32.2020.81
Casalinga/salariata peritata multidisciplinarmente contesta la valutazione psichiatrica.I due periti che in 2 anni hanno visitato l'ass. danno un quadro simile e si sono confrontati con lo psichiatra curante.Queste valutazioni,chiare e sufficienti,sono fatte proprie dal TCA.No rinvio atti x accertam
23 novembre 2020Italiano64 min
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
32.2020.81
TB
Lugano
23 novembre 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso dell'8 luglio 2020 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione del 2 giugno 2020 emanata da
Ufficio assicurazione invalidità, 6501 Bellinzona
in materia di assicurazione federale per l'invalidità
ritenuto in fatto
1.1. Nel 2012 (doc. 1) RI 1, 1959,
ha chiesto di beneficiare di prestazioni dall'assicurazione invalidità a
seguito dell'infortunio dell'8 novembre 2011, che ha provocato la frattura del
piatto tibiale laterale destro e un trauma cranico con commotio cerebri e che
da quel giorno l'ha resa inabile al lavoro come ausiliaria di pulizie. L'Ufficio
assicurazione invalidità ha richiamato gli atti medici dall'assicuratore
infortuni e ha raccolto ulteriori informazioni presso i medici curanti.
Il 4 febbraio 2016 (doc. 85) il Servizio Medico Regionale ha
ritenuto opportuno sottoporre l'assicurata a una perizia psichiatrica (dr.ssa
med. __________ il 24 giugno 2016, doc. 95) e reumatologica (dr. med. __________
il 4 aprile 2016, doc. 93) per valutare l'evoluzione dello stato di salute dal
2011. Esperita inoltre il 13 dicembre 2016 (doc. 101) un'inchiesta economica
per le persone che si occupano dell'economia domestica (grado AI 33,5%) e viste
le conclusioni finali tratte il 19 gennaio 2017 (doc. 105) dall'SMR, sentito il
consulente in integrazione professionale (docc. 107-109) l'Ufficio AI ha emesso
il 26 gennaio 2017 (doc. 111) un progetto di decisione, con cui ha assegnato
all'assicurata una rendita di invalidità temporanea. Dal 1° novembre 2012 le è
stata infatti riconosciuta una rendita intera (grado AI 85%), ma con versamento
dal 1° gennaio 2013, dal 1° settembre 2013 tre quarti di rendita (grado AI 69%)
e dal 1° dicembre 2013 una rendita intera (grado AI 85%) fino al 31 luglio
2016.
Il ricorso del 26 maggio 2017 (doc. 122) dell'assicurata contro la
decisione del 24 aprile 2017 (docc. 117-120), che ha confermato il preavviso, è
sfociato nella STCA 32.2017.89 del 7 settembre 2017 (doc. 131), che l'ha
accolto e, come richiesto dalla stessa amministrazione, le ha rinviato gli atti
per una valutazione multidisciplinare e una nuova valutazione economica.
1.2. Il 22 novembre 2017 (doc.
138) il Servizio Medico Regionale ha quindi subito disposto una perizia
pluridisciplinare in ambito reumatologico, ortopedico, neurologico e psichiatrico,
che ha dato luogo al rapporto peritale del 16 novembre 2018 (doc. 177). Il rapporto
finale SMR del 19 novembre 2018 (doc. 176) ha ripreso le diagnosi di carattere
somatico e psichiatrico e i periodi di inabilità lavorativa stabiliti dagli esperti,
precisando che l'incapacità lavorativa complessiva è la risultante di una
parziale sommazione dell'incapacità lavorativa somatica e psichica.
Il 7 marzo 2019 (doc. 180) è stata effettuata una nuova inchiesta
per casalinga, dalla quale è emersa un'invalidità del 43%, poi è stato sentito
di nuovo il consulente in integrazione professionale (docc. 181-184), cosicché
con progetto del 3 maggio 2019 (doc. 189) l'Ufficio assicurazione invalidità ha
attribuito all'assicurata una rendita di invalidità di un quarto (grado AI 41%)
dal 1° luglio 2013, intera (grado AI 73%) dal 1° ottobre 2013, di un quarto (grado
AI 41%) dal 1° luglio 2016, intera (grado AI 85%) dal 1° giugno 2017, di un
quarto (grado AI 43%) dal 1° settembre 2017 e mezza (grado AI 53%) dal 1°
gennaio 2018 secondo il nuovo metodo misto di calcolo.
1.3. Le osservazioni di carattere psichiatrico
del dr. med. __________ al progetto di decisione (doc. 196) sono state sottoposte
ai periti, i quali il 15 ottobre 2019 (doc. 200) hanno confermato le loro
conclusioni, portando a sua volta il dr. med. __________ del Servizio Medico
Regionale, FMH psichiatria e psicoterapia, a ribadire la precedente presa di
posizione dell'SMR (doc. 203).
Di conseguenza, con decisioni del 2 giugno 2020 (doc. A1) l'Ufficio
assicurazione invalidità ha confermato il diritto alle prestazioni così come
esposto nel preavviso di un anno prima, osservando che l'applicazione dell'art.
27bis cpv. 3 OAI non può essere anticipata, come richiesto, a prima del 1°
gennaio 2018.
1.4. Con ricorso dell'8 luglio
2020 (doc. I) RI 1, patrocinata dall'avv. RA 1, ha chiesto al TCA di annullare
la decisione e di rinviare gli atti all'Ufficio AI per effettuare ulteriori
accertamenti medici, in particolare in ambito psichiatrico e di attribuirle una
mezza rendita di invalidità, in luogo del deciso quarto di rendita, per i
periodi dal 1° luglio 2016 al 31 maggio 2017 e dal 1° settembre al 31 dicembre
2017.
Secondo la ricorrente, infatti, il perito psichiatra del Servizio
Accertamento Medico non avrebbe preso in considerazione il vissuto concreto
della sua giornata, visto che difettando una stabilità personale nell'affrontare
le singole giornate essa non è in grado, d'avviso del suo psichiatra curante,
di svolgere un'attività lavorativa. L'assicurata ha osservato che a più riprese
il dr. med. __________ il 31 luglio 2019 ha chiesto una etero anamnesi, che le
perizie hanno negato, e che neppure non v'è mai stato un confronto fra il
perito e lo psichiatra curante. Il parere della dr.ssa __________ che l'ha
peritata nel 2016 da un lato rileva che l'assicurata le si è presentata in modo
positivo, senza limitazioni o tentativi di simulazione, maturando il
convincimento della oggettiva possibilità di svolgere un'attività lavorativa,
anche grazie a un suo positivo approccio comportamentale. Dall'altro lato, però,
la specialista non ha ritenuto credibili i risultati dei test a motivo del
comportamento tenuto durante i colloqui, ritenendo perciò tali risultati
attribuibili alla volontà dell'assicurata di peggiorare il quadro della propria
situazione per meri aspetti assicurativi. Tale conclusione, d'avviso della
ricorrente, contrasta invece con il comportamento tenuto durante i colloqui.
Il dr. med. __________ ha rilevato la necessità che gli
approfondimenti anamnestici vengano estesi al contesto familiare, per potere
conoscere le modalità secondo le quali l'assicurata trascorre la giornata, come
ha testimoniato la nuora (doc. A1), descrivendo un quadro di inaffidabilità
dell'assicurata nel portare a termine un compito e l'incapacità di assumerlo e
mantenerlo nel tempo.
Per l'insorgente, tali aspetti non sono stati indagati dal perito
nonostante il medico curante l'abbia più volte richiesto e nemmeno ha preso
contatto con quest'ultimo per avere ulteriori informazioni, perciò l'anamnesi
risulta incompleta.
Affermare che la ricorrente è in grado dal profilo psichiatrico di
svolgere un'attività sull'arco di una giornata, ma in maniera ridotta nel tempo
del 40%, significa riconoscere delle limitazioni importanti, ma non
approfondire il problema, che è l'inaffidabilità nel (breve) tempo nello
svolgere un'attività. L'assicurata ha perciò biasimato l'Ufficio AI per non
essere entrato nel merito di questi fatti e per neppure avere approfondito l'anamnesi,
di modo che le perizie psichiatriche risultano incomplete. Quella del dr. med. __________,
a suo dire, deve poi essere vista più come un complemento e verifica di quella
del 2016 della dr.ssa med. __________, ma entrambe non entrano nel merito di
alcuni aspetti anamnestici fondamentali.
Di conseguenza, per l'insorgente gli aspetti medici di natura
psichiatria devono essere nuovamente indagati.
Il secondo aspetto contestato verte sull'art. 27bis cpv. 3 OAI, di
cui essa ne postula l'applicazione anche in epoca antecedente la sua entrata in
vigore avvenuta il 1° gennaio 2018, ritenendo che la norma intertemporale debba
essere applicata a tutte le fattispecie non oggetto di decisione cresciuta in
giudicato e quindi per l'intero periodo di attribuzione della rendita AI.
1.5. Nella risposta del 26 agosto
2020 (doc. VI) l'Ufficio assicurazione invalidità ha proposto di respingere il
ricorso, rilevando che la situazione psicosomatica della ricorrente è stata
attentamente vagliata tramite la perizia pluridisciplinare che è stata
effettuata e che l'anamnesi raccolta riguarda l'aspetto familiare, personale,
sociale, professionale e patologica, riprendendo le dichiarazioni della stessa
assicurata. Pertanto, in assenza di ulteriori certificati medici, l'Ufficio AI
ha confermato integralmente le conclusioni peritali, che si basano su esami
effettuati da specialisti e che sono state rese dopo accertamenti completi, con
discussione globale finale sulla determinazione dell'abilità lavorativa
residua.
In merito all'applicazione retroattiva del nuovo metodo misto di
calcolo, l'amministrazione ha evidenziato che le modifiche legali esplicano
effetto unicamente dalla loro entrata in vigore, così come già giudicato dal
Tribunale federale e dal TCA. Il diritto alla mezza rendita AI è dunque valido
solo dal 1° gennaio 2018.
1.6. La ricorrente non ha prodotto
nuovi mezzi di prova (doc. VII).
considerato in diritto
2.1. Oggetto del contendere è
sapere se è a giusta ragione che la ricorrente sia stata considerata dal punto
di vista psichiatrico inabile in attività adeguate in misura dell'80% dal maggio
2013 al marzo 2016, del 40% dall'aprile 2016 e del 3 0% dal giugno 2017, fermo
restando una parentesi di inabilità lavorativa totale dal marzo al maggio 2017.
Parzialmente sommata all'incapacità lavorativa dal punto di vista somatico,
complessivamente l'assicurata è stata ritenuta abile dal novembre 2011 al
gennaio 2012 allo 0%, dal febbraio 2012 al 50%, dal settembre 2012 al 60%, dal
marzo 2013 causa patologia psichiatrica abile al 15%, dall'aprile 2016 al 50%,
dal marzo al maggio 2017 allo 0% e dal giugno 2017 al 50%.
Applicando il metodo misto di calcolo l'Ufficio assicurazione
invalidità le ha attribuito un quarto di rendita dal 1° luglio 2013, una
rendita intera dal 1° ottobre 2013, un quarto di rendita dal 1° luglio 2016,
una rendita intera dal 1° giugno 2017, un quarto di rendita dal 1° settembre
2017 e una mezza rendita dal 1° gennaio 2018.
La ricorrente ritiene invece che le sue condizioni psichiche non
le permettano di svolgere nessun tipo di attività lucrativa, essendo totalmente
inabile al lavoro.
L'assicurata ha poi chiesto che il nuovo metodo misto di calcolo
previsto dall'art. 27bis OAI le si applichi prima del 1° gennaio 2018 e quindi
che le sia attribuita una mezza rendita dal 1° luglio 2016 al 31 maggio 2017 e
dal 1° settembre al 31 dicembre 2017.
2.2. Secondo l'art. 4 cpv. 1 LAI
in relazione con gli artt. 7 e 8 LPGA, con invalidità s'intende l'incapacità al
guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla
salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o
infortunio.
Gli elementi fondamentali dell'invalidità,
secondo la surriferita definizione, sono dunque un danno alla salute fisica o
psichica conseguente a infermità congenita, malattia o infortunio, e la
conseguente incapacità di guadagno.
Occorre quindi che il danno
alla salute abbia cagionato una diminuzione della capacità di guadagno, perché
il caso possa essere sottoposto all'assicurazione per l'invalidità (Scartazzini, Les rapports de causalité
dans le droit suisse de la sécurité sociale, Basilea e Francoforte sul Meno
1991, pag. 216 segg.).
Per incapacità al lavoro s'intende
qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla salute
fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente esigibile
nella professione o nel campo di attività abituale. In caso d'incapacità al
lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione anche le mansioni
esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6 LPGA).
L'incapacità al guadagno è
definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della
possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in
considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e
che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure d'integrazione
ragionevolmente esigibili.
Secondo l'art. 8 cpv. 1 LPGA, è
considerata invalidità l'incapacità al guadagno totale o parziale
presumibilmente permanente o di lunga durata.
La nozione d'invalidità di cui
agli artt. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è di carattere giuridico economico, non
medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).
L'art. 28 cpv. 1
LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità
al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere
ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione
ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)
almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al
termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.
L'art. 28 cpv. 2 LAI prescrive
che gli assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno
al 70%, a tre quarti di rendita se sono invalidi almeno al 60%, ad una mezza
rendita se sono invalidi almeno al 50% o a un quarto di rendita se sono
invalidi almeno al 40%.
Tuttavia, il diritto alla
rendita nasce al più presto dopo 6 mesi dalla data in cui l'assicurato ha
rivendicato il diritto alle prestazioni conformemente all'art. 29 cpv. 1 LPGA,
ma al più presto a partire dal mese seguente il compimento dei 18 anni (art. 29
cpv. 1 LAI).
In virtù dell'art. 28a cpv. 1
LAI, per valutare l'invalidità di un assicurato che esercita un'attività
lucrativa si applica l'articolo 16 LPGA. Il Consiglio federale definisce il
reddito lavorativo determinante per la valutazione dell'invalidità.
Ai sensi dell'art. 16 LPGA, il
grado d'invalidità è determinato stabilendo il rapporto fra il reddito del
lavoro che l'assicurato conseguirebbe dopo l'insorgenza dell'invalidità e dopo
l'esecuzione di eventuali provvedimenti d'integrazione, nell'esercizio di un'attività
lucrativa ragionevolmente esigibile da lui in condizioni normali di mercato del
lavoro (reddito da invalido) ed il reddito del lavoro che egli avrebbe
potuto conseguire se non fosse diventato invalido (reddito da valido).
Si confronta perciò il reddito
che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non fosse divenuto invalido con
quello che egli può tuttora realizzare, benché invalido, sfruttando la residua
capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente esigibili in condizioni
normali del mercato del lavoro, previa adozione di eventuali provvedimenti
integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi; DTF 128 V 30
consid. 1, 104 V 136 consid. 2a e 2b; Pratique VSI 2000 pag. 84 consid. 1b).
2.3. Nel
caso in cui, invece, l'interessato svolga (o comunque svolgerebbe in assenza
dei fattori invalidanti) solo parzialmente un'attività lucrativa, torna
applicabile l'art. 28a cpv. 3 LAI, secondo cui se l'assicurato
esercita un'attività lucrativa a tempo parziale o collabora gratuitamente nell'azienda
del coniuge, l'invalidità per questa attività è valutata secondo l'articolo 16
LPGA. Se svolge anche le mansioni consuete, l'invalidità per questa attività è
determinata secondo il capoverso 2. In tal caso, occorre determinare la parte
dell'attività lucrativa o della collaborazione gratuita nell'azienda del
coniuge e la parte dello svolgimento delle mansioni consuete e valutare il
grado di invalidità nei due ambiti.
L'art. 27 cpv. 1 prima frase OAI, nel tenore in vigore fino al 31
dicembre 2017, precisa a sua volta che per mansioni consuete di una persona
senza attività lucrativa occupata nell'economia domestica s'intendono in
particolare gli usuali lavori domestici, l'educazione dei figli nonché le
attività artistiche e di pubblica utilità.
Questo metodo di graduazione dell'invalidità (detto "metodo
misto") è stato ancora una volta dichiarato conforme alla legge dal
TFA in DTF 125 V 146.
Anche in altre occasioni l'Alta Corte ha confermato che il metodo
misto, applicato ad assicurati che svolgono un'attività lucrativa unicamente a
tempo parziale e consacrano il resto del loro tempo all'attività casalinga, è
conforme alla legge e alla volontà del legislatore. Nemmeno è stata ravvisata
una violazione dell'art. 8 CEDU (STFA I 276/05 del 24 aprile 2006, parzialmente
pubblicata in Plaidoyer 5/06 pag. 54 segg.; sentenza I 156/04 del 13 dicembre
2005, pubblicata in SVR 2006 IV Nr. 42 pag. 151).
Questa giurisprudenza è stata ribadita ulteriormente nelle DTF 137
V 334, DTF 133 V 504 e DTF 133 V 477.
In una sentenza pubblicata in DTF 134 V 9, l'Alta Corte ha
precisato la propria giurisprudenza e ha ammesso la possibilità di prendere in
considerazione gli influssi reciprochi dell'attività lucrativa e dello
svolgimento di mansioni consuete nell'ambito dell'applicazione del metodo
misto. Una eventuale ridotta capacità nell'ambito professionale o dell'adempimento
delle mansioni consuete (secondo l'art. 27 OAI) in seguito a maggiori sforzi
compiuti nell'altro settore d'attività va tuttavia presa in considerazione solo
a determinate condizioni.
Ricordato che il metodo misto è previsto per le persone che
esercitano un'attività lucrativa e che oltre a questa conducono un'economia
domestica o svolgono altre mansioni ai sensi dell'art. 8 cpv. 3 LPGA (art. 5
cpv. 1 vLAI nel tenore in vigore sino al 31 dicembre 2002), secondo
giurisprudenza la riduzione del tasso di occupazione esigibile in un'attività
lucrativa senza che questo tempo libero venga consacrato allo svolgimento delle
mansioni consuete è irrilevante ai fini del metodo di valutazione dell'invalidità.
In quest'ultima fattispecie è applicabile il metodo ordinario (DTF 131 V
51).
L'Alta Corte ha stabilito nella DTF 142 V 290
che la giurisprudenza secondo DTF 131 V 51, che concerne il
metodo di confronto dei redditi applicabile alle persone che esercitano un'attività
lucrativa a tempo parziale senza consacrare il loro tempo libero allo
svolgimento delle mansioni consuete, deve essere precisata, nel senso che la
limitazione nell'ambito lucrativo - in funzione dell'estensione del tasso
ipotetico d'attività lucrativa parziale - deve essere considerata in modo proporzionale
(cfr., al riguardo, STCA 32.2015.119 e STCA 32.2015.120, entrambe del 2 agosto
2016).
Secondo la prassi amministrativa, per il confronto si considerano
soltanto attività assimilabili a quelle lucrative (come il lavoro domestico,
amministrazione di patrimoni, attività benevole gratuite, ecc.). Sono quindi
escluse le attività del tempo libero (N. 3082 delle Direttive concernenti l'invalidità
e la grande invalidità (CIGI), edite dall'UFAS, in vigore dal 2015 nel tenore
in essere fino al 31 dicembre 2017). L'invalidità viene così valutata sulla
base di un confronto delle attività domestiche, da effettuare mediante un'inchiesta
domiciliare (DTF 130 V 97; Pratique VSI 2001 pag. 158 consid. 3c). Si
paragonano quindi le attività svolte dall'assicurato prima della
sopravvenienza del danno alla salute con quelle che può svolgere posteriormente,
applicando l'impegno che si può esigere da lui (RCC 1984 pag. 139; Duc, Les assurances sociales en Suisse,
1995, pag. 458; Maurer,
Bundessozialversicherungsrecht, 1994, pag. 145).
Di regola si presume che non vi è impedimento dovuto all'invalidità
se l'assicurato è ancora attivo nella sua economia domestica e segue, almeno
parzialmente, le incombenze che lo concernono. Questa presunzione può tuttavia
essere rovesciata se è stabilito che la persona lavora più di quanto è ragionevolmente
esigibile oppure fa eseguire da altri la maggior parte dei lavori che non può
eseguire personalmente (RCC 1984 pag. 139). L'importanza dell'attività della
persona che si occupa dell'economia domestica dipende dalla struttura
familiare, dalla situazione professionale del congiunto e dalle circostanze
locali. Si distinguono quindi tre tipi di famiglia, quella senza figli, quella
con figli o altri membri della famiglia che richiedono cure o quella in cui un
coniuge collabora nell'impresa dell'altro.
Va qui segnalato che nel suo nuovo tenore in vigore dal 1° gennaio
2018, l'art. 27 cpv. 1 OAI prevede che per mansioni
consuete secondo l'art. 7 cpv. 2 LAI di assicurati occupati nell'economia
domestica si intendono gli usuali lavori domestici nonché la cura e l'assistenza
ai familiari.
Il nuovo art. 27 cpv. 2 OAI stabilisce che per
mansioni consuete secondo l'art. 7 cpv. 2 LAI di membri di comunità di
religiosi si intende ogni attività svolta nella comunità.
L'art. 27bis cpv. 3 OAI dispone che il calcolo del grado d'invalidità
lucrativa è disciplinato dall'articolo 16 LPGA, secondo le modalità seguenti:
il reddito che l'assicurato potrebbe conseguire esercitando l'attività
lucrativa a tempo parziale se non fosse divenuto invalido è calcolato sulla
base della stessa attività lucrativa esercitata a tempo pieno (lett. a); la
perdita di guadagno percentuale è ponderata in funzione del grado d'occupazione
che l'assicurato avrebbe se non fosse divenuto invalido (lett. b).
Per l'art. 27bis cpv. 4 OAI per il calcolo del grado d'invalidità
nell'ambito delle mansioni consuete viene determinata la quota percentuale che
le limitazioni dell'assicurato rappresentano nello svolgimento delle mansioni
consuete rispetto alla sua situazione se non fosse divenuto invalido. Questa
quota viene ponderata in funzione della differenza tra il grado d'occupazione
di cui al capoverso 3 lettera b e un'attività lucrativa esercitata a tempo
pieno.
Con la modifica dell'Ordinanza sono state adeguate
le attività nell'ambito delle mansioni consuete svolte dalle persone occupate
nell'economia domestica (R. Leuenberger -
G. Mauro, “Changements dans la méthode mixte”, in Sécurité sociale
1/2018 pag. 40 segg. (45-46)).
Le nuove norme dell'Ordinanza hanno comportato la
modifica della Circolare sull'invalidità e la grande invalidità nell'assicurazione
per l'invalidità (CIGI) la quale, valida dal 1° gennaio 2015 e nella versione
in vigore dal 1° gennaio 2018, ai NN. 3081 segg. spiega come deve procedere l'assistente sociale nella sua inchiesta domiciliare per calcolare il
grado di invalidità in generale.
Per ciò che concerne il caso in esame, di regola si ritiene che i
lavori di una persona sana occupata nell'economia domestica comprendono queste
cinque attività usuali: pasti, pulizia e ordino dell'alloggio, acquisti e altre
commissioni, bucato e cura dei vestiti, cura e assistenza ai figli e/o ai
familiari, per le quali è assegnato un rispettivo limite massimo (N. 3087
CIGI).
Il grado di disabilità per ogni singola attività risulta dal confronto
percentuale tra la ponderazione senza disabilità – stabilita dall'assistente
sociale (N. 3083 CIGI) - e la limitazione dovuta alla disabilità (N. 3085
CIGI).
Come emerge dalle spiegazioni pubblicate dall'Ufficio
federale delle assicurazioni sociali alla Modifica dell'ordinanza del 17
gennaio 1961 sull'assicurazione per l'invalidità (OAI) – Valutazione dell'invalidità
per gli assicurati che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale (metodo
misto) – in merito agli adeguamenti dal 1° gennaio 2018 concernenti l'applicazione
del metodo misto in seguito alla sentenza 7186/09 della Corte europea dei
diritto dell'uomo del 2 febbraio 2016, si è dunque posto l'accento sulle
attività che possono essere equiparate a un'attività lucrativa ai sensi dell'art.
7 cpv. 2 LAI.
Si tratta delle attività che soddisfano il criterio
dei terzi, vale a dire che, in caso di impossibilità dell'assicurato di
svolgerle da sé, possono essere tipicamente eseguite da terzi dietro pagamento.
Le attività volontarie svolte al di fuori dell'economia domestica, come le
attività artistiche o di pubblica utilità, non possono invece essere equiparate
a un'attività lucrativa e quindi riconosciute come mansioni consuete, se non in
casi speciali (DTF 130 V 360 consid. 3.3.2). Queste occupazioni non vanno
dunque disciplinate in modo generale dall'OAI e pertanto non sono più
espressamente menzionate nell'Ordinanza (cfr. punto 1.2 pag. 6 delle citate
spiegazioni dell'UFAS).
Come evidenziato dall'Ufficio federale sugli
adeguamenti del metodo misto (cfr. punto III pag. 9), dal 1° gennaio 2018 il
nuovo art. 27 OAI pone quindi l'accento sui lavori domestici necessari che
possono essere equiparati ad un'attività lucrativa.
Per stabilire se un'attività nell'ambito delle
mansioni consuete possa essere equiparata a un'attività lucrativa, è
determinante il criterio dei terzi e quindi bisogna chiedersi se si
tratti di un'attività che può essere eseguita da terzi (persone o ditte) dietro
pagamento.
È per esempio il caso di lavori domestici necessari come
la pianificazione e l'organizzazione della conduzione dell'economia domestica,
la preparazione dei pasti (inclusa la pulizia della cucina), la pulizia dell'abitazione,
gli acquisti e le altre mansioni nonché il bucato e la manutenzione dei
vestiti. Se non possono essere ripartite tra gli altri familiari nel quadro
dell'obbligo di ridurre il danno, infatti, queste attività dovranno essere
affidate a servizi esterni a pagamento (persone di servizio).
Oltre ai citati classici lavori domestici, va
considerata anche la cura e l'assistenza ai familiari; rilevante è però che
essi vivano nella stessa economia domestica dell'assicurato.
Va ancora osservato che sia per i lavori domestici
che per la cura e l'assistenza ai familiari, non si tiene però conto delle attività
che vengono già svolte da terzi. Sono infatti prese in considerazione
esclusivamente le attività che vengono affidate a terzi a proprie spese solo dopo
l'insorgere del danno alla salute. Se, per contro, l'assicurato ricorreva a
prestazioni di terzi a proprie spese già prima dell'insorgere del danno
alla salute, allora per queste attività non v'è una limitazione di cui tenere
conto, dato che continuano ad essere svolte da terzi come prima.
Ritenuto come la modifica riguardante le mansioni
consuete nell'economia domestica ha dunque lo scopo di porre l'accento sulle
attività fondamentali di ogni economia domestica, le attività puramente
ricreative – le attività artistiche e di pubblica utilità vanno qualificate
quali attività puramente ricreative, se non possono essere eseguite da terzi
dietro pagamento - non rientrano tra le attività da considerare nell'ambito
delle mansioni consuete (DTF 125 V 157 consid. 5c/bb).
Il 1° gennaio 2018 sono dunque entrati in vigore gli articoli 27 e
27bis cpv. 2-4 OAI nel loro nuovo tenore (cfr. RU N. 107 del 19 dicembre 2017,
pagg. 7581-7582). Al riguardo, dal comunicato stampa del 1° dicembre 2017 dell'UFAS
intitolato “Maggiore equità nel calcolo del grado d'invalidità dei
lavoratori a tempo parziale”, risulta che “(…) il Consiglio federale introduce un nuovo modello
di calcolo per determinare il grado d'invalidità dei lavoratori a tempo
parziale, che contribuisce a migliorare la conciliabilità tra famiglia e lavoro
e soddisfa anche le richieste della Corte europea dei diritti dell'uomo. Nella
sua seduta del 1° dicembre 2017, il Consiglio federale ha fissato l'entrata in
vigore della relativa modifica d'ordinanza al 1° gennaio 2018. (…)”.
A questo proposito, la lettera circolare AI n. 372 del 9 gennaio
2018 edita dall'UFAS sulla "Regolamentazione
transitoria in seguito alla modifica dell'OAI concernente la valutazione dell'invalidità
per gli assicurati che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale,
valida dal 1° gennaio 2018", spiega che "In seguito alla sentenza n. 7186/09 della Corte
europea dei diritti dell'uomo (Corte EDU) nel caso Di Trizio contro la
Svizzera, il Consiglio federale ha fissato al 1° gennaio 2018 l'entrata in
vigore di una modifica dell'OAI concernente la valutazione dell'invalidità per
gli assicurati che esercitano un'attività lucrativa a tempo parziale (metodo
misto). La modifica prevede l'introduzione di un nuovo modello di calcolo (…)
che in linea di principio sarà applicato nel quadro del metodo misto a partire
dall'entrata in vigore della relativa normativa di ordinanza, vale a dire dal
1° gennaio 2018. Fino al 31 dicembre 2017 rimane applicabile la
regolamentazione precedente (la modifica non ha dunque effetto anticipato,
ovvero fa sempre stato il diritto vigente al momento in questione). Sul piano
procedurale, in base al capoverso 1 della disposizione transitoria della
modifica del 1° dicembre 2017, la modifica di ordinanza costituisce motivo di
revisione sin dal 1° gennaio 2018.".
La lettera circolare precisa inoltre la procedura in caso di prima
o di nuova richiesta di prestazioni da parte di persone che lavorano a tempo
parziale, e meglio, in particolare, che:
" a) Per
tutte le prime richieste di prestazioni pendenti inoltrate a partire
dal 1° luglio
2017, si applicherà d'ora in poi solo il nuovo modello di calcolo (nascita del
diritto alla rendita al più presto dal 1° gennaio 2018 in virtù dell'art. 29
cpv. 1 LAI).
b) Per tutte le
prime richieste di prestazioni pendenti inoltrate prima del 1° luglio 2017, il
diritto alla rendita fino al 31 dicembre 2017 verrà valutato in base al vecchio
modello di calcolo e poi rivalutato in base al nuovo modello di calcolo con
effetto dal 1° gennaio 2018.".
La lettera circolare AI n. 355 del 31 ottobre 2016 è stata perciò
soppressa a partire dal 1° gennaio 2018.
Nella STF 9C_881/2018 del 6 marzo 2019 il Tribunale federale ha
chiarito che nel diritto delle assicurazioni sociali non si applica la
giurisprudenza resa (DTF 141 II 393) sulle situazioni eccezionali, nelle quali è
possibile un'applicazione immediata del nuovo diritto da parte dell'autorità di
ricorso. In tal caso è allora possibile derogare alla regola secondo cui l'autorità
di ricorso deve applicare il diritto in vigore al giorno in cui l'autorità di
prima istanza ha emesso la sua decisione, quando un'applicazione immediata del
nuovo diritto fa seguito a un interesse pubblico preponderante (DTF 139 II 243
consid. 11.1). Al considerando 4.2 l'Alta Corte ha concluso che non v'è motivo
di derogare al principio generale secondo cui il giudice non deve prendere in
considerazione le modifiche del diritto o dello stato di fatto posteriori alla
data determinante della decisione impugnata.
In concreto la richiesta di prestazioni è del luglio 2012 e nessuna
decisione formale dell'Ufficio AI relativa a tale richiesta è finora cresciuta
in giudicato.
Occorre pertanto applicare il vecchio diritto per il calcolo delle
prestazioni dal luglio 2013 fino al 31 dicembre 2017, mentre le nuove norme
vanno applicate per il periodo dal 1° gennaio 2018 (per dei casi in cui questo
Tribunale ha già proceduto in questo senso, vedi le STCA 32.2019.75 del 6 marzo
2020; STCA 32.2018.79 del 28 maggio 2019; STCA 32.2018.56 del 25 febbraio 2019;
STCA 32.2018.29 del 7 febbraio 2019 e STCA 32.2018.42 dell'8 ottobre 2018).
L'Ufficio assicurazione invalidità ha quindi agito correttamente
adottando il vecchio metodo misto di calcolo per calcolare il diritto della
ricorrente alle prestazioni fino al 31 dicembre 2017 e il nuovo metodo misto
per il diritto dal 1° gennaio 2018.
Di conseguenza, la pretesa della ricorrente di anticipare
l'entrata in vigore del nuovo metodo di calcolo previsto dall'art. 27bis cpv. 3
OAI deve essere respinta.
2.4. Per costante giurisprudenza
(STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di poter
graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di ricorso) è
necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal medico o
eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo nel porre
un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in quali
attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un importante
elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora ragionevolmente
esigibili dall'assicurato (DTF 125
V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133
consid. 2 pag. 134; 114 V 310
consid. 3c pag. 314; 105 V 156
consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito
al consulente professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie,
valutare quali attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer-Blaser, Rechtsprechung des
Bundesgerichts zum IVG, pag. 228 seg.).
Quanto alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è
che i punti litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio
approfondito, che il rapporto si fondi su esami completi, che consideri
parimenti le censure espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena
conoscenza dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia
chiara e che le conclusioni del perito siano ben motivate. Determinante quindi
per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine del
mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto (STF
8C_828/2007 del 23 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01
e U 330/01 del 25 febbraio 2003; DTF 125 V 352 consid. 3a; DTF 122 V 160
consid. 1c; Meyer-Blaser, Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung, BJM 1989 pag. 31; Pratique VSI 3/1997 pag. 123),
bensì il suo contenuto (DTF 122 V 160 in fine con rinvii).
A proposito delle
perizie mediche eseguite nell'ambito della procedura amministrativa, il TF ha
stabilito che, nell'ipotesi in cui sono state eseguite da medici specializzati
riconosciuti, hanno forza probatoria piena se giungono a conclusioni logiche e
sono state realizzate sulla base di accertamenti approfonditi, fintanto che
indizi concreti non inducono a ritenerle inaffidabili (DTF 123 V 176; DTF 122 V
161, DTF 104 V 212; SVR 1998 IV Nr. 1 pag. 2; SZS 1988 pagg. 329 e 332; ZAK
1986 pag. 189; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 1994, pag. 332).
In una sentenza
pubblicata nella Pratique VSI 2001 pag. 106 segg., il TFA ha però ritenuto
conforme al principio del libero apprezzamento delle prove definire delle
direttive per la valutazione di determinate forme di rapporti e perizie. In
particolare per quanto concerne le perizie giudiziarie, la giurisprudenza ha
statuito che il giudice non si scosta senza motivi imperativi dalla valutazione
degli esperti, il cui compito è quello di mettere a disposizione del tribunale
le loro conoscenze specifiche e di valutare da un punto di vista medico una
certa fattispecie. Ragioni che possono indurre a non fondarsi su un tale
referto sono ad esempio la presenza di affermazioni contraddittorie, il
contenuto di una superperizia, altri rapporti contenenti validi motivi per farlo
(Pratique VSI 2001 pag. 108 consid. 3b)aa e riferimenti citati; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007; STFA U 329/01 ed U 330/01 del 25 febbraio 2003).
Nella DTF 125 V 351 (=
SVR 2000 UV Nr. 10 pag. 33 segg.), la Corte federale ha ribadito che ai
rapporti allestiti da medici alle dipendenze di un'assicurazione deve essere
riconosciuto pieno valore probante, a condizione che essi si rivelino essere
concludenti, compiutamente motivati, di per sé scevri di contraddizioni e,
infine, non devono sussistere degli indizi che facciano dubitare della loro
attendibilità. Il solo fatto che il medico consultato si trovi in un rapporto
di dipendenza con l'assicuratore non permette già di metterne in dubbio
l'oggettività e l'imparzialità. Devono piuttosto esistere delle particolari
circostanze che permettano di ritenere come oggettivamente fondati i sospetti
circa la parzialità dell'apprezzamento.
Lo stesso vale per le
perizie fatte esperire da medici esterni (DTF 104 V 31; RAMI 1993 pag. 95).
Le perizie affidate
dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di istruttoria
amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati indipendenti, i
quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e giungono a
risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno che non
sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (Pratique VSI
2001 pag. 109 consid. 3b)bb; STF 8C_535/2007 del 25 aprile 2008; STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
Occorre ancora evidenziare che l'allora TFA, in una decisione del
24 agosto 2006 concernente un caso di
assicurazione per l'invalidità (I 938/05), ha
evidenziato il valore probatorio delle opinioni espresse dai medici SMR nell'ambito
dell'assicurazione per l'invalidità, sottolineando che in caso di divergenza
tra il medico curante ed il medico SMR non è per principio necessario procedere
ad una nuova perizia. In quell'occasione l'Alta Corte ha
sviluppato la seguente considerazione:
" 3.2 L'on ne saurait certes mettre sur le même pied un rapport d'expertise
émanant d'un Centre d'observation médicale de l'AI (COMAI) - dont la
jurisprudence a admis que l'impartialité et l'indépendance à l'égard de l'administration
et de l'OFAS sont garanties (ATF 123 V 175) - et un rapport médical établi par
le SMR; toutefois, cela ne signifie pas encore qu'en cas de divergence d'opinion
entre médecins du SMR et médecins traitants, il est, de manière générale,
nécessaire de mettre en oeuvre une nouvelle expertise.
La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels précédemment énumérés (cf. consid. 3.1 supra). Il n'y a dès
lors aucune raison d'écarter le rapport du SMR ici en cause ou de lui préférer
celui du médecin traitant, pour le seul motif que c'est le service médical
régional de l'AI qui l'a établi. Au regard du déroulement de l'examen clinique
pratiqué par les médecins du SMR et du contenu de leur rapport, on ne relève,
du reste, aucune circonstance particulière propre à faire naître un doute sur l'impartialité
de ceux-ci. La recourante ne fait d'ailleurs rien valoir de tel.
(…)".
Per quel che riguarda
Fatti
i rapporti del medico curante, secondo la generale esperienza della vita, il
giudice deve tenere conto del fatto che, alla luce del rapporto di fiducia
esistente con il paziente, il medico curante attesterà, in caso di dubbio, in
favore del suo paziente (STF 8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353
consid. 3a)cc); Pratique
VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer-Blaser,
Rechtsprechung des Bundesgericht im Sozialversicherungsrecht, Zurigo 1997, pag.
230).
L'Alta Corte, nella sentenza
9C_142/2008 del 16 ottobre 2008 -concetto ribadito ancora nella STF 9C_721/2012
del 24 ottobre 2012 in un caso ticinese -, per quanto riguarda le divergenze di
opinioni tra medici curanti e periti interpellati dall'amministrazione o dal
giudice, ha precisato quanto segue:
" (…) On ajoutera qu'en cas de divergence d'opinion entre experts et
médecins traitants, il n'est pas, de manière générale, nécessaire de mettre en
oeuvre une nouvelle expertise. La valeur probante des rapports médicaux des uns
et des autres doit bien plutôt s'apprécier au regard des critères
jurisprudentiels (ATF 125 V 351 consid. 3a p. 352) qui permettent de leur
reconnaître pleine valeur probante. A cet égard, il convient de rappeler qu'au
vu de la divergence consacrée par la jurisprudence entre un mandat
thérapeutique et un mandat d'expertise (ATF 124 I 170 consid. 4 p. 175; SVR
2008 IV Nr. 15 p. 43 consid. 2.2.1 et les références [arrêt I 514/06 du 25 mai
2007]), on ne saurait remettre en cause une expertise ordonnée par l'administration
ou le juge et procéder à de nouvelles investigations du seul fait qu'un ou
plusieurs médecins traitants ont une opinion contradictoire. Il n'en va
différemment que si ces médecins traitants font état d'éléments objectivement
vérifiables ayant été ignorés dans le cadre de l'expertise et qui sont
suffisamment pertinents pour remettre en cause les conclusions de l'expert. (…)".
Infine, va ricordato che
se vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la
procedura senza valutare l'intero materiale ed indicare i motivi per cui egli
si fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25
aprile 2008, STFA I 462/05 del 25 aprile 2007).
2.5. Va ancora rilevato che affinché
un esame medico in ambito psichiatrico sia ritenuto affidabile, esso deve
adempiere diverse condizioni (DTF 127 V 294; D.
Cattaneo, La promozione dell'autonomia del disabile: esempi scelti dalle
assicurazioni sociali, in RDAT II-2003, pag. 571 seg., in particolare la nota
158, pagg. 628-629; D. Cattaneo, Le
perizie nelle assicurazioni sociali, in: Le perizie giudiziarie, Ed. CFPG,
Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg. 203 e segg. (249-254).
Innanzitutto la diagnosi deve essere espressa da uno specialista
in psichiatria e fondata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (STF 9C_815/2012 del 12 dicembre 2012; DTF 131 V
49; DTF 130 V 396 segg.; DTF 127 V 294; Mosimann,
Somatoforme Störungen: Gerichte und [psychiatrische] Gutachten, in: SZS/RSAS
1999 pag. 105 segg.).
Il medico deve inoltre pronunciarsi sulla gravità dell'affezione e
deve anche valutare l'esigibilità della ripresa di un'attività lucrativa
da parte dell'assicurato.
Tale prognosi deve tener conto di diversi criteri,
quali il carattere premorboso, l'affezione psichica e quelle organiche
croniche, la perdita d'integrazione sociale, un eventuale profitto tratto dalla
malattia, il carattere cronico della malattia, la durata pluriennale della
stessa con sintomi stabili o in evoluzione e l'impossibilità di ricorrere a
trattamenti medici secondo la regola d'arte. La prognosi sfavorevole deve
essere fatta in base all'insieme dei succitati criteri.
L'esperto deve inoltre esprimersi sull'aspetto
psicosociale della persona esaminata.
Del resto, il rifiuto del carattere invalidante deve
ugualmente basarsi su diversi criteri, tra i quali le divergenze tra i dolori
descritti e quelli osservati, le allegazioni sull'intensità dei dolori la cui
descrizione rimane sul vago, l'assenza di una richiesta di cura, le evidenti
divergenze tra le informazioni fornite dal paziente e quelle risultanti
dall'anamnesi, il fatto che le lamentele molto dimostrative lascino l'esperto
insensibile, come pure le allegazioni di grandi handicap nonostante un ambiente
psico-sociale intatto (STCA 32.1999.124 del 27 settembre 2001).
Inoltre, per quanto riguarda in particolare l'invalidità
cagionata da un danno alla salute psichica, il TFA ha stabilito che è decisivo
al proposito che il danno sia di gravità tale da non poter praticamente esigere
dall'assicurato di valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del
lavoro, o che ciò sia persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298
consid. 4c, 102 V 165 = RCC 1977 pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321,
324; RCC 1992 pag. 180; ZAK 1984 pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre
1998 consid. 3b; Locher/Gächter,
Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).
Al riguardo, nella STFA I 166/03 del 30
giugno 2004 al consid. 3.2 l'Alta Corte ha inoltre avuto modo di precisare:
" (…) Tra i
danni alla salute psichica, i quali come i danni fisici, possono determinare
un'invalidità ai sensi dell'art. 4 cpv. 1 LAI, devono essere annoverati - oltre
alle malattie mentali propriamente dette - le anomalie psichiche parificabili a
malattia. Non sono considerati effetti di uno stato psichico morboso, e dunque
non costituiscono turbe a carico dell'assicurazione per l'invalidità le
limitazioni della capacità di guadagno cui l'assicurato potrebbe ovviare dando
prova di buona volontà; la misura di quanto è ragionevolmente esigibile
dev'essere apprezzata nel modo più oggettivo possibile. Bisogna dunque
stabilire se, e in quale misura al caso, un assicurato può, nonostante il danno
alla salute mentale, esercitare un'attività lucrativa che il mercato del lavoro
gli offre, tenuto conto delle sue attitudini. In quest'ambito il punto è quello
di sapere quale attività si può da lui ragionevolmente esigere. Ai fini di
stabilire l'esistenza di un'incapacità di guadagno causata da un danno alla
salute psichica non è quindi decisivo accertare se l'assicurato eserciti o meno
un'attività lucrativa insufficiente; di maggior rilievo è piuttosto domandarsi
se si debba ammettere che l'utilizzazione della capacità lavorativa non può in
pratica più essere da lui pretesa oppure che essa sarebbe persino
insopportabile per la società (DTF 102 V 166; VSI 2001 pag. 224 consid. 2b e
sentenze ivi citate; cfr. anche DTF 127 V 298 consid. 4c in fine). (…)".
Secondo la giurisprudenza del TFA, siffatti principi valgono fra l'altro
per le psicopatie, le alterazioni dello sviluppo psichico (psychische Fehlentwicklungen), l'alcolismo,
la farmacomania, la tossicomania e le nevrosi (STFA I 441/99 del 18 ottobre
1999; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, consid. 3b; RCC 1992 pag. 182
consid. 2a con riferimenti).
Nella STF I 384/06 del 4 luglio 2007 il TF ha ribadito che "(…) il riconoscimento di un danno alla salute psichica
presuppone in particolare la diagnosi espressa da uno specialista in
psichiatria, poggiata sui criteri posti da un sistema di classificazione
riconosciuto scientificamente (cfr. DTF 130 V 396 segg.; cfr. pure la sentenza
del Tribunale federale delle assicurazioni I 621/05 del 13 luglio 2006, consid.
4). (…)".
Con DTF 130 V 352 la nostra Massima Istanza ha precisato i criteri
per potere concludere che un disturbo da dolore somatoforme (ICD-10: F45.4)
provoca un'incapacità di guadagno duratura (sul tema cfr. D. Cattaneo, Le perizie nelle
assicurazioni sociali, op. cit., pagg. 254-257).
Nella STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V
49, il Tribunale federale, dopo avere confermato che l'esame dell'effetto
invalidante di un disturbo da dolore somatoforme richiede una verifica completa
della situazione sulla base dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si
devono considerare anche gli elementi a sostegno della non sussistenza
dell'obbligo di prestazione sull'assicurazione per l'invalidità.
Pertanto, se le limitazioni nell'esercizio di un'attività
risultano da un'esagerazione dei sintomi o simili, di regola non sussiste un
danno alla salute che dà diritto a prestazioni dell'assicurazione.
Questa situazione è data quando: vi è una notevole discrepanza tra
i dolori descritti e il comportamento osservato/l'anamnesi; l'assicurato
afferma di essere afflitto da dolori intensi, ma li caratterizza in modo vago;
l'assicurato non fa richiesta di cure mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato
sembrano ostentati e quindi poco credibili al perito; l'assicurato sostiene di
subire gravi limitazioni nella vita quotidiana, nonostante il contesto
psicosociale sia pressoché intatto (Kopp/Willi/Klipstein,
Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen Schwierigkeiten, in:
Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434, con riferimento ad
uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).
Questa giurisprudenza è poi stata progressivamente estesa ad altre
affezioni, come risulta dalla DTF 137 V 64 sull'ipersonnia, nella quale l'Alta
Corte si è così pronunciata:
" 4.2 Diese im Bereich der somatoformen Schmerzstörungen entwickelten
Grundsätze werden rechtsprechungsgemäss bei der Würdigung des invalidisierenden
Charakters von Fibromyalgien (BGE 132 V 65 E. 4 S. 70), dissoziativen
Sensibilitäts- und Empfindungsstörungen (SVR 2007 IV Nr. 45 S. 150, I 9/07 E. 4
am Ende), Chronic Fatigue Syndrome (CFS; chronisches Müdigkeitssyndrom) und
Neurassthenie (Urteile 9C_662/2009 vom 17. August 2010 E. 2.3, 9C_98/2010 vom
28. April 2010 E. 2.2.2 und I 70/07 vom 14. April 2008 E. 5) sowie bei
dissoziativen Bewegungsstörungen (Urteil 9C_903/2007 vom 30. April 2008 E. 3.4)
analog angewendet. Ferner entschied das Bundesgericht in BGE 136 V 279, dass sich
ebenfalls sinngemäss nach der in E. 4.1 hievor dargelegten Rechtsprechung
beurteilt, ob eine spezifische und unfalladäquate HWS-Verletzung
(Schleudertrauma) ohne organisch nachweisbare Funktionsausfälle invalidisierend
wirkt. (…)".
Con la STF 9C_492/2014 del 3 giugno 2015, pubblicata in DTF 141 V
281, il Tribunale federale ha modificato la propria giurisprudenza relativa alle affezioni psicosomatiche, compresi i disturbi somatoformi dolorosi
(cfr. comunicato stampa del 17 giugno 2015, in: www.bger.ch). La capacità di
lavoro deve essere valutata nell'ambito di una procedura in cui i fatti sono
stabiliti in maniera strutturata, alla luce delle circostanze del caso
particolare e senza risultati predefiniti.
In particolare, la presunzione secondo cui
questi disturbi possono generalmente essere sormontati con uno sforzo di
volontà ragionevolmente esigibile è stata abbandonata.
In due sentenze del 30 novembre 2017 (DTF 143 V 409 e DTF 143 V
418), il Tribunale federale è giunto alla conclusione che la nuova procedura
probatoria illustrata nella DTF 141 V 281 per i dolori somatoformi persistenti,
secondo cui la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona
interessata siano da accertare alla luce di indicatori, deve ora essere
applicata non solo in caso di depressioni da lievi fino a medio-gravi
(DTF 143 V 409), ma anche per tutte
le malattie psichiche (DTF 143 V 418).
Secondo la giurisprudenza precedente del Tribunale federale
riguardante le depressioni da lievi fino a medio-gravi (cfr., fra
le ultime, STF 9C_775/2016 del 2 giugno 2017 consid. 6.2; STF 8C_650/2016 del 9
marzo 2017 consid. 5.1.3 = SVR 2017 IV Nr. 62; STF 9C_434/2016 del 14 ottobre
2016 consid. 6.3; DTF 140 V 193 consid. 3.3), le malattie corrispondenti
potevano essere considerate invalidanti solo se era dimostrata una “resistenza
alle terapie”, condizione necessaria per la concessione di una rendita AI.
Con il cambiamento di prassi adottato dal Tribunale federale questo concetto
non vale più in maniera assoluta. Ora, invece, come nelle altre malattie
psichiche, la questione decisiva è sapere se la persona interessata riesca a
presentare, sulla base di un metro di valutazione oggettivo, la prova di
un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia,
in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi
deve ad ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento
delle prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata
(cfr. comunicato stampa del 14 dicembre 2017, in: www.bger.ch).
2.6. La domanda di prestazioni del
2012 è sfociata in un primo tempo in una perizia reumatologica e in una
psichiatrica. Se la prima valutazione specialistica non è contestata, la
seconda è stata sia allora sia ora oggetto di critiche da parte
dell'assicurata, che ritiene di essere inabile al lavoro in misura totale e non,
invece, abile al 60% come stabilito dall'allora perito psichiatra.
In effetti, la dr.ssa med. __________, FMH psichiatria e
psicoterapia, ha visitato l'assicurata in tre occasioni: il 6 aprile 2016 dalle
ore 8.50 alle ore 10.50, il 20 aprile 2016 dalle ore 11.15 alle ore 12.25 e il
22 giugno 2016 dalle 9.05 alle 9.55.
Inoltre, l'interessata è stata sottoposta a una valutazione
neuropsicologica effettuata dal dr. med. __________.
Nel suo rapporto peritale del 24 giugno 2016 (doc. 95) la perita
ha indicato gli atti che ha considerato ai fini della valutazione psichiatrica,
l'anamnesi familiare, fisiologica, patologica remota, sociolavorativa, psicopatologica,
i sintomi soggettivi, gli esiti dell'esame clinico secondo AMDP-System e della
valutazione psicodiagnostica effettuata dal neuropsicologo, la descrizione
della giornata e il trattamento psichiatrico in atto. L'esperta ha indicato di
avere provato a contattare lo psichiatra curante al termine degli incontri, ma
di non essersi potuta confrontare con il dr. med. __________ siccome egli era
assente per vacanze.
Quale diagnosi con influsso sulla capacità lavorativa la perita ha
posto un episodio depressivo lieve-medio (ICD-10: F32.0) e quale diagnosi senza
ripercussioni dei tratti di personalità istrionici e l'elaborazione di sintomi
fisici per ragioni psicologiche (ICD-10: F68.0).
Nella discussione la psichiatra si è confrontata con i pareri del 16
aprile 2014 e del 31 ottobre 2015 del collega che ha in cura l'assicurata dal 16
maggio 2013, che aveva diagnosticato un episodio depressivo di media-grave
entità con aspetti somatoformi e disturbo simildissociativo post traumatico
della funzione anamnestica e un profilo personologico con possibili tratti
istrionici e di dipendenza, con attestazione di una inabilità lavorativa
dell'80% dal maggio 2013. La dr.ssa __________ ha osservato che durante i
colloqui che sono avvenuti presso il Centro peritale per le assicurazioni
sociali nell'arco di oltre due mesi, il quadro clinico è apparso modificato in
senso migliorativo rispetto all'obiettività clinica rilevata dal dr. med. __________
nei suoi rapporti. Non erano infatti emersi un rallentamento psicomotorio, non
vi era isolamento sociale, le funzioni cognitive apparivano conservate a
differenza della percezione soggettiva, v'era ancora una tendenza alla
regressione che appariva piuttosto una pseudoregressione, poiché v'era una
strutturazione della propria giornata, era in grado di mantenere un contatto
interpersonale, non v'erano segni di un grave ritiro emozionale o sociale.
La valutazione neuropsicologica aveva evidenziato discrepanza
significativa tra i test eseguiti e l'obiettività clinica. Infatti, dalla
valutazione testistica la memoria a breve termine appariva gravemente
deficitaria e così anche la memoria a lungo termine e ciò contrastava
nettamente con la valutazione nei colloqui, dove tale aspetto non era emerso.
Era possibile, secondo la perita, che ciò fosse da inquadrare nell'ambito dei
tratti di personalità istrionici oltre che negli aspetti assicurativi presenti.
Non erano emersi elementi sufficienti, criteri per una diagnosi di sindrome
somatoforme, non essendoci la caratteristica della continua richiesta di
indagini mediche, né erano emersi sintomi simildissociativi che potessero
sostenere a quel momento una tale diagnosi. Secondo la psichiatra, confrontando
l'obiettività clinica e il decorso il quadro clinico mostrava un contenimento
dei sintomi affettivi, perciò ipotizzava di considerare un ulteriore aumento
del dosaggio dell'antidepressivo. Essa ha comunque sottolineato che la presenza
di tratti di personalità istrionici, oltre che il contenzioso aperto in ambito
infortunistico, potevano interferire nel decorso clinico cronicizzando i
disturbi. A livello psicoterapeutico le risorse introspettive apparivano
ridotte e quindi era possibile solo attuare una psicoterapia di sostegno.
Descritte le risorse e i deficit secondo lo schema MINI ICF-APP,
la perita ha concluso che nella sua abituale professione in attività medico
teoriche che rispettavano i limiti funzionali ha valutato un'incapacità
lavorativa dell'80%, intesa come orario ridotto dalla presa a carico del dr.
med. __________ nel maggio 2013 fino alla valutazione che essa ha fatto, dalla
quale ha stimato un'inabilità lavorativa del 40%, intesa come orario ridotto
dall'aprile 2016. Come casalinga l'inabilità era del 20%, da confermare con
inchiesta domiciliare.
Non apparivano indicate misure di reinserimento, non essendoci una
motivazione verso una ripresa lavorativa. La prognosi appariva incerta visto il
tempo di assenza dal posto di lavoro, la mancanza di motivazione verso una ripresa
lavorativa.
Il ricorso dell'assicurata contro la decisione del 24 aprile 2017
che le ha attribuito una rendita di invalidità temporanea dal 1° novembre 2012
al 31 luglio 2016 (dapprima rendita intera, poi di tre quarti e nuovamente
intera dal 1° dicembre 2013) è stato accolto dal TCA, con rinvio degli atti
all'Ufficio assicurazione invalidità per completare gli accertamenti medici.
La perizia pluridisciplinare che l'amministrazione ha quindi affidato
al Servizio Accertamento Medico ha indagato gli ambiti neurologico,
reumatologico, ortopedico e psichiatrico ed è sfociata nel rapporto peritale
del 16 novembre 2018 (doc. 177).
La ricorrente ha contestato soltanto l'aspetto psichiatrico
valutato dal dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, perciò viene qui
esposto soltanto il suo parere specialistico.
Nel suo rapporto del 22 mauro 2018 il perito ha indicato di avere
visitato l'assicurata il 1° marzo 2018 dalle 9.30 alle 10.20 e il 15 marzo 2018
dalle ore 10.45 alle ore 11.40 e di essersi inoltre basato sulla valutazione
testistica dello psicologo __________.
Lo psichiatra ha esposto l'anamnesi, i disturbi riferiti
dall'assicurata, lo svolgimento della giornata, la terapia psichiatrica e lo
status psichico secondo i criteri AMDP-System.
Egli ha posto la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente,
episodio depressivo lieve (ICD-10: F32.0).
Nella sua valutazione lo specialista ha rilevato che dopo le cure
prestate dal dr. med. __________ si è assistito a un'evoluzione progressiva
della malattia con momenti di maggior benessere alternati a momenti di
riacutizzazione della sintomatologia depressiva, tanto che nel giugno 2017 si è
reso necessario un ricovero presso la Clinica __________, dove è stata posta la
diagnosi di sindrome depressiva ricorrente, episodio di media gravità. Al
termine della degenza era stato rilevato un miglioramento della timia e un buon
recupero della spinta volitiva. Al momento della perizia l'assicurata sembrava
avere superato l'evento traumatico in sé, ma permanevano a tratti moderati
degli aspetti regressivi e di ritiro socio-relazionale. Essa si sentiva infatti
più fragile, meno tollerante alle sollecitazioni relazionali e agli stimoli
esterni in generale.
L'esperto ha ritenuto che, nel complesso, la valutazione della
dr.ssa med. __________, che nel mese di giugno 2016 aveva posto la diagnosi di
episodio depressivo di grado lieve e aveva valutato una inabilità lavorativa
del 40% (su un grado di occupazione dell'80%), fosse da considerarsi ancora
valida, fatto salvo il periodo di ricovero in clinica dove l'inabilità era
verosimilmente del 100%. A suo dire, alcuni tratti personologici mostrati non
incidevano in maniera significativa sulle sue prestazioni professionali,
rimanendo di fatto ben al di sotto della soglia diagnostica dei disturbi di
personalità.
Nel rispondere ai quesiti sottopostigli, il perito ha ritenuto che
gli aspetti somatoformi e il disturbo simildissociativo posttraumatico e i
tratti personologici istrionici e di dipendenza individuati dal dr. med. __________
non fossero di intensità tale da configurare un disturbo di personalità e in
ogni caso non incidevano sulle prestazioni professionali. V'era infine una
tendenza alla cronicizzazione della sintomatologia con prognosi a medio lungo
termine senza apprezzabili cambiamenti.
Lo psichiatra ha stabilito un'incapacità lavorativa del 30%
rispetto a un'occupazione del 100% per svolgere qualsiasi attività, poiché la
sintomatologia depressiva, anche se lieve, unitamente alle moderate quote
Considerandi
ansiose rendevano conto della necessità di maggiori tempi di recupero, ritmi
lavorativi parzialmente ridotti e di un affaticamento generale più rapido.
Anche le limitate risorse di mentalizzazione e l'impossibilità di accettare le
problematiche collegate ai dolori amplificavano il senso di impotenza
dell'assicurata e la frustrazione di non essere più se stessa, con conseguenze
dirette negative sulla motivazione in generale e in parte sulle sue performance
professionali. Non v'erano perciò altre possibilità terapeutiche e nemmeno grandi
margini di miglioramento. Come casalinga era invece totalmente abile.
L'esperto non ha riscontrato delle discrepanze tra i sintomi
descritti e la sua valutazione clinica, nemmeno ha mai avuto l'impressione
della presenza di sintomi fittizi e/o di simulazione, così come l'assicurata non
è mai apparsa esagerata nella descrizione dei sintomi di pertinenza
psicologica.
Al progetto del 3 maggio 2019 (doc. 189) di assegnazione di una
rendita di invalidità ha fatto seguito il referto del 31 luglio 2019 (doc. 196)
del dr. med. __________, che si è espresso sulla perizia specialista resa dal
collega dr. med. __________.
Lo psichiatra curante ha precisato di avere in cura l'assicurata
dal 16 maggio 2013 e di potere certificare che fino a quel momento l'assicurata
ha effettuato delle oscillazioni timiche tali da inficiare nel complesso la sua
capacità lavorativa in misura completa, tanto da non essere assolutamente in
grado di garantire una continuità lavorativa. Egli ha inoltre osservato di
avere avuto ripetuti colloqui pure in presenza dei familiari, i quali hanno
confermato senza alcun tentativo di aggravamento del sintomo il precario
funzionamento dell'assicurata all'interno delle mura domestiche. Nella perizia
mancherebbe la raccolta e la discussione eteroanamnestica, a suo avviso
fondamentali.
Per il curante, la timia continuava ad essere rivolta verso il
polo negativo con labilità emotiva, sentimento di insicurezza, un certo
rallentamento psicomotorio con riverbero sulla capacità mnestica e la
concentrazione, un certo appiattimento affettivo. Tendenza alla regressione con
diminuzione della spinta volitiva, isolamento sociale, dipendenza dai
familiari. Componente ansiosa con alterazione della funzione ipnotica,
eretismo. Astenia con facile esauribilità. Anedonia con diminuzione della
spinta libidica. Tolleranza allo stress in senso lato ridotta. Persistevano gli
aspetti somatoformi.
Rispetto a quanto riportato dal perito, il dr. med. __________ ha
confermato che l'assicurata non sempre si presentava agli appuntamenti per suoi
disagi, che spesso si manifestavano con sintomi fisici quali vomito e insonnia.
La psicomotricità tendeva ad essere rallentata con riverbero sulla capacità di
concentrazione e sulla funzione mnestica. La componente ansiosa era fluttuante,
talora sfociante in crisi di agitazione psicomotoria.
Era dunque il grado della sintomatologia a differire, perciò lo
psichiatra curante ha diagnosticato una sindrome depressiva ricorrente, status
dopo episodio depressivo di media gravità-grave, ad evoluzione cronica (ICD-10:
F33.1). Profilo personologico con possibili tratti istrionici e di dipendenza.
Aspetti somatoformi. Pregressa tendenza simildissociativa posttraumatica della
funzione anteromnestica.
Il disturbo depressivo si era quindi cronicizzato e necessitava di
un supporto biologico psicoattivo importante. Egli ha perciò ribadito la
presenza di un'incapacità lavorativa totale, così pure nelle mansioni
casalinghe, che talora erano svolte dal marito a causa del suo disagio
psichico.
Il dottor __________ ha osservato che l'infortunio del 2011 ha nel
complesso fragilizzato l'interessata a livello psichico in maniera completa e
duratura, avendo essa di fatto perso la sua autonomia e un funzionamento
globale normale. A suo dire, la descrizione della giornata riportata nella
perizia era quella relativa a una buona giornata, ma purtroppo l'assicurata
viveva pure delle giornate negative, trascorse interamente a letto, in completa
chiusura e isolamento rispetto ai familiari.
La prognosi persisteva perciò negativa; una ripresa dell'attività
lavorativa non entrava in linea di conto in considerazione della continua
importante instabilità dell'equilibrio psichico.
Ciascun perito del Servizio Accertamento Medico si è pronunciato
sulle allegazioni dell'avv. RA 1 del 21 agosto 2019 (doc. 196) e sull'allegato
citato parere del dr. med. __________. Le prese di posizione del neurologo, del
reumatologo, del chirurgo e dello psichiatra sono state riassunte nel
complemento peritale del 15 ottobre 2019 (doc. 200), che ha confermato le
conclusioni descritte nella perizia pluridisciplinare del 16 novembre 2018.
Per quanto concerne il contestato aspetto psichiatrico, il dr.
med. __________ si è espresso il 27 settembre 2019 comunicando che la nuova
documentazione non apportava nuovi elementi diagnostici psicopatologici né
cambiamenti sostanziali alla terapia. Egli ha riconosciuto che a distanza di
oltre un anno dalla sua valutazione si poteva assistere a nuove oscillazioni dell'intensità
dell'episodio depressivo, ma le oscillazioni, comuni nella sindrome depressiva
ricorrente, erano state contemplate nella sua valutazione. A suo dire, la
diagnosi posta dal dottor __________ di depressione ricorrente, status dopo
episodio depressivo di media gravità - grave, ad evoluzione cronica,
significava che l'episodio depressivo grave era superato e che persisteva una
stabilizzazione dei sintomi, meno gravi, verso la cronicità.
Ciò che è emerso era la sostanziale stabilità dell'approccio terapeutico
(v'era stato un blando aumento dell'efexor) ormai dal mese di giugno 2017, data
della dimissione dalla Clinica __________, dove l'assicurata era stata dimessa
con miglioramento del tono dell'umore e buona ripresa della spinta volitiva.
Per ciò che concerne le osservazioni dell'avv. RA 1 sulla capacità
lavorativa dell'assicurata, il perito ha ribadito il suo sostanziale accordo
nella valutazione clinica con la precedente perita dr.ssa med. __________; il
leggero miglioramento delle capacità lavorative dell'interessata sarebbe
intervenuto dopo il ricovero in clinica, dove veniva dimessa con miglioramento
del tono dell'umore e buona ripresa della spinta volitiva.
Pertanto, lo psichiatra ha ribadito che la nuova documentazione
non modificava le conclusioni del suo rapporto peritale del 22 marzo 2018.
2.7
D'avviso della scrivente
Corte, le valutazioni peritali esperite dal Servizio Accertamento Medico in
ambito psichiatrico sono chiare e sufficienti per definire lo stato di salute
della ricorrente.
Occorre infatti rilevare che due specialisti in materia hanno
esaminato l'assicurata a due anni di distanza l'una dall'altro e che in
entrambi i casi gli psichiatri intervenuti hanno fornito i necessari elementi
per porre la diagnosi di sindrome depressiva.
Nel 2016 la dr.ssa med. __________ ha ritenuto che l'episodio
depressivo fosse lieve-medio (ICD-10: F32.0), mentre nel 2018 il dr. med. __________
ha giudicato che la sindrome depressiva era ricorrente e l'episodio depressivo
lieve (F32.0).
Egli ha giustificato che questo miglioramento era intervenuto dopo
il peggioramento del giugno 2017, che ha reso necessario un ricovero
dell'interessata presso la Clinica __________, in cui era stata posta la
diagnosi di sindrome depressiva ricorrente, episodio di media gravità.
Considerato però che nel rapporto di uscita è stato segnalato un miglioramento
della timia e un buon recupero della spinta volitiva, unitamente alle sue
constatazioni oggettive il perito ha ritenuto che l'episodio depressivo fosse ora
lieve. Inoltre, nel 2018 lo specialista ha precisato che gli aspetti
somatoformi e il disturbo simildissociativo posttraumatico, i tratti
personologici istrionici e di dipendenza descritti dallo psichiatra curante, non
erano di intensità tale da configurare un disturbo di personalità e comunque
non incidevano sulle prestazioni professionali.
Anche la dottoressa __________, nel 2016, aveva diagnosticato dei
tratti di personalità istrionici e li aveva giudicati non aventi ripercussioni
sulla capacità di lavoro dell'assicurata.
Nemmeno erano emersi elementi sufficienti per una diagnosi di
sindrome somatoforme, non essendo presente una continua richiesta di indagini
mediche né sono emersi sintomi simildissociativi.
La dr.ssa med. __________ si è quindi ben confrontata con il
quadro psichico descritto dallo psichiatra curante, evidenziando gli elementi
che, dopo una valutazione effettuata su oltre due mesi di tempo, l'hanno
portata a concludere per un quadro clinico modificato in senso migliorativo
rispetto all'obiettività clinica riscontrata dal dr. med. __________ nei suoi
rapporti del 2013 e del 2014. Dall'anamnesi, dalla descrizione della giornata e
dai sintomi soggettivi la perita ha potuto concludere che non era emerso un
rallentamento psicomotorio, né vi era isolamento sociale, le funzioni cognitive
erano conservate, non però la percezione soggettiva, v'era una pseudoregressione
poiché c'era una strutturazione della giornata, il mantenimento di contratti
interpersonali, non segni di un grave ritiro emozionale o sociale.
Dalla valutazione effettuata mediante test dal neuropsicologo
erano risultate delle contraddizioni, perché è emerso che sia la memoria a
breve termine sia quella a lungo termine erano apparse gravemente deficitarie,
mentre dai colloqui personali avuti con l'interessata questo aspetto non era sorto.
Una spiegazione possibile era data dai tratti di personalità istrionici e dal
fatto che era ancora aperto un contenzioso con l'assicuratore infortuni.
Il TCA evidenzia che queste constatazioni erano supportate dal
risultato dell'esame delle risorse e dei deficit secondo lo schema MINI ICF-
APP, in cui per il rispetto delle regole, l'organizzazione di compiti, le
competenze, le attività spontanee, la cura di sé e la mobilità, il grado di
disabilità era nullo; nell'assertività e nelle relazioni intime il grado di
disabilità era lieve e nella flessibilità, nella persistenza, nel contatto con
gli altri e nell'integrazione nel gruppo il grado di disabilità era moderato.
Due anni dopo, il dr. med. __________ ha confermato nel complesso
la valutazione effettuata dalla collega, rilevando che dopo un peggioramento
che ha portato l'assicurata ad essere ricoverata in Clinica psichiatrica nel
giugno 2017, dove è stata posta la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente,
episodio di media gravità, al momento della dimissione il quadro clinico
indicava un miglioramento della timia e un buon recupero della spinta volitiva.
Questi aspetti, sommati alla sua constatazione obiettiva secondo cui dal
profilo psicomotorio non ha evinto grossolane alterazioni, l'assicurata si è
presentata ben curata nella persona e nell'abbigliamento, l'atteggiamento era
collaborativo, lo stato di coscienza senza evidenti alterazioni, era ben
orientata nel tempo e nello spazio, su di sé e rispetto alla situazione in
essere, dal profilo cognitivo non sono state evidenziate particolarità, anche
se l'assicurata ha riferito facile affaticabilità e alcuni problemi di
concentrazione e di memoria, non sono emersi disturbi della forma né del
contenuto del pensiero, assenti dispercezioni, l'umore è apparso solo
lievemente deflesso, l'interessata ha riferito la presenza di modiche quote
ansiose e la funzione ipnica era ben compensata dalla terapia farmacologica, hanno
portato il perito a porre la diagnosi di sindrome depressiva ricorrente,
episodio depressivo lieve.
Le critiche espresse sia dal dr. med. __________ il 31 luglio 2019
sia dalla nuora della ricorrente il 7 luglio 2020 (doc. A2) di non avere in
sostanza valutato le reali condizioni di salute dell'assicurata basandosi anche
su un'eteroanamnesi, che comportava di interpellare persone prossime
all'assicurata sul vissuto della giornata e della sua quotidianità, devono
essere respinte.
Infatti, questi elementi sono sufficientemente emersi
dall'anamnesi psicopatologica, dai sintomi soggettivi e dalla descrizione della
giornata indicati dalla dr.ssa med. __________.
Da queste descrizioni si evince per esempio che nel 2015 v'era
stato un peggioramento del quadro depressivo in concomitanza con diversi
eventi, tanto che l'insorgente si sentiva angosciata e si trascurava nella cura
di sé, non lavandosi e passando il tempo sul divano. Questa situazione è durata
quasi un anno, ma poi con il potenziamento del trattamento antidepressivo la
situazione era parzialmente migliorata. L'assicurata ha però dichiarato che da
quando era in trattamento psichiatrico con il dr. med. __________ l'umore
mostrava degli alti e dei bassi. C'erano delle giornate in cui si alzava
contenta e tale stato rimaneva fino a mezzogiorno, poi sopraggiungevano
l'angoscia e la cefalea, perché iniziava a pensare alla sua situazione
finanziaria e al suo futuro. Al pomeriggio la situazione rimaneva la stessa,
trascorreva il tempo sul divano e si disinteressava dei familiari. Quando si
sentiva meglio riusciva per esempio ad uscire a fare una passeggiata e a bere
qualcosa, ad incontrare qualche amica e a fermarsi a chiacchierare, mentre
quando si sentiva male preferiva rimanere a casa da sola e in silenzio, poiché
diventava insofferente ai rumori. A volte non cenava. L'assicurata ha pure
riferito alla perita nel 2016 di avere disturbi della memoria a breve termine
che la portavano ad avere discussioni con il marito, poiché lui si lamentava
che lei non si ricordava cosa le aveva detto. Avvertiva sempre cefalea, quasi
ogni giorno con dolore 8 su 10. Al momento della perizia l'interessata non
aveva idee autolesive.
Tuttavia, essa ha raccontato due episodi in cui voleva tagliarsi
le vene e defenestrarsi dal balcone.
Durante il suo esame clinico la psichiatra ha riscontrato un
atteggiamento collaborante e tranquillo, non segni di ansia psichica e
somatica; l'attenzione e la concentrazione erano mantenute. Il tono dell'umore
era lievemente deflesso e ciò era in contrasto con la percezione soggettiva di
uno stato affettivo alterato in maniera importante. La spinta vitale era
mantenuta e nessuna ideazione anticonservativa è affiorata durante i tre
colloqui. In merito alla memoria sono emerse delle imprecisioni e l'assicurata
stessa ha più volte segnalato le sue dimenticanze rispetto a fatti riportati
dai familiari o appuntamenti mancati.
Dalla descrizione della giornata non sono risultati particolari
impedimenti, visto che insieme al marito si occupava delle faccende domestiche,
puliva il bagno, sistemava il letto e insieme cucinavano. In merito alla cura
del nipote di cui ha riferito la nuora nel suo scritto al Tribunale, la
ricorrente ha riconosciuto che non lo accudivano mai per una giornata intera e
che era il marito ad occuparsene, perché per lei era troppo impegnativo; lo
portavano però insieme al parco o a fare una passeggiata. Alla sera era solita
uscire con il marito a fare una passeggiata e una volta alla settimana la
sorella la invitava fuori a bere un caffè con le amiche.
La dottoressa __________ ha dunque fondato la sua valutazione
tenendo presenti anche questi elementi, perciò la critica del dr. __________ che
"Nella perizia manca la raccolta e la
discussione eteroanamnestica "
(doc. 196) non porta la scrivente Corte a ritenere che sia
necessario un rinvio degli atti per riesaminare questo particolare aspetto
psichiatrico dell'insorgente.
Nemmeno l'affermazione dello psichiatra curante, secondo cui la
descrizione della giornata riportata nella perizia del dr. med. __________,
sostanzialmente simile a quella narrata dalla dr.ssa __________, corrisponde a
una buona giornata, visto che l'assicurata viveva pure delle giornate negative
trascorse interamente a letto, in completa chiusura e isolamento dai familiari,
così come riferito nella dichiarazione prodotta agli atti, può dare luogo alla
necessità di accertare ulteriormente questo aspetto.
Il TCA osserva, infatti, che la dr.ssa med. __________ ha visitato
l'assicurata in tre occasioni sull'arco di due mesi e mezzo e il dr. med. __________
l'ha vista due volte nello spazio di due settimane. Complessivamente, quindi, i
periti hanno avuto modo di parlare con la ricorrente in cinque occasioni in due
anni.
D'avviso del TCA, la circostanza che due specialisti in materia
hanno valutato la ricorrente in ben cinque occasioni non può certo essere un
elemento da trascurare. Anzi. Si deve invece ritenere che sia l'una che
l'altro, a distanza di due anni, hanno sostanzialmente valutato lo stato di
salute dell'assicurata allo stesso modo, riscontrando una sindrome depressiva
con episodio lieve-medio/lieve. Sarebbe irrealistico affermare che essi, che
l'hanno visitata casualmente, siano sempre capitati in una giornata positiva
per l'insorgente, tanto da trarne un quadro clinico migliore rispetto a quello
sostenuto dal curante.
Per contro, le valutazioni dei dr. med. __________ e __________
sono rappresentative delle condizioni di salute dell'assicurata, che nell'arco
di due anni sono rimaste essenzialmente identiche, fatto salvo il periodo di
ricovero nel giugno 2017, dove è stato riconosciuto un peggioramento della
patologia e della diagnosi.
Considerato come nel 2018 il dr. med. __________ abbia ritenuto
che nel complesso la valutazione di due anni prima resa dalla collega era da
considerarsi ancora valida, e che, come visto, la dr.ssa med. __________ ha
attentamente valutato anche la quotidianità della ricorrente, tenendo quindi
ben presente le sue difficoltà nell'accudire il nipote e i suoi momenti in cui
si sentiva male e preferiva rimanere a casa da sola e in silenzio diventando
insofferente ai rumori, evitando in quelle circostanze pure di cenare, di avere
inoltre riconosciuto di avere avuto degli episodi di autolesionismo, non si può
non concludere che i periti del SAM hanno preso in considerazione tutti gli
aspetti determinanti per valutare le condizioni psichiche dell'assicurata.
Di conseguenza, la scrivente Corte ritiene che entrambi i referti
peritali siano completi, chiari e sufficientemente dettagliati per l'evasione
della presente causa e quindi per definire lo stato di salute della ricorrente,
senza che sia quindi utile il rinvio degli atti all'amministrazione per un
complemento istruttorio dello stato di salute dell'assicurata per mano di uno
specialista, così come da essa richiesto.
Conformemente alla costante giurisprudenza, qualora l'istruttoria
da effettuare d'ufficio conduca l'amministrazione o il giudice, in base ad un
apprezzamento coscienzioso delle prove, alla convinzione che la probabilità di
determinati fatti deve essere considerata predominante e che altri
provvedimenti probatori non potrebbero modificare il risultato, si rinuncerà ad
assumere altre prove (apprezzamento anticipato delle prove; Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der
Sozialversicherung, pag. 212 n. 450, Kölz/Häner,
Verwaltungsverfahren und Verwaltungsrechts-pflege des Bundes, 2a ed., pag. 39
n. 111 e pag. 117 n. 320; Gygi,
Bundesverwaltungsrechtspflege, 2a ed., pag. 274; cfr. anche STFA dell'11
gennaio 2002, H 103/01; DTF 122 II 469 consid. 4a, 122 III 223 consid. 3c, 120
Ib 229 consid. 2b, 119 V 344 consid. 3c e riferimenti). Tale modo di procedere
non costituisce una violazione del diritto di essere sentito desumibile
dall'art. 29 cpv. 2 Cost. (DTF 124 V 94 consid. 4b, 122 V 162 consid. 1d, 119 V
344.
consid. 3c).
Non va infatti dimenticato che il dottor __________ ha pure preso
posizione sull'ultimo referto del dr. med. __________ del 31 luglio 2019,
evidenziando che dopo la degenza del 2017 v'era stato un miglioramento del tono
dell'umore e una buona ripresa della spinta volitiva. Egli ha inoltre spiegato
il motivo per cui l'episodio depressivo era lieve e non più medio-grave come
ritenuto dallo psichiatra curante.
Alla luce di tutte queste considerazioni, il TCA conferma
l'operato del Servizio Accertamento Medico in ambito psichiatrico e ritiene
plausibili i gradi di incapacità lavorativa in attività adeguata del 40%
rispettivamente del 30% stabiliti dalla dr.ssa med. __________ nel 2016 e dal
dr. med. __________ nel 2018.
2.8
Da quanto precede discende
che la pretesa dell'insorgente di annullare la decisione impugnata e di
rinviare gli atti all'Ufficio AI per ulteriori accertamenti medici in ambito
psichiatrico deve essere respinta, così come la censura di riconoscerle una
mezza rendita di invalidità dal 1° luglio 2016 al 31 maggio 2017 e dal 1°
settembre al 31 dicembre 2017 in applicazione del nuovo metodo misto di calcolo
giusta l'art. 27bis cpv. 3 OAI.
2.9
Secondo
l'art. 29 cpv. 2 LPTCA e l'art. 69 cpv. 1bis LAI, la procedura di ricorso in
caso di controversie relative all'assegnazione o al rifiuto di prestazioni AI
dinanzi al tribunale cantonale delle assicurazioni è soggetta a spese.
L'entità delle spese è
determinata fra Fr. 200.- e Fr. 1'000.- in funzione delle spese di procedura e
senza riguardo al valore litigioso (DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile
2009; STF 8C_393/2008 del 24 settembre 2008).
Visto l'esito della vertenza,
le spese per complessivi Fr. 500.-vanno poste a carico della ricorrente.
2.10
Quest'ultima ha chiesto al
Tribunale di essere posta al beneficio dell'assistenza giudiziaria presentando
domanda di esonero dalle spese e tasse di giustizia e del gratuito patrocinio.
Di principio, anche se un assicurato è soccombente, può essere
posto al beneficio dell'assistenza giudiziaria sempre che adempia alle relative
condizioni (DTF 124 V 301 consid. 6).
L'art. 28 cpv. 2 Lptca stabilisce che la disciplina della difesa
d'ufficio e del gratuito patrocinio è retta dalla Legge sull'assistenza
giudiziaria e sul patrocinio d'ufficio (LAG).
L'art. 2 LAG definisce il principio secondo cui l'assistenza
giudiziaria garantisce a chi non dispone dei mezzi per assumersi gli oneri
della procedura o le spese di patrocinio la possibilità di tutelare i suoi
diritti davanti alle autorità giudiziarie e amministrative.
L'estensione di questo diritto è regolato dall'art. 3 LAG, che
prevede che:
"
1L'assistenza giudiziaria si estende:
- all'esenzione dagli anticipi e dalle cauzioni;
- all'esenzione dalle tasse e spese processuali;
- all'ammissione al gratuito patrocinio.
2L'assistenza giudiziaria è concessa, su istanza,
integralmente o in parte; se ne sono dati i presupposti, l'autorità è tenuta ad
accordarla in modo parziale.
3Essa è esclusa se la procedura non presenta
possibilità di esito favorevole per l'istante.".
I presupposti (cumulativi) per la concessione dell'assistenza
giudiziaria sono in principio dati se l'istante si trova nel bisogno, se
l'intervento dell'avvocato è necessario o perlomeno indicato e se il processo
non è palesemente privo di esito positivo (DTF 125 V 202 consid. 4a, 372
consid. 5b e riferimenti).
In particolare, il requisito della probabilità di esito favorevole
difetta quando le possibilità di vincere la causa sono così esigue che una
persona di condizione agiata, dopo ragionevole riflessione, rinuncerebbe ad
avviare una causa o a continuarla in considerazione delle spese cui si esporrebbe
(STF I 562/05 del 12 febbraio 2007; DTF 129 I 135, consid. 2.3.1, DTF 128 I 236
consid. 2.5.3; DTF 125 II 275, consid. 4b; DTF 119 Ia 251; Cocchi/Trezzini, op. cit., ad art. 157,
pag. 492, n. 1).
A tal proposito, si osserva che per valutare la probabilità di
esito favorevole non si deve adottare un criterio particolarmente severo: è
infatti sufficiente che, di primo acchito, il gravame non presenti notevolmente
meno possibilità di essere ammesso che di essere respinto, ovvero che non si
debba ammettere che un ricorrente ragionevole non lo avrebbe finanziato con i
propri mezzi (DTF 125 II 275; DTF 124 I 304, consid. 2c). Inoltre, quando le
prospettive di successo ed i rischi di perdere il processo si eguagliano o le
prime sono soltanto leggermente inferiori rispetto ai secondi, le domande non
possono essere considerate senza esito favorevole (DTF 125 II 275; DTF 124 I
304.
consid. 2c; DTF 122 I 267 consid. 2b; Cocchi/Trezzini,
op. cit., ad art. 157, pag. 491, nota 591).
Nel caso concreto, alla luce delle considerazioni esposte, il
ricorso era sin dall'inizio sprovvisto di esito favorevole.
Infatti, non va dimenticato che la ricorrente non ha prodotto
alcun referto medico atto a sovvertire le chiare e complete conclusioni tratte
dai periti del Servizio Accertamento Medico, che hanno valutato nel dettaglio e
compiutamente le sue condizioni di salute ed in particolare l'aspetto
psichiatrico che è stato contestato. Di fronte a lamentele di carattere
soggettivo, il TCA ha confermato le conclusioni tratte dai periti nominati
dall'Ufficio assicurazione invalidità, che sia nel 2016 sia nel 2018 hanno dato
atto di una capacità lavorativa residua in ambito psichiatrico. Non è quindi
stato comprovato un peggioramento tale dal dovere modificare i gradi di
incapacità lavorativa nel senso voluto dalla ricorrente (che si considera
totalmente inabile al lavoro per motivi psichici) e, semmai, anche di perdita
di guadagno.
Facendo quindi difetto uno dei tre presupposti cumulativi
necessari per ottenere l'assistenza giudiziaria, non occorre verificare oltre
l'adempimento delle altre due condizioni.
L'istanza di assistenza giudiziaria deve essere così respinta.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. L'istanza di assistenza giudiziaria
è respinta.
3. Le
spese di Fr. 500.- sono poste a carico della ricorrente.
4. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione.
L'atto di ricorso, in 3
esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,
contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo
rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la
busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti