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32.2007.236

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

1 settembre 2008Italiano58 min

Source ti.ch

Fatti

i persistenti problemi lombari.

1.8. In

data 26 marzo 2008 l’avv. __________ della RA 1, __________, che ha assunto il

patrocinio di RI 1, ha presentato un complemento al ricorso allegando nuove

attestazioni mediche, in particolare il rapporto d’uscita della Clinica __________,

l’esame lombo-sacrale dell’__________, il referto del Dr. __________ e la

valutazione del Dr. Med. __________.

La

rappresentante dell'insorgente ribadisce quindi la necessità di ulteriori

accertamenti clinici, a suo dire, erroneamente omessi dall’UAI. Ella conferma

la richiesta di ritornare gli atti all’UAI, affinché esperisca una perizia

pluridisciplinare (doc. XII).

Ha

inoltre postulato la concessione dall’assistenza giudiziaria con gratuito

patrocinio per la procedura ricorsuale (doc. C2).

1.9. Nelle sue

osservazioni del 2 aprile 2008 (doc. XIV) l’UAI propone nuovamente di

respingere il ricorso constatando che l’attuale documentazione non fornisce

elementi sufficienti per non ritenere fondata la decisione su opposizione. Per

il periodo successivo, non oggetto della vertenza, andranno invece svolti

ulteriori accertamenti. Vengono allegate le annotazioni del Dr. __________,

Medico AI.

1.10. In data 9

aprile 2008 la rappresentante dell’assicurato contesta le conclusioni alle

quali sono giunti l’UAI e il Dr. __________ ribadendo la necessità di una

perizia pluridisciplinare volta ad accertare compiutamente lo stato fisico e

psichico del signor RI 1, nonché le limitazioni della sua capacità lavorativa (doc.

XVI).

1.11. Il 4 giugno 2008

l’avv. __________ ha prodotto un’ulteriore valutazione medica del Dr. __________

e quattro certificati medici del Dr. __________ (doc. XVIII) riconfermandosi

nelle proprie precedenti argomentazioni.

1.12. L’UAI, in

data 10 giugno 2008, prende atto della nuova documentazione, chiede la conferma

la decisione impugnata e ribadisce che per il periodo non oggetto della

vertenza, andranno svolti ulteriori accertamenti nel contesto di una nuova

procedura (doc. XX).

1.13. Il 20 agosto

2008 il TCA ha interpellato la RA 1 (cfr. doc. XXII). Il responsabile

del servizio ha risposto il 25 agosto 2008 (cfr. doc. XXIII).

In ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria e 2 cpv. 1

della Legge di procedura per le cause davanti al Tribunale delle assicurazioni

(cfr. STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio

2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;

STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,

pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000;

STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

Nel

merito

2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU

2007 5148).

Occorre

qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza

di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono

determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la

fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.

1).

Dal

momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è

realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione

della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati

in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

2.3. Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende

l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata

da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia

o infortunio.

Gli elementi fondamentali

dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla

salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o

infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il

danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,

perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità

(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité

sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

Secondo

l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno

diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che

gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi

almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in

condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del

lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido

(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere

determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante

la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni

di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique

de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta

perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse

divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,

sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente

esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di

eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;

DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la

giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei

all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini

fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;

Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente

esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e

dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione

personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua

capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge

il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se

ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione

fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

Al

proposito va infine ancora rilevato che, secondo la

giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le

circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla

rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla

medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali

modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione

(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili

di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R

consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in

SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01

pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I

26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I

475/01).

2.4. Per

costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione

attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o

la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le

regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131

V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa

K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19

ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,

12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno

2004 nella causa T., I 299/03).

Al riguardo

cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006 N. 39 pag.

182.

2.5. L’art. 17

cpv. 1 LPGA stabilisce che:

"

Se il grado d’invalidità del beneficiario della

rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata

o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."

I principi giurisprudenziali sviluppati in

materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono

applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.

3.5).

2.6. In una

sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer

1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della

revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così

espresso:

"

(...)

2. 2.1 En l'espèce, il s'agit tout

d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui

suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a

pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et

que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside

uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens

de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du

dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003

[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur

les motifs de révi­sion en particulier: Urs Müller, Die materiellen

Voraussetzun­gen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,

Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en

effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à

la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche

Grundfi­gur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffau­ser/

Schlauri [Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung,

Saint-Gall, 1999, p. 15).

2.2 Si l'on

compare les experti­ses du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux

diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme

douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome

douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépen­dants

[F60.7] en 2002). Les con­clusions des expertises sont divergentes, en

revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la

capacité de travail. Les experts du CO­MAI avaient estimé que le syn­drome

somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à

la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans

perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression

et de la fixation somatique.

Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence

d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de

travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au mo­tif

que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux

traits dépen­dants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé men­tale

importante.

2.3 Sur la base

de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de

l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'apprécia­tion

précédente - et fondée sur un même état de fait - des ex­perts du COMAI. Ni

l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démon­trer

l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le

caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des

règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer

pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour

justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.

