32.2010.205
Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino
23 marzo 2011Italiano30 min
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Numero d'incarto:
32.2010.205
Data decisione, Autorità:
23.03.2011, TCA
Titolo:
Tossicodipendenza. Domanda AI respinta. La dipendenza dalla droga non è la conseguenza di un danno invalidante alla salute di natura patologica preesistente, né la ragione di un susseguente danno fisico/mentale oppure un irreversibile mutamento di natura organica della personalità affettiva
AFFEZIONE PSICHICA
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
PERIZIA
RENDITA
RIFIUTO DELLA PRESTAZIONE
UFFICIO ASSICURAZIONE INVALIDITÀ
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 2 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
art. 49 OAI
Raccomandata
Incarto n.
32.2010.205
LG/sc
Lugano
23 marzo 2011
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Luca Giudici, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 2 luglio 2010 di
RI 1
contro
la decisione del 31 maggio 2010 emanata
da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nato
nel 1951, da ultimo attivo in qualità di meccanico, in data 11 maggio 2009 ha presentato una domanda volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti segnalando di essere
affetto da “Depressione, epatite C cronica, dipendenza da oppiacei,
attualmente in remissione completa sotto cura metadonica” (doc. AI 9-1/7).
1.2. Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 31 maggio
2010 (doc. AI 26-1), preavvisata con progetto del 1° aprile 2010 (doc. AI
24-1), ha respinto la richiesta di prestazioni dell’assicurato, in quanto
l’incapacità lavorativa è dovuta primariamente alle conseguenze di uno stato di
dipendenza che non rappresenta un’invalidità ai sensi della legge
sull’assicurazione per l’invalidità.
1.3. Contro
questa decisione RI 1 ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA, nel quale egli
ha riassunto i propri problemi familiari, sociali e di salute, con particolare
riferimento ai problemi di depressione e all’assunzione di metadone.
Egli, in
pratica, ha contestato la valutazione del SMR asserendo che la dose di metadone
da lui assunta non è mai aumentata negli ultimi anni e sostendendo che i
problemi di depressione non sono legati direttamente alla dipendenza (doc. I).
1.4. In risposta
l’Ufficio AI, sulla base della valutazione medica svolta dal SMR, ha confermato
il proprio provvedimento e postulato la reiezione integrale del ricorso. L’UAI
ha confermato che l’assicurato non presenta un’invalidità ai sensi della LAI, in
quanto i problemi di salute di cui è portatore e le conseguenti limitazioni
funzionali sono direttamente correlati con l’uso dannoso di sostanze
stupefacenti (doc. IV).
1.5. Nello
scritto del 15 settembre 2010 RI 1 ha contestato nuovamente il rapporto medico
del SMR ribadendo di essere in cura metadonica da oltre 20 anni senza più
alcuna ricaduta nella tossicodipendenza e che i suoi problemi non sono
correlati con l’uso di stupefacenti (doc. X).
1.6. Nelle osservazioni
del 21 settembre 2010 l’UAI si è riconfermato nelle proprie argomentazioni
postulando la reiezione integrale del gravame (doc. XII).
Il doc.
XII è stato inviato all’assicurato per conoscenza (doc. XIII).
1.7. In data 14
gennaio 2011 il TCA ha interpellato il medico del SMR, Dr. __________ (doc.
XIV).
1.8. L’UAI, in
data 3 marzo 2011, ha risposto trasmettendo la presa di posizione del medico
del SMR (doc. XVI+1).
Fatti
I doc.
XIV e XVI+1 sono stati inviati a RI 1 per osservazioni (doc. XVII).
1.9. L’assicurato
ha preso posizione, in data 21 marzo 2011, sui documenti trasmessi (doc.
XVIII).
I
doc. XVII e XVIII sono stati inviati per conoscenza all’UAI (doc. XIX).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA
U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H
304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Il TCA è
chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare
all’assicurato il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità oppure
no.
Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.
Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile
dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e dalla
possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).
2.3. Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA
del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher,
Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).
L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella
causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,
pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui
criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente
(cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del Tribunale federale
delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4
luglio 2007, I 384/06).
2.4. Secondo
costante giurisprudenza del TFA, la tossico-dipendenza non può di per sé
motivare una invalidità ai sensi della legge.
L’assicurazione
AI ne tiene conto solo se la dipendenza alla droga ha provocato una malattia o
un infortunio in seguito alla quale o per cui l’assicurato ha subìto un danno
alla salute fisica o mentale che riduce la capacità al guadagno, o se essa
stessa risulta da un tale danno con valore di malattia (“… wird eine solche
Sucht im Rahmen der Invalidenversicherung bedeutsam, wenn sie ihrerseits eine
Krankheit oder einen Unfall bewirkt hat, in deren Folge ein körperlicher oder
geistiger Gesundheitsschaden eingetreten ist, oder wenn sie selber Folge eines
körperlichen oder geistigen Gesundheisschaden ist, welchem Krankheistswert
zukommt” , Pratique VSI 2002 p. 30, 2001 p. 223 = SVR 2001 IV Nr. 3 p. 7
consid. 2b; STFA del 25 luglio 2003 nella causa R. [I 731/02], del 27
maggio 2003 nella causa M. [I 862/02], del 19 dicembre 2003 nella causa P. [I
619/02], del 22 gennaio 2004 nella causa S. [534/03]).
In
una sentenza del 31 gennaio 2000 pubblicata in Pratique VSI 2001 pp. 223 e
segg. (= SVR 2001 IV Nr. 3), confermando la sua precedente giurisprudenza, il
TFA ha avuto modo di ribadire, a proposito della tossicomania, quanto segue:
"
(…)
ne justifie pas en soi une invalidité au sens de
la loi. En revanche, l'AI en tient compte si elle provoque une maladie
ou un accident entraînant une atteinte à la santé physique ou mentale qui
diminue la capacité de gain ou si elle résulte elle-même d'une atteinte à la
santé physique ou mentale que l'on peut qualifier de maladie (ATF 99 V 28
consid. 2 = RCC 1973 p. 600; VSI 1996 p. 318 consid. 2a, p. 321 consid. 1a et
p. 324 consid. 2a et références citées; confirmé par l'arrêt non publié en cause
J. du 21 octobre 1999, I 569/98). (…)" (VSI 2001
pag. 225)
precisando
che:
"
b. Est considérée comme invalidité au sens de
la loi - comme nous l'avons - la diminution de la capacité de gain, présumée
permanente ou de longue durée, qui résulte d'une atteinte à la santé physique
ou mentale provenant d'une infirmité congénitale, d'une maladie ou d'un
accident. Sur la base de cette définition, la toxicomanie en soi, soit plus
précisément le diagnostic de toxicomanie, ne justifie pas une invalidité au sens
de l'art. 4 LAI. Indépendamment du fait que les notions de toxicomanie et de
dépendance à la drogue ne sont pas utilisées de manière uniforme par la
médecine (vois MSD-Manual der Diagnostic und Therapie, 5e éd.,
Munich 1993, p. 2979) et qu'une définition générale valable pour tous fait
défaut, le diagnostic de toxicomanie à la drogue ne permet pas de conclure que
l'assuré ne peut plus s'abstenir de drogues; la dépendance à la drogue n'est
pas davantage liée à une incapacité de travail ou de gain (voir VSI 1996 p. …).
Au vu de ces considérations, la jurisprudence établie depuis de longues années,
qui admet que la toxicomanie ne peut être invalidante que si elle est liée aux
facteurs mentionnés à l'art. 4 al 1 LAI, ne fait que concrétiser la notion
d'invalidité. (…)" (VSI 2001 pag. 226)
Secondo la Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione per
l'invalidità (CIGI), pto. 1013, Le tossicomanie (sindromi
da dipendenza quali p. es. l'alcolismo [RCC 1989 p. 283, 1969 S. 236], la
dipendenza da medicamenti [RCC 1964 p. 115] o da droghe [RCC 1992 p. 180, 1987
p. 467, 1973 p. 600], l'abuso di nicotina oppure l'obesità [RCC 1984 p. 359])
non giustificano di per sé un'incapacità al lavoro. Esse possono tuttavia avere
l'effetto di una danno alla salute invalidante se:
– sono la
conseguenza o il sintomo di un danno invalidante alla salute mentale o fisica,
oppure
– hanno
causato un notevole danno fisico e/o mentale quale una durevole lesione
cerebro-organico-neurologica oppure un irreversibile mutamento di natura organica
della personalità affettiva.
Occorre pertanto verificare se la tossicodipendenza è la
conseguenza di un danno alla salute fisico o mentale di natura patologica
preesistente oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno
alla salute suscettibile di diminuire la capacità al guadagno in maniera
permanente o di lunga durata (Pratique VSI 2001 p. 227 consid. 5 e 6).
La
giurisprudenza federale ha inoltre precisato che la terapia e l’integrazione
sociale, per quanto siano auspicabili, non costituiscono di per sé
degli scopi per i quali l’AI possa accordare delle prestazioni secondo la legge
(Pratique VSI 2001 consid. 7 p. 228).
Il TFA ha in particolare ritenuto un assicurato di 23 anni, tossicomane ed
eroinomane dall'età di 17 anni - che aveva postulato l'assegnazione di
provvedimenti professionali dell'AI poiché non più in grado di riprendere la
professione iniziata - non invalido ai sensi della legge ed ha di conseguenza
negato il diritto a prestazioni AI (Pratique VSI 1996 pp. 317ss).
Per contro
l'Alta Corte ha ammesso la presenza dell'invalidità in una persona dipendente
dalla droga già dal suo ventesimo anno d'età - e che al momento della decisione
aveva 37 anni - la quale soffriva di un grave disturbo della personalità (personalità
schizofrenica). Le gravi turbe e la dipendenza ormai cronica comportavano
un'incapacità al lavoro dell'assicurato del 100%, non più migliorabile né con
misure mediche, né professionali. In quel caso, dopo un apprezzamento totale
dell'insieme delle cause e delle conseguenze, il danno alla salute è stato
considerato come malattia, perché la dipendenza, almeno in modo parzialmente
causale, era una conseguenza del disturbo della personalità. L'assicurato era
stato poi posto al beneficio di una rendita AI (RCC 1992, pp. 180ss).
2.5. Nella
decisione impugnata l’UAI ha negato all’assicurato il diritto a prestazioni
dell’assicurazione invalidità sulla base della valutazione del SMR.
Nel
rapporto medico del SMR del 15 marzo 2010 il Dr. __________, spec. FMH in
psichiatria e psicoterapia, dopo aver esposto l’anamnesi del paziente,
l’evoluzione dei disturbi psichici, la vita quotidiana, i disturbi soggettivi,
la terapia, l’uso di sostanze e lo status psichico ha diagnosticato le seguenti
patologie:
"
(…)
Disturbi psichici dovuti all’uso di cannabinoidi
Pregresso uso di oppiacei in terapia sostitutiva
con metadone
Tratti schizoidi di personalità DD sindrome
amotivazionale
Epatite C cronica
Problemi dovuti all’uscita di prigione (Z 65.2)
Uso di droghe (Z 72.2)
Monitoraggio per consumo di droghe (Z 71.5)
Problemi legati alle circostanze abitative e
economiche (Z 59)”
(doc. AI 23-7)
Il medico
del SMR è quindi giunto alle seguenti valutazioni / conclusioni:
"
(…)
A.o svizzero 58enne, con lunga storia di
dipendenza, in trattamento “cronico” con Metadone e consumatore abituale di
Considerandi
canapa, per sua stessa ammissione. L’A.o avrebbe avuto un’attività lavorativa
regolare durante non molti anni della sua vita, non lavorerebbe dal 1991.
Sarebbe tornato in Ticino nel 1994 da __________, dove avrebbe vissuto in casa
della sorella e del cognato, gestori di una panetteria ad __________, svolgendo
dei lavoretti per loro. In seguito alla morte della sorella, il cognato avrebbe
ceduto tutte le sue proprietà in Svizzera per trasferirsi in __________, dove
vive da anni il figlio, rispettivamente nipote dell’A.o A questo punto, l’A.o
si sarebbe trovato senza casa, con i cani del cognato da accudire e senza mezzi
di sostentamento. Si sarebbe allora trasferito a __________ in un appartamento
in affitto, a beneficio dell’Assistenza.
Come è stato diffusamente descritto in casi di
tossicodipendenti di lunga data, soprattutto in caso di consumo di cannabis, in
quanto solitamente consumatori di droghe cosiddette pesanti non raggiungono per
patologie intercorrenti l’età del nostro A.o, siamo probabilmente di fronte a
un caso di sindrome amotivazionale: La sindrome motivazionale è un disturbo
che colpisce molti consumatori cronici di cannabis e in genere di droghe. È
connotata da distraibilità, apatia, riduzione delle attività finalizzate,
incapacità di gestire nuovi problemi, compromissione del giudizio e delle
abilità comunicative, mancanza di ambizione e di progettualità a lungo termine.
Questi sintomi sono nei fatti simili e sovrapponibili a tratti schizoidi, quali
freddezza emozionale, appiattimento affettivo (non depressione del tono
dell’umore).
Tali aspetti rendono questo A.o totalmente
inabile in qualsiasi attività nel mercato del lavoro libero ed anche non
indicato un inserimento in un’attività occupazionale non lucrativa, per il
consumo abituale di canapa.
Osservazioni:
Dall’osservazione odierna e dagli atti medici a
disposizione, non risultano segni o sintomi intuitivi di una psicopatologia
maggiore indipendente dal consumo di sostanze, che possa influenzare ora, o
abbia influenzato in passato, la capacità lavorativa dell’A.o in qualsiasi
attività.” (doc. AI 23-7/8)
2.6
Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125.
V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001.
pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000.
UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001.
pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006.
concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(…)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)
A questo
proposito va ricordato che l'art. 49 OAI così enumera i compiti dei servizi
regionali:
"
1I servizi
medici regionali esaminano le condizioni mediche del diritto alle prestazioni.
Nel quadro della loro competenza medica specifica e delle istruzioni
specializzate di portata generale, essi sono liberi di scegliere i metodi
d'esame idonei.
2Se occorre, i
servizi medici regionali possono eseguire direttamente esami medici sugli
assicurati. Mettono per scritto i risultati degli esami. Una copia dei
risultati degli esame deve essere fornita agli assicurati. È fatto salvo
l'articolo 47 capoverso 2 LPGA.
3Per ogni caso
esaminato, i servizi medici regionali forniscono agli atti AI un rapporto
scritto con i necessari dati. Esso contiene i risultati dell'esame medico e una
raccomandazione sul seguito da dare, dal profilo medico, alla domanda di
prestazioni.
4I servizi
medici regionali sono disponibili a fornire consulenza agli uffici AI della
regione."
Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:
"
(…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125.
V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170.
consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1
et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)
Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &
Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni
sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una
richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente
e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative
lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap
nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,
inc. 32.1999.124).
2.7
Nella
concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute
del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione
della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica
agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione
effettuata dal SMR, da considerare dettagliata, approfondita e quindi
rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.
Il Dr. __________
del SMR nel rapporto medico del 15 marzo 2010 ha diagnosticato “Disturbi psichici dovuti all’uso di cannabinoidi. Pregresso
uso di oppiacei in terapia sostitutiva con metadone.Tratti schizoidi di
personalità DD sindrome motivazionale. Epatite C cronica. Problemi dovuti
all’uscita di prigione (Z 65.2). Uso di droghe (Z 72.2). Monitoraggio per
consumo di droghe (Z 71.5). Problemi legati alle circostanze abitative e
economiche (Z 59)” (doc. AI 23-7).
Secondo
il Dr. __________ l’assicurato è affetto da sindrome motivazionale connotata da
distraibilità, apatia, riduzione delle attività finalizzate, incapacità di
gestire nuovi problemi, compromissione del giudizio e delle abilità
comunicative, mancanza di ambizione e di progettualità a lungo termine.
Il
ricorrente è dunque ritenuto totalmente inabile in qualsiasi attività nel
mercato del lavoro, compreso un inserimento in un’attività occupazionale non
lucrativa, a causa del consumo abituale di canapa. (doc. AI 23-7, la
sottolineatura è del redattore).
Il medico
non ha però rilevato segni o sintomi intuitivi di una psicopatologia maggiore
indipendente dal consumo di sostanze che possa influenzare, o abbia influenzato
la capacità lavorativa di RI 1 (doc. AI 23-7).
Nella
fattispecie la dipendenza dalla droga dell’assicurato non è dunque
la conseguenza di un danno invalidante alla salute fisico o mentale di natura
patologica preesistente, né la ragione di un susseguente notevole danno fisico
e/o mentale quale una durevole lesione cerebro-organico-neurologica oppure un
irreversibile mutamento di natura organica della personalità affettiva (cfr.
consid. 2.4.).
Sia la certificazione del 15 agosto 2009 del
medico curante Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoteria (doc. AI
18-1), che quella del 2 giugno 2009 del Dr. __________, spec. FMH in medicina
interna (doc. AI 16-1), non permettono a questa Corte una diversa valutazione
della fattispecie.
In particolare, il Dr. __________ nel proprio
referto ha diagnosticato anch’egli una “Dipendenza da oppiacei in cura
metadonica (DSM IV: F11.2). Dipendenza da Cannabis (DSM IV: F12.24). Grave
disturbo schizotipico di Personalità (DSM IV: F21). Epatite C cronica, stato
post cura con Interferone” (doc. AI 18-1).
Il medico curante, dopo aver ripercorso il
vissuto dell’assicurato e la dipendenza dagli stupefacenti fin dalla giovane
età, ha certificato un’inabilità lavorativa all’80% riscontrando un “rallentamente
del pensiero e delle funzioni cognitive, difficoltà di attenzione e concentrazione,
scarsa affidabilità, tendenza ad entrare in relazioni conflittuali a causa
dell’ideazione paranoide, fragilità psico-fisica dovuta all’abuso di
sostanze ed alla terapia sostitutiva” (doc. AI 18-2, la sottolineatura
è del redattore).
Il
ricorrente, da parte sua, si è limitato a contestare genericamente il rapporto
medico del SMR rilevando che i suoi problemi di depressione non sono legati
direttamente alla dipendenza, senza tuttavia oggettivare, in alcun modo, le
proprie argomentazioni (doc. I, X).
In data
14.
gennaio 2011 questa Corte ha interpellato il Dr. __________ chiedendogli la
seguente precisazione (doc. AI XIV).
"
(…)
Alla luce della sua valutazione e di quella del
Dr. __________, in particolare della diagnosi di “Disturbi psichici dovuti
all’uso di cannabinoidi. Tratti schizoidi di personalità DD sindrome amotivazionale”
(doc. AI 23-7) e “grave disturbo schizotipico di Personalità (DSM IV: F21)”
(doc. AI 18-1), per quale motivo lei ritiene che il consumo di sostanze
stupefacenti non abbia provocato una psicopatologia maggiore indipendente da
tale consumo (cfr. conclusioni del rapporto, pag. 23-8)?"
Il Dr. __________
nelle annotazioni del 3 marzo 2011, dopo aver precisato che l’assicurato ha più
volte spontaneamente affermato di fare un uso abituale e continuativo di
cannabis ha precisato che “era stata esaminata con cura la documentazione
medica e l’intera storia dell’A.: non era emersa alcuna indicazione di
psicopatologia maggiore primaria, rispettivamente indipendente da consumo
di sostanze” (doc. XVI1, la sottolineatura è del redattore”.
Il medico
ha quindi concluso precisando che durante la visita l’assicurato presentava uno
status psichico del tutto compatibile con disturbi attentivi e di
concentrazione tipici dell’uso abituale di canapa (doc. XVI1).
L’assicurato,
da parte sua, ha in sostanza ribadito quanto già sostenuto in via ricorsuale in
merito al consumo di canapa (doc. XVIII).
La
risposta del Dr. __________ ha dunque permesso di chiarire la questione
controversa (cfr. STF 9C_2003/2008 del 26 marzo 2009). Il TCA non ha quindi
nessuna ragione per scostarsi dalla valutazione del SMR.
Da quanto precede, a mente
di questo Tribunale è da ritenere perciò
dimostrato con il grado di certezza richiesto nelle assicurazioni sociali (DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati;
DTF 121 V 208 consid. 6a; DTF 115 V 142 consid. 8b; DTF 113 V 323 consid. 2a;
DTF 112 V 32 consid. 1c; DTF 111 V 188 consid. 2b; SVR 1996 Nr. 85 pag.
269; SVR 1996 LPC Nr. 22 pag. 263ss RAMI 1994 p. 210/211), che l’assicurato,
non è da ritenere invalido ai sensi della LAI, in quanto la tossicomania non ha
provocato una malattia o un infortunio in seguito alla quale o per cui
l’assicurato ha subìto un danno alla salute fisica o mentale che riduce la
capacità al guadagno, né tantomeno essa risulta da un tale danno con valore di
malattia (cfr. consid. 2.4.).
A giusta
ragione, quindi, l'UAI ha respinto la domanda di prestazioni.
Ne
consegue la conferma del querelato provvedimento e la reiezione del gravame.
2.8
Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'assicurato.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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