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Decisione

32.2016.86

Assicurata, metodo misto, casalinga 50% e salariata 50%, perizia SAM psichiatrica, reumatologica e oncologica (+ complementi), disturbo bo9rderline e depressione, Prozentvergleich, Inchiesta economia

15 maggio 2017Italiano103 min

Source ti.ch

Fatti

i motivi per i quali non condivideva la tesi giusta la quale l'assicurata

avrebbe scelto di lavorare al 50% per motivi medici. In simili circostanze non è possibile giungere ad altra conclusione fondandosi su una frase

estrapolata dalla perizia in questione. Tanto più che l'inabilità del 70% a

decorrere dal novembre 2013 2013 (e non precedentemente a tale data) è

stata avallata pure dagli altri medici del SAM nel rapporto peritale in

questione e nei successivi complementi del 17 giugno 2016 e del 18 aprile 2017

e dal medico SMR nel rapporto finale del 10 settembre 2015 e del 20 giugno 2016

e deve confermata in questa sede, in assenza di documentazione medica

specialistica atta a sollevare dubbi in merito alla fedefacenza della stessa

(non potendo essere considerati tali i rapporti medici dello psichiatra curante

agli atti) come si vedrà meglio al consid. 2.9.

Il TCA

osserva inoltre che dalle tavole processuali emerge che l'insorgente - dopo aver lavorato al 100% dal 1974 al 1977

all'Ospedale __________ come apprendista laboratorista medica al 100% - si è

sposata nel 1978, anno a decorrere dal quale ha iniziato a lavorare come

laboratorista medica al 50% presso il dr. med. __________ di __________. Dopo

la nascita nel 1979 della sua primogenita (__________, __________1979), RI 1 ha

continuato a lavorare al 50% presso il precitato medico.

Dopo essersi separata nel 1984, a decorrere dal 1986 RI 1 ha continuato a

lavorare quale laboratorista ma a tempo pieno (50% dal dr. med. __________ a __________

e 50% presso l’__________ a __________) sino al 1988, anno in cui il matrimonio

è stato sciolto per divorzio. Nella relativa sentenza del 29 marzo 1988, il

Pretore del Distretto di __________, ha stabilito, tra l'altro, quanto segue:

" (…) 1.1.

Come per il passato la figlia passerà due giorni la settimana presso la madre.

1.2. Alla madre spetta il più ampio diritto di visita, in caso di disaccordo: -

un week-end ogni 15 giorni;- tre settimane consecutive durante le vacanze

estive. 2. Al mantenimento della figlia provvederà il padre, la madre non è

tenuta al versamento di alcun contributo alimentare. 3. La signora __________

rinuncia a ogni contributo alimentare ex art. 152 e 152 CC. (…)"

Dal 1988 al 1997 RI 1 ha

lavorato come laboratorista all'Ospedale __________ con percentuali variabili

al 70% e 40%. Nel frattempo nel 1991 è nato il suo secondogenito (__________, __________1991).

L'assicurata ha convissuto circa uno-due anni con il padre di __________,

conosciuto tra il 1988 ed il 1989, rimanendo insieme a lui in tutto per ca.

sette-otto anni. A far tempo dal 1997 ella ha iniziato a lavorare al 50%,

sempre in qualità di laboratorista, presso il __________, dapprima a __________

e, a far tempo dal 2006, a __________.

Nel 2000 è nato il suo terzogenito (__________, __________2000). L'assicurata

ha convissuto con il padre di __________, conosciuto nel 1997, sino al 2003,

anno in cui si sono separati. Il terzogenito vive una settimana con

l'assicurata ed una settimana con il padre. Nel 2013 è sopraggiunto il danno di

salute che ne ha provocato un'incapacità lavorativa duratura, come si vedrà

meglio al considerando 2.9. Assente dal lavoro per malattia in modo continuato

dal 27 novembre 2013, l'assicurata ha potuto beneficiare del pre-pensionamento

a decorrere dal 1° luglio 2015 (cfr. incarto AI, pag. 21-26; 28-31; 108,

115-116, 119 e 181).

Alla luce di quanto appena

esposto, la suddivisione operata dall'UAI (salariata al 50% e casalinga al 50%)

deve dunque essere confermata dal TCA.

Da

quanto precede emerge infatti chiaramente che l'assicurata ha scelto di lavorare

a tempo parziale (50%) compatibilmente con le esigenze derivanti dalla

necessità di conduzione della propria vita familiare. Tale decisione non è

dettata da motivi medici. Del resto RI 1 durante il suo percorso professionale

(e, successivamente, all'apprendistato del 1974-1977) ha dimostrato di essere

in grado di lavorare anche in percentuali superiori al 50%, scegliendo di

svolgere l'attività di laboratorista a tempo pieno dal 1986 al 1988 (50% dal

dr. med. __________ a __________ e 50% presso l'__________ a __________) e sino

al 70% (dal 70% al 40% presso l'Ospedale __________) dal 1988 al 1997 (da

notare che __________ è nato il __________1991). A decorrere dal 1997

(allorquando __________, che comunque viveva soprattutto col padre in base alla

sentenza di divorzio del 1988, era diventata maggiorenne e __________, che

viveva con l'assicurata, aveva 6 anni) la percentuale lavorativa dell'insorgente

si è consolidata al 50% per poi cristallizzarsi come tale con l'arrivo del

terzogenito __________ (nato il __________2000), che al momento del

trasferimento del __________ da __________ a __________ avvenuto nel marzo 2003,

aveva circa 2 anni e 1/2. Neppure vi è motivo di ritenere che al momento

dell'insorgere del danno alla salute, nel 2013, l'assicurata (i cui figli a suo

carico avevano allora 22 anni - __________ - e 13 anni - __________ - ed erano ambedue

ancora agli studi) avrebbe lavorato in una percentuale superiore al 50%. Non

può essere seguita la rappresentante dell'insorgente laddove sostiene che la

sua assistita, senza il danno alla salute, avrebbe "esercitato

un'attività lavorativa al 100%, proprio perchè madre sola di due figli allora

ancora entrambi minorenni ed a suo carico, e senz'altro aumentato il pensum

lavorativo a partire dalla maggiore età del secondo figlio, spinta anche

soltanto da motivi meramente finanziari (perdendo ogni supporto di contributi

alimentari anche da parte del padre del figlio minore)" (cfr. pag. 4

scritto del 4 maggio 2017 al TCA).

Il danno alla salute è infatti

insorto nel 2013 (cfr. consid. 2.9). Nonostante i figli non fossero

evidentemente più in tenera età, non risulta che l'assicurata si sia iscritta in

disoccupazione come persona occupata al 50% alla ricerca di un posto di lavoro

a tempo parziale (> al 50%) o pieno (100%). Né tantomeno la rappresentante

legale della ricorrente pretende il contrario. Ciò trova peraltro conferma pure

nel fatto che, nell'ambito dell'inchiesta economica per le persone che si

occupano dell'economia domestica del 1° dicembre 2015, l'assicurata ha

dichiarato che avrebbe mantenuto l'impiego a metà tempo se non fosse

intervenuto il danno alla salute. In considerazione di quanto precede non può

quindi essere seguita la rappresentante dell'assicurata, secondo la quale la

sua assistita "al quesito dell'assistente sociale durante l'inchiesta

economica, ha risposto che avrebbe mantenuto l'impiego a metà tempo, ma che con

verosimiglianza preponderante, poiché già trovandosi in uno stato di danno alla

salute al momento della risposta, avrebbe aumentato il pensum lavorativo al

100%" (cfr. doc. VI, pag. 3).

In tali

circostanze non permette di giungere a una conclusione differente

neppure il precitato rapporto medico del 21 luglio 2016 dello psichiatra

curante (dal 2005), la cui opinione - che, come puntualizzato dallo stesso

specialista, non è suffragata da documentazione medica (cfr. rapporto medico

del 21 luglio 2016; doc. A3) - non è, peraltro, condivisa neppure dalla perita

del SAM (cfr. predetti complementi peritali dell'8 giugno 2016 e del 14 aprile

2017) e dagli altri medici del SAM nei complementi del 17 giugno 2016 e del 18

aprile 2017 e dal medico SMR nel rapporto del 20 giugno 2016.

Questo Tribunale ritiene

dunque dimostrato, con il grado della verosimiglianza preponderante valido

nell'ambito delle assicurazioni sociali (DTF 126 V 360; DTF 125 V 195 consid. 2

e i riferimenti ivi citati), che l'insorgente ha lavorato a tempo parziale,

segnatamente al 50% in modo costante per lo meno dal 1997, per scelta propria e

non per motivi medici e avrebbe continuato a lavorare part time (50%)

anche negli anni successivi al 2013.

A giusta ragione l'UAI ha

dunque considerato RI 1 salariata a tempo parziale (50%).

Considerato che nella

fattispecie concreta si tratta di statuire su una decisione con la quale è

stato negato il diritto ad una rendita nell’ambito di una prima domanda, non

trattandosi quindi di una costellazione come quella descritta nelle STF

9F_8/2016 del 20 dicembre 2016 e STF 9C_604/2016 del 1° febbraio 2017,

conformemente alla succitata giurisprudenza federale (cfr. consid. 2.3), nulla

osta all’applicazione del metodo misto.

In uno scritto del 6

ottobre 2016 la rappresentante della ricorrente ha chiesto di voler "eventualmente"

attendere una decisione del Tribunale federale "in merito ad un

cambiamento o ad una conferma giurisprudenziale dell'applicazione del metodo

misto" sulla base della decisione n. IV 2014/37 del 19 luglio 2016 del

Tribunale cantonale delle assicurazioni del Canton San Gallo

(doc. p.to C a pag. 4 del doc. VI). Ora, con sentenza

9C_552/2016 del 9 marzo 2017, l'Alta Corte, dopo aver rilevato che "Der Anwendbarkeit der gemischten Methode

der Invaliditätsbemessung auf den hier zu beurteilenden Sachverhalt steht somit

auch das EGMR-Urteil Di Trizio gegen die Schweiz vom 2. Februar 2016 (7186/09)

grundsätzlich nicht entgegen" (consid. 4.3), ha

accolto il ricorso presentato dall'UAI del Cantone San Gallo ed annullato la

decisione impugnata "soweit

darin angeordnet wird, dass die IV-Stelle des Kantons St. Gallen den Invaliditätsgrad

der Versicherten im Rahmen ihrer neuen Verfügung nicht anhand der gemischten

Methode, sondern mittels Einkommensvergleichs zu ermitteln hat".

2.6. In

concreto, dal profilo medico, l'UAI si è fondato sulla perizia

pluridisciplinare psichiatrica, reumatologica e oncologica allestita l'8

settembre 2015 dal SAM (pag. 107-168 incarto AI).

In tale ambito i medici del SAM, dopo aver elencato gli atti ed esposto

dettagliatamente l'anamnesi (familiare, personale-sociale, professionale,

patologica e sistemica), le constatazioni soggettive ed obiettive, e i reperti

esami (segnatamente di laboratorio: ematologico, chimico, screening tiroideo,

urine), hanno sottoposto l'assicurata ad un consulto psichiatrico (dr.ssa. med.

__________), ad un consulto reumatologico (dr. med. __________) e ad un

consulto oncologico (dr. med. __________).

Globalmente, nel rapporto peritale dell'8 settembre 2015, i medici del SAM,

sulla base delle risultanze dei singoli consulti e delle visite ambulatoriali

della ricorrente presso il citato centro d’accertamento, hanno posto la

seguente:

"

5 DIAGNOSI

5.1 Diagnosi

con influenza sulla capacità lavorativa:

Disturbo borderline di personalità (ICD-10 F 60.03).

Episodio

depressivo lieve ricorrente (ICD-10 F 33.0)

5.2 Diagnosi senza influenza sulla capacità lavorativa:

Carcinoma duttale invasivo G2

della mammella sin. stadio pT1b psent NO, operato il 3.12.2013 a mezzo di

tumorectomia, con successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia

endocrina adjuvante.

