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32.2006.229

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24 settembre 2007Italiano74 min

Source ti.ch

Fatti

I 154/05).

Secondo

l'art. 29 cpv. 1 lett. b LAI, il diritto alla rendita secondo l'art. 28 LAI

nasce il più presto nel momento in cui l'assicurato è stato, per un anno e

senza notevoli interruzioni, incapace al lavoro per almeno il 40 per cento in

media.

La

lett. b si applica per contro alle malattie evolutive, vale a dire agli stati

patologici labili, suscettibili di evolvere verso un miglioramento o un

peggioramento (cfr. STFA del 25 novembre 2005 nella causa G., I 566/05; STFA

del 18 luglio 2005 nella causa N., I 154/05).

Di

regola il periodo di carenza incomincia non appena l'assicurato subisce una

diminuzione sensibile del suo rendimento nella professione esercitata sino a

quel momento ed il termine può cominciare a decorrere anche quando l'assicurato

non subisce alcuna perdita di guadagno o non esercita alcuna attività lucrativa

(DTF 105 V 159; RCC 1979 p. 281, 1970 p. 402). Una diminuzione della capacità

di lavoro del 20% soddisfa già la nozione legale (Pratique VSI 1998 p. 126).

Dall’art.

29 cpv. 1 lett. b LAI la giurisprudenza ha dedotto che, in caso di stato patologico

labile, esiste un’interazione tra, da una parte, la nascita del diritto alla

rendita e, d’altra parte, la sua entità e le basi di calcolo, benché sono

applicabili delle condizioni differenti.

Pertanto,

un’incapacità lucrativa del 40% almeno imputabile a un’affezione labile non

fonda alcun diritto, qualora non vi sia stata preliminarmente un’inabilità lavorativa

perlomeno equivalente durante il precedente anno di carenza.

Al

contrario, un’incapacità lavorativa del 40% almeno nel corso di un anno non è

di per sé sufficiente a fare nascere un diritto; essa deve essere perciò

seguita da un’incapacità di guadagno perlomeno equivalente.

Tutto

ciò vale per tutti i tipi di rendita definiti dalla legge (art. 28 cpv. 1 LAI.

Il

tasso medio d’inabilità lavorativa durante un anno e l’incapacità lucrativa presente

alla scadenza del periodo di carenza, devono essere cumulati e raggiungere il

grado minimo legale necessario per far nascere il diritto alla rendita (DTF 121

V 274 consid. 6b/cc; STFA del 25 ottobre 2006 nella causa B., I 632/05, consid.

4.1 e del 17 agosto 2006 nella causa C., I 531/05 e I 543/05).

Se

l'assicurato esercita un'attività a tempo pieno durante almeno 30 giorni consecutivi,

il termine di 360 giorni viene interrotto (art. 29ter OAI).

Vi

è interruzione notevole del termine di 360 giorni ai sensi dell'art. 29 cpv. 1

LAI allorché l'assicurato è interamente abile e presenta, durante almeno 30

giorni consecutivi, una capacità al lavoro economicamente utilizzabile, senza

riguardo alla sua rimunerazione (RCC 1969 p. 571). Il periodo di 360 giorni non

è per contro interrotto se il tentativo di ripresa del lavoro – essendo

provatamente al di sopra delle forze dell'assicurato – è fallito, anche se esso

è durato più di 30 giorni (RCC 1964 p. 168).

2.9. Nell’evenienza

concreta, con annotazioni 3 agosto 2005 (doc. AI 26/1), il dr. __________,

medico SMR, presa in considerazione la documentazione medica acquisita durante

l’istruttoria amministrativa, ha espresso la seguente raccomandazione:

"

A 55enne, impiegata di commercio,

attiva quale consulente presso l'ufficio di collocamento di __________.

IL del 100 % dal 15.02.2004 al 18.04.2004

IL del 50 % dal 19.04.2004 a tuttora.

Domanda del 21.02.2005

Diagnosi: - Carcinoma dottale invasivo con

componente di carcinoma in situ esteso seno dx

- Stato post mastectomia

radicale modificata, escissione del linfonodo sentinella e svuotamento

ascellare (16.02.2004)

- Stato dopo radioterapia

dell'emitorace dx per angioma parasternale a dx (1954)

- Endocrinoterapia precauzionale con

Tamoxifen a Zoladex

- Grave depressione nervosa

- Ipertensione arteriosa dal 1990

IL MC, Dr. __________, nel suo rapporto AI del

01.03.2005, segnala una sindrome di affaticamento grave, la cui causa è dovuta

al cambiamento ormonale indotto bruscamente dal trattamento anti-ormonale,

senz'altro necessario in questa situazione.

Secondo lui, la terapia ormonale avrebbe altresì

scatenato una ipertensione arteriosa, allorché nelle diagnosi aveva fatto

risalire l'ipertensione arteriosa al 1990, dunque molto prima

dell'instaurazione del trattamento anti-ormonale.

Viene ugualmente citata la diagnosi di grave

depressione nervosa, senza nessuna indicazione di un trattamento specifico nè

di una valutazione specialistica.

Per quanto concerne la patologia oncologica, nel suo

rapporto al medico cantonale aggiunto, Dr. __________, il Dr. __________

(11.05.2004) scriveva: "A medio termine la prognosi è eccellente e la

paziente sarà abile al lavoro al 100%".

Procedere:

Gli atti all'incarto non sono sufficienti per dare un

parere oggettivo concernente questo caso.

Una valutazione pluridisciplinare oncologica,

endocrinologica, cardiovascolare e psichiatrica presso il SAM è dunque

necessaria." (doc. AI 26-1)

L’Ufficio

AI ha quindi ordinato una perizia a cura del SAM (doc. AI 27/1-2).

Dalla

perizia pluridisciplinare 30 gennaio 2006 (doc. AI 37/4-18) risulta che i periti,

dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive,

hanno fatto capo a due consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica

(dr.ssa __________ e dr.ssa __________) e oncologica (dr. __________ e dr. __________).

Sulla

base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno della ricorrente

presso il citato centro d’accertamento, i periti hanno posto la seguente diagnosi:

"

5.1 Diagnosi con

influsso sulla capacità lavorativa

Carcinoma duttale invasivo (diametro 1 cm, grado

istologico II), con componente di carcinoma duttale in situ della mammella ds.

(ipoplastica dopo radioterapia in età infantile), stadio iniziale pT1b pN1MO,

diagnosi del 20.2.2004 con/su:

● recettori

estrogeni positivi (90%), progestinici positivi (90%), indice di proliferazione

Ki-67 20-30%, non severa espressione di C-erb B2,

● stato

dopo mastectomia ds ed asportazione della protesi al seno ds. con asportazione

del linfonodo sentinella seguito poi da svuotamento ascellare a ds. il

16.02.2004,

● endocrinoterapia

precauzionale con Tamixifen e Zoladex dal 2.03.2004.

5.2. Diagnosi senza influsso sulla

capacità lavorativa

Sindrome ansiosa generalizzata.

Stato dopo radioterapia all’emitorace ds. nel 1954 ca.

in sede sottoclaveare parasternale per sospetto angiosarcoma della parete

toracica con/su:

● conseguente

mancato sviluppo della mammella ds.,

● aumentazione

mammaria nel 1968 a ds.

Nota ipertensione arteriosa in trattamento.

Leggero soprappeso con BMI 26 Kg/m2.

Nota mastopatia fibrocistica della mammella sin." (doc. AI 37/9)

Sulla

base di tutti gli atti medici raccolti, dopo un’attenta valutazione globale, i

periti del SAM, posta la seguente valutazione medico-teorica globale

dell’attuale capacità lavorativa: “(…) l’attuale grado di capacità lavorativa

medico-teorica globale dell’A., nell’attività da ultimo esercitata di

consulente del personale presso l’URC di __________ è da considerare nella misura

del 50%, inteso come poco più di quattro ore al giorno, con rendimento pieno.

(…)” (doc. AI 37/11), hanno concluso:

"

(...)

8 CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ

LAVORATIVA

Conseguenze sulla capacità lavorativa derivano dalle

patologie oncologiche esaminate, mentre invece, come descritto al capitolo 6,

dal punto di vista psichiatrico l'A. non presenta patologie che possano

influenzare la sua capacità lavorativa.

Dal punto di vista ongologico l'A. è stata sottoposta

ad un intervento di mastectomia e svuotamento ascellare a ds. per un carcinoma

duttale invasivo con componente di carcinoma duttale in situ della mammella ds.

Il linfonodo sentinella prelevato nello stesso intervento è risultato positivo,

così da motivare l'allargamento della chirurgia ad uno svuotamento ascellare

ds. (dieci linfonodi senza segni d'interessamento tumorale). Il trattamento

precauzionale antiormonale indicato in questo contesto ha subito alcune

modifiche a causa di un'intolleranza soggettiva ed oggettiva della paziente ai

farmaci richiesti. Al momento dell'attuale consulto non vi sono indizi per una

ripresa locale o sistemica della neoplasia mammaria. L'ultimo controllo oncologico

è avvenuto nel novembre 2005 (__________, Ospedale __________, __________),

mentre il prossimo controllo è previsto già per inizio febbraio 2006,

rispettando così l’esigenza di controlli di follow-up trimestrali. Dal consulto

emerge che l'attuale attività lavorativa al 50% (per altro auspicata dall'A.

stessa e ben sopportata) è assolutamente proponibile. I disturbi addotti, in

particolare l'importante astenia e l'affaticamento precoce a piccoli sforzi, come

pure l'insonnia cronica e lo stato d'ansia, potrebbero, almeno in parte, essere

giustificati con l'intolleranza al trattamento antiormonale in corso,

nonostante gli adattamenti intrapresi (in questo contesto sarà possibile

esprimersi meglio in futuro ed in ogni caso al termine del trattamento previsto).

