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32.2007.235

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

22 settembre 2008Italiano65 min

Source ti.ch

Fatti

i gradi di inabilità lavorativa divergenti tra i due specialisti sono dovuti a

valutazioni differenti della stessa patologia confermando le conclusioni del

Dr. Med. __________, senza entrare minimamente nel merito delle censure

concrete mosse (doc. VI).

1.5. Il TCA in

data 7 / 18 agosto 2008 ha

interpellato il Dr. Med. __________ in merito alla divergente valutazione da

parte del Dr. Med. __________ dell’abilità lavorativa dell’insorgente (doc.

VIII; X).

1.6. Il Dr. Med. __________

ha risposto in data 20 agosto 2008 (doc. XI) riconfermando la propria

precedente valutazione.

Tale

scritto è stato trasmesso alle parti con facoltà di presentare osservazioni

scritte (doc. XII).

1.7. La

rappresentante del ricorrente in data 2 settembre 2008 si è riconfermata nelle

proprie argomentazioni e ha evidenziato l’insufficiente motivazione della

risposta fornita dal perito al quesito posto da questa Corte (XIII).

1.8. Da parte sua

l’UAI, alla luce della presa di posizione del perito, ha confermato la propria

decisione postulando la reiezione del ricorso (doc. XIV).

considerato, in

diritto

in ordine

2.1. La

presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di

rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione

di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull'organizzazione giudiziaria (STF H 180/06 del 21 dicembre 2007; STFA

I 707/00 del 21 luglio 2003).

2.2. Il

1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

Occorre qui rilevare che per quanto riguarda le

norme di diritto sostanziale, in assenza di disposizioni transitorie, nel

diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti quei disposti in vigore

al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica degli effetti (DTF

129 V 4 consid. 1.2; 127 V 466 consid. 1).

Dal momento che nel caso in esame lo stato di

fatto giuridicamente determinante (momento dell’eventuale diritto alla rendita)

è realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a

revisione della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della

LAI citati in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

nel merito

2.3. Oggetto del

contendere è la questione a sapere se l’Ufficio AI ha agito correttamente

respingendo la richiesta di prestazioni del ricorrente ritenendo un grado

d’invalidità del 24% sulla base delle conclusioni del Dr. Med. __________ –

spec. FMH in medicina interna / reumatologia - confermate successivamente dal

Dr. Med. __________ del SMR.

Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità

s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità

congenita, malattia o infortunio.

Gli

elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono

quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità

congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.

Occorre

quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità

di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per

l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de

la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).

Giusta

l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno

diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che

gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al

70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in

condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito

del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido

(reddito da valido).

Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui

ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa

adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto

dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI

2000 pag. 84 consid. 1b).

Nella DTF

107 V 21 consid. 2c, la Corte

federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a

rispondere qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente

formazione oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non

riesce a trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA [dal 1° gennaio 2007: TF] con

sentenza del 14 luglio 2006, U

156/05, consid. 5).

La misura

dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra parte, dalla

situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione di

misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale per

la valutazione della residua capacità al guadagno. Secondo il TFA i due

redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di guadagno,

vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono essere

calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze concrete (SVR

1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).

Al

proposito va infine ancora rilevato che, secondo la

giurisprudenza federale, per il raffronto dei redditi sono determinanti le

circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla

rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla

medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali

modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione

(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili

di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R

consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in

SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01

pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I

26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I

475/01).

2.4. Per quanto

riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di

gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della

sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile

per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;

Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.

342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10

consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.

128).

L'Alta Corte ha inoltre

avuto modo di precisare che:

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i

quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali

propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono

considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono

turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità

di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la

misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più

oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere

che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da

lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF

102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.

1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le

psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische

Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi

(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998

nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a

con riferimenti).

In

una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri

per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca

un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza

I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così

espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,

destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF

130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un

disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a

determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa

suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a

questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il

disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una

gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla

persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato

del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V

165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298

consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi

eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità

psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata

di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche

croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili

o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale

dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29

gennaio 2003 in re P., I 129/02,

consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Questa

giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza

9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22

luglio 2008.

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In una

sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che

l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede

una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha

aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non

sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto,

se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione

dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà

diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è

una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento

osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori

intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure

mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco

credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella

vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.

Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,

con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

La nostra

Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata

nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

"

(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente

sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione

nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che

non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione

la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli

ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose

similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal

profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per

analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da

dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di

una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve

presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere

sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131

V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve

comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati

fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di

fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi

negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante

per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un

processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe

croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure

ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo

nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di

una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato

psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di

un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto

tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di

disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno

alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni

legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

In una sentenza 9C_35/2007

del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

" (...)

Quanto agli effetti invalidanti della

fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo

giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il

rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme

da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una

limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare

un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per

eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in

concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:

sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una

(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V

65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352

consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che

“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente

(cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale

delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4

luglio 2007, I 384/06).

2.5. Nella

concreta evenienza l’UAI ha negato all’assicurato il diritto a una rendita

d’invalidità fondandosi sulla perizia reumatologica del Dr. Med. __________.

Dal referto del 22 gennaio

2007 (doc. AI 27-1) il perito, dopo aver esposto dettagliatamente l’anamnesi

personale, sistematica e sociale e riportato le indicazioni soggettive e le

constatazioni oggettive, si è così espresso:

" (…)

Valutazione:

Il signor RI 1, nato il __________, __________, __________ lamenta

da anni dolori cervicali e lombari, non miglioranti alle cure

farmacologiche-fisiatriche ambulatoriali. Attualmente riferisce dolori “fissi”

non meglio qualificabili, suboccipitali dalle due parti soprattutto a sinistra,

irradianti verso il muscolo trapezio a sinistra, dolori che aumentano muovendo

la testa proiettando nel contempo verso l’esterno dell’omero sinistro,

branchialgie che si collegano con il dolore esterno al gomito sinistro

preesistente; le branchialgie non aumentano alle manovre di Valsalva; i dolori

cervicali scompaiono praticamente stando a letto; aumentano verso sera,

soprattutto stando seduto o in piedi prolungatamente; la colonna cervicale

risulta altamente limitata alla rotazione globale verso sinistra con dolori a

fine corsa, sono assenti deficit cervicoradicolari; la radiografia della

colonna cervicale evidenzia una minima anterolistesi di C4 su C5, gravi

osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali. Le spalle

mostrano una mobilità passiva normale senza sintomatologia di attrito, senza

indizi per una lesione maggiore alle cuffie rotatorie. Si riconferma un’epicondilopatia

omeroradiale bilaterale. L’assicurato lamenta dolori esterni gluteali a destra,

non notturni, in aumento al movimento, stando in posizione eretta, deambulando

in salita, chinando il tronco; la mobilità lombare è altamente limitata alle

lateroflessioni con dolori accentuati alla lateroflessione verso sinistra; la

radiografia della colonna vertebrale evidenzia un’osteocondrosi L4/5 e condrosi

L5/S1, spondilosi plurisegmentali; sono assenti deficit lomboradicolari. La

mobilità delle anche risulta simmetrica, libera, senza apparizione di dolori

coxogeni. Avverte poi dolori anteriori al ginocchio sinistro con sensazione di

instabilità, in aumento inginocchiandosi e camminando in discesa, in passato

aveva sofferto di borsite; la mobilità passiva del ginocchio sinistro appare

libera, anche se l’assicurato controinnerva attivamente la muscolatura delle

gambe, non lamenta dolori gonogeni; la radiografia delle ginocchia evidenzia

minime gonartrosi mediali bilaterali.

Sulla base degli atti, dell’anamnesi richiesta, dell’esame clinico

e radiologico, possiamo dunque porre le diagnosi di sindrome

cervicospondilogena bilaterale prevalentemente a sinistra, cronica in

alterazioni degenerative della colonna cervicale (minima anterolistesi di C4 su

C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7, uncartrosi e spondilosi multisegmentali),

sindrome lombospondilogena a destra in alterazioni degenerative della colonna lombare

(osteocondrosi L4/5 e condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali), disturbi

statici del rachide (accentuazione della cifosi dorsale, scoliosi

sinistroconvessa toracolombare), decondizionamento muscolare, epicondilopatia

omeroradiale bilaterale, gonartrosi mediali bilaterali.

Non ho proposte terapeutiche da formulare in grado di migliorare

la capacità lavorativa.

Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale,

un’attività che tiene pienamente conto della capacità funzionale residua

descritta nell’allegato.

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico l’assicurato

abile al lavoro nella misura del 100% con rendimento massimo, a partire dal

29.04.2005, data a partire dalla quale è stato ritenuto totalmente inabile al

lavoro come muratore, sua ultima attività principale.

Come muratore, attività svolta spesso in posizioni inergonomiche

per la schiena e le ginocchia, con necessità di sollevare carichi pesanti,

giudico l’assicurato, a seguito dei limiti funzionali citati, inabile al lavoro

nella misura del 60%, a partire dal 29.4.2005”.

Nell’allegato (doc. AI

27-7) il perito ha così esposto la capacità funzionale residua di RI 1:

- ridotta

nel sollevamento e/o trasporto di carichi superiori a 11 kg, esigua per pesi

superiori a 26 kg e lievemente ridotta sopra il piano spalle per pesi superiori

ai 5 kg;

-

la funzionalità è ridotta nella manipolazione di oggetti e attrezzi pesanti

e molto pesanti e lievemente ridotta nella rotazione della mano;

- per

le posizioni di lavoro la funzionalità è ridotta a braccia elevate, nonché

lievemente ridotta con rotazione, in posizione eretta e piegata in avanti,

inginocchiata e con ginocchia in flessione;

- lievemente ridotta

nel mantenere la posizione seduta e eretta;

-

lievemente ridotta nello spostarsi e camminare su terreno accidentato e

salire/scendere le scale, ridotta invece per quanto riguarda i ponteggi o scale

a pioli.

Il Dr. Med __________ del

SMR, in data 29 gennaio 2007, ha annotato che in considerazione delle attestazioni

del medico curante Dr. __________ e del questionario del datore di lavoro,

l’inabilità lavorativa dell’assicurato va fissata al 100% dal 26.10.2004 fino

al 06.02.2005 e al 50% dal 07.02.2005 al 28.04.2005 (doc. AI 29-1). In seguito

egli ha ripreso le considerazione del Dr. Med. __________ precedentemente

illustrate.

2.6. L’assicurato,

il 18 aprile 2007, è stato visitato, su richiesta del suo medico curante, Dr.

Med. __________ - spec. FMH in medicina interna - , dal Dr. Med. __________ -

spec. FMH in medicina interna / malattie reumatiche. Questo specialista ha

posto la seguente diagnosi (doc. AI 48-2):

" (…)

Diagnosi

Sindrome cervico-vertebrale /-spondilogena cronica su:

Grave discopatia degenerativa a livello C5-C6 e C6-C7.

Lieve anterolistesi di C4 su C5.

Uncartrosi e spondilosi su più livelli.

Sindrome lombovertebrale/-spondilogena cronica a dx su:

Osteocondrosi a livello L4L5 ed L5-S1.

Spondilosi a più livelli.

Incipiente gonartrosi al compartimento mediale bilat.

Generalizzazione dei dolori con sviluppo fibromialgico.

Sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche”.

__________ Dopo aver illustrato l’anamnesi

personale e sociale il Dr. Med. __________ si è già espresso a proposito del

sistema locomotore (doc. AI 48-3/4):

" (…)

Sistema locomotore:

Colonna vertebrale con lieve scoliosi lombare sinistroconvessa,

i movimenti della colonna cervicale sono ridotti di circa 1/3

all’estensione ed alle rotazioni verso sx, movimenti dolenti in fase terminale,

senza comunque evocazione di dolori irradianti nelle braccia.

I movimenti della colonna toracolombare sono ridotti da 1 a 2/3 in tutte le direzioni, leggermente dolenti a livello lombare in fase terminale soprattutto

all’estensione ed alle rotazioni, pure senza evocazione di dolori nelle gambe;

Lasègue e Lasègue invertito bilat. Negativo.

È possibile evocare una diffusa dolenzia alla palpazione

dell’intera muscolatura paravertebrale, a partenza dalla regione

cervico-scapolare fino a quella lobogluteale bilat.; leggeri dolori di

carattere fibromialgico pure sul tronco ed alle quattro estremità.

Le rotazioni d’entrambe le spalle sono leggermente limitate ma indolenti,

senza chiari segni per un conflitto sottoacromiale. Limitazione di 1-2/3 della

rotazione interna dell’anca dx, indolente. Lievi segni per una gonartrosi

bilat., senza comunque alcun versamento articolare e senza segni per una

meniscopatia acuta. Ulteriore stato articolare privo di particolarità di

rilievo. (…)”

Il Dr. Med. __________

concludeva che (doc. AI 48-4/5):

" (…)

Valutazione e procedere:

Si tratta di un paziente 58enne che lamenta apparentemente già da

almeno una quindicina di anni dolori recidivanti alla colonna vertebrale,

soprattutto a livello lombare e cervicale, a causa dei quali ha eseguito nel

corso degli anni diversi trattamenti fisioterapici ambulatoriali e stazionari.

Negli ultimi anni i dolori hanno mostrato un ulteriore peggioramento, con

irradiazione sia verso le braccia che verso le gambe (soprattutto a dx). I

dolori non hanno mai mostrato una chiara regressione, anche se non lavora ormai

più da oltre due anni e non è perciò stato sottoposto ad importanti sforzi

fisici.

All’esame reumatologico ho potuto riscontrare un paziente ben

collaborante, però chiaramente teso, agitato, segni di Waddel parzialmente

positivi. I movimenti della colonna vertebrale sono leggermente limitati, è

possibile evocare una diffusa dolenzia di carattere fibromialgico alle quattro

estremità e sul tronco (reazioni algiche in parte adeguate). Lo stato

neurologico cursorio non ha mostrato segni per una radicolopatia acuta.

Le radiografie della colonna vertebrale e lombare hanno potuto

evidenziare delle significative alterazioni degenerative soprattutto a livello

C5-C6 e C6-C7, in parte pure L4-L5 ed L5-S1.

Ritengo perciò che i dolori lamentati dal signor RI 1 possano

essere almeno in parte spiegati dalla presenza delle descritte alterazioni

degenerative.

Sottolineo come si tratti di un assicurato che ha lavorato per

oltre 40 anni in modo molto pesante quale manovale-muratore, ciò che ha portato

ad un “consumo” della sua schiena. Ho comunque l’impressione che almeno parte

dei dolori da lui ora presentati abbiano una certa componente funzionale,

verosimilmente favorita da uno sviluppo ansio-depressivo che si è presentato

negli ultimi mesi a causa delle difficoltà economiche e dell’incertezza sul suo

futuro.

Ritengo comunque che egli sia da ritenere non più idoneo allo

svolgimento di un lavoro fisicamente pesante come quello precedentemente

svolto, per il quale esiste attualmente un’incapacità lavorativa di almeno il

70% (impensabile che egli riesca ancora a venire reintegrato in un lavoro di

cantiere con tali limitazioni).

Per i lavori fisicamente leggeri, che non implichino sforzi

eccessivi per la colonna vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai

10-15 kg. movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, lavori

prolungati in posizioni inergonomiche), vi è invece solo una parziale

limitazione della capacità lavorativa valutabile attorno ad un 50%. Non

concordo infatti con quanto affermato dal collega __________, il quale

considerava l’assicurato ancora abile al lavoro senza limitazioni per un’attività

adeguata. Le notevoli limitazioni che egli presenta nello svolgimento delle

semplici attività quotidiane e domestiche dimostra come sia impensabile che

egli possa ancora svolgere determinate attività lavorative relativamente

pesanti a tempo pieno. Le attività proposte dall’AI nella sua lettera del

26.03.2007 sono in linea teorica ancora esigibili, nella misura di almeno il

50%; dal lato pratico sarà comunque molto difficile che egli alla sua età,

senza alcuna formazione professionale e con una scarsa scolarizzazione riesca a

trovare un lavoro adeguato alle sue limitazioni valetudinarie.

Non sono invece in grado di affermare quanto l’attuale sviluppo

ansio-depressivo possa effettivamente influenzare la sua capacità lavorativa. A

mio parere questo dovrebbe risolversi qualora riuscisse a trovare una certa

sicurezza socio-economica per gli anni che gli mancano fino al raggiungimento

dell’età di pensionamento (…)”

(doc. AI 48-5).

A mente dell’insorgente le

conclusioni del Dr. Med. __________ non sono coerenti con quanto rilevato a

livello diagnostico. In particolare il quadro clinico di RI 1 sarebbe

compromesso a tal punto da non permettere a quest’ultimo di ancora svolgere

un’attività lavorativa a tempo pieno come invece sostenuto dal perito dell’amministrazione.

Le limitazioni di carico e di posizione indicate dallo specialista lasciano

presupporre che l’assicurato incontrerebbe notevoli difficoltà non solo nella

sua precedente attività di muratore, ma altresì nell’ambito di attività che

tengano pienamente conto della capacità funzionale residua del ricorrente.

A sostegno delle proprie

argomentazioni la rappresentante dell’assicurato si fonda sulla perizia del Dr.

Med. __________ - Specialista FMH in medicina interna/malattie reumatiche, che

diverge da quanto sostenuto dal Dr. Med. __________ in merito alla

quantificazione della capacità lavorativa. Contrariamente al perito consultato

dall’amministrazione, il Dr. Med. __________ ritiene l’assicurato inabile al

70% nella sua precedente attività di muratore e abile al 50% per lavori

fisicamente leggeri, che non implichino sforzi eccessivi per la colonna

vertebrale (sollevamento ripetuto di pesi superiori ai 10-15 kg movimenti ripetuti di flessione/estensione del tronco, lavori prolungati in posizioni in

ergonomiche (doc. AI 48-5).

L’insorgente ritiene che

le conclusioni del Dr. __________, in merito alla residua capacità lavorativa,

non siano né logiche, né scevre di contraddizioni, né ricostruibili, visto che

malgrado il quadro clinico gravemente compromesso considera l’assicurato abile

al lavoro nella misura del 100% in attività adeguate al suo stato di salute

senza specificarne i motivi. Nel proprio atto ricorsuale la rappresentante del

signor RI 1 ritiene la perizia del Dr. Med __________ non in linea con i canoni

dettati da giurisprudenza e dottrina e pertanto, contrariamente alla perizia

allestita dal Dr. Med. __________, non può esserle riconosciuto pieno valore

probatorio (doc. I).

Le censure del ricorrente

vertono essenzialmente sulla carente motivazione del perito in merito alle

ragioni che lo hanno spinto, malgrado uno stato valetudinario assai

compromesso, a ritenere l’assicurato in grado di svolgere attività adeguate a

tempo pieno.

Alla luce di tali

divergenze peritali in merito alla capacità lavorativa residua dell’assicurato,

il ricorrente postula l’allestimento di una perizia reumatologica giudiziaria.

2.7. Per costante

giurisprudenza (cfr. STF 9C

13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare

l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è

necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o

eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre

un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali

attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante

elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente

esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al

consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare

quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto

alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti

litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il

rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure

espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza

dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e

che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per

stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo

di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF

8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01

e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.

1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM

1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il

suo contenuto (DTF 122 V 160 in

fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle

inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1

Considerandi

pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa fattispecie.

Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono ad esempio

la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una superperizia,

altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108

consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del

25.

aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000.

UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la

Corte federale ha ribadito che ai

rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro attendibilità.

Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza

con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio l'oggettività

e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che

permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la

parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001.

pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una

decisione del 24 agosto 2006 concernente

un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha

evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,

sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR

non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In

quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2

L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294;

cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie

giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203

e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.8

Nella fattispecie che ci

occupa, l’UAI ha respinto la richiesta dell’insorgente rifacendosi in gran

parte alla perizia reumatologica del Dr. Med. __________, confermata dal parere

del Dr. Med. __________ del SMR.

Va detto che entrambi i

periti, il Dr. Med. __________ e il Dr. Med. __________, hanno esaminato in

maniera approfondita l’assicurato, valutando tutti i mali di cui soffre e

procedendo ad un’anamnesi personale, sociale, oltre che a constatazioni

soggettive e oggettive. Il quadro clinico dell’insorgente è stato esposto dai

periti in modo chiaro giungendo a conclusioni motivate.

Le diagnosi poste sono

sostanzialmente le medesime.

A mente del Dr. Med. __________

l’assicurato soffre di una sindrome cervicospondilogena bilaterale

prevalentemente a sinistra, cronica in alterazioni degenerative della colonna

cervicale (minima anterolistesi di C4 su C5, gravi osteocondrosi C5/6 e C6/7,

uncartrosi e spondilosi multisegmentali), sindrome lombospondilogena a destra

in alterazioni degenerative della colonna lombare (osteocondrosi L4/5 e

condrosi L5/S1, spondilosi plurisegmentali), disturbi statici del rachide

(accentuazione della cifosi dorsale, scoliosi sinistroconvessa toracolombare),

decondizionamento muscolare, epicondilopatia omeroradiale bilaterale, gonartrosi

mediali bilaterali (doc. AI 27-5).

Il Dr. __________ da parte

sua conferma la sindrome cervico-vertebrale /-spondilogena cronica, la grave

discopatia degenerativa a livello C5-C6 e C6-C7, una lieve anterolistesi di C4

su C5, l’uncartrosi e spondilosi su più livelli, la sindrome lombovertebrale/-spondilogena

cronica a destra su osteocondrosi a livello L4L5 ed L5-S1 e la spondilosi a più

livelli.

Confermata anche l’incipiente

gonartrosi al compartimento mediale bilaterale.

Questo specialista indica

pure una generalizzazione dei dolori patiti dal paziente con sviluppo fibromialgico

e una sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà socio-economiche (doc.

AI 48-2). Tuttavia, le limitazioni della capacità lavorativa dell’assicurato

sono da ricondurre alle alterazioni degenerative piuttosto che alla

fibromialgia (doc. AI 48-5), mentre per quanto attiene alla sindrome

ansio-depressiva questa non viene considerata nella valutazione della capacità

lavorativa. Il Dr. __________ afferma a tal proposito: “Non sono invece in

grado di affermare quanto l’attuale sviluppo ansio-depressivo possa

effettivamente influenzare la sua capacità lavorativa” (doc. AI 48-5).

Le valutazione peritali

divergono per contro sull’idoneità dell’assicurato a svolgere la precedente

attività di muratore e lavori fisicamente leggeri che non implichino sforzi

eccessivi per la colonna vertebrale. Nel primo caso il Dr. __________ ritiene

il signor RI 1 inabile al 60% (doc. AI 27-5) mentre il Dr. __________ al 70%

(doc. AI 48-5), nel secondo caso il perito dell’amministrazione considera abile

al 100% il paziente (doc. AI 27-5), mentre lo specialista interpellato dal

medico curante dell’assicurato valuta al 50% la sua capacità lavorativa (doc.

AI 48-5).

Il Dr. Med. __________ del

SMR conferma la valutazione differente della medesima patologia e conclude

ritenendo corretta la valutazione del Dr. Med. __________ operata al termine di

un’indagine anamnestica e clinica esaustiva e secondo criteri

medico-scientifici oggettivi (doc. AI 50-1).

Nell’evenienza

concreta, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del

ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima

dell’emissione della decisione qui impugnata, dopo attento esame della

documentazione medica agli atti, non intravede ragioni che gli impediscano

di far proprie le conclusioni alle quali è giunto il perito

dell’amministrazione, Dr. Med. __________ nel referto datato 22 gennaio 2007.

Lo specialista si è infatti

espresso su tutte le patologie lamentate dall’assicurato e valutato l’abilità

lavorativa del paziente sulla base della documentazione messagli a

disposizione, dei dati anamnestici richiesti, dell’esame clinico, delle

indagini radiologiche e della visita effettuata il 22 gennaio 2007. Il referto

è completo, esaustivo, non evidenzia contraddizioni e non si

può affermare essere fondato su accertamenti di fatto errati,

contrariamente a quanto invece sostenuto dal ricorrente. Esso è fondato su

un’indagine approfondita che contempla, altresì, un esame della funzionalità

fisica (doc. AI 27-7) che giunge a un risultato concludente seppur divergente

da quello del Dr. Med. __________. Quest’ultimo, peraltro, conviene con il

perito dell’amministrazione che i dolori lamentati dal signor RI 1 siano in

parte spiegati dalle alterazioni degenerative della colonna vertebrale e

cervicale (doc. AI 48-5). Alterazioni considerate poi dal Dr. Med. __________

nel suo calcolo della capacità funzionale residua (doc. AI 27-5/27-7).

Il perito dell’amministrazione

interpellato da questa Corte in merito alla divergente valutazione con la

perizia reumatologica del Dr. Med. __________ circa la capacità lavorativa

dell’insorgente ha confermato la propria valutazione precisando di essersi

fondato sulla documentazione radiologica e sull’esame della capacità funzionale

residua esperito in data 22 gennaio 2007.

Lo stesso Dr. Med. __________

ha poi sottolineato che parte dei dolori del paziente sono da ricondurre ad una

componente funzionale, verosimilmente favorita da uno sviluppo ansio-depressivo,

sviluppatosi nei mesi precedenti alla visita, a causa delle difficoltà

economiche e dell’incertezza del suo futuro. Patologia ansio-depressiva che

però, come detto precedentemente, il perito non è stato in grado di correlare

con la capacità lavorativa del paziente (doc. AI 48-5).

Dal profilo

psichiatrico va sottolineato che, secondo la

giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme

persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad

un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da

una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4. e STF

I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come

visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), per ritenere eccezionalmente

inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato

che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza

concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e

durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es.

l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un

decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza

remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

Dalle

tavole processuali è pacifico che l’assicurato non è affetto da una comorbidità

psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del

Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 e quella recente 9C_636/2007

del 28 luglio 2008).

Il Dr. __________

non ha diagnosticato alcun tipo di disturbo da dolore somatoforme con

sviluppo fibromialgico né tantomeno problemi di tipo psichico, per contro il

Dr. Med. __________ ha diagnosticato una generalizzazione dei dolori con

sviluppo fibromialgico e una sindrome ansio-depressiva reattiva su difficoltà

socio-economiche. L’assicurato ha sostanzialmente sviluppato tale sindrome per

le difficoltà economiche insorte a seguito dell’impossibilità di continuare il proprio

lavoro (doc. AI 48-3). È da escludere dunque la presenza di una componente

psichiatrica importante.

Quanto

agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007

il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome

somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o

meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare

eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità

lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è

giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi

giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da

rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo

sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.

L’Alta Corte ha infatti osservato:

"

(…)

3.

3.

Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme

les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI

en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un

état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par

l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré

pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est

exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;

arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public

in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

3.2

La reconnaissance de l'existence d'une atteinte

à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux

persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert

(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de

classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour

toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles

somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante

pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les

troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un

effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la

réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés

qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de

fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose

pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances

exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de

différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité

psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut

constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352

consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,

consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.

Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif

s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie

inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les

manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution

possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de

résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique

(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de

traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même

avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative

de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et

imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un

effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und

seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,

St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une activité

résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on

conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le

droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées

figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé,

l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues,

l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations

fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des

plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que

l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact

(voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,

avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur

l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

3.3

Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal

fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs

avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous

l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par

analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles

somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère

invalidant d'une fibromyalgie.

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée

souffre d'un syndrome douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme

persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité

psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige

porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par la

jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté

raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie

douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral

examine librement.

5.

5.

Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du

critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se

manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée

qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail

actuel.

5.2

En l'occurrence, il convient d'admettre

l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et

symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère

invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel

et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction

cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte

d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un

retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est

en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui

nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne

convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques

difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le

lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de

suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état

psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au

domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au

dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur

O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant

pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique

permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires

pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18

octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie

présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur

le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et

O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,

d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines

auprès de la doctoresse U.________

depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait

de la Cour cantonale que l'assurée

n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été

régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les

bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et

du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions

thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie

cognitivo-comportementale) et G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont

pas été mises en oeuvre.

5.3

Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le

trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point

de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de

l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation

du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit

fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

Nel caso

di specie, analogamente a quanto ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza

appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007), secondo questo Tribunale

non sono adempiuti neppure gli altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza

per ammettere, a titolo eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme

abbia carattere invalidante.

La sindrome

ansio-depressiva, peraltro non certificata da uno specialista in malattie

psichiche, si è sviluppata a seguito dell’impossibilità di continuare il

precedente lavoro di muratore. È dunque verosimile che la ripresa di

un’attività lucrativa, nel rispetto dei limiti funzionali indicati dal Dr. __________,

possa giovare all’assicurato. Lo stesso Dr. Med. __________ precisa che lo

sviluppo ansio-depressivo “…dovrebbe risolversi qualora riuscisse a trovare

una certa sicurezza socio-economica per gli anni che gli mancano fino al

raggiungimento dell’età di pensionamento” (doc. AI 48-5). L’affezione può

essere dunque sormontata facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili

e certamente non rende inesigibile lo sfruttamento della residua capacità

lavorativa del ricorrente.

Va qui

ricordato che se, da una parte, la

procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i

fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,

dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la

sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione

della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di collaborazione comprende

in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente

esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai

fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le

conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

In queste

circostanze, dunque, non si ritiene vi siano gli estremi per discostarsi dalle

valutazioni del Dr. Med. __________ non avendo, il perito interpellato dal

medico curante, fornito particolari motivazioni a sostegno della divergente

valutazione della capacità lavorativa.

2.9

Accertata a

questo punto una capacità lavorativa completa (100%) in attività leggere

adeguate, con rapporto 21 marzo 2007 il collocatore, per la determinazione del

grado d’invalidità, ha utilizzato il consueto metodo ordinario mettendo a

confronto il reddito che l’assicurato avrebbe conseguito senza il danno alla

salute quale muratore (reddito da valido) con quello risultante da un’attività

leggera non qualificata desunto dai salari statistici (reddito da invalido).

Preliminarmente

va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa

stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF

129.

V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno

2003.

nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,

I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.

consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002

nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003

nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso

concreto sono determinanti i dati del 2005.

2.10

Riguardo al reddito

da valido, il cui importo non è del resto stato contestato in sede di

ricorso, l’UAI ha quantificato il reddito che l’assicurato avrebbe potuto

percepire da sano, secondo quanto dichiarato dall’ex datore di lavoro nel questionario

17.

novembre 2005, (doc. AI 5-3), in fr. 68'250.- annui (fr. 5'250.- x 13).

2.11

Per quel che

concerne il reddito da invalido, anch’esso, tra l’altro, non contestato,

va ricordato che lo stesso è

determinato sulla base della situazione professionale concreta dell'interessato,

a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la

capacità lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività

effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale

("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

Se

invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non

ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,

da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di

invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi

dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi

nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC

1991.

p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

Inoltre,

va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il

TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del

salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità

suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a

pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che

l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido

motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione

(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

L’Alta

Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di

indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla

tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita

dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella

TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV

nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

Recentemente

con sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla

sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in

Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in

quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella

medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006

pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

Con

sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta

la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il

valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è

di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45

consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

In

applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008

(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2004 elaborata

dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2004 una

professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a

proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato,

cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto

realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 57'258.- (4’588 x 12

: 40 X 41.6; cfr. la vie économique, 5-2008, tabella B 9.2, pag. 86), che

adattato all’evoluzione salariale (1%, vedi la vie économique, 5-2008, tabella

B 10.2, pag. 99), porta a ritenere un importo di fr. 57'830.- per il 2005 (cfr.

sentenza U 8/07 del 20 febbraio 2008).

L’assicurato,

quale muratore avrebbe guadagnato fr. 68'250.- (cfr. consid. 2.9).

Tale

reddito si situa sopra la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente

(cfr. Tabella TA1 p.to 15-37 “attività manifatturiere”, livello di

qualifica 4: fr. 4’854.-- X 12 mesi = 58’248.--, riportato su 41.6 ore/settimana = 60’578.-- +

1% = 61'183.--; da rilevare che prendendo il p.to. 45, “costruzioni”, si

giungerebbe ancora ad un importo superiore poiché il reddito mensile è di fr.

