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Decisione

32.2010.221

Il TCA non può confermare la decisione dell'amministrazione per quanto riguarda la patologia psichiatrica. Gli atti vanno rinviati affinché l'UAI metta in atto un ulteriore approfondimento a livello d

30 marzo 2011Italiano50 min

Source ti.ch

Fatti

I doc.

IX, X+bis sono stati inviati all’assicurata per conoscenza (doc. XI).

1.7. L’11

febbraio 2011 il TCA ha interpellato i periti del SAM in merito ai referti del

Dr. __________ prodotti dal ricorrente (doc. XII).

1.8. Il SAM ha

risposto in data 28 febbraio 2011 allegando la presa di posizione del Dr. __________

(doc. XIII+1)

I doc.

XII e XIII+1 sono stati trasmessi alle parti per osservazioni (doc. XIV).

1.9. L’UAI, il 10

marzo 2011, dopo aver sottoposto il caso al vaglio del SMR, ha inviato le

proprie osservazioni chiedendo in via principale la reiezione del gravame e

subordinatamente il rinvio degli atti al fine di procedere ad ulteriori

accertamenti (doc. XVII+bis).

1.10. Il legale

dell’assicurata ha preso posizione in data 21 marzo 2011 (doc. XVIII)

Il doc. XVIII

è stato inviato all’UAI per conoscenza (doc. XIX).

Il doc.

XVII+bis è stato trasmesso all’assicurato per conoscenza (doc. XX).

in

diritto

In

ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante importanza

(ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione delle

prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai

sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria (cfr.

STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008;

STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003;

STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H

220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in

RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98

del 26 ottobre 1999).

Nel

merito

2.2. Il TCA è

chiamato a stabilire se l’amministrazione era legittimata a negare

all’assicurata il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità oppure

no.

Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità

s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità

congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,

secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o

psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la

conseguente incapacità di guadagno.

Occorre

quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità

di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per

l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la

sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

L’art. 28

cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno

diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di

rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi

almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in

condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del

lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido

(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere

determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante

la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle

affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et

pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui

ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa

adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto

dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto

dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei

all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini

fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;

Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente

esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e

dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione

personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua

capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge

il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se

ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione

fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

Al

proposito va infine ancora rilevato che, secondo la

giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le

circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla

rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla

medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali

modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione

(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili

di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R

consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in

SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01

pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I

26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I

475/01).

2.3. Per quanto

riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di

gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della

sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile

per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V

165= RCC

1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180;

ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F. consid.

3b, I 148/98; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2003, pag.

128).

L'Alta

Corte ha inoltre avuto modo di precisare che:

"

(…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,

possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono

essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le

anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno

stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico

dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno

cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di

quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo

possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che

l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui

pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102

V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°;

RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid.

3b)."

Secondo

la giurisprudenza del TFA questi principi valgono fra l'altro per le

psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische

Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi

(STFA del 18 ottobre 1999 nella causa B., I 441/99, del 29 settembre 1998 nella

causa S. F., I 148/98 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2° con riferimenti).

In

una sentenza pubblicata in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri

per poter concludere che un disturbo da dolore somatoforme provoca

un’incapacità di guadagno duratura.

Tali criteri sono stati così riassunti dal TFA in un’altra sentenza

I 404/03 del 23 aprile 2004, in lingua italiana, nella quale il TFA si è così

espresso:

"

6.2. A determinate condizioni, anche un disturbo

da dolore somatoforme - rientrante nella categoria delle affezioni psichiche,

per le quali l'allestimento di una perizia psichiatrica si rende normalmente

necessario alfine di stabilirne le ripercussioni economiche - può causare una

incapacità lavorativa (cfr. sentenza del 12 marzo 2004 in re N., I 683/03, consid. 2.2.2, destinata alla pubblicazione nella Raccolta ufficiale [ndr.:

pubblicata in DTF 130 V 352]). Secondo giurisprudenza, ancora recentemente

confermata, un disturbo somatoforme da dolore persistente non è tuttavia, di

regola, atto a determinare, in quanto tale, una limitazione duratura della

capacità lavorativa suscettiva di dare luogo a un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI

(sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3;

Ulrich Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine

Bedeutung in der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in

der Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori],

Schmerz und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg., in particolare

pag. 81 seg.). Un'eccezione a questo principio entra in

linea di conto soltanto in quei casi in cui il disturbo da dolore somatoforme

presenta secondo gli accertamenti medici una gravità tale da rendere in pratica

oggettivamente non più esigibile dalla persona assicurata lo sfruttamento della

sua capacità lavorativa residua sul mercato del lavoro oppure dove ciò

risultasse insostenibile per la società (DTF 102 V 165; VSI 2001 pag. 225

consid. 2b con riferimenti; cfr. pure DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). Una

simile inesigibilità, da ammettersi soltanto in casi eccezionali, presuppone

tuttavia l'esistenza concomitante di una comorbidità psichica di notevole

gravità, intensità e durata oppure la presenza qualificata di altri criteri,

quali ad es. l'esistenza di concomitanti affezioni organiche croniche

accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi stabili o in evoluzione

senza remissione duratura, l'accertamento di un ritiro totale dalla vita sociale,

un eventuale profitto tratto dalla malattia (cosiddetto

"Krankheitsgewinn") come pure un insuccesso, nonostante gli sforzi

profusi, di trattamenti e di provvedimenti riabilitativi. A volte, la presenza

di tali fattori permette di ritenere insormontabile il disturbo da dolore

somatoforme (sentenza citata del 12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e i riferimenti ivi citati; cfr. pure VSI 2000 pag. 155 consid. 2c). Da

notare ancora che i fattori psicosociali o socioculturali non figurano nel

novero delle affezioni alla salute suscettibili di originare un'incapacità di

guadagno ai sensi dell'art. 4 cpv. 1

LAI (cfr. sentenza del 29 gennaio 2003 in re P., I 129/02, consid. 3.2, con riferimento ai principi sanciti in DTF 127 V 294).

