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Decisione

32.2008.86

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1 aprile 2009Italiano87 min

Source ti.ch

Fatti

I doc.

XIII, IV e allegati sono stati trasmessi al rappresentante dell’assicurata per

conoscenza (doc. XV).

1.7. Con scritto

del 30 gennaio 2009 il signor __________ si è rivolto a questo Tribunale in

veste di curatore di RI 1 chiedendo informazioni sui tempi di evasione della

pratica (doc. XVI + bis).

in

diritto

2.1. Il 1°

gennaio 2008 è entrata in vigore la 5a revisione della LAI (RU 2007 5148).

Occorre

qui rilevare che per quanto concerne le norme di diritto materiale, in assenza

di disposizioni transitorie, nel diritto delle assicurazioni sociali sono

determinanti quei disposti in vigore al momento in cui si è realizzata la

fattispecie che esplica degli effetti (DTF 129 V 4 consid. 1.2.; 127 V 466 consid.

1).

Dal

momento che nel caso in esame lo stato di fatto giuridicamente determinante è

realizzato antecedentemente al 1° gennaio 2008, le modifiche della 5a revisione

della LAI non sono applicabili. Ne consegue che gli articoli della LAI citati

in seguito fanno riferimento al tenore valido sino al 31 dicembre 2007.

2.2. Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità

s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità

congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo

la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica

conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente

incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato

una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto

all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans

le droit suisse de la sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

Secondo

l'art. 28 cpv. 1 LAI, in vigore sino al 31 dicembre 2003, gli assicurati hanno

diritto a una rendita intera se sono invalidi almeno al 66 2/3 %, a una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%. Nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio 2004, l'art. 28 cpv. 1 LAI prescrive che

gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al

70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi

almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in

condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del

lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido

(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere

determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante

la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle

affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et

pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui

ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa

adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto

dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto

dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei

all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini

fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;

Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente

esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e

dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione

personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua

capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge

il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se

ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata

sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

Al

proposito va infine ancora rilevato che, secondo la

giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le

circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla

rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla

medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali

modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione

(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili

di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R

consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in

SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01

pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I

26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I

475/01).

2.3. Per

quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di

gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della

sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile

per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;

Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.

342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10

consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.

128).

L'Alta

Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i

quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali

propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono

considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono

turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità

di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la

misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più

oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;

di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che

l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui

pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102

V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid. 1a;

RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le

psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische

Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi

(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998

nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a

con riferimenti).

In

una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri

per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca

un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti

dal TFA in un’altra sentenza I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così espresso:

" 6.2.

A determinate condizioni, anche un disturbo da dolore somatoforme - rientrante

nella categoria delle affezioni psichiche, per le quali l'allestimento di una

perizia psichiatrica si rende normalmente necessario alfine di stabilirne le

ripercussioni economiche - può causare una incapacità lavorativa (cfr. sentenza

del 12 marzo 2004 in re N., I

683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale

[ndr.: pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora

recentemente confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è

tuttavia, di regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura

della capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi

dell'art. 4 cpv. 1 LAI (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg., in particolare pag. 81 seg.). Un'eccezione a

questo principio entra in linea di conto soltanto in quei casi in cui il

disturbo da dolore somatoforme presenta secondo gli accertamenti medici una

gravità tale da rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona

assicurata lo sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato

del lavoro oppure dove ciò risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V

165; VSI 2001 pag. 225 consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298

consid. 4c in fine). Una simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi

eccezionali, presuppone tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità

psichica di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata

di altri criteri, quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche

croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili

o in evoluzione senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale

dalla vita sociale, un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i

riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da notare

ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel novero

delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di guadagno

ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI (cfr. sentenza del 29

gennaio 2003 in re P., I

129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto,

l'esperto chiamato ad esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una

diagnosi nell'ambito di una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla

gravità dell'affezione. Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare

l'esigibilità della ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da

parte dell'assicurato (VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Anche

in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004 il TFA ha

evidenziato che:

" 5.2 In una recente sentenza, questa Corte

ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità presuppone in ogni caso

la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica di notevole gravità,

intensità e durata oppure la presenza costante e intensa di altri criteri

qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche

accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in

evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione sociale in

tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato, senza

possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso tempo

l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto psichico

(profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid.

2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit

und seine Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den

Einkommensvergleich in der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz

Schlauri [editori], Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76

segg. e 80 segg.)."

In

una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49 l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto,

se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione

dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà

diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è

una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;

l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza

in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i

lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;

l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante

il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im

Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in: Schweizerische

Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno studio

approfondito di Winchkler e Foerster).

La

nostra Massima Istanza in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006 si è confermata

nella propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

" (…)

Ora, il Tribunale federale delle

assicurazioni, in una recente sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in

DTF 132 V 65), ha stabilito che non vi è motivo per l'amministrazione e il

giudice di rimettere in discussione la diagnosi di fibromialgia quand'anche

essa sia tema di controversie negli ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia

presenta numerose similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si

giustifica, dal profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di

applicare per analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di

disturbi da dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere

invalidante di una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di

fibromialgia si deve presumere che tale affezione o gli effetti della stessa

possano essere sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente

esigibili (cfr. DTF 131 V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore

somatoforme si deve comunque prendere in considerazione la possibile

sussistenza di determinati fattori che, per la loro intensità e costanza,

rendono la persona incapace di fare simili sforzi. I criteri suscettibili di

giustificare una prognosi negativa sono i seguenti: la presenza di una

componente psichiatrica importante per la sua gravità, la sua intensità e la

sua durata, il perdurare di un processo morboso per più anni senza remissione

durevole, l'esistenza di turbe croniche, il verificarsi di una perdita di

integrazione sociale in tutte le manifestazioni della vita e la constatazione

dell'insuccesso delle cure ambulatorie o stazionarie praticate secondo le

regole dell'arte, questo nonostante l'attitudine cooperativa della persona

assicurata. In presenza di una componente psichiatrica, si deve tener conto

dell'esistenza di uno stato psichico cristallizzato risultante da un processo

difettoso di risoluzione di un conflitto conferente comunque un sollievo dal

profilo psichico (profitto tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine,

sempre come nel caso di disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per

l'assenza di un danno alla salute giustificante il diritto a prestazioni

qualora le limitazioni legate all'esercizio di un'attività risultino da

un’esagerazione dei sintomi. (…)” (STFA del 19 maggio 2006 nella causa O., I

873/05)

In

una sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito

che “(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del

Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).

(…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

2.4. Nella

decisione su opposizione del 1° aprile 2008 l’UAI ha respinto la richiesta di

prestazioni dell’assicurata ritenendo il grado di invalidità inferiore al 40%.

Questo

Tribunale è dunque chiamato a stabilire se l’UAI ha correttamente o meno negato

la rendita a RI 1.

L’UAI, al

fine di accertare in maniera approfondita lo stato di salute dell’assicurato,

ha affidato al SAM il mandato di esperire una perizia pluridisciplinare.

In tale

ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia reumatologica (Dr. __________),

quella infettivologica (Dr. __________), quella neurologica (Dr. __________) e infine

quella psichiatrica (Dr. __________).

La

patologia reumatologica è stata vagliata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in

reumatologia e riabilitazione, il quale nel referto del 28 giugno 2005, dopo

aver illustrato l’anamnesi famigliare, personale e sociale, i dati soggettivi

dell’assicurata e le constatazioni obiettive ha posto la diagnosi di

“fibromialgia; periartropatia omero scapolare calcarea a sinistra; sindrome del

tunnel carpale bilaterale e stato dopo meniscectomia mediale a livello del

ginocchio di sinistra” (doc. AI 101-29).

Il

perito ha poi precisato:

"

(...)

Questa paziente presenta per quanto riguarda

l'aspetto reumatologico un sindrome fibromialgica. È presente una

sintomatologia cronica persistente e resistente a tutte le terapie ormai da

tempo, una tendenza alla generalizzazione con dolori che sono iniziati a

livello dell'avambraccio e a livello delle mani per poi irradiare

progredientemente a tutto il corpo. Accanto alla sintomatologia dolorosa e

all'evoluzione tipica vi sono anche tutti i tender points necessari per la

diagnosi di una fibromialgia. La paziente soffre inoltre di tutta una serie di

problemi a carattere funzionale con disturbi del sonno, nonché stanchezza

cronica, affaticamento rapido, cefalea, vertigini e nausea che ben si

accompagnano alla diagnosi di fibromialgia. Recentemente essa ha sofferto di un

dolore particolarmente intenso a livello della spalla di sinistra dove è stata

diagnosticata una periartropatia omeroscapolare tendinopatia e calcarea. Dopo

un'infiltrazione con corticosteroidi questa sintomatologia è scomparsa e alla

visita attuale non vi sono più residui. Essa inoltre ha presentato una sindrome

del tunnel carpale bilaterale con disturbi della sensibilità a livello delle

dita delle mani. Attualmente alla visita neurologica non ho riscontrato nessun

disturbo della sensibilità alle mani. Vi è poi uno stato dopo miniscectomia

mediale del ginocchio di sinistra nel 1980 con alle radiografie attuali una

riduzione della rima articolare al compartimento mediale. Non ho invece

riscontrato nè dal punto di vista clinico nè da quello radiologico importanti

problematiche a livello della colonna vertebrale. In particolare nessun

sindrome cervicovertebrale o lombovertebrale.

Nessuna sindrome irritativa o deficitaria. Non

segni d'instabilità lombare.

Radiologicamente alle radiografie convenzionali

messe a disposizione nessuna patologia di rilievo nè a livello dei segmenti

cervicali nè a quelli lombari.

Tenendo in considerazione quindi i reperti

particolarmente blandi a livello dell'apparato locomotorio ritengo che questa

paziente non presenti un'incapacità alcuna dal punto di vista reumatologico

nelle attività lavorative svolte fino ad ora o nell'attività di

casalinga."

(Doc. AI 101-29+30)

La

patologia infettivologica è stata indagata dal Dr. Med. __________, spec. FMH

in medicina interna e medicina tropicale, ha diagnosticato un’”obesità di grado

I (IMC 30,7 kg/m2); affaticabilità aumentata senza riscontri oggettivi; colon

spastico; sindrome del tunnel bilaterale” (doc. AI 101-31).

Il Dr. __________

nella propria valutazione non ha rilevato alcunché di patologico o in qualche

modo oggettivabile, concludendo il rapporto indicando di trovarsi di fronte una

paziente d’aspetto sano per la quale non vi sono altre indagini da proporre

(doc. AI 101-32).

La

patologia neurologica è stata esaminata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in

neurologia, il quale nel rapporto peritale datato 16 giugno 2005 ha rilevato che, dal punto di vista

sia clinico che elettrofisiologico, non ha riscontrato elementi che permettano

di diagnosticare una sindrome del tunnel carpale sia al lato destro che al

sinistro. Egli non ha escluso d’altro canto che in particolari situazioni,

soprattutto dopo sforzi prolungati con le mani, possa esservi una sindrome

irritativa del nervo mediano al tunnel carpale.

Secondo

lo specialista i rimanenti sintomi lamentati dalla paziente non sono spiegabili

con una patologia neurologica e sono da inquadrare nell’ambito di una sindrome

del dolore cronico senza una componente neurogena rilevante sottogiacente.

Dal punto

di vista strettamente neurologico l’assicurata è da considerare abile al lavoro

al 100% anche come casalinga con la sola limitazione per lavori eccessivamente

pesanti e ripetitivi con le mani che potrebbero di nuovo favorire l’insorgere

di una sintomatologia irritativa a livello dei nervi mediani (doc. AI

101-34/35).

La

patologia psichiatrica è stata vagliata dal Dr. Med. __________, spec. FMH in

psichiatria e psicoterapia, il quale nel suo referto del 19 giugno 2005 ha posto la seguente valutazione:

"

(...)

Da circa quattro anni l'A. accusa una sindrome

del dolore cronico diffuso a carattere fibromialgico associata a sindrome da

affaticamento cronico. Sul piano psichico l'A. è stata seguita a livello

specialistico in quanto ha mostrato una riduzione della capacità di tollerare

lo stress vissuto come sollecitazione esorbitante che non le permetteva più di

fornire delle prestazioni oggettivamente valide. L'A. accusa anche un calo

della concentrazione e dell'attenzione vissuti come segnale di una alterazione

del funzionamento psicologico, quindi con una eccessiva preoccupazione. Sul

piano affettivo l'A. non ha avuto la possibilità di promuovere una relazione di

appartenenza duratura e affidabile non ottenendo dal partner quella dedizione

incondizionata e quella compiacenza calorosa che i limiti imposti dalla

malattia secondo lei richiedevano. Per quel che riguarda le sue aspettative si

è quindi sentita fortemente delusa dal partner mentre rispetto

all'atteggiamento nei confronti degli sviluppi futuri ha mostrato una tendenza

regressiva aspirando ad essere trattata con tutti i riguardi e preservata da

sforzi eccessivi. Attualmente si osserva un forte bisogno di sicurezza

associato ad una percezione del futuro come qualcosa di insicuro, incerto,

angosciante. È forte la tendenza ad aggrapparsi, ad attribuire grande valore

alla fiducia e a riversare all'esterno le ansie cercando di trovare in qualcuno

o in qualcosa un sostegno affidabile e sicuro.

Diagnosticamente ritengo trattasi di una sindrome

del dolore cronico somatoforme (ICD-F45.4) in personalità con tratti orali e

dipendenti. L'inabilità lavorativa psichiatrica in questo momento è a mio

avviso del 30%.

Terapeuticamente, a mio avviso, sono indicati gli

ansiolitici a basso dosaggio in associazione agli antidepressivi SSRI a profilo

sedativo, preferibilmente quelli usati con successo nelle somatizzazioni

(mirtazapina)." (Doc. AI 101-41+42)

Globalmente,

quindi, nel rapporto peritale del 20 luglio 2005 i medici del SAM, sulla base

delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della

ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con

influsso sulla capacità lavorativa di “Sindrome del dolore cronico somatoforme

in personalità con tratti orali e dipendenti (ICD10 F 45.4)”, mentre quali

diagnosi senza ripercussioni sulla capacità lavorativa hanno indicato quelle di

“▪ obesità di grado I con BMI di 30,7 kg/m2;

▪ colon spastico; ▪ sindrome del tunnel carpale bilat. anamnestica,

senza riscontri oggettivabili al momento attuale; ▪ varicosi con stato

d’intervento alle vene; ▪ fibromialgia; ▪ periartropatia omero

scapolare calcarea sin.; ▪ stato dopo meniscectomia mediale a livello del

ginocchio sin.” (doc. AI 101-18).

Quanto

alla capacità lavorativa, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata abile al

lavoro nella misura del 70% nelle attività finora svolte.

"

(...)

Predominante appare la patologia psichiatrica

dove si evidenzia una sindrome del dolore cronico somatoforme in personalità

con tratti orali e dipendenti. L'esame clinico e l'atteggiamento assunto

dall'A. durante la degenza è compatibile con un aggravazione da parte dell'A.

Infatti l'A., come evidenziato a più riprese nel corso delle valutazioni

specialistiche, appare una persona dall'aspetto sano, non ha mostrato segni di

stanchezza o di affaticamento durante la raccolta anamnestica, evidenziando

determinazione e ostinazione nell'imporsi e portare avanti le proprie

rivendicazioni. Ha mostrato, a più riprese, pianti profusi senza che una

patologia depressiva abbia potuto essere rilevata, evidenziando un

atteggiamento assolutamente dimostrativo ed aggravatorio. Pertanto riteniamo

che la diagnosi di aggravazione debba essere presa in considerazione. Non

abbiamo potuto assolutamente constatare ed evidenziare la diagnosi di sindrome

d'affaticamento cronico.

Dal punto di vista reumatologico, neurologico ed

infettivologico l'A. non presenta incapacità lavorativa.

Gli esami di laboratorio non hanno mai permesso

di evidenziare alterazioni che abbiano potuto giustificare i disturbi accusati

dall'A.

Dopo la perizia effettuata dal dr. __________ per

l'UAI nel marzo 2003 si è assistito ad un miglioramento dello stato di salute

dell'A., con la scomparsa della sindrome del tunnel carpale e con la caratterizzazione

di una sintomatologia somatoforme, senza evidenza per alterazioni organiche

significative. La patologia somatoforme si iscrive in un disturbo di

personalità che con il tempo ha concorso a ridurre la capacità lavorativa nella

misura del 30% a partire probabilmente dal giugno 2004 in avanti, quando l'A. attesta una

significativo peggioramento dei disturbi.

La patologia psichiatrica, caratterizzata da un

disturbo somatoforme e di personalità, è però accompagnata da un atteggiamento

dimostrativo ed aggravatorio, che ne rende difficile la valutazione.

Segnaliamo come l'A., purtroppo, abbia intrapreso

un cammino in cui è alla continua ricerca di attestazioni e conferme alla sua

incapacità lavorativa rifiutando l'idea di avere delle risorse e delle capacità

residue. Questo fatto rende la prognosi negativa ed è avvalorata anche

dall'iter nel corso di questi anni, con addirittura il rifiuto di recarsi ad

centro __________ di __________. Riteniamo che l'A. non abbia motivazione a

mettere a frutto le proprie competenze lavorative. (...)" (Doc. AI 101-22)

In sede

ricorsuale l’assicurata ha prodotto un dettagliato rapporto del Dr. Med. __________,

specialista FMH in medicina generale e suo rappresentante, dal seguente tenore:

"

(...)

Bemerkungen:

Als erstes fällt auf, dass der psychiatrische

Gutachter nirgends eine Definition mit den entsprechenden Kriterien seiner

aufgeführten Diagnosen angibt. Damit fällt schon a priori für jeden Leser - so

auch für den Rechtsanwender - die wichtigste Grundlage weg, um die Qualität der

Subsumtion der untersuchten Sachlage unter die jeweilige Diagnose durch den

Gutachter beurteilen zu können.

Ich möchte dies nun zuhanden des Gerichtes

nachholen:

Im deutschsprachigen Raum wird bei der Definition

psychiatrischer Störungen die In­ternationale Klassifikation psychischer

Störungen ICD 10 Kapitel V (F) zur Hilfe genommen.

Im offiziellen deutschsprachigen Übungsbuch

Fallbuch Psychiatrie Kasuistiken zum Kapitel V F) steht unter anderem im

Vorort der Herausgeber: "Das mit der Einführung der ICD 10 verbundene

Ziel, die psychiatrische Diagnostik reliabler und letztlich auch valider zu

machen, lässt sich daher nur verwirklichen, wenn die Diagnostiker systema­tisch

mit den Veränderungen vertraut gemacht werden und sich hinsichtlich der neuen

diagnostischen Regeln trainieren." "Die vorliegende Sammlung von

Falldarstellungen stellt einen Versuch dar, einige Prinzipien operationaler

Diagnostik nach dem Kapitel V (F) der ICD 10 in didaktischer aufbereiteter Form

darzustellen." "Im Gegensatz zu Kasuistiken aus dem klinischen

Bereich wurde in diesen Falldarstellungen alle diagno­senrelevanten Merkmale

berücksichtigt, so dass eine Zuordnung der Symptomatik zu den in der ICD 10

einzelnen formulierten diagnostischen Kriterien möglich wurde.

"Jeder Falldarstellung folgt in aller Regel

eine Diskussion der Diagnosen und Differen­tialdiagnosen noch ICD 10 ..., wobei

die zu Grunde liegenden diagnostischen Kriterien im einzelnen diskutiert

werden." "Die Diskussion der ICD 10 - Diagnosen beruht nahe­zu

durchgehend auf den klinisch - diagnostischen Leitlinien, ..." "Die

im Einzelfall erfolgte Diagnosenstellung wird ausführlich begründet ..."

Für die Autoren bestehen somit keine Zweifel,

dass sich eine psychiatrische Diagnose auf die entsprechenden Kriterien stützen

muss und sie ausführlich diskutiert werden muss. Das eidgenössische

Versicherungsgericht/Bundesgericht stimmt in diesem Punkt mit den Autoren

überein. Dieser Forderung ist der psychiatrische Gutachter in keinster Weise

nachgekommen.

Die anhaltende somatoforme Schmerzstörung (ICD 10

F45.4) ist ein Unterkapitel der somatoformen Störungen (ICD 10 F45). Die

somatoformen Störungen werden nach WHO folgendermaßen beschrieben:

"Das Charakteristikum ist die wiederholte

Darbietung körperlicher Symptome in Ver­bindung mit hartnäckigen Forderungen

nach medizinischen Untersuchungen trotz wie­derholter negativer Ergebnisse und

Versicherung der Ärzte, dass die Symptome nicht körperlich begründbar sind.

Wenn somatische Störungen vorhanden sind, erklären sie nicht die Art und das

Ausmaß der Symptome, das Leiden und die innerliche Beteili­gung des Patienten.“

Frau RI 1 kontaktierte mich erstmals am

09.02.2005. Seitdem hatte sie keine weite­ren medizinischen somatischen

Untersuchungen verlangt. Mit der Diagnose des Chro­nischen Müdigkeitssyndrom

(ICD 10 G 93.3) kann sie sich

bestens identifizieren und strebt keinerlei weitere Abklärungen an. Dieses

Verhalten spricht eindeutig gegen die Diagnose einer Somatisierungsstörung.

Die anhaltende somatoforme Schmerzstörung (ICD

10 F45.4) wird folgendermaßen beschrieben:

„Die vorherrschende Beschwerde ist ein

andauernder, schwerer und quälender Schmerz, der durch einen physiologischen

Prozess oder eine körperliche Störung nicht vollständig erklärt werden kann. Er

tritt in Verbindung mit emotionalen Konflikten oder psychosozialen Belastungen

auf, die schwerwiegend genug sein sollten, um als entscheidende ursächliche

Faktoren gelten zu können.“

Das zentrale Kriterium ist bei dieser Diagnose

der Schmerz. Von anderen Symptomen wird hier nicht gesprochen. Dies steht

jedoch in Gegensatz zu den Ausführungen des Gutachters unter dem Punkt

Anamnese, wie ich oben unter 2.1. schon dargelegt habe.

Hier sollte man sich an die Anweisungen des oben

zitierten Fallbuches halten: "Schmerzen können als Teil des

Somatisierungssyndroms angesehen werden. Liegen ausschließlich Schmerzen und

keine anderen somatoformen Symptome vor, so sollte besser die anhaltende

somatoforme Schmerzstörung (F45.4) diagnostiziert werden."

Gemäß diesen diagnostischen Anweisungen hätte der

Gutachter aufgrund der multiplen Symptome neben den Schmerzen eben nicht die

Diagnose anhaltende somatoforme Schmerzstörung verwenden sollen.

Neben dem Kriterium des Vorliegens von Schmerzen

müssen diese außerdem in Ver­bindung mit emotionalen Konflikten oder

psychosozialen Belastungen auftreten, die schwerwiegend genug sein sollten, um

als entscheidende ursächliche Faktoren gelten zu können.“

Auch in diesem Punkt werden die geforderten

Kriterien verfehlt. Es gelingt dem Gut­achter nicht, in überzeugender Weise die

hier schwerwiegenden, wirksamen und ur­sächlichen emotionalen Konflikte oder

psychosozialen Belastungen darzustellen.

In seinen psychodynamischen Überlegungen geht

davon aus, dass Frau RI 1 von ihrer letzten Partnerbeziehung enttäuscht war und

deshalb eine Tendenz zur Regression gezeigt hatte mit dem Ziel, dass auf sie in

jeglicher Hinsicht Rücksicht genommen und sie von exzessiven Anstrengungen

geschützt werde.

Diese Aussagen stehen in großen Gegensatz zu den

Beobachtungen des freiwilligen administrativen Beistandes Herrn __________,

welcher sie etwa seit Frühling 2006 bis etwa Ende 2007 betreute. Dieser

bestätigte mir nach mehreren Hausbesuchen, dass Frau RI 1 eine sehr ordentliche

Frau sei, ihre administrativen Belege sehr sorg­fältig abgelegt hätte, sie aber

aufgrund ihrer Erkrankung nicht die Kraft habe ihren ad­ministrativen Pflichten

außer Haus nachzukommen. Er hegte keinerlei Zweifel an der Echtheit von der

chronischen Müdigkeit/Erschöpfbarkeit von Frau RI 1.

" Ein

Beistand hat die Aufgabe, einer Person in ihrem Alltag zur Erfüllung ihrer

Pflich­ten sich selber gegenüber sowie der Öffentlichkeit gegenüber

beizustehen. Dadurch bekommt ein Beistand einen tieferen Einblick in die Art

und Weise, wie die zu betreu­ende Person ihren Alltag konkret bewältigt. Auch

wenn Herr __________ keine ärztliche Fachperson ist, sollten seine

Beobachtungen dennoch eine gebührende Bedeutung er­halten. Dies insbesondere

vor dem Hintergrund eines schwierig zu beurteilenden Krankheitsbildes.

Zusammenfassend ist hier festzuhalten, dass es

dem Gutachter in keinster Weise ge­lingt, die von ihm gestellte Diagnose der

anhaltenden somatoformen Schmerzstörung in nachvollziehbarer Weise plausibel zu

machen.

3. Chronisches Müdigkeitssyndrom (ICD 10

G93.3)

Wiederholt wurde in den Akten das Chronische

Müdigkeitssyndrom (= englisch Chro­nic Fatigue Syndrome) erwähnt, dies

insbesondere im __________. Im Austrittsbe­richt von dort vom 11.02.2005 wird

die Diagnose Chronic Fatigue Syndrome mit/bei nach den diagnostischen Kriterien

nach Fukuda 1994, klinisch gesicherte und erklärli­che anhaltende oder

wiederkehrende Erschöpfung, Leistungsintoleranz bei anhaltender Distress -

Symptomatik gestellt.

Die Gutachter der SAM geben an, keine Hinweise

für ein Chronisches Müdigkeitssyn­drom gefunden zu haben. Auch hier unterließen

sie es, dieses Syndrom zu definieren. Ich werde dies nun nachholen:

Die WHO hat in ihrer Online Ausgabe das

Chronische Müdigkeitssyndrom seit dem Jahr 2005 unter G93.3 kodiert. Diese Neuerung

ist vielen Ärzten entgangen, so auch jenen im __________ __________. Bis anhin

war es im deutschsprachigen Raum gerechtfertigt und üblich, die Diagnose im

Sinne einer Analogie unter Neurasthenie (ICD 10 F48.0) zu kodieren. Medizinisch

historisch gilt die Neurasthenie als Vorläuferdiagnose des Chronischen

Müdigkeitssyndroms. Es macht nun wenig Sinn, die Diagnose der Neur­asthenie

weiter zu verwenden. Höchstwahrscheinlich wird sie in Zukunft irgendeinmal

obsolet werden.

Warum die WHO beschlossen hat, das CFS unter die

neurologischen Erkrankungen einzureihen, ist mir bislang nicht bekannt. Es

wurden nämlich bis heute weder eine klare Ätiologie noch ein eindeutiger

Pathomechanismus gefunden. Man geht bei dieser Diagnose heute eher von einem

Sammelbegriff mit verschiedenen Ätiologien und Pathomechanismen aus.

Möglicherweise gibt es historische Gründe für die Einreihung unter G93.3. Unter

derselben Nummer wird auch die benigne myalgische Encephalo­myelitis

eingeschlossen. In angelsächsischen Ländern wird diese Bezeichnung noch heute

als Synonym für das CFS angewendet.

Die Diagnose des Chronischen Müdigkeitssyndroms

wird heute in der wissenschaftli­chen Fachwelt nach den von Fukuda 1994

aufgestellten Kriterien vorgenommen.

Eine der weltweit größten fachlichen Autoritäten

zum Thema besitzt das US amerika­nische Nationale Gesundheitsinstitut Centers

of Disease Control and Prevention. Von deren Website können problemlos

detaillierte Informationen zu diesem Krankheitssyn­drom herunter geladen

werden. (http://www.cdc.gov/cfs/). Unter dem Link Info

For Healthcare Professionals kann die Definition sowie der komplette

wissenschaftliche Text (Complete Text of Revised Case Definition, Fukuda et al,

Annals of Internal Me­dicine, Vol. 121, December 15, 1994, pp. 953-959.)

erreicht werden.

Kriterien für das Chronic Fatigue Syndrome

nach Fukuda et. al. 1994

Erfüllt? Ja

Nein

I

Dauernde oder wiederkehrende Müdigkeit ohne plausible

medizinische Erklärung

(seit mindestens 6 Monaten dauernd oder wie­derkehrend, nicht vor der

Krankheit bestehend)

- neu aufgetreten (nicht schon lebenslang)

- nicht durch andauernde Anstrengung bedingt

- erheblich eingeschränkter Aktivitätsgrad (Beruf,

Schu­le/Ausbildung, Sozialleben, Privatleben)

- nicht bedeutend erleichtert durch Ruhe

x

Considerandi

II

Mindestens 4 der folgenden Symptome (mindestens während 6 Krankheitsmo­naten,

nicht vor der Krankheit bestehend)

1.

Beeinträchtigung von Kurzzeitgedächtnis oder

Konzentration

x

2.

Halsschmerzen

3.

schmerzhafte Hals- oder Achsellymphknoten

4.

Muskelschmerzen

x

5.

Gelenkschmerzen ohne Rötung und Schwellung

x

6.

Kopfschmerzen neuen Typs oder Musters oder Schweregrades

7.

Nichterholsamer Schlaf

x

8.

Krankheitsgefühl von mehr als 24 Stunden Dauer nach einer

Anstrengung

x

Die Kriterien des Chronischen Müdigkeitssyndroms

wurden von Frau RI 1 somit erfüllt. Zum selben Resultat sind bekanntlich die

Ärzte im __________ gelangt.

Die Gutachter der SAM bemerken lediglich, sie

haben bei den Untersuchungen keiner­lei Müdigkeit festgestellt. Im Gegenteil

habe die Versicherte ein demonstratives Ver­halten gezeigt und sich als sehr

anspruchsvoll erwiesen. Sie habe nach einem Stuhl verlangt, als sie vor dem

Schalter des Sekretariates warten musste.

Vor dem Hintergrund des oben gesagten erscheint

diese Interpretation der Gutachter eher willkürlich.

4.

Diskussion der erfolgten Abklärung und

Widersprüche zu vorhandenen Ak­ten

Mit keinem Wort sind die Gutachter insbesondere

auf den Austrittsbericht vom __________ vom 11.02.2005 eingegangen. Dies wäre

eine vom Bundesgericht auferlegte Pflicht der Gutachter gewesen und stellt

somit eine klare Unterlassung Unterlassung dar.

5.

Zur Arbeitsfähigkeit

Die Gutachter schreiben dazu, die Arbeitsfähigkeit

liege in den bisherigen Tätigkeiten bei 70%. Ganz offenbar ist die Basis dieser

Beurteilung das psychiatrische Gutachten. Der psychiatrische Gutachter schreibt

in seinem Gutachten ganz lapidar: Die psychiat­rische Arbeitsunfähigkeit liegt

in diesem Moment nach meiner Ansicht bei 30%.

Aus den Untersuchungsergebnissen wird nicht

nachvollziehbar, welches die Grund­elemente der Beurteilung der

Arbeitsfähigkeit darstellen. Im wesentlichen begründen sie ihre Bemessung mit

der Diagnose der anhaltenden somatoformen Schmerzstörung. Der Sprung zu 30%

Reduktion der Leistungsfähigkeit erscheint somit willkürlich.

Dies darf nicht unwidersprochen bleiben. Siehe

dazu die folgenden Überlegungen.

6.

Leistungsfähigkeit beziehungsweise

Arbeitsfähigkeit bei gesunden Personen

In einem persönlichen Gespräch teilte mir Prof. __________,

Ökonom und Dozent für Per­sonalwesen an der __________ mit, dass die Ermitt­lungen

der Leistungsfähigkeit einer Person ein sehr schwieriges Unterfangen ist. Es

müssen sowohl innere (die arbeitende Person selber betreffend) als auch äußere

(die unmittelbare Arbeitsumgebung sowie soziale Faktoren) Variablen

berücksichtigt wer­den. Es ist deshalb praktisch unmöglich, eine exakte

Bestimmung der Leistungsfähig­keit einer Person vorzunehmen.

Um so schwieriger wird diese Bestimmung, wenn

Variablen von Erkrankungen und deren Einfluss auf die Leistungsfähigkeit

hinzutreten. Es ist deshalb anzunehmen, dass die Bestimmung der

Leistungsfähigkeit/Arbeitsfähigkeit ein schwieriger Prozess ist. Es darf daher

verlangt werden, dass diese Arbeit mit größter Sorgfalt vorgenommen wer­den

muss.

7.

Gerichtliche Anerkennung zur

objektiven Ermittlung der Leistungsfähig­keit/Arbeitsfähigkeit

Das Bundesgericht äußerte sich zur Beurteilung

der Arbeitsfähigkeit im Zusammen­hang mit psychischen Erkrankungen im viel

zitierten Urteil 130 V 352 dahingehend, dass das Maß des Forderbaren weitgehend

objektiv bestimmt werden muss. Das Bun­desgericht führt die geforderte

Objektivierung nicht weiter aus. In diesem Zusammen­hang ist es interessant

festzustellen, wie ein Kantonales Versicherungsgericht kürzlich entschieden

hat.

Anlässlich einer ähnlichen Situation wie der

vorliegenden schrieb ich in einem Bericht, dass mir zur Beurteilung der

Arbeitsfähigkeit in der ambulanten Situation letztlich nur die anamnestischen

Angaben des Patienten zur Verfügung stünden. Ich könne nur noch entscheiden, ob

ich dem Patienten glaube oder nicht. Ich machte deshalb den Vor­schlag, den

Patienten in einer geeigneten stationären Institution über längere Zeit eins zu

eins in seiner Leistungsfähigkeit zu beobachten. Dieser Argumentation folgte

das Versicherungsgericht des Kantons Solothurn in seinem Urteil vom

18.12.2007

in Sa­chen M. G. gegen IV-Stelle Kanton Solothurn (VSBEES.2007.66).

In der 8. Erwägung schreibt das Gericht:

"Zusammenfassend ist folglich festzuhalten, dass aufgrund der vorliegenden

ärztlichen Berichte und Gutachten nicht beurteilt wer­den kann, inwieweit sich

das diagnostizierte CFS auf die Arbeitsfähigkeit des Versi­cherten auswirkt.

Die IV-Stelle hat deshalb ergänzende Abklärung vorzunehmen, sei es, dass sie

die Gutachter der MEDAS mit den Einschätzungen und Ausführungen von Dr. __________

konfrontiert, dass sie eine ergänzende medizinische Abklärung anordnet oder, was

wie erwähnt am sinnvollsten erscheint, dass sie in einer geeigneten Instituti­on

über einen längeren Zeitraum abklären lässt, wie sich das CFS beim Versicherten

hinsichtlich der Arbeitsfähigkeit und der Arbeitsmöglichkeiten konkret

auswirkt. In diesem Sinne sind die angesprochene Verfügung vom 12. April 2006

sowie der Ein­spracheentscheid vom 22. Januar 2007 in Gutheissung der Beschwerde

aufzugeben".

Vor dem Hintergrund des weiter oben Analysierten

ist offensichtlich, dass die vom Kantonalen Versicherungsgericht Solothurn als

am sinnvollsten erscheinende Untersu­chungsmethode ("... dass sie in einer

geeigneten Institution über einen längeren Zeit­raum abklären lässt, wie sich

das CFS beim Versicherten hinsichtlich der Arbeitsfähig­keit und der Arbeitsmöglichkeiten

konkret auswirkt.") bei Frau RI 1 nicht angewen­det wurde.

Das Hauptargument für meine Forderungen nach

einer Langzeitbeobachtung der Leis­tungsfähigkeit liegt in der Natur des

Krankheitssyndroms:

Die direkte Beobachtungszeit während der Befragung

und Untersuchung ist für eine Beurteilung zu kurz. Meist gelingt es den

Untersuchten, sich für die Zeit der Untersu­chung zusammenzureissen. Dadurch

machen sie für einen kurzen Zeitraum den Ein­druck, mehr leisten zu können als

dauerhaft möglich. In den nachfolgenden Tagen ist ihre Leistungsfähigkeit noch

extremer erniedrigt als üblicherweise, begleitet vom Ge­fühl krank zu sein.

Diese bei all diesen Kranken zu machende Beobachtung hat ihren Niederschlag in

dem einen von acht Zusatzkriterien für die Diagnosestellung gefunden

("Krankheitsgefühl von mehr als 24 Stunden Dauer nach einer

Anstrengung", siehe oben).

Nur eine längere Beobachtung von Frau RI 1 an

einem Arbeitsplatz über eine länge­re Zeit in einer geeigneten (ambulanten)

Institution wird die notwendige Objektivität liefern.

Die Gutachter von Frau RI 1 haben sich viel zu

wenig Zeit genommen, um vor dem Hintergrund dieser speziellen medizinischen

Situation eine faire Beurteilung der Leis­tungsfähigkeit vornehmen zu können.

Selbst den Ärzten im __________ war es in der

Zeit der Hospitalisierung von Frau RI 1 vom 04.11. bis zum 10.11.2005 nicht

möglich, dazu konklusiv Stellung zu nehmen.

Wie ich weiter oben ausführlich dargelegt hatte,

hatte die Invalidenversicherung in der Vergangenheit die Absicht, Frau RI 1 bei

einer __________ abklären zu lassen. Dies war ein vernünftiger Entscheid und,

wie ich eben gezeigt habe, ganz im Sinne des Kantona­len Versicherungsgerichtes

Solothurn. Leider wurde Frau RI 1 dieser Hinsicht von den Ärzten falsch

beraten. Dies führte ganz offensichtlich dazu, dass Frau RI 1 von den

Gutachtern als unkooperativ angesehen wurde und ihr außerdem ein aggravieren­des

Verhalten unterstellt wurde.

8.

Vollständigkeit und Mängel des

Gutachtens

Es ist zusammenfassend offensichtlich, dass das

vorliegende polydisziplinäre erhebli­che Mängel aufweist. Insbesondere werden

die Diagnosen vorgängig nicht definiert, z.B. nach ICD 10, sondern in

sehr persönlicher beziehungsweise willkürlicher Weise angewendet. Ebenso

willkürlich erscheint die Bemessung der verbliebenen Leistungs­fähigkeit.

9.

Fazit zum gesamten Gutachten

Nach meiner Ansicht ist das Gutachten ungenügend

bezüglich des Prozesses und der damit gewonnenen Resultate sowohl was die

gestellten Diagnosen als auch die Beurtei­lung der verbliebenen

Leistungsfähigkeit betrifft. Es ist somit ungeeignet, den medizi­nischen

Sachverhalt in der Krankheitssituation von Frau RI 1 in Bezug auf ein IV­-Rentenverfahren

zu erhellen." (Doc. C)

2.5

Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate.

Determinante

quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine

del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto

(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U

329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160

consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM

1989.

pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il

suo contenuto (DTF 122 V 160 in

fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a

ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998

IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna

1994, pag. 332).

In

una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però

ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire

delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.

In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha

statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione

degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale

le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una

certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale

referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il

contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per

farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella

DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale

ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI

1993.

pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre

ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse

dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante

ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2

L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per

quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza

della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto

di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di

dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125

V 353 consid. 3a)cc);

Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,

Zurigo 1997, pag. 230).

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16

ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e

periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto

segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères

jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur

probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence

consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les

références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause

une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de

nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont

une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins

traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va

ancora rilevato che, affinché un esame medico in ambito

psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni

(D. Cattaneo, “La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle

assicurazioni sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota

158, pag. 628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e

cantonali, in particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.6

Questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della

ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’amministrazione prima

dell’emissione della decisione impugnata, non ha motivo per mettere in dubbio

la valutazione peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata,

approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra

ricordati.

2.6.1

Nell’ambito

della perizia SAM, l’assicurata è stata infatti sottoposta ad un accurato esame

reumatologico, grazie al consulto specialistico del 28 giugno 2005 del Dr. Med.

__________, il quale, dopo aver posto la diagnosi di “fibromialgia; periartropatia

omero scapolare calcarea a sinistra; sindrome del tunnel carpale bilaterale e

stato dopo meniscectomia mediale a livello del ginocchio di sinistra”, ha

ritenuto la paziente abile in misura completa nelle attività lavorative finora

svolte o nell’attività di casalinga (doc. AI 101-29/30).

Il TCA

non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del

resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle

patologie invalidanti, in grado di influire sulla capacità lavorativa residua

dell’interessata.

2.6.2

L’assicurata

è stata poi sottoposta ad un consulto infettivologo da parte del Dr. med. __________,

spec. FMH in medicina interna e medicina tropicale, il quale nel suo referto ha

diagnosticato “obesità di grado I (IMC 30,7 kg/m2); affaticabilità aumentata

senza riscontri oggettivi; colon spastico; sindrome del tunnel bilaterale”. Lo

specialista ha poi precisato, in merito alla affaticabilità cronica lamentata

dalla paziente, di non aver rilevato alcunché di patologico o in qualche modo

oggettivabile a tal proposito e di ritenere abile in misura completa la

paziente (doc. AI 101-32).

Queste

conclusioni specialistiche, che del resto non sono state contestate attraverso

dei referti medico-specialistici attestanti delle patologie infettive con

influsso sulla capacità lavorativa residua, possono essere fatte proprie dal

TCA.

2.6.3

Nell’ambito

della perizia SAM, l’assicurata è stata pure sottoposta, in data 16 giugno

2005, ad un esame neurologico da parte del Dr. med. __________, spec. FMH in

neurologia, dal quale è emerso che la paziente non presenta delle patologie

neurologiche invalidanti, motivo per il quale, da questo profilo, deve essere

considerata pienamente abile al lavoro (doc. AI 101-35).

Anche

queste conclusioni specialistiche, che del resto non sono state contestate

attraverso dei referti medico-specialistici attestanti delle patologie

neurologiche con influsso sulla capacità lavorativa residua, possono essere

fatte proprie dal TCA.

2.6.4

Infine, per

quanto concerne la patologia psichiatrica, nel suo consulto peritale del 19

giugno 2005, il Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, posta

la diagnosi di sindrome del dolore cronico somatoforme (ICD10-F45.4) in

personalità con tratti orali e dipendenti, ha valutato l’assicurata inabile dal

profilo psichiatrico al 30% (doc. AI 101-42).

L’assicurata,

da parte sua, ha contestato le conclusioni a cui sono giunti i medici del SAM,

in particolare la valutazione peritale effettuata dal Dr. __________.

A

sostegno delle proprie argomentazioni la ricorrente ha prodotto la presa di

posizione del Dr. __________, specialista FMH in medicina generale e anche

rappresentante dell’assicurata.

Il medico

curante ha contestato la perizia plurisdisciplinare SAM, ritenendola

insufficiente, incompleta ed errata dal punto di vista diagnostico, in quanto a

suo dire non fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione

riconosciuto scientificamente (ICD 10). Egli ha posto la diagnosi di sindrome da

affaticamento cronico ICD 10 G93.3 (Chronic Fatigue-Syndrom) e ha

giudicato del tutto arbitraria la valutazione del 30% di inabilità lavorativa

fondata sulla perizia del Dr. __________. A mente del medico curante la

sindrome da affaticamento cronico rappresenta un quadro clinico di difficile

comprensione che necessita un periodo d’osservazione presso un’istituzione

adeguata prima di una valutazione definitiva della capacità lavorativa residua

(doc. C5).

Il TCA

non ha motivo di distanziarsi dalle conclusioni a cui è giunto il perito

dell’amministrazione, avallate anche dal medico del SMR, Dr. __________ (doc. X

+1; XIV 1), per i motivi che seguono.

Il Dr. __________,

peraltro medico generalista FMH e non specialista in psichiatria, né in

neurologia, nel suo referto del 2 maggio 2008 (doc. C5), e nel ricorso da lui

redatto in data 29 maggio 2008 (doc. V), ha criticato la perizia del SAM del 20

luglio 2005, nonché quella del Dr. __________ del 19 giugno 2005, senza

tuttavia fornire elementi oggettivi tali da mettere in dubbio le valutazioni

peritali dell’amministrazione.

Egli ha

diagnosticato una sindrome della fatica cronica (ICD 10 G93.3), contrariamente

al Dr. __________ che ha indicato nel proprio referto una sindrome del dolore

cronico somatoforme (ICD10-F45.4) in personalità con tratti orali e dipendenti.

Contrariamente

a quanto sostenuto dal rappresentante dell’assicurata il Dr. __________ ha

fornito una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta (ICD 10 F45.4) e

si è pronunciato sulla gravità dell'affezione, conformemente ai criteri

enunciati al consid. 2.5..

Lo

specialista ha in particolare evidenziato che l’assicurata ha mostrato una

riduzione della capacità di tollerare lo stress, un calo della concentrazione e

dell'attenzione vissuti come segnale di una alterazione del funzionamento

psicologico, quindi con una eccessiva preoccupazione. Sul piano affettivo

l’assicurata “non ha avuto la possibilità di promuovere una relazione di

appartenenza duratura e affidabile non ottenendo dal partner quella dedizione

incondizionata e quella compiacenza calorosa che i limiti imposti dalla

malattia secondo lei richiedevano” (doc. AI 101-42).

Il Dr. __________

ha poi osservato che, dal punto di vista delle aspettative, la ricorrente si è

sentita “fortemente delusa dal partner mentre rispetto all'atteggiamento nei

confronti degli sviluppi futuri ha mostrato una tendenza regressiva aspirando

ad essere trattata con tutti i riguardi e preservata da sforzi eccessivi”.

Attualmente

lo specialista ha osservato un forte bisogno di sicurezza associato ad una

percezione del futuro come qualcosa di insicuro, incerto, angosciante. A suo

dire è “forte la tendenza ad aggrapparsi, ad attribuire grande valore alla

fiducia e a riversare all'esterno le ansie cercando di trovare in qualcuno o in

qualcosa un sostegno affidabile e sicuro” (doc. AI 101-41/42).

Il perito ha poi valutato

l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurata

indicando al momento della visita peritale (era il 19 giugno 2005) un’inabilità

lavorativa psichiatrica del 30%. Egli ha compiutamente illustrato l’anamnesi

della paziente a livello famigliare, scolastico, professionale, sociale e

patologico esprimendosi inoltre sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Il perito ha poi proceduto all’esame psichico giungendo ad una valutazione

conclusiva convincente e scevra di contraddizioni.

Tale referto psichiatrico

appare senza dubbio approfondito e dettagliato e questo Tribunale non ha motivi

per ritenerlo incompleto o lacunoso.

2.6.5

Nelle

annotazioni del 12 giugno 2008 il Dr. __________ ha confermato la diagnosi di

“Sindrome del dolore cronico somatoforme in personalità con tratti orali e

dipendenti (ICD10 F45.4)” posta dal Dr. __________. In particolare, il medico

del SMR ha precisato che dall’attuale conoscenza e letteratura medica (allegata

alle annotazioni) risulta che la sindrome della fatica cronica diagnosticata

dal Dr. __________ fa parte delle patologie di tipo MUPS (medically

unexplained physical symptoms) come la fibromialgia o altri disturbi di

tipo somatoforme (doc. X1).

Questa

Corte condivide la valutazione operata dal medico del SMR e ritiene la sindrome

da fatica cronica (CFS) e la fibromialgia malattie che presentano

caratteristiche comuni, sia per la tipologia di pazienti (prevalentemente donne

giovani adulte, che denunciano disabilità) sia per altre caratteristiche (eziologia

sconosciuta, cronicità, test di laboratorio normali). Vedi a questo proposito

anche http://www.associazionecfs. it/Mantova2.pdf; www. stanchezzacronica.it) e

di conseguenza nel ritenere la sindrome della fatica cronica un disturbo di

tipo somatoforme.

Del

resto il Tribunale federale nella sua giurisprudenza fa esplicitamente

riferimento alla sindrome somatoforme da dolore persistente ma

anche a “…uno stato sindromale comparabile di origine non

chiara…” (cfr. STF 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009, consid. 5.1 e

DTF 131 V 49).

Per quanto

riguarda la classificazione indicata dal Dr. __________: “Chronisches Müdigkeitssyndrom

ICD 10 G 93.3” va inoltre sottolineato quanto

segue.

La ICD-10

è la decima revisione della classificazione

ICD (dall'inglese

International Classification of Diseases), ossia la classificazione

internazionale delle malattie e dei problemi correlati, proposta dall'OMS.

Il

capitolo 5, sezioni F00-F99, si riferisce alle patologie mentali e del

comportamento, mentre il capitolo 6, sezioni G00-G99, si riferisce alle

neuropatie.

La

cifra G93.3 dell’ICD prevede quanto segue:

“Postviral fatigue syndrome. Benign myalgic encephalomyelitis” (cfr.

www.who.int /classification).

La classificazione sotto la sezione “F” è stata indicata sia dal Dr.

__________ del SAM (doc. AI 101-42) che dal Dr. __________ del SMR (doc. X1).

Inoltre anche gli specialisti dell’__________ di __________ (doc. AI 73-6)

hanno classificato la sindrome della fatica cronica in questione come un

disturbo che si riferisce alle patologie mentali e del comportamento (“F”) .

Inoltre,

per quel che riguarda gli aspetti neurologici, il perito Dr. Med. __________,

spec. FMH in neurologia, nel suo referto del 16 giugno 2005 ha stabilito che “…I rimanenti

sintomi descritti dalla paziente (…) non sono spiegabili con una patologia

neurologica e sono da inquadrare nell’ambito di una sindrome del dolore cronico

senza una componente neurogena rilevante sottogiacente” (doc. AI

101-34/35).

Egli ha

esplicitamente escluso che i dolori sofferti dall’assicurata abbiano un’origine

neurologica (“Dolori in varie parti del corpo, non dovuti a patologia neurologica

sottogiacente” (cfr. doc. AI 101-35)).

Non siamo

dunque in presenza di un’affezione di carattere neurologico (cfr. STF

9C_167/2008 dell’11 marzo 2009, consid. 5.2.2.)

Il Dr. __________

ha annotato che rispetto alla valutazione peritale SAM del 2005 non risulta una

modifica dello stato di salute dell’assicurata. Egli ha poi fatto riferimento

alla valutazione effettuata presso l’__________ di __________ nel 2004 per

confutare le argomentazioni del Dr. __________ (doc. X1).

Per

quanto riguarda il rapporto dell’__________ di __________, presso il quale la

ricorrente è stata ricoverata dal 4 al 10 novembre 2004, nello stesso viene sì

diagnosticata una sindrome della fatica cronica (Chronic Fatigue-Syndrom -

F48.0), tuttavia i medici, pur non escludendo la presenza di una sindrome della

fatica cronica, non hanno rilevato alcuna patologia psichiatrica rilevante

(disturbi ansioso-depressivi): “Es finden sich derzeit keine Hinweise für

eine klinisch relevante Angst- od. Depressive Störung” (doc. AI 73-7).

Conclusione

alla quale era sostanzialmente giunto anche lo specialista interpellato

dall’amministrazione diagnosticando una sindrome del dolore cronico diffuso a

carattere fibromialgico associata a sindrome da affaticamento cronico (doc. AI

101-41). Tuttavia senza presentare una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata. I periti del SAM hanno aggiunto che l’assicurata

“…appare una persona dall’aspetto sano, non ha mostrato segni di stanchezza

o di affaticamento durante la raccolta anamnestica, evidenziando un

atteggiamento assolutamente dimostrativo ed aggravatorio” (doc. AI 101-22).

Anche i

medici dell’__________ di __________ sono giunti a conclusioni simili

affermando in particolare che “Die Patientin während des Interwiews auf

ihrem Stuhl, zeigt eine lebhafte Gestik und Mimik. Sie erzählt sehr ausschweifend, kommt häufig vom Thema ab, zeigt

keinerlei Symptome von Müdigkeit. Insgesamt ist das Dargelegte jedoch wenig

fassbar und zum Teil ist es schwierig herauszufinden, auf was sia hinaus will.

Es ist Ohnmachtgefühl zu spüren, dessen Ursache schwer zu fassen ist” (doc. AI 73-12, la sottolineatura è del

redattore)

Il Dr. __________

ha poi valutato il caso sulla base dei criteri di Förster rilevando che non vi

è una patologia psichiatrica di base di rilievo, vi è assenza di una patologia

somatica di rilievo. Non vi sono problemi a livello di integrazione sociale, in

quanto la paziente ha una relazione con un amico, ha un’amica che le mette a

disposizione la macchina e si occupa di cani e gatti.

Il

decorso della patologia è pluriennale ma non vi è stato un ricovero presso una

clinica riabilitativa e non viene seguito un trattamento regolare alla ricerca

di migliorare lo stato di salute (doc. X1).

2.7

In

conclusione il TCA non ha motivo di scostarsi dalla perizia del SAM che ha

valutato globalmente le affezioni di cui soffre l’assicurata e ha concluso per

un’inabilità lavorativa del 30%.

A proposito della diagnosi

di sindrome del dolore somatoforme persistente, va comunque

rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, questa

diagnosi non costituisce, di per sé, una base sufficiente per concludere ad

un’invalidità. Esiste per contro una presunzione che i disturbi derivanti da

una sindrome somatoforme dolorosa possano essere superati tramite uno sforzo di volontà ragionevolmente esigibile (cfr. consid. 2.3. e STF

I 1093/2006 del 3 dicembre 2007).

Come

visto in precedenza (cfr. consid. 2.3.), per ritenere eccezionalmente

inesigibile lo sfruttamento della capacità lavorativa da parte di un assicurato

che soffre di una sindrome del dolore somatoforme, la giurisprudenza esige l'esistenza

concomitante di una comorbidità psichica di notevole gravità, intensità e

durata oppure la presenza qualificata di altri criteri, quali ad es.

l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche accompagnate da un

decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione senza

remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi.

Dalle

tavole processuali è dimostrato sia dai referti dell’__________ di __________,

che dalla perizia del SAM e dalle conclusioni del medico del SMR, Dr. __________,

che l’assicurata non è affetta da una comorbidità psichica di notevole gravità,

intensità e durata (cfr. sul tema le sentenze del Tribunale federale I

1093/2006 del 3 dicembre 2007,9C_636/2007 del 28 luglio 2008,9C_167/2008

dell’11 marzo 2009).

Quanto

agli altri criteri qualificati indicati dalla giurisprudenza, va evidenziato che in una sentenza I 1093/2006 del 3 dicembre 2007

il Tribunale federale, in un caso concernente un’assicurata affetta da sindrome

somatoforme dolorosa, constatata l’assenza di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata, ha proceduto alla valutazione della presenza o

meno degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per considerare

eccezionalmente inesigibile per l’assicurata lo sfruttamento della capacità

lavorativa. In quell’occasione, la nostra Massima Istanza è

giunta alla conclusione che, contrariamente a quanto ritenuto dai primi

giudici, il disturbo somatoforme non presentava una gravità tale da

rendere in pratica oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo

sfruttamento della sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro.

L’Alta Corte ha infatti osservato:

" (…)

3.

3.

Les atteintes à la santé psychique peuvent, comme

les atteintes physiques, entraîner une invalidité au sens de l'art. 4 al. 1 LAI

en liaison avec l'art. 8 LPGA. On ne considère pas comme des conséquences d'un

état psychique maladif, donc pas comme des affections à prendre en charge par

l'assurance-invalidité, les diminutions de la capacité de gain que l'assuré

pourrait empêcher en faisant preuve de bonne volonté; la mesure de ce qui est

exigible doit être déterminée aussi objectivement que possible (ATF 102 V 165;

arrêt I 138/98 du 31 janvier 2000, consid. 2b et les références, public

in: VSI 2001 p. 223; cf. aussi ATF 127 V 294 consid. 4c in fine p. 298).

3.2

La reconnaissance de l'existence d'une atteinte

à la santé psychique, soit aussi de troubles somatoformes douloureux

persistants, suppose d'abord la présence d'un diagnostic émanant d'un expert

(psychiatre) et s'appuyant lege artis sur les critères d'un système de

classification reconnu (ATF 130 V 396 consid. 5.3 et 6 p. 398). Comme pour

toutes les autres atteintes à la santé psychique, le diagnostic de troubles

somatoformes douloureux persistants ne constitue pas encore une base suffisante

pour conclure à une invalidité. Au contraire, il existe une présomption que les

troubles somatoformes douloureux ou leurs effets peuvent être surmontés par un

effort de volonté raisonnablement exigible. Le caractère non exigible de la

réintégration dans le processus de travail peut résulter de facteurs déterminés

qui, par leur intensité et leur constance, rendent la persone incapable de

fournir cet effort de volonté. Dans un tel cas, en effet, l'assuré ne dispose

pas des ressources nécessaires pour vaincre ses douleurs.

La question de savoir si ces circonstances exceptionnelles

sont réunies doit être tranchée de cas en cas à la lumière de différents

critères. Au premier plan figure la présence d'une comorbidité psychiatrique

importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Peut constituer une telle

comorbidité un état dépressif majeur (ATF 130 V 352 consid. 3.3.1 in fine p.

358; voir aussi arrêt I 805/04 du 20 avril 2006, consid. 5.2.1 et les

références). D'autres critères peuvent être déterminants. Ce sera le cas des

affections corporelles chroniques, d'un processus maladif s'étendant sur

plusieurs années sans rémission durable (symptomatologie inchangée ou

progressive), d'une perte d'intégration sociale dans toutes les manifestations

de la vie, d'un état psychique cristallisé, sans évolution possible au plan

thérapeutique, résultant d'un processus défectueux de résolution du conflit,

mais apportant un soulagement du point de vue psychique (profit primaire tiré

de la maladie, fuite dans la maladie), de l'échec de traitements ambulatoires

ou stationnaires conformes aux règles de l'art (même avec différents types de

traitement), cela en dépit de l'attitude coopérative de la personne assurée

(ATF 130 V 352). Plus ces critères se manifestent et imprègnent les

constatations médicales, moins on admettra l'exigibilité d'un effort de volonté

(Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in

der Sozialversicherung, in: Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, St. Gall 2003, p.

77).

Si les limitations liées à l'exercice d'une activité

résultent d'une exagération des symptômes ou d'une constellation semblable, on

conclura, en règle ordinaire, à l'absence d'une atteinte à la santé ouvrant le

droit à des prestations d'assurance. Au nombre des situations envisagées

figurent la discordance entre les douleurs décrites et le comportement observé,

l'allégation d'intenses douleurs dont les caractéristiques demeurent vagues,

l'absence de demande de soins, les grandes divergences entre les informations

fournies par le patient et celles ressortant de l'anamnèse, le fait que des

plaintes très démonstratives laissent insensible l'expert, ainsi que

l'allégation de lourds handicaps malgré un environnement psychosocial intact

(voir Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,

avec référence à une étude approfondie de Winckler et Foerster; voir sur

l'ensemble du sujet ATF 131 V 49).

3.3

Dans un arrêt récent (ATF 132 V 65), le Tribunal

fédéral a considéré que la fibromyalgie présentait de nombreux points communs

avec les troubles somatoformes douloureux, de sorte qu'il se justifiait, sous

l'angle juridique, et en l'état actuel des connaissances, d'appliquer par

analogie les principes développés par la jurisprudence en matière de troubles

somatoformes douloureux, lorsqu'il s'agissait d'apprécier le caractère

invalidant d'une fibromyalgie.

4.

En l'espèce, il n'est pas contesté que l'assurée

souffre d'un syndrome

douloureux, nommé tantôt syndrome douloureux

somatoforme persistant, tantôt fibromyalgie, et qu'elle ne présente pas une

comorbidité psychiatrique importante par sa gravité, son acuité et sa durée. Le

litige porte sur le point de savoir si, à la lumière des critères dégagés par

la jurisprudence, l'assurée est en mesure de fournir l'effort de volonté

raisonnablement exigible en vue de surmonter les effets de sa symptomatologie

douloureuse. Il s'agit-là d'une question de droit que le Tribunal fédéral

examine librement.

5.

5.1

Les premiers juges ont estimé qu'à l'exception du

critère relatif à la perte d'intégration sociale, les autres critères se

manifestaient à un degré suffisant pour que l'on ne puisse exiger de l'assurée

qu'elle exerce une activité lucrative allant au-delà de son temps de travail

actuel.

5.2

En l'occurrence, il convient d'admettre

l'existence d'affections corporelles chroniques (cervico-dorsalgies et

symptomatologie digestive) qui, sans avoir pour elle-mêmes un caractère

invalidant, perturbent depuis de nombreuses années le fonctionnement personnel

et professionnel de l'assurée.

De même convient-il de suivre la juridiction

cantonale lorsque celle-ci

estime que l'assurée ne subit pas de perte

d'intégration sociale dans toutes les manifestations de sa vie. Malgré un

retrait social marqué, l'assurée bénéficie d'une vie familiale conservée et est

en mesure d'exercer, certes à temps partiel, une activité professionnelle qui

nécessite des compétences relationnelles importantes.

Pour le reste, l'argumentation des premiers juges ne

convainc pas. Lorsqu'ils considèrent, à la lumière d'éléments biographiques

difficiles (attouchements sexuels durant l'enfance, harcèlement moral sur le

lieu de travail ayant entraîné un état dépressif réactionnel avec tentative de

suicide médicamenteuse, violences conjugales), que l'assurée présente un état

psychique cristallisé, ils émettent des considérations qui ressortissent au

domaine médical et qui ne sont corroborées par aucune pièce médicale versée au

dossier. Ni le docteur C.________ (rapport du 13 avril 2006) ni le docteur O.________

(rapport du 22 août 2006) ne mettent en évidence d'éléments plaidant pour

l'existence actuelle chez l'assurée d'un conflit intra-psychique permettant

d'expliquer la persistance du syndrome douloureux.

De même, les explications de la doctoresse U.________ restent trop sommaires

pour que l'on puisse admettre la réalisation de ce critère (rapport du 18

octobre 2005). On ne saurait par ailleurs considérer que la symptomatologie

présentée actuellement par l'assurée ne serait plus susceptible d'évolution sur

le plan thérapeutique, comme le soutiennent pourtant les docteurs U.________ et

O.________ (rapports des 18 octobre 2005 et 22 août 2006).

Certes l'assurée bénéficie, sans effets apparents,

d'une psychothérapie de soutien à raison d'une séance toutes les trois semaines

auprès de la doctoresse U.________

depuis le mois de janvier 2004. Il ressort cependant des constatations de fait

de la Cour cantonale que l'assurée

n'a guère suivi le traitement médicamenteux antidépresseur qui lui a été

régulièrement prescrit, par crainte d'effets secondaires importants malgré les

bénéfices qu'il pouvait apporter (rapports de la doctoresse U.________ du 29 septembre 2003 et

du professeur G.________ du 4 octobre 2005). De même, les suggestions

thérapeutiques faites par les docteurs U.________ (thérapie

cognitivo-comportementale) et G.________ (approche multidisciplinaire) n'ont

pas été mises en oeuvre.

5.3

Sur le vu de ce qui précède, il apparaît que le

trouble somatoforme ne se manifeste pas avec une sévérité telle que, d'un point

de vue objectif, la mise en valeur complète de la capacité de travail de

l'assurée ne peut plus être raisonnablement exigée de sa part. L'appréciation

du tribunal cantonal des assurances se révèle par conséquent contraire au droit

fédéral (consid. 2.2). Bien fondé, le recours de l'office AI doit être admis.”

In una sentenza 9C_167/2008 dell’11 marzo 2009

confermando il giudizio del TCA l’Alta Corte ha stabilito che non si era

in presenza degli altri criteri richiesti dalla giurisprudenza per stabilire se

l’assicurato sia in grado di fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per

sormontare gli effetti della sua sintomatologia dolorosa.

Il TFA ha infatti osservato :

"

(...)

5.3.2

Per il resto, l'accertamento del primo

giudice secondo cui la ricorrente non avrebbe presentato (quantomeno nel

periodo soggetto al presente esame giudiziario) una comorbidità psichiatrica

importante quanto a gravità, acutezza e durata, trova conferma nel fatto che

gli atti non mettono in evidenza una patologia psichiatrica maggiore e anzi

riferiscono di una reazione depressiva in fase di remissione (cfr. ad esempio

il rapporto 2 febbraio 2007 del curante, dott. X). Quanto agli altri criteri

elaborati dalla prassi in materia di stabilire se l'assicurato sia in grado di

fornire lo sforzo ragionevolmente esigibile per sormontare gli effetti della

sua sintomatologia dolorosa, il primo giudice ne ha, senza arbitrio, negato la

necessaria intensità e costanza. Così, pur avendo ammesso l'esistenza di

affezioni corporali croniche (cervicotoraco-brachialgia a sinistra, ernia

discale a livello Th2/Th3, lombalgie di tipo recidivante su alterazione

degenerativa iniziale a livello L4/L5), egli ha negato, in maniera certamente

sosteni­bile, la presenza degli altri fattori determinanti. A sostegno della

tesi che l'assicurata non avrebbe subito un ritiro totale dalla vita sociale

basti rilevare che, per quanto attestato dal suo curante, la ricorrente, ancora

nel febbraio 2007, andava regolarmente 4-5 volte alla set­timana in palestra a

fare fitness. La Corte cantonale poteva pertanto, senza arbitrio, concludere

che un'eventuale interruzione dei contatti sociali non era da intendersi in

senso patologico bensì fosse piuttosto riconducibile all'uscita dal mondo

lavorativo. Lo stesso dicasi per l'assenza di uno stato psichico consolidato e

per l'impossibilità di un'evoluzione sul piano terapeutico. La remissione della

reazione depressiva, da un lato, e il beneficio - riconosciuto dall'interessata

stessa in occasione della visita peritale 30 maggio 2006 della dott.ssa X -

tratto dal trattamento farmacologico, dall'altro, potevano legitti­mamente

indurre il primo giudice a ritenere un'evoluzione positiva sul piano

terapeutico e a negare la presenza di uno stato psichico consoli­dato,

rispettivamente di un insuccesso dei trattamenti intrapresi con­formemente alle

regole dell'arte. Del resto, a conferma di questa valu­tazione, anche il dott. X

ha riconosciuto che un'adeguata cura specialistica contribuirebbe a

stabilizzare la situazione della paziente in modo tale da consentirle di

riprendere una attività lavorativa in modo quasi completo. (...)"

Nel caso di specie, visto quanto stabilito dal

Tribunale federale nella sentenza appena citata (STF I 1093/2006 del 3 dicembre

2007) e alla luce di quanto stabilito dal Dr. __________ e dal Dr. __________,

ci si potrebbe chiedere se gli altri criteri richiesti

sono realmente realizzati.

Questa questione può rimanere indecisa visto che

comunque l’inabilità lavorativa accertata del 30% non permette di riconoscere

all’assicurata il diritto alla rendita.

2.8

È ancora

utile ricordare che la nostra Massima Istanza ha ripetutamente

deciso che le certificazioni del medico curante - anche se specialista (cfr.

STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U 202/01, consid. 2b/bb) - hanno un

valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega al

suo paziente (cfr. RAMI

2001.

U 422, p. 113ss. [= AJP 1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid.

4; DTF 122 V 161; STFA

del 10 ottobre 2003 nella causa C., U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La preuve en droit des

assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,

Basilea 2000, p. 269s.).

Per quanto riguarda poi l’accertamento professionale presso il

Centro d’osservazione, __________, di __________, si evidenzia quanto segue.

In data 6

ottobre 2004 l’UAI ha comunicato all’assicurata la necessità di un accertamento

professionale, della durata di quattro settimane, presso il citato centro per

permettere di valutare la sua capacità reintegrativa e professionale (doc. AI

57-1).

Malgrado

inizialmente l’insorgente fosse d’accordo di svolgere questo accertamento

professionale, vedi a questo proposito lo scritto del 14 ottobre 2004 dove ella

attendeva “…informazioni per come si procede questa valutazione” (doc.

AI 61-1), successivamente l’assicurata rifiuterà di sottoporsi a tale

provvedimento.

In data

29.

ottobre 2004 la ricorrente ha comunicato la sua impossibilità a svolgere

questo accertamento, previsto dal 4 gennaio al 28 gennaio 2005, a causa del suo ricovero presso l’__________

di __________. Tuttavia, la degenza presso l’ospedale universitario __________

è durata dal 4 al 10 novembre 2004 (doc. AI 68-1).

Nel

rapporto medico del 20 gennaio 2005 la Dr.ssa __________ del SMR ha precisato

che la diagnosi posta dall’__________ di __________ di “Sindrome della fatica

cronica” non impedisce il previsto periodo di accertamento della capacità

lavorativa a __________. Anzi, il medico del SMR ha aggiunto che è proprio nell’ambito

di un accertamento professionale tipo __________ che si potrà valutare

l’incidenza di questa patologia sul rendimento. A mente della Dr.ssa __________

tale accertamento è del tutto esigibile in considerazione dello stato di salute

dell’assicurata che non presenta segni per un disturbo ansioso o depressivo

clinicamente rilevante (doc. AI 78-2).

Nuovamente

sollecitata dall’UAI in data 25 gennaio 2005 a sottoporsi al citato accertamento

con la comminatoria dell’art. 21 cpv. 4 LPGA (doc. AI 80-1), l’assicurata ha

motivato la sua impossibilità a recarsi a __________ a causa del suo stato di

salute (doc. AI 81-1).

Il 10

marzo 2005 la Dr.ssa __________ ha ribadito che dal punto di vista medico non

sono oggettivate patologie o limitazioni funzionali tali da impedire né il

viaggio al __________ di __________, né il soggiorno in detto istituto (doc. AI

88-1).

La

certificazione dell’__________ di __________ del 14 marzo 2005, poi ripresa

dalla ricorrente a sostegno della propria tesi circa l’impossibilità dal

profilo medico di recarsi al centro d’osservazione __________, non permettono a

questa Corte una diversa valutazione.

Nello

scritto del 14 marzo 2005 il Dr. __________ ha affermato che lo stato di salute

della paziente non rende possibile un trasferimento di RI 1 al centro di __________,

anzi – a suo dire – sarebbe controproducente e sostanzialmente non fornirebbe

risposte conclusive (doc. AI 89-1). Tale attestazione è tuttavia in

contrapposizione con i referti del medesimo ospedale universitario del 30

novembre 2004 che riferiscono di non essere giunti a fornire risposte

conclusive ai dolori lamentati dalla paziente: “Die kurzhospitalisation

diente der Diagnostik und ein therapeutischer Anspruch bestand in der kurzer

Zeit nicht” (doc. AI 73-7) anche dal punto di vista della capacità

lavorativa: “Arbeitsfähigkeit: aufgrund der Kurzhospitalisation nicht

konklusiv beurteilbar” (doc. AI 73-8) e soprattutto non evidenziano alcun

sintomo di un rilevante disturbo ansioso depressivo, rispettivamente di stanchezza

(cfr. doc. AI 73-12; 73-7).

Ne

discende che questa Corte non ha motivi per mettere in dubbio le conclusioni

dei medici del SMR che ritengono lo stato di salute dell’assicurata tale da non

impedire il soggiorno presso il __________ di __________.

La

conclusione dei periti del SAM secondo cui l’assicurata non abbia motivazioni a

mettere a frutto le proprie competenze lavorative può essere condivisa da

questo TCA.

In

conclusione, rispecchiando la perizia del SAM i criteri di affidabilità e completezza

richiesti dalla giurisprudenza (cfr. consid. 2.5.), alla stessa può essere

fatto riferimento.

Inoltre,

richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente

esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal

danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i

riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur

Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das

Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.

4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts

zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere

dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza

preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che

la ricorrente è abile al lavoro al 70% nelle sue precedenti attività.

2.9

Occorre

esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.

Preliminarmente

va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa

stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129

V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I

600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV

Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in

SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;

cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),

per cui nel caso concreto, tenuto conto del disposto di cui all’art. 29 cpv. 1

lett. b LAI, sono determinanti i dati del 2002, come giustamente applicato

dall’UAI.

2.10

Per

determinare il reddito ipotetico conseguibile dalla persona assicurata senza il

danno alla salute (reddito da valido), occorre stabilire quanto la

stessa, nel momento determinante (corrispondente all’inizio dell’eventuale

diritto alla rendita), guadagnerebbe, secondo il grado di verosimiglianza preponderante,

quale persona sana (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224 con riferimento).

Tale reddito dev’essere determinato il più concretamente possibile. Di regola

ci si fonderà sull’ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima

del danno alla salute, se del caso adeguato al rincaro e all’evoluzione reale

dei salari (cfr. ancora DTF 129 V 222 consid. 4.3.1. pag. 224), o comunque sul

salario che potrebbe essere conseguito in un posto di lavoro identico nella

stessa azienda o in un’azienda simile.

Nel caso

in cui non fosse possibile quantificare in maniera attendibile il reddito

ipotetico che l’assicurato avrebbe potuto conseguire senza invalidità, si farà

riferimento ai dati empirici o statistici (VSI 1999 pag. 248 consid. 3b). Per

il resto, occorre tenere conto del principio secondo cui – in assenza di indizi

concreti che impongano una diversa valutazione – la persona assicurata avrebbe

di regola, e conformemente all’esperienza generale, continuato l’attività

precedentemente svolta senza invalidità (RAMI 2000 no. U 400 pag. 381 consid.

2a).

Nel caso

di specie, l’assicurata dopo le scuole dell’obbligo nella Svizzera tedesca ha

intrapreso una formazione commerciale. Fino al 1992 RI 1 ha lavorato quale

impiegata in diverse ditte (__________, __________, un’agenzia di lavori

temporanei, __________, __________), oltre che svolgere l’attività di cassiera

e venditrice. Dal 1993 al 1995 è proprietaria di uno studio di massaggi.

Successivamente è attiva nella vendita di gioielli e dal 1996 lavora come

massaggiatrice nella Svizzera italiana, prima come dipendente e poi a titolo

indipendente, alternando tale attività alla vendita di prodotti naturali.

Dal 2001

al 2002 ha lavorato quale

baby-sitter presso l’associazione __________ di __________ nell’ambito di un

programma di reintegrazione professionale. Dopo l’incidente automobilistico del

dicembre 2002 non ha più lavorato (doc. AI 101-11).

A mente

di questa Corte ritenuto come dalle mansioni di impiegata e massaggiatrice

svolte dall’assicurata non sia possibile quantificare in maniera attendibile il

reddito ipotetico che la ricorrente avrebbe potuto conseguire senza invalidità

(vuoi per il lungo tempo trascorso e la lunga inattività dell’assicurata, vuoi

per l’assenza di dati precisi nell’incarto), il reddito da valida va

determinato sulla base di dati statistici.

Applicando

i dati statistici nazionali di cui alla Tabella TA1, riferita all’anno 2002,

categoria 3, conoscenze professionali e specializzate p.to. 52 “Commercio al

dettaglio e riparazioni” si ottiene un importo mensile di fr. 3'893.-- e di

fr. 46'716.-- all’anno. Cifre simili a quelle applicate dall’UAI, la cui

consulente ha proposto un reddito ipotetico di fr. 3'400.-- (fr.

44'200.--all’anno) per un impiegata d’ufficio con attestato federale di

commercio con alcuni anni di esperienza (doc. AI 55-2).

2.11

Per quanto

riguarda invece il reddito da invalido, anch’esso, tra l’altro,

non contestato, va ricordato che lo

stesso è determinato sulla base della situazione professionale concreta

dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa

e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito derivante

dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un salario

sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

Se

invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non

ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,

da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di

invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi

dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi

nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC

1991.

p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

Inoltre,

va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una riduzione

percentuale sul salario teorico statistico. Il TFA ha

precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del salario

statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità suscettibili di

influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a pronunciarsi sulla

deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione deve

succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire il

suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80

consid. 5b/cc).

L’Alta

Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di

indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla

tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita

dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella

TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV

nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

Il

Tribunale federale ha inoltre ricordato che "nel caso di un invalido che,

dopo l’insorgenza del danno alla salute, può compiere soltanto lavori leggeri e

non impegnativi dal punto di vista intellettuale, il relativo reddito è di

principio determinato in base alla media del salario lordo (valore totale)

conseguibile per attività semplici e ripetitive (livello di esigenza 4 sul

posto di lavoro) nel settore privato in conformità alle tabelle A dell’ISS

(sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni U240/99 del 7 agosto 2001

consid. 3c/cc, parzialmente pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129

V 472 consid.4.2.1. pag. 476 con riferimento)" (cfr. STF 8C_334/2008 del

26.

novembre 2008)

Nel caso

concreto, applicando i dati forniti dalla succitata tabella TA1 elaborata

dall'Ufficio federale di statistica, la ricorrente, svolgendo nel 2002 una

professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a

proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.

RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto

realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 3’820.-.

Riportando

questo dato su 41.7 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata in La Vie économique, 7/8-2008, p. 90), esso ammonta a

fr. 3'982.35 mensili oppure a fr. 47'788.20 per l'intero anno (fr. 3'982.35 x

12, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18

febbraio 1999 nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

Ritenuto

che, come visto in precedenza (cfr. consid. 2.8.) da un punto di vista medico,

l’assicurata può esercitare un’attività adeguata al suo stato di salute al 70%,

il reddito statistico citato va ridotto del 30% e ammonta a fr. 33'451.74 (fr.

47'788.20 ridotti del 30%).

In

ossequio alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le

circostanze specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno

alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora,

grado d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere

ad una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

In una

sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha

proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,

trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un

permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato

in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di

incidere sul livello di reddito ancora conseguibile dall’assicurato, gli

impedimenti funzionali derivanti dal danno alla salute (10%), così come il

fatto di poter lavorare soltanto a tempo parziale (5%):

"

2.4

Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen

Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem

Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,

während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte

Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne

Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne

Tätigkeiten in gebückter Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser

Einschränkungen sind keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem

leidensbedingten Abzug abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden

Verwaltung denn auch nicht bestritten.

2.5

Entgegen der Auffassung im kantonalen

Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,

dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der

ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der

Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die

Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00

[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr

einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im

Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem

Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt

(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002

S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende

Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die

Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und

Ausländer zusammensetzen.

2.6

Die IV-Stelle führt in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte

nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in Beschäftigungsbereichen,

in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die arbeitgeberseits stark

nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)." Jedoch wird das

Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben festgesetzt, so

dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von

teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und

repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000

S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen

der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist

(vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

2.7

Damit sind im Rahmen des Abzuges die

leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die

Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu

berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen

Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen

gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein

Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende

Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.

2.3

hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus

des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat

jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit

einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung

getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,

erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.

Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung

abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem

Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente

führt." (STFA succitata)

In

un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -

riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un

permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un

profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una

decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht

unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.

2.5.1

hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen

kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem

Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten

Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung

getragen”).

In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,

il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve

essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,

argomentando:

"

Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente

esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di

una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14

febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che

l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione

impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i

lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a

prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé

non influisce sul livello retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005

nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una

riduzione sul reddito statistico da invalido, trattandosi di un assicurato di

35.

anni, dichiarato completamente abile in attività semplici e ripetitive nel

settore dei servizi, “en regard de l’âge de l’assuré et des limitations

résultant de l’atteinte à sa santé” (la sottolineatura è del redattore).

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella

causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al

beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età

costituisse un fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4

OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa

disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della

rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento

fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo

scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF

115.

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella

causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in

talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,

ad esempio, la STFA del 25

febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e visto che il problema si pone

in modo analogo in alcuni importanti settori delle assicurazioni sociali

(assicurazione per l’invalidità, previdenza professionale, assicurazione contro

gli infortuni e assicurazione contro le malattie), ritiene di dover fornire le

seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla

giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione

percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,

l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,

che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività

sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più

elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I 559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa

dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto

parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B., I 1/04, consid. 4.3.4, in cui

è stata applicata una decurtazione del 10% per tenere conto delle difficoltà

legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in

cui è stata confermata una riduzione del 15% per ragioni di salute).

La presenza cumulativa di più fattori legittima

l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02,

consid. 4.3).

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004

nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata

dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri

fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di

dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

2.12

In concreto,

la consulente non ha applicato riduzioni dal reddito statistico e la ricorrente

non ha contestato tale circostanza.

Il TCA

non vede alcun motivo per sostituire il proprio apprezzamento a quello

dell’Amministrazione.

Partendo,

quindi, da un salario da invalida di fr. 33'451.74 e

confrontando questo dato con l'importo di

fr. 46'716.-- corrispondente al reddito che l’insorgente avrebbe conseguito da valida

nell'anno 2002 (cfr. consid. 2.10.), emerge un’incapacità

al guadagno pari al 28,3% ([fr. 46'716 – fr. 33'451.74] x 100 : fr. 46'716.--

), arrotondato al 28% secondo la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121

consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag. 41), percentuale che non dà in ogni caso

diritto ad una rendita di invalidità, come stabilito dall’amministrazione.

Per

quanto riguarda il periodo antecedente la perizia SAM, ovvero dal marzo 2001

(data d’inizio del danno alla salute, cfr. doc. AI 49-1) al giugno 2004 (data

del peggioramento dello stato di salute, cfr. doc. AI 101-22) occorre fare

riferimento alla perizia del Dr. med. __________ del 26 marzo 2003 che ha

valutato l’assicurata inabile dal 9 marzo 2001 nella misura dei 2/3

nell’attività di massaggiatrice e abile al 100%, dalla medesima data, come

impiegata di commercio (doc. AI 29-5).

Applicando

le cifre precedentemente indicate confrontando il reddito ipotetico da valida

nel 2002 di fr. 46'716.-- con il salario da invalida di fr. 47'788.20 (senza la

riduzione del 30% essendo l’assicurata - a mente del Dr. __________ - nel

periodo indicato abile in misura completa nell’attività di impiegata di

commercio) non si ottiene alcuna perdita di guadagno.

Anche

su questo punto la decisione dell’UAI merita conferma.

2.13

L’assicurata

ha chiesto al TCA che vengano esperiti ulteriori accertamenti medici (V).

Al

proposito va nuovamente ribadito che se l'istruttoria da effettuare d'ufficio conduce l'amministrazione o il

giudice, in base ad un apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione

che la probabilità di determinati fatti deve essere considerata predominante e

che altri provvedimenti probatori più non potrebbero modificare il risultato,

si rinuncerà ad assumere altre prove (valutazione anticipata delle prove: cfr.

Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, Zurigo

1998, p. 47 n. 63; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., p. 274; si veda

pure DTF 122 II consid. 469 consid. 41, 122 III 223 consid. 3, 119 V 344

consid. 3c con riferimenti). Un tale modo di procedere non lede il diritto di

essere sentito conformemente all'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344

consid. 3c con riferimenti).

In

concreto, alla luce delle risultanze di cui sopra, questo Tribunale ritiene la

fattispecie sufficientemente chiarita, per cui non appare necessario procedere

ad altri accertamenti medici.

2.14

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni

AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L’entità

delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese

di procedura e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- andrebbero poste a

carico dell’assicurata, la quale con il ricorso ha tuttavia chiesto di poter

beneficiare dell'assistenza giudiziaria. Non essendo la ricorrente stata

patrocinata da un avvocato, ma da un medico, tale istanza è limitata

all’eventuale esonero delle tasse e spese di giustizia.

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,

rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità

di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –

rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.

88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche

art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato

(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di esito

positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con riferimenti).

Occorre

qui ricordare che il gratuito patrocinio, sia in ambito di procedura ricorsuale

che amministrativa, può essere riconosciuto solo ad avvocato patentato (STFA 2

marzo 2005, I 447/04, consid. 4.2 citata in DTF 132 V 201 consid. 4.2 e DTF 132

V 206 consid. 5.1.4; per quanto riguarda un avvocato non impiegato presso

un’organizzazione riconosciuta di utilità pubblica e non iscritto in un albo

cfr. DTF 132 V 206 consid. 5.1.4 = SVR 2006 IV Nr. 50 pag. 181; giurisprudenza

nuovamente confermata nella STF 8C-399/2007 del 23 aprile 2008).

In

casu, la ricorrente non svolgendo nessuna attività lucrativa e

risultando a carico della pubblica assistenza, si trova nel bisogno. La

medesima dispone in effetti, quali entrate, di soli fr. 1'977.--- al mese da

parte della pubblica assistenza (doc. IX bis).

Ritenuto come il ricorso non appariva di primo acchito privo di

esito favorevole, l’insorgente è per il momento esonerata dal pagamento delle

spese processuali (cfr. STF I 885/06 del 20 giugno 2007), riservato l'eventuale

obbligo di rimborso qualora la sua situazione economica dovesse più tardi

migliorare (cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art.

61, n. 93; cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella

procedura davanti al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella

causa S., I 569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U

234/00, consid. 5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid.

6).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Le

spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico della ricorrente. A

seguito della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento

assunte dallo Stato.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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