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Decisione

32.2015.34

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

27 ottobre 2015Italiano40 min

Source ti.ch

Fatti

I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U

329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte

federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V

31; RAMI 1993 pag. 95).

Le perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in

sede di istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007).

Occorre ancora evidenziare che l'allora

TFA, in una decisione del 24 agosto 2006 concernente un caso di assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha evidenziato il valore probatorio delle

opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito dell'assicurazione per l'invalidità,

sottolineando che in caso di divergenza tra il medico curante ed il medico SMR

non è per principio necessario procedere ad una nuova perizia. In

quell'occasione l'Alta Corte ha sviluppato la seguente considerazione:

" (…)

3.2

L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise émanant

d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la jurisprudence a

admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration et de

l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par le

SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion

entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale, nécessaire

de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.

La valeur probante des

rapports médicaux des uns et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard

des critères jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il

n'y a dès lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui

préférer celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service

médical régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen

clinique pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne

relève, du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un

doute sur l'impartialité de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel." (…).

Per quel che riguarda i rapporti del medico curante, secondo la generale

esperienza della vita, il giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce

del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà,

in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile

2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht,

Zurigo 1997, pag. 230).

L'Alta Corte, nella sentenza 9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto

ribadito ancora nella STF 9C_721/2012 del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese

-, per quanto riguarda le divergenze d'opinioni tra medici curanti e periti

interpellati dall'amministrazione o dal giudice, ha precisato quanto segue:

" (…)

On

ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et médecins traitants,

il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle

expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns et des autres doit

bien plutôt s'apprécier au regard des critères jurisprudentiels (ATF 125 V 351

consid. 3a p. 352) qui permettent de leur reconnaître pleine valeur probante. A

cet égard, il convient de rappeler qu'au vu de la divergence consacrée par la jurisprudence

entre un mandat thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4

p. 175; SVR 2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I

514/06 du 25 mai 2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée

par l'administration ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du

seul fait qu'un ou plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire.

Il n'en va différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments

objectivement vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui

sont suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de

l'expert." (…).

Infine, va ricordato

che se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere

la procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui

egli si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25

aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).

Inoltre, affinché un esame medico in

ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse

condizioni (DTF 127 V 294). L’esperto deve innanzitutto, come accennato, porre

una diagnosi secondo una classificazione riconosciuta e pronunciarsi sulla

gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della

ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve

tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione

psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,

la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità

di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi

sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati criteri. Inoltre,

l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della persona esaminata. Del

resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi su diversi criteri,

tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli osservati, le

allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane sul vago,

l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le informazioni

fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto che le lamentele

molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le allegazioni di

grandi handicap nonostante un ambiente psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124

del 27 settembre 2001).

7. Questo

Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute del ricorrente sia stato

accuratamente vagliato dall'UAI prima dell'emanazione della decisione impugnata,

dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti non può che

confermare l'operato dell'amministrazione, in quanto la problematica psichiatrica

è stata (più volte) chiarita in modo soddisfacente dal perito che ha esaminato

l’assicurato durante il periodo di riabilitazione in comunità.

Vanno quindi ritenute determinanti le

conclusioni a cui è giunto lo specialista dr. med. __________ nella perizia psichiatrica

del 22 settembre 2014, completate e ribadite il 6 ottobre 2014 e il 23 marzo

2015.

A questi referti va riconosciuta forza

probatoria piena conformemente alla giurisprudenza esposta (cfr. consid. 6).

Questo esperto ha infatti attentamente valutato di persona il ricorrente in due

occasioni, ha vagliato la documentazione medica messagli a disposizione, ha

eseguito degli esami personali e obiettivi, ma ha anche preso posizione sulle

osservazioni formulate dallo psichiatra che ha seguito l’assicurato durante il

periodo di riabilitazione in comunità (previsto da maggio 2014 a marzo 2015).

Dal canto suo, invece, il ricorrente

non ha saputo rendere verosimile, a mano di specifica e dettagliata

documentazione medica, che il suo stato di salute fosse in realtà peggiore di

quello ritenuto dal perito prima e dal medico SMR poi (inabilità lavorativa del

40% per motivi psichici in qualsiasi attività lucrativa).

In primo luogo va subito rilevato che il

certificato della dr.ssa med. __________ del 30 novembre 2011, il referto del

dottor __________ del 17 giugno 2013 e quello del dr. __________ sempre del

2013 citati dall’assicurato, nemmeno sono stati prodotti con l’atto ricorsuale.

Al di là di ciò, gli stessi non vanno comunque presi in considerazione per la

soluzione della presente vertenza, per il semplice fatto che, da allora, la

situazione dell’interessato è mutata, visto che dall’aprile 2014 egli ha iniziato

una fase di astinenza dalle droghe e di riabilitazione che l’ha portato a

chiedere aiuto e ad entrare in una comunità terapeutica nel maggio 2014.

A supporto della sua tesi rimane dunque

soltanto il rapporto del 18 febbraio 2015 del dr. med. __________, che però consiste

soltanto in critiche alle valutazioni peritali e in osservazioni relative alla

personalità dell’assicurato. Questo referto costituisce una mera presa di posizione,

senza però contenere tutti gli approfondimenti necessari conformemente alla

giurisprudenza in materia di valore probatorio di atti medici (primo fra tutti,

non v’è una diagnosi chiara, ma solo la critica che il collega __________ ha posto

la diagnosi di episodio depressivo lieve, mettendolo in stretta relazione con

il consumo di droga).

Peraltro, nelle sue argomentazioni lo

psichiatra curante ha comunque in parte dato ragione al perito su alcune sue

constatazioni, mentre per altre conclusioni ha rilevato che fare dipendere le

immense difficoltà dell’assicurato principalmente in chiave di dipendenza dalla

cocaina è riduttivo, visto che l’esperto ha trascurato completamente l’enorme

Considerandi

fragilità dell’assicurato.

Il substrato di vulnerabilità endogena

ha portato l’assicurato a non potere sviluppare una minima fiducia in sé stesso

e nemmeno una sufficiente autostima per cavarsela da solo. A suo dire, quindi,

l’abuso di cocaina e gli scompensi psicotici sarebbero la conseguenza della sua

vulnerabilità, perciò una volta uscito dalla comunità l’assicurato sarebbe

ricascato nelle sue relazioni disastrose, con la conseguenza di altri episodi

psicotici e con l’uso di cocaina. Pertanto, il curante ha ritenuto non essere

dati i presupposti per esercitare un’attività lucrativa a medio termine.

Per il perito del __________, la

capacità lavorativa dell’interessato era inficiata dal disturbo depressivo

ricorrente che anche lo psichiatra curante ha riconosciuto potere essere influenzato

nel decorso dalla cocaina. Per questo motivo era importante un trattamento

riabilitativo con l’adozione di strategie per fronteggiare meglio gli aspetti

di dipendenza affettiva, associato ad un potenziamento del trattamento

antidepressivo. Di conseguenza, date anche le misure accompagnatorie indicate, l’esperto

ha ritenuto esigibile da parte dell’interessato l’esercizio di un’attività

lucrativa nella misura del 60%.

Non va dimenticato che il perito ha

preso posizione sulle osservazioni del collega che seguiva il ricorrente,

discutendole, precisando il suo punto di vista e giungendo comunque a confermare

il suo primo referto del 22 settembre 2014.

Ritenuto quindi che la valutazione peritale

del dr. med. __________ ha potuto chiarire sufficientemente lo stato di salute

dell’assicurato, e meglio la sua capacità lavorativa (residua) con attinenza ai

disturbi psichici, in virtù del principio dell'apprezzamento anticipato delle

prove questo Tribunale prescinde dal dare seguito alla richiesta di parte

ricorrente di fare esperire una perizia giudiziaria.

8.

Conformemente

alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria da effettuare d'ufficio

conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento

coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati

fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori

non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre prove

(apprezzamento anticipato delle prove; Kieser,

Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren und

Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39 n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi, Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a

ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11 gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469

consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120 Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c

e riferimenti). Tale modo di procedere non costituisce una violazione del

diritto di essere sentito desumibile dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94

consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c).

9.

In

assenza, quindi, di referti di parte che contraddicano chiaramente le conclusioni

peritali, il TCA non può scostarsi dal parere dello specialista pronunciatosi

nel 2014, su cui si è fondato anche il medico SMR dell'Ufficio AI dopo avere

esaminato l’intera documentazione medica.

Questo psichiatra ha infatti visitato

personalmente l’assicurato e ha approfonditamente valutato il suo stato di

salute. Sono pure stati condotti specifici esami sull'interessato e il medico

SMR, in possesso di tutta la documentazione medica concernente l'insorgente, ha

avuto modo di confrontarsi con essa e quindi anche con i pareri dei colleghi

che l'hanno avuto in cura in precedenza.

Va ricordato che importante ai fini

dell’attribuzione di una rendita di invalidità è la determinazione della

capacità lavorativa dell’assicurato sia nella precedente attività sia in altre

adeguate al suo stato di salute. A queste domande il perito ha risposto senza

sollevare dubbi e ha concluso che “a causa del quadro di depressione

ricorrente e per gli episodi psicotici acuti, [l’assicurato] abbia

presentato in questi anni periodi di riduzione della capacità lavorativa del

40% a partire almeno dalla presa a carico regolare da parte del dr __________

che egli stesso certifica essere presente dal giugno 2012. Tale incapacità è da

intendersi in ogni attività (tempo ridotto, rendimento pieno). Ovviamente durante

i periodi di ricovero anche precedenti al giugno 2012 la IL era del 100%.”

(doc. 129/19).

Nel suo complemento del 6 ottobre 2014

(doc. 132) il perito ha risposto che “nel periodo precedente il giugno 2012

ci è possibile stimare una IL del 100% solo durante i periodi di ricovero. Verosimilmente

vi sono stati periodi di riduzione che è difficile quantificare in termini

temporali e che comunque in parte dipendevano dallo stato di frequente

intossicazione.”.

Alla luce di quanto esposto,

nell’evenienza concreta lo specialista è stato comunque in grado di stabilire

chiaramente le conseguenze dei disturbi psichici del ricorrente e di indicare compiutamente

il grado di capacità lavorativa dal giugno 2012 in poi.

Non va infine dimenticato, alla luce

della giurisprudenza suesposta concernente il valore probante dei referti

medici, che lo specialista interpellato dall’amministrazione ha visitato l'assicurato

nelle vesti di perito, mentre lo psichiatra contattato dal ricorrente è intervenuto

in qualità di suo medico curante.

La documentazione agli atti è dunque

chiara e sufficiente per l'evasione della presente fattispecie contenendo le

necessarie indicazioni ai fini decisionali, perciò non si giustifica, come

richiede l'insorgente, un complemento istruttorio di carattere medico né a

carico del Tribunale né dell’Ufficio assicurazione invalidità.

Il Servizio Medico Regionale dell'AI,

quantomeno fino alla data determinante della decisione in lite (DTF 132 V 215

consid. 3.1.1), non ha ammesso uno stato di salute dell'assicurato peggiore

rispetto a quello determinato dalla perizia psichiatrica.

Il suo giudizio, poi, come visto, non è

stato validamente contraddetto dalle argomentazioni dell'assicurato in sede

ricorsuale e va pertanto posto alla base del presente giudizio.

Il TCA fa dunque proprie le conclusioni

formulate dall'Ufficio AI nella determinazione dell'incapacità lavorativa del

ricorrente.

Da un punto di vista medico-teorico

globale vanno confermate le chiare e complete conclusioni peritali del dr. med.

__________ del __________, secondo cui anche dopo avere preso atto del parere

formulato dal dr. med. __________ il ricorrente continuava a essere inabile al 40%

in qualsiasi attività dal giugno 2012.

Al riguardo è comunque utile rilevare

che il potere cognitivo del TCA è limitato alla valutazione della

legalità della decisione deferitale sulla base dei fatti intervenuti fino al

momento in cui essa è stata emanata (DTF 121 V 366; U 29/04 dell’8 novembre

2005).

Un eventuale aggravamento dello stato

di salute dell'assicurato intervenuto in epoca posteriore alla decisione

impugnata può, se del caso, giustificare una nuova domanda (STFA I 816/02 del 4

maggio 2004; STF I 560/05 del 31 gennaio 2007).

10.

Riconosciuto

il valore invalidante delle affezioni psichiche di cui soffre il ricorrente,

dal giugno 2012 egli può comunque ancora svolgere delle attività lucrative con

una resa del 60%.

L'obbligo

dell'assicurato di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in altri

ambiti lavorativi discende dall'art. 21 LPGA.

In relazione alle conseguenze

economiche dell'incapacità lavorativa, vige il principio secondo cui

l'assicurato è tenuto all'obbligo di ridurre le conseguenze economiche negative

del danno alla salute.

In virtù di tale obbligo, l'assicurato

deve intraprendere tutto quanto è ragionevolmente esigibile per ovviare nel

miglior modo possibile alle conseguenze della sua invalidità, segnatamente mettendo

a profitto la sua residua capacità lavorativa, se necessario, in una nuova

professione (DTF 113 V 22 consid. 4a pag. 28; Landolt, Das Zumutbarkeitsprinzip im

schweizerischen Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 296 segg.). Non

è quindi dato alcun diritto ad una rendita se la persona interessata è in grado

di percepire un reddito tale da escluderne l'erogazione (DTF 113 V 22 consid.

4a pag. 28; RCC 1968 pag. 434).

Dalla persona assicurata

possono tuttavia essere pretesi unicamente provvedimenti esigibili che tengano

conto delle circostanze oggettive e soggettive del caso concreto, quali la sua

capacità lavorativa residua, le ulteriori circostanze personali, l'età, la situazione

professionale, i legami presso il luogo di domicilio, il mercato del lavoro

equilibrato e la presumibile durata dell'attività lavorativa (DTF 113 V 22

consid. 4a pag. 28; cfr. pure VSI 2001 pag. 279 consid. 5a/aa e 5a/bb).

Di conseguenza, è corretto procedere al

calcolo dell’incapacità al guadagno, come eseguito nella decisione contestata,

considerando un reddito ipotetico da invalido conseguibile in quelle attività semplici

e ripetitive adeguate ritenute proponibili, dove l’interessato può sfruttare al

meglio la sua capacità lavorativa residua.

Dal calcolo economico effettuato dall'Ufficio AI, non contestato dal

ricorrente, emerge che il paragone fra il reddito da valido ed il reddito

ipotetico che l'assicurato avrebbe potuto conseguire da invalido tenuto conto

della sua capacità lavorativa residua del 60% in attività semplici e ripetitive,

dà una perdita di guadagno del 15%, percentuale che giusta l’art. 28 LAI non è

tuttavia sufficiente per l'attribuzione di una rendita di invalidità.

Quale reddito da valido l’Ufficio AI ha

considerato l’ultimo salario di Fr. 40'600.- che il ricorrente ha percepito

come cameriere/barista presso il bar __________ nel maggio 2011.

Un’eventuale indicizzazione del reddito

da valido all’anno determinante per la concessione di prestazioni non muterebbe

il risultato finale, dato che anche il salario statistico subirebbe la stessa

sorte.

Infine, questo Tribunale osserva che quand’anche

si considerasse, come nell’ipotesi ventilata dall’UAI in una sua nota interna

(doc. 135), quale reddito da valido il salario statistico specifico della

branca economica 56, livello 4 di qualifica, pari a Fr. 50'316.- visto che prima

dell’insorgenza del danno (giugno 2012) l’assicurato era disoccupato, si

otterrebbe un grado di invalidità del 32%, ciò che non permetterebbe ugualmente

al ricorrente di avere diritto a delle prestazioni dall’assicurazione invalidità.

In queste circostanze, il Tribunale

conferma quindi il rifiuto al diritto ad una rendita stabilito dall'amministrazione

per mezzo della decisione impugnata datata 20 gennaio 2015.

Il ricorso dell'assicurato è di

conseguenza respinto.

11.

Secondo

l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso

di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI

dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.

L'entità delle spese è determinata fra

Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e senza riguardo

al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF

8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

Visto

l'esito della vertenza, le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico

dell'insorgente.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le

spese di Fr. 500.- sono poste a carico del ricorrente.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata

e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il giudice delegato Il

segretario

Ivano Ranzanici Gianluca

Menghetti