32.2008.31
Sulla base di una perizia SAM a ragione UAI ritenuto abile al 80% in attiv.leggere.Per fissare reddito da valido tener conto di 52h/sett.(x vacanze).Reddito da inv.non va ridotto del 10%(v.UAI),ma del
5 febbraio 2009Italiano73 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
Anteprima di stampa
Numero d'incarto:
32.2008.31
Data decisione, Autorità:
05.02.2009, TCA
Titolo:
Sulla base di una perizia SAM a ragione UAI ritenuto abile al 80% in attiv.leggere.Per fissare reddito da valido tener conto di 52h/sett.(x vacanze).Reddito da inv.non va ridotto del 10%(v.UAI),ma del 15%(5% abile al 80% + 10% danno salute).Diritto a 1/4 di rendita AI(grado inv.42%).Ric.parz.accolto
APPREZZAMENTO ANTICIPATO DELLE PROVE
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
NOZIONE O DEFINIZIONE DI INCAPACITÀ AL LAVORO
RIPETIBILI
art. 4 LAI
art. 28 LAI
art. 29 cpv. 1 let. b LAI
art. 7 agg. 8 LPGA
art. 16 LPGA
art. 61 cpv. 1 let. g LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2008.31
rs/td
Lugano
5 febbraio
2009
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Raffaella Sartoris
Vacchini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 27 febbraio 2008
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 25
gennaio 2008 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nato
nel 1958, già attivo come muratore/giardiniere presso __________, __________
(cfr. doc. 12-5, 37-1), il 14 ottobre 2004 ha presentato una domanda volta
all’ottenimento di prestazioni AI per adulti, dichiarando di essere sofferente
dal novembre 2003 a causa di disturbi alla schiena (cfr. doc. 12).
Esperiti
gli accertamenti medico-economici del caso, con decisione 6 ottobre 2005
l’Ufficio AI, appurato un grado di invalidità del 17%, ha respinto la richiesta
di prestazioni (cfr. doc. 5-1segg.).
1.2. L’11
novembre 2005 l’assicurato, rappresentato da RA 1, ha interposto opposizione
avverso il provvedimento del 6 ottobre 2005 (cfr. doc. 18-1), la quale è stata
completata da delle certificazioni mediche dei Dr. med. __________ e __________
(cfr. doc. 28-5, 28-6).
1.3. L’amministrazione,
dopo aver fatto esaminare l’insorgente dal neurologo Dr. med. __________ (cfr.
doc. 32-1 segg.) ed esperire una perizia pluridisciplinare dal Servizio di
accertamento medico dell’AI (in seguito SAM; doc. 56-1 segg.), il 25 gennaio
2008 ha emesso una decisione su opposizione con cui ha confermato il precedente
provvedimento, precisando che il grado di invalidità si attestava al 38% (cfr.
doc. B).
1.4. Contro la
decisione su opposizione l’RA 1, per conto dell’assicurato, ha presentato un
tempestivo ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una mezza rendita di
invalidità.
A sostegno
della propria pretesa ricorsuale l’insorgente ha, in particolare, addotto di
essere rimasto inabile al lavoro inizialmente a causa di una problematica al
piede (plegia) e che poi man mano i disturbi e la diagnosi si sono estesi alla
schiena con difficoltà di movimento e di deambulazione, debolezza alle gambe e
dolori cervicali recidivanti.
L’assicurato
ha evidenziato, da una parte, che dagli esami specialistici non sono emerse
delle valutazioni univoche per quanto attiene sia alla diagnosi, sia alla capacità
lavorativa medico-teorica. Dall’altra, di avere disposto ulteriori accertamenti
medici al fine di giungere a una valutazione diagnostica più chiara e
condivisa. Al riguardo egli si è riservato di produrre successivamente il
referto, precisando che comunque già nella situazione a quel momento vi erano
le premesse per riconoscere un grado di invalidità che consente di ottenere le
prestazioni di rendita. L’assicurato ha sottolineato che la decisione su
opposizione è viziata da molte contraddizioni che nell’insieme danno
l’impressione di voler negare ad ogni costo un’eventuale rendita.
Il
ricorrente ha, poi, rilevato che per determinare l’importo del reddito da
valido occorre tenere conto per il 2004 di un guadagno orario di fr. 28.--, a
cui va aggiunta l’indennità del 3.45% per i giorni festivi, delle vacanze e
della tredicesima, come pure del numero delle ore di lavoro pari a 42.5 alla
settimana – numero quindi inferiore a quanto previsto dal CCL che ne indica 43.
A mente dell’assicurato il reddito da valido da considerare ammonta quindi a
fr. 67'034.--.
Relativamente
alla determinazione del reddito da invalido, l’insorgente ha auspicato
l’applicazione della TA13, visto che nel 2004 la prassi in vigore faceva capo
ai salari regionali. Egli ha, altresì, indicato che la deduzione doveva
corrispondere al 20% e non solo al 10%.
Per
quanto attiene alla capacità lavorativa, il ricorrente ha osservato che non si
comprende perché, dal profilo neurologico, debba essere presa a riferimento la
valutazione del Dr. med. __________, il quale l’ha ritenuto abile al lavoro,
quando il Dr. med. __________ l’aveva considerato abile al lavoro in attività
leggere unicamente in misura del 50% e il Dr. med. __________, che avrebbe
posto una diagnosi diversa da quest’ultimo, ha attestato un’inabilità del
20-25%.
Infine
l’insorgente ha puntualizzato, da un lato, che l’UAI ha sottostimato i disturbi
dell’assicurato al solo fine di negargli le prestazioni. Dall’altro, che il suo
grado di invalidità corrisponde, invece, al 52% (cfr. doc. I).
1.5. L’UAI, in
risposta, ha postulato l’integrale reiezione dell’impugnativa, richiamando i
contenuti della decisione su opposizione (cfr. doc. IV).
1.6. Il
rappresentante dell’assicurato, dopo aver ottenuto alcune proroghe del termine per
presentare altri mezzi di prova (cfr. doc. V, VI, VII, VIII, IX), il 20 maggio
2008 ha trasmesso un rapporto psichiatrico del 13 maggio 2008 allestito dal Dr.
med. __________ (cfr. doc. X, C).
1.7. Il 5 giugno
2008 l’UAI, dopo aver sottoposto la valutazione del Dr. med. __________ ai Dr.
med. __________ e __________ del proprio Servizio di accertamento medico (SMR),
ha presentato delle osservazioni al riguardo (cfr. doc. XII + bis).
1.8. I doc. XII e
XIIbis sono stati inviati per conoscenza all’RA 1 (cfr. doc. XIII).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (cfr. STF
9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007;
STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002;
STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U
347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Questa Corte
è chiamata a stabilire se l’UAI era legittimato o meno a negare all’assicurato
il diritto a una rendita di invalidità.
Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio.
Gli
elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono
quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (G. Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de
la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno 1991, p. 216ss.).
Va qui
rilevato che con la 5.a revisione della LAI (RU 2007 5148), è entrato in vigore
l’art. 7 cpv. 2 LPGA, per il quale per valutare la presenza di un’incapacità al guadagno sono
considerate esclusivamente le conseguenze del danno alla salute. Inoltre,
sussiste un’incapacità al guadagno soltanto se essa non è obiettivamente
superabile.
Giusta
l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno
diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi
almeno al 40%.
Nel
tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI (al cpv. 2 dal 1° gennaio 2008) prescrive che
gli assicurati hanno diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al
70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, a una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido).
Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido,
sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente
esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di
eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;
DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 p. 84
consid. 1b).
Nella DTF
107 V 21 consid. 2c, la nostra Corte federale ha stabilito che l'assicurazione
per l'invalidità non è tenuta a rispondere, qualora l'assicurato, in ragione della
sua età, di una carente formazione oppure a causa di difficoltà di
apprendimento o linguistiche, non riesce a trovare concretamente un'occupazione
(giurisprudenza confermata dal TFA con una sentenza del 14 luglio 2006 nella causa A., U
156/05, consid. 5).
La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende, d'altra
parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità di applicazione
di misure reintegrative. La situazione personale dell'assicurato è essenziale
per la valutazione della residua capacità al guadagno.
Secondo
il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado dell'incapacità di
guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è possibile, devono
essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle circostanze
concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al
proposito, va precisato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF,
per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell’inizio
dell’eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione).
L’Alta
Corte ha anche precisato che l’amministrazione è comunque tenuta, prima di
pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all’inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.
Tale
principio è poi stato esteso anche all’assicurazione per l’invalidità (DTF
129 V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno
2003 nella causa R. consid. 3.1, I 600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R.,
Fatti
I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L.
consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002
nella causa S. consid. 3.1, I 26/02; cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003
nella causa G. consid. 4.2, I 475/01).
2.3. Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica,
il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità
tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua
capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).
L'Alta
Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo
la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le
psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische
Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi
(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998
nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).
In
una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri
per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca
un’incapacità di guadagno duratura.
Tali criteri sono stati così riassunti
dal TFA in un’altra sentenza del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella causa N. (I 404/03), nella quale il TFA si è così espresso:
" 6.2.
A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante
nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una
perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le
ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza
del 12 marzo 2004 in re N., I
683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale
[ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora
recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è
tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura
della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi
dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a
questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il
disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una
gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla
persona assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato
del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V
165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298
consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi
eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità
psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata
di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche
croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili
o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale
dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto
"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi
profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza
di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore
somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti
ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare ancora che i
fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero delle affezioni
alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con
riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).
In tale contesto,
l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una
diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare
l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da
parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."
Anche
in un'altra sentenza del 28 maggio 2004 nella causa B. (I
702/03), il TFA ha evidenziato che:
" 5.2 In una recente sentenza, questa Corte
ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso
la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità,
intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri
qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche
accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in
evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in
tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza
possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo
l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico
(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer
Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o
stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi
a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del
12 marzo 2004 in re N., consid.
2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit
und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den
Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz
Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76
segg. e 80 segg.)."
In
una sentenza del 16 dicembre 2004 nella causa J., I 770/03 pubblicata in DTF
131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto,
se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione
dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà
diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è
una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;
l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza
in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i
lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;
l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante
il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im
Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno
studio approfondito di Winchkler e Foerster).
2.4. Nell’evenienza concreta dalle
carte processuali emerge che nel gennaio 2006 la Dr. med. __________ dell’SMR,
dopo avere esaminato i rapporti dei Dr. med. __________ e __________ prodotti
dall’assicurato a complemento dell’opposizione contro il diniego del diritto a
una rendita di invalidità (cfr. consid. 1.2.), ha ritenuto necessaria una
valutazione peritale specialistica neurologica per determinare l’effettiva
funzionalità fisica rispettivamente l’effettiva capacità lavorativa in attività
adatta, leggera che non richiede spostamenti a piedi rispettivamente la
posizione eretta prolungata (cfr. doc. 25-1).
Al
riguardo va osservato che il Dr. med. __________, spec. FMH in neurochirurgia,
il quale aveva già visitato l’assicurato nel marzo 2004, il 22 novembre 2005,
ha attestato che la situazione era rimasta più o meno invariata, che
l’insorgente continuava ad accusare dolori lombari e alla gamba destra accentuati
con il freddo, che un intervento chirurgico non avrebbe avuto nessun effetto
positivo e che l’assicurato, in considerazione della situazione clinica e
neuroradiologica, presentava un’incapacità lavorativa definitiva del 50% (cfr.
doc. 28-6).
Dal canto
suo il Dr. med. __________, FMH in medicina generale, il 28 novembre 2005,
basandosi sulla visita specialistica presso il Dr. med. __________, ha
confermato un impedimento del 50% anche in un’attività leggera ergonomicamente
favorevole e ha rilevato che tale limitazione era da imputare ai dolori
recidivanti con minima attività fisica e all’indebolimento risentito nell’arto
inferiore destro che aumentava in situazione di sollecitazione (cfr. doc. 28-5)
Il
ricorrente, come suggerito dalla Dr. med. __________ dell’SMR, è stato
esaminato dal Dr. med. __________, spec. FMH in neurologia, il 24 marzo 2006.
Dal
relativo referto si evince che le diagnosi con ripercussioni sulla capacità
lavorativa erano:
"
Pregressa sindrome radicolare deficitaria L5 a
destra (DD lesione del n.peroneo destro) (ICD-10:G55.1) con attualmente:
- dolori cronici e deficit
di sensibilità alla gamba destra senza una grossolana lesione neurogena;
- pseudoparesi alla gamba
destra.” (Doc. 32-5)
Quali
diagnosi senza ripercussioni sulla capacità di lavoro sono state indicate:
"
- stato da amputazione parziale della falange
distale del mignolo destro (giugno 2003);
- ipertensione arteriosa
da due anni.” (Doc. 32-5)
Il Dr.
med. __________ ha poi così valutato il caso del ricorrente:
"
(…)
All'esame clinico ed
elettromiografico trovo però parecchie incongruenze. Innanzitutto il trofismo
muscolare al polpaccio destro ed in particolare al muscolo tibiale anteriore
destro è perfettamente conservato: ciò è difficilmente compatibile con una "plegia"
di questo muscolo dovuta ad una lesione radicolare della gravità descritta agli
atti e persistente da oltre due anni. La marcia non presenta un tipico
steppaggio ma piuttosto un trascinamento del piede di tipo antalgico o
funzionale. All'esame clinico il paziente non muove praticamente il piede
destro in estensione (questo anche all'esame elettromiografico) ma è ben
visibile in alcune posizioni della gamba soprattutto quando la gamba è
mantenuta flessa con il paziente sdraiato e si retroflette passivamente il
piede, lasciandolo per qualche tempo libero) una chiara innervazione del
muscolo tibiale anteriore, con una netta tensione del suo tendine ben visibile
anteriormente alla caviglia. Infine il muscolo non è sicuramente plegico,
all'esame elettromiografico è registrabile chiara attività motoria volontaria,
valutabile con difficoltà causa collaborazione non ottimale.
Ulteriore elemento
discrepante è il fatto che all'esame elettromiografico vi sono segni indicativi
di denervazione di vecchia data, ma è stato possibile registrare in numerose
posizioni potenziali di unità motorie, alcuni effettivamente di configurazione
neurogena cronica, ma indicativi comunque di una residua e relativamente
consistente innervazione; inoltre i segni di denervazione persistente (attività
spontanea patologica) sono quasi assenti, al contrario di quanto descritto in
un esame elettromiografico del 2004. Ciò significa che si è verificato un
sicuro e netto miglioramento del reperto con una soddisfacente reinnervazione.
Infine i deficit di sensibilità rilevabili all'esame clinico sono diffusi a
tutta la gamba destra, senza assolutamente una connotazione radicolare e si
estendono pure a livello del tronco e del braccio fino al viso a destra, anche
se in modo meno netto nelle parti superiori del corpo.
Ci troviamo dunque di
fronte ad un A. che ha verosimilmente avuto nel novembre 2003 una sindrome
radicolare deficitaria L5 a destra; nella diagnosi differenziale si deve
pensare anche ad una lesione del n. peroneo, anche se sulla base dei dati a
disposizione non è possibile differenziare tra queste due possibilità: il fatto
che almeno ad un esame elettromiografico non vi erano segni di denervazione nel
m. tibiale posteriore destro rende anche questa seconda ipotesi plausibile;
anche il dottor __________, spec. FMH neurologia, descrive il 17.11.2003
l'assenza di una paresi del m. tibiale posteriore destro: solitamente una grave
lesione radicolare L5 comporta una paresi di questo muscolo.
Attualmente sulla base di
quanto discusso più sopra, vi è una notevole discrepanza tra i reperti clinici
e paraclinici oggettivi e l'asserzione dell'A. di non riuscire assolutamente a
muovere il piede destro. Ritengo al momento attuale di poter asserire con buona
certezza che non sussistono deficit motori radicolari limitanti. I deficit
sensitivi non hanno connotazione radicolare ma non si può escludere che almeno
una parte di essi sia effettivamente di origine organica dovuta alla pregressa
compressione radicolare, per la quale vi è almeno un reperto radiologico
congruente anche se discreto, come aveva rilevato anche il dottor __________,
Caposervizio del reparto di Neurochirurgia dell'Ospedale __________. Rimane da
valutare la componente algica neurologica: anche a questo proposito entità e
localizzazione dei sintomi sono relativamente poco convincenti almeno per quel
che riguarda le loro caratteristiche cliniche: segnalo in particolare che non
vi è assolutamente un segno di Lasègue e che il paziente non ha dolori al colpo
di tosse. Tutto sommato la componente algica radicolare, pur non potendo essere
negata completamente, non sembra essere l'unica spiegazione dei sintomi del
paziente.
Con ciò non voglio
affermare che ci troviamo di fronte ad una simulazione, ritengo però che buona
parte dei sintomi non siano spiegabili con una lesione neurogena almeno
attualmente in primo piano, ma che siano instaurati secondariamente in forma di
dolori cronici e risparmio della gamba destra probabilmente con una componente
funzionale importante. Fino a che punto una componente psichiatrica o
reumatologica può determinare un'inabilità lavorativa esula dalle mie
competenze neurologiche e dovrebbe eventualmente essere valutato in ambito
specialistico o pluridisciplinare.
(…)”(Doc. 32-6, 32-7)
Il
neurologo ha, infine, certificato, da un lato, che erano intatte le funzioni
agli arti superiori e alla gamba sinistra; le funzioni alla gamba destra almeno
per quel che riguardava gli aspetti oggettivi neurologici erano da considerare
pure relativamente ben conservate con deficit di origine organica di lieve
entità. Dall’altro, che gli aspetti prettamente neurologici facevano pensare
che anche l’attività di giardiniere sarebbe stata ancora proponibile in misura
maggiore del 75-80%, aggiungendo che gli aspetti più soggettivi e algici ma non
imputabili a una lesione esclusivamente neurologica avrebbero potuto essere
maggiormente limitanti e che ciò avrebbe dovuto essere eventualmente valutato
anche in ambito reumatologico e eventualmente psichiatrico, rispettivamente
pluridisciplinare. Egli ha, inoltre, indicato che l’assicurato era in grado di
svolgere altre attività e che le limitazioni prettamente neurologiche erano
relativamente contenute. Il medico ha specificato che avrebbe comunque evitato
lavori estremamente pesanti dal punto di vista fisico, per ridurre il rischio
di un eventuale peggioramento della situazione radicolare lombare, come pure
che riteneva in linea di principio, per quel che riguardava gli aspetti
neurologici, che l’assicurato avrebbe potuto svolgere un’attività a tempo pieno
e che la riduzione del rendimento avrebbe potuto essere valutabile a un massimo
del 20-25% (cfr. doc. 32-8; 32-9).
Il Dr.
med. __________ ha in ogni caso ribadito che a complemento della valutazione
neurologica, per escludere eventuali altre patologie favorenti l’insorgenza di
una sintomatologia con dolori cronici, avrebbe potuto essere utile una
valutazione ulteriore in ambito pluridisciplinare (cfr. doc. 32-10).
E’ stata
conseguentemente prevista una perizia pluridisciplinare SAM con lo scopo di
accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato.
Nel
contesto di tale perizia hanno avuto luogo, il 12 luglio 2006, un consulto
psichiatrico da parte del Dr. med. __________, FMH in psichiatria e
psicoterapia (cfr. doc. 56-20), il 17 luglio 2006 una visita reumatologica da
parte del Dr. med. __________, FMH in reumatologia (cfr. doc. 56-34), il 21
luglio 2006 un consulto neurologico da parte del Dr. med. __________, FMH in
neurologia (cfr. doc. 56-26).
Dal
rapporto peritale del 31 agosto 2006, quale diagnosi, risulta:
"
5.1 Diagnosi con influsso sulla capacità
lavorativa
Paresi al piede destro da novembre 2003
attualmente non valutabile per mancanza di collaborazione, DD origine
radicolare L5 in presenza di una probabile piccola ernia discale L4/L5
foraminale a destra, senza evidente neurocompressione alla RM del 17.11.2003 e
del 09.08.2004, oppure paresi del nervo peroneo (vedasi valutazione
neurologica).
Sindrome lombospondilogena cronica con:
- avanzate alterazioni degenerative L3-S1
attualmente senza segni clinici d'irritazione radicolare.
Sindrome cervico-spondilogena cronica attualmente
senza segni clinici d'irritazione radicolare né deficit neurologici con:
- ernia discale C5/C6 a destra alla RM del
06.06.2003.
Sindrome di Raynaud anamnestica probabilmente
primaria con:
- microscopia capillare del 17.07.2006 nella
norma.
Sindrome da somatizzazione, ICD 10 F45.0.
5.2 Diagnosi senza influsso sulla capacità
lavorativa
Pregressa neuropatia del nervo peroneo profondo destro.
Dolori cronici agli avambracci d'origine
indeterminata.
Stato da amputazione traumatica dell'ultima
falange del V° dito della mano destra.
Sospetta aggravazione.
Epatopatia di probabile origine nutrizionale.
Ipercolesterolemia.
Ipertensione arteriosa trattata." (Doc. AI
56-12)
Il
Dr. med. __________, dal profilo psichiatrico, ha segnatamente, rilevato che:
"
(…)
La valutazione clinica
odierna dell’assicurato, ha messo n evidenza una somatizzazione con aspetti
floridi a livello degli arti. Si tratta di una sintomatologia che va inquadrata
nell’ambito di una sindrome da somatizzazione, in quanto riunisce tutti i
criteri per porre tale diagnosi.
Si constata inoltre una
tendenza del soggetto all’esagerazione della sintomatologia.
Egli presenta un pensiero
concreto e con scarse risorse intellettive e introspettive. Questi aspetti
della sua personalità spiegano come egli abbia una forte tendenza alla
somatizzazione dei conflitti intrapsichici da lui negati.
Con ogni probabilità si è
trattato di un processo lento di somatizzazione che si è accentuato in seguito
alla perdita del suo ruolo sociale come lavoratore.
La sintomatologia è di
lieve entità.” (Doc. 56-22)
Inoltre
lo psichiatra ha attestato che l’assicurato presentava un’incapacità lavorativa
del 10% sia nella sua attività che in altre attività adatte e che la
diminuzione della capacità lavorativa era data dalla perdita di forza e dalla
sensazione soggettiva di anestesia e formicolii che lo rendevano meno
resistente, più lento nell’esecuzione delle mansioni e meno affidabile (cfr.
doc. 56-22, 56-23).
Dal canto
suo il Dr. med. __________ ha valutato lo stato neurologico dell’insorgente
come segue:
"
(…)
Lo stato clinico conferma
la netta discrepanza tra i sintomi riferiti dal paziente e l'oggettività clinica
come già segnalato dal Dr. med. __________ nella sua perizia di aprile 2006 e
dal Dr. med. __________ nel 2004. Il paziente riferisce un'impossibilità di
effettuare la flessione dorsale del piede destro (muscolo tibiale anteriore),
alla valutazione della forza muscolare del piede destro, esame che necessità la
collaborazione da parte del paziente, il paziente non effettua nessun movimento
sia con il muscolo tibiale anteriore destro che con il muscolo tibiale
posteriore destro e i muscoli peronei destri. Sarebbero possibili solo
movimenti di lieve flessione-estensione delle dita del piede e dell'alluce
destro, con la forza M4 del M.gastrocnemio destro. Viene anche riferita
un'ipoestesia a tutto l'arto inferiore destro maggiormente pronunciato sulla parte
laterale della gamba destra, della caviglia destra e del piede destro sia sul
lato dorsale che plantare. Questo deficit sensitivo non presenta una
distribuzione dermatogena.
Contro un effettivo
deficit di forza dei muscoli esaminati parla chiaramente il quadro
deambulatorio del paziente, in caso di una forza M0 dei muscoli tibiali
anteriore e posteriore la deambulazione sarebbe caratterizzata da un chiaro
piede cadente con importante steppage, invece durante la deambulazione il
paziente mantiene costantemente il piede ad un'angolazione di 90°, posizione
possibile solo con attivazione dei 2 muscoli che quindi non sono plegici o
paretici. Il paziente cammina anche normalmente con delle ciabatte con la
stringa sopra il piede, in caso di paresi dei muscoli tibiale anteriore e
posteriore sarebbe impossibile camminare con questo tipo di ciabatta. Una
paresi di origine neurogena può inoltre essere esclusa a causa del trofismo del
M. tibiale anteriore conservato ossia del tutto nella norma. Questa
conservazione del trofismo parla anche contro una sintomatologia algica
importante in questa sede riferita dal paziente, in questo caso si dovrebbe
avere un risparmio dell'arto durante la deambulazione con minore appoggio dello
stesso, il che non avviene come viene anche mostrato dal trofismo muscolare
conservato (in caso di risparmio di un aiuto vi sarebbe un'ipotrofia dell'arto
stesso).
Per contro vi sono tuttora
segni elettrofisiologici per una pregressa lesione del N. peroneo destro. Vi è
ancora una lieve riduzione della velocità di conduzione motorica del N. peroneo
motorio profondo destro di lieve entità nel suo tratto distale come è
osservabile in caso di pregressa neuropatia del nervo, all'esame EMG vi sono
dei chiari segni per una denervazione neurogena pregressa con innervazione
avvenuta del M. estensore lungo dell'alluce destro. Nelle precedenti
valutazioni neurologiche si era molto discusso della diagnosi differenziale tra
neuropatia del N. peroneo destro e radicolopatia L5 destra, a mio avviso
proprio la storia clinica ed elettrofisiologica pone chiaramente per la
diagnosi di neuropatia del N. peroneo profondo destro. Questo in quanto già
alla prima valutazione nel novembre 2003 da parte del Dr. med. __________
veniva descritta una paresi M0 dei muscoli peronei e tibiale anteriore a
destra, ma con forza muscolare del tibiale posteriore destro conservata, egli
concludeva per una radicolopatia L5 dove questo reperto clinico da lui rilevato
parla contro questa diagnosi in quanto il M. tibiale posteriore è innervato dalla
radice L5 ed il M. peroneo dalla radice S1. Inoltre le valutazioni della Dr.ssa
__________ a fine dicembre 2003 e settembre 2004 parlano chiaramente per una
neuropatia del N. peroneo profondo destro come da lei stessa descritto, non mi
sembra chiaro perché la Dr.ssa __________ a un certo punto prima parla per una
chiara neuropatia del N. peroneo destro ed in un secondo momento di una
probabile neuropatia L5 a destra, sembrerebbe piuttosto un errore di
trascrizione.
Si può quindi concludere
che nel novembre 2003 il paziente ha effettivamente sviluppato una neuropatia
del N. peroneo destro, ai tempi la Dr.ssa __________ rilevava anche
un'ipotrofia del M. tibiale anteriore destro. Nel frattempo la neuropatia del
N. peroneo profondo destro è in pratica regredita completamente dal punto di
vista elettrofisiologico, con trofismo muscolare completamente restituito
mentre una paresi medio o grave residua, come riferita dal paziente, può essere
del tutto esclusa. Non posso però escludere una minima o lieve paresi residua
anche se pare improbabile. Non vi è una spiegazione neurologica per la netta
discrepanza tra i sintomi riferiti dal paziente con l'impossibilità alla
flessione dorsale del piede destro e nell'attivazione dei muscoli tibiale
anteriore e posteriore nonché dei peronei a destra alla valutazione della forza
muscolare e l'oggettività alla deambulazione. Sembrerebbe che in seguito al
danno avvenuto nel 2003 si è sviluppata una paresi funzionale somatoforme.
Clinicamente non vi sono
inoltre segni per una radicolopatia cervicale, il tono e trofismo muscolare
agli arti superiori è del tutto nella norma, i riflessi sono ben evocabili e
simmetrici, la motilità cervicale è indenne, non trovo chiare miogelosi o
contratture cervicali." (Doc. 56-30segg.)
Per quanto
attiene all’abilità lavorativa, il Dr. med. __________ ha evidenziato che anche
se vi fossero ancora stati dei lievi o minimi residui della neuropatia del
nervo peroneo profondo destro, dal lato neurologico non avrebbero determinato
un’incapacità lavorativa né nel suo lavoro abituale né per altri lavori.
Egli ha,
altresì, indicato che non vi erano evidenze di un dolore neuropatico residuo a
livello della caviglia e del piede destro, che un dolore neuropatico avrebbe
avuto caratteristiche diverse da quelle descritte dal paziente e che mancavano
del tutto segni indiretti di intensa sintomatologia algica in tale sede che
avrebbero comportato un risparmio dell’arto inferiore destro (cfr. doc. 56-32).
Il Dr.
med. __________ ha asserito che la situazione appariva migliorata per quanto
riguardava la sindrome radicolare C6 a destra ed era probabilmente migliorata
anche per quanto concerneva la paresi del piede destro, ma che nel frattempo il
paziente aveva sviluppato progressivamente una sindrome del dolore cronico e
mostrava a quel momento un aggravamento volontario.
Il
reumatologo ha specificato che nell’attività originaria di
muratore/giardiniere, come pure in attività pesanti, implicanti il regolare
sollevamento e/o trasporto di carichi superiori a 25 kg nonché movimenti
ripetitivi di flessione-estensione o rotazione del tronco l’assicurato era
inabile al lavoro nella misura del 50% inteso come lavoro a tempo pieno con
rendimento proporzionalmente ridotto. In un lavoro mediamente pesante,
implicante il regolare sollevamento e/o trasporto di carichi fino a 25 kg
(eccezionalmente 45 kg) nonché saltuariamente movimenti di flessione-estensione
o rotazione del tronco l’assicurato era inabile al lavoro nella misura del 40%
inteso come tempo pieno con rendimento proporzionalmente ridotto. In
un’attività leggera e adatta che evitasse movimenti ripetitivi di
flessione-estensione o rotazione del tronco e permettesse il rispetto delle
regole di ergonomia della schiena, nonché idealmente una certa alternanza delle
posizioni, l’assicurato era abile al lavoro a tempo pieno con un rendimento
ridotto nella misura del 15% (cfr. doc. 56-39).
I medici
del SAM, per quanto attiene alle conseguenze delle diverse patologie
sull’abilità al lavoro complessiva, hanno concluso che l’assicurato,
nell’attività abituale di muratore/giardiniere, era abile al lavoro nella
misura del 50% se il lavoro richiedeva regolarmente il sollevamento o trasporto
di carichi superiori a 25 kg nonché movimenti ripetitivi frequenti di
flessione-estensione o rotazione del tronco oppure del 40% (inteso come lavoro
a tempo pieno con rendimento proporzionalmente ridotto) se, invece, il lavoro richiedeva
regolarmente il sollevamento o trasporto di carichi sino a un massimo di 25 kg
(eccezionalmente fino a 45 kg), solo saltuariamente movimenti di
flessione-estensione o rotazione del tronco.
In
attività leggera e adatta rispettosa dei criteri posti dal Dr. med. __________
il ricorrente era abile al lavoro nella misura dell’80% (cfr. doc. 56-17,
56-18).
2.5. Pendente
causa il ricorrente ha prodotto un rapporto del 13 maggio 2008 del Dr. med. __________,
FMH in psichiatria e psicoterapia, dal quale è stato esaminato nei mesi di
aprile e maggio 2008 durante quattro incontri.
Lo
psichiatra ha diagnosticato:
"
ICD 10-F45.0
Sindrome di somatizzazione
Associata a:
ICD 10-F62.8
Modificazione duratura
della personalità consecutiva a una serie di problematiche somatiche accorsegli
negli anni 2002-2004 e che hanno provocato la strutturazione del funzionamento
della personalità su di un registro istrionico-psicosomatico.” (Doc. C)
Il Dr.
med. __________ ha così valutato le condizioni psichiche dell’assicurato:
"
(…)
Personalmente, pur
riconoscendo il fatto che il signor RI 1 dia effettivamente l'impressione di
esagerare l'espressione sintomatica dei suoi disturbi, sono però dell'avviso
che non vi sia alcuna volontarietà o consapevolezza. In effetti, in occasione
dei 4 incontri avuti con lui, ho potuto mettere in evidenza un registro di
funzionamento della personalità di tipo istrionico-psicosomatico che, associato
ad una organizzazione psico-cognitiva estremamente poco differenziata se non
addirittura rudimentale, fa del paziente un individuo poco avvezzo all'utilizzo
delle competenze intellettuali, incapace di introspezione, inconsapevole del
proprio vissuto emotivo (alessitimia) e dunque nell'impossibilità di esprimere
verbalmente le proprie sofferenze e che scarica dunque sul corpo, in modo anche
apparentemente dimostrativo-esagerato, tutto il suo dolore e tutte le sue pene.
Tenendo conto di ciò e del
fatto che i disturbi fisici di cui ha sofferto tra il 2002 ed il 2004 lo hanno
totalmente minato nelle sue attività professionali, investimento principale e
quasi unico nella sua esistenza dai 12 anni in poi, possiamo ben comprendere
come nel corso di questi ultimi 4-5 anni la patologie psicosomatica abbia
massicciamente cronicizzato il suo stato clinico.
Attualmente il signor RI
1__________ si presenta clinicamente come una persona diminuita sul piano del
funzionamento fisico, si lamenta di parecchi problemi locomotori, muscolari e
osteo-articolari, senza grandi risorse-energie, affaticabile e discontinuo nel
portare a termine svariate mansioni.
A parte questa patologia
di natura psicosomatica, non presenta altre turbe clinicamente inquietanti.
L'umore è subdepressivo e descrive una persistente apprensività.
Sul piano psichiatrico
psicoterapeutico non sussistono indicazioni urgenti per una cura specialistica
poiché, come già ben evocato dal Dr. __________ nel suo rapporto del 18.7.2006,
pazienti affetti da turbe psicosomatiche, a maggior ragione quelli poco
differenziati sul piano cognitivo, non possono beneficiare di trattamenti
psicoterapeutici ed in generale tollerano molto male gli psicofarmaci.
Da un punto di vista
prognostico l'evoluzione clinico-esistenziale rischia di essere cronicamente
perturbata dall'attuale patologia psicosomatica.
Per quel che riguarda di
divenire socio-occupazionale sono del parere che la prognosi potrebbe essere
relativamente favorevole visto che il paziente si dice motivato per una ripresa
delle attività lavorative, ben intenso tenendo conto delle limitazioni ben
repertoriate nelle valutazioni specialistiche, reumatologica e neurologiche, e
considerando il fatto che lo stesso non presenta alcuna rivendicazione
particolare e non è affetto da nevrosi da risarcimento.
Tengo però a precisare che
da un punto di vista psichiatrico, in particolare a causa del marcato
ipofunzionamento cognitivo e del mediocre adattamento socio-culturale, il
signor RI 1 è da considerare assolutamente incapace di trovare lavoro da solo e
necessita dunque di un aiuto consistente, costante e personalizzato, che solo
specialisti nella reintegrazione professionale sono in grado di assicurare.
Inoltre, tenuto conto
della psicopatologia attuale e delle limitazioni fisiche, è a mio avviso
ragionevole affermare che, pure riuscendo a trovare un impiego a pieno tempo
facile, leggero e rispettoso delle limitazioni, il paziente non è più in grado
di assicurare un guadagno superiore al 50% di quanto percepiva negli anni in
cui lavorava regolarmente." (Doc. C)
Infine lo
psichiatra ha ribadito che l’assicurato a suo parere è inabile al guadagno
nella misura del 50%, anche se teoricamente in grado di reggere un impiego a
tempo pieno (cfr. doc. C pag. 5).
L’apprezzamento
del Dr. med. __________ è stato sottoposto ai medici dell’SMR, Dr. med. __________,
FMH medicina generale, e __________, spec. in psichiatria.
Essi si
sono espressi al riguardo con annotazioni del 29 maggio 2008:
"
(…)
Il Dr. med. __________ nel
rapporto medico specialistico del 13.05.2008 conferma la diagnosi di Sindrome
da Somatizzazione (ICD 10 F 45.0) già posta durante la valutazione peritale SAM
del 2006 ma aggiunge la presenza di una modificazione duratura della
personalità consecutiva ad una serie di problematiche somatiche accorsegli
negli anni 2002-2004 e che hanno provocato la strutturazione del funzionamento
della personalità su di un registro istrionico-psicosomatico (ICD 10 F 62.8).
Il Dr. med. __________ giunge alla conclusione che "…un registro di
funzionamento della personalità di tipo istrionico-psicosomatico che, associato
ad una organizzazione psicognitiva estremamente poco differenziata se non
addirittura rudimentale, fa del paziente un individuo poco avvezzo all'utilizzo
delle competenze intellettuali, incapace di introspezione…. e che scarica
dunque sul corpo, in modo anche apparentemente dimostrativo-esagerato, tutto il
suo dolore e tutte le sue pene". alla stessa conclusione era giunto il Dr.
med. __________ che aveva riportato nella sua perizia come la presenza di un
pensiero concreto e con scarse risorse intellettive ed introspettive, aspetti
della personalità dell'A. , spieghino la forte tendenza alla somatizzazione dei
conflitti intrapsichici da lui negati. La diagnosi di un disturbo duraturo di
personalità non ha modificato il quadro clinico e lo stato di salute dell'A.
In entrambe le valutazioni
specialistiche non emergono elementi che depongano per un ritiro totale dalla
vita sociale. Nella valutazione SAM ha un funzionamento familiare
soddisfacente: l'intesa matrimoniale è descritta come buona, l'A si sente
sostenuto ed aiutato dalla consorte, anche a livello psicologico e così anche
nella valutazione del Dr. __________ avvenuta quasi a due anni di distanza
viene riportato come la presenza della moglie lo abbia aiutato ad riacquisire
una vita quotidiana molto più tranquilla, ritmata.
L'A scandisce la propria
giornata recandosi quotidianamente in un magazzino-deposito del precedente
datore di lavoro dove alleva polli e conigli e coltiva verdure, trascorre le
giornate a passeggiare.
L'A nella valutazione del
Dr. __________ viene inoltre descritto come "… una persona con origini
sfavorite, con un'insufficiente scolarizzazione, totalmente identificato sia
nel suo ruolo professionale che nella ditta che lo impiega, ragionevolmente ben
integrato per quel che riguarda gli aspetti del nostro funzionamento sociale ma
massicciamente distante sul piano socio-culturale. Tali fattori psicosociali
non rappresentano un danno alla salute.
A livello terapeutico il
Dr. med. __________ considera che non sussistano indicazioni urgenti per una
cura specialistica poiché la tipologia di tali pazienti non possono beneficiare
di trattamenti psicoterapeutici e in generale tollerano molto male gli
psicofarmaci. Durante la valutazione SAM del 2006 viene riportato che l'A
assume al bisogno Temesta e Seresta, farmaci ansiolitici, per dormire o far
fronte agli stati di nervosismo o agli episodi di mancamento, quindi l'A in caso
di bisogno ricorre ad un aiuto psicofarmacologico, non mostrando
"resistenze" verso questo tipo di approccio terapeutico.
La certificazione del Dr.
med. __________ prodotta in sede di ricorso non apporta elementi in favore
d'una modifica sostanziale dello stato di salute dell'A rispetto alla perizia
per il SAM da parte del Dr. __________ che va confermata nelle sue
Considerandi
conclusioni."
(Doc. XIIbis)
Per
consolidata giurisprudenza il giudice delle
assicurazioni sociali valuta la legalità della decisione impugnata in base alla
situazione di fatto esistente al momento in cui essa è stata resa, quando si ritenga
che fatti verificatisi ulteriormente possono influire quali elementi di
accertamento retrospettivo della situazione anteriore alla decisione stessa (DTF
127.
V 251 consid. 4d, 121 V 366 consid. 1b, 116 V 248 consid. 1a, 112 V 93
consid. 3, 99 V 102).
In
concreto il referto del Dr. med. __________ e l’annotazione dei medici
dell’SMR, __________ e __________, menzionati sopra, sono posteriori alla
decisione impugnata. Tuttavia quanto riscontrato dai medici citati può
permettere di accertare lo stato di salute dell’assicurato antecedente al
provvedimento contestato. Pertanto tali rapporti sono rilevanti ai fini del
presente giudizio. Essi sono suscettibili di mettere in evidenza elementi di
accertamento retrospettivo della situazione precedente la decisione del 25
aprile 2007 (cfr. STFA U 299/02 del 2 settembre 2003).
2.6
Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125.
V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001.
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000.
UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la
Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001.
pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che il TFA, in una
decisione del 24 agosto 2006 concernente
un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(…)
3.2
L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que l'impartialité
et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS sont garanties (ATF
123.
V 175) - et un rapport médical établi par le SMR; toutefois, cela ne
signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre médecins du SMR et
médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre
une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)."
Va ancora ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Infine è utile rilevare che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294;
cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie
giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203
e segg. (249-254).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve essere
fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).
2.7
Nella presente fattispecie, richiamata la suesposta giurisprudenza
in materia di valore probatorio di rapporti medici, questo Tribunale ritiene
che le conclusioni esposte nella perizia pluridisciplinare del SAM del 31
agosto 2006, secondo cui l’assicurato presenta una capacità lavorativa del 80%
in attività leggere e adatte, possano validamente costituire da supporto
probatorio al giudizio che ora lo occupa, senza che si riveli necessario
procedere a ulteriori atti istruttori.
Al
riguardo, va ricordato che, per costante giurisprudenza, quando l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato (valutazione
anticipata delle prove), si rinuncerà ad assumere altre prove (cfr. STFA
dell'11 dicembre 2003 nella causa R., U 239/02; STFA del 31 gennaio 2003 nella
causa V., H 5/02; STFA del 5 marzo 2003 nella causa G., H 411/01; SVR 2003 IV
Nr. 1 p. 1; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa C., H 102/01; STFA dell'11
gennaio 2002 nella causa C., H 103/01; STFA dell'11 gennaio 2002 nella causa
D.SA, H 299/99; STFA del 26 novembre 2001 nella causa R., U 257/01; STFA del 15
novembre 2001 nella causa P., U 82/01; STFA del 28 giugno 2001 nella causa G.,
I 11/01; RCC 1986 p. 202 consid. 2d; STFA del 27 ottobre 1992 nella causa B.P.;
STFA del 13 febbraio 1992 in re O.; STFA del 13 maggio 1991 nella causa A.;
STCA del 25 novembre 1991 nella causa M.; F. Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., p. 274; U. Kieser, Das
Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, p. 212;
Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, 2a ed.,
p. 39 e p. 117), senza che ciò costituisca una lesione del diritto di essere
sentito sancito dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162
consid. 1d e sentenza ivi citata).
Il
rapporto peritale SAM (cfr. doc. 56-1 segg.) non contiene, in effetti,
contraddizioni e presenta tutti i requisiti posti dalla giurisprudenza affinché
possa essere riconosciuto, ad un apprezzamento medico, piena forza probante: in
particolare, i periti hanno tenuto conto delle singole patologie invalidanti di
cui l’assicurato è affetto e hanno espresso la loro valutazione in modo chiaro,
motivato e convincente, dopo aver proceduto ad un esame approfondito del caso,
e meglio fondandosi sullo studio del dossier dell’insorgente, su diverse visite
del paziente e sui referti degli esami esperiti.
Per
quanto attiene all’aspetto reumatologico, agli atti non risulta del
resto alcuna valutazione medica in senso opposto che metta in dubbio la perizia
pluridisciplinare del SAM.
Relativamente
alle problematiche neurologiche, va osservato che il Dr. med. __________
ha attestato, da un lato, un trofismo muscolare del muscolo tibiale conservato,
dall’altro, una notevole discrepanza tra i reperti clinici oggettivi e
l’asserzione del ricorrente di non poter muovere il piede destro (cfr. doc.
32-6).
Questi
elementi corrispondo peraltro a quanto certificato in seguito dal Dr. med. __________,
perito SAM (cfr. doc. 56-30segg.).
Per
quanto concerne l’esigibilità lavorativa, il Dr. med. __________ si è limitato
ad affermare che l’assicurato può svolgere un’attività a tempo pieno con
diminuzione del rendimento al massimo del 20-25% e che non sono adatte attività
troppo pesanti. Per il resto egli non ha distinto la capacità lavorativa
dell’insorgente nell’attività svolta in precedenza da quella in attività
realmente idonee al suo stato di salute dal profilo neurologico. Il Dr. med. __________
si è sì riferito ad altre attività, ma senza specificare se intendeva
occupazioni leggere, o comunque adeguate, o più in generale qualsiasi tipo di
impiego non troppo pesante.
Non va
poi dimenticato che è stato lo specialista medesimo ad auspicare l’esperimento
di una perizia pluridisciplinare al fine di meglio valutare le condizioni
dell’assicurato (cfr. doc. 32-, 32-10).
Questa
Corte non ignora che il Dr. med. __________ aveva indicato, nel novembre 2005,
che in considerazione della situazione clinica e neuroradiologica era convinto
che l’assicurato presentasse una limitazione della capacità lavorativa anche in
attività leggere ed ergonomicamente favorevoli, ritenendo giustificata
un’incapacità al lavoro definitiva del 50% (cfr. doc. 28-7)
Tuttavia
tale apprezzamento non è suscettibile di scalfire il valore probante della
valutazione del perito SAM, Dr. med. __________.
La
certificazione del Dr. med. __________ appare piuttosto laconica e non
sufficientemente motivata. La stessa risulta essere fondata più che altro sulla
sintomatologia soggettiva lamentata dall’assicurato. La paresi dell’arto
inferiore destro non è infatti stata approfonditamente indagata, come per
contro poi effettuato dai medici Dr. __________ e __________. Il Dr. med. __________
stesso, inoltre, ha attestato che il prolasso mediale presente nella RM del
2003.
(contestuale a una discopatia L4/5 con una protrusione a base larga) si
era praticamente assorbito (cfr. doc. 28-7).
Per
quanto riguarda l’aspetto psichico, il Dr. med. __________ ha sì
rilevato che l’assicurato presentava una somatizzazione con aspetti floridi a
livello degli arti che andava inquadrata nell’ambito di una sindrome da
somatizzazione, ma ha anche sottolineato che il soggetto tendeva
all’esagerazione dei sintomi e che comunque la sintomatologia era di lieve
entità. Egli ha, dunque, concluso per un’inabilità al lavoro nella misura del
10% (cfr. doc. 56-22).
Il
rapporto del Dr. med. __________ non inficia le conclusioni a cui è giunto il
perito psichiatra.
Lo
psichiatra consultato privatamente dal ricorrente ha in effetti, tra l’altro,
anch’egli diagnosticato, analogamente al Dr. med. __________, una sindrome di
somatizzazione. Inoltre il medico ha riconosciuto il fatto che l’assicurato dia
l’impressione di esagerare l’espressione sintomatica dei suoi disturbi,
precisando però di essere dell’avviso che non vi sia alcuna volontarietà o
consapevolezza (cfr. doc. C).
Al
riguardo va sottolineato che, contrariamente a quanto fatto valere dal Dr. med.
__________, il Dr. med. __________ non ha attestato alcuna intenzionalità da
parte dell’insorgente (cfr. doc. 56-20 segg.).
Anche il
Dr. med. __________, come già posto in luce dal Dr. med. __________ (cfr. doc.
56-22), ha, poi, evidenziato che l’assicurato presentava un’organizzazione
psico-cognitiva estremamente poco differenziata, se non addirittura
rudimentale, che rendeva il paziente un individuo poco avvezzo all’utilizzo
delle competenze intellettuali, incapace di introspezione, inconsapevole del
proprio vissuto emotivo (cfr. doc. C).
In
relazione all’ulteriore diagnosi di “ICD 10-F62.8 modificazione duratura della
personalità consecutiva a una serie di problematiche somatiche accorsegli negli
anni 2002-2004 e che hanno provocato la strutturazione del funzionamento della
personalità su di un registro istrionico-psicosomatico” formulata dal Dr. med. __________
(cfr. doc. C), giova rilevare che la stessa non è fondata su alcun elemento
oggettivamente verificabile ignorato dalla perizia del Dr. med. __________ e
sufficientemente pertinente per rimettere in discussione le conclusioni del
perito psichiatra (cfr. STF I 113/06 del 7 marzo 2007).
Per quanto
attiene agli aspetti menzionati dal Dr. med __________ riguardanti
l’assicurato, e meglio le sue origini sfavorite, un’insufficiente
scolarizzazione, una buona integrazione a livello operativo del nostro
funzionamento sociale, ma massiccia distanza sul piano socio-culturale, è utile
puntualizzare che, come accennato dai medici dell’SMR, __________ e __________
(cfr. doc. XIIbis), per costante giurisprudenza i fattori psicosociali o socioculturali
non figurano nel novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare
un'incapacità di guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. STFA inedite
del 13 luglio 2004, I 681/03, consid. 4.2 e del 23 aprile 2004 nella causa N, I
404/03, consid. 6.2, entrambe, a loro volta, si riferiscono alla sentenza del 29
gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi
sanciti in DTF 127 V 294).
L’attestazione
del Dr. med. __________, secondo la quale l’assicurato, benché teoricamente in
grado di reggere un impiego a tempo pieno, non potrebbe più conseguire un
guadagno superiore al 50% di quanto percepiva prima del danno alla salute (cfr.
doc. C), si rivela, altresì, ininfluente.
Al
medico, in effetti, spetta soltanto fornire una precisa descrizione dello stato
di salute dell'assicurato e tracciare un esatto quadro degli impedimenti
ch'egli incontra nell'esplicare determinate funzioni.
Il medico
indicherà per prima cosa se l'assicurato può ancora svolgere la sua
professione, precisando quali sono le controindicazioni in quell'attività e in
altre analoghe.
Egli
valuterà finalmente il grado dell'incapacità lavorativa che gli impedimenti
provocano sia nella professione attuale sia nelle altre relativamente
confacenti (cfr., su questi aspetti, la STFA del 20 aprile 2004 nella causa K., I 871/02 e la STFA del
18.
marzo 2002 nella causa M., I 162/01).
Il medico non deve, per
contro, determinare l’incapacità di guadagno presentata da un assicurato, la
quale va stabilita procedendo a un raffronto dei redditi come indicato al
consid. 2.3.
Infine va
osservato che un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima
Istanza è quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche
se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno
un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega
al suo paziente (cfr. STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353
consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve
en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de
Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).
Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico
assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si
può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista
(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007
consid. 2).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 ha precisato quanto segue:
"
(…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…) "
Si
ricorda, in ogni caso, al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140.
e 129 V 4).
2.8
Si tratta
ora di esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Visto che
la giurisprudenza federale ha stabilito che per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. consid.
2.2
), il TCA, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1 lett. b LAI,
ritiene determinante il 2004, come del resto riconosciuto dall’UAI (cfr.
doc. B) e non contestato dall’assicurato.
Per
quanto concerne il reddito da valido, va rilevato che l’amministrazione,
nella decisione formale del 6 ottobre 2005, ha considerato, a questo titolo, un
importo pari a fr. 50'965.-- (cfr. doc. 5-2).
La
consulente di integrazione professionale, poi, nel settembre 2006, ha fatto
capo a un reddito da valido di fr. 61'878.--, ritenuto, segnatamente, un
salario orario di fr. 28.-- e 48 settimane lavorative annue (cfr. doc. 40-2).
Nella
decisione su opposizione impugnata, dando seguito a quanto addotto dal
ricorrente il 5 dicembre 2005 a complemento della propria opposizione (cfr.
doc. 28-1), l’UAI ha tenuto conto, anche se solo per ipotesi di lavoro, del
reddito indicato dall’assicurato di fr. 67'034.--, calcolato, in particolare,
partendo da uno stipendio di fr. 28.--/ora e da 52 settimane annue (cfr. doc.
B).
Questa
Corte può senz’altro aderire all’ammontare appena menzionato di fr.
67'034.-- (fr. 28.--/ora x 8.5 ore x 5 giorni x 52 settimane + 8.33% quota
parte di tredicesima. A quest’ultimo riguardo cfr. doc. 8-1; 11-2 da cui emerge
che l’assicurato presso __________ percepiva la tredicesima), peraltro fatto
valere dall’insorgente pure nell’atto ricorsuale (cfr. doc. I), considerando
che, contrariamente a quanto indicato dalla consulente di integrazione
professionale, le settimane annue da calcolare sono effettivamente 52 e non 48.
2.9
Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla
base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione
però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità
lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente
svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale
("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Se
invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non
ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,
da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di
invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi
dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi
nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC
1991.
p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).
Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che
l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido
motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione
(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
In una
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario da valido conseguito in
Ticino in una determinata professione è inferiore al salario medio nazionale in
quella stessa professione, anche il reddito da invalido va ridotto nella
medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti, art.cit., in RtiD II-2006
pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.
Con
sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha lasciato aperta
la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso in cui il
valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”). Tale è
di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag. 45
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
2.10
Utilizzando i
dati forniti dalla tabella TA1 elaborata dall'Ufficio federale di statistica, e
non come preteso dal ricorrente i dati di cui alla tabella TA13 (cfr. consid.
2.9
) - rivelandosi ininfluente, al fine del tipo di tabella da applicare,
l’anno di riferimento per il calcolo del grado di invalidità -, l’assicurato,
svolgendo nel 2004 una professione che presuppone qualifiche inferiori nel
settore privato svizzero (a proposito della rilevanza delle condizioni
salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV
15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare, in media, un salario mensile lordo
pari a fr. 4'588.--.
Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 12-2008, pag. 94), esso ammonta a
fr. 4'771.50 mensili
oppure a fr. 57'258.-- per l'intero anno
(fr. 4'771.50 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA U 274/98 del 18
febbraio 1999, consid. 3a).
L’assicurato,
quale muratore/giardiniere presso __________, costruzione e manutenzione di
giardini, avrebbe guadagnato nel 2004 fr. 67’034.--/anno
per un’occupazione a tempo pieno (cfr. consid. 2.8.), corrispondenti a fr.
5’586.-/mese.
Tale
reddito si situa sopra la media dei salari per un'attività equivalente, cioè
fr. 53’444.--/anno e 4’454.--/mese (al riguardo si è tenuto conto di una media
dei salari previsti per l’ortofloricoltura, le costruzioni e il commercio; cfr.
Tabella TA1 2004 p.ti 01, 45, 50-52, livello di qualifica 4: fr. 4’282.-- X 12 mesi =
51’388.--, riportato su 41.6 ore/settimana = fr. 53’444.--).
Nel caso
in esame non sono, perciò, realizzati i presupposti per ridurre il reddito
statistico da invalido in applicazione della giurisprudenza di cui alla STF U
8/07 del 20 febbraio 2008 e STCA 32.2007.165 del 7 aprile
2008, menzionate al considerando precedente.
2.11
In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima
consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto
delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"
(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).
In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di
incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il
fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):
"
2.4
Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte Tätigkeiten
zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne Heben, Stossen
und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne
Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser
Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem
leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden
Verwaltung denn auch nicht bestritten.
2.5
Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.
2.6
Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,
die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28.
T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht
schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7
Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu
berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen
Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen
gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein
Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende
Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.
2.3
hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus
des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat
jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit
einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache
Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein
kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher
liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der
Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,
was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe
Invalidenrente führt." (STFA succitata)
In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1
hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:
"
Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente
esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di
una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una
riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di
35.
anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel
settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations
résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115.
V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25
febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone
in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali
(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro
gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le
seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui
è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà
legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in
cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,
consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.12
In concreto,
l’UAI ha applicato al reddito da invalido una riduzione percentuale del 10% per
tenere conto della necessità di alternare la postura e dell’esperienza
professionale sempre nello stesso settore (doc. I, 40-2).
Va qui
rilevato che, per costante giurisprudenza, il Giudice non può scostarsi dalla
valutazione dell’amministrazione senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80
consid. 5b/dd e 6).
Egli può
tuttavia farlo in presenza di validi motivi.
Ad
esempio, in una sentenza 8C_675/2008 del 22 ottobre 2008, il Tribunale federale
ha confermato, visti i validi motivi addotti dall’istanza cantonale, l’aumento
della percentuale di riduzione del salario statistico decisa dal primo giudice
per tenere adeguatamente conto delle circostanze specifiche del caso concreto,
osservando:
"
2.
2.1
Die Frage, ob die von der IV-Stelle
angenommene, bloss 50%ige Einschränkung der Arbeitsfähigkeit angesichts der
zahlreichen somatischen Befunde (beidseitige Knie- und Rückenbeschwerden,
dilatative Kardiomyopathie [Herzmuskelerkrankung], Amaurose links), deren
Berücksichtigung bei der Beurteilung der verbliebenen Arbeitsfähigkeit nur teilweise
gesichert ist, den konkreten Verhältnissen gerecht zu werden vermag, liess das
kantonale Gericht in seinem Entscheid vom 5. August 2008 trotz erheblichen
Zweifeln offen. Zur Zusprechung einer ganzen Invalidenrente und damit zur
Gutheissung des von ihm zu prüfenden Rechtsmittels gelangte es bereits, weil es
der Auffassung war, im Rahmen eines Einkommensvergleichs sei bei der Bestimmung
des Invalideneinkommens ein höherer als der von der Verwaltung angenommene
behinderungsbedingte Abzug von den in der LSE statistisch ausgewiesenen Löhnen
zuzubilligen. Dabei hat es in seinem Entscheid dargelegt, die IV-Stelle habe
einzig wegen dem unabdingbaren Erfordernis einer körperlich leichten,
wechselseitigen Tätigkeit einen Abzug von 15 % gewährt; wegen der vielschichtigen
Polymorbidität müsse aber mit einem weit unterdurchschnittlichen Einkommen
gerechnet werden, weshalb sich der nach der Rechtsprechung maximal zulässige
behinderungsbedingte Abzug von 25 % (BGE 126 V 75
E. 5b/cc S. 80) rechtfertige.
2.2
Die Vorinstanz hat damit entgegen der
Argumentation in der Beschwerdeschrift ihr Ermessen nicht missbraucht, sondern
sogar triftige Gründe für ihre von der Ansicht der Verwaltung abweichende
Ermessensausübung angeführt. Angesichts der dem Bundesgericht bezüglich der Höhe
eines behinderungsbedingten Abzuges zustehenden Überprüfungsbefugnis besteht
kein Anlass zu einer Korrektur des angefochtenen Entscheids.”
Nel caso di specie, questo Tribunale ritiene che la riduzione del
10% stabilita dall’UAI non sia sufficiente, per i motivi che seguono.
Il TCA
rileva innanzitutto che, nella presente fattispecie, a dipendenza del danno
alla salute, l'assicurato è stato sì giudicato in grado di esercitare
un'attività sostitutiva, ma nella misura dell’80%.
Ora,
secondo la giurisprudenza federale, non è possibile rinunciare a decurtare il
reddito statistico per il solo fatto che l’assicurato possa svolgere
un’attività adeguata soltanto in misura parziale:
"
In der Verwaltungsgerichtsbeschwerde wird richtig
festgehalten, dass einer gesundheitlich bedingten Einschränkung der
Leistungsfähigkeit grundsätzlich nicht durch einen Abzug vom Tabellenlohn im
Sinne der Rechtsprechung gemäss BGE 126 V 75 Rechnung zu tragen ist. Vielmehr
ist von einer entsprechend eingeschränkten Arbeitsfähigkeit auszugehen. Es kann
mit anderen Worten keinen Unterschied machen, im Rahmen eines Vollzeitpensums
lediglich 75 % der ohne gesundheitliche Beeinträchtigung zu erwartenden
Leistung oder bei einem Arbeitspensum von 75 % die volle Leistung zu erbringen.
Der erwähnte Abzug vom Tabellenlohn will der Erfahrungstatsache Rechnung
tragen, dass die verbliebene Arbeitsfähigkeit aus bestimmten Gründen
(persönliche, berufliche und leidensspezifische Merkmale) nur mit
unterdurchschnittlichem erwerblichem Erfolg auf dem in Betracht fallenden
(ausgeglichenen) Arbeitsmarkt verwertet werden kann (BGE 126 V 80 oben). So
kann es beispielsweise aus betriebswirtschaftlicher Sicht durchaus eine Rolle
spielen, ob bei einem entsprechend reduzierten Arbeitspensum eine volle Leistung
möglich ist, oder ob dieselbe Leistung lediglich im Rahmen eines
Vollzeitpensums erbracht werden kann und auch bei reduziertem Arbeitspensum mit
einer gewissen Leistungseinbusse zu rechnen ist.
Im Weitern kann einer erschwerten Verwertbarkeit der
trotz des Gesundheitsschadens noch zumutbaren Arbeitsfähigkeit allenfalls
dadurch Rechnung getragen werden, dass bei der Ermittlung des
Invalideneinkommens auf der Grundlage der Lohnstrukturerhebungen des
Bundesamtes für Statistik auf einen anderen als auf den durchschnittlichen Lohn
in allen Wirtschaftszweigen des privaten Sektors («Total») abgestellt wird (BGE
129.
V 483 Erw. 4.3.2; RKUV 2001 Nr. U 439 S. 347 [U 240/99]). Diese
Ausnahmeregelung kommt indessen nur zum Zuge, wenn der Verwertbarkeit der
verbliebenen Arbeitsfähigkeit derart enge Grenzen gesetzt sind, dass praktisch
alle Tätigkeiten eines bestimmten Wirtschaftszweiges ausser Betracht fallen
(RKUV 2001 Nr. U 439 S. 348 f. Erw. 3c/cc).“ (STFA del 15 marzo 2006
nella causa L., U 471/05)
Inoltre,
occorre evidenziare che in una sentenza I 793/06 del 4 ottobre 2007, pubblicata
in plädoyer 1/08 pag. 69 e seg., l’Alta Corte ha ancora avuto modo di
confermare la necessità di procedere ad una riduzione del reddito da invalido
nel caso in cui l’assicurato sia in grado di svolgere un’attività adeguata
unicamente a tempo parziale. Tale riduzione deve essere stabilita in maniera
precisa.
In quel
caso, relativo a un assicurato ancora abile al lavoro soltanto in misura del
50%, la riduzione del reddito è stata quantificata al 10% (contrariamente a
quanto ritenuto dai primi giudici, che avevano considerato corretta una
riduzione del 9%).
Per quel che riguarda la percentuale di riduzione per gli
impedimenti alla salute, in una sentenza 8C 604/2007 del 7 aprile 2008, il
Tribunale federale, contrariamente ai primi giudici, ha ritenuto corretta la
riduzione percentuale del 10% del reddito statistico stabilita
dall’amministrazione, per tener conto unicamente delle limitazioni funzionali
derivanti dal danno alla salute di un assicurato, che da un punto di vista
medico era risultato pienamente abile al lavoro in attività adatte al suo stato
di salute. L’Alta Corte ha sottolineato che nella fattispecie in esame,
l’attribuzione di una riduzione del 15%, stabilita dai primi giudici, senza
motivazione, anziché del 10%, come operato dall’amministrazione, non era
giustificata, dato che l’età, la nazionalità, gli anni di servizio presso il
precedente datore di lavoro e il tasso di occupazione esigibile (del 100%)
dall’assicurato non costituivano degli elementi capaci di influire sul reddito
da invalido dell’interessato sul mercato del lavoro.
Tutto ben
considerato, quindi, conformemente alla giurisprudenza appena citata, il TCA è
dell’avviso che con una riduzione globale del 15% (cfr. anche Ufficio federale
di statistica, Enquête suisse sur la structure des salaires - Panorama salarial
2006, Neuchâtel 2008, pag. 16 T2*) si tenga adeguatamente conto delle
specifiche circostanze del caso concreto, ossia del fatto che lavorando
a tempo parziale (80%; cfr. consid. 2.7.) l’interessato può percepire un
salario inferiore rispetto ad una persona impiegata al 100% e degli
impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute.
Partendo
da un salario da invalido di fr. 57'258.-- (cfr. consid. 2.10.) e ritenuta un’esigibilità
dal profilo medico dell’80% (cfr. consid. 2.7.), ammettendo una riduzione del 15%, il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta a fr. 38'935.—[fr. 45’806.--
- (fr. 45’806.-- x 15 : 100)].
Confrontando
ora questo dato con l'importo di fr. 67’034.-- corrispondente al reddito che l’insorgente
avrebbe conseguito da valido nell'anno 2004 (cfr. consid. 2.8.), emerge
un’incapacità al guadagno pari a 41.92%, arrotondato al 42% secondo la
giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag.
41).
Ne discende che
l’insorgente ha diritto a un quarto di rendita di invalidità dal novembre 2004
(cfr. consid. 2.2.).
2.13
Parzialmente
vincente in causa, il ricorrente, rappresentato da un sindacato, ha diritto a
un'indennità per ripetibili da mettere a carico dell’UAI (cfr. art. 61 cpv. 1
lett. g LPGA; DTF 122 V 278; DTF 118 V 139).
2.14
Secondo
l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso
in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni
AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L’entità
delle spese è determinata fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto
l’esito della vertenza, in casu si giustifica una ripartizione delle spese di
complessivi fr. 200.-- in misura di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio AI e di
fr. 100.-- che vanno a carico del ricorrente.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è parzialmente accolto.
§ La
decisione su opposizione impugnata è annullata.
§§ L’assicurato
ha diritto a un quarto di rendita d’invalidità a far tempo dal novembre 2004.
2. Le spese,
per fr. 200.--, sono ripartite in ragione di fr. 100.-- a carico dell’Ufficio
AI e di fr. 100.-- a carico dell’assicurato.
L’Ufficio
AI verserà al ricorrente la somma di fr. 500.-- a titolo di ripetibili parziali
(IVA inclusa).
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
|
Informazioni legali |
Requisiti minimi |
Contatta il webmaster