In tale contesto, l'esperto chiamato ad

esprimersi deve, sul piano psichiatrico, porre una diagnosi nell'ambito di una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Tenendo conto dei criteri esposti, egli deve così valutare l'esigibilità della

ripresa, rispettivamente dell'estensione lavorativa da parte dell'assicurato

(VSI 2000 pag. 155 consid. 2c)."

Anche in un'altra sentenza I 702/03 del 28 maggio 2004, il TFA ha evidenziato che:

"

5.2 In una recente

sentenza, questa Corte ha avuto modo di precisare che una tale inesigibilità

presuppone in ogni caso la presenza manifesta di una comorbidità psichiatrica

di notevole gravità, intensità e durata oppure la presenza costante e intensa

di altri criteri qualificati quali (1) l'esistenza di concomitanti affezioni

organiche croniche accompagnate da un decorso patologico pluriennale con sintomi

stabili o in evoluzione senza remissione duratura, (2) la perdita d'integrazione

sociale in tutti gli ambiti della vita, (3) uno stato psichico consolidato,

senza possibilità di evoluzione sul piano terapeutico, ad indicare allo stesso

tempo l'insuccesso e la liberazione dal processo risolutivo del conflitto

psichico (profitto primario tratto dalla malattia; "primärer

Krankheitsgewinn") oppure (4) l'insuccesso di trattamenti ambulatoriali o

stazionari conformi alle regole dell'arte nonché di provvedimenti riabilitativi

a dispetto degli sforzi profusi dalla persona assicurata (sentenza citata del

12 marzo 2004 in re N., consid. 2.2.3 e sentenza del 21 aprile 2004 in re P., I 870/02, consid. 3.3.2; VSI 2000 pag. 155 consid. 2c; Ulrich

Meyer-Blaser, Der Rechtsbegriff der Arbeitsunfähigkeit und seine Bedeutung in

der Sozialversicherung, namentlich für den Einkommensvergleich in der

Invaliditätsbemessung, in: René Schaffhauser/Franz Schlauri [editori], Schmerz

und Arbeitsunfähigkeit, San Gallo 2003, pag. 76 segg. e 80 segg.)."

In

una sentenza I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto, se le

limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei

sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a

prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una

notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi;

l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza

in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i

lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito;

l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante

il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v. Kopp/Willi/Klipstein, Im

Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:

Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434, con riferimento ad uno

studio approfondito di Winchkler e Foerster).

A proposito dell'esame dei

criteri fissati dalla giurisprudenza, in una sentenza 9C_111/2008 del 27

gennaio 2009 l'Alta Corte in un caso concreto si è così espressa:

" (...)

3.

3.1 En premier lieu, la juridiction cantonale de

recours a constaté l'absence de comorbidité psychiatrique au trouble

somatoforme douloureux. Le recourant ne remet pas en cause cette constatation

de fait, qui lie dès lors le Tribunal fédéral (art. 105 al. 1 LTF).

3.2 Le Tribunal cantonal a porté ensuite son examen

sur les quatre autres critères que la jurisprudence a posés. Il a constaté que

deux de ces critères sont réalisés chez le recourant: d'une part, l'existence

d'affections corporelles chroniques ou d'un processus maladif s'étendant sur

plusieurs années sans rémission durable; d'autre part, la présence d'un état

psychique cristallisé sans évolution possible au plan thérapeutique, marquant

simultanément l'échec et la libération du processus de résolution du conflit

psychique (profit primaire tiré de la maladie). En revanche, il a constaté que

les deux autres critères font défaut, savoir la perte d'intégration sociale

dans toutes les manifestations de la vie, ainsi que l'échec de traitements

thérapeutiques ambulatoires ou stationnaires conformes aux règles de l'art et

de mesures de réhabilitation, cela en dépit de la motivation et des efforts de

la personne assurée pour surmonter les effets des troubles somatoformes

douloureux. La juridiction cantonale a admis que le recourant ne présente pas

de cumul des critères dégagés par la jurisprudence, cela avec une certaine

intensité et constance, ce qui l'a conduite à nier l'existence d'un trouble

somatoforme douloureux ayant une répercussion sur la capacité de travail.

Le recourant invoque une constatation des faits

manifestement inexacte et incomplète, en reprochant aux juges cantonaux de les

avoir établis en contradiction flagrante avec les rapports médicaux versés au

dossier, plus particulièrement celui de l'Hôpital X.________ du 17 juillet

2007. Toutefois, le recourant n'établit pas que les constatations de fait du

tribunal cantonal seraient manifestement erronées. Non seulement il ne démontre

pas que cette autorité aurait constaté à tort que la perte de l'intégration

sociale, deuxième critère, se serait étendue à toutes les manifestations de la

vie, dès lors qu'il reconnaît conserver quelques contacts avec d'anciens

collègues, mais il n'aborde pas le quatrième critère relatif à l'échec des

traitements thérapeutiques, dont les premiers juges ont pourtant nié

l'existence.

En ce qui concerne l'appréciation globale de

l'effort de volonté que le recourant pourrait fournir afin de surmonter ses

douleurs, l'intéressé reste assez superficiel. Les moyens invoqués dans le

recours ne sauraient conduire la Cour de céans à substituer sur ce point

l'appréciation du recourant à celle des premiers juges, d'autant que ces

derniers ont nié un caractère invalidant aux douleurs en rappelant que seuls

deux critères parmi les quatre précités ont pu être retenus. A cet égard, la

reconnaissance du premier des quatre critères par le tribunal cantonal ne

convainc pas, car la seule présence d'un symptôme induisant un trouble

somatoforme douloureux (singulièrement un syndrome fibromyalgique, dont le

docteur G.________, spécialiste en rhumatologie et en médecine interne, a fait

état dans un rapport du 14 juillet 2005), ne permet pas encore d'admettre

l'existence d'une affection corporelle chronique ou d'un processus maladif. Il

en va de même du critère du profit primaire tiré de la maladie que les premiers

juges ont aussi retenu, car celui-ci suppose un contexte psychodynamique qui

n'est pas réalisé. On ajoutera qu'à la lecture du rapport psychiatrique du 21

juin 2006 dont l'office intimé disposait, la solution retenue dans la décision

du 19 février 2007 se concilie avec les principes jurisprudentiels applicables

en matière de troubles somatoformes douloureux. Quant à l'incidence du second

rapport de l'Hôpital X.________ du 17 juillet 2007 sur l'issue du litige,

l'opinion des premiers juges est pertinente et il peut y être renvoyé."

La nostra Massima Istanza, in una sentenza I 873/05 del 19 maggio 2006, si è confermata nella

propria giurisprudenza e l'ha estesa anche al caso della fibromialgia,

rilevando:

" (…)

Ora, il Tribunale federale delle assicurazioni, in una recente

sentenza 8 febbraio 2006 in re S. (I 336/04), destinata alla pubblicazione

nella raccolta ufficiale (ndr.: pubblicata in DTF 132 V 65), ha stabilito che

non vi è motivo per l'amministrazione e il giudice di rimettere in discussione

la diagnosi di fibromialgia quand'anche essa sia tema di controversie negli

ambienti medici. Ha poi precisato che la fibromialgia presenta numerose

similitudini con i disturbi da dolore somatoforme, per cui si giustifica, dal

profilo giuridico, e allo stato attuale delle conoscenze, di applicare per

analogia i principi sviluppati dalla giurisprudenza in materia di disturbi da

dolore somatoforme qualora si tratti di valutare il carattere invalidante di

una fibromialgia.

Ciò significa che anche in presenza di fibromialgia si deve

presumere che tale affezione o gli effetti della stessa possano essere

sormontati facendo gli sforzi personali ragionevolmente esigibili (cfr. DTF 131

V 50 (recte: 49)). Come in tema di disturbi da dolore somatoforme si deve

comunque prendere in considerazione la possibile sussistenza di determinati

fattori che, per la loro intensità e costanza, rendono la persona incapace di

fare simili sforzi. I criteri suscettibili di giustificare una prognosi

negativa sono i seguenti: la presenza di una componente psichiatrica importante

per la sua gravità, la sua intensità e la sua durata, il perdurare di un

processo morboso per più anni senza remissione durevole, l'esistenza di turbe

croniche, il verificarsi di una perdita di integrazione sociale in tutte le

manifestazioni della vita e la constatazione dell'insuccesso delle cure

ambulatorie o stazionarie praticate secondo le regole dell'arte, questo

nonostante l'attitudine cooperativa della persona assicurata. In presenza di

una componente psichiatrica, si deve tener conto dell'esistenza di uno stato

psichico cristallizzato risultante da un processo difettoso di risoluzione di

un conflitto conferente comunque un sollievo dal profilo psichico (profitto

tratto dalla malattia, fuga nella malattia). Infine, sempre come nel caso di

disturbi da dolore somatoforme si deve concludere per l'assenza di un danno

alla salute giustificante il diritto a prestazioni qualora le limitazioni

legate all'esercizio di un'attività risultino da un’esagerazione dei sintomi.

(…)” (STFA I 873/05 del 19 maggio 2006)

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007, il Tribunale federale ha ribadito che “(…)

il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in particolare la

diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti

da un sistema di classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V

396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I

621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

2.4. Nel caso in

esame, con lo scopo di accertare in maniera approfondita lo stato di salute

dell’assicurata, l’Ufficio AI ha affidato al SAM il mandato di esperire una

perizia pluridisciplinare. In tale ambito i medici del SAM hanno valutato la

patologia psichiatrica (Dr. __________), quella reumatologica (Dr. __________)

e quella neurologica (Dr. __________).

Il Dr. __________,

spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nella perizia del 17 luglio 2009, dopo

aver riassunto l’anamnesi della paziente e descritto l’esame psichico, ha così

concluso la valutazione:

"

(…)

CONCLUSIONI

Già alla fine degli anni '90 l'A. era stata seguita a livello specialistico per una reazione depressiva nell'ambito di una

situazione di conflitto coniugale che successivamente sarebbe sfociata in una

separazione legale dal marito. Dal lato psicologico l'A. è una donna emotiva,

sensibile e particolarmente vulnerabile dal lato affettivo. La travagliata

storia matrimoniale sembra aver lasciato delle profonde cicatrici emotive nella

sua delicata struttura di personalità. L'incontro con una persona che le voleva

bene e verso la quale aveva instaurato un buon legame di appartenenza sembrava

aver inaugurato una nuova fase più positiva della sua vita. Purtroppo la morte

del compagno infrangendo il suo sogno di amore ha riportato a galla dei

sentimenti depressivi che parevano essersi sopiti definitivamente.

DIAGNOSI

Sindrome ansioso-depressiva (ICD1O-F41.2)

Struttura emotiva fragile di personalità

Tendenza alla somatizzazione

CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ LAVORATIVA

Nelle condizioni attuali ritengo che sia

constatabile una incapacità lavorativa psichiatrica che si aggira sul 30%.

Questa percentuale può migliorare nel tempo nel caso di risposta positiva al

trattamento proposto.

EVOLUZIONE DELLO STATO DI SALUTE

Lo stato psicoaffettivo dell'A. è peggiorato dopo

la morte del compagno con il quale aveva instaurato una relazione che presagiva

un cambiamento positivo della sua vita. Si è venuta a creare una recrudescenza

ansioso-depressiva.

FATTORI CHE RIDUCONO LA CAPACITÀ LAVORATIVA

Ritengo che la sindrome ansioso-depressiva in una

certa misura incida sulla capacità di gestione e sulla resistenza dell'A.

POSSIBILITÀ DI MIGLIORARE LA CAPACITÀ

LAVORATIVA

È importante che l'A. prenda in considerazione

oltre ad essere seguita a livello psicologico anche la proposta di un

trattamento psicofarmacologico antidepressivo adatto al suo caso. Ritengo che

con un trattamento integrato lo stato di salute possa migliorare e

conseguentemente anche il suo grado di capacità lavorativa.

INDICAZIONI CIRCA L'EFFETTUAZIONE DI

PROVVEDIMENTI DI INTEGRAZIONE PROFESSIONALE

Non ritengo che in questo caso siano da prendere

in considerazione provvedimenti di integrazione professionale.

POSSIBILITÀ DI SVOLGERE ALTRE ATTIVITÀ

Come casalinga ritengo che l'A. sia abile all'80%

limitatamente alla parte psichiatrica." (doc. AI 25/21-22)

Il Dr. __________, spec. FMH in reumatologia, nella perizia del

4 maggio 2009, dopo aver esposto l’anamnesi della paziente (rinviando in parte

agli atti redatti dalla Dr.ssa __________), i dati soggettivi e quelli

oggettivi ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

"

(…)

4. Diagnosi reumatologiche:

4.1 Diagnosi reumatologiche con ripercussione sulla capacità

lavorativa:

Sindrome fibromialgica generalizzata

Sbilancio e decondizionamento muscolare

4.2 Diagnosi reumatologiche senza

ripercussione sulla capacità lavorativa:

Disturbi statici del rachide (ipercifosi della

dorsale alta con protrazione del capo, scoliosi toracolombare)

Minime alterazioni degenerative al rachide

lombare

5. Valutazione e prognosi:

La signora RI 1, nata il 14.8.1954, Via __________,

soffre di dolori al rachide dal 1972 ed è stata in cura nel 2003 per dolori

lombosciatalgici a destra; nel maggio 2007 il reumatologo curante parlava di

dolori cronici mai sistematizzati senza sufficiente correlato oggettivo; ora i

dolori vengono lamentati continui panvertebrali irradianti dalla colonna

cervicale lungo i muscoli trapezi nelle braccia dalle due parti tendenzialmente

a traiettoria esterna fino nelle mani, coinvolgenti anche la parte volare degli

avambracci, dalla colonna lombare a traiettoria dorsale nelle gambe dalle due

parti fino a raggiungere i talloni, tante volte anche le piante dei piedi

bilaterali con prevalenza destra, dolori brucianti prevalentemente diurni, in

aumento in posizioni statiche. All'esame clinico troviamo 15 su 18 punti

fibromialgici positivi ripartiti simmetricamente alla parte superiore ed

inferiore del corpo, che, come tali, definiscono la diagnosi di sindrome

fibromialgica generalizzata, che spiega il tipo di dolore, ubiquitario, poco

modulabile, riferito dalla paziente. La colonna vertebrale presenta disturbi

statici con ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo: mentre la

colonna cervicale risulta soltanto minimamente limitata ai movimenti in,

radiografia della colonna cervicale del 20.4.2009 strutturalmente normale, la

colonna dorsale appare altamente ridotta alla flessione-estensione; la colonna

lombare si presenta moderatamente limitata alla flessione-estensione, altamente

ridotta alle lateroflessioni bilaterali in, alla radiografia della colonna

lombare a/p e laterale del 20.4.2009, scoliosi sinistro convessa ma anche

iniziali alterazioni degenerative ai segmenti lombari caudali, come usualmente

vengono ritrovati in pazienti di questa classe di età. I disturbi statici

descritti, le minime alterazioni degenerative al rachide lombare, non sono in

gran parte in grado di spiegare la sintomatologia algica generalizzata

lamentata dall'assicurata inerente al reumatismo delle parti molli, descritto

prima.

Sulla base degli atti, dell'anamnesi richiesta,

dell'esame clinico, possiamo dunque porre le diagnosi di sindrome fibromialgica

generalizzata, sbilancio e decondizionamento muscolare, disturbi statici del

rachide (ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo, scoliosi

toracolombare), minime alterazioni degenerative al rachide lombare.

Sul piano terapeutico, propongo un

ricondizionamento progressivo della muscolatura, onde aumentare la resistenza

agli sforzi fisici.

Per quanto riguarda la capacità funzionale e di

carico residua, l'assicurata può molto spesso sollevare e portare pesi fino a 5 kg fino all'altezza dei fianchi, molto spesso tra 5-10 kg fino all'altezza dei fianchi, talvolta

tra 10-25 kg fino all'altezza dei fianchi, talvolta tra 25-45 kg fino all'altezza dei fianchi, di rado oltre 45 kg fino all'altezza dei fianchi; l'assicurata può

spesso sollevare pesi fino a 5 kg sopra l'altezza del petto, spesso pesi

oltrepassanti i 5 kg sopra l'altezza del petto. L'assicurata può molto spesso

maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media

entità, talvolta attrezzi pesanti, talvolta maneggiare attrezzi molto pesanti.

La rotazione manuale è normale. L'assicurata può spesso effettuare lavori al di

sopra della testa, spesso effettuare la rotazione del tronco, molto spesso

assumere la posizione seduta ed inclinata in avanti, spesso la posizione in

piedi ed inclinata in avanti, molto spesso assumere la posizione inginocchiata,

molto spesso effettuare la flessione delle ginocchia. L'assicurata può assumere

spesso la posizione seduta di lunga durata, spesso la posizione in piedi di

lunga durata. L'assicurata può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50 metri, molto spesso camminare per lunghi tragitti, come pure molto

spesso camminare su terreno accidentato, può molto spesso salire le scale,

spesso salire su scale a pioli.

In un lavoro adatto allo stato di salute, giudico

l'assicurata abile al lavoro nella misura del 100 % con un rendimento massimo

del 100 % a decorrere dal 15.1.2007, allorché, dopo un periodo d'inabilità

lavorativa completa prolungata in qualità di cassiera-venditrice, riprendeva il

lavoro al 50 %.

In qualità di cassiera-venditrice, giudico

l'assicurata, a decorrere dal 15.1.2007, abile al lavoro sull'arco di una

giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del rendimento del 20 %,

altrettanto dicasi per l'ultimo lavoro praticato a partire dall' 1.2.2009 come

ausiliaria servizio pasti.

Anche dopo un intenso ricondizionamento della

muscolatura come proposto sopra, il rendimento lavorativo, nelle ultime

attività esercitate, non sarà probabilmente incrementabile, vista la sindrome

fibromialgica presente.

Ringraziando per la fiducia accordatami, la

saluto molto cordialmente." (doc. AI 25/26-28)

Il Dr. __________,

spec. FMH in neurologia, nel referto del 20 maggio 2009 ha così risposto alle domande dell’Ufficio AI:

"

(…)

Posso così rispondere alle vostre domande secondo

il questionario base:

1. Diagnosi dal suo punto di vista

specialistico.

· Sindrome dolorosa diffusa agli arti superiori e inferiori non

spiegata da patologia neurologica.

· Lieve sindrome del tunnel tarpale a destra e minima a sinistra.

· Probabile

lieve sindrome delle gambe irrequiete.

Considerandi

2.

Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa nell'attività da ultimo

svolta dall'assicurata/a (precisare se possibile le ore al giorno o la

riduzione del rendimento sul lavoro).

Dal punto di vista

neurologico non vi è diminuzione della capacità lavorativa.

3.

Descrivere l'evoluzione dello stato di salute

dell'assicurato/a dal suo punto di vista specialistico riguardo alle

problematiche segnalate agli atti e la prognosi

a medio-lungo termine.

Vedi anamnesi.

4.

Come si giustifica la diminuzione della capacità lavorativa?

Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

Non vi è diminuzione

della capacità lavorativa dal punto di vista neurologico.

5.

Possibilità terapeutiche per migliorare la capacità

lavorativa dell'A.? Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla capacità

lavorativa?

Nessuna proposta terapeutica dal punto

di vista neurologico.

6.

Ritiene possibile effettuare provvedimenti d'integrazione

professionale presso quest'A.? Descrivere le risorse di cui l'assicurato/a

ancora dispone.

Sì, senza limitazioni dal punto di vista neurologico.

7.

Ritiene che l'assicurato/a sia in grado di svolgere altre

attività? Se si, descrivere i limiti funzionali e la capacità lavorativa in

tale attività adatta (ore/die o riduzione del rendimento).

Sì, senza limitazioni dal punto di vista

neurologico.

8.

Per assicurati di sesso femminile: in che misura l'A. può

svolgere l'attività di casalinga (descrivere i limiti funzionali).

In misura completa." (Doc. AI 25/30-31)

Globalmente,

quindi, nel rapporto peritale del 24 luglio 2009 i medici del SAM, sulla base

delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali della

ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la diagnosi con

influenza sulla capacità lavorativa di “Sindrome ansioso-depressiva

(ICD10: F41.2) su/con: - struttura emotiva fragile di personalità;

-

tendenza alla somatizzazione. Sindrome fibromialgica generalizzata. Sbilancio e

decondizionamento muscolare” (doc. AI 25-11).

Quale

diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa è stata invece posta

quella di “Disturbi statici del rachide (ipercifosi della colonna dorsale

alta con protrazione del capo, scoliosi toraco-lombare sin.-convessa). Minime

alterazioni degenerative al rachide lombare. Lieve sindrome del tunnel carpale

a ds e minima a sin. Probabile lieve sindrome delle gambe irrequiete.

Ipercolesterolemia” (doc. AI 25-11/12).

Quanto

alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno

ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella misura del 70% nell’attività da

ultimo svolta di cassiera-venditrice e come ausiliaria del servizio pasti a

domicilio. Anche in un’attività lavorativa adeguata la capacità lavorativa non

può superare il 70% dal 15 gennaio 2007 (doc. AI 25-16).

2.5

Quanto alla

valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi

importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si

fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal

paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),

che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del

perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto

medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,

ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125.

V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die

Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997

pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a

ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998

IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna

1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001.

pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR

2000.

UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti

allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere

riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere

concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,

infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro

attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto

di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio

l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari

circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti

circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie

fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001.

pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto

2006.

concernente un caso di assicurazione

per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio

delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione

per l'invalidità, sottolineando

che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per

principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione

l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel. (…)"

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato

quanto segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante

des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au

regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur

reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au

vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat

thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les

références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause

une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de

nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont

une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins

traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans

le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en

cause les conclusions de l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi

sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli

si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve esprimersi

sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.6

Nella

concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute

della ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione

della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica

agli atti, questo TCA non può confermare l’operato dell’amministrazione, in

quanto la problematica psichiatrica non è stata chiarita in modo soddisfacente.

2.6.1

Per quanto riguarda la patologia

neurologica, l’assicurata è stata sottoposta ad un

accurato esame da parte del Dr__________, spec. FMH in neurologia, il quale nel

referto del 20 maggio 2009 ha diagnosticato una “Sindrome

dolorosa diffusa agli arti superiori e inferiori non spiegata da patologia

neurologica. Lieve sindrome del tunnel carpale a destra e minima a sinistra.

Probabile lieve sindrome delle gambe irrequiete” (doc. AI 25-30).

Dal punto

di vista neurologico, secondo lo specialista, non vi è diminuzione della

capacità lavorativa (doc. AI 25-31).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale

valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati

medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in

grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

2.6.2

Per quanto riguarda la patologia reumatologica, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame nell’ambito

della perizia SAM, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec.

FMH in reumatologia, che nel referto del 4 maggio 2009 ha posto la diagnosi con ripercussione sulla capacità lavorativa di “Sindrome fibromialgica

generalizzata. Sbilancio e decondizionamento muscolare”, mentre senza

ripercussione sulla capacità lavorativa quella di “Disturbi statici del

rachide (ipercifosi della dorsale alta con protrazione del capo, scoliosi

toracolombare). Minime alterazioni degenerative al rachide lombare” (doc.

AI 25-26).

Nella

precendente attività di cassiera-venditrice l'assicurata è ritenuta abile al

lavoro sull'arco di una giornata lavorativa normale, ma con una diminuzione del

rendimento del 20% dal 15.1.2007. Medesima percentuale di inabilità anche per

quanto riguarda l’attività di ausiliaria del servizio pasti, a far tempo dal

1.2.2009

In

un’attività adeguata l’assicurata è ritenuta abile al lavoro nella misura del

100%, con un rendimento massimo del 100%, a decorrere dal 15.1.2007.

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale valutazione

peritale, che non è del resto stata smentita da certificati

medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in

grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessata.

Tale non può essere la perizia del 20 novembre

2007, svolta per conto dell’assicuratore malattia __________ dal Dr. __________,

spec. FMH in medicina interna, dunque medico non specialista in reumatologia e antecedente

di un anno e mezzo alla perizia SAM. Il perito dell’__________ ha posto una

diagnosi e una valutazione della capacità lavorativa sostanzialmente

sovrapponibili a quelle del Dr. __________, laddove ha indicato una “Sindrome

somatoforme da dolore persistente con possibile componente fibromialgica.

Sindrome lombo-spondilogena cronica, senza sintomi neurologici. Sindrome del

tunnel carpale bilaterale a predominanza sx, attualmente oligosintomatica.

Sindrome ansioso-depressiva in remissione” (doc. Lamal 8-3).

Per quanto riguarda la capacità lavorativa

residua il Dr. __________ aveva indicato che nella precedente attività

l’assicurata è inabile al 50% a titolo definitivo, mentre in attività adeguata

“sarebbe abile al lavoro da subito con rendimento non inferiore al 75%, con

possibilità di raggiungere il rendimento completo in tempi brevi, in

un’attività particolarmente favorevole” (doc. LaMal 8-3).

La valutazione del Dr. __________, seppur

divergente unicamente per quanto riguarda la valutazione della capacità

lavorativa dell’insorgente, non apporta nuovi elementi oggettivi ignorati dal

medico del SAM e va quindi intesa nel senso di una diversa valutazione delle

conseguenze che la patologia dell’interessata ha sulla sua capacità di lavoro.

2.6.3

Per quanto riguarda la patologia psichiatrica, l’assicurata è stata sottoposta ad un accurato esame nell’ambito

della perizia SAM, grazie al consulto specialistico del Dr. __________, spec.

FMH in psichiatria e psicoterapia, che nel referto del 17 luglio 2009 ha diagnosticato una “Sindrome ansioso-depressiva (ICD10-F41.2). Struttura emotiva fragile di

personalità. Tendenza alla somatizzazione” (doc. AI 25-21).

Il Dr. __________ ha quindi valutato l’assicurata

inabile al lavoro nella misura del 30% (doc. AI 25-21).

Il legale dell’assicurata, in sede di

osservazioni al progetto di decisione del 14 aprile 2010, ha prodotto il referto dell’11 maggio 2010 del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale

ha diagnosticato una “Sindrome depressiva ricorrente attuale episodio di gravità media

(ICD-10 F31.1). Una sindrome somatoforme persistente (ICD-10 F45.4). Disturbo

di personalità dipendente (ICD-10 F60.7)”.

Il disagio

psichico descritto giustifica – a mente dello specialista – un’inabilità

lavorativa al minimo del 50% (doc. AI 38-15).

In sede ricorsuale l’insorgente ha prodotto un

nuovo referto del Dr. __________ datato 5 agosto 2010, nel quale il medico

curante ha ripreso la diagnosi già indicata nel rapporto dell’11 maggio 2010 e

precisato che la paziente “presenta tuttora vari sintomi e disturbi che

causano un’inabilità lavorativa, puramente dal punto di vista psichiatrico,

nella misura del 60%-70%” (doc. E).

Il Dr. __________ ha quindi indicato che “la

paziente malgrado una psicofarmaco terapia e colloqui di sostegno, presenta

tuttora degli importanti sintomi classici di questa depressione; umore

depressivo, ansia generalizzata, diminuzione dello slancio vitale, perdita di

sicurezza e di autostima, disturbi del sonno, riduzione della concentrazione,

ecc.. Sicuramente, tutta una serie di situazioni famigliari (essa ancora soffre

della problematica del divorzio ed una serie di problemi economici e mancanza

di comprensione da parte dell’ex marito) e varie altre difficoltà che

peggiorano una situazione già precaria.

Essa, a volte presenta anche delle idee

suicidali che sono preoccupanti e sono assolutamente da prendere in

considerazione e da parte sua, sta facendo un grande sforzo per lavorare al

20%-30%, svolgendo un’attività di tipo servizio domiciliare, come già

accennato, con molta fatica.

Negli ultimi mesi la situazione è peggiorata,

sta attraversando un periodo critico ed è assolutamente giustificata la sua

inabilità lavorativa nella misura del 60%-70%, con una prognosi a breve-medio

termine incerta” (doc. E).

Nell’ulteriore scritto del 13 settembre 2010

(doc. S) il Dr. __________ ha preso posizione sulle osservazioni dei medici del

SMR, Dr. __________ e Dr.ssa __________, i quali in data 27 agosto 2010 avevano

evidenziato il cambiamento di diagnosi del medico curante nei referti dell’11

maggio e 5 agosto 2010 rispetto a quanto indicato nel rapporto del 19 giugno

2008.

Inoltre, secondo i medici del SMR il Dr. __________ non avrebbe descritto

in quale modo il peggioramento della patologia psichiatrica avrebbe influenzato

la capacità lavorativa a fronte di una terapia rimasta invariata (doc. IVbis)

Il Dr. __________ ha, da parte sua, rammentato

come le diagnosi in ambito psichiatrico possano mutare nel tempo e con

l’evoluzione - come in questo caso - negativa della patologia. Egli ha quindi

confermato la diagnosi di “Sindrome depressiva ricorrente ed una sindrome somatoforme persistente”,

oltre che un “Disturbo di personalità dipendente

(ICD-10 F60.7)”

(doc. S).

L’11 febbraio 2011 questa Corte ha interpellato

il Servizio Accertamento Medico (SAM) di Bellinzona, riprendendo le conclusioni

del perito Dr. __________ e confrontandole con il referto dell’11 maggio 2010

del Dr. __________.

Il TCA ha quindi posto ai periti le seguenti

domande:

"

(…)

Nella valutazione psichiatrica SAM del 17 luglio

2009.

il Dr. __________ spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, ha posto la

diagnosi di “Sindrome ansioso-depressiva (ICD10-F41.2). Struttura emotiva

fragile di personalità. Tendenza alla somatizzazione” e indicato

un’inabilità lavorativa psichiatrica del 30%, migliorabile nel tempo nel caso

di risposta positiva al trattamento proposto (doc. AI 25-21).

L’assicurata, da parte sua, ha prodotto il

referto dell’11 maggio 2010 del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale

ha diagnosticato una “Sindrome depressiva ricorrente attuale episodio di gravità media

(ICD-10 F31.1). Una sindrome somatoforme persistente (ICD-10 F45.4). Disturbo

di personalità dipendente (ICD-10 F60.7)”. Il disagio psichico descritto giustifica – a

mente dello specialista – un’inabilità lavorativa al minimo del 50% (doc. AI

38-15), poi aumentata al 60-70% nel successivo referto del 5 agosto 2010, dove

il Dr. __________ ha evidenziato un peggioramento del quadro psichiatrico negli

ultimi mesi (doc. E).

1.

Alla luce di tali refertazioni vi invitiamo a sottoporre la diagnosi

e la valutazione della capacità lavorativa indicate dal medico curante, Dr. __________,

al vaglio del Dr. __________ per una sua presa di posizione. In particolare,

voglia il perito indicare se mantiene e conferma la propria valutazione peritale

del 17 luglio 2009.

2.

In esito a tale complemento istruttorio vi invitiamo ad effettuare

una valutazione globale, debitamente motivata, in particolare indicando

se i gradi d’inabilità lavorativa delle differenti patologie possono essere

cumulati oppure se si sovrappongono (totalmente o almeno parzialmente). Tale

aspetto infatti non risulta sufficientemente chiarito nel rapporto del 24

luglio 2009” (doc. XII)

Il 28 febbraio 2011 i periti del SAM Dr. __________

e Dr.ssa __________, hanno risposto allo scritto del TCA allegando la presa di

posizione del Dr. __________ datata 23 febbraio 2011, qui riprodotta:

"

(…)

ho esaminato la documentazione acclusa alla Sua

lettera del 15.02.2011 e rivisto il consulto psichiatrico da me redatto in data

17.07.2009

mettendo a confronto i dati clinici ivi contenuti con quelli esposti

dal collega psichiatra Dr. __________ nei rapporti medici da lui redatti in

data 11.05.2010 e 05.08.2010. Alla luce di tali refertazioni emergono delle

differenze notevoli per quel che concerne sia la entità dei disturbi dell’A.sia

la classificazione nosografica sia la valutazione della incapacità lavorativa

psichiatrica. Tenuto conto degli elementi a mia disposizione ritengo che le

differenze riscontrate non siano presumibilmente riconducibili ad una diversa

interpretazione dei medesimi sintomi quanto piuttosto di una evoluzione in

senso peggiorativo della malattia dell’A. Ritengo perciò indicata una

valutazione specialistica del caso.

Riguardo alla mia valutazione peritale del

17.07.2009

posso confermare quanto affermato” (doc. XIII1).

Il Dr. __________ e la Dr.ssa __________, da

parte loro, nell’allegata lettera del 28 febbraio 2011 hanno aggiunto che la

nuova documentazione psichiatrica è datata oltre un anno dopo la valutazione

peritale del Dr. __________

Quindi i periti del SAM hanno concluso la

risposta indicando che i gradi d’inabilità lavorativa della patologia

psichiatrica e reumatologica si sovrappongono totalmente “in quanto la

sindrome fibromialgica generalizzata è da interpretare nell’ambito della

tendenza alla somatizzazione. Lo sbilancio e il decondizionamento muscolare

sono da interpretare come conseguenza della sindrome fibromialgica

generalizzata”(doc. XIII+1).

L’Ufficio

AI, nelle osservazioni del 10 marzo 2011, ha mantenuto la propria posizione ritenendo il peggioramento indicato dal Dr. __________ nel rapporto del 5 agosto

2010.

posteriore alla decisione impugnata e dunque da prendere in considerazione

alla stregua di una nuova decisione e proponendo solo in via subordinata il

rinvio degli atti (doc. XVII+bis).

Per

costante giurisprudenza, il giudice delle assicurazioni sociali valuta la

legalità della decisione deferitagli sulla base della situazione di fatto

esistente al momento in cui essa venne emanata – in concreto il 15 giugno 2010 – quando si ritenga che

fatti verificatisi ulteriormente possono imporsi quali elementi di accertamento

retrospettivo della situazione anteriore alla decisione resa (SVR 2003 IV n. 25

consid. 1.2; DTF 130 V 140 e 129 V 4 consid. 1.2, 127 V 467 consid. 1, 121 V

366.

consid. 1b).

Per quanto concerne il referto del Dr. __________ dell’11 maggio 2010, esso è antecedente

alla decisione impugnata. Il medico ha posto una diagnosi differente rispetto

al breve certificato del 18 marzo 2010 (cfr. doc. AI 38-15; 38-17). Tuttavia, lo

psichiatra nello scritto del 13 marzo 2010 ha giustificato le ragioni della differente diagnosi con l’evoluzione negativa della patologia (doc. S).

Va

precisato inoltre che per quanto riguarda la capacità lavorativa residua il Dr.

__________ aveva valutato l’assicurata abile “al minimo” al 50% e

nel referto del 5 agosto 2010 egli ha poi precisato una percentuale del 60-70%

(doc. E).

Secondo

questa Corte il referto del 5 agosto 2010 anche se posteriore di alcune

settimane va comunque preso in considerazione, dato che il medico fa, in

primis, riferimento allo scritto dell’11 maggio 2010 precisandolo e,

secondariamente, nella propria valutazione indica un peggioramento “negli

ultimi mesi”. Ciò che non permette di ammettere con sufficiente tranquillità,

visto il breve lasso temporale, che questo peggioramento sia posteriore alla

decisione impugnata come sostenuto invece dall’amministrazione.

Infine,

lo stesso Dr. __________ nella risposta del 23 febbraio 2011, pur

confermando la propria valutazione del 17 luglio 2009 ha ritenuto che “le differenze riscontrate non siano presumibilmente riconducibili ad una

diversa interpretazione dei medesimi sintomi quanto piuttosto di una evoluzione

in senso peggiorativo della malattia” e considerato indicata una nuova

valutazione specialistica del caso (doc. XIII1).

Alla luce

di quanto sopra il TCA ritiene che non è possibile, senza procedere ad

ulteriori accertamenti, concludere con sufficiente tranquillità che lo stato

valetudinario dell’assicurata giustifichi un’abilità lavorativa del 70% sia nella

precedente attività che in attività adeguate.

2.7

Secondo la

giurisprudenza federale, il giudice cantonale che considera che i fatti non

sono stati sufficientemente chiariti ha, di principio, la scelta fra due

soluzioni: o rinviare la causa all'assicuratore per un complemento istruttorio

o procedere personalmente a tale complemento.

Un rinvio

all'assicuratore non viola né il principio della semplicità e della rapidità

della procedura né il principio inquisitorio.

In una

sentenza pubblicata in RAMI 1993 U 170, p. 136ss., il TFA ha comunque stabilito

che un simile rinvio può costituire un diniego di giustizia, in particolare

quando una semplice perizia giudiziaria o una misura di istruzione puntuale

basterebbe a chiarire un fatto.

Tale

giurisprudenza è stata criticata dalla dottrina.

In

particolare, da G. Aubert, nella nota pubblicata in SJ 1993,

p. 560.

L'autore

ha centrato la sua critica sull’art. 47 LAINF che pone il principio secondo cui

è compito dell'assicuratore accertare d'ufficio i fatti, se necessario

disponendo delle perizie mediche (Ghélew, Ramelet, Ritter, op. cit., p. 176).

Il

risultato della giurisprudenza citata è - secondo l'autore - quello di

ribaltare tale onere sui tribunali e, visto il principio della gratuità della

procedura, di porre a carico dello Stato - a meno che una parte abbia agito

temerariamente o per leggerezza - costi che, invece, incombono agli

assicuratori.

Nemmeno

l'argomento fondato sulla rapidità della procedura convince G. Aubert: da una

parte, non occorre più tempo all'assicuratore che al giudice per ordinare una

perizia e, d'altra parte, la stessa giurisprudenza federale rischia di

diventare fonte di ritardi poiché, grazie ad essa, l'assicuratore può essere

tentato di rifiutare di ordinare delle perizie lasciando tale onere ai

Tribunali (e, quindi, allo Stato).

Lo

scrivente TCA non può che condividere tali critiche.

In una

sentenza del 17 novembre 2000 nella causa C., C 206/00, pubblicata in DLA 2001,

p. 196s., la nostra Corte federale ha ricordato - facendo riferimento ad una

sua pronunzia apparsa in RAMI 1986 K 665, p. 87 - che il rinvio

all'amministrazione appare generalmente giustificato se essa ha constatato i

fatti in maniera sommaria, ritenendo che, in caso di ricorso, il tribunale li

avrebbe comunque puntualmente accertati.

Nella

concreta evenienza, ci troviamo di fronte a un accertamento dei fatti che, come

detto, si rivela lacunoso.

La

decisione impugnata va quindi annullata e l'incarto retrocesso all'Ufficio AI,

affinché metta in atto un ulteriore approfondimento a livello psichiatrico,

inteso a delucidare sia l’aspetto diagnostico, sia le ripercussioni dei

disturbi sulla capacità lavorativa dell’assicurata.

Quindi,

in esito a tale complemento istruttorio, l’amministrazione effettuerà una valutazione

globale delle diverse patologie di cui soffre l’assicurata (psichiatrica,

reumatologica e neurologica), debitamente motivata, e si pronuncerà nuovamente

sul diritto alla rendita.

2.8

In data 16

agosto 2010 l’assicurata ha chiesto di essere posta al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio (I).

Visto l'esito favorevole del ricorso, l'assicurata,

patrocinato da un legale, ha diritto al versamento da parte dell’Ufficio AI di

fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili.

La

costante giurisprudenza federale ha stabilito che l’assegnazione di ripetibili

rende priva d'oggetto l'istanza di assistenza giudiziaria con gratuito

patrocinio (DTF 124 V 309 consid. 6, STFA del 9 aprile

2003.

nella causa C., U 164/02 e STFA

del 18 agosto 1999 nella causa E.T.).

2.9

Secondo

l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di

controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi

al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle

spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di

procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009

del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico

dell’Ufficio AI.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è accolto ai sensi dei considerandi.

§

La decisione del 15 giugno 2010 è annullata.

§§ Gli

atti sono rinviati all’amministrazione affinché proceda come indicato al

considerando 2.7..

2. Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico

dell’Ufficio AI.

L’Ufficio

AI dovrà inoltre versare all’assicurata fr. 1’800.-- a titolo di ripetibili

(IVA inclusa), ciò che rende priva di oggetto la domanda di assistenza

giudiziaria del 16 agosto 2010.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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