32.2015.111
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12 luglio 2016Italiano47 min
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Raccomandata
Incarto
n.
32.2015.111
FS
Lugano
12 luglio 2016
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattore:
Francesco Storni, vicecancelliere
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 25 giugno 2015 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 29 maggio 2015 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità
ritenuto in fatto
1.1. RI 1, nato nel 1974, da
ultimo attivo quale manovale di un impresa di costruzioni (doc. AI 6/1-4),
nell’agosto 2003 ha inoltrato una domanda di prestazioni AI per adulti
segnalando di essere affetto da “(…) dolori lombari su ernie discali
vertebre consumate – dolori cervicali (…)” (doc. AI 2/1-7).
Esperiti gli accertamenti
medici ed economici del caso – in particolare sulla base della perizia
27 agosto 2004 del dr. __________ (doc. AI 23/1-11) e del rapporto finale 15
dicembre 2004 del consulente in integrazione professionale (doc. AI 26/1-2) –
l’Ufficio AI, con decisione 4 gennaio 2005 cresciuta incontestata in giudicato
(doc. AI 28/1-3), ha negato all’assicurato il diritto a una rendita essendo il
grado d’invalidità non pensionabile.
Con decisione 30 gennaio
2006, pure cresciuta incontestata in giudicato, é stato negato anche il diritto
al collocamento (doc. AI 37/1-2).
1.2. Nell’ambito della nuova
domanda di prestazioni del febbraio 2006 (doc. AI 41/1, 54/1 e 58/1-8) –
considerata (fatto salvo un periodo inferiore ai tre mesi di abilità al lavoro
del 50% tra ottobre e dicembre 2006) la totale inabilità lavorativa attestata
dal gennaio 2006 a causa di una recrudescenza della problematica lombare e, in
seguito, a causa di un intervento ad una spalla –, l’Ufficio AI, con
decisioni 25 ottobre 2007, cresciute incontestate in giudicato e preavvisate
con progetto 27 aprile 2007 (doc. AI 66/1-3), ha riconosciuto all’assicurato il
diritto ad un quarto di rendita dal 1. marzo al 31 maggio 2006 ed a una rendita
intera dal 1. giugno 2006 (doc. AI 77/1-2 e 78/1-2 con motivazioni sub doc. AI
69/1-3).
1.3. In esito alla revisione
prevista nella delibera 27 aprile 2007 e intrapresa nell’agosto 2007 (doc. AI
68/1-2 e 74/1), l’Ufficio AI, con decisione 11 maggio 2010, preavvisata con
progetto 12 novembre 2009 (doc. AI 100/1-3), ha soppresso il diritto alla
rendita con effetto dal 1. luglio 2010 (doc. AI 112/1-3).
La decisione dell’11
maggio 2010 è stata confermata da questo Tribunale con STCA del 24 agosto 2010
cresciuta incontestata in giudicato (doc. AI 124/1-20).
In quel contesto – evidenziato che “(…) come risulta
dalle risultanze mediche sopra riportate, un eventuale peggioramento della
situazione valetudinaria è intercorso in un momento posteriore alla decisione
impugnata. L’Ufficio AI, ritenuta la documentazione medica prodotta in sede
ricorsuale (ovvero i doc. A, B e C) alla stregua di una nuova domanda, dovrà
pertanto pronunciarsi in merito. (…)” (doc. AI 124/17) – il TCA ha rinviato gli atti
all’amministrazione per le loro incombenze: “(…) Gli atti vengono trasmessi
all’Ufficio AI affinché proceda conformemente ai considerandi. (…)” (doc.
AI 124/8).
Fatti
1.4. L’Ufficio AI –
procedendo come indicato nella STCA del 24 agosto 2010: “(…) come indicato
dal TCA si tratta di nuova domanda in considerazione del fatto che il 16.6.2010
l’assicurato è stato operato, quindi modifica stato di salute con tale data.
(…)” (doc. AI 126/1) – ha quindi istruito la nuova domanda di
prestazioni.
Con decisione 1. ottobre
2012 (doc. AI 153/1-2 e motivazioni sub doc. AI 152/1-3), cresciuta
incontestata in giudicato, l’Ufficio AI –
visti il rapporto finale SMR con esame del 9 maggio 2011__________ (doc. AI
139/1-7), l’annotazione 21 settembre 2011 del medico SMR dr. __________ (doc.
AI 145/1) e la valutazione 16 maggio 2012 della consulente in integrazione
professionale (doc. AI 148/1-3) –
ha riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita intera dal 1. luglio
2010 (risorgere dell’invalidità dopo la sopressione della rendita ex art. 29bis
OAI) al 31 dicembre 2010 (tre mesi dopo il miglioramento dell’ottobre 2010 ex
art. 88a cpv. 1 OAI).
Il mandato di collocamento
aperto nel marzo 2013 (doc. AI 158/1-3) è stato chiuso nell’ottobre 2013 “(…)
in quanto i tempi ad esso riservati sono trascorsi senza possibilità di
inserimento. (…)” (doc. AI 162/1).
1.5 Nell’ottobre 2014
l’assicurato – indicato quale
danno alla salute “(…) intervento alla spalla sin. per rottura della cuffia
(luglio 2014), disturbi alla spalla dx in stato dopo ben 3 interventi, disturbi
alla schiena - peggioramento (interv. nel 2006) (…)” (doc. AI 163/6) e
osservato che “(…) nel periodo di rendita di assistenza ho svolto un
programma di attività lavorativa ma con risultato negativo a causa dei continui
dolori (vedi lettera del Comune di __________ allegata) (…)” (doc. AI
163/7) – ha inoltrato una nuova
domanda di prestazioni (doc. AI 163/1-8).
Con decisione del 29
maggio 2015, preavvisata il 17 aprile 2015 (doc. AI 202/1-3) e oggetto della
presente vertenza – sulla base
della perizia reumatologica del 13 aprile 2015 del dr. __________ (doc. AI
198/1-11) e del rapporto finale SMR del 16 aprile 2015 (doc. AI 199/1-6) –, l’Ufficio AI ha negato il diritto a
prestazioni (doc. AI 211/1-3).
1.6. Contro la decisione del 29
maggio 2015 l’assicurato, patrocinato dall’avv. RA 1, ha interposto il presente
ricorso chiedendone l’annullamento e postulando il rinvio degli atti
all’amministrazione per ulteriori accertamenti e resa di una nuova decisione a
garanzia del suo diritto di essere sentito, non essendogli stata data la
possibilità di avere tutte le informazioni del caso per potere formalizzare
compiutamente le sue osservazioni (doc. I). Contestualmente ha chiesto di
essere messo al beneficio dell’assistenza giudiziaria con gratuito patrocinio
producendo la relativa documentazione.
1.7. Con la risposta di causa
l’Ufficio AI ha chiesto di respingere il ricorso confermando la correttezza
della procedura così come della valutazione medica posta alla base del
provvedimento impugnato (IV).
1.8. Con scritti 20 agosto e 2
settembre 2015 l’assicurato, tramite il suo patrocinatore, si è confermato
nelle proprie allegazioni e ha prodotto ulteriore documentazione (VI e allegati
doc. M/1-2 e VIII e allegato doc. N).
Detta documentazione è
stata trasmessa all’Ufficio AI per osservazioni scritte (VII e IX).
1.9. Con osservazioni 9 e 14
settembre 2015 (X e XI) l’Ufficio AI si è confermato nella domanda di reiezione
del gravame.
In particolare, quanto
alla problemativa psichiatrica, l’amministrazione ha segnalato che “(…) la
nuova problematica è stata notificata dopo l'emissione della decisione
amministrativa. Come in precedenza indicato, anche se la presa a carico ha
avuto inizio una settimana prima dell'emissione della decisione, i presupposti
dell'art. 88a cpv. 2 OAI non sono realizzati, non essendo intervenuto alcun
cambiamento "durevole", persistente per tre mesi senza interruzione
notevole fino all'emissione della decisione. (…)” (XI).
1.10. Con ulteriore scritto 17
settembre 2015 (XIII) l’avv. RA 1 ha ribadito la violazione del diritto di
essere sentito del suo assisitito e, in particolare circa la patologia
psichiatrica, ha osservato che “(…) la presa a carico a far tempo dal
21.05.2015 ciò certamente non esclude che il pregiudizio in questione sia
insorto ben prima a tale data. (…)” (XIII, pag. 2).
considerato in diritto
2.1. L’assicurato fa valere una
violazione del diritto di essere sentito, ritenendo in sintesi che l’operato
dell’amministrazione non gli ha permesso di avere tutte le informazioni
necessarie per formulare compiutamente le proprie osservazioni al progetto di
decisione del 17 aprile 2015. Il ricorrente invoca inoltre una violazione
dell’art. 43 LPGA, considerato come a suo dire l’amministrazione avrebbe
proceduto alla resa della decisione impugnata senza preventiva diffida e
avvertimento delle conseguenze giuridiche nel caso in cui non avesse completato
le proprie argomentazioni.
Occorre pertanto esaminare
se sussiste una violazione (grave) del diritto di essere sentito che, a
determinate condizioni, può portare all’annullamento della querelata decisione.
2.2. L'art. 57a cpv. 1 LAI
stabilisce che “(…) l'Ufficio AI comunica all'assicurato, per mezzo di un
preavviso, la decisione prevista in merito alla domanda di prestazione o alla
soppressione o riduzione della prestazione già assegnata. L'assicurato ha il
diritto di essere sentito conformemente all'art. 42 LPGA. (…)”.
Ai sensi dell'art. 73ter
cpv. 1 e 2 OAI, le parti possono presentare all'Ufficio AI le loro obiezioni
sul preavviso entro 30 giorni, per iscritto oppure oralmente. Se le obiezioni
sono presentate oralmente, l'Ufficio AI redige un verbale sommario che deve
essere firmato dall'assicurato.
Secondo dottrina e prassi
amministrativa il termine di 30 giorni ex art. 73ter cpv. 1 OAI può essere
prorogato (vedi Müller, Das Verwaltungsverfahren in der Invalidenversicherung,
Berna 2010, § 29, note marginali dal 2142 al 2149, pagg. 419-421; STCA
32.2011.197 del 15 settembre 2011, consid. 2.6). In tal senso il marg. 3013.3
CPAI dispone che “(…) il termine di 30 giorni è prorogabile soltanto in casi
sufficientemente motivati. (…)”. Per contro, il TF ha lasciato aperta la
questione (STF 8C_526/2012 del 19 settembre 2012, consid. 3.1,
citata in Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichtes zum IVG, 3a
edizione 2014, ad art. 57a, n. 5, pag. 554).
L’art.
42 LPGA prevede d’altro canto che “le parti hanno il diritto di essere
sentite. Non devono obbligatoriamente essere sentite prima di decisioni
impugnabili mediante opposizione”. Il diritto di essere sentito deve dunque
essere garantito soprattutto durante la procedura di opposizione. In ogni caso
al più tardi durante la procedura di opposizione, l'amministrazione deve dare
la possibilità alla parte interessata di pronunciarsi sulle prove e sulla
procedura in forma sufficiente (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, consid.
4.2; DTF 132 V 368 consid. 6).
Il diritto di essere
sentiti delle parti è sancito anche dall’art. 29 cpv. 2 Cost. fed. Per costante
giurisprudenza (ribadita ancora in STF 9C_412/2011 del 14 luglio 2011 consid.
3.3.1), dal diritto di essere sentito deve in particolare essere dedotto il
diritto per l'interessato di esprimersi prima della resa di una decisione
sfavorevole nei suoi confronti, quello di fornire prove circa i fatti
suscettibili di influire sul provvedimento, quello di poter prendere visione
dell'incarto, quello di partecipare all'assunzione delle prove, di prenderne
conoscenza e di determinarsi al riguardo (DTF 132 V 370 consid. 3.1 e sentenze
ivi citate).
Il diritto di essere
sentito di cui all'art. 29 cpv. 2 Cost. comprende l'obbligo per l'autorità di
motivare le proprie decisioni. Tale obbligo ha lo scopo, da un lato, di porre
la persona interessata nelle condizioni di afferrare le ragioni poste a
fondamento della decisione, di rendersi conto della portata del provvedimento e
di poterlo impugnare con cognizione di causa, e, dall'altro, di permettere
all'autorità di ricorso di esaminare la fondatezza della decisione medesima.
Ciò non significa tuttavia che l'autorità sia tenuta a pronunciarsi in modo
esplicito ed esaustivo su tutte le argomentazioni addotte; essa può occuparsi
delle sole circostanze rilevanti per il giudizio, atte ad influire sulla
decisione (STF 9C_633/2014 del 15 giugno 2015, consid. 3.2; DTF 129 I 232
consid. 3.2 pag. 236; 126 I 97 consid. 2b pag. 102; 125 II 369 consid. 2c pag.
372).
Secondo la giurisprudenza,
l’art. 57a LAI va oltre al diritto di essere sentito ex art. 29 cpv. 2 Cost.
fed. conferendo all’assicurato la possibilità di esprimersi non solo
sull’oggetto in questione, ma anche sulla prevista decisione finale (STF
9C_176/2010 del 4 maggio 2010; DTF 125 V 405 consid. 3e con riferimenti).
Il diritto di essere
sentito è una garanzia costituzionale formale, la cui violazione implica
l'annullamento della decisione impugnata, a prescindere dalle possibilità di
successo nel merito (DTF 132 V 390 consid. 5.1; 127 V 437 consid. 3d/aa). Ai
sensi della giurisprudenza, una violazione di tale diritto – nella misura in
cui essa non sia di particolare gravità – è tuttavia da ritenersi sanata
qualora l'interessato abbia la facoltà di esprimersi innanzi ad un'autorità di
ricorso che gode di piena cognizione. La riparazione di un eventuale vizio deve
comunque avvenire solo in via eccezionale (DTF 127 V 437 consid. 3d/aa).
2.3. Nel caso in esame, dopo
l’emissione del progetto di decisione del 17 aprile 2015 (che ha accordato la
possibilità di presentare entro 30 giorni eventuali osservazioni scritte e
motivate, doc. AI 202/1-3), con scritto 5 maggio 2015 l’avv. RA 1 ha informato
l’Ufficio AI di aver assunto la rappresentanza dell’assicurato e chiesto la
trasmissione dell’incarto completo precisando che “(…) contro il vostro più
recente progetto di decisione 17 aprile 2015 nel frattempo inoltro
cautelativamente un’opposizione e meglio con preghiera di volermi accordare un
termine di 30 giorni a contare dalla ricezione del vostro incarto per poter
motivare meglio le mie osservazioni. (…)” (doc. AI 205/1).
Dando immediatamente
seguito alla richiesta del legale il 6 maggio 2015 l’Ufficio AI gli ha inviato tutta
la documentazione facente parte dell’inserto AI (doc. AI 207/1) e con scritto
del 7 maggio 2015 gli ha comunicato che “(…) conformemente alla cifra
marginale 3013.3 della Circolare sulla procedura nell'assicurazione per
l'invalidità (CPAI) che cita: “Il termine
di 30 giorni è prorogabile soltanto in casi sufficientemente motivati. Per il
resto sono applicabili gli articoli 38 – 41 LPGA. Se dopo la scadenza del
termine di 30 giorni, ma prima che sia emessa la decisione fomale, l’assicurato
presenta nuovi elementi in grado di influire sulla decisione, questi devono
essere presi in considerazione”, il termine per l'inoltro delle
osservazioni, così come attualmente presentato, non è prorogabile. (…)”
(doc. AI 208/1).
Il 18 maggio 2015 l’avv. RA
1 ha nuovamente interpellato l’amministrazione con uno scritto del seguente
tenore: “(…) faccio riferimento ai nostri incarti citati a margine e non da
ultimo alla vostra più recente comunicazione 7 maggio 2015 con cui mi
segnalate, tra le altre cose, che anche secondo le vostre circolari il termine
per presentare osservazioni al progetto di decisione è prorogabile. A tal
proposito tengo a ribadire che la proroga è stata chiesta per poter motivare
meglio le osservazioni ed in particolare ritenuto come senza essere a
conoscenza del vostro incarto dal mio canto non mi è possibile comprendere i
dettagli della vostra decisione; segnatamente, anche considerato come ad oggi
malauguratamente non sono ancora a conoscenza del parere medico espresso da
parte del curante. È per questi motivi che la proroga era stata chiesta e che
ancora oggi in particolare per la questione medica si giustifica.
Ringraziandovi per l'attenzione, nell'attesa di un vostro riscontro sempre
ancora in merito alla proroga domandata o al termine per motivare l'opposizione
perlomeno sino a ricezione del certificato medico da parte del curante, nel
frattempo l'occasione mi è gradita per trasmettervi i miei migliori e più
cordiali saluti. (…)” (doc. AI 209/1).
Con lettera del 20 maggio
2015 l’Ufficio AI ha comunicato all’avv. RA 1 che “(…) con riferimento al
vostro scritto del 18.05.2015, nonché richiesta di proroga, richiamiamo il
nostro scritto dello 07.05.2015. (…)” (doc. AI 210/1).
Con la decisione impugnata,
resa il successivo 29 maggio 2015 (doc. AI 211/1-3), l’Ufficio AI ha confermato
il rifiuto a prestazioni prendendo posizione in merito alle osservazioni al
progetto di cui ai succitati scritti del legale dell’assicurato del 5 e 18
maggio 2015: “(…) in data 06.05.2015 abbiamo ricevuto la richiesta d’incarto
che è stata evasa il giorno stesso e con lettera dello 07.05.2015 abbiamo
risposto e chiarito che secondo la citata marginale “(…), il termine per l’inoltro delle osservazioni,
così come attualmente presentato, non è prorogabile.”, ribadito
ulteriormente con nostra lettera del 20.05.2015 in risposta alla sua del
18.05.2015. (…)” (doc. AI 211/2).
Da quanto suesposto
risulta che con scritto 18 maggio 2015 il legale dell’assicurato ha avuto la
possibilità di prendere posizione in merito al progetto di decisione, questo
anche se, come visto, l’amministrazione gli ha negato una proroga del termine
ex art. 57a LAI.
Va poi rilevato che dalla
ricezione della lettera 6 maggio 2015 (doc. AI 207/1; da cui si evince la
trasmissione dell’incarto AI masterizzato su CD al legale dopo la sua richiesta
del giorno precedente) l’avv. RA 1 aveva a disposizione l’intero incarto
richiamato dall’Ufficio AI. Quindi, sulla base delle informazioni che in quel
momento aveva a disposizione, il legale poteva prendere posizione in merito
alla valutazione medico-teorica riservandosi eventualmente il diritto di
produrre in sede di ricorso successiva rilevante documentazione.
All’Ufficio AI non può nemmeno
essere rimproverato di non aver svolto i necessari accertamenti. A tal riguardo
va ricordato che l’assicurato è stato peritato dal dr. __________ (cfr. doc. AI
185/1-2 e 198/1-11).
Inoltre il ricorrente, pendente
causa, ha prodotto nuova documentazione medica (doc. M/1 e N) e formulato
ulteriori osservazioni (VI, VIII e XIII) innanzi al TCA. Va qui osservato che
una violazione del diritto di essere sentito – nella misura in cui essa non sia
di particolare gravità – è sanabile se l'interessato, come in concreto, ha la
possibilità di esprimersi dinanzi a un'autorità di ricorso che gode del pieno
potere di esame sui fatti e sul diritto (DTF 135 I 279 consid. 2.6.1 pag. 285;
124 V 180 consid. 4a pag. 183). Il TCA dispone in effetti di un pieno potere di
esame (STF 8C_923/2011 del 28 giugno 2012, consid. 2.3) e, in applicazione del
principio inquisitorio, può assumere le prove che ritiene necessarie per il
chiarimento della fattispecie (art. 61 lett. c LPGA).
In queste circostanze, a
mente di questo Tribunale, non è ravvisabile alcuna violazione del diritto di
essere sentito e, semmai ve ne fosse stata una, la stessa non può essere
ritenuta grave ed è pertanto stata sanata in questa sede.
Non va infine dimenticato
che il TF ha già avuto modo di stabilire che è possibile prescindere da un
rinvio della causa all'amministrazione per garantire il diritto di essere
sentito – anche in caso di grave violazione – se una simile operazione si
esaurirebbe in uno sterile esercizio procedurale e procrastinerebbe inutilmente
il processo in contrasto con l'interesse (di pari rango del diritto di essere
sentito) della parte ad essere giudicata celermente (STF 935/06 del 21 febbraio
2008 consid. 7.1 con riferimento a DTF 132 V 387 consid. 5.1 pag. 390 con riferimenti,
vedi anche STF 9C_937/2011 del 9 luglio 2012, consid. 2.3).
2.4. Quanto all’asserita violazione
dell’art. 43 LPGA va rilevato quanto segue.
Secondo l’art. 43 LPGA
(Accertamento) l’assicuratore esamina le domande, intraprende d’ufficio i
necessari accertamenti e raccoglie le informazioni di cui ha bisogno. Le
informazioni date oralmente devono essere messe per scritto (cpv. 1). Se sono
necessari e ragionevolmente esigibili esami medici o specialistici per la
valutazione del caso, l’assicurato deve sottoporvisi (cpv. 2). Se l’assicurato
o altre persone che pretendono prestazioni, nonostante un’ingiunzione rifiutano
in modo ingiustificato di compiere il loro dovere di informare o di
collaborare, l’assicuratore può, dopo diffida scritta e avvertimento delle
conseguenze giuridiche e dopo aver impartito un adeguato termine di
riflessione, decidere in base agli atti o chiudere l’inchiesta e decidere di
non entrare in materia. (cpv. 3).
Nel caso concreto il
ricorrente si prevale, a torto, di una violazione dell’art. 43 LPGA, per il
fatto che l’amministrazione, malgrado in sede di opposizione le fosse stata
comunicata l’impossibilità “(…) di definire completamente le ragioni della
propria opposizione (…)” (I, punto 4.2, pag. 5), ha optato per decidere –
il 29 maggio 2015 – sulla base dei suoi atti senza preventiva diffida o
avvertimento: “(…) All’assicurato l’Ufficio AI non ha infatti mai comunicato
alcuna ingiunzione o diffida con avvertimento delle conseguenze giuridiche nel
caso in cui non avesse comletato le proprie argomentazioni dopo un adeguato
termine di riflessione; invero seppur più volte esplicitamente domandato. (…)”
(I, punto 4.2, pag. 5).
Negli scritti del 20
agosto, 2 e 17 settembre 2015 (VI, VIII e XIII) –
partendo tuttavia dall’erronea premessa che si trattava di “(…) un progetto
di decisione statuente la soppressione della rendita (…)” (VI), in questo
senso egli ha pure chiesto il “(…) ripristino retroattivo della rendita
d’invalidità (…)” (VIII e XIII); in realtà oggetto della presente vertenza
è la nuova domanda di prestazioni inoltrata nell’ottobre 2014 e respinta con la
decisione del 29 maggio 2015 confermativa del progetto del 17 aprile 2015 (cfr.
consid. 1.5) – il ricorrente ha
confermato la violazione dell’art. 43 LPGA.
L’art. 43 cpv. 3 LPGA,
richiamato ripetutamente dal ricorrente, concerne un’altra fattispecie e meglio
le conseguenze di una violazione, da parte dell’assicurato, dei propri doveri
d’informazione e collaborazione (per un caso di applicazione di tale
disposizione vedi la STCA 32.2008.24 del 5 marzo 2009 concernente una decisione
di non entrata nel merito di una nuova richiesta di prestazioni fondata
sull’art. 43 cpv. 3 LPGA per ingiustificata mancata collaborazione
dell'assicurato, resa dopo che, individuata dall’amministrazione la necessità
di un accertamento reumatologico, l’interessato non si era presentato alla prevista
visita medica presso il perito reumatologo né aveva avvisato dell'assenza).
In concreto
l'amministrazione non è stata confrontata con un rifiuto dell'assicurato di
sottoporsi a nuova perizia o altro accertamento medico, o altra forma di
collaborazione, bensì con la richiesta di proroga del termine per formulare
compiutamente le proprie osservazioni al progetto di decisione del 17 aprile
2015 (cfr. consid. 1.6 e 2.3), giunta dopo ampia e completa acquisizione dei
necessari atti medici da parte dell’Ufficio AI, inclusa una perizia
reumatologica a cura del dr. __________ (doc. AI 198/1-11), nell’ambito della procedura
avviata con l’inoltro della nuova domanda di prestazioni dell’ottobre 2014
(cfr. consid. 1.5).
A torto quindi il
ricorrente ritiene che l’amministrazione avrebbe dovuto inviargli una diffida
scritta o un avvertimento ai sensi dell’art. 43 cpv. 3 LPGA prima di rendere la
propria decisione. Al contrario, essendo gli atti dell’incarto completi, a
questo stadio l’Ufficio AI era senz’altro autorizzato a pronunciare una
decisione senza ulteriore dilazione e senza (nuovo) preavviso.
2.5. Occorre ora esaminare se a
ragione l’Ufficio AI ha respinto il diritto a prestazioni in evasione della
nuova domanda dell’ottobre 2014 (cfr. consid. 1.5).
In precedenza
all’assicurato era stato riconosciuto il diritto ad un quarto di rendita dal 1.
marzo al 31 maggio 2006 ed a una rendita intera dal 1. giugno 2006 al 31
dicembre 2010 (cfr. consid. da 1.2 a 1.4).
2.6. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente ad infermità congenita,
malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la
surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica
conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente
incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato
una diminuzione della capacità di guadagno, perchè il caso possa essere
sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:
Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale
Sicher-heit, 2a ed., Basilea/Ginevra/Monaco di Baviera 2007, pag. 1411, n. 46).
Giusta l'art. 28 cpv. 1
LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.
Ai sensi dell'art. 16
LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito
del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e
dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Al proposito va precisato
che, secondo la giurisprudenza del Tribunale federale delle assicurazioni (TFA,
dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), per il raffronto dei redditi sono
determinanti le circostanze esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del
diritto alla rendita ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e
suscettibili di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; STFA I 600/01
del 26 giugno 2003, consid. 3.1; STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid.
4.1).
2.7. Per quanto riguarda in
particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha
stabilito che é decisivo al proposito che il danno sia di gravità tale da non
poter praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità
lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la
società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI
1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I
148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrecht, Berna 2014, pag. 98).
Al riguardo l’Alta Corte
ha inoltre avuto modo di precisare che:
" (…)
Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,
possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere
annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie
psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno stato
psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione
per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato
potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di quanto è
ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo
possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un
assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività
lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue attitudini.
In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può da lui
ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di un'incapacità di
guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi decisivo
accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa insufficiente;
di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che
l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui
pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102
V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V
298 consid. 4c in fine). (…)" (STFA I 166/03 del 30 giugno 2004, consid.
3.2).
Secondo la giurisprudenza
del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni
dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la
farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999;
STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a
con riferimenti).
In una sentenza I 384/06
del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno
alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista
in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).
Nella DTF 141 V 281 il TF
ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche,
compresi i disturbi somatoformi dolorosi. La capacità di lavoro deve essere
valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera
strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati
predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi possono
generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà ragionevolmente
esigibile è stata abbandonata.
2.8. Qualora una prima richiesta
di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità era insufficiente o
perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova richiesta è
riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado di invalidità
si è modificato in misura rilevante per il diritto alle prestazioni (art. 87
cpv. 2 e 3 OAI, fino al 31 dicembre 2011 cpv. 3 e 4 OAI). Il Tribunale federale
delle assicurazioni (TFA; dal 1° gennaio 2007 Tribunale federale, TF), nella
DTF 133 V 263, chiamato a pronunciarsi nel caso di nuova domanda presentata
dopo l’assegnazione retroattiva di una rendita limitata nel tempo, ha precisato
la propria giurisprudenza e stabilito che in una tale evenienza la nuova
domanda deve rispettare i requisiti posti dall’art. 87 cpv. 2 e 3 OAI. Scopo di
questo requisito è quello di impedire che l'amministrazione debba costantemente
chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la prestazione in causa è
già stata rifiutata da una precedente decisione cresciuta in giudicato (DTF 130
V 64 consid. 5.2.3; 117 V 198 consid. 4b con riferimenti). Se tale condizione
non è soddisfatta l'amministrazione non entra nel merito della domanda emanando
una decisione in tal senso; se per contro è resa verosimile una rilevante modifica
suscettibile di influenzare il diritto alla rendita l'amministrazione è
obbligata ad entrare nel merito della richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; 117 V 198 consid. 4b; 109 V 108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10;
Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art.
30-31, pagg. 453-454; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der
Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg
Schweiz, 2003, pagg. 84-86). Se l'amministrazione entra nel merito della
nuova domanda deve esaminare la fattispecie da un punto di vista materiale e in
particolare verificare se la modifica del grado di invalidità resa verosimile
dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115). In tal caso
applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di rendite in corso
(art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41 vLAI, art. 87segg. OAI; Pratique
VSI 1999 pag. 84; Müller, op. cit. pag. 215; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als
Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffhauser/Schlauri, Die
Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Veröffentlichungen des
Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,
pag. 15; DTF 117 V 198).
L’art.
88a OAI è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante
il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una
rendita (STF 9C_942/2012 del 18 febbraio 2016, consid. 3.3.2;8C_777/2014 del
28 gennaio 2015, consid. 4;8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012,
consid. 5.3;8C_834/2008 del 5 giugno 2009, consid. 4.3.2 e 8C_551/2008 del 13
novembre 2008, consid. 3.3, tutte con riferimenti; in argomento cfr. anche
Müller, op. cit. pagg. 220-222).
Nella DTF 140 V 2 l’Alta
Corte ha stabilito che se l'invalidità rinasce per motivi diversi da quelli che
avevano giustificato in passato l'erogazione di una rendita temporanea (nel
frattempo soppressa) ci si trova in presenza di un nuovo evento assicurato. In
tal caso il versamento della nuova rendita interviene al più presto dopo sei
mesi dal nuovo annuncio all'AI (art. 29 cpv. 1 LAI). L'art. 88bis cpv. 1 lett.
a OAI non è applicabile, nemmeno per analogia.
2.9. Nella fattispecie in esame,
ritenuta l’annotazione del 16 ottobre 2014 nella quale il medico SMR dr. __________
ha concluso che “(…) dagli atti disponibili risulta che l’assicurato è stato
sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico per una rottura della cuffia dei
rotatori della spalla sinistra (si ricorda che l’assicurato è noto per problemi
alla spalla destra) e con attestazioni di IL completa risalenti al giugno
precedente. Pertanto questo giustifica pienamente l’entrata in materia. (…)”
(doc. AI 169/1), l’Ufficio AI è entrato nel merito della nuova domanda di
prestazioni del mese di ottobre 2014 (cfr. consid. 1.5).
Vista la valutazione del
22 gennaio 2015 del dr. __________ (doc. AI 185/1-2) – nella quale il dr. __________, dopo aver rinviato ai
precedenti rapporti SMR per la situazione medica e poste le seguenti diagnosi
con influsso sulla capacità lavorativa “(…) persistenza di sintomatologia
algica w limitazioni funzionali a carico della spalla sinistra su/con: -
Sindrome da impingement sottoposta a trattamento chirurgico (Dr. med. __________,
Luglio 2014). Rachialgia cronica (…)” (doc. AI 185/1), ha concluso che “(…)
le informazioni clinico-funzionali da parte dei curanti su questo caso sono
carenti, pertanto ritengo indicata una valutazione peritale reumatologica. (…)”
(doc. AI 185/1) – l’amministrazione
ha ordinato una perizia a cura del dr. __________ (doc. AI 188/1-2 e 189/1-2).
Il dr. __________, FMH in
reumatologia e medicina interna, nella perizia reumatologica del 13 aprile 2015
(doc. AI 198/1-11) – dopo aver
esposto dettagliatamente l’anamnesi, i dati soggettivi e le constatazioni
oggettive e posta la seguente diagnosi “(…) • Periartropatia omeroscapolare
parzialmente anchilosante a destra in - Esiti da acromioplastica, artrolisi,
sutura della cuffia dei rotatori, il 3.10.2007 - Esiti da revisione della
cuffia rotatoria, il 16.6.2010 • Periartropatia omeroscapolare a sinistra in -
Artrosi acromeoclaveare con discreto impingement - Esiti da intervento
operatorio il 16.7.2014 • Deficit estensorio e supinatorio del gomito destro su
probabile base degenerativa • Minimo deficit estensorio delle articolazioni delle
dita delle mani, in probabile poliartrosi • Probabile gonartrosi bilaterale,
sintomatica a sinistra in - Obesità (peso 96,7 kg / statura 174 cm) • Sindrome
cervicolombovertebrale cronica in - Esiti da spinotomia L3-S1 con
decompressione subarticolare bilaterale nel 2005 - Probabili alterazioni
degenerative cervicali e lombari - Disturbi stati del rachide (protrazione del
capo, appiattimento della colonna dorsale e lombare) - Decondizionamento e
sbilancio muscolare - Obesità (peso 96,7 kg / statura 174 cm) (…)” (doc. AI
198/9) – ha sviluppato la seguente
conclusione: “(…) È sicuramente auspicabile che l'assicurato riduca il suo
sovrappeso corporeo, in grado di sovraccariare il passaggio lombosacrale
rispettivamente le articolazioni alle estremità inferiori, contribuendo ad una
statica a riposo svantaggiosa per le spalle, in costante abduzione, flessione e
rotazione interna; l’assicurato potrebbe inoltre beneficiare di un
ricondizionamento del corsetto muscolare lomboaddominale e della muscolatura
agli arti inferiori al fine di stabilizzare sia la colonna vertebrale, sia le
ginocchia. (…)” (doc. AI 198/8).
Quanto alle conseguenze
sulla capacità di lavoro e d’integrazione il perito ha poi concluso che: “(…)
Giudico come lavoro adatto allo stato di salute attuale, un'attività che tiene
pienamente conto dei limiti funzionali e di carico profilati nell’allegato.
Mettendo a confronto gli attuali limiti funzionali e di carico, con quelli
dichiarati dopo la valutazione medico-assicurativa del 9.5.2011, notiamo alcuni
cambiamenti, anche se minimi, validi a distanza di 3 mesi dall'intervento
chirurgico ortopedico alla spalla sinistra, effettuato il 16.7.2014, quindi a
decorrere dal 16.10.2014. È giustificata un’inabilità lavorativa totale dal
15.5.2014 fino al 15.10.2014, per qualsiasi tipo di attività. In un lavoro
adatto allo stato di salute, quindi tenente pienamente conto dei limiti
funzionali e di carico citati nell’allegato, giudico l'assicurato abile al
lavoro sull’arco di una giornata lavorativa norrnale di 8 - 9 ore, con una
diminuzione del rendimento del 10%, a partire dal 16.10.2014. Come casalingo,
giudico l'assicurato, sempre a partire dal 6.10.2014, abile al lavoro sull'arco
di una giornata lavorativa abituale, ma con una diminuzione del rendimento del
30%. Si riconferma un’inabilità lavorativa totale, del 100%, al più tardi a
partire dal 15.5.2014, per l’ultima attività lavorativa professionale
principale di muratore edile. (…)” (doc. AI 198/9-10).
La valutazione del dr. __________
è stata confermata dal dr. __________ che, nel “Rapporto finale SMR” del 16
aprile 2015 (doc. AI 199/1-6), ha riconosciuto un’incapacità lavorativa totale
nell’attività abituale dal 15 maggio 2014 e l’inabilità lavorativa del 100% dal
15 maggio al 15 ottobre 2014 e del 10% dal 16 ottobre 2014 in un’attività
adeguata rispettosa dei limiti funzionali posti.
L’Ufficio AI – viste le suesposte risultanze peritali
con il rapporto finale SMR del 16 aprile 2015, stabilito il reddito da valido
per il 2013 (cfr. doc. AI 200/1-3 e 201/1) e ritenuta la tabella elaborata il
17 aprile 2015 (cfr. doc. AI 203/1-3) –
con decisione 29 maggio 2015 ha negato il diritto a prestazioni (doc. AI
211/1-3).
2.10. Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità,
all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di
documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri
specialisti, il compito del medico consistendo nel porre un giudizio sullo
stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato
è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio
per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili
dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag.
134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in
seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili
(Meyer/Reichmuth, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a,
pag. 389).
Quanto alla valenza
probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti
siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su
esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che
sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la
descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito
siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha
valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad
esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I
462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF
125 V 352 consid. 3a, 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in
der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì
il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
Le perizie affidate dagli
organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b/bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05
del 25 aprile 2007; DTF 123 V 176, 122 V 161, 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag.
2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher/Gächter, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 2014, pag. 550-551).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR
2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti
allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Va poi ricordato che se vi
sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/ 2007 del 25 aprile
2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.11 Nell’evenienza concreta, richiamata
la suesposta giurisprudenza in materia di valore probatorio di rapporti medici,
questo Tribunale, senza gli ulteriori accertamenti medici di natura extra
somatica (di cui si dirà in seguito e che l’Ufficio AI dovrà predisporre), non
può concludere che dal 16 ottobre 2014 l’assicurato è abile al lavoro nella
misura del 90% in un’attività adeguata rispettosa dei limiti funzionali posti.
In effetti, se per quanto
riguarda gli aspetti somatici questo Tribunale non intravede ragioni che gli
impediscono di far proprie le conclusioni a cui è giunto l’Ufficio AI, diversa
è la situazione per gli aspetti extra somatici per i quali l’amministrazione
non ha intrapreso alcun accertamento.
2.11.1. Patologia somatica
Alla perizia del dr. __________,
il quale ha compiutamente valutato (sulla base di tutti gli atti medici
all’incarto) le differenti affezioni di cui l’assicurato è portatore, va
riconosciuta piena forza probatoria.
Questo Tribunale deve
pertanto fare propria la conclusione a cui è giunto il perito secondo la quale
l’insorgente, dopo un periodo di inabilità totale al lavoro in qualsiasi
attività dal 15 maggio al 15 ottobre 2014, dal 16 ottobre 2014 è abile al
lavoro nella misura del 100% con una flessione del rendimento del 10% in
un’attività adeguata rispettosa delle limitazioni funzionali poste.
La dettagliata ed
approfondita valutazione del dr. __________ non é stata del resto smentita da
altri certificati da parte di medici specialisti attestanti nuove patologie ed
è stata confermata dal medico SMR dr. __________ nel rapporto finale del 16
aprile 2015 (doc. AI 199/1-6).
In particolare non è
possibile concludere differentemente avuto riguardo alla “Risonanza magnetica
ginocchio sinistro del 27.04.2015” ritenuto che il dr. __________, FMH in
radiologia, ha concluso per una “(…) probabile fissurazione del corno
posteriore della fibro-cartilagine meniscale madiale (…)” (doc. L), senza
tuttavia esprimersi sulla capacità lavorativa.
Al riguardo questo
Tribunale può fare propria la conclusione del medico SMR dr. __________ che,
nell’annotazione del 12 agosto 2015, ha sviluppato la seguente valutazione: “(…)
l'attuale RM mostra una situazione articolare a livello del ginocchio sinistro
rassicurante: le alterazioni di tipo degenerativo non sono molto marcate, la
fissurazione del corno posteriore è probabilmente di tipo degenerativo ed è il
correlato radiologico dei disturbi accusati dall'assicurato in occasione della
perizia reumatologica. Da parte del perito dr. __________ è stata posta la
diagnosi di probabile gonartrosi bilaterale, sintomatica a sinistra,
riconoscendo una caricabilità ridotta. In caso di ingravescenti disturbi la
lesione meniscale è trattabile con artroscopia con inabilità lavorativa di
poche settimane. In conclusione l'attuale documentazione non mostra una
modifica dello stato di salute rispetto alla valutazione peritale del dr. __________.
(...)” (IV/1).
Inoltre, sia la STCA del
24 agosto 2010 (doc. AI 124/1-19) (con
cui questo Tribunale aveva confermato la soppressione in via di revisione del
diritto alla rendita intera dal 1. luglio 2010 e trasmesso gli atti
all’amministrazione per le loro incombenze (cfr. consid. 1.3)) che la decisione dell’Ufficio AI del 1.
ottobre 2012 (doc. AI 153/1-2 e motivazioni sub doc. AI 152/1-3) (decisione con cui l’amministrazione, avuto
riguardo alle conseguenze della revisione chirurgica della spalla destra che ha
giustificato un’incapacità lavorativa del 100% dal giugno 2010 e del 10%
dall’ottobre 2010 in un’attività adeguata, aveva riconosciuto il diritto alla
rendita intera dal 1. luglio al 31 dicembre 2010 (cfr. consid. 1.4)) sono cresciute incontestate in giudicato.
Da allora – in
particolare nemmeno con la nuova domanda dell’ottobre 2014 (cfr. consid. 1.5) e
in sede di ricorso – l’insorgente non ha prodotto qualsivoglia
documentazione medica specialistica (reumatologica e/o neurologica e/o
ortopedica) atta a confutare le precedenti valutazioni o ad attestare un
peggioramento della situazione medico valetudinaria sotto questi aspetti.
Quanto all’asserita
necessità di un accertamento di natura ortopedica e/o neurologica – a
prescindere dal fatto che, lo si ribadisce, l’insorgente non apporta alcun atto
medico specialistico a sostegno –, questo Tribunale osserva che sulla
questione delle competenze di un medico specialista in reumatologia rispetto a
uno specialista in ortopedia e/o in neurologia, il TF, nella STF 9C_965/2008
del 23 dicembre 2009, ha già avuto modo di sottolineare che, “(…) come in
altri settori specialistici della medicina, i confini dell’area di competenza
del neurologo, dell’ortopedico e del reumatologo non sono assolutamente netti
e, in generale, dipendono dal tipo di affezioni studiate e dalla terapia
praticata. (…)” (STF 9C_965/2008 del 23 dicembre 2009, consid. 4.2).
Nella STCA 32.2011.75 del
6 settembre 2011 il TCA ha concluso che nel caso di un’assicurata affetta da
una sindrome lombovertebrale parzialmente lombospondilogena cronica a destra in
possibile instabilità segmentale, esiti da frattura del piatto superiore della
dodicesima vertebra dorsale, trattata mediante cifoplastica con fosfato di
calcio il 3.3.2009, dopo trauma assiale del 31.12.2008, disturbi statici del
rachide (appiattimento della dorsale con scoliosi sinistro convessa
toracolombare, iperlordosi lombare), tendenza ad ipermobilità articolare,
decondizionamento e sbilancio muscolare, la scelta di far allestire una perizia
ad opera di un reumatologo, che si occupa delle affezioni dolorose che
colpiscono le articolazioni, i muscoli, i tendini e le ossa e non da un
ortopedico (l’ortopedia è la branca della medicina che si occupa delle
affezioni congenite e acquisite del sistema osteoarticolare e delle strutture a
esso anatomicamente e funzionalmente collegate), andava confermata.
Nella STCA 32.2011.214 del
16 gennaio 2012 il TCA ha concluso che anche se non ha una specializzazione in
ortopedia, il reumatologo per formazione ed esperienza lavorativa dispone dei
mezzi per valutare in modo adeguato e completo affezioni all’apparato
muscolo-scheletrico (in argomento vedi anche le STF 9C_644/2015 del 3 maggio
2016 consid. 3.4 e STF 9C_547/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 4.1, entrambe
con riferimenti).
2.11.2. Patologia extra somatica
Il 27 agosto 2015 il dr. __________
e la dr.ssa __________, medico caposervizio rispettivamente medico assistente
del Servizio psico-sociale (SPS) di __________, hanno risposto all’avv. RA 1
con una lettera del seguente tenore: “(…) le scriviamo in merito alla sua
lettera del 17 agosto 2015 nella quale ci veniva richiesto un certificato
medico per il signor RI 1. ll summenzionato signore ha una presa a carico
presso Servizio Psico-sociale dal 21.05.2015. ll paziente si presenta
regolarmente agli appuntamenti e afferma di assumere la terapia farmacologica
come prescritta. l sintomi clinici rilevati finora osservati sono stati inquadrati
in una Sindrome mista ansioso-depressiva (ICD-10 F41.2) e una Sindrome di
dipendenza da alcool (ICD-10 F10.2). Dall’esame psichico risulta che il
paziente si è sufficientemente curato nell'aspetto e nell'igiene personale.
L’espressione è partecipe e l'atteggiamento collaborante. L’eloquio è
spontaneo, sufficientemente informativo e comprensibile. La coscienza risulta lucida,
ben orientata nello spazio, nel tempo e sul sé e parametro d’oggetto. La
percezione è pronta e libera da errore. L’attenzione è buona e ben mantenuta,
la comprensione pronta con memoria e intelligenza conservata. Non si rilevano
deficit nella forma e nel contenuto del pensiero. Il tono dell’umore è deflesso
e sono presenti quote d’ansia. Si rilevano sentimenti di autosvalutazione,
apatia e abulia. Si rilevano anche pensieri di morte ma nega ideazione
suicidale, o intenzionalità per auto ed eteroaggressività. Lamenta inoltre
insonnia con ritmo sonno veglia alterato. La terapia attuale consta di Remeron
30mg 0-0-0-0-1 e Stilnox 10mg 1 cpr al giorno, con parziale beneficio sui
sintomi depressivi. Da un punto di vista lavorativo, alla luce del quadro clinico,
il paziente risulta pertanto inabile al 80% e da un punto di vista prognostico
si può suppore che il quadro clinico possa essere suscettibile solo a lievi
miglioramenti. Si rende inoltre attenti che il paziente presenta disturbi
fisici che vanno ad aggravare lo stato psichico dello stesso, per cui
l’inabilità lavorativa potrebbe risultare del 100%. (…)” (doc. N).
Con osservazioni 14
settembre 2015 l’Ufficio AI ha sostenuto che “(…) l’eventuale peggioramento
dovuto a ragioni extra-somatiche non va giudicato nella presente vertenza,
limitata alla data di emissione della decisione amministrativa. L’incidenza
della nuova problematica di origine psichiatrica sulla capacità lavorativa
andrà vagliata in una nuova domanda di prestazioni Al. (…)” (XI).
Precisamente
l’amministrazione ha rilevato che “(…) l’incidenza di tale problematica di
natura extra-somatica, ora segnalata, fatta valere dopo I’emissione della
decisione amministrativa, con presa a carico iniziata una settimana prima
dell’emissione della stessa, non risulta essere rilevante ai sensi di legge,
osservato che sulla base dell'art. 88a cpv. 2 OAI in caso di aggravamento
dell'incapacità al guadagno, ai fini del diritto alle prestazioni, occorre
tener conto del cambiamento determinante se lo stesso perdura almeno da tre
mesi senza interruzione notevole. Tale termine non era ancora scaduto
quando l’amministrazione ha reso la decisione impugnata. Nello specifico,
ritenuto che il SPS ha proposto la propria valutazione a fine agosto 2015, dopo
il provvedimento impugnato, senza che fossero realizzati i presupposti
dell’art. 88a cpv. 2 OAI, l’eventuale peggioramento dello stato di salute fatto
valere da controparte sarà oggetto di un nuovo provvedimento amministrativo
dopo gli accertamenti del caso, dovendosi ritenere tale atto quale nuova
esplicita domanda di prestazioni Al. A proposito del contenuto, lo scrivente
Ufficio si limita a rilevare che il rapporto non dispone di criteri minimi di
qualità in assenza di anamnesi, di descrizione delle limitazioni funzionali con
influsso sulla capacità lavorativa, di valutazione giustificante le diagnosi
indicate, e di discordanza tra lo stato psichico descritto e l'impedimento
all'80%. Lo scrivente Ufficio ribadisce che l’incapacità lavorativa
dell’assicurato è stata debitamente vagliata dall’amministrazione, che ha
ordinato approfondimenti laddove giustificato dal lato medico, da ultimo di
tipo reumatologico come da perizia del 13 aprile 2015 svolta dal dr. med. __________.
Considerandi
II Servizio medico regionale (di seguito SMR) ha ripreso le problematiche
invalidanti e non del caso dell’assicurato nel rapporto finale del 16 aprile
2015, senza segnalare diagnosi psichiatriche. Neppure aspetti
psichiatrici emergono dagli atti dell’incarto, né sono mai stati segnalati dal
medico curante (si rinvia agli ultimi rapporti resi dal medico curante
dr. med. __________ del 12 novembre 2014 e 31 marzo 2015) o dal perito che lo
ha visto in ambito reumatologico (cfr. perizia citata del 13 aprile 2015), né
sono stati menzionati con le osservazioni al preavviso. In
considerazione di quanto sopra, lo scrivente Ufficio reputa che la nuova
problematica è stata notificata dopo l'emissione della decisione
amministrativa. Come in precedenza indicato, anche se la presa a carico ha
avuto inizio una settimana prima dell’emissione della decisione, i presupposti
dell’art. 88a cpv. 2 OAI non sono realizzati, non essendo intervenuto alcun
cambiamento “durevole”, persistente per tre mesi senza interruzione notevole
fino all’emissione della decisione. (…)” (XI).
L’art. 88a OAI, come
accennato (cfr. consid. 2.8), è applicabile nei casi in cui al momento del
cambiamento determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità
che dava diritto ad una rendita.
Questo presupposto non è
in concreto dato. Infatti, se da una parte l’assicurato è stato ritenuto
inabile al 100% nella sua attività abituale dal gennaio 2006 (cfr. la
motivazione della decisione dell’Ufficio AI del 1. ottobre 2012 sub doc. AI
152/1-3) – anche il dr. __________
nella perizia del 13 aprile 2015 ha concluso che: “(…) È giustificata
un’inabilità lavorativa totale dal 15.5.2014 al 15.10.2014, per qualsiasi tipo
di attività. […] Si riconferma un’inabilità lavorativa totale, del 100%, al più
tardi a partire dal 15.5.2014, per l’ultima attività lavorativa professionale
principale di muratore edile. (…)” (doc. AI 198/10) –, dall’altra parte, dall’ottobre 2010 e
fino al 15 maggio 2014 (ritenuata una capacità lavorativa residua del 90% in
un’attività adeguata; cfr. doc. AI 152/1-3 e 199/1-5), egli avrebbe potuto
conseguire un reddito escludente in diritto ad una rendita (in questo senso,
come visto al consid. 1.5, con la decisione del 1. ottobre 2012
l’amministrazione ha riconosciuto all’assicurato il diritto ad una rendita
intera dal 1. luglio al 31 dicembre 2010).
Pertanto, vista
l’inesistenza del diritto ad una rendita nel momento determinante (e meglio al
15.
maggio 2014 allorquando è iniziata l’inabilità totale al lavoro), l’art. 88a
cpv. 2 OAI invocato dall’amministrazione non può qui essere applicato (per un
caso analogo cfr. la STF 8C_777/2014 del 28 gennaio 2015).
Dal 21 maggio 2015 –
quindi in un momento precedente la decisione impugnata del 29 maggio 2015 (cfr.
doc. N e doc. AI 211/1-3) –
l’insorgente è in cura psichiatrica presso il Servizio psico-sociale di __________.
L’Ufficio AI, avuto
riguardo a questa patologia, non ha effettuato alcun accertamento medico.
Senza i necessari
accertamenti medici specialistici non è possibile escludere che un
peggioramento dello stato di salute sia insorto prima del 29 maggio 2015, data
della decisione impugnata.
In questo senso,
riferendosi alla valutazione del 27 agosto 2015 del Servizio psico-sociale di __________
(cfr. doc. N), l’Ufficio AI, nelle osservazioni del 14 settembre 2015 (XI), ha
evidenziato che “(…) nello specifico, ritenuto che il SPS ha proposto la
propria valutazione a fine agosto 2015, dopo il provvedimento impugnato, senza
che fossero realizzati i presupposti dell’art. 88a cpv. 2 OAI, l’eventuale
peggioramento dello stato di salute fatto valere da controparte sarà oggetto di
un nuovo provvedimento amministrativo dopo gli accertamenti del caso, dovendosi
ritenere tale atto quale nuova esplicita domanda di prestazioni Al. A proposito
del contenuto, lo scrivente Ufficio si limita a rilevare che il rapporto non
dispone di criteri minimi di qualità in assenza di anamnesi, di descrizione
delle limitazioni funzionali con influsso sulla capacità lavorativa, di
valutazione giustificante le diagnosi indicate, e di discordanza tra lo stato
psichico descritto e l'impedimento all'80%. (…)” (XI, pag. 2).
L’amministrazione dovrà
dunque interpellare i medici del Servizio psico-sociale di __________ e
predisporre ulteriori accertamenti medici di natura psichiatrica (se necessario pluridisciplinari visto che,
nella valutazione del 27 agosto 2015, il dr. __________ e la dr.ssa __________
hanno concluso: “(…) si rende inoltre attenti del fatto che il paziente
presenta disturbi fisici che vanno ad aggravere lo stato psichico dello stesso,
per cui l’inabilità lavorativa potrebbe risultare anche del 100%. (…)”
(doc. N)).
2.12
Quanto alla valutazione
economica, la stessa appare prematura visto che l’evoluzione della capacità
lavorativa in un’attività adeguata dal 15 maggio 2014 deve ancora essere
compiutamente acclarata.
Al riguardo questo
Tribunale si limita a rilevare quanto segue.
Nella STF 9C_767/2015 del
19.
aprile 2016 al consid. 3.4, il TF ha confermato l'applicazione da parte del
Tribunale amministrativo federale, per la determinazione dei redditi da
raffrontare, dell'edizione 2010 della rilevazione della struttura dei salari
(RSS), considerato che la decisione amministrativa litigiosa era stata emessa
il 4 gennaio 2013 e l'UAIE non poteva pertanto disporre dei dati del 2012, la
cui pubblicazione era avvenuta solo nel corso del mese di ottobre 2014 (cfr.
lettera circolare AI n. 328 dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali,
UFAS, del 22 ottobre 2014), consolidando così la giurisprudenza secondo la
quale sono determinanti i dati statistici più attuali a disposizione al momento
della decisione di rendita (cfr. STF 8C_78/2015 del 10 luglio 2015 consid 4 e
9C_526/2015 dell'11 settembre 2015 consid. 3.2.2).
Ritenuto che la decisione
che l’Ufficio AI – dopo aver effettuato i succitati accertamenti medici
(cfr. consid. 2.11.2) – dovrà emettere sarà posteriore alla
pubblicazione dei dati del 2012, il reddito da invalido andrà stabilito facendo
capo all’edizione 2012 della Tabella TA1 (in argomento cfr. la STCA 31.2015.109
del 27giugno 2016, consid. 2.10).
Va inoltre segnalato che, nella
STF 9C_179/2013 del 26 agosto 2013 al consid. 5.4, il TF ha confermato il
principio posto dal TCA secondo cui la riduzione del salario statistico deve
avvenire tramite l’utilizzo di multipli di 5, ritenuto come l’applicazione di
tassi più frazionati si rivelerebbe problematica poiché siffatte riduzioni
sarebbero difficilmente concretizzabili e quindi anche difficilmente
verificabili in sede giudiziaria. Questa giurisprudenza è stata ancora
confermata dall’Alta Corte nella STF 9C_767/2015 del 19 aprile 2016 al consid.
4.6
2.13
Visto tutto quanto sopra
esposto la decisione impugnata va annullata e gli atti rinviati all’amministrazione
affinché, effettuati gli ulteriori accertamenti medici necessari (cfr. consid.
2.11
), si pronunci nuovamente sulla nuova domanda di prestazioni dell’ottobre
2014.
2.14
Secondo l’art. 69 cpv. 1bis
LAI, in vigore dal 1° luglio 2006, la procedura di ricorso in caso di
controversie relative all’assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi
al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle
spese è determinata fra 200.-- e 1’000.-- franchi in funzione delle spese di
procedura e senza riguardo al valore litigioso.
Visto l’esito della vertenza
le spese per fr. 500.-- sono poste a carico dell’Ufficio AI.
Al ricorrente, patrocinato
dall’avv. RA 1, vanno inoltre riconosciute le ripetibili (art. 61 cpv. 1 lett.
g LPGA) per complessivi fr. 2'000.-- (IVA inclusa).
La domanda di assistenza
giudiziaria diventa pertanto priva di oggetto (DTF 124 V 309, consid. 6 e, tra
le tante, STF 9C_274/2014 del 30 settembre 2014 consid. 5;9C_335/2011 del 14
marzo 2012 consid. 5;9C_206/2011 del 16 agosto 2011 consid. 5).
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è accolto
ai sensi dei considerandi.
§ La
decisione impugnata è annullata e gli atti sono rinviati all’amministrazione
affinché proceda come indicato al consid. 2.13.
2. Le spese, per complessivi
fr. 500.--, sono poste a carico a carico dell’Ufficio AI, il quale verserà al
ricorrente fr. 2’000.-- a titolo di ripetibili (IVA inclusa), ciò che rende
priva di oggetto la domanda di assistenza giudiziaria.
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante.
Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti