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Decisione

32.2008.242

UAI ha a giusta ragione rifiutato di riconoscere all'assicurata il diritto ad una rendita,essendo ella ancora abile al lavoro al 70% nella sua professione come stabilito dalla perizia del SAM

17 agosto 2009Italiano64 min

Source ti.ch

Fatti

I periti hanno osservato che la patologia

predominante è quella psichiatrica, caratterizzata da un quadro psicopatologico

in cui prevale una sindrome somatoforme da dolore persistente nell’ambito di

una sindrome dissociativa da conversione ed un disturbo di personalità misto,

che riduce la capacità lavorativa nella misura del 30%. Tale situazione

persiste dall’ottobre 2006, senza modifiche di rilievo. Dal profilo

reumatologico, neurologico, ORL e internistico, per contro, a mente dei periti

“non sussistono patologie tali che possano giustificare un’incapacità

lavorativa”.

I medici del SAM hanno aggiunto che “in futuro è

utile una presa a carico psichiatrica e psicoterapica al fine di evitare

pericolose derive psicopatologiche, in particolare per superare il comportamento

pseudoregressivo che l’assicurata ha messo in atto ed elaborare i contenuti

dolorosi con successiva somatizzazione”. I medici del SAM hanno concluso che

“la prognosi è da considerarsi buona se l’assicurata accetterà di essere

seguita dal punto di vista psichiatrico e psicoterapico” (doc. 15-21).

Nel rapporto medico del 20 dicembre 2007, il dr. __________

del SMR, medico generico (sul diritto per gli

assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr. SVR 2008

IV Nr. 13), ha osservato:

"

Vista la complessità del quadro clinico e il suo

influsso sulle attività quotidiane dell’assicurata si è fatta una perizia SAM

(25.10.2007), con valutazioni specialistiche: psichiatrica, reumatologica,

neurologica, ORL. È stata anche fatta una valutazione testistica psicologica.

Non sono stati obiettivati reperti patologici

somatici, sia clinicamente che negli esami paraclinici, dai diversi

specialisti.

Lo psichiatra valuta i disturbi nell’ambito di

una sindrome da conversione e pone anche la diagnosi di una sindrome da dolore

somatoforme.

Si riconosce che tutto ciò ha un influsso sul

rendimento dell’assicurata e sul suo quotidiano, ma si ritiene che l’assicurata

disponga ancora di sufficienti risorse.

L’attività abituale è difficile da definire,

essendo l’assicurata laureata in scienze dell’educazione, ma non avendo mai

lavorato, salvo periodi di stage (__________) o come baby sitter in passato.

Si intende attività nel campo dell’educazione

come dal suo curriculum di studi.

Anche per altre attività (se si escludono

attività pesanti) vale la stessa IL.

L’inizio risale al 2001 (impossibile precisare il

mese), come dato dal suo (ex) medico curante nel rapporto AI.” (Doc. 18-2)

L’assicurata ha contestato il progetto di

decisione di rifiuto delle prestazioni dell’UAI, trasmettendo il seguente

referto, datato 21 novembre 2008, redatto dal Prof. dott. __________,

specialista in malattie del sangue, dell’apparato digerente e del ricambio di __________:

"

Su richiesta dell’interessata, si conferma che

la signora RI 1 presenta, all’attuale accertamento clinico e di laboratorio,

uno stato di aggravamento della forma osteo-neuritica precedentemente

certificata in data 20 gennaio 2007.

La paziente accusa un aumento progressivo della

dolorabilità nei movimenti attivi e passivi degli arti superiori, con

diramazioni alla zona dorsale superiore. Tali fenomeni dolorosi si accentuano

particolarmente durante i movimenti richiesti dalle prestazioni della sua

attività lavorativa.

A ciò deve aggiungersi il fatto che i trattamenti

antinfiammatori e antalgici devono essere sottoposti a limitazioni di tipo,

frequenza e dosaggi, essendo emerse in questi ultimi tempi, da accertamenti

ematochimici effettuati, alcune alterazioni di parametri della funzionalità

epatica, che fanno presumere l’esistenza di un’epatite cronica.

La necessità di una forzata discriminazione delle

prestazioni lavorative e l’impossibilità a poter fruire di medicamenti

importanti a dosi efficaci, determinano un’effettiva riduzione della idoneità e

della capacità di lavoro della paziente, che pertanto è da ritenersi in fase

peggiorativa.” (Doc. 29-2)

Nelle sue annotazioni del 27 novembre 2008, il

dr. __________ del SMR ha osservato:

"

La lettera pervenutaci, datata 21.11.2008, del

Prof. dott. __________ non cambia la nostra valutazione precedente, basata

sulla perizia SAM del 25.10.2007.

I presunti peggioramenti clinici e di laboratorio

“della forma osteo-neuritica precedentemente certificata” non sono dimostrati,

cosa difficile nell’ambito delle diagnosi date dalla perizia SAM: sindrome del

dolore somatoforme, sindrome dissociativa da conversione e disturbo di

personalità.

Alterazioni epatiche (degli esami di laboratorio)

erano già note in precedenza.

Conferma della precedente valutazione.” (Doc.

31-1)

2.4. In sede

ricorsuale l’assicurata ha nuovamente contestato la decisione di rifiuto delle

prestazioni dell’amministrazione, limitandosi tuttavia a trasmettere al TCA, a

conferma del suo presunto peggioramento dello stato di salute, i certificati

medici del 20 gennaio 2007 e del 21 novembre 2008 del Prof. dott. __________,

unitamente agli esami di laboratorio del 29 ottobre 2008 (cfr. doc. A, B, D),

già prodotti in sede di osservazioni e quindi già presenti agli atti

dell’incarto AI.

Nelle sue annotazioni del 29 gennaio 2009, il dr.

__________ del SMR, specialista FMH in medicina generale, ha osservato:

"

Assicurata nata nel 1976, laurea fuori corso in

scienze dell’educazione (università __________ di __________). In pratica non

ha mai svolto attività lucrativa.

Richiesta AI 4.2007

SAM 9.2007

Diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa:

Sindrome somatoforme da dolore persistente

(ICD10-F45.4).

Sindrome dissociativa da conversione (ICD10-F44).

Disturbo di personalità (ICD10-F61.0) istrionica,

immatura, dipendente.

Diagnosi senza influenza sulla capacità

lavorativa:

Cervicobrachialgia a destra su alterazioni

degenerative a carattere osteocondrotico a livello del segmento C5-C6 con

iniziale uncartrosi.

Tendenza allo sviluppo di un reumatismo delle parti

molli.

Emicrania senz’aura.

Lieve epatopatia d’origine non chiara.

Conclusioni:

impedimento valutato in un 30%

Decisione UAI del 3.12.2008:

Nessun diritto a rendita o a provvedimenti

professionali in presenza di grado AI inferiore al 40%

Ricorso:

vengono presentati:

rapporto dr. __________ del 21.11.2008:

-

viene attestato un peggioramento della

sintomatologia algica

rapporto dr. __________ del 20.1.2007:

-

viene certificata la presenza di rachialgia

diffusa a livello cervicale e in zona lombo-sacrale

-

si parla pure di polineuropatia (n.b. affezione

non confermata in occasione della perizia del SAM)

esami di laboratorio del 29.10.2008:

-

emogramma: normale

-

ematochimico: lieve rialzo dei valori epatici

(già riscontrati in sede SAM)

-

fattori reumatici/anticorpi antinucleari:

negativi

Valutazione:

i documenti attualmente presentati non mostrano

una modifica sostanziale dello stato di salute dell’assicurata. Prevale una

problematica somatoforme vissuta soggettivamente quale altamente

invalidante. Dal lato internistico-reumatologico non vi sono segni (come già

constatato in occasione della perizia SAM) per una affezione

reumatologico-infiammatoria in presenza di esami in pratica normali a parte un

lieve rialzo asintomatico dei valori epatici (invariato rispetto alla perizia

SAM) ev. di origine medicamentosa ma in ogni caso privo di conseguenze pratiche.”

(Doc. IV/bis, sottolineature della redattrice)

In data 20 luglio 2009 l’assicurata ha trasmesso

al TCA la RM della colonna cervicale eseguita dall’Ospedale regionale di __________

il 12 dicembre 2006; la Rx lombosacrale del 6 marzo 2007 e le radiografie della

colonna cervicale ap/lat eseguite dal dr. __________ il 10 aprile 2006 (cfr.

doc. XIV Q1-2).

2.5. Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto

medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,

ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die

Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997

pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite

da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono

a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti

approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle

inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1

pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella

DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI

1993 pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre

ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse

dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante

ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2 L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato

quanto segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur

probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence

consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les

références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause

une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de

nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont

une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins

traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va

ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito

psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni

(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle

assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota

158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e

cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle

assicurazioni sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing

& Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.6. Questo

Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato

accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emissione della

decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni

peritali dei medici del SAM, da considerare dettagliate, approfondite e quindi

rispecchianti i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

Dal profilo

neurologico, alla perizia del dr. __________ del 27 settembre 2007,

completa e priva di contraddizioni, va riconosciuta forza probatoria piena.

Nel suo

referto peritale, il dr. __________, poste le diagnosi di “emicrania senza

aura; dolori cervicali estesi soprattutto verso il braccio destro non spiegati

da patologia neurologica”, ha evidenziato che, dal profilo neurologico, non vi

è alcuna riduzione della capacità lavorativa dell’assicurata (doc. 15-35).

Questa

conclusione specialistica, che del resto non è stata contestata attraverso dei

referti medico-specialistici attestanti delle patologie neurologiche con

influsso sulla capacità lavorativa residua, può essere fatta propria dal TCA.

Quanto

all’aspetto ORL, nel suo consulto peritale dell’11 settembre 2007, il

dr. __________, dopo avere riportato quanto sostenuto dall’assicurata in merito

ai disturbi che la affliggono (cfr. anamnesi), ha concluso che lo stato ORL è

nella norma (cfr. doc. 15-32).

Il TCA

non ha motivo per distanziarsi nemmeno da queste conclusioni dello specialista

ORL, che non sono del resto state smentite da certificati medico-specialistici

attestanti delle patologie maggiormente invalidanti.

L’aspetto

psichiatrico è stato invece valutato nel contesto della perizia del SAM,

tramite il consulto specialistico del dr. __________, il quale, nel suo

rapporto peritale del 1° ottobre 2007, dopo aver diagnosticato una “sindrome somatoforme

da dolore persistente (ICD10-F45.4); sindrome dissociativa da conversione

(ICD10-F44); disturbo misto di personalità (ICD10-F61.0) istrionica, immatura,

dipendente”, ha rilevato che il quadro psicopatologico attuale comporta una

incapacità lavorativa del 30% (doc. 15/26+27).

Il TCA

non ha motivo per distanziarsi nemmeno da questa valutazione peritale, che del

resto non è stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle

patologie maggiormente invalidanti.

L’assicurata,

infatti, in sede ricorsuale, si è limitata ad indicare che i disturbi fisici -

a suo avviso altamente invalidanti e che non le permettono di avere un futuro

normale – la stanno “buttando in una forte depressione” (cfr. doc. I) e, nello

scritto del 24 marzo 2009, ha contestato le diagnosi poste dal perito - che non

corrisponderebbero “in alcun modo alla mia persona” (X) - senza tuttavia

produrre dei referti medici specialistici in grado di comprovare le sue

affermazioni, così da mettere in dubbio la valutazione specialistica del dr. __________.

Va qui

ricordato che se, da una parte, la

procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i

fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,

dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la

sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione

della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di collaborazione comprende

in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente

esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai

fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le

conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

Si

ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica

eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per

l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento

impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V

140 e 129 V 4).

L’assicurata ha inoltre a

più riprese sottolineato di avere tanto male, ad ogni minimo sforzo e movimento

e di star male sapendo di non essere creduta fino in fondo (cfr. doc. I).

Al riguardo, il TCA non

può che concordare con quanto rilevato dal dr. __________ del SMR nelle sue

annotazioni del 29 gennaio 2009, laddove ha indicato che “prevale una

problematica somatoforme vissuta soggettivamente quale altamente

invalidante” (doc. IV/bis, la sottolineatura è della redattrice).

A proposito della diagnosi

di sindrome del dolore somatoforme persistente, va nuovamente

ricordato che, secondo la giurisprudenza federale, questa

diagnosi non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad

un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da

una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.2. e STF

I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Considerandi

Come

visto in precedenza (cfr. consid. 2.2.), per ritenere eccezionalmente

inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato

che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige

l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità

e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es.

l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un

decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza

remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

Dalla perizia

del SAM è dimostrato che l’assicurata non è affetta da una comorbidità psichica

di notevole gravità, intensità e durata (cfr. sul tema le sentenze del

Tribunale federale I 1093/2006 del 3 dicembre 2007,9C_636/2007 del 28 luglio

2008,9C_167/2008 dell’11 marzo 2009).

Quanto

agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007

il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome

somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o

meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare

eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità

lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai

primi giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale

da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata

lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.

L’Alta Corte ha infatti osservato:

" (…)

3.

3.

Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme

les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI

en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un

état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par

l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré

pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est

exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;

arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public

in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

3.2

La reconnaissance de l'existence d'une atteinte

à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux

persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert

(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de

classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour

toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles

somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante

pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les

troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un

effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la

réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés

qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de

fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose

pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances

exceptionnelles sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de

différents critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité

psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut

constituer une telle comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352

consid. 3.3.1 in fine p. 358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006,

consid. 5.2.1 et les références). D'autres critères peuvent être déterminants.

Ce sera le cas des affections corporelles chroniques, d'un processus maladif

s'étendant sur plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie

inchangée ou progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les

manifestations de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution

possible au plan thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de

résolution du conflit, mais apportant un soulagement du point de vue psychique

(profit primaire tiré de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de

traitements ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même

avec différents types de traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative

de la personne assurée (ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et

imprègnent les constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un

effort de volonté (Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und

seine Bedeutung in der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit,

St. Gall 2003, p. 77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une activité

résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on

conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le

droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées

figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé,

l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues,

l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations

fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des

plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que

l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact

(voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,

avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur

l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

3.3

Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal

fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs

avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous

l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par

analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles

somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère

invalidant d'une fibromyalgie.

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée

souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux

somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une

comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le

litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par

la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté

raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie

douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral

examine librement.

5.

5.1

Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception

du critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se

manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée

qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail

actuel.

5.2

En l'occurrence, il convient d'admettre

l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et

symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère

invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel

et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction

cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte d'intégration

sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un retrait social

marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est en mesure

d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui nécessite

des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne

convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques

difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le

lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de

suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état

psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au

domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au

dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur

O.________ (rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant

pour l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique permettant

d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires pour que l'on puisse admettre la réalisation de

ce critère (rapport du 18 octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer

que la symptomatologie présentée actuellement par l'assurée ne serait plus

susceptible d'évolution sur le plan thérapeutique, comme le soutiennent

pourtant les docteurs U.________ et O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et

22.

août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,

d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines

auprès de la doctoresse U.________ depuis le mois de janvier 2004. Il ressort

cependant des constatations de fait de la Cour cantonale que l'assurée n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été

régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les

bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et du professeur G.________ du 4 octobre

2005). De même, les suggestions thérapeutiques faites par les docteurs

U.________ (thérapie cognitivo-comportementale) et G.________ (approche

multidisciplinaire) n'ont pas été mises en oeuvre.

5.3

Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le

trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point

de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de

l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation

du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit

fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

In una sentenza 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009

confermando il giudizio del TCA l’Alta Corte ha stabilito che non si era

in presenza degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per stabilire se

l’assicurato sia in grado di fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per

sormontare gli effetti della sua sintomatologia dolorosa.

Il TFA ha infatti osservato:

"

(...)

5.3.2

Per il resto, l'accertamento del primo

giudice secondo cui la ricorrente non avrebbe presentato (quantomeno nel

periodo soggetto al presente esame giudiziario) una comorbidità psichiatrica

importante quanto a gravità, acutezza e durata, trova conferma nel fatto che

gli atti non mettono in evidenza una patologia psichiatrica maggiore e anzi

riferiscono di una reazione depressiva in fase di remissione (cfr. ad esempio

il rapporto 2 febbraio 2007 del curante, dott. X). Quanto agli altri criteri

elaborati dalla prassi in materia di stabilire se l'assicurato sia in grado di

fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per sormontare gli effetti della

sua sintomatologia dolorosa, il primo giudice ne ha, senza arbitrio, negato la

necessaria intensità e costanza. Così, pur avendo ammesso l'esistenza di

affezioni corporali croniche (cervicotoraco-brachialgia a sinistra, ernia

discale a livello Th2/Th3, lombalgie di tipo recidivante su alterazione

degenerativa iniziale a livello L4/L5), egli ha negato, in maniera certamente

sostenibile, la presenza degli altri fattori determinanti. A sostegno della

tesi che l'assicurata non avrebbe subito un ritiro totale dalla vita sociale

basti rilevare che, per quanto attestato dal suo curante, la ricorrente, ancora

nel febbraio 2007, andava regolarmente 4-5 volte alla settimana in palestra a

fare fitness. La Corte cantonale poteva pertanto, senza arbitrio, concludere

che un'eventuale interruzione dei contatti sociali non era da intendersi in senso

patologico bensì fosse piuttosto riconducibile all'uscita dal mondo lavorativo.

Lo stesso dicasi per l'assenza di uno stato psichico consolidato e per

l'impossibilità di un'evoluzione sul piano terapeutico. La remissione della

reazione depressiva, da un lato, e il beneficio - riconosciuto dall'interessata

stessa in occasione della visita peritale 30 maggio 2006 della dott.ssa X -

tratto dal trattamento farmacologico, dall'altro, potevano legittimamente

indurre il primo giudice a ritenere un'evoluzione positiva sul piano

terapeutico e a negare la presenza di uno stato psichico consolidato,

rispettivamente di un insuccesso dei trattamenti intrapresi conformemente alle

regole dell'arte. Del resto, a conferma di questa valutazione, anche il dott. X

ha riconosciuto che un'adeguata cura specialistica contribuirebbe a

stabilizzare la situazione della paziente in modo tale da consentirle di

riprendere una attività lavorativa in modo quasi completo. (...)"

Nel caso di specie, visto quanto stabilito dal

Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre

2007) e alla luce di quanto stabilito dal dr. __________,

ci si potrebbe chiedere se gli altri criteri

richiesti sono realmente realizzati.

Questa questione può rimanere indecisa visto che

comunque l’inabilità lavorativa accertata del 30%, dal profilo psichiatrico non

permette di riconoscere all’assicurata il diritto alla rendita.

L’aspetto

reumatologico è stato valutato, nel contesto della perizia del SAM, tramite

il consulto specialistico del dr. __________, il quale, nel suo rapporto

peritale dell’8 ottobre 2007, poste le diagnosi di “cervico-brachialgia a

destra su alterazioni degenerative a carattere osteocondrotico a livello del

segmento C5-C6 con iniziale uncartrosi; tendenza allo sviluppo di un reumatismo

delle parti molli”, ha ritenuto l’assicurata pienamente abile al lavoro dal

profilo reumatologico, sottolineando che, in base ai reperti clinici e

radiologici, ella non presenta alcun tipo di limitazione funzionale (doc. 15-46).

Inoltre,

dal profilo internistico, dagli esami di laboratorio svolti, i medici

del SAM hanno riscontrato l’esistenza di una lieve epatopatia di origine non

chiara, che va ricontrollata nel tempo ma che non ha influenza sulla capacità

lavorativa dell’interessata (cfr. doc. 15-20).

L’assicurata

ha contestato queste valutazioni peritali, trasmettendo il referto del 21

novembre 2008 del Prof. dott. __________ di __________, il quale ha attestato

un “aggravamento della forma osteo-neuritica precedentemente certificata in

data 20 gennaio 2007”, indicando che “la paziente accusa un aumento progressivo

della dolorabilità nei movimenti attivi e passivi degli arti superiori, con

diramazioni alla zona dorsale superiore” (doc. 29-2). Il dr. __________ ha pure

indicato che l’assicurata deve limitare, sia con riferimento alla frequenza che

al dosaggio, l’assunzione di farmaci antinfiammatori e antalgici, vista

l’insorgenza “in questi ultimi tempi”, dagli accertamenti ematochimici

effettuati, di alcune alterazioni dei parametri della funzionalità epatica,

“che fanno presumere l’esistenza di una epatite cronica” (doc. 29-2).

I medici

del SMR hanno considerato che tale certificato del dr. __________ non sia in

grado di mettere in dubbio la valutazione peritale dei medici del SAM.

Nelle sue

annotazioni del 27 novembre 2008, il dr. __________ del SMR ha indicato che “i

presunti peggioramenti clinici e di laboratorio “della forma osteo-neuritica

precedentemente certificata” non sono dimostrati” (doc. 31-1,

sottolineatura della redattrice).

Il dr. __________

del SMR, dal canto suo, nelle annotazioni del 29 gennaio 2009, ha osservato, da una parte, che la polineuropatia cui fa riferimento il dr. __________ non è

stata confermata in occasione della perizia del SAM e, dall’altra, che“dal

lato internistico-reumatologico non vi sono segni (come già constatato in

occasione della perizia SAM) per una affezione reumatologico-infiammatoria in

presenza di esami in pratica normali a parte un lieve rialzo asintomatico dei

valori epatici (invariato rispetto alla perizia SAM) eventualmente di origine

medicamentosa ma in ogni caso privo di conseguenze pratiche” (doc. IV/bis,

sottolineatura della redattrice).

Il TCA

può fare proprie queste considerazioni dei medici del SMR.

Va infatti

sottolineato che già nel referto del 20 gennaio 2007 (e quindi precedente alla

perizia del SAM), il dr. __________ aveva indicato che l’assicurata presentava

rachialgie diffuse, specie in zona cervicale e in zona lombo-sacrale, ritenendo

che “il quadro patologico prende facilmente le caratteristiche di una polineuropatia

con frequenti irradiazioni alle zone alte del torace e alle spalle” e ponendo

una prognosi sfavorevole vista la “sindrome morbosa osteo-neuritica in

atto” (cfr. doc. 29-3, sottolineature della redattrice).

Nell’ambito

della perizia SAM, tuttavia, i medici non hanno riscontrato traccia di

questa presunta polineuropatia.

Va qui

nuovamente rilevato che, nel suo consulto peritale del 27 settembre 2007, il

dr. __________ ha diagnosticato una “emicrania senza aura; dolori cervicali

estesi soprattutto verso il braccio destro non spiegati da patologia

neurologica”, evidenziando che, dal profilo neurologico, non vi è alcuna

riduzione della capacità lavorativa dell’assicurata (doc. 15-35).

Inoltre,

a proposito dei “problemi epatici” cui si riferisce l’assicurata nel ricorso a

conferma del peggioramento delle sue condizioni di salute, il TCA constata che

già nella perizia SAM era stata notata una lieve epatopatia, che non

aveva comunque un’influenza sulla capacità lavorativa dell’interessata (cfr.

doc. 15-20, sottolineatura della redattrice).

Il dr. __________

ha inoltre sottolineato che il lieve rialzo dei valori epatici segnalato dal

dr. __________ è invariato rispetto a quanto constatato in occasione

della perizia del SAM (cfr. doc. IV/bis, sottolineatura della redattrice).

È utile

inoltre ricordare che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che

le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr. STFA U 202/01

del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in

ragione del rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr. RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF

125.

V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA U 278/02 del 10 ottobre 2003,

consid. 2.2; R.

Spira, La preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en

l'honneur de Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

Si ribadisce comunque che il presente giudizio non pregiudica eventuali

diritti dell’assicurata nei confronti dell’assicurazione federale per

l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento

impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V

140.

e 129 V 4).

Infine, a proposito delle radiografie della

colonna cervicale ap/lat eseguite dal dr. __________ il 10 aprile 2006, della

Rx lombosacrale del 6 marzo 2007 e della RM della colonna cervicale eseguita

dall’Ospedale regionale di __________ il 12 dicembre 2006, trasmesse al TCA

dall’assicurata in data 20 luglio 2009 (cfr. doc. XIV Q1-2), questo Tribunale

sottolinea che questa documentazione è già stata esaminata dai medici del SAM

al momento della valutazione peritale del 25 ottobre 2007 (cfr. doc. 15-7) e

non è quindi in grado di mettere in dubbio la correttezza delle conclusioni

peritali.

Il TCA rileva, in particolare, che le radiografie

e la RM prodotte dall’assicurata erano a disposizione del perito reumatologo,

dr. __________, il quale, nel suo referto peritale dell’8 ottobre 2007, ha espressamente indicato, al paragrafo “3.2 Radiografie”, quanto segue:

"

3.2

Radiografie

- Colonna

cervicale ap/lat eseguita dal dr. __________ in data 10.4.2006

Appiattimento della lordosi fisiologica. Alterazioni

osteocondrotiche C5-C6. Spondilosi posteriore a questo segmento. Iniziale

uncartrosi.

- Colonna lombare ap/lat eseguita in data

6.3.2007

Leggera scoliosi destro-convessa con componente rotatoria a

livello del passaggio lombare. Per il resto reperto sostanzialmente nella norma,

senza segni degenerativi significativi.

- RM

della colonna cervicale eseguita in data 12.12.2006 presso l’Ospedale regionale

di __________

Presenza di una discopatia a livello C5/C6. Il forame C5/C6 a

sinistra mostra riduzione del diametro, causata dalla presenza dell’artrosi

unco-vertebrale a sinistra. Non segni per erniazione. I restanti reperti sono

nella norma.”

(Doc. 15-44)

Alla luce di quanto esposto e della giurisprudenza in materia di

valore probatorio dei referti medici (cfr. consid. 2.5.), il TCA ritiene che lo

stato di salute dell’assicurata, dal profilo reumatologico-internistico, sia

stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal dr. __________ e dai

medici del SAM e che i referti del dr. __________ non apportano nuovi elementi,

non apprezzati in sede peritale, in grado di influire sulle valutazioni

specialistiche dei periti dell’amministrazione. Le conclusioni del medico

curante, seppur parzialmente divergenti per quanto riguarda la diagnosi e la

valutazione della capacità lavorativa dell’insorgente, non apportano nuovi

elementi oggettivi ignorati dai referti peritali del SAM e vanno quindi intese

nel senso di una diversa valutazione delle conseguenze che le patologie

dell’interessata hanno sulla sua capacità di lavoro.

Pertanto,

sulla base delle affidabili e concludenti risultanze mediche SAM, richiamato

inoltre l’obbligo che per consolidata giurisprudenza incombe all’assicurata di

intraprendere tutto

quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito

economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,

400.

e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,

Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweizerischen

Sozialversiche-rungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche

Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221),

è da ritenere dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante

valido nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i

riferimenti ivi citati, 115 V 142 consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32

consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che sino al momento

determinante dell’emanazione del querelato provvedimento (cfr. DTF 130 V 140)

l'assicurata presentava una residua capacità lavorativa del 70% sia nell’attività

di specialista in scienze dell’educazione, sia in attività adeguate.

In queste

condizioni, questo Tribunale, constatato che l’assicurata conserva una capacità

lavorativa residua del 70% nella sua attività di specialista in scienze

dell’educazione, nella quale è in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua

capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente al 70% del reddito

realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che, come indicato

dall’UAI, l’incapacità lucrativa della ricorrente ammonta al 30% (cfr. al

riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del

14.

agosto 2008), percentuale che non dà diritto ad una rendita

d’invalidità.

Va qui

rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al

massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,

presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è

arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato

inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

Nella

misura in cui l’UAI ha negato all’assicurata il diritto ad una rendita di

invalidità (grado del 30%), la decisione del dicembre 2008 deve, perciò, essere

confermata.

2.7

A titolo

abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente

superiore al 20%, ella potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione

professionale.

L’art.

17.

LAI prevede in particolare che:

"

L’assicurato ha diritto alla formazione in una

nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione

professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere

presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

Invalido

ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della

gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione

professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110

consid. 2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

Nel caso

di specie, tuttavia, una riqualifica professionale non entra in considerazione,

ritenuto che la consulente ha escluso ulteriori provvedimenti integrativi di

natura professionale. Nel rapporto del 31 luglio 2008, infatti, la consulente

ha indicato che “il calcolo dei redditi secondo le tabelle RSS è stato eseguito

più per scrupolo assicurativo che non per effettiva necessità essendo

l’assicurata ritenuta abile al lavoro al 70% anche nella professione appresa di

educatrice e al di là dell’effettiva intenzione dell’assicurata di inserirsi in

un contesto lavorativo” (cfr. doc. 23-3).

Questo Tribunale rileva comunque che la consulente IP, nel rapporto del 31 luglio 2008, ha indicato che “chiudo quindi il caso sulla

base di un grado di invalidità medico-teorico del 30% e propongo la sua

attribuzione al collocatore di riferimento per tentare un aiuto al

collocamento” (doc. 23-3).

In un’annotazione per l’incarto del 26 settembre

2008, inoltre, il funzionario incaricato ha segnalato di avere discusso il caso

con il collocatore designato, indicando che “nel caso concreto l’assicurata può

avere diritto ad un aiuto al collocamento. Sulla decisione indicheremo pertanto

che se l’assicurata lo desidera il nostro ufficio rimane a disposizione per un

aiuto al collocamento” (doc. 25-1).

Spetta dunque all’assicurata attivarsi, facendone

richiesta, al fine di ottenere un aiuto al collocamento.

2.8

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L’entità

delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese

di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a

carico dell’assicurata, la quale ha fatto presente di versare in una precaria

condizione economica, di dipendere economicamente dalla madre e di non avere

ancora chiesto di potere beneficiare di prestazioni dell’assistenza pubblica solo

per non avere debiti nei confronti dello Stato, chiedendo quindi di essere

posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria limitatamente all’esonero dal

pagamento delle spese processuali (cfr. doc. I).

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS, rimasto

in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità di

ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

I presupposti

(cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria – rimasti invariati

rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n. 88s) – sono in

principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche art. 3 Lag), se

l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato (cfr. anche art.

14.

cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito positivo (cfr.

anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

Il

diritto all’assistenza giudiziaria comprende da un lato la liberazione dal

pagamento delle tasse di giustizia e delle spese, dall’altro - nella misura

in cui necessario - il diritto al gratuito patrocinio (DTF 121 I 60 consid. 2a

con riferimenti; cfr. art. 29 cpv. 3 Cost. fed., art. 13 della Legge sul

patrocinio d’ufficio e sull’assistenza giudiziaria del 3 giugno 2002 (Lag);

Müller, Grundrechte in der Schweiz, 1999, p. 544).

Nel caso

in esame, l’assicurata si trova nel bisogno visto che, come emerge dalla

decisione di tassazione relativa al 2007, allegata al certificato per

l'ammissione all'assistenza giudiziaria (cfr. doc. XIII/2), ella non dispone né

di reddito, né di sostanza.

Ritenuto

come il ricorso non appariva di primo acchito privo di esito favorevole, la

ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese processuali

(cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007), riservato l'eventuale obbligo di

rimborso, qualora la situazione economica dell'assicurata dovesse più tardi

migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art.

61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella

procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella

causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U

234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid.

6).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico

dell’assicurata ricorrente. A seguito della concessione dell’esonero dal

pagamento delle spese di giustizia, esse sono per il momento assunte dallo

Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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