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Decisione

32.2009.30

TCA non può confermare la decisione con la quale l'UAI,in sede di revisione,ha ridotto la rendita d'invalidità di cui era al beneficio l'assicurato.Non sono infatti adempiuti i criteri né per una revi

29 luglio 2009Italiano80 min

Source ti.ch

Fatti

i 25 kg fino all'altezza dei fianchi; l'assicurato può spesso sollevare pesi

fino a 5 kg sopra l'altezza del petto, talvolta pesi oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurato può molto spesso maneggiare attrezzi di precisione,

molto spesso maneggiare attrezzi di media entità, talvolta attrezzi pesanti,

talvolta maneggiare attrezzi molto pesanti. La rotazione manuale è normale.

L'assicurato può talvolta effettuare lavori al di sopra della testa, talvolta

effettuare la rotazione del tronco, spesso assumere la posizione seduta ed

inclinata in avanti, talvolta la posizione in piedi ed inclinata in avanti, di

rado assumere la posizione inginocchiata, talvolta effettuare la flessione

delle ginocchia. L'assicurato può assumere spesso la posizione seduta di lunga durata,

talvolta la posizione in piedi di lunga durata. L'assicurato può molto spesso

camminare fino a 50 metri, spesso oltre 50 metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure talvolta camminare su terreno

accidentato, può talvolta salire le scale, di rado salire su scale a pioli.

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico

l'assicurato abile al lavoro nella misura del 100% con un rendimento massimo

del 100%, a decorrere dal 1991.

Nella sua ultima attività principale di autista

di autocarri e manovale, giudico l'assicurato, a seguito dei limiti funzionali

e di carico menzionati, abile al lavoro sull'arco di una giornata lavorativa

normale, ma con una diminuzione del rendimento del 40%, a decorrere dal 1991."

(Doc. 160/33-34)

Quanto alla capacità lavorativa, il dr. __________

ha considerato l’assicurato abile al lavoro sull’arco di una giornata

lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 40%, a decorrere

dal 1991, nella sua precedente attività di autista di autocarri e di manovale,

ma pienamente abile al lavoro, con un rendimento massimo del 100%, in un lavoro

adatto alle sue condizioni di salute, a decorrere dal 1991 (doc. 160-34).

L’aspetto psichico è stato vagliato dalla dr.ssa __________,

medico-chirurgo specialista in psichiatria, la quale, nel suo referto dell’11

luglio 2008, ha posto le diagnosi di “distimia (ICD10-F34.1); sindrome da

dolore persistente (ICD10-F45.4); accentuazione di tratti di personalità

(ICD10-Z73.1)” (doc. 158-4).

La dr.ssa __________ è giunta alle seguenti

conclusioni:

"

(...)

5 CONCLUSIONI:

Ritengo che dal 1985 egli sia interessato da un

quadro di natura affettiva cronica di lieve entità (distimia) cui si associa un

Disturbo somatoforme da dolore persistente concentrato su zone interessate

dall'infortunio del 1985.

Egli si sente cambiato da quell'evento e chiede

gli venga riconosciuto tale cambiamento peggiorativo.

Lo stato di compromissione economica che vive

acuisce il vissuto di tensione emotiva e la richiesta di essere riconosciuto

nella propria sofferenza e nei limiti che produce.

Credo che dal 1995 (Clinica di __________) ad

oggi il quadro non abbia subito grandi modifiche.

Persiste il quadro distimico come il dolore

cronico: di fatto i colleghi che lo hanno incontrato hanno visto gli stessi

segni e sintomi ma riconosciuto differenti ripercussioni sulla capacità lavorativa.

Ritengo che dal 2005 ad oggi il quadro non

abbia presentato modifiche degne di nota.

Non ritengo adeguata una IL pari al 60% così come

un'assenza di riconoscimento per il quadro presentato da un soggetto che nel

corso degli anni è oggi più anziano e messo in difficoltà nei cambiamenti e

nella reattività.

Sarei del parere di riconoscere al soggetto una

percentuale di IL pari al 35%: credo che limiti maggiori siano da valutare

rispetto ad attività più impegnative dai colleghi delle altre specialità fisiche."

(Doc. 158-4, sottolineature della redattrice)

La dr.ssa __________ ha rilevato che l’assicurato

“appare cronicamente depresso anche se in qualità lieve; appare centrato sui

contenuti dolorosi somatici tanto da svilupparne un’idea prevalente. Il dolore

è acuito dallo sforzo e quindi l’attività peggiora la qualità del disturbo e

rischia di peggiorare la prognosi” (doc. 158-4).

La specialista ha considerato che il disturbo

dell’interessato è stabile dal 2005, con una prognosi complessivamente

non negativa (doc. 158-4, sottolineatura della

redattrice). Ella ha aggiunto di ritenere utile

l’inserimento di una terapia farmacologica, segnatamente di un antidepressivo e

di un modulatore dell’umore (doc. 158-5).

In conclusione, la dr.ssa __________ ha considerato

l’interessato inabile al lavoro nella misura del 35% in tutte le attività

teoricamente esigibili, compatibili con il suo livello culturale, età, quadro

fisico e attitudini personali (doc. 158-5).

Globalmente,

quindi, nel rapporto peritale del 28 luglio 2008, i medici del SAM, sulla base

delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del

ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi con

influsso sulla capacità lavorativa di “sindrome cervicospondilogena,

prevalentemente a sinistra, cronica, in disturbi statici del rachide, sindrome

lombospondilogena cronica a sinistra, in note discopatie L4-L5 e L5-S1,

disturbi statici del rachide (appiattimento della dorsale, con scoliosi

sinistro-convessa, iperlordosi lombare con scoliosi destro-convessa),

decondizionamento muscolare; nota gonartrosi a sinistra, in esiti da sutura dei

legamenti collaterali mediale e crociato anteriore il 24.9.1985, esiti da

abrasione e foraggio di Privie a livello della troclea, con plastica secondo

Lindemann il 14.1.1987; probabile gonartrosi a destra; tendenza allo sviluppo

di un reumatismo delle parti molli; distimia; sindrome da dolore persistente”, mentre quali diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa

quelle di “diabete mellito tipo 2, non insulinorichiedente, noto dal 2005/2006,

in assenza di complicazioni di organi, sovrappeso corporeo (BMI 36.5%),

dislipidemia non trattata; ipertensione arteriosa nota dal 2005/2006,

attualmente non trattata; accentuazione di tratti di personalità; acufeni

bilaterali” (doc. 160-20).

Quanto alla capacità lavorativa, i medici del SAM

hanno ritenuto l’assicurato abile al lavoro al 60% nella sua attività di

manovale edile e autista, ma abile al lavoro al 65% in altre attività rispettose

dei limiti funzionali di carattere reumatologico, a partire dal febbraio 1991

(doc. 160-27).

I periti hanno osservato che “la possibilità di

un futuro miglioramento di questi limiti valetudinari in ambito psichiatrico

tramite l’inserimento di una terapia psicofarmacologica (antidepressivo con

doppio attacco, con azione sui sintomi algici e sul tono umorale, combinato con

un modulatore dell’umore) rimane aperta e valutabile solo alla luce

dell’ulteriore decorso” (doc. 160-27).

2.9. L’assicurato

ha contestato la decisione su opposizione con la quale l’UAI ha ridotto ad un

quarto la rendita precedentemente percepita, trasmettendo al TCA il seguente

referto, datato 6 aprile 2009, redatto dalla dr.ssa __________, specialista FMH

in psichiatria e psicoterapia S.I.T.C.C., indirizzato all’UAI:

"

Su richiesta del paziente, come psichiatra

curante si rilasciano le seguenti constatazioni sul decorso della malattia del

paziente.

Allo stato attuale persiste un disturbo

distimico (ICD-10:F34.1) ed una sindrome somatoforme da dolore persistente

(ICD-10:F45.4), con sentimenti di perdita di ruolo anche all'interno della

famiglia, di svalorizzazione e distimia.

Persiste

l'incapacità di elaborare il disagio emotivo-affettivo se non attraverso il

processo di somatizzazione, con conseguente peggioramento della sintomatologia

algica ed aggravamento dello stato distimico.

In considerazione di quanto sopra, dal lato

psichiatrico persiste una incapacità lavorativa nella misura del 60%.

Si ritiene indicato un intervento tempestivo di

aiuto/collocamento al lavoro a tempo parziale, in attività leggera conforme ai

limiti dello status fisico e psichico." (Doc. C, sottolineature della

redattrice)

Nelle sue annotazioni del 20 aprile 2009, il dr. __________

del SMR, specialista FMH in medicina

generale e FMH in medicina manuale, ha osservato:

"

Dagli atti in nostro possesso, rispettivamente la Perizia SAM del luglio 2008 e la certificazione medica ultima della curante Dr.ssa __________,

FMH Psichiatria e psicoterapia, si evince che, alla luce della completa presa

in considerazione delle malattie psichiche enunciate dalla stessa Dr.ssa __________

da parte della consulente in psichiatria c/o il SAM, Dr.ssa __________, e in

considerazione della malattia reumatologica valutata nella stessa sede SAM concorde

con problematiche anche legate al disturbo somatoforme che affligge da anni

l'A. a margine, ritengo che l'ultima certificazione medica della Dr.ssa __________

sia insufficiente per apportare modifiche alla precedente presa di posizione da

parte dell'UAI sul caso suddetto." (Doc. XI/1)

2.10. Per costante

giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione

(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono

essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito

del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,

nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al

lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare

quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al

consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare

quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è

che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio

approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri

parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena

conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara

e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per

stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo

di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF

8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01

e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.

1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM

1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il

suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a

ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998

IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna

1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti

allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio

l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari

circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti

circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto

2006 concernente un caso di assicurazione

per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio

delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione

per l'invalidità, sottolineando

che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per

principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione

l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

3.2 L'on ne saurait certes

mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre

d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que

l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS

sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;

toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre

médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Ad

esempio, nella sentenza 9C 289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale

ha sottolineato che:

" (...)

Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la

divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat

d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux

arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne

saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le

juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs

médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que

si ces médecins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas

donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont

fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont

confirmé la décision attaquée. (...)"

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha ancora precisato

quanto segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

Considerandi

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur

probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence

consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat

d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4

p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I

514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée

par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du

seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.

Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments

objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui

sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)”

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze

tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei

dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura,

le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle

risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino

l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante

un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.

32.1999

).

2.11

Chiamata ora a

pronunciarsi, questa Corte, contrariamente al parere dell’amministrazione, ritiene

che non siano adempiute le condizioni per procedere a una revisione della

rendita di invalidità sulla base dell’art. 17 LPGA.

In

proposito, occorre evidenziare che, secondo la giurisprudenza, un motivo di

revisione deve chiaramente emergere dall’incarto (cfr. STFA I 8/04 del

12.

ottobre 2005, pubblicata in Plädoyer 1/06, p. 64s. e i riferimenti

ivi menzionati).

Le norme

sulla revisione non possono in effetti costituire il fondamento giuridico per

un riesame senza condizioni del diritto alla rendita (R. Rüedi, Die

Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche Grundfigur namentlich von

Invalidenrentenrevisionen, in Schaffauser/Schlauri [Hrsg.], Die Revision

von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, San Gallo 1999, p. 15).

Nella concreta evenienza, la documentazione medica che l’amministrazione ha acquisito

nell’ambito della procedura di revisione testimonia di uno stato di salute

rimasto sostanzialmente invariato rispetto a quello che, nel 2003, aveva

determinato il riconoscimento di una mezza rendita di invalidità, per un grado del 60%, a partire dal 1° aprile 2002 (cfr. doc.

117/1-2 e doc. 119/1-2).

Tale

circostanza emerge con chiarezza dalla documentazione medica agli atti.

Dal

profilo reumatologico, dall’accurato esame specialistico eseguito

nell’ambito della perizia del SAM da parte del dr. __________, è emerso che

l’assicurato è, dal 1991, abile al lavoro sull’arco di una giornata di

lavoro, ma con una riduzione del rendimento del 40%, nella sua precedente

attività di manovale e autista, ma abile al lavoro al 100% in altre attività

adeguate, rispettose dei suoi limiti funzionali (doc. 160-34, sottolineatura

della redattrice).

Il TCA

non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione peritale, che non è del

resto stata smentita da certificati medico-specialistici attestanti delle

patologie somatiche maggiormente invalidanti, in grado di influire sulla

capacità lavorativa residua dell’interessato.

Va qui

ricordato che se, da una parte, la

procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i

fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,

dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la

sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione

della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).

Il dovere processuale di collaborazione comprende

in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente

esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai

fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le

conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).

Si

ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica

eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per

l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento

impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V

140.

e 129 V 4).

Del resto, già nella

visita medica di chiusura del 6 luglio 1990, eseguita su incarico

dell’assicuratore infortuni, il dr. __________ aveva considerato l’assicurato

abile in maniera pressoché completa in attività adeguate, come ad esempio

quelle di custode, benzinaio, magazziniere con l’aiuto di mezzi meccanici (cfr.

doc. 3-5 inc. LAINF).

Dal

profilo psichiatrico, l’amministrazione ha ritenuto che lo

stato di salute dell’interessato sia migliorato. A torto.

Al riguardo, il TCA

sottolinea, dapprima, che nel referto peritale dell’11 luglio 2008, la dr.ssa __________

ha posto le medesime diagnosi che erano già state indicate dalla dr.ssa __________

nel referto peritale dell’11 aprile 2003 – ossia “distimia (ICD10-F34.1) e

sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4)” (cfr. doc. 114-6) - a

seguito del quale all’assicurato era stato riconosciuto un grado di invalidità

del 60%.

La dr.ssa __________ ha

infatti diagnosticato l’esistenza di una “distimia (ICD10-F34.1); sindrome

da dolore persistente (ICD10-F45.4); accentuazione di tratti di personalità

(ICD10-Z73.1)” (cfr. doc. 158-4, sottolineatura della redattrice).

Le medesime diagnosi sono

state poste, come visto, anche dalla dr.ssa __________ del SMR - la quale, nel

referto peritale del 28 dicembre 2005, ha ritenuto l’assicurato affetto da “sindrome somatoforme da dolore persistente (ICD10-F45.4); distimia

(ICD10-F34.1)” (doc. 130-7, sottolineatura della redattrice) – e dagli psichiatri

curanti, dr. __________, dapprima (cfr. doc. 146-2 e doc. 149-1) e dr.ssa __________,

poi (cfr. doc. C e doc. XI/2).

Il TCA rileva, poi, che la stessa dr.ssa __________ ha indicato

che la situazione psichiatrica dell’interessato è rimasta sostanzialmente

invariata rispetto al passato, ma è stata da lei giudicata in modo diverso

rispetto a quanto valutato in precedenza dalla dr.ssa __________ e dalla dr.ssa

__________.

Nel referto peritale

dell’11 luglio 2008, infatti, la specialista ha rilevato che “dal 1995

(Clinica di __________) ad oggi il quadro non abbia subito grandi modifiche”;

che “dal 2005 ad oggi il quadro non abbia presentato modifiche degne di nota”

e che “di fatto i colleghi che lo hanno incontrato hanno visto gli stessi

segni e sintomi, ma riconosciuto differenti ripercussioni sulla capacità

lavorativa” (doc. 158-4, sottolineature della redattrice).

La specialista ha inoltre spiegato

i motivi per i quali ha ritenuto di doversi distanziare, nonostante la

presenza delle medesime diagnosi, dalla valutazione della capacità

lavorativa residua fornita dalle due colleghe, dr.ssa __________ e dr.ssa __________,

chiamate prima di lei a redigere un referto peritale relativo all’assicurato.

La dr.ssa __________ ha

rilevato di ritenere che “la diagnosi della collega dr.ssa __________ sia stata

posta correttamente”, ma che “ritengo che la percentuale di

incapacità lavorativa riconosciuta in quella occasione fosse eccessiva rispetto

alla diagnosi posta” (cfr. doc. 158-2, sottolineature della redattrice).

La dr.ssa __________ ha pure indicato che “la dr.ssa __________ riprende

la diagnosi posta dalla dr.ssa __________, ma riconosce l’assenza di

un’incapacità lavorativa per motivi psichiatrici. Considero anche questo

dato eccessivo in senso opposto: non si può non riconoscere al soggetto il

peso di tali diagnosi sulla sua capacità, anche se migliorato” (doc. 158-2,

sottolineature della redattrice).

Da queste considerazioni

della dr.ssa __________ emerge, quindi, in maniera chiara ed evidente che, a

fronte di patologie rimaste invariate, la specialista in psichiatria è giunta

ad una differente valutazione della capacità lavorativa residua

dell’interessato.

Ciò non consente tuttavia, come già rilevato in precedenza (cfr.

consid. 2.3.), di giustificare una revisione della rendita in corso,

circostanza che, è bene ricordarlo, è possibile unicamente se,

posteriormente alla pronuncia della decisione iniziale, la situazione

invalidante è effettivamente mutata.

2.12

In esito a

quanto precede, questo Tribunale deve dunque esaminare se i presupposti per

procedere a una riconsiderazione della decisione formale del 13 giugno 2003,

sono soddisfatti oppure no.

In

effetti, il giudice può, se del caso, confermare una decisione di revisione

emanata a torto per il motivo sostitutivo che la decisione iniziale di rendita

era manifestamente errata e se la sua rettifica riveste una notevole importanza

(DTF 125 V 369 consid. 2 e riferimenti citati).

L'art. 53

LPGA prevede che:

" Le

decisioni e le decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato devono

essere sottoposte a revisione se l’assicurato o l'assicuratore scoprono

successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di prova che non potevano

essere prodotti in precedenza.

(cpv. 1)

L'assicuratore può tornare sulle

decisioni o sulle decisioni su opposizione formalmente passate in giudicato se

è provato che erano manifestamente errate e se la loro rettifica ha una

notevole importanza. (cpv. 2)

L'assicuratore può riconsiderare una decisione o una decisione su

opposizione, contro le quali è stato inoltrato ricorso, fino all'invio del suo

preavviso all'autorità di ricorso." (cpv. 3)

I principi relativi alla

riconsiderazione e alla revisione processuale sviluppati dalla giurisprudenza

precedentemente alla LPGA, sono stati concretizzati all'art. 53 LPGA (cfr. STFA K 147/03 del 12 marzo 2004 consid. 5.3 in fine, U 149/03 del 22 marzo 2004 consid. 1.2., I 133/04 dell’8 febbraio 2005 consid. 1.2.).

Conformemente

a un principio generale valido per il diritto delle assicurazioni sociali,

l'amministrazione può riconsiderare una decisione cresciuta in giudicato

formale, che non è stata oggetto di un controllo giudiziario, nel caso in cui è

senza dubbio errata e la correzione ha un'importanza rilevante (cfr. STFA del

23.

marzo 2004 nella causa D., C 227/03; STFA del 12 febbraio 2004 nella causa

B., C 349/00; STFA del 17 dicembre 2003 nella causa B., C 19/03; STFA del 28

novembre 2003 nella causa S., C 307/01; STFA del 21 luglio 2003 nella causa T.,

C 81/03; STFA del 28 aprile 2003 nella causa F., C 24/01 e C 137/01; STFA del 7

marzo 2003 nella causa D., C 354/01; STFA del 28 febbraio 2003 nella causa M.,

C 353/01; STFA del 5 novembre 2002 nella causa C., C 165/02; le STFA del 6

luglio 2001 nelle cause B., C 274/99; I, C 278/99 e O, C 279/99; STFA del 6

giugno 2000 nella causa B., C 407/99, consid. 2; DTF 129 V 110 = SVR 2003 ALV

Nr. 5, p. 15; DTF 127 V 466, consid, 2c, p. 469; DTF 126 V 399 = DLA 2001 N.

37, p. 247; DLA 2000 N. 40, p. 208; DLA 1998 N. 15, consid. 3b, p. 79 e 80; SVR

1997.

ALV Nr. 101, p. 309 consid. 2a e riferimenti).

Per

giudicare se è ammissibile riconsiderare una decisione per il motivo che essa è

manifestamente errata, ci si deve fondare sulla situazione giuridica esistente

al momento in cui questa decisione è stata emanata, tenuto conto della prassi

in vigore a quel momento (STF 9C_71/2008 del 14 marzo 2008 consid. 2; DTF 119 V

479.

consid. 1b/cc e i riferimenti ivi citati).

Mediante

la riconsiderazione, si corregge un’errata applicazione iniziale del diritto,

rispettivamente, un’errata constatazione derivante dall’apprezzamento dei

fatti. Un cambiamento di prassi oppure di giurisprudenza non giustifica di

principio una riconsiderazione (DTF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid.

4a/cc).

Una

decisione è manifestamente errata, non soltanto quando è stata presa sulla base

di norme giuridiche sbagliate o inappropriate, ma anche quando delle

disposizioni fondamentali non sono state applicate oppure lo sono state in modo

inappropriato (DLA 1996/97 n. 28, p. 158 consid. 3c).

Ciò è

segnatamente il caso quando l’amministrazione accorda una rendita di invalidità

in violazione del principio della priorità della riformazione professionale

sulla rendita (STFA I 559/02 del 31 gennaio 2003).

Per contro,

non si è in presenza di un errore manifesto quando il versamento della

prestazione dipende da condizioni materiali la cui valutazione implica un

potere d’apprezzamento, in relazione a taluni aspetti o elementi, e che la

decisione appare ammissibile tenuto conto della situazione di fatto e di

diritto. Se sussistono dubbi ragionevoli circa il carattere erroneo della

decisione iniziale, le condizioni della riconsiderazione non sono soddisfatte

(STF 9C_575/2007 del 18 ottobre 2007 consid. 2.2 e I 907/06 del 7 maggio 2007

consid. 3.2.1).

Più di

recente, in una sentenza I 406/05 del 13 luglio 2006 consid. 6, l’Alta Corte ha

dichiarato manifestamente errata la decisione formale mediante la quale

l’Ufficio AI aveva riconosciuto a un assicurato una mezza rendita di invalidità

per il motivo che, nella sua abituale professione di coiffeur, presentava

un’inabilità lavorativa del 50% (con corrispondente riduzione del reddito).

Secondo il TFA, l’amministrazione avrebbe invece dovuto esaminare se

l’assicurato, sul mercato generale del lavoro, esercitando un’attività

sostitutiva, era in grado di meglio valorizzare la sua capacità lavorativa

residua.

2.13

Dopo attento

esame della documentazione agli atti, il TCA è dell’avviso che la decisione del

13.

giugno 2003 non possa essere ritenuta manifestamente erronea e questo per i

motivi che seguono.

La

decisione di attribuire all’assicurato, a partire dal 1° aprile 2002, una mezza

rendita di invalidità, per un grado del 60%, è stata presa dall’amministrazione

sulla base del referto peritale dell’11 aprile 2003 della dr.ssa __________, la

quale, dopo aver proceduto ad un accurato esame dell’interessato, ha ritenuto

che lo stesso fosse affetto da una distimia e da una sindrome del dolore

somatoforme, aggiungendo che entrambe queste patologie hanno un influsso sulla

capacità lavorativa, di modo che l’interessato deve essere considerato inabile

al lavoro al 60% (cfr. doc. 114/6+7).

Questa perizia della dr.ssa __________ non può

essere considerata manifestamente errata.

Se da una parte, infatti, è vero che la diagnosi

di distimia normalmente non è invalidante, d’altra parte va rilevato che, in

passato - prima che la giurisprudenza del Tribunale federale ponesse dei

criteri per la valutazione del carattere invalidante o meno di una tale

patologia – come attualmente, la diagnosi di sindrome da dolore somatoforme, a

determinate condizioni, veniva ritenuta invalidante e non si può quindi

considerare che le conclusioni della dr.ssa __________ fossero, a quel momento,

manifestamente errate.

A questo

proposito, il Tribunale federale, in una sentenza 9C_1009/2008 del 1° maggio

2009, destinata alla pubblicazione, si è peraltro così espresso:

" (…)

4.1

On peut envisager quatre cas dans lesquels un conflit peut

surgir entre une situation juridique actuelle et une décision de prestations,

assortie d'effets durables, entrée en force formelle (ATF

127.

V 10 consid. 4b p. 13 s.; 115

V 308 consid. 4a p. 312 ss; Urs Müller, Die materiellen Voraussetzungen

der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, 2003, p. 91 ss; Rudolf Rüedi,

Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in:

Schaffhauser/Schlauri [éd.], Die Revision von Dauerleistungen in der

Sozialversicherung, 1999, p. 9 ss, 12 s.; Alexandra Rumo-Jungo, Die Instrumente

zur Korrektur der Sozialversicherungsverfügung, in: Schaffhauser/Schlauri

[éd.], Verfahrensfragen in der Sozialversicherung, 1996, p. 263 ss, 277 ss;

Ulrich Meyer-Blaser, Die Abänderung formell rechtskräftiger

Verwaltungsverfügungen in der Sozialversicherung, ZBl 1994 p. 337 ss, 348 ss):

une constatation inexacte des faits (inexactitude initiale sur les faits) peut,

à certaines conditions, être corrigée par une révision procédurale (art. 53 al.

1.

LPGA). Lorsqu'une modification de l'état de fait déterminante sous l'angle du

droit à la prestation (inexactitude ultérieure sur les faits) survient après le

prononcé d'une décision initiale exempte d'erreur, une adaptation peut, le cas

échéant, être effectuée dans le cadre d'une révision de la rente au sens de

l'art. 17 al. 1 LPGA. Si la décision est fondée sur une application

erronée du droit (application initiale erronée du droit), il y a lieu

d'envisager une révocation sous l'angle de la reconsidération (art. 53 al. 2

LPGA). La loi ne règle en revanche pas la situation de l'application ultérieure

erronée du droit à la suite d'une modification des fondements juridiques

déterminants survenue après le prononcé de la décision (voir consid. 5 infra).

4.2

En l'espèce, la décision initiale n'est pas entachée dès l'origine

d'une inexactitude sur les faits. A défaut d'une modification notable des faits

déterminants du point de vue juridique, les conditions d'une révision de la

rente au sens de l'art. 17 al. 1 LPGA ne sont pas davantage réalisées (consid.

3.

supra). Par ailleurs, comme l'ont retenu à juste titre les premiers juges, la

jurisprudence sur les troubles somatoformes douloureux ne constitue pas un

motif de reconsidération de la décision de rente (SVR 2008 IV n° 5 p. 12

consid. 4 [I 138/07]). Il y a donc lieu d'examiner si la décision de

(demi-)rente initiale, entrée en force formelle, doit être adaptée sous l'angle

d'une modification du droit intervenue entre-temps, laquelle découlerait, de

l'avis des premiers juges, de la jurisprudence sur le caractère invalidant des

troubles somatoformes douloureux (publiée aux ATF 130

V 352).”

2.14

Nella già citata

sentenza 9C_1009/2008 del 1° maggio 2009, il Tribunale federale ha riassunto

l’evoluzione della giurisprudenza a proposito della sindrome somatoforme

dolorosa, osservando:

" (…)

6.

Au regard des principes exposés, il reste à examiner si l'arrêt ATF 130 V 352 justifie de réduire ou de supprimer des

rentes en cours, qui ont été allouées par le passé à des assurés souffrant de

troubles somatoformes douloureux.

6.1

Dispositivo

6.1.1 Le Tribunal fédéral des assurances s'est déjà prononcé dans

l'ATF 102 V 165 sur l'effet invalidant d'une

atteinte à la santé psychique. Comme il l'a retenu à l'époque, les diminutions

de la capacité de gain que l'assuré pourrait empêcher en faisant preuve de

bonne volonté pour accomplir son travail dans une mesure suffisante ne sont pas

considérées comme déterminantes du point de vue du droit de

l'assurance-invalidité. La mesure de ce qui est nécessaire (respectivement

exigible) doit cependant être déterminée aussi objectivement que possible. Il

faut donc établir si et dans quelle mesure un assuré peut, malgré son atteinte

à la santé psychique, exercer une activité que le marché du travail lui offre,

compte tenu de ses aptitudes. Le point déterminant est ici de savoir quelle

activité peut raisonnablement être exigée dans son cas. Pour admettre

l'existence d'une incapacité de gain causée par une atteinte à la santé

psychique, il n'est donc pas décisif que l'assuré exerce une activité lucrative

insuffisante; il faut bien plutôt se demander s'il y a lieu d'admettre que la

mise à profit de sa capacité de travail ne peut, pratiquement, plus être

raisonnablement exigée de lui, ou - comme condition alternative - qu'elle est

même insupportable pour la société (ATF 102 V 166

s.).

6.1.2 Au cours d'une évolution débutée dans les

années nonante, les troubles somatoformes douloureux ont nettement pris de

l'importance (cf. Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche

und sozialen Schwierigkeiten, Journal suisse de médecine 1997, p. 1380 ss, 1380

s.; Peter Rosatti, De la sinistrose aux troubles somatoformes, in L'expertise

médicale, 2002, p. 81 ss, 86). En tant que tel, le diagnostic

correspondant - en particulier aussi celui de syndrome douloureux somatoforme

persistant (CIM-10: F45.4) - ne dit rien encore quant à la capacité de travail

de l'assuré (cf. ATF 130 V 396 consid. 6.2.3 p.

402, et les références). La doctrine psychiatrique en Allemagne a toutefois

développé des critères pour poser un pronostic (Klaus Foerster, Begutachtung

und Erwerbsfähigkeit bei Patienten mit psychogenen Störungen, RSAS 1996 p. 486

ss, 498) et évaluer l'exigibilité de l'exercice d'une activité lucrative (Klaus

Foerster, Psychiatrische Begutachtung im Sozialrecht, in Venzlaff/Foerster

[éd.], Psychiatrische Begutachtung, 3e éd., Munich 2000, p. 509, 511; cf. aussi

Kopp/Willi/Klipstein, op. cit., p. 1434 s., avec référence à l'étude

fondamentale de Winckler et Foerster). La doctrine a introduit ces critères en

droit suisse (Hans-Jakob Mosimann, Somatoforme Störungen: Gerichte und

[psychiatrische] Gutachten, RSAS 1999 p. 1 ss et 105 ss) et le Tribunal fédéral

des assurances les a repris par la suite (arrêt I 554/98 du 19 janvier 2000,

dont des extraits ont été publiés dans VSI 2000 p. 152 consid. 2c p. 154 s.).

Cette jurisprudence, qui ne constitue pas un revirement de fond quant aux

principes posés dans l'ATF 102 V 165, mais une

application de ceux-ci au diagnostic de "troubles somatoformes

douloureux", a également été reprise par la pratique administrative. Dans

la Lettre circulaire AI n° 180 du 27 mai 2003 (n. 1018 de la Circulaire

concernant l'invalidité et l'impotence de l'assurance-invalidité [CIIAI],

valable à partir du 1er juillet 2003), l'OFAS a indiqué que: "les 'douleurs

somatoformes', en particulier, n'ont pas de conséquences pour la capacité de

travail si elles ne s'accompagnent pas d'une comorbidité psychiatrique; dans

ces cas, on peut donc raisonnablement exiger un effort de volonté pour utiliser

la capacité de travail. Le plus important est d'apprécier, sur la base de

constatations objectives, si l'incapacité de travail de la personne assurée est

totale ou partielle".

6.1.3 Dans l'arrêt ATF 130 V 352

rendu le 12 mars 2004, le Tribunal fédéral des assurances a également repris

les "critères de Foerster" (en se référant à Ulrich Meyer-Blaser,

Arbeitsunfähigkeit [Art. 6 ATSG], in Schaffhauser/Schlauri [édit.], Schmerz und

Arbeitsunfähigkeit, 2003, p. 27 ss, 80 ss), mais en a décrit plus

précisément la signification et l'application pour l'évaluation du droit à des

prestations de l'assurance-invalidité (cf. en particulier ATF 130 V 352 consid. 2.2.3 p. 354 s.). En

particulier, les médecins chargés d'une expertise et les organes d'application

du droit ont été invités à examiner la capacité de travail dans chaque cas

individuel au regard de critères déterminés, afin de garantir une appréciation

de la capacité de travail plus uniforme et, de ce fait, plus conforme au

principe de l'égalité de traitement. Le regeste publié au Recueil officiel

mentionne une précision de la jurisprudence (ATF 130 V

352). Le point de savoir s'il s'agit effectivement d'une précision de la

jurisprudence ou d'un changement de celle-ci n'a pas à être résolu, dès lors

que l'une ou l'autre qualification n'a pas d'influence sur le résultat.

6.2

6.2.1 Comme il ressort de l'exposé de jurisprudence ci-dessus,

l'arrêt ATF 130 V 352 n'a pas modifié la

situation juridique en ce sens qu'une rente était d'emblée allouée par le passé

en cas de diagnostic de troubles somatoformes douloureux, alors que cela serait

désormais exclu. Dans le cas qu'elle avait à juger, l'instance précédente

alors compétente avait nié le caractère invalidant des troubles somatoformes

douloureux (en se fondant sur la jurisprudence antérieure), de même que les

tribunaux cantonaux dans les arrêts ultérieurs publiés (ATF 130 V 396 et 131 V 49). Le diagnostic de troubles somatoformes

douloureux pouvait conduire - avant comme après l'arrêt ATF 130 V 352 - tant à l'admission qu'au rejet du droit à la rente. L'octroi de rentes dans le passé n'apparaît dès lors ni contraire au droit,

ni inapproprié ou encore choquant dans la perspective actuelle. Aussi, une

adaptation des rentes en cours ne se justifie-t-elle pas du point de vue de la

mise en oeuvre de l'assurance conforme au droit et objectivement justifiable

(cf. ATF 115 V 308 consid. 4b p. 316).

6.2.2 Sous l'angle du principe de l'égalité de traitement (art. 8

al. 1 Cst.), une adaptation par le juge s'impose en particulier lorsque les

décisions fondées sur l'ancienne jurisprudence ne valent plus que pour un petit

nombre d'assurés (ATF 129 V 200 consid. 1.2 p.

202; 120 V 128 consid. 3c p. 132; 119 V 410 consid. 3b p. 413; SVR 2001 ALV n° 4 p. 10

consid. 3b [C 222/99]). Tel n'est pas le cas ici: au regard du fait que le

diagnostic de "troubles somatoformes douloureux" a pris une nette

importance depuis le début des années nonante (consid. 6.1.2 supra), la

question de l'adaptation se poserait pour un grand nombre de rentes en cours.

En raison du principe de l'égalité de traitement, l'administration serait tenue

de soumettre tous les cas de ce genre à un examen, qui ne pourrait se limiter

du point de vue de son contenu à certains aspects limités, mais devrait porter

dans chaque cas particulier sur les critères nuancés dégagés dans l'ATF 130 V 352. Par ailleurs, dans l'appréciation de

l'exigibilité, il y aurait lieu de tenir compte de façon appropriée du fait que

l'intéressé a bénéficié jusque là d'une rente de manière conforme au droit et

de la situation qui en est résultée. A cet égard, la doctrine exige que soit

effectuée une soigneuse pesée des intérêts, sur la base de laquelle il y aurait

lieu d'examiner si une adaptation dans le cas concret apparaît conforme au

principe de la proportionnalité (Brunner/Birkhäuser, op. cit., p. 202). La

discussion porte donc sur l'appréciation d'un grand nombre de cas, qui

supposent un examen étendu et dont le résultat est incertain. Dans ces

circonstances, les conditions strictes, exposées ci-avant (consid. 5.4 supra),

de l'application par le juge d'un changement de jurisprudence à des prestations

en cours qui ont fait l'objet d'une décision entrée en force ne sont pas

réalisées. Cela vaut d'autant plus qu'au vu du principe de "la

réadaptation avant la rente", se pose de surcroît la question de savoir si

une éventuelle suppression de la rente ne devrait pas être assortie d'un

programme étendu en vue de la réadaptation de la personne concernée. Dans une

telle constellation, il appartiendrait au législateur de prévoir l'examen et,

le cas échéant, l'adaptation des rentes en cours - y compris les éventuelles

mesures d'accompagnement - et d'en déterminer les conditions, s'il le jugeait

approprié.

6.3 En résumé, il découle de ce qui précède que la

jurisprudence exposée à l'ATF 130 V 352 ne

constitue pas un motif suffisant pour révoquer, au titre d'une adaptation à un

changement des fondements juridiques, des rentes qui ont été allouées à une

époque antérieure par des décisions entrées en force formelle (voir également,

l'ATF 8C_502/2007 de la Ire Cour de droit social du Tribunal fédéral du 26 mars

2009).

7.

Au regard de la date de la décision litigieuse (du 27 février

2008), il reste encore à examiner la question - laissée ouverte dans l'ATF

8C_502/2007 du 26 mars 2009 - de savoir si le nouvel al. 2 de l'art. 7 LPGA, entré en vigueur au 1er janvier 2008, justifie une

adaptation de la demi-rente en cours de la recourante. Il s'agit donc de voir si l'art. 7 al. 2 LPGA constitue un titre juridique pour

modifier des rentes en cours qui ont fait l'objet d'une décision entrée en

force; cette question de droit, dont le Tribunal fédéral peut traiter d'office

(art. 106 al. 1 LTF), est soumise à son libre pouvoir d'examen.

7.1 Selon l'art. 7 al. 2 LPGA, seules les conséquences de

l'atteinte à la santé sont prises en compte pour juger de la présence d'une

incapacité de gain (1ère phrase). De plus, il n'y a incapacité de gain que si

celle-ci n'est pas objectivement surmontable (2ème phrase). Pour

l'interprétation de cette nouvelle disposition, il y a lieu d'appliquer les

principes reconnus par la jurisprudence constante en la matière. D'après celle-ci, la loi s'interprète en premier lieu selon sa lettre. Il n'y a lieu

de déroger au sens littéral d'un texte clair par voie d'interprétation que

lorsque des raisons objectives permettent de penser que ce texte ne restitue

pas le sens véritable de la disposition en cause. Si le texte n'est pas

absolument clair, si plusieurs interprétations de celui-ci sont possibles, il

convient de rechercher quelle est la véritable portée de la norme, en la

dégageant de tous les éléments à considérer, soit notamment des travaux

préparatoires, du but de la règle, de son esprit, ainsi que des valeurs sur

lesquelles elle repose ou encore de sa relation avec d'autres dispositions

légales. Le Tribunal fédéral ne privilégie aucune méthode d'interprétation,

mais s'inspire d'un pluralisme pragmatique pour rechercher le sens véritable de

la norme; en particulier, il ne se fonde sur la compréhension littérale du

texte que s'il en découle sans ambiguïté une solution matériellement juste (ATF 134 I 184 consid. 5.1 p. 193; 134 V 1 consid. 7.2 p. 5; 133 III 497 consid. 4.1 p. 499).

7.2 En ce qu'elle prévoit qu'il ne peut y avoir incapacité de gain

que si celle-ci n'est pas objectivement surmontable, la seconde phrase de

l'art. 7 al. 2 LPGA inscrit dans la loi un principe exprimé de longue date par

la jurisprudence quant au caractère objectif de l'appréciation de ce qui peut

encore être exigé de la personne assurée pour surmonter les limitations de sa

capacité de gain entraînées par son atteinte à la santé. En d'autres termes, pour établir si on peut raisonnablement exiger de l'assuré qu'il

surmonte par ses propres efforts les répercussions négatives de ses problèmes

de santé et exerce une activité lucrative et, partant, réalise un revenu, il

faut se placer d'un point de vue objectif. L'élément déterminant n'est donc pas

la perception subjective de l'intéressé, mais de savoir si on peut objectivement

attendre de lui qu'il surmonte ses limitations et exerce une activité lucrative

en dépit de ses problèmes de santé.

Cet élément - le caractère objectif de l'appréciation de

l'exigibilité - a été formulé à diverses reprises et de manière constante par la jurisprudence. Ainsi, dans un ATFA 1964 p. 153 (arrêt du 25 août 1964) concernant un cas dans

lequel le diagnostic de "névrose" avait été posé, le Tribunal fédéral

des assurances a jugé que l'assurée aurait pu surmonter sa résistance

névrotique à reprendre une activité si elle avait mis à profit l'effort de

volonté nécessaire et objectivement exigible. Dans l'ATF

102 V 165 (du 11 octobre 1976, déjà cité [consid. 6.1.1 supra]), il a

également indiqué que la mesure de ce qui est exigible de l'assuré (afin qu'il

empêche les diminutions de la capacité de gain en faisant preuve de bonne

volonté) doit être déterminée aussi objectivement que possible. Ce principe a

également été repris dans l'ATF 127 V 294, où

le Tribunal fédéral a rappelé que ce qui est déterminant, c'est le point de

savoir si, et le cas échéant, dans quelle mesure, la mise à profit de sa

capacité de travail, compte tenu de ses aptitudes et d'un marché du travail

équilibré, peut être raisonnablement exigée de l'assuré ou est supportable pour

la société, cet examen devant être effectué de manière aussi objective que

possible ("nach einem weit gehend objektivierten Massstab zu erfolgende

Beurteilung"; consid. 4c p. 298). Appliquant ce principe au diagnostic de

"troubles somatoformes douloureux", le Tribunal fédéral a précisé

qu'il est déterminant d'établir de manière objective si l'assuré présente un

état douloureux d'une gravité telle - eu égard aux critères déterminants

(consid. 6.1.2 supra) - que la mise en valeur de sa capacité de travail sur le

marché du travail ne peut plus du tout ou seulement partiellement être exigible

de lui, compte tenu de sa constitution psychique (ATF

130 V 352 consid. 2.2.4 p. 355, déjà cité).

7.3 En exprimant l'exigence du caractère objectif de l'examen de

ce qui peut (encore) être exigé de la personne assurée, l'art. 7 al. 2 LPGA n'a

pas modifié la notion d'incapacité de gain, mais inscrit dans la loi un aspect

étroitement lié à celle-ci dont la portée avait déjà été mise en évidence par

la jurisprudence sous l'empire du droit en vigueur jusqu'au 31 décembre 2007

(Kieser, ATSG-Kommentar, 2e éd., n° 31 ss ad art. 7 al. 2 LPGA).

Dans la mesure où les explications du Conseil fédéral relatives à

cette disposition laissent entendre le contraire (Message du 22 juin 2005 concernant

la modification de la loi fédérale sur l'assurance-invalidité [5e révision de

l'AI], FF 2005 4215 ss., 4288, ch. 1.6.1.5.4), en parlant d'une

"définition plus étroite, opérée par le législateur, de la notion

d'invalidité", elles ne sont pas déterminantes. D'abord, elles sont

contredites par d'autres déclarations du Conseil fédéral, selon lesquelles les

modifications proposées (de l'art. 7 LPGA) permettent d'inscrire dans le texte

de la loi des principes juridiques essentiels, notamment la jurisprudence

relative au principe de l'exigibilité (FF 2005 4287, ch. 1.6.1.5.4). Elles

n'ont, par ailleurs, pas trouvé leur expression en droit positif, dans le texte

légal, ce qui est cependant une condition pour qu'on puisse y voir des éléments

d'interprétation historique (ATF 114 V 239

consid. 8a p. 250).

L'art. 7 al. 2 LPGA ne correspond donc pas à une modification du

droit en tant que telle, mais à l'inscription dans la loi de la jurisprudence

dégagée jusqu'alors sur la notion d'invalidité (voir aussi, Thomas Locher,

Invalidität, Invaliditätsgrad und Entstehung des Renten-anspruchs nach dem

Entwurf zur 5. IV-Revision, in Medizin und Sozialversicherung

im Gespräch, 2006, p. 273 ss., p. 293). Par conséquent, cette

disposition ne peut pas être considérée comme un fondement légal pour modifier

des rentes qui ont fait l'objet d'une décision entrée en force.

7.4 On ajoutera que parle également en faveur d'une telle

interprétation le fait que l'introduction de l'art. 7 al. 2 LPGA au 1er janvier

2008 n'a été accompagnée d'aucune mesure ou disposition transitoire prévue par

le législateur ou l'administration. Au regard des effets qu'aurait entraînés

une norme permettant la limitation ou la suppression de rentes d'invalidité en

cours tant pour les personnes concernées que pour l'administration - laquelle

aurait été confrontée à une mise en oeuvre complexe (par exemple quant au choix

des dossiers, l'appréciation des évaluations médicales, l'examen de la

situation économique et les questions de réadaptation) -, l'absence de toute

mesure d'accompagnement constitue un indice important de l'intention du

législateur de ne pas intervenir sur des prestations en cours.

8.

Il résulte de ce qui précède que le recours est bien fondé, de

sorte que le jugement entrepris et la décision du 27 février 2008 doivent être

annulés.”

(sentenza citata, sottolineature della redattrice)

Alla luce della sentenza

sopra esposta, dunque, la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 352 non

costituisce un motivo sufficiente per revocare il diritto ad una rendita di

invalidità attribuito in un’epoca precedente, tramite delle decisioni cresciute

in giudicato, come nel caso di specie.

Inoltre, come rilevato dal Tribunale federale

nella sentenza 9C_1009/2008 del 1° maggio 2009 appena citata, la “nuova”

giurisprudenza sulla sindrome da dolore somatoforme non costituisce un motivo

di riconsiderazione della decisione di rendita (cfr. sentenza citata, consid.

4.2. e STF 8C_502/2007 del 26 marzo 2009).

Pertanto la riduzione

della rendita, decisa in ragione di una diversa valutazione delle conseguenze

delle patologie, invariate, dell’interessato sulla sua capacità lavorativa

residua e non per intervenuto cambiamento delle circostanze di fatto, non può

essere approvata dal TCA.

Lo stato di

salute invariato permette quindi di confermare il diritto dell’assicurato,

anche dopo il 1° gennaio 2004, ad una rendita di invalidità per un grado di

invalidità del 60%, come precedentemente stabilito.

Ne consegue

che, annullata la decisione contestata, l’assicurato ha diritto, a partire dal

1° gennaio 2004 (vista la modifica della Legge che ha introdotto i ¾ di rendita

a partire dal 1° gennaio 2004, cfr. consid. 2.3.), a tre quarti di rendita, per

un grado AI del 60% (art. 88bis cpv. 2 lett. a OAI).

2.15. Vincente

in causa, il ricorrente, rappresentato da un legale, ha

diritto ad un’indennità per ripetibili (art. 61 lett. g LPGA).

2.16. Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie

relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è

determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura

e senza riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per fr. 200.-- sono poste a carico dell’UAI.

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1.Il ricorso è accolto.

§ RI 1 ha

diritto a tre quarti di rendita, per un grado AI del 60%, anche dopo il 1°

gennaio 2004.

2. Le

spese per fr. 200.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI. Lo stesso ufficio

verserà al ricorrente fr. 1'800.-- (IVA inclusa) di ripetibili.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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