32.2015.34
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27 ottobre 2015Italiano40 min
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Raccomandata
Incarto
n.
32.2015.34
TB
Lugano
27 ottobre 2015
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il giudice delegato
del Tribunale cantonale delle assicurazioni
Giudice Ivano Ranzanici
con redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 20 febbraio 2015 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 20 gennaio 2015 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità
ritenuto in fatto
Aa. Nell’agosto
2011 (doc. 1) RI 1, 1978, ha presentato domanda di prestazioni
dell’assicurazione invalidità che, esperiti i necessari accertamenti, con decisione
del 31 maggio 2012 (doc. 42) l’Ufficio AI gli ha negato.
A seguito di un ricorso
dell’assicurato, il 4 settembre 2012 (32.2012.184) questo Tribunale ha
omologato l’accordo transattivo intercorso fra le parti, stralciando la causa e
rinviando gli atti all’amministrazione per ulteriori accertamenti volti a stabilire
l’esistenza, in particolare successivamente a un periodo di astinenza, di patologie
psichiatriche invalidanti stante la tossicodipendenza dell’assicurato (doc.
50).
Ab. Effettuati
nuovi accertamenti in ambito psichiatrico, con decisione del 2 maggio 2013
(docc. 78 e 82) l’amministrazione ha concesso all’assicurato il diritto ad una
rendita intera di invalidità dal 1° dicembre 2011 con versamento dal 1°
febbraio 2012.
Adito su ricorso di __________, con
sentenza del 21 novembre 2013 (32.2013.106) il TCA ha nuovamente riscontrato un
accertamento dei fatti lacunoso e che la causa non era sufficientemente
istruita per potere statuire sulla questione, essendo carenti tanto la
valutazione psichiatrica del medico SMR quanto quella peritale dello psichiatra
incaricato dall’ente previdenziale ricorrente. Gli atti sono quindi stati
ancora rinviati all’Ufficio AI per un complemento istruttorio di natura medica.
L’amministrazione avrebbe dovuto mettere in atto presso il __________ una valutazione
peritale psichiatrica intesa a finalmente chiarire, accertando e tenendo conto
del necessario periodo di astinenza, se la tossicodipendenza è in specie la
conseguenza di un danno alla salute fisica o psichica di natura patologica
preesistente oppure se la dipendenza è la ragione di un susseguente danno alla
salute suscettibile di diminuire la capacità lavorativa e in che misura (doc.
92).
B. Accertata
l’astinenza da sostanze stupefacenti per la necessaria durata di un mese (docc.
96-98, 110, 111 e 118), l’11 luglio 2014 (doc. 121) il dr. med. __________ del Servizio
Medico Regionale ha disposto una perizia specialistica e il 22 settembre 2014
(doc. 129) il perito ha concluso che l’assicurato risultava inabile al lavoro
al 40% in qualsiasi attività almeno dal mese di giugno 2012, con la precisazione
che durante i periodi di ricovero anche precedenti a questo periodo l’inabilità
lavorativa era totale. Lo psichiatra ha inoltre ritenuto esigibile il
mantenimento dell’astinenza da cocaina e utile sia un intervento di curatela
amministrativa sia porre in atto interventi di integrazione professionale, come
pure rivalutare la situazione dopo un anno.
Sulla scorta del rapporto finale del
medico SMR, con decisione del 20 gennaio 2015 (doc. B), preavvisata dal
progetto del 2 dicembre 2014 (doc. 137), l’amministrazione ha confermato
l’assenza del diritto ad una rendita AI stante un grado d’invalidità del 15% risultante
dal raffronto del reddito da valido (Fr. 40'600.-) con il reddito da invalido
(Fr. 34'452.-).
C. Il
20 febbraio 2015 (doc. I) RI 1, rappresentato da RA 1, si è rivolto a questo Tribunale
chiedendo l’annullamento della decisione dell’Ufficio AI e quindi la rivalutazione
del suo grado di invalidità alla luce dell’allegato referto del 18 febbraio
2015 (doc. D).
In via subordinata, il ricorrente ha chiesto l’erezione di una “perizia
medica arbitrale”.
D. Nella
risposta del 31 marzo 2015 (doc. VI) l’Ufficio assicurazione invalidità, dopo
avere sottoposto il nuovo rapporto del dr. med. __________ ai periti del __________
per una presa di posizione (doc. VI/1) e avere interpellato il medico SMR al
riguardo (doc. VI/2), ha proposto di respingere il ricorso non essendo stati
rilevati nuovi elementi clinici per definire diversamente il caso.
Il ricorrente non ha prodotto nuovi mezzi di prova (doc. VIII).
considerato in diritto
in ordine
1. La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di rilevante
importanza (ad esempio per la difficoltà dell'istruttoria o della valutazione
delle prove) come si desume dalle considerazioni che seguono, in particolare
considerazioni ai punti 3 e seguenti (in particolare 7). La lunghezza del testo
della presente decisione tende esclusivamente a completezza e non ad affrontare
difficoltà probatorie o giuridiche. Il TCA può dunque decidere nella
composizione di un Giudice unico ai sensi dell'articolo 49 cpv. 2 della Legge
sull'organizzazione giudiziaria (STF 9C_ 699/2014 del 31 agosto 2015; STF
9C_211/2010 del 18 febbraio 2011; STF 9C_792/2007 del 7 novembre 2008; STF H
180/06 e H 183/06 del 21 dicembre 2007).
nel merito
2. Secondo
l'art. 4 cpv. 1 LAI in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende
l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata
da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,
malattia o infortunio.
Gli elementi fondamentali
dell'invalidità, secondo la surriferita definizione, sono quindi un danno alla
salute fisica o psichica conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio, e la conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno alla salute
abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso
possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e
Francoforte sul Meno 1991, pag. 216 segg.).
L'art. 28 cpv. 1 LAI
prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità al
guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione ragionevolmente
esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA) almeno del 40% in
media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al termine di questo
anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive che gli
assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%,
a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza rendita se
sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono invalidi almeno al
40%.
In virtù dell'art. 28a cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il grado
d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che
l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di
un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di
mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli
avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito che
l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1,
104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
Nella DTF 107 V 21 consid. 2c, la Corte federale ha stabilito che l'assicurazione per l'invalidità non è tenuta a rispondere
qualora l'assicurato, in ragione della sua età, di una carente formazione
oppure a causa di difficoltà di apprendimento o linguistiche, non riesce a
trovare concretamente un'occupazione (giurisprudenza confermata dall'allora TFA
[dal 1° gennaio 2007: TF] con sentenza U 156/05 del 14 luglio 2006, consid. 5).
Nel confronto dei redditi la
giurisprudenza - di regola - non tiene conto di fattori estranei
all'invalidità, come ad esempio la formazione professionale, le attitudini
fisiche e psichiche e l'età dell'assicurato (RCC 1989 p. 325; DTF 107 V 21; Scartazzini,
op. cit., pag. 232). La misura dell'attività ragionevolmente esigibile dipende,
d'altra parte, dalla situazione personale dell'assicurato e dalla possibilità
di applicazione di misure reintegrative. La situazione personale
dell'assicurato è essenziale per la valutazione della residua capacità al
guadagno. Secondo il TFA i due redditi, dalla cui differenza emerge il grado
dell'incapacità di guadagno, vanno stabiliti in maniera precisa. Se ciò non è
possibile, devono essere calcolati sulla base di una valutazione fondata sulle
circostanze concrete (SVR 1996 IV Nr. 74 consid. 2a, DTF 114 V 313 consid. 3a).
Al proposito va osservato che, secondo la DTF 128 V 174, resa in ambito LAINF, per il raffronto dei redditi ipotetici fa stato il momento dell'inizio
dell'eventuale diritto alla rendita (e non quello della decisione su
opposizione) ed i redditi da valido e da invalido devono però essere
rilevati sulla medesima base temporale e la valutazione deve tenere conto di
eventuali modifiche dei redditi di paragone intervenute fino alla resa della
decisione (rispettivamente, in regime di LPGA, decisione su opposizione) e suscettibili
di incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222; DTF 128 V 174).
L'Alta Corte ha anche precisato che l'amministrazione è comunque tenuta,
prima di pronunciarsi sul diritto a una prestazione, a esaminare se nel periodo
successivo all'inizio di tale diritto non sia eventualmente subentrata una
modifica di rilievo dei dati ipotetici di riferimento. In questa eventualità
essa dovrà pertanto procedere a un ulteriore raffronto dei redditi prima di
decidere.
Tale principio è poi stato esteso anche all'assicurazione per l'invalidità
(DTF 129 V 222; cfr., pure, STFA I 600/01 del 26 giugno 2003 consid. 3.1, I 670/01 del 3 febbraio 2003,
pubblicata in SVR 2002 IV Nr. 24, I 761/01 del 18 ottobre 2002 consid. 3.1,
pubblicata in SVR 2003 IV Nr. 11 e I 26/02 del 9 agosto 2002 consid. 3.1; cfr.
STFA I 475/01 del 13 giugno 2003, consid. 4.2).
3. Nel
caso di specie, dopo avere richiamato gli atti medici ritenuti determinanti, avere
sottoposto l’assicurato ad una perizia psichiatrica e avere sentito il parere
del Servizio Medico Regionale, con la decisione impugnata l'Ufficio
AI ha negato al ricorrente il diritto a una rendita d'invalidità.
Il raffronto fra il
reddito che avrebbe potuto conseguire nel 2012 al 100% senza invalidità
nell’abituale professione di cameriere/ barman (Fr. 40'600.-) e il reddito
ottenibile in un'attività ragionevolmente
esigibile al 60% in attività semplici ed adeguate tenuto inoltre conto di una
riduzione personale dell’8% per vari fattori (Fr. 34'452.-), ha dato luogo a
una perdita di guadagno (grado d'invalidità)
del 15%.
Nel ricorso l’assicurato
ha contestato il grado di inabilità lavorativa del 40% attestato dal perito,
giacché la dr.ssa __________ nel suo rapporto del 30 novembre 2011 avrebbe affermato
che allo stato attuale e a medio termine l’assicurato era inabile al 100% per
un’attività lucrativa. Anche il dr. med. __________ avrebbe precisato nel suo
certificato del 17 giugno 2013 che secondo l’interessato va sempre tutto bene e
ciò smentirebbe “completamente la perizia del Dott. __________.”.
Infine, anche nel suo ultimo referto del 18 febbraio 2015 il dr. __________
avrebbe concluso che “a mio avviso è impensabile che all’assicurato, con le
difficoltà sopra esposte, possa essere chiesto di guadagnarsi da vivere, almeno
non a medio termine.”.
Alla luce di ciò, il
ricorrente ha chiesto che l’amministrazione effettui una nuova valutazione “riguardante
il grado d’invalidità” e che semmai sia “concessa una perizia medica arbitrale”.
4. L’Ufficio
AI, dando seguito alla sentenza del 21 novembre 2013 di questo Tribunale
(32.2013.106), ha fatto esperire dal __________ una valutazione psichiatrica.
Consultata la documentazione messa a
disposizione dall’UAI ed avuti due colloqui (110 minuti il primo e 20 minuti il
secondo) con l’interessato, nel suo referto del 22 settembre 2014 (doc. 129) il
dr. med. __________, specialista in psichiatria e psicoterapia, ha riassunto
gli atti considerati ai fini della valutazione, ha esposto l’anamnesi, l’esito
dell’esame clinico secondo AMDP-System, gli approfondimenti testali eseguiti,
la descrizione della giornata, delle attività e delle abitudini, il trattamento
psichiatrico attuale, il consulto telefonico avuto con il dr. __________, la
diagnosi con e senza ripercussioni sulla capacità di lavoro, la discussione del
caso e infine le conseguenze sulla capacità di lavoro, traendo da ultimo le sue
conclusioni sul soggetto peritato.
La diagnosi posta era di sindrome
depressiva ricorrente attuale episodio di grado lieve (F33.0) e di pregressa
sindrome psicotica (F23.1), mentre la diagnosi senza influenza sulla capacità
lavorativa era di pregressa sindrome psicotica verosimilmente di origine
tossica (F14.50) e di sindrome di dipendenza da cocaina, attualmente in
astinenza ma in ambiente protetto (F.14.21).
Nella sua valutazione, l’esperto ha
osservato come apparisse difficile determinare con certezza, escludendo in modo
molto verosimile una diagnosi di bipolarità, l’influenza esclusiva delle sostanze
nel determinare gli scompensi psicotici anche perché vi sono stati lunghi
periodi di abuso e dipendenza in cui non si sono verificate crisi e
verosimilmente si trattava di un substrato sia di milieu culturale che di
vulnerabilità biologica e psicologica che potrebbero giustificare la presenza
di brevi scompensi psicotici anche al di fuori dell’abuso di sostanze. Egli ha
ritenuto verosimile che su un substrato di vulnerabilità si siano avuti sia
episodi psicotici indotti da sostanze che di origine reattiva, perciò appariva
realistico ciò che affermava il Dr. __________ nel 2012, ossia che di fronte a
stress l’assicurato appariva a rischio di presentare episodi psicotici acuti,
ma i principali fattori stressogeni rimanevano le sostanze con tutto il
correlato di ricerca delle stesse, di assenza o di presenza di denaro per il
loro acquisto e, soprattutto, con i loro effetti farmacologici. A suo avviso,
gli episodi psicotici acuti di cui l’assicurato a distanza aveva piena critica
e che comunque apparivano essere stati sporadici e di breve durata, non avevano
di per sé una ripercussione sulla capacità lavorativa, dal momento che
determinavano un periodo abbastanza breve di inabilità e soprattutto andavano
incontro a remissione completa. Inoltre, la stabilità dell’umore e la forte
reattività con scarse strategie di coping rendevano l’astinenza da sostanze
certa solo in un ambiente protetto, per cui il percorso comunitario che
l’assicurato stava eseguendo per la seconda volta (previsto fino a marzo 2015)
e di astinenza appariva essere fondamentale in quella fase. Lo specialista ha
poi evidenziato che l’avvicinamento alla compagna di 20 anni maggiore di lui
che pareva sovvenzionarlo economicamente non deponeva favorevolmente ad un
definitivo allontanamento dalla cocaina, visto che la dipendenza, seppure a
fasi alterne, perdurava da molti anni e i tentativi di disintossicazione ed
astinenza sono stati brevi. Pertanto, nel caso in cui l’assunzione di sostanze dovesse
proseguire vi sarebbe verosimilmente un peggioramento del quadro psicopatologico
con inevitabile ricaduta anche sulla capacità lavorativa al momento soltanto
parzialmente compromessa.
In conclusione, il dr. __________ ha
ritenuto che dal giugno 2012, ossia da quando il dr. __________ l’ha preso
regolarmente a carico, l’assicurato ha presentato, a causa del quadro di depressione
ricorrente e per gli episodi psicotici acuti, una riduzione della capacità
lavorativa del 40% in qualsiasi attività (tempo ridotto, rendimento pieno).
Durante i periodi di ricovero anche precedenti al giugno 2012 l’inabilità
lavorativa era invece del 100%.
Secondo il perito, nonostante i
ripetuti fallimenti di trattamenti anche stazionari di disintossicazione e
riabilitazione per la tossicodipendenza, era esigibile il mantenimento
dell’astinenza da cocaina dal momento che l’attuale livello di incapacità
lavorativa avrebbe potuto essere ulteriormente peggiorato dalla persistenza
dell’abuso di sostanze psicotrope come altresì era esigibile una presa a carico
psichiatrica psicofarmacologica. Il trattamento in atto con un atipico,
utilizzato prevalentemente come stabilizzatore dell’umore, appariva corretto
anche se, in un soggetto con dipendenza da cocaina, era importante mantenere l’umore
il più elevato dal momento che la petizione per una sostanza euforizzante
aumenta in fase depressiva.
Infine, a suo avviso era consigliabile
un intervento di curatela amministrativa al fine di limitare le possibilità di
utilizzo libero del denaro all’interno di un progetto riabilitativo, come pure
porre in atto intervento di integrazione professionale prima del termine del
percorso comunitario previsto per marzo 2015.
A domanda del dr. __________ dell’SMR
(doc. 130), nel suo complemento del 6 ottobre 2014 (doc. 132) il perito ha
ribadito che nel periodo precedente il giugno 2012 è stata stimata
un’incapacità lavorativa del 100% solo durante i periodi di ricovero, anche se
verosimilmente vi sono stati dei periodi di riduzione, che però erano difficili
da quantificare e che comunque in parte dipendevano dallo stato di frequente
intossicazione.
Il dr. med. __________, FMH psichiatria
e psicoterapia, medico responsabile presso il __________ che da alcuni anni segue
l’assicurato, si è pronunciato il 18 febbraio 2015 (doc. D) sulla perizia del
collega.
Lo psichiatra curante ha commentato
alcuni estratti del referto peritale, adducendo in particolare che il dr. med. __________
ha in parte ragione laddove afferma che non si può negare un notevole influsso
negativo da parte delle sostanze sia nello scatenare gli eventi psicotici acuti
che nell’influenzare le ricorrenze depressive, ma il perito avrebbe trascurato
completamente l’enorme fragilità dell’assicurato, che non ha mai potuto
sviluppare una minima fiducia in sé stesso e nemmeno una sufficiente autostima
per cavarsela da solo. Inoltre, secondo il curante, in tutte le perizie (del dr.
__________ e della Clinica __________) sarebbe sempre stata sottovalutata la
grande fragilità strutturale dell’assicurato, all’origine sia degli episodi
psicotici, che si risolvono grazie alla presa a carico intensiva e alla terapia
farmacologica in breve tempo, ma la completa mancanza di consapevolezza della
propria fragilità (ma non la piena critica degli episodi a distanza postulata
dal dr. __________) o anche il diniego di essa, come pure del bisogno di una
forte necessità di altre persone o anche della sostanza come sostituto o per
sostenere un IO troppo debole. Lo psichiatra curante ha proseguito precisando
che il bisogno di questo “sostegno” per l’IO debole, soprattutto in forma di
una relazione esclusiva con una persona, si è sempre rivelato più forte della
consapevolezza della sua vulnerabilità ed è stato la causa dell’interruzione
dei vari rapporti di cura, sia ambulatoriali sia in comunità. L’abbandono della
comunità nel 2013 è stato dovuto alla continuazione della sua relazione che
egli reputava più importante dell’aiuto professionale. Il dr. med. __________
ha osservato che anche il perito ha riconosciuto l’importanza della protezione
per l’assicurato, ma l’ha letto solo in chiave di controllo e astinenza
dall’uso di sostanze, mentre la comunità fondamentalmente serve per sostenere
un IO debole o una persona estremamente fragile, che necessiterebbe anni di
terapia coerente per rendere l’assicurato in grado di reggere una vita sociale
e professionale “normale” grazie alla propria forza interiore.
Alla luce di tutto ciò, la lettura
delle immense difficoltà dell’assicurato principalmente in chiave di dipendenza
dalla cocaina è, secondo lo specialista che lo segue da anni, riduttiva. A suo
avviso, sia l’abuso di cocaina sia gli scompensi psicotici sono la conseguenza
della sua vulnerabilità, non ancora migliorata, per cui una volta lasciato
“libero” ricascherà inevitabilmente nelle sue relazioni disastrose, con la
conseguenza di altri episodi psicotici e con l’uso di cocaina. Considerato che
da maggio 2014 l’assicurato è in comunità e che la perizia in questione è stata
eseguita su una persona rassicurata o rinforzata da una massiccia protezione,
oltre ad apparire desideroso di mostrare una certa stabilità, soffrendo di una
tendenza difensiva a negare le sue difficoltà psichiche, a suo parere è impensabile
che all’assicurato, con le difficoltà elencate, possa essere chiesto di
guadagnarsi da vivere, almeno non a medio termine.
Queste osservazioni sono state
trasmesse al dr. med. __________ per una presa di posizione, giunta il 23 marzo
2015 (doc. VI/1).
L’esperto ha innanzitutto confermato la
diagnosi di depressione ricorrente attuale episodio di lieve gravità al momento
della valutazione peritale. Poi ha precisato che non persistevano, anche dopo
gli episodi psicotici acuti, sintomi residuali e quindi non si era nell’area di
patologie in cui vi è un decadimento progressivo delle funzioni e del
funzionamento dopo un episodio acuto e non si ha invece a che fare con la
consapevolezza o meno della propria fragilità o malattia. Le difficoltà
nell’affrontare il percorso di cura a suo avviso non erano soltanto legate alla
propria fragilità e alla necessità di avere una relazione esclusiva con una
persona, ma anche alla difficoltà a mantenersi astinente ed a resistere al craving
per le sostanze che, in una storia di così lungo utilizzo, è un problema
fondamentale nel mantenimento dell’astinenza. Era quindi fondamentale che nel
trattamento residenziale non vi fosse soltanto un controllo dell’astinenza, ma
anche un percorso riabilitativo con l’adozione di strategie per fronteggiare
meglio gli aspetti di dipendenza affettiva che sono certamente presenti anche
se non tali da configurare la diagnosi di un disturbo di personalità secondo i
criteri ICD10. Inoltre, il perito ha ribadito che ad avere una ripercussione
importante sulla capacità lavorativa era il disturbo depressivo ricorrente, che
anche il dr. __________ ha riconosciuto potere essere influenzato nel decorso
dalla cocaina, perciò l’astensione dalla cocaina era fondamentale per evitare
un potenziale peggioramento del quadro, così pure un trattamento riabilitativo
come quello messo in atto associato forse ad un potenziamento del trattamento
antidepressivo.
Tutto ben considerato, secondo il
perito la relazione del collega non segnalerebbe modificazioni del quadro
clinico, perciò egli ha confermato le sue precedenti conclusioni.
A dire del dr. med. __________, FMH
psichiatria e psicoterapia attivo presso il Servizio Medico Regionale che il 30
marzo 2015 (doc. VI/2) ha analizzato i pareri dei colleghi, la relazione del
dr. __________ non presenta fatti nuovi rispettivamente modificazioni significative
del quadro clinico descritto nella perizia del 22 settembre 2014, perciò
anch’egli si è riconfermato nel suo parere.
5. Per
quanto riguarda l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, la
giurisprudenza federale ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno
sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di
valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia
persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c,
102 V 165 = RCC 1977 p. 169; Pratique VSI 1996 pp. 318, 321, 324; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, 2003, p. 128). Al
riguardo l’Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare che “tra i danni
alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare un'invalidità
ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre alle malattie
mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a malattia. Non
sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque non
costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni
della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di
buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere
apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in
quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno alla salute
mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro gli offre,
tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere
quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire
l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute
psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività
lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba
ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più
essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la
società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e sentenze ivi citate;
cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine)" (STFA I 166/03 del 30
giugno 2004, consid. 3.2).
Secondo giurisprudenza i suddetti principi
valgono, fra l'altro, per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico
(“psychische Fehlentwicklungen”), l'alcolismo, la farmacomania, la tossicomania
e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999; I 148/98 del 29 settembre 1998
consid. 3b; RCC 1992 p. 182 consid. 2a con riferimenti).
Secondo la Circolare sull'invalidità e
la grande invalidità nell'assicurazione per l'invalidità (CIGI), cifra 1013, Le
tossicomanie (sindromi da dipendenza quali p. es. l'alcolismo [RCC 1989 p. 283,
1969 S. 236], la dipendenza da medicamenti [RCC 1964 p. 115] o da droghe [RCC
1992 p. 180, 1987 p. 467, 1973 p. 600], l'abuso di nicotina oppure l'obesità
[RCC 1984 p. 359]) non giustificano di per sé un'incapacità al lavoro. Esse
possono tuttavia avere l'effetto di una danno alla salute invalidante se sono
la conseguenza o il sintomo di un danno invalidante alla salute mentale o
fisica, oppure hanno causato un notevole danno fisico e/o mentale quale una
durevole lesione cerebro-organico-neurologica oppure un irreversibile mutamento
di natura organica della personalità affettiva. Occorre pertanto verificare se
la tossicodipendenza è la conseguenza di un danno alla salute fisica o mentale
di natura patologica preesistente oppure se la dipendenza è la ragione di un
susseguente danno alla salute suscettibile a diminuire la capacità al guadagno
in maniera permanente o di lunga durata (Pratique VSI 2001 p. 227 consid. 5 e
6).
Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il
TF ha ribadito che “il riconoscimento di un danno alla salute psichica
presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione riconosciuto
scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza del Tribunale
federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid. 4)”.
6. Per
costante giurisprudenza (cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter graduare l'invalidità, all'amministrazione
(o al giudice in caso di ricorso) è necessario disporre di documenti che devono
essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri specialisti, il compito
del medico consistendo nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare
in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure
nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori
siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,
avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali
siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Recht-sprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un
rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti siano stati
oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi,
che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato
approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del
contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate.
Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non
è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale
perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25
aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352
consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der Sozialversicherung,
BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì il suo contenuto
(DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura
amministrativa, il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite
da medici specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono
a conclusioni logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti
approfonditi, fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle
inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1
pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).
In una sentenza pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA
ha però ritenuto conforme al principio del libero apprezzamento delle prove
definire delle direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e
perizie. In particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la
giurisprudenza ha statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi
dalla valutazione degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione
del tribunale le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista
medico una certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un
tale referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per
farlo (Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA
Fatti
I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U
329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte
federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di
un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione
che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé
scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che
facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico
consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non
permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono
piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere
come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V
31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in
sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati
indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e
giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno
che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità
(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA
I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che l'allora
TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle
opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,
sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR
non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In
quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:
" (…)
3.2
L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant
d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a
admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de
l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le
SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire
de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des
rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard
des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il
n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui
préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service
médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen
clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne
relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un
doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…).
Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale
esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce
del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,
in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile
2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,
Zurigo 1997, pag. 230).
L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto
ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese
-, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti
interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:
" (…)
On
ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants,
il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle
expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit
bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351
consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A
cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence
entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4
p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I
514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée
par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du
seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.
Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments
objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui
sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de
l'expert." (…).
Infine, va ricordato
che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere
la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui
egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Inoltre, affinché un esame medico in
ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse
condizioni (DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto, come accennato, porre
una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla
gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della
ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve
tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione
psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un
eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,
la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità
di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi
sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre,
l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del
resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,
tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le
allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,
l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni
fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele
molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di
grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124
del 27 settembre 2001).
7. Questo
Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato
accuratamente vagliato dall'UAI prima dell'emanazione della decisione impugnata,
dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che
confermare l'operato dell'amministrazione, in quanto la problematica psichiatrica
è stata (più volte) chiarita in modo soddisfacente dal perito che ha esaminato
l’assicurato durante il periodo di riabilitazione in comunità.
Vanno quindi ritenute determinanti le
conclusioni a cui è giunto lo specialista dr. med. __________ nella perizia psichiatrica
del 22 settembre 2014, completate e ribadite il 6 ottobre 2014 e il 23 marzo
2015.
A questi referti va riconosciuta forza
probatoria piena conformemente alla giurisprudenza esposta (cfr. consid. 6).
Questo esperto ha infatti attentamente valutato di persona il ricorrente in due
occasioni, ha vagliato la documentazione medica messagli a disposizione, ha
eseguito degli esami personali e obiettivi, ma ha anche preso posizione sulle
osservazioni formulate dallo psichiatra che ha seguito l’assicurato durante il
periodo di riabilitazione in comunità (previsto da maggio 2014 a marzo 2015).
Dal canto suo, invece, il ricorrente
non ha saputo rendere verosimile, a mano di specifica e dettagliata
documentazione medica, che il suo stato di salute fosse in realtà peggiore di
quello ritenuto dal perito prima e dal medico SMR poi (inabilità lavorativa del
40% per motivi psichici in qualsiasi attività lucrativa).
In primo luogo va subito rilevato che il
certificato della dr.ssa med. __________ del 30 novembre 2011, il referto del
dottor __________ del 17 giugno 2013 e quello del dr. __________ sempre del
2013 citati dall’assicurato, nemmeno sono stati prodotti con l’atto ricorsuale.
Al di là di ciò, gli stessi non vanno comunque presi in considerazione per la
soluzione della presente vertenza, per il semplice fatto che, da allora, la
situazione dell’interessato è mutata, visto che dall’aprile 2014 egli ha iniziato
una fase di astinenza dalle droghe e di riabilitazione che l’ha portato a
chiedere aiuto e ad entrare in una comunità terapeutica nel maggio 2014.
A supporto della sua tesi rimane dunque
soltanto il rapporto del 18 febbraio 2015 del dr. med. __________, che però consiste
soltanto in critiche alle valutazioni peritali e in osservazioni relative alla
personalità dell’assicurato. Questo referto costituisce una mera presa di posizione,
senza però contenere tutti gli approfondimenti necessari conformemente alla
giurisprudenza in materia di valore probatorio di atti medici (primo fra tutti,
non v’è una diagnosi chiara, ma solo la critica che il collega __________ ha posto
la diagnosi di episodio depressivo lieve, mettendolo in stretta relazione con
il consumo di droga).
Peraltro, nelle sue argomentazioni lo
psichiatra curante ha comunque in parte dato ragione al perito su alcune sue
constatazioni, mentre per altre conclusioni ha rilevato che fare dipendere le
immense difficoltà dell’assicurato principalmente in chiave di dipendenza dalla
cocaina è riduttivo, visto che l’esperto ha trascurato completamente l’enorme
Considerandi
fragilità dell’assicurato.
Il substrato di vulnerabilità endogena
ha portato l’assicurato a non potere sviluppare una minima fiducia in sé stesso
e nemmeno una sufficiente autostima per cavarsela da solo. A suo dire, quindi,
l’abuso di cocaina e gli scompensi psicotici sarebbero la conseguenza della sua
vulnerabilità, perciò una volta uscito dalla comunità l’assicurato sarebbe
ricascato nelle sue relazioni disastrose, con la conseguenza di altri episodi
psicotici e con l’uso di cocaina. Pertanto, il curante ha ritenuto non essere
dati i presupposti per esercitare un’attività lucrativa a medio termine.
Per il perito del __________, la
capacità lavorativa dell’interessato era inficiata dal disturbo depressivo
ricorrente che anche lo psichiatra curante ha riconosciuto potere essere influenzato
nel decorso dalla cocaina. Per questo motivo era importante un trattamento
riabilitativo con l’adozione di strategie per fronteggiare meglio gli aspetti
di dipendenza affettiva, associato ad un potenziamento del trattamento
antidepressivo. Di conseguenza, date anche le misure accompagnatorie indicate, l’esperto
ha ritenuto esigibile da parte dell’interessato l’esercizio di un’attività
lucrativa nella misura del 60%.
Non va dimenticato che il perito ha
preso posizione sulle osservazioni del collega che seguiva il ricorrente,
discutendole, precisando il suo punto di vista e giungendo comunque a confermare
il suo primo referto del 22 settembre 2014.
Ritenuto quindi che la valutazione peritale
del dr. med. __________ ha potuto chiarire sufficientemente lo stato di salute
dell’assicurato, e meglio la sua capacità lavorativa (residua) con attinenza ai
disturbi psichici, in virtù del principio dell'apprezzamento anticipato delle
prove questo Tribunale prescinde dal dare seguito alla richiesta di parte
ricorrente di fare esperire una perizia giudiziaria.
8.
Conformemente
alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio
conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento
coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati
fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori
non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove
(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser,
Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und
Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a
ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469
consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c
e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del
diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94
consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c).
9.
In
assenza, quindi, di referti di parte che contraddicano chiaramente le conclusioni
peritali, il TCA non può scostarsi dal parere dello specialista pronunciatosi
nel 2014, su cui si è fondato anche il medico SMR dell'Ufficio AI dopo avere
esaminato l’intera documentazione medica.
Questo psichiatra ha infatti visitato
personalmente l’assicurato e ha approfonditamente valutato il suo stato di
salute. Sono pure stati condotti specifici esami sull'interessato e il medico
SMR, in possesso di tutta la documentazione medica concernente l'insorgente, ha
avuto modo di confrontarsi con essa e quindi anche con i pareri dei colleghi
che l'hanno avuto in cura in precedenza.
Va ricordato che importante ai fini
dell’attribuzione di una rendita di invalidità è la determinazione della
capacità lavorativa dell’assicurato sia nella precedente attività sia in altre
adeguate al suo stato di salute. A queste domande il perito ha risposto senza
sollevare dubbi e ha concluso che “a causa del quadro di depressione
ricorrente e per gli episodi psicotici acuti, [l’assicurato] abbia
presentato in questi anni periodi di riduzione della capacità lavorativa del
40% a partire almeno dalla presa a carico regolare da parte del dr __________
che egli stesso certifica essere presente dal giugno 2012. Tale incapacità è da
intendersi in ogni attività (tempo ridotto, rendimento pieno). Ovviamente durante
i periodi di ricovero anche precedenti al giugno 2012 la IL era del 100%.”
(doc. 129/19).
Nel suo complemento del 6 ottobre 2014
(doc. 132) il perito ha risposto che “nel periodo precedente il giugno 2012
ci è possibile stimare una IL del 100% solo durante i periodi di ricovero. Verosimilmente
vi sono stati periodi di riduzione che è difficile quantificare in termini
temporali e che comunque in parte dipendevano dallo stato di frequente
intossicazione.”.
Alla luce di quanto esposto,
nell’evenienza concreta lo specialista è stato comunque in grado di stabilire
chiaramente le conseguenze dei disturbi psichici del ricorrente e di indicare compiutamente
il grado di capacità lavorativa dal giugno 2012 in poi.
Non va infine dimenticato, alla luce
della giurisprudenza suesposta concernente il valore probante dei referti
medici, che lo specialista interpellato dall’amministrazione ha visitato l'assicurato
nelle vesti di perito, mentre lo psichiatra contattato dal ricorrente è intervenuto
in qualità di suo medico curante.
La documentazione agli atti è dunque
chiara e sufficiente per l'evasione della presente fattispecie contenendo le
necessarie indicazioni ai fini decisionali, perciò non si giustifica, come
richiede l'insorgente, un complemento istruttorio di carattere medico né a
carico del Tribunale né dell’Ufficio assicurazione invalidità.
Il Servizio Medico Regionale dell'AI,
quantomeno fino alla data determinante della decisione in lite (DTF 132 V 215
consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute dell'assicurato peggiore
rispetto a quello determinato dalla perizia psichiatrica.
Il suo giudizio, poi, come visto, non è
stato validamente contraddetto dalle argomentazioni dell'assicurato in sede
ricorsuale e va pertanto posto alla base del presente giudizio.
Il TCA fa dunque proprie le conclusioni
formulate dall'Ufficio AI nella determinazione dell'incapacità lavorativa del
ricorrente.
Da un punto di vista medico-teorico
globale vanno confermate le chiare e complete conclusioni peritali del dr. med.
__________ del __________, secondo cui anche dopo avere preso atto del parere
formulato dal dr. med. __________ il ricorrente continuava a essere inabile al 40%
in qualsiasi attività dal giugno 2012.
Al riguardo è comunque utile rilevare
che il potere cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della
legalità della decisione deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al
momento in cui essa è stata emanata (DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8 novembre
2005).
Un eventuale aggravamento dello stato
di salute dell'assicurato intervenuto in epoca posteriore alla decisione
impugnata può, se del caso, giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4
maggio 2004; STF I 560/05 del 31 gennaio 2007).
10.
Riconosciuto
il valore invalidante delle affezioni psichiche di cui soffre il ricorrente,
dal giugno 2012 egli può comunque ancora svolgere delle attività lucrative con
una resa del 60%.
L'obbligo
dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri
ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA.
In relazione alle conseguenze
economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui
l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative
del danno alla salute.
In virtù di tale obbligo, l'assicurato
deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel
miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo
a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova
professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im
schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non
è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado
di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid.
4a pag. 28; RCC 1968 pag. 434).
Dalla persona assicurata
possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano
conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua
capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione
professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro
equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22
consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).
Di conseguenza, è corretto procedere al
calcolo dell’incapacità al guadagno, come eseguito nella decisione contestata,
considerando un reddito ipotetico da invalido conseguibile in quelle attività semplici
e ripetitive adeguate ritenute proponibili, dove l’interessato può sfruttare al
meglio la sua capacità lavorativa residua.
Dal calcolo economico effettuato dall'Ufficio AI, non contestato dal
ricorrente, emerge che il paragone fra il reddito da valido ed il reddito
ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire da invalido tenuto conto
della sua capacità lavorativa residua del 60% in attività semplici e ripetitive,
dà una perdita di guadagno del 15%, percentuale che giusta l’art. 28 LAI non è
tuttavia sufficiente per l'attribuzione di una rendita di invalidità.
Quale reddito da valido l’Ufficio AI ha
considerato l’ultimo salario di Fr. 40'600.- che il ricorrente ha percepito
come cameriere/barista presso il bar __________ nel maggio 2011.
Un’eventuale indicizzazione del reddito
da valido all’anno determinante per la concessione di prestazioni non muterebbe
il risultato finale, dato che anche il salario statistico subirebbe la stessa
sorte.
Infine, questo Tribunale osserva che quand’anche
si considerasse, come nell’ipotesi ventilata dall’UAI in una sua nota interna
(doc. 135), quale reddito da valido il salario statistico specifico della
branca economica 56, livello 4 di qualifica, pari a Fr. 50'316.- visto che prima
dell’insorgenza del danno (giugno 2012) l’assicurato era disoccupato, si
otterrebbe un grado di invalidità del 32%, ciò che non permetterebbe ugualmente
al ricorrente di avere diritto a delle prestazioni dall’assicurazione invalidità.
In queste circostanze, il Tribunale
conferma quindi il rifiuto al diritto ad una rendita stabilito dall'amministrazione
per mezzo della decisione impugnata datata 20 gennaio 2015.
Il ricorso dell'assicurato è di
conseguenza respinto.
11.
Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso
di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L'entità delle spese è determinata fra
Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo
al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF
8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto
l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico
dell'insorgente.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.
3. Comunicazione
agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente
o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata
e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il giudice delegato Il
segretario
Ivano Ranzanici Gianluca
Menghetti