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Decisione

32.2019.104

Nuova domanda. Viste le risultanze della perizia SAM con complemento confermate dall'SMR a ragione l'Ufficio AI ha negato il diritto a prestazioni. Valutazione economica e rifiuto provvedimenti professionali non contestati

8 maggio 2020Italiano44 min

lavorativa dello 0% dal 30.9 al 9.10.2014 per degenza presso la Clinica __________,

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

32.2019.104

FS

Lugano

8 maggio 2020

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Francesco Storni, vicecancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 24 maggio 2019 di

RI 1

rappr. da: RA 1

contro

la decisione del 18 aprile 2019 emanata da

Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona

in materia di assicurazione federale per l'invalidità

ritenuto in fatto

1.1. RI 1 (dal 25 maggio 2013 in __________;

vedi “Certificato di famiglia” con “Estratto dell’atto di matrimonio”

sub doc. AI 58/155-161), classe 1977, impiegata di vendita presso la __________

di __________ (doc. AI 14/36-49), nel mese di ottobre 2012 ha presentato una

richiesta di prestazioni AI per adulti indicando, quale danno alla salute, una “(…)

discopatia zona lombare con frequenti blocchi, formicolii e forti dolori alle

gambe e alla schiena (…)” (doc. AI 2/4-9).

Al “Progetto di

decisione” del 15 aprile 2014 (doc. AI 44/132-134), tramite l’allora __________,

l’assicurata ha inoltrato le proprie osservazioni il 23 maggio 2014 (doc. AI

52/142-144).

Con decisione dell’11

giugno 2014, cresciuta incontestata in giudicato – sulla base della

perizia 25 marzo 2014 del dr. __________, FMH in reumatologia (doc. AI

41/116-124), del rapporto finale 11 aprile 2014 del medico SMR dr. __________

(doc. AI 42/125-127) e delle tabelle con riduzione al reddito ipotetico da

invalido allestite il 14 aprile 2014 (doc. AI 43/128-131) –, l’Ufficio

AI ha negato il diritto a prestazioni presentando l’assicurata un grado d’invalidità

del 13% (doc. AI 53/145-147).

1.2. Nel mese di ottobre 2014

l’assicurata – dal 1. aprile 2014 attiva all’80% quale “Collaboratrice

vendita __________ e cassa” sempre presso la __________ di __________ (doc.

AI 78/206-224) – ha presentato una seconda domanda di prestazioni AI per

adulti indicando, quale danno alla salute, che “(…) dal 2011 ha avuto forti

mal di schiena con frequenti blocchi che tuttora mi impediscono di lavorare (…)”

(doc. AI 59/162-167).

L’Ufficio AI – visti la documentazione medica prodotta il

18 dicembre 2014 (doc. AI 66/176-185) con l’annotazione 15 gennaio 2015 del

medico SMR dr. __________ (doc. AI 70/189) e dopo aver comunicato, con lettera

15 gennaio 2015 (doc. AI 68/187), alla __________ di ritenere annullato il “Progetto

di decisione Non entrata in materia sulla nuova richiesta di prestazioni”

del 18 novembre 2014 (doc. AI 62/171-172) –

è entrato nel merito della nuova domanda (doc. AI 72/191).

L’amministrazione – dopo aver aggiornato a più riprese gli

atti medici (vedi i rapporti medici del dr. __________ del 3 febbraio, 9

giugno, 14 settembre e 28 dicembre 2015 nonché del 21 giugno 2016 sub doc AI

76/196-203, 90/254-255, 99/277-282, 104/299-304 e113/334-339; il rapporto

medico dell’8 giugno 2015 del dr. __________ sub doc. AI 89/236-253; i rapporti

pervenuti l’8 giugno 2015 e il rapporto medico del 15 febbraio 2016 della

Clinica __________ sub doc. AI 93/258-270 e 107/308-326; la lettera d’uscita

con il rapporto operatorio del reparto di ginecologia e ostetricia dell’Ospedale

__________ di __________ del 25 febbraio 2016 sub doc. AI 118/345-349 e il

rapporto medico del 12 giugno 2017 del dr. __________ sub doc. AI 130/368-372) – il 3 luglio 2018 ha richiesto una perizia

pluridisciplinare al __________ per valutare l’evoluzione dello stato di salute,

rispettivamente della capacità lavorativa nell’attività abituale e in un’altra

attività adeguata, dal 2014 in avanti (doc. AI 161/428, 162/429-434 e

164/436-437).

Con decisione del 18 aprile

2019 (preavvisata con “Progetto di decisione” del 7 febbraio 2019 sub

doc AI 176/571-576 che ha annullato il precedente progetto del 24 maggio 2018

sub doc. AI 152/400-405 e oggetto della presente vertenza) – indicata l’evoluzione dell’incapacità

lavorativa nel tempo tanto nell’attività abituale e in un’attività adeguata quanto

come casalinga, ritenuti i gradi d’invalidità non pensionabili del 10% nel

periodo dall’11 febbraio al 31 dicembre 2016 in cui era casalinga al 100% e del

19% dal 30 settembre 2015 al termine dell’anno di carenza e del 18% dal 1.

gennaio 2017 ottenuti dal normale confronto dei redditi da valido e invalido – l’Ufficio AI ha negato il diritto a

prestazioni (doc. AI 185/592-598).

L’amministrazione ha

emesso la propria decisione visti la perizia pluridisciplinare del 20 dicembre

2018 con complemento del 2 aprile 2019 del __________ (doc. AI 169/444-550 e

183/587-590), il rapporto finale 29 gennaio con l’annotazione 12 aprile 2019 del

medico SMR dr. __________ (doc. AI 172/557-561 e 184/591) e le tabelle

allestite il 29 gennaio 2019 con la motivazione della riduzione al reddito ipotetico

da invalido (doc. AI 174/563-570).

1.3. Contro la decisione del 18

aprile 2019 l’assicurata, tramite la RA 1, ha inoltrato il presente ricorso.

L’insorgente – contestate

tutte le incapacità lavorative indicate dai periti del __________ che

contrasterebbero con i certificati medici specialistici agli atti, addotto che l’inabilità

lavorativa in attività adeguata sarebbe iniziata il 5 agosto 2014 e pretesa

l’applicabilità degli artt. 88a e 29bis OAI – ha postulato

l’annullamento della decisione impugnata e il diritto ad una rendita intera dal

1. novembre 2014 e ad almeno una mezza rendita dal 1. aprile 2016 fino almeno

al 1. marzo 2017 (I, pag. 6).

1.4. Con la risposta di causa

l’Ufficio AI ha chiesto al TCA di respingere il ricorso osservando che “(…) nell’evenienza

concreta, l’assicurata ha manifestato un dissenso puramente soggettivo nei

confronti della valutazione operata dall’amministrazione senza tuttavia

produrre - in sede di ricorso - eventuali elementi oggettivi, segnatamente di

natura medica, a sostegno delle proprie argomentazioni. Pertanto, in assenza di

prove atte ad inficiare la valutazione del __________ e del SMR, la stessa deve

essere considerata valida base di giudizio. (…)” (IV, pag. 3).

1.5. Invitato a presentare

eventuali altri mezzi di prova (V) l’insorgente è rimasto silente.

considerato in diritto

2.1. Oggetto del contendere è

sapere se a ragione l’Ufficio AI ha negato all’assicurata il diritto a

prestazioni (cfr. consid. 1.2).

L’insorgente postula

l’annullamento della decisione impugnata e il riconoscimento del diritto ad una

rendita intera dal 1. novembre 2014 e ad almeno una mezza rendita dal 1. aprile

2016 fino almeno al 1. marzo 2017 (cfr. consid. 1.3).

2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI

in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al

guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla

salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o

infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo la surriferita

definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o psichica conseguente a

infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di

guadagno.

Occorre quindi che il

danno alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno,

perché il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité, in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches

Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale Sicherheit, 2a ed., 2007, pag. 1411,

n. 46).

Per incapacità al lavoro

s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla

salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente

esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso

d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione

anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6

LPGA).

L'incapacità al guadagno è

definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della

possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in

considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e

che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure

d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1

LPGA, è considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale

presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità di

cui all'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico,

non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28

cpv. 1 LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua

capacità al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può

essere ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti

d'integrazione ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro

(art. 6 LPGA) almeno del 40% in media durante un anno senza notevole

interruzione; e c. al termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al

40%.

Ai sensi dell’art. 29bis

OAI, se la rendita è stata soppressa a causa dell’abbassamento del grado

d’invalidità e l’assicurato, nel susseguente periodo di tre anni, presenta di

nuovo un grado d’invalidità suscettibile di far nascere il diritto alla rendita

per incapacità al lavoro della stessa origine, il periodo precedente la prima

erogazione verrà dedotto dal periodo d’attesa impostogli dall’articolo 28

capoverso 1 lettera b LAI.

L'art. 29bis

OAI è pure applicabile se il diritto a rendita, per incapacità di lavoro della

stessa origine, risorge meno di tre anni dopo la soppressione, ma l'assicurato

non può farlo valere tempestivamente (DTF 117 V 23) così come nel caso di

aumento in via di revisione di una rendita corrente (vedi Meyer/Reichmuth,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 29, nr.i 25 e 26, pagg.

414-415 con rinvii giurisprudenziali).

L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive

che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno

al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza

rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono

invalidi almeno al 40%.

Tuttavia, il diritto alla

rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha

rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,

ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29

cpv. 1 LAI).

In virtù dell'art. 28a

cpv. 1 LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che

esercita un'attività lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio

federale definisce il reddito lavorativo determinante per la valutazione

dell'invalidità.

Ai sensi dell'art. 16

LPGA, il grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito

del lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e

dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di

un'attività lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di

mercato del lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli

avrebbe potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).

Il grado d'invalidità

dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che

egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe

potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,

pag. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello che egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui

ragionevolmente esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa

adozione di eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto

dei redditi; DTF 128 V 30 consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI

2000 pag. 84 consid. 1b).

Secondo

la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze

esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i

redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base

temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi

di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di

incidere sul diritto alla rendita (cfr. DTF 129 V 222).

2.3. Qualora

una prima richiesta di rendita sia stata negata perché il grado di invalidità

era insufficiente o perché l'invalido poteva provvedere a se stesso, una nuova

richiesta è riesaminata soltanto se l'assicurato rende verosimile che il grado

di invalidità si è modificato in misura rilevante per il diritto alle

prestazioni (art. 87 cpv. 2 e 3 OAI, fino al 31 dicembre 2011 cpv. 3 e 4 OAI).

Il TFA, nella DTF 133 V 263, chiamato a pronunciarsi nel caso di nuova domanda

presentata dopo l’assegnazione retroattiva di una rendita limitata nel tempo,

ha precisato la propria giurisprudenza e stabilito che in una tale evenienza la

nuova domanda deve rispettare i requisiti posti dall’art. 87 cpv. 2 e 3 OAI

Scopo di questo requisito è quello di impedire che l'amministrazione debba

costantemente chinarsi su domande identiche e non motivate, quando la

prestazione in causa è già stata rifiutata da una precedente decisione

cresciuta in giudicato (DTF 130 V 64 consid. 5.2.3; 117 V 198 consid. 4b con

riferimenti). Se tale condizione non è soddisfatta l'amministrazione non entra

nel merito della domanda emanando una decisione in tal senso; se per contro è

resa verosimile una rilevante modifica suscettibile di influenzare il diritto

alla rendita l'amministrazione è obbligata ad entrare nel merito della

richiesta (DTF 130 V 64 consid. 3; 117 V 198 consid. 4b; 109 V

108 consid. 2b; SVR 2002 IV Nr. 10; Müller, Die materiellen Voraussetzungen der

Rentenrevision in der Invalidenversicherung, Universitätsverlag Freiburg Schweiz,

2003, pagg. 84-86).

Se

l'amministrazione entra nel merito della nuova domanda deve esaminare la

fattispecie da un punto di vista materiale e in particolare verificare se la

modifica del grado di invalidità resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente

realizzata (DTF 109 V 115, vedi anche STF 9C_80/2013 del 18 settembre 2013

consid. 3.2). In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla

revisione di rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, art. 41 vLAI, art. 87segg. OAI; Pratique VSI 1999 pag. 84; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als

Grundfigur von Invalidenrentenrevisionen, in Schaffhauser/Schlauri, Die

Revision von Dauerleistungen in der Sozialversicherung, Veröffentlichungen des

Schweizerischen Instituts für Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999,

pag. 15; DTF 117 V 198). La giurisprudenza sopra menzionata va applicata

anche dopo l’entrata in vigore della LPGA il 1. gennaio 2003, il nuovo tenore

dell’art. 87 OAI valido dal 1. marzo 2004 (STF I 630/06 del 20 giugno 2007,

consid. 3 con riferimenti; DTF 130 V 343 consid. 3.5) e l’entrata in vigore il

1. gennaio 2012 dei cpv. 2 e 3 dell’art. 87 OAI corrispondenti ai precedenti

cpv. 3 e 4 dello stesso articolo.

In

particolare, la costante giurisprudenza ha stabilito che le rendite AI sono

soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante dello stato di

salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche quando lo stato di

salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla capacità di guadagno

hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl. del 28 giugno 1994

in re P. P. pag. 4; RCC 1989 pag. 323, consid. 2a; DTF 113 V 275, consid. 1a,

109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30). Affinché sia possibile la revisione di una

rendita AI è dunque necessario che le condizioni cliniche e/o economiche

dell'assicurato abbiano subito una modifica, tale da influire sulla perdita di

guadagno. D'altra parte la modifica deve essere notevole, non tanto da un punto

di vista astratto, ma piuttosto in relazione con l'art. 28 cpv. 1 LAI. In ogni

caso la revisione della rendita è possibile unicamente se, posteriormente alla

pronuncia della decisione iniziale, la situazione invalidante è effettivamente

mutata. Non basta invece che una situazione, rimasta sostanzialmente invariata,

sia giudicata in modo diverso (RCC 1987 pag. 38 consid. 1a, 1985 pag. 336; STFA

del 29 aprile 1991 nella causa G.C., consid. 4).