135, ch. 490).

3. 3.1. Le principe selon lequel

l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision

formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,

lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une

importance appréciable, l'em­porte sur la procédure de révi­sion. Ainsi,

l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les

conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge

est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,

il peut con­firmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par

l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF

112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la

reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.

3.2 Pour juger

s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans

nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au

moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à

l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la

reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de

même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un

changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en prin­cipe justifier

une reconsidéra­tion (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une

décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur

la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque

des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière

inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas

lorsque l'administration a accor­dé une rente d'invalidité au mépris du

principe de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31

janvier 2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne sau­rait

être admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles

dont l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs

aspects ou de leurs élé­ments, et que la décision paraît admissible compte tenu

de la si­tuation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01],

consid. 3).

3.3 En l'espèce,

c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires

se trouvant au dossier que l'ad­ministration a recueilli l'experti­se du COMAI,

du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une

rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un

tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de

ses aspects subjec­tifs, la prise de position sur une incapacité de travail

implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait

être qualifié de manifestement erroné que si les investi­gations médicales dans

les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne

l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà

cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concer­ne l'expertise du COMAI dans la

mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critè­res

jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En

tout cas, les cri­tiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les

médecins de la Clinique X. ne

suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité.

Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce

sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'as­sociation

d'un trouble somato­forme douloureux à une person­nalité aux traits dépendants

n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait

de nature à les départager.

Mais, ici également, on ne peut faire abstraction

des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au re­courant

comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré

et modifier sa situation juridique à la lumiè­re exclusivement des données

médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une

appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour fai­re

apparaître comme manifeste­ment erronée la décision initiale ou pour ordonner

une expertise.

On ne peut pas non plus affir­mer que

l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconn­aissant

le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du

COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait

pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût

permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."

Una diversa valutazione di uno stato di fatto

rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce

dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.

2.7. La nozione

di invalidità in ambito AI coincide di massima con quella vigente in materia LAINF

(e di assicurazione militare), motivo per cui la determinazione della stessa,

anche se viene apprezzata indipendentemente dal singolo assicuratore sociale,

addebitabile ad un medesimo danno alla salute, conduce in via generale ad un

uguale tasso (DTF 127 V 135, 126 V 291, 119 V 470 consid. 2b con riferimenti). Il

TFA ha quindi ribadito la funzione coordinatrice del concetto unitario

dell’invalidità nei diversi settori delle assicurazioni sociali. Questo per

evitare che, in presenza della medesima fattispecie, diversi assicuratori

apprezzino in modo differente il grado d’incapacità la guadagno (DTF 131 V 120).

Ciononostante,

il singolo assicuratore non è tenuto ad assumere automaticamente il grado

d’invalidità fissato da un altro assicuratore senza predisporre i propri

accertamenti, dall’altra parte esso non può determinare il tasso

dell’incapacità al guadagno totalmente indipendentemente da quanto già deciso

da un altro assicuratore sociale, non essendo tuttavia escluse delle differenti

valutazioni (DTF 127 V 135; 126 V 292, 119 V 471).

In tal

senso, in una sentenza del 26 luglio 2000, pubblicata in DTF 126 V 128ss (cfr.

anche Pratique VSI 2001 pp. 79ss), l’Alta Corte ha avuto modo di precisare che

quando un infortunio è l'unica causa dell'invalidità, l'AI deve in linea di

principio attenersi alla valutazione dell'invalidità cresciuta in giudicato in

ambito LAINF. Solo in casi eccezionali, in presenza di motivi pertinenti, può

essere determinato un diverso grado d'invalidità, ritenuto che una valutazione

diversa non basterebbe, neppure se fosse sostenibile o persino equivalente (DTF

131 V 123).

In una

decisione U183/98 dell'8 luglio 1999, il TFA ha stabilito che l'assicuratore

infortuni non deve scostarsi dalla valutazione dell'assicuratore AI, fintanto

che quest'ultimo si fonda su un'istruzione approfondita, sia dal profilo medico

che dal punto di vista professionale. Infine, gli organi dell'assicurazione

invalidità non sono vincolati e devono scostarsi dalla valutazione dall’assicuratore

infortuni, allorquando, ad esempio, quest'ultimo abbia tralasciato di operare

un raffronto dei redditi (AHI-Praxis 1998 p. 170).

L'aspetto del coordinamento è in seguito stato

relativizzato in successive sentenze nelle quali il Tribunale federale ha ritenuto

non vincolante la valutazione dell'invalidità da parte dell'assicurazione

infortuni o dell'assicurazione per l'invalidità l'altro assicuratore (DTF 131 V

362; VSI 2004 pag. 182 consid. 4.3 pag. 186 [I 564/02]; cfr. inoltre pure la sentenza U 148/06 del 28 agosto 2007, consid. 6,

pubblicata in DTF 133 V 549).

Il TFA ha

infatti statuito che l'assicuratore infortuni non è legittimato ad opporsi a

una decisione o a ricorrere contro una decisione su opposizione dell'Ufficio AI

riguardante il diritto alla rendita in quanto tale o il grado d'invalidità, e

la valutazione dell'invalidità dell'assicurazione per l'invalidità non esplica

effetti vincolanti nei suoi confronti (DTF 131 V 367 consid. 2.2.).

Il

medesimo principio vale anche nei confronti dell’Ufficio AI con riferimento

alla valutazione effettuata dall’assicuratore infortuni (STF U 148/2006 del 28

agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 549).

2.8. Per quanto

riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il TFA ha stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di

gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della

sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile

per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

165= RCC

1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;

ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.

3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.

128).

L'Alta

Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

"

(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,

possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono

essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le

anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno

stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico

dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno

cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di

quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo

possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere

che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da

lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF

102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.

1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.

3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le

psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen),

l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre

1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I

148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

In

una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri

per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca

un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza

I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così

espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,

destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF

130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un

disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a

determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa

suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a

questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo

da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale

da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata

lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro

oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI

2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in

fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali,

presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di

notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri

criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche

accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione

senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,

un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29

gennaio 2003 in re P., I

129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Questa

giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza

9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22

luglio 2008.

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In una

sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che

l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede

una verifica completa della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha

aggiunto che si devono considerare anche gli elementi a sostegno della non

sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le

limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei

sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a

prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una

notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;

l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza

in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i

lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;

l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante

il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im

Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:

Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno

studio approfondito di Winchkler e Foerster).

La nostra Massima Istanza

in una sentenza I 873/05 del 19 mag-gio 2006, si è confermata nella propria

giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

" (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente

sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella

raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi

è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la

diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli

ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose

similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal

profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per

analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da

dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di

una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve

presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere

sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131

V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve

comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati

fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di

fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi

negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante

Considerandi

per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un

processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe

croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure

ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo

nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di

una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato

psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di

un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto

tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di

disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno

alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni

legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

In una sentenza 9C_35/2007

del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

" (...)

Quanto agli effetti invalidanti della

fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo

giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il

rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme

da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una

limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare

un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per

eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in

concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:

sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una

(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V

65.

consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352

consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che

“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del

Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).

(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

2.9

Giova,

inoltre, segnalare, che perché un rapporto medico abbia valore probatorio è

determinante che esso valuti ed esamini in maniera completa i punti litigiosi,

si fondi su degli esami approfonditi, prenda conto di tutti i mali di cui si

lamenta l'assicurato, sia stabilito in piena conoscenza dei suoi antecedenti

(anamnesi) e sia chiaro nell'esposizione delle correlazioni mediche o

nell'apprezzamento della situazione medica; le conclusioni dell'esperto devono

inoltre essere motivate (Meyer‑Blaser, Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; DTF 125 V 352 consid. 3a e riferimenti;

Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3a, 1997 pag. 123; STFA del 18 marzo 2002 nella

causa M [I 162/01], consid. 2b).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa il TFA ha già avuto modo di evidenziare che, nell'ipotesi in cui

sono state eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza

probatoria piena, se giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate

sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non

inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; STFA

del 14 aprile 1998 nella causa O.B.; STFA del 28 novembre 1996 nella causa

G.F.; STFA del 24 dicembre 1993 nella causa S.H.; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS

1988.

pag. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189).

Nell'ambito

del libero apprezzamento delle prove è in linea di principio consentito

all'amministrazione e al giudice fondare la propria decisione su basi di

giudizio interne all'istituto assicuratore. Per quanto riguarda l'imparzialità

e l'attendibilità di simili prove, devono tuttavia essere poste delle esigenze

severe (DTF 122 V 157).

Nella

DTF 125 V 351 seg. (= SVR 2000 UV 10, pag. 33ss.), la nostra Corte

federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità (DTF 125 V 352 consid. 3a). Il solo

fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con

l'assicuratore, non permette già di metterne in dubbio l'oggettività e

l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari circostanze che

permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa la

parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da

medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK 1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

Per

quel che riguarda il medico di fiducia, infine, secondo la generale esperienza

della vita, il giudice deve tener conto del fatto che, in dubbio, egli attesta

a favore del suo paziente (cfr. DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des

Bundesgerichts, op. cit., pag. 111).

Il TFA, in una sentenza I 938/05 del 24 agosto 2006 si è espresso

sul valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell’ambito

dell’assicurazione per l’invalidità, sottolineando che in caso di divergenza

tra il medico curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere

ad una nuova perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente

considerazione:

"

(…)

3.2

L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y

a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui

préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service

médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen

clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne

relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un

doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien

valoir de tel. (…)" (consid. 3.2)

Infine,

va rilevato che, affinché un esame medico in ambito

psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni

(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle

assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, p. 571 seg., in particolare la nota

158, p. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali,

in particolare la DTF 127 V

294).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in SZS 1999 p. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tenere conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita di integrazione sociale, un eventuale profitto tratto

dalla malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale

della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere

a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal

paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto

dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi

handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (cfr. STCA 32.1999.124

del 27 settembre 2001).

