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32.2006.216

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

6 settembre 2007Italiano62 min

Source ti.ch

Fatti

I principi giurisprudenziali sviluppati in

materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono

applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.

3.5).

2.5. Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità

s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,

malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la

surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica

conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente

incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato

una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere

sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de

causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.

216ss).

Secondo

l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno

diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che

gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni

normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che

egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da

valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato

dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua

invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni

di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique

de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta

perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse

divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,

sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili

in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali

provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V

30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la

giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei

all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini

fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;

Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile

dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla

possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale

dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al

guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado

dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è

possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle

circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

2.6. Trattandosi,

in particolare, delle lesioni oculari, vige una consolidata

giurisprudenza a mente della quale, secondo l'esperienza medica, l'handicap

risultante dalla perdita dell'acuità visiva di un occhio viene generalmente

corretto in larga misura grazie all'assuefazione e all'adattamento

dell'interessato e che solo raramente (in circa il 10% dei casi) causa una

diminuzione, peraltro minima, della capacità di guadagno. In circostanze

normali e a condizione che l'assicurato fornisca prova della buona volontà da

lui esigibile, l'adattamento alla situazione monoculare avviene nel giro di un

periodo che, secondo l'età dell'infortunato, può variare da sei mesi a due anni

al massimo.

In merito

alla diminuzione della capacità lucrativa in caso di perdita funzionale di un

occhio, in una sentenza del 20 dicembre 1985, pubblicata in RAMI 1986 pag. 258

e segg. il TFA ha avuto modo di stabilire:

"

(…)

Dr. med. Sch., Unfallarzt des Versicherers, führt

aus, dass durch den funktionellen Verlust eines Auges das Tiefen‑ oder

Plastischsehen beeinträchtigt sei. Die ophtalmlogische Erfahrung zeige aber,

dass dieser Mangel durch Angewöhnung und Anpassung weitgehend korrigiert werden

könne. Die Angewöhnungszeit bis zum Erreichen des rudimentären

Tiefenschätzungsvermögens sei unterschiedlich in verschiedenen Altersgruppen.

Bei jüngeren Leuten betrage sie höchstens sechs Monate, bei älteren könne sie

bis zwei Jahre dauern. Laut den gesetzlichen Strassenverkehrsregeln bedinge die

Einäugigkeit nicht eine Fahruntauglichkeit. Umso weniger würde sie eine

Unzumutbarkeit für die meisten beruflichen Tätigkeiten rechtfertigen. Im

vorliegenden Falle sei dem Versicherten die Maurertätigkeit (auch auf Gerüsten)

sicher zumutbar (Bericht vom 8. November 1984). In seiner Vernehmlassung

verweist der Versicherer auf ein (in anderem Zusammenhang) von Prof. B.

erstelltes Gutachten vom 5. Juli 1968. Danach würden medizini­sche

Sachverständige seit längerem darauf hinweisen, dass sich der einseitige

Sehausfall weit weniger einschneidend und benachteiligend auswirke, als man

ohne nähere Prüfung zu vermuten geneigt sei. Es entspreche einer

Erfahrungstatsache, dass die Erwerbsfähigkeit durch den Verlust eines Auges

überraschend selten (nämlich nur etwa in 10 % aller Fälle) beeinträchtigt werde

und eine Erwerbseinbusse nach Verlust eines Auges meist fehle oder nur

geringfügig ausfalle. Die Furcht, das gesunge Auge durch Ueberanstrengung zu

schädigen, sei unbegründet und auch der Ermüdungsfaktor spiele eine weit geringere

Rolle als oft angenommen werde. Das Gesichtsfeld erleide beim Blick in

die Nähe praktisch keine Einschränkung, beim Blick in die Ferne lasse sie sich

durch eine leichte kopfbewegung kompensieren. Stereoskopisches Sehen sei nicht

unbedingt mit Binokularsehen gleichzusetzen, denn zur Tiefenlokalisation diene

auch die scheinbare Grösse der betrachteten Objekte, die Linienüberschneidung,

die perspektivische Verkürzung, die Verteilung von Licht und Schatten usw.,

welche es nach der erforderlichen Angewöhungszeit auch beim Einäugigen

erlaubten, räumlich zu sehen. Selbst Patienten im mittleren Lebensalter

vermöchten den Ausfall des Binokularsehens weitgehend zu kompensieren.

Höchstens bei sehr raschen bzw. rasch wechselnden Arbeitsvorgängen könne sich

ein gewisser Qualitätsunterschied im Tiefensehen auswirken, beispielsweise bei

Akkordarbeit am Fliessband oder Aehnlichem. Die frühere Einstufung in Berufe

mit geringen, mittleren und hohen Anforderungen erscheine als fragwürdig, weil

weniger die Berufsart, als vielmehr die Art der Arbeit, die Arbeitsweise und

das Arbeitstempo eine Rolle spielten. (…)"

In una

successiva sentenza dell'8 luglio 1999 in re A. F., non pubblicata, l'Alta

Corte, per quanto riguarda la capacità al lavoro di persone con visione monoculare,

ha precisato (sottolineature del redattore):

"

(…)

3.‑ Au cours de la procédure judiciaire

cantonale, les parties sont convenues de requérir l'avis d'un expert

indépendant, le professeur Huber, spécialiste en ophtalmologie. Dans des

rapports des 30 mai et 10 juin 1997, ce médecin a indiqué que, selon

l'expérience, les personnes présentant une vision monoculaire sont en mesure

d'effectuer la plupart des métiers et qu'il est fréquent que le travail à

l'écran permette à des personnes possédant une acuité visuelle fortement

réduite d'être encore productive, les documents pouvant être aggrandis à

volonté. Si l'assuré rencontre des problèmes de réglage de distance en raison

de son hypermétropie et de sa presbytie, ces problèmes peuvent normalement être

résolus à l'aide d'une correction optique adéquate. (…)"

L’Alta

Corte ha ribadito tali concetti in una sentenza I 222/06 del 10 luglio 2007, che

ha confermato quanto già stabilito dal TCA in un giudizio del 27 gennaio 2006

(inc. 32.2005.67), ritenendo l’assicurato pienamente abile al lavoro in

attività che non richiedano una visione binoculare.

2.7. Nel caso di specie, con decisione del 25 ottobre 2006, l’UAI ha

riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita intera di invalidità dal

1° ottobre 2004 al 28 febbraio 2005 e una mezza rendita dal 1° marzo 2005 al 30

settembre 2005, sulla base delle valutazioni dei curanti, dr. __________, spec.

FMH in oftalmologia e oftalmochirurgia e dr. __________, spec. FMH in

oftalmologia, del __________.

Il dr. __________

del SMR, nel suo rapporto medico 25 luglio 2005, poste le diagnosi di “trauma

bulbare all’occhio sinistro il 16 gennaio 2004 dopo cheratoplastica il 22

ottobre 2003 in stato dopo

trauma perforante in infanzia; ulteriori atti chirurgici con revisione fino

all’aprile 2005 (seconda cheratoplastica perforante)” e indicati quali limiti

funzionali il non dover sollevare e portare pesi superiori a 10 kg e il poter svolgere un’attività che

non richieda una visione binoculare e che, preferibilmente, lo tenga lontano da

inalazioni, fumi, polvere, ha rilevato:

"

(...)

Muratore capo operaio praticamente da ritenersi

monocolo.

Attività medio pesante ed in ambito "sporco

ed all'aperto" è da considerarsi controindicata.

Per il momento vi è, visto lo stato non stabilizzato,

alternanza di IL 100% e 50% come attualmente.

Per esigibilità in attività adeguate dal

21.6.2005 va considerata una esigibilità almeno del 80% - 100% (sempre che non

vi sono nuovi atti chirurgici).

La prognosi è favorevole una volta che si possa ristabilizzare

lo stato oculare di quest'occhio OS dal quale l'Assicurato praticamente non ha

acuità visiva." (Doc. AI 19-2)

Pertanto, ritenuto che a partire dal 21 giugno

2005 l’assicurato è da considerare abile al lavoro al 100% in attività leggere

adeguate, l’Ufficio AI ha ritenuto che, dopo il 30 settembre 2005 (ossia tre

mesi dopo il miglioramento dello stato di salute), egli non ha diritto ad

ulteriori prestazioni (doc. A).

2.8. Con il

ricorso l’assicurato ha prodotto uno scritto del 7 novembre 2006 del dr. __________,

nel quale lo specialista ha così riassunto la cartella clinica oftalmologia

dell’interessato:

"

Anamnesi

22.10.2003 OS - cheratoplastica perforante e

impianto secondario di

lente intraoculare,

causa esiti di una perforazione traumatica del bulbo oculare.

16.01.2004 OS - nuovo trauma contusivo con rottura della sutura

corneale

e revisione con nuova sutura.

07.05.2004 OS - trabeculectomia per glaucoma

post-traumatico

17.06.2004 OS - espianto di lente della camera

anteriore e impianto

in camera posteriore

con fissazione sclerale della lentina. Revisione della trabeculectomia con

inserimento di una valvola di Vervaeld

27.01.2005 OS - sinechiolisi e revisione del

drenaggio della valvola.

27.04.2005 OS - cheratoplastica perforante no.

2 per distrofia del

lembo trapiantato.

Stato oculare alla visita del 23.08.2006

OD: acuità visiva senza correzione 1.0.

Tensione intraoculare 15mm/Hg. Morfologia del segmento anteriore e posteriore

normali.

OS: funzione visiva

ridotta alla percezione e proiezione luminosa.

Tono intraoculare 24mm/Hg.

Iperemia

congiuntivale marcata. Cornea con lembo trasparente, vascolarizzazione

periferica fino ai bordi del lembo. Camera anteriore profonda.

Drenaggio della

camera in sede. Lente intraoculare in camera posteriore. Retina odesa nei 4

quadranti. Papilla vitale con escavazione fisiologica.

Terapia attuale: OS

Timoptic XE 0,5 1/die.

OS FML neo

2/die." (Doc. D)

Al riguardo, nelle sue annotazioni del 22

dicembre 2006, il dr. __________ del SMR ha osservato:

"

Assicurato, muratore, con stato dopo trauma

oculare OS già in infanzia, con visus di 0,2, il 22.10.2003 operazione per

cheratocono con cheratoplastica, il 15.1.2004 contusio bulbi a sinistra.

Status oculare del 23.8.2005 (Dr. __________)

- assicurato in pratica monocolo, OD acuità visiva 1,0

(ossia normale), OS solo percezione luminosa.

Valutazione: l'attuale rapporto del dr. __________

riconferma una situazione di monocolo funzionale (da notare che l'assicurato a

livello funzionale aveva una riduzione dell'acuità visiva importante a livello

dell'occhio sinistro). L'attuale situazione oculare risulta tuttora compatibile

con i limiti funzionali espressi in precedenza, non vi è modifica dello stato

di salute. L'assicurato è in pratica in grado di svolgere tutte le attività che

non richiedono una visione binoculare o stereoscopica, in caso di persistenti

dolori a livello dell'OS sarebbe eventualmente da valutare l'enucleazione in

considerazione della pratica assente funzionalità dell'OS." (Doc. IIIbis)

2.9. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio

è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti

litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali

di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi

antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche

o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto

devono inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti;

Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella

causa M [I 162/01], consid. 2b).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui

sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza

probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate

sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non

inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA

del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa

G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS

1988 pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

Nell'ambito

del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito

all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di

giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità

e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze

severe (DTF 122 V 157).

Nella

DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte

federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo

fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con

l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e

l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che

permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la

parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da

medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

Per

quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza

della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta

a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des

Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

Il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto

2006 si è espresso sul valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR

nell’ambito dell’assicurazione per l’invalidità, sottolineando che in caso di

divergenza tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario

procedere ad una nuova perizia. In

quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2 L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du

SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour le seul

motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard

du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et du

contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance

particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La

recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)" (consid. 3.2)

2.10. Questo

Tribunale non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le

conclusioni cui sono pervenuti il dr. __________ e il dr. __________ del SMR a

proposito di una capacità lavorativa del 50% dell’assicurato nella sua

professione di muratore capo-operaio e del 100% in attività che non richiedano

una visione binoculare, che non comportino il sollevamento di pesi superiori a 10 kg e che siano svolte preferibilmente in ambiente privo di polveri. Questa valutazione è del resto

condivisa pure dagli specialisti curanti, dr. __________ e dr. __________.

Riassumendo, come indicato nel certificato medico del 29 aprile

2005 del dr. __________ indirizzato all’assicuratore malattia (doc. 2-8 inc.

cassa malati), l’assicurato è stato sottoposto ad un primo intervento di

cheratoplastica perforante all’occhio sinistro in data 22 ottobre 2003,

ottenendo un esito positivo. A seguito tuttavia di un trauma bulbare occorso il

16 gennaio 2004, con successiva formazione di un glaucoma, egli aveva dovuto

subire un nuovo intervento in data 17 giugno 2004 (impianto di un tubicino di

drenaggio con impianto secondario di lente intraoculare). Questo nuovo

intervento ha però comportato un aumento della pressione dell’occhio, con

necessità, in data 27 ottobre 2004, di eseguire una revisione del drenaggio. In

seguito a tali interventi, come esposto al consid. 2.7., il dr.

__________ ha attestato, con certificato medico del 22 novembre 2004 (doc.

12/1-3), una totale inabilità lavorativa quale muratore dal 21 ottobre 2003 al

14 novembre 2004 e al 50% a partire dal 15 novembre 2004 (cfr. anche doc. 3-5

inc. cassa malati), ma, da subito, una piena capacità lavorativa in attività

che non comportino una visione binoculare.

Con certificato medico del 4 aprile 2005 (doc.

16/1-3), il dr. __________ ha confermato che l’interessato è inabile al lavoro

al 100% quale muratore capo-operaio dal 21 ottobre 2003 al 14 novembre 2004 e

al 50% a partire dal 15 novembre 2004, indicando che in attività che non

comportino una visione binoculare egli sarebbe, da subito, pienamente abile al

lavoro.

Successivamente, a causa di problemi insorti al lembo

corneale trapiantato, si è reso necessario un secondo intervento di

cheratoplastica perforante all’occhio sinistro, eseguito il 27 aprile 2005. A seguito di questo nuovo intervento,

con attestato medico del 20 giugno 2005 (doc. 2-4 inc. cassa malati), il dr. __________

ha certificato un’inabilità al lavoro del 100% quale muratore dal 27 aprile

2005 al 20 giugno 2005 e al 50% a partire dal 21 giugno 2005 fino al 1°

settembre 2005 (doc. 2-5 inc. cassa malati). Infine, con certificato medico dell’8

giugno 2006, il dr. __________ ha confermato che l’assicurato presenta, a

partire dal 21 giugno 2005, un’inabilità al lavoro del 50% quale muratore

capo-operaio, ma è pienamente abile al lavoro, da subito, in attività adeguate,

che non richiedano una visione stereoscopica (doc. 25/1-3).

Conformemente

alla succitata giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.6.)

generalmente una visione monoculare permette di effettuare la maggior parte

delle professioni (“Es entspreche einer Erfahrungstatsache, dass die

Erwerbsfähigkeit durch den Verlust eines Auges überraschend selten (nämlich nur

etwa in 10 % aller Fälle) beeinträchtigt werde und eine Erwerbseinbusse nach

Verlust eines Auges meist fehle oder nur geringfügig ausfalle”, RAMI 1986

pag. 258 s; cfr. anche STFA 8 luglio 1999 nella causa A.F.).

Inoltre, nella medesima sentenza pubblicata in RAMI 1986 pag. 258s,

il TFA, facendo riferimento ad una perizia medica, ha accertato che, a seguito

del progressivo adeguamento alla visione monoculare, l’assicurato poteva continuare

la sua professione di muratore, anche se doveva spostarsi sulle impalcature (“Im

vorliegenden Falle sei dem Versicherten die Maurertätigkeit (auch auf Gerüsten)

sicher zumutbar (Bericht vom 8. November 1984)“, cfr. consid. 2.6.). Del

resto, continua il TFA, in persone di media età la perdita della visione

binoculare viene largamente compensata. Al massimo, in attività con cambiamenti

repentini della posizione di lavoro vi è un deficit visivo, come ad esempio in

lavori al nastro trasportatore o simili. (”Selbst

Patienten im mittleren Lebensalter vermöchten den Ausfall des Binokularsehens

weitgehend zu kompensieren. Höchstens bei sehr raschen bzw. rasch wechselnden

Arbeitsvorgängen könne sich ein gewisser Qualitätsunterschied im Tiefensehen

auswirken, beispielsweise bei Akkordarbeit am Fließband oder Ähnlichem“,

cfr. consid. 2.6.).

Nella

seconda sentenza citata al consid. 2.6., il TFA non ha riscontrato una

riduzione della capacità lavorativa, a seguito della perdita della visione

binoculare e stereoscopica dovuta ad un incidente, di un assicurato disegnatore

ed architetto il quale faceva uso di un computer. In quel caso, l’Alta Corte ha

ritenuto che l’assicurato poteva ovviare al suo deficit visivo, ingrandendo i

documenti utilizzati e che mediante una correzione ottica adeguata poteva

risolvere i problemi di vista dovuti da ipermetropia e da presbiopia.

L’esigibilità

della professione di muratore per un assicurato monocolo è stata nuovamente

ribadita dal TCA in una sentenza (inc. 35.1999.102) del 15 marzo 2000,

confermata con STFA U 179/00 del 5 dicembre 2000, nella quale questo Tribunale,

ritenuto da una parte che le persone che non possono sfruttare una visione

binoculare riescono, di regola, a recuperare, per assuefazione ed adattamento,

le facoltà originarie e, dall’altra, che l'applicazione della succitata

giurisprudenza é limitata a quelle attività che non richiedono esigenze visive

elevate o una vista stereoscopica piena e non implicano la permanenza in

situazioni esposte come tetti o ponteggi, l'utilizzazione di veicoli pericolosi

o l'esecuzione di movimenti di precisione (cfr. STFA 27.7.1999 in re M. D. c.

INSAI consid. 3a, inedita), ha interpellato l'ex datore di lavoro

dell’interessato allo scopo di chiarire la natura delle mansioni che quest'ultimo

era chiamato a svolgere nel quadro della professione di muratore, giungendo

alla conclusione che l'attività di muratore esercitata presso l’ex datore di

lavoro non comportava delle situazioni di potenziale pericolo, pur considerando

la perdita totale della facoltà visiva all'occhio destro.

Nel caso di specie, gli specialisti curanti, interpellati

dall’UAI, hanno compiutamente valutato il danno alla salute dal punto di vista

oftalmologico, giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla

incapacità lavorativa del 50% dell'assicurato nella sua attività di muratore

capo-operaio (che egli continua ad esercitare nella misura del 50%) e alla

totale capacità lavorativa in svariate altre attività che non necessitano della

visione stereoscopica. Tali valutazioni sono state avallate dal SMR.

Questo Tribunale non ha quindi motivi per distanziarsi da tali

conclusioni, non contraddette da altri certificati medico-specialistici.

Quanto

alla censura ricorsuale relativa alla mancata presa in considerazione, nella

determinazione della capacità lavorativa residua, oltre alla necessità di

svolgere un’attività che non richieda una visione binoculare, anche del fatto

che l’assicurato deve svolgere un’attività in ambienti puliti, lontano da

inalazioni, fumi, polvere e che non può sollevare e portare pesi superiori ai 10 kg, occorre rilevare innanzitutto che

entrambi questi limiti sono stati tenuti in conto dal medico SMR. Infatti, nel

rapporto medico del 25 luglio 2005, il dr. __________ ha espressamente indicato,

quali limiti funzionali, citiamo: “non dover sollevare/portare pesi

superiori a 10 kg,

attività preferibilmente da eseguirsi al protetto da inalazioni, fumi, polvere

e che non esige la visione binoculare” (doc. 19-2).

Inoltre, l’impossibilità di sollevare pesi

superiori ai 10 kg e i presunti

problemi legati al fatto di non poter svolgere un’attività in ambienti

polverosi sono stati presi in considerazione anche dagli specialisti curanti.

In un primo tempo, infatti, dopo l’intervento di cheratoplastica perforante

dell’ottobre 2003, gli specialisti del __________ di __________ avevano

attestato una completa inabilità lavorativa dell’interessato nella sua

professione, giustificata dal rischio di infezione e dalla necessità di non

compiere sforzi fisici.

Nel certificato medico 18 novembre 2003 indirizzato

all’assicuratore malattia il dr. __________ ha infatti indicato che

l’interessato era, a quel momento, totalmente inabile al lavoro, giustificando

tale inabilità lavorativa totale con il fatto che “in relazione all’attività

di muratore, caratterizzata dall’esposizione ad un ambiente polveroso e spesso

all’esterno, esiste attualmente un elevato rischio d’infezione post-operatoria”

e aggiungendo che “inoltre è controindicato lo sforzo fisico (sollevamento

di pesi maggiori a 8 kg)” (doc. 2-17 inc. cassa malati).

Nell’attestato medico 24 dicembre 2003 il dr. __________

ha ribadito che i motivi medici che impediscono all’assicurato di svolgere la

sua attività lavorativa sono il “rischio di infezione” e l’“impossibilità

di effettuare sforzi fisici” (cfr. risposta al quesito numero 7, doc. 2-16

inc. cassa malati).

In seguito, tuttavia, gli specialisti del __________

hanno considerato l’insorgente abile al lavoro al 50% nella sua attività di

muratore e pienamente abile in altre attività che non richiedano una visione

binoculare (cfr. certificati medici del dr. __________ e del dr. __________,

consid. 2.7.).

Pertanto, occorre ritenere che la percentuale di

diminuzione della capacità lavorativa del 50% nell’attività di muratore

valutata dagli specialisti in oftalmologia tenga conto anche dei limiti

funzionali indicati nel ricorso (impossibilità di sollevare pesi superiori ai 10 kg e intolleranza agli ambienti fumosi e

polverosi).

Infine,

va rilevato che l’assicurato, ancora attualmente, nonostante il danno alla

salute, continua a lavorare in qualità di muratore capo-operaio presso il

precedente datore di lavoro, seppur nella misura del 50%. Pertanto, occorre

ritenere che l’esecuzione della sua professione, sui cantieri e quindi non in

un ambiente “protetto”, sia tuttora compatibile con le sue condizioni di salute.

Anche l’impossibilità di sollevare pesi superiori a 10 kg va considerata ininfluente, tanto più

che egli svolge l’attività di muratore capo-operaio, in cui, di norma,

predomina l’aspetto della conduzione e della sorveglianza rispetto a quello

dell’esecuzione pratica di opere edili.

Questo Tribunale ritiene che la refertazione

medica agli atti contiene elementi chiari e sufficienti per valutare dal

profilo medico l'incapacità al lavoro dell'assicurato sino all'emanazione del

querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario l'esperimento di

ulteriori accertamenti.

Stante

quanto precede, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze specialistiche,

richiamato inoltre l’obbligo che incombe all’assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente

esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal

danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i

riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur

Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das

Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo

1995, pag. 61) - se necessario intraprendendo una nuova professione (DTF 113 V

28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung

des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221) - è da ritenere dimostrato,

con il grado della verosimiglianza preponderante, valido nell'ambito delle

assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115

V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.

2b), che l'assicurato è inabile al lavoro al 50% nella

sua professione di muratore capo-operaio, mentre è totalmente abile in attività

che non necessitino della visione binoculare.

2.11. L’amministrazione ha quindi affidato al consulente IP l’incarico per

integrazione. Il funzionario incaricato, nel suo rapporto finale del 12 luglio 2006, ha espresso le seguenti valutazioni:

"

(...)

Consulenza e

discussione

Attività esigibili

Considerando le

limitazioni espresse a livello medico-teorico (in particolare quella

riguardante la funzione visiva stereoscopica <il __________ ritiene

esigibile da subito qualsiasi attività non richiedente la visione

stereoscopica>, ma senza tralasciare le indicazioni precedenti e

probabilmente riferite alla fase post-operatoria <evitare ambienti

polverosi e il sollevamento di pesi ingenti>) ritengo vi sia un mercato

lavorativo accessibile all'A. sufficientemente ampio e tale da consentire

l'utilizzo delle statistiche teoriche RSS per la determinazione del reddito

da invalido.

A titolo

esemplificativo cito, come esempi di attività esigibili, quella di operaio in

ambito industriale (chiaramente si dovrà operare una scelta selettiva dei

posti di lavoro, evitando ambienti particolarmente polverosi o attività in

cui è richiesta una precisione visiva fine), custode/addetto alla

manutenzione o vigilanza di stabili, addetto nell'ambito della ristorazione e

alberghiero (aiuto-cucina ad esempio), magazziniere.

Capacità di guadagno

Residua

Considerando un reddito

ipotetico di 67'382.- (riferito al 2004), una capacità di lavoro residua

totale e praticando una riduzione del 10% (per attività leggera e per tener

conto dei limiti concernenti la visione stereoscopica), sulla base delle

statistiche teoriche RSS (categoria 4, mediana) risulta una capacità di

guadagno residua del 70.84% (il reddito d'invalido è di 47'736.-). II grado

d'invalidità è quindi del 29.16%.

(...)" (Doc. AI 27-1+2)

Considerandi

Orbene,

dall’esame del dettagliato ed esaustivo rapporto del 12 luglio 2006 del

consulente - in cui è stato evidenziato che nel caso di specie sono date delle

opportunità reintegrative in attività non qualificate, che non necessitano di

una visione binoculare e che non richiedono lavori di precisione, quali quella

di operaio in ambito industriale (in ambienti non polverosi e che non

richiedano una precisione visiva fine), custode/addetto alla manutenzione o

vigilanza di stabili, addetto nell’ambito della ristorazione ed alberghiero (ad

esempio quale aiuto-cucina), magazziniere - questo TCA non può che ritenere

l’assicurato abile al 100% in altre attività adeguate al suo stato di salute.

Occorre

qui ricordare che compito dell’orientatore

professionale è quello di stabilire, in base alle informazioni del medico

riguardo alle mansioni ancora possibili, le attività lavorative ancora

concretamente ammissibili per l’invalido (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des

Bundesgerichts, op. cit., p. 228; Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen

Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

Ai fini dell'accertamento

dell'invalidità ci si deve quindi fondare su un mercato del lavoro equilibrato

e quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta

di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le

capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un

concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer-Blaser, Rechtsprechung

des Bundesgericht, op cit., p.

212). Un assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale

di trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347).

Ciò

non è il caso se l'attività ammissibile è possibile solo in forma talmente

limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la conosce o se

il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione irrealistica

di un datore di lavoro medio (ZAK 1989 p. 322 consid. 4a; Locher, Grundriss des

Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 124).

D'altra

parte, va ricordato che in relazione

alle conseguenze economiche dell'incapacità lavorativa - conformemente a un

principio generale vigente anche nel diritto delle assicurazioni sociali -

all'assicurato incombe l'obbligo di diminuire il danno. In virtù di tale

obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente

esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle conseguenze di una sua

"invalidità", segnatamente mettendo a profitto la sua residua

capacità lavorativa, se necessario in una nuova professione (DTF 113 V 28

consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, op. cit., p. 221).

Nel caso concreto non vi

sono ragioni per scostarsi dalla valutazione del consulente, eseguita tra

l’altro da una persona versata in questioni reintegrative.

Riguardo alla censura

ricorsuale relativa alla quasi totale inesistenza di un’attività lavorativa adeguata

e esigibile dall’assicurato, a causa dei suoi limiti funzionali, il TCA rileva

quanto segue.

Secondo

la dottrina e la giurisprudenza, da un assicurato costretto ad abbandonare la

sua originaria professione, si può pretendere soltanto l’esercizio di quelle

attività lucrative che - tenuto conto della sua formazione professionale così

come delle sue attitudini fisiche ed intellettuali - gli sono effettivamente

accessibili su quel mercato del lavoro equilibrato che entra in considerazione

per lui (cfr. Rumo-Jungo, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum

Sozialversicherungsrecht, Bundesgesetz über die Unfallversicherung, Zurigo

2003, p. 130 e giurisprudenza ivi menzionata; Omlin, Die Invalidität in der

obligatorischen Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 205s., secondo cui: “Bei

einem Wechsel muss die neue Tätigkeit, die Invalidentätigkeit, der Eigenart des

Versicherten angepasst sein und hat den körperlichen und geistigen Fähigkeiten

sowie den Behinderungen des Versicherten zu entsprechen”; Doudin, La rente

d’invalidité dans l’assurance-accidents selon la jurisprudence du Tribunal

fédéral des assurances, in SZS 1990, p 255s.).

In questo

ordine d’idee, il TFA ha stabilito che - trattandosi di lavoratori non

qualificati esercitanti, prima di divenire invalidi, un’attività manuale -

entrano generalmente in linea di conto soltanto dei lavori di manovalanza oppure

altre attività fisiche (Omlin, op. cit., p. 206; RCC 1989, p. 331 consid. 4a).

L’Alta

Corte ha, tuttavia, anche precisato che il mercato del lavoro accessibile a

questi assicurati non è limitato a tali attività.

Nell'industria

e nell'artigianato le attività fisicamente pesanti vengono eseguite sempre più

spesso tramite macchinari, motivo per cui aumentano le attività di controllo e

sorveglianza (cfr. SVR 2002 UV 15, p. 49 consid. 3b; RCC 1991, p. 332 consid.

3b, STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., U 871/02, consid. 3; STFA del 25

febbraio 2003 nella causa P., U329/01, consid. 4.5).

Anche in

questo ambito, vi sono aperte delle opportunità di lavoro per lavoratori

ausiliari, così come è il caso per il settore delle prestazioni di servizio.

In concreto, tenuto conto delle

limitazioni oftalmologiche (visione monoculare) e prendendo in considerazione

anche l’esigenza di non sollevare pesi superiori a 10 kg e la necessità di lavorare in ambienti non polverosi, vista la giurisprudenza appena esposta,

questo Tribunale ritiene che sul mercato del lavoro equilibrato che entra in

considerazione vi sono delle attività esigibili da parte dell’assicurato, così

come esposto dal consulente incaricato.

Occorre

infine rilevare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate

possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice

non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti esperiti

permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità. In proposito

va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il rinvio ad

attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori leggeri di

montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. VSI 1998 p. 296 consid.

3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).

Inoltre, come esposto in precedenza (cfr. consid. 2.6. e 2.10.),

va considerato il fatto che, conformemente alla succitata

giurisprudenza federale, generalmente una visione monoculare permette di

effettuare la maggior parte delle professioni.

In tale contesto, dunque, è corretto

procedere al calcolo dell’incapacità al guadagno, come eseguito nella decisione

contestata, considerando un reddito ipotetico da invalido conseguibile in

quelle attività leggere adeguate ritenute proponibili, dove può sfruttare al

meglio la sua capacità lavorativa residua.

Va

infatti rilevato che, come visto, l’assicurato è abile al lavoro al 50% nella

sua precedente attività, mentre in attività adeguate, rispettose dei suoi

limiti funzionali, egli è abile al lavoro al 100%. Pertanto, ritenuto che nella

sua precedente attività egli non sfrutta al meglio la propria capacità

lavorativa residua, conformemente ad un principio generale applicabile anche

nel diritto delle assicurazioni sociali - secondo il quale all’assicurato incombe

l’obbligo di diminuire il danno, mettendo a frutto la sua residua capacità

lavorativa, se necessario, in una nuova professione - il raffronto dei redditi

va operato con riferimento al reddito da invalido conseguibile in attività

leggere adeguate.

2.12

2.12.1

Per quel che concerne il salario da valido, nella decisione

impugnata l’amministrazione ha preso in considerazione l’importo annuo di fr. 67'382

riferito al 2004 (doc. A), basandosi sul salario orario base di fr. 29.45, al

quale va aggiunta la tredicesima e le indennità per vacanze e giorni festivi,

indicato dal datore di lavoro, ditta __________ di __________, nel questionario

per il datore di lavoro compilato in data 7 dicembre 2004 (doc. 13).

L’assicurato non ha contestato il reddito da

valido ritenuto dall’Ufficio AI.

2.12.2

Per quanto

riguarda invece il reddito da invalido, la giurisprudenza

federale si fonda sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75

seg..

In

questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della

determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione

professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino

indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza,

essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di

sapere se e in quale misura al caso i salari fondati su dati statistici debbano

essere ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali

del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di

servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),

criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte

ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario

statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di

influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha

poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi

sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione

deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire

il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

2.12.3

Partendo dalla

constatazione che l'applicazione di dati salariali statistici validi per

tutta la Svizzera - quali quelli utilizzati dal TFA si rivela essere

discriminante per gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono

notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, ritenuto che il reddito

da non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati

nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale, in una

sentenza del 4 settembre 2000 nella causa R., pubblicata in RDAT I-2001, p.

250ss. e in SVR 2001 IV n. 35 – in seguito costantemente confermata ed

applicata in tutti i settori delle assicurazioni sociali (assicurazione per

l'invalidità, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le

malattie) - sentito preliminarmente il parere dell'allora direttore

dell’Ufficio federale di statistica, dottor __________, ha così precisato la

propria giurisprudenza:

" In

data 26 luglio 2000 il Presidente del TCA ha inviato al dottor __________,

direttore dell'Ufficio federale di statistica, uno scritto del seguente tenore:

"(…)

Il Tribunale federale delle

assicurazioni in una recente, chiara giurisprudenza prescrive di fondarsi, in

molti casi, sulle vostre inchieste allorché dobbiamo determinare il reddito da

invalido ancora conseguibile da lavoratori non qualificati con problemi di

salute, che sono abili al lavoro soltanto in attività leggere adeguate.

Al riguardo vengono in particolare utilizzati

i salari fissati nella tabella TA1 (ad esempio fr. 4294.-- nel 1996, cfr.

"L'enquête suisse sur la structure des salaires 1996" pag. 17, e per

la giurisprudenza, Pratique VSI 2000 pag. 85).

Al fine di applicare la giurisprudenza

federale, in modo corretto, nel Cantone Ticino (considerato che l'altro termine

di paragone per fissare il grado di invalidità è sostanzialmente il salario

conseguito nel nostro Cantone dall'assicurato prima dell'insorgenza del

danno alla salute), mi occorre sapere:

- possiamo

utilizzare il valore statistico medio (ad es. fr. 4294.-- nel 1996) così come è

anche per il Cantone Ticino? Per quale motivo?

- In caso di

risposta negativa:

Perché no? Quale

coefficiente di riduzione occorre applicare, al salario citato, per adattarlo

alla situazione del nostro Cantone?

(…)." (cfr. doc. V bis)

Il dottor __________ ha così

risposto in data 14 agosto 2000:

" (…)

Benché il campione dell'indagine svizzera sulla struttura dei salari sia

definito per poter disporre di risultati rappresentativi a livello nazionale, è

possibile ottenere anche una serie d'indicatori salariali per singole entità

regionali, beninteso nel rispetto dei criteri di validità e di qualità

statistiche ed evidentemente ad un livello di aggregazione superiore. I valori

dell'indagine sulla struttura dei salari del 1996 che Lei cita nella sua

lettera possono dunque essere utilizzati legittimamente, dal punto di vista

statistico, per il Cantone Ticino.

In allegato Le invio tre tabelle relative ai salari mediani per l'anno 1998

(ultimi risultati disponibili), ripartiti in base al sesso e al livello di

qualificazione richiesto dal posto occupato.

I valori specifici per il Cantone Ticino sono i seguenti:

- Nel 1998

(settore pubblico e settore privato), il salario lordo mediano per un uomo

esercitante attività semplici e ripetitive (livello 4) era di 3'813.-- franchi

al mese (cfr. tabella TA13).

- È ancora

possibile precisare che il 50% dei lavoratori dipendenti di questa stessa

categoria guadagnava fra 3060 e 4704 franchi. Considerando unicamente il

settore privato, il salario mediano (sempre per la stessa categoria di

lavoratore dipendente) era di 3'611 franchi (cfr. TA 14).

A titolo di confronto Le invio anche la tabella TA1 relativa ai salari mediani della Svizzera (settore privato), ripartiti stavolta

per settore economico (…)." (cfr. doc. V bis)

Al fine di non

discriminare gli assicurati attivi in Ticino, Cantone in cui i salari sono

notoriamente più bassi rispetto alla media nazionale, visto che il reddito da

non invalido è quello che verrebbe effettivamente percepito dagli assicurati

nel nostro Cantone senza il danno alla salute, questo Tribunale ha quindi

deciso che nell'applicazione dei dati statistici occorre utilizzare la tabella

che riflette i salari versati nella nostra regione, sulla base della seguente

argomentazione:

" Se

si ignorasse questo aspetto, sostenendo per ipotesi che siccome la LAINF è una

legge federale occorre riferirsi ad un unico dato salariale statistico valido

per tutto il paese (ad esempio fr. 4628.-- nel 1998 per un uomo, cfr. TA1; DTF

124.

