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Decisione

32.2007.250

UAI ha a giusta ragione rifiutato all'assicurata il diritto ad una rendita AI,essendo ella ancora abile al 90% in attività adeguate,come stabilito dal SAM e non risultando dal raffronto dei redditi un

8 ottobre 2008Italiano81 min

Source ti.ch

Fatti

I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così

espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,

destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF

130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un

disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a

determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa

suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a

questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il

disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una

gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla

persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato

del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V

165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298

consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi

eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità

psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata

di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche

croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili

o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale

dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29

gennaio 2003 in re P., I

129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Questa

giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza

9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22

luglio 2008.

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In

una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le

limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei

sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a

prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una

notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;

l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza

in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i

lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;

l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante

il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im

Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:

Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno

studio approfondito di Winchkler e Foerster).

La nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella

propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

"

(…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente

sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione

nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che

non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione

la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli

ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose similitudini

con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal profilo

giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per analogia i

principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da dolore

somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di una

fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve

presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere

sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131

V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve

comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati

fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di

fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi

negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante

per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un

processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe

croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure

ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo

nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di

una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato

psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di

un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto

tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di

disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno

alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni

legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

In una sentenza 9C_35/2007

del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

" (...)

Quanto agli effetti invalidanti della

fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo

giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il

rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme

da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una

limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare

un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per

eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in

concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:

sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una

(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V

65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352

consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che

“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del

Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).

(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

2.5. Nel caso in

esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute

dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una

perizia pluridisciplinare. In tale ambito, i medici del SAM hanno valutato la

patologia reumatologica (dr. __________), quella psichiatrica (dr. __________)

e quella neurologica (dr. __________).

L’aspetto reumatologico è stato vagliato dal dr. __________,

specialista FMH in reumatologia, che nel suo referto del 7 settembre 2005 ha posto le diagnosi di “sindrome

somatoforme da dolore persistente; fibromialgia; sindrome cervico e dorsospondilogena

cronica con periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica a destra (IRM

della spalla destra del 31 marzo 2003) con tenomiosi a catena dell’arto

superiore destro e minime alterazioni degenerative a carico della colonna

cervicale; sindrome lombospondilogena cronica su minime alterazioni statiche e

degenerative a carico della colonna lombare; tendinite cronica all’inserzione

del tendine di Achille a sinistra (IRM del 31 marzo 2003)” (doc. 35-22).

Il dr. __________ ha evidenziato che, non

essendoci evidenza per una malattia reumatologica infiammatoria, né una severa

ipotireosi, né un’epatite C cronica attiva, l’assicurata presenta una

fibromialgia “primaria” (doc. 35-22).

Il dr. __________ ha considerato l’interessata,

da un punto di vista strettamente reumatologico, abile al lavoro al 70% come

ausiliaria di pulizie e aiuto-cucina e abile al 90% in attività adeguate,

rispettose dei suoi limiti funzionali. Devono essere ritenute tali attività

leggere, che comportino anche saltuariamente compiti mediamente pesanti, che

consentano il rispetto delle regole di ergonomia della schiena ed evitino

movimenti eccessivamente ripetitivi con l’arto superiore destro (doc. 35-24).

L’aspetto psichico è invece stato vagliato dal

dr. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel suo

referto del 9 settembre 2005, poste le diagnosi di “sindrome somatoforme da

dolore persistente (ICD10-F45.4); note di personalità labile”, ha ritenuto,

sotto il profilo strettamente psichiatrico, non esservi alcuna incapacità

lavorativa (doc. 35-28). Il dr. __________ ha rilevato che l’esame obiettivo

psichico non ha evidenziato turbe psicopatologiche maggiori, mentre per quel

che riguarda lo stile di vita e gli atteggiamenti di base l’assicurata presenta

una preoccupazione riguardo al suo stato di salute e una certa ansietà, senza

che queste assurgano a livelli conclamati di patologia psicovegetativa (doc.

35-28).

Il dr. __________ ha evidenziato che a livello

terapeutico, oltre alla terapia psicofarmacologica a base di antidepressivi

SSRI, l’assicurata potrebbe trarre beneficio da sedute di psicoterapia

individuale, volte a rinfrancare la fiducia dell’interessata in se stessa (doc.

35-28).

Infine, l’aspetto neurologico è stato valutato

dal dr. __________, specialista FMH in neurologia, il quale, nel suo referto

peritale dell’8 settembre 2005, poste le diagnosi di “cefalee croniche di tipo prevalentemente

tensionale, non si può escludere una componente emicranica comunque non in

primo piano; dolori diffusi alla colonna vertebrale non di origine neurogena”,

ha concluso che, dal punto di vista neurologico, non vi è alcuna diminuzione

della capacità lavorativa (doc. 35-31).

Il dr. __________ ha indicato di non avere

proposte terapeutiche dal punto di vista neurologico, dato che “solitamente

la cura per questo tipo di cefalee si inserisce nelle misure antalgiche più

globali per i dolori diffusi” (doc. 35-31).

Globalmente,

quindi, nel rapporto peritale del 22 settembre 2005, i medici del SAM, sulla

base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della

ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con

influsso sulla capacità lavorativa di “fibromialgia; sindrome cervico e

dorsospondilogena cronica con periartropatia omeroscapolare tendinotica cronica

destra (RM della spalla destra del 31 marzo 2003) con tenomiosi a catena

dell’arto superiore destro e minime alterazioni degenerative a carico della

colonna cervicale”, mentre quali diagnosi senza ripercussioni sulla capacità

lavorativa hanno indicato quelle di “sindrome somatoforme; note di personalità

labile; sindrome lombospondilogena cronica con minime alterazioni statiche

degenerative a carico della colonna lombare e tendinite cronica all’inserzione

del tendine di Achille a sinistra (RM del 31 marzo 2003); cefalee croniche di

tipo prevalentemente tensionali, non si può escludere una componente emicranica

comunque non in primo piano; dislipidemia mista; lieve broncopatia con asma

bronchiale lieve; sovrappeso BMI 34” (doc. 35-13).

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM

hanno ritenuto l’assicurata inabile al lavoro al 30% nella sua precedente

attività di ausiliaria di pulizie, aiuto-cuoca e aiuto-cameriera (doc. 35-16).

Inoltre, i medici del SAM hanno considerato l’assicurata abile al lavoro

all’85%-90% come casalinga e abile al lavoro al 90% in un’attività leggera e

adatta, che rispetti i suoi limiti funzionali di natura reumatologica (doc.

35-17).

2.6. In sede

ricorsuale, l’assicurata ha contestato la decisione dell’UAI di negarle il

diritto a prestazioni, producendo, a comprova della sua totale incapacità

lavorativa, il certificato medico del 24 luglio 2007 della dr.ssa __________,

spec. in medicina generale, del seguente tenore:

"

Certifico che dalla decisione AI dell’ottobre

2005 la paziente ha sempre lamentato dolori diffusi all’apparato locomotore in

nota fibromialgia e sintomatologia da dolore cronico persistente con componente

somatoforme.

Oltre al dolore la paziente presenta un quadro di

apatia e umore deflesso.

In questo contesto è sempre apparsa evidente

l’impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa.” (Doc. B)

2.7. Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto

medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,

ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die

Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997

pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono

a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti

approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle

inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1

pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la

Corte federale ha ribadito che ai

rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio

l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari

circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti

circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una

decisione del 24 agosto 2006 concernente

un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha

evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,

sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR

non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In

quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2 L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294;

cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie

giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203

e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.8. Nell’evenienza

concreta, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della

ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della

decisione qui impugnata, questo Tribunale, dopo attento esame della

documentazione agli atti, non può che confermare l’operato

dell’amministrazione. La valutazione svolta dai medici del SAM soddisfa

infatti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un rapporto medico

abbia pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.7.).

2.8.1. Nell’ambito

della perizia SAM, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame

neurologico, grazie al consulto specialistico del dr. __________, dal quale è

emerso che ella non presenta, da un punto di vista neurologico, delle patologie

invalidanti, di modo che l’interessata va considerata, da questo punto di

vista, pienamente abile al lavoro (cfr. doc. 35-31).

Il TCA

non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del

resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle

patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua

dell’interessata.

Va qui

ricordato che se, da una parte, la

procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i

fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,

dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la

sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione

della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di collaborazione comprende

in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente

esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai

fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le

conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

2.8.2. L’assicurata

è poi stata accuratamente vagliata dal profilo reumatologico dal dr. __________,

il quale ha attentamente esaminato le patologie dell’assicurata, ritenendo che

la stessa sia affetta da una fibromialgia “primaria”; da una sindrome cervico e

dorsospondilogena cronica, con minime alterazioni degenerative da considerare

nella norma per l’età dell’interessata; da una periartropatia omeroscapolare

tendinotica cronica, con un esame clinico sovrapponibile a quello del dr. __________

del 1° aprile 2003, senza patologie rilevanti a carico della cuffia dei

rotatori; da una sindrome lombospondilogena cronica con dolori agli arti

inferiori, con modiche alterazioni degenerative, senza rilevanza clinica e da

ritenere nella norma per l’età dell’interessata; da una tendinite cronica

all’inserzione del tendine di Achille a sinistra, da interpretare come

problematica locale di origine meccanica e non come manifestazione di una

malattia reumatologica infiammatoria (doc. 35-22).

Sulla

base di tali patologie, il dr. __________ è giunto alla conclusione che ella

sia da ritenere inabile al lavoro al 30% nella sua precedente attività di

ausiliaria di pulizie e aiuto-cuoca (doc. 35-23), ma abile al 90% in attività

leggere e che prevedano anche saltuariamente compiti mediamente pesanti,

rispettose delle regole di ergonomia della schiena, che non comportino

movimenti eccessivamente ripetitivi dell’arto superiore destro (doc. 35-24).

Il TCA non ha motivo per scostarsi da queste

conclusioni, ben motivate, del dr. __________, che non sono state del resto contestate

dall’assicurata attraverso dei certificati medici specialistici attestanti

delle patologie reumatologiche maggiormente invalidanti.

L’assicurata si è infatti limitata a produrre un

certificato medico del 24 luglio 2007 della sua curante, dr.ssa __________,

spec. in medicina generale, la quale ha attestato che l’interessata presenta “dolori

diffusi all’apparato locomotore in nota fibromialgia e sintomatologia da dolore

cronico persistente con componente somatoforme” (doc. B).

Tale certificato medico, che come correttamente

indicato dalla curante attesta l’esistenza di dolori nell’ambito della nota

fibromialgia dell’interessata, non apporta nuovi elementi, non apprezzati in

sede peritale, in grado di influire sulla valutazione specialistica

approfondita e ben motivata del dr. __________.

Il dr. __________ ha infatti constatato la

presenza, fra le altre patologie reumatologiche dell’interessata, anche di una

fibromialgia.

Il patrocinatore ha contestato la valutazione

peritale del SAM, indicando che “la fibromialgia è ancora troppo poco nota e

soprattutto non riconosciuta dall’AI come patologia che giustifica l’invalidità”,

aggiungendo che, in caso di soccombenza, “sarebbe interessante dedurre il

contenzioso avanti il TFA”(I).

Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), in

presenza di una fibromialgia (come nel caso di un disturbo del dolore

somatoforme) secondo la giurisprudenza federale si deve presumere che tale affezione

o gli effetti della stessa possano essere sormontati facendo gli sforzi personali

ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131 V 49).

Solo eccezionalmente, in presenza di determinati

presupposti fissati dalla giurisprudenza, si può ritenere inesigibile

dall'assicurato, affetto da una fibromialgia, lo sfruttamento della sua capacità

lavorativa sul mercato del lavoro.

Conformemente a quanto deciso

dal TF nella sentenza 9C_35/2007 del 4 aprile 2008, citata in precedenza (cfr.

consid. 2.4.), la fibromialgia di cui è affetta l’assicurata non può essere

ritenuta invalidante, posto che in concreto l’assicurata non

presenta una comorbidità psichiatrica importante (come valutato dal dr. __________,

cfr. doc. 35-28) e vista la presenza di una chiara tendenza all'esagerazione

riscontrata dal dr. __________ nel suo referto peritale (cfr. doc. 35-20).

Le conclusioni del dr. __________, inoltre, confermano

quanto indicato dal dr. __________, spec. FMH in reumatologia, il quale, nel

suo rapporto sulla visita di controllo del 30 marzo 2003 eseguita per conto

dell’assicuratore malattia, aveva evidenziato che a suo avviso l’assicurata fosse

da considerare abile al lavoro al 50% nella sua precedente attività di

aiuto-cucina, sottolineando tuttavia come ella non fosse a quel momento curata

per le sue patologie e evidenziando che, tramite una corretta terapia, ella

avrebbe potuto raggiungere una piena capacità lavorativa in qualsiasi attività (cfr.

doc. 4-9 inc. cassa malati).

Il TCA ritiene pertanto che lo stato di salute dell’assicurata,

dal profilo reumatologico, sia stato dettagliatamente ed approfonditamente

vagliato dal dr. __________.

2.8.3. Infine, l’aspetto

psichiatrico è stato valutato nel contesto della perizia del SAM, tramite il

consulto specialistico del dr. __________, il quale, nel suo rapporto peritale

del 9 settembre 2005, dopo avere riscontrato la presenza di una sindrome

somatoforme e di note di personalità labile, ha ritenuto l’assicurata pienamente

abile al lavoro (doc. 35-28).

L’assicurata ha contestato le conclusioni alle

quali è giunto il dr. __________, evidenziando che la sindrome somatoforme che la

affligge è da considerare invalidante e aggiungendo che “il caso si collega

intimamente al tema dello sradicamento di molte persone provenienti dall’area

balcanica” (I).

L’interessata ha trasmesso, a comprova della sua

incapacità lavorativa, il certificato del 24 luglio 2007 della curante, dr.ssa __________,

la quale ha attestato la presenza, dall’ottobre 2005, di dolori diffusi

nell’ambito della nota fibromialgia e sintomatologia da dolore cronico

persistente con componente somatoforme, sottolinenando che l’assicurata presenta

un quadro di apatia e di umore deflesso, che le impediscono di svolgere

qualsiasi attività (doc. B).

Al riguardo, il TCA constata che il dr. __________

ha posto la diagnosi di sindrome somatoforme da dolore persistente, ritenuta tuttavia

non invalidante.

A tale proposito, questo Tribunale sottolinea

che, come ricordato in precedenza (cfr. consid. 2.4.), secondo la

giurisprudenza federale, la diagnosi di sindrome del dolore somatoforme

persistente non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad

un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da

una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.4. e STF

I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come visto in precedenza (cfr. consid. 2.4.), per

ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa

da parte di un assicurato che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la

giurisprudenza esige l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,

quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate

da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza

remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn")

come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi profusi, di trattamenti e di

provvedimenti riabilitativi.

Nel caso

di specie, è pacifico che l’assicurata non abbia presentato una comorbidità

psichica di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema la sentenza del

Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Dalla perizia del dr. __________, infatti, emerge

che l’assicurata non è affetta da turbe psicopatologiche maggiori (cfr.

doc. 35-28).

Quanto agli altri criteri qualificati

indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una

sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il Tribunale federale, in un caso

concernente un’assicurata affetta da sindrome somatoforme dolorosa, constatata

l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata,

ha proceduto alla valutazione della presenza o meno degli altri criteri

richiesti dalla giurisprudenza per considerare eccezionalmente inesigibile per

l’assicurata lo sfruttamento della capacità lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è

giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi

giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da

rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo

sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.

L’Alta Corte ha infatti osservato:

"

(…)

3.

3.1Les atteintes à la santé psychique peuvent,

comme les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al.

1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences

d'un état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge

par l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré

pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est

exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;

arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public

in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une

atteinte à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux

persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert

(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de

classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour

toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles

somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante

pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les

troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un

effort de volonté raisonnablement exigible. Le

caractère non exigible de la réintégration dans le processus de travail peut

résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance,

rendent la persone incapable de fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas,

en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources nécessaires pour vaincre ses

douleurs.

La question de savoir si ces circonstances

exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de

différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité

psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut

constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352

consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,

consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce

sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif

s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie

inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les

manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution

possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de

résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique

(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de

traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même

avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative

de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces

critères se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on

admettra l'exigibilité d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff

der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in:

Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une

activité résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation

semblable, on conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la

santé ouvrant le droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations

envisagées figurent la discordance entre les douleurs décrites et le

comportement observé, l'allégation d'intenses douleurs dont les

caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins, les grandes

divergences entre les informations fournies par le patient et celles ressortant

de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent insensible

l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement

psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,

Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische

Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler

et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le

Tribunal fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points

communs avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se

justifiait, sous l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances,

d'appliquer par analogie les principes développés par la jurisprudence en

matière de troubles somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier

le caractère invalidant d'une fibromyalgie.

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée

souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux

somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une

comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le

litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par

la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté

raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie

douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral examine

librement.

5.

5.1Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception

du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se

manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée

qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail

actuel.

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre

l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et

symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère

invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel

et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction

cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte

d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un

retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est

en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui

nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges

ne convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques

difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le

lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de

suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état

psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au

domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au

dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur

O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant

pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique

permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour

Considerandi

que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre

2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie présentée

actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur le plan

thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et

O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,

d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines

auprès de la doctoresse U.________

depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait

de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux

antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit, par crainte d'effets

secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de

la doctoresse U.________ du 29

septembre 2003 et du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De

même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U.________

(thérapie cognitivo-comportementale) et G.________ (approche

multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.

5.3

Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que

le trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un

point de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de

l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation

du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit

fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

Nel caso di specie, analogamente a quanto

ritenuto dal Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del

3.

dicembre 2007) e conformemente a quanto valutato dal dr. __________ e dai

medici del SAM, secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli altri

criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo eccezionale,

che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere invalidante.

Infatti, dalla

perizia del dr. __________ e dalla documentazione agli atti non risulta che

l’interessata presenti una perdita di integrazione sociale. Né del resto

l’assicurata fa valere il contrario.

Inoltre, quanto

al decorso della malattia dell’interessata, il dr. __________, nel suo referto

peritale, ha indicato che “l’assicurata, a partire dal 2003, è in cura

presso il __________ di __________ (dr.ssa __________) nell’ambito di una

sindrome ansioso-depressiva e di una sindrome somatoforme”, aggiungendo che

ella “è stata sottoposta ad una terapia psicofarmacologica che ha migliorato

la sintomatologia ansiosa …” (cfr. doc. 35-27, sottolineatura della

redattrice), circostanza che non depone quindi per l’esistenza di uno stato

psichico cristallizzato.

Inoltre,

il dr. __________ ha sottolineato che “terapeuticamente oltre alla terapia

psicofarmacologica a base di antidepressivi SSRI possono essere d’aiuto

delle sedute di psicoterapia individuale volte a rinfrancare la fiducia

dell’assicurata in se stessa” (cfr. doc. 35-28, sottolineatura della

redattrice), a conferma del fatto che vi sono ancora delle possibilità di

evoluzione sul piano terapeutico.

Visto

quanto sopra esposto, non sono quindi in concreto realizzati i presupposti fissati dalla giurisprudenza federale per poter ritenere

eccezionalmente inesigibile dall'assicurata, che soffre di una sindrome

somatoforme dolorosa, lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato

del lavoro (cfr. consid. 2.4.).

Questo Tribunale sottolinea inoltre che

l’indicazione fornita dalla curante, dr.ssa __________, nel certificato del 24

luglio 2007, circa l’esistenza di apatia e di umore deflesso, che impedirebbero

all’assicurata di svolgere qualsiasi attività (doc. B), non può sminuire il

valore probatorio della perizia del dr. __________.

Tale certificato non è infatti stato redatto da

uno specialista in psichiatria e psicoterapia e non espone delle diagnosi

diverse da quelle valutate dal dr. __________ in sede peritale, in grado di

influire sulle sue conclusioni.

Al

riguardo, il TCA ricorda che, in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il

Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla

salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno

specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di

classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.

pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05

del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

Analogo discorso vale con riferimento

all’osservazione del patrocinatore dell’assicurata in merito al fatto che lo

stato di salute dell’interessata si collega intimamente al tema dello

sradicamento di molte persone provenienti dall’area balcanica (I). Un tale

apprezzamento non può equivalere ad una diagnosi psichiatrica invalidante.

Pertanto, visto quanto sopra, ritenuto che la

sindrome somatoforme da dolore persistente che affligge l’interessata non può

essere considerata invalidante, secondo i criteri richiesti dalla

giurisprudenza federale, occorre concludere che, dal profilo strettamente

psichiatrico, l’assicurata non presenta un’incapacità al lavoro.

Il TCA non ha quindi motivo per scostarsi dal

parere specialistico del dr. __________.

Si

ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica

eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per

l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento

impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V

140.

e 129 V 4).

2.8.4

Alla luce di

quanto appena esposto, ritenuto che dal punto di vista psichiatrico e

neurologico, l’assicurata è abile al lavoro al 100% sia nella sua precedente

attività, sia in attività leggere adeguate, rispettose dei suoi limiti

funzionali, mentre presenta, dal profilo reumatologico, una limitazione della

capacità lavorativa del 30% nella sua attività di aiuto-cuoca e del 10% in

attività adeguate, il TCA ritiene dimostrato, con il

grado della verosimiglianza preponderante valido nell'ambito delle

assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115

V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid.

2b), che la ricorrente è inabile al lavoro al 30% nella sua precedente

occupazione, ma è abile al 90% in attività adeguate, rispettose dei suoi limiti

funzionali di natura reumatologica.

2.9

Essendo

quindi esigibile che l’assicurata sfrutti la sua residua capacità lavorativa,

del 70%, nella sua attività e, del 90%, in attività adeguate, ricordato inoltre

che l'invalidità

nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere

economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275

consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del danno

alla salute dal profilo economico.

2.9.1

Preliminarmente

va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa

stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF

129.

V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno

2003.

nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,

I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.

consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002

nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003

nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso

concreto sono determinanti i dati del 2003 (essendo, secondo i medici del SAM,

lo stato di salute dell’interessata ridotto a partire dal mese di dicembre

2002, cfr. doc. 35-17).

Il TCA, constatata la mancanza di una valutazione

economica nella documentazione agli atti, ha chiesto all’UAI di provvedere ad

effettuare il raffronto dei redditi (doc. XII).

Nel rapporto del 21 agosto 2008 il consulente IP

ha quindi effettuato il raffronto dei redditi sia con riferimento alla

precedente professione di aiuto-cucina, sia con riferimento ad altre attività

adeguate, giungendo alla conclusione che, in entrambe le situazioni,

l’assicurata non ha diritto ad una rendita (doc. XIII/1).

Questo Tribunale rileva che il consulente ha

effettuato il confronto dei redditi con riferimento all’anno 2002: i redditi da

valido e da invalido sono quindi da aggiornare al 2003.

2.9.2

Per quel che

concerne il reddito da valido, il consulente ha preso in considerazione

l’importo annuo di fr. 39’000 annui (2002) - corrispondenti a quanto

l’assicurata avrebbe guadagnato presso l’ultimo datore di lavoro, conformemente

a quanto previsto nel contratto collettivo di lavoro del settore (doc. XIII/1).

Il consulente ha poi aggiornato questo dato agli anni 2003-2008, determinando

in particolare un reddito da valida di fr. 40'300 per il 2003 (doc. XIII/1).

L’assicurata non ha contestato tali importi.

2.9.3

Per

quanto riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione

professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo

sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che

il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non

costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.

3b/aa e riferimenti).

Se

invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non

ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,

da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di

invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi

dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi

nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC

1991.

p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

Inoltre,

va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il

TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del

salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità

suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a

pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che

l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido

motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione

(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

L’Alta

Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di

indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla

tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita

dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13,

che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17,

STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

In

una sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla

sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in

Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in

quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella

medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006

pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

Con

sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta

la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il valore

fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è di

regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45

consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

Secondo

i dati del 2002, il salario lordo mediamente percepito in quell'anno riportato su una

media di 41,7 ore settimanali (cfr. per questo aspetto, STFA del 21 luglio 2003

nella causa D., I 203/03, consid. 4.4 e "La vie économique 4-2005", Tabella

B 9.2 pag. 86) per un’attività

leggera e ripetitiva (ossia il livello 4 di qualificazione) nel settore

privato in Svizzera corrisponde a fr. 57’008.- (Fr. 4’557.- : 40 x 41,7 x

12) per gli uomini ed a fr. 47’788.- (Fr. 3’820.- : 40 x 41,7 x 12) per le donne

(cfr. Tabella TA 1 settore privato).

Dopo adeguamento

all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex" - cfr. DTF

126.

V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si ottiene,

per il 2003 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique, 6-2007,

p. 91), un reddito mensile di fr. 4'048.24 oppure di fr. 48'578.92 per l'intero

anno (fr. 4'048.24 x 12).

L’assicurata,

quale aiuto-cucina, avrebbe potuto guadagnare nel 2003 fr. 40’300/anno per

un’occupazione a tempo pieno.

Tale

reddito si situa, per ragioni estranee all’invalidità, sotto la media dei

salari per un'attività equivalente (cioè fr. 41’991.69/ anno per il 2003; cfr.

Tabella TA1 2002 p.to 55 “alberghi e ristoranti”, livello di qualifica 4, dopo

adeguamento all’evoluzione salariale per il 2003: fr. 3'302.- X 12 mesi = 39’624.-,

riportato su 41.7 + adeguamento all’indice dei salari nominali).

Se si

riducesse il reddito statistico da invalido in applicazione della

giurisprudenza di cui alla STF U 8/07 del 20 febbraio 2008

sopra menzionata, della stessa percentuale, ossia del 4.03%, si otterrebbe un

importo di fr. 46'621.19.

Operando

tale riduzione, il reddito statistico da considerare ammonterebbe, pertanto, a

fr. 46'621.19 (fr. 48'578.92 decurtati del 4.03%).

Il TCA

rileva comunque che, come vedremo (cfr. consid. 2.9.4.), il risultato finale

non cambierebbe se si volesse utilizzare, quale reddito da invalido, l’importo

di fr. 48'578.92, senza apportare la riduzione del 4.03% (in quanto ritenuta

troppo esigua).

2.9.4

In ossequio

alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze

specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado

d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad

una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

In una

sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha

proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,

trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un

permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato

in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di

incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli

impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il

fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

"

2.4

Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen

Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem

Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,

während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte

Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne

Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne

Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser

Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem

leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden

Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5

Entgegen der Auffassung im kantonalen

Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,

dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der

ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der

Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die

Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00

[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr

einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im

Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem

Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt

(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002

S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende

Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die

Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und

Ausländer zusammensetzen.

2.6

Die IV-Stelle führt in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte

nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen,

in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark

nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das

Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so

dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von

teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und

repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000

S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen

der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist

(vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

2.7

Damit sind im Rahmen des Abzuges die

leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die

Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu

berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen

Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen

gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein

Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende

Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.

2.3

hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus

des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat

jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit

einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache

Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein

kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher

liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der

Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,

was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe

Invalidenrente führt." (STFA succitata)

In

un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -

riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un

permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un

profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una

decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht

unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.

2.5.1

hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen

kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem

Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten

Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung

getragen”).

In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,

il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve

essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,

argomentando:

"

Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente

esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di

una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14

febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che

l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione

impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i

lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a

prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé

non influisce sul livello retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005

nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una

riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di

35.

anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel

settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations

résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella

causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al

beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età

costituisse un fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4

OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa

disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della

rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento

fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo

scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF

115.

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella

causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in

talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,

ad esempio, la STFA del 25

febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone

in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali

(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro

gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le

seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla

giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione

percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,

l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,

che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività

sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più

elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa

dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto

parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui

è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà

legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in

cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).

La presenza cumulativa di più fattori legittima

l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,

consid. 4.3).

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004

nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata

dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri

fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di

dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

In concreto, nel rapporto del 21 agosto 2008, il

consulente ha apportato una riduzione del 15%, così calcolata “5% per

attività leggera e 10% in considerazione dell’età e delle possibili difficoltà di

adattamento in una nuova attività” (cfr. doc. XIII/1).

Il TCA

non ha motivo per scostarsi da tale valutazione, che tiene adeguatamente conto

delle specifiche circostanze del caso concreto.

Questa

soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante

giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione

dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e

6).

Partendo quindi da un

salario da invalida di 48'578.92, ammettendo una

riduzione del 10% per motivi medici e una del 15% per le circostanze personali,

nel 2003 il reddito ipotetico da invalida è fr. 37'162.9. Confrontando

ora questo dato con l’ammontare del reddito da valida nel

medesimo anno di fr. 40'300.-. (consid. 2.9.2.), emerge

un’incapacità di guadagno del 7.78 ([fr.

40’300 – fr. 37’162.9] x 100 : fr. 40'300), arrotondato all’8% secondo la giurisprudenza di

cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente l’attribuzione di una rendita,

conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

Come già anticipato al

consid. 2.9.3., il risultato non cambierebbe anche volendo considerare, quale

reddito da invalido, l’importo di fr. 46'621.19, cui apportare

una riduzione del 10% per motivi medici e una del 15% per le circostanze

personali, per un reddito ipotetico di fr. 35'665.21. Confrontando questo dato

con l’importo di fr. 40'300.- corrispondente al reddito che l’insorgente

avrebbe conseguito da valida nell’anno 2003 (cfr. consid. 2.9.2.), emerge

un’incapacità di guadagno del 11.50 ([fr.

40’300 – fr. 35’665.21] x 100 : fr. 40'300), arrotondato al 12% secondo la giurisprudenza di

cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita,

conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

Dovendo poi, come visto in

precedenza (cfr. consid. 2.3. in fine), valutare se vi è stata una modifica di rilievo dei dati ipotetici di

riferimento sino al momento della decisione impugnata, occorre

aggiornare il reddito da valida e da invalida al 2007 (ultimi dati

disponibili).

Il consulente

ha stabilito che il reddito da valida, per il 2007, sarebbe ammontato a fr.

42'146 (cfr. doc. XIII/1).

Quanto al

reddito da invalida, secondo i dati forniti dalla tabella elaborata

dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una

professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a

proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.

RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto

realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'019.

Riportando

questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata

in La Vie économique, 12-2007, p. 98), esso ammonta a fr.

4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.60 per l'intero anno (fr. 4'189.80

x 12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98

del 18 febbraio 1999, consid. 3a).

Dopo

adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"

- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si

ottiene, per il 2007 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,

6-2008, p. 91), un reddito mensile di fr. 4'252.21 oppure di fr. 51'026.50 per

l'intero anno (fr. 4'252.21 x 12).

Procedendo

quindi al raffronto dei redditi, con riferimento al 2007, partendo da un

salario da invalida di fr. 51'026.50, ritenuta un’esigibilità dal profilo medico del 90%

e ammettendo la riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell'insorgente

ammonta, quindi, a fr. 39’035.27 (fr. 45'923.85 - (fr. 45'923.85.--

x 15 : 100)).

Confrontando

ora questo dato con l'importo di fr. 42'146.- corrispondente al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da

valida nell'anno 2007, emerge un’incapacità al

guadagno pari a 7.38 ([fr. 42'146 – fr. 39'035.27] x 100 : fr. 42'146), arrotondato al 7% secondo la giurisprudenza di

cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non consente comunque l’attribuzione di una rendita,

conformemente a quanto stabilito dall’UAI.

Come già anticipato al consid. 2.9.3., il risultato non

cambierebbe anche volendo apportare al reddito da invalido la riduzione del

4.

% (gap salariale).

La

decisione contestata deve, quindi, nel suo risultato essere confermata.

2.10

L’assicurata

ha chiesto l’esperimento di una perizia psichiatrica e di una reumatologica (I).

Va

qui ricordato che, quando

l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice,

in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la

probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e che

altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si

rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove cfr.

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag.

47.

n. 63, Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure

DTF 122 II consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c

con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere

sentito conformemente all'art. 29 cpv.2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344

consid. 3c con

riferimenti).

Nel caso

in esame, secondo questo Tribunale la documentazione agli atti è sufficiente

per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari

ulteriori provvedimenti probatori.

2.11

Con la decisione impugnata l’Ufficio AI ha

respinto l’istanza di gratuito patrocinio inoltrata dall’assicurata in data 17

ottobre 2006 (doc. 46/1-3).

2.11.1

L'art. 37 cpv.

1.

LPGA, prevede che la parte può farsi rappresentare, se non deve agire personalmente

(cfr. ad esempio a: sottoporsi ad una perizia medica, DTF 132 V 443), o farsi patrocinare

nella misura in cui l'urgenza di un'inchiesta non lo escluda.

Il

capoverso 4 recita che, se le circostanze lo esigono, il richiedente può

beneficiare di patrocinio gratuito (cfr. DTF 132 V 200).

Già prima

dell'entrata in vigore della LPGA, la giurisprudenza (vedi per l’assicurazione

invalidità DTF 114 V 228, per l'assicurazione contro gli infortuni DTF 117 V

408.

precisata con la DTF 125 V 32) aveva riconosciuto, senza imporre alcun

limite temporale, il diritto al gratuito patrocinio nell'ambito della procedura

amministrativa in materia di assicurazioni sociali, a condizione che fossero

rispettati gli stessi presupposti applicabili nella procedura giudiziaria,

ovvero il richiedente deve trovarsi nel bisogno, il patrocinio deve essere

necessario o perlomeno indicato e le sue conclusioni non sembrano dover avere

esito sfavorevole (cfr. DTF 125 V 202 consid. 4a e 372 consid. 5b, ambedue con

riferimenti).

Il TFA

aveva peraltro sottolineato che le condizioni per la concessione del gratuito

patrocinio dovevano essere valutate con rigore (cfr. SVR 2000 KV Nr. 2, consid.

4c, pag 6, in fine).

Secondo

la dottrina, il fatto che, rispetto all'art. 61 lett. f LPGA, l'art. 37 cpv. 4

LPGA utilizzi la formulazione "se le circostanze lo esigono",

anziché quella "se le circostanze lo giustificano", significa

che il legislatore ha inteso riprendere la giurisprudenza secondo la quale,

quando il gratuito patrocinio viene richiesto nella procedura amministrativa,

le relative condizioni devono essere esaminate in maniera rigorosa (Kieser, op.

cit., ad art. 37, n. 20, pag. 400; cfr., d'altronde, FF 1999 3965).

Per il

resto, quali presupposti del gratuito patrocinio valgono l'indigenza del

richiedente, la necessità del patrocinio e la probabilità di esito favorevole

(cfr. FF 1999 3965).

La

concretizzazione delle singole condizioni ha luogo in analogia con i

corrispondenti criteri applicabili nella procedura giudiziaria (cfr. Kieser,

op. cit., ad art. 37, n. 21, pag. 400-401).

In una

sentenza I 928/05 del 4 dicembre 2006 in una vertenza relativa all’assicurazione invalidità, il TFA ha

osservato che la necessità dell’assistenza di un avvocato durante la procedura

amministrativa va riconosciuta solo in casi eccezionali e dipende dal tipo di

problematiche che vengono trattate nella decisione impugnata. In quell’occasione

l’Alta Corte ha negato la necessità dell'assistenza di un avvocato durante la

procedura di opposizione sviluppando le seguenti considerazioni:

"

(…)

5.1

Was die von Vorinstanz und Verwaltung

verweigerte unentgeltliche Verbeiständung im Einspracheverfahren anbelangt, so

hat das kantonale Gericht zutreffend erwogen, dass der Gesuch stellenden Person

ein unentgeltlicher Rechtsbeistand im Verwaltungsverfahren gemäss Art. 37 Abs.

4.

ATSG nur bewilligt wird, wo die Verhältnisse es erfordern, im kantonalen Prozess

dagegen bereits, wo die Verhältnisse es rechtfertigen (Art. 61 lit. f Satz 2 ATSG).

Richtig ist auch, dass die Offizialmaxime rechtfertigt, an die Voraussetzungen,

unter denen eine anwaltliche Verbeiständung sachlich geboten ist, einen

strengen Massstab anzulegen (BGE 125 V 36 Erw. 4b, 114 V 235 Erw. 5b); die

anwaltliche Vertretung im Verwaltungsverfahren drängt sich nur in

Ausnahmefällen auf (BGE 132 V 201 Erw. 4.1, 117 V 408 f. Erw. 5a, 114 V 238 Erw. 6). Verlangt

werden qualifizierende, besondere Umstände. Dagegen kann nicht bereits aus dem

Umstand, dass eine Recht suchende Person während des Verwaltungsverfahrens von

einer Fürsorgebehörde betreut wurde, auf die fehlende Notwendigkeit einer

anwaltlichen Vertretung im Einspracheverfahren geschlossen werden. Insoweit

greift die Begründung der Vorinstanz zum ablehnenden Entscheid zu kurz.

5.2

Umgekehrt kann aber auch nicht bereits aufgrund

der Tatsache, dass eine Rente - mithin eine finanzielle Leistung von in der

Regel erheblicher Bedeutung - zur Diskussion steht, automatisch von einer

notwendigen Verbeiständung ausgegangen werden. Wollte man bereits in diesem

Umstand einen besonders schweren Eingriff in die Rechtsstellung des

Versicherten erblicken, der regelmässig eine unentgeltliche Verbeiständung zur

Folge hat, würde dies darauf hinauslaufen, dass eine solche in praktisch allen

oder den meisten IV-Fällen zu gewähren wäre, was der gesetzlichen Regelung

widerspräche (Urteil R. vom 8. November 2006, I 746/06). Es sind vielmehr die

konkreten Umstände zu beurteilen.

5.3

Vorliegend hat die IV-Stelle ihre

Leistungsverweigerung in einer ersten Verfügung vom 9. Januar 2004 zunächst

damit begründet, dass die im Arztbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 30.

Dezember 2003 gestellte Diagnose weiterhin eine körperlich nicht belastende

Tätigkeit ganztägig ermögliche, was nach wie vor ein rentenausschliessendes

Einkommen zulasse. Auf anwaltliche Einsprache hin holte sie den zum

Abklärungsbericht der Institution X.________ vom 23. Juni 2003 abgefassten

Zusatzbericht von Frau Dr. med. L.________ vom 28. April 2004 ein, worin eine

psychiatrische Begutachtung empfohlen wurde, und hob die Verfügung deswegen auf

(Einspracheentscheid vom 21. Juli 2004). Nach Eingang des psychiatrischen Berichtes

von Dr. med. H.________ vom 28. Januar 2005, worin auf das Fehlen eines

psychischen oder psychosomatischen Gesundheitsschadens geschlossen wurde,

erneuerte die Verwaltung ihre ablehnende Haltung mit Verfügung vom 7. Februar

2005.

Aus medizinischer Sicht wies der Fall demnach weder nach Erlass der

ersten noch der zweiten Verfügung besondere Schwierigkeiten auf. Auch sonst

sind keine qualifizierten Umstände auszumachen. Es galt lediglich, die offenkundige

Diskrepanz zwischen den medizinischen Berichten und jenem der Institution X.________

zu erkennen und aufzugreifen, wozu die den Beschwerdeführer während des

Verwaltungsverfahrens begleitende Fürsorgebehörde ohne weiteres in der Lage

gewesen wäre. Der vorinstanzliche Entscheid, mit welchem die Notwendigkeit

einer anwaltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren verneint wurde, ist

somit im Ergebnis zu bestätigen. (…)“

(STFA del 4 dicembre 2006 nella causa F., I

928/05, consid. 5.1 e 5.2)

Nella

sentenza I 746/06 dell’8 novembre 2006 il TFA ha indicato i seguenti casi di

applicazione della propria giurisprudenza:

"

(…)

3.2

Das Eidgenössische Versicherungsgericht hat die

Notwendigkeit einer unentgeltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren etwa

bejaht in Fällen, wo sich die versicherte Person mit mehreren Arztberichten und

Gutachten und einem Abklärungsbericht Haushalt auseinanderzusetzen und zu dem

im Rahmen der gemischten Methode vorgenommenen Einkommensvergleich Stellung zu

nehmen hatte (Urteil O. vom 27. April 2005 Erw. 7.3, I 507/04), oder wo die Einschätzung

der Arbeitsfähigkeit sehr umstritten, die Einkommensberechnung in der Verfügung

nicht nachvollziehbar und zudem weitere Einkommensbestandteile umstritten waren

(erwähntes Urteil I 75/04 Erw. 3.3), oder in einem Fall, in welchem sich der

Versicherte während Jahren wiederholt und erfolglos an die Verwaltung gewandt

hatte, ohne dass für die ausserordentlich lange Verzögerung fallbezogene Gründe

ersichtlich waren (Urteil W. vom 12. Oktober 2004 Erw. 4.2, I 386/04).

Verlangt werden somit qualifizierende, besondere Umstände. (…)“

(STFA dell’8 novembre 2006 nella causa R., I 746/06, consid. 3.2)

Per un caso in cui, sempre

in materia di assicurazione per l’invalidità, il TFA ha invece ammesso la

necessità dell’assistenza di un avvocato per la procedura di opposizione visto

che si trattava di applicare la giurisprudenza relativa alla sindrome da dolore

somatoforme, vedi la sentenza I 319/05 del 14 agosto 2006.

2.11.2

Nella presente

fattispecie l’Ufficio AI – lasciata aperta la questione a sapere se la vertenza

non fosse di primo acchito votata all’insuccesso – ha negato all’assicurata il

diritto all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa in quanto ha ritenuto

– rientrando il caso nella casistica più consueta delle pratiche AI – non

necessario o perlomeno non indicato l’intervento di un avvocato.

Secondo

questo Tribunale tali argomentazioni non sono in concreto sufficienti per

escludere il diritto al gratuito patrocinio.

Chiamata

a pronunciarsi sui presupposti necessari per riconoscere il diritto

all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa, in particolare sulla

necessità dell’assistenza di un avvocato “sachliche Gebotenheit des Beizugs

eines Anwalts”, l’Alta Corte, in una sentenza I 911/06 del 2 febbraio 2007 si è

confermata nella propria giurisprudenza e ha sviluppato le seguenti

considerazioni:

"

(…)

Hinsichtlich der sachlichen Gebotenheit der

unentgeltlichen anwaltlichen Verbeiständung im Einspracheverfahren sind die

Umstände des Einzelfalls, die Eigenheiten der anwendbaren

Verfahrensvorschriften sowie die Besonderheiten des jeweiligen Verfahrens zu

berücksichtigen. Dabei fallen neben der Komplexität der Rechtsfragen und der

Unübersichtlichkeit des Sachverhalts auch in der Person des Betroffenen

liegende Gründe in Betracht, wie etwa seine Fähigkeit, sich im Verfahren

zurechtzufinden (Schwander, Anmerkung zu BGE 122 I 8, in: AJP 1996 S.

495). Falls ein besonders starker Eingriff in die Rechtsstellung des

Bedürftigen droht, ist die Verbeiständung grundsätzlich geboten, andernfalls

bloss, wenn zur relativen Schwere des Falls besondere tatsächliche oder rechtliche

Schwierigkeiten hinzukommen, denen der Gesuchsteller auf sich alleine gestellt

nicht gewachsen ist (BGE 130 I

182.

Erw. 2.2 mit Hinweisen), und wenn auch eine

Verbeiständung durch Verbands-vertreter, Fürsorger oder andere Fach- und

Vertrauensleute sozialer Institutionen nicht in Betracht fällt (BGE 125 V 34 Erw. 2,

114.

V 236 Erw. 5b; AHI 2000 S. 163 f. Erw. 2a und b). Die sachliche Notwendigkeit wird nicht allein

dadurch ausgeschlossen, dass das in Frage stehende Verfahren von der

Offizialmaxime oder dem Untersuchungsgrundsatz beherrscht wird, die Behörde

also gehalten ist, an der Ermittlung des rechtserheblichen Sachverhaltes

mitzuwirken (BGE 130 I 183 f. Erw. 3.2 und 3.3 mit Hinweisen). Die Offizialmaxime rechtfertigt

es jedoch, an die Voraussetzungen, unter denen eine anwaltliche Verbeiständung

sachlich geboten ist, einen strengen Massstab anzulegen (BGE 125 V 35 f. Erw. 4b; Anwaltsrevue 2005/3 S. 123; Urteil H. vom 10. März 2006 Erw. 7.1, I 692/05).

(…)” (STFA del 2 febbraio 2007 nella causa G., I

911/06)

La necessità o meno

dell’assistenza di un avvocato durante la procedura di opposizione dipende

dunque esclusivamente dal tipo di problematiche che vengono trattate nella

decisione impugnata (per dei casi di applicazione cfr. consid. 2.11.1).

Ora, nel caso concreto, in

cui si trattava di valutare il diritto dell’assicurata ad una rendita AI o ad

una riformazione professionale, l’Ufficio AI, per stabilire il suo danno alla

salute, ha dovuto ricorrere ad una perizia pluridisciplinare SAM (cfr. doc. 35).

Contro la decisione che

negava all’assicurata il diritto a prestazioni, l’avv. RA 1 ha poi interposto

opposizione, criticando in particolare la valutazione psichiatrica inerente la

sindrome somatoforme dolorosa.

Analogamente a quanto già

deciso dal TFA, come visto (consid. 2.11.1. in fine), trattandosi nel

caso di specie dell’applicazione della giurisprudenza relativa alla sindrome da

dolore somatoforme, la necessità dell’assistenza di un avvocato per la procedura

di opposizione va quindi ammessa (cfr. sentenza I 319/05 del 14 agosto 2006).

Alla luce di quanto appena

esposto è a torto che l’Ufficio AI ha ritenuto non necessario

o perlomeno non indicato l’intervento di un avvocato e concluso che l’insorgente

poteva difendersi senza ricorrere ad un legale.

Per quanto riguarda gli

altri presupposti – non analizzati dall’Ufficio AI – cumulativamente necessari

per riconoscere il diritto all’assistenza giudiziaria in sede amministrativa,

il TCA rileva che l’assicurata, come verrà esposto di seguito (cfr. consid. 2.13.),

non può essere considerata indigente.

Il

rifiuto dell’istanza di assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio,

inoltrata dall’assicurata in data 17 ottobre 2006, deve pertanto essere confermato.

2.12

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità

delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese

di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- andrebbero poste a carico

dell’assicurata, la quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria (cfr.

consid. 2.13.).

Al

riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della

legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione

della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

"

(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito

patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere

gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati

interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in

considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le

persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito

delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni

e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso

AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio

in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le

controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti

di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di

politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore

litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di

spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione

totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento

espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.

(...)"

2.13

La ricorrente

ha infine postulato di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria

con gratuito patrocinio (II).

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,

rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità

di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –

rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.

88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche

art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato

(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di

esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con

riferimenti).

Nel caso

di specie, dall’attestato municipale per l'ammissione all'assistenza

giudiziaria risulta che la ricorrente, del 1959, è sposata e ha due figli

maggiorenni, di cui uno vive in comunione domestica con i genitori, ma non

partecipa alle spese della famiglia (doc. VIII/bis). Dal medesimo attestato

risulta che l’istante non ha alcuna attività lucrativa, mentre suo marito percepisce

fr. 2'890.-- mensili quali indennità per malattia e infortunio (doc. VIII/bis).

Per

quanto riguarda il calcolo del fabbisogno, deve anzitutto essere applicato

l’importo base mensile per coniugi pari a fr. 1'550.--, stabilito per il

calcolo del minimo esistenziale LEF dalla Camera di esecuzione e fallimento,

quale Autorità di vigilanza cantonale e in vigore dal 1° gennaio 2001, tuttora

in uso. Quali spese, i coniugi __________ versano fr. 820 mensili per il canone

di locazione dell’abitazione più fr. 100 mensili di spese accessorie, a cui

vanno aggiunti, dedotti i sussidi, fr. 482.80 di premio cassa malati, come

indicato dall’assicurata stessa nell’attestato municipale (doc. VIII/bis). L’assicurata

ha poi indicato di dovere pagare fr. 100.-- mensili di imposte. Complessivamente

le spese mensili ammontano quindi a fr. 3’052.80.

In una

sentenza del 20 settembre 2004 nella causa F., U 102/04, il TFA ha ribadito che

il limite per valutare lo stato di bisogno ai fini della concessione o meno

dell'assistenza giudiziaria, è superiore al minimo esistenziale agli effetti

del diritto esecutivo.

All'importo

base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il 25%.

In casu,

aggiungendo all'importo di base determinato sulla base della Tabella per il

calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo un

supplemento del 15-25% risulterebbe un ammanco mensile oscillante fra fr. 395.30

e fr. 550.30.

Va

tuttavia rilevato che il figlio __________, che abita ancora con i genitori,

percepisce un salario mensile di circa fr. 3’000 (cfr. doc. VIII/bis) ed è

quindi esigibile che egli dia una contributo all’economia domestica. Infatti,

secondo la dottrina in materia di diritto esecutivo, il figlio maggiorenne

esercitante un’attività lucrativa che vive nell’economia domestica, è chiamato

a contribuire alle spese di abitazione, quale l’affitto ed il riscaldamento

(cfr. Mühll, in Kommentar über Schuldbetreibung und Konkurs, Basilea 1998, ad

art. 93 N.20, pag. 946; cfr. anche la tabella per il calcolo del minimo

esistenziale LEF edita dalla Camera di esecuzione e fallimento (CEF) del

Tribunale d’appello, valida dal 1° gennaio 2001, ove al punto IV precisa che:

“il reddito da lavoro di figli maggiorenni, che vivono nell’economia domestica

del debitore, non viene considerato in linea di principio per il calcolo vitale

dell’escusso. Viene per contro calcolata una partecipazione appropriata del

figlio maggiorenne alle spese d’abitazione (canone locatizio e riscaldamento)").

In queste

circostanze, siccome si può pretendere dal figlio dell’assicurata che dia un

contributo all’economia domestica, l’interessata non può essere ritenuta

indigente ai sensi della succitata giurisprudenza. Ne consegue la reiezione

dell’istanza.

A titolo

abbondanziale, va rilevato che nell’attestato municipale per l'ammissione

all'assistenza giudiziaria la ricorrente ha indicato di possedere una casa in __________.

Con scritto del 22 settembre 2008, il TCA ha chiesto al legale della ricorrente

di produrre la documentazione attestante il valore della casa e l’ammontare

delle eventuali ipoteche (XIX). In data 29 settembre 2008 è giunto al TCA uno

scritto nel quale il patrocinatore dell’interessata ha comunicato che si tratta

della casa del suocero dell’assicurata che, quindi, non le appartiene.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. L'istanza

tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è respinta.

3. Le

spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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