32.2010.243
L'UAI ha soppresso la rendita spettante all'assicurato facendo riferimento alla decisione dell'assicuratore infortuni. Non vi sono ragioni per scostarsi da tale procedere
23 febbraio 2011Italiano40 min
Source ti.ch
AIUTO
RICERCA
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Numero d'incarto:
32.2010.243
Data decisione, Autorità:
23.02.2011, TCA
Titolo:
L'UAI ha soppresso la rendita spettante all'assicurato facendo riferimento alla decisione dell'assicuratore infortuni. Non vi sono ragioni per scostarsi da tale procedere
AFFEZIONE PSICHICA
DIRITTO ALLA RENDITA
GRADO DI INVALIDITÀ
PROVVEDIMENTO PROFESSIONALE
RENDITA LIMITATA
RIFIUTO DELLA PRESTAZIONE
UFFICIO ASSICURAZIONE INVALIDITÀ
art. 3 LAG
art. 14 cpv. 1 LAG
art. 14 cpv. 2 LAG
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 17 LAI
art. 28 cpv. 2 LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
art. 17 cpv. 1 LPGA
art. 61 let. f LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2010.243
LG/DC/sc
Lugano
23 febbraio
2011
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattore:
Luca Giudici, vicecancelliere
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 13 settembre 2010
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 20 maggio 2010 emanata
da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nato
nel 1959, precedentemente attivo in qualità di addetto alla raccolta dei
rifiuti presso la __________, in data 3 giugno 2004 ha presentato una richiesta volta all’ottenimento di prestazioni AI per adulti (rendita) a
seguito di un incidente della circolazione avvenuto il 6 gennaio 2003 (doc. AI
1-1).
1.2. Per le
conseguenze dell’infortunio l’assicuratore LAINF, con decisione formale del 21
agosto 2007, ha riconosciuto all’assicurato una rendita di invalidità del 15% a
far tempo dal 1° maggio 2007, nonché un’indennità per menomazione all’integrità
del 15% (doc. LAINF 485-1).
Questa
Corte con sentenza 35.2007.105 del 6 agosto 2008 ha parzialmente accolto il ricorso dell’assicurato, annullato la decisione impugnata nella
misura in cui ha assegnato all’assicurato una rendita del 15% e condannato l’__________
a versare all’assicurato una rendita d’invalidità del 16% a decorrere dal 1°
maggio 2007 (doc. LAINF 553-1).
Il Tribunale
federale con sentenza 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 ha parzialmente accolto il ricorso di RI 1 e modificato il giudizio cantonale nel senso che al
ricorrente è riconosciuto il diritto a una rendita d’invalidità del 25% a
partire dal 1° maggio 2007 (doc. LAINF 558-1).
1.3. Esperiti gli
accertamenti medici ed economici del caso, l’UAI con decisione del 20 maggio
2010 (doc. AI 58-1), preavvisata con progetto del 4 novembre 2009 (doc. AI
52-1), ha attribuito all’assicurato una rendita intera d’invalidità
limitatamente al periodo compreso fra il 1° gennaio 2004 e il 30 giugno 2007.
1.4. Contro
questa decisione l’assicurato, rappresentato dall’avv. RA 1, ha inoltrato un tempestivo ricorso al TCA postulando l’erogazione di una rendita d’invalidità,
nella misura minima del 50%, anche dopo il 1° luglio 2007. Subordinatamente
l’avv. RA 1 ha chiesto il riconoscimento del diritto ad una riformazione
professionale (doc. I).
A mente
del ricorrente l’amministrazione,nel provvedimento impugnato, non ha preso in
considerazione le ulteriori affezioni dell’assicurato, fra cui quelle psichiche
che l’evento infortunistico e la situazione occupazionale hanno causato (doc.
I).
In via
ricorsuale viene, altresì, contestato il calcolo economico svolto dall’Ufficio
AI, in particolare le deduzioni sociali dal reddito da invalido, di cui viene
chiesto il riconoscimento nella misura del 20% (doc. I).
Il
rappresentante del ricorrente ha inoltre postulato la concessione
dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio per la presente procedura
(doc. I).
1.5. L’UAI, in
risposta, ha richiamato l’incarto LAINF, la valutazione medica del Dr. __________
del SMR oltre che il rapporto della consulente in integrazione professionale e
postulato la reiezione integrale del ricorso (doc. IV).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21
dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio
2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;
STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;
STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.
Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).
2.3. Per
costante giurisprudenza quando l’amministrazione con un’unica decisione
attribuisce una rendita per un certo periodo e, contemporaneamente, la riduce o
la sopprime per un periodo successivo, devono essere applicate per analogia le
regole sulla revisione di decisioni amministrative (cfr. DTF 131 V 164; DTF 131
V 120; DTF 125 V 143; SVR 2006 IV Nr. 13; STFA del 10 gennaio 2006 nella causa
K., I 597/04; STFA del 27 dicembre 2005 nella causa A., I 689/04; STFA del 19
ottobre 2005 nella causa F., I 38/05; STFA del 14 aprile 2005 nella causa K.,
12/04; STFA del 24 febbraio 2005 nella causa K., I 528/04; STFA del 29 giugno
2004 nella causa T., I 299/03).
Al
riguardo cfr. STCA 32.2005.83 del 20 febbraio 2006, massimata in RtiD II-2006
N. 39 pag. 182.
2.4. L’art. 17
cpv. 1 LPGA stabilisce che:
"
Se il grado d’invalidità del beneficiario della rendita subisce
una notevole modificazione, per il futuro la rendita è aumentata o ridotta
proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su richiesta."
Fatti
I
principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto
il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.
17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).
2.5. In una
sentenza del 12 ottobre 2005 nella causa R., I 8/04, pubblicata in plaidoyer
1/06, pag. 64-65, il TFA ha ricordato i principi che sono alla base della
revisione e della riconsiderazione di decisioni amministrative e si è così
espresso:
"
(...)
2. 2.1 En l'espèce, il s'agit tout
d'abord de savoir si l'on est en présence d'un motif de révision, ce qui
suppose une modification notable du taux d'invalidité (art. 17 LPGA). Il n'y a
pas matière à révision lorsque les circonstances sont demeurées inchangées et
que le motif de la suppression ou de la diminution de la rente réside
uniquement dans une nouvelle appréciation du cas. Un motif de révision au sens
de l'art. 17 LPGA (ou de l'ancien art. 41 LAI) doit clairement ressortir du
dossier (p. ex. arrêt P. du 31 janvier 2003
[I 559/02], consid. 3.2 et les arrêts cités; sur
les motifs de révision en particulier: URSS Müller, Die materiellen
Voraussetzungen der Rentenrevision in der Invalidenversicherung, thèse,
Fribourg 2002, p. 133 ss). La réglementation sur la révision ne saurait en
effet constituer un fondement juridique à un réexamen sans condition du droit à
la rente (Rudolf Ruedi, Die Verfügungsanpassung als verfahrensrechtliche
Grundfigur namentlich von Invalidenrentenrevisionen, in: Schaffauser/ Schlauri
[Hrsg], Die Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Saint-Gall,
1999, p. 15).
2.2 Si l'on
compare les expertises du COMAI du 9 mai 1995 et de la Clinique X. du 10 mai 2002, les principaux diagnostics posés sont pratiquement superposables
(syndrome somatoforme douloureux persistant et personnalité fruste et dépendante
en 1995; syndrome douloureux somatoforme persistant [F45.4] et personnalité aux
traits dépendants [F60.7] en 2002). Les conclusions des expertises sont
divergentes, en revanche, en ce qui concerne les répercussions des atteintes à
la santé sur la capacité de travail. Les experts du COMAI avaient estimé que le
syndrome somatoforme douloureux prenait place dans le contexte d'un trouble de la personnalité. On était en présence d'une atteinte à la santé mentale importante, entraînant
une incapacité totale de travail, sans perspective de reclassement ni
d'amélioration, vu l'importance de la régression et de la fixation somatique.
Les experts de la Clinique X. concluent, pour leur part, à l'absence d'atteinte somatique ou psychique
susceptible de limiter la capacité de travail. Les mêmes experts déclarent
s'écarter des conclusions du COMAI, au motif que l'association d'un trouble
somatoforme douloureux à une personnalité aux traits dépendants ne constitue
pas, à leur avis, une atteinte à la santé mentale importante.
2.3 Sur la base
de ces éléments, il y a lieu de constater que les experts de la Clinique X. ne font pas état d'une modification de l'état de santé du recourant, mais
remettent en cause l'appréciation précédente - et fondée sur un même état de
fait - des experts du COMAI. Ni l'administration ni les premiers juges n'ont
cherché du reste à démontrer l'existence d'un changement de circonstances. Ils
insistent plutôt sur le caractère probant de l'expertise dé la Clinique X., en faisant totalement abstraction des règles sur la révision et comme s'il
s'agissait en l'occurrence de se prononcer pour la première fois sur le droit à
la rente. Mais cela ne suffit pas, on l'a vu, pour justifier une révision du
droit à la rente (cf. aussi Urs Müller, op. cit., p. 135, ch. 490).
3. 3.1. Le principe selon lequel
l'administration peut en tout temps revenir d'office sur une décision
formellement passée en force qui n'a pas donné lieu à un jugement sur le fond,
lorsque celle-ci est certainement erronée et que sa rectification revêt une
importance appréciable, l'emporte sur la procédure de révision. Ainsi, l'administration
peut aussi modifier une décision de rente lorsque les conditions de la révision
selon l'art. 17 LPGA ne sont pas remplies. Si le juge est le premier à
constater que la décision initiale était certainement erronée, il peut confirmer,
en invoquant ce motif, la décision de révision prise par l'administration (ATF
125 V 369 consid. 2 et les arrêts cités; cf. aussi ATF 112 V 373 consid. 2c et
390 consid. 1b). Il est à relever que la reconsidération est désormais
expressément prévue à l'art. 53 LPGA.
3.2 Pour juger
s'il est admissible de reconsidérer une décision pour le motif qu'elle est sans
nul doute erronée, il faut se fonder sur la situation juridique existant au
moment où cette décision a été rendue, compte tenu de la pratique en vigueur à
l'époque (ATF 119 V 479 consid. 1b/cc et les références). Par le biais de la
reconsidération, on corrigera une application initiale erronée du droit, de
même qu'une constatation erronée résultant de l'appréciation des faits. Un
changement de pratique ou de jurisprudence ne saurait en principe justifier une
reconsidération (ATF 117 V 17 consid. 2c, 115 V 314 consid. 4a/cc). Une
décision est sans nul doute erronée non seulement lorsqu'elle a été prise sur
la base de règles de droit non correctes ou inappropriées, mais aussi lorsque
des dispositions importantes n'ont pas été appliquées ou l'ont été de manière
inappropriée (DTA 1996/97 n° 28 p. 158 consid. 3c). Tel est notamment le cas lorsque
l'administration a accordé une rente d'invalidité au mépris du principe de la
priorité de la réadaptation sur la rente (voir l'arrêt P. du 31 janvier 2003,
déjà cité). A l'inverse, une inexactitude manifeste ne saurait être admise
lorsque l'octroi de la prestation dépend de conditions matérielles dont
l'examen suppose un pouvoir d'appréciation, quant à certains de leurs aspects
ou de leurs éléments, et que la décision paraît admissible compte tenu de la situation
de fait et de droit (arrêt P. du 13 août 2003 [1790/01], consid. 3).
3.3 En l'espèce,
c'est en vue d'élucider les divergences issues d'avis médicaux contradictoires se
trouvant au dossier que l'administration a recueilli l'expertise du COMAI, du 9
mai 1995, et qu'elle s'est fondée sur cette dernière pour allouer une rente
entière au recourant, le 1er décembre 1995. En présence d'un tableau
clinique complexe, par ailleurs difficile à appréhender en raison de ses
aspects subjectifs, la prise de position sur une incapacité de travail implique
toujours un jugement d'appréciation. Or, un tel jugement ne saurait être
qualifié de manifestement erroné que si les investigations médicales dans les
différents domaines concernés n'ont pas été entreprises ou qu'elles ne l'ont
pas été avec le soin nécessaire (cf. arrêt P. du 31 janvier 2003, déjà cité).
Tel n'est pas le cas en ce qui concerne l'expertise du COMAI dans la mesure où
cette expertise pluridisciplinaire répond aux critères jurisprudentiels
permettant de lui attribuer une pleine valeur probante. En tout cas, les critiques
émises à l'encontre des conclusions du COMAI par les médecins de la Clinique X. ne suffisent pas pour admettre que ces conclusions sont dépourvues de
crédibilité. Comme on l'a vu, on est en présence d'appréciations divergentes
d'experts en ce sens que les uns, à la différence des autres, considèrent que
l'association d'un trouble somatoforme douloureux à une personnalité aux traits
dépendants n'a pas d'incidence sur la capacité de travail. Seule une
surexpertise serait de nature à les départager.
Mais, ici également, on ne peut faire abstraction
des éléments qui ont conduit l'administration à allouer une rente entière au recourant
comme si l'on devait statuer pour la première fois sur les droits de l'assuré
et modifier sa situation juridique à la lumière exclusivement des données
médicales recueillies à l'occasion de la procédure de révision. Une
appréciation médicale différente ultérieure ne suffit pas pour faire apparaître
comme manifestement erronée la décision initiale ou pour ordonner une
expertise.
On ne peut pas non plus affirmer que
l'administration a commis à l'origine une erreur de droit, notamment en méconnaissant
le principe de la priorité de la réadaptation sur la rente: l’expertise du
COMAI excluait toute possibilité de reclassement professionnel et ne laissait
pas entrevoir, à brève échéance, une amélioration de l'état de santé qui eût
permis la mise en oeuvre de mesures de réadaptation professionnelle."
Una diversa valutazione di uno stato di fatto rimasto invariato ed
inizialmente approfonditamente esaminato non costituisce dunque né un caso di
revisione, né un caso di riconsiderazione.
2.6. Per
quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute
psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno sia di
gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della
sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile
per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169;
Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag.
342, 607; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag.
128).
L'Alta Corte ha inoltre
avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i
quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.
4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali
propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono
considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono
turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità
di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la
misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più
oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue
attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può
da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di
un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi
decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa
insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere
che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da
lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF
102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.
1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29
settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."
Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella causa
B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98, pag. 10
consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).
In una
sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che
“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in
particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata
sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).
(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).
2.7. Quanto alla
valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi
importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si
fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal
paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi),
che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del
perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto
medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione,
ad esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die
Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997
pag. 123), bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna
1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata
nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al
principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la
valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per
quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il
giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,
il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro
conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa
fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono
ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una
superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI
2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie
fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Il TFA, in una decisione I 938/05 del 24 agosto
2006 concernente un caso di assicurazione
per l'invalidità, ha evidenziato il valore probatorio
delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione
per l'invalidità, sottolineando
che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR non è per
principio necessario procedere ad una nuova perizia. In quell’occasione
l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(…)
La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)
Per quel che riguarda i
rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008
del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici
curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato
quanto segue:
"
(…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur
probante des rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt
s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF
125 V 351 consid. 3a p. 352) qui
permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient
de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un
mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I
170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid.
2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait
remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et
procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins
traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces
médecins traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été
ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour
remettre en cause les conclusions de l'expert.(…)
Infine, va ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Va ancora rilevato che,
affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia
ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La
promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni
sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.
628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in
particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni
sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn,
Considerandi
Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).
In
quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di
Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:
Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito
psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una
classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.
Il
perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.
Inoltre, l'esperto deve
esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.
Del resto, un rifiuto di
una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le
divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità
dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di
cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle
risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino
l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante
un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001, inc.
32.1999
).
2.8
Dalle tavole
processuali emerge che l’incapacità lavorativa di RI 1 ha avuto inizio con l’infortunio del 6 gennaio 2003
- assunto
dall’__________ -, in occasione del quale ha riportato una frattura della tibia
distale destra.
L’assicuratore
LAINF, con decisione formale del 21 agosto 2007, ha riconosciuto all’assicurato una rendita di invalidità del 15% a far tempo dal 1° maggio 2007
(doc. LAINF 485-1).
Il TCA,
con sentenza 35.2007.105 del 6 agosto 2008, ha parzialmente accolto il ricorso dell’assicurato, annullato la decisione impugnata e condannato l’__________ a
versare all’assicurato una rendita d’invalidità del 16% (doc. LAINF 553-1).
Il
Tribunale federale con sentenza 8C_709/2008 del 3 aprile 2009 ha parzialmente accolto il ricorso di RI 1 e gli ha riconosciuto il diritto a una rendita
d’invalidità del 25% (doc. LAINF 558-1).
Tenuto
conto di quanto precede, l’Ufficio AI nella decisione del 20 maggio 2010, ha riconosciuto all’assicurato una rendita intera d’invalidità limitatamente al periodo
compreso tra il 1° gennaio 2004 e il 30 giugno 2007 fondandosi sulla
documentazione medica dell’assicurazione infortuni, in particolare sui periodi
d’inabilità lavorativa riconosciuti (cfr. doc. LAINF 559-1).
Nella
medesima decisione formale impugnata, l’Ufficio AI ha quindi soppresso la
rendita spettante all’assicurato facendo riferimento alla decisione
dell’assicuratore infortuni del 22 giugno 2009 (doc. AI 37-1) che “ha
riconosciuto una rendita pari al 25%, conformemente a quanto stabilito dal
Tribunale federale con sentenza del 03.04.2009”. Essendo il grado d’invalidità
inferiore al 40%, il diritto alla rendita d’invalidità si estingue (doc. AI
58-1).
Da quanto
precede si deduce che l’amministrazione ha fatto proprio il grado di invalidità
stabilito dall’assicuratore contro gli infortuni.
A tale
proposito, il TCA ricorda che la più recente giurisprudenza federale ha
stabilito che, l’assicurazione per l’invalidità non è vincolata alla
valutazione dell’invalidità dell’assicurazione contro gli infortuni (cfr. STF 9C_529/2010
del 24 gennaio 2011; DTF 133 V 549 consid. 6).
2.9
Nella
presente fattispecie per quel che riguarda gli aspetti medici nella sentenza
8C_709/2008 del 3 aprile 2009 emanata dall’Alta Corte nella causa parallela in
materia di assicurazione contro gli infortuni, il TF si è così espresso:
"
(…)
5.2
Dal tenore dei rapporti medici suesposti emerge che gli
specialisti interpellati sono praticamente concordi nell'affermare che
l'assicurato può svolgere, nella misura dell'80% circa, un'attività lavorativa
leggera (nell'industria) in posizione alternata (eretta, seduta e in
movimento). La tesi del dott. S.________ secondo cui tale attività, tramite
l'ausilio di scarpe speciali, sarebbe ammissibile al 100% è per contro stata
convincentemente confutata dal dott. K.________ il quale ha affermato che
"es geht um die Belastung resp. Entlastung des
verunfallten Fusses, der jeden Abend anschwillt und schmerzt. Die Minderung der
Aktivität kann m. E. in einem solchen Fall nicht ohne Reduktion der Arbeitszeit
erreicht werden".
Al riguardo va ancora rilevato che se è vero che il dott.
K.________, a domanda del patrocinatore dell'assicurato, di indicare i motivi
per cui l'abilità lavorativa in un'attività leggera non era totale, ha
precisato che sarebbe possibile anche un'attività lavorativa al 100% in
posizione esclusivamente seduta (consistente in lavori d'ufficio), è pur vero
che il medesimo specialista la ritiene, nelle circostanze concrete,
un'eventualità del tutto teorica. D'altro canto, come evidenziato dal
ricorrente, il dott. L.________, pur non precisando la percentuale di inabilità
lavorativa - fatto che peraltro non inficia la validità delle sue affermazioni,
ritenuto che in ogni caso altri due esperti hanno quantificato la misura della
capacità lavorativa residua - ha attestato che anche in un'attività da svolgere
in posizione prevalentemente seduta vi è in ogni caso una limitazione.
Infine, nella misura in cui il dott. O.________ indica adeguata
una rendita del 20%, ritenuto che in un'attività leggera al 100% l'assicurato
percepirebbe un salario inferiore, egli, oltre ad esprimersi su un tema che
esula dalla sua competenza, e meglio sul grado di invalidità, contraddice
quanto precedentemente dichiarato e meglio che la capacità lavorativa residua
in attività da svolgere in posizione alternata è almeno dell'80%.