Disturbo di panico con agorafobia (ICD-10 F 40.01).

Periartropatia omeroscapolare tendinopatica alle spalle bilateralmente con

leggera sintomatologia di impingement.

Tendenza ad un reumatismo delle parti molli.

Carenza di vitamina D.

Ipotensione nota.

Noto colon spastico.

Note cistiti recidivanti.

Stato dopo due eradicazione di Helicobacter pylori con epigastralgie

recidivanti.

Nota ernia iatale.

Stato dopo due episodi di candidosi esofagea. " (pag. 127 e 128 incarto

AI; il corsivo è della redattrice).

Nel medesimo rapporto

peritale i medici del SAM hanno inoltre evidenziato quanto segue:

" Patologia

psichiatrica

(…) l'A. è stata visitata dalla nostra consulente Dr.ssa med. __________

che ha avuto con l'A. tre colloqui in data 16 e 30.4 e 7.5.2015 della durata

rispettivamente di 110, 50 e 49 minuti. La consulente descrive (…) l'esame

clinico, l'anamnesi psicofarmacologica, esegue degli approfondimenti testali

somministrando all'A. la Dissociatine Experience Scale (DES) ed il questionario

CECA-Q. Descrive (…), la terapia psichiatria attuale (…). Elenca le diagnosi

con influsso sulla capacità lavorativa di disturbo borderline di personalità (F

60.3), episodio depressivo lieve ricorrente (F 33.0) e le diagnosi senza

influsso sulla capacità lavorativa di: disturbo di panico con agorafobia (F

40.01). I criteri principali per cui riferisce la diagnosi sopra riportata sono

legati alla mancata integrazione della personalità, (…) che ha portato allo

sviluppo di un disturbo borderline con tutte le fragilità conseguenti, che

hanno impedito di affrontare gli eventi di una vita in modo funzionale, da

ultimo il tumore, con un'incapacità di essere resiliente e venir quindi

travolta dalla sua fragilità psichica, nonostante che a parere della consulente

l'A. possieda una certa caparbietà nel voler superare tutte queste sue

incapacità, ma da ultimo ne è stata travolta. Ritiene che l'A. come laborantine

medica possegga ancora una capacità lavorativa residua del 30% da limitazione

funzionale psichiatrica. (…). Dal suo punto di vista esiste una riduzione della

capacità lavorativa sin dal novembre 2013, in corrispondenza della diagnosi di

carcinome mammario con lo sviluppo di una sindrome da disadattamento, reazione

mista ansioso-depressiva, sindrome da attacchi di panico (F 41.0) con

agorafobia (F 40.0) (…) un'evoluzione fluttuante, imprevedibile (tipico delle

personalità bordeline). La prognosi a medio-lungo termine è difficile da

evidenziare ma si potrebbe preventivare una prognosi stazionaria con forse una

possibilità di miglioramento o peggioramento a seconda del decorso della

malattia tumorale e del mantenimento della presa in carico psicoterapeutica.

Sarebbe utile rivedere l'A. tra dodici diciotto mesi per valutare il decorso.

Secondo la consulente la diminuzione della capacità lavorativa nell'attività

sinora svolta, legata elle limitazioni funzionali che ha ritrovato, quale

l'estrema affaticabilità, la fragilità psichica con cadute depressive, la

difficoltà nella "tenuta" nelle relazioni con gli altri, la

reattività e l'imprevedibilità delle reazioni anche ad eventi

"normali", le difficoltà di esecuzione dei compiti determinate

probabilmente dai fenomeni di tipo "dissociativo", per citare i più

evidenti comportamenti che ne limitano le capacità lavorative. L'A. deve continuare

la presa in carico psichiatrica e continuare la psicoterapia

cognitivo-comportamentale già in atto, e secondo la consulente, sarebbe utile

un tentativo terapeutico integrativo con EMDR che potrebbe portare un ulteriore

aiuto al lavoro terapeutico in atto. Questo tipo di integrazione

psicoterapeutica potrebbe determinare quell'integrazione della personalità in

cui e in atto, secondo la consulente, una dissociazione strutturale e quindi

poter migliorare lo stato di salute psico-fisico e la capacità lavorativa. Al

momento attuale, viste le condizioni psichiche dell'A., non pensa si possano

effettuare provvedimenti integrativi professionali e/o di riformazione

professionali. (…).

Patologia reumatologica

(…) l'A. è stata valutata dal nostro consulente in reumatologia

. Dr. med. __________ che (…) pone le diagnosi senza ripercussioni sulla

capacità lavorativa di periartropatia omeroscapolare tendinopatica alle spalle

bilateralmente con leggera sintomatologia di impingement. Tendenza ad un

reumatismo delle parti molli. (…). L'assicurata (…) nel novembre del 2013, ha

sviluppato dei dolori diffusi all'apparato muscolo-scheletrico, con comunque

soprattutto una localizzazione alle spalle (…). Non vi sono alle indagini

cliniche e radiologiche segni per una lesione della cuffia dei rotatori o per

una problematica di borsite sub-acromiale, ma piuttosto una problematica di

tipo tendinopatica. Il quadro clinico alle spalle è da mettere anche in

relazione, secondo il consulente, con una tendenza ad un reumatismo delle

parti molli con la presenza di diversi tender points necessari per la diagnosi

ed un quadro di disturbi funzionali che ben si associano alla diagnosi di una

fibromialgia di tipo primario. Non vi sono sinoviti, non vi sono sospetti per

una malattia di tipo reumatico a carattere infiammatorio o sistemica. Le

indagini radiologiche effettuate per quanto riguarda i dolori alla colonna

lombare e per i disturbi alle spalle, non hanno mostrato patologie di rilievo,

fatto questo che sottolinea la presenza prevalentemente di disturbi nell'ambito

di un reumatismo delle parti molli. Tenendo in considerazione quindi questi

aspetti, ritiene che dal punto di vista reumatologico, l'assicurata non

presenti delle limitazioni funzionali nell'attività lavorativa svolta di laborantine,

in particolar modo presso l'__________ di __________ e __________, quale ultima

attività professionale svolta. Essa lavorava nella forma del 50%. Il consulente

giudica comunque che nemmeno in un'attività lavorativa svolta al 100% in questo

tipo di lavoro, vi siano delle limitazioni funzionai e quindi un'incapacità

lavorativa. Anche per quante riguarda l'attività di casalinga, la ritengo abile

al lavoro, per quanta riguarda l'aspetto reumatologico, da sempre nella forma

completa.

Patologia oncologica

(…) l'A. è stata valutata dal nostro consulente in oncologia

Dr. med. __________. L'A. è stata trattata per un carcinoma duttale invasivo G2

della mammella sinistra stadia pT1b osent NO, operato il 03.12.2013 a mezzo di

tumorectomia, con successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia

endocrina adjuvante (…). La diagnosi oncologica non ha a mio modo di vedere

influsso sulla capacità lavorativa. Dal punto di vista strettamente oncologico

la capacità lavorativa non è compromessa, teoricamente al 100% (prima della

problematica oncologica la paziente lavorava al 50%). (…). La prognosi (…)

estremamente buona, verosimilmente superiore al 90%. (…). In linea teorica il

potenziale di integrazione professionale è integro per quanto attiene alla

problematica oncologica, più difficilmente vedo spazi di manovra rispetto alle

altre problematiche di natura psichiatrica e reumatologica, per i quali il Dr.

med. __________ non si può esprimere (…)." (pag. 130-134 incarto AI;

n.d.r.: il corsivo è della redattrice)

Quanto alla capacità

lavorativa medico-teorica globale, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata

abile al lavoro, nell'attività da ultimo esercitata come laboratorista, nella

misura del 30% (tempo di presenza ridotto (limite funzionale); riduzione in ore

con rendimento pieno; eventuali pause sono già state conteggiate),

puntualizzando che i deficit funzionali sono dovuti a patologia psichiatrica e sottolineando

che "L'A. risulta incapace al lavoro in

maniera totale a partire dal 26.11.2013 quando smette di lavorare a causa della

diagnosi e degli accertamenti relativi alla scoperta della patologia

oncologica. Questa incapacità totale è valida sino all'11.3.2014 quando l'A.

termina le cure oncologiche acute (terapia chirurgica e radioterapia). A partire

dal 12.3.2014 vale una capacità lavorativa residua del 30% inteso come limite

funzionale dovuto prevalentemente a patologia psichiatrica." (pag. 134

e 135 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

Quanto alla capacità lavorativa medico-teorica globale in un'attività

adeguata, i medici del SAM hanno ritenuto l’assicurata abile al lavoro nella

misura del 30% (tempo di presenza a rendimento pieno, senza ulteriori riduzioni

del rendimento, senza ulteriori pause supplementari), puntualizzando che "L'A. risulta inabile al 100% dal 26.11.2013 in

qualsiasi attività, a partire dal 12.3.2014 risulta abile al 30% in modo

continuativo" (pag. 135 e 136

incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

I medici del SAM hanno inoltre ritenuto l’assicurata "inabile in ambito domestico dal 26.11.2013

all'11.3.2014. Nuovamente abile al 100% a partire dal 12.3.2014 in modo

continuativo"(pag. 136 incarto

AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

Da ultimo, ha osservato che sarebbe stato "utile rivedere l'A. tra 12-18 mesi per valutare il

decorso sul piano psichiatrico (eventualmente oncologico)" (pag. 137 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della

redattrice).

Nel rapporto finale del 10 settembre 2015 il medico dell'SMR (dr.

med. __________) ha posto la diagnosi principale con influsso sulla

capacità lavorativa di "Disturbo borderline di personalità (ICD 10:

F60.03)", l'ulteriore diagnosi con influsso sulla capacità

lavorativa di "Episodio depressivo lieve ricorrente (ICD 10: F33.0)"

e le diagnosi senza influsso sulla capacità lavorativa di "Carcinoma duttale invasivo G2 della mammella sin.

stadio pT1b psent NO, operato il 3.12.2013 a mezzo di tumorectomia, con

successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia endocrina adjuvante.

Disturbo di panico con agorafobia (ICD-10 F 40.01). Periartropatia

omeroscapolare tendinopatica alle spalle bilateralmente con leggera

sintomatologia di impingement. Tendenza ad un reumatismo delle parti molli. Carenza

di vitamina D. Ipotensione nota. Noto colon spastico.

Note cistiti recidivanti. Stato dopo due eradicazione di Helicobacter pylori

con epigastralgie recidivanti. Nota ernia iatale. Stato dopo due episodi di

candidosi esofagea", riprendendo

integralmente i periodi di incapacità lavorativa ed i limiti funzionali derivanti

dal danno psichico indicati nella perizia del SAM

(pag. 176 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della redattrice).

Il 16 febbraio 2016 il dr. med. __________,

specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, specialista che ha in cura la

sua assistita dal 2005, ha osservato quanto segue:

" (…) non

vi sono nuovi dati anamnestici emersi dal marzo 2005, data dell'ultimo

rapporto. La paziente presenta una patologia psichiatrica ad andamento ciclico,

per cui vi sono stati periodi di migliore compenso alternati a periodi di

aggravamento in cui la patologia depressiva e l'instabilità emotiva sono

apparsi nettamente più marcati. (…). Confermo le diagnosi poste nei miei

rapporti medici all'IAS del 2.7.2014 e del 10.3.2015, diagnosi che si sono

consolidate durante i 10 anni in cui ho seguito la paziente. Per quanto attiene

alle differenze rispetto alle diagnosi espresse dalla dr.ssa med. __________

nel suo rapporto peritale del 10 giugno 2015 riporto le seguenti

considerazioni. Le diagnosi di disturbo di personalità borderline e disturbo di

personalità emotivamente instabile sono coincidenti ed hanno un identico codice

ICD.10. La dr.ssa __________ diagnostica un "episodio depressivo lieve ricorrente"

utilizzando il codice ICD 10: F 33.0. Per essere precisi, il codice utilizzato

corrisponde alla diagnosi "sindrome depressiva ricorrente, episodio

attuale lieve". Come riferito nel paragrafo 1.2. "Referto

psichico" della perizia, la valutazione riferisce agli ultimi 15 giorni. La

depressione è una malattia ad andamento tipicamente ciclico, per cui non

sorprende che la collega possa aver osservato la paziente in un momento di

minore gravità dell'episodio depressivo. La mia osservazione decennale, invece,

attesta numerosi episodi di gravità perlomeno media. Secondo il manuale ICD 10,

un episodio depressivo lieve presenta 4 dei sintomi citati,

mentre un episodio medio ne presenta 6. È del tutto evidente come la

valutazione della gravità di un episodio depressivo possa variare a seconda del

momento di osservazione della paziente. Non concordo, invece, con la

valutazione della assenza di influsso sulla capacità lavorativa del disturbo da

panico con agorafobia. Numerosi medici, in vari rapporti, affermano che la

paziente presenta una "personalità fragile" che è generalmente un

modo non specialistico di rilevare l'instabilità emotiva, in questo caso legata

al disturbo di personalità borderline (una condizione strutturale presente sin

dall'adolescenza). In considerazione di ciò, la paziente ha dovuto impiegare

una elevata quantità di "energie psichiche" per adattarsi alle

richieste dell'ambiente, decisamente maggiori di quelle delle altre persone.