2.10

Nella

decisione su opposizione del 24 maggio 2007 l’UAI si è fondato sul parere del medico del SMR, Dr. __________, che in data 27 dicembre 2005 ha formulato la seguente diagnosi

(doc. AI 20-1):

"

Artrosi Acromio-Clavicolare spalla sinistra con:

stato dopo acromio-plastica spalla sinistra, il

25.05

;

stato dopo decompressione sottoacromiale,

l’11.11.04

impingement della cuffia dei rotatori”.

Il medico

del SMR ha ritenuto giustificata un’inabilità lavorativa al 50% nell’attività

abituale dal 01.10.2005 e una piena abilità in attività adeguate dal 01.11.2005

con le seguenti limitazioni:

- lieve

diminuzione della mobilità della spalla sinistra (elevazione, abduzione e

postergazione);

- non

portare continuamente pesi di oltre 5 kg.

Non sono

presenti invece danni alla salute di natura extrainfortunistica che abbiano

influsso sulla capacità lavorativa in modo duraturo e/o persistente (doc. AI

20-1).

Il Dr. __________

ha ripreso sostanzialmente quanto stabilito dal TCA.

Infatti, nella sentenza

del 5 settembre 2006 (inc. 35.2006.46) questa Corte ha accertato la medesima

patologia:

“… presenza di

un’artrosi acromio-claveare, di un’ipertrofia capsulare e di un impingement

muscolo-tendineo del sovraspinato” ed ha fondato il proprio giudizio

sull’apprezzamento del medico Dr. __________, spec. FMH in chirurgia, il quale,

per quanto riguarda la patologia dell’arto superiore sinistro, ha ritenuto il

signor RI 1 abile dal 1° ottobre 2005 nella sua precedente attività di

ristoratore nella misura del 50%, mentre dal 1° novembre 2005, in attività sostitutive adeguate “…dove non deve continuamente portare pesi di oltre 5 kg...” nella misura del 100% (doc. AI 2-11).

Per contro la pretesa

problematica psichica non ha trovato riscontro alcuno dal profilo probatorio,

se non per la certificazione del medico curante, Dr. __________, spec. FMH in

chirurgia ortopedica ritenuta tuttavia insufficiente vista la specializzazione

di quest’ultimo (doc. AI 2-14).

Il TCA è pertanto

chiamato ora a stabilire se l’amministrazione ha correttamente soppresso la

rendita di invalidità dopo il 31 gennaio 2006 facendo riferimento alla decisione

LAINF (cfr. consid. 2.7.) oppure avrebbe dovuto predisporre ulteriori accertamenti

al fine di acclarare la situazione valetudinaria dell’assicurato, in

particolare tramite una perizia pluridisciplinare, prima dell’emanazione del

provvedimento impugnato.

2.11

Il 16

febbraio 2006 il Dr. Med. __________, FMH medicina interna, ha comunicato al

Dr. Med. __________, Direttore della Clinica __________ di __________, quanto

segue (doc. AI 2-3):

"

(…)

Caro collega,

Come d’accordo telefonico ti invio il paziente a

margine per un breve periodo di accertamenti e cure.

Indicazione:

stato ansioso depressivo acuto.

Altri problemi:

stato dopo contusione spalla sinistra (30.06.03),

stato dopo artroscopia (25.05.05) e acromioplastica, sospetta rottura della

cuffia.

anamnesi di gotta.

Osservazioni

Il paziente si è presentato da me d’urgenza il

15.02.06

accusando grave stato d’ansia, crisi di pianto, tremore diffuso e

insonnia, disturbi insorti negli ultimi giorni.

Dall’anamnesi risulta che da circa una settimana

il paziente vive da solo a causa di disaccordo con la compagna con cui vive da

cinque anni. Probabilmente è questa situazione che ha creato tutti i disturbi

ed è stato il paziente stesso a richiedere un periodo di ricovero in quanto non

si sente sicuro in casa da solo, temendo che possa capitargli qualcosa di

grave.

In attesa di un ricovero da voi ho introdotto una

terapia con Tranxilium 5mg 4volte al dì.”

Con

missiva del 18 maggio 2006 lo stesso medico si è rivolto alla Direzione medica

del __________ di __________ (doc. AI 1-2):

"

Egregi colleghi,

Gentilmente vi chiedo di convocare il paziente a

margine per un consulto specialistico.

Dal mese di febbraio 2006 il paziente soffre di

uno stato ansioso depressivo importante, motivo per cui è stato anche degente alla

Clinica di __________ dal 17.2.06 al 13.4.06 (vedi copia lettera d’uscita).

Dimesso dalla clinica il paziente si è

ripresentato da me per riacutizzazione della sintomatologia e per la difficoltà

a continuare le terapie proposte a causa degli effetti collaterali. Mi chiedeva

anche di poter nuovamente essere ricoverato. Ho consigliato al paziente di

continuare con le cure almeno finché verrà visitato da voi.

Nell’anamnesi da segnalare stato dopo contusione

della spalla sinistra 830.06.03) e a seguito di questo infortunio il paziente è

tuttora seguito dagli specialisti Dr. __________ e Dr. __________.

Al momento il paziente soffre anche di

sintomatologia lombare e per questo motivo ho proposto un ciclo di fisioterapia

ambulatoriale.

Ritengo opportuna una visita psichiatrica presso

il vostro centro al più presto possibile”.

A seguito

dell’opposizione dell’assicurato l’UAI ha sottoposto il caso al Dr. Med. __________

del SMR che in data 15 maggio 2007 ha emesso il seguente referto riguardo alla presunta problematica

psichica (doc. AI 48-1):

"

Per quanto riferito in merito a supposte

patologie psichiatriche, si rileva agli atti unicamente l’episodio riportato

dal dr. __________ che non è riferibile ad una patologia psichiatrica maggiore

ma ad uno stato transitorio reattivo ad una situazione del momento, quindi non

tutelabile secondo i parametri AI.

Qualora in seguito vi fossero manifestazioni

cliniche riferibili ad uno stato patologico maggiore sarebbe cura del medico

curante e/o dell’assicurato segnalare tale presenza

Per quanto riguarda la certificazione del dr. __________,

questa non è da tenere in considerazione in quanto, vista la specializzazione

del medico, si tratta di una valutazione del medesimo in un tema già al momento

dibattuto e valutato in modo autorevole ed adeguato.

Non vi sono, pertanto, ulteriori valutazioni da

espletare in tema medico atte a modificare la capacità lavorativa come fino al

momento giudicata”.

2.12

Per quanto

riguarda la patologia psichiatrica le valutazioni del Dr. __________ e

del Dr. __________ non sono state a giusta ragione considerate dall’UAI. La

prima, in quanto proveniente da un medico non specialista in ambito

psichiatrico, la seconda invece è stata ritenuta non “riferibile ad una

patologia psichiatrica maggiore ma ad uno stato transitorio reattivo ad una

situazione del momento” (doc. AI 48-1).

La

correttezza della valutazione dell’UAI è confermata dal referto del Dr. Med. __________,

spec. FMH in psichiatria e psicoterapia della Clinica __________ di __________

che l’8 giugno 2006 riferisce sulla degenza dal 17 febbraio al 13 aprile 2006

del Signor RI 1, e afferma: (doc. C 1/6)

"

(…)

Valutazione, decorso:

All’ammissione ci troviamo confrontati con un

paziente che lamenta insonnia, nervosismo, quote d’ansia, deflessione del tono

dell’umore e invalidanti algie alla spalla dx. Durante la degenza il signor RI

1.

ha beneficiato di colloqui di sostegno individuali e di gruppo, così come di

attività ergo terapiche e fisiorilassanti. Abbiamo introdotto in terapia del clorazepato,

somministrato inizialmente per via infusionale, e dell’alprazolam, con cui

abbiamo contenuto le quote ansiose. La medicazione ansiolitica ha poi potuto

essere diminuita nel corso della degenza, sostituita con del buspirone, che

potrà essere aumentato a discrezione del medico curante fino al dosaggio di 30

mg/die. Il sonno si è regolarizzato con del Clorprotixene e del Flurazepam.

Inizialmente tale medicazione provocava stanchezza diurna, senso di confusione

e sedazione pomeridiana; questi effetti collaterali sono poi sfumati nel

prosequio. La scelta dell’antidepressivo amitriptilina è stata presa per le

proprietà sedative del farmaco e per la sua dimostrata efficacia nell’aumentare

la soglia del dolore. Con il ristabilirsi del tono dell’umore, infatti, anche

le algie alla spalla venivano percepite soggettivamente come meno intense ed

invalidanti. Segnaliamo inoltre frequenti contatti del paziente con un suo

avvocato per impugnare la decisione di diminuzione della sua rendita

d’invalidità. Il graduale miglioramento del quadro clinico del paziente ne ha

provocato una progressiva riduzione dell’isolamento in camera, una maggiore

iniziativa nella ricerca di contatti all’interno della clinica e nel

partecipare alle varie attività proposte. Dimettiamo il paziente in migliorate

condizioni di salute fisica e psichica al domicilio.”

Il medico

del SMR, Dr. __________, nelle annotazioni del 2 aprile 2008 ha confermato che la patologia

psichiatrica è da ricondurre ad una sindrome ansiosa reattiva riferibile ad uno

stato transitorio (doc. XIV bis).

"

(…)

Dalla documentazione non risultano elementi a

favore d’una patologia psichiatrica maggiore sottogiacente, il ricovero presso

la __________ era un ricovero d’intervento di crisi (disturbi presenti solo

pochi giorni). Pure in occasione dell’ultima degenza a __________ non è stata

riscontrata una patologia psichiatrica maggiore ma unicamente una sindrome

ansiosa reattiva. (…)"

Diagnosi

che corrisponde a quella che già il Dr. Med. __________ del SMR fece nelle proprie

annotazioni del 15 maggio 2007 (doc. AI 48-1)

"

Per quanto riferito in merito a supposte

patologie psichiatriche, si rileva agli atti unicamente l’episodio riportato

dal dr. __________ che non è riferibile ad una patologia psichiatrica maggiore

ma ad uno stato transitorio reattivo ad una situazione del momento, quindi non

tutelabile secondo i parametri AI(…)."

Una

sindrome ansiosa reattiva di carattere transitorio, dovuta alla situazione del

momento, non riconducibile ad uno stato psichico morboso a carico

dell’assicurazione invalidità. Trattasi piuttosto di una limitazione della capacità

di guadagno alla quale l’assicurato può ovviare dando prova di buona volontà

(cfr. cons. 2.8.).

A

conferma di ciò la patologia di cui ha sofferto l’insorgente si è risolta con

un trattamento a base di ansiolitici da parte dello specialista in psichiatria,

Dr. Med. __________ che dimetteva il paziente in data 13 aprile 2006 in migliorate condizioni di salute

fisica e psichica. Non vi sono dunque i presupposti per considerare il

ricorrente affetto da un disturbo atto a determinare una limitazione duratura

della sua capacità lavorativa.

Visto

quanto sopra, questo Tribunale ritiene che la refertazione medica agli atti

contiene elementi chiari e sufficienti per accertare lo stato valetudinario

dell’insorgente per quanto riguarda l’aspetto psichiatrico.

In merito

alla patologia reumatica / lombare, RI 1 è stato visitato dal dr. Med. __________,

spec. FMH Reumatologia e Riabilitazione che in data 20 dicembre 2006 emetteva

il seguente certificato all’indirizzo del Dr. Med. __________ (doc. B3):

"

Diagnosi:

lombalgia a carattere recidivante con bloccaggi

su iniziali alterazioni degenerative di modesta entità

peri-artropatia omero scapolare tendinopatia a

livello della spalla destra di recente insorgenza

stato dopo trauma discorsivi della spalla

sinistra, nonché ripetuti interventi chirurgici

Caro __________,

ho visto questo tuo sopramenzionato paziente, che

presenta attualmente dei disturbi a livello della colonna lombare con episodi

recidivanti di bloccaggi lombari, senza vere e proprie irradiazioni radicolari.

Da alcune settimane sono subentranti dei dolori

anche a livello della spalla destra, in particolar modo quando dorme sul fianco

destro ed ai movimenti. Non irradiazione della sintomatologia lungo il braccio

destro.

Conosciuta patologia poi a livello della spalla

sinistra con disturbi persistenti. L’esame clinico dimostra per quanto riguarda

la colonna vertebrale una riduzione della mobilità di 1/3 in tutte le direzioni,

con dolori nella fase finale dei movimenti ed una dolenzia spiccata alla

palpazione nella zona lombare ed al passaggio lombosacrale ed al gluteo

bilateralmente. L’indagine neurologica era negativa. Vi era una leggera

sintomatologia d’impingement a livello della spalla destra. Ho fatto eseguire

una RM della colonna lombare in data 07.12.2006 che è stata consegnata al

paziente, che non ha mostrato patologie significative se non una minima

protrusione discale a livello L5/S1. Ho eseguito anche una radiografia della

spalla destra, che non ha mostrato calcificazioni o alterazioni di tipo

generativo significative.

(…)”

Lo

specialista, Dr. Med. __________, ha affermato nel proprio referto che la

mobilità in tutte le direzioni della colonna vertebrale è ridotta di un terzo

con “…dolori nella fase finale dei movimenti ed una dolenzia spiccata alla

palpazione nella zona lombare ed al passaggio lombosacrale ed al gluteo

bilateralmente. L’indagine neurologica era negativa. Vi era una leggera

sintomatologia d’impingement a livello della spalla destra. Ho fatto eseguire

una RM della colonna lombare in data 07.12.2006 che è stata consegnata al

paziente, che non ha mostrato patologie significative se non una minima

protrusione discale a livello L5/S1. Ho eseguito anche una radiografia della

spalla destra, che non ha mostrato calcificazioni o alterazioni di tipo

degenerativo significative ”- (doc. B3, la sottolineatura è del

redattore).

Quanto sostenuto

dal ricorrente in merito alla presenza di un lipoma, accertato con la risonanza

magnetica del 7 dicembre 2006 (doc. AI C3) che, a suo dire, non sarebbe stato sufficientemente

indagato dall’amministrazione (doc. XVI, pag. 2) non merita tutela in questa

sede.

È stato

infatti lo specialista in reumatologia e riabilitazione Dr. Med. __________ a

far eseguire la risonanza magnetica lombo-sacrale presso l’__________ e che “…non

ha mostrato patologie significative…” (doc. AI B3).

È poi

ancora lo stesso Dr. med. __________ dell’__________ che nel proprio referto,

in merito al lipoma, ha asserito:

"

Conclusioni

Discreto restringimento del sacco durale lombare

dalla combinazione di una lipomatosi epidurale e di un tipico lipoma del filo

terminale, non necessariamente responsabile della sintomatologia."

(doc. AI C3, la sottolineatura è del redattore).

Dunque,

contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente, lo stato di salute del signor

RI 1 è stato attentamente valutato dai medici del SMR che non hanno però evidenziato

nuove patologie di rilievo rispetto a quelle che già furono diagnosticate in

ambito infortunistico.

Il Dr.

Med. __________, medico SMR, ha confermato il 7 agosto 2007 che sulla base

della cartella clinica del Dr. __________ (doc. AI 54-1) la situazione della

spalla sinistra è invariata.

Il medico

del SMR aggiunge inoltre che:

"

l’attuale documentazione non evidenzia nuove

patologie di rilievo. A livello della spalla sinistra è stata esclusa una

complicazione infettiva. Per quanto concerne il mal di schiena (nota bene di

tipo intermittente) va precisato che gli accertamenti eseguiti hanno in pratica

dimostrato una situazione organica normale a livello lombare.”

(doc. VIII, la sottolineatura è del redattore)

Per

quanto riguarda la prognosi per i dolori alla spalla destra era da considerare

buona (doc. VIII bis).

Alla luce

di quanto appena esposto, secondo il TCA, anche dal profilo reumatologico il

quadro clinico dell’assicurato è stato sufficientemente chiarito e questa Corte

non ritiene di doversi scostare dalle valutazioni dei medici del SMR.

2.13

In presenza

quindi di uno stato di salute, dal punto di vista fisico e psichico, invariato

rispetto a quanto accertato in ambito infortunistico e in assenza, per lo meno

fino al mese di agosto 2007 di patologie extra-infortunistiche, è a giusta

ragione che l’UAI ha ritenuto che l’assicurato limitatamente al periodo

compreso tra il 1° settembre 2005 e il 31 gennaio 2006 (tre mesi dopo che

l’assicurato aveva riacquistato la piena abilità lavorativa) avesse diritto ad

una rendita intera d’invalidità, negando in seguito il diritto a prestazioni,

non presentando il signor RI 1 alcun grado d’invalidità come stabilito dal TCA

nella sua sentenza del 5 settembre 2006 (doc. AI 2-27):

"

Il reddito da invalido, tenuto conto di una

decurtazione del 10%, ammonta quindi a fr. 52'047.73 (90% di fr.

57'830.82).

In conclusione, ritenuto che il reddito che

l’assicurato potrebbe conseguire nonostante il danno infortunistico alla salute

(fr. 52'047.73) è superiore a quello che egli avrebbe realizzato qualora non

fosse rimasto vittima del sinistro del giugno 2003 (fr. 46'368.60), a ragione __________

gli ha negato il diritto a una rendita di invalidità.”

Al riguardo, va rilevato

che in una sentenza I 789/06 e U 432/06 del 4 ottobre 2007 il Tribunale

federale, chiamato a stabilire la rendita di invalidità da parte

dell’assicurazione contro gli infortuni spettante ad un assicurato, che in

ambito AI, per le medesime patologie riscontrate in sede infortunistica, aveva

ottenuto un tasso di invalidità del 59%, ha ritenuto corretto l’agire dei primi

giudici, i quali hanno giudicato che la rendita dell’assicurazione invalidità e

quella dell’assicurazione contro gli infortuni, per una medesima patologia,

debbano essere stabilite sulla base dello stesso tasso di invalidità. L’Alta

Corte ha infatti osservato che:

"

(…)

Considérant que le taux fixé par l'office AI ne

tient compte d'aucune autre pathologie invalidante, notamment maladive, que

l'affection pulmonaire d'étiologie professionnelle, le tribunal cantonal est

d'avis que la rente de l'assurance-invalidité et celle de l'assurance-accidents

doivent reposer sur un même taux d'invalidité.

Ce point de vue est bien fondé. En l'occurrence,

en effet, il n'existe pas de motif pour que l'on aboutisse, dans

l'assurance-invalidité, d'une part, et l'assurance-accidents, d'autre part, à

une évaluation différente du taux d'invalidité pour une même atteinte à la

santé (cf. ATF 131 V 120 consid. 3.3.3 p. 123, 126 V 288 consid. 2a p. 291;

arrêt U 148/06 du 28 août 2007, consid. 6.1).

Le jugement attaqué n'est dès lors pas

critiquable dans la mesure où il fixe à 59% le taux d'invalidité déterminant

pour la rente de l'assurance-accidents.”

Da notare che la situazione non cambierebbe neppure attualizzando il

reddito da valido e quello da invalido al 2006 e applicando una riduzione del

15% (10% per attività leggera ritenuto che l’insorgente non può sollevare pesi

superiori ai 5 kg e del 5% in

considerazione del fatto che il signor RI 1 ha una lieve diminuzione della

mobilità della spalla sinistra).

Per quel

che concerne il reddito da valido, nella decisione impugnata

l’amministrazione ha preso in considerazione l’importo di fr. 45'500.-- annui

(2003). Adeguando tale importo al 2006, si ottiene un reddito da valido di fr. 46'925.-

(+0,9 per il 2004, +1,0 per il 2005 e +1,2% per il 2006, cfr. tab. relativa

all’evoluzione dei salari nominali, dei prezzi al consumo e dei salari reali,

1990-2007, pubblicati sul sito dell’Ufficio federale di statistica).

Per

quanto riguarda invece il reddito da invalido

occorre

fare riferimento ai dati statistici nazionali della Tabella TA1. Utilizzando i

dati forniti dalla succitata tabella elaborata dall'Ufficio federale di

statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006 una professione che presuppone

qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a proposito della rilevanza

delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss.

e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario

mensile lordo pari a fr. 4’732.-.

Riportando

questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata

in La Vie économique, 7/8-2008,

p. 90), esso ammonta a fr. 4'933.11 mensili oppure a fr. 59'197.32 per

l'intero anno (fr. 4'933.11 x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già

compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid.

3a).

Procedendo

quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2006, partendo da un

salario da invalido di fr. 59'197.32, ammettendo la riduzione

del 15%, il reddito ipotetico dell'insorgente risulta, quindi, essere

pari a fr. 50'317.72 (Fr. 59'197.32 - (Fr. 59'197.32 x 15 : 100)).

Confrontando

ora questo dato con l'importo di fr 46'925.- corrispondente al reddito che l’insorgente

avrebbe conseguito da valido nell'anno 2006, non emerge alcuna

incapacità al guadagno.

2.14

Non essendo

dato un grado d’invalidità giustificante l’erogazione di una rendita

d’invalidità, l’Ufficio AI ha di conseguenza rettamente negato l’attribuzione

della rendita a partire dal 1° febbraio 2006, in applicazione dell’art. 88a OAI che

prevede che se la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di

svolgere le mansioni consuete migliora oppure se la grande invalidità o

l’assistenza dovuta all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento

determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni

dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in

considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole, e che

presumibilmente continuerà a durare.

Nella

misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità

dopo il 31 gennaio 2006, la decisione del 24 maggio 2007 deve quindi essere

confermata.

2.15

Per quanto concerne

le valutazioni del 27 febbraio 2008 del Dr. Med. __________ (doc. C4), del 4

marzo 2008 del Dr. Med. __________ (doc. C5) e del 28 aprile 2008 del Prof. Dr.

Med. __________, va rilevato che, per consolidata giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la

legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto esistente

al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga che fatti verificatisi

ulteriormente possono influire quali elementi di accertamento retrospettivo

della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF 127 V 251 consid. 4d, 121

V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3, 99 V 102).

In

concreto, i referti prodotti del Dr. Med. __________ (doc. C4), del Dr. Med. __________

(C5) e del Prof. Dr. __________ (D 1/3) sono ampiamente posteriori alla

decisione dell’UAI e non accertano di uno stato di salute antecedente al

provvedimento impugnato. Lo stesso medico del SMR, __________, indica nelle

proprie annotazioni datate 2 aprile 2008 che una valutazione pluridisciplinare

si giustifica in considerazione dell’attuale sintomatologia, ma non per quanto

concerne la decisione oggetto della presenta vertenza (doc. XIV bis).

La

richiesta di una perizia pluridisciplinare va pertanto disattesa.

2.16

Il ricorrente

ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria

con gratuito patrocinio a partire dall’8 maggio 2008 (cfr. doc.IV, XXII, XXIII).

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,

rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità

di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –

rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.

88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche

art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato

(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di

esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con

riferimenti).

Occorre

qui ricordare che il gratuito patrocinio, sia in ambito di procedura ricorsuale

che amministrativa, può essere riconosciuto solo ad avvocato patentato (STFA 2

marzo 2005, I 447/04, consid. 4.2 citata in DTF 132 V 201 consid. 4.2 e DTF 132

V 206 consid. 5.1.4; per quanto riguarda un avvocato non impiegato presso

un’organizzazione riconosciuta di utilità pubblica e non iscritto in un albo

cfr. DTF 132 V 206 consid. 5.1.4 = SVR 2006 IV Nr. 50 pag. 181; giurisprudenza nuovamente

confermata nella STF 8C-399/2007 del 23 aprile 2008).

Nella

presente fattispecie con decisione dell’8 maggio 2008 la Camera per l’avvocatura e il notariato del

Tribunale d’Appello ha iscritto l’avv. __________ con indirizzo professionale

presso la RA 1.

Il

ricorrente, nato il 25.02.1996, divorziato, convive con la signora __________ e

i figli di lei __________ (1986) e __________ (2007), senza attività lucrativa

si trova nel bisogno. L’assicurato ha infatti dichiarato di non percepire alcun

reddito se non per il tramite della convivente che percepisce una rendita AI di

fr. 1'909.--, la prestazione complementare alla rendita AI di fr. 368.-- e gli

assegni familiari per fr. 688.--, non ha inoltre dichiarato di possedere della

sostanza (cfr. certificato municipale).

L’assicurato

non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento

di un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva

essere privo di fondamento.

Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la

concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito

patrocinio va quindi concesso per gli atti compiuti dall’avv. __________ dopo

l’8 maggio 2008, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la

situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61

lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag;

relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art.

152.

cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5;

STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente

pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

Ne

consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese

processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. L’istanza

tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è accolta ai sensi del considerando 2.16.

3. Le

spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico a carico del ricorrente. A

seguito della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento

assunte dallo Stato.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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