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Decisione

33.2006.7

Decisione di restituzione di prestazioni PC indebitamente percepite.Procedimento penale contro l'assicurato per truffa.Gli elementi acquisiti dal Ministero pubblico per ritenere che forti somme mai di

17 luglio 2007Italiano38 min

Source ti.ch

Fatti

i lunghi tempi del giudizio penale di merito.

nel merito

4. Oggetto

del contendere è la restituzione di Fr. 32'461.- imposta dall'amministrazione

al ricorrente, importo di cui RI 1 avrebbe indebitamente beneficiato dal 1° luglio

2001 al 31 maggio 2006. La restituzione s'imporrebbe a seguito della scoperta di ingente sostanza appartenente

al ricorrente (gli importi hanno superato il mezzo milione di franchi nel corso

degli ultimi anni) mai dichiarata da RI 1. Alla luce di questi fatti il

Ministero Pubblico ha avviato, come indicato, un procedimento penale per titolo

di truffa in danno degli assicuratori sociali come a nota giurisprudenza

del TF. In DTF 127 IV 163 infatti l’alta Corte federale ha ritenuto che il procacciamento indebito di prestazioni complementari

dell'assicurazione sociale fosse costitutivo di truffa e non solo di

violazione delle norme penali previste dalla LPC (in casu), l’inganno astuto essendo

compiuto mediante "atto concludente". Per i Giudici di Losanna l’inganno

è adempiuto quando il beneficiario delle prestazioni dell'assicurazione, che

sono concesse esclusivamente alle persone realmente indigenti ed il cui

beneficio indebito appare grave poiché colpisce quella parte di società più

sfavorita e già duramente colpita dalla sorte - ciò che rende il reato

particolarmente odioso -, si limita a dar seguito alla domanda dell'autorità competente

di produrre, nell'ambito del riesame della sua situazione economica, un

determinato estratto conto, benché egli possieda una fortuna non trascurabile

su altre relazioni bancarie mai dichiarate. Ebbene a

fronte della scoperta di notevole sostanza nella disposizione di RI 1 il Sost.

PP avv. __________ ha dato avvio alla raccolta delle informazioni preliminari

previste dal Codice di procedura penale. Dal canto suo l’amministrazione, a fronte di detta sostanza, ha ritenuto che i redditi computabili del

ricorrente superino, ed in maniera significativa, il suo fabbisogno con

conseguente rifiuto delle PC sin dal 2001.

5. In

virtù dell'art. 47 LAVS, a cui

rinviava espressamente l'art.

27 OPC-AVS/AI in vigore fino al 31 dicembre 2002, le prestazioni complementari

indebitamente riscosse dovevano essere restituite dal beneficiario o dai suoi

eredi. Il rimborso poteva non essere chiesto se l'interessato era in buona fede

e se la restituzione costituiva un onere troppo grave (cpv. 1). Il capoverso 2

di questo disposto specificava che il diritto di esigere la restituzione si

prescriveva in un anno a contare dal momento in cui la cassa di compensazione

aveva avuto conoscenza del fatto, e al più tardi cinque anni dopo il pagamento

della rendita. Se il diritto di esigere la restituzione della rendita nasceva

da un atto punibile per il quale la legge penale prevedeva un termine di

prescrizione più lungo, quest'ultimo era determinante.

Dal 1° gennaio 2003 la

materia è regolata dall'art. 25 cpv. 1 LPGA, giusta il quale le prestazioni

indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve

essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in

gravi difficoltà.

Il diritto di esigere

la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui

l’istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi

cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un

atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione

più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).

Per giurisprudenza

costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali, la restituzione delle

prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le condizioni di una

riconsiderazione o di una revisione processuale della decisione con la quale le

prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V 42 consid. 2b).

6. Per

l'art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente

passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o

l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di

prova che non potevano essere prodotti in precedenza. Per il cpv. 2

l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione

formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e

se la loro rettifica ha una notevole importanza.

Il TFA ha stabilito

che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al

diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA del 12 marzo 2004,

K 147/03 = DTF 130 V 318). In questo senso, l’Amministrazione può riconsiderare

una decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità

giudiziaria non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio

errata e la sua rettifica rivesta un’importanza notevole. Questi principi sono

pure applicabili nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza

essere state oggetto di una decisione formale se il loro versamento ha comunque

validamente esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid.

4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA dell'11 febbraio

2004 (C 24/02)). Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio

errata a seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una

valutazione errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi

fondamentali (DTF 110 V 179; ZAK 1991 pag. 137, DTF 119 V 483 consid. 3).

Dalla riconsiderazione

(o riesame) va distinta la revisione processuale delle decisioni

amministrative.

Per analogia con la

revisione processuale delle decisioni emanate dalle autorità giudiziarie,

l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione di una decisione

formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi

mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (DTF 129

V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA del 15 luglio 2003 nella causa

P., C 191/02; STFA del 29 novembre 2002, I 339/01).

Kieser, in

ATSG-Kommentar, Zurigo, Basilea, Ginevra 2003, a pag. 541 ad art. 53, nota 30,

a proposito dell'art. 53 cpv. 3 LPGA, precisa:

" b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodizierte Regelung

galt bereits nach der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche Darstellung

derselben SCHLAURI, Neuverfügung lite pendente, 176 ff.), welche ihre

Gültigkeit auch unter Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält.

Insbesondere steht es dem Versicherungsträger frei, während des laufenden

Beschwerdeverfahrens ohne Beachtung der besonderen Wiedererwägungsvoraussetzungen

(insbesondere ohne Annahme einer zweifellosen Unrichtigkeit) auf den Entscheid

zurückzukommen (vgl. BGE 107 V 192). Hat der Versicherungsträger die

Beschwerdeantwort eingereicht, ist ihm eine Wiedererwägung untersagt (dazu

HISCHIER, Wiedererwägung, 457, der eine Wiedererwägung lite pendente auch noch

zulassen will, wenn der Versicherungsträger nach Erstattung der Beschwerdeantwort

zu einer weiteren Stellungnahme aufgefordert wird). Einer nach diesem Zeitpunkt

erlassenen Verfügung kommt immerhin der Charakter eines Antrages an das Gericht

zu (vgl. BGE 109 V 236 f.). Entspricht die Wiedererwägung nicht dem im

Beschwerdeverfahren gestellten Antrag, kommt sie ebenfalls bloss einem Antrag

an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im übrigen wird bei einer

entsprechenden Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren gegenstandlos (vgl.

ATSG-Kommentar, Art. 61 Rz. 76). Allerdings ist es nach der Rechtsprechung dem

Versicherungsträger nicht benommen, eine im Gerichtsverfahren vorgenommene

Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV Nr. 20).”

Va qui rammentato che

una decisione è manifestamente errata,

" wenn kein vernünftiger Zweifel daran möglich ist,

dass die Verfügung unrichtig war. Es ist nur ein einziger Schluss - derjenige

auf die Unrichtigkeit - möglich (vgl. BGE 125 V 393 oben; Locher, Grundriss des

Sozialversicherungsrechts, 2. Auflage, Bern 1997, S. 362; Kieser, Kommentar

ATSG, Ziffer 20 zu Art. 53). Dabei ist nach dem eingangs Gesagten (Erw.

1.2.hievor) vom Rechtszustand auszugehen, wie er sich bei Verfügungserlass

präsentierte." (STFA del 10 settembre 2003 nella causa U, H 97/03)."

7. In concreto, la Cassa di compensazione ha ricalcolato il

diritto alle PC a cui aveva diritto il ricorrente (nullo, a seguito della computazione

di una sostanza mobile di circa Fr. 500'000.-) e, constatato un indebito versamento ai sensi degli artt. 27

OPC-AVS/AI e 25 LPGA, ha chiesto la restituzione delle prestazioni

complementari indebitamente percepite dal 1° luglio 2001 al 31 maggio 2006.

Va innanzitutto

rammentato che la Cassa di compensazione, avendo rilevato un caso di indebita

riscossione, era tenuta ad emanare una decisione di restituzione, essendo

adempiuti entrambi i presupposti per il riesame delle precedenti decisioni di

fissazione delle prestazioni.

Da un lato, infatti,

le decisioni di concessione delle prestazioni complementari sono manifestamente

errate, a causa dell'omissione del ricorrente di informare gli organi cantonali

competenti di possedere della sostanza (denaro). Ciò ha comportato che la Cassa

ha indebitamente versato delle PC oltre il 1° luglio 2001. D'altro lato, il

riesame delle decisioni riveste un'importanza notevole, considerato come la somma da rimborsare

raggiunga, complessivamente, oltre i Fr. 32'000.- (rimborsi delle spese di

malattia incluse).

Circa il termine di

prescrizione di un anno, la nostra Massima istanza ha stabilito che i termini

dell'art. 47 LAVS e dell'art.

25 cpv. 2 LPGA, contrariamente al tenore letterale della norma, costituiscono

un termine di perenzione (DTF 127 V 484; DTF 124 V 380; DTF 122 V 274; DTF 119

V 431 consid. 3a; Kieser, Bundesgesetz

über die Alters- und Hinterlassenenversicherung, Zurigo 1996, pag. 192). L’anno di perenzione decorre dal momento in cui l'Amministrazione

poteva ragionevolmente avere conoscenza dei fatti giustificanti la

restituzione.

Per giurisprudenza costante, i termini

sono salvaguardati se prima del loro scadere è stata emessa una decisione

formale e se la medesima è stata correttamente notificata alla persona che deve

restituire le prestazioni (cfr. DTF 119 V 434, Kieser, op. cit., n. 30 ad art.

25, pag. 286).

Per poter esaminare i

presupposti della restituzione, l'amministrazione deve poter disporre di tutti

i fatti rilevanti, da cui emerga sia il principio che la misura del diritto

alla medesima. Per determinare la pretesa non è quindi sufficiente che la Cassa

venga a conoscenza di circostanze che forse potrebbero condurre ad ammetterla

oppure che permettono di stabilirne il principio ma non la misura (DTF 112 V

180 consid. 4a; STFA del 29 aprile 2003 nella causa SECO contro A.P., C 317/01;

STFA del 10 ottobre 2001 nella causa M., C 11/00, consid. 2).

Infine, per costante

giurisprudenza, quando la determinazione della pretesa di restituzione

presuppone il concorso di parecchi organi amministrativi, il termine annuale

comincia già a decorrere nel momento in cui una delle autorità competenti ha

sufficiente conoscenza dei fatti (DTF 119 V 431 consid. 3a; DTF 112 V 180

consid. 4c; citata STFA del 29 aprile 2003, C 317/01).

Conformemente all'art.

16 cpv. 1 LAVS ed all'art. 25 cpv. 22 LPGA il diritto di esigere la restituzione

di estinguere al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se

comunque il credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale

prevede un termine di prescrizione più lungo quest'ultimo è determinante. In

questo senso l’amministrazione dovrà ancora operare le sue approfondite

verifiche.

In specie, nell'aprile/giugno

2006 l'Amministrazione ha saputo dal Ministero Pubblico

(che ha proceduto in virtù dell'art. 16 cpv. 1 LPC) che l'assicurato - da tempo - possedeva oltre mezzo milione di franchi mai

dichiarato come sostanza, né all'autorità fiscale né all'autorità amministrativa, la quale – sin dal 1988 - gli erogava le

prestazioni complementari (docc. 67 e 69 dell'incarto della Cassa). L’emissione del 21 giugno 2006 della decisione

di restituzione contestata dall'insorgente preserva quindi indubbiamente il termine legale di

perenzione di un anno, come pure il termine assoluto di 5 anni previsto

dalla LPGA, giacché i versamenti litigiosi sono stati effettuati tra il 1°

luglio 2001 ed il 31 maggio 2006. In simili condizioni, di

principio la decisione di restituzione è corretta e tempestiva.

Analizzati questi

requisiti (revisione e perenzione), questo Tribunale deve ancora verificare se

correttamente l'amministrazione ha imposto la restituzione dell’importo al

ricorrente. Per determinare ciò occorre stabilire le somme di denaro che la

Cassa ha attribuito all'assicurato,

sulla base delle quali ha calcolato il diritto - negato - di quest'ultimo a percepire delle prestazioni

complementari, appartenessero a RI 1 e quindi se il ricorrente disponesse

effettivamente di notevole sostanza appartenente a lui.

8. Il

Ministero Pubblico, come indicato, procede contro l'assicurato per titolo di truffa (e

quindi per un crimine a norma dell’art. 10 cpv. 1 [nel nuovo tenore dal 1

gennaio 2007] in relazione con l’art. 146 cpv. 1 CPS, c’è da domandarsi se,

alla luce della concretezza dei fatti, il Sost. PP non possa addirittura ipotizzare

il reato di truffa per mestiere art. 146 cpv. 2 CPS), e quindi non solo per

avere ottenuto abusivamente delle prestazioni sociali (semplice delitto punito

con pena edittale contenuta dall’art. 16 cpv. 1 LPC) come ipotizzato

inizialmente. RI 1 è sospettato di avere nascosto e sottaciuto già al momento

della richieste di prestazioni PC e, di seguito, al momento dei successivi

riesami da parte dell’amministrazione pubblica, di possedere ingenti capitali. L'esistenza di questa sostanza avrebbe

sicuramente comportato - sin dall'inizio - il rifiuto del versamento di PC. RI

1 contesta la proprietà dei fondi depositati su conti bancari a lui intestati e

sui quali era l'unico ad operare.

Per sapere chi sia il

proprietario della somma di oltre mezzo milione di franchi depositata presso

banche svizzere su conti intestati all'assicurato, il TCA

ritiene adeguato basarsi sugli elementi acquisiti dal Sostituto procuratore

pubblico nell'ambito del

procedimento penale aperto nei confronti di RI 1, procedimento giunto

sostanzialmente al termine della sua fase di acquisizione probatoria

preliminare.

Dal verbale d'interrogatorio dell'8

giugno 2006 (doc. 52 dell'incarto della Cassa) ossia dall'audizione del teste __________,

consulente bancario del ricorrente presso __________ di __________, emerge quanto

segue:

"

(…)

ADR che ho avuto modo di conoscere RI 1 nell'ambito

della gestione patrimoniale presso il __________. La sua relazione mi è stata

attribuita quando sono stato promosso consulente alla clientela. La relazione

era in precedenza gestita da un consulente dimissionario, __________. Non vi è

stato un passaggio di consegne col precedente gestore. Ho dunque appreso tutti

i dettagli sul cliente e sulla sua situazione economica dalla documentazione

bancaria presente e dalle successive visite e incontri col cliente. Se non

ricordo male l'ho incontrato la prima volta agli inizi del 2004.

Credo di averlo incontrato circa 4 volte in totale.

ADR che sia dalle note ereditate dal precedente

consulente che dalle conversazioni avute con RI 1 risultava chiaramente che gli

importi depositati erano i risparmi personali di RI 1. ADR che me lo ha

anche detto esplicitamente, certamente quando mi riferì di volerli donare ai

suoi nipoti.

ADR che la struttura e l'entità

dei conti era certamente compatibile con quella che era la visione della banca

sul cliente, ossia un pensionato che deteneva presso il nostro istituto i

risparmi di una vita ed eventualmente soldi ereditati.

(…)

Ricordo di aver proposto al cliente degli investimenti, ma lui li aveva

rifiutati, in quanto aveva l'intenzione di donare il patrimonio a dei nipoti in __________.

(…)

(…)

ADR che RI 1 si presentava come una persona semplice e

dal tenore di vita contenuto. ADR che mi disse che a lui i soldi che

aveva non servivano e che dunque voleva donarli ai nipoti. ADR ricordo

che mi disse avere due figli, che a loro volta avevano dei figli (forse tre o

quattro in totale). Vi era il problema che alcuni nipoti erano ancora minorenni

e RI 1 voleva dunque aspettare a effettuare la donazione.

ADR che in nessuna occasione ho dubitato che i fondi

fossero di esclusiva pertinenza di RI 1. Mai lui mi ha dato informazioni in tal

senso. Rilevo che se avessi avuto il minimo sospetto, e prima di me i miei

predecessori, avrei richiesto la compilazione del formulario relativo al

beneficiario economico dei fondi (formulario A). L'assenza

di tale documento è la dimostrazione della certezza della banca circa la

pertinenza dei fondi.

ADR che non ricordo i nomi dei figli/nipoti del

cliente. Non li ho mai incontrati.

ADR che nel corso della mia consulenza ho assunto

delle informazioni sulle modalità per effettuare il trasferimento dei fondi in __________,

a favore dei nipoti del cliente. (…)."

Il Sostituto procuratore ha interrogato,

il 14 luglio 2006 (doc. 45 dell'incarto del Ministero Pubblico), il precedente

consulente bancario dell'insorgente, __________ che non ha saputo fornire

elementi utili non ricordando il cliente che ha incontrato in un'unica circostanza,

ed il 25 luglio ha sentito il figlio dell'assicurato (doc. 53 degli atti del

Ministero Pubblico), che ha affermato:

"

(…)

Mi

viene chiesto se io ho mai consegnato dei soldi di mia proprietà a mio padre,

affinché lui me li gestisse o me li conservasse.