Se la capacità al guadagno

dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il cambiamento

determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a prestazioni

dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato perduri. Lo

si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre mesi, senza

interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare (art. 88a cpv.

1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità al guadagno,

occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a prestazioni, non

appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole. L’art. 29bis è applicabile

per analogia (art. 88a cpv. 2 OAI).

Al riguardo nella DTF 140

V 2 l’Alta Corte ha stabilito che se l'invalidità rinasce per motivi diversi da

quelli che avevano giustificato in passato l'erogazione di una rendita

temporanea (nel frattempo soppressa) ci si trova in presenza di un nuovo evento

assicurato. In tal caso il versamento della nuova rendita interviene al più

presto dopo sei mesi dal nuovo annuncio all'AI (art. 29 cpv. 1 LAI). L'art.

88bis cpv. 1 lett. a OAI non è applicabile, nemmeno per analogia.

L’art. 88a cpv. 2 OAI è

applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento determinante il diritto

a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava diritto ad una rendita (STF

8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012, consid. 5.3 con riferimenti).

Va ancora rilevato che

nella STF 8C_237/2014 del 21 gennaio 2015 pubblicata in DTF 141 V 9 e SVR 2015

IV Nr. 21, pag. 62, il TF ha stabilito che “(…) se i fatti determinanti per

il diritto alla rendita si sono modificati a tal punto da lasciar apparire una

notevole modificazione dello stato di salute da giustificare una revisione, il

grado d'invalidità deve essere stabilito nuovamente sulla base di fatti

accertati in maniera corretta e completa, senza rinvii a precedenti valutazioni

dell'invalidità (DTF 117 V 198 consid. 4b pag. 200; sentenze 9C_378/2014 del 21

ottobre 2014 consid. 4.2; 9C_226/2013 del 4 settembre 2013). Per questa

ragione, nel quadro di una nuova valutazione dello stato di salute e della

capacità di lavoro, un trauma alla spalla aggiuntivo al quadro clinico

esistente non osta alla soppressione di una rendita (consid. 5 e 6). (…)”

(regesto della DTF 141 V 9).

2.4. Nella fattispecie in esame

l’Ufficio AI – entrato nel merito della nuova domanda dell’ottobre 2014

e vista la richiesta di perizia 3 luglio 2018 del medico SMR dr. __________

(doc. AI 161/428) – ha ordinato una perizia pluridisciplinare a cura del

__________ (doc. AI 162/429-434 163/435 e 164/436-437).

Dalla perizia

pluridisciplinare del __________ del 20 dicembre 2018 (doc. AI 169/444-550),

risulta che i periti hanno fatto capo a tre consultazioni specialistiche

esterne, di natura reumatologica (dr. __________), neurologica (dr. __________)

e psichiatrica (dr.ssa __________).

Posta la “Situazione

iniziale e aspetti formali”, elencati gli atti, descritti l’anamnesi (famigliare,

personale - sociale, professionale, patologica e sistemica; i disturbi

soggettivi con le affezioni attuali e la descrizione della giornata) e

le constatazioni obiettive, i periti non hanno ritenuto alcuna diagnosi

internistica con influenza sulla capacità lavorativa e hanno esposto la “Valutazione

medica e medico-assicurativa”, l’“Elenco dei quesiti peritali e relative

risposte” e gli “Allegati”.

Nel capitolo “Struttura

della valutazione consensuale per perizie pluridisciplinari” i periti del __________

si sono così espressi:

"

(…)

Valutazione globale interdisciplinare

(valutazione consensuale)

L'A. è stata visitata dalla Dr.ssa med. __________,

specialista FMH medicina interna, e dalla Dr.ssa med. __________, specialista

FMH fisiatria e riabilitazione, in data 22.10.2018.

Inoltre l'A. è stata

visitata dai seguenti specialisti:

- consulto

reumatologico del Dr. med. __________, specialista FMH reumatologia e medicina

interna, del 6.11.2018 (vedi allegato);

- consulto

neurologico del Dr. med. __________, specialista FMH neurologia, del 5.11.2018

(vedi allegato);

- consulto

psichiatrico del Dr.ssa med. __________, specialista in psichiatria, dell'8.11.2018

e 22.11.2018 (vedi allegato).

Le conclusioni peritali si fondano su

un'esauriente discussione tra i medici periti del SAM.

A Valutazione medica integrativa

contenente:

- breve riepilogo

del decorso della malattia (nessuna anamnesi, nessuna citazione ripresa dai

rapporti delle singole perizie);

- derivazione/motivazione delle

attuali diagnosi.

Brevemente ricordiamo che l'A., dopo aver

ottenuto il diploma d'impiegata di vendita nel 1995, da dicembre 1996 svolge

questa attività presso diverse filiali di __________ (inizialmente a __________

e __________ e dal 2006 a __________), con un contratto a tempo pieno. Dal 2011

presenta periodi intermittenti d'incapacità lavorativa per patologia lombare, alternati con

ripresa del lavoro al massimo nella misura del 50%. Inoltra una prima richiesta

di prestazioni Al il 19.10.2012. In base alla perizia reumatologica del Dr.

med. __________, specialista FMH reumatologia, __________, del 25.3.2014,

l'Ufficio Al respinge la richiesta di prestazioni per un grado d'invalidità dell'8-13%

(decisione dell’11.6.2014). L'A. continua a lavorare nella misura del 50% fino

a maggio 2014, quando si sono esaurite le prestazioni di IPG per il rimanente

50%. A partire dall'1.6.2014 I'A. riduce il contratto di lavoro dal 100%

all'80% anamnesticamente per motivi di salute (patologia lombare) e viene

spostata dal reparto bambino al reparto abbigliamento donna, dove il carico

lavorativo risulta meno intensivo. Vi è un'incapacità lavorativa del 100% dal 30.9.2014

per esacerbazione della sindrome algica lombovertebrale, per cui l'A. inoltra

una seconda richiesta di prestazioni Al il 17.10.2014. Vi sono poi periodi

d'incapacità lavorativa del 100% dal 30.10.2014 al 31.3.2015 per patologia al

ginocchio ds. e dal 4.5 al 6.10.2015 nell'ambito di due interventi chirurgici

alla colonna lombare. Dal 7.10.2015 l'A. riprende il lavoro nella misura del

50% e dall'8.11.2015 lavora di nuovo nella misura del contratto all'80%. Vi è

un congedo maternità dal 3.2.2016 a metà maggio 2016, seguito da un congedo non

pagato fino a fine dicembre 2016. Da gennaio 2017 l'A. riprende il lavoro con

un contratto a ore (circa 20%) presso il reparto abbigliamento donna,

giustificando la riduzione della percentuale lavorativa con disturbi di salute (patologia

lombare e problemi alle ginocchia) e la necessità di cura del bambino. Lavora il

giovedì dalle ore 17:00 alle ore 21:00 e al sabato 4 ore al mattino o al pomeriggio

(eventualmente 5 ore con una pausa). L'attuale perizia pluridisciplinare viene

richiesta per valutare l'evoluzione dello stato di salute e della capacità lavorativa

dal 2014 ad oggi, con determinazione temporale e menzione delle limitazioni

funzionali residue.

