32.2010.351
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20 giugno 2011Italiano51 min
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Numero d'incarto:
32.2010.351
Data decisione, Autorità:
20.06.2011, TCA
Titolo:
Decisione con la quale UAI ha rifiutato all'assicurato il diritto a prestazioni può essere confermata dal TCA,essendo il grado di invalidità del 15% insufficiente per avere diritto ad una rendita di invalidità.Età dell'assicurato non gli impedisce di sfruttare CL residua sul mercato del lavoro
GRADO DI INVALIDITÀ
PERIZIA
RIFIUTO DELLA PRESTAZIONE
art. 4 cpv. 1 LAI
art. 28 cpv. 2 LAI
art. 69 cpv. 1bis LAI
art. 7 LPGA
art. 8 LPGA
art. 16 LPGA
Raccomandata
Incarto n.
32.2010.351
cr/sc
Lugano
20 giugno
2011
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il presidente del Tribunale cantonale
delle assicurazioni
Giudice Daniele Cattaneo
con redattrice:
Cinzia Raffa
Somaini, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso del 9 dicembre 2010
di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 8 novembre 2010 emanata
da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per
l'invalidità
ritenuto, in
fatto
1.1. RI 1, nato
nel 1947, in precedenza attivo in qualità di magazziniere, manovale, in data 6
luglio 2009 ha presentato una richiesta di prestazioni AI per adulti, a causa
di “ipertensione arteriosa; cardiopatia ipertensiva; artrosi; nefrolitiasi
recidivante e osteoporosi” (doc. 1/1-9).
Esperiti
gli accertamenti del caso, con progetto di decisione del 29 luglio 2010 (cfr.
doc. 21/1-3), poi confermato con decisione dell’8 novembre 2010, l’Ufficio AI
ha respinto la richiesta di prestazioni, appurato un grado di invalidità
inferiore al 40% (doc. B).
1.2. Contro la
citata decisione amministrativa l’assicurato, rappresentata dall’avv. RA 1, ha
presentato un ricorso al TCA, postulando il riconoscimento di una rendita intera
d’invalidità.
Sostanzialmente
il rappresentante dell’assicurato ha contestato la decisione
dell’amministrazione, criticando in particolare il fatto che l’interessato
possa essere ritenuto ancora abile al lavoro nello svolgimento di attività
adatte, vista la sua età e il suo basso livello di scolarizzazione.
Il legale
ha infatti indicato che “il signor RI 1 – che fra meno di due anni raggiungerà
il pensionamento – ha una formazione scolastica limitata alle scuole elementari
ed è quindi privo di un minimo bagaglio di formazione che gli permetta di
collocarsi in una nuova funzione”.
Alla luce
di queste considerazioni, il patrocinatore ha quindi concluso che “risultano
inverosimili e concretamente irrealizzabili per il signor RI 1 le professioni
indicate nel rapporto 21.6.2010 della consulente in integrazione professionale,
non avendo neppure la necessaria esperienza e competenza in materia, né, ormai,
le risorse per acquisirle. In concreto è escluso che un datore di lavoro
normale assuma un dipendente di oltre 62 anni nelle condizioni del signor RI 1,
in un nuovo impiego, visti i rischi connessi (elevati contributi previdenziali,
inesperienza, ecc.)”.
A mente
dell’avv. RA 1, dunque, l’interessato deve essere posto al beneficio di una
rendita intera di invalidità, visto che egli non può essere reintegrato in
attività adatte e ritenuto che egli è totalmente inabile al lavoro nello
svolgimento della sua precedente professione di operaio (doc. I).
1.3. L’UAI, in
risposta - dopo avere ribadito che l’interessato va considerato totalmente
abile al lavoro in attività adatte, rispettose dei suoi limiti funzionali e
avere nuovamente rilevato che “il ventaglio di professioni adeguate possibili
risulta essere relativamente ampio e non necessita la messa in atto di
particolari misure di reintegrazione professionale” – ha postulato un’integrale
reiezione dell’impugnativa, con argomenti di cui si dirà, per quanto occorra,
nei considerandi di diritto (doc. IV).
in
diritto
In
ordine
2.1. La presente
vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione
delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico
ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria
(cfr. STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio 2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre
2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio
2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio 2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002;
STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002; STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001,
pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.; STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA
Fatti
I 623/98 del 26 ottobre 1999).
Nel
merito
2.2. Il TCA è
chiamato a stabilire se a ragione oppure no l’Ufficio AI ha respinto la
richiesta di prestazioni dell’assicurato.
Secondo
l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità
s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,
cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità
congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.
Occorre
quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità
di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per
l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la
sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).
L’art. 28
cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno
diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di
rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi
almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.
Ai sensi
dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto
fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza
dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,
nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in
condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del
lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido
(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere
determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante
la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle
affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et
pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si
confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non
fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché
invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui
ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa
adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto
dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto
dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;
Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente
esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e
dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione
personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua
capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge
il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se
ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione
fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).
Al
proposito va infine ancora rilevato che, secondo la
giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le
circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla
rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla
medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali
modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione
(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R
consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in
SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I
26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I
475/01).
2.3. Per costante
giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,
nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al
lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare
quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al
consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare
quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto
alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti
litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il
rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure
espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza
dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e
che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per
stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo
di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.
1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM
1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il
suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A
proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state
eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se
giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di
accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a
ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998
IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In
una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però
ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire
delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie.
In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella
DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo
stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI
1993 pag. 95).
Le
perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di
istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre
ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse
dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante
ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.
In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
"
(…)
3.2 L'on ne saurait certes
mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant d'un Centre
d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a admis que
l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de l'OFAS
sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le SMR;
toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion entre
médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns et
des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels
précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison
d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin
traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui
l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les
médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune
circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de
ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)
Per
quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza
della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto
di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di
dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125
V 353 consid. 3a)cc);
Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).
L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008 del 16
ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici curanti e
periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato quanto
segue:
"
(…)
On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre
experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de
mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports
médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des
critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur
probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence
consacrée par la jurisprudence entre un mandat thérapeutique et un mandat
d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les
références [arrêt I 514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause
une expertise ordonnée par l'administration ou le juge et procéder à de
nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont
une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que si ces médecins
traitants font état d'éléments objectivement vérifiables ayant été ignorés dans
le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre en
cause les conclusions de l'expert.(…)
Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti
medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare
l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto
piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.4. Dal profilo strettamente
medico, è indubbio e non oggetto di contestazione tra le parti il fatto che
l’assicurato sia da ritenere totalmente inabile al lavoro nella sua precedente
attività di operaio e in altre attività pesanti, ma vada per contro considerato
pienamente abile al lavoro in attività leggere adeguate, rispettose delle sue
limitazioni di natura funzionale, come ritenuto dal dr. __________ del SMR e
confermato dai medici consultati privatamente dall’interessato.
Nel rapporto medico del 4 febbraio 2010, il dr. __________
del SMR, spec. FMH in medicina generale (sul diritto
per gli assicurati di conoscere la specializzazione dei medici del SMR, cfr.
SVR 2008 IV Nr. 13), poste le diagnosi di “poliartrosi alle dita delle mani;
metatarsalgie bilaterali; atrofia testicolare di probabile origine tossica
(mercurio e cadmio)” (doc. 17-1) e indicato, quali limiti funzionali, che
l’assicurato può svolgere “attività leggera, che non implichi mansioni di forza
con le mani, che non implichi il sollevamento di pesi, possibilmente da
seduto”, ha considerato l’assicurato totalmente inabile al lavoro come operaio
in genere o nello svolgimento di attività medio-pesanti, da luglio 2009, ma
totalmente abile al lavoro in attività adeguate, rispettose delle sue
limitazioni funzionali, sempre a partire da luglio 2009 (doc. 17-2).
Del medesimo parere anche il medico curante dell’assicurato, dr. __________,
spec. FMH in geriatria, il quale, nel rapporto medico del 20 ottobre 2009, ha considerato l’assicurato abile al lavoro al 100% in attività adatte, rispettose dei suoi
limiti funzionali, precisando che l’interessato “è impossibilitato a portare
pesi o a fare forza con le mani” (doc. 14-2).
Alle stesse conclusioni è pure giunto il dr. __________,
specialista FMH in malattie reumatiche, fisiatria e riabilitazione, chiamato
dall’assicurato a redigere una “perizia di parte”.
Nel suo rapporto peritale del 7 settembre 2010, il dr. __________
ha posto le diagnosi di “lombalgie anamnestiche con caratteristiche meccaniche,
attualmente con limitazioni funzionali lievi; gonalgia bilaterale in/con
iniziale artrosi retro patellare e femoro-tibiale mediale; meta tarsalgia
cronica bilaterale in/con avampiedi trasverso piatti e dita a martello (II a
IV, specialmente a sinistra); discrete alterazioni artrosiche delle mani
(Heberden); ipertensione arteriosa in trattamento; sovrappeso” (doc. 22-9).
Il dr. ____________________, dopo avere elencato i limiti
funzionali dell’interessato, ha concluso:
" Da
parte dell’AI il paziente è stato considerato non più idoneo per svolgere il
suo lavoro abituale quale operaio in una fonderia. In base alle mie
constatazioni con le limitazioni funzionali che ne risultano questa valutazione
appare corretta. Dal profilo medico teorico egli è invece tuttora abile
normalmente (presenza e rendimento) per attività consone alle sue risorse
fisiche come indicate sopra. (…).”
(Doc. 22-10)
Pertanto, richiamato l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente
esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal
danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i
riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur
Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das
Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V 28 consid.
4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts
zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere
dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza
preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che
l’assicurato è inabile al lavoro al 100% nella precedente attività di operaio,
mentre presenta, a partire dal mese di luglio 2009, una piena capacità
lavorativa in attività adeguate, rispettose dei limiti funzionali indicati dal
dr. __________ del SMR nel rapporto medico del 4 febbraio 2010 e dal dr. __________
nel rapporto peritale del 7 settembre 2010.
2.5. Il
patrocinatore dell’assicurato, in sede di osservazioni al progetto e nel
ricorso al TCA, ha rimproverato all’UAI di non aver considerato l’età di RI 1, prossimo
al pensionamento e le sue difficoltà nel reperire un impiego sul mercato del
lavoro, vista la sua formazione scolastica limitata alle scuole elementari
(doc. I, pag. 5).
Per
costante giurisprudenza la questione relativa alle attività professionali
concretamente realizzabili è di competenza del consulente in integrazione
professionale (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008 citata al consid. 2.3.).
Ora, nel
caso concreto, il consulente IP, nel rapporto del 21 giugno 2010, ha indicato che “nel caso specifico, in assenza di una formazione professionale specifica,
risultano proponibili unicamente attività di tipo non qualificato”, quali, a
titolo di esempio, quelle di “mansioni non qualificate o semi-qualificate nel
settore della vendita (addetto all’incasso; venditore all’interno di piccoli
centri di vendita; rappresentante nella promozione di prodotti in generale);
addetto alla logistica (magazziniere con l’ausilio di un muletto);
autista/fattorino addetto alla distribuzione e consegna a domicilio di merce
non troppo pesante (ad es. fiori, prodotti farmaceutici)” (doc. 19-2).
Per
quanto riguarda la possibilità per il ricorrente, in considerazione della sua
età (nato del 1947), di trovare un’occupazione sul mercato del lavoro è utile
ricordare che il concetto d’invalidità è riferito ad un
mercato del lavoro equilibrato, nozione quest'ultima teorica ed astratta
implicante, da una parte, un certo equilibrio tra offerta e domanda di
manodopera e, dall'altra, un mercato del lavoro strutturato in modo tale da
offrire una gamma di posti di lavoro diversificati.
Secondo
questi criteri si dovrà di caso in caso stabilire se l'invalido possa mettere a
profitto le sue residue capacità di guadagno e conseguire un reddito tale da
escludere il diritto ad una rendita. In particolare, l'esistenza di una simile
opportunità dovrà essere negata qualora le attività esigibili dall'interessato
lo siano in una forma talmente ristretta da non rientrare più nell'offerta
lavorativa generale o siano reperibili solo in misura molto ridotta cosicché le
possibilità occupazionali appaiano sin dall'inizio escluse o perlomeno non
realistiche (DTF 110 V 276 consid. 4b; RCC 1991 pag. 332 consid. 3b e 1989 pag.
331 consid. 4a; Plädoyer 1995 no. 1 pag. 67 consid. 5c).
Va inoltre sottolineato
che, secondo la giurisprudenza federale, quando si tratta di
valutare l’invalidità di un assicurato prossimo all’età del pensionamento,
occorre procedere ad un’analisi globale della situazione e domandarsi se, realisticamente,
questo assicurato è in grado di reperire un impiego sul mercato equilibrato del
lavoro.
Quindi, indipendentemente
dall’esame della condizione relativa al summenzionato obbligo di ridurre il
danno, occorre stabilire se in concreto un potenziale datore di lavoro consentirebbe
oggettivamente ad assumere l’assicurato, tenuto conto delle attività da esso
ancora esigibili a causa delle sue affezioni, dell’eventuale adattamento del
posto di lavoro, della sua esperienza professionale e della sua situazione
sociale, delle sue capacità di adeguarsi ad un nuovo impiego, del salario e dei
contributi padronali da versare alla previdenza professionale come pure della
prevedibile durata del rapporto di lavoro (STFA I 401/01 del 4 aprile 2002; I
462/02 del 26 maggio 2003 = SVR 2003 IV Nr. 35, pag. 107; I 617/02 del 10 marzo
2003; I 376/05 del 5 agosto 2005; I 293/05 del 17 luglio 2006; I 831/05 del 21
agosto 2006; I 304/06 del 22 gennaio 2007).
Nel caso di specie, secondo questo Tribunale, all’assicurato può essere
ragionevolmente chiesto di sfruttare la sua residua capacità lavorativa in quei
settori d’attività accessibili a lavoratori non qualificati,
con mansioni semplici e ripetitive. Come evidenziato nella decisione impugnata,
infatti, tenuto conto dei limiti funzionali di natura reumatologica dell’assicurato,
è possibile individuare un mercato del lavoro apprezzabilmente esteso,
comprendente attività semplici, leggere e non qualificate.
Inoltre, l’assicurato
è nato nel 1947. Al momento dell’emissione della
decisione qui contestata aveva 63
anni. Gli restano ancora due anni di attività prima di beneficiare di una
rendita di vecchiaia. Non si può di conseguenza ritenere che la sua capacità
lavorativa residua non sia più economicamente utilizzabile, secondo quanto
stabilito dal Tribunale federale, nei casi in cui un assicurato è
molto vicino al pensionamento.
A
quest’ultimo proposito, a titolo di esempio, il Tribunale federale, in una
sentenza I 462/02 del 26 maggio 2003, pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 35,
chiamato a giudicare il caso di un’assicurata, 62enne al momento della
valutazione da parte di diversi esperti della sua capacità lavorativa, che per
oltre quarant’anni aveva esercitato la professione di parrucchiera e che poi, a
causa del sopraggiungere di allergie a diversi prodotti utilizzati in ambito
professionale, era stata considerata totalmente inabile al lavoro nella sua
professione di parrucchiera, ma abile al lavoro al 100% in attività adeguate,
non a contatto con sostanze allergeniche, ha confermato la decisione con la
quale i primi giudici hanno ritenuto che non fosse ragionevolmente esigibile
pretendere che l’interessata, a pochi mesi dal raggiungimento dell’età del
pensionamento, riprendesse un’attività lucrativa (sottolineatura della redattrice).
La nostra Massima Istanza ha parimenti ritenuto, in una sentenza I 401/01 del 4 aprile 2002,
che non fosse esigibile pretendere da un assicurato 64enne e quindi ormai
prossimo al pensionamento lo sfruttamento della sua capacità lavorativa
residua in attività adeguate al suo stato di salute.
Il
Tribunale federale, in una sentenza I 831/05 del 21 agosto 2006, ha ritenuto che un assicurato 61enne, considerato ancora abile nella misura del 50% nella sua e
in altre attività leggere adeguate, fosse realisticamente ancora in grado di
reperire un impiego sul mercato equilibrato.
L’Alta
Corte ha sviluppato, in particolare, la seguente considerazione:
"
(…)
4.2 Nach Einschätzung der Gutachter der MEDAS ist
die zum Zeitpunkt des Einspracheentscheides 61-jährige Versicherte sowohl in
der zuletzt ausgeübten als auch in jeder anderen vergleichbaren körperlich
leichten bis mittelschweren Tätigkeit (ohne Tragen von Lasten über 8 kg und ohne Überkopfarbeiten) im Umfang von 50 % arbeitsfähig. Davon abgesehen, dass ein Umstellungs-
oder Einarbeitungsaufwand nicht zwingend anfällt, da die bisherige Tätigkeit
weiterhin hälftig zumutbar ist, geht aus dem Bericht der BEFAS vom 12. Juni
2003 auch nicht hervor, der Beschwerdeführerin fehle es an der erforderlichen
Anpassungsfähigkeit, um allenfalls andere als die bisher ausgeführten (Hilfs-)
Tätigkeiten zu bewältigen. Zwar weist die Versicherte zu Recht darauf hin, dass
sowohl ihr Alter als auch die Arbeitsmarktlage ihre Chancen, eine neue Stelle
zu finden, schmälern. Indessen schränken die dargelegten persönlichen und
beruflichen Gegebenheiten ihre Möglichkeiten nicht derart ein, dass es ihr
unmöglich wäre, auf dem hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt eine
Arbeitsstelle zu finden bzw. sie auf das nicht realistische Entgegenkommen
eines durchschnittlichen Arbeitgebers angewiesen wäre (vgl. das bereits
zitierte Urteil B. vom 5. August 2005, I 376/05; Erw. 3.1.2 hievor).
(…)”
In una sentenza I 304/06
del 22 gennaio 2007 il Tribunale federale, ha ritenuto che
un assicurato, 60enne, totalmente inabile nella sua precedente attività di
saldatore ma abile a svolgere nel corso di un’intera giornata un’attività
leggera adeguata con una flessione del rendimento del 30%, fosse realisticamente ancora in grado di reperire un impiego sul mercato
equilibrato sviluppando la seguente considerazione:
"
(…)
4.2 Wie das Eidgenössische Versicherungsgericht
im Urteil B. vom 5. August 2005 (I
376/05) erwogen hat, kann das fortgeschrittene Alter, obwohl an sich invaliditätsfremder
Faktor, als Kriterium anerkannt werden, welches zusammen mit weiteren
persönlichen und beruflichen Gegebenheiten dazu führen kann, dass die
verbliebene Resterwerbsfähigkeit auf dem ausgeglichenen Arbeitsmarkt realistischerweise
nicht mehr nachgefragt wird. Dies trifft auf den Beschwerdeführer indessen
nicht zu. Er war im massgebenden Zeitpunkt des Einspracheentscheides (BGE 129 V
4 Erw. 1.2) wie der im erwähnten Urteil B. am Recht stehende Versicherte 60
Jahre alt und daher nicht leicht vermittelbar. Dennoch bestanden auch für ihn
auf dem hypothetischen ausgeglichenen Arbeitsmarkt Möglichkeiten, eine Stelle
zu finden. Einerseits werden dort Hilfsarbeiten altersunabhängig nachgefragt
(erwähntes Urteil B; Urteil D. vom 20. Juli 2004, I 39/04); anderseits ist der
Versicherte nach wie vor im Rahmen eines Vollpensums arbeitsfähig. Einzig die
dabei noch mögliche Leistung ist reduziert. Die zumutbare Tätigkeit unterliegt
nicht so vielen Einschränkungen, dass eine Anstellung nicht mehr als realistisch
zu bezeichnen wäre (anders etwa die Situation eines knapp 64-jährigen Versicherten
mit multiplen, die Arbeitsfähigkeit einschränkenden Beschwerden und einer
50%igen, durch verschiedene Auflagen zusätzlich limitierten Arbeitsfähigkeit im
Urteil W. vom 4. April 2002, I 401/01). Damit ist der kantonale Entscheid nicht
zu beanstanden. (…)”
In un’altra sentenza I 376/05 del 5 agosto 2005, l’Alta Corte ha
pure ritenuto realistiche le possibilità di sfruttamento della capacità
lavorativa residua del 100% in attività leggere adeguate per un assicurato
60enne al momento della decisione impugnata.
Ancora,
in una sentenza I 500/06 del 30 agosto 2007, il Tribunale federale ha, in
particolare, evidenziato:
"
(…)
4.4 Va infine ricordato che l'assenza di un'occupazione lucrativa
per ragioni estranee a un danno alla salute, quali per esempio le particolari
condizioni del mercato del lavoro in una determinata regione, l'età o una
formazione insufficiente, non giustifica il riconoscimento di una rendita,
l'incapacità di lavoro che ne dovesse risultare non essendo dovuta a una causa
per la quale la legge impone all'assicurazione per l'invalidità di fornire prestazioni
(DTF 107 V 17 consid. 2c pag. 21; VSI 1999 pag. 246 consid. 1 pag. 247;
l'inesigibilità, anche per questioni di età, ad intraprendere una nuova
attività è stata [eccezionalmente] ritenuta nel caso di un'assicurata
[al momento della decisione amministrativa in lite] 61enne, la quale, a due anni
dalla pensione, aveva dovuto cessare la precedente attività di parrucchiera,
svolta per 40 anni, a causa di una situazione allergica, che le consentiva di
lavorare solo in ambiente asettico [sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 462/02, pubblicata in SVR 2003 IV no. 35 pag. 107]; cfr. per
contro, analogamente al caso di specie, le sentenze del Tribunale federale
delle assicurazioni I 831/05 del 21 agosto 2006, consid. 4.2, e I 293/05 del 17
luglio 2006, consid. 5.2.2, nelle quali tale inesigibilità è stata negata).
Considerandi
(…)”
In una
sentenza 9C_437/2008 del 19 marzo 2009 l’Alta Corte ha sviluppato, in
particolare, la seguente considerazione:
"
(…)
4.2
Lorsqu'il s'agit d'examiner dans quelle mesure
un assuré peut encore exploiter économiquement sa capacité de gain résiduelle
sur le marché du travail entrant en considération
pour lui (art. 16 LPGA), on ne saurait subordonner la concrétisation des
possibilités de travail et des perspectives de gain à des exigences excessives;
l'examen des faits doit être mené de manière à garantir dans un cas particulier
que le degré d'invalidité est établi avec
certitude. Il s'ensuit que pour évaluer l'invalidité, il n'y a pas lieu
d'examiner la question de savoir si un invalide peut être placé eu égard aux conditions concrètes du marché du
travail, mais uniquement de se demander s'il pourrait encore exploiter
économiquement sa capacité résiduelle de travail lorsque les places de travail disponibles correspondent à
l'offre de la main d'oeuvre (arrêt I
198/97 du 7 juillet 1998 consid. 3b et les références, in VSI 1998 p.293). On
ne saurait toutefois se fonder sur
des possibilités de travail irréalistes. Ainsi, on ne peut parler d'une
activité exigible au sens de l'art. 16 LPGA, lorsqu'elle ne peut être exercée
que sous une forme tellement restreinte
qu'elle n'existe pratiquement pas sur le marché général du travail ou
que son exercice suppose de la part de l'employeur des concessions irréalistes et que, de ce fait, il semble exclu de
trouver un emploi correspondant
(arrêts I 350/89 du 30 avril 1991 consid.
3b, in RCC 1991 p. 329; I 329/88 du 25 janvier 1989 consid. 4a, in RCC 1989 p. 328). S'il est vrai que des facteurs
tels que l'âge, le manque de formation ou les difficultés linguistiques jouent un rôle non négligeable pour déterminer dans un cas concret les activités que
l'on peut encore raisonnablement exiger d'un assuré, ils ne constituent pas,
en règle générale, des circonstances supplémentaires qui, à part le caractère
raisonnablement exigible d'une activité,
sont susceptibles d'influencer l'étendue de l'invalidité, même s'ils rendent parfois difficile, voire
impossible la recherche d'une place
et, partant, l'utilisation de la capacité
de travail résiduelle (arrêt I 377/98 du 28 juillet 1999 consid. 1 et les références, in VSI 1999 p. 246).
Toutefois, lorsqu'il s'agit d'évaluer
l'invalidité d'un assuré qui se trouve proche de l'âge donnant droit à
la rente de vieillesse, il faut procéder à une analyse globale de la situation
et se demander si, de manière réaliste, cet assuré est en mesure de retrouver
un emploi sur un marché équilibré du travail. Cela
revient à déterminer, dans le cas concret qui est soumis à l'administration ou
au juge, si un employeur potentiel consentirait
objectivement à engager l'assuré, compte tenu notamment des activités qui
restent exigibles de sa part en raison d'affections physiques ou
psychiques, de l'adaptation éventuelle de son
poste de travail à son handicap, de son
expérience professionnelle et de sa situation sociale, de ses capacités
d'adaptation à un nouvel emploi, du salaire et des contributions patronales à la prévoyance professionnelle
obligatoire, ainsi que de la durée prévisible des rapports de travail (cf. arrêt I 819/04 du 27 mai
2005.
consid. 2.2 et les références).
4.3
La recourante, née en novembre 1945, était âgée
de 61 ans et un mois au moment déterminant où
la décision litigieuse a été rendue (11 décembre 2006). Elle a travaillé
de 1966 à 1978 comme femme de ménage, puis du 1er décembre 1978 jusqu'au jour de son
premier accident en qualité de
concierge dans un immeuble. Il n'apparaît pas qu'elle ait acquis durant sa carrière une quelconque formation professionnelle ou toute autre expérience
qu'elle aurait pu mettre en valeur.
L'exercice d'une nouvelle activité adaptée
aux importantes limitations fonctionnelles l'affectant - activité
sédentaire, privilégiant la position assise et les déplacements plutôt à plat, sans inclinaison vers l'avant ni
port de charges supérieures à 5 kilos - impliquerait par conséquent une
reconversion professionnelle et présupposerait
des facultés d'adaptation probablement insurmontables d'un point de vue subjectif. On soulignera au demeurant que l'intimé n'a, au cours de la
procédure administrative, donné aucun
exemple concret d'activités adaptées
que la recourante pourrait raisonnablement accomplir et encore moins aidé
celle-ci à élaborer un projet professionnel réaliste et convenable. On peine
dès lors à imaginer qu'un employeur
consente les moyens et les efforts nécessaires pour permettre à la recourante de se réinsérer dans le monde
du travail. Compte tenu de la situation personnelle et professionnelle de la recourante, il convient de conclure qu'elle n'est plus en mesure de retrouver un emploi
léger et adapté à son handicap sur un marché équilibré du travail. En tant que la recourante ne peut plus exploiter sa
capacité résiduelle de travail sur le plan économique, il en résulte une invalidité totale sur le plan professionnel. (…)" (SVR n. 35 8-9/2009).
In una sentenza 8C_657/2010 del 19 novembre 2010, il Tribunale
federale ha ancora rilevato:
" (…)
5.2.3
Das fortgeschrittene Alter der versicherten Person stellt
keinen invaliditätsfremden Faktor dar. Vielmehr ist diesfalls zu beurteilen, ob
für sie auf dem allgemeinen Arbeitsmarkt realistischerweise geeignete
Arbeitsstellen zur Verfügung stehen, an denen sie die ihr verbliebene
Restarbeitsfähigkeit zumutbarerweise noch ganz oder teilweise verwerten kann (BGE
107.
V 17 E. 2c S. 21). Im Rahmen der sowohl durch den Begriff des
ausgeglichenen Arbeitsmarktes als auch die Selbsteingliederungspflicht gebotenen
Zumutbarkeitsprüfung gehört daher das fortgeschrittene Alter der versicherten
Person zu den ihre erwerblichen Möglichkeiten und damit ihre Invalidität
beeinflussenden persönlichen Eigenschaften. Die Rechtsprechung erachtet das
Alter für die Vermittelbarkeit indes regelmässig nicht als allein
ausschlaggebend; vielmehr kommt auch der verbliebenen Restarbeitsfähigkeit
erhebliches Gewicht zu (Urteil 9C_124/2010 E. 5.1 f.).
Zu beachten ist, dass der am 1. Juli 1948 geborene Versicherte bei
Rentenbeginn (1. November 2005) 57 Jahre und im Verfügungszeitpunkt (17.
November 2009) 61 Jahre alt war (vgl. auch Urteil 9C_124/2010 E. 5.3). Gemäss
der auf das MEDAS-Gutachten gestützten vorinstanzlichen Feststellung hätte er
zum Beispiel die bisherige Arbeit bei der Firma E.________ AG ausüben können.
Hievon abgesehen werden Hilfsarbeiten auf dem hypothetischen ausgeglichen
Arbeitsmarkt altersunabhängig nachgefragt (Urteil I 304/06 vom 22. Januar 2007
E. 4.2). Im Lichte der relativ hohen Hürden, die das Bundesgericht für die
Unverwertbarkeit der Restarbeitsfähigkeit älterer Menschen entwickelt hat
(Urteil 9C_918/2008 vom 28. Mai 2009 E. 4.3), ist ein IV-rechtlich erheblicher
fehlender Zugang des Versicherten zum Arbeitsmarkt zu verneinen.”
Il TCA, inoltre, in una sentenza 32.2007.81 del 13 dicembre 2007, cresciuta
incontestata in giudicato, ha già considerato esigibile pretendere da un
assicurato - di professione elettromeccanico per
elettrodomestici industriali, 62enne al momento
dell’emissione della decisione contestata - che sfrutti la sua residua capacità
lavorativa, del 100%, in attività adeguate, non potendosi ritenere che la sua
capacità lavorativa residua non sia più economicamente utilizzabile, dato che gli restano ancora alcuni anni di attività prima di beneficiare
di una rendita di vecchiaia.
Alla medesima conclusione il TCA è giunto anche nella sentenza
32.2006.244
del 15 ottobre 2007, cresciuta incontestata in giudicato,
concernente un assicurato, 62enne al momento dell’emanazione
della decisione impugnata, che a causa del danno alla salute di cui era
portatore presentava una totale inabilità lavorativa nella sua precedente
professione di capo magazziniere presso una ditta di materiali da costruzione,
ma una capacità lavorativa del 100% in attività leggere adeguate.
In esito alle
considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che, nel caso di specie,
sul mercato del lavoro esistono delle attività che l’assicurato sarebbe in
grado di esercitare in misura piena nonostante il danno alla salute.
Infine, a
proposito della critica dell’assicurato concernente le difficoltà a reperire
un’attività adeguata alle sue condizioni di salute, il TCA rileva di non
ignorare le difficoltà che presenta il mercato del lavoro svizzero. Tuttavia,
ciò rappresenta un elemento estraneo all’invalidità. In effetti, secondo
dottrina e giurisprudenza, l’assicurato deve compiere ogni sforzo per
valorizzare al massimo le sue capacità di guadagno (STFA inedita del 10
settembre 1998 nella causa S.; DTF 123 V 96 consid. 4c; RAMI 1996 U 240 p. 96;
SVR 1995 UV 35 p. 106 consid. 5b e riferimenti).
Se,
malgrado tale impegno, un’occupazione confacente all’interessato non è
reperibile in concreto, questo è dovuto alla congiuntura del momento, per la
quale, considerata la nozione di mercato equilibrato del lavoro, né
assicurazione contro gli infortuni né quella per l'invalidità sono tenute a
rispondere (DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332
consid. 3b, P. Omlin, op. cit., p. 83).
In tale ipotesi deve semmai intervenire l'assicurazione contro la
disoccupazione.
In esito
alle considerazioni che precedono, il TCA deve concludere che sul mercato
generale del lavoro esistono delle attività che l’assicurato sarebbe in grado
di esercitare nella misura del 100%, nonostante il danno alla salute.
Va
qui rilevato che specialmente nell’ambito industriale, ma anche nel settore
delle prestazioni di servizio, vi sono, in effetti, delle attività di mera
sorveglianza – fisicamente assai leggere – che non presuppongono particolari attitudini
intellettuali e che possono essere svolte sia in posizione
seduta che in piedi (per es. attività d’incasso, d’assemblaggio, di confezione
prodotti, di controllo ecc.) con la possibilità anche di variare frequentemente
la postura.
È poi
utile segnalare che, secondo la giurisprudenza, se è vero che vanno indicate
possibilità di lavoro concrete, all'amministrazione rispettivamente al giudice
non vanno poste esigenze esagerate. È infatti sufficiente che gli accertamenti
esperiti permettano di fissare in maniera attendibile il grado di invalidità.
In proposito, va rilevato che il TFA ha in particolare già ritenuto corretto il
rinvio ad attività nel settore industriale e commerciale, composto di lavori
leggeri di montaggio, compiti di controllo e sorveglianza (cfr. DTF 119 V 347;
VSI 1998 p. 296 consid. 3b; STFA del 25 febbraio 2003, U 329/01, consid. 4.7).
Il
Tribunale federale ha nuovamente avuto occasione di richiamare la sua
giurisprudenza nella STF 8C_399/2007 del 23 aprile 2008, con la quale ha
confermato la STCA 35.2007.42 del 21 giugno 2007, osservando:
"
8.2
Come rettamente rilevato dal Presidente del
Tribunale cantonale, tuttavia, la questione se la capacità lavorativa in
posizione prevalentemente eretta risulta effettivamente ridotta non va risolta
in questa sede. In effetti in considerazione dell'ampio ventaglio di attività
semplici e ripetitive contemplate dai settori della produzione e dei servizi
(cfr. ISS, livello di esigenze 4, tabella TA1) - un numero significativo di
queste attività sono infatti di natura leggera, permettono di alternare la
posizione e sono pertanto adatte al danno alla salute presentato
dall'assicurato (v. per analogia la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni I 324/00 del 5 giugno 2001, consid. 2b) - la Corte ha già
ripetutamente statuito, in casi con limitazioni funzionali analoghe, che esiste
un mercato del lavoro sufficiente in cui realizzare la propria capacità
lavorativa residua (consid. 2b non pubblicato della sentenza
DTF 119 V 347; VSI 1998 pag. 296 consid. 3b; si veda anche la sentenza del
Tribunale federale delle assicurazioni I 401/01 del 4 aprile 2002, consid. 4c).
Si tratta segnatamente del mercato occupazionale per personale non qualificato
o semi qualificato (RCC 1989 pag. 331 consid. 4a), in cui vi è una sufficiente
offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui possono venir
eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano aggravi
fisici e che consentono il cambiamento frequente di posizione (RCC 1980 pag.
482.
consid. 2; cfr. inoltre la sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 329/01 del 25 febbraio 2003, consid. 4.7).”
2.6
Essendo
quindi esigibile che l’assicurato sfrutti la sua residua capacità lavorativa, del
100%, in attività adeguate, ricordato inoltre che l'invalidità nell'ambito delle assicurazioni
sociali svizzere è un concetto di carattere economico‑giuridico e non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b, 110 V 275 consid. 4a),
occorre esaminare le conseguenze del danno alla salute dal profilo economico.
Preliminarmente
va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa
stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129
V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I
600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV
Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata in
SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;
cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),
per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2010 (visto che
l’assicurato è inabile al lavoro dal mese di luglio 2009). L’amministrazione ha
applicato i dati del 2009 che vanno quindi aggiornati al 2010.
2.6.1
Per quel che
concerne il reddito da valido, l’UAI ha quantificato il reddito
che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano nel 2009, lavorando al 100%,
in fr. 61’244.-- (cfr. doc. 19-3).
Tale
ammontare è stato determinato sulla base del reddito statistico risultante
dalle tabelle RSS, livello di qualifica 4, dato che l’assicurato, di
professione operaio, è stato iscritto in disoccupazione negli anni 2003-2004,
dopodiché, dopo avere svolto per 7 giorni un periodo di prova presso un’impresa
di gessatura, interrotto per inidoneità dell’assicurato a svolgere l’attività
di manovale, egli si è nuovamente iscritto in disoccupazione da ottobre 2004 al
2006.
(cfr. doc. 19/2-3).
Il TCA
non può che ritenere corretto il modo di agire dell’amministrazione, non essendo
possibile prendere in considerazione un dato salariale concreto.
L’assicurato
non ha contestato, del resto, l’ammontare stabilito dall’amministrazione.
Adeguando
tale importo al 2010, si ottiene un reddito da valido di fr. 61'728.-- (+0,8% per il 2010, cfr. tab. relativa all’evoluzione dei salari nominali pubblicata sul sito dell’Ufficio
federale di statistica: http://www.bfs.admin.ch/ bfs/portal/it/index/themen/03/04/blank/key/lohnentwicklung/nominal_und_real.html).
2.6.2
Per quanto
riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che, conformemente
alla giurisprudenza federale, ribadita in una sentenza 8C_290/2007 del 7 luglio
2008, esso è determinato sulla base
della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione però che
quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa
residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente svolta sia
adeguato e non costituisca un salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126
V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).
Qualora
difettino indicazioni economiche effettive, possono essere ritenuti i dati
forniti dalle statistiche salariali, come risultano dall’inchiesta svizzera
sulla struttura dei salari (ISS; DTF 126 V 75 consid. 3b pag. 76 con
riferimenti). Nel caso di un invalido che, dopo l’insorgenza del danno alla
salute, può compiere solo lavori leggeri e non impegnativi dal punto di vista
intellettuale, il relativo reddito è di principio determinato in base alla
media del salario lordo (valore totale) conseguibile per attività semplici e
ripetitive (livello di esigenza 4 sul posto di lavoro) nel settore privato in
conformità alle tabelle A dell’ISS (sentenza del Tribunale federale delle
assicurazioni U 240/99 del 7 agosto 2001, consid. 3c/cc, parzialmente
pubblicata in RAMI 2001 pag. 347; cfr. pure DTF 129 V 472 consid. 4.2.1. pag.
476.
con riferimento). A questo riguardo giova rilevare che la più recente
giurisprudenza non ammette più la possibilità di fare capo ai dati statistici
regionali desumibili dalla tabella TA13, il reddito ipotetico da invalido
dovendo invece essere stabilito sulla base della tabella TA1 dell’ISS (cfr. SVR
2007.
UV no. 17 pag. 56 (U 75/03)).
Inoltre,
va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a
causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni
invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di
occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità
residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a
raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una
riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il
TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del
salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità
suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a
pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che l'amministrazione
deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido motivo sostituire
il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione (DTF 126 V 80
consid. 5b/cc).
L’Alta
Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di
indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla
tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita
dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella
TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV
nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).
Con
sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla
sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario
da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al
salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da
invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,
art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.
In
un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha
lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso
in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).
Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.
45.
consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).
La
questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la
quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:
" 3.3 In una
recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: cfr. DTF 135 V 297), il
Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che
quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto
al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso
deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della
DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -
giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo
parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale
eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella
stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si
dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in
considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze
personali e professionali."
In
applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008
(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata
dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2008 una
professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a
proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.
RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto realizzare,
in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'806.--.
Riportando
questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata
in La Vie économique, 7/8-2009, p. 90), esso ammonta a fr.
4'998.24 mensili oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12,
ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio
1999.
nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).
Dopo adeguamento
all’indice dei salari nominali, si ottiene, per il 2009 (cfr. tab. relativa all’evoluzione dei salari
nominali pubblicata sul sito dell’Ufficio federale di statistica), un
reddito annuo di fr. 61'238.44 e, per il 2010, di fr. 61’728.35.
Ritenuto che, come visto in precedenza, da un
punto di vista medico, l’assicurato può esercitare un’attività adeguata alle
sue condizioni di salute al 100%, il reddito statistico citato non deve essere
ulteriormente ridotto.
2.6.3
In ossequio
alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze
specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,
età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado
d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad
una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima consentita
ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto delle varie
particolarità che possono influire sul reddito del lavoro" (cfr. DTF 126 V
80.
consid. 5b/cc).
In una
sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha
proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un
permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato
in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.
La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora
conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno
alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo
parziale (5%):
"
2.4
Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen
Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem
Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,
während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte
Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne
Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter
Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind
keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug
abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht
bestritten.
2.5
Entgegen der Auffassung im kantonalen
Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,
dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der
ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der
Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die
Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00
[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr
einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im
Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem
Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt
(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002
S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende
Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die
Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und
Ausländer zusammensetzen.
2.6
Die IV-Stelle führt in der
Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte
nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in
Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag, die
arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden
...)." Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund
statistischer Angaben festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache
der Lohneinbusse von teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden
Anforderungsniveau 4 (einfache und repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen
ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000 S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S.
28.
T8), auch wenn in diesem Rahmen der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch
dem Abzug gleichzusetzen ist (vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).
2.7
Damit sind im Rahmen des Abzuges die
leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die
Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu berücksichtigen.
Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen Abzug wegen
Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen gewesen wäre,
lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein Ermessen an die
Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende Ermessensausübung
erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw. 2.3 hievor).
Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus des
Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat jedoch
die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit einem
Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache Rechnung
getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein kann,
erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher liegend.
Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der Verwaltung
abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist, was zu einem
Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe Invalidenrente
führt." (STFA succitata)
In
un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -
riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un
permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un
profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una
decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht
unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.
2.5.1
hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen
kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem
Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten
Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung
getragen”).
In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,
il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve
essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,
argomentando:
" Su
quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente esaminato alcune recenti sentenze
federali e ne ha ricavato l’impressione di una prassi non sempre coerente.
A titolo di esempio, in una sentenza del 14
febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che
l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione
impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i
lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a
prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé
non influisce sul livello retributivo.
Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005
nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,
trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in
attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge de
l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la
sottolineatura è del redattore).
In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella
causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al
beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età
costituisse un fattore di riduzione.
Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4
OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa
disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della
rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419
consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).
Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento
fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo
scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF
115.
V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella
causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in
talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,
ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e
visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori
delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza
professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le
malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.
Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla
giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.
Per quanto riguarda specificatamente la riduzione
percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,
l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,
che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività
sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più
elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I
559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa
dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto
parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,
I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per
tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata
una riduzione del 15% per ragioni di salute).
La presenza cumulativa di più fattori legittima
l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).
Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004
nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata
dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri
fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di
dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)
2.6.4
In concreto,
nel rapporto del 21 giugno 2010, il consulente IP - dopo avere elencato e
analizzato tutte le possibili riduzioni che potrebbero entrare in
considerazione (attività leggera, limitazioni funzionali, età e anni di
servizio, nazionalità e permesso di soggiorno, tasso di occupazione, gap salariale,
cfr. doc. 18/3-4) - ha applicato una riduzione del 10% così motivata: “5% per
attività leggere e 5% per altri fattori di riduzione (limiti funzionali)” (cfr.
doc. 18-4).
Nel caso
di specie, questo Tribunale rileva che il consulente incaricato non ha tenuto
conto dell’età dell’assicurato (nato nel 1947).
A mente
del TCA, pertanto, sarebbe stato più equo applicare una riduzione del 15%.
Procedendo
quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr. 61'728, ritenuta
un’esigibilità dal profilo medico del 100% e ammettendo la riduzione del 15%,
il reddito ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 52’469 (fr. 61'728
- (fr. 61'728 x 15 : 100)).
Confrontando
ora questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 61’728.--
(consid. 2.6.1.) emerge un tasso d’invalidità del 15%, insufficiente per avere
diritto ad una rendita di invalidità, come stabilito dall’amministrazione nella
decisione impugnata.
Nella
misura in cui l’UAI ha negato all’assicurata il diritto ad una rendita di
invalidità, la decisione dell’8 novembre 2010 deve, perciò, essere confermata.
2.7
Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di
ricorso in caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di
prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a
spese. L'entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in
funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133
V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre
2008).
Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell'assicurato.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso
è respinto.
2. Visto
l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico
dell’assicurato ricorrente.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto di
ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante.
Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il
ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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