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32.2006.233

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

27 settembre 2007Italiano39 min

Source ti.ch

Fatti

i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK

1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa

G.C., I 355/03, consid. 5).

Per

quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale

esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce

del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,

in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle

cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,

pag. 230).

Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori

il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed

indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un

altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

Infine,

va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto

affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia

del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.

628-629, in particolare la nota

158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare

la DTF 127 V 294).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.

In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und

[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico

l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta

e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre,

l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del

resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,

tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le

allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,

l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni

fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele

molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di

grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27

settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I

683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I

384/04).

2.7. Chiamato

a pronunciarsi nella vertenza che la vedeva opposta alla __________ (inc.

35.2003.93), questo Tribunale, con sentenza 10 marzo 2004, cresciuta incontestata

in giudicato, ha annullato la decisione 8 ottobre 2003 e rinviato gli atti

all’assicuratore “(…) affinché chiarisca, sottoponendo la pratica ad uno

specialista di sua fiducia, da un lato, la natura, organica o psichica, dei

complessi disturbi fatti valere da RI 1 (questione alla quale le certificazioni

dei dott. __________ e __________ non forniscono una risposta sufficientemente

qualificata) e, dall'altro, la loro eziologia, traumatica oppure morbosa.

Qualora dovesse emergere che l'assicurata soffre di disturbi psichici in

relazione di causalità naturale con l'infortunio del giugno 2002,

l'assicuratore dovrà pure valutarne l'adeguatezza in applicazione della

specifica giurisprudenza federale. (…)” (cfr. STCA del 10 marzo 2004, consid.

2.8, pag. 10, inc. 35.2003.93).

Con

sentenza 12 marzo 2007 (inc. 35.2006.84), cresciuta incontestata in giudicato, il

TCA – dopo aver rilevato che “(…) con decisione su opposizione del 17 agosto

2006 la __________, dopo avere compiuto approfonditi accertamenti a seguito

della sentenza di rinvio del TCA del 10 marzo 2004 (inc. 35.2003.93) ha negato

a RI 1 il diritto alle prestazioni LAINF "a far tempo dal 6 settembre

2002" ed ha nel contempo negato il diritto al gratuito patrocinio per la

procedura davanti all'amministrazione (…)” e che “(…) nella presente fattispecie

contestata è esclusivamente la questione relativa alla necessità

dell’assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione. (…)”(cfr.

STCA del 12 febbraio 2007, consid. 1.1, pag. 1 e consid. 2.3, pag. 9, inc.

35.2006.84) – ha annullato il punto 3 della decisione su opposizione 17 agosto

2006, posto l’insorgente al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura

amministrativa e rinviato gli atti all’amministrazione affinché si pronunci

concretamente sull’importo spettante all’assicurata.

2.8. Nell’evenienza

concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore

probatorio degli atti medici (cfr. consid. 2.6), questo Tribunale ritiene che

sulla sola base degli atti di causa l’Ufficio AI non poteva negare

all’assicurata il diritto a prestazioni.

2.8.1. Il

dr. __________, capo clinica del reparto di neurologia della Clinica di __________,

nella perizia pluridisciplinare 2 agosto 2005 all’in-tenzione della __________

(doc. AI 42/2-59), posta la diagnosi di “(…) St.n.

körperlicher Attake am 29.6.2002 mit – Sternumkontusionen und BWS-Kontusion

ohne traumatische Läsionen – primäre Anpassungstörung depressiver Reaktion

– Neurastenie mit allgemeiner Lei-stungsminderung und chronischen Spannungskopfschmer-zen,

sekundären cervikozephalen und thorakolumbalen Schmerzsyndrom. Psychosozialer

Belastungssituation (…)” (doc. AI 44/9), ha espresso la seguente valutazione:

"

(...)

Diese 36-jährige Patientin erlitt am 29.06.2002, als

sie von ihrem Ehemann attackiert wurde, eine Sternumkontusion sowie eine BWS-Kontusion.

Zusätzlich wird im Austrittsbericht des Kantonsspitals __________ auch eine Anpassungsstörunq

mit kurzer depressiver Reaktion erwähnt mit wiederholten Hyperventilations-phasen.

