Lexipedia

Decisione

32.2024.47

Nuova richiesta di prestazioni AI dopo che la domanda precedente era stata respinta poiché nelle mansioni consuete l'assicurata presentava un grado d'invalidità del 5%. Conferma della reiezione della richiesta in base alla documentazione medica prodotta

9 settembre 2024Italiano37 min

assicurazioni sociali (STF 9C_241/2022 del 30 giugno 2022; DTF 144 V 210 consid.

Source ti.ch

Raccomandata

Incarto

n.

32.2024.47

cs

Lugano

9 settembre 2024

In nome

della Repubblica e Cantone

Ticino

Il Tribunale cantonale delle assicurazioni

composto

dei giudici:

Daniele Cattaneo, presidente,

Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici

redattore:

Christian Steffen, cancelliere

segretario:

Gianluca Menghetti

statuendo sul ricorso del 6 giugno 2024 di

RI 1

contro

la decisione del 21 maggio 2024

emanata da

Ufficio assicurazione

invalidità, 6501 Bellinzona

in materia di assicurazione

federale per l'invalidità

ritenuto in fatto

1.1. Con decisione del 17 ottobre 2018

l’Ufficio AI ha respinto la richiesta di prestazioni dell’AI inoltrata il 22

gennaio 2018 da RI 1, nata nel 1986, non essendoci alcuna patologia con

influenza sulla capacità lavorativa e sullo svolgimento delle mansioni consuete

(pag. 78 incarto AI).

1.2. In seguito all’inoltro di una nuova

domanda di prestazioni del 29 settembre 2022, l’Ufficio AI, dopo aver preso

atto del rapporto del medico SMR del 3 gennaio 2023 e dell’inchiesta economica

per le persone che si occupano dell’economia domestica del 20 marzo 2023, in

applicazione del metodo specifico ha calcolato un grado d’invalidità del 5% e con

decisione del 30 maggio 2023 ha respinto la richiesta.

1.3. Nel corso del mese di novembre 2023

RI 1 ha inoltrato una nuova domanda di prestazioni, facendo valere un

peggioramento del suo stato di salute.

1.4. Con decisione del 21 maggio 2024,

preavvisata dal progetto dell’11 aprile 2024, l’Ufficio AI, preso atto

dell’annotazione del medico SMR del 3 aprile 2024, accertata una situazione

medica sostanzialmente invariata, ha nuovamente respinto la richiesta di prestazioni,

affermando:

" (…)

dall’esauriente documentazione medica acquisita all’incarto risulta che i

referti del Dr. __________ del 11.03.2024 rispettivamente Dr. __________ del

16.02.2024, riportano le stesse informazioni già contenute nei rapporti medici

pervenuti nel 2022 e antecedenti all’inchiesta a domicilio del 21.03.2023 in

ambito casalingo.

In assenza di fatti medici oggettivi nuovi rispettivamente di

modificazioni significative di fatti noti, si riconferma quanto stabilito

nell’inchiesta casalinga del 21.03.2023 con un grado d’impedimento del 5% (…)”

(doc. I/A)

1.5. RI 1 è insorta al TCA contro la

predetta decisione, producendo un certificato del 28 maggio 2024 del dr. med. __________,

specialista FMH psichiatria e psicoterapia, facendo valere un peggioramento

dello stato di salute sulla base di quando affermato dallo specialista e dal

dr. med. __________ e sostenendo di non essere in grado di svolgere alcuna

attività lavorativa (doc. I-III).

1.6. In seguito ad un decreto del 10

giugno 2024 del vicepresidente del TCA (doc. IV), il 13 giugno 2024 la

ricorrente ha completato l’impugnativa (doc. V). Ella rileva che dal 2006 sono

iniziati i suoi problemi psicologici, ma che si rifiutava di accettare la sua

situazione. Nel 2014 vi è stato un aggravamento del suo stato di salute ed ha

iniziato una terapia presso il dr. med. __________, che ha descritto la

situazione nel referto del 28 maggio 2024 (doc. B). Nel 2016, alla luce della

situazione valetudinaria ed economica è stata inoltrata una prima domanda di

prestazioni dell’AI al 50% che però è stata respinta, così come quella del 2022.

L’insorgente chiede che venga esaminata la sua condizione psicologica, a suo

dire non presa in considerazione dall’amministrazione.

1.7. Con risposta del 25 giugno 2024,

cui ha allegato una nota del 24 giugno 2024 del dr. med. __________ (doc.

VIII/1), l’Ufficio AI ha proposto la reiezione del ricorso con argomentazioni

che, laddove necessario, saranno riprese in corso di motivazione (doc. VIII).

1.8. Con scritto del 2 luglio 2024 la

ricorrente ha descritto il suo stato valetudinario, rilevando di essere

peggiorata negli ultimi anni con attacchi di panico e ansia, difficoltà a

mantenere la concentrazione, problemi con il sonno e incubi, attacchi di pianto

e nervosismo, sensazione di abbandono e ritiro sociale. Il medico le avrebbe

consigliato un soggiorno in clinica, ma ha rifiutato per non lasciare i suoi

tre figli. Inoltre negli ultimi anni ha perso molto peso, non riuscendo a

mangiare ed avendo continuamente la nausea, mal di schiena e giramenti di testa

forti. Infatti poco tempo fa è andata da un neurologo che le ha proposto di

prendere il Dopamax. La ricorrente conclude affermando di non essere in grado

di lavorare sia fisicamente che mentalmente e rileva di rimanere a disposizione

in caso di ulteriori chiarimenti (doc. X).

1.9. Con scritto del 15 luglio 2024

(doc. XII), trasmesso all’insorgente per conoscenza il 18 luglio 2024 (doc.

XIII), l’Ufficio AI si è riconfermato nella richiesta di reiezione del ricorso.

considerato in diritto

2.1. Va anzitutto rilevato che il 1°

gennaio 2022 è entrata in vigore una (importante) modifica della LAI e dell’OAI

denominata “Ulteriore sviluppo dell’AI” e che concerne (anche) il diritto alla

rendita (cfr. RU 2021 705).

La

Circolare sull’invalidità e sulla rendita nell’assicurazione invalidità

(CIRAI), valida dal 1° gennaio 2022 (stato al 1° luglio 2023), prevede alla

cifra 9101 che “Se la decisione sulla prima concessione di una rendita è

emanata dopo il 1° gennaio 2022, ma il diritto alla rendita è nato prima di

questa data, sono applicabili le disposizioni della LAI e dell’OAI nel tenore

in vigore fino al 31 dicembre 2021”.

Le

cifre 1007 e seg. della Circolare concernente le disposizioni transitorie della

riforma Ulteriore sviluppo dell’AI sul sistema di rendite lineare (C DT US AI),

edita dall’UFAS, valida dal 1° gennaio 2022 (stato al 1° gennaio 2022)

prevedono che:

" Conformemente

alle DT LAI, le rendite AI rette dal diritto anteriore sono le rendite il cui

diritto secondo l’articolo 29 capoversi 1 e 2 LAI è nato al più tardi il 31

dicembre 2021. Poiché il momento dell’insorgenza dell’invalidità (art. 28 cpv.

1 e 1bis LAI) e quello della nascita del diritto alla rendita non sono

necessariamente identici (se la richiesta è tardiva in base all’art. 29 cpv. 1

LAI), una rendita AI è retta dal nuovo diritto, se il diritto alla medesima

nasce il 1° gennaio 2022 o successivamente, anche se l’invalidità è insorta

prima di questa data. Le rendite AI rette dal nuovo diritto sono pertanto le

rendite il cui diritto è nato il 1° gennaio 2022 o successivamente

conformemente all’articolo 29 capoversi 1 e 2 LAI.

Per le decisioni di rendita emanate a partire dal 1° gennaio 2022

valgono le regole seguenti:

in caso di insorgenza dell’invalidità e inizio del diritto alla

rendita al più tardi il 31 dicembre 2021:

- prima

fissazione della rendita → DR in vigore fino al 31 dicembre

2021,

- modifica del

grado d’invalidità tra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre

2031 → C DT US AI;

in caso di nascita del diritto alla rendita secondo l’art. 29 cpv.

1 e 2 LAI il 1° gennaio 2022 o successivamente:

- prima fissazione della rendita → DR in vigore

dal 1° gennaio 2022.”

Secondo

le citate circolari, dunque, qualora contestualmente ad una prima fissazione di

rendita, l’asserita invalidità e l’eventuale diritto alla rendita sono insorti

al più tardi al 31 dicembre 2021, torna applicabile il diritto previgente, e

ciò anche se la decisione è stata resa nel 2022. Per contro, se l’eventuale diritto

ad una rendita è nato il 1° gennaio 2022 o successivamente, torna applicabile

il diritto attualmente in vigore.

In concreto, al momento della

presentazione della nuova domanda nel corso del mese di novembre 2023 l’assicurata

non beneficiava di una rendita AI. L’eventuale diritto ad una rendita è nato

dopo il 1° gennaio 2022.

Nel caso concreto è pertanto applicabile

il nuovo diritto in vigore dal 1° gennaio 2022.

2.2. Secondo l’art. 4 cpv. 1 LAI in

relazione con gli artt. 7 e 8 della LPGA, con invalidità s’intende l'incapacità

al guadagno presunta permanente o di rilevante durata, cagionata da un danno alla

salute fisica o psichica, conseguente a infermità congenita, malattia o

infortunio. Gli elementi fondamentali dell'invalidità, secondo questa

definizione, sono quindi un danno alla salute fisica o psichica conseguente a

infermità congenita, malattia o infortunio, e la conseguente incapacità di

guadagno. Occorre quindi che il danno alla salute abbia cagionato una

diminuzione della capacità di guadagno, perché il caso possa essere sottoposto

all'assicurazione per l'invalidità (Duc, L’assurance invalidité,

in: Meyer (Hrsg.), Schweizerisches Bundesverwaltungsrecht, Band XIV, Soziale

Sicherheit, 2a ed., 2007, p. 1411, n. 46).

Per incapacità al lavoro

s'intende qualsiasi incapacità, totale o parziale, derivante da un danno alla

salute fisica, mentale o psichica di compiere un lavoro ragionevolmente

esigibile nella professione o nel campo di attività abituale. In caso

d'incapacità al lavoro di lunga durata possono essere prese in considerazione

anche le mansioni esigibili in un'altra professione o campo d'attività (art. 6

LPGA).

L'incapacità al guadagno è

definita all'art. 7 LPGA e consiste nella perdita, totale o parziale, della

possibilità di guadagno sul mercato del lavoro equilibrato che entra in

considerazione, provocata da un danno alla salute fisica, mentale o psichica e

che perdura dopo aver sottoposto l'assicurato alle cure ed alle misure

d'integrazione ragionevolmente esigibili.

Secondo l’art. 8 cpv. 1 LPGA, è

considerata invalidità l’incapacità al guadagno totale o parziale

presumibilmente permanente o di lunga durata.

La nozione d'invalidità secondo

l'art. 4 cpv. 1 LAI e 8 cpv. 1 LPGA è dunque di carattere giuridico economico e

non medico (DTF 116 V 249 consid. 1b).

L'art. 28 cpv. 1

LAI prevede che l'assicurato ha diritto ad una rendita se: a. la sua capacità

al guadagno o la sua capacità di svolgere le mansioni consuete non può essere

ristabilita, mantenuta o migliorata mediante provvedimenti d'integrazione

ragionevolmente esigibili; b. ha avuto un'incapacità al lavoro (art. 6 LPGA)

almeno del 40% in media durante un anno senza notevole interruzione; e c. al

termine di questo anno è invalido (art. 8 LPGA) almeno al 40%.

Con il

nuovo art. 28b LAI il legislatore ha introdotto un sistema di rendite

(relativamente) lineare per la determinazione dell'importo della rendita: gli

assicurati hanno diritto ad una rendita intera se sono invalidi almeno al 70%

(cpv. 3) e ad un quarto di rendita se sono invalidi almeno al 40% (cpv. 4),

mentre se il grado d'invalidità si pone tra il 40% e il 49%, l'importo della

rendita viene computato del 2,5% per ogni grado d'invalidità supplementare

(cpv. 4); se il grado d'invalidità è compreso tra il 50% e il 69%, la quota

percentuale corrisponde al grado d'invalidità (cpv. 2).

Ai

sensi dell'art. 16 LPGA il grado d'invalidità è determinato stabilendo il

rapporto fra il reddito del lavoro che l'assicurato conseguirebbe, dopo

l'insorgenza dell'invalidità e dopo l'esecuzione di eventuali provvedimenti

d'integrazione, nell'esercizio di un'attività lucrativa ragionevolmente

esigibile da lui in condizioni normali di mercato del lavoro (reddito da

invalido) e il reddito del lavoro che egli avrebbe potuto conseguire se non

fosse diventato invalido (reddito da valido). Il grado d'invalidità

dell'assicurato deve quindi essere determinato dal raffronto del reddito che

egli ancora può conseguire nonostante la sua invalidità con quello che avrebbe

potuto guadagnare in assenza delle affezioni di cui è portatore (Duc, op. cit.,

p. 1476, n. 213 e la giurisprudenza citata alla nota a pié pagina n. 264). Si

confronta perciò il reddito che l'assicurato avrebbe potuto conseguire se non

fosse divenuto invalido con quello ch'egli può tuttora realizzare, benché

invalido, sfruttando la residua capacità lavorativa in attività da lui ragionevolmente

esigibili in condizioni normali del mercato del lavoro, previa adozione di

eventuali provvedimenti integrativi (metodo generale del raffronto dei redditi;

DTF 128 V 30, 104 V 136; Pratique VSI 2000 p. 84).

Secondo

la giurisprudenza per il raffronto dei redditi sono determinanti le circostanze

esistenti al momento dell'(eventuale) inizio del diritto alla rendita ed i

redditi da valido e da invalido devono però essere rilevati sulla medesima base

temporale e la valutazione deve tenere conto di eventuali modifiche dei redditi

di paragone intervenute fino alla resa della decisione e suscettibili di

incidere sul diritto alla rendita (DTF 129 V 222).

2.3. Qualora l'amministrazione entra nel merito di una nuova domanda

di prestazioni, essa deve esaminare la fattispecie da un punto di vista

materiale e in particolare verificare se la modifica del grado di invalidità

resa verosimile dall'assicurato si è effettivamente realizzata (DTF 109 V 115).

In tal caso applicherà, per analogia, le disposizioni sulla revisione di

rendite in corso (art. 17 cpv. 1 LPGA, 41 v.LAI, art. 87ss. OAI;

VSI 1999 p. 8; Rüedi, Die Verfügungsanpassung als Grundfigur von

Invalidenrenten-revisionen, in Schaffauser/ Schlauri, Die Revision von

Dauerleistungen, Veröffentlichungen des Schweizerischen Instituts für

Verwaltungskurse an der Uni St. Gallen, 1999, p. 15; DTF 117 V 198).

L’art.

17 cpv. 1 LPGA stabilisce che “se il grado d’invalidità del

beneficiario della rendita subisce una notevole modificazione, per il futuro la

rendita è aumentata o ridotta proporzionalmente o soppressa, d’ufficio o su

richiesta."

Fatti

I

principi giurisprudenziali sviluppati in materia di revisione di rendite sotto

il regime del vecchio art. 41 LAI sono applicabili anche a proposito dell’art.

17 LPGA (DTF 130 V 349 seg. consid. 3.5).

In particolare, la costante giurisprudenza ha stabilito che le

rendite AI sono soggette a revisione non solo in caso di modifica rilevante

dello stato di salute che ha un influsso sull'attività lucrativa, ma anche

quando lo stato di salute è rimasto invariato, se le sue conseguenze sulla

capacità di guadagno hanno subito un cambiamento importante (STFA non pubbl.

del 28 giugno 1994 in re P. P. p. 4; RCC 1989 p. 323, consid. 2a; DTF 113 V

275, consid. 1a, 109 V 116 consid. 3 b, 105 V 30).

Se la

capacità al guadagno dell'assicurato migliora, v'è motivo di ammettere che il

cambiamento determinante sopprime, all'occorrenza, tutto o parte del diritto a

prestazioni dal momento in cui si può supporre che il miglioramento costatato

perduri. Lo si deve in ogni caso tenere in considerazione allorché è durato tre

mesi, senza interruzione notevole, e che presumibilmente continuerà a durare

(art. 88 a cpv. 1 OAI). Analogamente, in caso di aggravamento dell'incapacità

al guadagno, occorre tener conto del cambiamento determinante il diritto a

prestazioni, non appena esso perdura da tre mesi senza interruzione notevole.

L’art. 29bis è applicabile per analogia (art. 88

a cpv. 2 OAI).

Nel

caso di nuova domanda il punto di partenza per la valutazione di una modifica

del grado di invalidità suscettivo di incidere notevolmente sul diritto alla

prestazione costituisce, dal profilo temporale, è l'ultima decisione cresciuta

in giudicato che è stata oggetto di un esame materiale del diritto alla rendita

dopo contestuale accertamento pertinente dei fatti, apprezzamento delle prove e

confronto dei redditi (DTF 130 V 71). Tale giurisprudenza è valida anche nel

caso di revisione della rendita (DTF 133 V 108).

2.4. Nel

caso in esame, con riferimento alla suevocata giurisprudenza secondo cui il

punto di riferimento temporale per valutare se si è in presenza di una modifica

rilevante del grado di invalidità suscettibile di incidere notevolmente sul

diritto alla prestazione è costituito dall’ultima decisione cresciuta in

giudicato, occorre valutare se successivamente alla decisione del 30 maggio

2023 di diniego di prestazioni e sino alla decisione 21 maggio 2024 (che

delimita dal punto di vista temporale il potere cognitivo del giudice delle

assicurazioni sociali (STF 9C_241/2022 del 30 giugno 2022; DTF 144 V 210 consid.

4.3.1, DTF 136 V 24 consid. 4.3, DTF 130 V 445 consid. 1.2 con rinvii) lo stato

di salute della ricorrente sia peggiorato in misura tale da giustificare il

diritto alla rendita.

In

concreto, nell’ambito della precedente procedura, il medico SMR, dr. med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia, il 3 gennaio 2023, posta la diagnosi con

influenza sulla capacità lavorativa di sindrome depressiva ricorrente, di media

gravità (ICD 10 F33.1) e senza influenza sulla capacità lavorativa di cefalea

cronica ed indicato quale limite funzionale un lieve rallentamento e momenti di

indecisione e procrastinazione che rendono verosimile una limitazione non

superiore al 20% nelle mansioni consuete, ha proposto di procedere, a conferma

della sua valutazione, ritenuta la qualifica di casalinga dell’interessata, con

un’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia domestica,

da cui è emerso un grado d’invalidità del 5% (pag. 138-140 e 142-150 incarto

AI).

In

seguito alla nuova domanda di prestazioni, il medico SMR, dr. med. __________,

dopo aver ricevuto un certificato medico del dr. med. __________, FMH chirurgia

e medicina generale, del 29 novembre 2023, e del dr. med. __________, FMH

psichiatria e psicoterapia, del 28 novembre 2023, ha deciso per l’entrata in

materia (pag. 190 incarto AI).

Interpellato in merito, il dr.

med. __________, il 16 febbraio 2024 ha precisato che l’insorgente è casalinga

al 100% dal 2026 (recte: 2016), nota per cefalee tensive invalidanti e per un

disturbo dell’equilibrio con vertigini posizionali. Ella è inoltre seguita dal

dr. med. __________, FMH specialista in psichiatria e psicoterapia a causa di

una sindrome depressiva ricorrente con episodi di gravità media (ICD 10 F33.1),

associata a cefalee ricorrenti. Il curante ha attestato una incapacità

lavorativa del 50% da diversi anni.

Il dr. med. __________ ha

precisato che la ricorrente in media esegue una visita annuale presso il suo

studio e che essa viene piuttosto seguita dal dr. med. __________ che le somministra

una terapia ansiolitica ed esegue consulti mensili.

Il curante ha prodotto numerosi

certificati medici risalenti agli anni dal 2011 al 2021, antecedenti alla

crescita in giudicato della precedente decisione del 30 maggio 2023.

Da parte sua il dr. med. __________,

specialista FMH psichiatria e psicoterapia, l’11 marzo 2024, ha affermato:

" (…) La

paziente a margine è in cura presso il mio studio medico dal 2014 a tuttora

regolarmente a causa di un disturbo depressivo ricorrente, episodio attuale di

media gravità (ICD-10 F33.1) essa soffre inoltre di una cefalea ricorrente da

diverso tempo a volte resistente anche ai farmaci.

Si tratta di una 38enne, coniugata, madre di tre figli, che ormai

già da diverso tempo non riesce a gestire la sua vita quotidiana in modo

costante vista la persistenza della sua sintomatologia depressiva.

Purtroppo negli anni persiste un conflitto coniugale che non aiuta

a migliorare il suo stato psicofisico.

La paziente malgrado sia seguita regolarmente presso il

sottoscritto ed è al beneficio di una psicofarmacoterapia la sua incapacità

lavorativa nella misura del 50% permane tuttora.

È al beneficio di una psicofarmacoterapia a base di: Saroten 50mg,

Paroxetina 20 mg, Dalmadorm 30 mg, Tebokan 400 mg X2 al die.

Persistono stati d’ansia, umore depressivo, tendenza al pianto e

all’isolamento con varie somatizzazioni a volte con attacchi di panico.

Dal punto di vista psichiatrico vista la sua età relativamente

giovane, ho sempre confermato la sua abilità lavorativa nella misura del 50%,

purtroppo non essendo in possesso di alcuna formazione non è riuscita a trovare

il giusto impiego.

La sua capacità lavorativa rimane nella misura del 50%.” (pag. 225

incarto AI)

Il 3 aprile 2024 il medico SMR,

dr. med. __________, specialista FMH psichiatria e psicoterapia, ha affermato:

" (…) Ho

preso visione dei referti del Dr. __________ del 11.03.2024 rispettivamente Dr.

__________ del 16.02.2024 con allegata documentazione relativa ad accertamenti

eseguiti tra il 2011 e il 2021: si tratta di certificazioni che riportano le

stesse informazioni già contenute nei rapporti AI pervenuti dagli stessi medici

nel 2022 ed antecedenti all’inchiesta a domicilio chiusa il 21.03.2023.

In assenza di fatti medici oggettivi nuovi rispettivamente di

modificazioni significative di fatti noti rimane valido il rapporto SMR del

03.01.2023 rispettivamente il risultato della successiva inchiesta a

domicilio.” (pag. 226 incarto AI)

Con il ricorso la ricorrente ha

prodotto un referto del 28 maggio 2024 del dr. med. __________, FMH psichiatria

e psicoterapia, del seguente tenore:

" (…) Si

certifica che la paziente a margine è seguita regolarmente presso il mio studio

medico dal 2014 a tuttora a causa di una sindrome depressiva ricorrente

attualmente di gravità media (ICD-10 F33.1).

Si tratta di una 37enne coniugata, madre di tre figli che oltre

alla sua depressione soffre di una cefalea persistente, accompagnata da

vertigini e problemi di equilibrio è seguita dal medico curante Dr. __________

che mi legge in copia.

Dal mese di luglio 2023 la situazione psicofisica della paziente è

peggiorata, essa fa fatica a gestire la sua vita quotidiana ed occuparsi di tre

figli, spesso è molto ansiosa con umore depressivo, importanti disturbi del

sonno e tendenza all’isolamento con una serie di disturbi neurovegetativi

accompagnati da attacchi di panico, soffre inoltre di un importante tensione

endopsichica con importanti somatizzazioni e vari dolori, malgrado la regolare

presa a carico e l’assunzione di importanti psicofarmaci la sua sintomatologia

è peggiorata tanto da prendere in considerazione un ricovero ospedaliero presso

una clinica specializzata.

Prendendo in considerazione anche i suoi disturbi organici è

auspicabile prendere una nuova decisione per quel che riguarda la sua pratica

d’invalidità.

Visto il peggioramento la sua inabilità lavorativa puramente dal

punto di vista psichiatrica è nella misura del 70%.

Terapia in corso: Saroten 50 mg 0-0-1, Paroxetina 20 mg 1-0-0,

Dalmadorm 30 mg 0-0-0-1, Tebokan 400 mg x2 al die, Topamax 50 mg 1-0-1” (doc.

B)

Il 24 giugno 2024 il medico SMR,

dr. med. __________, specialista FMH psichiatria e psicoterapia, ha affermato:

" (…) Si

tratta di un’assicurata considerata casalinga 100% e valutata tramite inchiesta

a domicilio del 21.03.2023.

In data 03.04.2024, avevo già considerato i referti del Dr. __________

del 11.03.2024 rispettivamente Dr. __________ del 16.02.2024 con allegata

documentazione relativa ad accertamenti eseguiti tra il 2011 e il 2021: si

trattava di certificazioni che riportano le stesse informazioni già contenute

nei rapporti AI pervenuti dagli stessi medici nel 2022 ed antecedenti

all’inchiesta a domicilio chiusa il 21.03.2023.

Ora, in data 28.05.2024, il Dr. __________ ripete le stesse

considerazioni espresse il 11.03.2024 modificando l’inabilità lavorativa dal

50% al 70% senza motivazioni oggettivabili.

In assenza di fatti oggettivi o oggettivabili nuovi, confermo la

mia annotazione del 03.04.2024” (doc. VIII/1)

2.5. Per

costante giurisprudenza (cfr. STF 9C_13/2007 del 31 marzo 2008), al fine di

poter graduare l'invalidità, all'amministrazione (o al giudice in caso di

ricorso) è necessario disporre di documenti che devono essere rassegnati dal

medico o eventualmente da altri specialisti, il compito del medico consistendo

nel porre un giudizio sullo stato di salute, nell'indicare in quale misura e in

quali attività l'assicurato è incapace al lavoro come pure nel fornire un

importante elemento di giudizio per determinare quali lavori siano ancora

ragionevolmente esigibili dall'assicurato (DTF 125 V 256 consid. 4 pag. 261; 115 V 133 consid. 2 pag. 134; 114 V 310 consid. 3c pag. 314; 105 V 156 consid. 1 pag. 158). Spetta in seguito al consulente

professionale, avuto riguardo alle indicazioni sanitarie, valutare quali

attività professionali siano concretamente ipotizzabili (Meyer/Reichmuth,

Rechtsprechung des Bundesgerichts zum IVG, 2014, art. 28a, pag. 389).

Quanto

alla valenza probante di un rapporto medico, determinante è che i punti

litigiosi importanti siano stati oggetto di uno studio approfondito, che il

rapporto si fondi su esami completi, che consideri parimenti le censure

espresse dal paziente, che sia stato approntato in piena conoscenza

dell'incarto (anamnesi), che la descrizione del contesto medico sia chiara e

che le conclusioni del perito siano ben motivate.

Determinante

quindi per stabilire se un rapporto medico ha valore di prova non è né l'origine

del mezzo di prova, né la denominazione, ad esempio quale perizia o rapporto

bensì il suo contenuto (DTF 125 V 352 consid. 3 e 122 V 160 consid. 1c; in fine

con rinvii).

Le

perizie affidate dagli organi dell'AI o dagli assicuratori privati, in sede di

istruttoria amministrativa, a medici esterni o a servizi specializzati

indipendenti, i quali fondano le proprie conclusioni su indagini approfondite e

giungono a risultati concludenti, dispongono di forza probatoria piena, a meno

che non sussistano indizi concreti a mettere in causa la loro credibilità (STF

8C_535/2007 del 25 aprile 2008).

Nella

DTF 137 V 210 il TF ha concluso che l'acquisizione delle basi mediche per poter

emettere una decisione attraverso perizie effettuate da istituti esterni come i

SAM nell'assicurazione invalidità svizzera, come pure il loro utilizzo nelle

procedure giudiziarie, è di per sé conforme alla Costituzione e alla

Convenzione europea (consid. 2.1-2.3). Contestualmente la nostra Massima

Istanza ha inoltre ritenuto necessario adottare dei correttivi tanto a livello

amministrativo (assegnazione a caso dei mandati; differenze minime delle

tariffe della perizia; miglioramento e uniformizzazione dei criteri di qualità

e di controllo e rafforzamento dei diritti di partecipazione; consid. dal 3.2

al 3.3, 3.4.2.6 e 3.4.2.9) quanto a livello dell’autorità giudiziaria (in caso

di accertata necessità di ulteriori chiarimenti, il Tribunale cantonale o il

Tribunale federale amministrativo devono per principio essi stessi ordinare una

perizia medica i cui costi sono posti a carico dell'assicurazione invalidità;

consid. 4.4.1.3, 4.4.1.4 e 4.4.2).

Se

vi sono dei rapporti medici contraddittori, il giudice non può evadere la

procedura senza valutare l'intero materiale e indicare i motivi per cui egli si

fonda su un rapporto piuttosto che su un altro (STF 8C_535/2007 del 25 aprile

2008).

Va

poi evidenziato che in ragione della diversità dell'incarico assunto (a

scopo di trattamento anziché di perizia), in caso di lite non ci si può di regola

fondare sulla posizione del medico curante, anche se specialista (STF

9C_38/2008 del 15 gennaio 2009, STF 9C_602/2007 dell'11 aprile 2008, consid.

5.3), poiché alla luce del rapporto di fiducia esistente con il paziente, il

medico curante attesterà, in caso di dubbio, in favore del suo paziente (STF

8C_828/2007 del 23 aprile 2008; DTF 125 V 353 consid. 3a)cc);

Pratique VSI 2001 pag. 109 consid. 3a)cc; Meyer/Reichmuth, op. cit., art. 28a, pag. 398-399) e

che il solo fatto che uno o più medici curanti esprimano un’opinione

contraddittoria non è sufficiente a rimettere in discussione una perizia

ordinata dal giudice o dall’amministrazione e a imporre nuovi accertamenti (STF

9C_710/2011 del 20 marzo 2012 consid. 4.5 e 9C_9/2010 del 29 settembre 2010 consid.

3.4, entrambe con i rinvii giurisprudenziali ivi menzionati).

Rimangono riservati i casi in cui questi

evidenzino elementi oggettivamente verificabili, ignorati dalla perizia e

sufficientemente pertinenti per imporre un complemento al fine di chiarire

alcuni aspetti o direttamente una conclusione opposta (cfr. fra tante, sentenza

8C_21/2024 del 24 giugno 2024, consid. 5.2; sentenza 8C_365/2023 del 23 aprile

2024 con riferimenti alle sentenze 8C_267/2023 del 17 novembre 2023 consid.

3.2; 8C_33/2023 del 12 settembre 2023 consid. 3.2).

2.6. Per

quanto riguarda in particolare l'invalidità cagionata da un danno alla salute

psichica, il Tribunale federale delle assicurazioni (TFA, dal 1° gennaio 2007:

Tribunale federale: TF) ha stabilito che è decisivo al proposito che il danno

sia di gravità tale da non poter praticamente esigere dall'assicurato di

valersi della sua capacità lavorativa sul mercato del lavoro, o che ciò sia

persino intollerabile per la società (DTF 127 V 298 consid. 4c, 102 V 165 = RCC

Considerandi

1977.

pag. 169; Pratique VSI 1996 pag. 318, 321, 324; RCC 1992 pag. 180; ZAK

1984.

pag. 342, 607; STFA I 148/98 del 29 settembre 1998, pag. 10 consid. 3b;

Locher/Gächter, Grundriss des Sozialversicherungsrechts, Berna 2014, pag. 98).

Nella DTF 130 V 352 l’Alta Corte

ha precisato i criteri per poter concludere che un disturbo da dolore

somatoforme (ICD-10; F45.4) provoca un’incapacità di guadagno duratura (sul

tema cfr. D. Cattaneo, “Le perizie nelle assicurazioni sociali” in Le perizie

giudiziarie Ed. CFPG, Lugano e Helbing & Lichtenhahn, Basilea 2008, pagg.

254-257).

Nella

STF I 770/03 del 16 dicembre 2004, pubblicata in DTF 131 V 49, l'Alta Corte,

dopo avere confermato che l'esame dell'effetto invalidante di un disturbo da

dolore somatoforme richiede una verifica completa della situazione sulla base

dei criteri summenzionati, ha aggiunto che si devono considerare anche gli

elementi a sostegno della non sussistenza dell'obbligo di prestazione

sull'assicurazione per l'invalidità.

Pertanto,

se le limitazioni nell'esercizio di un'attività risultano da un'esagerazione

dei sintomi o simili, di regola non sussiste un danno alla salute che dà

diritto a prestazioni dell'assicurazione. Questa situazione è data quando: vi è

una notevole discrepanza tra i dolori descritti e il comportamento

osservato/l'anamnesi; l'assicurato afferma di essere afflitto da dolori

intensi, ma li caratterizza in modo vago; l'assicurato non fa richiesta di cure

mediche o terapie; i lamenti dell'assicurato sembrano ostentati e quindi poco

credibili al perito; l'assicurato sostiene di subire gravi limitazioni nella

vita quotidiana, nonostante il contesto psicosociale sia pressoché intatto

(Kopp/Willi/Klipstein, Im Graubereich zwischen Körper, Psyche und sozialen

Schwierigkeiten, in: Schweizerische Medizinische Wochenschrift 1997, pag. 1434,

con riferimento ad uno studio approfondito di Winchkler e Foerster).

Nel

2015.

il Tribunale federale ha quindi modificato la sua prassi per

l’accertamento del diritto a una rendita AI in presenza di disturbi somatoformi

senza cause organiche oggettivabili (dolori somatoformi) e analoghe affezioni

psicosomatiche (DTF 141 V 281; comunicato stampa del Tribunale federale del 17

giugno 2015). In questi casi la decisione sul diritto a una rendita AI deve

avvenire attraverso una procedura probatoria strutturata. In tale ambito,

occorre valutare l'effettivo potenziale di rendimento raggiungibile dalla

persona interessata, considerando da un lato i fattori di carico esterno di

diminuzione del potenziale da un altro lato i fattori positivi di compensazione

(risorse) in una valutazione complessiva commisurata al caso singolo.

Determinanti come indicatori sono tra l'altro l'intensità della diagnosi e dei

sintomi, l'assunzione effettiva di una terapia, il decorso e l'esito di terapie

come anche gli sforzi per il reinserimento professionale, le patologie

associate, sviluppo e la struttura della personalità, il contesto sociale della

persona interessata e l'insorgenza delle limitazioni fatte valere nei diversi

ambiti della vita (lavoro e tempo libero). Come in precedenza la persona assicurata

sopporta l'onere della prova (cfr. comunicato stampa del TF del 14 dicembre

2017).

Inoltre,

in due sentenze del 30 novembre 2017 (inc. 8C_841/2016 e 8C_130/2017),

pubblicate in DTF 143 V 409 e 143 V 418, il Tribunale federale ha stabilito che

la giurisprudenza sviluppata per i dolori somatoformi persistenti secondo cui

la reale capacità lavorativa e di rendimento della persona interessata siano da

accertare alla luce di indicatori, deve trovare applicazione per tutte le

malattie psichiche. Ciò significa, in particolare per depressioni lievi fino a

medio-gravi, che il precedente criterio della “resistenza alle terapie”

come condizione necessaria per la concessione di una rendita AI non vale più in maniera assoluta (cfr. comunicato

stampa del Tribunale federale del 14 dicembre 2017). In tali due sentenze il TF

è giunto alla conclusione che la descritta procedura deve essere applicata

all'esame di tutti i casi ove è richiesta una rendita AI in presenza di

disturbi psichici, ossia in particolare anche nell'eventualità di depressione

lieve fino a medio-grave. Le malattie psichiche possono essere individuate e

dimostrate in linea di principio soltanto in maniera limitata con criteri

oggettivi. Anche se una classificazione medica è necessaria e secondo la scienza

è presupposta una diagnosi, dal profilo giuridico non è possibile accontentarsi

solo di questo. Piuttosto è decisiva la questione delle ripercussioni

funzionali di un disturbo. Per la valutazione delle conseguenze di un’affezione

psichica la diagnosi non è più centrale.

Soltanto

da tale elemento non emerge alcuna attestazione sulle prestazioni lavorative

della persona toccata. È proprio per questa ragione che per tutte le malattie

psichiche deve essere applicata una procedura probatoria fondata su indicatori,

soprattutto in presenza di simili disturbi che in sostanza si accomunano per

problemi probatori. Eventualmente si dovrà secondo la specifica sindrome nella

valutazione dei singoli indicatori provvedere ad alcuni adattamenti. Per motivi

scaturenti dal principio di proporzionalità, si potrà prescindere da un

procedimento probatorio strutturato, laddove si dimostrasse inutile o

addirittura inadatto. La realizzazione di questa evenienza deve essere valutata

secondo la necessità probatoria concreta. La prova di un'invalidità

pensionabile può in genere essere ritenuta apportata, se nell'ambito di un esame complessivo risulta un quadro coerente di limitazione

della capacità lavorativa in tutti gli ambiti della vita. La mancanza di tale

indicazione fa comportare conseguentemente l'assenza di prova atta a dimostrare

una limitazione della capacità lavorativa, aspetto che si ripercuote

conseguentemente a sfavore della persona toccata.

Secondo la giurisprudenza precedente del TF riguardante le

depressioni da lievi a medio gravi, le malattie corrispondenti potevano essere

considerate invalidanti, solo se era stata dimostrata una "resistenza alle

terapie". Con il cambiamento di prassi adottato questo concetto non vale

più in maniera assoluta.

Ora invece, come nelle

altre malattie psichiche, la questione decisiva è se la persona interessata

riesca a presentare sulla base di un metro di valutazione oggettivo la prova di

un'incapacità lavorativa e al guadagno invalidante. La possibilità di terapia,

in genere ammessa, in presenza di depressioni lievi fino a medio-gravi deve ad

ogni modo ancora essere considerata complessivamente nell'apprezzamento delle

prove, tuttavia considerando esigibile una terapia conseguente e adeguata (cfr.

comunicato stampa del TF del 14 dicembre 2017).

Con

sentenza 9C_845/2016 del 27 dicembre 2017 il TF, con riferimento alle pronunzie

8C_841/2016 e 8C_130/2017 del 30 novembre 2017, al consid. 3.5.1., ha

ribadito che le perizie raccolte secondo il vecchio standard processuale non

perdono di per sé il loro valore probatorio. Piuttosto si dovrà decidere nel

contesto dell’esame del singolo caso, alla luce delle sue specifiche

caratteristiche e delle critiche sollevate nel ricorso, se il fatto di fondarsi

esclusivamente sui mezzi di prova disponibili per prendere la decisione

impugnata è o no conforme al diritto federale (STCA 32.2017.116 del 22 febbraio

2018, consid. 2.3 e 32.2017.137 del 26 febbraio 2018, consid. 2.3).

