32.2007.18
Assicurato precedentemente attivo quale macchinista. Riduzione della rendita a seguito di una anonima segnalazione. Rinvio degli atti all'Ufficio Ai per accertare se le condizioni psichiche sono migli
26 ottobre 2007Italiano29 min
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AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
32.2007.18
Data decisione, Autorità:
26.10.2007, TCA
Titolo:
Assicurato precedentemente attivo quale macchinista. Riduzione della rendita a seguito di una anonima segnalazione. Rinvio degli atti all'Ufficio Ai per accertare se le condizioni psichiche sono migliorate
DIRITTO ALLA RENDITA
RINVIO ATTI PER ACCERTAMENTI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2007.18
BS/td
Lugano
26 ottobre
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il vicepresidente
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice
Raffaele Guffi
con redattore:
Marco Bischof, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 15 gennaio 2007
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 23
novembre 2006 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI
1, classe 1955, precedentemente attivo quale fabbro presso le officine FFS di __________,
è stato posto al beneficio di una rendita intera, con effetto dal 1° marzo 1990
(cfr. decisione 28 aprile 1991; doc. AI 66-1).
In
via di revisione la prestazione è stata ridotta a mezza rendita a partire dal
1° novembre 1991 (cfr. decisione 6 settembre 1991; doc. AI 68-1) e nuovamente
aumentata a rendita intera con effetto 1° febbraio 1993 (cfr. decisione 11 novembre
1993; doc. AI 3-8).
Nell’ambito
della successiva revisione avviata d’ufficio nel giugno 1994, l’Ufficio AI ha
disposto l’esecuzione di una perizia multidisciplinare eseguita dal __________
di __________ (in seguito: __________).
Preso
atto che l’assicurato è stato ritenuto abile al 70% in attività leggere adeguate,
con comunicazione 4 aprile 1995 l’amministrazione ha confermato il diritto alla
rendita intera (doc. AI 85-1).
Le
successive revisioni del 1998 e del 2001 non hanno permesso di individuare un
miglioramento delle condizioni di salute dell’assicurato, motivo per cui
l’Ufficio AI ha confermato la rendita intera (doc. AI 95-1 e 107-1).
1.2. A
seguito di una segnalazione anonima in cui veniva denunciata un’attività svolta
dall’assicurato presso l’azienda agricola intestata alla di lui moglie (doc. AI
109-1), l’Ufficio AI ha proceduto ad un’altra revisione. Dopo aver eseguito
alcuni accertamenti di natura economica, tra cui un’inchiesta sul luogo di
lavoro dell’assicurato ad opera di un ispettore (doc. AI 125),
l’amministrazione ha ordinato una perizia multidisciplinare a cura del Servizio
di accertamento medico dell’AI (in seguito: SAM; doc. AI 142). Avendo i periti,
con referto 14 luglio 2005, valutato una capacità lavorativa del 60% in
attività adeguate (doc. AI 142-16), mediante rapporto 18 agosto 2005 il
consulente in integrazione professionale (in seguito: consulente) ha proceduto
al raffronto dei redditi giungendo ad un grado d’invalidità del 57,82% (doc. AI
148-3).
Di
conseguenza, ritenuto come l’assicurato abbia contravvenuto all’obbligo di
informazione non avendo annunciato la nuova attività lucrativa, con decisione 30
settembre 2005 l’Ufficio AI ha ridotto la rendita a metà e chiesto la
restituzione delle rendite indebitamente percepite, evidenziando quanto segue:
"
Dal 01.10.2000 (termine
di prescrizione di 5 anni in base alle norme in vigore) al 30.09.2005 l'assicurato
ha diritto ad una mezza rendita d'invalidità con grado del 58%, in sostituzione
della rendita intera già versata. La differenza deve essere restituita.
Pertanto l'importo eccedente versato a torto dal
01.10.2000 al 30.09.2005 deve essere restituito.
Il palese mancato ossequio dell'obbligo d'informare
concerne il periodo tra il 2000 ed il 2005.
Le prestazioni ricevute ingiustamente sull'arco di
questo periodo devono essere restituite (art. 25 della Legge federale sulla
parte generale del diritto nelle assicurazioni sociali (LPGA).
Riceverà una decisione separata in merito.
Un'opposizione contro la presente decisione non ha
effetto sospensivo (art. 66 della Legge federale sull'assicurazione per
l'invalidità (LAI) e art. 97 della Legge federale sull'assicurazione per la vecchiaia
e i superstiti (LAVS)." (Doc. AI 157)
1.3. Con
decisione 7 novembre 2005 l’Ufficio AI ha intimato all’assicurato un ordine di
restituzione di prestazioni non dovute relative al periodo 1° ottobre 2000 -
30 settembre 2005 per un importo complessivo di fr. 104'628,60 (doc. AI 165).
1.4. Essendosi
l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, opposto ad entrambe le succitate
pronunzie amministrative, con decisione 23 novembre 2006 l’Ufficio AI ha
parzialmente accolto le censure, confermando la riduzione della rendita da intera
a mezza (con effetto dal 1° ottobre 2005) ma annullando l’ordine di restituzione.
In
particolare, l’amministrazione ha evidenziato quanto segue:
"
In merito all'obbligo di
informare si osserva che il fatto di non avere rivelato all'amministrazione di
lavorare per l'azienda di famiglia è sì costitutivo di una violazione del
diritto di informare/collaborare; tuttavia non risulta dimostrato con il grado
della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni
sociali una retroattività, dal lato medico, della capacità lavorativa residua
del 60% al 2000, né un indebito arricchimento da parte dell'assicurato a
seguito della violazione dell'obbligo di informare, pertanto non vi è
applicazione retroattiva della riduzione della rendita da intera a mezza con
effetto dal 2000, bensì "pro futuro" con effetto dal 1° ottobre
2005 trattandosi di una revisione.
Pertanto, con la presente, si conferma la riduzione del
diritto a rendita da intera a mezza (grado di 54%) a seguito della revisione,
con effetto dal 1° ottobre 2005, ovvero tre mesi dopo il miglioramento
certificato medicalmente (cfr. perizia SAM riferita a giugno 2005), ciò in base
all'art. 88 a cpv. 1 OAI. Tuttavia, per i motivi esposti, non vi è applicazione
dell'art. 25 LPGA e quindi non vige il diritto per l'amministrazione di
richiedere la restituzione delle prestazioni per il periodo dal 2000 al 2005. Di
conseguenza, l'ordine di restituzione emesso con decisione del 7 novembre 2005
va annullato." (Doc. AI 180)
1.5. Avverso
la succitata decisione l’assicurato, sempre per il tramite dell’avv. RA 1, ha
presentato ricorso al TCA e postulato il riconoscimento di una rendita intera.
Sostanzialmente
egli ritiene lacunosi gli accertamenti medici eseguiti dall’Ufficio AI, in
particolare quello psichiatrico, contestando inoltre la valutazione economica.
Delle
singole motivazioni verrà detto, per quanto occorra, nei considerandi di diritto.
Fatti
1.6. Con
la risposta di causa l’Ufficio AI, dopo aver sottoposto la documentazione
medica prodotta con il ricorso al vaglio del proprio servizio medico (in
seguito: SMR), ha chiesto la conferma della decisione impugnata e la
conseguente reiezione del ricorso.
1.7. Pendente
causa l’assicurato ha trasmesso la TCA ulteriori atti medici che sono stati
trasmessi all’Ufficio AI per una presa di posizione (VI, VIII, X, XII).
considerato, in
diritto
In
ordine
2.1. La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 LOG e 2 cpv. 1 LPTCA (STFA del 21 luglio 2003
nella causa N., I 707/00; STFA del 18 febbraio 2002 nella causa H., H 335/00;
STFA del 4 febbraio 2002 nella causa B., H 212/00; STFA del 29 gennaio 2002
nella causa R. e R., H 220/00; STFA del 10 ottobre 2001 nella causa F., U
347/98 pubblicata in RDAT I-2002 p. 190 seg.; STFA del 22 dicembre 2000 nella
causa H., H 304/99; STFA del 26 ottobre 1999 nella causa C., I 623/98).
Nel
merito
2.2. Nel
caso in esame, oggetto del contendere rimane a sapere se la rendita intera
dell’assicurato debba essere ridotta, in via di revisione, a metà rendita.
2.3. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de
causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp.
216ss).
Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita
se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno
al 40%.
Ai
sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado
d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del
reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello
che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore
(RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique de l'assurance
invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V
136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la giurisprudenza - di
regola - non si tiene conto di fattori estranei all'invalidità, come ad esempio
la formazione professionale, le attitudini fisiche e psichiche e l'età dello
assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini, op. cit, p. 232). La
misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende d'altra parte dalla
situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di
misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per
la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due
redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,
vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere
calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR
1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
2.4. Se
il grado d'invalidità del beneficiario della rendita subisce una modifica, che
incide in modo rilevante sul diritto alla rendita, questa sarà, per il futuro,
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta
(art. 17 cpv. 1 LPGA). La revisione avviene d’ufficio quando, in previsione di
una possibile modificazione importante del grado d’invalidità o di grande
invalidità, è stato stabilito un termine nel momento dell’erogazione della
rendita o dell’assegno per grandi invalidi, o allorché si conoscono fatti o si
ordinano provvedimenti che possono provocare una notevole modificazione del
grado d’invalidità o della grande invalidità (art. 87 cpv. 2 OAI). Invece, se è
stata inoltrata domanda di revisione, nella domanda si deve dimostrare che il
grado d’invalidità o d’incapacità dell’invalido a provvedere a se stesso è
modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87 cpv. 3
OAI). Infine, prescrive l’art. 87 cpv. 4 OAI che, ove la rendita o l’assegno
per grandi invalidi siano stati negati perché il grado d’invalidità era insufficiente
o perché l’invalido poteva provvedere a sé stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto in quanto siano soddisfatte le condizioni previste nel capoverso
3.
Se
la capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che
il cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto
a prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato
perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato
tre mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a
durare (art. 88 a cpv. 1 OAI).
Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno, occorre
tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non appena
esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole (art. 88 a cpv. 2 OAI). Queste norme sono
applicabili non soltanto in caso di revisione della rendita, ma anche di
assegnazione con effetto retroattivo di una prestazione limitata nel tempo
(STFA 29 maggio 1991 nella causa St.; RCC 1984 p. 137).
La
costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono soggette a revisione
non solo in caso di modifica rilevante dello stato di salute che ha un influsso
sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di salute è rimasto
invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno hanno subito un
cambiamento importante (STFA non pubbl. 28 giugno 1994 nella causa P. P.; RCC
1989 p. 323; DTF 113 V 275, 109 V 116, 105 V 30). Affinché sia possibile la
revisione di una rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche
dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di
guadagno.
2.5. Nell’ambito
della revisione della rendita, l’Ufficio AI ha ordinato una perizia multidisciplinare
presso il __________. Dal referto 14 luglio 2005 (doc. Al 142) risulta che i
periti, dopo aver esposto dettagliatamente l'anamnesi e le constatazioni obiettive,
hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche esterne, di natura psichiatrica
(dr. __________), ortopedica (dr. __________) e pneumologica (dr. __________).
Sulla base delle risultanze dei singoli consulti e del soggiorno del ricorrente
presso il citato centro di accertamento, essi hanno posto le seguenti diagnosi:
"(...)
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa
Sindrome lombosciatalgica sin. di carattere cronico con
/ su
- esiti di duplice operazione per ernia discale
lombosacrale e recidiva;
- osteocondrosi lombosacrale;
- esiti da ostecondrosi giovanile tipo Scheuermann
dorsolombare.
Sindrome cervicale recidivante su
- osteocondrosi cervicale moderata.
Disturbo della personalità con caratteristiche
Borderline.
Stato dopo contusione dell'orbita ds. con
- amputazione altitudinale del campo visivo all'occhio
ds.." (Doc. AI 142)
In
merito alle conseguenze sulla capacità lavorativa e sulla capacità
d’integrazione, i periti hanno evidenziato quanto segue:
"
8 CONSEGUENZE
SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA
Per l'attività di fabbro le conseguenze sono da
ricondurre alle menomazioni dovute ai disturbi ortopedici ed a livello
psicologico e mentale.
Dal lato ortopedico la diminuzione della capacità
lavorativa nella misura del 50% si giustifica con la presenza di una
limitazione funzionale della colonna vertebrale dorsolombare e lombosacrale sia
pure quest'ultima di media entità, accompagnata però da sintomi irritativi
residui radicolari dell'arto inf. sin.. Più moderata, ma presente, è anche la
limitazione funzionale nel settore del rachide cervicale, senza presenza di segni
di sofferenza radicolare agli arti sup., ma con cefalee muscolotensive. A
livello psicologico e mentale l'evoluzione del particolare disturbo di
personalità descritto comporta un'attitudine di chiusura, di intolleranza, di
instabilità emotiva, con tendenza a scoppi d'ira, particolarità che limitano le
risorse dell'A. per un'attività richiedente collaborazione, flessibilità ed
adattabilità.
Per quanto riguarda la determinazione temporale della limitazione
della capacità lavorativa, dagli atti (23.03.1995) sappiamo che all'A. è stata
erogata una rendita per un grado AI del 100% a partire dal 1.03.1990, in
seguito, a partire dal 1.11.1991 un grado AI del 50%, e di nuovo a partire dal
1.02.1993 un grado AI del 100%. Dopo la perizia pluridisciplinare presso il __________
di __________, il grado AI è stato stabilito nella misura del 70%. Da allora il
peritando non ha più esercitato attività lucrativa sino al 2003 (l'A. non è
tuttavia preciso) epoca a partire dalla quale avrebbe iniziato un'attività di allevamento
di puledri, con due cavalle fattiere, e tenuto in cura da. 26 pecore. In questo
tipo di attività sulla base di quanto evidenziato in occasione dell'attuale
perizia, l'A. va considerato abile al lavoro nella misura del 60%.
Possiamo quindi affermare che in base agli atti ed alla
documentazione medica in visione ed alle attuali evidenze cliniche, dal lato
ortopedico, nel settore lombosacrale è subentrata una stabilizzazione con un
certo miglioramento, sia pure non completo, della funzione della colonna vertebrale
lombosacrale.
Dal lato psicologico e mentale il quadro nevrastenico
descritto in occasione della perizia __________ (atto 23.03.1995) è entrato in
una fase stazionaria anche grazie al ritrovato piacere di occuparsi
nell'azienda agricola, attività che permette all'A. di isolarsi in quanto
effettuabile in modo autonomo.
In una visione d'assieme possiamo quindi affermare che
lo stato valetudinario dell'A., al momento dell'attuale esame peritale,
presenti un miglioramento rispetto alle precedenti valutazioni." (Doc. AI
142)
Considerato
che dal punto di vista medico-teorico l’assicurato presenta una capacità
lavorativa del 60%, con rapporto 18 agosto 2005 il consulente ha proceduto alla
determinazione del grado d’invalidità mediante il raffronto dei redditi, giungendo
ad un grado d’invalidità del 57,82% (doc. AI 148-3). Va al riguardo osservato
che il reddito da valido è stato calcolato sulla base dei dati salariali
statistici regionali (tabella TA 13).
Nella
decisione su opposizione 23 novembre 2006 l’Ufficio AI ha corretto il calcolo
eseguito nell’agosto 2005 come segue:
"
A proposito dei valori
applicabili, lo scrivente Ufficio sottolinea che, in base alla più recente
giurisprudenza del TFA, ai fini del calcolo, fa stato il valore centrale o mediano
della tabella TA1 riferita a valori federali (in tal senso, nella
causa U 56/03 la Corte plenaria del TFA ha stabilito l'inapplicabilità
dei valori regionali (Tabella TA13) di cui all'inchiesta svizzera sulla
struttura dei salari (ISS) edita dall'Ufficio federale di statistica).
Ne consegue quindi che aggiornando i dati al 2005
(ultimi dati statistici disponibili aggiornati al 2005), dal raffronto tra
reddito ipotetico da sano di fr. 60'431.- (2005) e reddito ipotetico da
invalido con riduzione del 20% e con capacità lavorativa residua del 60% di fr.
