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Decisione

32.2010.118

Richiesta di rendita respinta non essendo il grado d'invalidità pensionabile. La ricorrente conserva una capacità lavorativa dell'80% nella propria attività e in attività adeguate. Negati anche provve

18 ottobre 2010Italiano28 min

Source ti.ch

Fatti

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti

allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio

l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari

circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti

circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto

2006 concernente un caso di assicurazione

per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio

delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione

per l'invalidità, sottolineando

che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per

principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione

l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato

quanto segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur

probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt

s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF

125 V 351 consid. 3a p. 352) qui

permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient

de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un

mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I

170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.

2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait

remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et

procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins

traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces

médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été

ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour

remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen: Gerichte

und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.5. Nella

concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute

della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione

della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica

agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni

peritali effettuate dal Dr. __________ in ambito LaMal e dal SMR, da

considerare dettagliate, approfondite e quindi rispecchianti i parametri

giurisprudenziali sopra ricordati.

Il Dr. __________, spec. FMH in malattie reumatiche, fisiatria

e riabilitazione, ha infatti sottoposto l’assicurata ad un accurato esame

reumatologico, per conto dell’assicuratore malattia, e nel referto peritale del 6 marzo 2009 ha diagnosticato “Esiti da denervazione

dell'epicondilo laterale del gomito destro per epicondilopatia omero‑radiale

cronica (operazione del 26.11.2008) con persistente irritazione tendoperiostale

locale. Sindrome lombovertebrale cronica, attualmente moderata a netta con/da ▪

alterazioni funzionali rilevanti ▪ turbe statiche del rachide (piatto con

deviazione scoliotica destroconvessa) ▪ alterazioni degenerative: secondo

RM del 2005 condrosi L4/5 ed osteocondrosi L5/S1”

(doc. LaMal 6-4).

Per quanto riguarda la

capacità lavorativa lo specialista ha indicato che al momento della valutazione

(6 marzo 2009), vi era un'inabilità lavorativa completa del

100%. Tuttavia, in considerazione della buona motivazione della paziente e del

decorso parzialmente favorevole, il medico ha ritenuto che entro un mese

l’assicurata avrebbe potuto recuperare la capacità lavorativa al 50% per il

lavoro svolto ed al 100% per un'attività adeguata (doc. LaMal 6-6).

Nell’esame svolto dal

Servizio medico regionale (SMR), in data 9 febbraio 2010, la Dr.ssa __________,

spec. in medicina del lavoro, ha integralmente confermato la diagnosi del Dr. __________

e indicato la capacità lavorativa dell’assicurata del 100% dal 10 novembre 2008

al 5 aprile 2009, al 50% dal 6 aprile 2009 al 3 ottobre 2009 e successivamente

un’inabilità del 20%, intesa come riduzione di tempo (doc. AI 51-1).

Il medico ha quindi

rilevato che la postazione di lavoro e gli ausili per il sollevamento ed il

trasporto di pesi sul posto di lavoro sono stati migliorati e ottimizzati in funzione

delle condizioni di salute dell’assicurata che riconosce l’attività lavorativa

attuale come leggera/molto leggera. L’attività viene infatti svolta in piedi e

senza possibilità di lavorare in posizione seduta, con posture mai fisse e

prolungate nel rispetto dei limiti fissati dal Dr. __________ (doc. AI 51-6).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi dalla valutazione peritale del

Dr. __________ e da quella del SMR, che non sono del resto state smentite da

certificati medico-specialistici attestanti delle patologie invalidanti, in

grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

Tale non

può essere il referto del Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, che in

data 15 marzo 2010 ha posto una diagnosi sovrapponibile a quella del Dr. __________

e del SMR:

"

(…)

-

Considerandi

Brachialgia dx. in esiti da operazione con

denervazione dell'epicondilo laterale dei gomito dx. (26.11.2008) con

persistenti dolori.

-

Sindrome lombo‑vertebrale cronica in

presenza di alterazioni statico‑degenerative e funzionali irrilevanti

(doc. C6).

Il medico

curante ha quindi espresso le seguenti considerazioni:

“(…)

Si tratta di una paziente che presenta da oltre

20.

anni una problematica di lombalgie croniche e per questo sarebbe stata

valutata in sede Al poiché questa assicurazione prenda a carico un corsetto

ortotico che la paziente porta sul posto di lavoro. Dal 2008 vi si aggiunge

un'epicondilopatia cronica dell'arto superiore dx. con residui dolori dopo

intervento chirurgico. Tutte queste patologie, in particolare quelle della

schiena porta una limitazione importante della capacità lavorativa, come

descritta nella perizia del dr. __________ che condivido pienamente. Da questa

perizia si evince che la paziente presenta ormai delle problematiche croniche

per cui anche in un lavoro adattato come da lui descritto (con le cui

valutazioni mi trovo completamente d'accordo) non può essere svolto in misura

superiore al 50% e questo in maniera definitiva. Non riesco a capire con quale

procedimento, e dopo la visita di quale medico specialista, l'Al abbia preso

una decisione contraria rispetto al dr. __________ e descritto una capacità

lavorativa dell'80% a partire dal 4.10.2009.

Per la presa a carico non rimane che quella già

nota, a sapere fansantalgici in riserva, fisioterapia occasionale,

eventualmente in caso di forti dolori, nuove infiltrazioni di derivati

cortisonici. Da prendere sempre in considerazione un'eventuale spondilodesi,

anche se i risultati sulla capacità lavorativa, sono spesso nulli.” (doc. C6).

Questa

Corte deve tuttavia rilevare che il Dr. __________, contrariamente a quanto

sostenuto dal Dr. __________, nel referto del 6 marzo 2009 ha specificato che “Considerando la buona motivazione della paziente ed il decorso che ella

descrive come parzialmente favorevole c'è da sperare che essa ricuperi la sua

capacità lavorativa entro un mese circa. Sarà allora da considerare abile al

lavoro al 50% per il lavoro svolto secondo le descrizioni fornite ed al 100%

per un'attività consone alle limitazioni sopra” (la sottolineatura è

del redattore) (doc. Lamal 6-6).

In

considerazione dei limiti funzionali indicati dal Dr. __________ e delle sue

indicazioni: “Ritengo quindi d’obbligo coinvolgere l’AI per trovare una

sistemazione adeguata della paziente al suo stato di salute, preferibilmente

nella ditta dove lavora da ormai quasi 30 anni” (cfr. doc. LaMal 6-5), l’Ufficio

AI (signor __________) ha valutato il mansionario dell’assicurata in seno alla __________

di __________, dopo che l’attività in seno all’azienda è già stata adeguata al

momento dell'insorgenza dei problemi di schiena (doc. AI 47-3).

Dallo

stesso emerge che RI 1 svolge le seguenti attività:

"

(…)

-

ricezione di buste contenente punte di penne;

-

controllo qualità (misurazione dei pezzi) a

campione;

-

inserire il contenuto delle buste nell’apposita

macchina;

-

ritirare i sacchetti imballati contenenti il

giusto numero di punte;

-

mettere i sacchetti chiusi ermeticamente nelle

scatole;

-

con l’ausilio di un sollevatore trasportare la

paletta di scatole per ca. 10 m e poi depositarla in magazzino” (doc. AI 47-1).

Il medico

del SMR, Dr. __________, ha quindi evidenziato come l’attività lavorativa venga

svolta in piedi e senza possibilità di lavorare in posizione seduta, con

posture fisse e prolungate. L’assicurata riceve le buste che contengono le

punte delle penne, ne effettua un controllo qualità a campione, utilizzando una

piccola macchina che ha funzione di calibro.

L’attività

prevede quindi l'alimentazione del macchinario che assembla le punte delle

penne, che viene effettuata alzando tali buste di peso inferiore a 5 kg. Gli spostamenti sono su brevi tragitti e nella movimentazione di pesi vi è l'ausilio di un

sollevatore per movimentare e trasportare (10 m) la paletta da depositare in magazzino.

Secondo

il medico del SMR l'attività abituale dell’insorgente risulta quindi rispettosa

dei limiti già descritti dal Dr. __________ nel marzo 2009 (doc. AI 51-6).

La

ricorrente ha, altresì, allegato il referto del Dr. __________ del 23 maggio

2008.

che tuttavia è antecedente sia alla valutazione del Dr. __________ che a

quella del SMR. Nello stesso inoltre veniva unicamente diagnosticata

l’epicondilite radiale e precisate le terapie a cui la ricorrente si stava

sottoponendo (terapia ad onde d’urto) (doc. C3).

Per

quanto riguarda lo scritto dell’11 maggio 2010 del Dr. __________, primario del

__________ dell’Ospedale Regionale di __________, nello stesso lo specialista

dopo aver riassunto brevemente i trattamenti subìti dalla paziente, ha rilevato

la presenza di una stenosi in C5/C6 e C6/C7 che non influisce in modo sensibile

con il quadro clinico. Veniva dunque consigliata una valutazione neurologica

(doc. C4).

L’aspetto

neurologico è quindi stato valutato con esame elettroneurografico del 7 luglio

2010.

(doc. C2) da parte della Dr.ssa __________, capo clinica del __________

dell’Ospedale Regionale di __________.

Dal

referto è emerso un EMG normale, in particolare “nessun’evidenza per una

sofferenza neurogena nel miotoma C6 o C7dx, non sindrome del tunnel carpale dx”

(doc. C2).

Infine,

anche il breve scritto della Dr.ssa __________, FMH in medicina generale, non

permette a questa Corte una diversa valutazione della fattispecie. La

dottoressa __________, medico curante e non specialista in reumatologia, si è

infatti limitata a riassumere le visite alle quali è stata sottoposta la

paziente e ad indicare come più adeguata una capacità lavorativa duratura del

50%, sia per la problematica cervicale e cervicobrachiale destro che per la

problematica lombare (doc. C1).

È utile ricordare che la

nostra Massima Istanza ha ripetutamente deciso che le certificazioni del medico

curante - anche se specialista (cfr. STFA del 7 dicembre 2001 nella causa M., U

202/01, consid. 2b/bb) - hanno un valore di prova ridotto, ciò in ragione del

rapporto di fiducia che lo lega al suo paziente (cfr.

RAMI 2001 U 422, p. 113ss. [= AJP

1/2002, p. 83]; DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF 124 I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; STFA del 10 ottobre 2003 nella causa C.,

U 278/02, consid. 2.2; R. Spira, La

preuve en droit des assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de

Henri-Robert Schüpbach, Basilea 2000, p. 269s.).

Il

medico del SMR, Dr. __________, nelle annotazioni del 16 agosto 2010,

confrontato con la nuova documentazione medica, ha riconfermato la valutazione

del Dr. __________ e del SMR e precisato come la valutazione effettiva del

posto di lavoro corrispondesse in gran parte ai limiti funzionali e ad

un’esigibilità lavorativa dell’80% (doc. XII bis).

Si

ricorda tuttavia alla ricorrente che il presente giudizio non pregiudica

eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per

l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento

impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V

140.

e 129 V 4).

In conclusione, rispecchiando la perizia del Dr. __________ e del

SMR i criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza

(cfr. consid. 2.4.), alle stesse può essere fatto riferimento.

Inoltre,

richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle

conseguenze del discapito economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V

233.

consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka,

Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572;

Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi

Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche

Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag.

221), è da ritenere dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza

preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali,

che l’assicurata a partire dal 4 ottobre 2009 sia abile al lavoro nella misura

dell’80% sia nella sua attuale attività lavorativa che in attività adeguate.

2.6

Appurato che

la ricorrente conserva una capacità lavorativa residua dell’80% nella propria

attività e in attività adeguate, nelle quali è in grado di conseguire, mettendo

a frutto la sua capacità lavorativa residua, un reddito corrispondente all’80%

del reddito realizzabile senza il danno alla salute (100%), ritiene che

l’incapacità lucrativa della ricorrente ammonta al 20% (cfr. al riguardo DTF

114.

V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del 14 agosto

2008).

Va qui

rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al

massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,

presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è

arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato

inabile al lavoro al 50% nella sua professione.

Alla luce

di quanto appena esposto occorre dunque ribadire che, nel caso concreto, la

ricorrente presenta un grado d’invalidità del 20% che non giustifica

l’erogazione di una rendita d’invalidità.

2.7

A titolo

abbondanziale, va osservato che essendo il grado di invalidità dell’insorgente del

20%, ella potrebbe teoricamente avere diritto ad una riformazione

professionale.

L’art.

17.

LAI prevede in particolare che:

"

L’assicurato ha diritto alla formazione in una

nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione

professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere

presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."

Invalido

ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della

gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione

professionale, una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid.

2b;

AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).

Nel caso

di specie, tuttavia, la consulente in integrazione professionale ha rilevato

che il contratto di lavoro è ancora in vigore e l’attività abituale è ritenuta

adeguata. Dunque “si reputa di non dover mettere in atto alcuna proposta

formativa” (doc. AI 52-2).

Visto

quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.

2.8

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso

in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese; l’entità delle spese è determinata

fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza

riguardo al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.- sono poste a

carico della ricorrente.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 200.-- sono poste a carico

dell’assicurata ricorrente.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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