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Decisione

32.2016.117

Assicurata al beneficio di una mezza rendita chiede di beneficiare di una prestazione maggiore. Conferma della decisione amministrativa sulla base della perizia del SAM e dell'abituale raffronto dei r

24 aprile 2017Italiano58 min

Source ti.ch

Fatti

i lavori di casalinga presentino parecchi vantaggi rispetto all’attività

lavorativa, non essendoci lo stress del ritmo di lavoro, essendoci la

possibilità di eseguire le diverse mansioni quotidiane al ritmo desiderato, senza

condizionamenti di colleghi o superiori. Inoltre vi è pure la possibilità di

farsi aiutare dai familiari. Ora, se una persona è impedita in tale attività al

100%, non può essere considerata collocabile nel mondo del lavoro.

Analogo ragionamento,

secondo l’insorgente, è condiviso dal dr. med. __________ che ritiene la

ricorrente inabile al lavoro al 100% anche nella sua attività professionale.

L’interessata sostiene che se è pur vero che quest’ultimo ammette la

possibilità di esercitare attività lavorative che non implicano manualità o

contatto con sostanze suscettibili di peggiorare il quadro clinico, d’altra

parte indica quale presupposto per poter accedere a questo lavoro una

riqualifica professionale, che nel caso di specie non è neppure presa in

considerazione. Per l’insorgente ciò non è ammissibile se si pon mente al fatto

che è ormai assente dal mondo del lavoro da quasi 10 anni. In ogni caso

l’interessata contesta le conclusioni del SAM per il quale le incapacità

lavorative descritte dai consulenti non devono essere sommate ma integrate, in

quanto le patologie che causano una diminuzione della capacità lavorativa

comportano delle limitazioni funzionali che parzialmente si sovrappongono e fa

riferimento ad un referto del dr. med. __________ del 21 dicembre 2015, il

quale ha affermato che l’assicurata è “francamente debilitata ed inabile al

lavoro per la somma delle sue patologie”. Per la ricorrente questo aspetto

non è stato sufficientemente approfondito ed è stata minimizzata la componente

psichica che gioca un ruolo di fondamentale importanza nella possibilità di

reinserimento nel mondo professionale per una persona senza particolare

istruzione, con importanti limiti funzionali e che non lavora da quasi un

decennio.

Circa l’aspetto economico

la ricorrente contesta la presa in considerazione del reddito annuo di fr.

44'290.80 corrispondente al salario minimo ai sensi del CCNL, poiché

l’interessata già nel 2007 e nel 2008 guadagnava importi analoghi. Del resto il

certificato di lavoro del 30 novembre 2008 indicava che la ricorrente era una “persona

dimostratasi sempre molto pulita, puntuale, onesta e gentile verso i colleghi e

datore di lavoro”, motivo per il quale la sua collaborazione era sempre

stata “da tutti ritenuta molto apprezzata”. E’ pertanto più che

legittimo ritenere che, dopo oltre 15 anni di lavoro, avrebbe percepito

qualcosa in più del minimo sindacale. Lo stesso contratto collettivo di lavoro

precisa che la tredicesima mensilità comporta un supplemento dell’8.33% del

salario mensile conseguito. Il calcolo della capacità di guadagno residua deve

pertanto essere riformulato considerando un’entrata annua di fr. 50'000 (doc.

I).

1.6. Con risposta del 10 novembre

2016 l’UAI propone la reiezione del ricorso con argomentazioni che, laddove

necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. IV).

Considerandi

2.1

Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI

in relazione con gli art. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende

l'incapacità al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata

da un danno alla salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita,

malattia o infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la

surriferita definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica

conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente

incapacità di guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato

una diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere

sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in:

Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale

Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411, n. 46).

Secondo l'art. 28 cpv. 2

LAI gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno

al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%. Ai sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è

determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato

conseguirebbe, dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di

eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa

ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro

(reddito da invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto

conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado

d'invalidità dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del

reddito che egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello

che avrebbe potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore

(Duc, op. cit., pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié

pagina n. 264). Si confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto

conseguire se non fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora

realizzare, benché invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in

attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del

lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale

del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 pag. 84).

2.2

In concreto, l’assicurata è

stata sottoposta ad una perizia pluridisciplinare (pneumologica [dr. med. __________],

reumatologica [dr. med. __________], neurologica [dr. med. __________],

dermatologica [dr. med. __________] e psichiatrica [dr. med. __________]) del

SAM (pag. 927 e seguenti incarto AI).

Nel referto del 23

dicembre 2015 i periti, dopo aver riassunto gli atti, descritto l’anamnesi

(famigliare, personale-sociale, professionale, patologica), le affezioni

attuali, le constatazioni obiettive (status, esami di laboratorio, radiologici

e pneumologici), hanno posto la diagnosi con influenza sulla capacità

lavorativa di dermatomiosite, alterazioni degenerative del rachide cervicale

(discopatie C5-C6 e C6-C7), alterazioni degenerative della colonna lombare

(discopatie lombari diffuse con ernia discale L3-L4, a contatto con la radice

di L4 a sinistra, spondilartrosi plurisegmentali), depressione di grado medio

(ICD-10 F 32.1) e sindrome da dolore persistente (ICD-10 F 45.4) e le diagnosi

senza influenza sulla capacità lavorativa di sindrome fibromialgica

generalizzata, decondizionamento e sbilancio muscolare, disturbi statici del

rachide, presenza in casa di un famigliare bisognoso di cure (ICD-10 Z 63.6),

obesità (BMI 38 kg/m2), incipiente partecipazione polmonare

nell’ambito della polidermatomiosite in regressione dal 2008 sotto terapia

immunosoppressiva.

Visti tutti gli atti

medici raccolti, dopo un’attenta valutazione, i periti hanno stabilito che il

grado di capacità lavorativa medico-teorica globale dell’insorgente

nell’attività da ultimo esercitata come ausiliaria nel campo della ristorazione

ed aiuto cucina è pari allo 0%.

I periti hanno espresso la

seguente valutazione circa le conseguenze sulla capacità lavorativa e

d’integrazione:

" (…)

9.

CONSEGUENZE SULLA CAPACITÀ D'lNTEGRAZIONE

9.1

Capacità di lavoro in un'attività adeguata

9.1.1

Quali

caratteristiche medico-teoriche dovrebbe avere un'attività adeguata? (nel caso

di una malattia fisica indicare sempre il carico massimo in kg senza

limitazioni e se vi sia un'eventuale difficoltà in lavori di precisione)

Secondo il nostro consulente in

reumatologia la capacità funzionale e di carico residua attuale per le

patologie muscoloscheletriche è la seguente: l’A. può spesso sollevare e

portare pesi fino a 5 kg fino all’altezza dei fianchi , talvolta tra 5-10 kg

fino all’altezza dei fianchi, di rado pesi tra 10-15 kg fino all’altezza dei

fianchi, mai pesi oltre i 15 kg fino all’altezza dei fianchi; l’A. può spesso

sollevare pesi fini a 5 kg sopra l’altezza del petto, talvolta pesi

oltrepassanti i 5 kg sopra l’altezza del petto. L’A. può molto spesso

maneggiare attrezzi di precisione, molto spesso maneggiare attrezzi di media

entità, talvolta attrezzi pesanti, di rado maneggiare attrezzi molto pesanti.

La rotazione manuale è normale. L’A. può talvolta effettuare lavori al di sopra

della testa, talvolta effettuare la rotazione del tronco, molto spesso

effettuare la flessione delle ginocchia. L’A. può assumere talvolta la

posizione seduta di lunga durata, talvolta la posizione in piedi di lunga

durata. L’A. può molto spesso camminare fino a 50 metri, molto spesso oltre 50

metri, talvolta camminare per lunghi tragitti, come pure talvolta camminare sul

terreno accidentato, può talvolta salire le scale, di rado salire su scale a

pioli.

Mettendo a confronto l’attuale

capacità funzionale e di carico residua con quella precedentemente stabilita

dopo l’ultima valutazione reumatologica peritale dell’8.2.2011, si evince che

si sono aggiunti dei limiti funzionali più restrittivi, per l’insorgenza dei

dolori attribuiti dai medici curanti alle discopatie lombari.

Il nostro consulente riconferma che

l’A., in un lavoro adatto allo stato di salute, è abile al lavoro in misura del

100% con rendimento massimo del 100%, come già stabilito dopo la visita

peritale reumatologica del 28.10.2009.

Dal punto di vista dermatologico il

nostro consulente ritiene l’A. inabile nello svolgimento di attività professionali

che implicano un’attività manuale od in contatto con potenziali sostanze

tossico-irritative. Il nostro consulente ritiene però ragionevole lo

svolgimento di un’attività professionale adatta nella misura del 50%, tenuto

conto dei criteri menzionati in precedenza, quindi in attività che non

implicano una manualità od il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne

il quadro clinico.

Dal punto di vista psichiatrico il

nostro consulente valuta una capacità lavorativa nella misura del 50% in

qualunque attività lavorativa.

Dal punto di vista pneumologico vi è

una capacità lavorativa nella misura del 100% in lavori sedentari ed in

attività fisicamente leggere o leggero-medie.

Dal punto di vista neurologico non vi

sono limitazioni della capacità lavorativa.

Si ritiene che le incapacità

lavorative descritte dai consulenti non debbano essere sommate ma integrate, in

quanto le patologie che causano una diminuzione della capacità lavorativa

comportano delle limitazioni funzionali che parzialmente si sovrappongono.

9.1.2

Indicare

la capacità lavorativa per attività adeguata, in percentuale oppure in ore al

giorno.

Sulla base di quanto descritto al punto 9.1.1, la capacità

lavorativa globale in un’attività adeguata è considerata nella misura del 40%.

(…)

9.1.3

Facendo

riferimento all’anamnesi, da quando (mese e anno) la capacità lavorativa

indicata dal perito nell’attività adeguata può essere considerata valida?

In riferimento all’anamnesi la capacità lavorativa globale

indicata al punto 9.1.2 vale a partire dal momento della ripresa della

malattia, cioè da gennaio 2013. Chiaramente l’A. va ritenuta inabile al lavoro

in misura totale per qualsiasi tipo di attività durante le degenze ospedaliere

descritte agli atti.

9.1.4

Esprimersi

anche sulla capacità lavorativa in ambito domestico, facendo riferimento alle

diverse funzioni.

Sulla base soprattutto di quanto descritto in ambito

dermatologico, si ritiene indicato effettuare un’inchiesta economica per le

persone che si occupano dell’economia domestica.

9.2

Reintegrazione professionale

9.2.1

Sono

medicalmente sostenibili provvedimenti professionali volti alla reintegrazione

nella libera economia?

Sì.

9.2.2

In

caso affermativo, a partire da quando (mese e anno)?

Da subito. (…)”

Nel dettaglio, circa la

patologia dermatologica, il consulente del SAM, dr. med. __________, FMH

dermatologia e venereologia, nel suo referto del 26 ottobre 2015, ha affermato:

" (…)

1.

Dermatomiosite: Si tratta di una malattia sistemica con diversi

organi bersaglio. Mi permetto di giudicare l’impatto sulla capacità lavorativa

unicamente dal punto di vista dermatologico, ma sarà necessario in ogni caso

considerare il quadro clinico della malattia stilato dagli altri consulenti. Le

lesioni pruriginose oggettivate sul tronco, benché fastidiose, non limitano la

paziente per una qualsiasi attività professionale. Diverso invece il discorso

per ciò che concerne le lesioni riscontrate a livello delle mani (mechanic

hands), che limitano notevolmente la capacità lavorativa della paziente in

fase acuta, durante lo svolgimento di eventuali attività manuali. Chiaramente

l’evoluzione di queste lesioni è fluttuante ed attualmente risultano ben

controllate con la terapia immunosoppressiva in atto. Mi risulta quindi

difficile stabilire una prognosi e una percentuale lavorativa precisa a lungo

termine, sapendo che essa dovrebbe essere adattata all’evoluzione clinica.

Ritengo però la paziente inabile nello svolgimento di attività professionali

che implicano un’attività manuale o il contatto con potenziali sostanze

tossico-irritative. Mi riferisco a questo proposito all’ultima attività svolta

dalla Signora RI 1 in qualità di aiuto cucina.

(…)

5.

La professione di aiuto cucina implica un contatto ripetuto con

sostanze potenzialmente tossico-irritanti ed è quindi suscettibile di provocare

un peggioramento clinico ed un fastidio significativo alla paziente in termini

di dolori e prurito. Questo limita notevolmente la capacità manuale della

nostra paziente.

(…)

7.

Come già discusso in precedenza, ritengo la paziente inabile al

100% nello svolgimento della sua attività professionale. Dal punto di vista

prettamente dermatologico, si potrebbe però riconsiderare una riqualifica

professionale verso delle attività che non implichino una manualità o il

contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico. Come già

discusso in precedenza, questa mia valutazione si basa unicamente sul quadro

clinico dermatologico e non è di mia pertinenza valutare le altre numerose

problematiche relative allo stato di salute della nostra paziente

8.

Come già discusso in precedenza, mi risulta difficile stabilire

una percentuale lavorativa e il tipo di attività adeguato alla nostra paziente.

Ritengo però ragionevole lo svolgimento di un’attività professionale nella

misura del 50% tenuto conto dei criteri menzionati nei paragrafi precedenti.

9.

Per le ragioni citate in precedenza, ritengo la paziente

inabile al 100% nello svolgimento dell’attività di casalinga.” (pag. 1005-1006

incarto AI)

Il 12 gennaio 2016 il

medico SMR, dr. med. __________, ha confermato la valutazione peritale (pag.

1016.

incarto AI), citando, tra le limitazioni funzionali, la “non attività

manuale con sollecitazione della cute” e la “non attività con contatto

con sostanze tossico-irritative” (pagina 1017 incarto AI).

Il 18 aprile 2016 il dr.

med. __________, FMH medicina interna, ha scritto al dr. med. __________, FMH

dermatologia, affermando:

" (…)

Gentilmente ti chiedo di convocare la paziente a margine per una

nuova valutazione dermatologica.

Indicazioni

- Riacutizzazione della dermatite diffusa al corpo con lesioni da

grattamento

- Polimiosite dermatomiosite nota in trattamento con micofenolato

Osservazioni

L’anamnesi della paziente è a te ben nota.

La signora si è presentato da me in data 08.04.16, accompagnata

dal marito, a causa di peggioramento del prurito con lesioni da grattamento in

diversi parti del corpo.

In attesa di una tua nuova valutazione, ho consigliato di

continuare con i trattamenti locali che avevi prescritto in precedenza.

Da segnalare anche che, sia la paziente che il marito, erano molto

delusi perché l’assicurazione invalidità ha concesso il 58% di incapacità

lavorativa e non il 60%. (…)” (pag. 1044 incarto AI)

L’11 aprile 2016 il dr.

med. __________, __________ presso l’Ospedale __________ di __________, ha

affermato che:

" (…)

Secondo il mio giudizio clinico globale ritenevo la paziente

inabile al 100% per svolgere la professione di aiuto cuoco. La perizia A.I., di

cui non dispongo una copia, avrebbe stabilito un’inabilità non solo per la

professione svolta, ma anche per le mansioni di casalinga.

Non vedo quindi da parte mia quale altra professione possa

svolgere la signora RI 1, anche se questo tipo di valutazione esula dalle mie

competenze.” (pag. 1047 incarto AI)

In data 17 aprile 2016 il

dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, ha affermato:

" (…)

con il presente do seguito alla sua richiesta di informazioni in

merito alla mia paziente a margine, la cui presa a carico da parte mia è

esordita in data 21.09.2015, a me segnalatami dal medico curante, desiderando

la paziente uno specialista più prossimo al suo domicilio.

Ho preso atto della perizia psichiatrica attuata dal Collega Dr. __________,

FMH Psichiatria e Psicoterapia, in ambito degli accertamenti pluridisciplinari

SAM, __________, autunno 2015.

Concordo pienamente con le psicodiagnosi ma purtroppo da parte mia

valuto per la paziente dall’esordio del mio trattamento un’incapacità

lavorativa completa per qualsiasi attività.

Ella stessa farebbe fatica a svolgere le mansioni casalinghe.

Il decorso a tutt’oggi non ha comportato un cambiamento delle

condizioni psichiche, caratterizzate da una timia francamente depressa,

rallentamento psicomotorio con riverbero sulla capacità di concentrazione,

tendenza regressiva con contrazione delle social skills, ridotta tolleranza

allo stress in senso lato, astenia, anedonia, appiattimento affettivo,

diminuzione della spinta volitiva con tendenza all’inerzia, apragmatismo con

certa perdita di ruolo. Importante componente ansiosa con alterazione della

funzione ipnotica. Aspetti funzionali.

I colloqui avvengono all’incirca ogni 3 settimane. Si è proceduto

ad un cambio parziale della psicofarmacologia, come previamente ventilato al

fine di incidere maggiormente sulla soglia del dolore, ben tollerato ma sinora

senza successo conclamato.

La prognosi è riservata per non dire negativa; un miglioramento

delle condizioni psichiche nel prossimo prosieguo tale da avere un riverbero

sulla capacità lavorativa non è ora intravvedibile. Sussiste un forte rischio

alla cronicizzazione.

In particolare secondo mia valutazione al momento per la paziente

non è ipotizzabile che ella possa inserirsi anche in percentuale parziale ed in

un’attività lavorativa a lei adeguata.”

(pag. 1050 incarto AI)

L’11 maggio 2016 il medico

SMR, dr. med. __________, ha preso posizione sui citati referti, affermando:

" (…)

Attuale osservazioni al progetto di decisione dopo perizia SAM:

- Breve lettera

del dr. __________ del 11.4.2016 che non contiene elementi nuovi

- Lettera dr. __________

del 17.4.2016 il quale condivide la psicodiagnosi fatta dal dr. __________

nell’ambito della perizia SAM, discorda nella valutazione della IL. Decorso

cronico.

Valutazione:

dall’attuale documentazione non risulta una modifica dello stato

di salute dell’assicurata rispetto alla valutazione SAM.”

(pag. 1053 incarto AI)

Il 22 luglio 2016 il

medico SMR, dr. med. __________, cui è nuovamente stata sottoposta l’intera

documentazione medica, ha affermato:

" (…)

Nuova documentazione presentata:

- Rapporto

dr. __________ del 18.4.2016

. Aumento del prurito

. A delusa di non avere grado AI 60%

- Rapporto

dr. __________ 11.4.2016

. Ritiene

genericamente l’assicurata non inseribile professionalmente

- Dr.

__________ del 17.4.2016:

. Il decorso a tutt’oggi non ha

comportato cambiamenti

Concorda con le diagnosi peritali ma

ritiene l’assicurata inabile al 100%

Come già indicato nella presa di posizione precedente la

documentazione non contiene elementi atti a rendere verosimile una modifica

dello stato di salute rispetto alla valutazione SAM, quindi sottoporre la

documentazione al SAM non risulta indicato.” (pag. 1064 incarto AI)

2.3

Per costante giurisprudenza

(cfr. sentenza 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine

di poter graduare l'invalidità, all'amministra-zione (o al giudice in caso di

ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal

medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo

nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in

quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un

importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora

ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale,

avuto riguardo alle indicazioni sanita-rie, valutare quali attività professionali

siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des

Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).

Quanto alla valenza

probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti

siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su

esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che

sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la

descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito

siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha

valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad

esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125.

V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),

bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

A

proposito delle perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa,

il TF ha stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici

specializzati riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni

logiche e sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi,

fintanto che indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V

176; DTF 122 V 161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329

e 332; ZAK 1986 pag. 189; Locher, Grundriss des

Sozialversicherungsrechts, Berna 1994, pag. 332).

In una sentenza pubblicata

nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto conforme al

principio del libero apprezzamento delle prove definire delle direttive per la

valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In partico-lare per

quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha statuito che il

giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione degli esperti,

il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale le loro

conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una certa

fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale referto sono

ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il contenuto di una

superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo (Pratique VSI

2001.

pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25

aprile 2007; STFA U 329/01

ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).

Nella

DTF 125 V 351 (= SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai rapporti allestiti da medici alle dipendenze di

un'assicurazione deve essere riconosciuto pieno valore probante, a condizione

che essi si rivelino essere concludenti, compiutamente motivati, di per sé

scevri di contraddizioni e, infine, non devono sussistere degli indizi che

facciano dubitare della loro attendibilità. Il solo fatto che il medico

consultato si trovi in un rapporto di dipendenza con l'assicuratore non

permette già di metterne in dubbio l'oggettività e l'imparzialità. Devono

piuttosto esistere delle particolari circostanze che permettano di ritenere

come oggettivamente fondati i sospetti circa la parzialità dell'apprezzamento.

Lo

stesso vale per le perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI

1993.

pag. 95).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità

(Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA

I 462/05 del 25 aprile 2007).

Per quel che concerne il

Servizio di Accertamento Medico (SAM) dell’assicurazione invalidità, l’Alta

Corte nella DTF 132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è

incaricato di rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione

conferiti dall'art. 44

LPGA (consid. 6 e 7).

In merito al valore probatorio delle perizie amministrative dei servizi medici di

accertamento (SAM), sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo

e della parità delle armi, in una sentenza pubblicata in DTF 136 V 376

il Tribunale Federale ha specificato che la qualità formale di

parte dell'organo esecutivo dell'assicurazione per l'invalidità nella procedura

giudiziaria, rispettivamente la sua legittimazione a presentare ricorso in materia

di diritto pubblico, non consentono di considerare come atti di parte le prove

assunte dall'amministrazione nella precedente fase non contenziosa.

In una sentenza di

principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011 (DTF 137 V 210) il Tribunale federale

ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza federale relativa al

valore probatorio delle perizie dei Servizi di accertamento medico (SAM; Art.

72.

bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità alla CEDU e alla Costituzione,

formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr. iur. Jörg Paul

Müller e del Dr. iur Johannes Reich dell’11 febbraio 2010.

L’Alta

Corte è arrivata alla conclusione che l’acquisizione delle basi mediche per

poter emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni

come i SAM nell’assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo

nelle procedure giudiziarie è di per sé conforme alla Costituzione e alla

Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte il Tribunale federale ha

riconosciuto che attraverso tali perizie vengono messe in pericolo in modo latente

le garanzie procedurali, visto il potenziale di ricavi dell’attività dei SAM

nei confronti dell’assicurazione invalidità e con ciò anche della loro

dipendenza economica (consid. 2.4). La nostra Massima Istanza ha perciò

ritenuto necessario adottare dei correttivi:

(a livello amministrativo)

- assegnazione a caso dei

mandati di perizia ai SAM (consid. 3.1),

- differenze minime delle

tariffe della perizia (consid. 3.2),

- miglioramento e

uniformizzazione dei criteri di qualità e di controllo (consid. 3.3),

- rafforzamento dei

diritti di partecipazione:

-- in caso di divergenze

l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione incidentale

impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al Tribunale

federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della giurisprudenza

secondo DTF 132 V 93);

-- alla persona assicurata

spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura (ad

esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;

cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446);

(a livello dell’autorità

giudiziaria di prima istanza)

In caso di accertata

necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale

federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una perizia

medica (consid. 4.4.1.3 e 4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA

1997.

Nr. 18 p. 85, C 85/95 consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11

aprile 2000 consid. 3b), i cui costi sono posti a carico dell’assicurazione

invalidità (consid. 4.4.2).

Infine, il Tribunale

federale ha concluso che le perizie raccolte secondo il vecchio standard

processuale non perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà

decidere nel contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue

specifiche caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto

di fondarsi esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la

decisione impugnata è o no conforme al diritto federale (consid. 6). (Sul tema

cfr. STF 9C_120/2011 del 25 luglio 2011).

Per quel che riguarda

i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il

giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia

esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in

favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353

consid. 3a)cc); Pratique

VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,

Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.

230).

Infine, va ricordato che se vi sono dei

rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza

valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I

462/05 del 25 aprile 2007).

2.4

Questo

Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato

accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della decisione

impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti, deve

confermare l’operato dell’UAI che, basandosi sulla perizia pluridisciplinare (pneumologica

[dr. med. __________], reumatologica [dr. med. __________], neurologica [dr.

med. __________], dermatologica [dr. med. __________] e psichiatrica [dr. med. __________])

del SAM del 23 dicembre 2015 e sulle valutazioni del medico SMR,

dr. med. __________, il quale a sua volta si è fondato sulla documentazione

acquisita dall’UAI e prodotta dalla ricorrente in sede amministrativa, ha

stabilito che l’insorgente è totalmente inabile al lavoro nella sua precedente

attività di aiuto cuoca ed abile al lavoro nella misura del 40% in attività

leggere e confacenti al suo stato di salute dal 1° gennaio 2013.

La valutazione peritale è

da considerare dettagliata, approfondita e quindi rispecchiante i parametri

giurisprudenziali ricordati al considerando che precede. I periti si sono

espressi su tutte le patologie lamentate dall’assicurata, hanno esaminato

accuratamente tutta la documentazione messa a loro disposizione ed hanno

valutato la capacità lavorativa dell’insorgente sulla base delle indicazioni

risultanti dalle visite effettuate il 16, 22, 23 e 28 settembre 2015, nonché il

7, l’8 e il 21 ottobre 2015.

Al referto va attribuita

piena forza probante.

2.4.1

L’insorgente contesta di poter

svolgere un’attività leggera nella misura del 40% e, sulla base di quanto

affermato l’11 aprile 2016 dal dr. med. __________, __________ presso

l’Ospedale __________ di __________ (pag. 1047 incarto AI), sostiene che anche

il consulente del SAM, dr. med. __________, FMH dermatologia e venereologia,

pur ritenendo possibile per la ricorrente lo svolgimento di un’attività, ha

accertato una completa incapacità come casalinga. Secondo l’assicurata, se per

i lavori di casalinga, che possono essere esercitata senza condizionamenti di

colleghi o superiori e con l’aiuto di familiari, vi è una totale incapacità,

non vi è spazio per essere collocabili nel mondo del lavoro.

Da un attento esame della

presa di posizione del consulente dermatologo del 26 ottobre 2015 emerge tuttavia

che lo specialista ha ritenuto l’insorgente completamente inabile “nello

svolgimento di attività professionali che implicano un’attività manuale o il

contatto con potenziali sostanze tossico-irritative” e “a questo

proposito” si riferisce all’ultima attività svolta dall’interessata “in

qualità di aiuto cucina” (cfr. pag. 1005 incarto AI). Ciò perché “la

professione di aiuto cucina implica un contatto ripetuto con sostanze

potenzialmente tossico-irritanti ed è quindi suscettibile di provocare un

peggioramento clinico ed un fastidio significativo alla paziente in termini di

dolori e prurito. Questo limita notevolmente la capacità manuale della nostra paziente”

(pag. 1005 incarto AI).

Da cui, per il consulente,

la totale incapacità lavorativa, dal lato puramente medico-teorico, anche

nell’attività di casalinga (cfr. pag. 1006 incarto AI), la quale, notoriamente,

si svolge anche in cucina.

Il medesimo dermatologo ha

invece accertato che l’interessata in attività che “non implichino una

manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro

clinico” è abile al 50% (cfr. pag. 1006 incarto AI).

Nel preciso caso di specie,

la circostanza che l’interessata, dal punto di vista medico-teorico, è stata

giudicata completamente inabile quale casalinga per la patologia dermatologica,

non pregiudica pertanto la possibilità di svolgere, parzialmente, un’attività

confacente al suo stato di salute in tutte quelle professioni che non implicano

una manualità o il contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro

clinico.

Non

va del resto dimenticato che l'invalidità delle persone che si occupano

(esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è stabilita, di

regola, confrontando le singole attività ancora accessibili al richiedente la

rendita AI con i lavori che può eseguire una persona sana sulla base di quanto

prevede anche la Circolare concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione

per l'invalidità (CIGI), in particolare alle cifre 3086 e seguenti. Al

riguardo, il TFA (dal 1° gennaio 2007: TF) ha stabilito che – in linea di

massima e senza valide ragioni – non vi è motivo di mettere in dubbio le

conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali, in quanto essi

dispongono di collaboratori specializzati, il cui compito consiste nel

procedere a tali inchieste (AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag.

235.

consid. 2d; RCC 1984 pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001,

consid. 4). Un intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento

della persona incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in

cui esso appaia chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02

dell’11 agosto 2003 consid. 2).

L’allora

TFA, in una sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000 (citata anche al consid. 4.1

della STF 9C_896/2012 del 31 gennaio 2013), ha confermato la legittimità di

queste direttive, in quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve

essere effettuato valutando l'attività domestica secondo l'importanza

percentuale delle singole summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

Se,

tuttavia, non è possibile determinare con sufficiente certezza che l’impedimento

è effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità di

lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva

(RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144 consid. 5).

Nel caso di specie se

l’interessata fosse stata considerata quale casalinga, la percentuale d’invalidità

avrebbe pertanto dovuto essere stabilita con l’ausilio di un’inchiesta

economica a domicilio, come del resto stabilito dai periti del SAM (pag. 961

incarto AI, risposta 9.1.4).

Tornando al caso di

specie, per i motivi sopra esposti, le valutazioni del dr. med. __________

relative all’invalidità nell’ambito dell’attività di casalinga, non inficiano

le conclusioni del SAM relative alla capacità lavorativa in attività leggere e

confacenti allo stato di salute dell’insorgente.

2.4.2

Neppure gli ulteriori certificati

medici prodotti in seguito al progetto di decisione, e meglio quello del dr.

med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, del 17 aprile 2016 e quello

del dr. med. __________, FMH medicina interna, del 18 aprile 2016, sono atti a

sovvertire le convincenti conclusioni peritali.

Il curante, dr. med. __________,

non specialista in dermatologia, non si esprime sulla capacità lavorativa della

ricorrente, ma descrive la delusione dell’interessata e di suo marito “perché

l’assicurazione invalidità ha concesso il 58% di incapacità lavorativa e non il

60%” e rileva un “peggioramento del prurito con lesioni da grattamento”

in diverse parti del corpo (pag. 1044 incarto AI). Ora, il consulente

dermatologo, dr. med. __________, ne ha già tenuto conto nel suo referto

evidenziando come “l’evoluzione di queste lesioni è fluttuante ed

attualmente risultano ben controllate con la terapia immunosoppressiva” e

rilevando che “le lesioni pruriginose oggettivate sul tronco, benché

fastidiose, non limitano la paziente per una qualsiasi attività professionale”,

mentre, come evidenziato in precedenza “diverso il discorso per ciò che

concerne le lesioni riscontrate a livello delle mani”, le quali “limitano

notevolmente la capacità lavorativa della paziente in fase acuta, durante lo

svolgimento di eventuali attività manuali” (pag. 1005 incarto AI). Da cui

la capacità lavorativa, limitata al 50%, dal punto di vista dermatologico, solo

in quelle attività che non implichino manualità o il contatto con sostanze

suscettibili di peggiorarne il quadro clinico (pag. 1006 incarto AI).

Per quanto concerne la

valutazione del dr. med. __________, del 17 aprile 2016, va evidenziato che lo

specialista in psichiatria e psicoterapia non contesta la diagnosi posta dal

consulente del SAM, dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia (pag.

1050.

incarto AI: “[…] concordo pienamente con le psicodiagnosi […]”),

ma ne contesta la valutazione, ritenendo l’interessata completamente inabile al

lavoro in qualsiasi attività, senza tuttavia apportare alcun elemento medico

oggettivo rilevante, che non sarebbe stato preso in considerazione dal

consulente, per poter mettere in dubbio le conclusioni peritali. Egli del resto

evidenzia che “il decorso a tutt’oggi non ha comportato un cambiamento

delle condizioni psichiche” (pag. 1051 incarto AI, sottolineatura del

redattore).

Va qui rilevato che il TF ha

più volte avuto l’occasione di ribadire che la differente valutazione

medica tra il medico che prende in cura l’assicurato e il perito è spiegabile

con la diversità degli incarichi assunti (a scopo di trattamento piuttosto che

di perizia: cfr. sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013 consid. 3.2,

sentenza 9C_151/2011 del 27 gennaio 2012, cfr. anche sentenza 9C_949/2010 del 5

luglio 2011, nonché sentenza 9C_9/2010 del 29 settembre 2010).

Al

ricorrente va ugualmente ricordato che il solo fatto che uno o più medici

curanti esprimano un'opinione contraddittoria non è sufficiente a rimettere in

discussione una perizia ordinata dal giudice o dall'amministrazione e a imporre

nuovi accertamenti (cfr. ad esempio sentenza citata 9C_721/2012 consid. 4.4 con

riferimento; sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre 2013, consid. 3.2). Anche

perché il medico curante, che vede il proprio paziente quando il disturbo si

trova in una fase acuta, tende a farsi un'idea diversa della gravità del danno

alla salute rispetto al perito il cui esame invece non si focalizza sulla

necessità di cura in un dato momento (sentenza 9C_697/2013 del 15 novembre

2013, consid. 3.2; SVR 2008 IV n. 15 pag. 43 consid. 2.2.1 [I 514/06]). Del

resto la prassi prevede che, di principio, deve essere considerato con la

necessaria prudenza l’avviso dei medici curanti a causa dei particolari legami

che essi hanno con il paziente, per cui, secondo esperienza comune, il medico

curante tende generalmente, in caso di dubbio, a pronunciarsi in favore del

proprio paziente, in ragione del rapporto di fiducia che lo unisce a

quest’ultimo (sentenza 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017, consid. 4.2).

2.4.3

Per quanto concerne infine la

censura della ricorrente secondo cui, con riferimento al referto del 21

dicembre 2015 del dr. med. __________, per il quale l’insorgente “è

francamente debilitata ed inabile al lavoro per la somma delle sue patologie”,

le capacità lavorative descritte dai consulenti non vanno integrate ma sommate,

va rammentato che secondo l’Alta Corte, per determinare il grado di inabilità

lavorativa di un assicurato che soffre di diverse patologie, non si devono

semplicemente sommare le singole valutazioni, bensì si deve far capo a un

giudizio globale che scaturisce dopo ponderata discussione plenaria fra tutti

gli esperti interessati (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 9C_913/2012

del 9 aprile 2013; SVR 2008 IV Nr. 15).

La

questione di sapere se i singoli gradi di inabilità si possano sommare e, se

del caso, in quale misura, è una problematica squisitamente medica, che di

principio il giudice non rimette in discussione (cfr. STFA I 338/01 del 4

settembre 2001, pubblicata in RDAT I-2002 n. 72, p. 485).

In

una sentenza I 606/03 del 19 agosto 2005, l'Alta Corte ha inoltre precisato che il giudizio sul grado complessivo dell’incapacità lavorativa va di regola

eseguito nell’ambito di una perizia pluridisciplinare, ciò che in quella causa

era stato fatto.

In

una sentenza I 514/06 del 25 maggio 2007, pubblicata in SVR 3/2008 IV nr. 15,

pag. 43-45, il Tribunale federale ha osservato che “una semplice addizione

di diverse inabilità lavorative parziali, eventualmente presa in considerazione

in occasione di una perizia pluridisciplinare, può produrre, a seconda delle

peculiarità concrete del caso, un risultato troppo consistente oppure troppo

esiguo”.

" Su questo argomento, cfr. D.

Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali”, in Le perizie giudiziarie

Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008 pag. 203 e segg.

(245-249).

In

una sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 - concernente il caso di un

assicurato affetto da patologie, invalidanti, sia reumatologiche che

psichiatriche - il TCA ha, ancora una volta, avuto modo di sottolineare

l’importanza, nel caso di assicurati affetti da diverse patologie, di determinare

il grado complessivo dell’incapacità lavorativa facendo capo ad un giudizio

globale, che scaturisca da una ponderata discussione plenaria fra tutti gli

esperti interessati.

In

quell’occasione, a fronte dell’opinione del perito psichiatra giudiziario,

secondo il quale “la patologia psichiatrica complica e peggiora quella

dell’apparato locomotorio” e vista la mancanza, fatta valere anche dal SMR, di

una discussione globale tra perito psichiatra giudiziario e perito reumatologo,

il Presidente del TCA ha provveduto a fare svolgere la valutazione globale nel

corso del dibattimento che ha avuto luogo il 16 maggio 2013.

Alla

luce delle risultanze della discussione del 16 maggio 2013 fra il perito

reumatologo e il perito psichiatra giudiziario, alla presenza delle parti e dei

medici del SMR, il TCA, con sentenza 32.2011.236 del 17 giugno 2013 - dopo

avere ricordato che, secondo la giurisprudenza federale la discussione fra gli

esperti di principio non può essere rimessa in discussione dal giudice (cfr.

STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 8C_245/2012 del 9 aprile 2013) – ha

concluso che l'assicurato è praticamente inabile al lavoro in misura totale per

i suoi problemi di salute attestati dagli esperti in reumatologia e in

psichiatria.

Nel

caso di specie, il TCA evidenzia che i periti hanno determinato il grado

complessivo di incapacità lavorativa facendo capo ad un giudizio globale, scaturito

da una ponderata discussione plenaria fra gli esperti interessati da una

capacità lavorativa parziale o con importanti limitazioni funzionali (pag. 949

incarto AI: “[…] Le conclusioni peritali si fondano su un’esauriente

discussione tra i medici periti del SAM e tra il Dr. med. __________, Dr. med. __________

e Dr. med. __________ in data 22.12.2015 alle ore 7:50 tramite teleconferenza”).

Le conclusioni sono poi state sottoscritte da tutti i periti (pag. 965-969

incarto AI).

I

periti hanno inoltre motivato la conclusione secondo la quale la capacità

lavorativa globale in un’attività adeguata è stata stabilita nel 40%. Dopo aver

descritto nel dettaglio i limiti funzionali (pag. 960 incarto AI), gli

specialisti hanno stabilito che le incapacità lavorative descritte dai

consulenti non vanno sommate, bensì integrate “in quanto le patologie che

causano una diminuzione della capacità lavorativa (ndr: dermatologica e psichiatrica)

comportano delle limitazioni funzionali che parzialmente si sovrappongono”

(pag. 961 incarto AI). In effetti il perito psichiatra ha evidenziato come “la

valutazione specialistica mette in evidenza una condizione clinica depressiva

che si è praticamente cronicizzata nell’ambito di una sofferenza psicologica

legata ai temi del passato ma soprattutto ad una evoluzione di una malattia di

base auto immunitaria a prevalente espressività dermatologica che non ha

praticamente avuto una remissione sintomatologica (sono rimasti infatti

invariati sia la sensazione di bruciore sotto la pelle sia l’ispessimento della

pelle sotto la pianta dei piedi e sul palmo delle mani) a partire dalla sua

prima insorgenza e questo nonostante la serie di cure specialistiche messe in

atto. Siamo dunque confrontati con una persona che psicologicamente si sente

vittima delle circostanze venutesi a creare in quanto impossibilitata a porvi

rimedio ricorrendo alla sua forza di volontà. La coscienza psicologica dell’A.,

condizionata dalla polarizzazione verso i suoi disturbi e in modo particolare

dal prurito costante che la costringe a grattarsi in continuazione la pelle, è

oberata da sentimenti di inutilità, insufficienza, incapacità, minusvalenza.

Ciò la porta sull’onda di una deflessione umorale divenuta persistente e di una

sostanziale rassegnazione a non riuscire ad investire nella realtà della vita

quotidiana né ad avere una prospettiva rosea per il proprio futuro che si

immagina di trascorrere come una malata perennemente confinata in casa insieme

al marito anch’egli malato e beneficiario di una rendita di invalidità”

(pag. 1010 incarto AI).

In

queste condizioni, rammentato che, secondo la giurisprudenza federale, la

discussione fra gli esperti di principio non può essere rimessa in dubbio dal

giudice (cfr. STF 9C_330/2012 del 7 settembre 2012; STF 8C_245/2012 del 9

aprile 2013) e d’altra parte che l’insorgente, come visto in precedenza, non ha

prodotto documentazione medica atta a sovvertire le conclusioni peritali,

questo TCA deve confermare che l’interessata, completamente inabile nella

precedente attività, è capace al lavoro al 40% in attività leggere e confacenti

al suo stato di salute a partire dal mese di gennaio 2013 (pag. 961 e 1017

incarto AI).

2.5

L’insorgente

sostiene, con riferimento alle valutazioni del consulente, dr. med. __________

(pag. 1006 incarto AI: “[…] si potrebbe però riconsiderare una riqualifica

professionale verso delle attività che non implichino una manualità o il

contatto con sostanze suscettibili di peggiorarne il quadro clinico […]”),

che per poter esercitare le attività lavorative confacenti al suo stato di

salute, dovrebbe poter accedere ad una riqualifica professionale.

A

questo proposito il TCA rileva che la giurisprudenza federale ha, in maniera

costante, già avuto modo di stabilire che nel mercato

occupazionale aperto a personale non qualificato o semi qualificato, vi è una

sufficiente offerta di occupazioni, in particolare nell'industria, in cui

possono venir eseguite mansioni di sorveglianza e controllo, che non comportano

aggravi fisici, che consentono il cambiamento frequente di posizione e che non

richiedono necessariamente la messa in atto di particolari misure di

reintegrazione professionale (cfr., tra le altre, STF 8C_563/2012 del 23 agosto 2012 consid. 3.3., che ha interamente confermato la STCA

35.2012.17

del 18 giugno 2012;9C_635/2007 del 21 agosto 2008 consid.

3.

;9C_10/2007 del 26 marzo 2008 consid. 4.6.3).

Si può, quindi, senz'altro ipotizzare -

senza far riferimento alla difficoltà concreta di reperimento di posti di

lavoro dovuta all’eccedenza della domanda, difficoltà che viene assicurata

dall’assicurazione contro la disoccupazione e non dall’assicura-zione contro l’invalidità

(cfr. DTF 110 V 276 consid. 4c; RCC 1991 p. 332 consid. 3b) - che la ricorrente

sia in grado di mettere a frutto la sua residua capacità lavorativa in attività

professionali idonee, e segnatamente che non implicano un’attività manuale o a

contatto con potenziali sostanze tossico-irritative.

Del resto deve essere ricordato che il

principio dell’esigibilità configura un aspetto del principio della

proporzionalità. Questo principio permette di pretendere da una persona un

determinato comportamento anche se presenta degli inconvenienti, anche in virtù

del principio della riduzione del danno.

Ai fini dell’accertamento

dell’invalidità ci si deve fondare su un mercato del lavoro equilibrato e

quindi fittizio; ci dev’essere cioè un certo equilibrio tra domanda e offerta

di posti di lavoro e un’offerta di posti diversificati in relazione con le

capacità professionali, intellettuali e fisiche. Si tratta pertanto di un

concetto teorico e astratto (DTF 110 V 276). Un assicurato non può pertanto

avvalersi dell’impossibilità congiunturale di trovare un posto di lavoro per

pretendere una rendita (ZAK 1984 p. 347). Ciò non è il caso se - ipotesi non

realizzata nella fattispecie - l'attività ammissibile è possibile solo in forma

talmente limitata, che il mercato generale del lavoro praticamente non la

conosce o se il suo esercizio è reso possibile solo grazie alla collaborazione

irrealistica di un datore di lavoro medio (cfr. ZAK 1989 p. 322 consid. 4a).

In concreto questo Tribunale ritiene che, anche nel caso di specie, nel

mercato generale del lavoro esistano delle occupazioni, essenzialmente di

controllo e di sorveglianza, che la ricorrente, nonostante i disturbi che la

interessano, sarebbe in grado di esercitare nella misura del 40%.

In conclusione, stante

quanto sopra esposto, richiamato inoltre l'obbligo che incombe all'assicurata

di intraprendere tutto

quanto sia ragionevolmente esigibile per ovviare alle conseguenze del discapito

economico cagionato dal danno alla salute (DTF 123 V 233 consid. 3c, 117 V 278 consid. 2b,

400.

e i riferimenti ivi citati; Riemer-Kafka, Die Pflicht zur

Selbstverantwortung, Friborgo 1999, pagg. 57, 551 e 572; Landolt, Das

Zumutbarkeitsprinzip im schweiz. Sozialversicherungsrecht, tesi Zurigo 1995, pag. 61; DTF

113.

V 28 consid. 4a e sentenze ivi citate; cfr. anche Meyer Blaser, Rechtsprechung

des Bundesgerichts zum IVG, Zurigo 1997, pag. 221), è da ritenere

dimostrato, secondo il grado della verosimiglianza

preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali (DTF 138 V 218 consid. 6 pag. 221 con riferimenti), che la ricorrente è in grado di

svolgere, nella misura del 40%, un'attività lavorativa compatibile con le

limitazioni derivanti dal danno alla salute.

2.6

Prima di

valutare le conseguenze economiche del danno alla salute, occorre stabilire

qual è l’anno di raffronto dei redditi. L’UAI ha infatti assegnato la mezza

rendita con effetto dal 1° gennaio 2014, ossia trascorso l’anno di attesa ai

sensi dell’art. 28 cpv. 1 LAI, mentre l’insorgente chiede che le venga

assegnata una rendita intera d’invalidità dal 1° gennaio 2013.

Il TCA

evidenzia che la precedente sentenza 32.2013.154 del 12 maggio 2014, cresciuta

incontestata in giudicato, portava proprio su questo aspetto. In

quell’occasione questo Tribunale ha concluso:

" (…)

Il peggioramento dello stato di salute per la

patologia psichica è avvenuto nel gennaio 2013 (cfr. perizia del dr. med. __________

del 23 maggio 2013, doc. AI 129), mentre per quanto concerne la patologia

somatica, il peggioramento è oggettivato dal mese di aprile 2013, quando

l’insorgente è stata ricoverata con diagnosi di recidiva della dermatomiosite

(doc. IV/1).

Ora, come visto, per l’art. 29bis OAI se la rendita

è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado d’invalidità e

l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di nuovo un grado

d’invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita per incapacità

al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima erogazione verrà

dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’art. 28 cpv. 1 let. b LAI.

Nel caso di specie la rendita è stata soppressa a

causa del miglioramento dello stato di salute avvenuto nel corso del mese di

settembre 2009, tre mesi dopo, ossia il 31 dicembre 2009 (doc. AI 81-3). Ne

segue che l’attuale peggioramento dello stato valetudinario con effetto dal

mese di gennaio 2013, rispettivamente marzo 2013, è avvenuto dopo i tre anni di

cui all’art. 29bis OAI.

Di conseguenza, ritenuto che l’interessata negli

anni 2010, 2011 e 2012 è stata invalida al 3% dal settembre 2009 al 30

settembre 2010 ed al 17% dal 1° ottobre 2010 (cfr. decisione del 15 settembre

2011, doc. AI 81-3/4) fino, almeno, al 31 dicembre 2012, è a giusta ragione che

l’UAI ha stabilito che l’eventuale diritto ad una rendita può essere dato solo

una volta trascorso un (nuovo) termine di un anno ai sensi dell’art. 28 cpv. 1

let. b LAI, ossia al più presto dal 1° gennaio 2014 e che ha informato

l’insorgente che in quel momento avrebbe rivalutato le condizioni per il

conferimento di una nuova prestazione.

In queste condizioni il ricorso deve essere

respinto, mentre la decisione impugnata va confermata.

L’incarto va trasmesso all’UAI per le sue incombenze

conformemente a quanto indicato nella decisione del 15 luglio 2013 ed a quanto

figura nella presa di posizione del 10 settembre 2013 del dr. med. __________

(doc. IV/1).”__________

Ne segue che

il raffronto dei redditi va effettuato con i dati del 2014, ossia l’anno di

inizio dell’eventuale diritto alla rendita.

2.7

Per quanto concerne il

reddito da valido la ricorrente contesta la presa in considerazione del salario

di fr. 44'290.80 corrispondente al salario minimo ai sensi del CCNL, poiché già

nel 2007 e nel 2008 guadagnava importi analoghi. Inoltre il contratto

collettivo di lavoro precisa che la tredicesima mensilità comporta un

supplemento dell’8.33% del salario mensile conseguito. Il calcolo della

capacità di guadagno, secondo la ricorrente, deve pertanto essere riformulato

considerando un’entrata annua di fr. 50'000.

Interpellato dall’UAI per

stabilire quanto avrebbe guadagnato l’interessata nel 2013 e nel 2014 senza il

danno alla salute, l’ex datore di lavoro ha affermato che “il salario

minimum nel nostro ramo per un impiegato senza apprendistato nel 2013 e 2014

era di CHF 3'690.90, inclusa la tredicesima. Questo è il salario per un

collaboratore senza apprendistato secondo CCNL. Comunque vogliamo nottare che

oggi non possiamo giudicare una persona che da 7 anni non lavoro più nella

nostra ditta” (pag. 1021 incarto AI). Anche l’8 giugno 2013, il medesimo

datore di lavoro, sempre interpellato dall’UAI, aveva citato i salari evinti

dal CCNL, rilevando inoltre che la ricorrente avrebbe meritato circa fr. 150 in

più al mese, ossia una maggiorazione di fr. 1'812.50 all’anno inclusa la

tredicesima (pag. 542 incarto AI).

Con sentenza 9C_348/2016

del 7 dicembre 2016 il TF ha rammentato che:

" (…)

Per determinare il reddito ipotetico conseguibile

dalla persona assicurata senza il danno alla salute (reddito da valido),

occorre stabilire quanto la stessa, nel momento determinante (corrispondente

all'inizio dell'eventuale diritto alla rendita), guadagnerebbe secondo il grado

di verosimiglianza preponderante quale persona sana, tenuto conto delle sue

capacità professionali e delle circostanze personali (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1

pag. 224 con riferimento). Tale reddito dev'essere determinato nel modo più

concreto.

3.2.2

Di regola ci si

fonderà sull'ultimo reddito che la persona assicurata ha conseguito prima del

danno alla salute, se del caso adeguandolo all'evoluzione dei salari. Questo

perché normalmente, in base all'esperienza comune, la persona interessata

avrebbe continuato la precedente attività in assenza del danno alla salute (DTF 129 V 222 consid. 4.3.1

pag. 224; SVR 2009 IV n. 34 pag. 95, sentenza 9C_24/2009 del 6 marzo 2009,

consid. 3.2 con riferimenti).

3.2.3

Tuttavia, in

circostanze particolari ci si può scostare da questo valore e ricorrere ai dati

statistici risultanti dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari (ISS)

edita dall'Ufficio federale di statistica (cfr. DTF 134 V 322 consid. 4.1

pag. 325; 129 V 222 consid. 4.3.1

pag. 224 con riferimenti). Questo sarà in particolare il caso qualora non fosse

possibile quantificare in maniera attendibile il reddito ipotetico,

segnatamente qualora dovessero mancare indicazioni riguardanti l'ultima

attività professionale dell'assicurato o se l'ultimo salario percepito non

corrispondesse manifestamente a quello che egli sarebbe stato in grado di

conseguire con ogni verosimiglianza in qualità di persona valida; ad esempio se

l'assicurato, prima di essere riconosciuto definitivamente incapace al lavoro,

si trovava in disoccupazione o percepiva una remunerazione inferiore alle

usuali norme salariali. Entra ugualmente in linea di conto la situazione in cui

il posto di lavoro della persona assicurata prima dell'insorgenza del danno

alla salute non esiste più al momento determinante della valutazione

dell'invalidità (cfr. sentenza 9C_416/2010 del 26 gennaio 2011 consid. 3.2 con

riferimenti).

(…)

5.1

Nel caso concreto

emerge chiaramente dagli accertamenti operati dalla Corte cantonale che il

ricorrente, diplomato in Italia quale meccanico di veicoli, in seguito è stato

attivo come autista e operaio tuttofare all'estero ed è giunto in Svizzera nel

2000, dove ha lavorato quale operaio su cantieri del sottosuolo, svolgendo

molteplici mansioni: autista di veicoli pesanti e operaio tuttofare fino al

2002, in seguito come operaio generico addetto ai cantieri del sottosuolo; nel

2008.

segue un corso professionale sul brillamento di mine in galleria, ossia

acquisisce la formazione di fuochino. Dopo l'infortunio del 2006 egli ha

ripreso il lavoro sui cantieri dovendolo però interrompere più volte a causa di

ricadute d'ordine medico. La riformazione professionale non è andata a buon

fine, avendola quest'ultimo in fine rifiutata.

5.2

Alla luce di questi

fatti si deve ritenere che il reddito da valido non poteva essere determinato

in maniera attendibile come lo richiede la giurisprudenza (cf. consid. 3.2.1 e

3.2

), anche perché non vi sono indizi concreti relativi a un eventuale piano

di carriera. In assenza di elementi di base concreti ci si sarebbe dovuti

fondare su valori statistici (cfr. consid. 3.2.3), ovvero nel caso in rassegna

riferirsi al salario statistico più favorevole di fr. 77'103.- per il 2012

(cfr. consid. 4.1). Raffrontando tale reddito con quello da invalido di fr.

56'119.- ritenuto dal Tribunale cantonale (cfr. consid. 2.7 del giudizio

impugnato), non contestato dal ricorrente, si ottiene un grado di invalidità

del 27% che non dà diritto ad alcuna rendita.

5.3

La censura secondo

cui la Corte cantonale avrebbe dovuto considerare il salario da ultimo

conseguito presso il Consorzio B.________, ovvero quello del 2010 (fr. 73'194.-),

adeguandolo però sull'arco di tempo di 12 mesi e aggiornato al 2012 (fr.

98'018.07), non merita accoglimento, in quanto tale attività è stata svolta

solo per alcuni mesi e, come già menzionato, non può essere ritenuta

attendibile ai sensi della giurisprudenza sopra menzionata (cfr. consid. 3.2.2

e 3.2.3), considerato altresì che mai prima di allora il ricorrente aveva

ottenuto un salario del genere, ossia così elevato. Non vi è dunque arbitrio

(cfr. consid. 1) da parte della Corte cantonale che, su tale questione di fatto

(cfr. consid. 3.1), ha negato l'attendibilità dei dati postulati dal

ricorrente.

5.4

Infine, anche la

richiesta del ricorrente di utilizzare quale salario da valido quello di

minatore fuochino, così come imposto dai contratti collettivi obbligatori e da

lui cifrato in fr. 103'944.- annui, non merita accoglimento. Come già

ampiamente rilevato in assenza di salari effettivamente realizzati, ossia se

non è possibile determinare il reddito da valido in modo concreto, si

utilizzano i dati statistici (cfr. consid. 3.2.3 con rinvii). In tale contesto,

il Tribunale federale delle assicurazioni ha avuto modo di stabilire che i

salari medi pagati in un settore hanno, di regola, la precedenza sulle

retribuzioni fissate nei contratti collettivi di lavoro (sentenze I 424/05 del

22.

agosto 2006 consid. 4; I 450/04 del 6 ottobre 2005 consid. 5.1; I 475/01 del

13.

giugno 2003 consid. 4.3 e I 379/84 del 2 aprile 1985 pubblicata in: RCC 1986

pag. 434 seg.). Inoltre, nel caso in rassegna, si rileva altresì che non vi è

alcuna dimostrazione che il ricorrente avrebbe effettivamente ottenuto

l'importo di fr. 103'944.- su cui vorrebbe che ci si fondasse. Il ricorrente,

in modo del tutto astratto, si è solo limitato a elencare tutti i possibili

supplementi salariali potenzialmente ottenibili nell'ambito dei lavori

sotterranei dalla CNM dell'edilizia: tale modo di procedere non merita di

essere seguito. (…)”

In concreto, l’interessata

rileva che, dopo essere giunta in Svizzera nei primi anni ’90 ed essersi occupata

inizialmente della famiglia, ha iniziato a lavorare quale ausiliaria aiuto

cucina dapprima presso il ristorante __________ a __________, in seguito presso

il ristorante __________ dello __________ ad __________ ed infine, dal 2000,

presso il ristorante __________ a __________. La ricorrente afferma di non aver

più svolto alcuna attività lucrativa dal 5 ottobre 2007 (doc. I; cfr. anche

pag. 359 incarto AI).

In seguito ha percepito

una rendita intera d’invalidità dal 1° gennaio 2008 fino al 31 dicembre 2009 e

si è poi iscritta all’assicurazione contro la disoccupazione dal 1° ottobre

2010.

al 22 febbraio 2012 (cfr. pag. 1 e 12 incarto dell’assicurazione contro la

disoccupazione).

Alla luce di questi fatti,

visto il tempo trascorso dalla cessazione dell’attività lavorativa che, come

affermato dall’ultimo datore di lavoro, il quale ha citato i salari del CCNL

(fr. 3'690.90 inclusa la tredicesima; pag. 1021 incarto AI), rende difficile

stabilire in maniera attendibile il reddito che avrebbe conseguito

l’interessata senza il danno alla salute, ritenuto inoltre che non vi sono

indizi relativi a un eventuale piano di carriera, in assenza di elementi

concreti, occorre far capo ai dati statistici (cfr. anche sentenza 9C_348/2016

del 7 dicembre 2016).

Del resto, come si vedrà

di seguito, il salario indicato dal datore di lavoro, unitamente all’aumento di

fr. 150 al mese (pag. 542 incarto AI) ossia fr. 46'103.30 all’anno ([3'690.90]

X 12 + 1'812.50) è leggermente inferiore, e dunque maggiormente sfavorevole,

rispetto a quello evinto dai dati statistici.

Va ancora evidenziato che,

come rileva la ricorrente, il CCNL prevede il versamento della tredicesima, ma,

contrariamente a quanto sostenuto dall’insorgente, al salario indicato dal

datore di lavoro non occorre aggiungere la tredicesima, poiché è già compresa

nell’importo citato. Infatti il salario mensile corrisponde a fr. 3'407 per

tredici mesi, ossia a fr. 3'690.90 per dodici mesi (3'407 x 13 : 12) come

affermato dal datore di lavoro (cfr. http://www.l-gav.ch/fileadmin/downloads/L-GAV2014/CCNL_2014.pdf,

a pag. 12).

Circa

i dati statistici, l’Alta Corte ha stabilito che sono esclusivamente

applicabili, in difetto di indicazioni economiche concrete, i dati salariali

nazionali risultanti dalla tabella di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla

struttura dei salari edita dall’Ufficio federale di statistica e non i valori

desumibili dalla tabella TA13, che riferisce dei valori in relazione alle

grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA del 5 settembre 2006 nella causa P., I

222/04).

Dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014 (cfr., a proposito del 2012, la

sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178, in

particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2014 tirage_skill_level

(NOGA08, RSS 2014; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo

economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la sentenza

9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178), emerge che il salario lordo mediamente

percepito in quell'anno dalle donne per il settore 55-56, servizi di alloggio e

di ristorazione, livello 1 (attività semplice di tipo fisico o manuale), di 40

ore settimanali, corrisponde a un importo di Fr. 45'204 all’anno (3'767

x 12 mesi, ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa, cfr. STFA del

18.

febbraio 1999, U 274/98, pag. 5 consid. 3a).

Questi dati si riferiscono,

però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.

Riportando queste cifre su un

orario medio di lavoro settimanale nelle aziende della categoria 56

(ristorazione) di 42,3 ore computabili nel 2014 (cfr. per questo aspetto, STFA I 203/03 del 21

luglio 2003, consid. 4.4; cfr. anche sentenza U 8/07 del 20 febbraio

2008.

e la tabella:

“Durée normale du travail dans les entreprises selon la division économique”),

il salario lordo ammonta a Fr. 47'803.23 (Fr. 45’204 : 40 x 42,3).

Il salario da

valida va pertanto fissato, nel 2014, anno di inizio del diritto alla rendita,

a fr. 47'803.23.

2.8

Per

quel che concerne il reddito da invalido, lo stesso è determinato sulla base della situazione professionale

concreta dell'interessato, a condizione però che quest'ultimo sfrutti in

maniera completa e ragionevole la capacità lavorativa residua e che il reddito

derivante dall'attività effettivamente svolta sia adeguato e non costituisca un

salario sociale ("Soziallohn") (DTF 126 V 76 consid. 3b/aa e

riferimenti).

Se

invece non esiste un siffatto guadagno, in particolare perché l'assicurato non

ha intrapreso una attività lucrativa da lui esigibile, il reddito da invalido,

da contrapporre a quello da valido nella determinazione del grado di

invalidità, può essere ricavato dai rilevamenti statistici ufficiali, editi

dall'Ufficio federale di statistica, che si riferiscono agli stipendi medi

nelle principali regioni e categorie di lavoro (DTF 126 V 76 consid. 3b/bb; RCC

1991.

p. 332 consid. 3c, 1989 p. 485 consid. 3b).

Come appena visto, l’Alta

Corte ha stabilito che sono esclusivamente applicabili, in difetto di

indicazioni economiche concrete, i dati salariali nazionali risultanti dalla tabella

di riferimento TA1 dell’inchiesta sulla struttura dei salari edita dall’Ufficio

federale di statistica e non i valori desumibili dalla tabella TA13, che

riferisce dei valori in relazione alle grandi regioni (SVR 2007 UV nr. 17, STFA

del 5 settembre 2006 nella causa P., I 222/04).

Dall'inchiesta svizzera sulla struttura dei salari 2014

(cfr., a proposito

del 2012, la sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V

178, in particolare consid. 2.5.7), edita dall'Ufficio federale di statistica, più precisamente dalla tabella TA1 2014 tirage_skill_level

(NOGA08, RSS 2014; salario mensile lordo [valore centrale] secondo il ramo

economico, il livello di competenze e il sesso; cfr., per il 2012, la sentenza

9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in DTF 142 V 178), emerge che il salario lordo mediamente

percepito in quell'anno dalle donne per un'attività semplice di tipo fisico o manuale (ossia il livello 1 di

competenze; cfr. sentenza 9C_632/2015 del 4 aprile 2016 pubblicata in

DTF 142 V 178, consid. 2.5.7) di 40

ore settimanali nel settore privato (circa la rilevanza delle

condizioni salariali nel settore privato, cfr. RAMI 2001 U 439 pag. 347

segg. e SVR 2002 UV 15 pag. 47 segg.), corrisponde ad un importo di Fr. 51’600.- (Fr. 4'300.- x 12 mesi).

Questi dati si riferiscono,

però, ad un tempo lavorativo di 40 ore alla settimana.

Riportando queste cifre su un

orario medio di lavoro settimanale nelle aziende di 41,7 ore computabili nel 2014

(cfr. per questo aspetto, STFA I

203/03 del 21 luglio 2003, consid. 4.4; cfr. anche sentenza U 8/07 del

20.

febbraio 2008 e la tabella: “Durée normale du travail dans les entreprises selon la

division économique”), il salario lordo medio ipotetico nazionale da invalido per una donna ammonta a Fr. 53’793 (Fr. 51’600 : 40 x 41,7),

ritenuto che la quota di tredicesima è già compresa (STFA U 274/98 del 18

febbraio 1999, consid. 3a).

Inoltre,

va rilevato che, secondo la giurisprudenza federale, per gli assicurati che, a

causa della particolare situazione personale o professionale (affezioni

invalidanti, età, nazionalità e tipo di permesso di dimora, grado di

occupazione ecc.), non possono mettere completamente a frutto la loro capacità

residua nemmeno in lavori leggeri e che pertanto non riescono di regola a

raggiungere il livello medio dei salari sul mercato, viene operata una

riduzione percentuale sul salario teorico statistico.

L’Alta

Corte ha precisato, al riguardo, come una deduzione globale massima del 25% del

salario statistico permettesse di tener conto delle varie particolarità

suscettibili di influire sul reddito del lavoro. Inoltre, chiamato a

pronunciarsi sulla deduzione globale, la quale procede da una stima che

l'amministrazione deve succintamente motivare, il giudice non può, senza valido

motivo, sostituire il suo apprezzamento a quello degli organi

dell'assicurazione (DTF 126 V 80 consid. 5b/cc).

Con

sentenza 9C_179/2013 del 26 agosto 2013, a proposito della riduzione del

salario statistico tramite l’utilizzo di multipli di 5, il TF ha affermato:

"

5.4

Contrariamente al potere di

apprezzamento del Tribunale federale, quello dell’autorità giudiziaria di primo

grado non è per contro limitato alla violazione del diritto (compreso l’eccesso

e l’abuso del potere di apprezzamento), ma si estende ugualmente all’esame di

adeguatezza della decisione amministrativa (“Angemessenheits-kontrolle”). In

tale contesto l’esame verte sulla questione di sapere se un’altra soluzione non

sarebbe stata più opportuna rispetto a quella adottata, in un caso concreto,

dall’autorità nell’ambito del proprio potere di apprezzamento e pur nel

rispetto dei principi generali del diritto. A tal proposito, il giudice delle

assicurazioni sociali non può, senza valido motivo, sostituire il suo

apprezzamento a quello degli organi dell’assicurazione; deve piuttosto fondarsi

su circostanze tali da fare apparire il proprio apprezzamento come quello

maggiormente appropriato (DTF 126 V 75 consid. 6 pag. 81; DTF 137 V 71 consid.

5.2

pag. 73 seg.).

5.5

La decisione del Tribunale cantonale di

distanziarsi dalla deduzione operata dall’UAI a titolo di circostanze

particolari non viola il diritto federale né configura altrimenti un abuso o un

eccesso nell’esercizio del potere di apprezzamento poiché poggia su un valido

motivo. Come fanno giustamente notare i giudici di prime cure, nella sua prassi

il Tribunale federale applica infatti abitualmente a questo genere di deduzioni

dei multipli di 5 quando non si limita semplicemente ad avallare – a causa

dell’ininfluenza del calcolo per l’esito della valutazione – il giudizio

dell’istanza precedente. L’applicazione di tassi più frazionati si rivelerebbe

invece problematica poiché siffatte riduzioni sarebbero difficilmente

concretizzabili e quindi anche difficilmente verificabili in sede giudiziaria

(cfr. Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversi-cherung [IVG], in:

Murer/Stauffer [ed.], Rechtsprechung des Bundesgerichts zum Sozialversicherungsrecht,

2a ed. 2010, pag. 314). (…)"

Nel

caso di specie l’UAI ha applicato una riduzione del 10% che l’insorgente non ha

contestato. Questo Tribunale, che, di massima, non può senza motivi pertinenti

sostituire il proprio apprezzamento a quello dell’amministrazione (cfr. DTF 137

V 71, consid. 5.2) non ha alcun motivo per modificare la riduzione ritenuto che

si tratta di una percentuale che rientra nei parametri fissati dalla

giurisprudenza.

Raffrontando

il reddito da valida di fr. 47'803.23 con quello da invalida di fr. 53’793,

ridotto del 60% (incapacità lavorativa) a fr. 21'517.20 e poi del 10%

(deduzione sociale) a fr. 19'365.48, si ottiene un grado d’invalidità del 59,48

% arrotondato, conformemente alla DTF 130 V 121 (cfr.

consid. 3.2: “[…] Demnach

ist in Zukunft bei einem Ergebnis bis x,49... % auf x % abzurunden und bei

Werten ab x,50... % auf x+1 % aufzurunden, was den

Invaliditätsgrad ergibt […]”, al

59%, che dà diritto a ½ rendita, come stabilito dall’UAI.

In

queste condizioni la decisione impugnata merita conferma, mentre il ricorso va

respinto.

2.9

Secondo

l’art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso in caso di controversie

relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale

cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata

fra 200 e 1’000 franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo

al valore litigioso.

Visto

l’esito della vertenza, le spese di complessivi fr. 500.-- sono poste a carico

dell’assicurata.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e

pronuncia

1. Il

ricorso è respinto.

2. Le

spese, per complessivi fr. 500.--, sono a carico della ricorrente.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia

di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti