32.2008.155
Metodo misto. L'UAI ha correttamente attribuito all'A. precedentemente attiva quale venditrice / casalinga una rendita intera limitatamente al periodo compreso fra il 1.8.2005 e il 30.11.2006, negando
14 maggio 2009Italiano76 min
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Numero d'incarto:
32.2008.155
Data decisione, Autorità:
14.05.2009, TCA
Titolo:
Metodo misto. L'UAI ha correttamente attribuito all'A. precedentemente attiva quale venditrice / casalinga una rendita intera limitatamente al periodo compreso fra il 1.8.2005 e il 30.11.2006, negando in seguito il diritto alla rendita essendo il grado d'invalidità del 30%. AG accolta
AFFEZIONE PSICHICA
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
METODO MISTO DI CALCOLO
PERIZIA
UFFICIO ASSICURAZIONE INVALIDITÀ
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 17 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 2 LAI
art. 28ter cpv. 2 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 8 cpv. 3 LPGA
art. 16 LPGA
art. 27 OAI
art. 27 cpv. 1 OAI
Raccomandata
Incarto n.
32.2008.155
LG/DC/sc
Lugano
14 maggio
2009
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Luca Giudici, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 11 settembre 2008
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione dell'11 luglio 2008 emanata
da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nata nel
1960, precedentemente attiva in qualità di venditrice / casalinga, in data 22
settembre 2004 ha presentato una
domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) per
cardiopatia ischemica su malattia coronarica monovasale, ipertensione arteriosa
e sindrome ansioso depressiva (doc. AI 1-1/ 6-5).
1.2. Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso con decisione del 28 dicembre 2004,
cresciuta incontestata in giudicato, l’UAI ha negato la richiesta di
prestazioni dell’assicurata non essendo adempiuta la condizione di un anno
continuo d’inabilità (doc. AI 13-1).
1.3. In data 20
ottobre 2005 RI 1 ha presentato una seconda domanda volta all’ottenimento di
prestazioni AI per adulti (rendita) segnalando di essere affetta da “problemi
cardio – vascolari (infarto miocardico 2004), problemi nervosi” (doc. AI
20-1).
1.4. Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, tra cui una perizia ad opera del
Servizio di Accertamento Medico dell’assicurazione invalidità (SAM), l’UAI, con
progetto di assegnazione di rendita del 26 luglio 2007, ha attribuito all’assicurata una
rendita intera limitatamente al periodo compreso fra il 1° agosto 2005 fino al
30 novembre 2006 negando in seguito il diritto a prestazioni essendo il grado
d’invalidità del 30% (doc. AI 40-1).
In data
22 agosto 2007 l’assicurata ha presentato le proprie osservazioni al progetto
dell’UAI contestando le conclusioni alle quali è giunta l’amministrazione e
producendo il certificato medico del 9 agosto 2007 del Dr. __________ (doc. AI
42-3), quello del 10 agosto 2007 del Dr. __________ (doc. AI 42-5) e lo scritto
del 14 agosto 2007 del Centro di __________ (doc. AI 42-4).
1.5. Alla luce
del certificato del Dr. __________ del 9 agosto 2007 il medico del SMR, Dr. __________,
nelle annotazioni del 26 novembre 2007, ha proposto una rivalutazione
psichiatrica al fine di accertare la persistenza di una capacità lavorativa
residua del 50% (doc. AI 43-1).
1.6. A seguito
del rapporto medico del 25 febbraio 2008 del SMR, l’UAI, con decisione dell’11
luglio 2008, ha confermato il
diritto a una rendita intera d’invalidità dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006
e negato dal 1° dicembre 2006 il diritto a prestazioni essendo il grado
d’invalidità del 30% (doc. AI 47-1).
1.7. Contro
questa decisione l’assicurata, rappresentata dall’avv. RA 1, ha presentato un
tempestivo ricorso al TCA postulando l’erogazione di una rendita intera a far
tempo dal 1° agosto 2005 e contestando in primis la ripartizione tra
l’attività lavorativa (80%) e quella di casalinga (20%) operata dall’amministrazione
e in secondo luogo il calcolo del reddito da valido, nonché le riduzioni percentuali
sul reddito ipotetico da invalido apportate dall’UAI per determinare il grado
d’invalidità (doc. I).
A
sostegno delle proprie argomentazioni il ricorrente ha prodotto lo
scritto del 26 agosto 2008 del Dr. __________ (doc. C).
Il
rappresentante della ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I).
1.8. L’UAI, in
risposta, dopo aver sottoposto la nuova documentazione medica al vaglio del SMR,
ha ritenuto che non vi sono nuovi elementi clinici che permettano di inficiare
le conclusioni a cui sono giunti i periti del SAM e del SMR.
L’amministrazione
ha inoltre difeso il proprio operato anche per quanto riguarda la
determinazione della quota salariata (80%) e quella di casalinga (20%) e il
calcolo del reddito da valida e da invalida (doc. V + bis).
L’UAI ha
quindi postulato la reiezione integrale del gravame (doc. V).
1.9. Con scritto
del 9 ottobre 2008 l’avv. RA 1, sulla base del referto del Dr. __________ del
26 agosto 2008, si è riconfermato nelle proprie argomentazioni ricorsuali e
evidenziato il peggioramento dello status valetudinario di RI 1 e postulato
l’eventuale allestimento di una nuova perizia medico specialistica (doc. VII).
Il
doc. VII è stato trasmesso all’UAI per conoscenza (doc. VIII)
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo
la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto
all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans
le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28
cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2007, prescrive che gli assicurati
hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre
quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono
invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Questa
graduazione è stata ripresa all’art. 28 cpv. 2 LAI in vigore dal 1° gennaio
2008.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).
2.3. Se, però, un
assicurato maggiorenne non esercitava un'attività lucrativa prima di essere
invalido, l'applicazione nei suoi confronti del concetto dell'incapacità di
guadagno non è possibile poiché - in simili condizioni - l'invalidità non può
cagionare una vera e propria perdita di guadagno. Ciò, in special modo, se non
si può esigere da questi l'esercizio di una attività lucrativa.
Per
questo motivo l'art. 8 cpv. 3 LPGA (cfr. art. 5 vLAI) parifica l'impedimento di
svolgere le proprie mansioni consuete all'incapacità al guadagno (metodo
specifico di calcolo dell'invalidità, SVR 1996 IV Nr. 76 pag. 221 consid. 1;
RCC 1986 pag. 246 consid. 2b; DTF 104 V 136; Valterio, op. cit, pag. 199).
A sua
volta, l'art. 27 cpv. 1 OAI (cfr. art. 27 cpv. 2 OAI nelle versioni in vigore
sino al 31 dicembre 2002 rispettivamente dal 1. gennaio al 31 dicembre 2003),
precisa:
"
Per mansioni consuete di una persona senza
attività lucrativa occupata nell’economia domestica s’intendono in particolare
gli usuali lavori domestici, l’educazione dei figli nonché le attività
artistiche e di pubblica utilità. Per mansioni consuete dei religiosi s’intende
ogni attività svolta dalla comunità."