Per quanto riguarda invece le limitazioni addotte a carico del braccio ds., pur

in assenza di un linfedema cronico, difficilmente subiranno un miglioramento

spontaneo in futuro e potrebbero risultare perciò fattori ulteriormente di

restrizione per un'eventuale ripresa dell'attività lavorativa a tempo pieno. La

peritanda adduce un'astenia fortemente limitante, soprattutto nella seconda

parte della giornata, con un affaticamento molto rapido a partire dalle prime

ore del pomeriggio. Per questo motivo, riassumendo, per le ragioni sopra

esposte, dal punto di vista fisico e psichico, valutiamo il grado di capacità

lavorativa globale, nell'attività da ultimo esercitata, nella misura del 50%,

inteso come poco più di quattro ore lavorative al giorno, con rendimento pieno

(come lavora attualmente).

Riteniamo giustificate le incapacità lavorative

attestate dai medici curanti: 100% dal 16.02 al 16.04.2004, con ripresa al 50%

a partire dal 17.04.2004 sino ad oggi.

9. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ

D'INTEGRAZIONE

L'A. è ritenuta in grado di poter svolgere anche altre

attività lavorative sempre nella misura del 50%, da intendersi come poco più di

quattro ore lavorative al giorno, con rendimento pieno e questo per gli tessi

motivi enunciati al capitolo 8. Visto che l'A., attualmente, già lavora in

questa misura nella sua attività (cosa per altro auspicata dall'A. e ben

sopportata), riteniamo che provvedimenti d'integrazione professionale non sono

necessari.

Per quanto riguarda la prognosi e le possibilità

terapeutiche possiamo fare le seguenti considerazioni:

● per

quanto riguarda la patologia oncologica vanno rispettati i controlli di

follow-up secondo la scadenza prevista, con rivalutazione del trattamento

farmacologico.

Ricordiamo che i disturbi addotti potrebbero, almeno in

parte essere giustificati con l'intolleranza al trattamento antiormonale in

corso, nonostante gli adattamenti intrapresi: in questo contesto sarà possibile

esprimersi meglio in futuro ed in ogni caso al termine del trattamento

previsto. Le limitazioni invece addotte a carico del braccio ds. in stato dopo

mastectomia e chirurgia ascellare, difficilmente subiranno un miglioramento

spontaneo in futuro e potrebbero risultare perciò fattori ulteriori di

restrizione per un'eventuale ripresa dell'attività lavorativa a tempo pieno.

● Per

quanto riguarda la problematica psichiatrica l'A. potrebbe giovare di una

psicoterapia ad orientamento cognitivo - comportamentale, che la potrebbe

aiutare a fronteggiare meglio lo stato ansioso, che comunque, per il momento,

non intacca la sfera extralavorativa e che l'A. riesce da sola a superare

mediante strategie di confronto con i familiari ed amici. In futuro questo

stato si manterrà pressoché costante a meno che non cambino le condizioni

ambientali che causano il disagio.

8. OSSERVAZIONI e RISPOSTE a DOMANDE

PARTICOLARI

Le conclusioni peritali si fondano su

un'esauriente discussione fra tutti i medici periti del SAM.

Domande particolari non sono poste.

(…)." (doc. AI 37/11-12)

Il

dr. __________, medico SMR, con rapporto medico 14 febbraio 2006 (doc. AI

33/1-3), ha espresso la seguente raccomandazione: “(…) le conclusioni SAM non

sono troppo convincenti, richiedo precisazioni (…)” (doc. AI 33/2).

Lo

stesso giorno il dr. __________ ha scritto al SAM una lettera del seguente

tenore:

"

Ho preso atto della

perizia concernente la summenzionata paziente. Non posso nascondere una certa

perplessità. Nel presente caso con stato dopo mascectomia e svuotamento

ascellare non è evidenziata attualmente una particolare patologia che potrebbe

influenzare la capacità lavorativa dal punto di vista oncologico o

psichiatrico, in particolare viene negata la presenza di una problematica

psichiatrica con influsso sulla capacità lavorativa. Nonostante ciò viene

riconosciuta una inabilità lavorativa del 50% dal punto di vista oncologico,

valutazione basata sulla presenza di disturbi assai soggettivi (stanchezza) ed

ipotizzando pure una problematica psichica (insonnia, stati d'ansia).

Ritengo che in questo caso dovrebbe essere applicato lo

stesso rigore che è applicato nella valutazione d'altre patologie di tipo

somatoforme (valutazione dell'impedimento psichico nel senso stretto,

valutazione dell'impedimento somatico nel senso stretto senza che il perito

somatico prenda in considerazione componenti "psichiche" nella sua

valutazione).

Vi sarei quindi grato per una vostra presa di posizione

dettagliata." (doc. AI 34-1)

Con

lettera 2 maggio 2006 il SAM ha così risposto al dr. __________:

"

(…)

Ricordiamo che sulla base delle patologie appurate e

delle conclusioni tratte dall'esame peritale effettuato presso il SAM in

gennaio 2006, abbiamo valutato il grado di capacità lavorativa medico teorico

globale dell' A., nell'attività da ultimo esercitata di consulente del

personale presso l'URC di __________, nella misura del 50%, inteso come poco

più di quattro ore al giorno con rendimento pieno. L'A. è pure ritenuta in

grado di poter svolgere altre attività lavorative sempre nella misura del 50%,

da intendersi come poco più di quattro ore lavorative al giorno, con rendimento

pieno.

Ricordiamo che l'A. era stata sottoposta ad un

intervento di mastectomia e svuotamento ascellare a ds. per un carcinoma

duttale invasivo con componente di carcinoma duttale in situ della mammella

ds.. II linfonodo sentinella prelevato nello stesso intervento era risultato

positivo, così da motivare l'allargamento della chirurgia ad uno svuotamento

ascellare ds..

AI momento del consulto oncologico nell'ambito della

perizia SAM non vi erano indizi per una ripresa locale o sistemica della

neoplasia mammaria. Le esigenze di controlli di follow up trimestrali era rispettata.

Abbiamo riproposto la questione al nostro consulente oncologo, che ci ha

risposto in forma scritta (vedasi allegato del 03.03.2006).

Tenendo quindi presente anche le ultime precisazioni

del nostro consulente oncologo, ribadiamo di ritenere giustificata l'incapacità

lavorativa nella misura del 50%. L'incapacità lavorativa è causata da una parte

dall'importante astenia, dall'affaticamento precoce a piccoli sforzi come pure

dall'insonnia cronica e dallo stato d'ansia che potrebbero almeno in parte

essere conseguenza dell'intolleranza al trattamento antiormonale in corso

(nonostante gli adattamenti intrapresi). D'altra parte ci sono le limitazioni

addotte al carico del braccio ds. in stato dopo mastectomia e chirurgia

ascellare: sono fenomeni possibili e conosciuti e purtroppo difficilmente

accessibili ad un trattamento risolutivo e che quindi difficilmente subiranno

un miglioramento spontaneo in futuro. Quindi, riassumendo, l'incapacità lavorativa

nella misura del 50% è giustificata da una sintomatologia che può essere messa

in relazione al trattamento antiormonale in corso e dai disturbi addotti a

carico del braccio ds. che potrebbero essere posti in relazione all'intervento

di mastectomia e svuotamento ascellare a ds. effettuato. Sottolineiamo che la

nostra consulente psichiatra non descrive una patologia di tipo somatoforme.

(…)" (doc. AI 37/1-2)

Nella

menzionata risposta 3 marzo 2006 i consulenti oncologi, dr. __________ e dr. __________,

si erano così espressi:

"

(…)

Volentieri ritorniamo sul caso della signora RI 1,

vista nel nostro ambulatorio dl oncologia nell'ambito della perizia AI in data

05.01.2006. Nella nostra valutazione (lettera del 10.01.2006) abbiamo espresso

che a nostro modo di vedere al momento non sussistono elementi per dichiarare

la paziente completamente inabile all'attività lavorativa, sembrandoci

assolutamente proponibile la continuazione dell'attività sin qui svolta al 50%

(auspicata dalla paziente e ben sopportata). I disturbi addotti dalla signora RI

1, in particolare l'importante astenia e l'affaticamento precoce a piccoli

sforzi, come pure l'insonnia cronica e lo stato di ansia potrebbero almeno in

parte essere giustificati da una certa intolleranza al trattamento antiormonale

in corso nonostante tutti gli adattamenti intrapresi (sospensioni transitorie

della somministrazione, riduzione transitoria delle dosi assunte).

Inoltre le limitazioni funzionali addotte al carico del

braccio destro in stato dopo mastectomia e chirurgia ascellare, pure in assenza

di un linfedema cronico, difficilmente subiranno un miglioramento spontaneo in

futuro e potrebbero determinare, nel caso di persistenza della situazione

cronica, una eventuale ulteriore perdita di capacità lavorativa. Notoriamente

Infatti questo tipo di problemi, nonostante una presa a carico adeguata,

difficilmente mostrano un decorso favorevole.

La serie di problemi sopra elencati ci fanno pensare

che al momento difficilmente sia proponibile il rientro ad un'attività

lavorativa a tempo pieno, fermo restando che, non è nostra, intenzione volerci

sostituire alla valutazione sociopsichiatrica dell'insonnia, dell'ansia e della

stanchezza cronica lamentata dalla paziente. Ci sembra tuttavia necessario

giustificare che tali sintomi possano essere messi in relazione al trattamento

antiormonale in corso. I disturbi addotti a carico del braccio destro

potrebbero essere posti in relazione all'intervento di mastectomia e

svuotamento ascellare a destra, fenomeni possibili e conosciuti e purtroppo

difficilmente accessibili ad un trattamento risolutivo.

(…)" (doc. AI 37-3)

Con

scritto 16 maggio 2006 il dr. __________, medico SMR, ha scritto al SAM una

lettera del seguente tenore:

"

(…)

Ho avuto modo di prendere atto della vostra perizia

riguardante l'Assicurata citata in ingresso, come pure lo scambio di

corrispondenza intercorsa con il Collega __________.

Mi permetto di tornare sull'argomento per chiedere

informazioni supplementari; queste vertono sulla descrizione dei limiti funzionali

e sulla motivazione della valutazione finale di incapacità lavorativa.

Leggo a pag. 4 (affezioni attuali) che "a livello

del braccio destro (l'A. è destrimane) rapida affaticabilità, con dolori già

dopo una breve e ripetuta attività con l'arto sup. dx (ad esempio le faccende

di casa, ma non scrivendo o dopo utilizzazione del computer). Mai edemi....

Nella valutazione dell'oncologo, ricordo che la

malattia tumorale al momento è silente, si legge del rapido affaticamento nel

pomeriggio che permette di svolgere mansioni casalinghe per poche ore (consulto

dr. __________ pag. 3).

Tra le costatazioni oggettive (pag. 5) non sono

descritti limiti di funzionalità degli arti superiori o del cinto

omero-scapolare. È segnalata unicamente una diminuzione di sensibilità

superficiale al braccio dx..

Si sa che il Tamoxifen può provocare disturbi del sonno

e ansietà: ci pare di leggere che tali disturbi, vedi perizia psichiatrica, non

assumano l'importanza di malattia con influsso sulla capacità lavorativa.

Mi permetto di chiedere se non sarebbe stata giudiziosa

una valutazione reumatologica a complemento o in vece della perizia oncologica

(vedi sopra: malattia tumorale silente).

Vorrei pertanto chiedere di precisare:

1. quali sono i limiti funzionali

oggettivabili, considerando che l'A. svolgeva a tempo pieno un'attività di tipo

amministrativo (e non di casalinga)

Considerandi

2.

quali sono le motivazioni dell'IL determinata

in sede peritale.

(…)" (doc. AI 38/1-2)

L’assicurata

è quindi stata visitata dal dr. __________, FMH in medicina interna e malattie

reumatiche, il quale, nel consulto peritale reumatologico 26 giugno 2006 (doc.

AI 40/1-4), posta la diagnosi:

"

4.1

Diagnosi

reumatologiche con ripercussione sulla capacità lavorativa:

nessuna.

4.2

Diagnosi non reumatologica con

possibile ripercussione sulla capacità lavorativa:

1.

Stato dopo mastectomia a dx ed

esportazione del linfonodo sentinella con svuotamento ascellare il 16.02.2004

per carcinoma duttale invasivo stadio iniziale pT1b, pN1, MO.

4.3

Diagnosi senza ripercussione sulla

capacità lavorativa:

1.

Leggera sindrome ansio-depressiva reattiva.

2.

Ipertensione arteriosa trattata.

3.

Stato dopo radioterapia all’emitorace dx

nel 1954 per sospetto angiosarcoma della parete toracica dx.

- Conseguente mancato sviluppo della mammella dx.

- Impianto di una protesi mammaria nel 1968.

4.

Leggera sindrome toracovertebrale su:

- Leggere turbe statiche.

- Insufficienza muscolare.

- Probabile disfunzione a livello delle faccette

articolari." (doc. AI 40/3)

ha

concluso che:

"

(...)

Si tratta di un'assicurata 55enne che è stata

sottoposta ad una mastectomia a dx a causa di un carcinoma invasivo della

mammella nel febbraio 2004. Dal mese di marzo dello stesso anno assume

un'endocrinoterapia con Tamoxifene (per un certo periodo pure con Zoladex,

medicamento ora interrotto). Ha poi sviluppato un'importante stanchezza, nonché

una frequente nausea, accompagnata da cefalee, disturbi che insorgono quando

deve affaticarsi molto. Per questo motivo non ha potuto riprendere a svolgere

la sua attività lavorativa a tempo pieno, limitandosi a lavorare al 50% (4-5

ore al mattino per cinque giorni alla settimana). L'assicurata sottolinea come

questi disturbi non fossero mai stati presenti prima dell'intervento chirurgico

e dell'inizio dell'endocrinoterapia. In precedenza non aveva praticamente mai

presentato dei periodi prolungati di incapacità lavorativa (desidera sottolineare

come agli inizi degli anni '90 avesse lamentato un'importante cervicalgia, la

quale non è comunque mai stata causa di un'assenza dal lavoro). Malgrado

l'intervento di mastectomia e lo svuotamento ascellare non lamenta particolari

dolori né alla spalla né al braccio dx. Vi sono però dei leggeri disturbi di

sensibilità ed una certa sensazione di pesantezza del braccio, disturbi che

comunque non sono ad origine di particolari limitazioni.

Clinicamente ho trovato un'assicurata in buone

condizioni generali, ben collaborante, senza alcun segno di depressione o di

sovraccarico funzionale. È possibile evocare una spiccata dolenzia alla

palpazione della colonna toracica, nonché della muscolatura toracoscapolare a

dx più che a sx; vi è inoltre un'importante ipersensibilità dei tessuti sulla

regione toracica dx. Spontaneamente l'assicurata non manifesta però dolori in

queste zone. La mobilità d'entrambe le spalle è ben conservata, non vi sono

segni per un conflitto sottoacromiale, la forza bruta ad entrambe le braccia è

simmetrica. Sottolineo la presenza di una leggera iposensibilità sulla regione

antero-mediale del braccio dx. Attualmente non vi sono particolari dolori né

tanto meno limitazioni dei movimenti della colonna cervicale o della colonna

lombare.

In conclusione non ho riscontrato delle patologie

reumatologiche tali da dover giustificare un'incapacità lavorativa, soprattutto

per la professione da lei svolta quale consulente del personale. Lei stessa

sottolinea più volte come la sua incapacità lavorativa sia dovuta

all'importante stanchezza, nonché alla nausea ed alle frequenti cefalee che la

prendono quando è stanca. Queste patologie non sono evidentemente di natura

ortopedico-reumatologica. Molto probabilmente sono effettivamente da ricollegare

all'endocrinoterapia tuttora assunta. È perciò possibile che una volta

interrotto il trattamento i disturbi scompaiono e l'assicurata possa così

riprendere a lavorare a tempo pieno, come da suo desiderio.

Sotto l'aspetto terapeutico non vi sono misure

medicamentose o fisiatriche che possano influenzare i suoi attuali disturbi e

soprattutto migliorare la sua capacità lavorativa. Per la leggera problematica

toracica da me riscontrata le ho comunque consigliato di sottoporsi a dei

trattamenti fisioterapici, che dovranno comprendere soprattutto delle misure di

medicina manuale per la mobilizzazione segmentale del tronco, ad esempio secondo

tecnica Maitland.

Sarà inoltre importante che esegua regolarmente un

piccolo programma di ginnastica medica per mantenere una buona tonicità della

muscolatura del tronco, nonché della muscolatura delle braccia e delle spalle.

Tutte queste misure terapeutiche non possono però al momento influenzare la sua

capacità lavorativa.

(…)" (doc. AI 40/3-4)

Con

lettera 16 agosto 2006 (doc. AI 41/1-2) il SAM ha preso posizione in merito

alla lettera 16 maggio 2006 del dr. __________:

"

(...)

Dopo aver riesaminato il caso alla presenza di tutti i

medici periti SAM, in data 23.06.2006 l'A. è stata sottoposta, come suggerito

nella sua lettera, ad un consulto reumatologico presso il dr. __________ (il consulto

è allegato).

Il nostro consulente, dopo aver descritto l'anamnesi e

lo stato clinico reumatologico dettagliato, giunge alle seguenti conclusioni.

Clinicamente è possibile evocare una spiccata dolenzia alla palpazione della

colonna toracica, nonché della muscolatura toraco-scapolare a destra più che a

sinistra, vi è un'importante ipersensibilità dei tessuti sulla regione toracica

destra. La mobilità di entrambe le spalle è ben conservata, non vi sono segni

per un conflitto sottoacromiale, la forza bruta ad entrambe le braccia è

simmetrica. Si sottolinea la presenza di una leggera iposensibilità sulla

regione antero-mediale del braccio destro. Attualmente non vi sono particolari

dolori né tanto meno limitazioni dei movimenti della colonna cervicale o della

colonna lombare. Vi è una leggera sindrome toraco-vertebrale su leggere turbe

statiche, insufficienza muscolare e probabile disfunzione a livello delle faccette

articolari. Il nostro consulente non ha riscontrato delle patologie reumatologiche

tali da dover giustificare un'incapacità lavorativa, soprattutto per la professione

svolta dall'A. quale consulente del personale. L'A. stessa sottolinea più volte

come l'incapacità lavorativa sia dovuta all'importante stanchezza, nonché alla

nausea e alle frequenti cefalee che la prendono quando è stanca. Queste patologie

non sono evidentemente di natura ortopedico-reumatologica.