Die damals durchgeführten Abklärungen ergaben keine Frakturen. Seit diesen

Ereignissen klagt die Patientin über frontale, z.T. auch haloartige Kopfschmerzen,

welche bei Belastungssituationen (insbesondere konzentriertes Arbeiten (am

Computer) rezidivierend auftreten zum Teil begleitet von Nausea. Deskriptiv

dürfte es sich am ehesten um Spannungskopfschmerzen handeln. Daneben bestehen

belastungsabhängige Schmerzen im thorakalen Wirbel-säulenbereich sowie sternal.

Schliesslich gibt die Patientin auch einen um-schriebenen Schmerzpunkt

unterhalb des ventromedialen Rippenbogens links an. Nach primär stationärer

Beobachtung im Kantonsspital __________ über 2 Wochen war die Patientin danach

noch für 2 Wochen zur Eholung in __________. Danach wurden verschiedene

physiotherapeutische und chiropraktische Behandlungen durchgeführt. Diese

brachten keine anhaltende Beschwerdefreiheit. Eine MRI-Untersuchung der

gesamten Wirbelsäule 2003 zeigte abgesehen von einer kleinen Diskushernie L5/S1

durchwegs unauffällige Befunde.

In der aktuellen klinisch-neurologischen Untersuchung

zeigen sich ebenfalls unauffällige Befunde. In der neuropsychologischen

Untersuchung findet sich ein normales Leistungsprofil, wobei die Patientin

während dieser 2-stündigen Untersuchung über eine Verstärkung der Kopfschmerzen

klagt, welche auf Paracetamol etwas besserten.

In der rheumatologischen Untersuchung finden sich ein

chronisches zerviko-zephales und thorakolumbales Schmerzsyndrom bei allgemeiner

Dekonditio-nierung.

Radiologisch (AC-Gelenk, HWS, BWS, LWS) lassen sich

keine Frakturen bzw. posttraumatische Veränderungen nachweisen.

In der psychiatrischen Untersuchung zeigt die Patientin

Symptome einer Neurasthenie ohne Hinweise auf eine depressive Verstimmung (vgl.

bei-liegendes Teilgutachten).

Die Patientin ist durch die Symptomatik in ihrer

beruflichen Tätigkeit als selbstständige Versicherungsmaklerin seit dem Unfall

nicht mehr arbeitsfähig. Ein vor 2 Jahren durchgeführter Arbeitsversuch musste

wegen Beschwerde-zunahme abgebrochen werden. Die Haushaltaufgaben und Betreuung

der Kinder erfolgt jedoch ohne Einschränkung durch die Patientin selber.

Zusammenfassend kann festgehalten werden, dass die

aktuellen Beschwerden auf die psychischen und psychosomatischen Unfallfolgen

zurückzuführen sind. Aus somatischer Sicht kann festgehalten werden, dass die

Patientin beim Unfall vom 29.6.2002 sicherlich kein Schädel-Hirn-Trauma und

auch keine Kopfkontusion erlitt. Die sekundär aufgetretenen Kopfschmerzen

dürften somit eher im Rahme der psychischen Belastungsreaktion zu werten sein.

Die kognitive Leistungsfähigkeit der Patientin liegt im Normbereich. Die

chronische zervikozephale und thorakolumbale Schmerzsymptomatik ist ebenfalls

als sekundär anzusehen ohne sicheres organisches Korrelat.

(…)" (doc. AI 42/7-8)

Alla

domanda circa la capacità lavorativa, dopo l’evento infortunistico, nella sua e

in altre attività adeguate, il dr. __________ ha

attestato che “(…) aus psychiatrischer Sicht ist die Patientin aktuell 100%

arbeitsunfähig. Dies wäre auch in einer ander-weitigen angepassten Tätigkeit

gleich (…)“ (doc. AI 42/10).

Il

dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo consulto psichiatrico

2 giugno 2005 (doc. AI 42/30-54), posta la diagnosi di “(…) Neurasthenie

(ICD-10: F48.0) (…)” (doc. AI 42/48), ha così risposto alle seguenti domande:

" (...)