L’invalidità
viene così valutata sulla base di un confronto delle attività domestiche, da
effettuare mediante un’inchiesta domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001
pag. 158 consid. 3c).
Si
paragona quindi l'attività svolta dall'assicurato prima della sopravvenienza
del danno alla salute con quella che può svolgere posteriormente, applicando
l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; J. L. Duc, Les assurances
sociales en Suisse, Lausanne 1995, pag. 458; A. Maurer, Bundessozialversicherungsrecht,
Basilea e Francoforte, 1994, pag. 145).
Di regola
si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità se l'assicurato è
ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno parzialmente, le
incombenze che lo concernono.
Questa
presunzione può tuttavia essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora
più di quanto è ragionevolmente esigibile oppure fa eseguire da altri la
maggior parte dei lavori che non può eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139;
Valterio, op. cit. pag. 211).
L'importanza
dell'attività della persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla
struttura familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle
circostanze locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza
figli, quella con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella
in cui un coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
2.4. Nel caso in
cui invece l’interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza dei fattori
invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa torna applicabile l’art.
28 cpv. 2ter LAI secondo cui
"
Qualora l’assicurato eserciti un’attività
lucrativa a tempo parziale o collabori gratuitamente nell’azienda del coniuge,
l’invalidità per questa parte è determinata secondo l’articolo 16 LPGA. Se
inoltre svolge anche le mansioni consuete, l’invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2bis. In tal caso, occorre determinare la
parte rispettiva dell’attività lucrativa o della collaborazione gratuita
nell’azienda del coniuge e quella dello svolgimento delle mansioni consuete e
poi determinare il grado d’invalidità in funzione della disabilità patita nei
due ambiti."
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo misto")
è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal TFA in DTF 125 V
146.
Anche in
altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo misto, applicato ad
assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a tempo parziale e
consacrano il resto del loro tempo all’attività casalinga è conforme alla legge
e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata una violazione
dell’art. 8 CEDU (cfr. STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151 segg.
Questa
giurisprudenza è stata ribadita in una STF 9C 15/2007 del 25 luglio 2007 e in una STF
Fatti
I 126/07 del 6 agosto 2007, pubblicata in DTF 133 V 504.
In una
sentenza pubblicata in DTF 134 V 9 l'Alta Corte ha precisato la propria giurisprudenza ed ha ammesso la
possibilità di prendere in considerazione gli influssi reciprochi dell'attività
lucrativa e dello svolgimento di mansioni consuete nell'ambito
dell'applicazione del metodo misto.
Una
eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o nell'ambito
dell'adempimento delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI [nella versione in vigore dal 1° gennaio 2004]) in seguito a
maggiori sforzi compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in
considerazione solo a determinate condizioni.
In
particolare l'Alta Corte ha sviluppato le seguenti considerazioni:
"
7.3 Anlässlich ihrer
Sitzung vom 25. Juni 2007 gemäss Art. 23 Abs. 2 und 3
BGG haben die vereinigten sozialrechtlichen Abteilungen
im vorliegend zu beurteilenden Fall die Grundsätze zur Beachtlichkeit von
Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und Aufgabenbereich (im Sinne des Art. 27 IVV [in der seit 1. Januar 2004 geltenden Fassung]) wie folgt präzisiert:
7.3.1 Bei der Prüfung der Frage, ob die in den beiden Tätigkeitsbereichen
vorhandenen Belastungen einander wechselseitig beeinflussen (können), ist
namentlich deren unterschiedlichen Gegebenheiten Rechnung zu tragen. Die
versicherte Person ist im Rahmen ihrer Schadenminderungspflicht gehalten, im
Umfang ihrer noch vorhandenen Leistungsfähigkeit eine dem Leiden angepasste
erwerbliche Tätigkeit auszuüben (vgl. Art. 28 Abs. 2ter
IVG [eingefügt auf 1. Januar 2004] in Verbindung mit Art. 16 ATSG; BGE130 V 97 E. 3.2 S. 99 mit
Hinweisen), d.h. es ist ihr zumutbar, eine Beschäftigung zu wählen, bei der
sich die gesundheitliche Beschränkung minimal auswirkt. Die erwerbliche
Tätigkeit muss jedoch, entsprechend ihren jeweiligen Anforderungen,
grundsätzlich allein ausgeführt werden. Bezogen auf die häuslichen
Verrichtungen ist eine Wahl des Tätigkeitsgebietes demgegenüber nur beschränkt
möglich, da die mit der Haushaltführung einhergehenden Aufgaben als solche
anfallen und erledigt werden müssen. Es besteht in diesem Bereich dafür eine
grössere Freiheit in der zeitlichen Gestaltung der Arbeit und es ist den
Familienangehörigen eine gewisse Mithilfe zuzumuten (vgl. E. 7.2 hievor), womit
allenfalls vorhandene Einschränkungen abgefedert werden können. Schliesslich
erscheint die Möglichkeit einer gegenseitigen Beeinflussung geringer, je
komplementärer die Anforderungsprofile der Tätigkeitsgebiete ausgestaltet sind
(beispielsweise Haushalt eher körperlich belastend, Erwerbstätigkeit eher
intellektuell).
Damit die sich durch die schlechte Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeitsbereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
berücksichtigt werden kann, muss sie folglich offenkundig und unvermeidbar sein
(beispielsweise körperlich anstrengende Berufs- und Haushaltsarbeit oder
psychisch belastende berufliche und familiäre Situation [kranker Partner,
behindertes Kind etc.]). Von einer vermeidbaren Wechselwirkung ist demgegenüber
nach dem G
BGE 134 V 9 S. 13
esag ten auszugehen, wenn sie durch die - auf
Grund der gesamten Umstände zumutbare - Wahl einer anderen Erwerbstätigkeit
ausgeschlossen werden kann.
7.3.2 Wechselwirkungen sind nur dann zusätzlich zu berücksichtigen, wenn
aus den Akten erhellt, dass die Arzt- und (Haushalts-) Abklärungsberichte nicht
bereits in Kenntnis der im jeweils anderen Aufgabenbereich vorhandenen
Belastungssituation erstellt worden sind, und konkrete Anhaltspunkte bestehen,
dass eine wechselseitige Verminderung der Leistungsfähigkeit im Sinne des in E.
7.3.1 hievor Dargelegten vorliegt, die in den vorhandenen Berichten nicht
hinreichend gewürdigt worden ist.
7.3.3 Im hier massgeblichen Kontext beachtliche gesundheitliche Auswirkungen
vom Erwerbs- in den Haushaltsbereich können nur angenommen werden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Tätigkeitsgebiet voll ausgenützt
wird, d.h. der-für den Gesundheitsfall geltende-Erwerbsanteil die
Arbeitsfähigkeit im Erwerbsbereich übersteigt oder mit dieser identisch ist.
7.3.4 Ein
allfälliges reduziertes Leistungsvermögen im erwerblichen Bereich infolge der
Beanspruchung im Haushalt kann ferner lediglich für den Fall berücksichtigt
werden, dass Betreuungspflichten (gegenüber Kindern, pflegebedürftigen
Angehörigen etc.) vorhanden sind. Dies ergibt sich u.a. daraus, dass die
Reduktion des zumutbaren erwerblichen Arbeitspensums, ohne dass die dadurch
frei werdende Zeit für die Tätigkeit in einem Aufgabenbereich nach Art. 27 IVV (in der seit 1. Januar 2004 in Kraft stehenden Fassung) verwendet
wird, für die Methode der Invaliditätsbemessung, d.h. für die Statusfrage, ohne
Bedeutung ist. Wäre eine versicherte Person gesundheitlich in der Lage, voll
erwerbstätig zu sein, vermindert sie aber das Arbeitspensum aus freien Stücken,
insbesondere um mehr Freizeit (für Hobbys etc.) zu haben, hat dafür nicht die
Invalidenversicherung einzustehen. Allein stehende Personen werden bei einer
freiwilligen Herabsetzung des Beschäftigungsgrades nicht gleichsam automatisch
zu Teilerwerbstätigen mit einem Aufgabenbereich Haushalt neben der
Berufsausübung (BGE 131 V 51 E. 5.1.2 und 5.2 S. 53 f., je mit Hinweisen). Ist demnach eine Haushaltführung ohne weiter
gehende häusliche Obliegenheiten wie Betreuungsaufgaben etc. nicht in jedem
Fall statusrelevant, kann auch nicht von einer dadurch verursachten,
IV-rechtlich abzugeltenden erheblichen Belastung im erwerblichen Bereich
ausgegangen werden.
7.3.5 Allfällige Wechselwirkungen sind stets vom anteilsmässig
bedeutenderen zum weniger bedeutenderen Bereich zu berücksichtigen. Sind beide
Bereiche mit 50 % zu veranschlagen, ist sie dort beachtlich, wo sie sich
stärker auswirkt. Nicht möglich im hier zu beurteilenden Zusammenhang ist
demgegenüber, dass Wechselwirkungen kumulativ in beide Richtungen ihren
Niederschlag im Sinne einer verminderten Leistungsfähigkeit im je anderen
Tätigkeitsbereich finden, führte dies doch zu einer doppelten Gewichtung.
7.3.6 Das in der Erwerbsarbeit oder im häuslichen Aufgabenbereich infolge
der Beanspruchung im jeweils anderen Tätigkeitsfeld reduzierte
Leistungsvermögen kann sodann nur berücksichtigt werden, wenn es offenkundig
ist und ein gewisses normales Mass überschreitet. Dessen Ermittlung hat stets
auf Grund der konkreten Gegebenheiten im Einzelfall zu erfolgen. In Anlehnung
an den so genannten leidensbedingten Abzug vom statistischen Lohn bei der
Bemessung des Invalideneinkommens von nach Eintritt des Gesundheitsschadens
keine Erwerbstätigkeit mehr ausübenden Versicherten (BGE 129 V 472 E. 4.2.1 S. 475 mit Hinweisen), welcher unter Einbezug aller
jeweils in Betracht fallenden Merkmale auf insgesamt höchstens 25 % begrenzt
ist (BGE 126 V 75 E. 5b/cc S. 80; AHI 2002 S. 69 ff., E. 4b/cc, I 82/01), erscheint
vorliegend eine Limitierung der als erheblich anzusehenden Wechselwirkungen
ebenfalls sachgerecht. Da invaliditätsfremde Aspekte, anders als beim erwähnten
Leidensabzug, keine Rolle spielen, rechtfertigt sich jedoch ein niedrigerer,
auf 15 ungewichtete Prozentpunkte festgesetzter Maximalansatz.
7.3.7 Eine Rückweisung an die Verwaltung zur näheren Abklärung ist schliesslich
nur für den Fall angezeigt, dass das Endergebnis selbst bei Annahme einer
entsprechend verringerten Leistungsfähigkeit im einen Tätigkeitsgebiet durch
die Beanspruchung im anderen überhaupt beeinflusst würde." (DTF 134 V
12-14)
Al
riguardo il giudice federale S. Leuzinger-Naef nello studio "Die
familienbezogene Rechtsprechung der sozialrechtlichen Abteilung des
Bundesgerichts im Jahre 2007" in FamPra.ch 1/2009 pag. 112 seg. ha
sviluppato le seguenti considerazioni:
"
4. Invaliditätsbemessung
Hier ist auf die neueste Rechtsprechung zur
sogenannten gemischten Methode hinzuweisen, da sie hauptsächlich Anwendung
findet auf Personen mit familiären Betreuungspflichten, die ohne
gesundheitliche Beeinträchtigung teilzeitlich erwerbstätig und im Übrigen im
Aufgabenbereich, insbesondere im Haushalt, tätig wären: Für den Erwerbsbereich
wird das Erwerbseinkommen im Gesundheits- und im Krankheitsfall verglichen, für
den Aufgabenbereich ist der Umfang der Behinderung im Aufgabenbereich
massgeblich. Anschliessend werden die Invaliditätsgrade der beiden Bereiche im
Verhältnis der beiden Tätigkeitsbereiche gewichtet. In BGE 125 V 146 war
offengelassen worden, ob eine allfällige verminderte Leistungsfähigkeit im
erwerblichen Bereich oder im Aufgabenbereich infolge der Beanspruchung im
jeweils anderen Tätigkeitsfeld zu berücksichtigen ist. Laut Urteil I 156/04
vom 13. Dezember 2005 sind die Arbeitsunfähigkeit sowie die noch. zumutbaren
Tätigkeiten in beiden Bereichen grundsätzlich gleichzeitig, unter Berücksichtigung
allfälliger Wechselwirkungen, zu beurteilen. In BGE 134 V 9 wurden die
Grundsätze der Beachtlichkeit von Wechselwirkungen zwischen Erwerbs- und
Aufgabenbereich präzisiert. So muss die sich aus der schlechten Vereinbarkeit
der beiden Tätigkeits- bereiche ergebende negative gesundheitliche Auswirkung
offenkundig und unvermeidbar
sein. Die Wechselwirkungen sind zudem nur dann
gesondert zusätzlich zu berücksichtigen, wenn sie in de Arzt- und
Haushaltsabklärungsberichten nicht bereits berücksichtigt wurden, wenn die
verbleibende Arbeitsfähigkeit im erwerblichen Bereich voll ausgenützt wird und
wenn Betreuungspflichten vorhanden sind (ansonsten gar keine im Aufgabenbereich
vorliegt). Sie sind in jenem Bereich zu berücksichtigen, in dem sie sich
stärker auswirken, und die Berücksichtigung ist auf (ungewichtet) 15 %
beschränkt. Im Fall einer stark sehbehinderten Frau, die vollzeitlich als
Telefonistin tätig gewesen war und nach der Geburt ihres Kindes ihre
Erwerbstätigkeit auf 40% reduzieren wollte, diese Absicht aber nicht verwirklichen
konnte, da sie wegen ihrer Sehbehinderung neben der familiären Mehrbelastung
über keine Kapazitäten für die Ausübung der Berufstätigkeit verfügte, führten
diese Präzisierungen zu einer Verneinung des Rentenanspruchs."
2.5. Al fine di determinare il metodo applicabile per stabilire
l’eventuale invalidità, si deve anzitutto appurare se la persona esercitava o
meno attività lucrativa immediatamente prima dell’insorgere dell’invalidità.
Occorre in seguito verificare, fondandosi sulla globalità delle
circostanze, se, ipoteticamente, in assenza del danno alla salute,
l'assicurato avrebbe o meno esercitato un'attività lavorativa (SVR 1996 AI Nr.
76; DTF 117 V 195, 98 V 262; AJP 1994 pag. 784ss; STFA del 24 marzo 1994 solo
parzialmente pubblicata in DTF 120 V 150ss; STCA del 13 ottobre 1997 nella
causa M.M; Valterio, op. cit., pag. 109; Meyer-Blaser, Rechtssprechung des
Bundesgericht im Sozialversicherugsrecht, BG über die IV, Zurigo 1997, pag. 28,
30; Blanc, La procédure administrative en assurance-invalidité, Fribourg 1999,
pagg. 190s).
2.6. Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03).
Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.
2.7. L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.8. In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:
"
(...)
2. 2.1 En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).
2.2 Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux
diagnostics posés sont pratiquement superposables (syndrome somatoforme
douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante en 1995; syndrome
douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux traits dépendants
[F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont divergentes, en revanche,
en ce qui concerne les répercussions des atteintes à la santé sur la capacité
de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le syndrome somatoforme
douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à
la santé mentale importante, entraînant une incapacité totale de travail, sans
perspective de reclassement ni d'amélioration, vu l'importance de la régression
et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence
d'atteinte somatique ou psychique susceptible de limiter la capacité de
travail. Les mêmes experts déclarent s'écarter des conclusions du COMAI, au motif
que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux
traits dépendants ne constitue pas, à leur avis, une atteinte à la santé
mentale importante.
2.3 Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de
l'état de santé du recourant, mais remettent en cause l'appréciation précédente
- et fondée sur un même état de fait - des experts du COMAI. Ni
l'administration ni les premiers juges n'ont cherché du reste à démontrer
l'existence d'un changement de circonstances. Ils insistent plutôt sur le
caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des
règles sur la révision et comme s'il s'agissait en l'occurrence de se prononcer
pour la première fois sur le droit à la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour
justifier une révision du droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p.
135, ch. 490).
3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi,
l'administration peut aussi modifier une décision de rente lorsque les
conditions de la révision selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge
est le premier à constater que la décision initiale était certainement erronée,
il peut confirmer, en invoquant ce motif, la décision de révision prise par
l'administration (ATF 125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF
112 V 373 consid. 2c et 390 consid. 1b). Il est à relever que la
reconsidération est désormais expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2 Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3 En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces
conclusions sont dépourvues de crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence
d'appréciations divergentes d'experts en ce sens que les uns, à la différence des
autres, considèrent que l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une
personnalité aux traits dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de
travail. Seule une surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.9. Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).
L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.10. Nella
presente fattispecie l’amministrazione ha attribuito all’assicurata una rendita
intera d’invalidità dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006 a seguito della totale incapacità
lavorativa attestata dal medico curante (cfr. certificati Dr.ssa __________).
Questa
Corte è ora chiamata a stabilire se l’UAI ha correttamente o meno soppresso a RI
1 la rendita d’invalidità a far tempo dal 1° dicembre 2006.
L’UAI, al
fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurata,
ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare.
In tale
ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. __________
e Dr.ssa __________) e quella cardiologica (Dr. __________).
Per
quanto riguarda la patologia psichiatrica nel referto del 2 ottobre 2006 il Dr.
med. __________ e la Dr.ssa __________ del Servizio di __________ di __________,
dopo aver illustrato l’anamnesi della paziente, lo stato psichico e hanno posto
la seguente diagnosi e valutazione:
"
1. Diagnosi dal suo punto di vista
specialistico.
Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio
di gravità media (ICD-10 F33. 1) Sindrome ansiosa generalizzata (ICD-10 F41.1).
Considerandi
2.
Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa
nell'attività da ultimo svolta dall'assicurato/a (precisare se possibile le ore
al giorno o la riduzione del rendimento sul lavoro).
Vi è un'incapacità lavorativa del 50%.
3.
Descrivere l'evoluzione dello stato di salute dell'assicurato/a
dal suo punto di vista specialistico riguardo alle problematiche segnalate agli
atti e la prognosi a medio-lungo termine.
Per quanto riguarda l'evoluzione dello stato di
salute vedi anamnesi.
Attualmente la sintomatologia è migliorata
rispetto a quella presente nel 2005, ma rimane comunque presente con una
compromissione del funzionamento sociale e lavorativo clinicamente
significativo. Va tuttavia considerato che attualmente l'A. sta facendo una
terapia psicofarmacologica a basso dosaggio e verosimilmente con
un'ottimizzazione di quest'ultimo, la patologia ansiosa e depressiva potrebbe
ulteriormente migliorare (sarebbe tuttavia consigliabile non aumentare il
dosaggio del deanxit che è sconsigliato in caso di-disturbi cardiaci, ma
piuttosto cambiare farmaco e ottenere con esso un'ottimizzazione della
posologia).
4.
Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?
Quali sono le limitazioni funzionali.
Vi è diminuita concentrazione, memoria,
indecisione, mancanza di motivazione, crisi di panico in spazi ampi.
5.
Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità lavorativa dell'A.?
Vedi punto 3.
Che effetti
avrebbero questi provvedimenti sulla capacità lavorativa?
Potrebbero ridurre la sintomatologia ansiosa e
depressiva.
6.
Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione
professionale presso quest'A.?
Non al momento.
7.
Ritiene che l'assicurata sia in grado di svolgere altre
attività? Se sì descriva i limiti funzionali e la capacità lavorativa in tale
attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento).
Sempre con un rendimento del 50%.
8.
Per assicurati di sesso femminile: in che misura l'A. può
svolgere l'attività di casalinga (descrivere i limiti funzionali).
Non vi sono limiti
9.
Da quando esiste una limitazione della capacità lavorativa?
Quale è stata l'evoluzione della capacità lavorativa da allora?
L'incapacità lavorativa è presente nel 1999 al
100% durante l'episodio depressivo maggiore. Quando questo si risolve (2000) la
capacità lavorativa per motivi psichici migliora passando gradualmente dal 100%
di inabilità al 30%, nel giro di un anno. Vi è un ulteriore miglioramento che
porta l'A. ad una capacità totale tra il 2001 ed il 2003 , quando terminano i
contatti con lo psichiatra. Nel 2004 il quadro però precipita nuovamente nel
settembre 2004 quando, per lo sviluppo di un nuovo episodio depressivo,"
l'inabilità torna al 100% e per ridursi nuovamente progressivamente
(parallelamente allo sviluppo dell'episodio depressivo) fino ad arrivare ad
oggi al 50%.
Restando a disposizione per eventuali ulteriori
informazioni. Cordiali saluti." (Doc. AI 45-4+5)
Per
quanto riguarda la patologia cardiologica nel rapporto dell’8 settembre 2006
del Dr. med. __________ del Servizio di __________ dell’Ospedale regionale di __________
a Valli viene posta la seguente diagnosi:
"
(...)
DIAGNOSI:
Coronaropatia monovasale
- infarto
miocardico inferiore acuto con fibrinolisi e rescue PTCA della RCA il
03.08.2004
FRCV: - ipertensione arteriosa trattata
- dislipidemia
- adipositas
(BMI 32)
- abuso
nicotinico pregresso
Ipertensione arteriosa
DIAGNOSI DI COMORBIDITÀ:
Sindrome ansio-depressiva
Ernia iatale assiale
Esiti di
colecistectomia laparoscopica 2004 Esiti di emiotomia ombelicale (...)" (Doc. AI 31-20)
Lo
specialista ha poi posto la valutazione che segue:
"
(...)
VALUTAZIONE:
La peritanda presenta una coronaropatia
monovasale ben compensata e riesce a fare 100 watt sul cicloergometro senza
segni di sofferenza coronarica ciò che è sicuramente da considerare una riserva
funzionale sufficiente per continuare e/o riprendere la sua attività
lavorativa.
Considerato l'esito negativo della prova da
sforzo e l'assenza di disfunzioni ventricolari all'ecocardiografia anche la
dispnea NYHA Il non è l'espressione di un'insufficienza cardiaca ma piuttosto
di un decondizionamento fisico al quale va anche imputata la leggera
diminuzione della capacità lavorativa riscontrata alla prova funzionale.
Ciò considerato al momento attuale la peritanda
deve, dal punto di vista prettamente cardiologico, essere ritenuta teoricamente
pienamente abile al lavoro.
Collegiali saluti." (Doc. AI 31-22)
Globalmente,
quindi, nel rapporto peritale del 19 ottobre 2006 i medici del SAM, sulla base
delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della
ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con
influsso sulla capacità lavorativa di “Sindrome depressiva ricorrente, attuale
episodio di gravità media (ICD-10 F33. 1) e sindrome ansiosa generalizzata
(ICD-10 F41.1)”.
Mentre
viene posta la diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di
“Cardiopatia ischemica con / su - coronaropatia monovasale; pregresso infarto
miocardico inferiore acuto in sede inferiore; pregressa fibrinolisi e rescue PTCA
della RCA (3.08.2004); FRCV (ipertensione arteriosa, adiposità con BMI 33,3,
dislipidemia, pregresso tabagismo, possibile famigliarità).
Mialgo –
artralgie di origine indeterminata (in particolare alle mani bilateralmente).
Sindrome lombo vertebrale”
Per
quanto riguarda la valutazione medico-teorica globale della capacità lavorativa
l’assicurata è ritenuta abile al 50% sia come venditrice che in attività
adeguate a far tempo dal mese di agosto 2006 (attività durante mezza giornata
ma con rendimento pieno).
L’assicurata
è limitata unicamente per quanto riguarda la patologia psichiatrica con
problemi di concentrazione, di memoria, presenza di indecisione, mancanza di
motivazione, crisi di panico in spazi ampi.
Per
contro, le altre patologie non hanno influsso sulla capacità lavorativa (doc.
AI 31-12).
Per
l’attività di casalinga l’insorgente non ha mai presentato alcuna limitazione
della capacità lavorativa, ad eccezione del periodo di degenza per i problemi
cardiaci (doc. AI 31-12).
A seguito
dell’annotazione del 26 novembre 2007 del medico del SMR, Dr. __________ (doc.
AI 43-1), il SMR ha proceduto ad un ulteriore accertamento peritale
psichiatrico.
La Dr.ssa
__________ del SMR nel rapporto medico del 25 febbraio 2008 ha posto la seguente diagnosi e
valutazione:
"
(...)
Diagnosi
- Sindrome
depressiva ricorrente attualmente in remissione (ICD 10 F 33.4)
- Agorafobia (ICD 10 F40.0) con fobie
specifiche (F40.2)
Valutazione/conclusione
Sulla base dell'attuale valutazione, in
considerazione della documentazione medica disponibile, dei dati anamnestici,
dell'esame psichico, è possibile rilevare in particolare la presenza di una
sindrome di tipo agorafobica, caratterizzata da una marcata e costante paura
con evitamento di alcune situazioni, quali la folla, i luoghi pubblici,
viaggiare da soli o lontano da casa, associata a sintomi di attivazione
vegetativa. L'assicurata presenta inoltre delle fobie specifiche quali gli
interventi odontoiatrici, gli spazi chiusi, ristretti, il vento. Non si evidenziano
elementi clinici significativi per un episodio depressivo, per cui in passato
sono stati soddisfatti i criteri generali per la sindrome depressiva
ricorrente. Non vi è una perdita di integrazione nei vari ambiti della vita,
sia a livello famigliare e sociale. La sintomatologia ansiosa è prevalentemente
di tipo fobica, evocata prevalentemente in situazioni ben definite, sopra
descritte, associata ad atteggiamenti e comportamenti di evitamento.
Nonostante il riscontro di un miglioramento della
sintomatologia depressiva, favorita da una maggior stabilità delle condizioni
fisiche, permane uno stato psicoemotivo significativamente fragile,
suscettibile allo stress con rischio di scompensi affettivi, per cui una
capacità lavorativa superiore al 50% non risulta al momento proponibile; si può
confermare quindi una funzionalità lavorativa residua del 50% come da perizia
SAM (presenza durante mezza giornata ma con rendimento pieno). L'assicurata può
continuare a svolgere la propria attività quale venditrice, ma in un ambiente
di lavoro piccolo, tranquillo, non caotico: l'attività deve essere ad ogni modo
semplice non impegnativa a livello intellettivo, senza particolari
responsabilità.
Quale casalinga non sussistono limiti funzionali
di rilievo.
Dei provvedimenti professionali tramite l'ufficio
Al, considerata la patologia psichica e l'assenza dal mondo del lavoro da
alcuni anni, è senz'altro auspicabile, in concomitanza alla continuazione delle
cure psichiatriche (indicato adeguamento della terapia farmacologica con
introduzione di un SSRI con una psicoterapia di tipo cognitivo comportamentale
- potrebbero con maggior probabilità portare a risultati positivi -).
Indicata rivalutazione dello stato di salute tra
24.
mesi." (Doc. AI 46-3)
Da parte
sua la ricorrente ha prodotto il rapporto del 26 agosto 2008 del Dr. __________,
spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, dal seguente tenore:
"
Mi riferisco alla sua del 21 agosto scorso e con
la presente le trasmetto le informazioni da lei richieste.
La paziente è seguita presso il mio studio medico
dal 08.10.1999 a tuttora a causa di importanti disturbi psichici, in particolar
modo una depressione ansiosa e disturbi alimentari.
Non rivengo sulla sua anamnesi
socio-famigliare-professionale che è ben documentata nella perizia
multidisciplinare del SAM, in particolar modo la perizia della Dr.ssa __________,
che grosso modo sono d'accordo con il suo contenuto per quel che riguarda la
diagnosi e lo stato psichico della paziente, ma credo che attualmente
un'incapacità lavorativa nella misura del 50% non corrisponda alla sua realtà
attuale che persiste da circa un anno ed attualmente almeno nella misura del
70%.
Essa, potrà lavorare al massimo in un'attività
leggera che non richieda grande concentrazione od impegno mentale nella misura
del 30%.
Per quel che riguarda la sua diagnosi, si
tratta di una sindrome depressiva ricorrente, episodio attuale di media gravità
(ICD-10 F33.1) ed una sindrome ansioso generalizzata (ICD-10 F41.1).
Tali patologie causano attualmente un'inabilità
lavorativa puramente dal punto di vista psichiatrico nella misura del 70%.
Essa, inoltre negli ultimi mesi è aumentata di
peso in modo marcato che complica ulteriormente una situazione già precaria.
Per quel che riguarda la sua psicofarmaco
terapia, purtroppo essa non tollera la maggior parte dei farmaci antidepressivi
che abbiamo sul mercato, l'unico farmaco che ha potuto assumere senza avere
degli effetti collaterali è il Deanxit che purtroppo non possiamo aumentare il
dosaggio a causa della sua problematica cardiaca.
La paziente inoltre, ha un brutto ricordo
dell'ultimo ricovero presso la Clinica Psichiatrica, ragion per la quale è
molto difficile convincerla nel caso di un peggioramento ulteriore in un
ricovero ospedaliero, dunque la sua situazione rimane precaria, delicata.
Come già nota nell'anamnesi, si tratta di una
persona con un passato molto difficile, sofferente e che soffre di
un'importante depressione oramai ricorrente.
Restando a disposizione per eventuali ulteriori
informazioni, colgo l'occasione egregio Avvocato, per trasmettere i miei
migliori saluti." (Doc. C)
2.11
Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125.
V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001.
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000.
UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001.
pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(…)
3.2
L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)
Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:
"
(…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)
Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).
2.12
Al fine di stabilire il grado
d’invalidità, l’Ufficio AI, appurato come l’assicurata svolgesse un’attività
lucrativa quale venditrice l’ha considerata salariata nella misura dell’80% e
casalinga per il restante 20% applicando il metodo misto.
Questa suddivisione
merita conferma per le ragioni che seguono.
L’assicurata stessa,
rispondendo ad una richiesta di precisazioni da parte dell’UAI, nello scritto
del 16 novembre 2006 ha indicato chiaramente che “…il mio desiderio era di
trovare un posto all’80% ed eventualmente al 100%”. Successivamente ella
aggiunge che “nell’ipotesi di un mio stato di salute sano sarei senza alcun
dubbio felice di poter nuovamente riprendere un’attività lavorativa in misura
dell’80%” (doc. AI 35-1).
Tale suddivisione è stata
contestata dal rappresentante dell’assicurata, secondo il quale l’UAI non
avrebbe contestualizzato e interpretato correttamente le affermazioni della
ricorrente che si riferivano ad un “desiderio estremamente ambizioso” e non
alla volontà di lavorare ad una percentuale inferiore al 100% (doc. I).
L’argomentazione della
ricorrente non merita tutela, in quanto contrariamente a quanto asserito nel
ricorso l’assicurata non ha sempre lavorato al 100%.
Nella prima richiesta di
prestazioni del 22 settembre 2004 l’assicurata aveva già indicato di svolgere dal
1998.
a tuttora (era il mese di settembre 2004) quale attività principale
quella di “casalinga” e unicamente come attività accessoria quella di
venditrice presso la “__________” (doc. AI 1-4). Inoltre su indicazione dello
stesso datore di lavoro RI 1 lavorava “su chiamata” e in modo irregolare (doc.
AI 7-1).
Nell’anamnesi
professionale della perizia SAM si evince dalle dichiarazioni dell’assicurata
che ella “…lavorava da un 25 ad un 50% e che si trovava a suo agio”
(doc. AI 31-5).
Il TCA ritiene dunque che
le affermazioni della ricorrente contenute nello scritto del 16 novembre 2006
siano state interpretate correttamente dall’UAI. L’assicurata va pertanto considerata
salariata nella misura dell’80% e casalinga per il restante 20%.
2.13
Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato
accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della
decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
peritale del 19 ottobre 2006 del SAM e quella successiva del SMR, da
considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri
giurisprudenziali sopra ricordati.
2.13.1
Nell’ambito
della perizia SAM l’assicurata è stata infatti sottoposta ad un accurato esame
cardiologico, grazie al consulto specialistico del Dr. med. __________ del
Servizio di __________ dell’Ospedale Regionale di __________, dal quale è
emerso che l’assicurata presenta una coronaropatia
monovasale ben compensata e mostra una riserva funzionale sufficiente per
continuare e/o riprendere la sua attività lavorativa.
Secondo
il perito l’assicurata, dal punto di vista prettamente cardiologico, è ritenuta
pienamente abile al lavoro (doc. AI 31-22).
Il TCA
non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del
resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle
patologie maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla capacità
lavorativa residua dell’interessata.
Tale non
può essere il certificato del 10 agosto 2007 del Dr. med. __________,
specialista FMH in chirurgia, il quale si è limitato ad indicare che la
paziente presenta una cardiopatia ischemica, stato dopo infarto miocardico
inferiore in data 4 agosto 2004 e una forte depressione nervosa (doc. AI 42-5).
Diagnosi
che corrisponde a quella posta anche in sede peritale dal Dr. Sartori (cfr.
doc. AI 31-20).
Per
quanto riguarda la capacità lavorativa il Dr. __________, peraltro non
specialista in cardiologia, ha indicato succintamente che l’interessata non
riesce a eseguire lavori-medio-leggeri. Anche in questo caso il parere del
medico curante non si scosta da quello del perito interpellato
dall’amministrazione che aveva precisato che il decondizionamento fisico di cui
soffre la ricorrente è responsabile di una leggera diminuzione della capacità
lavorativa ricontrata alla prova funzionale. Ciò che tuttavia non consentiva di
ritenere la paziente inabile al lavoro (doc. AI 31-22).
Anche lo
scritto del 14 agosto 2007 del Centro di __________ non permette di scalfire la
valutazione dei periti del SAM visto che nello stesso il Dr. __________ si è
limitato ad indicare stringatamente le diagnosi, ben note, per le quali
l’assicurata è stata trattata, ovvero: “stato dopo infarto cardiaco 2004,
sindrome metabolico (soprapeso, ipertensione), iperacidità, dolori diffuse del
sistema scheletro-muscolare” (doc. AI 42-4)
2.13.2
Nell’ambito
della perizia SAM, RI 1 è stata pure sottoposta ad un esame psichiatrico,
grazie al consulto specialistico del Dr. __________ e della Dr.ssa __________ del
Servizio di psichiatria e di psicologia medica, nel quale è stata diagnosticata
una sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di gravità media (ICD-10
F33.1) e una sindrome ansiosa generalizzata (ICD-10 F41.1). Gli specialisti hanno valutato l’assicurata inabile al 50% sia nell’ultima
attività svolta di venditrice che in altre attività giustificando l’inabilità
con una diminuita concentrazione, memoria, indecisione, mancanza di motivazione,
crisi di panico in spazi ampi (doc. AI 45-4).
In sede
di osservazioni al progetto di decisione del 26 luglio 2007 l’assicurata ha
inoltrato, in particolare, il certificato medico del 9 agosto 2007 del Dr. med.
__________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel quale egli ha
specificato che la paziente soffre di una depressione ricorrente peggiorata
negli ultimi anni che la rende inabile in misura completa con una prognosi a
breve-medio termine poco favorevole (doc. AI 42-3).
Su indicazione
del medico del SMR, Dr. __________, l’SMR ha affidato alla Dr.ssa __________,
medico SMR – con formazione in psichiatria terminata in Svizzera (sul diritto per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei
medici del SMR, cfr. SVR 2008 IV Nr. 13) il compito di
valutare il quadro psichiatrico della ricorrente.
Nel
frattempo la ricorrente ha pure prodotto il certificato medico del 31 gennaio
2008.
del Dr. __________, il quale ha diagnosticato una sindrome mista
ansioso-depressiva (ICD-10 F41.2) oltre che una sindrome da attacchi di panico
(ICD 10 F41.0) con inabilità lavorativa completa (doc. AI 45-1).
La Dr.ssa
__________, nel proprio rapporto medico del 25 febbraio 2008, ha diagnosticato a sua volta una
sindrome depressiva ricorrente attualmente in remissione (ICD 10 F.33.4) e agorafobia (ICD 10 F 40.0) con fobie specifiche (F40.2) e
confermato una funzionalità residua del 50% come stabilito nella perizia SAM.
La
specialista ha precisato che “l’assicurata può continuare a svolgere la propria
attività quale venditrice, ma in un ambiente di lavoro piccolo, tranquillo, non
caotico: l’attività deve essere ad ogni modo semplice non impegnativa a livello
intellettivo, senza particolari responsabilità” (doc. AI 46-3).
Mentre
quale casalinga non sussistono limiti funzionali di rilievo (doc. AI 46-3).
Per
quanto riguarda la certificazione del Dr. __________ del 31 gennaio 2008 (doc.
AI 45-1) prodotta in sede di osservazioni e lo scritto del 26 agosto 2008 (doc.
C) trasmesso a questa Corte in sede ricorsuale va detto quanto segue.
Nel primo
referto il medico curante ha diagnosticato una sindrome mista
ansioso-depressiva (ICD-10 F41.2) oltre che una sindrome da attacchi di panico
(ICD 10 F41.0) con un’inabilità lavorativa completa (100%), mentre nello
scritto del 26 agosto 2008 la diagnosi posta è di sindrome depressiva
ricorrente, episodio attuale di media gravità (ICD 10 F 33.1) e sindrome ansioso generalizzata
(ICD 10 F41.1) e il Dr. __________ ha quantificato in questo caso la capacità
lavorativa al 30%.
Il medico
curante ha inoltre specificato, in merito alla perizia del 2 ottobre 2006 ad
opera della Dr.ssa __________, che “…grosso modo sono d’accordo con il suo
contenuto per quel che riguarda la diagnosi e lo stato psichico della paziente”
(doc. C).
A
prescindere dalla diagnosi e dalla valutazione della capacità lavorativa che il
Dr. __________ ha modificato in data 26 agosto 2008 rispetto a quanto indicato
nel referto del 31 gennaio 2008 e in quello precedente del 9 agosto 2007 (cfr.
doc. AI 42-3; 45-1; doc. C) questa Corte ritiene che la patologia psichiatrica sia
stata compiutamente vagliata dalla Dr.ssa __________ il cui referto appare
senza dubbio approfondito e dettagliato, con conclusioni chiare e fondate su
validi accertamenti specialistici, e questo Tribunale non ha motivo per
ritenerli incompleti o lacunosi.
Le
certificazioni del Dr. __________ non sono suscettibili di scalfire il valore
probante della precitata valutazione peritale limitandosi in definitiva a
formulare una diversa valutazione della residua capacità lavorativa.
Giova
ricordare inoltre un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr.
RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF
124.
I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des
assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,
Basilea 2000, p. 269s.).
Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).
Ad esempio, nella sentenza
9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:
" (...)
Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la
divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat
d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux
arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne
saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le
juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs
médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que
si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas
donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont
fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont
confirmé la décision attaquée. (...)"
Tutto ben considerato, dunque,
a mente del TCA non vi sono motivi per distanziarsi dalle conclusioni della
Dr.ssa __________, alle quali deve essere attribuita, secondo
la giurisprudenza citata in precedenza (cfr. consid. 2.11.), forza probatoria
piena.
Va qui ricordato
che se, da una parte, la procedura
davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i fatti
rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140.
e 129 V 4).
In
conclusione, rispecchiando la perizia del SAM e quella del SMR i criteri di
affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.11.),
alle stesse può essere fatto riferimento.
Inoltre,
richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che,
a partire dal mese di agosto 2006, l’assicurata ha presentato un grado di incapacità
lavorativa del 50% sia nella sua precedente professione di venditrice che in
ogni altra attività.
Per il
periodo precedente, peraltro non contestato, l’assicurata è stata ritenuta
inabile in misura completa (100%) dal mese di settembre 2004.
2.14
Per quel che
concerne la valutazione della capacità dell’assicurata quale casalinga,
l’Ufficio AI, sulla base delle valutazioni specialistiche in ambito cardiologico
e psichiatrico ha correttamente ritenuto che l’assicurata non presenta alcuna
limitazione della capacità lavorativa (cfr. doc. AI 31-12).
2.15
In simili
condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurata a partire dal mese di
agosto 2006 presenta una capacità lavorativa residua del 50%, sia nella sua
precedente attività di venditrice che in altre attività adeguate (cfr. perizia
del 2 ottobre 2006, punti 2 e 7, consid. 2.10), ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
2.16
Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF
129.
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003.
nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01), per cui nel caso
concreto sono determinanti i dati del 2006 (visto che, nella decisione
impugnata la rendita viene soppressa a partire dal 1° dicembre 2006).
Questo
Tribunale rileva che la consulente ha effettuato il confronto dei redditi con
riferimento all’anno 2005 (doc. 37-2):
i redditi
da valido e da invalido sono quindi da aggiornare al 2006.
2.17
Per quanto
concerne il reddito da valido, l’amministrazione ha considerato
uno stipendio di fr. 46'730.--, poi proporzionato all’80%, quindi pari a fr.
37'384.--, facendo capo alle raccomandazioni salariali della Società degli
impiegati di commercio (SIC) per una venditrice livello V di 45 anni di età
(doc. AI 37-2).
Secondo la giurisprudenza, il reddito da valido deve essere stabilito
il più concretamente possibile e, perciò, ci si fonda di regola sull’ultimo
reddito che l’assicurato ha conseguito prima dell’insorgenza del danno alla
salute, adeguandolo eventualmente al rincaro e dall’evoluzione reale dei salari
(cfr. U. Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, p. 205s.).
Soltanto in presenza di circostanze particolari, ovvero qualora non si
dispongano di informazioni sull’ultima attività professionale dell’assicurato
oppure se l’ultimo salario conseguito non corrisponde manifestamente a quanto
egli sarebbe stato in grado di realizzare, con ogni verosimiglianza, come
persona sana oppure ancora nel caso in cui il posto di lavoro non esiste più al
momento determinante della valutazione dell’invalidità, si giustifica di fare
capo ai dati statistici risultanti dall’inchiesta svizzera sulla struttura dei
salari (ISS) edita dall’Ufficio federale di statistica (L. Grisanti, Nuove
regole per la valutazione dell’invalidità, in RtiD II-2006, p. 316 e la
giurisprudenza ivi menzionata).
Nella concreta evenienza, dalle indicazioni relative all’ultimo posto
di lavoro occupato dall’assicurata prima dell’insorgenza del danno alla salute,
aiuto commessa (su chiamata) presso la “__________” sino al 2003 (doc. AI 7-1,
7-4), non è possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico
che la ricorrente avrebbe potuto conseguire senza invalidità, di modo che, in
ossequio ai dettami giurisprudenziali appena citati, appare giustificato fare
ricorso ai dati statistici e non, come ritiene l’UAI, sulle raccomandazioni
salariali della Società Svizzera degli impiegati di commercio (SIC).
Applicando
i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2006,
categoria 4, attività semplici e ripetitive p.to 52 “Commercio al dettaglio
e riparazioni”, dopo aver riportato questo dato su 41.7 ore, si ottiene un
importo annuale di fr. 49'364.46 all’anno.
Il
reddito da valido va poi proporzionato all’80% essendo l’assicurata salariata
in questa percentuale, mentre per il restante 20% risulta casalinga. Si ottiene
così un importo di fr. 39'491.57.
2.18
Per
quanto riguarda il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla base della situazione
professionale concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo
sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che
il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non
costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid.
3b/aa e riferimenti).
Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991.
p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA I 222/04 del 5 settembre 2006).
Nel caso
concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2006 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto
realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4’019.-.
Riportando
questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 7/8-2008, p. 90), esso ammonta a
fr. 4'189.80 mensili oppure a fr. 50'277.69 per l'intero anno (fr. 4'189.80 x
12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18
febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Ritenuto
che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.15.) da un punto di vista medico,
l’assicurata presenta una capacità lavorativa residua del 50%, sia nella sua
precedente attività di venditrice che in altre attività adeguate, il reddito statistico
citato va ridotto del 50% e ammonta a fr. 25'138.84 (fr. 50'277.69 ridotti del 50%).
2.19
In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita
ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle varie
particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V
80.
consid. 5b/cc).
In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4
Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5
Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.
2.6
Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28.
T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7
Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen.
Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen
Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre,
lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die
Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung
erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor).
Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann, erscheint
- gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend. Damit
hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung abzuweichen,
so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata)
In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1
hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35.
anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo scopo
di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF 115 V
138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa
S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in talune
circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr., ad
esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto
che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori delle
assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23
febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata
confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA
del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
In
concreto, l’UAI, in considerazione delle limitazioni espresse in sede medica,
ha effettuato una riduzione del 5% per attività medio leggere (doc. AI 37-2).
L’assicurata
ha contestato tale limitazione indicando che “la gravità delle problematiche
che caratterizzano il caso in esame” richiede una riduzione almeno del 10%
(doc.I).
Nel caso
di specie, questo Tribunale, constatato peraltro che la ricorrente non ha sostanziato
per quali motivi andrebbe operata un’ulteriore riduzione del 5%, non ha ragione
per scostarsi dalla deduzione effettuata dall’amministrazione.
Questa
soluzione si giustifica tanto più se si considera che, per costante
giurisprudenza il giudice non può scostarsi dalla valutazione
dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e
6).
Procedendo
quindi al raffronto dei redditi partendo da un salario da invalido di fr. 25'138.85,
ritenuta un’esigibilità dal profilo
medico del 50%, ammettendo la riduzione del 5%, il
reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 23'881.91 (fr. 25'138.85
- (fr. 25'138.85 x 5 : 100)).
Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 39'491.57
(consid. 2.17.), emerge un tasso d’invalidità del 39,5%.
2.20
Viste le
quote parti tra attività salariata (80%) e mansioni casalinghe (20%) stabilite
dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale
è così del 31,6% (80 X 39,5% + 20 X 0%) in applicazione del metodo misto, percentuale
che non dà diritto ad una rendita d’invalidità, come stabilito dall’amministrazione.
Per
quanto riguarda invece il periodo dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006 il
calcolo effettuato dall’amministrazione va confermato.
Viste
infatti le quote parti tra attività salariata (80%) e mansioni casalinghe (20%)
stabilite dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di
invalidità globale è così dell’80% (80 X 100% + 20 X 0%) in applicazione del
metodo misto, ossia un grado d’invalidità che permette la concessione di una
rendita intera dal 1° agosto 2005 al 30 novembre 2006.
La
decisione dell’UAI nel suo risultato va quindi confermata.
2.21
L’assicurata
ha chiesto al TCA l’esecuzione di una nuova perizia medico specialistica (VII).
Al
proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il
giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione
che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e
che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,
si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo
1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda
pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di
essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344
consid. 3c con riferimenti).
In
concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la
fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere
ad altri accertamenti medici.
2.22
Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a
carico dell’assicurata, la quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.23.).
Al
riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della
legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione
della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così espresso:
"
(...)
Quando sono adempite le condizioni del gratuito
patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere
gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati
interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.
Si intende così garantire che saranno prese in
considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le
persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.
(...)
Le stesse considerazioni valgono a proposito
delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso
AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio
in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le
controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti
di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.
Al fine di tener conto della componente di
politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore
litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa
(dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale
dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"
2.23
La ricorrente
ha infine postulato di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio (I).
Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).
I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).
In casu,
la ricorrente coniugata, si trova nel bisogno. La medesima dispone in
effetti, quali entrate, unicamente della rendita pensionistica e della
prestazione complementare percepite dal marito per un importo di fr. 3'318.-- (cfr.
doc. D). L’assicurata non possiede inoltre le necessarie conoscenze giuridiche,
per cui l’intervento di un legale appare giustificato e di primo acchito il
ricorso non pareva essere privo di fondamento.
Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la
concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurata, il gratuito
patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,
qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare
(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;
cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti
al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I
569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.
5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).
Ne
consegue che la ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese
processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è accolta.
3. Le
spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente. A
seguito della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento
assunte dallo Stato.
4. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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