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Decisione

32.2011.29

L'UAI ha rettamente respinto la richiesta di prestazioni dell'assicurato non essendo il grado d'invalidità pensionabile (21%). AG accolta

19 settembre 2011Italiano66 min

Source ti.ch

Fatti

I doc. X,

XI+1-3 sono stati inviati all’avv. RA 1 per osservazioni (doc. XII).

1.11. Il legale

dell’assicurato ha risposto il 26 agosto 2011 producendo un nuovo certificato

della Dr.ssa __________ (doc. XIII+D).

I doc.

XII, XIII+D sono stati trasmessi all’UAI per osservazioni (doc. XIV).

1.12. L’UAI ha

formulato le proprie osservazioni il 5 settembre 2011 (doc. XV).

I doc.

XIV e XV sono stati inviati all’assicurato per conoscenza (doc. XVI)

in

diritto

In

ordine

2.1. La presente

vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante

importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della valutazione

delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico

ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge sull’organizzazione giudiziaria

(cfr. STF 8C_855/2010 dell'11 luglio 2011; STF 9C_211/ 2010 del 18 febbraio

2011 ; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H 180/06 e H 183/06 del 21

dicembre 2007; STFA I 707/00 del 21 luglio 2003; STFA H 335/00 del 18 febbraio

2002; STFA H 212/00 del 4 febbraio 2002; STFA H 220/00 del 29 gennaio 2002;

STFA U 347/98 del 10 ottobre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 pag. 190 seg.;

STFA H 304/99 del 22 dicembre 2000; STFA I 623/98 del 26 ottobre 1999).

Nel

merito

2.2. Il TCA è

chiamato a stabilire nuovamente se l’amministrazione era legittimata a negare

all’assicurato il diritto a prestazioni dell’assicurazione invalidità oppure

no.

Secondo

l’art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità

s’intende l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata,

cagionata da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità

congenita, malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità,

secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o

psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la

conseguente incapacità di guadagno.

Occorre

quindi che il danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità

di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per

l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité dans le droit suisse de la

sécurité sociale, tesi Ginevra 1991, pp. 216ss).

L’art. 28

cpv. 2 LAI, in vigore dal 1° gennaio 2008, prescrive che gli assicurati hanno

diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%, a tre quarti di

rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se sono invalidi

almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40%.

Ai sensi

dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto

fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza

dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione,

nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in

condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del

lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido

(reddito da valido). Il grado d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere

determinato dal raffronto del reddito ch'egli ancora può conseguire nonostante

la sua invalidità con quello che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle

affezioni di cui è portatore (RCC 1992 p. 182, 1990 p. 543; Valterio, Droit et

pratique de l'assurance invalidité, Les prestations, 1985, pp. 200ss.). Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui

ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa

adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto

dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84). Nel confronto

dei redditi la giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei

all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini

fisiche e psichiche e l'età dello assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21;

Scartazzini, op. cit, p. 232). La misura dell'attività ragionevolmente

esigibile dipende d'altra parte dalla situazione personale dell'assicurato e

dalla possibilità di applicazione di misure reintegrative. La situazione

personale dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua

capacità al guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge

il grado dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se

ciò non è possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione

fondata sulle circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74; DTF 114 V 313).

Al

proposito va infine ancora rilevato che, secondo la

giurisprudenza del TFA, per il raffronto dei redditi sono determinanti le

circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla

rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla

medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali

modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della decisione

(rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili

di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222, cfr. anche cfr. STFA inedite 26 giugno 2003 nella causa R

consid. 3.1, I 600/01; 3 febbraio 2003 nella causa R, I 670/01 pubblicata in

SVR 2002 IV Nr. 24; 18 ottobre 2002 nella causa L consid. 3.1, I 761/01

pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I

26/02 e cfr. anche STFA inedita 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I

475/01).

2.3. Per quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata

da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo al

proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere

dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del

lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298

consid. 4c, 102 V 165= RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324;

RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA del 29 settembre 1998

nella causa S. F., I 148/98, pag. 10 consid. 3b; Locher, Grundriss des

Sozialversicherungsrecht, Berna 2003, pag. 128).

L'Alta Corte ha inoltre

avuto modo di precisare che:

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i

quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art.

4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie mentali

propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono

considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non costituiscono

turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità

di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la

misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più

oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere

che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da

lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF

102 V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2a, pag. 321 consid. 1a, pag. 324 consid.

1a; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a e sentenze ivi citate)" (STFA del 29

settembre 1998 nella causa S. F. [I 148/98], pag. 10 consid. 3b)."

Secondo la giurisprudenza

del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni

dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la

farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA del 18 ottobre 1999 nella

causa B., I 441/99; STFA del 29 settembre 1998 nella causa S. F., I 148/98,

pag. 10 consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a con riferimenti).

In una

sentenza I 384/06 del 4 luglio 2007 il Tribunale federale (TF) ha ribadito che

“(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica presuppone in

particolare la diagnosi espressa da uno specialista in psichiatria, poggiata

sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto

scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la recente sentenza del

Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4).

(…)” (STF del 4 luglio 2007, I 384/06).

2.4. Nella

decisione del 20 aprile 2009 il TCA aveva rinviato gli atti all’amministrazione

per nuovi accertamenti di natura psichiatrica.

In

particolare, vista la discordanza che esisteva tra le valutazioni

specialistiche del Dr. __________, della Dr.ssa __________ e del Dr. __________

rispetto a quella del Dr. __________ e soprattutto in considerazione del lungo

tempo trascorso tra l’ultima valutazione specialistica (luglio 2006) e la

decisione su opposizione, questa Corte nella precedente sentenza ha ritenuto

opportuno un nuovo accertamento specialistico inteso a delucidare sia l’aspetto

diagnostico, sia le ripercussioni dei disturbi sulla capacità lavorativa del

ricorrente (inc. 32.2008.126, pag. 21, 22).

L’Ufficio

AI ha quindi predisposto un accertamento medico bi- disciplinare presso il SAM

di Bellinzona (doc. AI 75-1).

In tale

ambito i medici del SAM hanno valutato la patologia psichiatrica (Dr. __________)

e quella gastroenterologica (Dr.ssa __________).

Il Dr. __________,

spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, nel referto del 15 aprile 2010, dopo

aver illustrato l’anamnesi del paziente, descritto la giornata, la terapia e lo

status psichico, ha posto la seguente diagnosi e valutazione:

"

(…)

Diagnosi:

Sindrome depressiva ricorrente, attuale

episodio di grado medio (ICD 10 F 33.1).

Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 60.1) dipendente, emotivamente instabile.

Sindrome da dipendenza di sostanze psicoattive

multiple (ICD 10 19.24) alcool, cannabis e cocaina.

Stato dopo almeno due episodi di tipo

psicotico acuto (ICD 10 F 23).

Valutazione:

l'assicurato presenta una sindrome depressiva

ricorrente di grado lieve medio che ha seguito un decorso cronico. Il quadro

clinico si vede aggravato da due episodi di tipo psicotico documentati.

Nel 2002 il quadro psicopatologico è esordito

con una sintomatologia depressiva e un secondario abuso di sostanze

stupefacenti nell'ambito di una grossa conflittualità con la sua ex‑moglie.

In seguito ha presentato un primo episodio psicotico su abuso di

sostanze che ha giustificato il suo ricovero

in clinica psichiatrica.

I colleghi della __________, così come quelli

del SPS di __________ che lo hanno seguito in regime ambulatoriale fino al

2003, hanno posto la diagnosi di disturbo di personalità paranoide e di stato

psicotico acuto che poi nel decorso hanno constatato uno stato psicotico deficitario,

con sintomi negativi. Alla luce della valutazione attuale non è evidente una

sintomatologia negativa di tipo deficitario e pertanto non si può parlare di un

andamento clinico di tipo residuale nel senso di un processo psicotico

schizofreniforme. Le caratteristiche della personalità non presentano la

modalità tipica della personalità paranoide. In questo senso concordo con la

valutazione eseguita dal collega Dr. __________. Non presenta nemmeno

caratteristiche tipiche del disturbo tipico di tipo borderline come posto dalla

Dr.ssa __________ e i colleghi della Clinica __________. È evidente invece un

disturbo di personalità misto in parte dipendente e immaturo, in parte

emotivamente instabile.

Il quadro psicopatologico ha seguito un

andamento fluttuante dal 2002, ma si è evidenziato un peggioramento a partire

dal 2006, periodo in cui è stato ricoverato presso la Clinica __________ e i

colleghi hanno posto la diagnosi di Sindrome depressiva ricorrente, episodio di

gravità media. Da allora si assiste ad un processo di maggiore degrado della

sua persona e un andamento del quadro depressivo che ha avuto un maggiore

impatto sul quadro complessivo.

Sebbene nel suo rapporto del 17.01.2006

stilato dalla Dr.ssa __________, fa riferimento ad un peggioramento a partire

dal 2005, ritengo che sia stato il suo ricovero in Clinica __________ a marcare

tale peggioramento.

Il consumo di sostanze ha avuto un andamento

fluttuante, come tuttora, e non è stato mai monitorizzato in modo regolare in

quanto lo stesso assicurato ha seguito irregolarmente la presa a carico

psichiatrica. È significativo il fatto che solo sia stato visto dalla Dr.ssa __________

2 volte nel 2008 e solo una volta nel 2009. Solo a partire dal mese di maggio

del 2009, in seguito al suo secondo ricovero presso la Clinica __________ è

seguito più regolarmente dallo psicologo __________.

Lo scompenso psicotico presentato in __________,

a seguito della morte della madre, parla e favore di una fragilità strutturale

e questo evento ha aggravato ulteriormente il decorso del quadro clinico

complessivo. Ossia che dalla metà del 2008 si assiste ad un ulteriore

aggravamento.

Tuttavia le caratteristiche cliniche che

presenta non parlano a favore di un evidente decorso regressivo di tipo

schizofreniforme, ma piuttosto di tipo depressivo.

Il trattamento psicofarmacologico attuale non

è ben instaurato in quanto si constata una chiara tendenza dell'assicurato ad automedicarsi

e a seguire a “modo suo” la prescrizione medica. Infatti si evidenziano nel

corso dei ricoveri, diversi schemi di trattamento, ma sembrano non essere mai

seguiti e lungo termine da parte dell'assicurato. Nel suo rapporto la collega

Dr.ssa __________ dichiara che l'assicurato assume del Seroquel, mentre egli

stesso dice di seguire un trattamento con del Valium.

Conclusione:

1. Diagnosi.

Vedi sopra.

Considerandi

2.

Influenza di queste ultime sulla capacità lavorativa nell'attività da ultimo svolta

dall'assicurato.

L'assicurato presenta attualmente una

incapacità lavorativa nella misura del 40 % per ragioni psichiatriche. Questa

percentuale d'incapacità lavorativa non è cumulativa rispetto al grado

d'incapacità lavorativa per ragioni gastroenterologiche.

3.

Descrivere l'evoluzione dello stato di

salute dell'assicurato dal punto di vista specialistico. Prognosi.

Da un punto di vista medico teorico

l'assicurato non ha presentato alcuna incapacità lavorativa duratura dal 2002

fino al mese di maggio 2006. Questa mia posizione è giustificata dalla

valutazione clinica attuale, la quale non presenta alcuna caratteristica di un

quadro schizofreniforme deficitario, che potrebbe avere giustificato una importante

incapacità lavorativa, come era stato valutato dai colleghi della __________,

cosi come del SPS di __________ che lo hanno seguito fino al 2003.

Inoltre, come espresso sopra non sono

d'accordo con la valutazione del collega Dr __________ che aveva valutato nella

sua perizia SAM del 02.03.2004 una totale incapacità lavorativa. Il collega

costatava un episodio depressivo lieve e un disturbo di personalità. Per tali

diagnosi non è ammissibile riconoscere una totale incapacità lavorativa.

Sono d'accordo con la posizione del collega

Dr. __________, che nella sua valutazione del 2004 non ha riconosciuto alcun

grado d'invalidità. Il quadro clinico da lui descritto è compatibile con una

totale capacità lavorativa, e da un punto di vista teorico posso riconoscere

nel quadro da lui descritto una evoluzione tale da essere compatibile con la

mia attuale valutazione.

In seguito, nel suo rapporto del 17.01.2006 la Dr. ssa __________ fa riferimento ad un peggioramento a partire dal 2005, e ha giustificato

una incapacità del 50%. Ritengo invece che sia stato il suo ricovero in Clinica

__________ del mese di giungo 2006 a marcare in modo chiaro e oggettivo tale

peggioramento. Da allora egli presenta una incapacità lavorativa nella misura

del 30%. Non è giustificata una incapacità del 50% come espresso dalla Dr.ssa __________,

in quanto ancora oggi le funzioni cognitive, volitive e biologiche sono

abbastanza conservate.

Un secondo aggravamento del quadro clinico lo

ha presentato nel 2008 a seguito della morte della madre e dello scompenso

psicotico che egli ha presentato in __________. Da allora presenta una

incapacità lavorativa pari al 40%.

Va intesso che durante i periodi in cui è stato

ricoverato presso la __________ e Cliniche __________ e __________ va

riconosciuta una totale incapacità lavorativa.

Ossia dal 21.03.2002 al 19.04.2002; dal

12.07.2004

al 02.08.2004; dal 14.06.2006 al 06.07.2006 e dal 13.05.2009 al

26.06.2009

Il grado d'incapacità lavorativa è

condizionato dalla caratteristica di personalità del soggetto, il quale

presenta una fragilità strutturale. Il fatto che abbia presentato dei quadri

psicotici parla a favore di tale impressione.

La prognosi è stazionaria a lungo termine.

4.

Come si giustifica la diminuzione della

capacità lavorativa? Quali sono le limitazioni funzionali constatate?

Lo stato di continue fluttuazioni del tono

dell'umore, della quota d'ansia e del processo regressivo in atto provoca un

deterioramento delle funzioni cognitive e della sua capacità di continuità

davanti ad ogni compito che si prefigge. In questo senso egli si rende

impreciso, inaffidabile, con una maggiore esauribilità, una minore precisione e

una minore tenuta e caricabilità lavorativa.

5.

Possibilità terapeutiche per migliorare

la capacità lavorativa. Che effetti avrebbero questi provvedimenti sulla

capacità lavorativa?

È esigibile che l'assicurato sia seguito più

assiduamente da un profilo specialistico. Il trattamento psicofarmacologico

potrebbe essere modificato con l'introduzione di un antidepressivo e con un

neurolettico. Non è chiaro il trattamento attuale con Valium. Dovrà continuare

a lungo termine un trattamento psicoterapico e psicofarmacologico.

6.

Ritiene possibile effettuare

provvedimenti di integrazione professionale?

No, per la età dell'assicurato e per le

caratteristiche regressive del quadro.

7.

Ritiene che l'assicurato sia in grado di

svolgere altre attività? Se sì descrivere il limite funzionale e la capacità

lavorativa in altre attività adatte.

Presenta una incapacità lavorativa nella

misura del 40% per ogni attività lavorativa” (doc.

AI 79-13+14+15+16).

La Dr.ssa

__________, spec. FMH in gastroenterologia, nel rapporto peritale del 16

novembre 2009 ha posto la seguente diagnosi:

"

(…)

1.

Epatite

C cronica, genotipo 1B, senza segni per epatopatia avanzata.

Probabile infezione negli anni ’80.

2.

Pregressa gastrite da Helicobacter Pylori

con trattamento eradicativo di successo nel 2001.

3.

Pregressa tossicodipendenza e malattia

dell’alcol. Persistente sindrome depressiva.

Sovrappeso."

La specialista

ha così concluso la propria valutazione:

"

(…)

Conclusioni:

Questo signore di 46 anni presenta un’infezione

da HCV nell’ambito di un abuso di droghe in maniera parenterale (probabilmente

negli anni ’80).

Fortunatamente il decorso epatologico è

abbastanza favorevole e non ci troviamo, in data odierna, davanti ad

un’epatopatia avanzata. Tuttavia il paziente necessita senz’altro di una

sorveglianza epatologica per porre il timing al trattamento eradicativo

anti-virale.

Dal punto di vista epatologico il paziente è

abile al lavoro nella misura del 100%.” (doc. AI

79-20+21)

Globalmente,

quindi, nel rapporto peritale del 17 marzo 2010 i medici del SAM, sulla base

delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali del

ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto le diagnosi

psichiatriche di “Sindrome depressiva ricorrente, attuale episodio di grado

medio (ICD 10 F 33.1). Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 60.1) dipendente, emotivamente instabile. Sindrome da dipendenza di sostanze psicoattive

multiple (ICD 10 19.24) alcool, cannabis e cocaina. Stato dopo almeno due

episodi di tipo psicotico acuto (ICD 10 F 23)” e gastroenterologiche di “Epatite C cronica, genotipo 1B, senza segni per epatopatia avanzata.

Probabile infezione negli anni ’80. Pregressa gastrite da Helicobacter Pylori

con trattamento eradicativo di successo nel 2001. Pregressa tossicodipendenza e

malattia dell’alcol. Persistente sindrome depressiva.Sovrappeso” (doc. AI

79-17).

Quanto

alla capacità lavorativa medico – teorica globale, i medici del SAM hanno

ritenuto l’assicurato abile al lavoro nella misura del 60% in ogni attività

(doc. AI 115-22/23).

2.5

Per costante

giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione

(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono

essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito

del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute,

nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al

lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare

quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al

consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare

quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto

alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti

litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il

rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure

espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza

dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e

che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per

stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo

di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF

8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01

e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid.

1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung, BJM

1989.

pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il

suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura

amministrativa, il TFA ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state

eseguite da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se

giungono a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di

accertamenti approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a

ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998

IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna

1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In particolare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001.

pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella

DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI

1993.

pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Per quel

che concerne il Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione

invalidità, l’Alta Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di rendere una perizia, devono

essere osservati i diritti di partecipazione conferiti dall'art. 44 LPGA

(consid. 6 e 7).

In merito

al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di

accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo

e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF

136.

V 376 il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di

parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura

giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in

materia di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte

le prove assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.

In una

sentenza di principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il Tribunale federale ha

preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al valore

probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art. 72 bis

cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,

formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul Müller e del Dr.

iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

L’Alta

Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per

poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni

come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo

nelle procedure giudiziarie é di per sé conforme alla Costituzione e alla

Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha riconosciuto

che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente le

garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM nei

confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro dipendenza

economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò ritenuto

necessario adottare dei correttivi:

(a

livello amministrativo)

-

assegnazione a caso dei mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

-

differenze minime delle tariffe della perizia (consid. 3.2),

- miglioramento

e uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

-

rafforzamento dei diritti di partecipazione :

-- in

caso di divergenze l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una

decisione incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle

assicurazioni o al Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6;

cambiamento della giurisprudenza secondo DTF

132.

V 93);

-- alla

persona assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla

procedura (ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid.

3.4.2

; cambiamento della giurisprudenza secondo DTF

133.

V 446);

(a

livello dell’autorità giudiziaria di prima istanza)

In caso

di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il

Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una

perizia medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza

secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H

355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico

dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

Infine,

il Tribunale federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio

standard processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto

si dovrà decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue

specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto

di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la

decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema

cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

Nella

sentenza 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 il TF ha in particlare precisato quanto

segue a proposito del valore probatorio delle perizie di un SAM:

"

2.2.2

Das Bundesgericht hat in BGE 136 V 376 dargelegt, dass

diese Kritik im Ansatz unzutreffend ist, weil sie die verfassungs- und

gesetzesrechtlichen Grundlagen der schweizerischen Verwaltungsrechtspflege

ausblendet. Danach handelt die IV-Stelle im Verwaltungsverfahren nicht als

Partei, sondern als zur Neutralität und Objektivität verpflichtetes Organ des

Gesetzesvollzugs. Solange kein Beschwerdeverfahren angehoben ist, läuft ein

Einparteienverfahren mit dem Leistungsgesuchssteller als Partei und der

IV-Stelle als Behörde, welche nach den Grundsätzen des Amtsbetriebes die

Herrschaft über das Verfahren innehat. Nach dem Übergang zum

Anfechtungsstreitverfahren wird die Verwaltung zwar im prozessualen Sinne zur

Partei; sie bleibt lite pendente indessen weiterhin an die rechtsstaatlichen

Grundsätze (Art. 5 BV) gebundenes, der Objektivität und Neutralität

verpflichtetes Organ. Daher hat sie nicht auch im materiellen Sinn

Parteieigenschaft. Von dieser Rechtslage geht die Judikatur über die

Beweiskraft versicherungsmedizinischer Berichte und Gutachten (BGE 125 V 351; 122 V 157) aus. Sind formell

einwandfreie und materiell schlüssige (das heisst beweistaugliche und

beweiskräftige) medizinische Entscheidungsgrundlagen des Versicherungsträgers

(Administrativgutachten) vorhanden, so besteht daher nach der Rechtsprechung

kein Anspruch auf eine gerichtliche Expertise (BGE 135 V 465 E. 4 S. 467).

Gemäss der Rechtsauffassung, wie sie in der gesetzlichen Ordnung über die Amtsermittlungspflicht

des Sozialversicherungsträgers zum Ausdruck kommt, wird Beweis über

sozialversicherungsrechtliche Ansprüche schwergewichtig auf der Stufe des

Administrativverfahrens geführt, nicht im gerichtlichen Prozess. Hierin liegt

eine Grundentscheidung des Gesetzgebers, deren Abänderung im formellen Gesetz

vollzogen werden müsste (vgl. Art. 164 Abs. 1 lit. e-g BV). Die Verwaltung ist

aufgrund von Art. 89 Abs. 2 lit. a BGG immer dann zur Beschwerde berechtigt,

wenn der angefochtene Akt die Bundesgesetzgebung in ihrem Aufgabenbereich

verletzen kann. Aus der formellen Parteieigenschaft der Durchführungsstelle im

gerichtlichen Prozess bzw. der Legitimation zur Erhebung von Beschwerden in

öffentlich-rechtlichen Angelegenheiten kann offensichtlich nicht gefolgert

werden, auch die Beweiserhebungen der IV-Stelle im (vorausgehenden)

nichtstreitigen Verfahren bis zum Verfügungserlass seien Handlungen einer

(formellen) Partei, womit das spätere gerichtliche Abstellen hierauf gegen die

Verfassung oder die EMRK verstiesse.

2.2.3

Die grundsätzliche Verfassungs- und

Konventionsmässigkeit der Beschaffung medizinischer Entscheidungsgrundlagen

durch externe Gutachtensinstitute in der schweizerischen Invalidenversicherung

bestätigt ein rechtsvergleichender Ausblick. Danach kann - eine zweifellos in

die Kompetenz des nationalen Gesetzgebers fallende Grundentscheidung - die

medizinische Sachkompetenz entweder bei der entscheidenden Behörde selber

liegen oder bei zur Entscheidung im Einzelfall beizuziehenden Sachverständigen.

(…)

2.3

Im Hinblick auf die Ermittlung des

medizinischen Sachverhalts sind die MEDAS gesetzlich (Art. 59 Abs. 3 IVG)

vorgesehene Hilfsorgane der Invalidenversicherung. Als solche unterliegen sie

gleich wie die IV-Stellen selber dem verfassungsmässigen Gebot eines neutralen

und objektiven Gesetzesvollzugs. Institutionell wird die Eigenschaft der

Neutralität und Objektivität durch die selbständige Stellung der MEDAS

gestützt. Ihre Selbständigkeit zeigt sich darin, dass sie in ganz

verschiedenen, selber gewählten Rechtsformen auftreten und auf

unterschiedlichen Trägerschaften beruhen; sodann werden sie vom BSV weder

fachlich beaufsichtigt (vgl. Art. 64a IVG), noch sind sie im Einzelfall

weisungsgebunden. Ihre Kosten werden naheliegenderweise aus der IV-Rechnung

gedeckt, weshalb sie mit dem BSV auf tarifvertraglicher Grundlage

zusammenarbeiten (zu der daraus sich ergebenden Problematik vgl. aber unten E.

3.1

).

Unter diesen Umständen kann das Gebot der

Verfahrensfairness nicht allein durch den Umstand verletzt sein, dass

gutachtliche und andere medizinische Erkenntnisse aus dem

Administrativverfahren die wesentliche tatsachenbezogene Entscheidungsgrundlage

für die gerichtliche Überprüfung des Verwaltungsaktes bilden. Die Konzeption,

wonach ein Gericht auf die vom Versicherungsträger korrekt erhobenen Beweise

abstellen und auf ein eigenes Beweisverfahren verzichten darf, bleibt

grundsätzlich vereinbar mit Völker- und Bundesrecht (BGE 135 V 465 E. 4.3.2 S. 469). Aus der Rechtsvergleichung ergibt sich keine im

europäischen Raum allgemein anerkannte einheitliche Rechtsauffassung, dass über

streitige Sozialleistungen nur aufgrund eines gerichtlichen Beweisverfahrens

abschliessend entschieden werden dürfte (unten E. 4.3). Eine andere Frage ist,

wie es sich verhält, wenn ein Gericht die ursprüngliche Beweisgrundlage einmal

verworfen hat (dazu unten E. 4.4.)" (…)

Occorre

ancora evidenziare che il TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse

dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante

ed il medico SMR non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia.

In quell’occasione l’Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

"

(…)

La valeur probante des rapports médicaux des uns et

des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels

précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès lors aucune raison

d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer celui du médecin

traitant, pour le seul motif que c'est le service médical régional de l'AI qui

l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique pratiqué par les

médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève, du reste, aucune

circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité de

ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…)

Per quel che riguarda i

rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

L’Alta Corte in una sentenza 9C_142/2008

del 16 ottobre 2008 per quanto riguarda le divergenze d’opinioni tra medici

curanti e periti interpellati dall’amministrazione o dal giudice ha precisato

quanto segue:

"

(…)

On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre

experts et médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de

mettre en oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports

médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des

critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui

permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient

de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un

mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR

2008.

IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai

2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par

l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul

fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il

n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments

objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui

sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de

l'expert.(…)

Infine, va ricordato che se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Va ancora rilevato che,

affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (D. Cattaneo, “La

promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle assicurazioni

sociali”, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota 158, pag.

628-629, nella quale vengono citate alcune sentenze federali e cantonali, in

particolare la DTF 127 V 294; cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 203 e segg. (249-254).

In

quest’ultima sentenza l'Alta Corte ha fatto proprie le considerazioni di

Mosimann. In particolare, secondo questo autore (Somatoforme Störungen:

Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS 1999 pag. 105 ss), in ambito

psichiatrico l’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla gravità dell'affezione.

Il

perito deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa

da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,

quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche

croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla

malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della

stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a

trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve

essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri.

Inoltre, l'esperto deve

esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata.

Del resto, un rifiuto di

una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le

divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le allegazioni

sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago, l'assenza di una

richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni fornite dal paziente

e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative

lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap

nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA inedita 27 settembre 2001,

inc. 32.1999.124).

2.6

Nella

concreta fattispecie, chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute

del ricorrente è stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione

della decisione qui impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica

agli atti, questo TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione

peritale effettuata dal SAM, da considerare dettagliata, approfondita e quindi

rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra ricordati.

2.6.1

Per quanto riguarda la patologia

gastroenterologica, l’assicurato è stato sottoposto ad un

accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie al consulto s__________a __________

spec. FMH in gastroenterologia, la quale nel referto del 16 novembre 2009 ha diagnosticato:

“1.

Epatite C cronica, genotipo 1B, senza segni per epatopatia

avanzata.Probabile infezione negli anni ’80. 2. Pregressa gastrite da

Helicobacter Pylori con trattamento eradicativo di successo nel 2001. 3. Pregressa

tossicodipendenza e malattia dell’alcol. Persistente sindrome depressiva.

Sovrappeso” e concluso che dal punto di vista epatologico il paziente è

abile al lavoro nella misura del 100% (doc. AI 79-20+21).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi da tale

valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati

medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in

grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

2.6.2

Per quanto riguarda la patologia

psichiatrica, l’assicurato è stato sottoposto ad un

accurato esame nell’ambito della perizia SAM, grazie al consulto specialistico

del Dr. __________, spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, il quale nel referto

del 15 aprile 2010 ha diagnosticato una “Sindrome depressiva ricorrente,

attuale episodio di grado medio (ICD 10 F 33.1).Disturbo di personalità misto (ICD 10 F 60.1) dipendente, emotivamente instabile.

Sindrome

da dipendenza di sostanze psicoattive multiple (ICD 10 19.24) alcool, cannabis

e cocaina.Stato dopo almeno due episodi di tipo psicotico acuto (ICD 10 F 23)” (doc. AI 81-7).

Secondo

il Dr. __________ l’assicurato è da ritenere inabile in ogni attività

lavorativa nella misura del 40% (doc. AI 81-11).

Il TCA non ha motivo per distanziarsi nemmeno da

tale valutazione peritale, che non è del resto stata smentita da certificati

medico-specialistici attestanti delle patologie maggiormente invalidanti, in

grado di influire sulla capacità lavorativa residua dell’interessato.

Nella

sentenza di rinvio del 20 aprile 2009 (inc. 32.2008.126) questa Corte aveva

evidenziato il lungo tempo trascorso tra la prima decisione del 19 dicembre

2005.

e quella su opposizione del 6 giugno 2008, senza aggiornamenti del quadro

clinico. Inoltre vi era una discordanza di valutazione tra quanto accertato dal

Dr. __________ dai medici curanti (Dr.ssa __________ e Dr. __________) e dal

Dr. __________, sia per quanto riguarda la diagnosi che la capacità lavorativa

residua.

Il Dr. __________,

nel descrivere l’evoluzione dello stato di salute di RI 1 ha indicato una piena

capacità lavorativa dal 2002 al mese di maggio 2006 distanziandosi così dalla

valutazione del Dr. __________ che certificava invece, nella perizia del 22

gennaio 2004, un’inabilità lavorativa completa (cfr. doc. AI 28-21; 81-9).

Il perito

ha, per contro, concordato con la valutazione del Dr. __________ che nel

rapporto medico del 14 ottobre 2004 ha escluso - a quel momento - un danno alla

salute psichica tale da determinare un’incapacità lavorativa (cfr. doc. AI

32-1; 81-9).

Lo

specialista ha quindi preso posizione anche sul rapporto del 17 gennaio 2006

della Dr.ssa __________ non ritenendo giustificata una incapacità del 50% “in

quanto ancora oggi le funzioni cognitive, volitive e biologiche sono abbastanza

conservate”. A suo parere il peggioramento dello stato psichico dell’insorgente

è da ricondurre al ricovero presso la Clinica __________, nel giugno del 2006,

che ha determinato un’incapacità del 30%.

Nel 2008

vi è quindi stato un secondo aggravamento dovuto alla morte della madre e allo

scompenso psicotico che ha aumentato l’incapacità lavorativa al 40% (doc. AI

81-9/10).

Secondo

il perito l’assicurato è quindi inabile nella misura del 40% per ogni attività

lavorativa (doc. AI 81-11).

Questa

Corte ritiene che lo stato di salute dell’assicurato, dal profilo psichiatrico,

sia stato dettagliatamente ed approfonditamente vagliato dal Dr. __________.

Neppure quanto

prodotto successivamente dall’insorgente consente una diversa valutazione.

Il legale

dell’assicurato ha infatti unicamente trasmesso un certificato della Dr.ssa __________,

spec. FMH in psichiatria e psicoterapia, datato 16 giugno 2011 che si limita ad

indicare un’inabilità al 100% fino al 31 luglio 2011 (doc. VIII+C).

Questo

referto, stringato e privo di una diagnosi psichiatrica secondo una

classificazione riconosciuta, senza una valutazione delle patologie

dell’interessato, senza esporre il decorso della patologia e fornire una

descrizione dei trattamenti intrapresi, non adempie i requisiti richiesti dalla

giurisprudenza per ritenere che un rapporto medico abbia valore probatorio

(cfr. consid. 2.5.) e non è atto a mettere in dubbio le

conclusioni alle quali è giunto il perito interpellato dall’amministrazione.

Medesimo

discorso per quanto riguarda i certificati della Dr.ssa __________ del 18

agosto 2011, quindi ampiamente successivi alla decisione impugnata, trasmessi

dal legale dell’assicurato con le osservazioni del 26 agosto 2011 (doc. XIII).

Giova

inoltre ricordare un principio ripetutamente riconosciuto dalla nostra Massima

Istanza, quello secondo il quale le certificazioni del medico curante - anche

se specialista (cfr. STFA U 202/01 del 7 dicembre 2001, consid. 2b/bb) - hanno

un valore di prova ridotto, ciò in ragione del rapporto di fiducia che lo lega

al suo paziente (cfr.

RAMI 2001 U 422, p. 113ss. (= AJP 1/2002, p. 83); DTF 125 V 353 consid. 3b/cc; DTF

124.

I 175 consid. 4; DTF 122 V 161; RCC 1988 p. 504; R. Spira, La preuve en droit des

assurances sociales, in Mélanges en l'honneur de Henri-Robert Schüpbach,

Basilea 2000, p. 269s.).

Il TF ha affermato che in ragione della diversità dell’incarico

assunto (a scopo di trattamento anziché di perizia) in caso di lite non ci si

può di regola fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista

(cfr. STF I 1102/06 del 31 gennaio 2008; STFA I 701/05 del 5 gennaio 2007

consid. 2).

Ad esempio, nella sentenza

9C_289/2007 del 29 gennaio 2008 il Tribunale federale ha sottolineato che:

" (...) Par ailleurs, il y a lieu d'ajouter qu'au vu de la divergence

consacrée par la jurisprudence entre un mandat de soins et un mandat

d'expertise (cf. arrêt I 701/05 du 5 janvier 2007, consid. 2 et les nombreux

arrêts cités, dont en particulier l'ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175), on ne

saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration ou le

juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou plusieurs

médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va différemment que

si ces méde-cins traitants font état d'éléments objectifs ayant été ignorés

dans le cadre de l'expertise et qui sont suffisamment pertinents pour remettre

en cause les conclusions de l'expertise. Cette hypothèse n'étant toutefois pas

donnée dans le cas d'espèce, c'est à juste titre que les premiers juges se sont

fondés, sans violer le droit fédéral, sur les conclusions du SMR et qu'ils ont

confirmé la décision attaquée. (...)"

Alla luce

di quanto sopra esposto, sulla base delle affidabili e concludenti risultanze

del perito interpellato dall’amministrazione, le quali hanno permesso di

vagliare accuratamente lo stato di salute dell’interessato e richiamato inoltre

l'obbligo che incombe all'assicurato di intraprendere tutto quanto sia ragionevolmente

esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito economico cagionato dal

danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b, 400 e i

riferimenti ivi citati; Riemer‑Kafka, Die Pflicht zur Selbstverantwortung,

Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im

schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF 113 V

28.

consid. 4a e sentenze

ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG,

Zurigo 1997, pag. 221), il TCA ritiene dimostrato con il grado della

verosimi-glianza preponderante valido nell'ambito delle assicurazioni sociali

(DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati, 115 V 142

consid. 8b, 113 V 323 consid. 2a, 112 V 32 consid. 1c, 111 V 188 consid. 2b), che l'assicurato è inabile al 40% in ogni attività lavorativa.

Le

consulenti in integrazione professionale, nel rapporto del 6 ottobre 2010,

hanno indicato che partendo dalle limitazioni stabilite in ambito medico e

tenendo conto della configurazione della realtà economica del Ticino,

l’assicurato potrebbe accedere ad attività di tipo semplice, poco

diversificate, di carattere prettamente manuale, principalmente di produzione o

di esercizio.

Le consulenti

hanno quindi indicato a titolo di esempio attività leggere poco qualificate

come la professione da ultimo svolta prima del danno alla salute di ausiliario

nel reparto montaggio, oppure fattorino o venditore presso chioschi (doc. AI

88-2).

2.7

Occorre ora

esaminare le conseguenze del danno alla salute subìto dal ricorrente dal

profilo economico.

Preliminarmente

va ricordato che, secondo la giurisprudenza, per il raffronto dei redditi fa

stato il momento dell’inizio dell’eventuale diritto alla rendita (cfr. DTF 129

V 222; cfr., pure, STFA del 26 giugno 2003 nella causa R. consid. 3.1, I

600/01, del 3 febbraio 2003 nella causa R., I 670/01 pubblicata in SVR 2002 IV

Nr. 24, del 18 ottobre 2002 nella causa L. consid. 3.1, I 761/01 pubblicata

in SVR 2003 IV Nr. 11 e del 9 agosto 2002 nella causa S. consid. 3.1, I 26/02;

cfr., inoltre, STFA del 13 giugno 2003 nella causa G. consid. 4.2, I 475/01),

per cui nel caso concreto sono determinanti i dati del 2009.

Conformemente

ad un principio generale applicabile anche nel diritto delle assicurazioni

sociali, all'assicurato incombe l'obbligo di ridurre il danno (DTF 123 V 230

consid. 3c pag. 233; DTF 117 V 275 consid. 2b pag. 278, 394 consid. 4b pag. 400

e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka,

Die Pflicht zur Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572). In

virtù di tale obbligo, l'assicurato deve intraprendere tutto quanto è

ragionevolmente esigibile per ovviare nel miglior modo possibile alle

conseguenze della sua "invalidità", segnatamente mettendo a profitto

la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova professione

(DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28 e sentenze ivi citate; Landolt, Das Zumutbarkeits-prinzip im schweizerischen

Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non è quindi dato

alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado di percepire

un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28;

RCC 1968 pag. 434).

L’amministrazione

ha proceduto ad un confronto dei redditi sia per quanto riguarda l’attività

abituale che in attività adeguate.

2.7.1

Per quel che

concerne il reddito da valido, il cui importo non è del resto

stato contestato in sede di ricorso (doc. I), l’UAI ha quantificato il reddito

che l’assicurato avrebbe potuto percepire da sano in fr. 44'200.-- nel 2009, facendo

riferimento allo scritto e-mail del 4 aprile 2010 della responsabile delle

risorse umane della Interroll SA (cfr. doc. AI 85-2).

2.7.2

Per quanto

riguarda invece il reddito da invalido, va ricordato che lo stesso è determinato sulla

base della situazione professionale concreta dell'interessato, a condizione

però che quest'ultimo sfrutti in maniera completa e ragionevole la capacità

lavorativa residua e che il reddito derivante dall'attività effettivamente

svolta sia adeguato e non costituisca un salario sociale

("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e riferimenti).

Se

invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non

ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,

da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di

invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi

dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi

nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC

1991.

p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

Inoltre,

va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico. Il

TFA ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del

salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità

suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a

pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che

l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può senza valido

motivo sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi dell'assicurazione

(DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

L’Alta

Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di

indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla

tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita

dall’Ufficio federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella

TA13, che riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV

nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

Con

sentenza del 7 aprile 2008 (32.2007.165) questa Corte, fondandosi sulla

sentenza U 8/7 del 20 febbraio 2008, ha stabilito che “(…) quando il salario

da valido conseguito in Ticino in una determinata professione è inferiore al

salario medio nazionale in quella stessa professione, anche il reddito da

invalido va ridotto nella medesima percentuale (al riguardo cfr. L. Grisanti,

art.cit., in RtiD II-2006 pag. 311 seg., in particolare pag. 326-327) (…)”.

In

un’altra sentenza 8C_399/2007 del 23 aprile 2008 al consid. 6.2 il TF ha

lasciato aperta la questione a sapere se l’adeguamento va ammesso solo nel caso

in cui il valore fosse chiaramente sotto la media (“deutliche Abweichung”).

Tale è di regola stata ritenuta una differenza del 10% (SVR 2004 UV no. 12 pag.

45.

consid. 6.2; dell’8% nella sentenza U 463/06 del 20 novembre 2007).

La

questione è stata definitivamente risolta dalla nostra Massima Istanza, la

quale nella sentenza 8C_44/2009 del 3 giugno 2009 ha ricordato che:

" 3.3 In una

recente sentenza 8C_652/2008 dell'8 maggio 2009 (ndr: DTF 135 V 297), il

Tribunale federale, precisando la propria giurisprudenza, ha stabilito che

quando il reddito effettivamente conseguito differisce di almeno il 5% rispetto

al salario statistico riconosciuto nel corrispondente settore economico, esso

deve essere considerato considerevolmente inferiore alla media nel senso della

DTF 134 V 322 e può - in caso di adempimento degli altri presupposti -

giustificare un parallelismo dei redditi di raffronto (consid. 6.1.2). A questo

parallelismo si procederà però soltanto limitatamente alla parte percentuale

eccedente la soglia determinante del 5% (consid. 6.1.3). Questa Corte ha nella

stessa sentenza confermato che i fattori estranei all'invalidità di cui si

dovesse già aver tenuto conto con il parallelismo non possono essere presi in

considerazione una seconda volta nell'ambito della deduzione per circostanze

personali e professionali."

In

applicazione della giurisprudenza sviluppata nella sentenza del 7 aprile 2008

(inc. 32.2007.165), utilizzando i dati forniti dalla tabella TA1 2008 elaborata

dall'Ufficio federale di statistica, il ricorrente, svolgendo nel 2008 una

professione che presuppone qualifiche inferiori nel settore privato svizzero (a

proposito della rilevanza delle condizioni salariali nel settore privato, cfr.

RAMI 2001 U 439, p. 347ss. e SVR 2002 UV 15, p. 47ss.), avrebbe potuto

realizzare, in media, un salario mensile lordo pari a fr. 4'806.--.

Riportando

questo dato su 41.6 ore (cfr. tabella B 9.2, pubblicata

in La Vie économique, 5-2011, p. 90), esso ammonta a fr. 4'998.24

mensili oppure a fr. 59'978.88 per l'intero anno (fr. 4'998.24 x 12, ritenuto

che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del 18 febbraio 1999

nella causa B., U 274/98, p. 5 consid. 3a).

Dopo

adeguamento all'indice dei salari nominali ("Nominallohnindex"

- cfr. DTF 126 V 81 consid. 7a e STCA del 20 febbraio 2001 nella causa R.), si

ottiene, per il 2009 (cfr. tab. B 10.3, pubblicata in La Vie économique,

5-2011, p. 91), un reddito mensile di fr. 5'104.10 oppure di fr. 61'249.27 per

l'intero anno (fr. 5'104.10 x 12).

L’assicurato, quale ausiliario nel reparto montaggio presso la __________

SA, avrebbe guadagnato nel 2009 fr. 44'200.-- / anno per un’occupazione a tempo

pieno (cfr. consid. 2.7.1.). Tale reddito si situa, per ragioni estranee

all’invalidità, sotto la media dei salari svizzeri per un’attività equivalente

(cioè fr. 65'761.87, cfr. Tabella TA1 p.to 29 “Fabbr. di macchine e mezzi di

trasporto”, livello di qualifica 4, fr. 5’161.-- X 12 mesi = 61’932.-- riportato

su 41.6 = fr. 64'409.28 e aggiornato al 2009).

Nella

decisione impugnata l’amministrazione non ha tuttavia calcolato il gap

salariale.

Questo

Tribunale, in data 19 luglio 2011, ha interpellato l’Ufficio AI sulle ragioni

che lo hanno indotto a non applicare il gap salariale, in considerazione

di un reddito da valido di fr. 44'200.-- presso la __________ SA (doc. X).

L’Ufficio

AI ha così motivato tale procedere:

"

(…)

Tuttavia, è necessario valutare se nello

specifico sono realizzati gli altri presupposti per procedere alla riduzione per "qap salariale".

Oltre alla differenza importante tra salario

effettivamente percepito e la media nel ramo (con soglia che supera il 5%), il

salario non deve essere inferiore alla media nel ramo per ragioni estranee all'invailidità

e non devono esserci circostanze che permettono di supporre che l'assicurato si

sia accontentato di un salario più modesto rispetto a quello che avrebbe potuto

ottenere (ad esempio, sentenza I 644/06: in caso di un assicurato che ha

lavorato per 15 anni presso il medesimo datore di lavoro si ammette che egli si

sia accontentato del salario versatogli), e risulta ammissibile che egli non

avrebbe potuto realizzare, a causa della formazione insufficiente, un salario

equivalente al reddito medio determinato. Come osservato dal TF in varie

sentenze (cfr. 9C _399/2007 del 14.03.2008 consid. 4.1), « il faut que

l'assuré ne s'en soit pas contenté délibérément. Il doit donc exister des

indices concrets qui laissent supposer que, compte tenu des particularités de

l'assuré, il aurait manifestement réalisé un revenu

supérieur s'il en avait eu la possibilité ».

Nella fattispecie il ricorrente, nato nel 1963,

senza formazione né professione particolare, è arrivato in Svizzera nel 1992

all'età di 29 anni. L'assicurato nel formulario di richiesta di prestazioni Al

per adulti nel 2002 ha indicato "Sono musicista e ho esperienza in vari

settori"; la perizia psichiatrica resa dal dr. med. __________ del

15.04.2010

riprende, a pag. 2, quanto riferito dall'assicurato: "L'assicurato

dichiara che è stato già fin da giovane un bravo percussionista e che in

Svizzera ha partecipato 4 volte al festival di __________ e dice di aver

suonato con musicisti brasiliani famosi, come __________". Nel

rapporto del 18.11.2005 il Servizio integrazione professionale (SIP) indica

quanto segue: "L'A. (42 anni, di origine __________) dopo le scuole

dell'obbligo (non portate a termine) non intraprende una particolare formazione

professionale. Nel suo paese d'origine lavora come contadino e mandriano, poi

si trasferisce in __________ dove lavora come aiuto muratore.

In Svizzera dal 1992 ha lavorato in modo saltuario in alcuni cantieri edili, come aiuto giardiniere e come operaio

per una ditta di traslochi e per una fabbrica di cioccolata, il tutto alternato

a lunghi periodi in cui era privo di un'occupazione lavorativa.

L'ultima attività professionale esercitata

(tra il `99 e il `01) è quella di ausiliario a ore nel reparto montaggio presso

la ditta __________, dove svolgeva semplici lavori di montaggio in posizione

seduta (dopo di che ha lavorato unicamente per un paio di mesi come manovale

addetto al trasporto di materiali, senza la necessità di alzare pesi).

Attualmente non è attivo professionalmente

(nel frattempo ha esaurito il diritto alle indennità disoccupazione), vive

presso un amico con il quale si dedica alle percussioni e al canto (organizzano

delle serate di musica brasiliana) e si dedica al volontariato una volta la

settimana.

Dall'estratto dei contributi presente

all'incarto i redditi dell'A. durante gli anni di permanenza nel nostro paese

appaiono altalenanti e decisamente bassi".

Sempre il SIP indica che provvedimenti

professionali non sono applicabili a causa della scarsa scolarità, del fatto

che l'assicurato non possiede alcuna qualifica professionale, e che egli "ha

svolto unicamente attività non qualificate, sempre per brevi periodi ed in modo

saltuario".

In considerazione degli elementi all'incarto,

ritenuto che l'assicurato, dal momento della sua entrata in Svizzera, si è accontentato

di impieghi temporanei e delle conseguenti esigue entrate (nel 1993 ha lavorato per 6 mesi presso la __________; nel 1994 ha lavorato per 1 mese presso il precedente datore di lavoro, poi da aprile a novembre ha beneficiato delle

indennità di disoccupazione; nel 1995 risulta un l'attività svolta per

il __________ da febbraio a settembre, poi nuovamente periodo di indennità di

disoccupazione; nel 1996 periodo di indennità di disoccupazione da

aprile ad agosto, poi attività svolta per cooperativa __________ da agosto a

dicembre; nel 1997 da gennaio a febbraio attività svolta per cooperativa

__________, poi nuovamente periodo di indennità di disoccupazione fino a

dicembre; nel 1998 periodo di indennità di disoccupazione da gennaio a

marzo, poi da ottobre a novembre attività svolta per __________; nel 1999 attività

per __________ da febbraio a agosto, poi inizio attività presso __________ AG

da settembre quale ausiliario a ore nel reparto montaggio (cfr.

questionario del datore di lavoro del 14.06.2002); nel 2000 attività

svolta per __________ AG per tutto l'anno con guadagno annuo di fr. 25'027.-;

nel 2001 da gennaio ad aprile ha svolto l'attività per __________ AG (il

datore di lavoro precisa nel questionario del 14.06.2002 che l'assicurato aveva

dato la disdetta per nuova attività lavorativa e che l'ultimo giorno di lavoro

effettivo è stato il 31.01.2001), indi per un mese (dal 14 marzo al 6 aprile)

ha svolto attività per __________ SA su chiamata, poi periodo di indennità di

disoccupazione da maggio a dicembre; nel 2002 periodo di indennità di

disoccupazione; nel 2003 periodo di disoccupazione seguito da attività

lavorativa svolta per __________. SA da maggio a settembre; negli anni

successivi non risulta alcuna attività lavorativa), le condizioni

per applicare la riduzione per "gap salariale" non sono

realizzate.

In considerazione di quanto sopra, lo scrivente

Ufficio conferma la decisione amministrativa resa e le conclusioni poste con la

risposta di causa”(doc. XI 1-3).

Il

ricorrente, da parte sua, ha ritenuto applicabile la riduzione per il “gap

salariale”, in considerazione del fatto che l’assicurato ha lavorato

stabilmente presso la __________ SA (doc. XIII).

Il TCA

non può condividere tale argomentazione.

Infatti,

come rettamente evidenziato dall’Ufficio AI, l’assicurato dopo la sua entrata

in Svizzera nel 1992 ha svolto unicamente lavori saltuari alternati a periodi

di disoccupazione.

In data

1° settembre 1999 ha iniziato a lavorare presso la __________ SA di __________,

in qualità di ausiliario a ore nel reparto montaggio con un guadagno (nel 2000)

di fr. 25'027.-- annui, solo fino al 30 aprile 2001 (poco più di un anno e

mezzo), quando lo stesso assicurato ha dato la disdetta per svolgere tuttavia,

ancora un’attività su chiamata per __________, di un solo mese e poi ritrovarsi

nuovamente in disoccupazione.

È quindi

condivisibile l’argomentazione dell’amministrazione, secondo cui l’assicurato

si è sempre accontentato di impieghi temporanei dalle conseguenti esigue

entrate.

Alla luce

della giurisprudenza citata e delle argomentazioni dell’Ufficio AI, ritenute da

questa Corte più convincenti, nella fattispecie non viene applicata dunque nessuna

riduzione per il gap salariale.

2.7.3

In ossequio

alla giurisprudenza federale, occorre, in seguito, esaminare le circostanze

specifiche del caso concreto (limitazione addebitabile al danno alla salute,

età, anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado

d'occupazione, cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/bb) e, se del caso, procedere ad

una riduzione percentuale del salario statistico medio. La riduzione massima

consentita ammonta al 25%, percentuale che consente "… di tener conto

delle varie particolarità che possono influire sul reddito del lavoro"

(cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

In una

sentenza del 25 luglio 2005 nella causa J., I 147/05, consid. 2, il TFA ha

proceduto ad una riduzione del 15% sul reddito statistico da invalido,

trattandosi di un assicurato straniero, nato nel 1953 e al beneficio di un

permesso di domicilio, che, a causa del danno alla salute, era stato giudicato

in grado di svolgere un’attività adeguata in misura del 60%.

La nostra Corte federale ha ritenuto suscettibili di incidere sul livello di reddito ancora

conseguibile dall’assicurato, gli impedimenti funzionali derivanti dal danno

alla salute (10%), così come il fatto di poter lavorare soltanto a tempo

parziale (5%):

"

2.4

Aufgrund der zu Recht nicht bestrittenen

Auffassung der Gutachter des Instituts Y.________ vom 4. April 2003 ist dem

Beschwerdegegner die angestammte Tätigkeit als Schweisser nicht mehr zumutbar,

während körperlich leichte bis intermittierend mittelschwere adaptierte

Tätigkeiten zu 60% zumutbar sind (d.h. wechselbelastende Tätigkeiten ohne

Heben, Stossen und Ziehen von Lasten über 5 bis 10 kg repetitiv und vereinzelt über 15 kg, ohne Überkopftätigkeiten und ohne Tätigkeiten in gebückter

Haltung mit Rotation der Wirbelsäule). Aufgrund dieser Einschränkungen sind

keine triftigen Gründe ersichtlich, um von einem leidensbedingten Abzug

abzusehen; dies wird von der Beschwerde führenden Verwaltung denn auch nicht

bestritten.

2.5

Entgegen der Auffassung im kantonalen

Entscheid ist die Nationalität hier zu vernachlässigen angesichts der Tatsache,

dass die statistischen Löhne aufgrund der Einkommen der schweizerischen und der

ausländischen Wohnbevölkerung erfasst werden (AHI 2002 S. 70) und der

Beschwerdegegner kein Saisonnier ist, sondern über die

Niederlassungsbewilligung C verfügt (Urteil S. vom 16. April 2002, I 640/00

[Zusammenfassung in HAVE 2002 S. 308]). Damit gehört der Versicherte vielmehr

einer Ausländerkategorie an, für welche der monatliche Männer-Bruttolohn im

Anforderungsniveau 4 sogar etwas über dem entsprechenden, nicht nach dem

Merkmal der Nationalität differenzierenden Totalwert liegt

(Lohnstrukturerhebung 2000 S. 47 Tabelle TA12 sowie Lohnstrukturerhebung 2002

S. 59 Tabelle TA12). Es ist denn auch dieser Totalwert die massgebende

Vergleichsgrösse und nicht etwa das Einkommen der Schweizer (wie es die

Vorinstanz angenommen hat), da sich Tabellenlöhne aus den Einkommen der In- und

Ausländer zusammensetzen.

2.6

Die IV-Stelle führt in der

Verwaltungsgerichtsbeschwerde zwar zu Recht aus, "dass Teilzeitangestellte

nicht zwingend weniger als Vollzeittätige verdienen (zum Beispiel in

Beschäftigungsbereichen, in denen Teilzeitarbeit Nischen auszufüllen vermag,

die arbeitgeberseits stark nachgefragt und dementsprechend entlöhnt werden ...)."

Jedoch wird das Invalideneinkommen hier allein aufgrund statistischer Angaben

festgesetzt, so dass die statistisch erhärtete Tatsache der Lohneinbusse von

teilzeitarbeitenden Männern im massgebenden Anforderungsniveau 4 (einfache und

repetitive Tätigkeiten) zu berücksichtigen ist (vgl. Lohnstrukturerhebung 2000

S. 24 T8 sowie Lohnstrukturerhebung 2002 S. 28 T8), auch wenn in diesem Rahmen

der prozentuale Minderverdienst nicht schematisch dem Abzug gleichzusetzen ist

(vgl. BGE 126 V 79 Erw. 5b/aa).

2.7

Damit sind im Rahmen des Abzuges die

leidensbedingten Einschränkungen des Versicherten (vgl. Erw. 2.4) sowie die

Möglichkeit, nur noch Teilzeit arbeiten zu können (Erw. 2.6 hievor), zu

berücksichtigen. Da die IV-Stelle in Verfügung und Einspracheentscheid keinen

Abzug wegen Teilerwerbstätigkeit berücksichtigt hat, obwohl dies angemessen

gewesen wäre, lag für das kantonale Gericht ein triftiger Grund vor, sein

Ermessen an die Stelle desjenigen der Verwaltung zu setzen; die abweichende

Ermessensausübung erweist sich deshalb insoweit als näher liegend (vgl. Erw.

2.3

hievor). Indessen hat die Vorinstanz zu Unrecht auch den Ausländerstatus

des Beschwerdegegners berücksichtigt (Erw. 2.5 hievor). Die IV-Stelle hat

jedoch die leidensbedingten Einschränkungen - angesichts der Beschwerden - mit

einem Abzug von 10% vom Tabellenlohn berücksichtigt; wird auch der Tatsache

Rechnung getragen, dass der Beschwerdegegner nur noch teilerwerbstätig sein

kann, erscheint - gesamthaft gesehen - das Ermessen der Vorinstanz als näher

liegend. Damit hatte diese genügend triftige Gründe, um vom Abzug der

Verwaltung abzuweichen, so dass ein solcher in Höhe von 15% vorzunehmen ist,

was zu einem Invaliditätsgrad von 52% und damit zum Anspruch auf eine halbe

Invalidenrente führt." (STFA succitata)

In

un’altra pronunzia del 25 luglio 2005 nella causa Y., U 420/04, consid. 2 -

riguardante un assicurato straniero, nato nel 1961 e al beneficio di un

permesso di domicilio, totalmente abile in attività lavorative leggere da un

profilo dell’impegno fisico - lo stesso TFA ha nuovamente applicato una

decurtazione del 15% (“Dem Beschwerdegegner sind aus medizinischer Sicht

unbestrittenermassen keine schweren Arbeiten mehr zumutbar (vgl. Erw.

2.5.1

hievor), sodass er den bisher ausgeübten Tätigkeiten nicht mehr nachgehen

kann. Mit den von der SUVA verfügten 15% wird sowohl dem

Verlust, Schwerarbeit leisten zu können, als auch der leidensbedingten

Einschränkung, die für sich nicht sehr ausgeprägt ist, angemessen Rechnung

getragen”).

In una sentenza del 25 aprile 2005 nella causa R., inc. 35.2004.104,

il TCA ha fornito alcune indicazioni circa le modalità secondo le quali deve

essere applicata la riduzione percentuale sul reddito statistico da invalido,

argomentando:

"

Su quest’ultimo punto, il TCA ha attentamente

esaminato alcune recenti sentenze federali e ne ha ricavato l’impressione di

una prassi non sempre coerente.

A titolo di esempio, in una sentenza del 14

febbraio 2005 nella causa T., I 594/04, consid. 2.3, il TFA ha indicato che

l’età dell’assicurato (47 anni al momento del rilascio della decisione

impugnata) non rappresentava un fattore di riduzione, stabilendo inoltre che i

lavoratori ausiliari, su un mercato equilibrato del lavoro, vengono richiesti a

prescindere dalla loro età e quindi che, in queste attività, l’età di per sé

non influisce sul livello retributivo.

Per conto, in una pronunzia del 20 gennaio 2005

nella causa R., I 138/04, consid. 4.3., la stessa Alta Corte federale ha applicato una riduzione sul reddito statistico da invalido,

trattandosi di un assicurato di 35 anni, dichiarato completamente abile in

attività semplici e ripetitive nel settore dei servizi, “en regard de l’âge

de l’assuré et des limitations résultant de l’atteinte à sa santé” (la

sottolineatura è del redattore).

In un’altra sentenza del 23 febbraio 2004 nella

causa M., B 67/04, consid. 3.3.2 - concernente un assicurato di 54 anni al

beneficio di un permesso di domicilio - l’Alta Corte non ha ritenuto che l’età

costituisse un fattore di riduzione.

Del resto, con riferimento all’art. 28 cpv. 4

OAINF (cfr. consid. 2.4.), la giurisprudenza federale ha stabilito che questa

disposizione torna applicabile agli assicurati che, alla data di inizio della

rendita di invalidità, hanno un’età attorno ai 60 anni (cfr. DTF 123 V 419

consid. 1b; SVR 1995 UV 35, p. 105 consid. 2b).

Al fine di garantire l’uguaglianza di trattamento

fra assicurati (circa la necessità di introdurre dei criteri obiettivi allo

scopo di evitare disparità di trattamento, cfr. DTF 123 V 104 consid. 3e, DTF

115.

V 138ss. consid. 6-7, 405ss., consid. 4-6; STFA del 24 febbraio 2005 nella

causa S., U 80/04, consid. 4.2.1), questo Tribunale – chiamato peraltro, in

talune circostanze, a direttamente quantificare la riduzione percentuale (cfr.,

ad esempio, la STFA del 25 febbraio 2003 nella causa P., U 329 + 330/01) – e

visto che il problema si pone in modo analogo in alcuni importanti settori

delle assicurazioni sociali (assicurazione per l’invalidità, previdenza

professionale, assicurazione contro gli infortuni e assicurazione contro le

malattie), ritiene di dover fornire le seguenti indicazioni.

Ad ognuno dei fattori di rilievo indicati dalla

giurisprudenza federale corrisponde una decurtazione del 5%.

Per quanto riguarda specificatamente la riduzione

percentuale legata alla limitazione addebitabile al danno alla salute,

l’esistenza, in un caso concreto, di impedimenti di una particolare gravità,

che in genere limitano l’assicurato anche nell’esercizio di un’attività

sostitutiva, può comunque giustificare l’applicazione di una riduzione più

elevata (cfr., in questo senso, la STFA del 16 febbraio 2005 nella causa C., I

559/04, consid. 2.2, in cui la Corte federale ha avallato la riduzione decisa

dall’amministrazione (15%), trattandosi di un assicurato abile soltanto

parzialmente in attività leggere, la STFA del 17 febbraio 2005 nella causa B.,

I 1/04, consid. 4.3.4, in cui è stata applicata una decurtazione del 10% per

tenere conto delle difficoltà legate al danno alla salute e la STFA del 23 febbraio 2005 nella causa B., I 632/04, consid. 4.2.2, in cui è stata confermata

una riduzione del 15% per ragioni di salute).

La presenza cumulativa di più fattori legittima

l’applicazione della riduzione massima del 25% (cfr., in questo senso, la STFA del 4 febbraio 2003 nella causa S., U 311/02, consid. 4.3).

Nella già citata sentenza del 23 febbraio 2004

nella causa M., il TFA ha applicato una deduzione globale del 15% motivata

dagli impedimenti legati al danno alla salute, ritenendo assenti gli altri

fattori di riduzione (anni di servizio, nazionalità e tipo di permesso di

dimora, grado di occupazione)." (STCA succitata, consid. 2.11.)

2.7.4

In concreto,

nel rapporto del 6 ottobre 2010, le consulenti IP hanno applicato una riduzione

del 5% per attività leggera (doc. AI 89-3).

La

percentuale globale del 5% stabilita dalle consulenti può essere confermata dal

TCA.

Questa

soluzione si giustifica tanto più se si considera che per costante

giurisprudenza il Giudice non può scostarsi dalla valutazione dell’amministrazione

senza fondati motivi (cfr. DTF 126 V 80 consid. 5b/dd e 6).

Procedendo

quindi al raffronto dei redditi, partendo da un salario da invalido di fr. 61'249.27, ritenuta un’esigibilità

dal profilo medico del 60% e ammettendo la riduzione del 5%, il reddito

ipotetico dell’insorgente ammonta, quindi, a fr. 34’912.08 confrontando ora

questo dato con l’ammontare del reddito da valido nel medesimo anno di fr. 44'200.--

(consid. 2.7.1) emerge un tasso d’invalidità del 21,0% che non permette l’attribuzione di una rendita

d’invalidità.

2.7.5

Appurato, per

contro, che il ricorrente conserva una capacità lavorativa residua del 60%

nella sua precedente attività di ausiliario nel reparto montaggio, nella quale

è in grado di conseguire, mettendo a frutto la sua capacità lavorativa residua,

un reddito corrispondente al 60% del reddito realizzabile senza il danno alla

salute (100%), l’incapacità lucrativa del ricorrente ammonta al 40% (cfr. al

riguardo DTF 114 V 310 consid. 3a pag. 313 con riferimenti; STF 9C_776/2007 del

14.

agosto 2008).

Va qui

rilevato che il Tribunale federale, in una sentenza 9C_294/2008 del 19 marzo 2009, ha ancora una volta ritenuto corretto considerare che un’assicurata, inabile al lavoro al

massimo al 30% sia nella sua professione abituale, che in altre attività,

presenta un grado di invalidità del 30%. Alla medesima soluzione l'Alta Corte è

arrivata in una sentenza 8C_558/2008 del 17 marzo 2009 per un assicurato

inabile al lavoro al 50% nella sua professione e in una sentenza 9C_856/2010.

Alla luce

del grado d’invalidità del 40% nell’attività di ausiliario nel reparto

montaggio, l’assicurato è in grado di sfruttare al meglio la sua capacità

lavorativa residua in attività adeguate dove invece, il grado d’invalidità è

del 21%.

Nella

misura in cui l’UAI ha rifiutato il riconoscimento di una rendita d’invalidità

la sua decisione formale del 27 dicembre 2010 merita quindi conferma.

2.8

Secondo

l'art. 29 cpv. 2 Lptca e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di

controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi

al Tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle

spese è determinata fra 200.-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di

procedura e senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009

del 7 aprile 2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

Visto

l’esito della vertenza, le spese per complessivi fr. 500.- andrebbero poste a

carico dell’assicurato, il quale ha tuttavia chiesto l'assistenza giudiziaria

(cfr. consid. 2.9.).

Al

riguardo il Consiglio federale nel Messaggio concernente la modifica della

legge federale sull'assicurazione per l'invalidità (misure di semplificazione

della procedura) del 24 maggio 2005 in FF 2005 pag. 2751 seg. si è così

espresso:

"

(...)

Quando sono adempite le condizioni del gratuito

patrocinio, la procedura di ricorso in materia di AI continuerà ad essere

gratuita (con riserva di una successiva restituzione) per gli assicurati

interessati, come negli altri settori del diritto amministrativo.

Si intende così garantire che saranno prese in

considerazione le particolarità del singolo caso, in modo tale che anche le

persone meno abbienti possano accedere ai tribunali.

(...)

Le stesse considerazioni valgono a proposito delle

procedure di ricorso dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni e, per

le persone residenti all'estero, dinanzi alla Commissione di ricorso AVS/AI. In

altri termini, quando non può essere concesso il gratuito patrocinio in seguito

a circostanze particolari che riguardano il singolo caso, per le controversie

concernenti prestazioni dell'AI i Cantoni devono stabilire limiti di spesa

inferiori rispetto agli altri settori del diritto amministrativo.

Al fine di tener conto della componente di politica

sociale, fisseranno questi limiti non in funzione del valore litigioso, ma in

funzione dell'onere effettivo. È stato fissato un limite di spesa (dai 200 ai

1000.

franchi) equivalente a quello stabilito nella revisione totale

dell'organizzazione giudiziaria. Si è così dato seguito al suggerimento

espresso dalla maggioranza dei Cantoni nella procedura di consultazione.

(...)"

2.9

Il

ricorrente ha infine postulato di essere posto al beneficio dell’assistenza

giudiziaria con gratuito patrocinio (doc. II, V).

Ai sensi

dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve essere

garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo giustificano,

il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale norma di legge

rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2 lett. f LAVS,

rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva che l’autorità

di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se del caso,

l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio che i

presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria –

rimasti invariati rispetto al vecchio diritto (Kieser, op. cit., ad art. 61, n.

88s) – sono in principio dati se l’istante si trova nel bisogno (cfr. anche

art. 3 Lag), se l’intervento dell’avvocato è necessario o perlomeno indicato

(cfr. anche art. 14 cpv. 2 Lag) e se il processo non è palesemente privo di

esito positivo (cfr. anche art. 14 cpv. 1 Lag; DTF 125 V 202 e 372 con

riferimenti).

Dalle

tavole processuali si evince che il ricorrente, separato con due figli, vive

grazie all’aiuto dell’assistenza pubblica (cfr. doc. V).

In tali

circostanze l’indigenza deve essere ammessa.

L’assicurato non possiede

inoltre le necessarie conoscenze giuridiche, per cui l’intervento di un legale

appare giustificato e di primo acchito il ricorso non pareva essere privo di

fondamento.

Essendo dunque nella fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la

concessione dell'assistenza giudiziaria a favore dell'assicurato, il gratuito

patrocinio va quindi concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso,

qualora la situazione economica dell'assicurato dovesse in futuro migliorare

(cfr. art. 61 lett. f LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93;

cfr. art. 9 Lag; relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti

al TFA cfr. art. 152 cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I

569/02, consid. 5; STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid.

5a, parzialmente pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

Ne

consegue che il ricorrente è per il momento esonerato dal pagamento delle spese

processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso

è respinto.

2. L’istanza

tendente alla concessione dell’assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è accolta.

3. Le

spese per complessivi fr. 500.-- sono poste a carico del ricorrente. A seguito

della concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte

dallo Stato.

4. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto di

ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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