1. Befund?

Anhaltende Ermüdbarkeit nach insbesondere

geistiger Anstrengung. Bei Überschreiten der subjektiven Leistungsgrenze,

exazerbierende Kopf-schmerzen (welche angeblich sowieso in 80% der Zeit

vorhanden sind), Übelkeit und Schwindel (teilweise auch gerichteter Schwindel).

Considerandi

2.

Diagnosen nach ICD-10 oder DSM IV in

psychiatrischer Hinsicht?

Neurasthenie (ICD-10: F48.0)

3.

Seit wann besteht das psychische

Beschwerdebild? Verlauf seit Entstehung bis heute?

Das

psychische Beschwerdebild trat in seiner aktuellen Ausprägung einige Wochen

nach dem Unfallereignis vom 29.06.2002 auf. Im Vorfeld des Zustandes welcher

seitens des Gutachters als Neurasthenie interpretiert wird, diagnostizierte der

Konsiliar-Psychiater der Psychiatrischen Dienste __________ am 03.07.2002 eine

Anpassungsstörung mit kurzer depressiver Reaktion nach körperlichem Ubergriff.

Seither hat sich das Zustandsbild gemäss Schilderung

der Expl. auf dem aktuell geschilderten Niveau stabilisiert. (Für die Zeit ab

dem psychiatrischen Konsilium vom 03.07.2002 gibt es keine Fremdangaben ausser

den Behandlungsunterlagen im Versicherungsdossier - befragbare Angehörige waren

zum Zeitpunkt der Begutachtung nicht zugegen).

(...)

6.

Ist zu erwarten, dass durch weitere

psychiatrische Behandlung eine wesentliche Besserung des psychischen

Gesundheitszustandes eintritt?

Falls ja:

6.1

Welche Behandlungen sind angezeigt und

über welchen Zeitraum?

Eine psychiatrische Behandlung im engeren Sinn hat bis

dato nicht stattgefunden. Die Expl. holt sich hin und wieder Rat bei den Therapeuten

ihrer Kinder (Kinder- und Jugendpsychiatrischer Dienst bzw.

Schulpsychologischer Dienst). Weiters scheint sie in ihrer Heimat einen

Therapeuten persönlich zu kennen, von welchem sie sich manchmal einige Stunden

beraten lässt.

Im Allgemeinen profitieren Neurasthenie-Patienten von

einer somatopsychi-schen Rekonditionierung. Auch entpathologisierende

Interventionen können von Vorteil sein. Häufig erlebt sich der chronisch

dekonditionierte Neurasthenie Patient durch einzelne Symptome die durchaus noch

der Normalität entsprechen können immer wieder darin bestätigt, dass seine

Krankheit entweder nicht heilbar oder sogar einer Verschlechterung unterworfen

ist.

Der Gutachter empfiehlt eine psychotherapeutische

Behandlung über einen Zeitraum von 1-2 Jahren. Medikamentöse Interventionen

erscheinen weniger indiziert. Insbesondere kann vom Einsatz von Antidepressiva

zurzeit abgeraten werden, denn depressive Symptome konnten effektiv nicht

exploriert werden.

In diesem Zusammenhang ist wichtig darauf hinzuweisen,

dass die Expl. primär von einer Psychotherapie nichts wissen wollte, da sie

vermutete weitere Termine (eben beim Psychotherapeuten) würden ihre Agenda noch

mehr überfrachten, bzw. sie anhaltend belasten und konsekutiv ermüden (und die

Expl. ist fest davon überzeugt, dass jede Anstrengung in eine Steigerung ihrer

Beschwerden mündet).

Zusammenfassen

erscheint aber eine psychiatrisch-psychotherapeutische Begleitung über 1-2

Jahre zumindest einen Versuch wert, denn einfach den natürlichen Verlauf

abzuwarten, erscheint nicht vertretbar.

7.1

Leistungsfähigkeit: Welche Arbeiten

sind der Versicherten in seiner bisherigen oder einer anderen den Beschwerden

angepassten Tätigkeit trotz psychischer Störung noch zumutbar? In welchem

zeitlichen Ausmass?