27'758.- (tabella RSS TA1 categoria 4, mediana, aggiornata al 2005) viene
comunque confermato il diritto alla mezza rendita d'invalidità con una
perdita di guadagno del 54%." (Doc. AI 180)
Di
conseguenza, accertato un miglioramento dello stato valetudinario
Considerandi
dell’assicurato, con la decisione contestata l’Ufficio AI ha ridotto, in via di
revisione, la rendita a metà.
L’assicurato
ha invece sostenuto come incompleta la valutazione del SAM e chiesto l’esecuzione
di una perizia giudiziaria volta ad accertare le reali condizioni ortopediche e
psichiatriche, nonché i reciprochi condizionamenti dei fattori invalidanti.
2.6
Affinché
un rapporto medico abbia valore probatorio è determinante che esso valuti ed
esamini in maniera completa i punti litigiosi, si fondi su degli esami approfonditi,
prenda conto di tutti i mali di cui si lamenta l'assicurato, sia stabilito in
piena conoscenza dei suoi antecedenti (anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione
delle correlazioni mediche o nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni
dell'esperto devono inoltre essere motivate (Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in
der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 1997 pag. 123). A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui
sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza
probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate
sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono
a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA del 14
aprile 1998 in re O.B. inedita, STFA del 28 novembre 1996 in re G.F. inedita,
STFA 24.12.1993 in re S.H. inedita; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pag. 329
e 332; ZAK 1986 pag. 189). Nell'ambito del libero apprezzamento delle prove è
in linea di principio consentito all'amministrazione e al giudice fondare la
propria decisione su basi di giudizio interne all'istituto assicuratore. Per
quanto riguarda l'imparzialità e l'attendibilità di simili prove, devono
tuttavia essere poste delle esigenze severe (DTF 122 V 157). Nella DTF 125 V
351.
seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte federale ha ribadito
che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve
essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino
essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore, non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento
(DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).
Per quel
che riguarda il medico di fiducia, secondo la generale esperienza della vita,
il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta a favore del
suo paziente (DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo
1997, pag. 111).
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STFA del 25 febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01
ed S., U 330/01).
Nella
sentenza del 5 ottobre 2001 pubblicata in DTF 127 V 294 e seg., il TFA ha fatto
proprie le considerazioni esposte da Mosimann (Somatoforme Störungen: Gerichte
und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in cui questo autore
ha descritto in dettaglio i compiti del perito medico che deve esprimersi sul
carattere invalidante di una affezione psichica. Secondo Mosimann, in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione
riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche
valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte
dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri, quali il
carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche croniche, la
perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia, il
carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della stessa con
sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a trattamenti
medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere fatta in
base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi
sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
2.7
Nel
caso in esame, secondo il TCA l’aspetto ortopedico è stato esaurientemente e
dettagliatamente vagliato dal dr. __________ e non vi sono validi motivi per
discostarsi. Il perito ha esposto in modo completo e diffuso la complessa sintomatologia
descritta dall’assicurato, valutando un’incapacità lavorativa del 50%
nell’attività di operaio a causa di una “limitazione funzionale della
colonna vertebrale, dorsolombare e lombosacrale, sia pure quest’ultima di media
entità, accompagnata però da sintomi irritativi residui radicolari all’arto inferiore
sinistro”, con una moderata limitazione funzionale del rachide cervicale,
senza segni di sofferenza radicolare agli arti superiori (cfr. referto 16
giugno 2005 punto 4; doc. AI 142-28).
Il
perito ha poi sostenuto che l’assicurato è in grado di svolgere attività,
specialmente nel settore agricolo, in particolare nel campo della cura e
manutenzione del bestiame ed eventualmente nel settore meccanico medio-leggero,
sconsigliando una posizione coatta prolungata e senza dover trasportare pesi
oltre i 15 kg. La capacità lavorativa è stata valutata al massimo dal 50% al
70% (cfr. perizia punto 7, doc. AI 142-29).
Contrariamente
a quanto sostenuto dal ricorrente, tale valutazione non è in contraddizione con
la realtà in cui vive, caratterizzata dal fatto che l’assicurato ha gestito
rispettivamente gestisce, seppur con l’aiuto di familiari e terzi, una piccola azienda
agricola, dettagliatamente descritta nel rapporto 1° marzo 2005 dall’ispettore
AI a seguito di una visita in loco (doc. AI 125-1), che non ha portato al
conseguimento di un reddito apprezzabile (cfr. Stima del reddito agricolo eseguita
il 31 maggio 2005 a cura dell’Ufficio della __________; doc. AI 137-1), attività
che andava comunque segnalata all’amministrazione.
In
queste circostanze, dal punto di vista ortopedico, non vi è alcuna ragione per
non ritenere, in generale, l’assicurato parzialmente abile in attività senza
sollevamento e trasporto di carichi sopra i 15 chili, con possibilità di
variare la postura.
Determinante
è che, sempre dal lato ortopedico, la problematica lombosacrale si è
stabilizzata con “con un certo miglioramento, sia pure non completo,
della funzione della colonna vertebrale lombosacrale” (sottolineatura del
redattore; cfr. perizia SAM pag. 16), miglioramento che giustifica la revisione
della rendita.
Da
ultimo, il ricorrente ha trasmesso il rapporto 5 marzo 2007 il dr. __________,
il quale, fra l’altro, ha evidenziato che “attualmente sono
subentrati anche dei dolori a livello della colonna cervicale. In associazione
vi sono delle emicranie e uno stato a carattere depressivo” (sottolineatura
del redattore; doc. G). Contrariamente a quanto sostenuto dal SMR nelle
annotazioni 27 aprile 2007 (XII/1), si tratta di sostanziali modifiche del
decorso. Infatti, il dr. __________ ha accertato “una mobilità della
cervicale ridotta da 1/3 a 2/3 soprattutto nella roteazione verso sinistra e
nella flessione laterale verso sinistra”, allorquando il dr. __________
aveva scritto che “le alterazioni degenerative nel settore della colonna
cervicale bassa sono discrete…” (perizia pag. 5). Ciononostante, questo peggioramento
non può essere preso in considerazione essendo attestato dopo l’emissione della
decisione contestata, il 23 novembre 2005. Per costante giurisprudenza,
infatti, il giudice delle assicurazioni sociali esamina la legalità delle
decisioni in base alla situazione di fatto esistente al momento in cui la
decisione impugnata è stata resa. I fatti accaduti posteriormente e che hanno modificato
questa situazione devono di regola formare oggetto di un nuovo atto amministrativo
(cfr. DTF 130 V 138 consid. 2 con riferimenti).
2.8
Necessita
invece di un complemento d’accertamento la problematica psichiatrica presente
al momento in cui la decisione impugnata è stata resa, come detto, il 23
novembre 2006.
Innanzitutto
va fatto riferimento al referto 19 giugno 2005 del dr. __________ in cui
lo specialista ha accertato un disturbo della personalità con caratteristiche
borderline (ICD10-F60.3), valutando un’inabilità lavorativa del 40%. Rispetto
alla perizia __________, quindi, come sottolineato dal SAM, dal lato psichiatrico
il ricorrente “ è entrato in una fase stazionaria anche grazie al ritrovato
piacere di occuparsi nell’azienda agricola, attività che permette
all’assicurato di isolarsi in quanto effettuabile in modo autonomo”
(perizia SAM pag. 16; doc. AI 146-16). Infatti, il dr. __________ ha
evidenziato che l’assicurato presenta, quale caratteristica della sua personalità,
“una tendenza ad aggredire unitamente ad un movimento attraverso il quale
isolandosi riesce a scansare i contatti affettivi o sociali ed evita dei
contrasti che potrebbero diventare dannosi per sé e per gli altri “(perizia
pag. 5; doc. AI 142-21). Da qui, appunto, la scelta di trascorre la giornata
presso la sua azienda agricola nella pianura di __________ intento
all’allevamento dei cavalli, pecore e capre (cfr. rapporto 1° marzo 2005
dell’ispettore AI; doc. AI 125-1).
Va
poi evidenziato che, allegato al presente ricorso, l’assicurato ha prodotto il
rapporto 12 gennaio 2007 del suo psichiatra curante, dr. __________, il quale
ha attestato una sindrome ansioso-depressiva di natura psicogena giustificante
un’incapacità lavorativa del 75%, con prognosi sfavorevole. Egli ha in
particolare evidenziato che “le condizioni psichiche del paziente non sono
assolutamente compatibili con una ripresa lavorativa regolare anche parziale,
nella quale egli fosse al contatto con altre persone (colleghi di lavoro,
clientela ecc.), con le quali in breve tempo instaurerebbe, in relazione con la
sua patologia, un clima di tensione che lo porterebbe rapidamente allo
scompenso” (doc. D). Certo che già con rapporto 14 ottobre 1997 lo
psichiatra curante aveva certificato uno sviluppo depressivo-psicoreattivo
in fase di cronicizzazione (doc. AI 92-2), il cui trattamento psichiatrico, a
seguito di un miglioramento soggettivo dell’assicurato, è terminato nel
novembre 1998, con possibilità di fare capo, a dipendenza delle necessità, ad una
psicologa designata dal curante (cfr. doc. AI 141-2). Il 2 marzo 2005
l’assicurato ha tuttavia ripreso il trattamento, tant`è che con rapporto 28 giugno
2005.
il dr. ___________ ha nuovamente diagnosticato uno sviluppo psicogeno
abnorme posttrautico cronicizzato (doc. AI 141-3).
Orbene,
tutto ben considerato, questo TCA non può che condividere quanto fatto presente
nel ricorso, ossia:
"
Per quanto attiene alla
perizia del dottor __________ si evidenzia come la stessa si dilunghi sull'anamnesi
riassuntiva mentre riassuma in poche righe l'esame psichico vero e proprio. L'esame
psichico, dal canto suo, non approfondisce l'elemento essenziale per quanto
attiene alle capacità lavorative del ricorrente, vale a dire la sua estrema
irascibilità che lo porta a scontrarsi addirittura con i propri familiari ed a
rifugiarsi sui monti onde evitare contatti. Questo elemento, attestato
inequivocabilmente dal dottor __________, è estremamente importante se si
considera che il dottor __________, nella perizia del 1995 presso lo ZMB, indicava
buoni rapporti con i familiari." (Sottolineatura del redattore; doc. I)
A
prescindere che dagli atti non risulta che il ricorrente si sia “rifugiato sui
monti”, sta di fatto che, come già evidenziato sopra, egli svolge
(parzialmente) un’attività agricola conforme e rispettosa delle sue limitazioni
d’ordine psichico.
Non
va poi dimenticato che per la determinazione del reddito da invalido, nel
rapporto 18 agosto 2005 il consulente, partendo dall’assunto che l’assicurato poteva
lavorare al 60% in attività adeguate, ha considerato esigibili le attività nel
settore secondario (industriale) “quale operaio generico, specializzato e/o
al controllo di qualità, manutentore, nel terziario (servizi), quale custode di
edifici privati e/o lavorativi (fabbriche), fattorino” (doc. AI 148-2). In
altre parole, sono state ritenute esigibili quelle professioni che presuppongo
il contatto quotidiano con altri (sia colleghi di lavoro che terze persone),
ciò che dal punto di vista psichico l’assicurato dovrebbe evitare.
Inoltre,
l’insistenza dello psichiatra curante nel ritenere data, successivamente alla
perizia del dr. __________, una sindrome ansioso-depressiva invalidante motiva
ulteriormente la necessità di un’approfondita valutazione extra-somatica. Vero che
nella nota 7 febbraio 2007 il dr. __________ del SMR, facendo riferimento al
già citato scritto 12 gennaio 2007 del dr. __________, ha contestato esservi i
presupposti per ritenere data la diagnosi di depressione (IV bis). Tuttavia, la
risposta fornita da quest’ultimo, specialista in psichiatria e psicoterapia, ad
un’ulteriore annotazione del dr. __________ risulta essere convincente per l’esistenza
di una sindrome ansiosa-depressiva. In particolare con scritto 4 aprile 2007 il
dr. __________ ha evidenziato:
"
Nello scritto sopra
menzionato il Dr. __________ fa riferimento all'attestato del 12 gennaio dello
scrivente e precisamente al seguente passo (3° riga e seguenti): "…
fenomenologia di tipo ansioso-depressivo … che si traduce in episodi intercorrenti
in intesa tensione interiore - percepita soggettivamente come angoscia -, stati
di abbattimento dell'umore a tratti anche pronunciati, ove la tipologia della
deflessione timica è quella della depressione disforica, con spiccata irritabilità
e suscettibilità nonché tendenza allo scatto nervoso".
Dal testo risulta evidente che la qualificazione di
"episodi intercorrenti" si riferisce a ciò ché soggettivamente viene
vissuto dal paziente come angoscia, cioè, secondo l'accezione corrente del
termine come il grado più massiccio dell'ansia, mentre per contro è implicito
nel concetto di "fenomenologia di tipo ansioso-depressivo" l'assunto
secondo i criteri di classificazione delle forme depressive sotto F 41.2, che
il disturbo depressivo e quello ansioso siano presenti contemporaneamente, ciò
che è il caso sul nostro paziente. Parlando di turbe ansioso-depressive è dato
per definizione per accertato che i due tipi di disturbo coesistano -
altrimenti il concetto non sarebbe applicabile - ed è perciò superfluo precisare
esplicitamente la coesistenza, ovvero ciò che implicitamente è già contenuto
nella definizione stessa. Ciò che il passo sopra menzionato vuole mettere in
evidenzia è un surplus nella fenomenologia, cioè che a tratti, appunto sotto forma
di episodi singoli, l'ansia di base - coesistente con la depressione di base
- arriva fino al livello dell'angoscia, evenienza quest'ultima tutt'altro
che rara, come ben sa qualsiasi specialista in psichiatria che si occupa di
simili casi.
Il Dr. __________ dà un'interpretazione fallace al
citato surplus della fenomenologia, come si il paziente soffrisse di una
depressione a sè stante, alla quale si sovrappongono episodicamente stati di
ansia: il paz. soffre di ansia e depressione - se così non fosse non si avrebbe
potuto parlare di fenomenologia ansioso-depressiva - e, in sovrappiù,
succede che episodicamente l'ansia raggiunga la qualifica dell'angoscia."
(Doc. F)
Pertanto,
pur tenendo conto che alle certificazioni del medico curante -
anche se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) -
va riconosciuto un valore di prova limitato, e ciò in ragione del rapporto di
fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc), questo Tribunale non può considerare priva di qualsiasi
significato la circostanza che il dr. __________, il quale conosce bene
l’assicurato per averlo seguito a due riprese, ha costantemente
diagnosticato la presenza di un disturbo depressivo ricorrente di natura invalidante.
Non
è pertanto da escludere che sia subentrato un peggioramento della sintomatologia
psichiatrica, tenuto inoltre conto che tra la perizia del dr. __________ e la
decisione contestata è trascorso quasi un anno e mezzo.
2.9
In
conclusione, visto quanto precede, annullata la decisione 23 novembre 2006, gli
atti sono da rinviare all’amministrazione affinché approfondisca l’aspetto psichiatrico
dell’assicurato. In esito a tale complemento
istruttorio, l’Ufficio AI valuterà se globalmente lo stato di salute ha subito
un cambiamento importante suscettibile di incidere sul grado d’invalidità e,
quindi, sul diritto alla rendita e si pronuncerà nuovamente tramite una nuova
decisione.
2.10
Secondo l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la
procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o al
rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è
soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--
franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore
litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico
dell’Ufficio AI.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il
ricorso è accolto ai sensi dei considerandi .
§ La decisione su
opposizione 23 novembre 2006 è annullata.
§§ Gli atti sono rinviati
all’Ufficio AI affinché proceda agli accertamenti di cui al consid. 2.8 e renda
un nuovo giudizio.
2. Le
spese di procedura di fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI, il quale
verserà al ricorrente fr. 1’500.-- di ripetibili (IVA inclusa).
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il vicepresidente Il
segretario
Raffaele Guffi Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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