V 323; Pratique VSI 2000 pag. 85), si finirebbe per utilizzare dati

salariali irrealistici ed in definitiva giungere ad un risultato che non

garantisce l'uguaglianza di trattamento (cfr. DTF 126 V 36; DTF 126 V 48; STFA

del 22 maggio 2000 nella causa I. (I 312/99); DTF 126 I 76)."

Su questi

argomenti, cfr. D. Cattaneo, La promozione dell'autonomia …, in RDAT II-2003,

p. 618-621 e in L’autonomia del disabile nel diritto svizzero, Ed. Istituto

delle assicurazioni sociali e Helbing & Lichtenhahn, Bellinzona 2004, p.

124-128;

D. Cattaneo, "La contribution du Tribunal des assurance du Canton du

Tessin à la jurisprudence suisse en matière de securité sociale", in

CGRSS n° 33-2004, p. 19 seg. (28-33); D. Cattaneo, "Sentenze recenti del

Tribunale cantonale delle assicurazioni", in Temi scelti di diritto

delle assicurazioni sociali, Ed. CFPG, Helbing & Lichtenhahn,

Basilea-Ginevra-Monaco 2006, p. 135ss. (163-171).

Nell’ambito

di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai

ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA U 56/03 del 7 giugno 2006),

la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28 aprile 2006 aveva

informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

"

… la Corte plenaria del Tribunale federale delle

assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella

TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita

dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito

ipotetico da invalido."

In una

sentenza U 75/03 del 12 ottobre 2006 (pubblicata in RtiD I 2007 pag. 216 segg.

e in SVR 2007 UV n. 17 pag. 56), il TFA ha, per la prima volta, esposto le

motivazioni che hanno spinto la Corte plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena

citata:

"

(...)

8.2

In primo

luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8

Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere

esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe

considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza

giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle

nazionali (TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle

prime ad alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.

8.3

Allo stesso

modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di

quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente

creare le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà

economico-sociale concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche

nuovi problemi dovuti al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si

registrano delle differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le

due regioni facciano parte della medesima grande regione

"MIttelland", è notorio che i salari esistenti nel Canton Berna non

sono gli stessi di quelli del Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese occorrerebbe

prendere in considerazione i salari relativi alla regione lemanica. Ora,

nell'una e nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori regionali (TA13) al

posto di quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe maggiormente sfavorevole per

questi assicurati. Si pone quindi ugualmente la questione dell'assicurato che

lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra grande regione, ad esempio del

lavoratore giurassiano che lavora(va) nel Cantone di Basilea (città o

campagna). Ora, se si intendesse determinare il reddito da invalido sulla base

della tabella TA13, non si farebbe altro che spostare o restringere il cerchio

geografico nel quale si iscrive ogni determinazione di un reddito ipotetico

sulla base di valori statici. In questa maniera, però, si correrebbe pure il rischio

di offuscare oltremodo l'obbligo o l'esigibilità per l'assicurato di ridurre il

danno e di andare, se del caso e nei limiti ragionevoli, a cercare un'attività

al di fuori della sua regione abituale. Si creerebbero nuove disparità nei

confronti di assicurati che abitano a cavallo tra due o addirittura tre grandi

regioni o di chi abita in una di queste regioni e lavora in un'altra.

8.4

A ciò si

aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha

precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di

rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito

sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del

settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si

opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,

concernenti il settore pubblico e privato.

8.5

Non può

pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità

poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio

costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale

delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."

In

un’altra sentenza I 790/04 del 18 ottobre 2006, il TFA ha ancora rilevato:

"

Quanto alla questione della tabella applicabile

tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha

recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre

2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla

tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure

la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito

ipotetico da invalido deve di conseguenza essere valutato sulla base della

tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel

settore privato. Alla luce di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per

ammettere una riduzione dei salari statistici, quale quella operata dai primi

giudici, che tenga conto, ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino

cantone, che l'assicurato vive in una regione economicamente meno forte. Anche

sotto questo aspetto non può pertanto trovare conferma la valutazione del tasso

d'invalidità compiuta dalla Corte di prime cure.”

Alla luce

di questa chiara giurisprudenza federale (cfr. sul tema: L. Grisanti

"Nuove regole per la valutazione dell'invalidità " in RTiD II-2006

pag. 311 segg.), il reddito da invalido per i nuovi casi, dovrà essere d’ora in

poi determinato dal TCA in applicazione dei valori nazionali (Tabella TA1).

Spetta

semmai al Parlamento o al Consiglio federale intervenire su questo tema, se lo

riterranno opportuno.

Il 22

giugno 2007 il Consiglio nazionale ha adottato una mozione del 2 ottobre 2006

no. 06.3466 del Consigliere nazionale __________ il quale chiede che il

"Consiglio federale proceda con sollecitudine ad ovviare a questa

distorsione, adeguando le disposizioni di applicazione della legge

sull'assicurazione invalidità".

Il nuovo

art. 28a cpv. 1 LAI introdotto nell’ambito della 5a revisione della LAI,

approvata dal popolo il 17 giugno 2007 dispone che sarà il Consiglio federale a

definire il reddito lavorativo determinante per la valutazione dell’invalidità.

Questo Tribunale si limita a ricordare che, secondo la giurisprudenza,

il principio dell'uguaglianza di trattamento proibisce, citiamo: "de

faire, entre divers cas, des distinctions qu'aucun fait important ne justifie",

ma anche "de soumettre à un régime identique des situations de fait qui

présentent entre elles des différences importantes et de nature à rendre

nécessaire un traitement différent (cfr. DTF 129 I 3; DTF 127 V 454; Zbl 2005

p. 87ss. (89-90); A. Auer-G. Malinverni-M. Hottelier, "Droit

constitutionnel suisse", Vol. II, Stämpfli Editions SA, Berna 2006,

p. 484 n. 1030 e 499 n. 1061).

2.12.4

Per

determinare il reddito ancora esigibile dall'assicurato nonostante il danno

alla salute, l'amministrazione avrebbe quindi dovuto applicare i dati

statistici nazionali della Tabella TA1 e non, come invece ha fatto, quelli

della tabella TA13.