Abbiamo riproposto la nuova documentazione anche al

nostro consulente oncologo, che alla luce di ciò ha riconsiderato la sua

valutazione. Infatti, il dr. __________, nella sua lettera del 27.07.2006 (vedasi

allegato), dopo aver descritto il contenuto del consulto reumatologico del dr. __________

giunge alle seguenti conclusioni. Il dr. __________, dopo un'attenta

valutazione clinica non ha riscontrato patologie reumatologiche a carico in

particolare del braccio destro, dove invece, secondo l'A., sussistono delle

limitazioni funzionali a seguito dell'intervento di mastectomia e soprattutto

di chirurgia ascellare per il noto carcinoma mammario. Mentre dal punto di

vista funzionale non sembravano documentabili problemi di rilevanza clinica,

l'A. lamentava in particolare un calo della forza sotto sforzo, con un

affaticamento precoce al punto da condizionare le principali attività e le

mansioni casalinghe, effettuabili solo per poche ore al giorno. Come già indicato

nella lettera del 03.03.2006, tali limitazioni, talvolta riscontrabili in stato

dopo mastectomia e chirurgia ascellare, pure in assenza di un linfedema

cronico, tendono ad avere un decorso cronico eventualmente migliorabile con

sedute di fisioterapia o altre misure locali. Sebbene queste limitazioni siano

percepite come spiacevoli e limitanti da parte dell'A., il nostro consulente

oncologo concorda pienamente con le conclusioni del dr. __________, che non le

ritiene tali da dover giustificare un'incapacità lavorativa di per sé, soprattutto

tenendo conto della professione svolta dall'A. che non prevede sforzi fisici

rilevanti. Gli altri problemi addotti dall'A. (cefalee croniche, apatia,

astenia, nausea) sono verosimilmente da mettere in relazione al trattamento

anti ormonale con Tamoxifen (in corso) e Zoladex (ora interrotto). Visto che si

tratta di effetti collaterali ben noti e riconosciuti in una certa percentuale

seppur piccola di pazienti che vengono sottoposti a tale trattamento, si

ritiene doverli riconoscere come importante elemento di disturbo per l'A. e la

sua qualità di vita giornaliera. D'altra parte tale trattamento è di provata

efficacia ed indicato in questo contesto, ragione per cui è auspicabile una sua

continuazione. Tenuto conto del contesto, e alla luce delle conclusioni a cui è

arrivato il dr. __________, il dr. __________ ritiene opportuno riconoscere

all'A. almeno una piccola percentuale d'incapacità lavorativa nella misura del

20-30% per le sequele del trattamento oncologico eseguito ed in corso.

Queste ulteriori valutazioni sono state oggetto

nuovamente di un'esauriente discussione tra tutti medici periti del SAM,

giungendo alla seguenti conclusioni:

- Alla luce della valutazione

reumatologica del dr. __________ del 26.06.2006 e della presa di posizione del

dr. __________ del 27.07.2006, la capacità lavorativa medico-teorica globale

dell'A. nell'attività da ultimo esercitata di consulente del personale presso

I'URC di __________, può essere ora giudicata con maggior precisione e sulla

base delle nuove informazioni a disposizione, viene valutata nella misura del

70-80%, intesa come riduzione della capacità funzionale residua sull'arco di

un'intera giornata lavorativa. Ciò, come si deduce dalla presa di posizione del

dr. __________ del 27.07.2006, è da attribuire agli effetti collaterali del

trattamento oncologico eseguito ed in corso, che comportano una maggior

lentezza nell'esecuzione della mansioni richieste, una maggior affaticabilità

con un maggior bisogno di pause e quindi una diminuzione del rendimento.

- Anche in altre attività lavorative la

capacità lavorativa medico-teorica globale dell'A. viene valutata nella misura

del 70-80%, intesa come riduzione della capacità funzionale residua sull'arco

di un'intera giornata lavorativa.

- Le ulteriori considerazioni/proposte

descritte nei capitoli 8 e 9 della perizia SAM del 30.01.2006 mantengono la

loro validità.

(…)" (doc. AI 41/1-2)

Nella

menzionata risposta 27 luglio 2006 i consulenti oncologi, dr. __________ e dr. __________,

si erano così espressi:

"

(…)

La ringraziamo per averci nuovamente contattato in

merito alla nostra lettera di valutazione specialistica del 10 gennaio 2006,

concernente la summenzionata paziente e sul complemento di informazioni da voi

richiesto e da noi redatto in data 3 marzo 2006.

Nel frattempo la paziente è stata valutata per un

consulto peritale reumatologico dal Dr med. __________, specialista FMH

medicina interna e malattie reumatiche, in data 23.6.2006 (vedi lettera del

26.6

). II collega Dr. __________ dopo una attenta valutazione clinica

della paziente non ha riscontrato patologie reumatologiche a carico in

particolare del braccio dx, dove invece secondo la paziente sussistono delle

limitazioni funzionali a seguito dell'intervento di mastectomia e soprattutto

di chirurgia ascellare per il noto carcinoma mammario (prima diagnosi

20.02

). Mentre dal punto di vista funzionale non sembravano documentabili

problemi di rilevanza clinica, la paziente lamentava in particolare un calo

della forza sotto sforzo con un affaticamento precoce al punto da condizionare

le principali attività e mansioni casalinghe, effettuabili solo per poche ore

al giorno. Come già indicato nella nostra lettera del 3 marzo 2006 tali

limitazioni, talvolta riscontrabili in stato dopo mastectomia e chirurgia

ascellare, pure in assenza di un linfedema cronico, tendono ad avere un decorso

cronico eventualmente migliorabile con sedute di fisioterapia o altre misure

locali. Sebbene percepite queste limitazioni come spiacevoli e limitanti da

parte della paziente, possiamo concordare pienamente con le conclusioni del Dr.

__________ che non le ritiene tali da dover giustificare un'incapacità

lavorativa di per sé, soprattutto tenendo conto della professione svolta dalla

paziente che non prevede sforzi fisici rilevanti.

Gli altri problemi addotti dalla paziente (cefalee

croniche, apatia, astenia, tendenza alla depressione, problemi alle unghie e

tendenza alla caduta dei capelli) sono verosimilmente da mettere in relazione

al trattamento antiormonale con Tamoxifen (in corso) e Zoladex (ora

interrotto). Visto che si tratta di effetti collaterali ben noti e riconosciuti

in una certa percentuale seppur piccola di pazienti che vengono sottoposti a

tale trattamento, ci sembra corretto sottolinearle ancora una volta e

riconoscerle come importante elemento di disturbo per la paziente e la sua

qualità di vita giornaliera. D'altra parte tale trattamento è di provata efficacia

ed indicato in questo contesto, ragione per cui è auspicabile una sua continuazione

(ovviamente effetti collaterali permettendo). Tenuto conto del contesto ci

sembrerebbe tuttavia opportuno riconoscere alla paziente almeno una piccola

percentuale di inabilità lavorativa (20-30%) per le sequele del trattamento oncologico

eseguito ed in corso.

(…)" (doc. AI 41/3-4)

Nel

rapporto medico 24 agosto 2006 il dr. __________ ha espresso la seguente

raccomandazione: “(…) assicurata peritata a livello SAM in gennaio 2006 con

seguente richiesta di precisazioni da parte SMR. L’assicurata è quindi ancora

stata sottoposta a valutazione peritale reumatologica (dr. __________) il

23.6.2006

Il perito non ha potuto evidenziare delle patologie reumatologiche.

L’unico impedimento funzionale si è quindi ridotto ad una aumentata

affaticabilità probabilmente in relazione al trattamento antiormonale con

impedimento valutato del 20-30% massimale. (…)” (doc. AI 42/2).

Con

progetto di decisione 29 agosto 2006 (doc. AI 43/1-2) l’Ufficio AI ha quindi

negato all’assicurata il diritto ad una rendita e a provvedimenti professionali

adducendo:

"

(…)

Dalla documentazione medica acquisita agli atti, in

particolar modo dalla perizia specialistica interdisciplinare avvenuta durante

il mese di gennaio 2006 presso il Servizio Accertamento Medico (SAM) di __________,

risulta che il danno alla salute, di cui lei è portatrice, le ha comportato una

totale incapacità al lavoro e, dunque, al guadagno quantificabile nella misura

del 100% in ogni attività dal mese di febbraio del 2004 al mese di aprile del

medesimo anno. In seguito, da detto mese, fa stato una capacità lavorativa del

75% in ogni attività, dunque anche nella sua abituale di consulente del

personale.

Pur lavorando in attività adeguate nella misura del 75%

non potrebbe percepire quanto potrebbe raggiunger nella sua abituale attività

svolta a tempo parziale.

Decidiamo pertanto:

La richiesta di prestazioni, visto che non si

giustifica un’inabilità di almeno il 40% per un periodo ininterrotto di un

anno, è respinta.

(…)." (doc. AI 43/2)

Con

scritto 20 settembre 2006 (doc. AI 44/2-4), tramite il dr. __________,

l’assicurata ha, in particolare, osservato:

"

(...)