L'impossibilità di recarsi autonomamente al lavoro a causa degli attacchi di

panico, ha comportato la necessità di attivarsi nel cercare aiuto e sostegno,

in particolare da colleghi che la conducessero alla sede di lavoro, con

l'evidente condizione stressante di dipendere da loro e dalla loro

disponibilità. Pertanto, seppur parzialmente, va considerato anche il disturbo

di panico come influente sulla riduzione della capacità lavorativa. (…).

Confermo che la paziente non presenta realisticamente nessuna capacità

lavorativa e che pertanto vada considerata inabile al 100%. Dalla lettura del

rapporto peritale non mi appare chiaro come si giunga a valutare nel 30% la

capacità di lavoro residua. Innanzitutto, non è una valutazione del 30%

in "qualsiasi attività lavorativa" poiché al paragrafo 9.1.1 della

perizia SAM si precisa che l'ambiente di lavoro dovrebbe essere in grado di

"reggere le caratteristiche personologiche dell'A. non facili nel

mantenere le relazioni, su un piano di tolleranza". In altre parole,

dovrebbe essere un ambiente di lavoro in grado di sopportare l'instabilità

emotiva della paziente, le ricadute prevedibili essendo la paziente affetta da

una depressione ricorrente, tollerare le difficoltà nelle relazioni con i

colleghi di lavoro, in particolare le interpretazioni persecutorie della

paziente. Chiunque esprimerebbe dei seri dubbi sulla reale esistenza di un

ambiente di Iavoro siffatto. La dr.ssa med. __________ "presume" una

capacità lavorativa del 30% come laborantine medica, ma nel questionario per il

datore del 4.6.2014 (perizia SAM) il __________ afferma che considerate le esigenze

soprattutto psichiche di cui sopra e lo stato psicofisico della collaboratrice

non vi sono attività che potrebbero essere svolte al momento", quindi

valuta la propria dipendente come completamente inabile al lavoro che svolgeva

precedentemente. Infine, la descrizione delle limitazioni funzionali riportata

dalla dr.ssa med. __________ nel suo rapporto peritale sono da me condivise e non

mi pare che Iascino margine a un residuo di capacità lavorativa. (…). Confermo

le valutazioni prognostiche riportate nei precedenti rapporti medici

all'IAS" (pag. 210-212 incarto AI; n.d.r.: il corsivo è della

redattrice).

L' 8 giugno

2016 la dr.ssa med. __________, perita del SAM, ha fornito dettagliate puntualizzazioni

precisando innanzitutto che l'assicurata è stata vista per ben tre volte in

colloqui durati rispettivamente 110 , 50 e 49 minuti e che ha pure svolto degli

approfondimenti diagnostici (esame clinico secondo AMDP 8-System; Dissociative

Experience Scale - DES - ed il Questionario CECA-Q).

La perita ha poi sottolineato

su quali basi ha formulato la sua diagnosi:

" (…) La

diagnosi che ne deduco deve essere fondata e per tale scopo utilizzo i criteri

diagnostici attuali delle classificazioni DSM equiparata a ICD. ( pag 16 6.2

delle linee guida per la qualità delle perizie psichiatriche nell'assicurazione

federale per l'invalidità -SSPP). Ora nel 2014 è stata pubblicata l'ultima

versione del DSM-V ( manuale diagnostico e statistico dei disturbi

mentali-Raffaello Cortina Editore) utilizzato da tutti gli psichiatri nel mondo

per poter arrivare a diagnosi univoche ; 11CD-10 è uno standard di

classificazione per gli studi statistici ed epidemiologici, nonché valido

strumento di gestione di salute e igiene pubblica di tutte le categorie delle

malattie, in cui vi è una parte dedicata alle malattie mentali , pubblicato nel

1990 e applicata dal 1994. lo preferisco utilizzare il DSM-V , ritenendolo più

completo e più chiarificatore nei suoi criteri diagnostici e decisamente più

aggiornato dell1CD -10 , ponendo poi le due classificazioni in equivalenza. Per

essere ulteriormente precisa riporto la definizione ed il codice DSM-V

296.31 Disturbo depressivo maggiore ricorrente, che equivale al Disturbo

depressivo ricorrente, episodio lieve in atto, delI'CD-10 -GM 2014 : F 33.0,

che viene definito come un disturbo caratterizzato da ripetuti episodi di

depressione , con episodi lieve in atto, come in F.32.0 (presenti due o tre

sintomi. lI paziente è in genere sofferente a causa di essi, ma è in grado di

continuare la maggior parte delle sue attività abituali) e senza anamnesi positive

per episodi maniacali (pag. 193). E' ciò che ho riscontrato al momento delle

mie visite. l'A era anche in lista, nel periodo dei miei incontri, come

candidata alle elezioni, si occupava da tempo delle sue passioni , quali l'arteterapia,

l'astrologia e seguiva tutte le attività proposte dalla lega del Cancro, va

alle conferenze, senza problemi. Mi risulta quindi molto difficile pensare ad

una inabilità lavorativa per motivi psichiatrici al 100% per quest'A. ,

pensando anche ai miei pazienti psicotici gravi, compensati, che hanno una loro

attività lavorativa. Non solo, ma tutte queste attività sono effettuate in un

ambito relazionale, che l'A. regge benissimo, anzi traendone piacere (e questa

persona è depressa?). Vero è che la valutazione della gravità di un episodio

depressivo possa variare a seconda del momento dell'osservazione della

paziente, ma mi permetto di sottolineare che la percentuale che ho assegnato

aII'A. del 70% di incapacità lavorativa , è una valutazione che di solito

assegno a depressioni medio/gravi conclamate e croniche, sicuramente non

ricorrenti e lievi, ritengo di essere stata molto generosa nella mia

valutazione, e poi come si leggerà più avanti, non è solo sulla depressione

(poco significativa a tal fine) che mi soffermo , ma principalmente sul

disturbo di personalità per la valutazione dell'incapacità lavorativa"

(pag. 231 incarto AI; n.d.r.: solo il corsivo è della redattrice).

Le considerazioni della

dr.ssa med. __________, riprese integralmente dal SAM nel complemento del 17

giugno 2016 (pag. 224-230 incarto AI), sono state confermate nell'annotazione

del 20 giugno 2016 del medico SMR, dr. med. __________ (pag. 237 incarto AI).

Il 21 luglio 2016 il dr. med. __________, specialista

curante, ha osservato quanto segue:

" (…) L'andamento

clinico degli ultimi mesi è stato analogo a quello precedente con instabilità

emotiva, periodi di calo dell'umore, difficoltà nella gestione delle relazioni interpersonali,

tendenza agli atteggiamenti rivendicativi. Per quanto riguarda la presa di

posizione del SAM, basata sulla documentazione della dr.ssa med. __________

appare molto precisa e dettagliata, ma (…) Non è chiaro come si giunga a

valutare nel 30% la residua capacità lavorativa, dopo aver descritto nel

dettaglio le problematiche psichiatriche e i deficit funzionali ad esse

collegati. Graduare la capacità lavorativa per patologie psichiatriche è

certamente difficile in assenza di criteri oggettivi o perlomeno di accordo

della comunità scientifica. A maggior ragione, in queste situazioni, la

valutazione di un significativo residuo di capacità lavorativa andrebbe

argomentata in maniera chiara, tenendo anche presente la reale possibilità di

utilizzo di questa capacità in una concreta attività. (…)" (doc. A3)

Il 14 aprile 2017 la

perita del SAM ha puntualizzato quanto segue:

" (…) Il

collega Dr. __________ per un periodo certifica un periodo di IL del 100%

nell'atto del 29.11.2012 per un periodo di 4-8 settimane e poi successivamente

lo stesso curante attesta nuovamente un'lL del 100% nell'autunno del 2014.

Dagli atti a nostra disposizione egli non ha mai certificato un'lL parziale

dall'inizio della sua presa a carico dal 28.2.2005. Posso evidenziare che l'A.

nel periodo in cui ha scelto di lavorare al 50% ha portato avanti la conduzione

della sua vita relazionale-famigliare, con tre figli, che non ha abbandonato,

ha continuato ad occuparsene, e a tutt'ora con l'ultimogenito. Ha sostenuto

relazioni da lei descritte come o conflittuali o disfunzionali che comportano

la necessità di energia psichica per affrontarle e per prendere le decisioni in

merito ad una soluzione per il proprio benessere psichico e quello dei figli,

che come ripeto non ha mai abbandonato o trascurato. Nel passato ha portato

avanti alcune sue passioni quale i lavoretti manuali, il seguire gli incontri

della lega del cancro a Lugano, andare alle conferenze, come al momento dei miei

colloqui, continua ad occuparsi di astrologia che è una delle sue grandi

passioni e segue anche l'arte-terapia. Per fare ciò, oltre che capacità psichica

si ha bisogno anche di tempo. Per finire si era candidata alle elezioni

comunali con relativa campagna elettorale nel momento delle mie visite. Confermo

pertanto che, a mio parere ha ridotto le sue capacità lavorative, come da me

attestato al 70%, dal punto di vista psichico, solo dopo novembre 2013, in

corrispondenza della diagnosi di carcinoma mammario e non precedentemente. (…)"

Le osservazioni della

dr.ssa med. __________ sono state confermate integralmente dal SAM nel

complemento del 18 aprile 2017 (doc. XIII).

2.7. Per poter graduare

l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre

di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri

specialisti.

Il compito del medico

consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale

misura e in quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel

fornire un importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano

ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF 9C_13/2007 del 31 marzo

2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2

pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158).

Spetta in seguito al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni

sanitarie, valutare quali attività professionali siano concretamente

ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, pag. 228

seg.).

Quanto alla valenza

probante di un rapporto medico, determinante è che i punti litigiosi importanti

siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il rapporto si fondi su

esami completi, che consideri parimenti le censure espresse dal paziente, che

sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la

descrizione del contesto medico sia chiara e che le conclusioni del perito

siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se un rapporto medico ha

valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né la denominazione, ad

esempio quale perizia o rapporto (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I

462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF

125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160 consid. 1c; MEYER-BLASER, Die Rechtspflege

in der Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123), bensì

il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).

Le perizie affidate dagli

organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria

amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i

quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a

risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non

sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI

2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05

del 25 aprile 2007).

In una sentenza di

principio 9C_243/2010 del 28 giugno 2011, pubblicata in DTF 137 V 210, il

Tribunale federale ha preso posizione sulle critiche della giurisprudenza

federale relativa al valore probatorio delle perizie dei Servizi di

accertamento medico (SAM; Art. 72 bis cpv. 1 OAI), dal profilo della conformità

alla CEDU e alla Costituzione, formulate soprattutto nel parere del Prof. Dr.

iur. Jörg Paul Müller e del Dr. iur. Johannes Reich dell’11

febbraio 2010. L’Alta Corte è arrivata alla conclusione che

l’acquisizione delle basi mediche per poter emettere una decisione attraverso

perizie effettuate da istituti esterni come i SAM nell’assicurazione invalidità

svizzera, come pure il loro utilizzo nelle procedure giudiziarie è di per sé

conforme alla Costituzione e alla Convenzione (consid. 2.1-2.3). D’altra parte

il Tribunale federale ha riconosciuto il principio giusta il quale, in caso di

divergenze, l’amministrazione deve ordinare la perizia attraverso una decisione

incidentale impugnabile davanti al Tribunale cantonale delle assicurazioni o al

Tribunale federale amministrativo (consid. 3.4.2.6; cambiamento della

giurisprudenza secondo DTF 132 V 93), precisando nel contempo che alla persona

assicurata spettano precedentemente i diritti di partecipazione alla procedura

(ad esempio: quello di esprimersi sui quesiti peritali; consid. 3.4.2.9;

cambiamento della giurisprudenza secondo DTF 133 V 446). L'Alta Corte ha

inoltre puntualizzato che, in caso di accertata necessità di ulteriori

chiarimenti, il Tribunale cantonale o il Tribunale federale amministrativo

devono per principio essi stessi ordinare una perizia medica (consid. 4.4.1.3 e

4.4.1.4; cambiamento della giurisprudenza secondo DLA 1997 Nr. 18 p. 85, C 85/95

consid. 5d con riferimenti, sentenza H 355/99 del 11 aprile 2000 consid. 3b), i

cui costi sono posti a carico dell’assicurazione invalidità (consid. 4.4.2).

Questi principi sono stati confermati da TFA anche nella sentenza 9C_120/2011

del 25 luglio 2011 al consid. 4.1).

Va poi evidenziato che in

ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo di trattamento anziché

di perizia), in caso di lite non ci si può di regola fondare sulla posizione

del medico curante, anche se specialista (STF 9C_38/2008 del 15 gennaio 2009,

STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid. 5.3), poiché alla luce del

rapporto di fiducia esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in

caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008;

DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer,

Bundesgesetz über die Invalidenversicherung, in: Rechtsprechung des

Bundesgerichts zum Sozial-versicherungsrecht, 2010, ad art. 28a, pag. 353) e

che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione

contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia

ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF

9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010

consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

Se vi sono dei rapporti

medici contraddittori, il giudice non può evadere la procedura senza valutare

l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli si fonda su un rapporto

piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008, STFA I 462/05

del 25 aprile 2007).

Infine va ricordato che, affinché un esame medico in ambito psichiatrico sia

ritenuto affidabile, esso deve adempiere diverse condizioni (cfr. DTF 127 V

294). L’esperto deve innanzitutto porre una diagnosi secondo una

classificazione riconosciuta (cfr. in questo senso anche la STF 9C_815/2012 del

12 dicembre 2012 consid. 3 e le citate DTF 131 V 49 e 130 V 396) e pronunciarsi

sulla gravità dell'affezione. Il perito deve anche valutare l'esigibilità della

ripresa di un'attività lucrativa da parte dell'assicurato. Tale prognosi deve

tener conto di diversi criteri, quali il carattere premorboso, l'affezione

psichica e quelle organiche croniche, la perdita d'integrazione sociale, un

eventuale profitto tratto dalla malattia, il carattere cronico della malattia,

la durata pluriennale della stessa con sintomi stabili o in evoluzione e

l'impossibilità di ricorrere a trattamenti medici secondo la regola d'arte. La

prognosi sfavorevole deve essere fatta in base all’insieme dei succitati

criteri. Inoltre, l'esperto deve esprimersi sull'aspetto psicosociale della

persona esaminata. Del resto, un rifiuto di una rendita deve ugualmente basarsi

su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori descritti e quelli

osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui descrizione rimane

sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti divergenze tra le

informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti dall'anamnesi, il fatto

che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto insensibile, come pure le

allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente psicosociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).

2.8. Per quanto riguarda in particolare

l'invalidità cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito

che esso può portare ad un’invalidità se è di gravità tale da non poter

praticamente esigere dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa

sul mercato del lavoro (cfr. DTF 127 V 298 consid. 4c).

Al riguardo l'Alta Corte

ha sottolineato che:

" (…)

Tra i danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici,

possono determinare un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono

essere annoverati - oltre alle malattie mentali propriamente dette - le

anomalie psichiche parificabili a malattia. Non sono considerati effetti di uno

stato psichico morboso, e dunque non costituiscono turbe a carico

dell'assicurazione per l'invalidità le limitazioni della capacità di guadagno

cui l'assicurato potrebbe ovviare dando prova di buona volontà; la misura di

quanto è ragionevolmente esigibile dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo

possibile. Bisogna dunque stabilire se, e in quale misura al caso, un

assicurato può, nonostante il danno alla salute mentale, esercitare un'attività

lucrativa che il mercato del lavoro gli offre, tenuto conto delle sue

attitudini. In quest'ambito il punto è quello di sapere quale attività si può

da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di stabilire l'esistenza di

un'incapacità di guadagno causata da un danno alla salute psichica non è quindi

decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno un'attività lucrativa

insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi se si debba ammettere che

l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in pratica più essere da lui

pretesa oppure che essa sarebbe persino insopportabile per la società (DTF 102

V 166; VSI 1996 pag. 318 consid. 2°, pag. 321 consid. 1°, pag. 324 consid. 1°;

RCC 1992 pag. 182 consid. 2° e sentenze ivi citate)" (STFA I 148/98 del 29

settembre 1998, pag. 10 consid. 3b)."

Secondo la giurisprudenza

del TFA siffatti principi valgono fra l'altro per le psicopatie, le alterazioni

dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo, la

farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre 1999;

STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182 consid. 2a

con riferimenti).

In una sentenza I 384/06

del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che “(…) il riconoscimento di un danno

alla salute psichica presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno

specialista in psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di

classificazione riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr.

pure la sentenza del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13

luglio 2006, consid. 4). (…)” (STF I 384/06 del 4 luglio 2007).

In una sentenza pubblicata

in DTF 130 V 352 l’Alta Corte ha precisato i criteri per poter concludere che

un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10 F 45.4) provoca un’incapacità di

guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni

sociali” in Le perizie giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing &

Lichtenhahn, Basilea 2008 pag, 254-257).

In una sentenza I 770/03

del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte, dopo avere

confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da dolore

somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base dei

criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli elementi

a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione

per l'invalidità.

Pertanto, se le

limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione dei

sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà diritto a

prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è una

notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento

osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori

intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure

mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco

credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella

vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto (v.

Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, p. 1434,

con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

Questa giurisprudenza è

poi stata progressivamente estesa ad altre affezioni (cfr. la DTF 137 V 64

sull’ipersonnia, nella quale l’Alta Corte si è così espressa:

" (…)

4.2 Diese im Bereich der somatoformen

Schmerzstörungen entwickelten Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der

Würdigung des invalidisierenden Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4

S. 70), dissoziativen Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr.

45 S. 150, I 9/07 E. 4 am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches

Müdigkeitssyndrom) und Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010

E. 2.3,9C_98/2010 vom 28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008

E. 5) sowie bei dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30.

April 2008 E. 3.4) analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE

136 V 279, dass sich ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten

Rechtsprechung beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung

(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend

wirkt. (…)”

In una sentenza

9C_492/2014 del 3 giugno 2015 pubblicata in DTF 141 V 281 il Tribunale federale

ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni

psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi (cfr. comunicato

stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di lavoro deve essere

valutata nell’ambito di una procedura in cui i fatti sono stabiliti in maniera

strutturata, alla luce delle circostanze del caso particolare e senza risultati

predefiniti. In particolare la presunzione secondo cui questi disturbi

possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di volontà

ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.

2.9. Nella concreta fattispecie,

chiamato a verificare innanzitutto se lo stato di salute della ricorrente è

stato accuratamente vagliato dall’UAI prima dell’emissione della decisione qui

impugnata, dopo attenta analisi della documentazione medica agli atti, questo

TCA non ha motivo per mettere in dubbio la valutazione peritale effettuata dal

SAM (segnatamente la perizia dell'8 settembre 2015 ed i relativi complementi

del 17 giugno 2016 e del 18 aprile 2017), da considerare dettagliata,

approfondita e quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali sopra

ricordati, e fatta propria dall'UAI.

2.9.1. Per quanto riguarda la

patologia reumatologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione

specialistica da parte del dr. med. __________, spec. FMH in reumatologia e

riabilitazione, il quale nel rapporto del 12 maggio 2015 ha posto unicamente le

diagnosi reumatologiche senza influsso sulla capacità lavorativa di “periartropatia

omero-scapolare tendinopatica alle spalle bilateralmente con leggera

sintomatologia di impingement; tendenza ad un reumatismo delle parti molli”

(pag. 164 incarto AI).

Il perito ha ritenuto che "dal punto di vista reumatologico,

l'assicurata non presenti delle limitazioni funzionali nell'attività lavorativa

svolta di laborantine, in particolar modo presso l'__________ di __________ e __________,

quale ultima attività professionale svolta. Essa lavorava nella forma del 50%.

Ritengo comunque che nemmeno in un'attività lavorativa svolta al 100% in questo

tipo di lavoro, vi siano delle limitazioni funzionali e quindi un'incapacità

lavorativa. Anche per quanto riguarda l'attività di casalinga, la ritengo abile

al lavoro, per quanto riguarda l'aspetto reumatologico, da sempre nella forma

completa" (pag. 165 incarto AI).

Il TCA non ha ragioni per scostarsi da questa valutazione.

Tanto più che neppure la rappresentante della ricorrente pretende il contrario.

2.9.2. Per quanto riguarda la

patologia oncologica, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione specialistica

da parte del dr. med. __________, Viceprimario di oncologia medica dell'__________,

il quale nel rapporto del 15 giugno 2015 - dopo aver rilevato che la paziente

era "stata trattata per un carcinoma duttale invasivo G2 della mammella

sinistra stadio pT1b Psent NO, operato il 03.12.2013 a mezzo di tumorectomia,

con successiva radioterapia precauzionale e proposta terapia endocrina

adiuvante" e che, a suo modo di vedere, la diagnosi oncologica non

aveva influsso sulla capacità lavorativa - ha puntualizzato che "dal

punto di vista strettamente oncologico la capacità lavorativa non è

compromessa, teoricamente al 100% (prima della problematica oncologica la

paziente lavorava al 50%)" (pag. 166 incarto AI).

Il TCA non ha ragioni per scostarsi da questa valutazione.

Tanto più che neppure la rappresentante della ricorrente pretende il contrario.

2.9.3. Dal punto di vista

psichiatrico, l’assicurata è stata sottoposta a una valutazione specialistica

da parte della dr.ssa med. __________, medico chirurgo e specialista FMH in

psichiatria, la quale nel rapporto dell'11 giugno 2015 ha posto la diagnosi con

influsso sulla capacità lavorativa di "ICD-10 F 60.03 disturbo

borderline di personalità; ICD-10 F 33.0 episodio depressivo lieve ricorrente"

e la diagnosi senza influsso sulla capacità di "disturbo di

panico con agorafobia".

La perita del SAM, ha analizzato compiutamente lo stato psichico della

ricorrente nel corso di 3 colloqui che hanno avuto luogo il 16 e 30 aprile ed

il 7 maggio 2015 e sono durati rispettivamente 110, 50 e 49 minuti.

In particolare, la specialista ha eseguito un esame clinico secondo AMDP

8-System (con raccolta anamnestica, referto psichico "periodo di

valutazione (in giorni) ultimi 15 giorni e confermato nel 2° e nel 3° colloquio"

e referto somatico), degli approfondimenti testali, somministrando

all'assicurata la Dissociative Experience Scale (DES) ed il Questionario

CECA-Q, ed ha riportato anche l'anamnesi psicofarmacologica, ed il trattamento

psichiatrico in corso.

Dopo aver descritto "attività ed abitudini" ("L'A. si

sveglia tra le 9:00 e le 11:00 del mattino, a seconda di come ha riposato

durante la notte (se deve occuparsi del figlio e deve preparargli la colazione

si sveglia presto ma poi in genere torna a letto). Si alza, beve un caffè latte

ed esegue la sua igiene personale. Verso le 11:30-12:00 pranza con il figlio.

Dopodiché esce di casa e si reca in genere alla __________ per fare gli

acquisti della giornata (per quanta riguarda la birra prende quanto consuma

giornalmente). Il pomeriggio sistema un po' la casa ed eventualmente si reca

agli appuntamenti previsti. Se è stanca guarda la TV e si riposa, ma senza

dormire. Alle 16:30-17:00 in genere arriva uno dei figli e si occupa di lui.

Solitamente va a correre verso le 20:30-21:30 per ca. 15 min., ma non tutte le

sere. Cena verso le 18:00, ma mangia anche qualcosa dopo aver fatto sport.

Resta sveglia in genere oltre le 24:00 e si corica verso la 1:00 di notte. Per

dormire assume lo Stilnox e si addormenta subito, ma poi si sveglia almeno una

volta verso le 4:00 e ogni tanto presenta un attacco di panico. Qualche volte

fatica a riaddormentarsi e quindi assume un'altra pastiglia di Stilnox. Ritiene

di dover dormire almeno sei-sette ore per star bene durante la giornata e compiere

le sue normali attività."), la perita del SAM ha riportato le

proprie costatazioni del seguente tenore:

"(…) Dall'età di 17 anni ad oggi è stata

seguita da psichiatri, psicologici, psicoterapeuti, tra cui la Dr.ssa med. __________

terapeuta breve strategica, che io conosco, ma con la quale non ha concluso la

terapia (anche perché quando si ä in presenza di traumi multipli in età

infantile la terapia breve strategica non è indicata e non ottiene risultati),

probabilmente per questo motivo la dott.ssa Milanese non ha continuato la

terapia. Riferisce anche di avere seguito una terapia di gruppo una decida di

anni fa. Ha anche assunto terapie psicofarmacologiche ma con nulla compliance,

a suo dire per gli immediati effetti collaterali, praticamente dopo la prima

somministrazione ad 1/4 del dosaggio veniva subito abbandonata. Nello

scritto che mi ha consegnato mi cita anche le varie soluzioni alternative di

cura quale lo yoga, agopuntura, omeopatia, il pendolo, la cromoterapia, ma con

scarso o nullo risultato nel tempo. Positivo invece a suo dire la ginnastica in

palestra, specialmente per la stanchezza cronica. Per quanto riguarda il

questionario CECA non è riuscita a compilarlo perchè troppo doloroso il

rievocare gli eventi della sua infanzia. Confermo ciò che scrive il collega Dr.

med. __________ che "da qualsiasi argomento si parla I'A. torna sempre

alle sue difficoltà relazionali ed affettive mostrandosi in difficoltà

nell'affrontare le problematiche della vite concreta", mentre non ritrovo

un'ideazione ossessiva di carattere ipocondriaco ma molto probabilmente perché

l'A. era polarizzata su quello che sono le sue condizioni attuali appunto

relazioni affettive con il compagno, con i figli, con gli altri poi si è

in periodo di campagna elettorale e dato che si ä iscritta nelle liste dei

verdi era tutta concentrata su questa nuova avventura. Per quanto riguarda la

deflessione del tono dell'umore l'A. riferisce di stare un pochino meglio e che

si sono ridotti anche i disturbi da attacchi di panico, anche se deve essere

sempre accompagnata in auto. Nonostante l'A. abbia una considerazione negativa

di sé, che si evince dalle frasi "sono fragile, sono insicura", non

le impedisce di portare avanti alcune sue passioni quale i lavoretti manuali,

il seguire gli incontri della lega del cancro a __________, va alle conferenze,

si occupa di astrologia che è una delle sue grandi passioni e segue anche

l'arteterapia. Ad aggiungere che, per quanto riguarda l'auto, riesce per brevi

distanze a guidare anche da sola in città. (…)".

La perita del SAM ha

precisato che i criteri principali per cui ha

posto la diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa di

"ICD-10 F 60.03 disturbo borderline di personalità; ICD-10 F 33.0

episodio depressivo lieve ricorrente" e la diagnosi senza

influsso sulla capacità di "disturbo di panico con agorafobia"

sono legati alla mancata integrazione della

personalità (risultante dalle precitate conclusioni) che ha portato allo

sviluppo di un disturbo borderline con tutte le fragilità conseguenti , che

hanno impedito di affrontare gli eventi di una vita in modo funzionale , da

ultimo il tumore, con un'incapacità di essere resiliente e venir quindi

travolta dalla sua fragilità psichica, nonostante che a suo parere l'assicurata

possieda una certa caparbietà nel voler superare tulle queste sue incapacità,

ma da ultimo ne è stata travolta.

La

perita ha quindi ritenuto che esistesse una riduzione del 70% da limitazione

funzionale psichiatrica (in particolare: l'estrema affaticabilità, la

fragilità psichica con cadute depressive, la difficoltà nella

"tenuta" delle relazioni con gli altri, la reattività e

l'imprevedibilità delle reazioni anche ad eventi "normali", le

difficoltà di esecuzione di compiti determinate probabilmente da fenomeni di

tipo "dissociativo")

della capacità lavorativa sin dal Novembre 2013, in corrispondenza della

diagnosi di carcinoma mammario con lo sviluppo di una sindrome da

disadattamento, reazione mista ansiosa-depressiva , sindrome di attacchi di

panico (F 41.0) con agorafobia (F 40.0) come si ritrovava negli atti ed era

d'accordo con lo psichiatra curante con una evoluzione fluttuante ed

imprevedibile (tipico delle personalità borderline) con una prognosi a

medio-lungo termine, di principio, stazionaria.

Da ultimo, la specialista del SAM ha precisato

che l'assicurata non presentava alcuna limitazione a svolgere l'attività di

casalinga come già faceva.

Le opinioni del dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e

psicoterapia, del 2 luglio 2014 (pag. 60-66 incarto AI) e del 10 marzo 2015

(pag. 76-81 incarto AI) sono state debitamente prese in considerazione e

analizzate dalla perita del SAM nel rapporto dell'11 giugno 2015. Ella ha

parimenti considerato (ed analizzato) il riassunto del dossier medico del 25

aprile 2014 dei medici del personale (dr.ssa.

med. __________, specialista FMH in medicina interna e dr.ssa med. __________,

specialista FMH in psichiatria e psicoterapia) del __________ (pag. 21-33

incarti "diversi").

La perita del SAM, nella motivate e approfondite prese di posizione dell'8 giugno

2016 e del 14 aprile 2017 di cui si è già ampiamente detto al consid. 2.6, ha

spiegato nel dettaglio i motivi per cui la sua valutazione diverge da quella,

confermata da ultimo anche nei rapporti medici del 16 febbraio e del 26 luglio 2016,

dello psichiatra curante.

Il TCA non ha motivo di scostarsi dalle convincenti considerazioni espresse

dalla perita psichiatra del SAM.

In esito alle considerazioni che precedono, rispecchiando la valutazione SAM i

criteri di affidabilità e completezza richiesti dalla giurisprudenza (cfr.

consid. 2.7), alla stessa va dunque attribuita piena forza probante.

Questa Corte ritiene pertanto che lo stato di salute, anche dal profilo

psichico, dell’assicurata sia stato dettagliatamente ed approfonditamente

vagliato dall'amministrazione, segnatamente dalla specialista del SAM, prima

dell'emanazione della decisione qui impugnata, data questa (in casu, il 22

giugno 2016) che segna il limite temporale del potere cognitivo del giudice delle

assicurazioni sociali (DTF 132 V 215 consid. 3.1.1; 130 V

140 e 129 V 4; cfr. pure STF 9C_863/2014 del 23 marzo 2015

consid. 3.2.2 e 8C_792/2014 del 23 marzo 2015 consid. 3.3).

In tale contesto, va qui ricordato che, quando l'istruttoria da effettuare d'ufficio

conduce l'amministrazione o il giudice, in base ad un apprezzamento

coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di determinati

fatti deve essere considerata predominante e che altri provvedimenti probatori

più non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad assumere altre

prove (valutazione anticipata delle prove cfr. Kölz/Häner, Verwaltungsverfahren

und Verwaltungsrechtspflege des Bundes, pag. 47 n. 63, Gygi,

Bundesverwaltungsrechtspflege, 2° ed., pag. 274, si veda pure DTF 122 II

consid. 469 consid. 41; 122 III 223 consid. 3; 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

Un tale modo di procedere non lede il diritto di essere sentito conformemente

all'art. 29 cpv.2 Cost.

(DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V 344 consid. 3c con riferimenti).

Il TCA rinuncia quindi all'assunzione di ulteriori prove, ritenendo la

situazione sufficientemente chiarita.

In conclusione, stante quanto sopra esposto, questo Tribunale ritiene dimostrato,

secondo il grado della verosimiglianza

preponderante abitualmente applicato nel settore delle assicurazioni sociali, che

RI 1 è stata inabile al lavoro (attività abituale, attività adeguata e

casalinga) al 100% dal 26 novembre 2013 all'11 marzo 2014 (cure oncologiche

acute terminate), mentre dal 12 marzo 2014 è abile al lavoro al 30% (inteso

come presenza con rendimento pieno; sia attività abituale sia attività

adeguata) ed al 100% quale casalinga in modo continuativo.

2.10. Per quanto concerne l'aspetto

economico, l'amministrazione ha calcolato per l'attività di salariata una

limitazione del 40%, come segue:

[100% (attività a tempo

pieno) x 30% (capacità lavorativa)] : 50% (quota parte salariata)=60% (su attività

al 50%) rispettivamente 100%-60%=40%=inabilità lavorativa per la sua quota parte

salariata.

In una sentenza 9C_666/2016 del 23 gennaio 2017, il Tribunale federale, in

merito alla valutazione del grado d'invalidità, di un'assicurata che lavorava

in qualità di cassiera e responsabile a tempo parziale (32.5 ore alla settimana

pari ad un tasso d'occupazione del 81.25%) e per il rimanente era casalinga, e che

presentava una capacità residuale del 50% in qualsiasi attività (abituale e

adatta) ed un impedimento nell'attività di casalinga (accertato con l'inchiesta

economica dell'assistente sociale) del 6,3%, ha applicato il metodo misto e si

è così espresso:

" Sur la base des avis médicaux au dossier, le tribunal cantonal a

considéré que l'assurée disposait d'une capacité résiduelle de travail de 50 %

dans son activité professionnelle ou toute autre activité adaptée. Par

ailleurs, il a retenu que l'enquête ménagère, qui concluait à un degré

d'empêchement de 6,3 % dans les travaux habituels, avait force probante et

écarté les griefs de l'assurée à cet égard, concernant notamment l'exigibilité

retenue pour l'aide apportée par sa fille majeure. Relevant que l'intimée ne

contestait pas le statut mixte retenu, ni la pondération des champs d'activités

(part de 80 % pour l'activité professionnelle et de 20 % pour les travaux

ménagers), l'autorité cantonale a ensuite procédé au calcul du degré

d'invalidité, qu'elle a fixé à 41,81 % ([32,5 x 50 + ([40-32,5] x 6,3)]/40).

Sur la base de cette évaluation, elle a octroyé un quart de rente d'invalidité

à l'intimée dès le mois de juillet 2014. (…).

L'office recourant conteste le calcul du taux

d'invalidité effectué par la juridiction cantonale. Il fait valoir que

l'empêchement dans la sphère professionnelle ne s'élève pas à 50 %, comme

retenu en violation du droit par le jugement attaqué, mais à 38,46 %. (…).

