32.2006.41
Assicurato con problamatiche reumatologiche e psichiatriche. Soppressione della rendita in via di revisione. Esecuzione di una perizia giudiziaria in ambito psichiatrico. Conferma della perizia multid
26 aprile 2007Italiano37 min
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AIUTO
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Numero d'incarto:
32.2006.41
Data decisione, Autorità:
26.04.2007, TCA
Titolo:
Assicurato con problamatiche reumatologiche e psichiatriche. Soppressione della rendita in via di revisione. Esecuzione di una perizia giudiziaria in ambito psichiatrico. Conferma della perizia multidisciplinare e della decisione amministrativa.
GRADO DI INVALIDITÀ
REVISIONE DELLA RENDITA
art. 4 LAI
art. 6 LPGA
art. 7 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2006.41
BS/td
Lugano
26 aprile
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Raffaele Guffi
con redattore:
Marco Bischof, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 16 febbraio 2006
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 18
gennaio 2006 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona 1 Caselle
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI
1, classe 1962 e precedentemente attivo quale impiegato d’ufficio, è stato posto
al beneficio di una rendita intera (grado d’invalidità del 72%) con effetto dal
1° dicembre 2000 (cfr. decisione 11 ottobre 2002; doc. AI 39-1).
Il
grado d’invalidità è stato determinato partendo da un’incapacità lavorativa per
motivi psichici del 50% e dopo il consueto raffronto dei redditi (cfr. rapporto
22 maggio 2002 del consulente in integrazione professionale; doc.AI 32).
1.2. Nell’ambito
della revisione della rendita, l’Ufficio AI ha disposto l’esecuzione di una
perizia multidisciplinare a cura del Servizio di accertamento medico dell’AI
(in seguito: SAM; doc. AI 71). Avendo i periti, con referto 14 ottobre 2005,
valutato una capacità lavorativa dell’80% nell’attività finora svolta
d’impiegato d’ufficio (doc. AI 71-17), mediante decisione 25 ottobre 2005
l’amministrazione ha soppresso la rendita (doc. AI 73).
La
soppressione è stata confermata con decisione su opposizione del 18 gennaio 2006
(doc. AI 90).
1.3. Avverso
la succitata decisione su opposizione l’assicurato, rappresentato dal RA 1, ha
presentato ricorso al TCA e postulato il ripristino della rendita intera. In
via subordinata egli ha chiesto di essere sottoposto ad una visita
specialistica psichiatrica.
Contestando
sia la valutazione psichiatrica del dr. __________ che neurologica del dr. __________,
entrambe eseguite nell’ambito della perizia SAM, il ricorrente sostiene che le
patologie di cui egli è affetto lo rendono inabile al lavoro nella misura del
100%.
1.4. Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, dopo aver sottoposto la documentazione
medica prodotta con il ricorso al vaglio del proprio servizio medico (in
seguito: SMR), ha chiesto la conferma della decisione impugnata e la
conseguente reiezione del ricorso.
1.5. Con
scritto 26 aprile 2006 il rappresentante dell’assicurato ha confermato il proprio
ricorso, allegando un memoriale redatto personalmente dal ricorrente (V).
1.6. In
data 22 gennaio 2007 il TCA ha chiesto al SAM di sottoporre al dr. __________
le contestazioni sollevate dallo psichiatra curante dell’assicurato (VII).
La
presa di posizione sia del dr. __________ che del SAM è stata inviata dal TCA
alle parti per osservazioni (X,XI, XII).
Solo
l’Ufficio AI ha dato seguito a quanto sopra (XIII), mentre il ricorrente è rimasto
silente.
Delle
risultanze verrà detto nei considerandi di diritto.
considerato in
diritto
In
ordine
2.1. La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Oggetto
del contendere è la valutazione medico-teorica operata dal SAM, fatta propria
dall’Ufficio AI, di ritenere l’assicurato abile all’80% nella sua professione
d’impiegato d’ufficio, ciò che ha portato, in via di revisione, alla soppressione
della rendita.
L’assicurato,
contestando un miglioramento del suo stato di salute, critica sia la perizia
psichiatrica del dr. __________ che quella neurologica del dr. __________.
2.3. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).
Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.
Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.4. Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del grado
d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è stata
inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il grado
d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è modificato
in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3 OAI).
Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno per
grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente
o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso
3.
Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC
1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.
2.5. Nell’ambito
della revisione della rendita, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare
presso il SAM. Dal referto 14 ottobre 2005 (doc. Al 71) risulta che i periti,
dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica
(dr. __________), reumatologica (dr. __________) e neurologica (dr. __________).
Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente
presso il citato centro di accertamento, essi hanno posto le seguenti diagnosi:
"(...)
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa
Sindrome depressiva ricorrente, attualmente in
remissione, ICD-10 F33.4.
Disturbo di personalità di tipo narcisistico ICD-10
F60.8.
Cefalee croniche giornaliere con caratteristiche miste,
in parte tensionali, in parte emicraniche.
5.2 Diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa
Ipercoleesterolemia."
In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa e sulle conseguenze sulla
capacità d’integrazione, i periti hanno evidenziato quanto segue:
"
8. CONSEGUENZE SULLA
CAPACITÀ LAVORATIVA
Le patologie che concorrono a ridurre la capacità
lavorativa sono quella psichiatrica e quella neurologica. Entrambe prendono in
considerazione la sindrome cefalica cronica, con caratteristiche miste, in
parte tensionali ed in parte emicraniche.
La patologia psichiatrica evidenzia una sindrome
depressiva ricorrente, attualmente in remissione, ed un disturbo di personalità
di tipo narcisistico. L'A. non assume i farmaci regolarmente, con un tasso di
flupentixolo inferiore ai limiti, a conferma di una sofferenza soggettiva non
elevata, in assenza di una patologia psichiatrica maggiore.
Entrambe le patologie concorrono a ridurre la capacità lavorativa
nella misura complessiva del 20%. Infatti non riteniamo che le due patologie
debbano essere sommate, in quanto entrambe prendono in considerazione il
sintomo principale accusato dall'A. cioè la cefalea.
Dal punto di vista reumatologico l'A. non presenta
patologia alcuna.
Pertanto l'A. deve essere ritenuto abile al lavoro
nella misura del 80% nelle attività finora svolte ed in altre attività
lavorative.
Stabilire a partire da quanto lo stato di salute
dell'A. sia migliorato risulta alquanto difficile, poiché dagli atti e
dall'anamnesi non risulta sia subentrato un miglioramento.
E' vero che le cefalee nel corso degli ultimi anni sono
andate migliorando, ma sulla base dell'anamnesi e degli atti è difficile stabilire
a partire da quando sia subentrato il miglioramento.
Se analizziamo l'assunzione dei medicamenti dell'A. nel
corso degli ultimi anni, possiamo ritenere che almeno dal 2004 l'assunzione
degli stessi (psicofarmaci ed antidolorifici) sia talmente esigua da non
inficiare la capacità lavorativa nella misura superiore al 20%.
A nostro avviso, quindi, almeno da gennaio 2004
possiamo riconoscere un miglioramento clinico oggettivo.
9. CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'INTEGRAZIONE
Riteniamo che l'A. sia abile al lavoro nella misura del
80% in tutte le attività finora svolte, come impiegato d'ufficio ed attività
analoghe. Lo stato di salute va considerato tale a partire dal gennaio 2004 in
poi." (Doc. AI 71)
Tenuto
conto della perizia multidisciplinare, con la decisione contestata l’Ufficio AI
ha di conseguenza soppresso la rendita.
2.6. Perché un rapporto medico abbia valore probatorio
è determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti
litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali
di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi
antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche
o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto
devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004
nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25 febbraio 2003 nelle cause P.G.,
U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V 160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989,
p. 31; DTF 125 V 352;
Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18 marzo 2002 nella causa M., I
162/01). A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189).
Nell'ambito
del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito
all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di
giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità
e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze
severe (DTF 122 V 157).
In DTF
125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).
Lo stesso vale per le perizie fatte
esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Per quel
che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA 25 febbraio 2003 nelle
cause P.G., U 329/01 e S., U 330/ 01; DTF 125 V 353; Pratique VSI 2001 p. 109;
MEYER-BLASER, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht,
1997, p. 230).
Va poi
ricordato che se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può
evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per
cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA 25 febbraio
2003 nelle cause P.G., U 329/01 e S., U 330/01).
Infine,
nella sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha
fatto proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte
und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore
ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul
carattere invalidante di un'affezione somatoforme.
Secondo
Mosimann, in ambito psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi
secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità
dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di
un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto
di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e
quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale
profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata
pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole
deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto
deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del resto,
un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i
quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA
inedita 27 settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo
2004, I 683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre
2004, I 384/04, consid. 1.2).
2.7 Il
ricorrente contesta sia la perizia psichiatrica che quella neurologica eseguite
nell’ambito della valutazione multidisciplinare del SAM.
2.7.1. Con
rapporto 23 settembre 2005 il dr. __________, medico capo del Servizio __________
di __________ (in seguito __________), ha diagnosticato, quale affezione
extra-somatica, una sindrome depressiva ricorrete attualmente in remissione
(ICD-10-F33.4) e disturbo di personalità di tipo narcisistico (ICD-10 F60.8).
Egli
ha poi proceduto alla seguente valutazione:
"
Siamo
confrontati con un assicurato che presenta un disturbo di personalità con una prevalente componente di tipo narcisistico e
secondariamente alcuni aspetti persecutori e borderline.
Questo disturbo di personalità si è organizzato attorno ad un contesto
familiare in cui ha investito la figura materna come una figura
presente però che scarsamente ha dato a lui segni d'approvazione, e allo stesso tempo con valenze autoritarie e
persecutorie nei suoi confronti. Per
questo motivo per guadagnarsi l'affetto delle figure genitoriali ha dovuto
agire nel reale, piuttosto che
riflettere e occuparsi della dimensione astratta del pensiero.
Dotato di una intelligenza media, egli è riuscito a
superare gli aspetti formativi e lavorativi, fino all'inizio dell'età adulta. In
seguito si è innescato un processo di tipo ipomaniacale di investimento nell'ambito lavorativo con aspetti tipicamente
compulsivi e narcisistici, con il tentativo di colmare il vuoto affettivo che
si è venuto a creare a livello della sua struttura di personalità.
Si constata anche un importante
disinvestimento dei rapporti interpersonali, come espresso alla voce stato psichico.
Da un punto di vista fenomenologico,
quindi si tratta di un quadro che al momento attuale non presenta le caratteristiche di una depressione e
soprattutto prevalgono delle idee e delle ruminazioni del pensiero di tipo
ossessivo che minacciano la sua economia psichica, in quanto sono dei pensieri che riguardano la sua posizione inconscia di
meritarsi l'affetto delle figure
genitoriali. Non si tratta quindi di una vera ideazione persecutoria, ma piuttosto di una forma
dì sofferenza narcisistica. In questo senso egli ha innescato un processo di
regressione dell'io parziale. Non si
tratta di una regressione importante, in quanto le funzioni cognitive ed emotive sono tuttora pressoché intatte. Per
questo motivo, da un punto di vista clinico egli presenta una parziale incapacità lavorativa." (Doc. AI 78)
Dal
punto di vista prettamanete psichiatrico, il succitato specialista ha valutato
un’incapacità lavorativa del 20% per ogni attività esigibile.
La
componente neurologica è stata esaminata dal dr. __________. Nel suo rapporto
22 settembre 2005, il citato specialista in neurologia, dopo aver proceduto ad
una dettagliata anamnesi ed alla valutazione specialistica, ha risposto come
segue alle domande poste dal SAM:
"
1. Diagnosi dal suo punto di vista specialistico.
Cefalee croniche giornaliere, con caratteristiche miste
in parte tensionali, in parte emicraniche.
2. Influenza di queste ultime sulla
capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se
possibile le ore al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).
Cefalee di questo tipo,
soprattutto vista anche la loro intensità che si è riusciti a precisare dal punto di vista anamnestico, limitano l'abilità
lavorativa dell'A. in misura minore del 20%: è verosimile che in occasione di cefalee più intense l'A. possa essere costretto ad interrompere temporaneamente l'attività lavorativa, secondo
quanto da lui riferito ciò potrebbe accadere al massimo 5-6 giorni al mese ma probabilmente anche
non per tutto il giorno ma solo per un periodo di alcune ore, vista l'efficacia soddisfacente da
parte dell'assunzione di medicamenti (Triptani,
Dihydergot), che permettono di abbreviare la durata della crisi di cefalea più
intensa.
3. Descrivere l'evoluzione dello
stato di salute dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo
alle problematiche segnalate agli atti e la prognosi a medio -lungo termine.
Vedi anamnesi.
4. Come si giustifica la diminuzione della capacità
lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali
constatate?
Le cefalee più intense possono provocare una temporanea
interruzione dell'attività lavorativa, come
già più sopra discusso questa non supera complessivamente il 20% mensile.
5. Possibilità terapeutiche per migliorare la
capacità lavorativa dell'A.? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità
lavorativa?
Eventualmente tentativi
terapeutici profilattici delle cefalee tensionali rispettivamente emicraniche: queste cure
necessitano di tempi molto lunghi per poterne valutare l'efficacia.
6. Ritiene possibile effettuare provvedimenti
d'integrazione professionale presso quest'A.? Descrivere
le risorse di cui l'assicurato/a ancora dispone.
Sì, senza limitazioni
significative dal punto di vista neurologico per quanto discusso più sopra.
7. Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di
svolgere altre attività? Se sì, descrivere i limiti funzionali e la capacità lavorativa in tale attività adatta (ore/die o
riduzione del rendimento).
Sì, senza limitazioni
significative (possibili come già discusso più sopra, brevi temporanei interruzioni in occasioni di cefalee più intense)."
(Doc. AI 71)
2.7.2. A
sostegno delle critiche alla perizia psichiatrica, il ricorrente ha prodotto la
seguente documentazione redatta dal suo psichiatra curante, dr. __________:
- certificato medico 21
novembre 2005 in cui è stata attestata un’inabilità lavorativa al 100% dal 10 dicembre
1999 (doc. 80-5);
- referto 14 dicembre
2005, avente il seguente tenore:
"
VALUTAZIONE PSICOPATOLOGICA E
STRUTTURALE
Marcati tratti di tipo antisociale, negligenza degli
obblighi sociali, indifferenza e insensibilità per i sentimenti degli altri,
tolleranza molto bassa per le frustrazioni;
marcata propensione ad incolpare gli altri o a offrire razionalizzazioni
plausibili per I comportamenti che hanno portato li soggetto ad entrare in conflitto con la società.
Strutturalmente costruito sulla necessità di
affermazione narcisistica attraverso successi esterni non potendo far ricorso ad
oggetti interni sicuri, validi; anzi, trovandosi confrontato con il vuoto interno.
Le problematiche psicotiche sono mascherate da
meccanismi di tipo nevrotico: oblio, perdita dl concentrazione, conversioni
somatiche. In profondità ritroviamo i
tratti tipici della schizofrenia con rigidità affettiva, difficoltà nel rapporti interpersonali, distacco
dalla realtà e ritiro su se stesso; pregiudizi bizzarri, instabilità del
pensiero e delle idee. Dal punto di vista psicodinamico assistiamo alla messa
In atto di difese nevrotiche fragili, non trattabili, e protezione di una
struttura psicotica potenzialmente sempre
vicino allo scompenso
EVOLUZIONE
Ultimamente il Signor RI 1 mostra una recrudescenza del
ripiego su se stesso, dell'isolamento, con
una grave amplificazione anche dei disturbi somatoformi.
CONSIDERAZIONI FINALI
In conclusione
della mia valutazione specialistica posso pertanto segnalare - confortato dal dati clinici, anamnestici e
documentari in mio possesso - che il Signor
RI 1 soffre in modo patente di uno stato depressivo particolarmente Importante nel quadro di una psicosi cronica
mascherata da difese nevrotiche e personologiche caratteriali che però
non preservano il peritando dal rischio di un
possibile scompenso sempre prossimo a realizzarsi e che lo
imprigionano in un'angoscia paralizzante
e invalidante.
Ritengo pertanto opportuno e corretto continuare a
riconoscere al sig. RI 1 una INCAPACITA'
LAVORATIVA completa e, pertanto, che egli possa continuare a percepire una rendita intera di invalidità."
(Doc. AI 87)
Con
nota 28 dicembre 2005 il dr. __________ del SMR ha preso posizione in merito ai
due citati rapporti:
"
In fase di opposizione vengono
presentati
- certificato dr. __________ del 21.12.2005
attestante una IL del 100% dal 10.12.1999 (certificato in netto contrasto con
la precedente perizia __________ e l'attuale perizia __________)
- rapporto dr. __________ del 14.12.2005: egli
ritiene che l'assicurato soffra di uno stato depressivo particolarmente
importante e di una psicosi mascherata con seguente incapacità lavorativa
completa. Nella suo esposto il dr. __________ interpreta i disturbi presentati
dall'assicurato e interpretati dai 2 periti nell'ambito del disturbo di
personalità narcisistico quale psicosi mascherata. Inoltre ritiene che
l'assicurato presenti un quadro depressivo senza però fornire elementi chiari a
favore di un disturbo depressivo. Qui sorprende che il dr. __________ non
ritenga doveroso trattare l'assicurato medicalmente in modo adeguato ben
riscontrando, come da lui affermato, un quadro psichiatrico preoccupante. In
ogni modo il dr. __________ non fornisce elementi in favore di una modifica
dello stato di salute rispetto al momento della perizia SAM bensì mette l'accento su una persistente IL del 100% dal 1999.
In conclusione la documentazione medica presentata in
fase di opposizione non evidenzia una modifica dello stato di salute rispetto
al momento della perizia SAM. Si tratta invece di una differente valutazione dello
stesso danno alla salute." (Doc. AI 88)
Con
il ricorso, l’assicurato ha trasmesso due atti del 23 novembre 2005 e del 13
febbraio 2006 stesi dal neurologo curante dr. __________. Nel primo, all’attenzione
dello psichiatra curante, il neurologo ha evidenziato:
"
VALUTAZIONE: si tratta di cefalee croniche miste dove sicuramente è
presente una componente vascolare di tipo emicranico anche qui cronicizzata ed
una componente tensiva legata ad uno stato depressivo,
fobico.
Non ho messo in evidenza idee deliranti né segni
evidenti della linea psicotica.
Il Paziente si dichiara incapace di intraprendere
qualsiasi attività, prostrato dalle cefalee quotidiane,
che lo rendono insofferente a tutto.
Sicuramente la cronicizzazione delle cefalee, oltre al
circolo vizioso con la componente psichica è dovuta anche all'abuso cronico di
medicamenti antalgici, anti-infiammatori, probabilmente anche dei triptani e
verosimilmente anche degli ergotaminici (Dihydergot).
Il primo passo da fare è ridurre drasticamente il
consumo di questi medicamenti, gli ho lasciato solamente Dafalgan 1 g in riserva per le crisi più forti.
Sospeso completamente il Dihydergot, come terapia
preventiva anti-emicrania gli ho prescritto Topamax, iniziando da 25 mg alla
sera, aumentando progressivamente nello spazio di un mese fino a 50 mg 2 volte
al giorno, dosaggio raccomandato come terapia preventiva nell'emicrania.
Ricordo che il medicamento ha anche proprietà
stabilizzatrici dell'umore.
In un secondo tempo si dovrà discutere con Lei
eventualmente l'introduzione di un trattamento antidepressivo per esempio con
Efexor a dosaggi alti come viene utilizzato nel trattamento dei dolori cronici.
Rivedrò tuttavia il Paziente fra circa un mese per
valutare la situazione, se riesce ad attenersi alle prescrizioni.
In questi casi la compliance è
essenziale." (Doc. E)
Con
il secondo certificato, il dr. __________ ha dichiarato quanto segue:
"
Su richiesta dei Paziente certifico
di averlo avuto in cura dall'1.3.2002 fino al 18.6.2002 e nuovamente dal 22.11.2005 per delle cefalee miste
croniche apparse dopo un trauma craniocerebrale con commozione nel 1999
con sviluppo di una nevrosi d'incidente, sindrome psicastenica.
Il Paziente è in cura psichiatrica per un importante
stato depressivo. Le cefalee sono ribelli ad ogni tipo di trattamento provato.
Il Paziente non riesce a riprendere un'attività
professionale in parte per la persistenza delle cefalee quotidiane, per la
persistenza di una sindrome astenica, per mancanza di concentrazione e di slancio vitale.
Dal mio punto di vista le cefalee sono inscindibili dal
quadro psichiatrico e difficile l'approccio terapeutico.
Trattamento recente: Inderal 2x40 mg al giorno, Efexor
ER 2x75 mg al giorno, Dafalgan 1 g in riserva." (Doc. F)
Inoltre,
sempre con il ricorso, il ricorrente ha prodotto il certificato 16 febbraio 2006
del dr. __________:
"
Con il presente si certifica che il
Signor RI 1, 1962, di __________ è mio paziente ed è seguito, da anni oramai,
presso il mio ambulatorio psichiatrico a __________.
Il signor RI 1 per il suo grave stato psicopatologico è
seguito in modo regolare ed interdisciplinare sia sul piano psichiatrico, che psicofarmacoterapeutico
e psicoterapeutico nonché psicosociale.
In questi anni il Sig. RI 1 si e sottoposto a tutte le
cure che gli sono state consigliate, purtroppo però senza beneficio se non
quello di evitare allo stesso pericolose derive psicopatologiche e complicazioni
cliniche. La situazione, per quanto riguarda il suo decorso clinico, è pertanto
cronica.
Fra i trattamenti psicofarmacologici in atto anche,
evidentemente, quello neurolettico, unitamente a quello ansiolitico ,
antidepressivo e sintomatico.
Unitamente a ciò il paziente segue le indicazioni dei
colleghi somatisti e, in particolare, le prescrizioni del neurologo Dr. __________
il quale, in un suo scritto del 13.02.06, segnala: "Cefalee ribelli ad
ogni tipo di trattamento provato (...) Dal mio punto di vista le cefalee sono
inscindibili dal quadro psichiatrico e difficile l'approccio terapeutico".
Unitamente a ciò il Sig. RI 1 si è avvalso anche di
cure omeopatiche, instaurate parallelamente alle cure tradizionali." (Doc.
D)
Con
nota 16 marzo 2006 il dr. __________ del SMR ha preso posizione in merito alla
documentazione prodotta con il ricorso:
"
In fase di ricorso
vengono presentati:
rapporto dr. __________ del 16.2.2006: vengono in
pratica riprese le indicazioni già fornite nel suo rapporto del 14.12.2005.
rapporto dr. __________ dei 23.11.2005: da questo
rapporto risulta assenza di idee deliranti o di tipo psicotico. Possibile abuso
di analgesici. Assenza di trattamento antidepressivo attuale. Dal rapporto
seguente del 2.2006 risulta che l'assicurato viene attualmente trattato con
Efexor, antidepressivo, medicamento usato per il trattamento del dolore
cronico, in questo caso la cefalea cronica.
Valutazione: sorprende il fatto che l'assicurato abbia
ripreso un trattamento medico assiduo solo in pratica dopo la decisione
dell'UAI di sospendere la rendita. Da, notare che t'assicurato non è stato a
beneficio di trattamento antidepressivo fino dopo novembre 2005 quando un
trattamento di questo tipo è stato consigliato dal neurologo allo scopo del
trattamento della cefalea cronica, questo fatto conforta la valutazione SAM di una assenza di una sindrome depressiva come da loro
costatato.
Da notare che il neurologo curante non può confermare
la presenza di idee deliranti o di tipo psicotico come suggerito dal dr. __________
nel suo rapporto del 21.12.2005.
In conclusione ritengo che non vi siano dati
sufficienti di mettere in dubbio le conclusioni diagnostiche del SAM. La valutazione dei curanti di una incapacità lavorativa
in pratica completa si basa principalmente sulle indicazioni soggettive
dell'assicurato (sindrome astenica, mancanza di concentrazione e di slancio vitale)."
(Doc. IIIbis)
2.8. Nel
citato rapporto 14 dicembre 2005 il dr. __________ ha formulato le seguenti
osservazioni in merito alla perizia del dr. __________:
"
PERIZIA DEL DR. __________
Detto ciò, di seguito, commenterò ora la perizia
psichiatrica del Dr. __________ li quale, con la sua visione ed interpretazione
di questo complesso caso clinico, ha orientato e determinato la decisione dell'
Ufficio AI In particolare si contestano i seguenti punti:
1. La Valutazione riguardo la conformazione fisica
del periziando appare inopportuna e superficiale; per certi versi anche
inadeguata.
2. Il perito contraddice se stesso quando afferma
(pag. 2, 6° par.) che "in nessun momento sono emersi segni emotivi e
fenomenologici di sospettosità o diffidenza (...)".
3. Non corrisponde alla realtà oggettiva
l'affermazione (pag. 2, 7° par.) secondo la quale "non sono
presenti disturbi delle funzioni cognitive".
4. II perito - dopo aver riscontrato il distacco
emotivo del periziando - banalizza per li seguito questo importante indizio
clinico (pag. 2, 8° par.)
5. Lo stesso accade rispetto ai riscontri riportati
a pag. 3, 1" par., quando - dopo aver messo in evidenza la presenza di
elementi persecutori e ossessivo-coatti - banalizza poi in sede di valutazioni
e conclusioni questi stessi dati clinici.
6. Stesso meccanismo elusivo si evidenzia a pag. 3,
par. 4, 5, 6, laddove giustamente si mettono ancora in evidenza importanti dati
clinici - disturbi persistenti di tipo narcisistico, persecutori e borderline, processi
di tipo ipomaniacall e ossessivo-compulsivi che minacciano la stessa economia
psichica del paziente - ma poi questi vengono elusi in sede di conclusione e
giudizio valetudinario.
7. Ancora, lo stesso meccanismo, si ritrova a pag.
4, par. 1, quando si evidenzia la presenza di un processo di regressione dell'io,
per poi subito dopo sminuirne l'importanza asserendo che le funzioni cognitive
ed emotive sarebbero pressoché intatte. Con ciò negando - almeno parzialmente -
quanto evidenziato dallo stesso perito nella prima parte del suo scritto.
8. Queste modalità argomentative nella perizia In
oggetto, squalificano e compromettono pesantemente le conclusioni riportate a
pag. 4." (Doc. AI 87)
Ai
fini istruttori, questo TCA ha sottoposto la presa di posizione dello
psichiatra curante al dr. __________, per il tramite del SAM.
Con
scritto 20 marzo 2007 il SAM, sulla scorta della presa di posizione del medesimo
giorno da parte dello stesso specialista esterno, ha rimarcato:
"
Punto 1.
Il dr. __________ fa notare come la valutazione del habitus, degli
aspetti biologici e della cura della propria persona, formi parte di ogni
completa esplorazione psichiatrica, in quanto può essere utile per dare informazioni
a terzi sulla persona in questione e sul modo in cui questi si rapporta con il
mondo esterno e con il contesto in cui vive.
Si tratta di un'osservazione rispettosa e
fenomenologica, che dà una maggiore informazione sull'osservato.
Nel caso del signor RI 1, il nostro consulente ha
ritenuto importante far emergere questo aspetto particolare della sua
morfologia come un elemento ulteriore da confrontare con la condizione esistenziale
e con la sua problematica psicologica complessiva.
Punto 2.
Il nostro consulente fa notare come, con la frase in
questione, intenda esprimere il concetto dell'assenza di un'ideazione di
sospettosità o diffidenza tipica di una personalità paranoide. Questo
per far comprendere meglio il fatto che non siamo di fronte ad un disturbo
tipico di questo tipo. Pertanto, non si tratta di una contraddizione.
La diagnosi è di personalità prevalentemente
narcisistica, con aspetti persecutori e borderline
secondari.
Punto 3.
Il nostro consulente ribadisce di non aver constatato,
durante tutta l'osservazione durata 90 minuti, disturbi di tipo cognitivo,
ribadendo quanto già descritto nel suo rapporto.
Anche durante la raccolta anamnestica e le visite
presso il SAM, non abbiamo evidenziato alcun disturbo delle facoltà e
delle funzioni cognitive da parte del signor __________.
Punto 4.
Il nostro consulente fa notare come la constatazione di
un "distacco emotivo" di per sé non abbia un valore, né qualitativo
né quantitativo, a favore di una diagnosi specifica, se essa non è messa in relazione
e riferita a quanto si vuole spiegare o supportare. Nella sua valutazione il
dr. __________ fa riferimento ad un
distacco emotivo per evidenziare la
modalità autoreferenziale (tipico dei disturbi narcisistici che presenta l'A.) nel suo modo
di porsi nei confronti del suo mondo emotivo e nelle sue rappresentazioni verso
gli "altri", il tutto vissuto come se accadesse attorno a se stesso,
in modo molto egocentrico ed egocentrato, lasciando in secondo piano il
rapporto con gli altri.
Punto 5.
Il nostro consulente, come complemento al punto 4.,
intende dire che, sebbene siano riscontrabili una modalità di pensiero, emerso
in modo ossessivo, nel senso di ripetitivo e coatto, questo pensiero va
interpretato nell'ambito di una sofferenza narcisistica, in quanto si tratta di
pensieri prevalentemente indirizzati ad un altro "fantasmatico",
nelle vesti di richiesta di affermazione, e non si tratta di pensieri prevalenti
di tipo persecutori, pure presenti ma in misura minore.
Punti 6.7.8.
Il dr. __________ fa notare come il fatto che abbia affermato che l'A. presenta un
processo regressivo dell'apparato psichico (parziale), ed un'ideazione che minaccia
la sua economia psichica, non vuol dire che, quantitativamente, questo stato
sia di per sé grave.
L'affermazione del fatto che mantiene ancora intatte le
funzioni cognitive ed emotive enfatizza e supporta
questa descrizione e la valutazione
conclusiva del nostro consulente." (Doc. IX)
2.9. Dopo attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per
mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM. Essi hanno
debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui
l’assicurato è affetto, giungendo ad una conclusione logica e priva di
contraddizioni in merito alla capacità lavorativa dell’80% nella propria
attività professionale.
2.9.1. La
completa e dettagliata valutazione psichiatrica del dr. __________ non presta il
fianco a nessuna critica.
Innanzitutto
nella presa di posizione 20 marzo 2007 egli ha esaustivamente confutato le
critiche mosse dallo psichiatra curante (cfr. consid. 2.8).
Inoltre,
se da una parte nella valutazione 14 dicembre 2005 il dr. __________ riteneva
che l’assicurato soffrisse di uno stato depressivo particolarmente importante,
dall’altra, come evidenziato sia dal dr. __________ (perizia pag. 3) che dal
SMR (nota 28 dicembre 2005), egli non ha evidenziato elementi che permettono di
concludere per tale gravità. Anzi, il dr. __________ nella diagnosi ha valutato
la sindrome depressiva in remissione. Quest’ultimo ha piuttosto evidenziato
l’aspetto narcisistico, mettendo in secondo piano quelli persecutori e di
borderline negando, unitamente al SAM, la presenza di disturbi delle facoltà e
delle funzioni cognitive.
Anche
nel rapporto 23 novembre 2005 il dr. __________, seppur non essendo specialista
in psichiatria, ha comunque rilevato di non aver rimarcato nel paziente idee
deliranti né segni d’evidenza psicotica.
Del
resto, la certificazione di un’incapacità lavorativa al 100% dal 1999 fatta dal
dr. __________ è in palese contrasto con le conclusioni della perizia 19 dicembre
2001 della dr.ssa __________, la quale, nell’ambito della precedente procedura,
aveva valutato un’inabilità al 50% raccomandando caldamente una ripresa
lavorativa (doc. AI 26).
Va
poi aggiunto che il SAM nella perizia (pag. 15) aveva evidenziato una “compliance
medicamentosa insufficiente”, circostanza ribadita nella sua presa di posizione
20 marzo 2007 (“Come ben descritto nella perizia, il tasso medicamentoso
flupentixolo è inferiore al range terapeutico….”), ciò che non si concilia
con la grave patologia depressiva asserita dal dr. __________.
Infine,
nelle annotazioni 16 marzo 2006 il SMR ha poi pertinentemente rilevato che il neurologo
curante, solo dopo l’introduzione nel novembre 2005 del Topamax quale trattamento
contro l’emicrania, aveva ipotizzato un trattamento antidepressivo (Exfor) per
lenire i dolori cronici, ossia le cefalee, circostanza che depone per l’assenza
di una sindrome depressiva invalidante (cfr. doc. IIIbis).
Pertanto,
Fatti
i succitati elementi portano a concludere che, con il grado della verosimiglianza
preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195
consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid.
2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), l’assicurato non presenta una
patologia psichiatrica maggiore di quella attestata dal dr. __________.
2.9.2. Per
quel che concerne invece l’aspetto neurologico, a mente del TCA, lo stesso è
stato valutato in modo approfondito dal perito dr. __________. Né vi sono elementi
che permettono di ritenere un rilevante peggioramento.
Certo
che nel certificato 13 febbraio 2006 il neurologo curante dr. __________ ha
fatto presente che le “cefalee sono ribelli ad ogni tipo di trattamento”,
trattamento medicamentoso descritto nel precedente rapporto 23 novembre 2005.
Ora,
a prescindere dal fatto che il ricorrente si è recato dal dr. __________ nel
novembre 2005 – quindi dopo l’emissione della decisione formale di soppressione
della rendita datata 25 ottobre 2005 e dopo un intervallo di oltre tre anni [l’ultima
cura, come scritto nel certificato 13 febbraio 2006 (doc. E), è stata eseguita
dal 1° marzo al 18 giugno 2002] - dal punto di vista oggettivo non risultano
tuttavia modifiche sostanziali rispetto alla perizia SAM. Sia il dr. __________
che il dr. __________ hanno infatti accertato cefalee croniche giornaliere. Tuttavia
nella dettagliata e completa valutazione 23 settembre 2005 il perito neurologo ha
evidenziato, sulla base dei dati anamenstici, l’incidenza delle cefalee sulla
capacità lavorativa (cfr. risposta alla domanda no. 2).
Vero
che nel certificato 13 febbraio 2006 (doc. E) il neurologo curante ha sostenuto
che “il paziente non riesce a riprendere un’attività professionale in parte
per la persistenza della cefalee quotidiane, per la persistenza di una
sindrome astenia, per mancanza di concentrazione e di slancio vitale”
(sottolineatura del redattore), ma è altrettanto vero che nella nota 16 marzo
2006 (doc. IIIbis) il dr. __________ ha pertinentemente sottolineato che “
la valutazione dei curanti di una incapacità lavorativa in pratica completa si
basa principalmente sulle indicazioni soggettive dell’assicurato (sindrome
Considerandi
astenica, mancanza di concentrazione e di slancio vitale)”.
2.9.3
In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM, e in particolare i referti specialistici
del dr. __________ e dr. __________, tutti i criteri di affidabilità e completezza
richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.6.), alla stessa può essere
fatto riferimento. Inoltre, non essendo l’interessato affetto da altre
patologie invalidanti che avrebbero dovuto essere ulteriormente indagate, questo
Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi chiari
e sufficienti per valutare la sua incapacità al guadagno sino all'emanazione
del querelato provvedimento. Pertanto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe
all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze
del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400.
e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeits- prinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere siccome
dimostrato secondo il summenzionato grado
della verosimiglianza preponderante che ragionevolmente l’assicurato può
esercitare la sua precedente attività lucrativa nella misura del 20%. Non
presentando (più) di conseguenza un’invalidità di grado pensionabile, rettamente
l’Ufficio AI ha soppresso il diritto alla rendita.
Infine,
questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti contiene elementi
chiari e sufficienti per valutare l'incapacità al guadagno dell'assicurato sino
all'emanazione del querelato provvedimento, senza che si renda quindi necessario
l'esperimento di ulteriori accertamenti richiesti dal ricorrente.
Al riguardo, va fatto presente che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.
47.
n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure
DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344 consid. 3c
con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere
sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 pag. 28
consid. 4b; riguardo al previgente art. 4 cpv. 1 v Cost., cfr. DTF 124 V 94 consid.
4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).
Visto
quanto sopra, la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va respinto.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il
ricorso è respinto.
2. Non
si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello
Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il
segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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