Die Expl. sollte in der Lage sein, ihre Kinder gut zu

versorgen, auch betreff Haushaltsführung werden keine Problem berichtet. Die

Expl. ist in der Lage, ein im Vergleich zu früheren Zeiten bescheidenes Sport-

und Freizeit-programm durchzuziehen.

Der bisherige Arbeitsplatz als Mitarbeiterin einer

Management- und Beratungsfirma erscheint momentan und bis auf weiteres nicht

zumutbar.

Angesichts der Ermüdung die bei den interdisziplinären

Untersuchungen beobachtet wurde, erscheint die Expl. zum jetzigen Zeitpunkt in

ihrer bisherigen Tätigkeit zu 80% arbeitsunfähig.

Eine adaptierte Tätigkeit zu beschreiben ist momentan

schwierig. Es bedarf nach entsprechender Motivation (Psychotherapie!) einer

Überprüfung "in vivo". In Frage käme dann der sukzessiv zu steigernde

Einsatz im erlernten Beruf, einer Handelsfachfrau (z.B. wie vor einiger Zeit

schon erfolgreich umgesetzt, allerdings vor dem Unfall) in einem

Sportfachgeschäft.

Es ist zum jetzigen Zeitpunkt nicht möglich, den

zeitlichen Rahmen einer solchen Beschäftigung zu ermessen, doch nach

entsprechender Vorbereitung sollte man mit einem Pensum von 30 - 50% beginnen.

Zur Zeit ist die Expl. im Haushalt sowie bei der

Kindererziehung wahrscheinlich kaum beeinträchtigt. Eine adaptierte Tätigkeit

ausser Haus zu 50 % erscheint möglich jedoch nicht kumulativ zu den Aufgaben

als Mutter und Hausfrau. Erst nach erfolgter Besserung sollte es möglich sein,

zusätzlich zu 30-50 % ausser Haus oder im Sinne entgoltener Heimarbeit tätig zu

werden.

7.2

Ist eine Anpassung/Angewöhnung an die

Unfallfolgen zu erwarten, gegebenenfalls wann und in welchem Ausmass bewirkt

dies eine Verbesserung der Arbeitsfähigkeit?

Der bisherige

Verlauf lässt vermuten, dass es gerade die „Anpassung - Angewöhnung" an

die Unfallfolgen ist (somatopsychische Dekonditio-nierung), welche zurzeit die

anhaltende Arbeitsunfähigkeit ausmacht. Wie bereits weiter oben erwähnt, sollte

man den weiteren natürlichen Verlauf der Erkrankung nicht abwarten. Die Expl.

sollte aktiv werden und sich einer mittel- bis längerfristigen Psychotherapie

unterziehen.

8.

Besteht Aussicht auf teilweise oder

vollständige Heilung des psychischen Beschwerdebildes?

In welchem Zeitraum ist die

Besserung zu erwarten?

Es besteht Aussicht auf teilweise eventuell,

doch dies ist sehr unwahr-scheinlich - auch auf vollständige Heilung des

psychischen Beschwerde-bildes. Wie lange es dauern wird ist zum jetzigen

Zeitpunkt nicht abschätzbar.

8.1

Oder ist damit zu rechnen, dass die

psychischen Beschwerden bis ans Lebensende in gleichem Ausmass bestehen

bleiben?

Dies ist

nicht auszuschliessen, doch glaubt der Gutachter, dass eine

psychiatrisch-psychotherapeutische Behandlung der Expl. zumindest eine

Besserung der Symptomatik herbeiführen wird.

8.2

Welche Gründe sprechen allenfalls gegen

einen degressiven Verlauf der bei der Versicherten festgestellten psychischen

Beschwerden?

Die Symptomatik besteht nun seit bereits

mehr als 2 Jahren, wobei soweit dies im Rahmen der Begutachtung nachvollzogen

werden konnte, mehrheitlich weder eine Verbesserung noch eine Verschlechterung

stattfindet. Die Expl. allerdings meinte, dass 2 - 3 Monate vor der

Begutachtung eventuell wegen der Begutachtung es ihr schlechter ging.

9.

Welchen Anteil (prozentual) nehmen

unfallfremde Faktoren am heutigen psychischen Beschwerdebild ein?

In der Zeit vor dem Unfall war die Expl. sicherlich

durch die langjährige unglückliche Beziehung anhaltend belastet. Welchen

(prozentualen) Anteil diese unfallfremden Faktoren am heutigen psychischen

Beschwerdebild einnehmen, kann nicht ermessen werden.

10.

Bemerkungen

Der Gutachter empfiehlt, dass die der Expl.

nahegelegte Psychotherapie seitens der Unfallversicherung abgegolten wird.

Dieses Vorgehen würde der Expl. die erwartete Bestätigung als Opfer vermitteln

und wird seitens des Gutachters als Prognose verbessert interpretiert."

(doc. AI 42/49 e 42/51-54)

2.8.2

La

dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia psichiatrica

21.

dicembre 2005 (doc. AI 30/1-14), posta la diagnosi con influsso sulla capacità

lavorativa di “(…) Neurastenia (F48.0, ICD10) dal 2002 a tuttora. Conflittualità

familiare (Z63.0, ICD10) dal 1994 e peggiorata per atti di violenza nel 1999 e

nel 2002 (…)” (doc. AI 30/6), ha espresso la seguente valutazione:

"

(...)

L'assicurata appare avere anamnesticamente una

personalità senza rilievi patologici. La relazione con l'ex-marito è stata fin

dall'inizio ambivalente soprattutto da parte di lui, a dire dell'assicurata,

egli ha manifestato una dipendenza alcolica e l'avrebbe presto tradita.

L'assicurata ha probabilmente sottovalutato le conseguenze della personalità

dell'ex marito; le prime violenze sarebbero risalite già durante la prima

gravidanza e poi nel 1999 ma non avrebbe denunciato i fatti per il suo ideale

di avere la famiglia unita. Nel 1999 vi era stato un accordo privato di

separazione; nel giugno 2000 il giudice ha rifiutato il divorzio per il

comportamento ambivalente di lui. Al 1.9.00 l'assicurata si trasferisce in

Ticino per evitare i conflitti e passa i week-end a casa con il marito. Al 29.6

2002.

vi è stata l'ennesima violenza fisica che l'assicurata ha denunciato,

anche se era ancora ambivalente per le conseguenze sui figli. Al 3.2003

l'assicurata ha denunciato il marito per minacce verbali di sparare alla famiglia.

Dopo la richiesta di divorzio, rifiutata a più riprese dall'ex-marito si svolge

anche una perizia psicologica per valutare le conseguenze di danni emozionali

del padre sui figli; i figli, a detta dell'assicurata, vorrebbero interrompere

le relazioni con il padre.

Dal punto di vista lavorativo, dopo il matrimonio,

l'assicurata ha sempre adattato la sua attività lavorativa alle esigenze

familiari. Fino al 2000 aveva un contratto ad ore in Clinica e poi ha fatto un

corso serale per tre giorni alla settimana come rappresentante di una ditta di

assicurazioni. Dal 2002 la capacità lavorativa si è ridotta ulteriormente a 20

ore al mese per la stessa ditta.

Assenti deficit cognitivi come attestano le prove

neuoropsicologiche della perizia effettuata presso la Clinica __________ per il

Servizio __________ il 7.3.2005.

I disturbi lamentati sono stati indagati dal punto di

vista neurologico vista la prevalenza di cefalee, nausea e vomito ed è stato

concluso sia dal neurologo del Servizio __________ che dal dr.med. __________

di __________ che si tratta di una cefalea muscolo-tensiva.

La prognosi rispetto alla capacità lavorativa è

stazionaria ma suscettibile di miglioramento per i disturbi lamentati di

intolleranza allo stress e facile affaticabilità. Dal punto di vista psichico

non sussistono motivi per un danno alla salute permanente. Nelle attività

casalinghe non vi è riduzione della capacità lavorativa. Come salariata vi è

una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento.

La situazione di stress cronico che ha costellato la

vita dell'assicurata dal 1999 a tuttora per le violenze e le continue minacce,

è stata affrontata senza un quadro sintomatologico classico di reazione

postraumatica ma piuttosto in una prevalenza di dolori somatici che avrebbero

una componente neurastenica.

Fattori protettivi sono state le risorse

dell'assicurata ed il suo ruolo sociale di genitore.

Fattori attuali di disadattamento di vita sono: essere

l'unico genitore a sorvegliare ed educare i figli, precaria situazione

economica, lontananza da figure familiari di riferimento.

Il sostegno sociale appare essenziale: ricorso al

servizio di mamme diurne, adeguato supporto economico. Una terapia psicologica

di sostegno è consigliata ma non determinante.

B. Conseguenze sulla capacità di lavoro

1.

Menomazioni (qualitative e

quantitative) dovute ai disturbi constatati

1.1

A livello psicologico e mentale

Facile affaticabilità, intolleranza allo stress.

1.2

A livello fisico

Nausea, vomito, cefalee, strabismo occhi, dolori

cervicali e lombari.

1.3

Nell'ambito sociale

Nessuno.

2.

Conseguenze dei disturbi

sull'attività attuale

2.1

Come si ripercuotono i disturbi

sull'attività attuale dell'assicurata?

Con intolleranza allo stress e facile affaticabilità.

Dal punto di vista psichico non vi sono elementi per danno permanente.

2.2

L'attività attuale è ancora

praticabile?

Si, dal punto di vista psichico. Vedi valutazione e

prognosi.

2.3

Se si, in quale misura (ore al giorno?)

Al momento 20 ore al mese ma con supporto adeguato si

può incrementare al 4 ore al giorno compatibilmente al ruolo di genitore unico.

2.4

È constatabile una diminuzione della

capacità di lavoro?

---

2.5

Se sì, in che misura?

2.6

Da quando esiste una limitazione della

capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il 20%?

---

2.7

Quale è stato da allora lo sviluppo

della limitazione della capacità di lavoro?

3.

L'ambiente di lavoro dell'assicurata

è in grado di sopportare i disturbi psichici?

L'assicurata lavora come indipendente.

C. Conseguenze sulla capacità

d'integrazione

1.

E' possibile effettuare provvedimenti

di integrazione, ve ne sono in corso, ne sono previsti? Se sì, la preghiamo di

descrivere il piano di riabilitazione.

No, non sono previsti provvedimenti di integrazione.

Domande poste dal lic.jur. __________

1.

Di quali disturbi soffre attualmente

l'assicurata?

Di dolori lombari, cervicali, alle gambe, di cefalee,

nausea e vomito.

2.

Questi disturbi sono da mettere in

relazione di nesso di casualità con l'evento del 29.6.02? In caso affermativo,

in che misura e per che lasso di tempo?

I disturbi anzidetti non sono in nesso causale con

l'evento del 29.6.2002. Probabilmente vi può essere un nesso nel senso che

l'evento del 29.6.02 ha creato una situazione di stress cronico che ha

contribuito all'insorgenza dei disturbi lamentati dall'assicurata.

3.

In caso contrario vi è da ritenere

che questi disturbi siano invece da considerare dei fattori preesistenti?

No, non risultano che questi disturbi siano

preesistenti all'evento del 29.6.02.

a. Dagli atti medici, risulta che

tali alterazioni abbiano mai compromesso, pure precedentemente al succitato

evento, la capacità lavorativa dell'assicurata?

No, non risulta che l'assicurata abbia avuto

precedenti inabilità lavorative per patologie preesistenti; la capacità

lavorativa era del 50% come salariata per le sue scelte famigliari di conciliare

il suo ruolo di madre e casalinga.

b. Queste alterazioni possono

essere considerate dei fattori preesistenti in senso tecnico?

No, non vi sono fattori preesistenti in

senso di anomalie acute o latenti.

4.

Nel caso in cui si debba ammettere

l'esistenza di fattori preesistenti nel senso sopradescritto, ritiene che gli

stessi si sarebbero manifestati, con sicurezza o con un elevato grado di

verosimiglianza, con conseguente invalidanti anche senza il suddetto evento?