4'829 nel 2004).

Non sono,

perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito statistico da invalido

in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20

febbraio 2008 sopra menzionata.

2.12

In ossequio

alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze

specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado

d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad

una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

Nella

sentenza I 147/05 del 25 luglio 2005, consid. 2, il TFA ha proceduto ad una

riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un

assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un permesso di domicilio,

che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato in grado di svolgere

un’attività adeguata in misura del 60%.

L'Alta

Corte ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora

conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno

alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo

parziale (5%):

"

2.4

Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen

Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem

Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,

während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte

Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne

Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne

Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser

Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem

leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden

Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5

Entgegen der Auffassung im kantonalen

Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,

dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der

ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der

Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die Niederlassungsbewilligung

C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00 [Zusammenfassung in HAVE 2002

S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr einer Ausländerkategorie an,

für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im Anforderungsniveau 4 sogar etwas

über dem entsprechenden, nicht nach dem Merkmal der Nationalität

differenzierenden Totalwert liegt (Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12

sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser

Totalwert die massgebende Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der

Schweizer (wie es die Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den

Einkommen der In- und Ausländer zusammensetzen.

2.6

Die IV-Stelle führt in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte

nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in

Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,

die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden

...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund

statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache

der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden

Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen

ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.

28.

T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht

schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

2.7

Damit sind im Rahmen des Abzuges die

leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die

Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu

berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen

Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen

gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein

Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende

Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.

2.3

hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus

des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat

jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit

einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache

Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein

kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher

liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der

Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,

was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente

führt."

(STFA

succitata).

In un’altra

pronunzia U 420/04 del 25 luglio 2005, consid. 2 - riguardante un assicurato

straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un permesso di domicilio, totalmente

abile in attività lavorative leggere da un profilo dell’impegno fisico - lo

stesso TFA ha nuovamente applicato una decurtazione del 15% (“Dem

Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht unbestrittenermassen keine

schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw. 2.5.1 hievor), sodass er den bisher

ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen kann. Mit den von

der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem Verlust, Schwerarbeit leisten zu können,

als auch der leidensbedingten Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt

ist, angemessen Rechnung getragen”).

In una sentenza 35.2004.104 del 25 aprile 2005, il TCA ha fornito

alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve essere applicata la

riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido, argomentando:

"

Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente

esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di

una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14

febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che

l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione

impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i

lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a

prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé

non influisce sul livello retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005

nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una

riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di

35.

anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel

settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations

résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella

causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al

beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età

costituisse un fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4

OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa

disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della

rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento

fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo

scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF

115.

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella

causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in

talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,

ad esempio, la STFA del 25

febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone

in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali

(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro

gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le

seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla

giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione

percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,

l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,

che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività

sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più

elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa

dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto

parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui

è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà

legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in

cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).

La presenza cumulativa di più fattori legittima

l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,

consid. 4.3).

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004

nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata

dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri

fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di

dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

Nella

presente evenienza l’UAI ha applicato una riduzione del 10% (5% per la

limitazione nel porto di pesi e 5% per la scolarità e la difficoltà nel

reperire un’altra attività ritenuto che dal 1987 l’assicurato esercita la

stessa professione presso lo stesso datore di lavoro) (doc. AI 33-1).

L’assicurato

ha contestato la decurtazione accordata dai consulenti ritenendo maggiormente

adeguata una riduzione globale del 23% (doc. AI 47-4).

Il TCA constata che anche applicando la riduzione massima consentita dalla

giurisprudenza federale, il grado di invalidità sarebbe in ogni caso inferiore alla

soglia minima del 40% stabilita dall’art. 28 cpv. 1 LAI. In effetti decurtato

del 25%, il reddito statistico da invalido ammontererebbe a fr. 43'372.50 (75%

di fr. 57'830.-).

Raffrontando

quest’ultimo dato al reddito da valido (fr. 68'250.-, cons. 2.10.) si

otterrebbe un tasso di invalidità del 36,45%, arrotondato al 36%.

2.13

L’assicurato,

per il tramite della RA 1, ha chiesto al TCA l’esecuzione di ulteriori

accertamenti medici, in particolare che l’assicurato venga sottoposto ad

un’ulteriore perizia reumatologica.

Al

proposito si osserva che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il

giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione

che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e

che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,

si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo

1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda

pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344

consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di

essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (SVR 2001 IV no. 10 p. 28; DTF 124

V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

In

concreto la documentazione agli atti è sufficiente per statuire nel merito

della vertenza, per cui la richiesta probatoria deve essere disattesa.

2.14

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata

fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza

riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 200.- sono poste a carico

del ricorrente.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Le spese

di Fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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