crisi di panico
Stato di panico
Esclude:
agorafobia con sindrome da attacchi di panico (F40.0)
DCR-10
A. L’individuo
ha attacchi di panico ricorrenti, che non sono costantemente associati con una
situazione o un oggetto specifico e che spesso compaiono spontaneamente (cioè,
gli episodi sono imprevedibili). Gli attacchi di panico non sono associati con
sforzi accentuati o con l’esposizione a situazioni pericolose o minacciose per
la vita.
B. L’attacco
di panico è caratterizzato da tutti gli aspetti seguenti.
(1) vi
è un episodio discreto di intensa paura o disagio;
(2) l’esordio
è brusco;
(3) la
sintomatologia raggiunge l’apice entro pochi minuti e persiste per almeno
alcuni minuti;
(4) sono
presenti almeno quattro sintomi tra quelli elencati di seguito, dei quali
almeno uno tra (a) e (d):
Sintomi
da attivazione vegetativa
(a) palpitazioni
o accelerazione del ritmo cardiaco
(b) sudorazione
(c) tremore
(d) bocca
secca (non dovuta all’uso di farmaci o a disidratazione)
Sintomi
toracici e addominali
(e) difficoltà
nel respiro
(f) sensazione
di soffocamento
(g) dolore
o fastidio toracico
(h) nausea
o sensazione di fastidio all’addome (ad esempio, ribollimenti nello stomaco)
Sintomi
psichici
(i) sensazione
di vertigini, instabilità, mancamento o testa vuota
(j) sensazione
che gli oggetti siano irreali (derealizzazione) o che la propria persona sia
distante o “non realmente qui” (depersonalizzazione)
(k) paura
di perdere il controllo, di impazzire o di svenire
(l) paura
di morire
Sintomi
generali
(m) vampate
di calore o sudore freddo
(n) sensazione
di intorpidimento o di formicolio
C. Criteri
di esclusione più comunemente usati. Gli attacchi di panico non sono dovuti
ad una malattia somatica, ad una malattia mentale organica (F00-F09), o ad
altre sindromi psichiche come la schizofrenia e sindromi correlate (F20-29), le
sindromi affettive (F30-39) o le sindromi somatoformi (F45).
L’ampiezza della gamma di variabilità individuale
del contenuto e della gravità della sindrome è tale che, se lo si desidera, si
possono distinguere con una quinta cifra due sottotipi:
F41.00 sindrome
da attacchi di panico, di gravità media. Almeno quattro attacchi di panico in
un periodo di quattro settimane.
F41.01 sindrome
da attacchi di panico, grave. Almeno quattro attacchi di panico per settimana
durante un periodo di quattro settimane.
(cfr. "ICD-10. Classificazione delle
sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano
2003, pag. 146-148).
"
F61.0 Disturbi di personalità misti
Sono presenti aspetti di più disturbi descritti
in F60, ma non in misura tale da soddisfare i criteri per alcuno di essi.”
(cfr. "ICD-10. Classificazione delle
sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano
2003, pag. 218).
Di
diverso parere i curanti, dr. __________ e dr. __________, che reputano per
contro l’insorgente totalmente inabile al lavoro.
Nel suo
referto del 12 settembre 2006 il dr. __________ ha diagnosticato uno stato
ansioso permanente di forte intensità che il più dei giorni impedisce
all’interessato di uscire di casa e una forte instabilità emotiva, che lo rende
intrattabile e irritabile, col pericolo, in caso di conflitto, di sviluppo di
aggressività nei confronti degli oggetti e delle persone. Viste tali premesse,
il dr. __________ ha quindi ritenuto che l’assicurato non possa intraprendere e
mantenere un rapporto di lavoro (doc. 58).
Il dr. __________,
dal canto suo, nel certificato medico del 21 novembre 2006, ha posto la diagnosi di sintomatologia
depressiva associata ad una sindrome agorafobica con attacchi di panico,
attestando una inabilità lavorativa del 100% (doc. E).
Al
riguardo, va innanzitutto evidenziato che per consolidata giurisprudenza
il giudice delle assicurazioni sociali
valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto
esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti
verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento
retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251
consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99
V 102).
Nel
caso di specie, i referti del 12 settembre 2006 del dr.
__________ (doc. 58) e del 21 novembre 2006 del dr. __________
(doc. E), che certificano l’esistenza di una sindrome
depressiva associata ad una sindrome agorafobica con attacchi
di panico, possono essere presi in considerazione, poiché l’uno (dr. __________)
precedente alla data di emissione della decisione impugnata (10 ottobre 2006) e
l’altro (dr. __________), pur essendo successivo, si riferisce comunque ad una
situazione antecedente alla decisione contestata, essendo l’assicurato in cura
specialistica presso il __________ fin dal mese di settembre 2005.
I certificati degli specialisti curanti appena
citati attestano quindi l’esistenza di patologie in parte diverse rispetto a
quelle diagnosticate dal dr. __________ nell’ambito della sua perizia per conto
dell’Ufficio AI, ma molto simili a quelle diagnosticate dal perito giudiziario nell’ambito
della perizia esperita nel caso riassunto al consid. 2.3., che come verrà
esposto nel dettaglio qui di seguito presenta numerose analogie con la
situazione del signor RI 1.
In quell’occasione, il perito aveva diagnosticato un’agorafobia con sindrome di attacchi di panico
(ICD10-F40.01) e un episodio depressivo di media gravità con sindrome biologica
(ICD10-F32.11). Queste patologie presentano le seguenti caratteristiche:
"
F32.1 Episodio depressivo di media gravità
Sono di solito presenti quattro o più dei sintomi
elencati in F32 ed anche qui di seguito e il soggetto presenta una
considerevole difficoltà a continuare le abituali attività.
DCR-10
A. Debbono
essere soddisfatti i criteri generali per l’episodio depressivo (F32).
B. Debbono
essere presenti almeno due dei tre sintomi elencati nel criterio C di F32.0, in
modo da raggiungere un totale di almeno sei sintomi.
Una quinta cifra può essere usata per specificare
la presenza o assenza della sindrome “biologica” (come definita a pag. 125):
F32.10 senza
sindrome “biologica”
F32.11 con
sindrome “biologica”
(cfr.
"ICD-10. Classificazione delle sindromi e dei disturbi psichici e
comportamentali". Ed. Masson, Milano 2003, pag. 127).
"
F40.0 Agorafobia
Si tratta di un gruppo ben definito di fobie che
comprendono le paure di uscire di casa, di entrare in negozi e luoghi pubblici
o affollati, o di viaggiare da soli in treni, autobus o aeroplani. L’attacco di
panico è una caratteristica frequente degli episodi attuali e precedenti.
Sintomi depressivi e ossessivi e fobie sociali possono pure essere
frequentemente presenti come aspetti secondari. L’evitamento della situazione
fobica è spesso preminente ed alcuni agorafobici sperimentano scarsa ansia
perché sono capaci di evitare tale situazione.
Agorafobia senza storia di attacchi di panico
Sindrome da attacchi di panico con agorafobia
DCR-10
A. È
presente una paura marcata e costante o un esitamento di almeno due delle
seguenti situazioni
(1) la
folla
(2) i
luoghi pubblici
(3) viaggiare
da soli
(4) viaggiare
lontano da casa
B. Nella
situazione temuta debbono essere comparsi simultaneamente, in almeno un’occasione,
due o più sintomi d’ansia di cui almeno uno compreso tra (1) e (4) nella lista
che segue:
Sintomi
da attivazione vegetativa
(1) palpitazioni
o accelerazione del ritmo cardiaco
(2) sudorazione
(3) tremore
(4) bocca
secca (non dovuta all’effetto dei farmaci o a disidratazione)
Sintomi
toracici e addominali
(5) difficoltà
nel respiro
(6) sensazione
di soffocamento
(7) dolore
o fastidio al torace
(8) nausea
o sensazione di fastidio all’addome (ad esempio, ribollimenti nello stomaco)
Sintomi
psichici
(9) sensazione
di vertigini, instabilità, mancamento o testa vuota
(10) sensazione
che gli oggetti siano irreali (derealizzazione) o che la propria persona sia
distante o “non realmente qui” (depersonalizzazione)
(11) paura
di perdere il controllo, di impazzire o di svenire
(12) paura
di morire
Sintomi
generali
(13) vampate
di calore o sudore freddo
(14) sensazione
di intorpidimento o di formicolio
C. L’evitamento o i sintomi ansiosi causano un significativo disagio
emozionale e l’individuo riconosce che essi sono eccessivi o irragionevoli.
D. I sintomi compaiono esclusivamente o prevalentemente nelle
situazioni temute o quando si pensa ad esse.
D. Criteri di esclusione più comunemente usati. La paura o l’evitamento delle situazioni (criterio A) non sono il
risultato di deliri, allucinazioni o altre condizioni quali malattie mentali
organiche (F00-F09), schizofrenia e sindromi correlate (F20-29), sindromi
affettive (F30-39) o sindrome ossessivo-compulsiva (F42), e non sono secondari
a credenze culturalmente condizionate. La presenza o l’assenza di una sindrome
da attacchi di panico (F41.0) nella maggiorparte delle situazioni agorafobiche
può essere specificata mediante l’uso di una quinta cifra:
F40.00 senza sindrome da attacchi di panico
F40.01 con sindrome da attacchi di panico
Opzioni per la valutazione della gravità
La valutazione della gravità del quadro descritto
in F40.00 può essere basata sul grado di evitamento, considerando il contesto
culturale specifico. La valutazione della gravità del quadro descritto in
F40.01 può essere basata sul numero degli attacchi di panico.
(cfr. "ICD-10. Classificazione delle
sindromi e dei disturbi psichici e comportamentali". Ed. Masson, Milano
2003, pag. 141-143).
Questo Tribunale, tutto ben considerato, viste le
caratteristiche delle patologie appena esposte, considerato che le stesse sono
state diagnosticate dagli specialisti curanti dell’interessato e ritenute le
molteplici analogie fra il caso presente e quello giudicato dal TCA nel
novembre 2005 e confermato dal TF (cfr. consid. 2.3.), non può ritenere
concludente la perizia del dr. __________.
Da una
parte, infatti, occorre rilevare che quanto certificato dal dr. __________,
vale a dire l’esistenza di una sintomatologia depressiva associata ad una sindrome
agorafobica con attacchi di panico, era già stato diagnosticato in occasione
del ricovero presso l’Ospedale __________ di __________, dove l’assicurato è
rimasto degente dal 24 gennaio 2005 al 6 giugno 2005.
Nel
rapporto del 22 agosto 2005 il dr. __________, spec. FMH in psichiatria e
psicoterapia, la dr.ssa __________, Capo-clinica e la dr.ssa __________, medico
assistente, hanno infatti posto le diagnosi di sindrome agorafobica con
attacchi di panico (F40.01), episodio depressivo di media gravità (F32.1) e di
disturbo di personalità misto (F61.0), evidenziando, quali motivi del ricovero,
il fatto che l’assicurato afferma, nonostante la terapia psicofarmacologica, di
“avere dei pensieri negativi, di piangere molto, di avere molta paura di
stare da solo (ha bisogno di avere una presenza costante vicino a lui) e di
non riuscire ad uscire di casa da solo. L’intensità di questa
sintomatologia avrebbe completamente condizionato la vita dei suoi familiari:
in certi periodi la moglie non può uscire di casa nemmeno per svolgere certi
bisogni primari (fare la spesa ad esempio) come a volte non può nemmeno stare
in un locale della casa distante da dove si trova il marito” (doc. 40-1,
sottolineatura della redattrice).
Nelle loro valutazioni di decorso gli specialisti
di __________ hanno evidenziato uno spiccato polimorfismo clinico, con ripetute
fluttuazioni dei sintomi presentati: da un lato hanno osservato disturbi di
ordine agorafobico e depressivo che hanno risposto solo in parte e con
lenta progressività alla modifica della terapia instaurata, mentre dall’altra
si è evidenziata una modalità comportamentale particolarmente disadattata, che
ha reso assai difficoltoso un progetto di rientro definitivo al domicilio. Gli
psichiatri hanno concluso che:
"
L’interessato ha mostrato tratti di
funzionamento istrionico (tendenza alla drammatizzazione e alla teatralità,
affettività labile e superficiale) e anti-sociale (scarso rispetto delle norme
e degli obblighi sociali, bassa soglia di tolleranza alle frustrazioni e
relativamente alla scarica dell’aggressività, tendenza alla manipolazione). La
dimissione è avvenuta con un miglioramento solo parziale dei disturbi
descritti, nonostante la degenza prolungata. Non solo la prognosi lavorativa si
presenta sfavorevole (l’attuale incapacità lavorativa totale verrà rivalutata
dai colleghi del __________ di __________, dove il signor RI 1 sarà seguito
ambulatorialmente), ma anche la stessa qualità di vita odierna appare
significativamente pregiudicata, ciò malgrado una prospettiva di continuazione
del trattamento psichiatrico.” (Doc. 40-3)
Anche il dr. __________, nel suo rapporto medico
del 26 aprile 2004 per l’UAI ha posto le diagnosi di sindrome
ansioso-depressiva (F41.2) e di sindrome da attacchi di panico (F41.0), ritenendo
l’interessato totalmente inabile lavoro. Il dr. __________ ha sottolineato che
a causa della forte tendenza all’ansia l’interessato non è padrone
della sua giornata, non riesce ad uscire di casa da solo e non sopporta nemmeno
di restare in casa da solo (doc. 16-2, sottolineatura della redattrice).
Nel certificato medico del 21 novembre 2006 il
dr. __________ – dopo aver ricordato di avere in cura l’interessato, presso il __________,
fin dal mese di settembre 2005 e dopo aver evidenziato che a causa della sintomatologia
psichiatrica, insorta nel maggio del 2002, l’interessato è stato in cura
dapprima presso il dr. __________ e il __________ di __________, poi presso il
dr. __________ e ha subito pure diversi ricoveri, in particolare presso l'Ospedale
di __________ nel 2005 e alla Clinica __________ nel 2006 - ha posto la
diagnosi di sintomatologia depressiva associata ad una sindrome agorafobica
con attacchi di panico, attestando una inabilità lavorativa del 100%. Il dr. __________ ha spiegato che l’interessato
presenta una forte deflessione nel tono dell'umore accompagnata da idee di
suicidalità, ipersensibilità, intolleranza alla presenza di persone e marcato
isolamento, per le quali è sottoposto a terapia a base di ansiolitici e
antidepressivi, accompagnata a una presa a carico psicoterapeutica (doc. E, sottolineature della redattrice).
Nonostante tali attestazioni da parte di diversi
specialisti in psichiatria, il dr. __________ non ha ritenuto che l’assicurato
presenti una sintomatologia depressiva. Tale aspetto, tuttavia, viste le
certificazioni degli specialisti curanti e sulla base dell’insieme delle
circostanze, merita di essere ulteriormente approfondito.
D’altra parte, va evidenziato che la presente
fattispecie presenta più di un’analogia con il caso riassunto al consid. 2.3.,
in cui, a fronte di pareri discordanti fra gli specialisti curanti e il perito
dell’UAI, il TCA ha ordinato una perizia giudiziaria.
Anche in quel caso, analogamente alla fattispecie
presente, i curanti ritenevano che l’assicurato presentasse una sindrome ansioso-depressiva con attacchi di panico accompagnata da
una sintomatologia fobica, mentre il perito dell’UAI
aveva ritenuto presente solo le diagnosi di sindrome da disadattamento
(F43.21) in disturbo di personalità ansiosa (F 60.6) e disturbi di panico con
agorafobia (F 40.01).
Dalla perizia giudiziaria è poi risultato che
l’assicurato, conformemente a quanto ritenuto dagli specialisti curanti, soddisfava praticamente tutti i criteri diagnostici contemplati
nell'ICD10 delle malattie per "Agorafobia con sindrome di attacchi di
panico" (F41.01), nonché quelli di un "Episodio depressivo di media
gravità con sindrome biologica" (F.32.11), patologie che secondo il parere
del perito rendevano l’assicurato totalmente inabile al lavoro in qualsiasi
attività. Il pieno valore probatorio attribuito a tale perizia giudiziaria da
parte del TCA è stato poi integralmente confermato dall’Alta Corte nella
pronuncia I 894/05 del 16 maggio 2007, in cui ha sottolineato che “non sussiste motivo di scostarsi dalle conclusioni della perizia
del dr. X, ritenuto che la valutazione della capacità lavorativa
dell’interessato è scaturita da approfonditi accertamenti di natura psicologica
e psichiatrica” (cfr. sentenza citata, consid. 4.2.).
Questo Tribunale rileva che anche nel caso riassunto
al consid. 2.3., così come nella presente fattispecie, l’assicurato presentava
un difficile vissuto familiare (figlio illegittimo,
nato da una relazione extra-coniugale stabile, duratura, tra una donna ansiosa,
"soffocante" ma tendente a nascondere il proprio malessere, e un uomo
"assente"), si era poi dovuto confrontare con
un divorzio traumatico e con il licenziamento dal suo posto di
lavoro. Di fronte a queste difficoltà, l’assicurato - dall'io fragile e infantile, bisognoso di un contenitore
perennemente a sua disposizione, di un sostegno che gli impedisse di
"andare a pezzi" – ha sviluppato una forte dipendenza da terze
persone, quali dapprima un fratello, un amico, un collega, poi, per qualche
anno, la moglie e i di lei genitori e, infine, la sua compagna. Il perito ha
rilevato che lo svolgimento di tutte le attività quotidiane dell'assicurato è
fortemente limitato dai disturbi di cui soffre, soprattutto dal disturbo
agorafobico che ne ha imposto un progressivo ed ingravescente ritiro sociale.
Il perito ha messo in rilievo il fatto che l'assicurato non è praticamente
più in grado di uscire di casa se non accompagnato da una figura familiare da
cui si sente in parte protetto. Questo peraltro non gli è sufficiente ad
evitare, nelle situazioni particolarmente a rischio, di avere delle crisi di
panico. Inoltre, l'assicurato ha forti difficoltà anche nel trascorrere
da solo del tempo in casa e raramente riesce ad accudire la figlia di 2
anni. Neppure riuscirebbe a dormire da solo, necessitando la presenza nella
stessa camera, di un'altra persona. Il perito giudiziario ha sottolineato che
l’interessato funziona soltanto grazie alla presenza più o meno costante di un
"io ausiliario", che limita ma non annulla i disturbi ansiosi
e gli attacchi di panico, rendendo così il peritando praticamente
non-autosufficiente nemmeno per le esigenze della vita quotidiana non
lavorativa. Lo specialista ha inoltre evidenziato la presenza di una deflessione
dell'umore ad andamento circadiano, con ideazione pessimistica, mancanza di
slancio vitale e un corredo di sintomi biologici considerevole (sottolineature
della redattrice).
Tutti questi aspetti appena riassunti, presenti
nel caso giudicato dal TCA e confermato dal Tribunale federale, si ritrovano
puntualmente anche nella fattispecie oggetto della presente vertenza.
Il
perito, dr. __________, ha infatti evidenziato che l’assicurato ha un vissuto
difficile alle spalle: egli è infatti nato e cresciuto in una famiglia con
un padre violento; in giovanissima età si è ritrovato ad essere padre di tre
figli, rimasti poi totalmente a suo carico, dopo l’abbandono del tetto
coniugale da parte della madre, dovendosi quindi confrontare con un’aumentata
responsabilità e con l’incapacità di tollerare la propria solitudine e vuoto
affettivo, instaurando subito una nuova relazione e appoggiandosi molto alla
nuova moglie. In tale contesto già difficile egli si è ritrovato ad
affrontare il licenziamento, iniziando a sviluppare una sintomatologia
agorafobica con attacchi di panico ed uno stato regressivo, nel senso di
una deresponsabilizzazione dal proprio ruolo di marito e padre, verso
un’identità di malato. Da allora egli da una parte ha sviluppato una sofferenza
psichica, inquadrabile in un disturbo da attacchi di panico, associati a
fasi di instabilità d’umore e disturbi del comportamento, mentre dall’altra
emerge un atteggiamento volto ad amplificare i propri sintomi psichici e
comportamentali, con tratti manipolatori, con ricerca di eventuali vantaggi
secondari nella malattia (doc. 45-9, sottolineature della redattrice). Il
perito ha aggiunto che l’interessato si presenta come una persona parzialmente
regredita, disimpegnata, che ha disinvestito le proprie capacità e risorse
potenziali, che ha abdicato dalla propria identità professionale, scivolando
verso una identità di malato, con rischi di vantaggi secondari nella malattia,
con scarsa tolleranza alle frustrazioni ed alle critiche altrui e alle
relazioni interpersonali. La sintomatologia psichica e comportamentale
presentata dall'assicurato si inserisce in una personalità immatura,
concreta, dalla fragile identità, con tratti istrionici ed immaturi, che ne
minano la possibilità di relazioni interpersonali adulte, sia in ambito
famigliare, sia extrafamigliare (sociale e professionale)." (Doc. AI
45-8+9)
Il dr. __________,
dal canto suo, nel referto del 12 settembre 2006, ha attestato che l’interessato presenta
uno stato ansioso permanente di forte intensità che il più dei giorni gli
impedisce di uscire di casa e che a fatica riesce ad essere superato se viene
accompagnato dalla moglie. Il dr. __________ ha inoltre segnalato la
presenza di una forte instabilità emotiva, che lo rende sovente molto
irritabile e intrattabile con qualsiasi interlocutore, che lo porta, in caso di
conflitto, a diventare fisicamente aggressivo sia nei confronti di oggetti, sia
nei confronti di persone (doc. AI 58-1, sottolineatura
della redattrice).
Ancora, il dr. __________, nel suo certificato
medico del 21 novembre 2006, ha
posto la diagnosi di sintomatologia depressiva associata ad una sindrome
agorafobica con attacchi di panico, precisando che l’interessato presenta
una forte deflessione nel tono dell'umore accompagnata da idee di
suicidalità, ipersensibilità, intolleranza alla presenza di persone e marcato
isolamento, per le quali è sottoposto a terapia a base di ansiolitici e
antidepressivi, accompagnata a una presa a carico psicoterapeutica (doc. E, sottolineatura della redattrice).
Tutto ben
considerato, a mente del TCA appare dunque necessario ed imprescindibile
sottoporre l’interessato ad una nuova valutazione psichiatrica peritale in
grado di stabilire quali siano le reali patologie che lo affliggono e il loro
influsso sulla capacità lavorativa.
Questa
conclusione si giustifica a maggior ragione, ritenuto quanto segue.