Durante il soggiorno dell'A. presso il __________,

abbiamo potuto evidenziare le seguenti patologie decisive per la valutazione

del caso:

Patologia reumatologica

Come diagnosi con influenza sulla capacità lavorativa

l'A. presenta una sindrome lombovertebrale cronica in stato dopo spondilodesi

L3-L4 (strumentazione posteriore e gabbia, posate in due tempi a distanza di un

mese 4.5.2015 e 1.6.2015), nonché dolore e infiammazione persistente al

ginocchio sin. in stato dopo meniscectomia parziale laterale di un menisco

discoide 22.11.2017, infiltrazioni con corticosteroidi gennaio 2018 e agosto 2018,

con attualmente persistenza di un piccolo versamento. Come diagnosi senza

influenza sulla capacità lavorativa I'A. presenta uno stato dopo meniscectomia

laterale parziale al ginocchio ds. 24.11.2014 e uno stato dopo meniscectomia

mediale e laterale parziale al ginocchio ds. 21.10.2016, con attualmente un ginocchio

poco sintomatico, nonché una carenza marziale e una stanchezza cronica aspecifica.

Nell'attuale attività lavorativa di venditrice/cassiera (lavoro svolto in piedi)

I'A. presenta una capacità lavorativa del 60%, intesa come lavoro a tempo pieno

con diminuzione del rendimento del 40%. Vi è una riduzione del rendimento del

20% se il lavoro di venditrice/cassiera può essere svolto da seduta, a causa

dei problemi alla schiena. Vi è un'incapacità lavorativa totale per qualunque

attività di venditrice/cassiera per tre mesi dopo ogni intervento chirurgico

alla schiena e alle ginocchia. Al di fuori di questi periodi di convalescenza,

la capacità lavorativa corrisponde a quella attuale. L'A. può svolgere un'attività

adeguata a tempo pieno, con una diminuzione del rendimento al massimo del 10% a

causa dei problemi alla schiena e al ginocchio sin. In un'attività adatta, vi è

un'incapacità lavorativa di tre mesi dopo gli interventi alla schiena e di un

mese dopo gli interventi alle ginocchia.

Patologia neurologica

Dal lato neurologico I'A. non presenta diagnosi con

conseguenze sulla capacità lavorativa. Ella presenta una sindrome

lombovertebrale cronica con stato da stabilizzazione L3-L4 nel maggio 2015,

senza deficit neurologici associati e senza ripercussioni sulla capacità lavorativa

dal punto di vista neurologico. Dal lato neurologico può svolgere qualsiasi

attività lavorativa nella misura del 100%.

Patologia internistica

La carenza marziale in stato dopo terapia marziale

endovenosa per anemia sideropenica nel 2017 e la stanchezza cronica aspecifica

non limitano I'A. nella sua capacità lavorativa dal punto di vista

internistico.

Patologia psichiatrica

Non abbiamo potuto porre una diagnosi psichiatrica.

Dal punto di vista psichiatrico l'A. presenta una capacità lavorativa del 100%

in qualsiasi attività lavorativa.

B Diagnosi rilevanti con e senza

ripercussioni sulla capacità lavorativa

B.1 Diagnosi rilevanti con

ripercussioni sulla capacità lavorativa.

Sindrome lombovertebrale cronica, in:

- stato dopo spondilodesi L3-L4

(strumentazione posteriore e gabbia, posate in due tempi a distanza di un mese

4.5.2015 e 1.6.2015);

- assenza di deficit neurologici associati.

Dolore e infiammazione persistente al ginocchio sin.,

in:

- stato dopo meniscectomia

parziale laterale di un menisco discoide 22.11.2017;

- infiltrazioni con corticosteroidi gennaio

2018 e agosto 2018;

- attualmente persistenza di un piccolo

versamento.

B.2 Diagnosi rilevanti senza ripercussioni

sulla capacità lavorativa

Stato dopo meniscectomia laterale parziale ginocchio

ds. 24.11.2014 e stato dopo meniscectomia mediale e laterale parziale ginocchio

ds. 21.10.2016, in:

attualmente ginocchio poco sintomatico.

Carenza marziale in stato dopo terapia marziale

endovenosa per anemia sideropenica 2017.

Stanchezza cronica aspecifica.

C. Ripercussioni funzionali dei reperti / delle

diagnosi

Fatti

I problemi alla schiena e attualmente anche i problemi

al ginocchio sin. limitano parzialmente la capacità lavorativa dell'A. per

qualunque lavoro manuale e per qualunque lavoro che richieda la posizione

eretta prolungata o spostamenti a piedi molto ripetitivi. Queste patologie

incidono in modo molto importante in attività pesanti a mediamente pesanti, per

spostamenti su terreni accidentati, movimenti molto ripetitivi di

flessione-estensione delie ginocchia in carico, posizione accovacciate e

prolungate, posizione inginocchiata, salire e scendere scale e scale a pioli.

Vi sono delle limitazioni importanti anche in attività al di sopra dell'altezza

delle spalle. Per motivi reumatologici l'A. presenta le risorse fisiche

seguenti:

Risorse fisiche:

[…] (cfr. lo specchietto sub doc. AI 169/482-483)

D Discussione di aspetti della

personalità eventualmente rilevanti

L'A. presenta una stabilità psichica che le ha

permesso che la problematica fisica non abbia influito sulle sue condizioni

psichiche. Ella ha sempre presentato capacità psichiche tali da poter attuare

un progetto di vita sia famigliare, sia lavorativo.

E Discussione di fattori di stress e risorse

L'A. dispone di buone risorse ed è capace di

affrontare e superare gli eventi e le difficoltà della vita.

F Verifica della coerenza

Vi è coerenza e l'A. non presenta un'amplificazione di

sintomi.

G Capacità lavorativa nell'attività svolta finora

L'A. presenta un'attuale capacità lavorativa globale

del 60% come venditrice (lavoro svolto in piedi), intesa come lavoro a tempo

pieno con diminuzione del rendimento del 40%. Come venditrice e commessa con la

possibilità di svolgere da seduta l'attività lavorativa, I'A. è abile al lavoro

nella misura dell'80% (20% di diminuzione di rendimento).

H Capacità lavorativa in un'attività adeguata

In un'attività adeguata, rispettosa dei limiti

funzionali e delle risorse fisiche descritte al capitolo C, l'A. presenta

un'attuale capacità lavorativa globale del 90%, intesa come lavoro a tempo

pieno con diminuzione del rendimento del 10%

I Motivazione della capacità e

dell'incapacità lavorative complessive (le incapacità lavorative parziali sono

interamente o parzialmente addizionabili o non lo sono affatto)

Nell'attività abituale di venditrice (lavoro svolto in

piedi) e in un'attività adeguata vi è unicamente una limitazione dal lato

reumatologico.

I1 Descrivere l'evoluzione

della capacità lavorativa nel tempo nell'attività svolta

L'A. presenta una capacità lavorativa globale del 60%

come venditrice (lavoro svolto in piedi), intesa come lavoro a tempo pieno con

diminuzione del rendimento del 40%, valida dall'ottobre 2014 (terza [ndr.

recte: seconda] richiesta Al da parte dell'À). Possiamo codificare una capacità

lavorativa dello 0% dal 30.9 al 9.10.2014 per degenza presso la Clinica __________,

__________, dal 24.11.2014 al 24.2.2015 per convalescenza in stato dopo

intervento artroscopico con meniscectomia laterale parziale al ginocchio ds.,

dal 4.5.2015 all'1.9.2015 per convalescenza in stato dopo due interventi

chirurgici alla colonna lombare, dal 21.10.2016 al 21.1.2017 per convalescenza

dopo artroscopia e meniscectomia parziale mediale e laterale al ginocchio ds. e

dal 22.11.2017 al 22.2.2018 per convalescenza dopo artroscopia e resezione

parziale del menisco discoide laterale al ginocchio sin. Al di fuori di questi

periodi di degenza/convalescenza la capacità lavorativa globale è del 60%, come

sopra descritta. Ricordiamo che da febbraio 2016 vi è stato un congedo di

maternità, seguito da un congedo non pagato fino a fine dicembre 2016.

I.2 Descrivere l'evoluzione

della capacità lavorativa nel tempo in un'attività adatta

In un’attività adeguata, rispettosa dei limiti funzionali

e delle risorse fisiche descritte al capitolo C, l'A. presenta una capacità

lavorativa globale del 90%, intesa come lavoro a tempo pieno con diminuzione

del rendimento del 10%, valida dall'11.6.2014. Possiamo codificare una capacità

lavorativa dello 0% dal 30.9 al 9.10.2014 per degenza presso la Clinica Santa

Chiara, Locarno, dal 24.11 al 24.12.2014 per convalescenza dopo intervento

artroscopico con meniscectomia laterale parziale al ginocchio ds., dal 4.5.2015

all'1.9.2015 per convalescenza in stato dopo due interventi chirurgici alla

colonna lombare, dal 21.10 al 21.11.2016 per convalescenza dopo artroscopia e

meniscectomia parziale mediale e laterale al ginocchio ds. e dal 22.11 al

22.12.2017 per convalescenza in stato dopo artroscopia e resezione parziale del

menisco discoide laterale al ginocchio sin. Al di fuori di questi periodi di

degenza/convalescenza I'A. presenta una capacità lavorativa globale del 90% in

un'attività adeguata. Ricordiamo il congedo di maternità e il congedo non

pagato nel 2016.

L Provvedimenti sanitari e terapie

con ripercussioni sulla capacità lavorativa

Dal punto di vista reumatologico non abbiamo proposte

terapeutiche in grado di migliorare in misura rilevante la capacità lavorativa.

Riteniamo utile, qualora dovesse essere realizzata un'ulteriore punzione

articolare al ginocchio sin., un'analisi del versamento con i leucociti, per

escludere un'origine infiammatoria. Le possibilità chirurgiche sono esaurite e

d'ora in avanti l'A. deve avere unicamente una presa a carico con misure

conservative. In primo piano vi è una fisioterapia attiva.

Dal lato internistico consigliamo di ricontrollare

l'emogramma e la ferritinemia e di sottoporre l'A, in caso di bisogno ad una

nuova terapia marziale endovenosa.

M Risposte a domande particolari

Non fa al caso.

Informazioni sull'elaborazione della valutazione

consensuale con firma

Come sopra riportato, la valutazione consensuale non è

avvenuta mediante teleconferenza, in quanto viene attestata un'incapacità

lavorativa unicamente per motivi reumatologici.

Lasciamo al servizio medico regionale, rispettivamente

all'Ufficio Al, la decisione di inviare copia della nostra perizia al medico

curante, affinché sia informato sulle conclusioni peritali.

(…)" (doc. AI 169/479-486).

Il

medico SMR dr. __________, nel rapporto finale 29 gennaio 2019 (doc. AI

172/557-561), si è allineato alle conclusioni a cui sono giunti i periti del __________

e ha confermato la seguente capacità lavorativa:

"

(…)

ATTIVITÀ ABITUALE (riferita come attività al 100%)

50% dal 06.2011

0% dal 30.09.2014

60% dal 10.10.2014

0% dal 24.11.2014

60% dal 25.02.2015

0% dal 04.05.2015

60% dal 02.09.2015

0% dal 21.10.2016

60% dal 22.01.2017

0% dal 22.11.2017

60% dal 23.02.2018 continua

ATTIVITÀ ADEGUATA (riferita come attività al 100%)

100% dal 06.2011

90% dal 06.2014

0% dal 30.09.2014

90% dal 10.10.2014

0% dal 24.11.2014

90% dal 25.12.2014

0% dal 04.05.2015

90% dal 02.09.2015

0% dal 21.10.2016

90% dal 22.11.2016

0% dal 22.11.2017

90% dal 23.12.2017 continua

MANSIONI CONSUETE (riferite come attività al 100%)

90% dal 06.2011 (…)" (doc. AI 172/559).

Le osservazioni

dell’assicurata dell’8 marzo 2019 (doc. AI 179/579-582) sono state sottoposte al

__________ (doc. AI 182/586) che, nel complemento del 2 aprile 2019 (doc. AI

183/587-590), ha precisato:

"

(…) con lettera del 21.3.2019 ci è stato chiesto di prendere posizione

sulle osservazioni della rappresentante legale dell'A. sopra menzionata, avv. __________,

RA 1, __________, dell'8.3.2019. Abbiamo sottoposto le osservazioni al nostro

consulente Dr. med. __________, specialista FMH reumatologia e medicina

interna. Di seguito riportiamo in modo integrale la sua risposta:

" Ringrazio di avermi sottoposto le

osservazioni al progetto di decisione del 7.2.2019. Una prima obiezione è che

la nostra valutazione diverga da quella di specialisti come il Dr. __________

che hanno avuto a carico l’assicurata e hanno la specialità in neurochirurgia.

Si tratta questa di una costante di tutti i consulti. Nella quasi totalità dei

nostri consulti vi è una divergenza rispetto alla valutazione degli specialisti

che hanno in cura gli assicurati. Essendo la valutazione peritale neutra e

indipendente rispetto a quella [ndr. di] chi segue rassicurata da tempo, si tiene

conto della valutazione peritale in modo prioritario rispetto a quella dei

medici coinvolti direttamente nella gestione del caso.

Riguardo alle osservazioni sulla retroattività, al

perito viene chiesto di stabilire la capacità lavorativa per quanto è

ragionevolmente possibile ricostruire. Penso si possa facilmente capire che il

6.11.2018 è piuttosto complesso per il perito capire che cosa succedesse all’assicurata

il 5.8.2014 riguardo alla capacità lavorativa. In base al racconto dell'assicurata

il decorso è stato soddisfacente con un miglioramento nel senso che non si sono

più verificati blocchi lombari iperalgici. Per stabilire retroattivamente,

indicativamente, la capacità lavorativa si è dunque preso come riferimento un

decorso non complicato dopo un intervento di spondilodesi lombare. Su questa

base sono stati stabiliti i periodi di incapacità lavorativa retroattivi e

l'entità dell'incapacità lavorativa.

Per quanto riguarda la divergenza con la valutazione

del Dr. __________, ritengo da un lato che un perito possa basarsi su una

propria valutazione aggiornata e non debba conformarsi alla valutazione di un

collega qualora la sua opinione fosse differente rispetto a quella del collega.

Va detto inoltre che al momento della precedente perizia reumatologica del Dr. __________

redatta il 25.3.2014 l’assicurata era attiva come venditrice presso il reparto bambino

della __________ di __________, anamnesticamente con un volume di merce molto

alto. Dall’1.6.2014 invece l'assicurata lavora presso il reparto abbigliamento donna

dello stesso negozio svolgendo compiti simili ma con un carico di lavoro meno

intensivo (volume di merce meno importante rispetto al reparto bambino).

Resto a disposizione per qualunque domanda."

Concordiamo con la presa di posizione del Dr. med. __________

e confermiamo dunque tutte le conclusioni della nostra perizia

pluridisciplinare __________ del 20.12.2018. (…)" (doc. AI 183/587-588)

Il

dr. __________, nell’annotazione del 12 aprile 2019, si è allineato al

suesposto complemento peritale 2 aprile del __________ e ha confermato il

rapporto finale SMR del 29 gennaio 2019 (doc. AI 184/591).

2.5. Per poter graduare

l'invalidità, l'amministrazione (o il giudice in caso di ricorso) deve disporre

di documenti che devono essere rassegnati dal medico o eventualmente da altri

specialisti.

Il

compito del medico consiste nel porre un giudizio sullo stato di salute,

nell'indicare in quale misura e in quali attività l'assicurato è incapace al

lavoro come pure nel fornire un importante elemento di giudizio per determinare

quali lavori siano ancora ragionevolmente esigibili dall'assicurato (STF

9C_13/2007 del 31 marzo 2008; DTF 125 V 256 consid. 4 pag.

261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156

consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente professionale, avuto

riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali attività professionali

siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth, Rechtssprechung des

Bundesgerichts zum IVG, 2014, ad art. 28a, pag. 389).

Quanto

alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti

litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il

rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure

espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza dell'incarto

(anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e che le

conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi per stabilire se

un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del mezzo di prova, né

la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto bensì il suo contenuto

(STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a e 122 V 160

consid. 1c).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF

8C_535/2007 del 25 aprile 2008). Per quel che concerne il Servizio di

Accertamento Medico (SAM) dell'assicurazione invalidità, l'Alta Corte nella DTF

132 V 376 ha rilevato che se un Centro d'accertamento medico è incaricato di

rendere una perizia, devono essere osservati i diritti di partecipazione

conferiti dall'art. 44 LPGA (consid. 6 e 7). In merito al valore probatorio

delle perizie SAM, sotto il profilo dell'indipendenza, dell'equità del processo

e della parità delle armi vedi la DTF 136 V 376.

Nella

DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter

emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i

SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle

procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla

Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima

Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello

amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle

tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità

e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2

al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso

di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il

Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una

perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;

consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

In

una sentenza 9C_323/2009 del 14 luglio 2009, pubblicata in SVR 2009 IV Nr. 56,

pag. 174, il TF, richiamati l’art. 59 cpv. 2bis LAI che regola i servizi medici

regionali e l’art. 49 OAI che stabilisce i compiti, ha sottolineato che a un

rapporto del SMR può essere riconosciuta la qualità di perizia, anche se è

stato redatto senza aver visitato personalmente l’assicurato (cfr. anche la STF

9C_524/2010 del 27 ottobre 2010).

Tuttavia,

nel caso in cui sussista anche il minimo dubbio sull’affidabilità e sulla

concludenza dei pareri medici interni dell’assicurazione, non è possibile

fondarsi su tali rapporti (STF 8C_839/2016 del 12 aprile 2017 consid. 3 e STF

8C_336/2015 del 25 agosto 2015 consid. 4.3 entrambe con riferimenti, in

particolare, alla DTF 139 V 225 e 135 V 465).

Va

poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a scopo

di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola

fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF

9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.

5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il

medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF

9C_757/2016 del 10 febbraio 2017 consid. 4.2; 8C_947/2011 del 27 gennaio 2012;

8C_5/2011 del 27 giugno 2011; 8C_790/2010 del 15 febbraio 2011; 8C_828/2007 del

23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc); Pratique VSI 2001 pag. 109

consid. 3a)cc); Meyer/Reichmuth, op. cit., ad art. 28a, pag. 398) e che

il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione

contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia

ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF

9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010

consid. 3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

2.6. Nel

caso concreto, questo Tribunale, chiamato a verificare se lo stato di salute è

stato accuratamente vagliato, conformemente alla succitata giurisprudenza (cfr.

consid. 2.5), non ha motivo per mettere in dubbio le valutazioni formulate dai

periti del SAM fondate sulla perizia 20 dicembre 2018 con complemento del 2

aprile 2019 e confermate dal medico SMR dr. __________ (cfr. consid. 2.4).

Perizia, quella del __________, che va considerata dettagliata, approfondita e

quindi rispecchiante i parametri giurisprudenziali ricordati al considerando

precedente.

Non

vi sono in effetti ragioni per scostarsi dalle convincenti e approfondite

considerazioni espresse dai periti i quali hanno anche considerato tutta la

documentazione medica (specialistica e non) agli atti e l’insorgente non ha

prodotto alcuna valida documentazione specialistica atta a mettere in dubbio le

conclusioni a cui è giunto il __________.

In

particolare tutta la documentazione medica richiamata nel ricorso è stata

considerata dai periti del __________ essendo la stessa citata puntualmente

nell’“Estratto degli atti” e meglio: al doc. AI 169/451 il rapporto

medico 21 ottobre 2014 del dr. __________ e la lettera 28 ottobre 2014 del dr. __________

alla __________; al doc. AI 169/452 il verbale di chiusura 18 novembre 2014

dell’Ufficio AI; al doc. AI 169/453 il certificato medico 17 gennaio 2015 del

dr. __________ e il rapporto medico 3 febbraio 2015 del dr. __________ ; al

doc. AI 169/454 l’annotazione 2 aprile 2015 del medico SMR dr. __________ e il rapporto

medico 15 aprile 2015 del dr. __________; al doc. AI 169/455 il rapporto medico

14 settembre 2015 del dr. __________; al doc. AI 169/456 rapporto medico 28

dicembre 2015 del dr. __________ e al doc. 169/457 il rapporto finale 26

settembre 2016 del medico SMR dr. __________.

Del

resto, pur avendone avuto l’occasione (cfr. consid. 1.5) e come ha fatto con il

ricorso, l’insorgente non ha prodotto la benché minima documentazione medica e

le sue argomentazioni vanno pertanto ritenute alla stregua di semplici

allegazioni di parte.

Nemmeno

solo ravvisabili validi motivi per scostarsi dalle puntuali e precise

considerazioni – sviluppate in merito alle osservazioni 8 marzo 2019

dell’insorgente (cfr. doc. AI 179/579-583; che ricalcano sostanzialmente quanto

addotto nel presente ricorso) – del 27 marzo 2019 del dr. __________ e

confermate dai periti del __________ nel succitato complemento del 2 aprile

2019 (doc. AI 183/587-590).

In

particolare, quanto all’asserito peggioramento dello stato di salute a partire

dal 5 agosto 2014 – l’insorgente,

richiamati gli artt. 29bis e 88a OAI, sulla cui applicabilità si dirà al

prossimo considerando, pretende che “(…) vanno considerati i 3 mesi a

partire dal peggioramento secondo l’art. 88a OAI, decorrendo l’inizio del

diritto alla rendita dal 1.11.2014 (3 mesi dall’attestata inabilità dal

5.8.2014). (…)” (I, punto 5, pag. 4) –,

va pure rilevato che il dr. __________, se nel rapporto medico del 14 settembre

2015 (doc. AI 99/277-2829) ha attestato un’inabilità lavorativa del 100% dal 5

agosto 2014 sia quale venditrice che in un’attività adeguata per convalescenza,

in quello precedente del 3 febbraio 2015 (doc. AI 76/196-203) non aveva per

contro specificato né la percentuale né l’inizio dell’incapacità lavorativa

quale venditrice e aveva attestato una capacità lavorativa del 100% in

un’attività adeguata.

Visto tutto quanto sopra

esposto e conformemente alla giurisprudenza in materia di valore probatorio di

rapporti medici (cfr. consid. 2.5; va qui inoltre evidenziato che il TF,

nella STF 9C_757/2016 del 10 febbraio 2017, ha rilevato che “(…) il fatto

che il medico curante la segua da più tempo non è un criterio ritenuto dalla

giurisprudenza per apprezzare il valore probatorio di un rapporto valetudinario

(cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/aa pag. 352 con riferimenti). Al contrario, la

prassi prevede che, di principio, deve essere considerato con la necessaria

prudenza l'avviso dei medici curanti a causa dei particolari legami che essi

hanno con il paziente (cfr. DTF 125 V 351 consid. 3b/cc pag. 353), per cui,

secondo esperienza comune, il medico curante tende generalmente, in caso di

dubbio, a pronunciarsi in favore del proprio paziente in ragione del rapporto

di fiducia che lo unisce a quest'ultimo. (…)” (STF 9C_757/2016 del 10

febbraio 2017, consid. 4.2)), questo Tribunale ritiene che – senza che sia necessario esperire

ulteriori accertamenti (nella STF 9C_267/2013 del 27 maggio 2013 il TF

ha rilevato che “(…) A tal riguardo occorre ricordare che anche tenendo

conto della più recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti

dell'uomo, nelle procedure concernenti l'assegnazione o il rifiuto di

prestazioni di assicurazioni sociali non sussiste un diritto formale di essere

sottoposto a perizia medica esterna da parte dell'ente assicuratore - e tanto

meno a una perizia giudiziaria -, una tale perizia dovendo unicamente (ma pur

sempre) essere ordinata qualora sussistano dubbi - anche solo minimi - riguardo

all'attendibilità e alla concludenza delle attestazioni mediche interne

dell'assicurazione (DTF 135 V 465). (…)”)

– la suesposta (cfr. consid. 2.4) valutazione della capacità

lavorativa nel tempo (nell’attività abituale, in un’attività adeguata e quale

casalinga), formulata dal medico SMR dr. __________ nel rapporto finale del 29

gennaio 2019 sulla base della perizia 20 dicembre 2018 del SAM, va confermata.

2.7. In merito alla valutazione

economica va rilevato quanto segue.

L’insorgente, come

accennato (cfr. consid. 1.3), pretende che al caso concreto vadano applicati

gli artt. artt. 29bis e 88a cpv. 2 OAI. A torto.

Con la decisione dell’11

giugno 2014, cresciuta incontestata in giudicato, l’Ufficio AI ha negato il

diritto a prestazioni presentando l’assicurata un grado d’invalidità del 13% (cfr.

consid. 1.1) e che nel mese di ottobre 2014 ella ha inoltrato una nuova domanda

(cfr. consid. 1.2).

Non trattandosi, pertanto,

né di un caso in cui entro tre anni dalla sua soppressione il diritto alla

rendita rinasce per un’incapacità al lavoro della stessa origine e nemmeno di

una domanda di aumento del diritto alla rendita (cfr. consid. 2.2), l’art.

29bis OAI non è applicabile.

Quanto all’art. 88a cpv. 2

OAI basti qui ribadire (cfr. consid. 2.3) che, secondo la giurisprudenza federale,

questo disposto è applicabile nei casi in cui al momento del cambiamento

determinante il diritto a prestazioni esisteva già un’invalidità che dava

diritto ad una rendita (STF 8C_303/2012 e 8C_340/2012 del 6 dicembre 2012,

consid. 5.3 con riferimenti), ciò che non è dato nella presente fattispecie.

Quanto al calcolo del

grado d’invalidità l’Ufficio AI ha proceduto come segue:

"

(…)

Calcolo del grado Al alla scadenza dell'anno d'attesa

(30.09.2015) con capacità del 90%

Reddito da valida

Nel caso concreto, senza il danno alla salute nella

sua abituale professione quale collaboratrice vendita reparto donna e cassa, la

Signora RI 1 nell'anno 2015 avrebbe potuto conseguire CHF 53'950.- (fonte

datore di lavoro __________).

Reddito da invalida

Malgrado il danno alla salute, tenuto conto delle

limitazioni mediche e con una capacità lavorativa del 90% in attività adeguate,

potrebbe invece conseguire CHF 43'732.40 (tabella RSS elaborata dall'Ufficio

federale di statistica (attività semplici e ripetitive, valore mediano) settore

femminile, riduzione complessiva dal reddito da invalido del 10% per attività

leggera e altri fattori di riduzione).

Considerandi

II confronto dii redditi permette dunque di

determinare una perdita di guadagno e quindi un grado Al come segue:

53'950 - 43'732.40 x 100 = 19%

53'950

Essendo il grado Al inferiore al 40%, non sussiste

alcun diritto a rendita.

Calcolo del grado Al dal 11.02.2016 al 31.12.2016

(casalinga 100%)

In ambito casalingo ci si attiene alla valutazione

medico-teorica e non si procede con l'inchiesta a domicilio in quanto non

sarebbe possibile definirlo con precisione in uno stato non più attuale.

Medicalmente è stata definita una limitazione del 10%,

per cui il grado Al corrisponde al 10%.

Essendo lo stesso inferiore al 40%, non sussiste alcun

diritto a rendita.

La totale incapacità lavorativa dal 21.10.2016 al

21.11.2016

causata dall'intervento al ginocchio, non viene tenuta in

considerazione in quanto la stessa è perdurata per un periodo di tempo

inferiore ai tre mesi.

Calcolo del grado Al nel 2017 con capacità lavorativa

del 90%

Reddito da valida

CHF 53'950.

Reddito da invalida

Malgrado il danno alla salute, tenuto conto delle

limitazioni mediche e con una capacità lavorativa del 90% in attività adeguate,

potrebbe invece conseguire CHF 44'028.- (tabella RSS elaborata dall'Ufficio

federale di statistica (attività semplici e ripetitive, valore mediano) settore

femminile, riduzione complessiva dal reddito da invalido del 10% per attività

leggera e altri fattori di riduzione).

Il confronto dei redditi permette dunque di

determinare una perdita di guadagno e quindi un grado Al come segue:

53'950 - 44'028

X 100 = 18%

53'950

Essendo il grado Al inferiore al 40%, non sussiste

alcun diritto a rendita.

La totale incapacità lavorativa dal 22.11.2017 al

22.12.2017

non viene tenuta in considerazione in quanto la stessa è perdurata

per un periodo di tempo inferiore ai tre mesi. (…)" (doc. AI 185/594-595)

L’insorgente non ha

contestato né l’applicazione del metodo ordinario del confronto dei redditi per

calcolare il grado d’invalidità dopo l’anno di carenza dal mese di settembre

2015.

e al termine del congedo maternità dal gennaio 2017, né i relativi importi

dei redditi da valido e da invalido ritenuti dall’Ufficio AI, Ciò porta il TCA

a non verificare oltre i gradi di invalidità stabiliti dall’amministrazione (in

questo senso cfr. le STCA 32.2018.20 del 28 gennaio consid. 2.9; 32.2017.81 del

18.

dicembre 2017 consid. 2.11.1; 32.2017.40 del 20 settembre 2017 consid. 2.6;

32.2016.137

del 23 maggio 2017 consid. 2.8; 32.2016.122 del 10 maggio 2017

consid. 2.8; 32.2016.109 dell’8 maggio 2017 consid. 2.10; 32.2016.108 del 2

maggio 2017 consid. 2.9 e 32.2016.107 del 10 aprile 2017 consid. 2.6).

Quanto al periodo in cui è

stata ritenuta quale casalinga al 100% (meglio dall’11 febbraio al 31 dicembre

2016; cfr. l’annotazione 23 maggio 2018 sub doc. AI 156/413), l’insorgente

rileva che “(…) dal 11.2.2016 fino al 31.12.2016, l’Ufficio AI, considerando

l’assicurata quale casalinga, avrebbe dovuto, sulla scorta della certificata

inabilità, determinarne il grado secondo i relativi criteri di legge. (…)”

(I, punto 7, pag. 5).

Al riguardo – ribadito, da una parte, che la valutazione

della capacità lavorativa nel tempo formulata dal medico SMR dr. __________ nel

rapporto finale del 29 gennaio 2019 va confermata (cfr. consid. 2.6) e,

dall’altra parte, considerato che dall’11.2.2016 fino al 31.12.2016 l’assicurata

è stata ritenuta abile al 90% in un’attività adeguata (fatto salvo il periodo

dal 21 ottobre al 21 novembre nel quale l’abilità era nulla) – questo Tribunale ritiene che con ogni

verosimiglianza il grado d’invalidità come casalinga non avrebbe comunque raggiunto

la soglia pensionabile del 40%.

Giova qui inoltre rilevare

come i periti del __________, nell’anamnesi, circa la “Descrizione della

giornata” hanno evidenziato che “(…) se non lavora, si alza verso le ore

7:30-8:00, cambia il bambino, fa colazione, fa una doccia e si veste. Gioca con

il bambino e 1-2 volte alla settimana si reca per la durata di due ore al

centro __________, __________ (incontro __________). In caso di bisogno fa la

spesa. Esegue le attività domestiche assieme al marito e riceve aiuto da

un'amica nella pulizia di vetri e tapparelle. Prepara il pranzo che consuma in

famiglia. Dopo pranzo guarda la televisione o esegue qualche attività domestica,

mentre il bambino dorme. Eventualmente si riposa insieme al bambino. Esce per

una passeggiata o al parco con il bambino. Si trova regolarmente con le sue

amiche e con i parenti del marito. Prepara la cena che consuma in famiglia,

dopodiché sta con il bambino. Porta il bambino a letto e sta con il marito.

Guarda la televisione è si corica verso le 22:30. (…)” (doc. AI 169/470.

Dalla suesposta

descrizione della giornata – dalla quale risulta come l’assicurata sia

in grado di occuparsi delle pulizie (per quelle più pesanti è aiutata), di

cucinare, di fare la spesa e di occuparsi del figlio – non risulta una

rilevante limitazione nelle attività domestiche.

Stante quanto precede, a

mente di questo Tribunale – anche in assenza di un’inchiesta domestica e

senza che sia necessario rinviare gli atti all’Ufficio AI affinché ne ordini

una –, è dunque a giusta ragione che l’amministrazione ha negato il

diritto alla rendita all’assicurata nel periodo durante il quale è stata

ritenuta casalinga al 100%.

Quanto, infine, al rifiuto

di provvedimenti professionali, l’Ufficio AI ha incontestatamente addotto (e

questo Tribunale può pertanto fare proprio) che “(…) per quanto concerne i

provvedimenti professionali, il nostro consulente indica che non vengono messe

in atto misure a carattere professionale in quanto la Signora RI 1 sta

svolgendo la sua attività abituale nella misura del 20% e non è intenzionata a

cambiare attività. (…)” (doc. AI 185/595).

2.8

In simili circostanze, visto

tutto quanto precede, la decisione impugnata va dunque confermata e il ricorso

respinto.

2.9

Secondo l’art. 69 cpv. 1bis

LAI la procedura di ricorso in caso di controversie relative all’assegnazione o

al rifiuto di prestazioni AI dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni

è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200.-- e 1’000.--

franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore

litigioso.

Visto l’esito della

vertenza, le spese per fr. 500.-- sono poste a carico della ricorrente.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le spese di fr. 500 sono

poste a carico della ricorrente.

3. Comunicazione agli

interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla

comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante.

Al ricorso dovrà essere

allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti