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Decisione

32.2007.52

Presupposti per poter attribuire carattere invalidante ad una sindrome da dolore somatoforme

25 febbraio 2008Italiano62 min

Source ti.ch

Fatti

i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento (DTF 125 V 354 consid. 3b/bb).

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; ZAK

1986 pag. 188; RAMI 1993 pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STFA del 26 agosto 2004 nella causa

G.C., I 355/03, consid. 5).

Per

quel che riguarda i rapporti concernenti il medico curante, secondo la generale

esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce

del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,

in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STFA del 25 febbraio 2003 nelle

cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/ 01; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; MEYER-BLASER,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungs-recht, Zurigo 1997,

pag. 230).

Se vi sono dei rapporti medici contraddittori il giudice non può

evadere la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per

cui egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STFA del 25

febbraio 2003 nelle cause P.G., U 329/01 ed S., U 330/01).

Infine,

va rilevato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto

affidabile deve adempiere diverse condizioni (Cattaneo, “La promozione dell'autonomia

del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni sociali”, in RDAT 2003-II pag.

628-629, in particolare la nota

158, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in particolare

la DTF 127 V 294).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di Mosimann.

In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte und

[psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito psichiatrico

l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta

e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre,

l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del

resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,

tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le

allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,

l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni

fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele

molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di

grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27

settembre 2001 nella causa A., inc. 32.1999.124; STFA del 12 marzo 2004, I

683/03 pubblicata in DTF 130 V 352 e STFA inedita del 23 settembre 2004, I

384/04).

2.7. Nel

caso concreto, dalla decisione impugnata, emerge che l’Ufficio AI ha negato

all’assicurato il diritto a una rendita fondandosi sulle risultanze di una

perizia reumatologica, di una perizia psichiatrica e del rapporto medico 12

gennaio 2006 nonché delle annotazioni 12 gennaio 2007 del dr. __________, medico

SMR.

L’aspetto

reumatologico è stato indagato dal dr. __________, FMH in medicina

interna e reumatologia, nella perizia 17 dicembre 2002

(doc. AI 21/1-15).

Al

riguardo, questa Corte, nella STCA dell’11 gennaio 2005 (doc. AI 45/1-16),

aveva già concluso che: “(…) Nell’evenien-za concreta, questo

TCA non intravede ragioni che gli impediscano di far proprie le conclusioni cui

è pervenuto il dr. __________, specialista delle affezioni di cui l’interessato

è portatore, il quale ha compiutamente valutato il danno alla salute dal

profilo reumatologico, sulla base di accertamenti approfonditi e completi,

giungendo a conclusioni logiche e motivate in merito alla parziale capacità

lavorativa (80%) nella sua precedente attività lucrativa. (…)” (doc. AI 45/9).

L’aspetto

psichiatrico è stato indagato dal dr. __________, FMH in psichiatria e

psicoterapia, nella perizia 27 settembre 2005 (doc. AI

54/1-16).

Il

dr. __________ – posta la diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa

di “(…) sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD F 45.4), esistente dal

2000. Sindrome panspondilogena su/con: - turbe statiche con bacino pendente a

destra, lieve scoliosi sinistra convessa, iperlordosi lombare, insufficienza

muscolare; - decondizionamento e somatizzazione; - moderate alterazioni

degenerative con condrosi C5/C6, C6/C7 (…)” (doc. AI 54/9) – nella valutazione

e prognosi – dopo aver rilevato che: “(…) è stato ipotizzato che ci potrebbero

essere conflitti intrapsichici che vengono espressi attraverso il corpo. Nella

mia esplorazione non ho potuto rilevare chissà quali conflitti palesi,

ma non posso nemmeno escludere che esistano. Al proposito il peritando è abbastanza

taciturno ed ha poco accesso alla sua vita interiore e fa fatica a parlarne. Considerando

che i fattori psicologici giocano normalmente un grosso ruolo nell’apparizione,

la gravità e l’esacerbazione di questa sindrome, è abbastanza insolito non

poterne individuare alcuni appariscenti. Si potrebbe, con un’argomentazione

un po’ psicodinamica, sospettare che il trauma subito nell’incidente ha

risvegliato il trauma psichico per la perdita di suo fratello, avvenuta in

simili circostanze (incidente di macchina). […] Nel caso presente trovo,

secondo i criteri dell’ICD-10, solo un episodio depressivo di lieve entità,

comprendente l’umore abbassato, un qual certo calo dell’interesse e

dell’energia e disturbi del sonno. Considerando tutta la situazione, mi

sembra clinicamente molto chiara la diagnosi, anche se mancano tutta una serie

di diagnosi collaterali tipiche. Come di consueto in questa situazione, si è perso

molto tempo; anziché focalizzare l’attenzione sul piano psichico, cercando

un’alleanza terapeutica con il peritando ed intensificando le psicoterapie, si

è indagato, si sono fatti tentativi terapeutici sul piano somatico, che non

hanno dato (o non hanno potuto dare) risultati apprezzabili. (…)” (doc. AI

54/11, sottolineature del redattore) – ha osservato:

"

(…)

A mio avviso ci troviamo dunque di fronte ad un caso di

una sindrome somatoforme da dolore persistente, un po' atipica, ma magari non

sufficientemente esplorata e per fare ciò bisognerebbe conquistare la fiducia

del paziente, per poterlo rassicurare e motivare a cambiare qualcosa nella sua

vita.