Vedi risposta n. 2, 3.

5.

Ritiene, da ultimo, che lo stato di

salute dell'assicurata, per quanto attiene ai disturbi rilevati, possa essere

considerato stazionario o reputa probabile in nesso causale con l'evento del

29.6

?

Ritengo che lo stato di salute dell'assicurata è

stazionario ma suscettibile di miglioramento, e come anzidetto al punto 2 non

ritengo un nesso causale con l'evento del 29.6.02.

(…)" (doc. AI 30/6-9)

Sempre

la dr.ssa __________, alla richiesta di precisazioni da parte del dr. __________

(doc. AI 32/1), con scritto 5 gennaio 2006 ha risposto che:

"

(…)

- L’assicurata sarebbe in grado, a livello medico

teorico, se non dovesse occuparsi dei figli e dell’economia domestica come

genitore unico di svolgere un’attività lavorativa al 100%.

- La frase “come salariata vi è una riduzione della

capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento” evidenzia

la capacità lavorativa reale dell’assicurata come si è evoluta

indipendentemente dai motivi medici. La scelta di lavorare al 50% è stata

dettata dagli impegni famigliari già durante il matrimonio e la riduzione al 5%

residuale come detto al punto 5 non è stata motivata da danni psichici ma da

motivi di disadattamento (essere l’unico genitore ad educare i figli, precarie

situazioni economiche, lontananza da figure famigliari di riferimento).

(…)" (doc. AI 35/1)

2.8.3

Nella

perizia 21 dicembre 2005 (doc. AI 30/1-9) la dr.ssa __________, pur ponendo la

medesima diagnosi di nevrastenia (ICD 10 F48.0) riconosciuta anche dal dr. __________

nel suo consulto psichiatrico 2 giugno 2005 (doc. AI 42/30-54), ha concluso che

“(…) come salariata vi è una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5%

dal 2002 per motivi di disadattamento. (…)” (doc. AI 30/7).

Rispondendo

al dr. __________ la dr.ssa __________ ha poi precisato, senza tuttavia

indicare da quando esattamente, che “(…) l’assicurata sarebbe in grado, a

livello medico teorico, se non dovesse occuparsi dei figli e dell’economia domestica

come genitore unico di svolgere un’attività lavorativa al 100%. (…)” e che “(…)

la scelta di lavorare al 50% è stata dettata dagli impegni famigliari già

durante il matrimonio e la riduzione al 5% residuale come detto al punto 5 non

è stata motivata da danni psichici ma da motivi di disadattamento (essere

l’unico genitore ad educare i figli, precarie situazioni economiche, lontananza

da figure famigliari di riferimento).” (doc. AI 35/1).

Il

dr. __________, medico SMR, nel rapporto medico 8 maggio 2006 (doc. AI 43/1-3),

ha espresso la seguente raccomandazione:

"

(…)

Come giustamente esposto dalla perita dr.ssa __________

l’assicurata presenta una inabilità lavorativa quale salariata secondaria a

problematica sociale e familiare. Quale problematica psichiatrica è stata

riscontrata una neurastenia, psichiatricamente sono stati esclusi disturbi

quali disturbi della concentrazione, disturbi del pensiero, pure esclusa una

sintomatologia depressiva o la presenza di un disturbo della personalità. In

questo senso risulta coerente la conclusione della dr.ssa __________ di negare

la presenza di una incapacità lavorativa dal punto di vista strettamente del

danno alla salute essendo l’attuale impedimento a svolgere un’attività

salariata dettata da elementi estranei all’AI quali sono situazione sociale,

situazione familiare e situazione economica.

(…)" (doc. AI 43/2)

Questo

Tribunale, viste le risultanze mediche appena sopra descritte (cfr. consid.

2.8.1

e 2.8.2) e ritenuto anche che il dr. __________ non è specialista in

psichiatria, ritiene che l’Ufficio AI, per poter concludere con la necessaria

tranquillità che la nevrastenia non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa,

avrebbe dovuto approfondire ulteriormente questo aspetto presso entrambi gli specialisti

psichiatri che si sono espressi.

In

particolare, ritenuto come la stessa dr.ssa __________ abbia posto la diagnosi

di “(…) Neurastenia (F48.0, ICD10) dal 2002 a tuttora. Conflittualità

familiare (Z63.0, ICD10) dal 1994 e peggiorata per atti di violenza nel 1999 e

nel 2002 (…)” quale “(…) diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa

(…)” (doc. AI 30/6, sottolineatura del redattore), l’Ufficio AI avrebbe dovuto

farsi spiegare compiutamente dalla specialista le ragioni che l’hanno poi

portata a concludere che l’incapacità lavorativa sarebbe dovuta essenzialmente a motivi di disadattamento.

Per

il solo fatto che l’assicurata appare essere in grado di occuparsi dei figli e

dell’economia domestica non è infatti ancora possibile concludere che la diagnosticata

nevrastenia le possa permettere di esercitare, come fatto in precedenza, oltre

all’attività di casalinga anche un’attività lavorativa.

Questo

vale a maggiore ragione visto che – oltre a non avere specificato da quando, se

non dovesse occuparsi dell’econo-mia domestica, sarebbe in grado di svolgere

un’attività lavorativa a tempo pieno –, alla domanda volta a sapere se e in

quale misura l’attività attuale è ancora praticabile, la dr.ssa __________ ha

risposto “(…) al momento 20 ore al mese ma con un supporto adeguato si può

incrementare a 4 ore al giorno compatibilmente al ruolo di genitore unico. (…)”

(doc. AI 30/7).

Va

qui inoltre rilevato che il dr. __________, lo si ribadisce, sulla base della

stessa diagnosi posta dalla dr.ssa __________, nel suo consulto 2 giugno 2005,

ha concluso invece che “(…) der bisherige Arbeitsplatz als Mitarbeiterin einer

Management- und Beratungsfirma erscheint momentan und bis auf weiteres nicht

zumutbar. Angesichts der Ermündung die bei den

interdiziplinären Untersuchungen beobachtet wurde, erscheint die Expl. zum

jetzigen Zeitpunkt in ihrer bisherigen Tätigkeit zu 80% arbeitsunfähig. (…)“

(doc. AI 45/52).

Il

dr. __________ non ha tuttavia chiaramente attestato da quando ha avuto inizio l’attuale

incapacità lavorativa e nemmeno si è espresso circa la questione a sapere se e eventualmente

come si è evoluta l’attestata incapacità lavorativa riconducibile alla sofferta

nevrastenia.

Pertanto,

oltre a chiedere nuovamente alla __________ la produzione dell’incarto Lainf

completo (nonostante le risposte 1. luglio 2004 e 17 marzo 2006 [doc. AI 12/1 e

39/1], in realtà la ricorrente è assicurata contro gli infortuni presso la __________

che, come visto al considerando 2.7, già si é pronunciata a più riprese sul suo

caso), per poter concludere con la necessaria tranquillità che la nevrastenia

non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa, l’Ufficio AI dovrà richiedere

un complemento peritale agli specialisti che si sono pronunciati sul caso e

chiarire compiutamente gli aspetti sopra evidenziati.

2.9

In

simili circostanze, visto quanto precede, la decisione impugnata va annullata e

gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché, chiariti gli aspetti evidenziati al

consid. 2.8.3, si pronunci nuovamente sul diritto a prestazioni

dell’assicurata.

2.10

Vincente

in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità

per ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

La

sua domanda intesa ad essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria

gratuita per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124

V 309, consid. 6; STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I 911/06; STFA del

14.

agosto 2006 nella causa B., I 319/05; STFA

del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03; STFA del 9

aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).

2.11

Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la

procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al

rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è

soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--

franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore

litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico

dell’Ufficio AI.

Per

questi motivi

dichiara

e pronuncia

1.

Il

ricorso è accolto ai

sensi dei considerandi.

§ La decisione impugnata è

annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché conformemente ai

considerandi.

2.

Le

spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.

L’Ufficio

AI verserà all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa),

ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria.

3.

Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni

dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante.

Al

ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente

l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il

vicepresidente Il segretario

Raffaele Guffi Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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