Ne consegue che alla luce di quanto sopra esposto l'opinione del
Tribunale di prime cure non può essere confermata, mentre l'assicurato deve
essere ritenuto abile al lavoro all'80% in un'attività leggera da svolgere in
posizione alternata.”
Nel
rapporto medico del 30 ottobre 2009 il Dr. __________ del SMR, richiamando il
referto del 12 ottobre 2009 del Dr. __________, FMH in medicina generale e
medico curante (doc. AI 47-1) , ha diagnosticato una “Pregressa frattura
tibiale dx (infortunio della circolazione del 06.01.2003), sintetizzata con
placca (24.01.2003) e rimozione della stessa (23.04.2004)”.
Secondo
il medico del SMR l’assicurato non presenta nessuna patologia
extrainfortunistica invalidante (doc. AI 50-1).
In
casu il TCA ritiene che il quadro clinico dell’assicurato è stato
sufficientemente chiarito e non vi sono ragioni per scostarsi dalla valutazione
del Tribunale federale nella sentenza del 3 aprile 2009, per quanto riguarda
gli aspetti infortunistici, e da quella del medico del SMR che, da parte sua
esclude la presenza di patologie extra infortunistiche.
Le
argomentazioni del ricorrente secondo cui la decisione impugnata non
prenderebbe in considerazione le ulteriori affezioni dell’assicurato, fra cui
quelle psichiche che l’evento infortunistico e la situazione occupazionale
avrebbe causato (doc. I, pag. 2), non meritano accoglimento in quanto l’insorgente
non ha prodotto alcuna documentazione medica a sostegno delle proprie
asserzioni.
Va qui
ricordato che se, da una parte, la
procedura davanti al TCA è retta dal principio inquisitorio, secondo cui i
fatti rilevanti per il giudizio devono essere accertati d'ufficio dal giudice,
dall’altra si rileva che questo principio non è però assoluto, atteso che la
sua portata è limitata dal dovere delle parti di collaborare all'istruzione
della causa (DTF 122 V 158 consid. 1a, 121 V 210 consid. 6c con riferimenti).
Il dovere processuale di collaborazione comprende
in particolare l'obbligo delle parti di apportare – ove ciò fosse ragionevolmente
esigibile – le prove necessarie, avuto riguardo alla natura della disputa e ai
fatti invocati, ritenuto che altrimenti rischiano di dover sopportare le
conseguenze della carenza di prove (DTF 117 V 264 consid. 3b con riferimenti).
Si
ricorda tuttavia al ricorrente che il presente giudizio non pregiudica
eventuali suoi diritti nei confronti dell’assicurazione federale per
l’invalidità insorti in epoca successiva alla data decisiva del provvedimento
impugnato, il quale delimita il potere cognitivo del giudice (cfr. DTF 130 V
140.
e 129 V 4).
Pertanto,
stante quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurato
di intraprendere tutto
quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito
economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,
400.
e i riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato sia abile al lavoro all’80% in un’attività leggera da svolgere in
posizione alternata (cfr. sentenza 8C_709/2008 del 3 aprile 2009, pag. 9).
2.10
Per quanto
riguarda le conseguenze economiche del danno alla salute il Tribunale federale,
nella sentenza 8C_709/2008 del 3 aprile 2009, ha confermato l’importo del reddito da valido
di fr. 42'079.30, stabilito dall’__________ e dal TCA nella sentenza del 6
agosto 2008, nonché quello da invalido di fr. 60'225.96 che ridotto del
26.
% (gap salariale) e del 20%, in considerazione del danno alla
salute, conduce ad un importo di fr. 35'282.77.
Il
ricorrente non ha contestato tali importi.
Per
contro, egli ha contestato la deduzione sociale del 10% non ritenendola
adeguata e chiedendo l’applicazione almeno del 20% (doc. I).
Questa
Corte non ha tuttavia motivi per scostarsi da quanto applicato dal Tribunale
federale nella sentenza del 3 aprile 2009:
"
(…)
9.1
Infine, se e in quale misura, nel singolo
caso, i salari fondati su dati statistici debbano essere ridotti dipende
dall'insieme delle circostanze personali e professionali concrete (limitazione
addebitabile al danno alla salute, età, anni di servizio, nazionalità e tipo di
permesso di dimora, grado di occupazione), criteri che l'amministrazione è
tenuta a valutare globalmente. La Corte ha precisato al riguardo che una
deduzione massima del 25% del salario statistico permette di tenere conto delle
varie particolarità suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Tale
deduzione non è tuttavia automatica, ma deve essere valutata di caso in caso e
meglio nell'ipotesi in cui vi siano indizi che la persona assicurata, a causa
di uno o più fattori, non può realizzare appieno la propria capacità lavorativa
residua. È in ogni modo compito dell'amministrazione e, nell'eventualità di
ricorso, del giudice del merito motivare l'entità della deduzione, fermo
restando che quest'ultimo non può scostarsi dalla valutazione
dell'amministrazione senza fondati motivi (DTF 126 V 75 consid. 5
b/dd e 6 pag. 80 seg.). Questi principi sono stati confermati dal Tribunale
federale delle assicurazioni in DTF 129 V 472 (v. anche
sentenza 9C_382/2007 del 13 novembre 2007).
La questione infine se una deduzione va apportata
è di natura giuridica, mentre la sua determinazione è una questione di
apprezzamento (DTF 132 V 393 consid.
3.3
pag. 399).
9.2
In concreto appare
giustificato ammettere in deduzione dal reddito da invalido un importo pari al
10% in relazione allo statuto di dimorante e all'attività da svolgere a tempo
parziale.”
La
percentuale del 10% stabilita dal TF può dunque essere confermata dal TCA.
Ne
discende che a fronte di un reddito da invalido di fr. 31'754.49 (fr. 35'282.77
./. 10%) e di un reddito da valido di fr. 42'079.30, si ha un grado di
invalidità del 24.53% arrotondato al 25% secondo
la giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11
pag. 41), percentuale che non dà diritto ad una rendita
d’invalidità.
2.11
In presenza
quindi di uno stato di salute invariato rispetto a quanto accertato in ambito
infortunistico e in assenza di patologie extra-infortunistiche, è a giusta
ragione che l’UAI ha ritenuto che l’assicurato limitatamente al periodo
compreso tra il 1° gennaio 2004 e il 30 giugno 2007 (tre mesi dopo l’ultima
visita medica __________ del 7 marzo 2007) avesse diritto ad una rendita intera
d’invalidità, negando in seguito il diritto a prestazioni, non presentando
l’assicurato un grado d’invalidità pensionabile (25%).
Al riguardo, va rilevato
che in una sentenza I 789/06 e U 432/06 del 4 ottobre 2007 il Tribunale
federale, chiamato a stabilire la rendita di invalidità da parte
dell’assicurazione contro gli infortuni spettante ad un assicurato, che in
ambito AI, per le medesime patologie riscontrate in sede infortunistica, aveva
ottenuto un tasso di invalidità del 59%, ha ritenuto corretto l’agire dei primi
giudici, i quali hanno giudicato che la rendita dell’assicurazione invalidità e
quella dell’assicurazione contro gli infortuni, per una medesima patologia,
debbano essere stabilite sulla base dello stesso tasso di invalidità. L’Alta
Corte ha infatti osservato che:
"
(…)
Considérant que le taux fixé par l'office AI ne
tient compte d'aucune autre pathologie invalidante, notamment maladive, que
l'affection pulmonaire d'étiologie professionnelle, le tribunal cantonal est
d'avis que la rente de l'assurance-invalidité et celle de l'assurance-accidents
doivent reposer sur un même taux d'invalidité.
Ce point de vue est bien fondé. En l'occurrence, en
effet, il n'existe pas de motif pour que l'on aboutisse, dans
l'assurance-invalidité, d'une part, et l'assurance-accidents, d'autre part, à
une évaluation différente du taux d'invalidité pour une même atteinte à la
santé (cf. ATF 131 V 120 consid. 3.3.3 p. 123, 126 V 288 consid. 2a p. 291;
arrêt U 148/06 du 28 août 2007, consid. 6.1).
Le jugement attaqué n'est dès lors pas critiquable
dans la mesure où il fixe à 59% le taux d'invalidité déterminant pour la rente
de l'assurance-accidents.”
2.12
Va osservato
che essendo il grado di invalidità dell’insorgente del 25%, egli potrebbe teoricamente
avere diritto ad una riformazione professionale.
L’art.
17.
LAI prevede in particolare che:
"
L’assicurato ha diritto alla formazione in una
nuova attività lucrativa, se la sua invalidità esige la riformazione
professionale e se con questa la capacità al guadagno possa essere
presumibilmente conservata o migliorata, in misura essenziale."
Invalido
ai sensi di questa disposizione è un assicurato che, a causa del tipo e della
gravità del danno alla salute subito, patirebbe, senza una riformazione professionale,
una perdita di guadagno pari almeno al 20% (DTF 124 V 110 consid. 2b;
AHV Praxis 1997 pag. 80 consid. 1b).
Nel caso
di specie, tuttavia, la consulente in integrazione professionale ha rilevato
che per accedere ad un provvedimento di riformazione professionale è richiesto
all’assicurato di possedere una formazione base, in quanto non è compito
dell’assicurazione invalidità formare delle persone non qualificate che senza
danno alla salute avrebbero continuato a svolgere delle attività semplici e
ripetitive.
Nella
fattispecie l’assicurato “nonostante il danno alla salute, può ancora
svolgere delle attività non qualificate per cui non si rende necessario
intraprendere un progetto di riformazione professionale”(doc. AI 56-1).
Questo Tribunale
rileva comunque che la consulente IP, nel rapporto dell’8 febbraio 2010, ha indicato che rimane aperta per l’assicurato la possibilità di far capo alla consulenza e al sostegno da parte dei collocatori dell’AI
ex art. 18 LAI, segnatamente qualora il danno alla salute sia
d’impedimento alla ricerca di un posto di lavoro (cfr. anche DTF 116 V 85 con
riferimenti; SVR 2003 IV Nr. 11 pag. 34 consid. 4.4.; in merito cfr. anche
Cattaneo, La promozione dell’autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, RDAT I 2003 pag. 595s).
Spetta dunque all’assicurato, se del caso, attivarsi in questo
senso e ricontattare la Consulente IP.
Visto
quanto precede, la decisione impugnata va confermata e il ricorso respinto.
2.13
Secondo
l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009
del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a
carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria
(cfr. consid. 2.14.).
Al
riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della
legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione
della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così
espresso:
"
(...)
Quando sono adempite le condizioni del gratuito
patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere
gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati
interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.
Si intende così garantire che saranno prese in
considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le
persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.
(...)
Le stesse considerazioni valgono a proposito
delle procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni
e, per le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso
AVS/AI. In altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio
in seguito a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le
controversie concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti
di spesa inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.
Al fine di tener conto della componente di
politica sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore
litigioso, ma in funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di
spesa (dai 200 ai 1000 franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione
totale dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento
espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.
(...)"
2.14
Il ricorrente
ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza giudiziaria
con gratuito patrocinio (doc. I, pag. 4):
"
(…)
Ritenuto che l'assicurato non è assolutamente in
grado di affrontare le spese di patrocinio a causa della sua difficile
situazione finanziaria, si chiede il beneficio del gratuito patrocinio. Si
produrrà non appena possibile la relativa documentazione giustificativa.
(…)"
Ai sensi
dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere
garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,
il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge
rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,
rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità
di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,
l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i
presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si
esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa
indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.
61, n. 86, pag. 626).
I
presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –
rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.
88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche
art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato
(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di
esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con
riferimenti).
Il ricorrente, malgrado l’invito esplicito del TCA in data 22
settembre 2010 (doc. VI) e 3 dicembre 2010 (doc. X), non ha prodotto il
certificato municipale per l’ammissione all’assistenza giudiziaria e non ha
esposto il suo stato finanziario non dimostrando così, come all’imposizione di
collaborare voluta dalla procedura, la sua indigenza.
Ne segue che la richiesta va respinta.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. L’istanza
tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio
è respinta.
3. Le
spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico a carico del ricorrente.
4. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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