Le grief est bien fondé. En effet, l'autorité

cantonale a directement intégré dans son calcul le taux d'incapacité de travail

retenu par l'expert médical (50 %). Or celui-ci n'exprime pas la perte de gain

subie par l'assurée, dès lors que, selon les faits constatés par le jugement

attaqué, celle-ci travaillait à temps partiel avant la survenance de son

invalidité (32,5 heures par semaine sur 40 heures selon l'horaire normal de

travail dans l'entreprise, correspondant à un taux d'occupation de 81,25 %). En

application des principes de la jurisprudence (cf. ATF 137 V 334 consid. 4.1 p. 339 s.), l'incapacité de gain de l'intimée doit donc

être établie en comparant le revenu qu'elle aurait touché en travaillant à

81,25 % avec celui qu'elle pourrait obtenir en exerçant son activité à 50 %. Le

taux d'empêchement (pour la sphère lucrative) qui ressort de ce calcul est de

38,46 % ([ (81,25-50) /81,25] x 100), et non de 50 %. Compte tenu en outre

d'un taux d'empêchement de 6,3 % dans l'accomplissement des travaux habituels,

le degré d'invalidité global s'élève à 32 % ([32,5 x 38,36 %+ (40 - 32,5) x 6,3

%] / 40; sur ce calcul, cf. ég. ch. 3101 de la Circulaire de l'OFAS sur

l'invalidité et l'impotence dans l'assurance-invalidité). Ce taux est

insuffisant pour donner droit à une rente de l'assurance-invalidité."

Applicando

questa giurisprudenza al caso concreto bisogna concludere che l'assicurata - che

lavorava al 50% ed ha una capacità residua del 30% in qualsiasi attività

(abituale e adatta) - presenta, per la parte salariata (50%), un grado

d’invalidità del 40% {[(50-30)/50]x100}.

2.11. Per quel che riguarda

l'attività di casalinga, va rammentato che l'invalidità delle persone

che si occupano (esclusivamente o parzialmente) dell'economia domestica, è

stabilita confrontando le singole attività ancora accessibili al richiedente la

rendita AI con i lavori che può eseguire una persona sana.

Nella Circolare

concernente l'invalidità e l'impotenza dell'assicurazione per l'invalidità

(CIGI), nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2015, allo scopo di garantire

un'uguaglianza di trattamento in tutta la Svizzera è prevista una ripartizione

delle singole attività domestiche sulla base di un minimo ed un massimo

attribuibile a ciascuna di esse. In particolare la cifra 3086 prevede:

"

Di regola, si ammette che i lavori

di una persona sana occupata nell’economia domestica costituiscono le seguenti

percentuali della sua attività complessiva:

Attività

Minimo

%

Massimo

%

1. Conduzione dell'economia domestica

(pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro, controllo)

Considerandi

2.

2

5.

5

2.

Alimentazione (preparare i pasti, cucinare,

apparecchiare, pulire la cucina, approvvigionamento)

10.

50.

3.

Pulizia dell'abitazione (spolverare, passare

l'aspirapolvere, curare i pavimenti, pulire le finestre, fare i letti)

5.

5.

20.

4.

Acquisti e altre mansioni (posta, assicurazioni,

uffici)

5.

10.

5.

Bucato, manutenzione vestiti (lavare, stendere e

raccogliere il bucato, stirare, rammendare, pulire le scarpe)

5.

20.

6.

Accudire

i figli o altri familiari

0.

30.

7.

Altre attività (p.es. curare i malati, curare le

piante e il giardino, tenere animali domestici, cucire abiti, lavori di

volontariato, corsi di perfezionamento, attività creative)*

0.

50.

* Va

escluso l'impiego del tempo libero (N. 3090)."

Mentre alle cifre 3087,

3088.

e 3089 si legge ancora:

" Il totale delle

attività dev'essere sempre del 100% (Pratique VSI 1997 pag. 298).

Di norma, vanno applicate la ripartizione dei lavori e la

valutazione dei singoli compiti di cui al N. 3095. l valori minimi e massimi

servono alla parità di trattamento a livello svizzero ed offrono un margine per

una valutazione realistica dei singoli casi. Un'altra valutazione può essere

applicata soltanto in caso di divergenze molto forti dallo schema (RCC 1986

pag. 244).

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona deve contribuire

quanto ragionevolmente possibile a migliorare la propria capacità lavorativa

(p. es. metodo di lavoro confacente, acquisizione di impianti e apparecchi

domestici adeguati N. 1048 e 3044 segg.) Deve cioè ripartire meglio il suo

lavoro e ricorrere all’aiuto dei membri della sua famiglia in misura maggiore

rispetto a chi non ha problemi di salute (decisione del TFA del 17 marzo 2005,

I 257/04 e DTF 130 V 97 consid. 3.3.3). Se non adotta questi provvedimenti

volti a ridurre la sua invalidità, non sarà tenuto conto, al momento della

valutazione dell’invalidità, della diminuzione della capacità di lavoro

nell’ambito domestico.

In virtù dell’obbligo di ridurre il danno, una persona attiva

nell’economia domestica deve contribuire quanto ragionevolmente possibile a

migliorare la propria capacità lavorativa (p. es. metodo di lavoro confacente,

acquisizione di impianti e apparecchi domestici adeguati, N. 1048 e 3044

segg.). La maggior mole di lavoro può essere presa in considerazione per il

calcolo dell’invalidità soltanto se l’assicurato non è in grado di svolgere la

totalità dei lavori domestici durante il normale orario di lavoro e necessita

dunque dell’aiuto di terzi (RCC 1984, pag. 143, consid. 5). L’interessato deve

ripartire meglio il suo lavoro e ricorrere all’aiuto dei familiari in misura

maggiore rispetto a chi non ha problemi di salute (I 257/04 e DTF 130 V 97

consid. 3.3.3). Se non adotta i provvedimenti volti a ridurre il danno, al

momento della valutazione dell’invalidità non sarà tenuto conto della

diminuzione della capacità al lavoro nell’ambito domestico."

Al riguardo, il TFA (dal

1° gennaio 2007: TF) ha stabilito che – in linea di massima e senza valide

ragioni – non vi è motivo di mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste

effettuate dai servizi sociali, in quanto essi dispongono di collaboratori

specializzati, il cui compito consiste nel procedere a tali inchieste

(AHI-Praxis 1997 pag. 291 consid. 4a; ZAK 1986 pag. 235 consid. 2d; RCC 1984

pag. 143, consid. 5; STFA I 102/00 del 22 agosto 2001, consid. 4). Un

intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona

incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia

chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003

consid. 2).

L’allora TFA, in una

sentenza I 102/00 del 22 agosto 2000 (citata anche al consid. 4.1 della STF

9C_896/2012 del 31 gennaio 2013), ha confermato la legittimità di queste

direttive, in quanto il calcolo dell'invalidità ex art. 27 OAI deve essere

effettuato valutando l'attività domestica secondo l'importanza percentuale

delle singole summenzionate mansioni nelle circostanze concrete.

Se, tuttavia, non è

possibile determinare con sufficiente certezza che l’impedimento è

effettivamente dovuto all’invalidità, nella misura in cui l’incapacità di

lavoro constatata dal medico non è unicamente teorica, questa risulta decisiva

(RCC 1989 pag. 131 consid. 5b, 1984 pag. 144 consid. 5).

L’Alta Corte ha inoltre

precisato che si deve far capo ad un medico, affinché si esprima

sull’ammissibilità delle diverse mansioni, solo in casi eccezionali e meglio se

le indicazioni dell'assicurata appaiono inverosimili e in contrasto con gli

accertamenti medici (STF 9C_896/2012 del 31 gennaio 2013; STF 8C_843/2011 del

29.

maggio 2012; AHI-Praxis 2001 pag. 161 consid. 3c), ritenuto tuttavia che una

presa di posizione da parte di uno specialista sull'esigibilità delle singole

mansioni accertate in sede d'inchiesta – strumento destinato soprattutto alla

valutazione di impedimenti dovuti ad un danno alla salute fisica – è da

considerarsi in ogni caso necessaria quando si è in presenza di disturbi

psichici (STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003 e I 685/02 del 28 febbraio 2003).

Nella già citata DTF 128 V

93, il TFA, a proposito del valore probatorio di un rapporto d'inchiesta dell'Ufficio

AI, ha rilevato:

" (…)

Die in Art. 69 Abs. 2 IVV vorgesehene Abklärung

an Ort und Stelle ist die geeignete Vorkehr für die Ermittlung des

Betreuungsaufwandes. Für den Beweiswert eines entsprechenden Berichtes sind -

analog zur Rechtsprechung zur Beweiskraft von Arztberichten gemäss BGE 125 V

352.

Erw. 3a mit Hinweis - verschiedene Faktoren zu berücksichtigen. Es ist

wesentlich, dass als Berichterstatterin eine qualifizierte Person wirkt, welche

Kenntnis der örtlichen und räumlichen Verhältnisse sowie der aus den seitens

der Mediziner gestellten Diagnosen sich ergebenden Beeinträchtigungen und

Behinderungen der pflegebedürftigen Person hat. Weiter sind die Angaben der die

Pflege Leistenden zu berücksichtigen, wobei divergierende Meinungen der

Beteiligten im Bericht aufzuzeigen sind. Der Berichtstext schliesslich muss

plausibel, begründet und detailliert bezüglich der einzelnen, konkret in Frage

stehenden Massnahmen der Behandlungs- und Grundpflege sein und in

Übereinstimmung mit den an Ort und Stelle erhobenen Angaben stehen. Trifft all

dies zu, ist der Abklärungsbericht voll beweiskräftig. Das Gericht greift,

sofern der Bericht eine zuverlässige Entscheidungsgrundlage im eben

umschriebenen Sinne darstellt, in das Ermessen der die Abklärung tätigenden

Person nur ein, wenn klar feststellbare Fehleinschätzungen vorliegen. Das

gebietet insbesondere der Umstand, dass die fachlich kompetente

Abklärungsperson näher am konkreten Sachverhalt ist als das im Beschwerdefall

zuständige Gericht. Obwohl von zentraler Bedeutung für die Beurteilung des

Anspruchs auf Beiträge an die Hauspflege und im Hinblick auf die

Beweiswürdigung regelmässig zumindest wünschenswert, besteht an sich keine

strikte Verpflichtung, die an Ort und Stelle erfassten Angaben der versicherten

Person (oder ihrem gesetzlichen Vertreter) zur Durchsicht und Bestätigung

vorzulegen. Nach Art. 73bis Abs. 1 IVV genügt es, wenn ihr im Rahmen des

Anhörungsverfahrens das volle Akteneinsichtsrecht gewährt und ihr Gelegenheit

gegeben wird, sich zu den Ergebnissen der Abklärung zu äussern (vgl. -generell-

BGE 125 V 404 Erw. 3, bie Abklärung der gesundheitlichen Behinderung der im

Bereich der Haushaltführung tätigen Personen nach Art. 27 IVV: Urteil S. vom 4.

September 2001, I 175/01).

(…)" (DTF 128 V 93, consid. 4, pagg. 93-94)

Con riferimento agli

assicurati che sono portatori di affezioni psichiche, nella sentenza

9C_201/2011 del 5 settembre 2011, parzialmente pubblicata in SVR 2012 IV Nr. 19

pag. 86, il TF ha ribadito che, di massima, alla perizia specialistica in

ambito psichiatrico occorre dare maggiore valenza rispetto all’inchiesta

economica per le persone che si occupano dell’economia domestica, giacché per

l’assistente sociale è più difficile valutare le limitazioni derivanti dalla

patologia psichica:

" (…)

Die von einer qualifizierten Person durchgeführte

Abklärung vor Ort (vgl. Art. 69 Abs. 2 zweiter Satz der Verordnung vom 17.

Januar 1961 über die Invalidenversicherung [IVV; SR 831.201]) ist für

gewöhnlich die geeignete Vorkehr zur Bestimmung der Behinderung im Haushalt.

Zwar ist der Abklärungsbericht seiner Natur nach in erster Linie auf die

Ermittlung des Ausmasses physisch bedingter Beeinträchtigungen zugeschnitten,

weshalb seine grundsätzliche Massgeblichkeit unter Umständen Einschränkungen

erfahren kann, wenn die versicherte Person an psychischen Beschwerden leidet.

Prinzipiell jedoch stellt er auch dann eine beweistaugliche Grundlage dar, wenn

es um die Bemessung einer psychisch bedingten Invalidität geht, d.h. wenn die

Beurteilung psychischer Erkrankungen im Vordergrund steht. Widersprechen sich

die Ergebnisse der Abklärung vor Ort und die fachmedizinischen Feststellungen

zur Fähigkeit der versicherten Person, ihre gewohnten Aufgaben zu erfüllen, ist

aber in der Regel den ärztlichen Stellungnahmen mehr Gewicht einzuräumen als

dem Bericht über die Haushaltabklärung, weil es der Abklärungsperson

regelmässig nur beschränkt möglich ist, das Ausmass des psychischen Leidens und

der damit verbundenen Einschränkungen zu erkennen (Urteil 9C_631/2009 vom 2.

Dezember 2009 E. 5.1.2; SVR 2005 IV Nr. 21 S. 81, I 249/04 E. 5.1.1; AHI 2004

S. 137, I 311/03 E. 5.3; vgl. auch BGE 133 V 450 E. 11.1.1 S. 468 mit

Hinweisen; Ulrich Meyer, Bundesgesetz über die Invalidenversiche-rung [IVG],

in: Murer/Stauffer [Hrsg.], Die Rechtsprechung des Bundesgerichts zum

Sozialversicherungsrecht, 2. Aufl. 2010, S. 350).

(…)" (STF 9C_201/2011 del 5 settembre 2011, consid. 2)

Questa giurisprudenza è

stata più volte confermata (cfr., fra le altre, anche la STF 8C_843/2011 del 29

maggio 2012 in un caso in cui la ricorrente si lamentava del fatto che

l’istanza inferiore aveva preso in considerazione l’incapacità lavorativa del

9% derivante dall’inchiesta economica per le persone che si occupano

dell’economia domestica e non quella del 50% stabilita dallo psichiatra, il TF,

dopo aver rammentato la giurisprudenza valida in materia, ha nondimeno ritenuto

di dover riconoscere che, a differenza dello specialista, nell’inchiesta a domicilio

l’assistente sociale aveva meglio tenuto in considerazione anche l’obbligo

della persona assicurata di ridurre il danno e di far capo ai famigliari

nell’ambito delle mansioni domestiche).

In tale contesto va

segnalata anche la STF 9C_431/2016 del 7 dicembre 2016 nella quale il TF – chiamato a pronunciarsi in un caso in cui

l’ufficio AI contestava la conclusione dell’autorità giudiziaria secondo la

quale l’inizio del diritto alla rendita intera andava riconosciuto dal 1.

aprile 2009 (ovvero sei mesi dopo l’inoltro della domanda di prestazioni ex

art. 29 cpv. 1 e 3 LAI) –, premesso che poteva restare aperta la

questione riguardo allo status dell’assicurata (salariata al 100%, lavoratrice

a tempo parziale o casalinga a tempo pieno) dal 1. aprile 2009 al 31 luglio

2012.

visto che il risultato non cambiava, dato che ella era già incapace in

misura del 70% in ambito domestico (cfr. consid. 6.2.3.:

" Aufgrund der multiplen, zum Teil schweren und seit langem bestehenden

Leiden bzw. der darauf zurückzuführenden Unfähigkeit der Beschwerdegegnerin,

für sich selber und ihre Tochter zu sorgen, ist im fraglichen Zeitraum (April

2009.

bis Juli 2012) von einer gänzlichen oder zu mindestens 70 % betragenden

Einschränkung (auch) im Aufgabenbereich auszugehen. Selbst unter der Annahme,

die Versicherte wäre im Gesundheitsfall nicht erwerbstätig gewesen, hat sie

somit Anspruch auf eine ganze Rente und ist demzufolge der vorinstanzliche

Entscheid zu bestätigen. Bei diesem Ergebnis erübrigen sich Ausführungen zu den

Erwägungen des kantonalen Versicherungsgerichts zur gemischten Methode der

Invaliditätsbemessung. (...)”

2.12

Nella

presente fattispecie l'UAI ha incaricato l'assistente sociale di esperire

un'inchiesta, eseguita il 1° dicembre 2015 (pag. 183 e seguenti incarto AI).

Il

relativo rapporto è stato allestito il 15 dicembre 2015 ed ha il seguente

tenore:

" (…)

5.

ATTIVITÀ - descrizione degli impedimenti dovuti all'invalidità

5.1

Conduzione dell'economia domestica

pianificazione, organizzazione, ripartizione del lavoro,

controllo

importanza assegnata

5%

percentuale degli impedimenti

0%

percentuale di invalidità

0%

La conduzione e pianificazione del ménage domestico

avvengono con le capacità di sempre.

5.2

Alimentazione

preparazione dei pasti, pulizia della cucina, riserve

importanza assegnata

40%

percentuale degli impedimenti

0%

percentuale di invalidità

0%

La Signora RI 1 non è amante della cucina, ammette, tuttavia

si impegna affinché tutti i giorni i figli trovino un piatto pronto ai pasti.

A pranzo deve cucinare siccome __________ rientra a casa,

mentre __________ a volte collabora nella preparazione della cena. A dipendenza

di come si sente, siccome l'umore è altalenante, prepara un piatto di pasta, il

risotto, ecc. oppure qualcosa da riscaldare al microonde. La cucina non è

dotata di una lavastoviglie pertanto tutto va lavato a mano: capita, ammette

l'A.ta, di rimandare a un altro momento il lavaggio di pentole e stoviglie ma

mai da un giorno all'altro. La cucina è di piccole dimensioni e non è mai stata

abitudine eseguire con regolarità la - pulizia a fondo.

Dagli elementi in nostro possesso non vi sono limitazioni che possano

influire sull'attività domestica e come dichiara l'A.ta stessa le abitudini non

sono modificate. Ha infatti la possibilità oggi, contrariamente a quando era

attiva professionalmente, di suddividere le attività e prendersi il tempo

necessario per eseguire le diverse mansioni.

E'

inoltre esigibile la collaborazione dei figli.

5.3

Pulizia dell'appartamento

rispolvero, pulizia dei pavimenti, dei vetri, rifare

i letti, ecc.

importanza assegnata

20%

percentuale degli impedimenti

20%

percentuale di invalidità

4%

La signora RI 1 dichiara di non essere mai stata

particolarmente pignola nelle pulizie, anche perché lavorando non aveva molto

tempo, ma con regolarità passava l'aspirapolvere, puliva il pavimento, i bagni

e cambiava le lenzuola. Oggi si è normalmente prefissata di pulire di lunedì ma

non sempre riesce a mantenere la regolarità ed evita le mansioni che includono l'uso

prolungato e l'allungamento delle braccia e i lavori pesanti. Soffre di dolori

articolari un po' ovunque, anche perché soffre di fibromialgia che dichiara sia

stata diagnosticata dal perito reumatologo. Pertanto non passa più

l'aspirapolvere preferendo scopare (è più leggero), lava il pavimento e il

bagno ma la vasca fa fatica. Non trova la motivazione per riordinare. Riesce a

pulire i vetri solo in basso poiché in alto non può alzare gli arti.

Consideriamo una minima affaticabilità e riduzione del rendimento

nelle attività di pulizia. Tuttavia, l'A.ta non è costretta ad attenersi a

regole o ritmi come succede al contrario in un'attività lucrativa, pertanto può

suddividere le mansioni su più momenti e giorni.

E' inoltre esigibile la

collaborazione dei figli.

5.4

Spesa e acquisti diversi

compresi pagamenti, trattative assicurazioni e

rapporti ufficiali

importanza assegnata

10%

percentuale degli impedimenti

10%

percentuale di invalidità

1%

In zona ci sono la __________, la __________ e il __________,

pertanto quasi quotidianamente si reca a fare gli acquisti più leggeri. Ci va

da sola oggi, ma ricorda i periodi in cui doveva sempre essere accompagnata da

qualcuno. In città a piedi da sola non ci va ma in automobile si. Guida per

tratti medio-brevi quindi effettua anche la spesa più pesante che poi il figlio

aiuta a trasportare fino in appartamento.

Fatica a star dietro alla burocrazia ammette e se prima al

contrario era molto regolare oggi accumula anche ritardi.

Date le dichiarazioni consideriamo una minima riduzione del rendimento

nell'attività burocratica. Al contrario, con gli anni l'A.ta ha acquisito

maggior fiducia in sé stessa tanto da potersi recare autonomamente a fare gli

acquisti. E' esigibile la collaborazione dei figli nel trasporto della merce

pesante.

5.5

Bucato, confezione e riparazioni di indumenti

lavare, stendere, stirare, cucire, lavorare a maglia,

ecc.

importanza assegnata

20%

percentuale degli impedimenti

0%

percentuale di invalidità

0%

Il turno per il bucato è di mezza giornata ma la signora RI 1

ha la possibilità di chiedere la chiave a una vicina di casa in altri momenti

della settimana. Si occupa con regolarità del bucato e stende in casa, eccetto

le lenzuola che stende sui fili alti; per motivi di risparmio non usa più

l'asciugatrice.

I figli aiutano nel trasporto della

cesta, al bisogno.

L'A.ta dichiara che già prima del danno alla salute

accumulava le ceste di biancheria da stirare, lavorando a metà tempo. Oggi

disponendo al contrario di più tempo riesce a farlo con regolarità ma suddivide

il lavoro siccome non riesce a stirare per più di mezz'ora.

Si dedicava al cucito, al bisogno ma

ora ha abbandonato.

L'A.ta dichiara piena abilità nelle mansioni qui considerate pertanto si

giustifica la suddetta percentuale. Si tiene altresì conto dell'esigibilità di

collaborazione da parte dei figli.

5.6

Cura dei bambini e di altri membri

della famiglia

Compresa educazione, attività comuni, compiti, ecc.

importanza assegnata

0%

percentuale degli impedimenti

0%

percentuale di invalidità

0%

I figli hanno superato l'età della scolarità obbligatoria pertanto non sono

oggetto di valutazione.

5.7

Diversi

cura delle piante, giardinaggio, cura degli animali,

attività di utilità pubblica, creazione artistica, impegno a favore di terzi,

volontariato

importanza assegnata

5%

percentuale degli impedimenti

0%

percentuale di invalidità

0%

La Signora RI 1 dichiara di amare la creatività e quando se

la sente, "ogni tanto", dipinge oppure crea gioielli con le perline.

Tramite la Lega Ticinese contro il Cancro ha iniziato un corso di __________

che segue tuttora con piacere una volta a settimana. Ha seguito per un semestre

un corso di psicologia all'__________ di __________, per mantenere attivo il

cervello, siccome a lei piace apprendere concetti nuovi.

La Signora RI 1 anche in questo ambito dichiara ampie risorse pertanto si

giustifica la percentuale assegnata.

Valutazione dell'assistente sociale

totale delle attività

100%

percentuale di invalidità

5%

■ Chi esegue i lavori, che a causa della sua invalidità, l'assicurata non

può svolgere personalmente nell'economia domestica?

Indicare il nome, l'indirizzo, il grado di parentela,

genere dei lavori delegati, ore di lavoro per settimana e salario orario

versato

Figli.

Da quando il danno alla salute ha avuto ripercussioni

sulla capacità al lavoro?

Da novembre 2013 (…)" (incarto AI pag. 183 e

seguenti).

2.13

Sulla

base degli accertamenti esperiti presso il domicilio dell’assicurata, dopo aver

fissato gli impedimenti di ogni singola mansione casalinga, l'assistente

sociale ha quindi stabilito una limitazione complessiva del 5%.

Innanzitutto va sottolineato che nell’inchiesta economica in questione è stata

correttamente stabilita una ripartizione delle singole attività domestiche nel

rispetto dei parametri di cui alle direttive (CIGI), attribuendo un valore

complessivo del 100% all'insieme dei lavori abituali svolti dall'assicurata

nell'ambito dell'economia domestica.

Inoltre,

tenuto conto dell’obbligo di ridurre il danno e di reciproca (e accresciuta:

DTF 130 V 97 consid. 3.3.3 pag. 101 con riferimenti) assistenza familiare e

ricordato che in linea di massima e senza valide ragioni non vi è motivo di

mettere in dubbio le conclusioni delle inchieste effettuate dai servizi sociali

in quanto essi dispongono di collaboratori specializzati il cui compito

consiste nel procedere a tali inchieste la valutazione di cui all’inchiesta del

1.

dicembre 2015 va di principio confermata.

Un

intervento da parte dell'autorità giudiziaria nell'apprezzamento della persona

incaricata dell'inchiesta si giustifica unicamente nei casi in cui esso appaia

chiaramente erroneo (DTF 128 V 93 consid. 4; STFA I 681/02 dell’11 agosto 2003

consid. 2).

In concreto non solo non

vi sono motivi per ritenere l’apprezzamento manifestamente erroneo, ma esso

trova conferma nelle motivazioni contenute nell’inchiesta medesima.

Stanti

le considerazioni esposte, esaminate singolarmente le valutazioni

dell'assistente sociale circa gli impedimenti dovuti all'invalidità, questo

Tribunale ritiene che non siano ravvisabili elementi che consentano di mettere

in dubbio l'attendibilità della valutazione operata dall'assistente sociale,

che risulta conforme alle circostanze ed ai riscontri concreti ed in particolare

alle indicazioni fornite dall'assicurata medesima nell'ambito dell'inchiesta

domiciliare. Inoltre, è da ritenere che le valutazioni degli impedimenti

relativi alle singole mansioni domestiche sono del tutto affidabili e

compatibili con gli impedimenti accertati in sede medica.

Sulla

scorta delle considerazioni che precedono, tenuto conto di tutte le circostanze

concrete, questo TCA non può quindi che ritenere adeguati sia la percentuale di

importanza assegnata alle diverse attività domestiche, sia il grado

d'incapacità lavorativa nello svolgimento delle stesse mansioni casalinghe

stabiliti dall'Ufficio AI sulla base dell'accertamento domiciliare.

Tanto più che la stessa è stata confermata il 17 dicembre 2015 dal medico SMR,

dr. med. __________, specialista FMH in psichiatria e psicoterapia, e non

è stata neppure contestata dalla rappresentante della ricorrente.

2.14

Viste le quote parti tra

attività salariata (50%) e mansioni casalinghe (50%) stabilite

dall’amministrazione nella querelata decisione, il grado di invalidità globale

a decorrere dal 1° novembre 2014 (ovvero alla scadenza dell'anno d'attesa ex

art. 28 cpv. 1 LAI), conformemente alla precitata giurisprudenza

di cui alla STF 9C_666/2016 del 23 gennaio 2017, è del 22.50 {([21 ore x 40 % impedimento attività

salariata + (42 ore – 21 ore) x 5 % impedimento attività di casalinga] / 42},

arrotondato al 23% secondo la

giurisprudenza di cui alla DTF 130 V 121 consid. 3.2. = SVR 2004 UV Nr. 11 pag.

41) in applicazione del metodo misto. Tale grado d’invalidità non

permette la concessione di una rendita. La decisione avversata, mediante la

quale l'amministrazione ha negato il riconoscimento di una rendita d'invalidità

all'assicurata, è corretta e merita quindi di essere tutelata.

2.15

Secondo l'art. 29 cpv. 2 Lptca

e 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in caso di controversie relative

all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al Tribunale cantonale

delle assicurazioni è soggetta a spese. L'entità delle spese è determinata fra

200.

-- e 1'000.-- franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo

al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF

8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

Visto l’esito della

vertenza, le spese per complessivi fr. 500.--vanno poste a carico

dell’assicurata.

Quest’ultima chiede

tuttavia di essere messa al beneficio dell’assistenza giudiziaria con il

gratuito patrocinio (doc. I, pag. 20 e seguenti).

Ai sensi dell’art. 61 lett. f LPGA nella procedura giudiziaria cantonale deve

essere garantito il diritto di farsi patrocinare. Se le circostanze lo

giustificano, il ricorrente può avere diritto al gratuito patrocinio. Tale

norma di legge rispecchia sostanzialmente il tenore del vecchio art. 85 cpv. 2

lett. f LAVS, rimasto in vigore sino al 31 dicembre 2002, il quale prevedeva

che l’autorità di ricorso doveva garantire il diritto di farsi patrocinare, se

del caso, l’assistenza giudiziaria. L’art. 61 lett. f LPGA mantiene il principio

che i presupposti del diritto alla concessione dell’assistenza giudiziaria si

esaminano sulla base del diritto federale, mentre la determinazione della relativa

indennità spetta al diritto cantonale (DTF 110 V 362; Kieser, op. cit., ad art.

61, n. 86, pag. 626).

A norma dell’art. 3 cpv. 1 della Legge sull’assistenza giudiziaria

e sul patrocinio d’ufficio [LAG], nel tenore in vigore dal 1° gennaio 2011,

l’assistenza giudiziaria si estende all’esenzione dagli anticipi e dalle

cauzioni; all’esenzione dalle tasse e spese processuali; all’ammissione al

gratuito patrocinio.

I

presupposti (cumulativi) per la concessione dell’assistenza giudiziaria sono in

principio dati se l’istante si trova nel bisogno, se l’intervento dell’avvocato

è necessario o perlomeno indicato e se il processo non è palesemente privo di

esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372 consid. 5b e riferimenti).

Per valutare se un assicurato si trova in uno stato di bisogno, secondo la

giurisprudenza, si tiene conto di un fabbisogno minimo che si situa al di sopra

del minimo di esistenza agli effetti del diritto esecutivo (SVR 1998 IV Nr. 13

pag. 48 consid. 7b, pag. 48 consid. 7c). Al minimo esecutivo va, infatti,

aggiunto un supplemento al massimo del 15-25% (cfr. STFA U 102/04 del 20

settembre 2004).

2.16

Nella

fattispecie, dalla documentazione agli atti risulta che la ricorrente, nata il __________1957,

divorziata e madre di tre figli, due dei quali (1991 e 2000) convivono ancora

con lei e sono ancora agli studi, prepensionata dal 1° luglio 2015, dispone, quali entrate, della rendita AVS/AI (pari a fr.

1'937.-- mensili) e del contributo alimentare per il figlio nato nel 2000 (pari

a fr. 500.-- mensili) versate dall'ex compagno, per un importo totale di fr. 2'437.--

(cfr. doc. A 4, A 5 e A9).

Per quanto riguarda il calcolo del fabbisogno, all’assicurata deve essere

applicato l’importo base mensile per debitore monoparentale con obblighi di

mantenimento di fr. 1’350.-, cui aggiungere fr. 600.- per il figlio minorenne __________

e fr. 600.- per il figlio maggiorenne __________ (convivente e ancora agli

studi), stabilito per il calcolo del minimo esistenziale LEF.

Tale

importo comprende già le spese di sostentamento, abbigliamento, biancheria,

igiene, cultura, salute, oneri domestici, quali elettricità, illuminazione, gas

(cfr. Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti del diritto

esecutivo del 1° settembre 2009).

Bisogna,

poi, computare il canone di locazione di fr. 750.-- al mese, più spese per fr.

68.

- mensili (cfr. doc. A 10); il premio afferente all'assicurazione

obbligatoria contro le malattie (pari a fr. 99.30 mensili per l'assicurata, a

fr. 88.00 per il figlio maggiorenne __________ e a fr. 58.85 per il figlio

minorenne __________, già dedotti i sussidi: cfr. doc. A 11.1, 11.2, 11.3 e

doc. A 12).

Non

va invece computato il premio concernente l’assicurazione malattia

complementare. Al riguardo, va rilevato che le assicurazioni non obbligatorie

(per es. le assicurazioni private LCA), sono prese in considerazione solo in

casi particolari, segnatamente quando non è possibile esigere che l’assicurato

rescinda il contratto (ad esempio in caso di assicurati anziani, affetti da

malattie croniche, cfr. AJP/PJA 2002 p. 644-661). In concreto non ci sono

motivi per prendere in considerazione i premi delle assicurazioni

complementari.

Si

ottiene, quindi, un onere globale di fr. 3’614.15.

Inoltre va tenuto conto del fatto che all’importo di base determinato in

riferimento alla Tabella per il calcolo del minimo di esistenza agli effetti

del diritto esecutivo, va aggiunto un supplemento del 15-25%, ossia di fr. 542.10

/ 903.55 conformemente a quanto stabilito dall’Alta Corte nella sentenza U

102/04 del 20 settembre 2004.

In casu, si ottiene un ammanco mensile oscillante tra 1'719.25 e fr.

2'080.-.

Ora, secondo la

giurisprudenza federale, per stabilire l’indigenza di colui che domanda

l’assistenza giudiziaria, occorre tener conto anche della sua sostanza,

mobiliare e immobiliare. In effetti, egli è tenuto a intaccare il proprio

patrimonio, prima di pretendere dallo Stato l’assistenza giudiziaria (DTF 119

Ia 11 consid. 5).

Lo

Stato non può tuttavia esigere che il richiedente utilizzi i propri risparmi,

se essi rappresentano una cosiddetta "riserva di emergenza". La

"riserva di emergenza" stabilisce quindi un limite inferiore al di

sotto del quale la sostanza non può essere presa in considerazione per

l’eventuale concessione dell’assistenza giudiziaria.

La

determinazione della "riserva di emergenza", per una persona sola,

dipende dall’apprezzamento delle circostanze del caso concreto e varia, secondo

la giurisprudenza, dai 20'000 ai 40'000 franchi circa (cfr. STF 4P.158/2002 del

18.

agosto 2002 consid. 2.2 e riferimenti ivi menzionati, giurisprudenza ancora

richiamata di recente, ad esempio, nella STF 8C_1008/2012 del 24

maggio 2013 consid. 3.3.5).

Dalle tavole processuali

emerge che il conto corrente postale di cui è titolare l'assicurata presso Postfinance

presentava al 18 luglio 2016 un saldo di fr. 27'658.75 (cfr. doc. A6).

A fronte di un ammanco mensile oscillante tra fr. 1'719.25 e fr. 2'080.-

e di un nucleo familiare monoparentale composto da tre persone, tale importo va

ritenuto quale "riserva di emergenza".

RI 1 deve quindi essere considerata indigente.

L’assicurata non possiede inoltre le necessarie conoscenze

giuridiche, per cui l’intervento di un legale appare giustificato e di primo

acchito il ricorso non pareva essere privo di fondamento.

Essendo dunque nella

fattispecie soddisfatti i requisiti cumulativi per la concessione dell'assistenza

giudiziaria a favore dell'assicurata, il gratuito patrocinio va quindi

concesso, riservato l'eventuale obbligo di rimborso, qualora la situazione

economica dell'assicurata dovesse in futuro migliorare (cfr. art. 61 lett. f

LPGA; Kieser, Kommentar ATSG, 2003, ad art. 61, n. 93; cfr. art. 9 Lag;

relativamente al gratuito patrocinio nella procedura davanti al TFA cfr. art.

152.

cpv. 3 OG; STFA del 15 luglio 2003 nella causa S., I 569/02, consid. 5;

STFA del 23 maggio 2002 nella causa D., U 234/00, consid. 5a, parzialmente

pubblicata in DTF 128 V 174; DTF 124 V 301, consid. 6).

Ne

consegue che la ricorrente è per il momento esonerata dal pagamento delle spese

processuali (cfr. art. 69 cpv. 1bis LAI; STF I 885/06 del 20 giugno 2007).

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2.L'istanza

tendente alla concessione dell'assistenza giudiziaria e del gratuito patrocinio

è accolta.

3. Le spese di procedura per

fr. 500.-- sono poste a carico dell’assicurata ricorrente. A seguito della

concessione dell'assistenza giudiziaria esse sono per il momento assunte dallo

Stato.

4. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la busta in cui il

ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti