32.2006.233
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27 settembre 2007Italiano39 min
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Numero d'incarto:
32.2006.233
Data decisione, Autorità:
27.09.2007, TCA
Titolo:
Per poter concludere con la necessaria tranquillità che la nevrastenia non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa l'Ufficio AI, viste le diverse valutazioni, dovrà chiedere un complemento peritale agli specialisti che si sono pronunciati sullo stato di salute e chiarire gli aspetti evidenziati.
DIRITTO ALLA RENDITA
DIRITTO DI ESSERE SENTITO
art. 29 COST
art. 4 LAI
art. 28 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2006.233
FS/sc
Lugano
27 settembre
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Francesco Storni, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 11 dicembre 2006
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 8
novembre 2006 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI
1, classe __________, nel mese di giugno 2004 ha presentato una richiesta di
prestazioni AI per adulti in quanto “(…) a seguito delle percosse del marito la
signora ha lesioni alla schiena e conseguenze dal trauma cranico che non le
permettono di lavorare quotidianamente per più di 2 ore (...)” (doc. AI 2/1-7).
Esperiti
gli accertamenti medici del caso – tra cui una perizia psichiatrica a cura
della dr.ssa __________, con decisione su opposizione 8 novembre 2006 (doc. AI
44/1-4), l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a prestazioni adducendo:
"
(…)
4. Ora, la perizia 21 dicembre 2005 e le precisazioni
5 gennaio 2006 della Dott.ssa __________ sono state sottoposte (con quanto già
agli atti e la perizia 2 agosto 2005 esperita per conto della __________ presso
la Klinik __________) al giudizio dei medici del SMR. L’8 maggio 2006 s’è constatato
che “Come giustamente esposto dalla perita (…) l’assicurata presenta una inabilità
lavorativa quale salariata secondaria a problematica sociale e famigliare.
Quale problematica psichiatrica è stata riscontrata una neurastenia,
psichiatricamente sono stati esclusi disturbi (…) della concentrazione, disturbi
del pensiero, pure esclusa una sintomatologia depressiva o la presenza di un
disturbo della personalità (…) essendo l’attuale impedimento a svolgere
un’attività salariata dettato da elementi estranei all’AI”.
Stante quanto precede, preso atto delle
conclusioni del perito incaricato e del SMR, la decisione impugnata risulta
corretta e deve quindi essere confermata.
(…)”. (doc. AI 44/3-4)
1.2. Contro
questa decisione l’assicurata, tramite l’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo
ricorso al TCA con il quale – invocata una violazione del diritto di essere
sentita (mancanza di motivazione della decisione impugnata) e contestata la valutazione
medica – ha chiesto:
“I. IN
ORDINE
1. È
fatto ordine all’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino di produrre
l’intero incarto concernente il caso oggetto del ricorso.
2. È
fatto ordine all’Ufficio dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino di
completare il suo incarto mediante richiesta della documentazione medica
riunita dalla __________, assicuratore infortunio della ricorrente.
II NEL
MERITO
1. La
decisione su opposizione datata 8 novembre 2006 dell’Ufficio
dell’assicura-zione invalidità del Cantone Ticino è annullata.
2. L’Ufficio
dell’assicurazione invalidità del Cantone Ticino deve versare alla ri-corrente
le prestazioni dell’AI, compresa una rendita invalidità.
3. RI
1 è messa al beneficio del gratuito patrocinio.
4. Protestate
tasse, spese e ripetibili.” (doc. AI 48/7)
1.3. Con
la risposta di causa l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso e precisato:
"
(...)
La perizia psichiatrica del 21 dicembre 2005 effettuata
dalla Dr.ssa __________ (doc. AI n. 30) ha preso atto della documentazione
medica peritale facente parte dell'incarto della __________ del 25 maggio 2005
(doc. AI n. 30-1). In tal senso, riprendendo le conclusioni peritali poste
dalla __________, il perito ha ritenuto che "a livello cognitivo i test
neuropsicologici sono nella norma e che a livello neurologico si tratta di
cefalea muscolotensiva, che a livello psichico è diagnosticata una
neuroastenia". (doc. AI n. 30-1 e 30-4).
Preso atto delle conclusioni peritali poste dalla
Dr.ssa __________ e dell'ulteriore precisazione richiesta (doc. AI n. 32-1 e
35-1), vagliata la documentazione relativa all'incarto __________, il Servizio
medico regionale dell'AI (SMR) ha rilevato l'assenza di impedimenti dal punto
di vista psichico (assenza di patologia psichiatrica maggiore), ritenendo quali
limiti funzionali la facile affaticabilità e l'intolleranza allo stress.
L'assicurata risulta essere in grado, a livello medico teorico, di svolgere
un'attività al 100% in assenza di obblighi familiari (l'inabilità lavorativa
essendo secondaria a una problematica sociale e familiare, cfr. doc. AI n.
35-1).
Per quanto concerne l'incarto __________, più volte
richiesto dall'Ufficio AI (doc. AI n. 33-1), la __________ medesima aveva
risposto che l'assicurata non era affiliata presso il loro ente assicurativo
(doc. AI n. 39-1). La perizia multidisciplinare richiesta all'__________ è
stata fornita direttamente dalla Dr.ssa __________ (doc. AI n. 42).
Tale documentazione medica è stata vagliata, oltre che
dalla Dr.ssa __________, anche dal SMR. Viene quindi confermata la diagnosi di
neurastenia F 48.0, l'esame neurospicologico normale, e, riferita alla
valutazione psichiatrica, assenza di disturbi della concentrazione, buona
costanza di performance, pensiero formalmente intatto, assenza di
sintomatologia depressiva, assenza di disturbo della personalità, con problema
di tipo psicoreattivo/nevrotico; l'attività di casalinga/madre è risultata
essere esigibile in forma completa, mentre l'attività fuori casa, oltre
all'attività di madre, non è stata ritenuta esigibile per i motivi precedentemente
esposti (ovvero inabilità lavorativa dovuta ad una problematica sociale e
familiare non certo ad un danno alla salute invalidante).
Ne consegue che la documentazione medica è stata
debitamente esaminata e che la perizia della Dr.ssa __________ non offre spunti
di critica risultando completa, dettagliata e coerente, con riconoscimento alla
medesima del pieno valore probatorio.
(…)" (doc. III)
1.4. Con
scritto 19 gennaio 2007 (richiamato con scritto 5 febbraio 2007) il rappresentante
dell’assicurata ha trasmesso al TCA il certificato per l’ammissione
dell’assistenza giudiziaria.
considerato in
diritto
In
ordine
2.1. La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
2.2. Con
il ricorso l’assicurata fa valere una lesione del suo diritto di essere sentita
in quanto la decisione impugnata non sarebbe stata motivata.
Ai sensi dell'art. 29 cpv. 2 Cost. le parti hanno
diritto d'essere sentite.
Per
costante giurisprudenza, dal diritto di essere sentito deve in particolare essere
dedotto il diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione
sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti suscettibili
di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione dell'incarto,
quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne conoscenza e di
determinarsi al riguardo (DTF 127 V 431, 127 I 56, 126 V 130; cfr.,
riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 vCost., la cui giurisprudenza si applica
anche alla nuova norma, DTF 126 I 16, 124 V 181 e 375 con riferimenti).
Il
diritto di essere sentito comprende l’obbligo per l’autorità di motivare le
proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre la persona
interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a fondamento e di
poterle impugnare con cognizione di causa, e dall’altro, di permettere
all’autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima.
Ciò non significa che l’autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo esplicito ed
esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi delle sole
circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla decisione (STF
del 24 gennaio 2007, U 397/05, con riferimenti; DTF 129 I 232 consid. 3.2).
In
concreto la motivazione della decisione é chiara. L’Ufficio AI ha
respinto il diritto a prestazioni in quanto, fondandosi sulla perizia
psichiatrica 21 dicembre 2005 della dr.ssa __________, ha ritenuto l’assicurata
totalmente abile al lavoro essendo l’impedimento a svolgere un’attività
salariata dovuto a elementi estranei all’AI.
Anche
se l’amministrazione non si è espressa esplicitamente su ogni singola censura,
l’insorgente ha potuto comprendere la portata della decisione e impugnarla, con
un ricorso di 6 pagine, davanti ad un’istanza che dispone di pieno potere
cognitivo.
L’eventuale
violazione del diritto di essere sentita è dunque stata sanata in questa sede
(sulla sanatoria della violazione del diritto di essere sentito da parte
dell’istanza di ricorso avente pieno potere cognitivo cfr., ad esempio, DTF 132
V 387, consid. 5, pag. 390).
Il
TCA entra pertanto nel merito del ricorso.
Nel
merito
2.3. Oggetto
del contendere è sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il
diritto a prestazioni.
L’assicurata
postula il diritto a prestazioni compresa una rendita.
2.4. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita
definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a
infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di
guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione
della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione
per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse
de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.
Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136;
Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio la
formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età
dell’assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il Tribunale
federale delle assicurazioni (TFA, dal 1 gennaio 2007 Tribunale federale) i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno, vanno
stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere calcolati
sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV
Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.5. Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni
fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI,
devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato
può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa
che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In
quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente
esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata
da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo accertare se
l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente; di maggior
rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che l'utilizzazione della
capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui pretesa oppure che
essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 1996
pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a; RCC 1992 pag.
182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29 settembre 1998 nella
causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie,
le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
2.6. Affinché un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso
valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli
esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato,
sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro
nell'esposizione delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della
situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate
(STFA del 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA del 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352 consid.
3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer‑Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 2001 pag.
108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002
nella causa M [I 162/01], consid. 2b).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa
il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena, se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14 aprile 1998
nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del 24
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329 e
332; ZAK 1986 pag. 189).
In
un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato rilevante una perizia
giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta Corte questo servizio
non può essere considerato parte in causa, nel senso che sussiste un vincolo
per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in particolare considerazione gli
interessi specifici dell'assicurazione invalidità (STFA non pubbl. del 22
maggio 1995 in re A. C; cfr.
anche DTF 123 V 178 consid. 4b; Pratique VSI 2001 pag. 110 consid. 3c).
Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).
Nella
DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), l’Alta Corte ha ribadito che
ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e, infine,
non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità
(DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico consultato si trovi in
un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non permette già di metterne in
dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle
particolari circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati
Fatti
i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).
Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK
1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa
G.C., I 355/03, consid. 5).
Per
quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,
pag. 230).
Inoltre, va ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori
il giudice non può evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed
indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un
altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).
Infine,
va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto
affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia
del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.
628-629, in particolare la nota
158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare
la DTF 127 V 294).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.
In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und
[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico
l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta
e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I
683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I
384/04).
2.7. Chiamato
a pronunciarsi nella vertenza che la vedeva opposta alla __________ (inc.
35.2003.93), questo Tribunale, con sentenza 10 marzo 2004, cresciuta incontestata
in giudicato, ha annullato la decisione 8 ottobre 2003 e rinviato gli atti
all’assicuratore “(…) affinché chiarisca, sottoponendo la pratica ad uno
specialista di sua fiducia, da un lato, la natura, organica o psichica, dei
complessi disturbi fatti valere da RI 1 (questione alla quale le certificazioni
dei dott. __________ e __________ non forniscono una risposta sufficientemente
qualificata) e, dall'altro, la loro eziologia, traumatica oppure morbosa.
Qualora dovesse emergere che l'assicurata soffre di disturbi psichici in
relazione di causalità naturale con l'infortunio del giugno 2002,
l'assicuratore dovrà pure valutarne l'adeguatezza in applicazione della
specifica giurisprudenza federale. (…)” (cfr. STCA del 10 marzo 2004, consid.
2.8, pag. 10, inc. 35.2003.93).
Con
sentenza 12 marzo 2007 (inc. 35.2006.84), cresciuta incontestata in giudicato, il
TCA – dopo aver rilevato che “(…) con decisione su opposizione del 17 agosto
2006 la __________, dopo avere compiuto approfonditi accertamenti a seguito
della sentenza di rinvio del TCA del 10 marzo 2004 (inc. 35.2003.93) ha negato
a RI 1 il diritto alle prestazioni LAINF "a far tempo dal 6 settembre
2002" ed ha nel contempo negato il diritto al gratuito patrocinio per la
procedura davanti all'amministrazione (…)” e che “(…) nella presente fattispecie
contestata è esclusivamente la questione relativa alla necessità
dell’assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione. (…)”(cfr.
STCA del 12 febbraio 2007, consid. 1.1, pag. 1 e consid. 2.3, pag. 9, inc.
35.2006.84) – ha annullato il punto 3 della decisione su opposizione 17 agosto
2006, posto l’insorgente al beneficio del gratuito patrocinio per la procedura
amministrativa e rinviato gli atti all’amministrazione affinché si pronunci
concretamente sull’importo spettante all’assicurata.
2.8. Nell’evenienza
concreta, richiamata la suesposta giurisprudenza in materia di valore
probatorio degli atti medici (cfr. consid. 2.6), questo Tribunale ritiene che
sulla sola base degli atti di causa l’Ufficio AI non poteva negare
all’assicurata il diritto a prestazioni.
2.8.1. Il
dr. __________, capo clinica del reparto di neurologia della Clinica di __________,
nella perizia pluridisciplinare 2 agosto 2005 all’in-tenzione della __________
(doc. AI 42/2-59), posta la diagnosi di “(…) St.n.
körperlicher Attake am 29.6.2002 mit – Sternumkontusionen und BWS-Kontusion
ohne traumatische Läsionen – primäre Anpassungstörung depressiver Reaktion
– Neurastenie mit allgemeiner Lei-stungsminderung und chronischen Spannungskopfschmer-zen,
sekundären cervikozephalen und thorakolumbalen Schmerzsyndrom. Psychosozialer
Belastungssituation (…)” (doc. AI 44/9), ha espresso la seguente valutazione:
"
(...)
Diese 36-jährige Patientin erlitt am 29.06.2002, als
sie von ihrem Ehemann attackiert wurde, eine Sternumkontusion sowie eine BWS-Kontusion.
Zusätzlich wird im Austrittsbericht des Kantonsspitals __________ auch eine Anpassungsstörunq
mit kurzer depressiver Reaktion erwähnt mit wiederholten Hyperventilations-phasen.
Die damals durchgeführten Abklärungen ergaben keine Frakturen. Seit diesen
Ereignissen klagt die Patientin über frontale, z.T. auch haloartige Kopfschmerzen,
welche bei Belastungssituationen (insbesondere konzentriertes Arbeiten (am
Computer) rezidivierend auftreten zum Teil begleitet von Nausea. Deskriptiv
dürfte es sich am ehesten um Spannungskopfschmerzen handeln. Daneben bestehen
belastungsabhängige Schmerzen im thorakalen Wirbel-säulenbereich sowie sternal.
Schliesslich gibt die Patientin auch einen um-schriebenen Schmerzpunkt
unterhalb des ventromedialen Rippenbogens links an. Nach primär stationärer
Beobachtung im Kantonsspital __________ über 2 Wochen war die Patientin danach
noch für 2 Wochen zur Eholung in __________. Danach wurden verschiedene
physiotherapeutische und chiropraktische Behandlungen durchgeführt. Diese
brachten keine anhaltende Beschwerdefreiheit. Eine MRI-Untersuchung der
gesamten Wirbelsäule 2003 zeigte abgesehen von einer kleinen Diskushernie L5/S1
durchwegs unauffällige Befunde.
In der aktuellen klinisch-neurologischen Untersuchung
zeigen sich ebenfalls unauffällige Befunde. In der neuropsychologischen
Untersuchung findet sich ein normales Leistungsprofil, wobei die Patientin
während dieser 2-stündigen Untersuchung über eine Verstärkung der Kopfschmerzen
klagt, welche auf Paracetamol etwas besserten.
In der rheumatologischen Untersuchung finden sich ein
chronisches zerviko-zephales und thorakolumbales Schmerzsyndrom bei allgemeiner
Dekonditio-nierung.
