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32.2006.99

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

2 ottobre 2008Italiano81 min

Source ti.ch

Fatti

I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.

consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002

nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003

nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).

2.4. Per quanto

riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità

tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua

capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile

per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;

Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.

342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,

Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).

L'Alta

Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

"

(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,

possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono

essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le

anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno

stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico

dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno

cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di

quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo

possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere

che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da

lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF

102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.

1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.

3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le

psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische

Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi

(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella

causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

In

una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri

per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca

un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza

I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così

espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,

destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF

130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un disturbo

somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a

determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa

suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a

questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il

disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una

gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla

persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato

del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V

165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298

consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi

eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità

psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata

di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche

croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili

o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale

dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29

gennaio 2003 in re P., I

129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Questa

giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza

9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22

luglio 2008.

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In

una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le

limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei

sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a

prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una

notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;

l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza

in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i

lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;

l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante

il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im

Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:

Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno

studio approfondito di Winchkler e Foerster).

La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella

propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

"

(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente

sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione

nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non

vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la

diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli

ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose

similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal

profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per

analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da

dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di

una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve

presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere

sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131

V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve

comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati

fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di

fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi

negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante

per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un

processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe

croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure

ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo

nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di

una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato

psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di

un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto

tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di

disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno

alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni

legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

In una sentenza 9C_35/2007

del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

" (...)

Quanto agli effetti invalidanti della

fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo

giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il

rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme

da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una

limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare

un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per

eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in

concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:

sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una

(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V

65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352

consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

In

una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito

che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del

Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).

(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

2.5. Nel caso in

esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute

dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una

perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la

patologia reumatologica (dr. __________) e quella psichiatrica (dr. __________).

Il dr. __________, specialista FMH in

reumatologia, che nel suo referto del 6 maggio 2002 ha posto le diagnosi di “sindrome

lombospondilogena cronica su minima protrusione discale a base larga L4/L5

senza neurocompressione e su ernia discale L5/S1 medio-laterale sinistra (TAC

del 3.4.2000) ora completamente regredita; incipiente poliartrosi delle dita”

(doc. 51-15).

Ha considerato l’interessata, da un punto di

vista strettamente reumatologico, inabile al lavoro al 50% nella sua precedente

attività di operaia in una fabbrica di imballaggi; inabile al lavoro al 20% in

attività mediamente pesanti, che permettano il rispetto delle regole di

ergonomia della schiena, che evitino posizioni statiche eccessivamente

prolungate e movimenti di flessione-estensione o rotazione del tronco eccessivamente

prolungati, in cui non debba sollevare pesi superiori a 15 kg e non in modo eccessivamente

ripetitivo; infine, abile al lavoro al 100% in attività leggere, che permettano

il rispetto delle regole di ergonomia della schiena, evitino movimenti

eccessivamente ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco e

possano comportare saltuariamente anche compiti mediamente pesanti (doc.

51-15).

Ha aggiunto che non vi sono misure in grado di

migliorare la capacità di lavoro dell’interessata. Lo specialista ha inoltre

evidenziato che, vista anche la discordanza clinico-radiologica, è

assolutamente da evitare il ricorso a misure chirurgiche, che sarebbero una

risposta inadeguata alle continue richieste di aiuto da parte della paziente

(doc. 51-15).

Il dr. __________, specialista FMH in psichiatria

e psicoterapia, nel suo referto dell’11 giugno 2002, posta la diagnosi di

“sindrome da disadattamento con reazione ansiosa e depressiva prolungata ed

arricchita con alcuni aspetti emozionali (ICD10-F43.2)”, ha ritenuto

l’interessata, sotto il profilo strettamente psichiatrico, inabile al lavoro al

30% (doc. 51-12).

Ha rilevato che questa condizione è suscettibile

di miglioramento qualora dovessero essere eliminate le cause del disagio

sociale e con un trattamento medicamentoso e psicoterapeutico di sostegno (doc.

51-12).

Globalmente,

quindi, nel rapporto peritale del 14 giugno 2002, i medici del SAM, sulla base

delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali presso il

citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con influsso sulla

capacità lavorativa di “sindrome lombospondilogena cronica con/su minima

protrusione discale a base larga L4-L5 senza neurocompressione, ernia discale

L5-S1 mediolaterale sinistra (TAC del 3.4.2000) ora completamente regredita;

incipiente poliartrosi delle mani; sindrome da disadattamento con reazione

ansiosa e depressiva prolungata ed arricchita con alcuni aspetti emozionali”;

quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato

quelle di “obesità e dislipidemia” (doc. 51-7).

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM

hanno ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 50% nella sua precedente

attività di operaia di fabbrica e in altre attività pesanti, ma abile al lavoro

al 70% in attività mediamente pesanti, che permettano il rispetto delle regole

di ergonomia della schiena, evitino posizioni statiche eccessivamente

prolungate e movimenti di flessione, estensione o rotazione del tronco

eccessivamente prolungati, in cui la paziente non sia chiamata a sollevare pesi

superiori a 15 kg e non in modo

eccessivamente ripetitivo. Inoltre, hanno considerato l’assicurata abile al

lavoro al 70% anche in altre attività leggere e più adatte alle sue condizioni

di salute (doc. 51-9). Hanno quindi indicato che l’incapacità lavorativa inizia

a partire dal 1° gennaio 2000, quando l’assicurata ha terminato la sua attività

lavorativa, fino ad ora e continua (doc. 51-9).

In uno

scritto del 2 febbraio 2004 l’UFAS, dopo avere esaminato l’incarto

dell’assicurata nell’ambito del monitoraggio, ha osservato:

"

(...)

Secondo il rapporto del SAM l'assicurata è abile

al 100% in attività leggere, rispettose delle regole ergonomiche. Secondo il

parere dello psichiatra del SAM il problema della depressione ha un'ottima

prognosi sotto trattamento. Si tratta infatti di una depressione reattiva a

problemi sociali, come appare del resto dal rapporto medico. Rammentiamo che a

norma del N. 1016 GIGI, la menzione di disturbi neurotici, somatoformi e da

stress va valutata in modo particolarmente accurato. Spesso si tratta infatti

di disturbi psichici provocati in misura preponderante da fattori esterni,

quali il sovraccarico dovuto a più attività contemporanee (p.es. professione e

lavoro casalingo) o un ambiente sfavorevole, che spariscono però in caso di

cambiamento ragionevolmente esigibile delle condizioni. Non essendo di natura

durevole, questi disturbi non sono di per sè invalidanti (RCC 1971 p. 554, RCC

1964 p. 212). Non sono quindi invalidanti neppure le particolarità

comportamentali dovute a fattori socioculturali, etnici o familiari o le

difficoltà emotive dovute soprattutto all'emigrazione e all'inserimento nel

Paese ospite (DTF 127 V 294).

Per quanti motivi non riteniamo opportuno

concedere una rendita." (Doc. 41-1)

Sulla base di tali osservazioni, il dr. __________

del SMR, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia (sul diritto per gli

assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008

IV Nr. 13), nelle sue annotazioni del 26 marzo 2004, ha indicato che l’assicurata “verrà

convocata presso il SMR per una valutazione psichiatrica” (doc. 38-1).

In seguito, nelle sue annotazioni del 7 maggio

2004, il dr. __________ ha rilevato che, “causa deficitaria padronanza della

lingua italiana dell’assicurata, l’accertamento peritale psichiatrico previsto

presso il SMR, sarà invece effettuato dal dr. __________. La data di

convocazione è prevista per il 24.5.2004” (doc. 35-1).

Nel suo referto peritale del 14 giugno 2004 il

dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha posto le diagnosi

di “lieve disturbo istrionico della personalità premorbosa (F60.4); reazione a

gravi fattori stressanti (F43); sindrome da disadattamento (F43.21 e F43.25);

episodio depressivo grave con sintomi psicotici (F32.3); complessa sindrome

dolorosa cronica (a voi già nota); vari aspetti in parte atipici di

fibromialgia” (doc. 33-7). Ha quindi osservato che “anche se dalla

personalità premorbosa sono tuttora facilmente visibili le tendenze alla

conversione in corporeo delle tensioni psichiche e all’uso della teatralità e

della drammatizzazione nell’espressione dell’emotività e del dolore, il perito

comunque non ha l’impressione che la personalità premorbosa sia da giudicare

patologica. Essa non è responsabile dell’invalidità attuale” (doc. 33-7).

Il perito ha poi spiegato che sulla personalità premorbosa dell’interessata si

sono poi innestate una problematica sociale stressante e una problematica

corporea di sindrome dolorosa persistente, a seguito delle quali si è

sviluppata una malattia depressiva, che compromette gravemente l’immagine di sé

dell’assicurata.

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________

ha osservato che “anche se da anni si parla di una certa capacità di lavoro,

ancora presumibile per i lavori leggeri a dipendenza di terzi, la stessa

capacità al perito sembra piuttosto teorica. Non ho l’impressione che le

condizioni della salute della paziente siano tali da rendere realmente

possibile una sua assunzione alle dipendenze di terzi. Le attuali condizioni

del mercato di lavoro lo escludono di certo” (doc. 33-8).

Ha infine rilevato che la terapia antalgica e

antiflogistica in atto dovrebbe essere combinata e sostenuta con la

somministrazione di un neurolettico con effetto ansiolitico e di un

antidepressivo, che potrebbero migliorare di molto la qualità di vita

dell’interessata, senza tuttavia modificare l’incapacità lavorativa (doc.

33-9).

Nelle sue annotazioni del 20 dicembre 2004, il

dr. __________ del SMR, spec. FMH in medicina generale, ha ritenuto che il

quadro descritto dal dr. __________ e le lamentele dell’assicurata sono rimaste

invariate rispetto alla valutazione del SAM, aggiungendo che “la perizia in

pratica si limita a riportare le lamentele dell’assicurata” (doc. 31-2).

Pertanto, l’UAI ha deciso di sottoporre l’assicurata,

accompagnata da un familiare che fungerà da interprete (viste le scarse

conoscenze della lingua italiana), ad una nuova valutazione psichiatrica,

presso il SMR (doc. 30-1).

Nel rapporto d’esame clinico-psichiatrico del 4

marzo 2005 il dr. __________, poste le diagnosi di “sindrome da disadattamento,

reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22) con stress prolungato per

problemi correlati a circostanze economiche (ICD10-Z59); sindrome

lombospondilogena cronica con/su minima protrusione discale a base larga L4-L5

senza neurocompressione; incipiente poliartrosi delle mani; obesità” (doc.

26-4), ha considerato l’assicurata inabile al lavoro al 30% per motivi

psichiatrici. Ha sottolineato che, rispetto alla precedente valutazione del SAM

del 14 giugno 2002, le condizioni psichiche dell’assicurata non hanno subito

sostanziali modifiche e come le diagnosi psichiatriche espresse dal dr. __________,

nell’ambito della perizia SAM del 2002, a distanza di tre anni siano rimaste

invariate e continuino ad essere sostenute dal fattore stressante rappresentato

dalle precarie condizioni economiche della famiglia.

Il dr. __________ ha poi contestato la presenza

di una sindrome da dolore cronico invalidante, evidenziata dal dr. __________,

dato che l’assicurata stessa ha ammesso che l’entità dei dolori somatici è

attenuata dal trattamento farmacologico analgesico e antiinfiammatorio, mentre che

nel disturbo da dolore somatoforme la sintomatologia dolorosa non è affatto modificata

da tali approcci terapeutici (doc. 26-5).

In data 8

marzo 2005 e 4 aprile 2005 l’assicurata è poi stata nuovamente visitata dal dr.

__________, su richiesta del medico curante, dr. __________. Nel rapporto

medico del 5 aprile 2005, il dr. __________, poste le diagnosi di

“fibromialgia; sindrome lombospondilogena cronica su modiche alterazioni

degenerative senza neurocompressione; incipiente poliartrosi delle dita;

epicondilite radiale bilaterale; gonalgie croniche a destra senza anomalie

rilevanti a livello clinico e radiologico” (doc. 25-1), ha espressamente

rilevato che la capacità lavorativa dell’interessata è rimasta invariata

rispetto al precedente consulto peritale del 6 maggio 2002, nonostante la

diagnosi di fibromialgia (doc. 25-3).

Nelle sue

annotazioni del 14 ottobre 2005, il dr. __________ ha osservato:

"

Vedi mia nota del 20.12.2004. In considerazione

del fatto che la perizia psichiatrica eseguita da parte del Dr. __________ non

corrisponde ai criteri di qualità necessari per la valutazione di un’inabilità lavorativa

da parte dell'AI (in pratica il perito ha ripreso in modo acritico le lamentele

dell'assicurata, non ha distinto tra problematica socio-economica/culturale e

patologia psichiatrica nel senso stretto) l'assicurata è stata nuovamente valutata

dal dr. __________, medico SMR specialista in psichiatria FMH, in data

2.3.2005. In particolare non ha potuto essere confermata la presenza di una

sindrome depressiva grave con sintomi psicotici come postulato dal dr. __________

mentre risulta essere in prima linea una problematica di disadattamento come

già evidenziato nel 2002 da parte del Dr. __________. In considerazione dello

stato di salute psichiatrico constatato dal dr. __________ come invariato alla

valutazione in occasione della perizia SAM anche l'impedimento sulla capacità

lavorativa è stata valutata identica.

Per quanto concerne invece il lato reumatologico

vi è attualmente il rapporto del dr. __________ del 5.4.2005 che conferma

espressamente una capacità lavorativa dal punto di vista reumatologico

invariata rispetto alla sua valutazione del 6.5.2002. L'attuale presenza di una

fibromialgia non modifica la allora stabilita capacità lavorativa residua.

Conclusione: gli ulteriori accertamenti medici

eseguiti dopo la perizia SAM

non hanno permesso di constatare una modifica di rilievo dello stato di salute

ed in particolare della capacità lavorativa residua. Viene confermata quindi la

valutazione valetudinaria espressa in occasione della perizia SAM 5.2002."

(Doc. 11-1)

L’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI,

affermando che debba essere ritenuta probante la perizia psichiatrica del dr. __________,

con conseguente diritto ad una rendita intera di invalidità.

Considerate le summenzionate contrastanti

valutazioni mediche agli atti, questa Corte ha ordinato l’esecuzione di una

perizia pluridisciplinare giudiziaria a cura del __________.

2.6. Dal referto

peritale __________ del 10 luglio 2008 (XIX) risulta che i periti, dopo aver

esposto dettagliatamente l’anamnesi e le constatazioni obiettive (dr.

Baumann/dr. __________), hanno fatto capo a quattro consultazioni

specialistiche, di natura reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________),

internistica (dr. __________) e psichiatrica (dr. __________).

L’aspetto reumatologico è stato valutato dal dr. __________,

il quale ha posto le diagnosi di “Chronisches lumbovertebrales Syndrom mit

vorwiegend spondylogener Ausstrahlung beidseits diskretes S1-Reizsyndrom links,

degenerative Veränderungen der Lendenwirbelsäule mit kleiner paramedian links

gelegener Diskushernie L5/S1, Spondylarthrosen L4 bis S1 beidseits; Fasziitis

plantaris rechts bei Fersensporn; Rezidivierende tendomyotisch betontes

cervicovertebrales Syndrom Periarthropathia Humero scapularis tendinotica

rechts, positives Impingementphänomen; Epicondylopathia humeri medialis und

lateralis beidseits; Fingerpolyarthrose” (doc. XIX pag.

24).

Il dr. __________ ha poi osservato:

"

3.2.5. Beurteilung

Die Versicherte berichtet über anhaltende

Kreuzschmerzen mit Ausstrahlung in die Beine beidseits rechtsbetont, über eine

Müdigkeit in den Beinen und eine Schwäche. Im weiteren berichtet die

Versicherte über belastungs- und bewegungsabhängige Knieschmerzen rechtsbetont.

Im weiteren Angabe von Fersenschmerzen rechts beim Abrollen und Ameisenlaufen

in der Fusssohle links und in den drei Aussenzehen links. Zusätzlich Angabe von

Schmerzen bei Bewegung im Nacken, belastungs- und bewegungsabhängige Schmerzen

in der rechten Schulter, in beiden Ellbogen ohne Schwellung. Zusätzlich Angabe

von Handschwellung und Fingergrundgelenkschmerzen. Sowie Angabe von

Morgensteifigkeit über eine Stunde Dauer.

Bei der klinischen Untersuchung findet man ein

lumbovertebrales Syndrom, mit deutlichen Überlastungsmyogelosen im Beckenkammbereich, im Beckengürtelbereich

rechtsbetont.

Motorische, radikulär bedingte Ausfälle fehlen,

es besteht eine Hypästhesie im S1 assoziierten Dermatom des linken Fusses.

Eine klassische Claudicatio spinalis besteht

nicht.

An den Knien beidseits findet man anamnestisch

Hinweise für eine Gonarthrose, ohne Ergussbildung. An der rechten Ferse

bestehen Hinweise für eine plantare Fasziitis.

Im weiteren finden man Tendomyosen cervical,

Insertionstendynosen der rechten Schulter, der beiden Ellbogen, so wie das Bild

einer Fingerpolyarthrose beidseits.

In den bildgebenden Untersuchungen – bei mehrfach

durchgeführten Computertomogrammen und MRI der LWS – zeigten sich degenerative

Veränderungen mit unterschiedlich stark ausgeprägten Diskusprotusionen und

rezidivierender Diskushernienbildung L5/S1, aktuell nachweisbar auch in der

MRI-Untersuchung der LWS vom September 2007.

Die bildgebende Untersuchung der Knie, der Ferse

rechts zeigen die oben erwähnten Befunde, das Handröntgen das Bild einer

Heberden-Arthrose. Hinweise für entzündlich Veränderungen in den bildgebenden

Untersuchungen fehlen.” (Doc.

XIX pagg. 24-25)

L’aspetto

neurologico è stato vagliato dal dr. __________, il quale, poste le diagnosi di

“Chronisches lumbales Schmerzsyndrom mit vorwiegend pseudoradikulären

Schmerzausstrahlungen in beide Beine; Diskretes radikuläres sensibles

Ausfallssyndrom S1 links bei Diskushernie L5/S1; Chronischer

Spannungskopfschmerz”, ha evidenziato

che l’assicurata non presenta, da un punto di vista strettamente neurologico,

delle diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa (doc. XIX pag.

29).

L’aspetto internistico è

stato valutato dal dr. __________, il quale, poste le diagnosi di

“Metabolisches Syndrom mit Adipositas (BMI 39); Anamnestisch rezidivierende

Harnwegsinfekte und Nierenkolik bei Ptose der rechten Niere; Anamnestisch

Refluxkrankheit bei Gleithernie”, è giunto alla conclusione che l’assicurata è

inabile al lavoro in attività pesanti, mentre non presenta delle limitazioni

della capacità lavorativa in attività da leggere a medio-pesanti (doc. XIX,

pag. 31).

Infine, l’aspetto

psichiatrico è stato vagliato dal dr. __________, il quale, poste le diagnosi

di “Anhaltende somatoforme Schmerzstörung; Rezidivierende depressive Störung

(anamnestisch) gegenwärtig remittiert”, è giunto alla conclusione che la

capacità lavorativa dell’assicurata non presenta, da un punto di vista

psichiatrico, delle limitazioni (doc. XIX pag. 40).

Sulla

base delle risultanze dei singoli consulti i periti hanno posto le seguenti

diagnosi:

"

(...)

4. Diagnosen

4.1. Hauptdiagnose (mit Einfluss auf die

Arbeitsfähigkeit)

- Chronisches lumbovertebrales

Syndrom

- mit vorwiegend

spondylogener Ausstrahlung, rechtsbetont

- Diskretes radikuläres sensibles

Ausfallssyndrom S1 links

- bei degenerativen

Veränderungen der Lendenwirbelsäule

- mit kleiner paramedian

links gelegener Diskushernie L5/S1

- Spondylarthrosen L4

bis S1 beidseits

4.2. Nebendiagnose (ohne Einfluss auf die

Arbeitsfähigkeit)

- Metabolisches Syndrom

- anamnestisch

rezidivierende Harnwegsinfekte

- und Nierenkolik

- bei Ptose der rechten Niere

- Anamnestisch Refluxkrankheit bei

Hiatus Gleithernie

- Steatose der Leber

- Rezidivierende cervicale

Tendomyosen

- Periarthropathia humero

scapularis tendinotica rechts

- Epicondylopathia humeri medialis et

lateralis, beidseits

- Fingerpolyarthrose

- Fasziitis plantaris rechts bei

Fersensporn

- Anhaltende somatoforme

Schmerzstörung

- mit chronischem

Spannungskopfschmerz

- bei psychosozialer Belastung"

(...)" (Doc. XIX, pag. 41)

I medici del __________

hanno così risposto ai quesiti proposti dalle parti:

"

(...)

6.1. A) Fragen der beklagten Partei.

Es beschreibe der

Experte den Zustand der Versicherten mit Darstellung der Ressourcen und

Defiziten.

________________________________________________

Den Zustand der

Versicherten mit Darstellung der Ressourcen und Defiziten haben wir oben

beschrieben, es sei darauf verwiesen.

6.2. Bestehen Diagnosen mit Auswirkungen

auf die Arbeitsfähigkeit und seit wann bestehen sie? Beurteilung und Prognose? Wie und wie viel

beeinflussen diese die Arbeitsfähigkeit (Beeinträchtigungen aufgrund der

festgestellten Störungen auf der psychische Ebene und auf der körperlichen

Ebene)?

________________________________________________

Ja, die

degenerativen Veränderungen am Achsenskelett mit den entsprechenden Folgen

haben einen Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit. In einer

umfassenden Beurteilung sind wir darauf eingegangen. Es sei auf die Ausführungen

oben verwiesen.

6.3. Ist die frühere Tätigkeit als Arbeiterin noch zumutbar? Falls

ja, in welchem Ausmass? Welches wären dabei die allfälligen

funktionellen Einschränkungen?

________________________________________________

Zuletzt hat die

Explorandin bis Ende 1999 in

der Verpackung gearbeitet. Das Anforderungsprofil des letzten Arbeitsplatzes

kennen wir nicht. Gemäss Gutachten der MEDAS Bellinzona von 2002 soll es sich

um eine schwere körperliche Tätigkeit gehandelt haben. Eine

solche wäre der Explorandin praktisch nicht mehr zumutbar. Die Arbeitsfähigkeit bei schwerer körperlicher Tätigkeit beträgt höchstens

30%.

6.4. Sind andere Tätigkeiten zumutbar? Falls ja, in welchem

Ausmass? Welche wären dabei die allfälligen funktionellen Einschränkungen?

________________________________________________

Ja, der Explorandin

sind sämtliche leichten bis mittelschweren Tätigkeiten in Wechselhaltung, wie

wir sie oben beschrieben haben, vollschichtig zumutbar. Die Explorandin müsste

allerdings vermehrte Pausen einlegen können, so dass eine Leistungsfähigkeit

von 70% resultiert.

6.5. Mit welchen zumutbaren Massnahmen kann die Arbeitsfähigkeit

verbessert werden? Gibt es ärztliche Behandlungen oder Therapien, um die

Arbeitsfähigkeit zu verbessern?

________________________________________________

Es können keine

medizinischen oder beruflichen Massnahmen genannt werden, die geeignet wären,

die Arbeitsfähigkeit zu verbessern.

6.6. Wie hat sich, mit überwiegender Wahrscheinlichkeit, die

Arbeitsfähigkeit entwickelt?

__________________________________________________

Aufgrund der

Aktenlage ist davon auszugehen, dass die Arbetsfähigkeit seit Ende 1999 für

adaptierte Tätigkeit in etwa gleich geblieben ist. Für

begrenzte Zeit war die Explorandin wahrscheinlich in erheblichem Mass depressiv,

im Sinne einer reaktiven depressiven Störung, somit war sie möglicherweise für

jeweilen einige Wochen arbeitsunfähig.

7.1. B) Fragen der Klagepartei.

Bestehen solche

Pathologien gemäss Frage B) auf Seite 3 des Fragenkatalogs?

__________________________________________________

Bei der Explorandin

bestehen verschiedene Pathologien. Diese sind im Fragekatalog auf den Seiten 3

bis 6 aufgelistet. Nur die Pathologien am Achsenskelett hingegen haben einen

Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit bei adaptierter Tätigkeit. Die übrigen Pathologien haben wir entweder nicht bestätigen können

(Fibromyalgie, Lungenpathologie, Gonarthrose, histrionische Persönlichkeitsstörung,

schwere depressive Episode mit psychotischen Symptomen) oder sie haben keinen

Einfluss auf die Arbeitsfähigkeit. Gewisse Pathologien

sind im übrigen Teilaspekte der anhaltenden somatoformen Schmerzstörung

(doppelseitige Epicondylitis, Spannungstyp­kopfschmerzen, Reaktion auf

Stressfaktoren, Anpassungsstörung, komplexe chronische Schmerzkrankheit).

7.2. Der Experte beschreibe die Anamnese und die Prognose der

genannten Pathologien auf Seite 3 des Fragenkatalogs.

__________________________________________________

Soweit möglich sind

wir auf die Anamnese und die Beschreibung der oben genannten Pathologien

eingegangen. Von prognostischer Bedeutung ist im Wesentlichen das metabolische

Syndrom. Dieses wird wahrscheinlich nicht bessern.

7.3. Der Experte sage, ob Arbeitsfähigkeit bestehe oder

eventuell Restarbeitsfähigkeit in Bezug auf die physischen, rheumatischen und

psychischen Probleme.

__________________________________________________

Ja, mit und trotz

ihren verschiedenen Affektionen ist es der Explorandin aus medizinischer Sicht

möglich und zumutbar, einer adaptierten Tätigkeit im Umfang von 70%

nachzugehen, ohne weiteren gesundheitlichen Schaden zu erleiden.

7.4. Falls eine Restarbeitsfähigkeit besteht,

sage der Experte:

a) Ob die Patientin für lange Zeit

stehen oder sitzen kann.

b) Ob

die Patientin repetitive Bewegungen verrichten kann? Falls ja, welche Art von

Bewegungen und mit welcher Häufigkeit?

c) Ob

die Patientin Gewichte heben kann? Falls ja, wie viele Kilos und mit welcher

Häufigkeit?

________________________________________________

Die Versicherte

sollte an einer Arbeitstelle die Möglichkeit haben, die Arbeit für eine Pause

gelegentlich zu unterbrechen, die Arbeit teils stehend, teils sitzend oder auch

teils gehend verrichten zu können. Sie sollte nicht

immer die gleichen, repetitiven Bewegungen verrichten müssen, grundsätzlich

kommt aber jede Art von Bewegung in Frage. Sie sollte nicht Gewichte über 15 kg heben müssen. Eine solche Arbeit kann sie ganztags ausüben, mit den erwähnten

Pausen resultiert aber eine Leistungsfähigkeit von 70%.

8. Weitere Angaben

Im abschliessenden Gespräch haben wir Frau RI 1

über unserer Befunde orientiert. Sie war auch hier im Schlussgespräch bei ausgeglichener

Grundstimmung, lebhaft, spontan. Sie hat unsere Ausführungen

interessiert zur Kenntnis genommen. Sie zeigte sich jedoch etwas ängstlich,

verunsichert bezüglich der sozialen Situation." (Doc. XIX, pag. 47-50)

Al

riguardo, nelle sue annotazioni del 18 agosto 2008 il dr. __________ del SMR ha

osservato:

"

Valutazione peritale da parte __________ 2.2008

su richiesta TCA:

Diagnosi: sindrome lombovertebrale

cronica

- sintomatologia

spondilogena prevalente a destra

sindrome radicolare

S1 a sinistra

- alterazioni

degenerative della colonna lombare

- piccola ernia discale

L5/S1 paramediana sinistra

- spondilartrosi L4 - S1

bilateralmente

D. collat: sindrome metabolica

Ernia iatale

Tendomiosi cervicale

recidivante

Periartropatia

omeroscapolare tendinotica a destra

Epicondilopatia omerale

mediale e laterale bilaterale

Poliartrosi delle dita

Fascite plantare a

destra

Disturbo somatoforme

persistente

Conclusioni:

- attività pesanti non più esigibili

(attività precedente era probabilmente pesante e quindi non risulta più

esigibile), questo da 1.1.2000

- IL

30% (pause supplementari) per attività leggere o medie, senza posizione forzata

prolungata, senza dover trasportare e/o sollevare dei pesi importanti (oltre 15

kg / idem come SAM 2002), sempre da 1.1.2000

- Assenza di IL

prolungata per motivi psichiatrici

Valutazione:

- l'attuale perizia risulta completa e coerente.

- Viene confermata la non attendibilità

della perizia dr. __________.

- In pratica si conferma il giudizio

valetudinario finale del SAM con una IL del 30% in attività adatta, IL motivata

però dalla problematica lombare e non da una problematica psichiatrica.

- La situazione clinica risulta in pratica

invariata da 1.2000." (Doc. XXII/bis)

2.7. Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto

medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,

ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die

Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997

pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,

il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici

specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni

logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,

fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V

176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329

e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna

1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la

Corte federale ha ribadito che ai

rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio

l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari

circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti

circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una

decisione del 24 agosto 2006 concernente

un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha

evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,

sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR

non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In

quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2 L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. D. Cattaneo,

“La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294;

D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie

Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg.

(249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.8. In

caso di perizia giudiziaria, il giudice - di regola - non si

scosta, senza motivi imperativi dalle conclusioni del perito medico, il cui

ruolo consiste, appunto, nella messa a disposizione della giustizia della

propria scienza medica per fornire un'interpretazione scientifica dei fatti

considerati (DTF 125 V 352 consid. 3b/aa e riferimenti ivi menzionati).

Il

giudice può disattendere le conclusioni del perito giudiziario nel caso in cui

il rapporto peritale contenesse delle contraddizioni oppure sulla base di una

controperizia richiesta dal medesimo tribunale, che porti ad un diverso

risultato (DTF 101 IV 130).

Il

giudice può scostarsene anche nel caso in cui, fondandosi sulla diversa

opinione di altri esperti, ritiene di avere sufficienti motivi per mettere in

dubbio l'esattezza della perizia giudiziaria.

Questi

principi sono stati confermati in una sentenza 8C_104/2007 del 28 marzo 2008

nella quale il Tribunale Federale ha sottolineato che:

"

Per quanto concerne in particolare le perizie

giudiziarie la giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza

motivi imperativi dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di

mettere a disposizione del tribunale le proprie conoscenze specifiche e di valutare,

da un punto di vista medico, una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre

il giudice a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio la presenza di

affermazioni contraddittorie nella perizia stessa oppure l'esistenza di altri

rapporti in grado di inficiarne la concludenza. In tale evenienza, la Corte giudicante

può disporre una superperizia oppure scostarsi, senza necessità di ulteriori

complementi, dalle conclusioni del referto peritale giudiziario (DTF 125 V 351

consid. 3b/aa pag. 353 e riferimenti)."

Deve

tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario ha uno statuto speciale

nel senso che egli esercita, in virtù del mandato giudiziario che lo sottopone

alla comminatoria di cui all'art. 307 del Codice penale, una funzione qualificata

al servizio della giustizia (cfr. STFA U 288/99 del 15 gennaio 2001, consid.

3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Al contrario, lo specialista

consultato dall'assicuratore contro gli infortuni non è sottoposto alla

comminatoria di cui all'art. 307 CPS, disposizione che concerne esclusivamente

la procedura giudiziaria. Quindi, nell'ambito del libero apprezzamento delle

prove, una perizia amministrativa riveste un valore probatorio limitato

rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr. STFA del 15 gennaio 2001 succitata,

consid. 3a: "Ein Administrativgutachten lässt

sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im Rahmen der Beweiswürdigung und

Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer gerichtlich angeordneten Expertise

vergleichen").

Per ciò che concerne il valore probatorio di un rapporto medico va

ancora rilevato che é determinante il fatto che lo stesso per i punti litigiosi

sia completo, si basi su uno studio esteso, prenda in considerazione anche le

lamentele espresse, sia stato consegnato in piena conoscenza dell’incarto, sia

chiaro nell’esposizione delle relazioni mediche e nella valutazione della

situazione medica e le conclusioni dell’esperto siano motivate (RAMI 1991 U

133, p. 311ss. consid. 1b).

2.9. In concreto,

la perizia giudiziaria dei medici del __________ non contiene contraddizioni di

sorta.

La

perizia giudiziaria, approfondita, completa e motivata, presenta tutti i

requisiti posti dalla giurisprudenza affinché possa essere riconosciuto, ad un

apprezzamento medico, piena forza probante (cfr. RJJ 1995 p. 44; RAMI 1991 U

133, p. 311ss. consid. 1b).

I medici

del __________, specialisti nelle affezioni invalidanti di cui la ricorrente è

portatrice, hanno compiutamente valutato tutte le patologie dell’interessata, sulla

base di accertamenti approfonditi e completi di tipo reumatologico-neurologico-internistico-psichiatrico,

giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla capacità lavorativa

residua dell’assicurata.

Non può

al riguardo essere condivisa la critica espressa dalla ricorrente in merito

alla presunta mancanza, fra le diagnosi elencate in maniera riassuntiva nella

perizia del __________, di alcune diagnosi poste dai consulenti reumatologo,

neurologo, internista e psichiatra. Come correttamente indicato dall’UAI nelle

osservazioni del 3 settembre 2008 (doc. XXVI), infatti, i periti del __________

hanno volutamente scelto le patologie oggettivabili e con influsso sulla

capacità lavorativa (cfr. doc. XIX pag. 49).

Gli

specialisti del __________ hanno giudicato la ricorrente inabile al 100% nella

sua precedente professione di operaia di fabbrica e in altre attività pesanti,

ma abile al 70% in attività leggere adeguate (cfr. doc. XIX pag. 44).

Tale valutazione conferma peraltro

sostanzialmente quanto già apprezzato dai medici del SAM nel loro referto

peritale del 14 giugno 2002 (doc. 51/1-10, cfr. consid. 2.4.).

Al riguardo, il dr. __________, nelle sue

annotazioni del 18 agosto 2008, ha infatti rilevato che “in pratica si conferma il giudizio

valetudinario finale del SAM con una IL del 30% in attività adatta, IL motivata

però dalla problematica lombare e non da una problematica psichiatrica”

(doc. XXII/bis).

Il dr. __________

del SMR ha peraltro correttamente sottolineato che nella perizia giudiziaria è

stata confermata la non attendibilità della perizia psichiatrica del dr. __________,

mentre, per contro, sono state ribadite le valutazioni a suo tempo fornite dai

medici del SAM in merito ad una capacità lavorativa residua del 70% in attività

adatte (cfr. doc. XXII/bis).

A tale

proposito e con riferimento in particolar modo alla critica del patrocinatore

in merito alla mancata presa in considerazione, da parte dell’UAI, del referto

peritale psichiatrico del dr. __________, questo Tribunale rileva che, come esaurientemente

spiegato dal dr. __________ nell’ambito della perizia giudiziaria del __________,

l’assicurata, contrariamente a quanto diagnosticato dal dr. __________ nel

referto peritale del 14 giugno 2004, non presenta un episodio depressivo grave

con sintomi psicotici. Il dr. __________ ha infatti indicato quanto segue:

"

(...)

Lediglich anamnestisch kann davon ausgegangen

werden, dass die Explorandin mehrmals depressiv reagierte. Dr. __________ hatte im Jahr 2004 sogar von einer schweren

depressiven Störung mit psychotischen Symptomen gesprochen. Liest man

allerdings seinen Bericht exakt, werden dort keine psychotischen Symptome

beschrieben, die eine solche Diagnose rechtfertigen würden. Eine schwere depressive Episode mit psychotischen Symptomen geht einher

mit einer schweren depressiven Grundstimmung, praktisch totalem Interesse- oder

Freudeverlust, vollständigem Verlust des Selbstvertrauens, mit wiederkehrenden

Gedanken an Suizid, dann aber auch mit Wahnideen oder Halluzinationen, am häufigsten

mit depressivem Schuld, hypochondrischem, nihilistischem und Beziehungs- oder

Verfolgungswahn oder sogar einem depressiven Stupor. Allfällige überwertige

depressive Ideen, wie sie von Dr. __________ beschrieben wurden, entsprechen

nicht psychotischen Symptomen. Dr. __________

rapportierte in seinem Bericht sehr genau die überaus geordneten,

zusammenhängenden Angaben der differenziert reflektierenden, aber sozial

verzweifelten Versicherten. Das Denken der Versicherten

war depressiv eingeengt, aber keineswegs psychotisch.

Aufgrund des Verlaufs in den Akten ist mit

überwiegender Wahrscheinlichkeit davon auszugehen, dass es sich um eine

Schmerzfehlverarbeitung unter psychosozialer Belastung handelt, die immer

wieder in eine Anpassungsstörung mit depressiver Reaktion mündete, wobei sich

diese depressiven Phasen aber auch wieder zurückbildeten, wie der aktuelle

Zustand zeigt. Dies belegt letztlich auch die Ätiologie

der psychischen Störung, die tatsächlich im sozialen liegen dürfte, und auch

die Reversibilität der Störung.

Für die Beurteilung der Arbeitsfähigkeit sind

drei Aspekte massgeblich und letztlich ausschlaggebend, ob die psychische Störung

überwindbar ist oder nicht:

1. Die persönliche Anamnese

Diese ist unauffällig. Es finden sich

anamnestisch keine relevanten Lebensereignisse, die darauf hindeuten würden,

dass die Ressourcen der Explorandin beeinträchtigt sein könnten.

Considerandi

2.

Die prognostischen Kriterien von Foerster

Diesbezüglich ist zu sagen, dass keine

ausgewiesene Komorbidität von erheblicher schwere besteht. Dr. __________ sprach zwar von einer histrionischen

Persönlichkeitsstörung, eine solche liegt jedoch zweifellos nicht vor. Allenfalls könnte man noch differentialdiagnostisch histrionische akzentuierte

Persönlichkeitszüge in Erwägung ziehen, aber auch solche lassen sich heute

nicht nachweisen. Die Explorandin zeigt ein adäquates, vollständig

nachvollziehbares und einfühlbares Verhalten.

Des weiteren bestehen körperliche

Begleiterkrankungen, diese sind zu berücksichtigen. Auf der anderen Seite

bestehen keine Anhaltspunkte für einen sozialen Rückzug, im Gegenteil, die

Explorandin pflegt ihre Beziehungen und ist interessiert an ihrer Umgebung und

auch am Geschehen in der Welt. Es besteht insbesondere kein verfestigter

innerseelischer Verlauf. Bei Entlastung verschwindet die Depressivität. Man

kann auch nicht von unbefriedigen Behandlungsergebnissen aus psychiatrischer

Sicht sprechen, zumal die Explorandin nie während längerer Zeit psychiatrisch

behandelt wurde.

3.

Die Beurteilung der psychischen Ressourcen anhand der komplexen

Ich-Funktionen

Bei der Beurteilung der komplexen Ich-Funktionen

ist zu sagen, dass Realitätsprüfung und Urteilungsbildung sehr gut erhalten

sind. Das Gleiche gilt für die Beziehungsfähigkeit und die Kontaktgestaltung.

Eine leichte Einschränkung besteht bei der Affektsteuerung, nicht jedoch bei

der Impulskontrolle. Selbstwertregulation und Regressionsfähigkeit sind höchstens

sehr diskret eingeschränkt. Hingegen sind Intentionalität und Antrieb und auch

die Abwehrorganisation intakt. Zusammengefasst sind die komplexen

Ich-Funktionen nur diskret eingeschränkt, was nicht für eine relevante

psychische Störung spricht, respektive auf intakte psychische Ressourcen

hinweist.

Zusammengefasst ist aufgrund der

Lebensgeschichte, anhand der prognostischen Foerster'schen Kriterien und anhand

der komplexen Ich-Funktionen die Fähigkeit der Explorandin, ihre psychischen

Ressourcen zu mobilisieren, nicht eingeschränkt, und somit ist auch nicht von

Arbeitsunfähigkeit aus psychischen Gründen auszugehen." (Doc. XIX, pag.

38-40)

Stante quanto sopra, è quindi a giusta ragione che l’UAI ha ritenuto

inattendibile la perizia psichiatrica del dr. __________.

In esito

alle considerazioni che precedono, questa Corte ritiene dunque dimostrato,

secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del

settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti; vedi pure D. Cattaneo "Le

perizie nelle assicurazioni sociali" in Le perizie giudiziarie. Ed. CFPG e

Helbing Lichtenhahn, Lugano e Basilea 2008, pag. 203 seg. - 215 e 277 -), che l’assicurata

è totalmente inabile al lavoro nella sua professione di operaia di

fabbrica, ma abile al 70% in attività leggere adeguate.

2.10

Per quanto

riguarda la determinazione del grado di invalidità, richiamato l’art. 16 LPGA e

quanto già esposto in precedenza, va ricordato che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni

sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non

medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a). I dati economici

risultano pertanto determinanti.

Al medico compete la valutazione dello stato di salute

del peritando, della misura e del tipo di attività in cui l’interessato è incapace

al lavoro. Il medico stabilisce, quindi, in che misura il danno alla salute

limita l’interessato nelle sue funzioni corporali e psichiche. Egli si limita

in particolare alle funzioni importanti nelle attività lavorative che secondo

la sua esperienza di vita entrano in linea di conto nel caso concreto

(Meyer-Blaser, op. cit., p. 227, cfr. anche DTF 125 V 261 consid. 4, 115 V 143

consid. 2, 114 V 314 consid. 3c).

D’altro

canto compito dell’orientatore professionale è quello di stabilire, in base

alle informazioni del medico riguardo alle mansioni ancora possibili, le

attività lavorative ancora concretamente ammissibili per l’invalido

(Meyer-Blaser, op. cit., p. 228, Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen

Unfallversicherung, Friborgo 1995, p. 201).

In ogni

modo, ai fini dell'accertamento

dell'invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e

quindi fittizio; ci dev'essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta

di posti di lavoro e un'offerta di posti diversificati in relazione con le capacità

professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un concetto

teorico e astratto (DTF 110 V 276; Meyer‑Blaser, op cit. p. 212). Un

assicurato non può pertanto avvalersi dell'impossibilità congiunturale di

trovare un posto di lavoro per pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347).

Va ancora rilevato che, secondo la giurisprudenza del TFA, per

accertare il reddito conseguibile dall'assicurato senza l'invalidità è decisivo

stabilire, secondo il principio della verosimiglianza preponderante, quanto

l’assicurato guadagnerebbe, al momento della nascita del diritto alla rendita,

se fosse sano (STFA inedite 13 giugno 2003 nella causa G., I 475/01 e 23 maggio

2000.

nella causa T., U 243/99; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b con

riferimenti, cfr. anche RCC 1992 pag. 96 consid. 4a). Il reddito dev'essere

fissato il più concretamente possibile. Determinante è dunque il reddito che

l’assicurato avrebbe potuto conseguire tenuto conto delle competenze professionali

come pure delle circostanze personali per un prospettato avanzamento

professionale (quali la frequentazione di corsi, l’inizio di studi ecc.), nella

misura in cui vi sono degli indizi concreti in merito (cfr. DTF 96 V 29, ZAK

1985.

pag. 635 consid. 3a, cfr. pure RAMI 1993 Nr. U 168 pag. 100s. consid. 3b).

2.11

Per il

raffronto dei redditi fa stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto

alla rendita (cfr. DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3

febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18

ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr.

11.

e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA

del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),

per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2001 (visto che

l’assicurata ha presentato un’incapacità lavorativa nella sua professione dal

gennaio 2000) (cfr. doc. XIX pag. 44).

Nell’annotazione

del 30 marzo 2006, poi ripresa nella decisione impugnata, il funzionario

incaricato ha utilizzato i dati del 2004 (doc. 6-1).

Il TCA procederà

quindi al confronto dei redditi con riferimento al 2004, verificando ugualmente

il diritto ad un’eventuale rendita con riferimento agli anni 2001-2003 e

valutando, poi, se vi è stata una modifica

di rilievo dei dati ipotetici di riferimento sino al momento della

decisione impugnata (2006).

2.12

Per quanto

concerne il reddito da valida, nell’annotazione del 30 marzo 2006, il

funzionario incaricato ha indicato che l’interessata, nel 1999, presso l’ultimo

datore di lavoro - fabbrica di imballaggi __________ di __________ - ha

guadagnato fr. 32'554 (cfr. doc. 65-1). Pertanto, senza il danno alla salute,

nel 2004, ella avrebbe potuto percepire fr. 35'028 (cfr. doc. 6-1).

Tale

ammontare non è stato contestato dall’assicurata.

Rapportando

tale ammontare agli anni 2001-2003, secondo l’evoluzione dei salari nominali (cfr. tab. relativa

all’evoluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali,

1990-2007, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica), si

ottengono i seguenti redditi da valida: fr. 33'801 (2001), fr. 34’410 (2002),

fr. 34’891 (2003).

2.13

Per quanto

riguarda, invece, il reddito da invalido, la giurisprudenza federale si fonda

sui criteri fissati nella sentenza pubblicata in DTF 126 V 75 seg.

In

questa sentenza di principio la Corte ha stabilito che ai fini della

determinazione del reddito da invalido fa stato in primo luogo la situazione

professionale e salariale concreta dell'interessato. Qualora difettino

indicazioni economiche effettive, possono, conformemente alla giurisprudenza,

essere ritenuti i dati forniti dalle statistiche salariali. La questione di

sapere se e in quale misura i salari fondati su dati statistici debbano essere

ridotti dipende dall'insieme delle circostanze personali e professionali del

caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute, età, anni di

servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di occupazione),

criteri questi che l'amministrazione è tenuta a valutare globalmente. La Corte

ha precisato, al riguardo, come una deduzione massima del 25% del salario

statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di

influire sul reddito del lavoro. Il Tribunale federale delle assicurazioni ha

poi ancora rilevato, nella medesima sentenza, che, chiamato a pronunciarsi

sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione

deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire

il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione.

2.14

Nell’ambito

di una procedura ricorsuale dinanzi al TFA, conclusasi con uno stralcio dai

ruoli in seguito al ritiro del ricorso (cfr. STFA del 7 giugno 2006 nella causa

C., U 56/03), la Presidente della Corte federale, giudice Leuzinger, il 28

aprile 2006 aveva informato le parti (e questo Tribunale) che, citiamo:

"

… la Corte plenaria del Tribunale federale delle

assicurazioni ha stabilito l’inapplicabilità dei valori regionali (Tabella

TA13) di cui all’inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS) – edita

dall’Ufficio federale di statistica – per la determinazione del reddito

ipotetico da invalido."

In una

sentenza del 12 ottobre 2006 nella causa S.,

U 75/03,

il TFA ha, per la prima volta, esposto le motivazioni che hanno spinto la Corte

plenaria, il 10 novembre 2005, a prendere la decisione appena citata:

"

(...)

8.2

In primo

luogo si osserva che, per un'ovvia questione di parità di trattamento (art. 8

Cost.), un'applicazione della tabella TA13 al solo Cantone Ticino deve essere

esclusa se non si vuole creare un'inammissibile lex ticinensis. Analoghe

considerazioni di praticabilità, di parità di trattamento e di sicurezza

giuridica si oppongono quindi a un'applicazione alternativa delle tabelle nazionali

(TA1) e di quelle regionali (TA13) come pure a un'applicazione delle prime ad

alcune regioni e delle seconde alle rimanenti regioni.

8.3

Allo stesso

modo, un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13, al posto di

quelle nazionali TA1, pur potendo, da un lato, in alcuni casi effettivamente

creare le basi per una soluzione maggiormente vicina alla realtà

economico-sociale concreta, dall'altro lato creerebbe, a ben vedere, anche

nuovi problemi dovuti al fatto che all'interno delle medesime grandi regioni si

registrano delle differenze, non sempre trascurabili. Ad esempio, nonostante le

due regioni facciano parte della medesima grande regione

"MIttelland", è notorio che i salari esistenti nel Canton Berna non

sono gli stessi di quelli del Canton Giura. Allo stesso modo, per il Vallese

occorrerebbe prendere in considerazione i salari relativi alla regione

lemanica. Ora, nell'una e nell'altra ipotesi, l'applicazione dei valori

regionali (TA13) al posto di quelli nazionali (TA1) si dimostrerebbe

maggiormente sfavorevole per questi assicurati. Si pone quindi ugualmente la

questione dell'assicurato che lavora(va) in un Cantone appartenente a un'altra

grande regione, ad esempio del lavoratore giurassiano che lavora(va) nel

Cantone di Basilea (città o campagna). Ora, se si intendesse determinare il

reddito da invalido sulla base della tabella TA13, non si farebbe altro che

spostare o restringere il cerchio geografico nel quale si iscrive ogni

determinazione di un reddito ipotetico sulla base di valori statici. In questa

maniera, però, si correrebbe pure il rischio di offuscare oltremodo l'obbligo o

l'esigibilità per l'assicurato di ridurre il danno e di andare, se del caso e

nei limiti ragionevoli, a cercare un'attività al di fuori della sua regione abituale.

Si creerebbero nuove disparità nei confronti di assicurati che abitano a

cavallo tra due o addirittura tre grandi regioni o di chi abita in una di

queste regioni e lavora in un'altra.

8.4

A ciò si

aggiunge che nella sentenza pubblicata in DTF 129 V 472, questa stessa Corte ha

precisato che, laddove una tale operazione non fosse possibile sulla base di

rilevamenti salariali DPL, il reddito da invalido va di principio definito

sulla base dei dati statistici salariali ISS applicabili nell'insieme del

settore privato (DTF 129 V 484). Ora, anche siffatta considerazione si

opporrebbe a un'applicazione generalizzata delle tabelle regionali TA13,

concernenti il settore pubblico e privato.

8.5

Non può

pertanto ammettersi una regionalizzazione nella determinazione dell'invalidità

poiché una siffatta soluzione sarebbe incompatibile con il principio

costituzionale di parità di trattamento come pure con il rango costituzionale

delle assicurazioni invalidità e infortuni quali assicurazioni federali."

In

un’altra sentenza del 18 ottobre 2006 nella causa T., I 790/04, il TFA ha

ancora rilevato:

"

Quanto alla questione della tabella applicabile

tra le varie riportate dall'ISS, il Tribunale federale delle assicurazioni ha

recentemente stabilito, con decisione della Corte plenaria del 10 novembre

2005, non potersi (più) fare capo ai dati statistici regionali desumibili dalla

tabella TA13, riferentesi ai salari in relazione alle grandi regioni (cfr. pure

la sentenza del 22 agosto 2006 in re K., I 424/05, consid. 3.2.3; v. inoltre la sentenza 12 ottobre 2006 in re S., U 75/03). Il reddito

ipotetico da invalido deve di conseguenza essere valutato sulla base della

tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi nazionali conseguibili nel

settore privato. Alla luce di quanto precede non vi è (più) spazio alcuno per

ammettere una riduzione dei salari statistici, quale quella operata dai primi

giudici, che tenga conto, ispirandosi ai salari corrisposti in un vicino

cantone, che l'assicurato vive in una regione economicamente meno forte. Anche

sotto questo aspetto non può pertanto trovare conferma la valutazione del tasso

d'invalidità compiuta dalla Corte di prime cure.”

Alla luce

di questa chiara giurisprudenza federale, il reddito da invalido deve essere determinato

in applicazione dei valori nazionali (Tabella TA1).

In una sentenza U 8/07 del

20.

febbraio 2008, rispondendo ad una questione

sollevata dal TCA nella sentenza 35.2006.60 del 23 novembre 2006, consid.

2.10.9

("Questo Tribunale constata che il

salario che l’assicurato avrebbe conseguito nel 2005 quale muratore

semi-qualificato (infatti nel 2005, secondo il contratto collettivo di lavoro

dell’edilizia, un lavoratore con conoscenze percepiva un salario orario di fr.

25.

, contro i fr. 22.65 percepiti dai lavoratori edili), è inferiore a quello

realizzato in media a livello svizzero dai lavoratori del settore della

costruzione con qualifiche analoghe (Tabella TA 1 2004, punto 45, livello di

qualifica 3: fr. 5'358 x 12 mesi = 64'296, riportato su 41.6 ore/settimana =

66'867.84; dopo adeguamento all'indice dei salari nominali, si ottiene, per il

2005, un reddito annuo pari a fr. 67'443.41; per un recente caso in cui l’Alta

Corte ha fatto riferimento ai livelli di qualifica 2 e 3, cfr. STFA del 12

ottobre 2006 nella causa S., U 404/05, consid. 2.3.4).

Ci si

potrebbe chiedere se in tale ipotesi, e visto il richiamo del TFA ai salari

nazionali (Tabella TA 1), non dovrebbe essere applicata la giurisprudenza

federale secondo la quale, quando l'assicurato ha realizzato un guadagno

inferiore alla media per dei motivi estranei all'invalidità, anche il reddito

medio realizzabile sul mercato equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va

ridotto in proporzione (cfr. DTF 129 V 225 consid. 4.4; AHI-Praxis 1999, p. 329

consid. 1; ZAK 1989, p. 458s. consid. 3b; STFA del 6 settembre 2006 nella causa

H., U 454/05 + 456/05, consid. 6.3.3 e 6.3.4). Spetta

comunque all’Alta Corte pronunciarsi al riguardo"), la nostra Alta Corte ha stabilito che:

" (…)

5.3

Giova inoltre ricordare che nel caso

in cui il reddito conseguito prima dell’invalidità è inferiore alla media dei

salari per un’attività paragonabile nel settore interessato e non vi è inoltre

motivo che induca a ritenere che fosse intenzione dell’assicurato accontentarsi

di un guadagno modesto, la giurisprudenza ammette che gli stessi fattori che

hanno influenzato negativamente il reddito da valido vengano considerati anche

per fissare il reddito da invalido (DTF 129 V 222 consid. 4.4 pag. 225, SVR

2004.

UV no 12 pag. 44, consid. 6.2, secondo cui un reddito inferiore del 10%

rispetto ai salari usuali del settore è stato considerato chiaramente sottola

media [U 173/02]; cfr. pure sentenza U 529/06 del 28 gennaio 2008, consid. 8.2

con riferimenti).

6.

Nel caso di specie, il ricorrente contesta

sia la determinazione del reddito da invalido che quella da valido.

6.1

Per quanto concerne il reddito da

valido, l’interessato fa valere che l’importo determinato dall’INSAI sulla base

dei dati forniti dall’ex datore di lavoro risulterebbe, come giustamente

rilevato anche dal primo giudice, inferiore del 9% circa rispetto al salario

medio nazionale dei lavoratori attivi nel settore delle costruzioni con

qualifiche analoghe. L’argomento è pertinente. In effetti, il dato ritenuto

dall’assicuratore infortuni a titolo di reddito da valido (fr. 61'277.- per

l’anno di riferimento 2005) è inferiore nella misura del 9.58% a quello

desumibile dalla tabella TA1 di cui all’ISS (edizione 2004, pag. 53, livello di

esigenze 3, cifra 45 costruzioni), quest’ultimo essendo pari, dopo adeguamento

all’evoluzione salariale per il 2005, a fr. 67'765.89 (fr. 5'358 x 12 : 40 x

41.

[v. La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella 9.2] x 1.011 [v. La Vie

économique, 12-2007, pag. 99, tabella 10.2]). Alla luce della giurisprudenza

richiamata al considerando 5.3, che, come visto, permette al giudice chiamato

ad effettuare un raffronto dei redditi di prendere in considerazione in ugual

misura per ciascuno degli elementi di paragone fattori estranei all’invalidità,

può, se del caso, essere tenuto conto di questa circostanza nell’ambito della

determinazione del reddito ipotetico da invalido.

6.2

A quest’ultimo riguardo, il ricorrente,

pur rispettando la più recente giurisprudenza in materia, rileva che il mercato

del lavoro ticinese oggettivamente offre ai lavoratori occupati in questo

Cantone di frontiera retribuzioni nettamente inferiori e penalizzanti rispetto

al resto della Svizzera, come risulterebbe, almeno in parte, dalle tabelle TA1

e TA13 di cui all’ISS. Il ragionamento è comprensibile, ma viene tuttavia

relativizzato dalle considerazioni espresse al considerando precedente.

6.3

Mancando in concreto indicazioni economiche

effettive, in considerazione della più recente prassi di questa Corte - cui

allude l'insorgente -, che non ammette più la possibilità di fare capo ai dati

statistici salariali relativi alle grande regioni, tabella TA13 ISS, per

determinare il reddito ipotetico da invalido, quest'ultimo deve essere

stabilito sulla base della tabella TA1 dell'ISS, concernente i salari medi

nazionali conseguibili nel settore privato (cfr. sentenza del Tribunale

federale delle assicurazioni U 75/03 del 12 ottobre 2006, consid. 8, riassunta

in RSAS pag. 64). In tali condizioni, partendo dal valore totale mediano di cui

all'ISS 2004 (pag. 53, livello di esigenze 4), si ottiene un importo di base di

fr. 57'258.24 per il 2004 (fr. 4'588 x 12 : 40 x 41.6 [La Vie économique, 12-2007, pag. 98, tabella B9.2]), che,

adattato all'evoluzione salariale (1%, v. La Vie économique, 12-2007, pag. 99,

tabella B10.2), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.82 per il 2005.

6.4

Operando una prima riduzione del 9.58% da

quest'ultimo importo per tenere conto della differenza salariale di cui si è

detto al considerando 6.1, deducendo poi una quota ulteriore del 15%, non

oggetto di contestazione, per considerare adeguatamente le circostanze

particolari del caso (DTF 126 V 75; in

concreto: limitazioni riconducibili al danno alla salute, statuto di

frontaliere), il raffronto dei redditi (reddito da valido di fr. 61'277.- e

guadagno da invalido di fr. 44'447.03 [fr. 57'830.82 ./. 9.58% ./. 15%]) dà un

grado d'invalidità arrotondato (DTF 130 V 121) del 27%. (...)"

Di

conseguenza, quando il salario da valido conseguito in Ticino in una

determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in quella stessa

professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella medesima percentuale

(al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in

particolare pag. 326-327).

In una

sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, consid. 6.2., il Tribunale federale,

su questo tema, ha ancora rilevato:

" A proposito del richiesto adeguamento va tuttavia rilevato che

finora è stato ammesso dalla Corte federale nel caso in cui il valore fosse

chiaramente sotto la media ("deutliche Abweichung"). Tale è di regola

stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45 consid. 6.2;

dell'8% in sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).”

2.15

Utilizzando i

dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di

statistica, la ricorrente, svolgendo

nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore

privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel

settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.),

avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3’893.

Riportando

questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B

9.

, pubblicata in La Vie économique,

1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr.

4'048.72 mensili oppure a fr. 48'584.64 per l'intero anno (fr. 4'048.72 x 12,

ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio

1999.

nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

Questo

Tribunale constata che l’assicurata, quale operaia di fabbrica presso la ditta

di imballaggi __________ di __________, avrebbe guadagnato, nel 2004, fr. 35’028.--/anno

per un’occupazione a tempo pieno.

Tale

reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei

salari per un'attività equivalente (cioè fr. 3'766.-- mensili, cfr. Tabella TA1

2004.

p.to 21 “industria della carta e del cartone”, livello di qualifica 4,

pari a fr. 46'999 annui).

Ora,

qualora, già prima dell'insorgenza del danno alla salute, il reddito di una

persona assicurata si situi sotto la media dei salari per un'attività

paragonabile nel settore interessato – a causa ad esempio di una formazione e

di conoscenze linguistiche insufficienti - e che non si possa sostenere che

essa si sia volontariamente accontentata di una retribuzione modesta, si deve

ammettere che gli stessi fattori che hanno inciso negativamente sul reddito da

valido potrebbero anche influenzare il reddito da invalido. Accertato che

l'assicurato ha realizzato un guadagno inferiore alla media per dei motivi

estranei all'invalidità, anche il reddito medio realizzabile sul mercato

equilibrato del lavoro (reddito da invalido) va ridotto in proporzione (cfr.

STF U 529/06 del 28 gennaio 2008).

In casu,

posto che dall’incarto non emergono indizi a favore del fatto che fosse

intenzione dell’assicurata accontentarsi di un guadagno modesto, in

applicazione della giurisprudenza appena citata, il reddito statistico da

invalido (fr. 48’584.64) va dunque ridotto del 25.47%,

percentuale corrispondente al gap salariale (fr. 35’028 vs. fr. 46’999),

e si attesta pertanto a fr. 36’210.13.

Ritenuto che, come visto in

precedenza (cfr. consid. 2.9.), da un punto di vista medico, l’assicurata può

esercitare un’attività adeguata alle sue condizioni di salute al 70%, il

reddito statistico citato va ridotto del 30% e ammonta a fr. 25’347.1 (fr. 36’210.13 ridotti del 30%).

2.16

In ossequio

alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze

specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado

d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad

una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

In una

sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha

proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,

trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un

permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato

in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di

incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli

impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il

fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

"

2.4

Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen

Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem

Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,

während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte

Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne

Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne

Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser

Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem

leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden

Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5

Entgegen der Auffassung im kantonalen

Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,

dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der

ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der

Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die

Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00

[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr

einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im

Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem

Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt

(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002

S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende

Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die

Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und

Ausländer zusammensetzen.

2.6

Die IV-Stelle führt in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte

nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in

Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,

die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden

...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund

statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der

Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau

4.

(einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl.

Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8),

auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch

dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

2.7

Damit sind im Rahmen des Abzuges die

leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die

Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu

berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen

Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen

gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein

Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende

Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.

2.3

hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus

des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat

jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit

einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache

Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein

kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher

liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der

Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,

was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe

Invalidenrente führt." (STFA succitata)

In

un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -

riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un

permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un

profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una

decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht

unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.

2.5.1

hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen

kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem

Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten

Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung

getragen”).

In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,

il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve

essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,

argomentando:

"

Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente

esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di

una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14

febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che

l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione

impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i

lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a

prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé

non influisce sul livello retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005

nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una

riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di

35.

anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel

settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations

résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella

causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al

beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età

costituisse un fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4

OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa

disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della

rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento

fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo

scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF

115.

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella

causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in

talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,

ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e

visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle

assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza

professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le

malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla

giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione

percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,

l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità, che

in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività

sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più

elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I

559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa

dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto

parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,

I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per

tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23

febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata

confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).

La presenza cumulativa di più fattori legittima

l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA

del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004

nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata

dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri

fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di

dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

In

concreto, l’UAI ha applicato una riduzione del 15%, per tenere conto del fatto

che l’assicurata può effettuare solo attività leggere e tenendo conto delle

prescrizioni inerenti all’ergonomia (cfr. doc. 7-1).

Tale

percentuale, che tiene adeguatamente conto delle specifiche circostanze del

caso concreto, può essere confermata dal TCA.

Questa

soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante

giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione

dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e

6).

Partendo,

quindi, da un salario da invalida di fr. 36’210.13 e ritenuta un’esigibilità del 70%, ammettendo la

riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell'insorgente nel 2004

risulta, quindi, essere pari a fr. 21'545.03 (fr. 25’347.1 - (fr. 25’347.1

x 15 : 100)).

Confrontando ora questo dato con l'importo di

fr. 35'028 corrispondente

al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da valida

nell'anno 2004 (cfr. consid. 2.12.), emerge un’incapacità

al guadagno pari a 38.49 ([fr. 35’028 – fr. 21’545.03] x 100 : fr. 35’028), arrotondato al 38% secondo la giurisprudenza di

cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente l’attribuzione di una rendita,

conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

Quanto

agli anni precedenti, per il 2001, partendo da un salario da invalida di fr. 47'018, da

ridurre del 23.4% (gap salariale) per un reddito da invalida di fr. 36’015.8, e ritenuta un’esigibilità

del 70%, ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico

dell'insorgente risulta, quindi, essere pari a fr. 21’429.4 (fr. 25'211.05 - (fr. 25’211.05

x 15 : 100)).

Confrontando ora questo dato con l'importo di

fr. 33’801 corrispondente al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da

valida nell'anno 2001 (cfr. consid. 2.12.), emerge un’incapacità

al guadagno pari a 36.6 ([fr. 33’801 – fr. 21’429.4] x 100 : fr. 33’801), arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121

consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale

che non consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto

stabilito dall’UAI.

Per il 2002, confrontando il reddito da valida di

fr. 34’410 con il reddito da invalida di fr. 21'666.6 (ossia fr. 47'788, da

ridurre del 23.8% (gap salariale), poi da ridurre al 70% per l’esigibilità medica e ammettendo la riduzione del 15%), emerge

un’incapacità al guadagno pari a 37.03 ([fr. 34’410 – fr. 21’666.6] x 100 : fr. 34’410), arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di

cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita,

conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

Per il 2003, confrontando il reddito da valida di

fr. 34’891 con il reddito da invalida di fr. 22'025.23 (ossia fr. 48'579, da

ridurre del 23.8% (gap salariale), poi da ridurre al 70% per l’esigibilità medica e ammettendo la riduzione del

15%), emerge un’incapacità al guadagno pari a 36.87 ([fr. 34’891

– fr. 22’025.23] x 100 : fr. 34’891),

arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid.

3.2

= SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non

consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto

stabilito dall’UAI.

Dovendo poi, come visto in

precedenza (cfr. consid. 2.3. in fine), valutare se vi è stata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di

riferimento sino al momento della decisione impugnata, occorre

aggiornare il reddito da valida e da invalida al 2006.

Adeguando

il reddito da valida di fr. 35’028, riferito al 2004, al 2006, si ottiene un

importo di fr. 35'802.82 (+ 1%

per il 2005, + 1.2% per il 2006, cfr. tab. relativa

all’evoluzione dei salari nominali, dei prezzi al

consumo e dei salari reali, 1990-2006, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale

di statistica).

Quanto al

reddito da invalida, secondo i dati forniti dalla tabella elaborata

dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una

professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a

proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.

RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto

realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019.

Riportando

questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata

in La Vie économique, 12-2007, p. 98), esso ammonta a fr.

4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80

x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98

del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

Tale

reddito deve poi essere ridotto del 24.5% (gap salariale), per un reddito da

invalida di fr. 37'959.60.

Procedendo

quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un

salario da invalida di fr. 37’959.60, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 70% e ammettendo la

riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell'insorgente ammonta, quindi,

a fr. 22’585.96 (fr. 26'571.7 - (fr. 26'571.7 x 15 :

100)).

Confrontando ora questo dato con l'importo di

fr. 35'802.82 corrispondente al reddito

che l’insorgente avrebbe conseguito da valida nell'anno 2006,

emerge un’incapacità al guadagno pari a 36.9 ([fr. 35'802.82

– fr. 22’585.96] x 100 : fr. 35'802.82),

arrotondato al 37% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid.

3.2

= SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non

consente comunque l’attribuzione di una rendita, conformemente a quanto

stabilito dall’UAI.

La

decisione contestata deve, quindi, nel suo risultato essere confermata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Non si

percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il vicepresidente Il

segretario

Raffaele Guffi Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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