Questa

giurisprudenza è stata confermata in una sentenza 8C_409/2017 del 21 marzo

2018, pubblicata in DTF 144 V 50

(STCA 32.2017.176 del 14 agosto 2018, consid. 2.6).

Il Tribunale federale ha confermato la giurisprudenza di cui alle DTF 143 V 409

e 143 V 418 anche nelle STF 9C_672/2017 dell'11 luglio 2018 (consid. 3.3.1 e

3.3.2), STF 8C_6/2018 del 2 agosto 2018 (consid. 4.1-4.3), STF 8C_309/2018 del

2.

agosto 2018 (consid. 3.2) e STF 9C_77/2018 dell'8 agosto 2018 (consid. 2.2).

Infine,

in DTF 145 V 215 il TF ha stabilito che le sindromi da dipendenza primaria,

come tutte le malattie psichiche, devono essere sottoposte, in linea di

principio, a una procedura probatoria strutturata secondo la DTF 141 V 281.

2.7

In concreto, questo Tribunale,

chiamato a verificare se lo stato di salute della ricorrente è stato

accuratamente vagliato dall’amministrazione prima dell’emanazione della

decisione impugnata, dopo attento esame della documentazione medica agli atti non

ha alcun motivo per scostarsi dalle valutazioni del medico SMR, dr. med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia.

La documentazione prodotta dalla

ricorrente ed acquisita dall’amministrazione non è infatti atta a comprovare,

neppure secondo il principio della verosimiglianza preponderante, una modifica

rilevante dello stato di salute dell’interessata con influsso sulla sua

capacità di svolgere le mansioni consuete di casalinga, statuto non messo in

discussione dall’assicurata (cfr. anche pag. 144 incarto AI), né sulla sua

capacità lavorativa.

Innanzitutto non può essere

d’aiuto alla ricorrente quanto attestato dal curante, dr. med. __________, FMH

chirurgia e medicina generale, il 29 novembre 2023 (pag. 187 incarto AI) ed il

16.

febbraio 2024 (pag. 203 e seguenti incarto AI).

Nel primo referto il generalista si

limita a descrivere una situazione già conosciuta:

-

presenza di cefalee tensive associate a crisi di vertigini/sensazione di

instabilità (cfr. valutazione del dr. med. __________, FMH neurologia, del 5

febbraio 2016 [pag. 125 incarto AI] e del 12 aprile 2018 [pag. 45-48 incarto AI]

e referto del 25 aprile 2018 del dr. med. __________, FMH neurologia [pag. 63

incarto AI]),

-

controlli neurologici nella norma (cfr. pag. 125 e 45-48 incarto AI),

-

controlli ORL che hanno evidenziato vertigini soggettive su disfunzione

vestibolare sinistra in paziente emicranica (cfr. valutazione del 6 febbraio

2018.

del dr. med. __________, FMH otorinolaringoiatria pag. 10-12 incarto AI),

-

tendente alla ipotensione ortostatica, assume effortil in gocce (indicato

per aumentare la pressione del sangue in caso di ipotensione ortostatica e la

cui assunzione era già stata rilevata il 21 novembre 2017 dal dr. med. __________;

pag. 64 incarto AI) e Topamax al bisogno (cfr. anche valutazione del dr. med. __________,

FMH psichiatria e psicoterapia dell’8 febbraio 2018, pag. 15 incarto AI),

senza indicare alcun elemento

medico oggettivo in relazione con l’asserito peggioramento dello stato di

salute dell’insorgente.

Nel rapporto del 16 febbraio 2024

il dr. med. __________, rispondendo ai quesiti posti dall’UAI, ribadisce la

presenza di patologie già esaminate nell’ambito delle precedenti procedure,

riferendo che “la paziente è nota per delle cefalee tensive invalidanti e

per un disturbo dell’equilibrio con vertigini posizionali” e che è seguita

dal dr. med. __________ a causa di una sindrome depressiva ricorrente con

episodi di gravità media (ICD 10 F33.1) associata a cefalee ricorrenti e rileva

che “la sua inabilità lavorativa, da diversi anni è nella misura del

50%” (sottolineatura del redattore; pag. 203 incarto AI).

Inoltre, il medico curante afferma

che l’insorgente in “media esegue (ndr: solo) una visita annuale

presso il mio studio” (sottolineatura del redattore) ed allega referti

medici già prodotti ed esaminati nelle procedure sfociate nelle decisioni del

17.

ottobre 19 e 30 maggio 2023, cresciute incontestate in giudicato (pag. 205-209

incarto AI = pag. 50-54 incarto AI; pag. 212-216 incarto AI = pag. 127-131

incarto AI; pag. 210-211 [esami del 7 novembre 2017 del dr. med. __________ in

sostanza citati dal medesimo medico nel suo referto del 6 febbraio 2018,

pag.10-12 incarto AI).

Per quanto concerne la patologia

psichiatrica, il dr. med. __________, FMH psichiatria e psicoterapia, nei

referti del 28 novembre 2023 (pag. 188 incarto AI) e dell’11 marzo 2024 (pag.

225.

incarto AI), pone la nota diagnosi di sindrome depressiva ricorrente,

attualmente di gravità media (ICD – 19 F33.1), con cefalee ricorrenti, già

presa in considerazione dal medico SMR, dr. med. __________, nel rapporto

finale del 3 gennaio 2023 (pag. 138 incarto AI) e descrive la conosciuta

situazione familiare della ricorrente, attestando, malgrado l’indicazione di un

peggioramento dello stato di salute, una incapacità lavorativa del 50%, come

già certificato anche nelle precedenti procedure (pag. 15-16 e 115-116 incarto

AI). Lo specialista sostiene che dal mese di luglio 2023 la situazione

psicofisica della ricorrente è peggiorata, poiché fa fatica a gestire la sua

vita quotidiana ed occuparsi dei tre figli, spesso è molto ansiosa con umore depressivo,

importanti disturbi del sonno e tendenza all’isolamento con una serie di

disturbi neurovegetativi accompagnati da attacchi di panico. L’11 marzo 2024 ha

aggiunto che “persistono stati d’ansia, umore depressivo, tendenza al pianto

e all’isolamento con varie somatizzazioni a volte con attacchi di panico.”

Il curante, tuttavia, non apporta

alcun elemento medico oggettivo a fondamento delle sue affermazioni. In

particolare non allega alcun test specifico atto a comprovare l’asserito

peggioramento valetudinario, ma fa valere una situazione in gran parte già

descritta in occasione dell’ultima procedura, nel referto del 17 ottobre 2022

(pag. 112-116 incarto AI), laddove aveva affermato che l’interessata era

affetta da “stati d’ansia, angoscia accompagnati da un cambiamento del tono

dell’umore a volte anche da attacchi di panico, importanti disturbi del sonno e

vari dolori e disturbi sottoforma di somatizzazioni, dolori alla colonna

vertebrale con cefalea ricorrente” (pag. 115 incarto AI).

Dopo l’emissione della

decisione impugnata lo psichiatra curante ha prodotto un certificato medico del

28.

maggio 2024, dove fa valere un ulteriore peggioramento dello stato di salute

della ricorrente, la quale, in uno scritto del 2 luglio 2024, sostiene pure di

aver avuto un aggravamento delle patologie somatiche, laddove afferma che ha

perso peso e che uno specialista neurologo le ha proposto di prendere il

medicamento Dopamax.

Questo

Tribunale da una parte rammenta che di principio è la data della decisione

impugnata (in concreto il 21 maggio 2024) che delimita il potere cognitivo del

giudice delle assicurazioni sociali (DTF 144 V 210 consid. 4.3.1. pag. 213; DTF

143.

V 409 consid. 2.1. pag. 411; STF 9C_241/2022 del 30 giugno 2022; STF

8C_590/2018 del 4 luglio 2019; STF 9C_301/2019 del 26 luglio 2019; STF

8C_2017/2019 del 5 agosto 2019; DTF 132 V 215 consid. 3.1.1. pag. 220 con

riferimenti), il quale esamina, pertanto, la legalità delle decisioni in base

alla situazione di fatto esistente al momento in cui la decisione impugnata è

stata resa.

I fatti accaduti posteriormente e

che hanno modificato questa situazione devono di regola formare oggetto di un

nuovo atto amministrativo (cfr. DTF 130 V 138 consid. 2; STFA C 43/00 del 30

settembre 2002; STFA I 490/00 del 3 dicembre 2001; DLA 2000 pag. 74; DTF 121 V

366.

consid. 1b e sentenze ivi citate).

Un

eventuale peggioramento dello stato di salute oggettivato successivamente al 21

maggio 2024 deve pertanto essere fatto valere tramite una nuova richiesta di

prestazioni.

Di

conseguenza se la ricorrente ritiene che il suo stato valetudinario si è

aggravato, può inoltrare una nuova domanda di rendita.

D’altra

parte, per quanto concerne la patologia psichiatrica, il dr. med. __________ pur

facendo valere un peggioramento dello stato di salute che avrebbe portato ad

un’incapacità lavorativa del 70%, descrive una situazione simile a quella

contenuta nei due precedenti referti (“è molto ansiosa con un umore

depressivo, importanti disturbi del sonno e tendenza all’isolamento con una

serie di disturbi neurovegetativi accompagnati da attacchi di panico, soffre

inoltre di un importante tensione endopsichica con importanti somatizzazioni e

vari dolori”) e non apporta elementi medici oggettivi (ad esempio tramite

test diagnostici) atti a comprovare quanto affermato.

Certo, in questa occasione il

curante rileva che la situazione “è peggiorata tanto da prendere in

considerazione un ricovero ospedaliero presso una clinica specializzata”. La

degenza, tuttavia, seppure per volontà della ricorrente di rimanere accanto ai

figli, non è avvenuta (doc. X “il dottore mi consiglia di andare per un po'

in clinica, ma non posso lasciare e staccarmi dai figli”).

Quanto all’asserito aggravamento

delle patologie somatiche, l’insorgente non ha prodotto alcuna documentazione

medica a comprova del suo dire in relazione alla perdita di peso ed

all’assunzione di un nuovo medicamento e non ha comprovato che l’asserito

dimagrimento e la proposta di prendere il farmaco Dopamax abbiano un’incidenza

rilevante sulla sua capacità di svolgere le mansioni consuete quale casalinga

(cfr. l’inchiesta economica per le persone che si occupano dell’economia

domestica del 21 marzo 2023, pag. 142 e seguenti incarto AI).

Va qui rammentato che in DTF 145

V 90, al consid. 3.2 il Tribunale federale ha ribadito che nell’ambito delle

assicurazioni sociali la procedura è retta dal principio inquisitorio, secondo

cui i fatti rilevanti devono essere accertato d’ufficio dall’autorità (art. 43

LPGA). Tuttavia, questa regola non è assoluta. La sua portata è limitata

dall’obbligo delle parti di collaborare. Ciò implica l’obbligo per la parte di

produrre, nella misura in cui può essere ragionevolmente richiesto, le prove

atte a comprovare i fatti invocati, ritenuto che in caso contrario l’assicurato

deve sopportare le conseguenze dell’assenza di prove.

Non avendo prodotto ulteriore

documentazione, questo TCA deve concludere che la ricorrente non ha comprovato

l’asserito peggioramento del suo stato di salute con incidenza sul grado

d’invalidità.

2.8

Alla luce di quanto sopra esposto,

questo Tribunale ritiene che secondo il principio della verosimiglianza

preponderante, la ricorrente non ha comprovato un peggioramento del suo stato

di salute tale da incidere sul grado d’invalidità da ultimo accertato con la

decisione del 30 maggio 2023, cresciuta incontestata in giudicato.

Se ella ritiene tuttavia che dopo

l’emissione della decisione qui impugnata del 21 maggio 2024 vi sia stato un

peggioramento del suo stato valetudinario con influenza sulla sua capacità di

svolgere le mansioni consuete, può inoltrare una nuova richiesta di

prestazioni.

2.9

Secondo

l'art. 69 cpv. 1bis LAI la procedura di ricorso dinanzi al Tribunale

cantonale delle assicurazioni in caso di controversie relative a prestazioni

dell’AI è soggetta a spese. L’entità delle spese è determinata fra 200 e 1000

franchi in funzione delle spese di procedura e senza riguardo al valore

litigioso (cfr. DTF 133 V 402; STF 9C_156/2009 del 7 aprile 2009; STF

8C_393/2008 del 24 settembre 2008).

Visto l’esito del ricorso le

spese per complessivi fr. 500 sono poste a carico della ricorrente.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e pronuncia

1. Il ricorso è respinto.

2. Le spese di fr. 500 sono poste a carico della ricorrente.

3. Comunicazione agli interessati i

quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in materia di diritto

pubblico al Tribunale federale,

Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla comunicazione.

L'atto di ricorso, in 3

esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di quella impugnata,

contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente o del suo

rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione impugnata e la

busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale cantonale delle

assicurazioni

Il presidente Il

segretario di Camera

Daniele Cattaneo Gianluca

Menghetti