32.2007.167
Corretto agire dell'UAI,che dopo aver attribuito una rendita intera limitata nel tempo,ha negato il diritto a prestazioni,essendo l'assicurata ancora abile all'80% sia nella sua professione,sia in alt
20 marzo 2008Italiano58 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
32.2007.167
Data decisione, Autorità:
20.03.2008, TCA
Titolo:
Corretto agire dell'UAI,che dopo aver attribuito una rendita intera limitata nel tempo,ha negato il diritto a prestazioni,essendo l'assicurata ancora abile all'80% sia nella sua professione,sia in altre attività adatte.Diritto a sostegno attivo e consulenza nella ricerca di un posto di lavoro
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
PERIZIA
RENDITA
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 18 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 1 LAI
art. 69 cpv. 1bis LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
art. 17 cpv. 1 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2007.167
cr/sc
Lugano
20 marzo 2008
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Cinzia Raffa
Somaini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 18 maggio 2007 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 18 aprile
2007 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nata
nel __________, di professione ausiliaria di pulizie, in data 23 giugno 2003 ha presentato una domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (doc. 1/1-7).
1.2. Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia
pluridisciplinare a cura del Servizio Accertamento Medico dell’Assicurazione
Invalidità (SAM), con decisione del 13 febbraio 2006 l’Ufficio AI ha attribuito
all’assicurata una rendita intera di invalidità (grado del 100%) limitatamente
al periodo compreso fra il 1° giugno 2004 e il 31 agosto 2005, negando in
seguito il diritto a prestazioni, dato che l’assicurata conserva una capacità
lavorativa dell’80% nella sua precedente attività (doc. 45 e doc. 47-48).
1.3. A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurata, rappresentata dall’avv. __________
- con la quale ha criticato la perizia del SAM, che non avrebbe adeguatamente
tenuto conto di tutte le patologie di cui è affetta l’assicurata, chiedendo il
riconoscimento di almeno un quarto di rendita dal 1° settembre 2005 e il
diritto ad un aiuto al collocamento (doc. 51/1-5) - l’amministrazione, con
decisione su opposizione del 18 aprile 2007, ha confermato il rifiuto di
prestazioni, rilevando che l’assicurata è ancora abile al lavoro all’80% nella
sua precedente attività, nella quale è in grado di sfruttare al meglio la sua
capacità lavorativa residua. L’UAI ha inoltre aggiunto che nella decisione del
13 febbraio 2006 l’amministrazione ha ingiustamente accordato all’assicurata
una rendita intera di invalidità dal 1° giugno 2004 al 31 agosto 2005, dato che
a partire dal 6 giugno 2003 ella era abile al lavoro all’80% nella sua precedente
attività e in qualsiasi altra attività lavorativa. L’UAI non ha comunque
proceduto ad una reformatio in pejus.
Infine,
ritenuto che dalla perizia SAM e dal parere del medico SMR è emersa la
necessità di spronare l’assicurata ad una ripresa lavorativa, l’UAI ha ritenuto
che ella avrebbe diritto, qualora ne facesse richiesta per iscritto, ad un
sostegno attivo e ad una consulenza da parte dell’amministrazione nella ricerca
di un posto di lavoro confacente al suo stato di salute (doc. C).
1.4. Contro la citata
decisione amministrativa l’assicurata, rappresentata da RA 1, ha presentato ricorso
al TCA, chiedendo che l’incarto venga retrocesso all’UAI per una nuova
valutazione psichiatrica e l’assegnazione di una mezza rendita di invalidità
(I).
Ella ha
sostanzialmente contestato la valutazione peritale del dr. __________, che non
ha tenuto conto di tutte le problematiche psichiche che la affliggono e la
rendono inabile al lavoro in misura ben superiore al 20% valutato dal perito
psichiatra (I).
1.5. L’UAI,
in risposta, confermando la correttezza della propria decisione, ha invece
postulato la reiezione del ricorso (IV).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1
della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni
(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;
STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).
Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).
Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non si tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata
sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).
2.4. Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03).
Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17 cpv.
1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
Fatti
I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).
2.6. In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:
"
(...)
2. 2.1 En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside uniquement
dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens de l'art.
17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du dossier (p.
ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen
der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg 2002, p. 133
ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet constituer un
fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la rente (Rudolf
Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich
von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri [Hrsg], Die Revision
von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall, 1999, p. 15).
2.2 Si l'on compare
les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif
que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux
traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale
importante.
2.3 Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).
3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2 Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3 En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces
conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des
autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une
personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto
invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né
un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.7. Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid. 3b, I 148/98; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."
Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza
I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così
espresso:
"
6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo
da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,
per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente
necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una
incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,
destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF
130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un
disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a
determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa
suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i
riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare
ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero
delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I
129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto, l'esperto chiamato ad
esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Tenendo
conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della ripresa,
rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato (VSI 2000
pag. 155 consid. 2c)."
Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:
"
5.2 In una recente
sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità
presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica
di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa
di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni
organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi
stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione
sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,
senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso
tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto
psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."
In
una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore
somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei
criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi
a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione
sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le
limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei
sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a
prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una
notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).
La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella
propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,
rilevando:
"
(…)
Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente
sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione
nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che
non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione
la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli
ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose
similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal
profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per
analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da
dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di
una fibromialgia.
Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve
presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere
sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131
V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve
comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati
fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di
fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi
negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante
per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un
processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe
croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le
manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure
ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo
nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di
una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato
psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di
un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto
tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di
disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno
alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni
legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.
(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)
In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.8. Nel caso in
esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute
dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una
perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato sia
la patologia reumatologica (dr. __________), sia quella psichiatrica (dr. __________),
sia infine quella neurologica (dr. __________).
L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. __________,
specialista FMH in reumatologia, che nel suo referto del 25 aprile 2005 ha posto le diagnosi di “fibromialgia;
sindrome cervicovertebrale su problematiche degenerative iniziali soprattutto a
livello del segmento C4/C5; sindrome lombovertebrale con componente
spondilogena a livello della gamba di sinistra su minime alterazioni
degenerative a livello del segmento L3/L4; adipositas; ipertensione arteriosa” (doc.
43-23).
Sulla base di tali patologie, il dr. __________ ha
ritenuto l’interessata inabile al lavoro al 20% nella sua precedente
attività e in qualità di casalinga (doc. 43-24).
L’aspetto psichico è invece stato vagliato dal dr.
__________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel suo referto
del 24 aprile 2005, posta la diagnosi di “disturbo di personalità dipendente
(ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata (F45.1)”, ha ritenuto
l’interessata inabile al lavoro al 20% (doc. 43-31).
Infine, l’aspetto neurologico è stato vagliato
dal dr. __________, spec. FMH in neurologia, che nel suo rapporto peritale del
21 aprile 2005 ha posto le diagnosi
di “dolori diffusi di origine verosimilmente fibromialgica senza una patologia
neurologica sottogiacente; cefalee probabilmente tensionali; cadute recidivanti
di origine non chiara, un’epilessia è verosimilmente esclusa” (doc. 43-27).
Il dr. __________ ha rilevato che, dal punto di
vista neurologico, non vi sono delle diagnosi che influenzino in modo
anche solo parziale la capacità lavorativa dell’assicurata (doc. 43-27).
Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 10 maggio 2005, i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “disturbo di personalità dipendente con
patologia somatoforme indifferenziata; fibromialgia; sindrome cervicovertebrale
su problematiche degenerative iniziali, soprattutto a livello del segmento
C4-C5; sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della
gamba sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3-L4”
mentre, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “adipositas;
ipertensione arteriosa; cefalee probabilmente tensionali; cadute recidivanti
d’origine non chiara (epilessia verosimilmente esclusa)” (doc. 43-14).
Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM
hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro all’80% sia nella sua precedente
attività di ausiliaria di pulizie, sia in qualsiasi altra attività lavorativa (doc.
43-18). I medici del SAM hanno considerato che la patologia psichiatrica,
caratterizzata da un disturbo di personalità dipendente con patologia
somatoforme indifferenziata, riduce la capacità lavorativa dell’interessata
nella misura del 20%; che la patologia reumatologica, essenzialmente costituita
da una fibromialgia, porta ad una riduzione del 20% della capacità lavorativa,
mentre che da un punto di vista neurologico non vi è alcuna limitazione della
capacità lavorativa. I medici del SAM hanno poi aggiunto che, a loro avviso, la
patologia psichiatrica e quella reumatologica non devono essere sommate, in
quanto entrambe prendono in considerazione il sintomo principale
dell’assicurata, ovvero il dolore diffuso a carico dell’apparato osteomuscolare
(doc. 43-18). La diminuzione della capacità lavorativa del 20%, globalmente, è
da far decorrere, secondo i medici del SAM, dal 6 giugno 2003 (doc. 43-18).
Nel suo rapporto medico del 12 agosto 2005 il dr.
__________ del SMR, medico generico (sul diritto per gli assicurati di
conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
(...)
Dalla perizia SAM (10.05.2005), con valutazioni
specialistiche (psichiatrica, reumatologica e neurologica), non emerge una
limitazione importante della CL, nelle attività da lei svolte di ausiliaria,
domestica e donna di pulizia.
Dal punto di vista psichiatrico (come peraltro
già confermato dal rapporto __________ del 15.09.2004 e anche dalle precedenti
valutazioni peritali assicurative) non si giustifica una IL sopra il 20%, e si
sottolinea l'atteggiamento cronicizzato di autocommiserazione e di dipendenza
dai figli, per il quale è terapeuticamente consigliabile la ripresa di
un'attività lavorativa.
Dal punto di vista reumatologico non ci sono
limiti per le abituali attività svolte se non la diminuzione di rendimento
(20%) da valutare non sommandola con la IL "psichiatrica",
trattandosi della stessa sintomatologia.
Concordo con la valutazione SAM.
Non c'è diritto a rendita." (Doc. 44-2)
In sede di opposizione l’assicurata ha prodotto
un rapporto medico del 24 luglio 2006 del pronto soccorso dell’Ospedale __________,
che pone la diagnosi di “dolore all’emitorace sinistro di origine muscolare;
sindrome ansiosa; lombalgie croniche” (doc. 57-2).
Nelle sue annotazioni del 3 agosto 2006 il dr. __________,
medico SMR, spec. FMH in medicina generale, ha osservato:
"
Assicurata peritata in sede SAM 5.2005: abile
all’80% in tutte le attività abituali.
Decisione UAI del 9.9.2005: rendita limitata nel
tempo dal 1.6.2004 al 31.8.2005.
In fase di opposizione viene presentato un
rapporto del pronto soccorso di __________ del 24.7.2006 dal quale risulta che
l'assicurata è stata vista per dolori all'emitorace sinistro di origine
muscolare. L'assicurata è stata dimessa con trattamento blando (Dafalgan in
riserva).
L'attuale rapporto non evidenzia alcuna patologia
maggiore con influsso sulla capacità lavorativa di lunga durata. I disturbi
sono da vedersi nel contesto delle note patologie evidenziate in ambito SAM
(problematica somatoforme, fibromialgia, sindrome vertebrale)."
(Doc. 59-1)
2.9. Con il
ricorso il rappresentante dell’assicurata ha trasmesso al TCA un rapporto
medico del 13 luglio 2004 del dr. __________, medico capo-servizio dell’__________
di __________, nel quale vengono poste le diagnosi di “disturbo di personalità dipendente
(ICD10-F60.7); sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media
gravità, con sintomi “biologici” (ICD10-F33.11)” (doc. E).
In tale rapporto il dr. __________ ha osservato:
"
(...)
Nel corso della degenza la paziente ha
continuato a presentare numerosi sintomi somatici (cefalea, dolori articolari a
livello dorsale, difficoltà nella deambulazione) e psichici (labilità emotiva,
ansia, agitazione, passività, rallentamento psicomotorio) che sono migliorati
solo parzialmente con l'adeguamento della terapia psicofarmacologica.
La signora ha mostrato serie difficoltà ad
accettare il ricovero a causa dell'importante relazione di dipendenza verso i
suoi figli (__________ e __________). Tale attaccamento, già presente da anni,
si è aggravato ulteriormente dopo le minacce subite dalla famiglia, da parte di
parenti della fidanzata di __________ (figlio maggiore).
Nonostante i tentativi di coinvolgere la signora
nelle attività di reparto, di ergoterapia e del __________, ha sempre
manifestato un atteggiamento passivo e poco impegnato in tutti gli ambiti.
Anche la critica di malattia mostrava delle
oscillazioni: RI 1 alternava momenti in cui esplicitava la propria incapacità
di autonomia (lavorativa, familiare e sociale) a momenti in cui rifiutava la
permanenza in reparto ritenendola impropria e inutile.
Quest'ultimo atteggiamento si è accentuato negli
ultimi giorni di ricovero fino a culminare nella esplicita richiesta di
dimissione, contro il parere medico. Non sussistendo gli estremi per un
ricovero coatto la paziente è stata quindi dimessa dopo un colloquio in
presenza del figlio maggiore e con le indicazioni di un proseguimento delle
cure a livello ambulatoriale.
È stata quindi agganciata al __________ di __________
per un programma psicoterapeutico e per un affiancamento al __________."
(Doc. E)
2.10. Perché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le
conclusioni dell'esperto devono inoltre essere motivate (STFA 26 agosto 2004 nella causa G.S., I 355/03, consid. 5; STFA 25
febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01; DTF 125 V 352, 122 V
160; Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege
in der Sozialversicherung, BJM 1989, p. 31; DTF 125 V 352; Pratique VSI 2001 p. 108, 1997 p. 123; STFA 18
marzo 2002 nella causa M., I 162/01).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non
Considerandi
inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA 14
aprile 1998 nella causa O.B.; STFA 28 novembre 1996 nella causa G.F.; STFA del
24.
dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 p. 2; SZS 1988 p. 329 e
332; ZAK 1986 p. 189).
In un'altra sentenza inedita il TFA ha inoltre considerato
rilevante una perizia giudiziaria fatta esperire dal TCA al SAM. Secondo l'Alta
Corte questo servizio non può essere considerato parte in causa, nel senso che
sussiste un vincolo per cui l'istituto sarebbe obbligato a tenere in
particolare considerazione gli interessi specifici dell'assicurazione
invalidità (STFA non pubbl. 22 maggio 1995 in re A. C; cfr. anche DTF 123 V 178; Pratique VSI 2001 p. 110).
Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove
è in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157).
In
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV 10, pp. 33ss.), la nostra Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352). Il solo fatto che
il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore,
non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354).
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da
medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 p. 188; RAMI 1993 p. 95).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 p. 109; STFA 26 agosto 2004 nella causa G.C., I 355/03).
Infine, va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile deve
adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del
disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag. 628-629, in particolare la nota 158, nella
quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare la DTF 127 V 294).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal
paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto
dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi
handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27
settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124).
2.11
Dopo attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per
mettere in dubbio la valutazione effettuata dai periti del SAM, che soddisfa
i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico abbia pieno
valore probatorio (cfr. consid. 2.10.) e può quindi validamente servire da base
al presente giudizio senza che si riveli necessario procedere ad ulteriori
misure d’istruzione (perizia medica giudiziaria).
Essi
hanno debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti di cui
l’assicurata è affetta, giungendo ad una conclusione logica e priva di
contraddizioni in merito alla capacità lavorativa dell’80% sia nell’attività di
ausiliaria di pulizie, sia in altre attività leggere adeguate al suo stato di
salute.
Tali conclusioni sono poi state confermate dal
dr. __________ del SMR, nel suo rapporto medico del 12 agosto 2005 (doc. 44/2)
e dal dr. __________, nelle sue annotazioni del 3 agosto 2006 (doc. 59-1).
2.11.1
L’aspetto
neurologico è stato adeguatamente valutato dal dr. __________ nel suo rapporto
peritale del 21 aprile 2005, giungendo alla conclusione che l’interessata,
affetta da “dolori diffusi di origine verosimilmente fibromialgica, senza una
patologia neurologica sottogiacente; cefalee probabilmente tensionali; cadute
recidivanti di origine non chiara, un’epilessia è verosimilmente esclusa”, non
presenta diagnosi da un punto di vista neurologico in grado di influire, anche
solo in maniera parziale, sulla sua capacità lavorativa (doc. 43-27,
sottolineatura della redattrice).
A mente del TCA, non vi è ragione per mettere in
discussione tale valutazione, che del resto non è nemmeno stata contestata
dalla ricorrente.
2.11.2
Per
quanto concerne le patologie reumatologiche, il TCA constata
innanzitutto che l’assicurata soffre di una sindrome fibromialgica, di una
sindrome cervicovertebrale su problematiche degenerative a livello C4-C5 e di
una sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della gamba
sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3-L4, che
comportano una diminuzione della capacità lavorativa del 20% secondo il perito,
dr. __________.
Nel caso di specie, l’esistenza di una
fibromialgia è pacifica. Infatti, nel suo rapporto peritale del 25 aprile 2005
il dr. __________ ha esplicitamente posto la diagnosi, tra le altre, di “fibromialgia”
(doc. 43-23). Il perito ha precisato che l’assicurata presenta un’evoluzione
tipica della sintomatologia, con dei dolori inizialmente localizzati a livello
della colonna lombare, che nel corso degli anni si sono generalizzati. Il dr. __________
ha aggiunto che dal punto di vista clinico sono presenti quasi tutti i tender
points necessari per la diagnosi di una fibromialgia. Lo specialista ha
evidenziato che la fibromialgia è associata a dei disturbi a carattere
funzionale con cefalee, disturbi del sonno, affaticamento rapido e che il
quadro clinico è completato da una tendenza depressiva, ciò che depone per una
fibromialgia “primaria” (ossia una fibromialgia per la quale non si è
potuto stabilire una chiara eziologia e la cui diagnosi viene formulata per
esclusione, cfr., in proposito, DTF 132 V 65, consid. 3.2) (doc.
43-24).
Il dr. __________ ha poi spiegato che
l’assicurata presenta delle alterazioni degenerative a livello della colonna
cervicale, in particolar modo all’altezza del segmento C4-C5 con una discopatia
e una piccola ernia discale paramediana a destra, mentre a livello lombare i
reperti, da un punto di vista degenerativo, “sono ancora più modesti e non
spiegano i disturbi a carattere lombovertebrale o spondilogeni cronici e
soprattutto i reperti di tipo sciatalgico”. Non vi sono inoltre segni
compressivi radicolari o deficit sensitivo-motorici alle estremità superiori e
inferiori, né segni di un’instabilità lombare (doc. 43-24).
Il dr. __________ ha quindi concluso che, “tenendo
in considerazione i reperti dal punto di vista clinico e radiologico
piuttosto blandi e il fatto che la sintomatologia dolorosa della paziente è
soprattutto riferibile alla problematica fibromialgica”, l’assicurata
presenta un’incapacità lavorativa al massimo del 20% nelle attività svolte in
precedenza (doc. 43-24, sottolineatura della redattrice).
Il dr. __________ ha infine rilevato che le
possibilità terapeutiche sono “soprattutto da affrontare dal lato
psichiatrico” (doc. 43-24).
A tale perizia, ben
motivata, che non evidenzia contraddizioni e non si può affermare essere
fondata su accertamenti di fatto errati, può senz’altro essere attribuita forza
probatoria piena conformemente ai succitati criteri stabiliti dalla
giurisprudenza (consid. 2.10.).
Queste
dettagliate ed approfondite valutazioni non sono del resto state smentite da
altri certificati da parte di medici specialisti attestanti in modo convincente
una diversa situazione clinica o un aggravamento rilevante delle sintomatologie
presentate dall’assicurata.
2.11.3
Vista la
valenza psicosomatica del dolore risentito dall’assicurata, tesi questa
sostenuta dal dr. __________ (cfr. referto del 25 aprile 2005, doc. 43-24, in cui ha rilevato che “è da
ritenere che questa fibromialgia sia in relazione con la problematica
depressiva”), l’assicurata, affetta da una fibromialgia, è quindi stata
sottoposta anche ad un esame peritale di tipo psichiatrico, affidato al dr. __________,
il quale ha potuto riscontrare la presenza di un disturbo di personalità
dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata
(ICD10-F45.1). Tali diagnosi, secondo il perito, comportano una diminuzione
della capacità lavorativa dell’assicurata del 20% (cfr. referto del 24 aprile
2005, doc. 43-31).
Al
riguardo, occorre rilevare che l'Alta Corte, in una sentenza I 336/04 dell’8
febbraio 2006, pubblicata in DTF 132 V 65, ha stabilito che per valutare le
incidenze sulla capacità lavorativa di una fibromialgia è necessario, di
regola, un apprezzamento del reumatologo e dello psichiatra (cfr. DTF 132 V 72)
ed ha ritenuto di applicare per analogia alla fibromialgia i principi
giurisprudenziali sviluppati in materia di disturbi da dolore somatoforme (cfr.
DTF 132 V 71-72).
Visto che l’UAI ha agito correttamente, nel senso
che, conformemente alla giurisprudenza appena citata, ha disposto
l’effettuazione di una perizia pluridisciplinare, al fine di valutare sia
l’aspetto reumatologico, che quello psichiatrico, dell’assicurata, affetta tra
l’altro da una fibromialgia, non può trovare accoglimento la censura ricorsuale
del rappresentante dell’assicurata, che nel ricorso ha rilevato che “in
questa sede non si contesta che l’aspetto reumatologico della ricorrente possa
causarle una incapacità lavorativa del 20%, ma che solo tale elemento ha
condotto alla decisione AI di respingere le prestazioni invalidanti” (I).
Va infatti ribadito che lo stato di salute dell’assicurata è stato
approfonditamente vagliato anche sotto il profilo psichiatrico, giungendo
alla conclusione che le patologie dell’interessata (disturbo di personalità
dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme indifferenziata
(ICD10-F45.1)) giustificano una incapacità lavorativa del 20% (doc.
43-31, sottolineatura della redattrice).
Inoltre, quanto all’altra critica del
rappresentante dell’assicurata, in merito alla mancata presa in considerazione
da parte del perito, dr. __________, della complessa patologia psichiatrica
dell’interessata, affetta da “gravi sintomi di tipo somatico depressivo che
hanno altresì necessitato ricoveri psichiatrici” (I), occorre precisare
quanto segue.
Nel suo
referto peritale del 24 aprile 2005 il dr. __________ ha posto le diagnosi di
disturbo di personalità dipendente (ICD10-F60.7) con patologia somatoforme
indifferenziata (ICD10-F45.1), ritenendole responsabili di una diminuzione
della capacità lavorativa dell’assicurata del 20%.
Non vi è
ragione per mettere in discussione tale valutazione in questa sede.
Va qui
infatti rilevato che secondo la giurisprudenza federale, la diagnosi di
sindrome del dolore somatoforme persistente non costituisce, di per sé, una
base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una
presunzione che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa
possano essere superati tramite uno sforzo di volontà
ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.7. e STF I 1093/2006 del 3 dicembre
2007).
Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.7.), per
ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa
da parte di un’assicurata che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la
giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole
gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,
quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate
da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza
remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Nel caso
di specie, il dr. __________, pur ponendo accanto alla diagnosi di disturbo di
personalità dipendente quella di patologia somatoforme indifferenziata, non ha
proceduto ad un esame dei criteri indicati dalla giurisprudenza federale (cfr.
consid. 2.7.) per valutare il carattere invalidante o meno di tale disturbo.
Va
comunque evidenziato che nella fattispecie concreta è pacifico che
l’assicurata, per lo meno fino al momento dell’emissione della decisione impugnata,
non abbia presentato una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e
durata (cfr. sul tema la sentenza del Tribunale federale I 1093/2006 del 3
dicembre 2007).
Difatti, il dr. __________, nel suo consulto
peritale, non evidenzia la presenza di una sindrome depressiva o di un’altra
patologia psichiatrica grave (cfr. doc. 43-31).
Del resto, lo stesso rappresentante
dell’assicurata, pur ritenendo che l’interessata presenti “conclamati e
comprovati gravi sintomi di tipo somatico depressivo” (I), ha prodotto, a
comprova di quanto sostenuto, un referto del 13 luglio 2004 - e quindi
precedente alla data della perizia del dr. __________ - del dr. __________ (e
non del dr. __________, come erroneamente scritto nel ricorso, n.d.r.) della
Clinica __________ di __________, che poneva, accanto alla diagnosi di disturbo
di personalità dipendente (ICD10-F60.7), quella di “sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale di media gravità, con sintomi “biologici”
(ICD10-F33.11)” (doc. E, sottolineatura della redattrice).
Al riguardo, va ricordato che la
giurisprudenza federale ha già stabilito che uno stato depressivo medio o
leggero (a differenza di quello grave) non può essere ritenuto una
comorbidità psichiatrica visto che gli stati depressivi costituiscono delle
manifestazioni d'accompagnamento del disturbo da dolore somatoforme (cfr. STFA
del 16 novembre 2005 nella causa C., I 567/04; DTF 130 V 358 consid. 3.3.1.).
Nemmeno
si possono considerare presenti, in modo costante e intenso, gli
altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza per ritenere
eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa residua
per un assicurato affetto da una sindrome del dolore somatoforme.
Questi criteri sono, lo si
ricorda, l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, uno stato psichico consolidato, senza possibilità
di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo l'insuccesso
e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico (profitto
primario tratto dalla malattia; "primärer Krankheitsgewinn") oppure
l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o stazionari conformi alle regole
dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi a dispetto degli sforzi profusi
dalla persona assicurata (cfr. consid. 2.7. e la citata STFA I 702/03 del
28.
maggio 2004).
Al riguardo, va evidenziato che in una sentenza I
1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso concernente
un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di
una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata, ha proceduto
alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri richiesti dalla
giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo
sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è
giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi
giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da
rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo
sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.
L’Alta Corte ha infatti osservato:
"
(…)
3.
3.
Les atteintes à la santé psychique peuvent,
comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al.
1.
LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences
d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge
par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré
pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est
exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;
arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public
in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).
3.2
La reconnaissance de l'existence d'une
atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux
persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert
(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de
classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme
pour toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de
troubles somatoformes douloureux persistants ne constitue pas
encore une base suffisante pour conclure à une invalidité. Au contraire, il
existe une présomption que les troubles somatoformes douloureux ou leurs effets
peuvent être surmontés par un effort de volonté raisonnablement exigible. Le
caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut
résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance,
rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas,
en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses
douleurs.
La question de savoir si ces circonstances
exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de
différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité
psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut
constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352
consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,
consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.
Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif
s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie
inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les
manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution
possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de
résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique
(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de
traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même
avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative
de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces
critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on
admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff
der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in:
Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).
Si les limitations liées à l'exercice d'une
activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation
semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la
santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations
envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le
comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les
caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes
divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant
de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible
l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement
psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,
Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische
Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler
et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).
3.3
Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le
Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points
communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se
justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances,
d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en
matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier
le caractère invalidant d'une fibromyalgie.
4.
En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée
souffre d'un syndrome
douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux
somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une
comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le
litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par
la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté
raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie
douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral
examine librement.
5.
5.
Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception
du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se
manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée
qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail
actuel.
5.2
En l'occurrence, il convient d'admettre
l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et
symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère
invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel
et professionnel de l'assurée.
De même convient-il de suivre la juridiction
cantonale lorsque celle-ci
estime que l'assurée ne subit pas de perte
d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un
retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est
en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui
nécessite des compétences relationnelles importantes.
Pour le reste, l'argumentation des premiers juges
ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques
difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le
lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de
suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état
psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au
domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au
dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur
O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant
pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique
permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.
De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour
que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre
2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée
actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan
thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et
O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).
Certes l'assurée bénéficie, sans effets
apparents, d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les
trois semaines auprès de la doctoresse U.________ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des
constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le
traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit,
par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait
apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et du professeur G.________ du
4.
octobre 2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les
docteurs U.________ (thérapie cognitivo-comportementale) et
G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.
5.3
Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que
le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un
point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de
l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation
du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit
fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”
Nel caso di specie, analogamente a quanto
ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006
del 3 dicembre 2007), secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli
altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo
eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere
invalidante.
Infatti,
se può essere ammessa l’esistenza di affezioni corporali croniche (sindrome
cervicovertebrale su problematiche degenerative soprattutto a livello C4-C5;
sindrome lombovertebrale con componente spondilogena a livello della gamba di
sinistra su minime alterazioni degenerative a livello del segmento L3-L4, cfr. doc.
43-23) che alterano da numerosi anni la situazione personale e professionale
dell’assicurata, non sono invece presenti gli altri criteri richiesti dalla
giurisprudenza per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della
capacità lavorativa da parte dell’assicurata, quali l'accertamento di un ritiro
totale dalla vita sociale, uno stato psichico consolidato, senza evoluzione
possibile sul piano terapeutico come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.
Innanzitutto,
quanto ad un eventuale ritiro totale dalla vita sociale, dalla perizia del SAM
e in particolare dal consulto di reumatologia del dr. __________ emerge che
l’assicurata, malgrado un ritiro sociale abbastanza importante (“l’assicurata
attualmente non fa nessuna attività, anche a casa non svolge alcun lavoro… Lei
si alza alla mattina per sdraiarsi sul divano…passa le giornate praticamente in
casa a piangere”, cfr. doc. 43-22), mantiene comunque i contatti in maniera
regolare e costante con i figli, che si occupano delle faccende domestiche; inoltre,
l’assicurata, sebbene raramente, esce con delle amiche, recandosi a prendere il
pane o il latte (cfr. doc. 43-22). Di conseguenza, non si può ritenere che ella
abbia subito un ritiro totale dalla vita sociale.
Nemmeno
si è in presenza di uno stato psichico consolidato, senza evoluzione possibile
sul piano terapeutico, ritenuto che, come indicato dal dr. __________ nel suo
referto del 13 luglio 2004, durante la degenza presso la Clinica __________ di __________
i sintomi psichici dell’interessata sono migliorati, anche se solo
parzialmente, con l’adeguamento della terapia farmacologica (doc. E,
sottolineatura della redattrice).
In
seguito, tuttavia, come evidenziato dal dr. __________, l’assicurata ha
interrotto ogni tipo di trattamento specialistico, che a mente del perito
avrebbe invece un effetto benefico, così come pure la ripresa di un’attività
lavorativa, “per non cedere all’autocommiserazione e riprendere contatto con
la propria indipendenza interiore” (doc. 43-31).
L’efficacia, anche se solo parziale, della cura
ammessa dal dr. __________ dimostra quindi l’evoluzione positiva, sul
piano terapeutico, della patologia dell’assicurata, grazie alle cure
specialistiche cui è stata sottoposta. Inoltre, il fatto stesso che il dr. __________
consigli una presa a carico specialistica indica la possibilità di un’ulteriore
evoluzione positiva per le condizioni psichiche dell’interessata.
Pertanto,
lo stato di salute dell’interessata non può essere considerato cristallizzato.
Infine,
non si può ritenere neppure che la sintomatologia di cui è affetta l'assicurata
non sia più suscettibile di evoluzioni sul piano terapeutico, ritenuto che il
perito, dr. __________, ha espressamente indicato che “terapeuticamente è
consigliabile una presa a carico specialistica, farmacologicamente è
consigliabile l’utilizzo di sulpiride a dosaggio intermedio” (doc.
43-31, sottolineatura della redattrice).
Ciò a
conferma delle possibilità terapeutiche ancora presenti al fine di migliorare
la situazione dell’assicurata.
Stante
quanto sopra, questo Tribunale deve concludere che non sono dati, in modo
costante e intenso, i criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza
federale (cfr. consid. 2.7.) per poter ritenere eccezionalmente
inesigibile dall'assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul
mercato del lavoro secondo la giurisprudenza federale.
2.11.4
Infine, riguardo
alla critica del rappresentante dell’assicurata sulla non cumulabilità dei
gradi di incapacità lavorativa stabiliti in ambito reumatologico e psichiatrico
(cfr. doc. I: “pur considerando che il grado di invalidità di una persona
non è strettamente collegato alle magagne di cui può essere affetto”),
ritenendo che l’assicurata sia stata ritenuta inabile al lavoro al 20% solo
sulla base della valutazione reumatologica (cfr. doc. I: “l’autorità di
prime cure esprime un grado di incapacità lavorativa del 20% sulla sola scorta
dello status reumatologico, senza esprimersi compiutamente sulla patologia di
ordine psichiatrico…”) va rilevato quanto segue.
Secondo
il TFA, per determinare il grado di inabilità lavorativa di un
assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono semplicemente sommare
le singole valutazioni, bensì si deve fare capo a un giudizio globale che
scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti gli esperti
interessati.
La
questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se
del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di
principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA del 4 settembre 2001
nella causa D., I 338/01, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).
Nel caso
di specie, le affezioni di cui soffre la ricorrente sono state valutate
nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, che, contrariamente al parere del
rappresentante dell’interessata, ha adeguatamente indagato anche la componente
psichiatrica.
Inoltre,
nel rapporto peritale del 10 maggio 2005 i medici del SAM, contrariamente a quanto
affermato dal rappresentante dell’assicurata, hanno spiegato i motivi per i
quali non hanno ritenuto di dover sommare i gradi di incapacità lavorativa
stabiliti in ambito reumatologico e psichiatrico, considerando che “la
patologia reumatologica e psichiatrica non debbano essere sommate, in quanto
entrambe prendono in considerazione il sintomo principale dell’assicurata, cioè
il dolore diffuso a carico dell’apparato osteomuscolare” (doc. 43-18).
In conclusione, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di
intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400.
e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), questo Tribunale
ritiene dimostrato, secondo il grado della
verosimiglianza preponderante abitualmente applicato nel settore delle
assicurazioni sociali, che l’assicurata è inabile al lavoro al 20% sia
nella sua precedente professione, sia in attività adeguate, rispettose dei suoi
limiti funzionali.
In queste condizioni, dal
momento che l’assicurata è ancora capace di esercitare la sua
vecchia professione, appare indicato procedere a un cosiddetto raffronto
percentuale (cfr. DTF 114 V 310 consid. 3a e riferimenti ivi menzionati;
STFA del 21 agosto 2006 nella causa R., I 759/05, consid. 8; P. Omlin, Die Invalidität in der obligatorischen
Unfallversicherung, tesi Friborgo 1995, p. 154)
Pertanto, il reddito da invalido che essa potrebbe conseguire
mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua corrisponde all’80% del
reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ricordato che dal punto
di vista medico è stata attestata un’incapacità lavorativa del 20%.
L’incapacità
lucrativa della ricorrente ammonta dunque al 20%, ciò che è insufficiente per
fare nascere il diritto a una rendita di invalidità dell’AI (cfr. art. 28 cpv.
1.
LAI).
Visto
quanto precede, la decisione su opposizione impugnata merita conferma, mentre
il ricorso va respinto.
2.11.5
Tra i
provvedimenti d’integrazione professionale regolati dagli art. 15 e seg. LAI,
l’art. 18 cpv. 1 LAI prevede che:
"
Gli assicurati invalidi, idonei
all’integrazione, hanno diritto a un sostegno attivo nella ricerca di un posto
di lavoro conveniente nonché a una consulenza costante al fine di conservare il
loro posto di lavoro.”
Su questo
argomento, cfr. D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi
scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, p. 595-598.
Al riguardo, questo Tribunale rileva che nella
decisione impugnata l’UAI ha ritenuto che l’assicurata avrebbe diritto, qualora
ne facesse richiesta per iscritto, ad un sostegno attivo e ad una
consulenza da parte dell’amministrazione nella ricerca di un posto di lavoro
confacente al suo stato di salute (doc. C, sottolineatura della redattrice).
Spetta dunque all’assicurata attivarsi, facendone
richiesta per iscritto, al fine di ottenere un sostegno attivo e ad una consulenza
da parte dell’amministrazione nella ricerca di un posto di lavoro confacente al
suo stato di salute.
2.12
Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’asse-gnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione
delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico della
ricorrente.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Le spese
di procedura per fr. 200.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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