La prognosi, se questo peritando venisse lasciato a se

stesso, è pressoché infausta, ma un nichilismo terapeutico non sarebbe nemmeno

indicato.

Teoricamente si impone, a questo punto, di trattare il

peritando dal punto di vista psichiatrico, ma fino a che punto egli si lasci

coinvolgere, soprattutto dopo il tempo perso, è difficile da prevedere. Non è

nemmeno facile stabilire la sua incapacità lavorativa teorica. Attualmente, dal

punto di vista clinico, considerando la sua sofferenza vera (e con ciò voglio

dire che la sua malattia non è completamente nella testa, come per dire che i

dolori sono immaginari) si potrebbe argomentare che attualmente il peritando ha

un'incapacità al lavoro pressoché completa. D'altra parte sappiamo che se ciò

viene affermato ed indennizzato si può indurre un danno irreversibile, in

quanto si mette il peritando nella condizione di non più poter guarire,

altrimenti perderebbe la sua sicurezza sociale, ossia la rendita. D'altra parte

far dipendere una futura rendita dall'accettazione di una psicoterapia potrebbe

indurre o rafforzare, nel peritando, un atteggiamento avverso, verso la terapia

stessa. Un possibile compromesso potrebbe essere la messa a beneficio di una

rendita AI parziale, per esempio al 50% e cercare di motivare (non imporre) il

peritando di andare presso uno psicoterapeuta e lasciargli del tempo per creare

la necessaria alleanza terapeutica. A questo punto devo lasciare valutare ai

colleghi dell'AI, se in base alle informazioni vogliono attestare al peritando

piuttosto un'incapacità lavorativa del 50% o dell'80%, perché oggettivamente,

sia per me, sia per chiunque altro, è difficile stabilire esattamente

l'incapacità lavorativa medica teorica. L'ideale sarebbe poter lavorare in

rete, spiegare bene al peritando cosa dovrà fare e "venirgli

incontro", anche se non posso nascondere che la prognosi a lungo termine

non mi sembra molto favorevole e detto ciò è probabile che, se non si mettono

in atto misure terapeutiche e poi riabilitative, il peritando svilupperà, in

futuro, altri e nuovi sintomi psichici. Riconoscere a questo peritando

un'inabilità almeno parziale, si impone ed è una conditio sine qua non per

costruire qualcosa in futuro. Personalmente sarei propenso a riconoscergli, per

il momento, un'inabilità lavorativa al 50% e gentilmente, ma insistentemente, a

motivarlo ad intraprendere una psicoterapia, seguita da una riabilitazione. La

psicoterapia dovrebbe avvenire con i concetti sopra esposti e richiede al

minimo un anno di tempo ed il/la terapeuta adeguato/a. Senza queste misure, la

prognosi, come sopra accennato, peggiorerà ed il peritando diventerà, o un

assistito pubblico o un invalido per motivi psichici, che con ogni probabilità

si svilupperanno ancora con una forte possibilità di un grave peggioramento rispetto a

disturbi affettivi, abusi di sostanze, sviluppo di aggressività, con

conseguenti problemi famigliari.

Mi rendo conto che la mia esposizione sembra un po'

complessa, come del resto è anche complesso il caso, ma credo di aver tracciato

una possibile strada per una eventuale parziale o completa riabilitazione di

questo peritando, che si sente, anche grazie a poca flessibilità psichica,

incompreso, frustrato, defuturizzato, sentimenti che senza aiuto non possono

che peggiorare.

(…).” (doc. AI 54/12-13)

Al

riguardo il dr. __________, medico SMR, nel rapporto 12 gennaio 2006 (doc. AI

56/1-2), poste le diagnosi note ha espresso la seguente raccomandazione:

"

(…)

L'A. è stato peritato dallo psichiatra (dr. __________,

perizia datata 27.01.2005).

Egli pone la diagnosi di sindrome da dolore

somatoforme, in presenza però solo di un episodio depressivo lieve ("umore

abbassato, un certo qual calo dell'interesse e dell'energia e disturbi del sonno").

Descrive che non sembra presente un abbassamento dell'autostima.

La diagnosi di sindrome somatoforme, in assenza di uno

stato depressivo importante non porta ad un aumento della IL rispetto a quanto

stabilito dal punto di vista somatico.

Le considerazioni dal punto di vista terapeutico (e su

quanto non sarebbe stato fatto) espresse dal perito sono di natura teorica e

non è certo che un agire differente avrebbe avuto conseguenze migliori.

Anche le sue proposte di riconoscere una IL (50%,

eventualmente anche 80%) per poter intraprendere un percorso psicoterapeutico,

è una ipotesi di lavoro speranzosa.

Di fatto sono da ritenere validi i limiti posti dal

lato somatico, in assenza di uno stato depressivo importante, ma solo lieve.

(…)." (doc. AI 56/2)

Ancora

il dr. __________, nelle annotazioni 12 gennaio 2007 (doc. AI 80/1), si è così

espresso:

"

(…)

Su ordine del TCA, vista la presenza di una sindrome

somatoforme, e ritenuto che la valutazione della Clinica __________ (prof. __________)

sul piano psicosomatico è, per stessa ammissione del suddetto medico, stata non

approfondita e dettagliata, l'A. è stato sottoposta a perizia psichiatrica.

Questa è stata eseguita dal dr. __________ (rapporto

del 27.09.2005).

Viene posta la diagnosi di:

- Sindrome somatoforme da dolore persistente (oltre

alle diagnosi di pertinenza reumatologica).

Non viene diagnosticata una patologia psichiatrica

concomitante (pagina 11), a parte un episodio depressivo di lieve entità.

Secondo lo psichiatra non si riesce ad evidenziare

fattori psicologici che normalmente giocano un ruolo nell'apparizione

nell'insorgere di questa sindrome (fa anche l'ipotesi, "con

un'argomentazione un po' psicodinamica", dell’ influsso del trauma dovuto

alla morte in un incidente del fratello nel 1981).

Di fatto non viene però posta una diagnosi di una

patologia psichiatrica in concomitanza con la diagnosi di sindrome somatoforme.

Per le considerazioni sul tempo perso indagini

somatiche, tralasciando il trattamento psicoterapeutico, rimando al rapporto

SMR del 12.01.2006.

Da notare che l'A. è stato in cura per tre mesi dal dr.

__________, psichiatra, che secondo l'A. avrebbe "solo ascoltato e non

fatto niente" (pagina 7 della perizia psichiatrica).

La definizione della IL è definita difficile

quantificare (50-80%).

Le proposte di ulteriore procedere sono molto teoriche

e speranzose, e contraddette anche dai precedenti, e l'esito tutt'altro che

sicuro e la prognosi non favorevole.

Infine per quanto riguarda la valutazione reumatologica

confermo che è stata completa, l'esame clinico è approfondito e completato

dalla valutazione della documentazione radiografica. Le limitazioni funzionali

sono state spiegate.

(…)." (doc. AI 80/1)

2.8. Con

il proprio ricorso l’assicurato non fa valere e non documenta in nessuna maniera

un eventuale peggioramento dello stato di salute da un punto di vista reumatologico,

egli sostiene solo che “(…) alla luce delle chiare affermazioni fatte dal dr.

med. __________ nella propria perizia, laddove accerta a più riprese

un’incapacità al lavoro per motivi psichiatrici in maniera pressoché totale,

vale a dire in qualsiasi attività lavorativa, si impone il riconoscimento di

una rendita intera, essendo ossequiati i disposti di cui agli artt. 6-8 LPGA e

28 LAI. (…)” (doc. I, pag. 5).

2.9. Dopo attento esame della fattispecie, questo TCA non ha motivi per

mettere in dubbio la valutazione effettuata dal dr. __________ nel rapporto

medico 12 gennaio 2006 e nella annotazioni 12 gennaio 2007 (doc. AI 56/1-2 e

80/1), che soddisfa i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché un

rapporto medico abbia pieno valore probatorio (cfr. consid. 2.6) e può quindi

validamente servire da base al presente giudizio senza che si riveli necessario

procedere ad ulteriori misure d’istruzione.

Il

dr. __________ ha debitamente tenuto conto delle singole affezioni invalidanti

di cui l’assicurato è affetto, giungendo ad una conclusione logica e priva di

contraddizioni in base alla quale “(…) di fatto sono da ritenere validi i

limiti posti dal lato somatico, in assenza di uno stato depressivo importante,

ma solo lieve.” (doc. AI 56/2).

2.10. L’aspetto

psichiatrico è stato valutato dal dr. __________, che, nella perizia 27

settembre 2005 (doc. AI 54/1-16), ha posto la seguente diagnosi specialistica

con ripercussioni sulla capacità lavorativa: “(…) sindrome somatoforme da dolore

persistente (ICD F 45.4), esistente dal 2000 (…)” (doc. AI 54/9).

Al

riguardo, occorre sottolineare che, secondo la giurisprudenza federale, la diagnosi

di sindrome del dolore somatoforme persistente non costituisce, di per sé, una

base sufficiente per concludere ad un’invalidità. Esiste per contro una presunzione

che i disturbi derivanti da una sindrome somatoforme dolorosa possano essere

superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente

esigibile (cfr. consid. 2.5 e STF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come

visto in precedenza (cfr. consid. 2.5), per ritenere eccezionalmente inesigibile

lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un’assicurata che soffre

di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza concomitante

di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la

presenza qualificata di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti

affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale

con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento

di un ritiro totale dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia (cosiddetto "Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante

gli sforzi profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

2.10.1. Nel

caso di specie è pacifico che l’assicurato, fino al momento della decisione (il giudice delle assicurazioni sociali

valuta la legalità della decisione impugnata in base alla situazione di fatto e

di diritto esistente al momento in cui essa è state resa; cfr. DTF 130 V

140, 129 V 4, 121 V 366 consid.

1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93 consid. 3 e 99 V 102), non abbia presentato una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e

durata (cfr. sul tema la sentenza del TF I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Infatti,

lo stesso dr. __________, nella perizia 27 settembre 2005, ha, in particolare,

osservato che: “(…) nel caso presente trovo, secondo i criteri dell’ICD-10,

solo un episodio depressivo di lieve entità, comprendente l’umore abbassato, un

qual certo calo dell’interesse e dell’energia e disturbi del sonno. (…)” (doc.

AI 54/11)

Anche

il dr. __________, nel rapporto 12 gennaio 2006 e nelle annotazioni 12 gennaio

2007, ha concluso che: “(…) la diagnosi di sindrome somatoforme, in assenza di

uno stato depressivo importante non porta ad un aumento della IL rispetto a quanto

stabilito dal punto di vista somatico (…)” (doc. AI 56/2) e che: “(…) di fatto

non viene però posta una diagnosi di una patologia psichiatrica in concomitanza

con la diagnosi di sindrome somatoforme (…)” (doc. AI 80/1).

2.10.2. Constatata

l’assenza di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e durata,

occorre quindi valutare se, nel caso di specie, sono presenti, in modo

costante e intenso, gli altri criteri qualificati indicati dalla

giurisprudenza.

Questi

criteri sono, lo si ricorda, l'esistenza di concomitanti

affezioni organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale

con sintomi stabili o in evoluzione senza remissione duratura, la perdita

d'integrazione sociale in tutti gli ambiti della vita, uno stato psichico

consolidato, senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare

allo stesso tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del

conflitto psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (cfr. consid. 2.5 e la

citata STFA del 28 maggio 2004 nella causa B., I 702/03).

Al

riguardo, va evidenziato che nella sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007 il

Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome

somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o

meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare

eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità

lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è giunta alla conclusione

che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi giudici, il disturbo

somatoforme non presentava una gravità tale da rendere in pratica

oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della

sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro. L’Alta Corte ha infatti

osservato:

"

(…)

3.

3.1 Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme

les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI en liaison avec l'art. 8 LPGA.

On ne considère pas comme des conséquences d'un état psychique maladif, donc

pas comme des affections à prendre en charge par l'assurance-invalidité, les

diminutions de la capacité de gain que l'assuré pourrait empêcher en faisant

preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est exigible doit être déterminée

aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165; arrêt I 138/98 du 31 janvier

2000, consid. 2b et les

références, publié in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in

fine p. 298).

3.2 La reconnaissance de l'existence d'une atteinte à

la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux persistants,

suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert (psychiatre) et

s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de classification reconnu (ATF

130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour toutes les autres atteintes à la

santé psychique, le diagnostic de troubles somatoformes douloureux persistants

ne constitue pas encore une base suffisante pour conclure à une invalidité. Au

contraire, il existe une présomption que les troubles somatoformes douloureux

ou leurs effets peuvent être surmontés par un effort de volonté raisonnablement

exigible. Le caractère non exigible de la réintégration dans le processus de

travail peut résulter de facteurs déterminés qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de fournir cet effort de

volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose pas des ressources

nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances

exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de

différents critères. Au premier

plan figure la présence d'une comorbidité psychiatrique importante par sa

gravité, son acuité et sa durée. Peut constituer une telle comorbidité un état

dépressif majeur (ATF 130 V 352 consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt

I 805/04 du 20 avril 2006, consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères

peuvent être déterminants. Ce sera le cas des affections corporelles

chroniques, d'un processus maladif s'étendant sur plusieurs années sans rémission

durable (symptomatologie inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale

dans toutes les manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans

évolution possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux

de résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique

(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements

ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec différents

types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la personne assurée

(ATF 130 V 352). Plus ces critères

se manifestent et imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité

d'un effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechts-begriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und

Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une activité résultent

d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on conclura,

en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le droit à

des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées figurent la discordance

entre les douleurs décrites et le comportement observé, l'allégation d'intenses

douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues, l'absence de demande de soins,

les grandes divergences entre les informations fournies par le patient et celles

ressortant de l'anamnèse, le fait que des plaintes très démonstratives laissent

insensible l'expert, ainsi que l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement

psychosocial intact (voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper,

Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische

Wochenschrift 1997, p. 1434, avec référence à une étude approfondie de Winckler

et Foerster; voir sur l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

3.3 Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal

fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs

avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous

l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par

analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles somatoformes

douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère invalidant d'une fibromyalgie.

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée souffre

d'un sindrome douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux somatoforme persistant,

tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une comorbidité psychiatrique importante

par sa gravité, son acuité et sa durée. Le litige porte sur le point de savoir si, à la lumière

des critères dégagés par la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir

l'effort de volonté raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de

sa symptomatologie douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le

Tribunal fédéral examine librement.

5.

5.1 Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du

critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se

manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée

qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail actuel.

5.2 En l'occurrence, il convient d'admettre l'existence

d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et symptomatologie

digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère invalidant, perturbent depuis

de nombreuses années le fonctionnement personnel et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction cantonale lorsque

celle-ci estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration sociale dans toutes

les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social marqué, l'assurée bénéficie

d'une vie familiale conservée et est en mesure d'exercer, certes à temps partiel,

une activité professionnelle qui nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne convainc

pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques difficiles (attouchements

sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le lieu de travail ayant entraîné

un état dépressif réactionnel avec tentative de suicide médicamenteuse, violences

conjugales), que l'assurée présente un état psychique cristallisé, ils émettent

des considérations qui ressortissent au domaine médical et qui ne sont corroborées

par aucune pièce médicale versée au dossier. Ni le docteur C.________ (rapport

du 13 avril 2006) ni le docteur O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent

en évidence d'éléments plaidant pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit

intra-psychique permettant d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour que l'on puisse admettre

la réalisation de ce critère (rapport du 18 octobre 2005). On ne saurait par ailleurs

considérer que la symptomatologie présentée actuellement par l'assurée ne serait

plus susceptible d'évolution sur le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant

les docteurs U.________ et O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août

2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,

d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines

auprès de la doctoresse U.________ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort

cependant des constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère

suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été régulièrement prescrit,

par crainte d'effets secondaires importants malgré les bénéfices qu'il pouvait apporter

(rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De

même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie

cognitivo-comportementale) et

G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.

5.3 Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le trouble

somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point de vue objectif,

la mise en valeur complète de la capacité de travail de l'assurée ne peut plus

être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation du tribunal cantonal des

assurances se révèle par conséquent contraire au droit fédéral (consid. 2.2). Bien

fondé, le recours de l'office AI doit être admis.

(…).” (STF del 3 dicembre 2007 nella causa concernente

B., I 1093/06)

Nel

caso di specie, analogamente a quanto ritenuto dal TF nella sentenza sopra

riprodotta in esteso, secondo questo Tribunale non sono adempiuti neppure gli

altri criteri sviluppati dalla giurisprudenza per ammettere, a titolo

eccezionale, che un disturbo del dolore somatoforme abbia carattere invalidante.

Infatti,

se può essere ammessa l’esistenza di affezioni corporali croniche (sindrome

panspondilogena su/con: - turbe statiche con bacino pendente a destra, lieve

scoliosi sinistra convessa, iperlordosi lombare, insufficienza muscolare; -

decondizionamento e somatizzazione; - moderate alterazioni degenerative con

condrosi C5/C6, C6/C7, cfr. doc. AI 21/8) che, senza avere carattere

invalidante, alterano da numerosi anni la situazione personale e professionale

dell’assicurato, non sono invece presenti gli altri criteri richiesti dalla

giurisprudenza per ritenere eccezionalmente inesigibile lo sfruttamento della

capacità lavorativa da parte dell’assicurato, quali l'accertamento di un ritiro

totale dalla vita sociale, uno stato psichico consolidato, senza evoluzione

possibile sul piano terapeutico come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

Innanzitutto,

non si può ritenere che l’assicurato abbia subito un ritiro totale dalla vita

sociale.

Il

dr. __________, nelle costatazioni obiettive della perizia 27 settembre 2005,

ha, tra l’altro, rilevato che: “(…) solo interrogato esplicitamente afferma di

essere triste, ma descrive il suo umore con un “mah”, aggiungendo che l’unica

cosa sarebbe mettere a posto la cervicale. Interrogato sui suoi interessi,

afferma che non ha più interesse per il calcio, al quale giocava una volta, ma

spontaneamente non fa altri riferimenti. Durante la giornata andrebbe un po’ in

giro, ogni tanto aiuterebbe un po’ in cucina, ma lascerebbe fare le spese alla

moglie; non sarebbe per esempio capace di usare l’aspirapolvere a causa dei suoi

dolori. […] Non sembra soffrire di un abbassamento dell’autostima, l’appetito è

conservato, come il peso. […] Non ha sensi di colpa e nega idee suicidali,

affermando di avere ancora due figli da crescere. (…)” (doc. AI 54/8-9).

Inoltre,

dal colloquio 28 giugno 2006 con il collocatore (doc. AI 69/1-2), emerge che

“(…) l’assicurato, inattivo professionalmente dal 2000, finora non ha svolto

alcuna ricerca di lavoro. Malgrado dichiara di essere motivato nella volontà di

riprendere un’attività lavorativa, non presenta alcun segnale concreto per

confermare questa sua volontà. […] L’assicurato nei prossimi giorni partirà per

la __________ e farà rientro in Ticino solamente verso la fine del mese di agosto.

(…)” (doc. AI 69/2).

Nemmeno

si è in presenza di uno stato psichico consolidato, senza evoluzione possibile

sul piano terapeutico, ritenuto che, il dr. __________, nella perizia 27

settembre 2005, ha, in particolare, rilevato che “(…) la prognosi, se questo

peritando venisse lasciato a se stesso, è pressoché infausta, ma un nichilismo

terapeutico non sarebbe nemmeno indicato. Teoricamente si impone, a questo punto,

di trattare il peritando da un punto di vista psichiatrico, ma fino a che punto

egli si lasci coinvolgere, soprattutto dopo il tempo trascorso, è difficile da

prevedere. Non è nemmeno facile stabilire la sua incapacità lavorativa teorica.

[…] Personalmente sarei propenso a riconoscergli, per il momento, un‘inabilità

lavorativa al 50% e gentilmente, ma insistentemente, a motivarlo ad intraprendere

una psicoterapia, seguita da una riabilitazione. (…)” (doc. AI 54/12).

Infine,

non si può ritenere neppure che la sintomatologia di cui è affetto l'assicurato

non sia più suscettibile di evoluzioni sul piano terapeutico, ritenuto che

sempre il dr. __________, nella perizia 27 settembre 2005, ha osservato che

“(…) la psicoterapia dovrebbe avvenire con i concetti sopra esposti e richiede

al minimo un anno di tempo ed il/la terapeuta adeguato/a. Senza queste misure,

la prognosi, come sopra accennato, peggiorerà ed il peritando diventerà, o un

assistito pubblico o un invalido per motivi psichici, che con ogni probabilità

si svilupperanno ancora con una forte possibilità di un grave peggioramento

rispetto a disturbi affettivi, abusi di sostanze, sviluppo di aggressività, con

conseguenti problemi famigliari. (…)” (doc. AI 54/12-13).

Pertanto,

questo Tribunale deve concludere che non sono dati, in modo costante e intenso,

i criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza federale (cfr.

consid. 2.5) per poter ritenere eccezionalmente inesigibile

dall'assicurato lo sfruttamento della sua capacità lavorativa sul mercato del

lavoro secondo la giurisprudenza federale.

Questo

vale a maggiore ragione se si pone mente al fatto che anche il dr. __________ e

la dr.ssa __________, psichiatra, entrambi medici SMR, nelle annotazioni 5

marzo 2007 (doc. VIII/Bis), hanno rilevato che:

"

(…)

L'assicurato è stato peritato una prima volta dal punto

di vista reumatologico dal dr. __________ (17.12.2002)

Diagnosi:

sindrome panspondilogena con decondizionamento e

importante somatizzazione

- moderate alterazioni degenerative a livello C5-C7

- turbe statiche del bacino, iperlordosi lombare,

insufficienza muscolare

in occasione della perizia reumatologica viene

riscontrata una netta discrepanza tra la sintomatologia soggettiva e l'esame

clinico (importante zoppia grottesca che quando esce dallo studio diviene

minima).

L'assicurato è stato peritato dal punto di vista

psichiatrico dal dr. __________ in settembre 2005 - a livello oggettivo viene

descritto dal punto di vista psichiatrico:

• l'assenza di

chiari nessi psichici che potrebbero essere in collegamento con l'incidente

stradale mortale del fratello

• che

l'assicurato è orientato nei tre domini ed è sempre cosciente

• che l'assicurato

presenta un'intelligenza nella media I media inferiore

• che

l'assicurato comprende bene quello che gli si dice

• che

l'assicurato ha una ideazione abbastanza logica, priva di segni psicotici,

senza allucinazioni o deliri ed il rapporto affettivo è abbastanza bene istaurabile

• che le idee

dell'assicurato ruotano attorno alla sua malattia, ai suoi dolori

• che

l'assicurato è visibilmente nervoso, dà la sensazione di essere psichicamente

teso e magari anche ansioso

• alzandosi

della sedia della sala d'aspetto esprime verbalmente i suoi dolori, zoppica,

esprime in tutti i suoi movimenti di essere indolenzito, senza essere

palesemente teatrale, ma comunque facendo vedere variazioni (inspiegabili)

nell'espressione del suo dolore

viene posta la diagnosi (unica) psichiatrica di

sindrome somatoforme da dolore persistente F45.4 presente dal 2000

viene indicato che al massimo si riscontra presso

l'assicurato un episodio depressivo di lieve entità

Le valutazioni peritali e i rapporti specialistici a

disposizione evidenziano a più riprese la presenza di segni di aggravamento:

- vedi perizia reumatologica dr. __________ (vedi

sopra)

- vedi

perizia psichiatrica: "alzandosi della sedia della sala d'aspetto esprime

verbalmente i suoi dolori, zoppica, esprime in tutti i suoi movimenti di essere

indolenzito, senza essere palesemente teatrale, ma comunque facendo vedere

variazioni (inspiegabili) nell'espressione del suo dolore

- vedi rapporto dr. __________ del 27.11.2001:

"è da notare tuttavia una certa discrepanza tra i disturbi accusati e il

referto clinico molto discreto rispettivamente la mobilità completa presentata

dal paziente al di fuori dell'esame clinico durante la consultazione.

- vedi rapporto prof. __________:

"Dessen Ursache (nota: Leidensdruck) ist aber wohl hauptsächlich im

psychosozialen Bereich zu suchen."

In conclusione l'assicurato presenta una sindrome

somatoforme da dolore persistente con presenza al massimo di una depressione di

lieve entità e presenza di segni di aggravamento.

Secondo giurisprudenza corrente un disturbo somatoforme

da dolore persistente di regola non è atto a determinare una limitazione

duratura della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai

sensi dell'ad. 4 LAI; per stabilire l'eccezione vengono applicati i criteri di Förster/Mosimann

per cui in merito ai disturbi somatoformi, un'inesigibilità presuppone in ogni

caso la presenza manifesta di una morbosità psichiatrica di notevole gravità,

intensità e durata.

Nel caso in esame, la perizia psichiatrica evidenzia

come diagnosi con ripercussioni sulla capacità lavorativa una sindrome

somatoforme da dolore persistente, diagnosi tuttavia posta pur non riscontrando

evidenti fattori o conflitti psicologici.

Nella sua valutazione il perito riferisce inoltre la

presenza di un disturbo dell'umore caratterizzato da "un episodio

depressivo di lieve entità comprendente l'umore abbassato, un qual certo calo

dell'interesse e dell'energia e disturbi del sonno"; non vengono dunque

dal perito descritti significativi deficit funzionali a livello psichico di

particolare gravità tali da compromettere la capacità lavorativa residua.

L'assicurato soffre da diversi anni di disturbi alla

colonna cronici persistenti, ciò nonostante l'assicurato durante la giornata

(secondo il rapporto peritale) andrebbe un po' in giro, aiuterebbe la moglie in

cucina - non vengono descritti problemi particolari a livello familiare,

l'assicurato ha due figli di 11 e di 12 anni, la moglie lavora in negozio - non

pare quindi sussistere una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita. L'assicurato inoltre risulta essere stato in cura

psichiatrica solo per tre mesi in un periodo non meglio precisabile, pertanto

non ha beneficiato di un seguito psichiatrico di tipo psicoterapeutico e

psicofarmacologico. Non si può pertanto concludere per uno stato psichico

cristallizzato senza evoluzione possibile sul piano terapeutico o di insuccesso

per un trattamento ambulatoriale o stazionario conforme alle regole d'arte.

Sulla base di tali considerazioni non sussistono dunque

disturbi psichici di gravità tale, per cui un rientro nel circuito del lavoro

può essere esigibile superando il dolore con uno sforzo di volontà.

(…).” (doc. VIII/Bis)

Va qui ricordato che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006

nella causa B. (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni

espresse dai medici SMR sottolineando che in caso di divergenza tra il medico

curante e il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova

perizia. In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2 L'on ne

saurait certes mettre sur le

même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre d'observation médicale de

l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance

à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et

un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne signifie

pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et médecins traitants,

il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle

expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien

plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels précédemment énumérés

(cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors

aucune raison d'écarter le

rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin traitant, pour

le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui l'a établi. Au

regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les médecins du SMR et

du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune circonstance particulière

propre à faire naître un doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait

d'ailleurs rien valoir de tel. (…).”

(cfr. STFA del 24 agosto 2006 nella causa B., I 938/03,

consid. 3.2)

2.11. Ritenuta

dunque la sindrome somatoforme da dolore persistente in concreto non

invalidante e considerato che da un punto di vista reumatologico è stato

ritenuto abile al lavoro nella misura dell’80% nella sua attività come in altre

attività rispettose dei limiti funzionali posti (cfr. doc. AI 21/10-13), a ragione

l’Ufficio AI ha negato all’assicurato il diritto a una rendita.

2.12. Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle

spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- andrebbero poste a

carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria

(cfr. consid. 2.13).

Al

riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della

legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione

della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:

"

(…)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito

patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere

gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati interessati,

come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in

considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le

persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito delle

procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni e, per

le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso AVS/AI. In

altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio in seguito

a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le controversie

concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti di spesa

inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di politica

sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore litigioso, ma in

funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa (dai 200 ai

1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale

dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento espresso

dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.

(...)"

2.13. Il

ricorrente ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza

giudiziaria con gratuito patrocinio (II e V).

2.13.1. Ai

sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto

in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di

ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, ATSG-Kommentar,

Zurigo 2003, ad art. 61, n. 86, pag. 626).

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –

rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.

88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art.

3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr.

anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito

positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

L’istante

va considerato indigente quando non è in grado di assumere le spese legate alla

difesa dei suoi interessi, senza intaccare il minimo indispensabile al suo

mantenimento e a quello della sua famiglia (SVR 1998 UV Nr. 11 consid. 4a; DTF

119 Ia 11ss.; DTF 103 Ia 100). Per determinare se ciò è il caso vanno presi in

considerazione i redditi del richiedente e delle persone che hanno un obbligo

di mantenimento nei suoi confronti (DTF 115 V 195, il coniuge o i genitori, B.

Cocchi, F. Trezzini, Codice di procedura civile ticinese, 2a edizione, Lugano

2000, N. 20 ad art. 155, p. 479). L’obbligo dello Stato di accordare

l’assistenza giudiziaria è in effetti sussidiario all'obbligo di mantenimento

derivante dal diritto di famiglia (DTF 119 Ia 11ss.). Non entrano invece in linea

di conto le risorse finanziarie di parenti cui l’interessato potrebbe far capo

a norma dell’art. 328 e 329 CCS (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 20 ad

art. 155, p. 479 e giurisprudenza ivi citata).

Non

è determinante che l’indigenza sia stata cagionata da colpa propria (A. Haefliger,

Alle Schweizer sind vor dem Gesetz gleich, p. 165).

Il

limite per ammettere uno stato di bisogno ai sensi delle disposizioni

sull’assistenza giudiziaria è superiore al minimo di esistenza determinato ai

fini del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b, p. 48 consid.

7c). All’importo base LEF va applicato un supplemento variante fra il 15% e il

25% (cfr. STFA U 102/04 del 20 settembre 2004).

L’indigenza

processuale è data ove il richiedente non disponga di più mezzi di quelli

necessari per il mantenimento normale e modesto della famiglia (cfr. RAMI 1996

U 254 p. 209 consid. 2; STFA del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., p. 3).

In

una sentenza pubblicata in DTF 124 I 1ss., il TFA ha precisato che una richiesta

di assistenza giudiziaria non può essere respinta unicamente sostenendo che

l’istante non è indigente, in quanto può permettersi i costi e la manutenzione

di un’automobile. Secondo l’Alta Corte il richiedente deve piuttosto -

indipendentemente dal modo in cui utilizza le sue risorse finanziarie - essere

considerato indigente, se in base alla sua situazione finanziaria non è in

grado di sopperire al suo minimo esistenziale; in questo calcolo non devono essere

naturalmente computate le spese non inerenti al suo fabbisogno esistenziale.

L’attestato

municipale sullo stato di indigenza ha per il Giudice soltanto valore

indicativo (B. Cocchi, F. Trezzini, op. cit., N. 10 ad art. 156, p. 490).

Nella

commisurazione della capacità patrimoniale del richiedente va considerata anche

l’eventuale sostanza e non unicamente i redditi conseguiti. In effetti prima di

poter eventualmente richiedere l’assistenza giudiziaria dallo Stato, la persona

interessata, nel limite dell’esigibile, deve di principio attingere alla

propria sostanza (cfr. STF I 134/06 del 7 maggio 2007).

Secondo

il TFA, si tiene conto dell’intera situazione economica della famiglia (STFA

non pubbl. del 2 settembre 1994 nella causa J.P.H., pag. 4, consid. 2 e

giurisprudenza citata non pubbl.). La sostanza deve tuttavia essere disponibile

al momento della litispendenza del processo o per lo meno a partire dal momento

in cui è presentata l’istanza e non solo alla fine della procedura (cfr. DTF

119 Ia 12 consid. 5; DTF 118 Ia 369ss).

Generalmente

dal punto di vista temporale lo stato di bisogno dell’istante va determinato

secondo la situazione esistente al momento della decisione (SVR 1998 UV Nr. 11

consid. 4a).

L’assistenza

giudiziaria può essere tuttavia concessa anche con effetto retroattivo nella

misura in cui i relativi presupposti sono adempiuti (cfr. SVR 2000 UV Nr. 3,

cfr. anche STCA 31.1998.50 del 12 marzo 2001).

Secondo

la giurisprudenza federale, infine, la decisione di concessione dell’assistenza

giudiziaria può essere modificata o revocata. Trattandosi di una decisione

processuale (“prozessleitender Entscheid”) non passa infatti in giudicato materiale,

ma solo formale. La modifica può avvenire anche con effetto retroattivo (SVR

1998 IV Nr. 13 p. 48 consid. 7b).

2.13.2. Per

valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la giurisprudenza,

si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra del minimo di

esistenza agli effetti del diritto esecutivo (cfr. SVR 1998 IV Nr. 13 p. 48 consid.

7b, p. 48 consid. 7c).

Al

minimo esecutivo va, infatti, aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr.

STFA U 102/04 del 20 settembre 2004).

2.13.3. Dagli

atti risulta che l’insorgente – coniugato e padre di due figli nati nel 1994 rispettivamente

1995 – dispone, quali uniche entrate, del salario della moglie pari a

fr. 3'402.20 (al netto degli oneri sociali) e dell’assegno famigliare

integrativo di fr. 838.-- (doc. XI, il certificato per l’ammissione

all’assistenza giudiziaria e la documentazione allegata). Oltre alle entrate

complessive pari a fr. 4'240.20 il ricorrente non possiede sostanza.

Sul

fronte delle uscite, la Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli

effetti del diritto esecutivo, emanata dalla Camera di esecuzione e fallimento

del Tribunale d’appello (CEF), quale Autorità di vigilanza cantonale e in

vigore dal 1° gennaio 2001, prevede la somma di fr. 2'550 quale importo base

mensile per coniugi con due figli di età superiore ai 12 anni.

Questo

importo comprende già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria,

igiene, cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas

(cfr. Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto

esecutivo; cfr., pure, Lignes directrices pour le calcul du minimum d’existence

en matière de poursuite selon l’art. 93 LP du 24.11.2000, in BlSchK

2001, p. 19).

In

ossequio alla giurisprudenza citata al considerando 2.13.2, all’importo base

mensile deve essere applicato un supplemento variante tra il 15 e il 25%.

In

casu, applicando il massimo di supplemento (25%) e partendo quindi da un

importo base di fr. 3'187.50, l’insorgente va considerato indigente.

In

effetti, aggiungendo all’importo base di fr. 3'187.50 fr. 1'000.-- (canone di

locazione fr. 840.-- + fr. 160.-- per spese accessorie) e fr. 925.20 (spese

complessive per l’assicurazio-ne obbligatoria secondo la LAMal), si ottiene un

ammontare globale mensile pari a fr. 5'112.70, a fronte di entrate per fr. 4'240.20

al mese.

L’assicurato

non possiede poi le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di

un legale appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere

privo di fondamento.

Essendo

dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi

per la concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il

gratuito patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di

rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro

migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art.

61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella

procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella

causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U

234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid.

6).

Ne

consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese

processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

Per

questi motivi

dichiara

e pronuncia

1. Il

ricorso è respinto.

Considerandi

2.

L'istanza

tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è accolta.

3.

Le

spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente. A seguito

della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte

dallo Stato.

4.

Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante.

Al

ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente

l'ha ricevuta.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il

vicepresidente Il segretario

Raffaele Guffi Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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