La paziente subì per 4 anni radiazioni ionizzanti ai

Raggi X all'emitorace destro dal 1951 al 1955. Ritengo. che la tecnica in

quegli anni non fosse molto precisa.

Per di più nel, 2004 fu operata al seno destro e

all'ascella per cancro indotto probabilmente dalla radioterapia.

Ritengo che i disturbi, e i dolori di cui soffre la

paziente, alla spalla destra, al braccio, all'avambraccio ed alla mano destra

siano di origine neurologica in seguito all'intervento operatorio su una cute menomata

dalle precedenti terapie ai raggi X.

I sintomi sensitivi nel dolore di origine neurologica

possono essere localizzati o generalizzati. Il dolore si accompagna spesso con

segni di disfunzione nervosa come da disturbi sensitivi o con deficit dei muscoli.

Esiste spesso un fondo doloroso permanente a tipo di

bruciore o di dolore (disestesia) che può essere associato a scariche

parossistiche di dolori molto intensi del territorio.

La paziente ha spesso una risposta amplificata ad uno stimolo

nocicettivo (iperalgesia) o al tatto (iperestesia) o percepiscono uno stimolo

non doloroso come dolore (allodimia).

Per concludere:

I disturbi ed i dolori che la paziente lamenta sono in

relazione con la radioterapia prolungata per 4 anni con grave danno dei

tessuti, con il cancro alla mammella destra, con la mastectomia e svuotamento

della cavità ascellare, con la endocrinoterapia.

Se si considera che secondo gli esperti la endocrinoterapia

è responsabile di una invalidità del 25-30%, è senz'altro accettabile che

questa invalidità raggiunga il 50% per le conseguenze degli interventi

chirurgici sulla pelle e sui tessuti gravemente menomati dalla radioterapia

intensa e prolungatasi per ben 4 anni.

La paziente attualmente lavora 4 ore al mattino, torna

a casa a mezzogiorno affaticata e sofferente, mangia, riposa 3 ore e poi fa

delle piccole passeggiate. Si tenga conto che essa lavora dall'età di 16 anni

ed è sempre stata apprezzata per la sua assiduità sul lavoro.

I medici specialistici che visitarono la paziente sono

arrivati alla conclusione che la signora possa lavorare anche per qualche ora

nel dopopranzo.

I ginecologi non si esprimono, gli oncologi per ben 2

volte hanno scritto che è inabile al 50% al lavoro, poi stranamente si sono

ricreduti avendo letto il rapporto del reumatologo che ha trovato la paziente

sanissima come pure lo psichiatra.

Nessuno di questi specialisti accennò alla radioterapia

subita dalla paziente che ritengo possa essere il fattore più importante

responsabile sicuramente dei dolori neuropatici della regione superiore destra

del corpo, molto probabilmente causa del cancro alla mammella e di tutto quello

che ne seguì." (doc. AI 44/3-4)

L’Ufficio

AI, con decisione 6 novembre 2006 (doc. AI 51/1-2), ha confermato il rifiuto a

prestazioni precisando che “(…) le osservazioni presentate in seguito del

nostro progetto di decisione del 29.8.2006 (il certificato medico datato

20.09.2006

del Dr. __________) non comportano elementi nuovi per i quali è

possibile ritenere giustificata un’incapacità superiore a quella indicata nella

perizia SAM succitata. (…)” (doc. AI 51/2).

Con

il presente ricorso l’assicurata ha prodotto ulteriore documentazione medica e

ha postulato il riconoscimento del diritto ad una mezza rendita dal 1° febbraio

2005.

Riguardo

alla documentazione medica prodotta il dr. __________, nelle annotazioni 10

gennaio 2007 (doc. III/Bis), ha espresso la seguente valutazione:

"

(…)

Come già evidenziato nei scritti al SAM la prima

valutazione di un impedimento del 50% si basava sulla valutazione peritale

oncologica, valutazione che prendeva in considerazione elementi

extra-oncologici (psichici e reumatologici). Sulla base delle nostre

osservazioni il SAM ha ritenuto doveroso rivalutare il caso (vedi presa di

posizione del 16.8.2006) ridimensionando la valutazione oncologica precedente

(errata dato che si esprimeva pure su problematiche non di pertinenza oncologica).

Per quanto concerne le osservazioni fornite dal dr. __________

faccio presente che una neuropatia (a parte una lieve ipoestesia al braccio

destro tipica per uno stato dopo svuotamento ascellare) tipo plessopatia non è

mai stata sospettata e/o oggettivata. In questo senso anche da parte del prof. __________

(rapporto del 5.12.2006) viene postulata una problematica derivante dalle

parti molli con una possibile componente psicosomatica.

Per quanto concerne la TAC del 27.5.2005 va precisato

che questa è stata eseguita a livello toracale e non cervicale allo scopo di

valutare l'articolazione sterno-clavicolare destra. In occasione della valutazione

peritale reumatologica e della visita SAM non ha potuto essere più evidenziato

una problematica a tale livello.

L'attuale documentazione non permette di rendere

verosimile e/o oggettivare una modifica dello stato rispetto al momento della

valutazione peritale pluridisciplinare, valutazione che è da ritenersi attendibile

dopo i chiarimenti avvenuti." (doc. III/Bis)

In

sede ricorsuale l’assicurata ha prodotto ulteriore documentazione medica (doc. VII/Bis, IX/Bis, I, J, K, L, M, N, O e P).

Al

riguardo il dr. __________, nelle annotazioni 11 luglio 2007 (doc. XV/Bis), ha

osservato:

"

(…)

Vengono presentati nuovi documenti:

- rapporto del prof. __________ del 25.6.2007

indirizzato al legale dell'assicurata:

○ in pratica

vengono riprese le indicazioni soggettive dell'assicurata. Si rimanda alla valutazione

reumatologica espressa dal prof. __________.

- Rapporto del prof. __________,

direttore della clinica reumatologica __________ del 8.5.2007: in pratica viene

indicato che i disturbi a livello del braccio destro sono primariamente

imputabili ad un blocco toracocostale posturale con indicazione a trattamento

manuale. Viene attestata una IL del 50% (mezza giornata) per almeno ancora 6

mesi.

Valutazione:

In occasione della valutazione reumatologica peritale

da parte del dr. __________ del 26.6.2006 l'assicurata si lamentava in

particolare di astenia mentre solo saltuariamente lamentava dei disturbi a

livello cervico-scapolare "che comunque non hanno mai influenzato in alcun

modo la sua capacità lavorativa" (vedi pagina 2 della perizia dr. __________).

Oggettivamente veniva riscontrata una estrema sensibilità al tatto a livello

della parete toracale a destra.

Dagli attuali rapporti invece risultano esserci dei

dolori irradianti nel braccio destro invalidanti al 50% presenti dal 2004,

indicazione in netto contrasto con il referto peritale del dr. __________ e le

informazioni raccolte in gennaio 2006 (vedi perizia SAM anamnesi a pagina 4:

"a livello del braccio destro rapida affaticabilità, con dolori muscolari

già dopo una breve e ripetuta attività con l'arto superiore destro (ad esempio

le faccende di casa) ma non scrivendo o dopo utilizzazione di un computer; a riposo

non vi sono dolori".

In conclusione può essere ipotizzato un peggioramento

della sintomatologia algica a livello del braccio nel corso del 2007, quindi

posteriore la decisione impugnata, sintomatologia dovuta primariamente a

miogelosi su blocco vertebrocostale, problematica ben influenzabile con un

trattamento fisiatrico secondo il prof. __________. Attualmente questa

patologia comporta un impedimento del 50% con prognosi favorevole nel corso di

mesi (entro 6 mesi). Per quanto concerne la situazione fino al 2006 non posso

che confermare le conclusioni SAM (vedi anche presa di posizione del

10.1

)." (doc. XV/Bis)

2.10

Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso

valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli

esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta

l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi)

e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento

della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate

(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25

febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.

3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser, Die

Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001

pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo

2002.

nella causa M [I 162/01], consid. 2b).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa

il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti

approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle

inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998

nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24

dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e

332; ZAK 1986 pag. 189).

In

un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia

giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio

non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo

per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli

interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22

maggio 1995 in re A. C; cfr.

anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).

Nell'ambito

del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito

all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di

giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità

e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze

severe (DTF 122 V 157).

Nella

DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che

ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere concludenti,

compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine, non

devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità

(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in

un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in

dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle

particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati

i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK

1986.

pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa

G.C., I 355/03, consid. 5).

Per

quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale

esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce

del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,

in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle

cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori

il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed

indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un

altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

Infine,

va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto

affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia

del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.

628-629, in particolare la nota

158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare

la DTF 127 V 294).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.

In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und

[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico

l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta

e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti

medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in

base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre,

l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del

resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,

tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le

allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,

l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni

fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le

lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni

di grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita

27.

settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I

683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I

384/04).

2.11

Nell’evenienza

concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore

probatorio di rapporti medici, questo Tribunale non intravede ragioni che gli

impediscano di far proprie le conclusioni cui sono giunti i periti del SAM, i

quali hanno compiutamente valutato le differenti affezioni di cui l’assicurata

è portatrice, giungendo ad una conclusione logica e priva di contraddizioni in

merito alla sua capacità lavorativa del 70-80% nella sua attività esercitata

come in altre attività a contare dal 17 aprile 2004.

La

dettagliata ed approfondita valutazione pluridisciplinare del SAM non è stata

smentita da altri certificati da parte di medici specialisti attestanti nuove

patologie e/o un peggioramento delle sintomatologie.

2.11.1

Per

quanto riguarda all’aspetto psichiatrico la dr.ssa __________ e la dr.ssa __________,

nel consulto 3 gennaio 2006 (doc. AI 37/13-15), hanno espresso la seguente

valutazione:

"

(...)

1.

Diagnosi dal suo punto di vista

specialistico.

Sindrome ansiosa generalizzata

2.

Influenza di queste ultime sulla

capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare

se possibile le ore al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).

L'ansia e la preoccupazione, non creano una menomazione

del funzionamento lavorativo dell'A.

3.

Descrivere l'evoluzione dello stato di

salute dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle

problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio-lungo termine.

Dal mio punto di vista lo stato della salute dall'A. si

manterrà pressoché costante a meno che non cambino le condizioni ambientali che

causano il disagio.

Come si giustifica la diminuzione della

capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali.

Non vi è una diminuzione della capacità lavorativa per

problematiche psichiatriche.

4.

Possibilità terapeutiche per migliorare

la capacità lavorativa dell'A.?

L'A potrebbe giovare di una psicoterapia ad

orientamento cognitivo-comporta-mentale, che la potrebbe aiutare a fronteggiare

meglio lo stato ansioso, che comunque, per il momento, non intacca la sfera

extralavorativa e che la signora RI 1 riesce da sola a superare mediante

strategie dì confronto coi familiari e amici.

Che effetti avrebbero questi

provvedimenti sulla capacità lavorativa?

Le permetterebbero di vivere con minor tensione le ore

di lavoro.

5.

Ritiene possibile effettuare

provvedimenti d'integrazione professionale presso quest'A.?

Non sono necessari.

6.

Ritiene che l'assicurata sia in grado di

svolgere altre attività? Se sì descriva i limiti funzionali e la capacità

lavorativa in tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento).

Sì, l'A. sarebbe in grado di svolgere altre attività

senza alcun limite funzionale psicologico.

7.

Per assicurati di sesso femminile: in

che misura l'A. può svolgere l'attività di casalinga (descrivere i limiti

funzionali).

Escludendo la facile affaticabilità, 100%.

8.

Da quando esiste una limitazione della

capacità lavorativa? Quale è stata l'evoluzione della capacità lavorativa da

allora?

Non vi è limitazione della capacità lavorativa.

(…)" (doc. AI 37/14-15)

2.11.2

Per

quanto riguarda l’aspetto oncologico il dr. __________ e il dr. __________, nel

consulto 10 gennaio 2006 (doc. AI 37/16-18), posta la diagnosi oncologica di

“(…) 1. Carcinoma duttale invasivo (diametro 1 cm, grado istologico II) con componente

di carcinoma duttale in situ della mammella destra (ipoplastica dopo radioterapia

in età infantile); stadio iniziale pT1b pN1 MO, diagnosi 20.02.2004. Recettori

estrogeni positivo (90%), progestinici positivi (90%); indice di proliferazione

Ki-67 20-30%; non sovra-espressione di C-erb B2. 2. Sospetto angio sarcoma

della parete toracica destra sottoposto a radioterapia in età infantile, (circa

1954). (…)” (doc. AI 37/16), hanno espresso la seguente valutazione:

"

(...)

La paziente è stata sottoposta ad un intervento di

mastectomia e svuotamento ascellare a destra per un carcinoma duttale invasivo

con componente di carcinoma duttale in situ della mammella destra ipoplastica

dopo la radioterapia avvenuta sulla parete toracica in età infantile per un

sospetto angiosarcoma. Il linfonodo sentinella prelevato nello stesso

intervento è risultato positivo così da motivare l'allargamento della chirurgia

ad uno svuotamento ascellare destro (10 linfonodi senza segni di interessamento

tumorale). Il trattamento precauzionale anti ormonale indicato in questo

contesto ha subito alcune modifiche a causa di un'intolleranza soggettiva e

oggettiva della paziente ai farmaci richiesti.

Una valutazione specialistica a questo proposito

seguirà nelle prossime settimane presso la sede in cui la paziente è seguita

dal punto di vista specialistico (__________, Ospedale __________). Al momento

non sussistono sospetti per una recidiva locale o sistemica di malattia.

Dal punto di vista strettamente oncologico non sussistono

elementi per dichiarare la paziente completamente inabile all'attività

lavorativa. Ci sembra assolutamente proponibile l'attuale attività lavorativa

al 50% (peraltro auspicata dalla paziente e ben sopportata). I disturbi

addotti, in particolare l'importante astenia e l'affaticamento precoce a

piccoli sforzi, come pure l'insonnia cronica e lo stato di ansia, potrebbero

almeno in parte essere giustificati con l'intolleranza al trattamento anti

ormonale in corso nonostante gli adattamenti intrapresi. In questo contesto

sarà possibile esprimersi meglio in futuro ed in ogni caso al termine del

trattamento previsto. Per quanto riguarda invece le limitazioni addotte a

carico del braccio destro in stato dopo mastectomia e chirurgia ascellare pur

in assenza di un linfedema cronico difficilmente subiranno un miglioramento

spontaneo in futuro e potrebbero risultare perciò fattori ulteriori di

restrizione per un'eventuale ripresa dell'attività lavorativa a tempo pieno.

Per quanto riguarda invece gli stati di ansia e le paure legate al decorso

oncologico e altre preoccupazioni sul futuro, riteniamo indicata una valutazione in ambito specialistico nel

contesto di questi accertamenti.

(…)" (doc. AI 37-18)

Con

scritto 27 luglio 2006 (doc. AI 41/3-4), viste le risultanze del consulto

peritale reumatologico 26 giugno 2006 a cura del dr. __________, il dr. __________

e il dr. __________ – riferendosi alle limitazioni al braccio destro [“(…)

mentre dal punto di vista funzionale non sembravano documentabili problemi di

rilevanza clinica, la paziente lamentava in particolare un calo della forza

sotto sforzo con un affaticamento precoce al punto da condizionare le

principali attività e mansioni casalinghe, effettuabili solo per poche ore

al giorno. (…)] – hanno concluso che “(…) sebbene percepite queste limitazioni

come spiacevoli e limitanti da parte della paziente, possiamo concordare

pienamente con le conclusioni del Dr. __________ che non le ritiene tali da

dover giustificare un’incapacità lavorativa di per sé, soprattutto tenendo

conto della professione svolta dalla paziente che non prevede sforzi fisici

rilevanti. […] Tenuto conto del contesto ci sembrerebbe tuttavia opportuno

riconoscere alla paziente almeno una piccola percentuale di inabilità lavorativa

(20-30%) per le sequele del trattamento oncologico eseguito ed in corso. (…)”

(doc. 41/3-4, sottolineature del redattore).

Al

riguardo il TCA rileva innanzitutto che gli specialisti oncologi, ritenuto che

la stessa è stata menzionata nella diagnosi (doc. AI 37/16), hanno tenuto conto

nella loro valutazione sia della radioterapia a cui è stata sottoposta

l’assicurata in età infantile che delle conseguenze della stessa.

Inoltre,

alla luce delle risultanze della perizia reumatologica, gli specialisti oncologi

hanno potuto precisare meglio e correggere la loro prima valutazione circa la

capacità lavorativa dell’insorgente.

Infatti,

tenendo conto della sua professione che non richiede sforzi fisici rilevanti – nella perizia pluridisciplinare 30 gennaio

2006.

del SAM, riguardo alle affezioni attuali, i periti hanno, in particolare, riferito

che “(…) a livello del braccio ds. (l’A. è destrimane) rapida affaticabilità,

con dolori muscolari già dopo una breve e ripetuta attività con l’arto sup. ds.

(ad esempio le faccende di casa, ma non scrivendo o dopo l’utilizzazione di

un computer). Mai edemi. A riposo non vi sono dolori. (…)” (doc. AI 37/7,

la sottolineatura è del redattore). Ora è del tutto inverosimile che i periti

del SAM abbiano potuto inventarsi delle informazioni tanto precise e, d’altra

parte, anche il dr. __________ riferisce che (…) la signora RI 1 ricorda come

agli inizi degli anni ’90 abbia lamentato forti dolori alla colonna cervicale,

a causa dei quali aveva eseguito delle terapie fisiatriche ed aveva dovuto portare

per alcune settimane un collare morbido. Malgrado questi dolori non aveva mai

perso un giorno di lavoro. I dolori cervicali erano poi passati e solo saltuariamente

lamenta ancora dei disturbi a livello cervico-scapolare, talvolta pure a

livello lombogluteale, dolori che comunque non hanno mai influenzato in

alcun modo la sua capacità lavorativa. Spontaneamente non si è lamentata di

particolari disturbi al braccio dx, né di dolori, né tanto meno di debolezza o

affatticamento. (…)” (doc. AI 40/2, la sottolineatura del redattore) – i periti oncologi hanno confermato la valutazione

del dr. __________ e di conseguenza hanno stabilito un grado d’incapacità al

lavoro del 20-30% avuto riguardo alle sequele del trattamento oncologico

eseguito ed in corso.

I

periti del SAM, nella presa di posizione 16 agosto 2006 indirizzata al dr. __________

(doc. AI 41/1-2), hanno concluso che:

"

(…)

- Alla luce della valutazione reumatologica del dr. __________

del 26.06.2006 e della presa di posizione del dr. __________ del 27.07.2006, la

capacità lavorativa medico teorico globale dell’A. nell’attività da ultimo

esercitata di consulente del personale presso l’URC di __________, può essere

ora giudicata con maggior precisione e sulla base delle nuove informazioni a

disposizione, viene valutata nella misura del 70-80%, intesa come riduzione

della capacità funzionale residua sull’arco di un’intera giornata lavorativa.

Ciò, come si deduce dalla presa di posizione del dr. __________ del 27.07.2006,

è da attribuire agli effetti collaterali del trattamento oncologico eseguito ed

in corso, che comportano una maggior lentezza nell’esecuzione delle mansioni

richieste, una maggior affaticabilità con un maggior bisogno di pause e quindi

una diminuzione del rendimento.

- Anche in altre attività lavorative la capacità

lavorativa medico-teorica globale dell’A. viene valutata nella misura del

70-80%, intesa come riduzione della capacità funzionale residua sull’arco di

un’intera giornata lavorativa.

- Le ulteriori considerazioni/proposte descritte nei

capitoli 8 e 9 della perizia SAM del 30.01.2006 mantengono la loro validità.

(…)." (doc. AI 41/2)

Non

è possibile concludere differentemente neanche avuto riguardo alle osservazioni

20.

settembre 2006 del dr. __________ (doc. 44/1-4, di cui un ampio stralcio è

stato riprodotto al consid. 2.9), FMH in medicina generale, e ai rapporti, 5

dicembre 2006 e 25 giugno 2007 (doc. D e I), del dr. __________, direttore della

clinica ginecologica dell’Ospedale __________ di __________.

Il

dr. __________, a prescindere dalle considerazioni generali che si impongono

sul tema dell’attendibilità delle certificazioni dei medici di fiducia degli

assicurati (cfr. in proposito consid. 2.10), non ha posto delle diagnosi sulle

quali non si siano già espressi i periti i quali, differentemente da quanto

sostenuto dal curante, hanno considerato anche la radioterapia a cui è stata

sottoposta (vedi in questo senso le diagnosi che la menzionano).

Il

dr. __________, nello scarno rapporto 5 dicembre 2006 indirizzato al dr. __________

(doc. D), rispondendo a delle domande postegli dal dr. __________, ha solo addotto

che:

"

(…)

1.

Die von der Patientin angegebenen

Beschwerden sind meines Erachtens Weibelbeschwerden, welche durch die

Radioterapie im Kindesalter und die nachfolgenden operativen Eingriffe bedingt

sein können. Möglicherweise liegt auch

eine psychosomatische Überlagerung vor. Selten kann auch eine endokrine Terapie ein Teil dieses

Symptomatik erklären.

- Ob die Symptomatik durch die endokrinie

Terapie bedingt ist, kann durch ein temporäres Sistieren des Tamoxifen

überprüft werden. Eine Alternative wäre ein Wechsel auf einen Aromatasehemmer,

was ohnehin aufgrund der heutigen Datenlage nach 2 bzw. 3 Jahren zu diskutieren

wäre.

- Aufgrund der Gesamtsituation erscheint

mir eine 50%ige IV-Rente gerechtfertigt.

(…)." (doc. D)

Questo

semplice parere del dr. __________ in nessun modo documentato e oltretutto

espresso in termini ipotetici, non può certo sovvertire le conclusioni a cui

sono giunti i periti del SAM che si sono fondati su un dettagliato, completo e

approfondito consulto degli specialisti oncologi i quali, viste le risultanze

della perizia reumatologica, hanno potuto infine concludere per una capacità

lavorativa dell’assicurata del 70-80% nella sua professione esercitata e in

altre attività.

Neanche

il rapporto 25 giugno 2005 (doc. I), nel quale il dr. __________ si avvale

anche del parere del dr. __________, direttore della clinica reumatologica

dell’Ospedale __________ di __________ (di cui si dirà al prossimo considerando),

è in grado di sovvertire le conclusioni a cui sono giunti i periti del SAM.

Va

qui in particolare ribadito che i periti del SAM e gli specialisti intervenuti

(gli oncologi e il reumatologo), ritenuto che la stessa è stata menzionata

nelle rispettive diagnosi (doc. AI 37/16 e 40/3), hanno forzatamente tenuto

conto nelle loro valutazioni sia della radioterapia a cui è stata sottoposta

l’assi-curata in età infantile che delle conseguenze della stessa.

Al

riguardo, anche il dr. __________, nelle annotazioni 10 gennaio e 11 luglio

2007.

(doc. III/Bis e XV/Bis), ha osservato che:

"

(…)

Per quanto concerne le osservazioni fornite dal dr. __________

faccio presente che una neuropatia (a parte una lieve ipoestesia al braccio

destro tipica per uno stato dopo svuotamento ascellare) tipo plessopatia non è

mai stata sospettata e/o oggettivata. In questo senso anche da parte del prof. __________

(rapporto 5.12.2006) viene postulata una problematica derivante dalle parti

molli con una possibile componente psicosomatica.

(…)." (doc. III/Bis)

"

(…)

- rapporto del prof. __________ del 25.06.2007

indirizzato al legale dell’assicurata:

◦ in

pratica vengono riprese le indicazioni soggettive dell’assicurata. Si rimanda alla valutazione reumatologica espressa dal

prof. __________.

(…)." (doc. XV/Bis)

Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006

nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni

espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico

curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova

perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2

L'on ne

saurait certes mettre sur le

même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de

l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance

à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et

un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie

pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins

traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une

nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des

autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1

supra). Il n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui

du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional

de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué

par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste,

aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur

l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.

(…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,

consid. 3.2)

Non

è infine neppure possibile concludere per una più alta inabilità lavorativa,

dal profilo oncologico, rispetto a quella stabilita dai periti del SAM, anche

avuto riguardo agli scarni certificati medici, 21 agosto 2006, 12 febbraio 2007

e 19 giugno 2007 (doc. C, VII/Bis e O), con i quali la dr.ssa __________,

dell’Istituto __________, si è solo limitata ad attestare, senza alcun commento,

un’inabilità al lavoro del 50% per un periodo indeterminato.

2.11.3

Per

quanto riguarda all’aspetto reumatologico il dr. __________, nel consulto 26

giugno 2006 (doc. AI 40/1-4), posta la diagnosi di:

"

4.1

Diagnosi

reumatologiche con ripercussione sulla capacità lavorativa:

nessuna.

4.2

Diagnosi non reumatologica con

possibile ripercussione sulla capacità lavorativa:

1.

Stato dopo mastectomia a dx ed

esportazione del linfonodo sentinella con svuotamento ascellare il 16.02.2004

per carcinoma duttale invasivo stadio iniziale pT1b, pN1, MO.

4.3

Diagnosi senza ripercussione sulla

capacità lavorativa:

1.

Leggera sindrome ansio-depressiva reattiva.

2.

Ipertensione arteriosa trattata.

3.

Stato dopo radioterapia all’emitorace dx

nel 1954 per sospetto angiosarcoma della parete toracica dx.

- Conseguente mancato sviluppo della mammella dx.

- Impianto di una protesi mammaria nel 1968.

4.

Leggera sindrome toracovertebrale su:

- Leggere turbe statiche.

- Insufficienza muscolare.

- Probabile disfunzione a livello delle faccette

articolari." (doc. AI 40/3)

ha

concluso che:

"

(…)

Clinicamente ho trovato un’assicurata in buone

condizioni generali, ben collaborante, senza alcun segno di depressione o di

sovraccarico funzionale, E’ possibile evocare una spiccata dolenzia alla

palpazione della colonna toracica, nonché della muscolatura toracoscapolare a

dx più che a sx; vi è inoltre un’importante ipersensibilità dei tessuti sulla

regione toracica dx. Spontaneamente l’assicurata non manifesta però dolori

in queste zone. La mobilità d’entrambe le spalle è ben conservata, non

vi sono segni per un conflitto sottoacromiale, la forza bruta ad entrambe le

braccia è simmetrica. Sottolineo la presenza di una leggera iposensibilità

sulla regione anteromediale del braccio dx. Attualmente non vi sono

particolari dolori né tanto meno limitazioni dei movimenti della colonna

cervicale o della colonna lombare.

In conclusione non ho riscontrato delle patologie

reumatologiche tali da dover giustificare un’incapacità lavorativa, soprattutto

per la professione da lei svolta quale consulente del personale. Lei stessa

sottolinea più volte come la sua incapacità lavorativa sia dovuta

all’importante stanchezza, nonché alla nausea ed alle frequenti cefalee che la

prendono quando è stanca. Queste patologie non sono evidentemente di natura

ortopedico-reumatologica. Molto probabilmente sono effettivamente da

ricollegare all’endocrinoterapia tuttora assunta. È perciò possibile che una

volta interrotto il trattamento i disturbi scompaiano e l’assicurata possa così

riprendere a lavorare a tempo pieno, come da suo desiderio.

Sotto l’aspetto terapeutico non vi sono misure

medicamentose o fisiatriche che possano influenzare i suoi attuali disturbi e

soprattutto migliorare la sua capacità lavorativa. Per la leggera problematica

toracica da me riscontrata le ho comunque consigliato di sottoporsi a dei

trattamenti fisioterapici, che dovranno comprendere soprattutto delle misure di

medicina manuale per la mobilizzazione segmentale del tronco, ad esempio

secondo tecnica Maitland.

Sarà inoltre importante che esegue regolarmente un

piccolo programma di ginnastica medica per mantenere una buona tonicità della

muscolatura delle braccia e delle spalle. Tutte queste misure terapeutiche

non possono però al momento influenzare la sua capacità lavorativa.

(…)” (doc. AI 40/3-4, sottolineature del redattore)

Alla

perizia del dr. __________, affidabile, completa, dettagliata e priva di contraddizioni,

va, conformemente alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.10), riconosciuta

forza probatoria piena.

Questo

vale anche avuto riguardo al rapporto 8 maggio 2007 (doc. L) nel quale il dr. __________,

riferendo in merito ad una visita avvenuta lo stesso giorno, posto quale

“Hauptproblem”: “(…) ●

Ausstrahlende Armschmerzen rechts bei – thorako-spondylogenem Syndrom bei

ausgeprägten vertebrokostalen Blokaden – Fehlhaltung ● Überempfindlichkeit der rechten Thoraxwand vorne bei Status nach

Radiotherapie sowie Operation wegen Mammakarzinom (Radiotherapie mit 18 Jahren,

Mammakarzinom-Operation 2004) (…)“, ha concluso che:

"

(…)

Die Beschwerden lassen sich zum grössten Teil auf die

Fehlhaltung mit ausgeprägten Blockaden Thorakokostal zurückzuführen. In einer

Probebehan-dlung konnten einige der Blockaden gelöst werden. Es bedarf jedoch

eines längeren konsequenten Therapieprogrammes:

Zweimal pro Woche manuelle Therapie für die

Brustwirbesäule und allenfalls auch untere HWS, sobald eine Besserung eintritt

Beginn einer Physiotherapie, um das Resultat zu verbessern und zu erhalten

(muskuläre Lockerung mit Dehnungen, Aufwärmübungen, Ausdauerübungen).

Bis der Effekt eintritt, bedarf es mindestens einer

zweimonatigen Behandlung, danach ist mit einer steten Schmerzverbesserung zu

rechnen.

Arbeitsfähigkeit: Gegenwärtig halbtags entsprechend 50%

(Büroarbeit). Dies ist weiterin gerechtfertigt, bis es zur Besserung kommt. Mit

einer Besserung auch objektiv ist nach 6 Monaten zu rechnen.

(…)” (doc. L, pag.

2)

Riguardo

alla TAC del 27 maggio 2005 (doc. AI 29/5, a suo dire non considerata dal dr. __________;

cfr. doc. I, pag. 22), il dr. __________, nelle annotazioni 10 gennaio 2007

(doc. III/Bis), ha rilevato che “(…) per quanto concerne la TAC del 27.5.2005

va precisato che questa è stata eseguita a livello toracale e non cervicale allo

scopo di valutare l’articolazione sterno-clavicolare destra. In occasione delle

valutazione reumatologica e della visita SAM non ha potuto essere più evidenziata

una problematica a tale livello. (…)” (cfr. doc. III/Bis).

Va

qui inoltre ribadito che, come sopra già evidenziato, nella perizia

pluridisciplinare 30 gennaio 2006 del SAM, riguardo alle affezioni attuali, i

periti hanno, in particolare, riferito che “(…) a livello del braccio ds. (l’A.

è destrimane) rapida affaticabilità, con dolori muscolari già dopo una breve e

ripetuta attività con l’arto sup. ds. (ad esempio le faccende di casa, ma

non scrivendo o dopo l’utilizzazione di un computer). Mai edemi. A riposo

non vi sono dolori. (…)” (doc. AI 37/7, la sottolineatura è del redattore).

Il

dr. __________ ha inoltre rilevato che “(…) é possibile

evocare una spiccata dolenzia alla palpazione della colonna toracica, nonché

della muscolatura toracoscapolare a dx più che a sx; vi è inoltre un’importante

ipersensibilità dei tessuti sulla regione toracica dx. Spontaneamente

l’assicurata non manifesta però dolori in queste zone. La mobilità

d’entrambe le spalle è ben conservata, non vi sono segni per un conflitto

sottoacromiale, la forza bruta ad entrambe le braccia è simmetrica. Sottolineo

la presenza di una leggera iposensibilità sulla regione anteromediale del

braccio dx. Attualmente non vi sono particolari dolori né tanto meno limitazioni

dei movimenti della colonna cervicale o della colonna lombare. (…)” (doc.

AI 40/3).

Ora,

ritenuto che è del tutto inverosimile che i periti del SAM e il dr. __________ abbiano

potuto inventarsi delle informazioni tanto precise riguardo alle limitazioni

nell’attività da lei esercitata, questo Tribunale deve concludere che in un

periodo posteriore alla decisione impugnata lo stato valetudinario é peggiorato.

Va qui ricordato che il giudice

delle assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in

base alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento in cui essa è

state resa (DTF 130 V 140, 129 V 4, 121 V 366 consid. 1b).

In

concreto il rapporto 8 maggio 2007 del dr. __________ è posteriore alla decisione

impugnata e lo stesso non permette di accertare lo stato di salute

dell’assicurata in un periodo antecedente al provvedimento contestato.

Pertanto

tale rapporto è irrilevante ai fini del presente giudizio.

Al

riguardo il dr. __________, nelle annotazioni 11 luglio 2007 (doc. XV/Bis riprodotto

in esteso al consid. 2.9), ha concluso che “(…) può essere ipotizzato un

peggioramento della sintomatologia algica a livello del braccio destro nel corso

del 2007, quindi posteriore la decisione impugnata, sintomatologia dovuta primariamente

a miogelosi su blocco vertebrocostale, problematica ben influenzabile con un

trattamento fisiatrico secondo il dr. __________. Attualmente questa patologia

comporta un impedimento del 50% con prognosi favorevole nel corso di mesi

(entro 6 mesi). Per quanto concerne la situazione fino al 2006 non posso che

confermare le conclusioni SAM (vedi anche presa di posizione del 10.1.2007).”

(doc. XV/Bis).

2.11.4

In conclusione, rispecchiando la perizia 30 gennaio 2006 e la presa

di posizione 16 agosto 2006 del SAM – in particolare, i referti specialistici

delle dr.sse __________ e __________, dei dr. __________ e __________ con le

precisazioni 27 luglio 2006 e del dr. __________ – i criteri di affidabilità e

completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.10), alla stessa può

esser fatto riferimento. Inoltre, non essendo l’interessata affetta da altre

patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate, questo

Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti, fino al momento della

decisione impugnata, contiene elementi chiari e sufficienti per valutare la sua

capacità al lavoro.

E’

dunque a ragione che l’Ufficio AI ha concluso per una incapacità al lavoro del

100% in ogni attività dal mese di febbraio 2004 e per una capacità lavorativa

del 75% nella sua professione e in altre attività a contare dal mese di aprile

dello stesso anno.

2.12

Considerata

una capacità lavorativa del 75%, sia nella sua professione che

in altre attività, a contare dal mese di aprile 2004, a ragione, conformemente

alla giurisprudenza citata (cfr. consid. 2.4 e 2.5), all’assicurata non è stato

riconosciuto alcun diritto a provvedimenti d'integrazione.

2.13

Avuto

poi riguardo all’incapacità al lavoro del 100% in ogni attività

dal mese di febbraio 2004 e alla seguente capacità lavorativa del 75% nella sua

professione e in altre attività a contare dal mese di aprile dello stesso anno,

pure a ragione, conformemente a quanto disposto dall’art. 29 LAI (cfr. consid.

2.

), l’Ufficio AI le ha negato il diritto ad una rendita non essendo

giustificato un periodo di incapacità al lavoro di almeno il 40% in media per

un anno senza notevoli interruzioni.

2.14

Vista

l’ulteriore documentazione medica prodotta nell’ambito del ricorso, in particolare

il rapporto 8 maggio 2007 del dr. __________ (doc. L), gli atti devono essere

trasmessi all’Ufficio AI affinché, ritenuta la documentazione medica prodotta

alla stregua di una seconda domanda, si pronunci sulla stessa.

2.15

L’assicurata,

dopo aver chiesto, se necessario, di formulare ulteriori quesiti al dr. __________

e al dr. __________, in ultimo ha chiesto al TCA di ordinare una perizia

giudiziaria pluridisciplinare (doc. XIII e XVII).

Va

qui ricordato che, quando

l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,

in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la

probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che

altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si

rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.

47.

n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure

DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c

con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere

sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344

consid. 3c con

riferimenti).

Nel caso in esame, vista la chiarezza e la concludenza della

documentazione medica versata agli atti e considerata la rispettiva forza

probatoria della stessa almeno fino al momento della resa della decisione qui

impugnata, questo Tribunale ritiene la fattispecie sufficientemente chiarita e

rinuncia pertanto sia a formulare ulteriori quesiti al dr. __________ e al dr. __________

che all’accertamento giudiziario richiesto.

2.16

Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la

procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al

rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è

soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--

franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore

litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il

ricorso è respinto.

§ Gli atti sono

trasmessi all’Ufficio AI perché procede come indicato al consid. 2.14.

2. Le

spese, per fr. 200.--, sono poste a carico della ricorrente.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante.

Al

ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente

l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il

vicepresidente Il segretario

Raffaele Guffi Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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