Radiologisch (AC-Gelenk, HWS, BWS, LWS) lassen sich
keine Frakturen bzw. posttraumatische Veränderungen nachweisen.
In der psychiatrischen Untersuchung zeigt die Patientin
Symptome einer Neurasthenie ohne Hinweise auf eine depressive Verstimmung (vgl.
bei-liegendes Teilgutachten).
Die Patientin ist durch die Symptomatik in ihrer
beruflichen Tätigkeit als selbstständige Versicherungsmaklerin seit dem Unfall
nicht mehr arbeitsfähig. Ein vor 2 Jahren durchgeführter Arbeitsversuch musste
wegen Beschwerde-zunahme abgebrochen werden. Die Haushaltaufgaben und Betreuung
der Kinder erfolgt jedoch ohne Einschränkung durch die Patientin selber.
Zusammenfassend kann festgehalten werden, dass die
aktuellen Beschwerden auf die psychischen und psychosomatischen Unfallfolgen
zurückzuführen sind. Aus somatischer Sicht kann festgehalten werden, dass die
Patientin beim Unfall vom 29.6.2002 sicherlich kein Schädel-Hirn-Trauma und
auch keine Kopfkontusion erlitt. Die sekundär aufgetretenen Kopfschmerzen
dürften somit eher im Rahme der psychischen Belastungsreaktion zu werten sein.
Die kognitive Leistungsfähigkeit der Patientin liegt im Normbereich. Die
chronische zervikozephale und thorakolumbale Schmerzsymptomatik ist ebenfalls
als sekundär anzusehen ohne sicheres organisches Korrelat.
(…)" (doc. AI 42/7-8)
Alla
domanda circa la capacità lavorativa, dopo l’evento infortunistico, nella sua e
in altre attività adeguate, il dr. __________ ha
attestato che “(…) aus psychiatrischer Sicht ist die Patientin aktuell 100%
arbeitsunfähig. Dies wäre auch in einer ander-weitigen angepassten Tätigkeit
gleich (…)“ (doc. AI 42/10).
Il
dr. __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nel suo consulto psichiatrico
2 giugno 2005 (doc. AI 42/30-54), posta la diagnosi di “(…) Neurasthenie
(ICD-10: F48.0) (…)” (doc. AI 42/48), ha così risposto alle seguenti domande:
" (...)
1. Befund?
Anhaltende Ermüdbarkeit nach insbesondere
geistiger Anstrengung. Bei Überschreiten der subjektiven Leistungsgrenze,
exazerbierende Kopf-schmerzen (welche angeblich sowieso in 80% der Zeit
vorhanden sind), Übelkeit und Schwindel (teilweise auch gerichteter Schwindel).
Considerandi
2.
Diagnosen nach ICD-10 oder DSM IV in
psychiatrischer Hinsicht?
Neurasthenie (ICD-10: F48.0)
3.
Seit wann besteht das psychische
Beschwerdebild? Verlauf seit Entstehung bis heute?
Das
psychische Beschwerdebild trat in seiner aktuellen Ausprägung einige Wochen
nach dem Unfallereignis vom 29.06.2002 auf. Im Vorfeld des Zustandes welcher
seitens des Gutachters als Neurasthenie interpretiert wird, diagnostizierte der
Konsiliar-Psychiater der Psychiatrischen Dienste __________ am 03.07.2002 eine
Anpassungsstörung mit kurzer depressiver Reaktion nach körperlichem Ubergriff.
Seither hat sich das Zustandsbild gemäss Schilderung
der Expl. auf dem aktuell geschilderten Niveau stabilisiert. (Für die Zeit ab
dem psychiatrischen Konsilium vom 03.07.2002 gibt es keine Fremdangaben ausser
den Behandlungsunterlagen im Versicherungsdossier - befragbare Angehörige waren
zum Zeitpunkt der Begutachtung nicht zugegen).
(...)
6.
Ist zu erwarten, dass durch weitere
psychiatrische Behandlung eine wesentliche Besserung des psychischen
Gesundheitszustandes eintritt?
Falls ja:
6.1
Welche Behandlungen sind angezeigt und
über welchen Zeitraum?
Eine psychiatrische Behandlung im engeren Sinn hat bis
dato nicht stattgefunden. Die Expl. holt sich hin und wieder Rat bei den Therapeuten
ihrer Kinder (Kinder- und Jugendpsychiatrischer Dienst bzw.
Schulpsychologischer Dienst). Weiters scheint sie in ihrer Heimat einen
Therapeuten persönlich zu kennen, von welchem sie sich manchmal einige Stunden
beraten lässt.
Im Allgemeinen profitieren Neurasthenie-Patienten von
einer somatopsychi-schen Rekonditionierung. Auch entpathologisierende
Interventionen können von Vorteil sein. Häufig erlebt sich der chronisch
dekonditionierte Neurasthenie Patient durch einzelne Symptome die durchaus noch
der Normalität entsprechen können immer wieder darin bestätigt, dass seine
Krankheit entweder nicht heilbar oder sogar einer Verschlechterung unterworfen
ist.
Der Gutachter empfiehlt eine psychotherapeutische
Behandlung über einen Zeitraum von 1-2 Jahren. Medikamentöse Interventionen
erscheinen weniger indiziert. Insbesondere kann vom Einsatz von Antidepressiva
zurzeit abgeraten werden, denn depressive Symptome konnten effektiv nicht
exploriert werden.
In diesem Zusammenhang ist wichtig darauf hinzuweisen,
dass die Expl. primär von einer Psychotherapie nichts wissen wollte, da sie
vermutete weitere Termine (eben beim Psychotherapeuten) würden ihre Agenda noch
mehr überfrachten, bzw. sie anhaltend belasten und konsekutiv ermüden (und die
Expl. ist fest davon überzeugt, dass jede Anstrengung in eine Steigerung ihrer
Beschwerden mündet).
Zusammenfassen
erscheint aber eine psychiatrisch-psychotherapeutische Begleitung über 1-2
Jahre zumindest einen Versuch wert, denn einfach den natürlichen Verlauf
abzuwarten, erscheint nicht vertretbar.
7.1
Leistungsfähigkeit: Welche Arbeiten
sind der Versicherten in seiner bisherigen oder einer anderen den Beschwerden
angepassten Tätigkeit trotz psychischer Störung noch zumutbar? In welchem
zeitlichen Ausmass?
Die Expl. sollte in der Lage sein, ihre Kinder gut zu
versorgen, auch betreff Haushaltsführung werden keine Problem berichtet. Die
Expl. ist in der Lage, ein im Vergleich zu früheren Zeiten bescheidenes Sport-
und Freizeit-programm durchzuziehen.
Der bisherige Arbeitsplatz als Mitarbeiterin einer
Management- und Beratungsfirma erscheint momentan und bis auf weiteres nicht
zumutbar.
Angesichts der Ermüdung die bei den interdisziplinären
Untersuchungen beobachtet wurde, erscheint die Expl. zum jetzigen Zeitpunkt in
ihrer bisherigen Tätigkeit zu 80% arbeitsunfähig.
Eine adaptierte Tätigkeit zu beschreiben ist momentan
schwierig. Es bedarf nach entsprechender Motivation (Psychotherapie!) einer
Überprüfung "in vivo". In Frage käme dann der sukzessiv zu steigernde
Einsatz im erlernten Beruf, einer Handelsfachfrau (z.B. wie vor einiger Zeit
schon erfolgreich umgesetzt, allerdings vor dem Unfall) in einem
Sportfachgeschäft.
Es ist zum jetzigen Zeitpunkt nicht möglich, den
zeitlichen Rahmen einer solchen Beschäftigung zu ermessen, doch nach
entsprechender Vorbereitung sollte man mit einem Pensum von 30 - 50% beginnen.
Zur Zeit ist die Expl. im Haushalt sowie bei der
Kindererziehung wahrscheinlich kaum beeinträchtigt. Eine adaptierte Tätigkeit
ausser Haus zu 50 % erscheint möglich jedoch nicht kumulativ zu den Aufgaben
als Mutter und Hausfrau. Erst nach erfolgter Besserung sollte es möglich sein,
zusätzlich zu 30-50 % ausser Haus oder im Sinne entgoltener Heimarbeit tätig zu
werden.
7.2
Ist eine Anpassung/Angewöhnung an die
Unfallfolgen zu erwarten, gegebenenfalls wann und in welchem Ausmass bewirkt
dies eine Verbesserung der Arbeitsfähigkeit?
Der bisherige
Verlauf lässt vermuten, dass es gerade die „Anpassung - Angewöhnung" an
die Unfallfolgen ist (somatopsychische Dekonditio-nierung), welche zurzeit die
anhaltende Arbeitsunfähigkeit ausmacht. Wie bereits weiter oben erwähnt, sollte
man den weiteren natürlichen Verlauf der Erkrankung nicht abwarten. Die Expl.
sollte aktiv werden und sich einer mittel- bis längerfristigen Psychotherapie
unterziehen.
8.
Besteht Aussicht auf teilweise oder
vollständige Heilung des psychischen Beschwerdebildes?
In welchem Zeitraum ist die
Besserung zu erwarten?
Es besteht Aussicht auf teilweise eventuell,
doch dies ist sehr unwahr-scheinlich - auch auf vollständige Heilung des
psychischen Beschwerde-bildes. Wie lange es dauern wird ist zum jetzigen
Zeitpunkt nicht abschätzbar.
8.1
Oder ist damit zu rechnen, dass die
psychischen Beschwerden bis ans Lebensende in gleichem Ausmass bestehen
bleiben?
Dies ist
nicht auszuschliessen, doch glaubt der Gutachter, dass eine
psychiatrisch-psychotherapeutische Behandlung der Expl. zumindest eine
Besserung der Symptomatik herbeiführen wird.
8.2
Welche Gründe sprechen allenfalls gegen
einen degressiven Verlauf der bei der Versicherten festgestellten psychischen
Beschwerden?
Die Symptomatik besteht nun seit bereits
mehr als 2 Jahren, wobei soweit dies im Rahmen der Begutachtung nachvollzogen
werden konnte, mehrheitlich weder eine Verbesserung noch eine Verschlechterung
stattfindet. Die Expl. allerdings meinte, dass 2 - 3 Monate vor der
Begutachtung eventuell wegen der Begutachtung es ihr schlechter ging.
9.
Welchen Anteil (prozentual) nehmen
unfallfremde Faktoren am heutigen psychischen Beschwerdebild ein?
In der Zeit vor dem Unfall war die Expl. sicherlich
durch die langjährige unglückliche Beziehung anhaltend belastet. Welchen
(prozentualen) Anteil diese unfallfremden Faktoren am heutigen psychischen
Beschwerdebild einnehmen, kann nicht ermessen werden.
10.
Bemerkungen
Der Gutachter empfiehlt, dass die der Expl.
nahegelegte Psychotherapie seitens der Unfallversicherung abgegolten wird.
Dieses Vorgehen würde der Expl. die erwartete Bestätigung als Opfer vermitteln
und wird seitens des Gutachters als Prognose verbessert interpretiert."
(doc. AI 42/49 e 42/51-54)
2.8.2
La
dr.ssa __________, FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia psichiatrica
21.
dicembre 2005 (doc. AI 30/1-14), posta la diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa di “(…) Neurastenia (F48.0, ICD10) dal 2002 a tuttora. Conflittualità
familiare (Z63.0, ICD10) dal 1994 e peggiorata per atti di violenza nel 1999 e
nel 2002 (…)” (doc. AI 30/6), ha espresso la seguente valutazione:
"
(...)
L'assicurata appare avere anamnesticamente una
personalità senza rilievi patologici. La relazione con l'ex-marito è stata fin
dall'inizio ambivalente soprattutto da parte di lui, a dire dell'assicurata,
egli ha manifestato una dipendenza alcolica e l'avrebbe presto tradita.
L'assicurata ha probabilmente sottovalutato le conseguenze della personalità
dell'ex marito; le prime violenze sarebbero risalite già durante la prima
gravidanza e poi nel 1999 ma non avrebbe denunciato i fatti per il suo ideale
di avere la famiglia unita. Nel 1999 vi era stato un accordo privato di
separazione; nel giugno 2000 il giudice ha rifiutato il divorzio per il
comportamento ambivalente di lui. Al 1.9.00 l'assicurata si trasferisce in
Ticino per evitare i conflitti e passa i week-end a casa con il marito. Al 29.6
2002.
vi è stata l'ennesima violenza fisica che l'assicurata ha denunciato,
anche se era ancora ambivalente per le conseguenze sui figli. Al 3.2003
l'assicurata ha denunciato il marito per minacce verbali di sparare alla famiglia.
Dopo la richiesta di divorzio, rifiutata a più riprese dall'ex-marito si svolge
anche una perizia psicologica per valutare le conseguenze di danni emozionali
del padre sui figli; i figli, a detta dell'assicurata, vorrebbero interrompere
le relazioni con il padre.
Dal punto di vista lavorativo, dopo il matrimonio,
l'assicurata ha sempre adattato la sua attività lavorativa alle esigenze
familiari. Fino al 2000 aveva un contratto ad ore in Clinica e poi ha fatto un
corso serale per tre giorni alla settimana come rappresentante di una ditta di
assicurazioni. Dal 2002 la capacità lavorativa si è ridotta ulteriormente a 20
ore al mese per la stessa ditta.
Assenti deficit cognitivi come attestano le prove
neuoropsicologiche della perizia effettuata presso la Clinica __________ per il
Servizio __________ il 7.3.2005.
I disturbi lamentati sono stati indagati dal punto di
vista neurologico vista la prevalenza di cefalee, nausea e vomito ed è stato
concluso sia dal neurologo del Servizio __________ che dal dr.med. __________
di __________ che si tratta di una cefalea muscolo-tensiva.
La prognosi rispetto alla capacità lavorativa è
stazionaria ma suscettibile di miglioramento per i disturbi lamentati di
intolleranza allo stress e facile affaticabilità. Dal punto di vista psichico
non sussistono motivi per un danno alla salute permanente. Nelle attività
casalinghe non vi è riduzione della capacità lavorativa. Come salariata vi è
una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento.
La situazione di stress cronico che ha costellato la
vita dell'assicurata dal 1999 a tuttora per le violenze e le continue minacce,
è stata affrontata senza un quadro sintomatologico classico di reazione
postraumatica ma piuttosto in una prevalenza di dolori somatici che avrebbero
una componente neurastenica.
Fattori protettivi sono state le risorse
dell'assicurata ed il suo ruolo sociale di genitore.
Fattori attuali di disadattamento di vita sono: essere
l'unico genitore a sorvegliare ed educare i figli, precaria situazione
economica, lontananza da figure familiari di riferimento.
Il sostegno sociale appare essenziale: ricorso al
servizio di mamme diurne, adeguato supporto economico. Una terapia psicologica
di sostegno è consigliata ma non determinante.
B. Conseguenze sulla capacità di lavoro
1.
Menomazioni (qualitative e
quantitative) dovute ai disturbi constatati
1.1
A livello psicologico e mentale
Facile affaticabilità, intolleranza allo stress.
1.2
A livello fisico
Nausea, vomito, cefalee, strabismo occhi, dolori
cervicali e lombari.
1.3
Nell'ambito sociale
Nessuno.
2.
Conseguenze dei disturbi
sull'attività attuale
2.1
Come si ripercuotono i disturbi
sull'attività attuale dell'assicurata?
Con intolleranza allo stress e facile affaticabilità.
Dal punto di vista psichico non vi sono elementi per danno permanente.
2.2
L'attività attuale è ancora
praticabile?
Si, dal punto di vista psichico. Vedi valutazione e
prognosi.
2.3
Se si, in quale misura (ore al giorno?)
Al momento 20 ore al mese ma con supporto adeguato si
può incrementare al 4 ore al giorno compatibilmente al ruolo di genitore unico.
2.4
È constatabile una diminuzione della
capacità di lavoro?
---
2.5
Se sì, in che misura?
2.6
Da quando esiste una limitazione della
capacità di lavoro provata a livello medico di almeno il 20%?
---
2.7
Quale è stato da allora lo sviluppo
della limitazione della capacità di lavoro?
3.
L'ambiente di lavoro dell'assicurata
è in grado di sopportare i disturbi psichici?
L'assicurata lavora come indipendente.
C. Conseguenze sulla capacità
d'integrazione
1.
E' possibile effettuare provvedimenti
di integrazione, ve ne sono in corso, ne sono previsti? Se sì, la preghiamo di
descrivere il piano di riabilitazione.
No, non sono previsti provvedimenti di integrazione.
Domande poste dal lic.jur. __________
1.
Di quali disturbi soffre attualmente
l'assicurata?
Di dolori lombari, cervicali, alle gambe, di cefalee,
nausea e vomito.
2.
Questi disturbi sono da mettere in
relazione di nesso di casualità con l'evento del 29.6.02? In caso affermativo,
in che misura e per che lasso di tempo?
I disturbi anzidetti non sono in nesso causale con
l'evento del 29.6.2002. Probabilmente vi può essere un nesso nel senso che
l'evento del 29.6.02 ha creato una situazione di stress cronico che ha
contribuito all'insorgenza dei disturbi lamentati dall'assicurata.
3.
In caso contrario vi è da ritenere
che questi disturbi siano invece da considerare dei fattori preesistenti?
No, non risultano che questi disturbi siano
preesistenti all'evento del 29.6.02.
a. Dagli atti medici, risulta che
tali alterazioni abbiano mai compromesso, pure precedentemente al succitato
evento, la capacità lavorativa dell'assicurata?
No, non risulta che l'assicurata abbia avuto
precedenti inabilità lavorative per patologie preesistenti; la capacità
lavorativa era del 50% come salariata per le sue scelte famigliari di conciliare
il suo ruolo di madre e casalinga.
b. Queste alterazioni possono
essere considerate dei fattori preesistenti in senso tecnico?
No, non vi sono fattori preesistenti in
senso di anomalie acute o latenti.
4.
Nel caso in cui si debba ammettere
l'esistenza di fattori preesistenti nel senso sopradescritto, ritiene che gli
stessi si sarebbero manifestati, con sicurezza o con un elevato grado di
verosimiglianza, con conseguente invalidanti anche senza il suddetto evento?
Vedi risposta n. 2, 3.
5.
Ritiene, da ultimo, che lo stato di
salute dell'assicurata, per quanto attiene ai disturbi rilevati, possa essere
considerato stazionario o reputa probabile in nesso causale con l'evento del
29.6
?
Ritengo che lo stato di salute dell'assicurata è
stazionario ma suscettibile di miglioramento, e come anzidetto al punto 2 non
ritengo un nesso causale con l'evento del 29.6.02.
(…)" (doc. AI 30/6-9)
Sempre
la dr.ssa __________, alla richiesta di precisazioni da parte del dr. __________
(doc. AI 32/1), con scritto 5 gennaio 2006 ha risposto che:
"
(…)
- L’assicurata sarebbe in grado, a livello medico
teorico, se non dovesse occuparsi dei figli e dell’economia domestica come
genitore unico di svolgere un’attività lavorativa al 100%.
- La frase “come salariata vi è una riduzione della
capacità lavorativa dal 50% al 5% dal 2002 per motivi di disadattamento” evidenzia
la capacità lavorativa reale dell’assicurata come si è evoluta
indipendentemente dai motivi medici. La scelta di lavorare al 50% è stata
dettata dagli impegni famigliari già durante il matrimonio e la riduzione al 5%
residuale come detto al punto 5 non è stata motivata da danni psichici ma da
motivi di disadattamento (essere l’unico genitore ad educare i figli, precarie
situazioni economiche, lontananza da figure famigliari di riferimento).
(…)" (doc. AI 35/1)
2.8.3
Nella
perizia 21 dicembre 2005 (doc. AI 30/1-9) la dr.ssa __________, pur ponendo la
medesima diagnosi di nevrastenia (ICD 10 F48.0) riconosciuta anche dal dr. __________
nel suo consulto psichiatrico 2 giugno 2005 (doc. AI 42/30-54), ha concluso che
“(…) come salariata vi è una riduzione della capacità lavorativa dal 50% al 5%
dal 2002 per motivi di disadattamento. (…)” (doc. AI 30/7).
Rispondendo
al dr. __________ la dr.ssa __________ ha poi precisato, senza tuttavia
indicare da quando esattamente, che “(…) l’assicurata sarebbe in grado, a
livello medico teorico, se non dovesse occuparsi dei figli e dell’economia domestica
come genitore unico di svolgere un’attività lavorativa al 100%. (…)” e che “(…)
la scelta di lavorare al 50% è stata dettata dagli impegni famigliari già
durante il matrimonio e la riduzione al 5% residuale come detto al punto 5 non
è stata motivata da danni psichici ma da motivi di disadattamento (essere
l’unico genitore ad educare i figli, precarie situazioni economiche, lontananza
da figure famigliari di riferimento).” (doc. AI 35/1).
Il
dr. __________, medico SMR, nel rapporto medico 8 maggio 2006 (doc. AI 43/1-3),
ha espresso la seguente raccomandazione:
"
(…)
Come giustamente esposto dalla perita dr.ssa __________
l’assicurata presenta una inabilità lavorativa quale salariata secondaria a
problematica sociale e familiare. Quale problematica psichiatrica è stata
riscontrata una neurastenia, psichiatricamente sono stati esclusi disturbi
quali disturbi della concentrazione, disturbi del pensiero, pure esclusa una
sintomatologia depressiva o la presenza di un disturbo della personalità. In
questo senso risulta coerente la conclusione della dr.ssa __________ di negare
la presenza di una incapacità lavorativa dal punto di vista strettamente del
danno alla salute essendo l’attuale impedimento a svolgere un’attività
salariata dettata da elementi estranei all’AI quali sono situazione sociale,
situazione familiare e situazione economica.
(…)" (doc. AI 43/2)
Questo
Tribunale, viste le risultanze mediche appena sopra descritte (cfr. consid.
2.8.1
e 2.8.2) e ritenuto anche che il dr. __________ non è specialista in
psichiatria, ritiene che l’Ufficio AI, per poter concludere con la necessaria
tranquillità che la nevrastenia non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa,
avrebbe dovuto approfondire ulteriormente questo aspetto presso entrambi gli specialisti
psichiatri che si sono espressi.
In
particolare, ritenuto come la stessa dr.ssa __________ abbia posto la diagnosi
di “(…) Neurastenia (F48.0, ICD10) dal 2002 a tuttora. Conflittualità
familiare (Z63.0, ICD10) dal 1994 e peggiorata per atti di violenza nel 1999 e
nel 2002 (…)” quale “(…) diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa
(…)” (doc. AI 30/6, sottolineatura del redattore), l’Ufficio AI avrebbe dovuto
farsi spiegare compiutamente dalla specialista le ragioni che l’hanno poi
portata a concludere che l’incapacità lavorativa sarebbe dovuta essenzialmente a motivi di disadattamento.
Per
il solo fatto che l’assicurata appare essere in grado di occuparsi dei figli e
dell’economia domestica non è infatti ancora possibile concludere che la diagnosticata
nevrastenia le possa permettere di esercitare, come fatto in precedenza, oltre
all’attività di casalinga anche un’attività lavorativa.
Questo
vale a maggiore ragione visto che – oltre a non avere specificato da quando, se
non dovesse occuparsi dell’econo-mia domestica, sarebbe in grado di svolgere
un’attività lavorativa a tempo pieno –, alla domanda volta a sapere se e in
quale misura l’attività attuale è ancora praticabile, la dr.ssa __________ ha
risposto “(…) al momento 20 ore al mese ma con un supporto adeguato si può
incrementare a 4 ore al giorno compatibilmente al ruolo di genitore unico. (…)”
(doc. AI 30/7).
Va
qui inoltre rilevato che il dr. __________, lo si ribadisce, sulla base della
stessa diagnosi posta dalla dr.ssa __________, nel suo consulto 2 giugno 2005,
ha concluso invece che “(…) der bisherige Arbeitsplatz als Mitarbeiterin einer
Management- und Beratungsfirma erscheint momentan und bis auf weiteres nicht
zumutbar. Angesichts der Ermündung die bei den
interdiziplinären Untersuchungen beobachtet wurde, erscheint die Expl. zum
jetzigen Zeitpunkt in ihrer bisherigen Tätigkeit zu 80% arbeitsunfähig. (…)“
(doc. AI 45/52).
Il
dr. __________ non ha tuttavia chiaramente attestato da quando ha avuto inizio l’attuale
incapacità lavorativa e nemmeno si è espresso circa la questione a sapere se e eventualmente
come si è evoluta l’attestata incapacità lavorativa riconducibile alla sofferta
nevrastenia.
Pertanto,
oltre a chiedere nuovamente alla __________ la produzione dell’incarto Lainf
completo (nonostante le risposte 1. luglio 2004 e 17 marzo 2006 [doc. AI 12/1 e
39/1], in realtà la ricorrente è assicurata contro gli infortuni presso la __________
che, come visto al considerando 2.7, già si é pronunciata a più riprese sul suo
caso), per poter concludere con la necessaria tranquillità che la nevrastenia
non ha alcun effetto sulla capacità lavorativa, l’Ufficio AI dovrà richiedere
un complemento peritale agli specialisti che si sono pronunciati sul caso e
chiarire compiutamente gli aspetti sopra evidenziati.
2.9
In
simili circostanze, visto quanto precede, la decisione impugnata va annullata e
gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché, chiariti gli aspetti evidenziati al
consid. 2.8.3, si pronunci nuovamente sul diritto a prestazioni
dell’assicurata.
2.10
Vincente
in causa, la ricorrente, patrocinata da un legale, ha diritto ad un’indennità
per ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).
La
sua domanda intesa ad essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
gratuita per la procedura ricorsuale diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124
V 309, consid. 6; STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I 911/06; STFA del
14.
agosto 2006 nella causa B., I 319/05; STFA
del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03; STFA del 9
aprile 2003 nella causa C., U 164/02 e STFA del 18 agosto 1999 nella causa T., U 59/99).
2.11
Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.
Per
questi motivi
dichiara
e pronuncia
1.
Il
ricorso è accolto ai
sensi dei considerandi.
§ La decisione impugnata è
annullata e gli atti rinviati all’Ufficio AI affinché conformemente ai
considerandi.
2.
Le
spese, per fr. 200.--, sono poste a carico dell’Ufficio AI.
L’Ufficio
AI verserà all’assicurata fr. 1’500.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa),
ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria.
3.
Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni
dalla comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.
Al
ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente
l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il
vicepresidente Il segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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