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Decisione

32.2007.375

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

15 gennaio 2009Italiano54 min

Source ti.ch

Fatti

I doc. X

e XII sono stati trasmessi per osservazioni alle parti (doc. XIV).

1.8. In data 19

dicembre 2008 il rappresentante dell’assicurato ha formulato le proprie osservazioni

(doc. XV).

L’UAI ha

inoltrato la sua presa di posizione il 22 dicembre 2008 (doc. XVI).

I doc. XV

e XVI sono stati trasmessi per conoscenza alle parti (doc. XIVII e XVIII).

in

diritto

In ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF H

180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA

H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H

220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in

RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98

del 26 ottobre 1999).

2.2. Il 1°

gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

Occorre

qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza

di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono determinanti

quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la fattispecie che esplica

degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid. 1).

Dal

momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è

realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione

della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati

in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

2.3. Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA,

con invalidità s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente

o di rilevante durata, cagionata da un danno alla salute

fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia

o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo

la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute

fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia

o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre

quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione

della capacità di guadagno, perché il caso possa essere

sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les

rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale,

tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

Secondo

l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno

diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che

gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi

almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in

condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del

lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido

(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere

determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante

la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle

affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et

pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui

ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa

adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto

dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto

dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei

all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini

fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;

Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente

esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e

dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione

personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua

capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge

il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se

ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione

fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

Al

proposito va infine ancora rilevato che, secondo la

giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le

circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla

rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla

medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali

modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione

(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili

di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R

consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in

SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01

pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I

26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I

475/01).

2.4. Per quanto riguarda in

particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha

stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non

poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità

lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la

società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI

1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA

del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,

Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

L'Alta Corte ha inoltre

avuto modo di precisare che:

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i

quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali

propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono

considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono

turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità

di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la

misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più

oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità

di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo

accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;

di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che

l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui

pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102

V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;

RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

Secondo la giurisprudenza

del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni

dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la

farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella

causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,

pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

In

una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri

per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca

un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati

così riassunti dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2,

destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.: pubblicata in DTF

130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente confermata, un

disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di regola, atto a

determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della capacità lavorativa

suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a

questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo

da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale

da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata

lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro

oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI

2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in

fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali,

presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di

notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri

criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche

accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione

senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,

un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29

gennaio 2003 in re P., I

129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Questa

giurisprudenza è stata recentemente confermata dall’Alta Corte nella sentenza

9C_830/2007 del 27 luglio 2008, vedi anche la sentenza 9C_382/2008 del 22

luglio 2008.

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004 pubblicata in DTF 131

V 49 l'Alta Corte, dopo avere

confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione

per l'invalidità.

Pertanto,

se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione

dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà

diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è

una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento

osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori

intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure

mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco

credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella

vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.

Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,

con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

La nostra

Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata

nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

" (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente

sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella

raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi

è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione la

diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli

ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose

similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal

profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per

analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da

dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di

una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve

presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere

sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131

V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve

comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati

fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di

fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi

negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante

per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un

processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe

croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure

ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo

nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di

una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato

psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di

un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto

tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di

disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno

alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni

legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I 873/05)

In una sentenza 9C_35/2007

del 4 aprile 2008, l'Alta Corte ha sottolineato:

" (...)

Quanto agli effetti invalidanti della

fibromialgia, invocati con il ricorso e negati nel caso di specie dal primo

giudice sulla scorta della valutazione del Servizio X.________, basta il

rilievo che, in analogia a quanto stabilito in materia di disturbo somatoforme

da dolore persistente, la malattia non è di regola atta a determinare una

limitazione di lunga durata della capacità lavorativa suscettiva di cagionare

un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI e che comunque le condizioni per

eccezionalmente ammettere una siffatta ipotesi non sono certamente date in

concreto in assenza di una comorbidità psichiatrica importante (in casu:

sintomatologia depressiva descritta in totale regressione) e in presenza di una

(chiara) tendenza all'esagerazione riscontrata dal dott. J.________ (DTF 132 V

65 consid. 4.2.1 e 4.2.2 pag. 70 seg.; 131 V 49 consid. 1.2 pag. 50; 130 V 352

consid. 2.2.3 pag. 353 seg. e consid. 3.3.1 pag. 358). (...)"

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che

“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del

Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).

(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

2.5. Nella

decisione del 14 giugno 2006 l’UAI ha negato le prestazioni all’assicurato fondandosi

in primo luogo sul rapporto medico del 26 agosto 2005 del Dr. __________ che ha

diagnosticato una corioretinosi miopica OD senza ripercussioni sulla

capacità lavorativa e uno stato dopo l’intervento bilaterale di cataratta. Lo

specialista ha indicato quale conseguenza del disturbo alla

salute sull’attuale attività lavorativa di RI 1: “difficoltà soggettiva di

visione del computer”.

Il medico

ha ritenuto ancora proponibile l’attuale attività e negato una diminuzione del

rendimento. L’assicurato inoltre - a mente del Dr. __________ - è in grado di

svolgere altre attività che non richiedono una visione stereoscopica senza un

rendimento ridotto (doc. AI 34-3).

Il medico

del SMR, Dr. __________, nel proprio rapporto medico del 31 maggio 2006 ha

ripreso le indicazioni del Dr. __________, secondo cui l’unica limitazione

funzionale consiste per lavori con richiesta di visione stereoscopica, mentre

per altre attività non vi sono limiti funzionali. Il Dr. __________ ha aggiunto

che la patologia cutanea non è di natura invalidante (doc. AI 47-1).

A seguito

dell’opposizione dell’assicurato e della nuova documentazione medica prodotta, il

medico del SMR, Dr.ssa __________, nelle proprie annotazioni del 21 agosto 2006 ha rilevato:

"

(…)

Valutazione SMR: in confronto al 2005 il visus

risulta sostanzialmente invariato (OD 0.5 nel 2004). Anche le sineresi vitreali

OS con miodesopsie e fotopsie erano già presenti da tempo (vedi rapporto visita

Dr. __________ del 15.12.2005) e non motivano una riduzione della capacità

lavorativa in attività che non richiede la visione steroscopica, come valutato

dall’oftalmologo curante stesso nel suo rapporto medico AI del settembre 2005.

Non è quindi oggettivato un peggioramento dello

stato di salute in confronto al 2005 e non ci sono quindi motivazioni per

sostenere una diminuzione della capacità lavorativa in attività che non

richiede la visione steroscopica come quelle lavorative svolte fino al 1998 e

come quella attualmente svolta da persona senza attività lucrativa.

Il fatto che ci sia un corso una valutazione

oftalmologia per eventuale intervento di vitrectomia OS

non cambia l’attuale situazione.” (doc. AI 56-1).

In

data 6 novembre 2006 la Dr.ssa __________ ha poi annotato:

"

La nuova documentazione medica presentata

(rapporto __________ del 03.10.2006) non evidenzia un cambiamento dello stato

di salute come valutato precedentemente (vedi rapporto SMR Dr. __________ del

31.05.2006 e le mie annotazioni del 21.08.2006).

Viene esplicitamente affermata una situazione a

livello dell’occhio sinistro assolutamente normale (con visus normale 1.0) che

non richiede nessun tipo di trattamento.

Quindi non si giustifica una diminuzione della

capacità lavorativa in attività che non richiede la visione steroscopica,

compresa quella di “casalingo”, impiegato amministrativo, rappresentante o

simili” (doc. AI 59-1).

Il Dr.

Med. __________, spec. FMH in medicina interna e oncologia in data 1° ottobre 2007 ha prodotto il seguente referto:

"

In seguito prendo posizione come medico curante

del Signor RI 1 che seguo dal 02.10.2003, per quanto riguarda la vostra

decisione del 14.06.2006 dove risulta nessun diritto ad una rendita

d'invalidità e/o ad una riqualifica professionale.

Innanzitutto vorrei sottolineare che il Signor RI

1 chiede soprattutto una riqualifica professionale, considerato che per i suoi

problemi di vista sicuramente ha problemi ad eseguire il suo lavoro come assicuratore.

Comunque cosa non risulta dalla vostra decisione,

che comunque da parte mia è da segnalare, una diagnosi di un morbo di Basedow

nell'agosto 2003. Questa malattia è conosciuta anche per

alterazioni psichiche importanti che in questo momento non permetterebbero al

Signor RI 1 di lavorare in ogni caso. Questa malattia è stata trattata con

beneficio con il Neo-Mercazole. Comunque, le alterazioni psicologiche che

sicuramente si potevano anche discutere coinvolgendo uno psichiatra, hanno

lasciato le loro tracce nel senso che il Signor RI 1 soffriva di una sindrome

ansiosa importante, in parte anche depressiva, un fatto che sicuramente

prolungava un'assenza dal lavoro. Inoltre, una ricaduta del morbo di Basedow

è sempre possibile.

Purtroppo, nel marzo 2006, è stato diagnosticato

una mycosis fungoides, un linfoma della cute, che chiedeva di nuovo un

trattamento impegnativo. Quindi si tratta di un paziente che ha presentato una

malattia endocrinogena, Morbo di Basedow, che causa

alterazioni depressive e soprattutto momenti di angoscia importanti e poco dopo

questa diagnosi è stata diagnosticata un linfoma della cute, quindi un tumore

maligno, che inoltre ha avuto un impatto sfavorevole sulla psiche del paziente.

Quindi tranne la situazione somatica, anche dal lato psichico il Signor RI 1

era inabile, al lavoro nel 2006. Dall'altra parte, cosa apprezzo molto è che il

Signor RI 1 chiede adesso una nuovo riqualifica nella vita professionale e si

interessa al settore sociale e sanitario, ragione per cui le chiedo di

rivalutare la vostra decisione e in seconda linea per quale motivo non dare una

mano ad una persona che, dopo tutto quello che ha subito, è disposto a

riprendere un lavoro regolare." (Doc. AI 60)

Nelle

annotazioni del 5 ottobre 2007 il medico SMR, Dr. __________, ha poi indicato

che la nuova documentazione medica pervenuta dal Dr. __________, indica una

patologia endocrinologica “Morbo di Basedow”, che con le dovute accortezze

terapeutiche, non ha influenza sulla capacità lavorativa dell’assicurato. La

patologia dermatologica mycosis fungoides è già stata considerata nel rapporto

del SMR del 31 maggio 2006, mentre lo stato di depressione non trova un

oggettivo riscontro (doc. AI 62-1).

L’UAI,

sulla base delle indicazioni dei medici del SMR precedentemente illustrate ha

respinto l’opposizione e confermato il proprio provvedimento non essendo stata

riscontrata alcuna incapacità lavorativa (doc. AI 64-1).

In sede

ricorsuale l’insorgente ha nuovamente prodotto il referto del Dr. Med. __________

del 1° ottobre 2007 e il certificato medico oculistico del 12 novembre 2007 del

Dr. Med. __________, del seguente tenore:

"

Si tratta di un paziente con una maculopatia

atrofica, su base miopica, che può ridurre la performance visiva, limitando la

capacità di concentrazione, a causa delle metamorfopsie che da essa originano.

La presenza di uno scotoma centrale non soppresso

e le alterazioni dell'epitelio pigmentato possono provocare una distorsione

delle immagini.

Non vi è una perdita assoluta della visione

binoculare, ma proprio per questo fatto ci può essere un maggiore disturbo da

parte dell'occhio colpito.

In questo caso l'OD può influire negativamente

sulla qualità della visione del signor RI 1 inducendo una scarsa capacità di

concentrazione durante la lettura e l'elaborazione del linguaggio

scritto." (Doc. C)

Il TCA,

in data 14 novembre 2008, sulla base del referto medico del 12 novembre 2007

del Dr. Med. __________, ha chiesto a quest’ultimo di quantificare la

percentuale di inabilità lavorativa di RI 1 (doc. X).

Il Dr.

Med. __________, Capoclinica del __________ dell’Ospedale __________ di __________,

il 27 novembre 2008 ha dato la

seguente risposta:

"

Egregio Avvocato,

in risposta alla sua lettera del 14 novembre 2008

desidero comunicarle che la mia opinione a riguardo sarebbe orientata ad una

riqualificazione professionale piuttosto che un grado di invalidità.

Quest’ultima infatti presuppone una rendita per il paziente, ma non potendo

essere del 100%, a mio parere, non esclude comunque l’obbligo di utilizzare dei

computer a scopo lavorativo. In questo caso riproporrebbe il disagio accusato

dal paziente in passato. A mio modesto parere, la riqualificazione

professionale aiuterebbe di più il signor RI 1 ad essere reintrodotto nel mondo

lavorativo al 100%, ma escluderebbe il ripresentarsi del disagio per cui si è

reso necessario prendere dei provvedimenti” (doc. XII).

2.6. Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto

medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,

ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die

Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997

pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti

approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle

inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1

pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

Considerandi

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001.

pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella

DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale

ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto

esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere come

oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI

1993.

pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre

ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse

dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante

ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2

L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato

quanto segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur

probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence

consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les

références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause

une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de

nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont

une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins

traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va

ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito

psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni

(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle

assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota

158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e

cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”

in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea

2008.

pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.7

Questo

Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato

accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della

decisione impugnata, non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie

le conclusioni cui è giunto l’UAI sulla base delle valutazioni dei medici del

SMR.

Per quanto riguarda l’aspetto

oftalmologico il Dr. __________, spec. FMH in oftalmologia e

oftalmochirurgia e medico curante, il 26 agosto 2005 ha diagnosticato una corioretinosi miopica OD e uno stato dopo l’intervento bilaterale di

cataratta. Egli ha negato una diminuzione del rendimento e considerato ancora

proponibile l’attuale attività di impiegato con la sola limitazione funzionale

per lavori che richiedono una visione stereoscopica (su questo tema vedi: http://it.wikipedia.org/wiki/ Stereoscopia).

Inoltre il medico ha indicato

che l’assicurato è in grado di svolgere altre attività che non richiedono

questo tipo di visione senza una diminuzione del rendimento (doc. AI 34-1 /

34-3).

Sulla base del rapporto

del 21 luglio 2006 del medesimo specialista (doc. AI 51-2), la Dr. ssa __________

del SMR il 21 agosto 2006 ha poi confermato l’assenza di un peggioramento dello

stato di salute del paziente rispetto al 2005 e negato che vi sia una

diminuzione della capacità lavorativa in attività che non richiedono la visione

stereoscopica (doc. 56-1).

Anche il referto del 3

ottobre 2006 dell’__________ non ha fornito una valutazione che si scosta da

quanto illustrato dai medici del SMR. Il Dr. __________

dell’ospedale vodese ha precisato: “Je ne pense pas qu’il faille

entreprendre quoi que ce soit du point de vue traitement. J’ai expliqué à

Monsieur RI 1 que la situation de l’OG était absolument normale et qu’il y

avait très peu de risque qu’une dégénérescence rétinienne se manifeste à l’OD

actuellement” (doc. AI 57-2).

La Dr.ssa __________ ha

ribadito il 6 novembre 2006 (doc. AI 59-1) che il rapporto dell’__________ non

evidenzia un cambiamento dello stato di salute e che pertanto non si giustifica

una diminuzione della capacità lavorativa.

Per quanto riguarda infine

il certificato medico del 12 novembre 2007 del Dr. __________ esso si limita ad

indicare che l’assicurato soffre di una maculopatia atrofica,

su base miopica, che può ridurre la performance visiva, limitando la capacità

di concentrazione, a causa delle metamorfopsie che da essa originano. Lo

specialista aggiunge che lo scotoma centrale non soppresso e le alterazioni

dell'epitelio pigmentato possono provocare una distorsione delle immagini. Non

vi è una perdita assoluta della visione binoculare, ma ci può essere un

maggiore disturbo da parte dell'occhio colpito che può influire negativamente sulla qualità della visione del

signor RI 1 inducendo una scarsa capacità di concentrazione durante la lettura

e l'elaborazione del linguaggio scritto.

Sulla

base di tale diagnosi e valutazione questa Corte ha interpellato il Dr. Med. __________

in merito alla capacità lavorativa dell’assicurato (doc. X).

Il Dr. Med.

__________, Capoclinica del __________ dell’Ospedale __________ di __________,

nel proprio scritto di risposta del 27 novembre 2007 (doc. XII) ha escluso un grado

d’invalidità del paziente ritenendo più adeguata una riqualifica professionale.

Egli sostanzialmente ha confermato quanto emerso dalle precedenti valutazioni,

ovvero che la sola limitazione funzionale consiste per lavori con una visione

stereoscopica (ossia quelli che richiedono l’uso del computer).

In

particolare il Dr. __________ afferma che “la riqualifica professionale

aiuterebbe di più il signor RI 1 ad essere reintrodotto nel mondo lavorativo al

100%...” (doc. XII).

Alla luce

dei certificati medici appena citati, questa Corte ritiene perciò che

l’assicurato nelle attività svolte precedentemente, in particolare quella di

impiegato amministrativo, rappresentante o simili, che in tutte le altre è da

ritenere abile al lavoro in misura piena con la sola limitazione funzionale per

lavori che richiedono una visione stereoscopica, così come ha indicato il

medico del SMR nelle proprie annotazioni del 6 novembre 2006 (doc. AI 59-1) e

confermato dal Dr. __________ il 27 novembre 2007.

Anche, le immagini

fotografiche (doc. VI bis) prodotte dal ricorrente il 2 gennaio 2008 a sostegno delle proprie argomentazioni sono prive di una diagnosi, di una valutazione della

patologia dell’assicurato e del suo influsso sulla capacità lavorativa, nonché

del decorso della patologia e di una prognosi. Le stesse dunque non adempiono

ai requisiti richiesti dalla giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico

abbia valore probatorio (cfr. consid. 2.6.) e non sono atte a mettere in dubbio

le conclusioni alle quali sono giunti i medici del SMR.

Per consolidata

giurisprudenza il giudice delle

assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla

situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga

che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di

accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa

(DTF 127 V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93

consid. 3, 99 V 102).

In

concreto, le immagini prodotte dal ricorrente datate 20 dicembre 2007 (doc. VI

bis) fanno inoltre riferimento ad una situazione clinica dell’assicurato

posteriore alla decisione impugnata e dunque, anche per questa ragione, non sono

rilevanti nella presente procedura.

Il TCA non ha

motivo per distanziarsi dalle valutazioni dei medici del SMR che non sono state

del resto smentite da certificati medico-specialistici attestanti un

peggioramento della patologia oftalmologica, in grado di influire sulla

capacità lavorativa residua dell’interessato.

Per quanto riguarda la patologia

dermatologica l’Ospedale __________ di __________ ha posto la diagnosi di “mycosis

fungoides stadio Ia” (doc. AI 42-2) che il Dr. Med. __________ del SMR, nel

proprio rapporto del 31 maggio 2006, ha valutato ad uno stadio iniziale con

unicamente efflorescenze di tipo passeggero e assenza di prurito. A tale stadio

la patologia non è ritenuta invalidante in quanto non ha ripercussioni sullo

stato generale del paziente (doc. AI 47-3).

Il Dr. Med. __________, spec.

FMH in medicina interna e oncologia, nel suo referto del 1° ottobre 2007 (doc.

D) ha confermato la presenza di una mycosis fungoides (linfoma della cute) che ha avuto un impatto sfavorevole sulla psiche del paziente.

Anche in questo caso tuttavia il medico curante di RI 1 non ha indicato quale

ripercussione questo linfoma avrebbe sulla capacità lavorativa del ricorrente limitandosi

ha ritenere il paziente inabile al lavoro a causa del morbo di Basedow, delle sue

conseguenze psichiche, e del linfoma della cute senza differenziare l’incidenza

di ogni patologia sulla capacità lavorativa residua dell’insorgente.

Questa certificazione,

seppur stesa da un medico specialista FMH in medicina interna e oncologia, è

del tutto generica e priva di una valutazione specifica della patologia oncologica

e del suo influsso sulla capacità lavorativa dell’assicurato. Anzi, il Dr. __________

si è soffermato piuttosto sulla patologia psichiatrica (le alterazioni

depressive e i momenti di angoscia) e su quella endocrinogena (morbo di

Basedow) per le quali tuttavia non è uno specialista in materia. Ne discende

che tale attestazione non è atta ad inficiare il parere del medico del SMR, Dr.

__________.

Dal profilo endocrinogeno

e psichiatrico agli atti vi è unicamente il certificato medico del Dr. __________

che ha diagnosticato il morbo di Basedow (malattia endocrinogena), all’origine di alterazioni

depressive e soprattutto momenti di angoscia importanti, e il linfoma della

cute, di cui già si è detto.

Tali

patologie hanno avuto – secondo il Dr. __________ - un impatto sfavorevole

sulla psiche del paziente (doc. AI 60).

Per quanto riguarda la

patologia endocrinologica “morbo di Basedow” (patologia tiroidea) il Dr. __________

del SMR il 5 ottobre 2007 ha escluso, con le dovute accortezze terapeutiche,

un’influenza sulla capacità lavorativa dell’assicurato (doc. AI 62-1). Anche il

Dr. __________ nelle proprie annotazioni del 4 dicembre 2007 ha ripreso la nota del collega Dr. __________ aggiungendo che tale patologia nella fase più

acuta può provocare dei sintomi psichici legati ai disequilibri ormonali che è

possibile riassestare nel corso di pochi mesi come pure l’eventuale

problematica psichica. È possibile poi una reazione depressiva in occasione

della diagnosi di micosis fungoides. Egli ha tuttavia confermato che la

patologia psichica non risulta minimamente documentata (doc. IV 2).

Il TCA

non ha motivo per distanziarsi neppure da tale valutazione che non è del resto

stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle patologie

maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa

residua dell’interessato.

Va qui

ricordato che se, da una parte, la

procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i

fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,

dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la

sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione

della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di collaborazione comprende

in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente

esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai

fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le conseguenze

della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

A mente

del TCA il certificato del Dr. __________, steso peraltro da un medico non

specialista in psichiatria, generico, privo di diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta, senza una valutazione delle patologie

dell’interessato e del loro influsso sulla capacità lavorativa, senza esporre

il decorso della patologia, indicare una prognosi e fornire una descrizione dei

trattamenti intrapresi, non adempie quindi i requisiti richiesti dalla

giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio

(cfr. consid. 2.6.) e non è atto a mettere in dubbio le

conclusioni alle quali sono giunti i medici del SMR, circa l’assenza di patologie

psichiatriche invalidanti.

Al

riguardo, cfr. STF 9C 376/2007

del 13 giugno 2008, nella quale l’Alta Corte ha considerato ininfluente un

certificato medico stilato dallo psichiatra curante, il quale riferisce

unicamente dell’inizio di un trattamento specialistico per un episodio depressivo

di media gravità, senza tuttavia esprimersi minimamente su un’eventuale

incidenza (presente e/o passata) invalidante dei disturbi psichici.

Il TCA

sottolinea a tal proposito che in una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il

Tribunale federale (TF) ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno alla

salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno

specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di

classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.

pure la recente sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05

del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

Giova

ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima

Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche

se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno

un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega

al suo paziente (cfr.

RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF

124.

I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des

assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,

Basilea 2000, p. 269s.).

Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico

assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si

può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista

(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007

consid. 2).

Ad esempio, nella sentenza

9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

" (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la

divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat

d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux

arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne

saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le

juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs

médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que

si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas

donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont

fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont

confirmé la décision attaquée. (...)"

Tutto ben considerato, dunque,

a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni dei

medici del SMR, alle quali deve essere attribuita, secondo la

giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.6.), forza probatoria

piena, in quanto approfondite, complete e motivate.

2.8

In esito

alle considerazioni che precedono, questa Corte ritiene dunque dimostrato,

secondo il criterio della verosimiglianza preponderante, caratteristico del

settore della sicurezza sociale (cfr. DTF 125 V 195 consid. 2 e riferimenti;

vedi pure D. Cattaneo "Le perizie nelle assicurazioni sociali" in Le

perizie giudiziarie. Ed. CFPG e Helbing Lichtenhahn, Lugano e Basilea 2008,

pag. 203 seg. - 215 e 277 -), che l’assicurato sia nelle precedenti attività svolte

che in altre attività presenta un grado di capacità lavorativa del 100%, con il

solo limite funzionale per lavori che richiedono una visione stereoscopica.

2.9

Essendo

quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa,

del 100% in attività che non richiedono la visione stereoscopica, ricordato

inoltre che l'invalidità

nell'ambito delle assicurazioni sociali svizzere è un concetto di carattere

economico‑giuridico e non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275

consid. 4a), occorre esaminare le conseguenze del danno

alla salute dal profilo economico.

2.10

Per

determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il

danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la

stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale

diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza

preponderante, quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con

riferimento). Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente

possibile. Di regola ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona

assicurata ha conseguito prima del danno alla salute, se del caso adeguato al

rincaro e all’evoluzione reale dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid.

4.3.1

pag. 224), o comunque sul salario che potrebbe essere conseguito in un

posto di lavoro identico nella stessa azienda o in un’azienda simile.

Nel caso

in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito

ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà

riferimento ai dati empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per

il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui – in assenza di indizi

concreti che impongano una diversa valutazione – la persona assicurata avrebbe

di regola, e conformemente all’esperienza generale, continuato l’attività

precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid.

2a). In tale contesto la normale evoluzione professionale va senz’altro

considerata. Tuttavia gli indizi che l’assicurato avrebbe intrapreso una

carriera e percepito un salario più elevato devono essere concreti (DTF 96 V 29

pag. 30; RAMI 1993 no. U 168 pag. 100 consid. 3b). La mera dichiarazione

d’intenti non è pertanto sufficiente; necessario è infatti che tale intenzione

sia suffragata da passi concreti, quale ad esempio la partecipazione a corsi

ecc. (VSI 200 pag. 161 consid. 3b (I 357/01) e dottrina citata).

Nel caso

di specie, l’assicurato ha svolto svariate attività: impiegato nel campo delle

assicurazioni, commesso, rappresentante, impiegato presso un albergo, agente di

vigilanza, impiegato presso uno studio medico e infine dal 1998 non ha più esercitato

alcuna attività lucrativa.

Questa

Corte ritiene, dunque, che vista la lunga inattività dell’assicurato, il

reddito che egli avrebbe potuto conseguire senza invalidità va determinato

sulla base dei dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, in attività

semplici e ripetitive.

2.11

Per quanto

riguarda invece il reddito da invalido va ricordato che lo stesso è determinato sulla

base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione

però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità

lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente

svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale

("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

Se

invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non

ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,

da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di

invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi

dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi

nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC

1991.

p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

Inoltre,

va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il

TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del

salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità

suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a

pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che

l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido

motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione

(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

L’Alta

Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di

indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla

tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita

dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella

TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV

nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).

Orbene, utilizzando i dati forniti dalla succitata tabella TA1

elaborata dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2006

una professione che presuppone un livello di qualifica 3 (conoscenze

professionali e specializzate) nel settore privato svizzero (a proposito della

rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439,

p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un

salario mensile lordo pari a fr. 5'608.--.

Riportando

questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata

in La Vie économique, 1/2-2007, p. 94), esso ammonta a fr. 5'846.34

mensili oppure a fr. 70'156.08 per l'intero anno (fr. 5'846.34 x 12, ritenuto

che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999

nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

In

ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le

circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno

alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,

grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere

ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

In

concreto, il TCA ritiene corretto applicare una riduzione del 10%, in quanto

l’unica limitazione funzionale è quella relativa ai lavori che richiedono la

visione stereoscopica.

Un’ulteriore

riduzione non entra in considerazione, in particolare quella per l’età

dell’assicurato, nato nel 1951.

Ritenuto che sia il reddito da valido, sia quello

da invalido, vanno determinati sulla base dei dati statistici nazionali di cui

alla Tabella TA1, il grado di invalidità dell’assicurato in attività che non

richiedono la visione stereoscopica corrisponde alla riduzione percentuale del

10%, ciò che non dà diritto ad una

rendita di invalidità né ad una riqualifica professionale, come stabilito

dall’amministrazione.

La

decisione impugnata va dunque confermata.

Visto l’esito

della vertenza può rimanere indecisa la questione se l’assicurato abbia o meno

assolto la condizione dell’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI di un anno di incapacità

lavorativa per almeno il 40%, senza notevoli interruzioni, come indicato dall’UAI

nella decisione oggetto del ricorso (doc. 64-1).

Si

ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica

eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per

l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento

impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V

140.

e 129 V 4).

2.12

L’assicurato

ha chiesto al TCA l’esecuzione di una perizia pluridisciplinare (I).

Al

proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il

giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione

che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e

che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,

si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo

1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda

pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344

consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di

essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344

consid. 3c con riferimenti).

In

concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la

fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere

ad altri accertamenti medici.

2.13

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità

delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese

di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a

carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria

(cfr. consid. 2.14.).

Al

riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della

legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione

della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

"

(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito

patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere

gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati interessati,

come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in

considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le

persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito

delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni

e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso

AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio

in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le

controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti

di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di

politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore

litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di

spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale

dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento

espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.

(...)"

2.14

Il ricorrente

ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria con

gratuito patrocinio (I).

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,

rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità

di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –

rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.

88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche

art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato

(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di

esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con

riferimenti).

In casu,

il ricorrente, coniugato si trova nel bisogno. Il medesimo dispone in

effetti, quali entrate, di una rendita mensile assistenziale di fr. 650.-- /

fr. 750.-- e dello stipendio della moglie __________, dipendente della __________

di __________, di fr. 2'930.- mensili (cfr. doc. B). L’assicurato non possiede

inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale

appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere privo di

fondamento.

Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la

concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito

patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,

qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare

(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;

cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti

al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I

569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.

5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

Ne

consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese

processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. L’istanza

tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è accolta.

3. Le

spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente. A seguito

della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte

dallo Stato.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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