32.2008.15
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29 gennaio 2009Italiano48 min
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Numero d'incarto:
32.2008.15
Data decisione, Autorità:
29.01.2009, TCA
Titolo:
UAI ha a giusta ragione attribuito all'assicurato una rendita intera di invalidità limitata nel tempo,poi soppressa a partire dal 1° giugno 2005,dato che egli è ancora abile al lavoro al 75% nella sua professione a partire dal mese di marzo 2005,come stabilito dal perito psichiatra
AFFEZIONE PSICHICA
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
PERIZIA
RENDITA
RIFIUTO DELLA PRESTAZIONE
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 1 LAI
art. 69 cpv. 1bis LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
art. 17 cpv. 1 LPGA
art. 61 let. f LPGA
88a cpv. 1 OAI
Raccomandata
Incarto n.
32.2008.15
cr/sc
Lugano
29 gennaio
2009
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Cinzia Raffa
Somaini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 24 gennaio 2008
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 18
dicembre 2007 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nato
nel __________, di professione fabbro-saldatore, in data 28 luglio 2004 ha presentato una domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, essendo affetto da “stato dopo
distorsione cervicale (2000), tosse secca in accertamento, problemi visivi”
(doc. 6/1-7).
Esperiti
gli accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia psichiatrica
affidata al dr. __________, con decisione del 25 gennaio 2006 (doc. 36 e 41),
poi confermata con decisione su opposizione del 18 dicembre 2007, l’Ufficio AI
ha assegnato all’assicurato una rendita intera di invalidità (grado del 100%) limitatamente
al periodo compreso fra il 1° gennaio 2005 e il 31 maggio 2005. A partire dal 1° giugno 2005, per
contro, l’interessato non ha più diritto ad una rendita, essendo il suo grado
di invalidità del 25% (doc. A).
1.2. Con
tempestivo ricorso del 24 gennaio 2008 l’assicurato ha contestato la decisione
dell’amministrazione, chiedendo l’attribuzione di una rendita intera di
invalidità.
Sostanzialmente,
l’interessato ha criticato la perizia del dr. __________, preannunciando
l’invio di un certificato medico da parte del suo psichiatra curante, dr. __________.
Egli ha
inoltre chiesto di essere esonerato dal pagamento di eventuali spese (I).
1.3. L’UAI, in
risposta, vista l’assenza di prove atte a giustificare una differente
valutazione del caso, ha proposto di confermare la decisione impugnata e
conseguentemente di respingere l’impugnativa (IV).
1.4. Con
scritto del 26 febbraio 2008, l’assicurato, rappresentato dall’organizzazione RA
1, ha osservato che il suo stato di salute non è da sottovalutare, come
dimostrato dall’allegato referto del 21 febbraio 2008 del dr. __________.
Il
rappresentante dell’interessato ha quindi chiesto un rinvio degli atti all’UAI
per l’espletamento di una perizia pluridisciplinare presso il SAM (VIII +
B1-2).
1.5. In data 5
marzo 2005 l’amministrazione ha ribadito la richiesta di reiezione del ricorso,
osservando che, come chiarito dal dr. __________, non è stata messa in
discussione la perizia psichiatrica posta alla base della decisione impugnata
(X).
Tale
presa di posizione è stata trasmessa all’assicurato (XI), per conoscenza.
1.6. Pendente
causa, il TCA, alla luce della richiesta dell’assicurato di essere esonerato
dal pagamento di eventuali spese, ha chiesto al rappresentante di trasmettere
al Tribunale la documentazione comprovante la situazione economica dell’interessato
(XII).
Con scritto del 15 gennaio 2009, il
rappresentante ha comunicato al Tribunale che l’assicurato è al beneficio del
sussidio assistenziale, come risulta dalla relativa decisione dell’Ufficio del Sostegno
Sociale e dell’Inserimento (XIII + 1-2).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Il 1° gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU
2007 5148).
Occorre
qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza
di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono
determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la
fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.
1).
Dal
momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è
realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione
della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati
in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.
2.3. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia
o infortunio.
Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno. Occorre quindi che il
danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,
perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità
(Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité
sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
Secondo
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che
gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità
e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio
di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali
di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal
raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante la sua
invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni
di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et pratique
de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si confronta
perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse
divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).
2.4. Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03).
Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.
2.5. L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della
rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la rendita è
aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su
richiesta."
Fatti
I principi giurisprudenziali sviluppati in
materia di revisione di rendite sotto il regime del vecchio art. 41 LAI sono
applicabili anche a proposito dell’art. 17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid.
3.5).
2.6. In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:
"
(...)
2. 2.1 En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: Urs Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse, Fribourg
2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en effet
constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à la
rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).
2.2 Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics
posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme douloureux
persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome douloureux somatoforme
persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants [F60.7] en 2002). Les
conclusions des expertises sont divergentes, en revanche, en ce qui concerne
les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité de travail. Les
experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme douloureux prenait
place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au
motif que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité
aux traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.
2.3 Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).
3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2 Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas
lorsque l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe
de la priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier
2003, déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être
admise lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la
situation de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3 En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires
se trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI,
du 9 mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une
rente entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un
tableau clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de
ses aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail
implique toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait
être qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans
les différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne
l'ont pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà
cité). Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la
mesure où cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères
jurisprudentiels permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En
tout cas, les critiques émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les
médecins de la Clinique X. ne
suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de crédibilité.
Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes d'experts en ce
sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que l'association
d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants
n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une surexpertise serait
de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au
recourant comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de
l'assuré et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des
données médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en
méconnaissant le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise
du COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne
laissait pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé
qui eût permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation
professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto
rimasto invariato ed inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce
dunque né un caso di revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.7. Per quanto
riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V
165= RCC
1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;
ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.
3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.
128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
"
(…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono
essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le
anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno
stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico
dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno
cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di
quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid.
1°; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.
3b)."
Secondo
la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella
causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).
In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale ha ribadito che “(…)
il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la
diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti
da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V
396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio
2007, I 384/06).
2.8. Nella
decisione del 18 dicembre 2007, l’UAI ha attribuito
all’assicurato una rendita intera di invalidità limitatamente al periodo dal 1°
gennaio 2005 al 31 maggio 2005, sopprimendola poi a partire dal 1° giugno 2005,
ritenuto che il dr. __________ lo ha considerato inabile al lavoro al 25% sia nella
sua precedente attività di fabbro-saldatore, sia in altre attività adeguate.
Il TCA è,
quindi, ora chiamato a valutare, alla luce di quanto esposto ai considerandi
2.4., 2.5. e 2.6., se l’UAI ha correttamente o meno soppresso la rendita
spettante a RI 1 a fare tempo dal 1° giugno 2005.
2.9. Per chiarire
la situazione dal profilo medico, l’UAI ha affidato al dr. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, il mandato di esperire una
perizia specialistica.
Nel suo
rapporto peritale del 5 settembre 2005, il dr. __________ ha posto le diagnosi
di “reazione mista ansioso-depressiva (ICD10-F43.22), ora di gravità lieve
nell’ambito di una Sindrome da disadattamento; fobie specifiche (ICD10-F40.2);
probabili disturbi di personalità misti (ICD10-F61.0 / tratti di quello
psiconevrotico e di quello impulsivo-aggressivo); problemi correlati alla
disoccupazione (ICD10-Z56) / problemi correlati alle circostanze economiche
(ICD10-Z59)” (doc. 31-5).
Sulla base di tali patologie, il dr. __________
ha considerato l’assicurato inabile al lavoro al 100% solo con riferimento ad
un’attività da svolgere in galleria (vista la sua fobia degli spazi chiusi),
mentre è da ritenere inabile al lavoro al 25% sia nella sua precedente attività
di fabbro-saldatore, sia in altre attività adatte (doc. 31-5). La decorrenza di
tale percentuale di inabilità lavorativa è, a mente del perito, da far risalire
al mese di marzo 2005.
Lo specialista ha rilevato che l’interessato, dal
lato psicopatologico, presenta un’alterazione della propria costituzione
caratteriale, sulla quale, dall’anno 2002, si è instaurata una sintomatologia
ansiosa, depressiva e fobica quale risposta a tutta una serie di fattori
stressanti e psicotraumatizzanti (perdita di lavoro-difficoltà di reperirne uno
nuovo-difficoltà finanziarie crescenti, incidente della circolazione del 2003
malassorbito, impotenza sessuale di natura organica, fallimento del secondo
matrimonio, malattia del padre).
Il dr. __________ ha aggiunto che, rispetto
all’esame peritale eseguito il 19 novembre 2004 dalla dr.ssa __________ per
conto dell’assicuratore malattia, la psicopatologia dell’assicurato “si è
ridimensionata di buon grado e limita, solo in misura ridotta, la funzionalità
sociale e lavorativa del periziando (riguarda principalmente la fobia degli
spazi chiusi, che comunque è facilmente evitabile)” (doc. 31-5).
A seguito
dell’opposizione interposta dall’assicurato contro la decisione del 25 gennaio
2006, con scritto dell’11 dicembre 2007 all’attenzione del dr. __________ del
SMR, l’avv. __________ del Servizio giuridico dell’UAI ha indicato:
"
Presento il caso seguente:
- assicurato
del 1947, fabbro-saldatore di professione, ha presentato domanda AI il
28.07.2004 per varie problematiche alla salute. Da notare che in precedenza la __________
si era occupata del suo caso a seguito di incidente stradale, senza riconoscere
nesso causale tra infortunio e danno lamentato dall'assicurato (in particolare,
nella dec. su opp. in __________ datata 22.07.2003, la __________ ha indicato
che "Tutti gli esami esperiti permettono di escludere sia a livello del
rachide lombare che del cranio delle lesioni post-traumatiche. Si notano sulle
lastre delle alterazioni degenerative (come spondilosi e disartrosi
segnatamente del segmento C6/C7, una cifo-scoliosi dorsale e spondilosi L3-S1
con discopatia L5/S1) che comunque non permettono di spiegare i dolori
lamentati o l'intenso formicolio. Sussiste il sospetto di un substrato non
organico";
- atti
medici all'incarto: rapp. Dr. __________ del 12.08.2004 pone diagnosi di
sindrome ansioso-depressiva in parte reattiva e alterazioni degenerative della
colonna cervicale e lombare con dolori cronici (diagnosi indicate senza
influsso su CL: diabete mellito, ...). Il MC valuta una IL 100% dal 20.01.2004
e 50% nella preced. attività dal 01.09.2004; Dr. __________ pone la diagnosi di
diabete, dorsosciatalgia e gastrite senza indicare IL rilevanti; la CM __________
trasmette perizia psi 19.11.2004 effettuata dalla Dr.ssa __________, la quale
ritiene l'assicurato totalmente inabile;
- caso
sottoposto a SMR che indica nel suo rapp. 25.02.2005 le diagnosi principali ritenendo
che sia la problematica infortunistica che le altre poste, ad eccezione di
quella psi, non influiscono sulla CL. SMR ordina una perizia psi;
- il
MC Dr. __________, con scritto 30.03.2005, scrive all'UAI di non avere
null'altro da aggiungere a quanto già detto, segnala un riacutizzarsi delle
lombalgie "ormai croniche" e ritiene "forse necessaria"
un'ospedalizzazione per un SAM ritenute le varie problematiche dell'assicurato;
- a
seguito della perizia psi 05.09.2005 eseguita dal Dr. __________ viene valutata
una CL del 75% in ogni tipo di attività da marzo 2005 (riduzione di
rendimento);
- il
SMR nella sua nota 16.11.2005 conferma le conclusioni peritali __________ di IL
25% da marzo 2005. Per il periodo precedente il medico SMR indica "IL
100% dal 10.2004 e 50% dal 09.2004" (attenzione: dalle spiegazioni SMR
che seguiranno penso che IL 100% sia da ritenere da gennaio 2004!). Con nota
22.11.2005 il SMR ha cercato di chiarire le basi che lo hanno portato a
certificare le IL menzionate, indicando "ho applicato i periodi di IL
certificati dal MC. La dott. __________ ha valutato l'A. completamente inabile
in qualsiasi attività come perito dell'ente che assicura la perdita di
guadagno. Se l'A. non ha ripreso l'attività come dal MC certificata possiamo
applicare la valutazione della dottoressa";
- con
decisione del 25.01.2006 l'UAI ha ritenuto che da gennaio 2004 la IL era
limitata in maniera rilevante, che CL 75% in ogni tipo di attività da
marzo 2005 (A PATTO che l'esercizio dell'attività non avvenga in un luogo
chiuso), indicando che per il periodo precedente la IL era TOTALE. Quindi, è
stata riconosciuta la rendita intera (100%) dal 01.01.2005 fino al 31.05.2005,
in seguito la IL del 25%, con conseguente perdita di guadagno del 25%, non ha
consentito all'assicurato di beneficiare di rendita alcuna.
OPPOSIZIONE:
assicurato produce un rapporto __________ del
18.04.2007 concernente visita ambulatoriale per eczema e diabete mellito (in __________
30.11.07) e sostiene che il suo stato di salute è peggiorato, con aggravamento
alla vista per diabete, problemi alla schiena dal 2004 e da gennaio 2005 è
seguito dal Dr. __________ per aspetto psi.
Altri atti medici non sono stati prodotti.
Domande che pongo a SMR:
si può confermare anche in fase di opposizione,
che la patologia prevalente è quella psi e che, in base agli atti all'incarto,
quelle somatiche non influiscono sulla CL nè necessitano di ulteriori
accertamenti?
In tal caso, non essendo stati prodotti elementi
nuovi relativi allo stato psi procederemo con la conferma della dec. impugnata."
(Doc. 48-1+2)
Nelle sue annotazioni del 12 dicembre 2007, il
dr. __________ del SMR, specialista FMH in medicina
generale e FMH in medicina manuale (sul diritto
per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr.
SVR 2008 IV Nr. 13), ha osservato:
"
Dopo opposizione presentata dall'A. contro la decisione UAI lo stesso ci invia un rapporto medico
stilato in data 18.04.2007 dal Dr. __________ dell'__________ di __________
dove si evince che la problematica del diabete mellito tipo II NID può essere
risolta con il potenziamento della terapia antidiabetica orale come comunicato
al suo MC, mentre per quel che riguarda la patologia dermatologica trattasi di
un eczema cronico in sede scrotale che in trattamento aveva portato a detta dello
stesso A. a una diminuzione del 50% del prurito pertanto risolvibile dal punto
di vista sintomatologico.
Possiamo confermare quindi, non avendo ricevuto
alcun altro rapporto medico di aggravamento delle patologie ritenute
invalidanti, che la patologia prevalente rimane quella psichiatrica perciò, sempre
in base agli atti all'incarto, non influisce ulteriormente sulla CL dell'A.,
quindi non necessita di ulteriori accertamenti. Possiamo pertanto procedere
alla conferma della decisione impugnata." (Doc. 49-1)
2.10. In corso di
causa, l’assicurato ha contestato la decisione dell’UAI - con la quale gli
veniva attribuita una rendita intera di invalidità solo fino al 31 maggio 2005,
negandogliela in seguito, visto il grado di invalidità del 25% valutato dal dr.
__________ - trasmettendo al TCA un referto del suo psichiatra curante,
indirizzato al suo rappresentante legale.
Nel rapporto medico del 21 febbraio 2008, il dr. __________,
specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, ha rilevato:
"
Ho rivisto il signor RI 1 in data 29.01.2008.
Egli è stato seguito da noi dal 09.08.2004 per
una sintomatologia algica cronica aggravatasi con la situazione coniugale.
Dal punto di vista psichico egli presentava un
disturbo distimico e un disturbo dell'adattamento.
Manifestava delle ideazioni depressive e ansiose.
Egli ha quindi beneficiato di un trattamento semistazionario e psicoterapeutico
tramite il signor __________ che non ha portato però sostanziali miglioramenti
alla sua situazione soggettiva.
DISTURBI SOGGETTIVI
Il signor RI 1 continua ad accusare dei sintomi
algici osteo scheletrici di pretta natura ortopedica.
IN CONCLUSIONE
Non ritengo che il signor RI 1 tramite la via
psichiatrica potrà ottenere dei migliori benefici da parte dell'AI e questo
perchè egli è affetto soprattutto da un disturbo psico reattivo e ha già
beneficiato di trattamenti specifici a questo livello, senza ottenere benefici
sostanziali.
Il paziente continuerà i colloqui
psicoterapeutici e questo perchè la sua patologia soggettiva va ridimensionata
e per permettere al signor RI 1 di riacquisire la fiducia sufficiente per una
capacità di ripresa lavorativa. (Naturalmente non tengo conto nè dell'età del
paziente nè del mercato di lavoro, questo perchè è compito dell'AI).
Mi permetto di concludere che il signor RI 1 non
è un simulante ma che effettivamente la sua patologia algica e anche la sua
problematica psichiatrica lo hanno messo in grosse difficoltà sia personali sia
socioeconomiche.
Secondo me i termini di ricorso presso il TRAM
avranno esito negativo per quanto concerne l'aspetto psichiatrico. Bisognerà
dimostrare che il signor RI 1 si è aggravato soprattutto dal punto di vista
ortopedico reumatologico." (Doc. B1)
2.11. Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
Considerandi
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125.
V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001.
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000.
UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti circa
la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001.
pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006.
concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(…)
3.2
L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroule-ment de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)
Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).
Ad
esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale
ha sottolineato che:
" (...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato
quanto segue:
"
(…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125.
V 351 consid. 3a p. 352)
qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il
convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV
Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]),
on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou
le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)”
Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).
2.12
Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale effettuata dal dr. __________ il 2 settembre 2005, da considerare
dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali
sopra ricordati.
L’assicurato
è stato infatti sottoposto ad un accurato esame psichiatrico, grazie al consulto
specialistico del dr. __________, dal quale è emerso che egli, a partire dal mese
di marzo 2005, è inabile al lavoro al 25% sia nella sua precedente attività di fabbro-saldatore,
sia in altre attività adatte, mentre è soltanto in un’attività all’interno di
una galleria che egli è da ritenere totalmente inabile al lavoro, a causa della
sua fobia degli spazi chiusi (doc. 31-5).
Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità
lavorativa residua dell’interessato.
Se
infatti è vero che, prima della perizia affidata dall’UAI al dr. __________,
la dr.ssa __________, nella suo referto peritale del 19 novembre 2004 redatto
per conto dell’assicuratore malattia, è giunta alla conclusione di una totale
incapacità lavorativa dell’interessato in qualsiasi attività (doc. 23-3), va
sottolineato che lo stesso dr. __________, nel suo referto peritale del 5
settembre 2005, ha evidenziato un
ridimensionamento della psicopatologia dell’assicurato rispetto al momento in
cui è stata eseguita la perizia da parte della dr.ssa __________ (cfr. doc.
31-5, il corsivo è della redattrice).
Inoltre,
occorre mettere in evidenza il fatto che lo stesso psichiatra curante
dell’interessato, dr. __________, nel suo referto del 21 febbraio 2008 inviato
al TCA, non ha contestato la valutazione peritale del dr. __________. Il dr. __________
ha infatti indicato che l’assicurato “continua ad accusare dei sintomi algici
osteo scheletrici di pretta natura ortopedica”, senza tuttavia attestare
l’esistenza di un peggioramento dello stato di salute dell’interessato dal
profilo psichiatrico. Al contrario, lo psichiatra curante ha indicato di non
ritenere che l’interessato, tramite la via psichiatrica, possa “ottenere dei
migliori benefici da parte dell’AI e questo perché egli è affetto soprattutto
da un disturbo psico-reattivo e ha già beneficiato di trattamenti specifici a
questo livello, senza ottenere benefici sostanziali”. Il dr. __________ ha poi
rilevato che, a suo avviso, il ricorso in Tribunale avrà esito negativo per
quanto concerne l’aspetto psichiatrico e che “bisognerà dimostrare che il
signor RI 1 si è aggravato soprattutto dal punto di vista ortopedico
reumatologico” (doc. B1, il corsivo è della redattrice).
Alla luce
di queste affermazioni del dr. __________, il TCA non può che ritenere corretta
la valutazione psichiatrica peritale effettuata dal dr. __________.
Per
quanto concerne l’aspetto ortopedico-reumatologico, il TCA non ha motivo per
ritenere che l’assicurato presenti, da tale punto di vista, delle patologie
invalidanti.
Va al riguardo rilevato
che, nel suo rapporto medico del 25 febbraio 2005, il dr. __________ del SMR,
specialista FMH in medicina generale, poste le diagnosi di “sindrome
ansioso-depressiva nell’ambito di una sindrome da disadattamento; disturbo di
personalità misto; sindrome lombovertebrale in stato dopo tamponamento; diabete
mellito”, ha indicato quanto segue:
" Trattasi
di un A. 58enne che dichiara di essere inabile senza veri motivi.
Infatti il Medico Curante sottolinea il fatto che la richiesta di
prestazioni non presenta elementi oggettivi per tale IL. Il MC curante parla di
una problematica psichiatrica che non è stata presa a carico specialistica.
Per la problematica infortunistica non si ritiene che siano
presenti alterazioni della CL.
Per altre patologie non si giustifica una limitazione della CL.
(…)” (Doc. 26-1)
Va al riguardo
evidenziato che, in sede infortunistica, l’assicuratore LAINF, con decisione
del 12 giugno 2003, confermata con decisione su opposizione del 22 luglio 2003,
aveva rifiutato la corresponsione di prestazioni assicurative all’interessato,
indicando che il proprio medico di circondario aveva esplicitamente
sottolineato, nel suo referto del 10 giugno 2003, come le alterazioni
degenerative plurisegmentali - peraltro preesistenti all'evento infortunistico
- non erano correlate con, citiamo: "… i dolori diffusi lamentati
dall'assicurato (a livello degli arti superiori, degli arti inferiori e di
tutto il tronco) né l'intenso formicolio di tutti gli arti" (cfr. doc.
1-27 inc. LAINF), evocando il sospetto di un substrato non organico.
La
decisione dell’assicuratore infortuni era poi stata confermata dal TCA con
sentenza inc. 35.2003.70 del 4 febbraio 2004, cresciuta incontestata in
giudicato.
Quanto ai medici curanti,
nel rapporto medico del 12 agosto 2004 indirizzato all’UAI, il dr. __________,
specialista FMH in medicina interna, poste le diagnosi con ripercussioni sulla
capacità lavorativa di “sindrome ansioso-depressiva in parte reattiva;
alterazioni degenerative della colonna cervicale e lombare, con dolori cronici”
e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa, quelle di “diabete
mellito tipo II non insulino-dipendente, forte sospetto per riflusso
gastro-esofageo con manifestazioni bronchiali secondarie (tabagismo
concomitante); presbioacusia e presbiopia normale per l’età” (doc. 13-1), aveva
considerato l’interessato ancora abile al lavoro per almeno 4-5 ore al giorno
nella sua precedente attività e al 50%, a partire dal 1° settembre 2004 e, in
seguito, al 100% in attività leggere adeguate (doc. 13-4), consigliando una
presa a carico psichiatrica.
Dal canto suo, il dr. __________,
specialista FMH in chirurgia, nel suo rapporto medico del 26 agosto 2004
all’attenzione dell’UAI, posta la diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa di “diabete” e, quali diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa, quelle di “dorso-lombosciatalgia; gastrite” (doc. 16-1), aveva
considerato l’assicurato pienamente abile al lavoro sia nella sua precedente
attività (dopo un possibile inizio al 50% per qualche tempo), sia in altre
attività (doc. 16-3).
L’assicurato, del resto,
solo in sede di opposizione ha addotto di avere subito un peggioramento del suo
stato fisico di salute, dal profilo dermatologico, producendo un referto del 18
aprile 2007 redatto dal dr. __________, medico aggiunto presso il Servizio di
dermatologia dell’Ospedale regionale di __________ (doc. 47-1). In tale
referto, il dr. __________, poste le diagnosi di “eczema cronico in sede
scrotale e diabete mellito tipo II non insulino-dipendente”, si era limitato a
consigliare la continuazione dell’utilizzo di una crema, che, anche a detta del
paziente, dopo due settimane di applicazioni, aveva portato ad un miglioramento
del prurito (doc. 47-1).
Al riguardo, nelle sue annotazioni del 12 dicembre 2007, il dr. __________
del SMR ha osservato che dal referto del dr. __________ si evince che la
problematica del diabete mellito tipo II NID può essere risolta con il
potenziamento della terapia antidiabetica orale, come comunicato al suo medico
curante, mentre per quel che riguarda la patologia dermatologica, l’eczema
cronico era risolvibile dal punto di vista sintomatologico, grazie al
trattamento tramite un’apposita crema.
Il dr. __________ ha quindi concluso che, in assenza di altri
rapporti medici attestanti un aggravamento delle patologie dell’interessato,
“la patologia prevalente rimane quella psichiatrica” (doc. 49-1).
Queste considerazioni del medico del SMR possono essere condivise
da parte del TCA.
Va per contro sottolineato
come l’assicurato, con il ricorso, si è limitato a contestare la valutazione
dell’influsso che i disturbi psichici hanno sulla sua capacità lavorativa
residua (affermando espressamente che “il ricorso può essere fondato solo
sulla patologia psichiatrica ora in trattamento dal dr. __________”, cfr.
doc. I), senza fare alcun riferimento all’aspetto ortopedico-reumatologico e
senza produrre dei certificati medico-specialistici attestanti delle patologie
somatiche invalidanti.
Anche il rappresentante
legale dell’assicurato, nello scritto del 26 febbraio 2008, si è limitato a
contestare l’aspetto psichiatrico, chiedendo l’espletamento di una perizia più
approfondita presso il SAM, senza nulla addurre in merito alla presenza di eventuali
patologie fisiche invalidanti (cfr. doc. VIII).
Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140.
e 129 V 4).
In
conclusione, rispecchiando la perizia del dr. __________ i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.),
alla stessa può essere fatto riferimento.
Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a partire dal mese di marzo 2005, l’assicurato presenta un grado di incapacità
lavorativa del 25% sia nella sua precedente professione di fabbro-saldatore,
sia in altre attività adeguate.
In queste condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurato conserva una
capacità lavorativa residua del 75% nella sua precedente attività di
fabbro-saldatore, nella quale è in grado di conseguire,
mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente
al 75% del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che,
come indicato dall’UAI, l’incapacità lucrativa del ricorrente ammonta al 25%
(cfr. al riguardo STF 9C_776/2007 del 14 agosto 2008), ciò che è insufficiente
per continuare ad attribuire una rendita di invalidità dell’AI.
Non
essendo dato un grado d’invalidità giustificante l’erogazione di una rendita
d’invalidità, l’Ufficio AI ha di conseguenza rettamente negato l’attribuzione
di una rendita a partire dal 1° giugno 2005 (al riguardo va evidenziato che la
rendita è stata attribuita dal 1° gennaio 2005 al 31 maggio 2005, in quanto giusta l’art. 88a OAI se
la capacità al guadagno dell’assicurato o la capacità di svolgere le mansioni
consuete migliora oppure se la grande invalidità o l’assistenza dovuta
all’invalidità si riduce, v’è motivo di ammettere che il cambiamento
determinante sopprime, all’occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni
dal momento in cui si può supporre che il miglioramento constatato perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in
considerazione allorché è durato tre mesi, senza interruzione notevole,
e che presumibilmente continuerà a durare. In concreto, l’insorgente è
stato considerato abile al lavoro al 75% nella sua attività dal mese di marzo
2005; cfr. doc. 31-5).
Nella
misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita di invalidità
dopo il 31 maggio 2005, la decisione su opposizione del 18 dicembre 2007 deve,
perciò, essere confermata.
2.13
L’assicurato
ha chiesto al TCA l’espletamento di una perizia pluridisciplinare (VIII).
Al
proposito va ribadito che se l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato, si
rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).
Nel caso
in esame, secondo questo Tribunale, la documentazione agli atti è sufficiente
per statuire nel merito della vertenza senza che si rivelino necessari
ulteriori provvedimenti probatori.
Non è
pertanto necessario procedere alla valutazione peritale richiesta.
2.14
Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità
delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese
di procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a
carico del ricorrente, il quale ha chiesto di essere esonerato dal pagamento
delle spese processuali (cfr. doc. I).
Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto
in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di
ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).
I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).
Il
diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal
pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura
in cui necessario - il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a
con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 della Legge sul patrocinio
d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3 giugno 2002 (Lag); Müller,
Grundrechte in der Schweiz, 1999, p. 544).
Nel caso
in esame, l’assicurato si trova nel bisogno visto che percepisce della
prestazioni da parte della pubblica assistenza (cfr. decisione del 19 novembre
2008.
dell’USSI, doc. XIII/1).
Ritenuto
come il ricorso non appariva di primo acchito privo di esito favorevole, il
ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese processuali
(cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007), riservato l'eventuale obbligo di
rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse più tardi
migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art.
61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella
procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella
causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U
234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid.
6).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Le spese
per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico del ricorrente. A seguito della
concessione dell’esonero dal pagamento delle spese di giustizia, esse sono per
il momento assunte dallo Stato.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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