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Decisione

32.2007.156

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

8 aprile 2009Italiano95 min

Source ti.ch

Fatti

I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così

espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,

destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF

130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un

disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a

determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa

suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI

(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser,

Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der

Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der

Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz

und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare pag. 81

seg.). Un'eccezione a questo principio entra in linea

di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme

presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica

oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della

sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò

risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225

consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una

simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone

tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,

quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche

accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione

senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,

un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con

riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In

una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le

limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei

sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a

prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una

notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;

l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza

in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i

lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;

l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante

il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im

Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:

Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno

studio approfondito di Winchkler e Foerster).

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…)

il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la

diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti

da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V

396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle

assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio

2007, I 384/06).

2.5. Nell’evenienza

concreta, l'assicurata aveva inizialmente beneficiato di una rendita intera

d’invalidità (grado del 100%) dal 1° novembre 2003 al 31 maggio 2005 e di una

mezza rendita (grado del 50%) a partire dal 1° giugno 2005, a causa di una problematica

psichiatrica e di problemi legati all’emicrania che la affliggevano (cfr.

decisione dell’Ufficio AI del 13 maggio e del 13 giugno 2005, doc. 29 e 27),

come attestato dal medico SMR, dr. __________, nel suo rapporto medico del 12

aprile 2005, sulla base della perizia psichiatrica della dr.ssa __________ e

del certificato medico della curante, dr.ssa __________ (doc. 25-1).RI 1

Il dr. __________ aveva

infatti rilevato che dalla perizia della dr.ssa __________, spec. FMH in

psichiatria e psicoterapia, era emersa un'inabilità lavorativa del 100% dal

mese di novembre 2002 al mese di aprile del

2004 (doc. 21/1-8), mentre dalla documentazione medica della dr.ssa __________,

spec. FMH in medicina interna e responsabile del __________ dell'Università di __________, era risultato che,

a partire da 2003, la sintomatologia psichiatrica era stata affiancata

da un'emicrania, che giustificava una totale inabilità lavorativa fino al 28

febbraio 2005, dopodiché l'assicurata era da considerare inabile al lavoro al

50% (doc. 24/3-5).

Il dr. __________ aveva ritenuto che non fosse necessario esperire una

perizia neurologica, alla luce dell'estesa documentazione medica specialistica

messa a disposizione dalla dr.ssa __________, ritenendo opportuna una revisione

a breve termine (dopo un anno), visto che la

prognosi, a quel momento, non poteva essere formulata in maniera

concreta (doc. 25-1).

2.6. Nell’aprile 2006

l’Ufficio AI ha avviato una procedura di revisione.

Nel

rapporto di decorso compilato il 28 maggio 2006, la curante dell’interessata,

dr.ssa __________, ha attestato la presenza di uno stato di salute stazionario,

contrassegnato dalla presenza di un’emicrania cronica dal 16 settembre 2003 e

di un’emicrania con aura dal 16 settembre 2003, giustificanti un’inabilità

lavorativa del 100% dal 16 settembre 2003 al 28 febbraio 2005 e del 50% a

partire dal 1° marzo 2005 (doc. 36-1). Quanto al decorso, la dr.ssa __________

ha osservato che si sono manifestate crisi senza aura, più lievi e più brevi

rispetto al passato, mentre le crisi con aura sono rimaste invariate e molto

frequenti. La curante ha poi evidenziato di non potere formulare una prognosi,

dato che la terapia di profilassi deve essere proseguita ed eventualmente

modificata in base all’andamento della situazione, osservando che la

risoluzione di queste patologie richiede un tempo molto lungo (mesi/anni) e

difficilmente è completa (doc. 36-1).

Sulla base di tale certificato, il dr. __________

del SMR, spec. FMH in medicina interna (sul diritto per

gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR

2008 IV Nr. 13), nelle sue annotazioni del 17 ottobre 2006, ha ritenuto che la curante abbia

attestato un miglioramento dello stato di salute (presentando l’interessata

attacchi di emicrania più lievi e più brevi), proponendo l’esperimento di una

perizia specialistica presso il dr. __________ (doc. 38-1).

Nel suo rapporto peritale del 19 dicembre 2006,

il dr. __________, spec. FMH in neurologia, ha posto la diagnosi con ripercussioni

sulla capacità lavorativa di “cefalea multifattoriale su crisi di ansia / di

panico con sviluppo di cefalee tensionali con eventuale componente emicranica”

e, quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa, quelle di

“reazione ansioso-depressiva da disadattamento prolungato da novembre 2002 fino

ad aprile 2004; trombocitosi; deficit funzionale del fattore Von Willebrand;

agenesia congenita di un rene, con rene residuale a forma di ferro di cavallo;

stato dopo preeclampsia nel 2003; stato dopo due aborti nel 2002; stato dopo

incidente da tamponamento nel 1995; lombalgie e cervicalgia croniche di lieve

entità” (doc. 40-15).

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________,

dopo avere evidenziato che la dr.ssa __________ non ha attestato alcuna

incapacità lavorativa dal lato psichiatrico, ha ritenuto l’interessata, dal

profilo neurologico, abile al lavoro al 70% (pari a 6 ore al giorno) nella sua

precedente attività di impiegata di commercio e in altre attività con

caratteristiche analoghe.

Il dr. __________ ha inoltre sottolineato che la

prognosi risulta “incerta, principalmente in quanto il problema finora è stato

inquadrato nell’ambito di una emicrania, senza riconoscere la componente

principale dell’ansia alla base della cefalea” (doc. 40-14, il corsivo è

della redattrice).

Il dr. __________ ha ancora rilevato che “le

modalità di insorgenza delle crisi di cefalea sottolineano che la reazione

ansioso-depressiva da disadattamento prolungato non è ancora del tutto superata

e vi sono tuttora acutizzazioni parossistiche ansiose, ma non sembra che

per questo si sia instaurato un ritiro sociale maggiore o altre limitazioni

significative nell’ambito della vita privata” (doc. 40-15, il corsivo è della

redattrice).

Il dr. __________ ha indicato che la capacità

lavorativa del 70% nella precedente professione “è valida fin da subito”,

aggiungendo che l’assicurata è da considerare abile al lavoro al 70% anche in

altre attività, analoghe a quella di impiegata di commercio, che presentino

caratteristiche di lavoro simili, con riferimento allo sforzo fisico e alla

posizione (doc. 40-16).

Infine, il dr. __________ ha evidenziato che, a

suo giudizio, sarebbe “ragionevole instaurare un trattamento farmacologico

ansiolitico, eventualmente supportato dall’approccio psicoterapeutico,

per migliorare ulteriormente la frequenza e intensità delle crisi di cefalea,

con un trattamento adeguato è possibile attendersi anche una ripresa della

capacità lavorativa al 100%” (doc. 40-16, il corsivo è della redattrice).

Contestando il progetto di decisione con il quale

l’UAI ha stabilito la soppressione della rendita, l’assicurata ha trasmesso

all’amministrazione un certificato medico del 10 marzo 2007 della dr.ssa __________,

del seguente tenore:

"

Ho in cura la paziente summenzionata dal 21

agosto 2004.

La situazione si mantiene praticamente

stazionaria dall'ultima visita (03.11.2006), infatti persiste la cefalea di

base continua, che scompare solo con l'assunzione di anti-infiammatori (Brufen

Novalgina).

Persistono le crisi periodiche con una frequenza

elevata, praticamente invariata, difatti dall'analisi delle schede diario

compilate si possono osservare in novembre 4 crisi per complessivi 7 giorni con

cefalea, in dicembre 5 crisi per complessivi 6 giorni, in gennaio 4 crisi per

complessivi 5 giorni, in febbraio 3 crisi per complessivi 4 giorni.

Vista la situazione, dovrà proseguire la terapia

di profilassi in corso con Topamax, aumentandolo a 75 mg al giorno, e

continuerà ad utilizzare gli anti-infiammatori come terapia sintomatica dei

singoli attacchi.

Rivedrò la signora tra alcuni mesi come fissato,

per valutare l'andamento della situazione e decidere come procedere."

(Doc. 45-4)

Al riguardo, il dr. __________ del SMR, nelle sue annotazioni del

29 marzo 2007, ha osservato:

" (...)

Le conclusioni diagnostiche, ampiamente motivate dal perito Dr. __________,

si distinguono da quelle della Dr.ssa __________. Per quanto riguarda l'impatto

sulla capacità lavorativa, la Dr.ssa __________ riferisce, in base al diario

delle cefalee (stando alle conclusioni del perito di valore probatorio

discutibile) che le crisi di cefalea occupano ca. 1½ giorni la settimana.

La capacità lavorativa residuale indicata dal perito con il 70% è

rispettosa di questa limitazione." (Doc. 46-1)

2.7. In sede ricorsuale

l’assicurata ha prodotto ulteriori certificati medici e meglio:

-

referto del 30 aprile 2007 della dr.ssa __________, indirizzato al

patrocinatore dell’assicurata, in cui la curante ha osservato:

"

(...)

In effetti ho visitato la signora RI 1

la prima volta il 21 agosto 2004, mi ha riferito la presenza di una cefalea

quotidiana, costante, continua, insorta in data 16 settembre 2003, 3 giorni

dopo il rientro a casa dopo il parto, avvenuto in data 29 agosto 2003.

Oltre a questa cefalea costante,

continua e quotidiana, che chiaramente limita lo svolgimento delle normali

attività quotidiane in quanto crea comunque stanchezza e confusione, si

aggiungono degli attacchi di una seconda forma di cefalea.

Questi attacchi sono caratterizzati

dalla presenza di sintomi quali: formicolii agli arti superiori, inferiori,

alla faccia, alla bocca, alla lingua; accompagnati da disturbi visivi

importanti; durano circa 5-10 minuti e precedono la comparsa di una cefalea

molto intensa, che può arrivare a durare fino ad 8 ore.

All'inizio questi attacchi si manifestavano

2 o 3 volte alla settimana e potevano anche ripetersi nell'arco della stessa

giornata.

Le caratteristiche cliniche della

sintomatologia riferita dalla paziente rispondono chiaramente a quelle di una

forma di emicrania con aura, con elevata frequenza di crisi, cui si associa una

cefalea cronica, continua, con le caratteristiche dell'emicrania cronica.

In effetti, nonostante tutte le

terapie effettuate fino ad ora, considerando anche che alcune non possono

essere assunte dalla paziente per concomitanti altre patologie e altre non sono

tollerate, si è ottenuta soltanto una leggera diminuzione della crisi di

emicrania con aura, per cui dalle 8-10 al mese si è passato ad una media di 5-6

al mese, mentre la cefalea quotidiana continua persiste invariata.

Dopo la seconda gravidanza (parto

avvenuto in data 12.10.2005), il dolore viene riferito dalla paziente come più

intenso rispetto a prima.

Attualmente è in corso una terapia di

profilassi con un farmaco che appartiene alla famiglia degli anti-epilettici

(topiramato), di cui la paziente assume 75 mg al giorno che chiaramente

determina come effetto collaterale una sensazione di confusione e di

intontimento, e quindi questo si ripercuote ulteriormente sulle capacità

lavorative della persona in questione, d'altra parte però è praticamente

l'unico farmaco che la paziente può assumere tra quelli verosimilmente più

efficaci in questa situazione.

Sinceramente, visto l'andamento della

situazione in questi anni, non mi sento di pronunciarmi sull'evoluzione futura

della malattia perchè occorre tenere presente che in ogni caso le terapie di

profilassi per l'emicrania sono in grado di diminuire la frequenza degli

episodi ma non di determinarne la completa scomparsa e, in secondo luogo, le

terapie di profilassi per l'emicrania cronica sono sempre molto più difficili

rispetto a quelle della forma episodica." (Doc. B)

-

referto dell’11 giugno 2006 del dr. __________, spec. FMH in psichiatria

e psicoterapia, indirizzato al patrocinatore dell’assicurata, del seguente

tenore:

"

Come da sua richiesta le confermo che la paziente in epigrafe è in mia

cura a causa di un disturbo depressivo con sintomi biologici nell'ambito di un

disturbo anancastico di personalità e per delle cefalee tensive ed emicraniche

con aura.

In passato erano anche presenti altri

disturbi somatoformi sotto forma in particolare di una sindrome vertiginosa.

La paziente ha incominciato a

manifestare sintomi di rilevanza clinica nel 2002 a causa di un distacco di

placenta per cui perse la sua prima bimba. L'interessata riferiva come causa di

questo avvenimento una discussione che era avvenuta sul posto di lavoro dove

era stata rimproverata di non portare a termine bene il proprio lavoro.

La paziente entra in mia cura il 13

novembre del 2002, dove venne intrapresa una terapia farmacologica che poi fu

deciso di sospendere per il desiderio di gravidanza dell'interessata.

Nel dicembre 2002 finalmente la

paziente rimane incinta per la seconda volta e porta a termine una gravidanza

con una gestosi e, alla fine, un parto per taglio cesareo.

La paziente d'allora ha subito una

serie d'innumerevoli esami medici a causa della sintomatologia lamentata in

particolar modo il mal di testa di tipo emicranico, crisi vertiginose, nausea,

facile astenia, difficoltà nel deglutire.

Diverse terapie antidepressive

impostate con risultati insufficienti.

La paziente è seguita dalla collega

Dottoressa __________ dall'agosto 2004 a causa dei problemi emicranici.

La paziente vive d'allora una vita

estremamente ritirata con grosse difficoltà anche a condurre il menage

familiare.

La Signora ha poi avuto una terza

gravidanza con la nascita della seconda figlia che si sarebbe svolta senza

particolari complicazioni.

La paziente manifesta costantemente

anche durante gli ultimi colloqui una facile stancabilità con difficoltà di

concentrazione, particolarmente durante le crisi d'emicrania, disturbi del

sonno e angosce nel dover rimanere da sola in casa con le figlie. Questo ha

portato come già detto a un notevole ritiro dalle competenze sociali con una

marcata tendenza all'isolamento.

Fatta questa premessa posso

confermarle che a mio modo di vedere l'incapacità lavorativa della Signora RI 1

durante la fase acuta del trattamento negli anni precedenti è arrivata fino al

100%, dopo di che col parziale ridimensionamento dei disturbi si è potuto

valutare un 50% di incapacità lavorativa e un restante 50% di possibilità al

guadagno.

Come già discusso telefonicamente

ritengo che attualmente il 50% di capacità al guadagno sia la massima esigibile

per questa paziente con possibilità nel futuro di nuovi scompensi del quadro

clinico con possibili aggravamenti e riduzione ulteriore della capacità al

guadagno.

In conclusione ritengo che la rendita

d'invalidità a suo tempo attribuita all'interessata del 50% sia equa e da

mantenere e sinceramente non capisco i meccanismi che hanno portato alla

sospensione dell'indennità." (Doc. C)

Nelle sue annotazioni del 19 giugno 2007 il dr. __________ del SMR,

spec. FMH in medicina generale, ha osservato:

" Vedi

nota riassuntiva SMR del 15.2.2007 su perizia dr. __________ 19.12.2006

Attualmente viene presentato rapporto dr. __________ del 11.6.2007

- viene

indicato che l'attuale capacità lavorativa al massimo sarebbe del 50%

- viene indicato che vi è il rischio di futuri scompensi

- viene

indicato che l'assicurata era ed è in cura per disturbo depressivo con sintomi

biologici nell'ambito di un disturbo anancastico di personalità oltre alle

cefalee tensive ed emicraniche con aura (in passato pure disturbi somatoformi

quali sindrome vertiginosa).

In particolare il dr. __________ indica che l'assicurata dal 2004

vive estremamente ritirata.

Valutazione:

l'assicurata è stata peritata dal punto di vista psichiatrico

inizio 2005 (perizia dr.ssa __________). Allora si era constatata l'assenza

d'una patologia psichiatrica invalidante da dopo aprile 2004. Da notare che pure

nella perizia dr. __________ di dicembre 2006 non si trova traccia d'un

trattamento psichiatrico tuttora in atto, pure assente allora un trattamento di

tipo antidepressivo. Le indicazioni fornite dal dr. __________ nel suo attuale

rapporto sono quindi difficilmente riproducibili e non trovano riscontro nelle

valutazioni peritali eseguite negli ultimi 2 anni.

In considerazione delle indicazioni poco precise fornite non

ritengo che l'attuale certificato del dr. __________ sia sufficiente per

oggettivare la ripresa d'una problematica psichica di tipo invalidante."

(Doc. X/1)

Al riguardo, il patrocinatore dell’assicurata ha trasmesso al TCA

copia di un referto del 30 luglio 2007 del dr. __________, del seguente tenore:

" Ho

preso visione delle annotazioni del Dottor __________ dell'Assicurazione

Invalidità e posso segnalarle come il collega è in errore quando dice che non

siamo confrontati con una patologia psichiatrica invalidante.

La paziente è sempre stata in cura eccettuati i periodi delle

gravidanze e maternità. Non è neanche vero che la paziente non ha avuto

supporti terapeutici farmacologici che solo in alcuni casi sono stati

sostituiti per effetti collaterali o interrotti in occasione delle gravidanze.

Come viene segnalato dalla perizia del dicembre 2006 esiste un

trattamento psichiatrico esattamente come segnalato dal collega Dottor __________,

il Topamax che è uno stabilizzatore dell'umore.

La paziente dal mese di aprile è in trattamento anche con

Venlafaxina 75 mg die che è stato associato sia per stabilizzare il tono

dell'umore sia per ridurre i disturbi d'ansia e sia per la problematica

dolorosa cronica.

Come già segnalato nei miei rapporti dell'AI e anche nelle

valutazioni peritali che sono state effettuate, la paziente fatica molto ad ammettere

l'origine psicologica dei suoi disturbi proprio a causa delle caratteristiche

di personalità descritte dalla collega __________.

In conclusione egregio avvocato ritengo che la paziente, a causa

della sua problematica psicologica, presenti una capacità lavorativa massima

esigibile del 50% e non vedo al momento nel medio termine una possibilità di

aumento della capacità lavorativa." (Doc. XIV/bis)

Nelle sue annotazioni dell’8 agosto 2007 il dr. __________ ha

indicato:

" Con

lettera del 30.7.2007 il dr. __________ conferma la sua valutazione d'un

impedimento del 50% dal lato psichiatrico.

Inoltre egli afferma che l'assicurata negli ultimi anni era in

trattamento psichiatrico (assunzione di Topamax) e che da aprile 2007 è in

trattamento con Venlafaxin 75 mg.

Per quanto concerne la questione trattamento medicamentoso

psichiatrico il dr. __________ fa presente che il Topamax è uno stabilizzatore

dell'umore: posso confermare che l'assicurata era in cura con Topamax in

occasione della perizia Dr. __________ (vedi anche pagina 13 della perizia),

medicamento prescritto per il trattamento della cefalea. Faccio presente che il

Topamax è registrato per il trattamento dell'epilessia e dell'emicrania

(indicazione nel presente caso). Posso confermare che il Topamax viene usato

"off label" per il trattamento di affezioni bipolari o disturbi

alimentari.

Per quanto concerne l'evoluzione dello stato di salute

dell'assicurata non posso che confermare la precedente valutazione, ossia

l'assenza di chiari dati che evidenzino un mutamento dello stato di salute

psichico rispetto alla valutazione peritale della dr.ssa __________,

valutazione che va quindi tuttora confermata. Il fatto che l'assicurata

attualmente sia in trattamento con Venlafaxin (dosaggio relativamente basso)

non conferma a priori la presenza d'una patologia depressiva invalidante dato

che l'indicazione risulta essere il trattamento della problematica dolorosa

cronica ed il trattamento dell'ansia." (Doc. XVI/bis)

Il patrocinatore dell’interessata ha poi trasmesso al TCA uno

scritto del 1° dicembre 2007 della dr.ssa __________, in cui si legge:

"

In riferimento alla sua richiesta del 12

novembre 2007, scusandoci per il ritardo con cui le rispondo, le posso

comunicare che la situazione clinica della paziente summenzionata è

praticamente stazionaria.

Persiste infatti una cefalea quotidiana, cui si

aggiungono delle crisi con aura circa 4-5 volte al mese.

La signora riferisce inoltre una marcata perdita

di memoria e un'intensa astenia.

Vista la situazione, è stato deciso di modificare

la terapia di profilassi in corso riducendo il topiramato (Topamax) da 75 mg/di

a 50 mg/di, ed inserendo un altro farmaco Cinnageron 75 mg 2 volte al giorno

che, oltre ad essere utile per la profilassi dell'emicrania, potrebbe aiutarla

per i problemi di perdita di memoria.

Per quanto riguarda il rapporto del dr. __________,

le posso confermare quanto è stato scritto cioè il fatto che il Topamax è stato

introdotto da me a novembre 2006, come terapia di profilassi per l'emicrania,

indicazione, come è stato correttamente riportato, per cui è registrato questo

farmaco.

Per quanto invece riguarda Venlafaxin 75 mg

questo preparato è stato introdotto, verosimilmente dal medico curante della

signora, alla fine di maggio 2007, essenzialmente per disturbi d'ansia e forse

anche nella speranza di ottenere un qualche risultato sulla cefalea."

(Doc. XVIII/bis)

Considerate

le summenzionate contrastanti valutazioni mediche agli atti, questa Corte ha deciso

di ordinare l’esecuzione di una perizia medica a cura del dr. med. __________,

specialista FMH in neurologia e Primario della Clinica __________ di __________,

il quale, facendo uso della facoltà accordata dal Tribunale, ha poi fatto capo,

quanto all’aspetto psichiatrico, alla valutazione specialistica del dr. med. __________,

specialista FMH in psichiatria e psicoterapia di __________.

2.8. Sulla base

delle risultanze degli atti contenuti nell’incarto, dei colloqui clinici con

l’assicurata del 30 luglio 2008 e dell’8 agosto 2008, nonché degli esami medici

dell’8 agosto 2008 (valutazione neuropsicologica e esame

elettroencefalografico) e del 13 agosto 2008 (risonanza magnetica cerebrale),

il dr. __________ ha posto le diagnosi neurologiche di “1. cefalea del tipo

emicrania complicata (emicrania vestibolare) (Emicrania tipo 1.2 secondo la classificazione IHS, 2004; “emicrania con

vertigini” secondo la classificazione delle emicranie complicate in M.

Mumenthaler e H. Mattle, Neurologie, Thieme, 2002, p. 189) (ICD10-G43.9,

G.43.1); 2. cefalea su disturbi cervicali (Emicrania tipo 11.2 secondo la classificazione IHS, 2004); 3. lievi disturbi

neuropsicologici, sotto forma di un disturbo della memoria visiva” (doc. XXIX

pag. 25).

Il dr. __________

ha indicato che l’inizio sicuro della sintomatologia delle cefalee risale al

mese di ottobre 2003, subito dopo la nascita della prima figlia. Il dr. __________

ha osservato che la prognosi non è buona nei casi di emicrania complicata di

carattere cronico, aggiungendo che la presenza di un secondo tipo di cefalee

rappresenta un fattore negativo (pag. 35).

Quanto

alla capacità lavorativa, il dr. __________, vista la presenza costante delle

cefalee di origine cervicale e le possibili variazioni di intensità e di

frequenza delle crisi di emicrania, ha concluso che, sommando l’influsso del

secondo tipo di cefalee alla valutazione della riduzione del 20% della capacità

lavorativa dovuta alle emicranie, il grado di incapacità lavorativa

dell’interessata, dal profilo neurologico, è del 30% sia con riferimento alla

precedente attività di impiegata, sia con riferimento ad altre attività (doc.

XXIX pag. 37). Il perito ha spiegato che l’intensità e la frequenza della

sintomatologia neurologica interferiscono con la possibilità per l’assicurata

di applicarsi al lavoro e di concentrarsi sul lavoro (doc. XXIX pag. 37).

Rispondendo

alla domanda “dica il perito se è d’accordo con le conclusioni cui è giunto il

dr. __________”, il dr. __________ ha osservato:

"

Discussione delle conclusioni alle quali è

giunto il dr. __________

Diagnosi:

La mia analisi della sintomatologia della

paziente si discosta in modo netto da quella fatta dal dr. __________ (pag. 13

della perizia del 19.12.2006). In seguito spiego per quali motivi:

-

aspetto anamnestico: da quanto risulta dalla mia

anamnesi e dalle informazioni eruibili dagli atti, il modo di apparire delle

crisi di cefalea della paziente sono ben compatibili con la diagnosi di

emicrania. Le crisi di cefalea della paziente non hanno di regola un rapporto

diretto con situazioni particolari; anche se in certi casi lo fossero, le

emicranie possono essere scatenate da fattori particolari, come diversi

stressori. Le principali situazioni che possono fungere da fattore scatenante

per un attacco di emicrania accettati dalla letteratura sono i seguenti:

cambiamento meteorologico, stress psico-sociale, variazione nei ritmi

giornalieri, componenti alimentari.

-

Ho già discusso il ruolo delle vertigini in

rapporto all’emicrania nella presentazione della diagnosi. Un’emicrania

complicata, con aura e sintomi vegetativi, può senza dubbio essere del tipo di

quella descritta dal dr. __________ stesso a pag. 13 della sua perizia.

-

La descrizione della paziente della

sintomatologia non è in contrasto con le descrizioni tipiche dei pazienti con

emicrania. Rimando alla discussione della diagnosi.

-

L’insorgenza dell’emicrania a 31 anni è

possibile, se si considera il caso concreto in discussione nel quale l’inizio

della sintomatologia è ben relazionabile con la fase post-partuale (vedi

discussione della diagnosi).

-

I medicamenti cosiddetti specifici per

l’emicrania (i triptani) sono stati introdotti, ma nel caso della nostra

paziente la terapia non è stata continuata. Una parte dei pazienti con

emicrania non reagiscono ai triptani. Solo il 60% circa dei pazienti resistenti

alle terapie “classiche” reagiscono poi positivamente ai triptani (vedi anche

sopra).

-

Il topiramato (Topamax) si è rivelato un

medicamento efficiente per la profilassi dell’emicrania (introdotto dalla

dr.ssa __________ nel novembre 2006) e per questo motivo l’indicazione è

accettata dagli specialisti e registrata come tale.

Penso che nessuno

degli argomenti addotti dal dr. __________ per dimostrare che la situazione

clinica “esclude la diagnosi posta dalla dr.ssa __________ di una emicrania

cronica” e inoltre che “risulta anche dubbia la diagnosi di una emicrania con

aura…” si possano ritenere validi. La più importante critica si riferisce a

quest’ultima affermazione; per quanto riguarda la prima affermazione, anch’io

non pongo la diagnosi di emicrania cronica, ben restando però la

diagnosi di emicrania.

Prognosi:

la prognosi non è da

ritenere buona ma insicura. Per questa valutazione parla la relativa resistenza

alla terapia, mostrata dal decorso, e la necessità di un lungo tempo di

valutazione prima di poter esprimere un giudizio relativamente sicuro. Inoltre,

la concomitanza con un secondo tipo di cefalee (croniche) peggiora la prognosi.

Conseguenze

sull’abilità lavorativa:

Il dr. __________

attesta alla paziente una capacità lavorativa di almeno il 70% dal mese di

dicembre del 2006.

Non condivido questa

valutazione. Rimando per le motivazioni alla risposta alla domanda 6.

L’incapacità lavorativa della paziente è del 30% dal punto di vista puramente

neurologico, ma bisogna ancora considerare gli aspetti psichiatrici.

Inoltre: la prognosi

non dipende dal successo di una terapia ansiolitica, ma dalla prognosi

dell’emicrania stessa. Senz’altro una situazione psichica migliorata può agire

positivamente sulla sintomatologia neurologica, dalla mia esperienza

eventualmente sull’intensità delle crisi, ma maggiormente sulla fase tra le

crisi. Essenziali sono le strategie terapeutiche mirate a combattere le cefalee

della paziente, l’origine della quale è stata esposta nella presentazione delle

diagnosi.” (Doc. XXIX pag. 43-44)

Il dr. __________ ha sottolineato come

all’incapacità lavorativa, dal profilo neurologico, dovuta alla sindrome

emicranica e alle cefalee di origine cervicale, vada aggiunta la limitazione

causata dalle problematiche psichiatriche, anch’esse invalidanti. Per tali

ragioni, facendo uso della facoltà concessa dal TCA di fare capo ad un esperto

in psichiatria e psicoterapia, il dr. __________ ha affidato al dr. __________

l’incarico di eseguire una perizia psichiatrica.

Nel rapporto del 30 dicembre 2008, indirizzato al

dr. __________, il dr. __________, sulla base delle risultanze degli atti

contenuti nell’incarto, dei colloqui clinici con l’assicurata del 16 e 30

giugno 2008 e dell’8, 14 e 21 luglio 2008, nonché degli esami psicologici

effettuati il 16 e il 23 giugno 2008, ha posto le diagnosi psichiatriche di “1. sindrome mista

ansioso-depressiva, con manifestazioni di attacco di panico iniziale o

oligosintomatico e di claustro- e agorafobia (F41.2); 2. sindrome somatoforme

non specificata (F45.9) (i dolori cefalici e i sintomi vegetativi non

soddisfano i criteri diagnostici né di un disturbo di somatizzazione né di una

sindrome somatoforme da dolore persistente, mi sembrano però rivestire un

carattere e un’importanza tali da non consentire di ritenerli soltanto

manifestazioni ansiose o depressive, nel senso di una “depressione mascherata”,

anche se queste componenti certamente concorrono alla loro genesi) sulla base

di 3. personalità con tratti anancastici, che non mi sembra raggiungere la

gravità del disturbo di personalità anancastico (F60.5)” (doc. XXIX/2 pag. 27).

Il dr. __________ ha ritenuto che queste diagnosi

incidono sulla capacità lavorativa dell’interessata, la quale va considerata

abile al lavoro al 50% nella sua precedente professione di impiegata di ufficio

e in qualunque altra attività esigibile (doc. XXIX/2 pag. 28).

Il dr. __________

ha sviluppato le seguenti considerazioni:

"

Sintesi e valutazione:

la peritanda presenta una struttura di

personalità particolare, che, dopo 5 colloqui, comincia a delinearsi abbastanza

bene anche all’esame clinico, a prescindere dalle risultanze (che tendono a

confermare l’osservazione clinica) dell’esame psicologico.

Questa struttura presenta una certa rigidità,

probabilmente legata a elementi di diffidenza, che risulta dal contrapporsi di

due componenti importanti: da un lato un’ansia diffusa e pervasiva, dall’altro invece

una componente “stenica”, forte, che, con un certo successo, la controlla. Poiché l’ansia è persistente,

persistente deve essere lo sforzo di controllarla. I meccanismi impiegati a

questo scopo sono in prevalenza quelli delle strutture ossessive: razionalizzazione,

intellettualizzazione, isolamento degli affetti; vi sono però anche meccanismi

più frequenti nelle strutture cosiddette “isteriche” come la rimozione e la

conversione.

L’obiettivo di tenere sotto controllo il proprio

mondo emotivo è raggiunto a prezzo di un lavoro debilitante, che non basta

sempre a impedire che, abbastanza spesso, l’ansia irrompa attraverso le difese

scatenando gli attacchi. Non per nulla la peritanda confessa che gli attacchi

la spaventano proprio perché in quei momenti perde il controllo.

A titolo ipotetico, si può pensare che la

sintomatologia depressiva che pure, in diverse fasi, la peritanda presenta, sia

conseguente anche al doversi rendere conto di non essere riuscita a dominare la

propria emotività, oltre che a logorio e lutti.

Ci si deve chiedere, a questo punto, quale sia la

natura dell’ansia pervasiva che costituisce, così almeno sembra a questo punto

delle nostre riflessioni, l’origine dell’apparentemente molto discreta

psicopatologia della peritanda. Come sempre, voler trovare una spiegazione

definitiva, totalmente esauriente ai perché del funzionamento mentale, è

impresa disperata.

È però chiaro che la peritanda ha avuto “da

sempre” un cattivo rapporto con la madre, nei confronti della quale ha

esplicitamente ammesso di avere covato, da bambina e fino ad epoca abbastanza

recente (solo dopo la morte del padre i rapporti si sono “accomodati”), una

notevole rabbia. Dalla madre si è sentita ignorata e trascurata, a differenza

della sorella minore, nei confronti della quale ha pure provato rabbia ed

invidia, anche queste ammesse.

Ricordiamo che la madre aveva reagito con una

depressione alla morte bianca di un’altra figlia e non dimentichiamo che, per

quanto giovane la peritanda fosse, questa morte non può essere rimasta senza

conseguenze nella sua psiche, tanto come “lutto” in senso stretto, quanto come

conseguenze sotto forma di disaffezione da parte della madre depressa.

La figura paterna, per contro, è stata investita

affettivamente in modo molto importante e probabilmente idealizzata, in modo

compensatorio. Il padre era fisicamente poco presente durante l’infanzia della

peritanda, il che, associato al successo professionale ed economico che egli in

quel periodo aveva, ha verosimilmente facilitato l’idealizzazione e lo sviluppo

di un rapporto edipico ancora non ben risolto (ricordiamo che la peritanda

riconosce nel marito molte caratteristiche del padre), anche se, nell’insieme,

gestibile finora senza evidenti conseguenze.

Trascurata dalla madre e sostenuta in modo probabilmente

discontinuo dal padre, la peritanda ha dovuto sviluppare sin da bambina una

sorta di “autosufficienza fantastica”, che l’ha spinta a “bastare a se stessa”,

questo almeno come tendenza caratteriale, più che come effettiva realtà di

vita. Un trauma come l’incidente avuto ad 8 anni, le cui conseguenze erano

state banalizzate soprattutto dalla madre, pur essendo potenzialmente un

pericolo di vita, costituisce un esempio di come le circostanze della vita

possano aver suscitato e alimentato questa visione di sé e del mondo: “dai

genitori (madre) non mi posso aspettare molto, devo darmi da fare e cercare

sostegno altrove (nella fattispecie, dalla nonna) o cavarmela da sola”.

Non trascurabili sono anche i frequenti

spostamenti di domicilio dell’infanzia e adolescenza, con cambiamenti di sede

scolastica e, di conseguenza, persone di riferimento (docenti e anche

compagni).

L’instabilità sembra caratterizzare, fino a pochi

anni or sono, la vita della peritanda che, diventata autonoma e maggiorenne, ha

comunque cambiato spesso domicilio e, forse ancor più spesso, posto di lavoro.

Ha saputo adattarsi bene a diverse realtà, andando incontro ad alcune

disavventure ma, a quanto sembra, non per proprio esclusivo demerito – benché

lei stessa sia pronta ad assumersi la responsabilità non soltanto per

l’incidente del 1995, di cui effettivamente fu lei stessa la causa con una

guida eccessivamente spericolata, ma anche della violenza subita a __________.

L’assumersi la responsabilità, se da un lato è indicativo di maturità e forza

dell’Io, dall’altro tradisce, ancora una volta, il tentativo di controllare: il

fatto traumatico non avviene per fatalità o per intervento di forze ostili, ma

per propria disattenzione, imprudenza, ecc.. E così, diventa controllabile, per

il futuro.

Diversa la valutazione della peritanda di altri,

pur drammatici episodi, come il suicidio del datore di lavoro: se lei avesse

accettato il suo invito, quella sera non si sarebbe suicidato, ma, precisa,

nulla l’avrebbe trattenuto dal farlo in un altro momento. Inoltre, per il

secondo aborto, viene riconosciuto un rapporto di causa certo con la

discussione avuta con il collega, discussione in cui si era sentita offesa e

valutata ingiustamente.

Della instabilità (meglio forse sarebbe dire

“mutevolezza”) della peritanda è indizio anche la quantità di medici e

terapeuti di ogni tipo consultati, come segnalato dal dr. __________ e

dall’avv. RA 1.

A parer mio, la peritanda presenta, in questo

secondo aborto e anche nella grave gestosi nella terza gravidanza, così come

nel forte, quasi temerario desiderio di maternità che la porta a rimanere

incinta dopo un intervallo molto più breve di quello raccomandato dai medici,

un riflesso del problematico rapporto con il materno. Può sembrare ipotesi

azzardata collegare queste sue difficoltà con il difficile rapporto con la

madre; la mia esperienza in qualche situazione di gravidanza a rischio tende

però a corroborarla, senza peraltro poter costituire una prova. Ma che “il

materno” sia, per la peritanda, un’area di difficile gestione sembra confermato

anche dal fatto che gli attuali mal di testa (diversi da quelli sofferti tra il

1995 e il 1999) sono iniziati pochi giorni dopo il rientro a casa dopo il primo

parto effettuato in condizioni di urgenza.

Ricordiamo che la peritanda, in quel periodo,

aveva attraversato una fase di lutti e “crisi” successivi: interruzione della

prima e della seconda gravidanza, perdita del padre (certo molto

significativa); a ciò si aggiunga il rischio di una conclusione tragica della

terza gravidanza e il rischio per la propria vita (ricordiamo gli altissimi

valori pressori e il fatto che la complicanza peggiore di una gestosi,

l’eclampsia, è un’emergenza in senso assoluto).

La minaccia di morte imminente è stata presente,

a nostra conoscenza, in almeno quattro situazioni nella vita della peritanda:

da bambina dopo l’incidente in bicicletta; nel 1995 nell’indicente in

automobile; nel 1997 a __________

e nel 2003 alla nascita della prima figlia, rispettivamente poco prima, quando

si era manifestato un mal di testa fortissimo.

La particolare struttura di personalità della

peritanda l’ha, per così dire, portata a banalizzare tutti questi momenti

drammatici, soffocando le emozioni angosciose, controllandole e probabilmente,

a poco a poco, trasformandole in sintomi somatici. Troviamo qui applicati i

meccanismi di difesa della conversione o, si potrebbe dire, della

somatizzazione.

I mal di testa di cui la peritanda soffre non

hanno infatti un evidente carattere simbolico, come sarebbe nella conversione

secondo il modello psicoanalitico. Essi sono più generici, meno specifici,

tanto che possono essere valutati anche (e non è mio compito dire se

correttamente o meno) come disturbi neurologici, emicranie ecc.. Non si può,

tuttavia, negare che, per il loro carattere complesso, per il loro insorgere

nell’imminenza di situazioni di stress (soggettivo) e, talvolta, in luoghi

affollati o in procinto di esporsi in luoghi del genere, essi abbiano molte

caratteristiche del disturbo psicogenico.

Per concludere, tutto porta a ritenere che il

problema principale della peritanda, dal punto di vista psichiatrico, sia un

complesso disturbo ansioso, come aveva segnalato il

dr. __________. Esso non è né un’ansia generalizzata, né una sindrome da

attacchi di panico, “sic et simpliciter”. L’ansia si è radicata nella

personalità sin da anni giovanili: ricordiamo i “pavores nocturni”, l’enuresi e

l’onicofagia prolungati, sintomi che non possiamo ascrivere con certezza né a

una predisposizione biologica, né a un problema “ambientale” come potrebbe

essere stato il rapporto con la madre.

Della personalità, l’ansia è diventata

costitutiva, in modo abbastanza dissimulato, sino a

generare i “tratti anancastici” individuati nella perizia della dr.ssa __________.

A mio avviso, la peritanda non presenta un vero e proprio disturbo di

personalità anancastico (per il quale non soddisfa diversi criteri diagnostici

secondo ICD10), come scrive il dr. __________, ma, appunto, tratti anancastici

che “per definizione” sono di natura ansiosa. I meccanismi di difesa che in

essi si esprimono non sono stati sempre in grado di controllare l’ansia.

Questa è alimentata da particolari traumi, dalla

morte della sorellina al parto del 2003, cosicché è da considerare (anche)

manifestazione “post-traumatica” di eventi ripetuti. La discussione del

2.10.2002 con il collega, per quanto incresciosa, è “solo” uno di vari traumi

vissuti e poco elaborati dalla peritanda. Perciò ritengo riduttivo considerare

la successiva fase depressiva con prolungata inabilità lavorativa come una

“Sindrome da disadattamento”, senza dare alla struttura di personalità il

giusto rilievo – indispensabile, a mio avviso, se si vuol capire tanto la

complessa sintomatologia, quanto il prolungato decorso, che ha smentito le

prognosi delle dr.sse __________ e __________.

Pure di origine ansiosa sono le somatizzazioni – nella misura in cui non sono spiegabili con patologie

neurologiche – che sono collegabili ai “tratti isterici” evidenziati dal test

di Rorschach. Questi non si contrappongono a quelli anancastici, ne

costituiscono piuttosto il complemento. Il “Rorschach” segnala anche una

problematica sessuale – che è facile interpretare come conseguenza della

violenza subita nel 1997, ma che forse è condizionata da un “Edipo” non ben

risolto – la quale sembra, attualmente, legata alla faticabilità e all’astenia

che porterebbero la peritanda a coricarsi alle 18.00, con forte riduzione di

una vita sessuale asseritamene soddisfacente in passato.

Può sembrare che la peritanda presenti una serie

di disturbi indipendenti l’uno dall’altro. Quest’impressione sarà mitigata,

penso, se si considera che disturbi d’ansia, anancastici, di somatizzazione,

post-traumatici rientrano tutti nel grande gruppo “Sindromi nevrotiche, legate

a stress e somatoformi”, secondo ICD10-F40-48, cui si riconosce una base

comune.” (Doc. XXIX/2 pag. 24-27, le sottolineature sono della redattrice)

Rispondendo alla domanda no. 6 proposta dalla parte attrice del

seguente tenore: “nel caso in cui l’assicurata dovesse essere ritenuta inabile

al lavoro sia per motivi fisici che per motivi psichici, dettagli il perito le

percentuali di inabilità al lavoro dovute alle patologie fisiche come pure

quelle dovute alle patologie psichiche. Tali percentuali sono cumulabili? Ed in

ogni caso, qual è l’incapacità al lavoro globale?”, il dr. __________ si è così

espresso:

" Dal

punto di vista neurologico l’inabilità lavorativa è del 30% a causa della

sindrome emicranica e delle cefalee di origine cervicale.

Come discusso nella valutazione delle diagnosi neurologiche, vi è

un’influenza reciproca fra le diagnosi, nel senso che il profilo psichiatrico

della paziente ha influenzato e influenza la tendenza alla cronicità della

sintomatologia neurologica, che è però a sé stante. Per questo motivo non ha molto

senso cercare di separare completamente il significato delle diagnosi

neurologiche da quelle psichiatriche, ma è necessario considerarle

separatamente con i loro punti di contatto, ove si influenzano a vicenda.

L’incapacità al lavoro globale è – in considerazione degli aspetti

neurologici (incapacità lavorativa del 30%) e psichiatrici (incapacità

lavorativa del 50%) – e, dopo valutazione interdisciplinare fra lo scrivente e

lo psichiatra dr. __________ che ha redatto la perizia psichiatrica, del 60%.”

(Doc. XXIX/2 pag. 41)

Al riguardo, nelle loro annotazioni mediche del 30 gennaio 2009,

il dr. __________, spec. FMH in medicina generale e la dr.ssa __________,

psichiatra, del SMR, hanno osservato:

" Cronistoria:

Richiesta AI 2004

Perizia psichiatrica dr.ssa __________ 3.2005:

Diagnosi:

- reazione

ansioso-depressiva da disadattamento prolungata F43.21 da 11.2002 fino a 4.2004

- emicranie croniche e crisi di emicrania con aura da 8.2003

Da 4.2004 abile al 100% dal lato psi

Lato neurologico basato su certificazione della curante dr.ssa __________:

IL 100% da 9.2003, 50% da 1.3.2005

Decisione del 13.5.2005 (cresciuta in giudicato):

grado AI 100% dal 1.11.2003 al 31.5.2005

grado AI 50% dal 1.6.2005

1° revisione d’ufficio 4.2006

Curante dr.ssa __________: stato invariato

Perizia neurologica dr. __________ 12.2006:

diagnosi: cefalea

multifattoriale su crisi d’ansia/di panico con sviluppo di cefalee tensionali

con eventuale componente emicranica

impedimento massimo del 30%

Decisione del 3.4.2007: soppressione della rendita in

presenza di CL del 70% da 12.2006

Ricorso:

Perizia giudiziaria neurologica dr. __________ del 22.12.2008:

diagnosi: cefalea di tipo emicrania complicata

cefalea su disturbi cervicali

lievi

disturbi neuropsicologici sotto forma di un disturbo della memoria visiva

impedimento neurologico valutato in un 30%, situazione invariata

dal 2003

evoluzione positiva dal 2003

Perizia psichiatrica dr. __________ di giugno/luglio 2008:

diagnosi:

Con influsso sulla CL:

▪ sindrome

ansioso-depressiva con manifestazioni di attacco di panico iniziale o

oligosintomatico e di claustro- e agorafobia (ICD10-F41.2)

▪ sindrome

somatoforme non specificata (ICD10-F45.9)

Senza influsso

sulla CL:

▪ personalità

con tratti anancastici che non viene ritenuta di gravità tale da soddisfare i

criteri del disturbo di personalità anancastico (ICD10-F60.5)

L’A. è stata sottoposta ad una batteria di test per valutare le

funzioni cognitive (funzioni legate all’attenzione-concentrazione, memoria,

linguaggio, funzionamento esecutivo, ragionamento logico e organizzazione

percettiva) e un test di Rorschach (test di personalità)

Conclusioni della valutazione cognitiva:

“… La valutazione testistica … ha messo in evidenza un

funzionamento cognitivo di base che non presenta deficit di rilievo, anche se è

disomogeneo. Memoria uditivo-verbale, funzioni del linguaggio, funzionamento

esecutivo, ragionamento logico e organizzazione percettiva sono risultate

intatte e nella media per età e livello intellettuale. Le difficoltà più

rilevanti emergono quando la peritanda deve mantenere per lungo tempo un

alto livello di attenzione e concentrazione e memorizzare

visuo-spazialmente …”

Test di Rorschach: struttura di personalità di tipo nevrotica.

Tratti di personalità isterici.

Il dr. __________ conclude per quanto riguarda lo status clinico

rilevato durante le visite “nessun singolo reperto di sicura dignità

psicopatologica, rilevante e conclamato dal profilo psichiatrico”.

Il quadro clinico obiettivato quindi non presenta caratteristiche

di gravità ed intensità.

Risorse e deficit:

il perito psichiatra giudica che la sintomatologia (astenia,

depressività, ansia somatizzata soprattutto come cefalee ecc.) riduca la CL; a

prova di ciò cita i risultati della valutazione cognitiva e sostiene che le

buone risorse di base sono seriamente compromesse non appena si impone uno

sforzo modestamente prolungato (la valutazione testistica però evidenzia un

funzionamento cognitivo senza deficit di rilievo e si sottolinea che le

difficoltà più rilevanti emergono quando è richiesto di mantenere per lungo

tempo un alto livello di attenzione e concentrazione).

Al punto 2 delle risposte ai quesiti proposti dalla parte

convenuta viene riportato che il primo (penso che il perito si riferisca al

Disturbo ansioso-depressivo) ha avuto un andamento fasico con periodi anche di

benessere dei quali non si descrive la durata e se hanno influito sulla CL.

La perizia psichiatrica non fornisce sufficienti elementi per

valutare il funzionamento sociale (compreso quello familiare), la presenza di

una perdita dell’integrazione sociale, elementi importanti per valutare

l’influenza della sindrome somatoforme sulla capacità lavorativa.

Il dr. __________ non ritiene che la percentuale espressa di

inabilità sia cumulabile con altra dovuta a patologie fisiche cioè alle

cefalee/emicranie pur ponendo tra i limiti funzionali l’astenia e l’ansia

somatizzata come cefalee; successivamente dopo valutazione interdisciplinare le

IL psichiatrica e neurologica vengono accumulate al 60%.

In conclusione, non può essere condivisa la valutazione finale di

una compromissione della capacità lavorativa globale del 60% in presenza di una

problematica con forti tratti somatoformi (criteri di Förster non valutati in

modo adeguato).” (Doc. XXXII/bis)

Alla luce di queste contestazioni, il TCA ha chiesto al dr. __________

e al dr. __________ una presa di posizione riguardo alle critiche formulate dai

medici SMR (XXXVI).

Con scritto del 26 febbraio 2009, il dr. __________ ha trasmesso

al TCA la sua risposta, datata 26 febbraio 2009, unitamente a quella del dr. __________,

datata 25 febbraio 2009 (XXXVII+1-2).

Nel suo scritto del 26

febbraio 2009, il dr. __________ ha osservato:

" Rispondo

alle Sue richieste di precisazioni del 18.02.09, nel modo seguente:

1. Riprendo qui

il Suo scritto: "I medici AI evidenziano inoltre a giusta ragione

l'incongruenza data dal fatto che malgrado il perito Dr. __________ specifichi

espressamente (risposta al quesito no. 6 proposto da parte attrice) di non

ritenere la percentuale di inabilità, dovuta alla patologia psichiatrica,

cumulabile con altra dovuta a patologie fisiche, cioè alle cefalee/emicranie,

successivamente "le IL psichiatrica e neurologica vengono accumulate al

60%".

- Io ho

argomentato a pag. 32 (impatto funzionale delle emicranie), 34 (impatto delle

diagnosi psichiatriche sulla valutazione globale del caso) e 41 (risposta alla

domanda 6 della parte attrice) della mia perizia, perchè ritengo che le cefalee

(come definite e descritte nella perizia) siano tali da dover essere ritenute

da un lato un aspetto della patologia in reciproca interazione con le diagnosi

psichiatriche, dall'altro però un elemento da considerare come fattore a sé

stante che influenza negativamente la capacità lavorativa della paziente già

compromessa dalla patologia psichiatrica.

- In

effetti nella mia risposta a pag. 41 non ho usato il termine

"cumulabile", limitandomi a presentare i miei pensieri. Per i motivi

che adduco qui in seguito, non ho ritenuto vi fosse un conflitto (fonte di un

elemento di incoerenza) con la risposta data dal dr. __________ alla domanda 6

della parte attrice a pag. 29 della sua perizia.

Il

mio ragionamento è stato il seguente: una cumulabilità matematica del tipo

seguente: incapacità lavorativa del 50% dal punto di vista psichiatrico + del

30% dal punto di vista neurologico, non è applicabile. Ho considerato la mia

valutazione ritenendo l'incapacità lavorativa che considera l'aspetto

psichiatrico e neurologico essere del 60%, non ritenendo però di aver fatto un'operazione

di cumulazione, ma di integrazione. A mio avviso per questo motivo dalla

"valutazione interdisciplinare fra lo scrivente e lo psichiatra Dr. __________"

non ho ritenuto che potessero insorgere incongruenze.

Considerandi

2.

I disturbi messi

in evidenzia dalla valutazione neuropsicologica sono lievi e come tali li ho

anche considerati. Era a mio avviso giusto ricordarli, perchè sono stati messi

in evidenza dagli esami eseguiti, ma come si legge nelle mie discussioni, non

hanno giocato un ruolo se non secondario nella valutazione dell'entità dei

disturbi. Il fatto che questi disturbi giochino un ruolo quando "alla

paziente è richiesto di mantenere per lungo tempo un alto livello di attenzione

e concentrazione" è esatto.

3.

Confermo la

mia analisi della sintomatologia neurologica sviluppata nelle mia perizia da

pp. 27 a 33." (Doc. XXXVII/1)

Dal canto suo, con scritto del 25 febbraio 2009, il dr. __________

si è così espresso:

"1. La data della

mia perizia è effettivamente il 30.12.2008. Ciò si deve alla circostanza che Le

avevo sottoposto alla Sua attenzione, per una prima lettura preliminare ad una

discussione comune, una versione pressoché definitiva ma non firmata. Preso

atto delle Sue osservazioni (che non richiedevano praticamente nessuna modifica

della perizia), Le ho inviato la copia firmata della mia perizia, datata

appunto 30.12.2008, che è così stata allegata alla Sua, datata 22.12.2008.

Le due perizie sono

pervenute al TCA (come da comunicazione telefonica del 24.2.2009) il 7.01.2009.

2.

Il Giudice __________ osserva che "... Con scritto del 9.2.2009, l'UAI ha contestato sia l'affidabilità

della valutazione peritale del dr. __________, sia il grado di incapacità

lavorativa globale del 60% da Lei indicato in sede peritale...",

osservando: "(...) La perizia psichiatrica non fornisce sufficienti

elementi per valutare il funzionamento sociale (compreso quello famigliare), la

presenza di una perdita dell'integrazione sociale, elementi importanti per

valutare l'influenza della sindrome somatoforme sulla capacità

lavorativa."

Al

riguardo, osservo che nessuno dei quesiti presentati dalla parte convenuta (ma

nemmeno dalla parte attrice) si riferisce esplicitamente al funzionamento

sociale (concetto d'altronde non ben definito) né a quello famigliare, oppure

alla "perdita dell'integrazione sociale".

L'osservazione

dell'UAI a proposito del fatto che questi sono "elementi importanti per

valutare l'influenza della sindrome somatoforme sulla capacità lavorativa"

sembra voler isolare la sindrome somatoforme dalla rimanente psicopatologia

dell'assicurata, per poi sottolineare che i criteri di Förster non sono stati

valutati in modo adeguato.

Come ho evidenziato

nella mia perizia, il disturbo dell'assicurata è complesso e non facilmente

inquadrabile nelle classificazioni nosologiche di riferimento, che sia il DSM o

l'ICD. Ho tentato di illustrare il quadro clinico ricorrendo a criteri

psicodinamici (certo opinabili ma, a mio avviso, idonei e, in ogni caso, i

migliori a mia disposizione). Anche ora confermo le tre diagnosi formulate,

quella di Sindrome mista ansioso-depressiva (legata ad una moltitudine di

fattori che l'hanno causata, plasmata, alimentata nel tempo, elencati e

illustrati nell'anamnesi), di Sindrome somatoforme non specificata e di

Personalità con tratti anancastici (e antecedentemente erano stati segnalati

anche tratti isterici).

Nella prassi peritale

è d'uso riferirsi a una delle due classificazioni citate sopra; come precisato

a pagina 27 della perizia, in questo caso, il manuale di riferimento è l'ICD-10.

Esso non contempla i criteri di Förster. Di essi non trovo traccia nemmeno nel

DSM, e neppure nel libro di recente pubblicazione "Douleur

somatoforme" di P.-A. Fauchère, Chêne-Bourg, 2007.

Questo testo, peraltro, riporta una tabella relativa anche a "perte

d'intégration sociale dans toutes les manifestations de la vie", ma si

riferisce alla categoria "troubles somatoformes douloureux" - che non è esattamente quella da me diagnosticata

nell'assicurata, per quanto anche nel suo caso il dolore rivesta un ruolo non

trascurabile. La censura dei colleghi __________ e __________ mi appare, visto

quanto sopra, non ben fondata.

A proposito del

funzionamento sociale e famigliare, rispettivamente della perdita

dell'integrazione sociale dell'assicurata, ritengo che, anche se nelle risposte

ai quesiti peritali (che non lo richiedevano) non se n'è parlato

esplicitamente, i dati anamnestici, lo status, le lamentele soggettive, le

dichiarazioni a proposito dei disturbi attuali e parzialmente l'esame

psicologico contengano numerose indicazioni che dimostrano come il

funzionamento sociale e famigliare sia seriamente compromesso: si pensi alla

frequenza e lunghezza (ancora oggi) degli attacchi, alle limitazioni alla

mobilità e all'autonomia (difficoltà ad uscire di casa ecc.), alla faticabilità

con necessità di riposarsi/stendersi dopo ogni attacco, al fatto di doversi

coricare prestissimo, con incidenza pesante sulla vita famigliare e intima.

In ogni caso, ritengo

che, anche se in modo implicito, il funzionamento sociale e famigliare e la

perdita dell'integrazione sociale (soprattutto per ciò che riguarda la

situazione lavorativa, che è fortemente condizionata dalla psicopatologia e

dalla struttura di personalità di cui nella perizia si è cercato di dare

descrizione e, nei limiti del possibile, spiegazione) siano stati considerati

non meno - e probabilmente più, ma lascio questo giudizio all'autorità

competente - che nella perizia della dr.ssa __________.

I colleghi __________ e __________ hanno poi

ricordato come né l'esame psicologico né l'esame clinico avessero messo in

evidenza una sintomatologia particolarmente grave anche se, a livello

testologico, erano emerse difficoltà "quando la peritanda deve mantenere

per lungo tempo un alto livello di attenzione e concentrazione e memorizzare

visuo-spazialmente ...".

E' forse opportuno rinviare alla rilettura

dell'esame psicologico ed in particolare al Test D2, in cui l'assicurata inizia

a manifestare i propri limiti (la prestazione complessiva è inferiore alla

media) dopo soli 2 minuti. In effetti, questo test, che pur valuta la

capacità di concentrazione a lungo termine, è di breve durata e si conclude nel

giro di pochi minuti. Le difficoltà dell'assicurata sono evidenti e la dicono

lunga sulla sua possibilità di affrontare un'attività come la sua.

Ricordo che anche nella sua attuale condizione di

"casalinga-madre", l'assicurata dichiarava di non poter praticare per

più di 3 ore la stessa attività, e ciò "quando ha una giornata

buona".

I colleghi dicono inoltre che "... Al punto 2 delle risposte ai quesiti

proposti dalla parte convenuta viene riportato che il primo (penso che il

perito si riferisca al disturbo ansioso-depressivo) ha avuto un andamento

fasico con periodi anche di benessere dei quali non si descrive la durata e se

hanno influito sulla CL".

Continuano poi lamentando nuovamente la mancanza

di indicazioni sul funzionamento sociale compreso quello famigliare ecc.,

argomento sul quale mi sono appena espresso.

Invece, a proposito dell'andamento fasico, è vero che non è stata segnalata la

durata degli intervalli di benessere, i quali però, come si evince dalla

lettura in toto della perizia ed in particolare dell'anamnesi, risalgono a

prima della fase attuale, all'origine della prolungata incapacità lavorativa.

Questa, che è all'origine dell'iter peritale, risale a poco dopo la nascita di __________,

vale a dire al settembre 2003, se non, come accennato, all'ottobre 2002, data

in cui avrebbe avuto luogo la discussione con un collega, sul posto di lavoro,

di poco precedente al distacco della placenta con il quale la seconda

gravidanza si sarebbe prematuramente conclusa.

Confermo, in conclusione, la mia valutazione

dell'incapacità lavorativa del 50% per le patologie psichiatriche. E' vero che

una parte dei sintomi di origine psichica si sovrappone ad una parte dei

sintomi di origine neurologica. In questo senso, parlare di integrazione appare

più adeguato che parlare di "cumulo", procedura che ci porterebbe a

valutare l'incapacità lavorativa dell'assicurata all'80%." (Doc. XXXVII/2)

Al riguardo, nelle loro annotazioni del 13 marzo 2009, il dr. __________

e la dr.ssa __________ del SMR hanno osservato:

" Abbiamo

preso atto della risposta dei periti alle nostre osservazioni.

Non possiamo che ribadire la necessità che il perito psichiatrico

nel caso di una problematica somatoforme prenda chiaramente posizione in merito

al carattere invalidante di tale problematica analizzando in modo dettagliato i

criteri di Förster ossia di Mosimann, criteri ben esposti nel libro di Fauchère

(tabelle 24-4 e 24-5).

Inoltre facciamo presente che una comorbidità psichiatrica

nell’ambito di una problematica somatoforme deve essere severa per essere

ritenuta di tipo invalidante.” (Doc. XLIII/bis)

2.9

Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate (cfr. RAMI 1991 pag. 311).

Determinante

quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine

del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto

(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U

329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160

consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM

1989.

pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF

122.

V 160 in fine con rinvii;

Hans-Jakob Mosimann, Zum Stellenwert ärztlicher Beurteilungen, in: Aktuelles im

Sozialversicherungsrecht, Zurigo 2001, pag. 266).

Nella sentenza I 128/98

del 24 gennaio 2000, pubblicata in Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il

Tribunale federale delle assicurazioni ha però ritenuto conforme al principio

del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive in relazione alla

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie (cfr. STF 8C_103/2008

del 7 gennaio 2009).

In caso

di perizia medico giudiziaria, il giudice - di principio - non si scosta, senza

ragioni imperative dalle conclusioni del perito medico, il cui compito è

proprio quello di mettere a disposizione della giustizia le sue specifiche

conoscenze allo scopo di chiarire gli aspetti sanitari di una determinata

fattispecie (cfr. STF 8C_103/2008 del 7 gennaio 2009).

Ragioni

che possono indurre a non fondarsi su tale referto sono ad esempio la presenza

di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia o altri

rapporti contenenti validi motivi per farlo (DTF 125 V 351, consid. 3b/aa pag.

352.

e sentenze ivi citate; Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e

riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01

del 25 febbraio 2003).

Deve

tuttavia essere sottolineato che il perito giudiziario - contrariamente al

perito di parte o allo specialista che si esprime sotto un'altra veste - ha uno

statuto speciale nel senso ch'egli esercita, in virtù del mandato giudiziario

che lo sottopone alla comminatoria secondo l'art. 307 del Codice penale, una

funzione qualificata al servizio della giustizia (cfr. STFA U 288/99 del 15

gennaio 2001, consid. 3a, nonché dottrina e giurisprudenza ivi citate). Quindi,

nell'ambito del libero apprezzamento delle prove, una perizia amministrativa

riveste un valore probatorio limitato rispetto ad una perizia giudiziaria (cfr.

STFA del 15 gennaio 2001 succitata, consid. 3a: "Ein

Administrativgutachten lässt sich somit hinsichtlich seines Stellenwerts im

Rahmen der Beweiswürdigung und Rechtsfindung nur sehr beschränkt mit einer

gerichtlich angeordneten Expertise vergleichen").

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni specialisti o a servizi specializzati

indipendenti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e

sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che

indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V

161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK

1986.

pag. 189; Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000.

UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la

Corte federale ha ribadito che ai

rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio

l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari

circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti

circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto

2006.

concernente un caso di assicurazione

per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio

delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione

per l'invalidità, sottolineando

che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per

principio necessario procedere ad una nuova perizia. In

quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

(…)

3.2

L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Ad

esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale

ha sottolineato che:

(...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la

divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat

d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux

arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne

saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le

juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs

médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que

si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas

donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont

fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont

confirmé la décision attaquée. (...)"

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato

quanto segue:

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur

probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence

consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4

p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I

514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée

par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du

seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.

Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments

objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui

sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de

l'expert.(…)”

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STF I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA I

673/00 dell'8 ottobre 2002 consid. 3.3).

Non si può tuttavia pretendere dal giudice che

raffronti i diversi pareri medici e parimenti esponga correttamente da un punto

di vista medico, come farebbe un perito, i punti in cui si evidenziano delle

carenze precisando qual è l'opinione più adeguata (SVR 2000 UV no. 10 pag. 35

consid. 4b; STF 8C_103/2008 del 7 gennaio 2009).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294;

cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie

giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203

e segg. (249-254)).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.10

Chiamato a pronunciarsi, nella presente fattispecie questo Tribunale

non intravvede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui è

pervenuto nella propria perizia medico-giudiziaria il dr. __________, in

collaborazione con la valutazione peritale del dr. __________, entrambi

specialisti FMH, dopo avere preso in considerazione tutte le patologie di cui è

affetta l'assicurata (Diagnosi neurologiche: 1. cefalea del tipo

emicrania complicata (emicrania vestibolare) (Emicrania tipo 1.2 secondo la classificazione IHS, 2004; “emicrania con

vertigini” secondo la classificazione delle emicranie complicate in M.

Mumenthaler e H. Mattle, Neurologie, Thieme, 2002, pag. 819); 2. cefalea su

disturbi cervicali (Emicrania tipo 11.2 secondo la classificazione IHS, 2004); 3. lievi disturbi

neuropsicologici, sotto forma di un disturbo della memoria visiva; Diagnosi

psichiatriche: 1. sindrome mista ansioso-depressiva, con manifestazioni di

attacchi di panico iniziale o oligosintomatico e di claustro- e agorafobia (F41.2);

2.

sindrome somatoforme non specificata (F45.9) (i dolori cefalici e i sintomi

vegetativi non soddisfano i criteri diagnostici né di un disturbo di

somatizzazione né di una sindrome somatoforme da dolore persistente, mi

sembrano però rivestire un carattere e un’importanza tale da non consentire di

ritenerli soltanto manifestazioni ansiose o depressive, nel senso di una

“depressione mascherata”, anche se queste componenti certamente concorrono alla

loro genesi), sulla base di 3. personalità con tratti anancastici, che non mi

sembra raggiungere la gravità del disturbo di personalità anancastico (F60.5),

cfr. doc. XXIX pag. 38-39).

Infatti,

i periti giudiziari hanno compiutamente valutato il danno alla salute lamentato

dall'assicurata sulla base di accertamenti approfonditi e completi, giungendo a

conclusioni logiche e motivate in merito alla capacità di lavoro complessiva

dell’interessata, tenuto conto sia delle problematiche neurologiche, sia di

quelle psichiatriche, attentamente e approfonditamente valutate dal dr. __________

e dal dr. __________.

Il dr. __________,

dopo discussione interdisciplinare con il dr. __________ e tenuto conto

dell’insieme delle patologie, psichiatriche e neurologiche, ha valutato la

ricorrente inabile al lavoro nella misura del 60% in qualsiasi attività (doc.

pag. 41).

Queste conclusioni dei periti giudiziari - alle

quali deve essere attribuita, secondo la giurisprudenza citata in precedenza

(cfr. consid. 2.9.), forza probatoria piena, in quanto approfondite, complete e

motivate - non possono, a mente del TCA, essere contraddette dalle critiche sollevate

da parte del SMR.

Queste contestazioni non possono essere condivise

dal TCA, anche alla luce delle successive dettagliate e motivate prese di

posizione sull’argomento da parte del dr. __________ e del dr. __________ (cfr.

doc. XXXVII/1 e XXXVII/2).

I medici del SMR hanno criticato, da una parte,

la perizia psichiatrica del dr. __________ – che a loro avviso non fornisce

elementi sufficienti (come il funzionamento sociale e familiare e la presenza

di una perdita dell’integrazione sociale) per valutare l’influenza della

sindrome somatoforme sulla capacità lavorativa – e, dall’altra, il cumulo dei

gradi di incapacità lavorativa dal profilo neurologico e psichiatrico operato

dal dr. __________, nonostante il dr. __________, nel suo referto peritale, abbia

espressamente indicato che la percentuale di inabilità lavorativa dal punto di

vista psichiatrico non è cumulabile con quella dovuta a patologie fisiche (doc.

XXXII/bis).

Su questa seconda censura, il TCA sottolinea che,

come correttamente indicato dal dr. __________ nella sua presa di posizione del

26.

febbraio 2009, nel referto peritale del 22 dicembre 2008, il perito

neurologo aveva già spiegato i motivi per i quali le cefalee siano da

ritenere “da un lato un aspetto della patologia in reciproca interazione con le

diagnosi psichiatriche, dall’altro però un elemento da considerare come

fattore a sé stante, che influenza negativamente la capacità lavorativa della

paziente già compromessa dalla patologia psichiatrica” (doc. XXXVII/1, il

corsivo è della redattrice).

Nel referto peritale del 22 dicembre 2008, il dr.

__________ ha indicato di ritenere che “le diagnosi psichiatriche spieghino una

parte della tendenza alla cronicità di entrambe le cefalee accusate dalla

paziente e che siano da ritenere un fattore peggiorativo dell’intensità

della sintomatologia” (doc. XXIX pag. 34, il corsivo è della redattrice).

Inoltre, il dr. __________ ha osservato che “vi è un’influenza reciproca fra

le diagnosi, nel senso che il profilo psichiatrico della paziente ha influenzato

e influenza la tendenza alla cronicità della sintomatologia neurologica, che

però è a sé stante. Per questo motivo non ha molto senso cercare di separare

completamente il significato delle diagnosi neurologiche da quelle

psichiatriche, ma è necessario considerarle separatamente con i loro punti di

contatto, ove si influenzano a vicenda (doc. XXIX pag. 41, il corsivo è

della redattrice).

Il dr. __________ ha evidenziato che, nel suo

referto peritale, non ha cumulato il grado di incapacità lavorativa derivante

dai disturbi neurologici (del 30%) con quello stabilito dal dr. __________

tenendo conto delle patologie psichiatriche (del 50%) - ciò che avrebbe portato

ad un grado di inabilità lavorativa globale dell’80% - bensì ha

sottolineato di avere integrato i due aspetti, giungendo, dopo

valutazione interdisciplinare con il dr. __________, ad un grado di inabilità

lavorativa globale del 60%. In tal senso, il dr. __________ ha ribadito che non

vi è una incongruenza fra la valutazione di un grado di incapacità lavorativa

globale dell’assicurata, dal punto di vista neurologico e psichiatrico, del

60%, con l’affermazione del dr. __________ circa la non cumulabilità del grado

di incapacità lavorativa psichiatrica con altri gradi di incapacità lavorativa

(doc. XXXVII/1, la sottolineatura è della redattrice).

Anche il dr. Calanchini,

nella sua presa di posizione del 25 febbraio 2009, ha rilevato che “è vero che una parte

dei sintomi di origine psichica si sovrappone ad una parte dei sintomi

di origine neurologica. In questo senso, parlare di integrazione appare più

adeguato che parlare di “cumulo”, procedura che ci porterebbe a valutare

l’incapacità lavorativa dell’assicurata all’80%” (doc. XXXVII/2, il corsivo è

della redattrice).

Il TCA può fare proprie queste considerazioni del

dr. __________ e del dr. __________, ritenendo quindi corretta la valutazione

globale del grado di incapacità lavorativa dell’assicurata formulata, di

concerto, dai due periti giudiziari.

Al riguardo va qui ricordato che secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di

inabilità lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non si

devono semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a

un giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra

tutti gli esperti interessati.

La

questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se

del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di

principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001

nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

In

una sentenza del 19 agosto 2005 nella causa D., I 606/03, lo stesso TFA ha

inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità

lavorativa va di regola eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare,

ciò che nella causa in esame è stato fatto.

In una sentenza

I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15, pag. 43-45, il

Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione di diverse

inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione in

occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle

peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo

esiguo”.

Su questo argomento, cfr. D. Cattaneo, “Le

perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG,

Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg. (245-249).

La critica del SMR alla perizia giudiziaria è

dunque infondata.

Questo Tribunale non condivide nemmeno l’altra

censura dei medici SMR, riguardo alla presunta non affidabilità della perizia

del dr. __________, in quanto il perito non avrebbe analizzato gli elementi

necessari per valutare l’influenza della sindrome somatoforme sulla capacità

lavorativa residua dell’interessata.

A tale proposito, il TCA sottolinea innanzitutto

che il dr. __________, nel suo referto peritale del 30 dicembre 2008, ha ritenuto l’assicurata inabile al

lavoro nella misura del 50% a causa di un insieme di patologie e non

solo a causa della sindrome somatoforme, indicando che l’assicurata è affetta

da una “sindrome mista ansioso-depressiva, con manifestazioni di attacco di

panico iniziale o oligosintomatico e di claustro- e agorafobia (F41.2); una

sindrome somatoforme non specificata (F45.9) e una personalità con tratti

anancastici, che non mi sembra raggiungere la gravità del disturbo anancastico

di personalità (F60.5)” (doc. XXIX/2 pag. 27, il corsivo è della redattrice).

Il perito ha precisato che le prime due diagnosi incidono negativamente

sulla capacità lavorativa dell’interessata (doc. XXIX/2 pag. 28, il corsivo è

della redattrice).

Inoltre, va evidenziato che il dr. __________,

nel suo approfondito referto peritale, ha ben spiegato che nel caso della

ricorrente riveste un’importanza fondamentale il complesso disturbo ansioso,

che rappresenta il problema principale dell’assicurata. Il dr. __________ ha

infatti rilevato che “per concludere, tutto porta a ritenere che il problema

principale della peritanda, dal punto di vista psichiatrico, sia un complesso

disturbo ansioso, come aveva segnalato il dr. __________” (doc. XXIX/2,

pag. 26, il corsivo è della redattrice). Il dr. __________ ha aggiunto che anche

le somatizzazioni sono di origine ansiosa (doc. XXIX/2, pag. 27, il corsivo

è della redattrice).

Non si può quindi, come preteso dai medici del

SMR, ritenere che l’inabilità lavorativa indicata dal perito non possa essere

considerata valida per una presunta mancata accurata valutazione della sindrome

somatoforme dell’interessata, visto che la problematica principale

dell’interessata è rappresentata dal suo complesso disturbo ansioso (sindrome

mista ansioso-depressiva, tanto più che questo aspetto era già stato segnalato

anche da perito dell'amministrazione, il neurologo dottor __________ (cfr.

consid. 2.6.)).

Il TCA sottolinea che, nelle loro osservazioni

del 30 gennaio 2009, il dr. __________ e la dr.ssa __________ hanno, a torto,

indicato che “il dr. __________ conclude per quanto riguarda lo status clinico

rilevato durante le visite “nessun singolo reperto di sicura dignità

psicopatologica, rilevante e conclamato dal profilo psichiatrico.” Il quadro

clinico obiettivato quindi non presenta caratteristiche di gravità ed

intensità” (cfr. doc. XXXII/bis).

Ora, se da una parte è vero che a pag. 7 del

referto peritale il dr. __________ ha indicato che “lo status non segnala

nessun singolo reperto di sicura dignità psicopatologica, rilevante e

conclamato dal profilo psichiatrico”, va tuttavia sottolineato che lo

psichiatra ha aggiunto che “vi è invece – come nell’anamnesi - una quantità

di indizi importanti che acquistano senso solo in una visione

psicodinamica/psicoanalitica. Di ciò si dirà nella valutazione

conclusiva (doc. XXIX/2 pag. 7, il corsivo è della redattrice).

Nell’esporre poi la sua valutazione, il dr. __________

- dopo essersi chiesto quale sia la natura dell’ansia pervasiva che costituisce

“così almeno sembra a questo punto delle nostre riflessioni, l’origine dell’apparentemente

molto discreta psicopatologia della peritanda” (doc. XXIX/2 pag. 25 il corsivo

è della redattrice) – ha evidenziato che, in realtà, l’assicurata è affetta da

un complesso disturbo ansioso, che costituisce il suo problema

principale (doc. XXIX/2 pag. 26, il corsivo è della redattrice).

Già questa sola diagnosi giustifica il

riconoscimento di un'incapacità lavorativa dell'assicurata, come stabilito dal

dottor __________ (cfr. in tale contesto la STF 9C_533/2008 del 19 marzo 2009

nel quale l'Alta Corte ha rilevato:

"

(...)

qu'à cet égard, selon la jurisprudence, les troubles

somatoformes douloureux persistants et, de manière analogue, la fibromyalgie (ATF 132 V 65 consid. 4 p. 70 ss), n'entraînent pas en règle

générale une limitation de longue durée de la capacité de travail pouvant

conduire à une invalidité;

que la juridiction cantonale a constaté, en se

fondant sur les rapports médicaux en question, que le recourant souffre d'une

lumboischialgie droite L5/S1 ainsi que d'un état dépressif récurrent de degré

moyen (ICD-10 F33.1), et que sa capacité de travail résiduelle était, selon le

docteur R.________, entière dans la nouvelle activité à laquelle il avait été

initié durant le stage d'observation professionnelle (électronique en atelier),

mais réduite de 30 % d'après le docteur B.________ en raison d'un état

dépressif chronique;

qu'en revanche, il est établi que le docteur

B.________, spécialiste en psychiatrie, n'a pas posé le diagnostic de syndrome

somatoforme douloureux ou celui de fibromyalgie, que ce diagnostic n'a pas non

plus été attesté par le docteur R.________, lequel avait été chargé de

l'expertise médicale (cf. ATF 125 V 351 consid.

3.

p. 352 ss), ou par le docteur C.________, qui avait opéré l'assuré d'une

hernie discale en 1996 et en 2004, et que même le recourant ne prétend pas être

atteint par un syndrome de cette nature;

que dans ces conditions, la juridiction cantonale de

première instance pouvait conclure que l'OAI avait à juste titre retenu, sur le

plan somatique, une capacité de travail entière dans une activité légère

adaptée et, sur le plan psychique, une limitation de la capacité de travail de

30.

% en raison de l'état dépressif récurrent de degré moyen; (...)"

Rispondendo alle critiche dei medici del SMR, nel

suo scritto del 25 febbraio 2009, il dr. __________ ha comunque spiegato che

mettendo in evidenza il mancato apprezzamento di elementi importanti per

valutare l’influenza della sindrome somatoforme sulla capacità lavorativa

dell’assicurata, come il funzionamento sociale e familiare e la presenza di una

eventuale perdita dell’integrazione sociale, i medici del SMR sembrano volere

isolare la sindrome somatoforme dalla rimanente psicopatologia dell’interessata,

per poi sottolineare che i criteri di Förster non sono stati analizzati in

maniera adeguata.

Il dr. __________ ha evidenziato che, come già

messo in rilievo nel suo referto peritale, il disturbo dell’assicurata è

complesso e non facilmente inquadrabile nelle definizioni nosologiche di

riferimento (doc. XXXVII/2, il corsivo è della redattrice).

Nel suo referto peritale, infatti, il perito ha

ben evidenziato che “può sembrare che la peritanda presenti una serie di

disturbi indipendenti l’uno dall’altro. Questa impressione sarà mitigata,

penso, se si considera che disturbi d’ansia, anancastici, di somatizzazione,

post-traumatici, rientrano tutti nel grande gruppo delle “Sindromi nevrotiche,

legate a stress e somatoformi” secondo ICD10-F40-48, cui si riconosce una base

comune” (doc. XXIX/2 pag. 27).

Quanto ai criteri di Förster, il dr. __________

ha aggiunto che essi non sono contemplati né nel manuale ICD, al quale si fa

riferimento nella prassi peritale; né nel DSM; né, infine, nel libro di recente

pubblicazione “Douleur somatoforme” di Fauchère, nel quale si trova una tabella

relativa a “perte d’intégration sociale dans toutes les manifestations de la

vie”, ma in riferimento alla categoria “troubles somatoformes douleureux” “che

non è esattamente quella da me diagnosticata nell’assicurata, per quanto anche

nel suo caso il dolore rivesta un ruolo non trascurabile” (doc. XXXVII/2,

il corsivo è della redattrice).

Il dr. __________ ha quindi ritenuto che “la

censura dei colleghi __________ e __________ mi appare, visto quanto sopra, non

ben fondata” (doc. XXXVII/2, il corsivo è della redattrice).

Il TCA non può che fare proprie queste

considerazioni del perito, sottolineando che, nel referto peritale del 30

dicembre 2008, il dr. __________ ha posto, tra le altre, la diagnosi di

sindrome somatoforme non specificata, indicando espressamente che “i

dolori cefalici – e i sintomi vegetativi – non soddisfano i criteri

diagnostici né di un disturbo di somatizzazione, né di una sindrome somatoforme

da dolore persistente, mi sembrano però rivestire un carattere e

un’importanza tali da non consentire di ritenerli soltanto manifestazioni

ansiose o depressive, nel senso di una “depressione mascherata”, anche se

queste componenti certamente concorrono alla loro genesi” (doc. XXIX/2 pag. 27,

il corsivo è della redattrice).

A proposito della diagnosi

di sindrome del dolore somatoforme persistente, va

rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, questa

diagnosi non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad

un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da

una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4. e STF

I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come

visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), per ritenere eccezionalmente

inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato

che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza

concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e

durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es.

l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un

decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza

remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

Da notare, al riguardo, che il dr. __________ ha

rilevato che, dai dati anamnestici, dallo status, dalle lamentele soggettive,

dalle dichiarazioni a proposito dei disturbi attuali e dall’esame psicologico

indicati nel referto peritale, emergono numerose indicazioni che dimostrano che

il funzionamento sociale e familiare è seriamente compromesso: “si pensi

alla frequenza e lunghezza (ancora oggi) degli attacchi, alle limitazioni alla

mobilità e all’autonomia (difficoltà di uscire di casa, ecc.), alla

faticabilità con necessità di riposarsi/stendersi dopo ogni attacco, al fatto

di doversi coricare prestissimo, con incidenza pesante sulla vita familiare e

intima” (doc. XXXVII/2, il corsivo è della redattrice).

Il dr. __________ ha aggiunto di avere

considerato nella sua perizia, anche se in modo implicito, il funzionamento

sociale e familiare e la perdita dell’integrazione sociale, soprattutto per ciò

che riguarda la situazione lavorativa, che è fortemente condizionata dalla

psicopatologia e dalla struttura di personalità (doc. XXXVII/2, il corsivo

è della redattrice).

Quanto poi alla critica dei medici SMR circa la

sintomatologia non particolarmente grave dell’interessata, “anche se a livello

testologico erano emerse delle difficoltà quando la peritanda deve mantenere

per lungo tempo un alto livello di attenzione e concentrazione e memorizzare

visuo-spazialmente”, il dr. __________ ha evidenziato che dalla lettura

dell’esame psicologico e in particolare dal Test D2 (nel quale la prestazione

complessiva dell’interessata è inferiore alla media) risulta che l’assicurata

inizia a manifestare i propri limiti dopo solo due minuti, di modo che

tale test (volto a valutare la capacità di concentrazione a lungo termine) si è

concluso nel giro di pochi minuti (doc. XXXVII/2, la sottolineatura è del

perito). Il perito ha quindi concluso che “le difficoltà dell’assicurata

sono evidenti e la dicono lunga sulla sua possibilità di affrontare un’attività

come la sua” (doc. XXXVII/2, il corsivo è della redattrice).

Anche queste considerazioni del perito non

possono che essere condivise da parte del TCA.

Infine, quanto alla critica relativa alla mancata

indicazione della durata dei periodi di benessere che sono intervenuti

nell’ambito dell’andamento fasico del disturbo depressivo dell’assicurata, il

dr. __________ ha evidenziato che questi periodi risalgono “a prima della

fase attuale”, all’origine della prolungata incapacità lavorativa

dell’interessata, presente sicuramente da settembre 2003 (doc. XXXVII/2, il

corsivo è della redattrice).

Alla luce delle chiare risposte del dr. __________

e del dr. __________, il TCA non può quindi condividere le critiche espresse

dai medici del SMR a proposito della perizia giudiziaria.

Stante quanto sopra, dunque, questo Tribunale

ritiene che l’assicurata non può essere considerata abile al lavoro nella

misura del 70%, come valutato dal dr. __________ e confermato dal dr. __________

del SMR. Deve per contro essere ritenuto dimostrato, con la certezza richiesta

nel campo delle assicurazioni sociali (cfr. DTF 121 V 208 consid. 6a; DTF 115 V

142.

consid. 8b; SVR 1996 Nr. 85 pag. 269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag. 263ss RAMI

1994.

pag. 210/211), che l’assicurata è inabile al lavoro al 60% in qualsiasi

attività, così come espressamente indicato dal dr. __________ nella sua perizia

giudiziaria del 22 dicembre 2008 (doc. XXIX pag. 1-48), tenendo conto sia degli

aspetti neurologici, sia di quelli psichiatrici valutati dal dr. __________ nel

suo referto peritale del 30 dicembre 2008 (doc. XXIX/2 pag. 1-31).

Alla luce di quanto appena esposto, la decisione

impugnata del 3 aprile 2007 - con la quale l’UAI ha soppresso la mezza rendita

di cui beneficiava l’assicurata, dato che, rispetto alle precedenti decisioni

del 13 maggio 2005 e del 13 giugno 2005 (cfr. doc. 27 e 29), vi era stato un

miglioramento dello stato di salute dell’interessata, che aveva ridotto il

grado di incapacità lavorativa al 30%, come stabilito dalla perizia del dr. __________

- non può essere considerata corretta, alla luce delle risultanze della perizia

giudiziaria del dr. __________ e del dr. __________, in quanto così facendo si

ignorano gli effetti sulla capacità lavorativa residua delle affezioni a

livello psichiatrico di cui soffre la ricorrente.

Se, infatti, da una parte il dr. __________ ha,

nel suo referto peritale, confermato la percentuale di incapacità lavorativa

del 30% già indicata dal dr. __________ nel referto peritale del 19 dicembre

2006.

– sebbene con motivazioni diverse – dall’altra va rilevato che all’inabilità

lavorativa per motivi neurologici occorre integrare quella derivante dalle

patologie psichiatriche, come stabilito dal dr. __________.

Pertanto,

essendo l’assicurata inabile al lavoro al 60% in qualsiasi attività, compresa

la sua precedente attività di impiegata d’ufficio, nella quale è in

grado di conseguire, mettendo a frutto la sua capacità

lavorativa residua, un reddito corrispondente al 40% del reddito realizzabile

senza il danno alla salute (100%), questo Tribunale ritiene che l’incapacità lucrativa

della ricorrente ammonta al 60% (cfr. al riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag.

313.

con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008), ciò che dà diritto a

tre quarti di rendita di invalidità.

Il TCA

sottolinea, al riguardo, che anche nelle precedenti decisioni del 13 maggio

2005.

e del 13 giugno 2005 (cresciute incontestate in giudicato), l’UAI ha

ritenuto che l’assicurata, dapprima totalmente inabile al lavoro, ma poi

inabile al lavoro al 50% in qualsiasi attività, compresa la sua precedente professione,

dal mese di marzo 2005, avesse diritto, dopo una rendita intera per un periodo

limitato di tempo, ad una mezza rendita di invalidità a partire dal 1° giugno

2005, per un grado di invalidità del 50%, senza procedere al raffronto dei

redditi, ma effettuando il cosiddetto raffronto percentuale (cfr. doc. 27-1).

Va qui

rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto

considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al massimo al 30% sia nella

sua professione abituale, che in altre attività, presenta un grado di

invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è arrivata in una

sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato inabile al lavoro al

50% nella sua professione.

Ne

consegue che, annullata la decisione contestata, l’assicurata ha diritto a tre

quarti di rendita dal 1° aprile 2006 - mese nel quale è stata effettuata la

revisione d’ufficio della rendita (cfr. doc. 34-1) - conformemente all’art.

88bis cpv. 1 lett. b OAI.

A titolo

abbondanziale, questo Tribunale attira l’attenzione del patrocinatore - il

quale, nello scritto del 23 gennaio 2009, ha chiesto, contrariamente a quanto

indicato in sede di ricorso, l’attribuzione di una rendita di invalidità del

75%, se non addirittura di una rendita intera, dal 2003 (cfr. doc. XXXI)

- sul fatto che le precedenti decisioni del 13 maggio 2005 e del 13 giugno

2005, con le quali l’amministrazione ha attribuito all’interessata una rendita

intera dal 1° novembre 2003 al 31 maggio 2005 e mezza rendita a partire dal 1°

giugno 2005, sono cresciute, incontestate, in giudicato.

Pertanto,

il TCA non è legittimato a modificare le precedenti decisioni, cresciute in

giudicato (cfr. art. 53 LPGA).

2.11

L’assicurata

ha chiesto l’audizione testimoniale della sua curante e l’edizione di alcuni

documenti (VIII).

Va

qui ricordato che, quando

l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,

in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la

probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che

altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si

rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner,

Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63,

Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II

consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente

all'art. 29 cpv. 2

Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

Nel caso

in esame, secondo questo Tribunale, alla luce della perizia giudiziaria

ordinata dal TCA, non è necessario procedere né all’edizione dei documenti, né

alla audizione testimoniale richieste.

2.12

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione

delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 1'000.-- sono poste a

carico dell’Ufficio AI.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è accolto.

§ La

decisione impugnata del 3 aprile 2007 è annullata.

§§ RI

1 ha diritto a tre quarti di rendita d'invalidità a decorrere dal 1° aprile 2006.

2. Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 1'000.-- sono poste a

carico dell’Ufficio AI.

L’Ufficio

AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 2’000.-- a titolo di ripetibili

(IVA inclusa).

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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