Orbene - utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella

elaborata dall'Ufficio federale di statistica e contenuta nell'Inchiesta

Svizzera sulla struttura dei salari 2004 - il ricorrente, svolgendo nel 2004

una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato

svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore

privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe

potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'588.

Riportando

questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata

in La Vie économique, 1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr.

4'771.52 mensili oppure a fr. 57'258.24 per l'intero anno (fr. 4'771.52 x 12,

ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio

1999.

nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

2.12.5

In ossequio

alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze

specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado

d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad

una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

In una

sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha

proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,

trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un

permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato

in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di

incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli

impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il

fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

"

2.4

Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen

Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem

Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,

während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte

Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne

Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne

Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser

Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem

leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden

Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5

Entgegen der Auffassung im kantonalen

Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,

dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der

ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der

Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die

Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00

[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr

einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im

Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem

Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt

(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002

S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende

Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die

Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und

Ausländer zusammensetzen.

2.6

Die IV-Stelle führt in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte

nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in

Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,

die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden

...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund

statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache

der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden

Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen

ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.

28.

T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht

schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

2.7

Damit sind im Rahmen des Abzuges die

leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die

Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu

berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen

Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen

wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an

die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende

Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.

2.3

hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus

des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat

jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit

einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache

Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein

kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher

liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der

Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,

was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe

Invalidenrente führt." (STFA succitata)

In

un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -

riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un

permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un

profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una

decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht

unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.

2.5.1

hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen

kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem

Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten

Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung

getragen”).

In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,

il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve

essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,

argomentando:

"

Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente

esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di

una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14

febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che

l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione

impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i

lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a

prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé

non influisce sul livello retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005

nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una

riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di

35.

anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel

settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations

résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella

causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al

beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età

costituisse un fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4

OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa

disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della

rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento

fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo

scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF

115.

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella

causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in

talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,

ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e

visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori

delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza

professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le

malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla

giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione

percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,

l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,

che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività

sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più

elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I

559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa

dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto

parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I

1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per

tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23

febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata

confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).

La presenza cumulativa di più fattori legittima

l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA

del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004

nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata

dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri

fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di

dimora, grado di occupazione)."

(STCA

succitata, consid. 2.11.)

Nella

concreta evenienza, l’amministrazione ha applicato sul reddito statistico da

invalido una decurtazione del 10%, giustificata dal fatto che l’assicurato può

svolgere solo attività leggere e tenendo conto dei limiti derivanti

dall’impossibilità di svolgere attività che richiedano una visione

stereoscopica (cfr. doc. 27-2).

L’insorgente ha contestato tale percentuale di

riduzione, ritenendo maggiormente appropriata una riduzione del 25%,

percentuale quest’ultima che consente di tener conto sia dell’impossibilità di

sollevare pesi e della necessità di svolgere attività che richiedano una

visione monoculare, sia dell’assenza di qualifiche dell’interessato, della sua

età e della sua nazionalità straniera (doc. I).

Ai fini

della riduzione del reddito statistico nella presente fattispecie, va

innanzitutto osservato che, a dipendenza del danno alla salute, l'assicurato è

stato giudicato in grado di esercitare un'attività sostitutiva, nella misura

del 100%.

Inoltre, sempre

a causa del danno alla salute, la capacità residua del ricorrente è di fatto

circoscritta a quelle attività professionali che non necessitano di una visione

stereoscopica e che non richiedono un eccessivo investimento da un profilo

fisico e intellettuale.

Altre

circostanze personali che potrebbero giustificare una decurtazione sul reddito

statistico da invalido, non ve ne sono (in particolare, non l’età

dell’assicurato, nato nel 1966).

Tutto ben

considerato, quindi, conformemente alla giurisprudenza citata in precedenza, il

TCA è dell’avviso che la riduzione del 10% applicata dal consulente sia

corretta e permetta di tenere adeguatamente conto delle specifiche circostanze

del caso concreto.

Il

reddito da invalido, tenuto conto di una decurtazione del 10%, ammonta quindi a

fr. 51'532.4 (90% di fr. 57'258.24).

In

conclusione, alla luce del reddito da valido di fr. 67'382.-- (cfr. consid.

2.12

), il grado di invalidità dell'insorgente risulta essere del 23.52%

(arrotondato al 24% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid.

3.

), dunque in ogni caso inferiore alla soglia minima del 40% stabilita

dall’art. 28 cpv. 1 LAI per avere diritto ad una rendita (allo stesso risultato

si giungerebbe anche volendo aggiornare i redditi da valido e da invalido al

2006).

A titolo

abbondanziale, va osservato che anche volendo per pura ipotesi applicare una

riduzione percentuale del 25%, come richiesto dall’insorgente, la soluzione non

cambierebbe (grado di invalidità del 36%, che non dà diritto ad una rendita).

Va

inoltre aggiunto che essendo il grado di invalidità dell’insorgente superiore

al 20%, egli potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione

professionale.

L’art.

17.

LAI prevede in particolare che:

"

L’assicurato ha diritto alla formazione in una

nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione

professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere

presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

Invalido

ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della

gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione

professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110

consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

Nel caso

di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,

ritenuto che il consulente ha escluso ulteriori provvedimenti integrativi di

natura professionale, visto che l’interessato non ha acquisito nessuna

formazione professionale con conseguimento del relativo attestato di capacità

ed avendo egli sempre svolto attività manuali in ambito edile. Il consulente ha

pure indicato che anche eventuali misure professionali di minore durata,

portanti ad uno specifico posto di lavoro (formazione ad hoc all’interno di una

ditta) difficilmente consentirebbero all’interessato di incrementare in modo

considerevole la capacità di guadagno residua calcolabile in attività non

qualificate.

Va poi

aggiunto che il consulente ha proposto un aiuto al collocamento in un’attività

adeguata da parte di un collocatore dell’AI, proposta tuttavia rifiutata

dall’interessato (doc. 27-2).

Pertanto,

nella misura in cui l’amministrazione ha negato all’assicurato il diritto a una

rendita di invalidità dopo il 30 settembre 2005, la decisione del 25 ottobre

2006.

deve essere confermata.

2.13

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L’entità

delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di

procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a carico

dell’assicurato.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Le spese

di procedura per fr. 200.-- sono poste a carico dell’assicurato ricorrente.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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