Nella
presente fattispecie, il dr. __________ ha rilevato di avere il lecito sospetto
che l’assicurato sia corresponsabile dei suoi disturbi psichici, a causa della
sua scarsa compliance terapeutica, con frequente cambiamento di psichiatra
curante e relativa tendenza a non seguire in modo costante e regolare le
indicazioni terapeutiche prescritte. Il perito ha infatti spiegato che gli attacchi
di panico, che impediscono all’assicurato di uscire di casa, sono un disturbo
che teoricamente presenta una prognosi favorevole, a condizione che
venga trattato in modo opportuno ed adeguato, con un trattamento antidepressivo
ed ansiolitico, associato ad un trattamento psicoterapico (doc. XI, sottolineatura
della redattrice).
Tali affermazioni
del perito, dr. __________, circa la curabililità degli attacchi di panico
che affliggono l’interessato, attraverso un adeguato trattamento
psicofarmacologico, associato ad un trattamento psicoterapico di tipo cognitivo-comportamentale
(doc. XI, sottolineature della redattrice) ricalcano esattamente quanto già era
stato osservato a suo tempo, nel caso riassunto al consid. 2.3., dal perito designato
in quell’occasione dall’UAI, asserzioni poi criticate e ridimensionate da parte
del perito giudiziario.
In quel
caso, infatti, il perito ha espressamente indicato di “non poter condividere l'ottimismo del perito dell’UAI, che ritiene che una terapia cognitivo-comportamentale possa avere
successo "nella stragrande maggioranza dei casi", anche perchè i dati
della letteratura non vanno in questo senso ("Le combinazioni di
trattamenti cognitivi con esposizione sembrano efficaci per il trattamento del
Disturbo di Panico Con Agorafobia in 2/3 dei casi - Anthony Roth & Peter
Fonagy, "Psicoterapie e prove di efficacia", ed. Il pensiero
scientifico, Roma 1997)” (cfr. doc. XXXI dell’inc.
32.2004
).
Nel caso
di quell’assicurato lo specialista ha ritenuto sussistere ancora tenui
possibilità di un miglioramento sul piano clinico, a condizione però che,
finalmente, il peritando sia sottoposto alle cure adeguate, che tengano adeguatamente
conto della fragilità del suo io, in particolare tramite una cura stazionaria - sfortunatamente mai realizzata - per un periodo
prolungato e con una presa a carico intensiva di tipo sia psicofarmacologico
che psicoterapeutico (cfr. doc. XXXI dell’inc. 32.2004.1; consid. 2.3.).
In casu, quindi, come
visto, le ipotetiche considerazioni del dr. __________, in relazione
alle possibilità di cura degli attacchi di panico tramite un adeguato
trattamento psicofarmacologico, associato ad un trattamento psicoterapico di
tipo cognitivo-comportamentale, vanno ridimensionate alla luce di quanto
esposto dal perito giudiziario nell’ambito della controversia riassunta al
consid. 2.3. e tenuto conto del fatto che il signor RI 1 ha già subito, per
lunghi periodi e a più riprese, dei ricoveri presso varie strutture
specializzate. In ogni caso, questo aspetto, in particolare la questione di
sapere se realmente è sufficiente un costante trattamento psicofarmacologico
per permettere all'assicurato di mantenere un elevato grado di capacità
lavorativa nella sua professione, dovrà essere verificato dal perito.
2.7
Con il
ricorso l’assicurato ha chiesto di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (III).
Visto l'esito favorevole del ricorso, l'assicurato,
patrocinato da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di
fr. 2'000.-- a titolo di ripetibili.
Secondo
la costante giurisprudenza del TFA l’assegnazione di ripetibili rende priva
d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (DTF 124
V 309 consid. 6, STFA del 9 aprile 2003 nella causa C.,
U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999
nella causa E.T.).
2.8
Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è accolto ai sensi dei considerandi.
§ La
decisione del 10 ottobre 2006 impugnata è annullata.
§§ La
causa è rinviata all’UAI affinché proceda ai sensi del considerando
2.6..
2. Visto l’esito
della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.
L’UAI
dovrà inoltre versare all’assicurato l’importo di fr. 2'000.-- (IVA inclusa) a
titolo di ripetibili, ciò che rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza
giudiziaria e gratuito patrocinio del 28 novembre 2006.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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