Sì.

Dal

1972 al 1994 sono stato militare di carriera. Dal 1994 sono pensionato in

qualità di maresciallo capo. (…) Sin dall'inizio della mia

carriera, negli anni '70, essendo una persona ambiziosa, parallelamente

al lavoro militare, fuori dal servizio, esercitavo altre attività. Ho fatto il

lavapiatti in ristoranti, ho fatto l'intermediatore per

vendite auto, e altro. Con queste attività parallele sono riuscito a risparmiare

un po' di milioni di lire. Parte di questi guadagni, già

dal 1973, li ho consegnati in contanti a mio padre RI 1, che risiedeva in

Svizzera. Quei soldi dovevano dunque servire al mio futuro inserimento in

Svizzera. ADR che ho consegnato i soldi a mio padre sapendo che li

avrebbe depositati sul suo conto in banca, senza interessarmi dei dettagli; io

non avevo tempo di gestire i rapporti con la banca e quindi era per me più

comodo che ci pensasse mio padre.

Inizialmente

facevo piccoli affari, piccole intermediazioni. I guadagni erano dunque

limitati.

Circa

a fine anni '70 ho iniziato con piccole intermediazioni

immobiliari, che mi hanno procurato buoni profitti. In sostanza acquistavo

appartamenti che dovevano ancora essere costruiti e poi li rivendevo una volta

realizzati, o poco prima, realizzando un utile.

(…)

ADR che preferisco non rispondere alla domanda a

sapere se dichiaravo fiscalmente in __________ i redditi ottenuti da queste mie

attività.

Nel

1986 c'è stata una piccola svolta: con mia moglie, già

parrucchiera in proprio, abbiamo iniziato un franchaising con la ditta __________

a __________. L'attività si è rivelata molto redditizia. (…) Da

allora le mie disponibilità finanziarie sono aumentate e ho conseguentemente

dato più soldi a mio padre affinché li depositasse in una banca in Svizzera.

ADR che nel 1986 avevo già consegnato a mio padre

svariati milioni di lire, non saprei tuttavia quantificarli oggi. Preciso che

non ho mai tenuto una contabilità di quanto consegnavo a mio padre. In occasione

delle mie visite, quando avevo la disponibilità per farlo, gli consegnavo a

contanti dei soldi (prima lire e poi euro, in alcune occasioni franchi) sapendo

che lui li avrebbe depositati sul suo conto. Non mi sono mai interessato a

sapere quanto avessi accumulato. Non mi sono mai interessato a sapere presso

quale banca mio padre tenesse i miei soldi. Non mi sono mai chiesto se mio

padre avesse aperto un conto a mio nome o se depositasse i soldi su un conto a

suo nome.

Dagli

anni '90 ho fatto ulteriori affari e investimenti. Ho

dunque continuato, con una certa regolarità, a portare parte dei miei soldi in

Svizzera, sempre consegnandoli a mio padre e sempre con le medesime modalità. È

capitato, mi sembra in quattro occasioni, nel 1999, nel 2000, nel 2001 e

recentemente, nel 2006, dopo che è stato levato il sequestro penale dei fondi

ritrovati sul conto di mio padre, che chiedessi a mio padre di trasmettermi

parte dei soldi che gli avevo consegnato, e questo perché ne avevo bisogno per

realizzare un affare che mi era capitato. In quelle occasioni mio padre mi ha

trasmesso i soldi su di un conto presso la __________ di __________,

formalmente intestato a mio padre ma di cui io ero il beneficiario. In sostanza

i soldi che avevo in Svizzera.

ADR che in pratica l'ho

usato solo nelle quattro occasioni indicate.

ADR che formalmente il conto è intestato a mio padre

per motivi fiscali.

ADR che realizzato l'affare

per il quale mi servivano i soldi ho sempre fatto rientrare, un po'

alla volta, i soldi in Svizzera.

ADR che nelle occasioni menzionate mi sono fatto inviare

100'000 CHF, 150'000 CHF, altri 100'000

CHF se non sbaglio e ultimamente, dopo il dissequestro, altri 218'000

CHF.

ADR che sino al momento in cui mio padre mi ha

comunicato del sequestro penale non avevo il conteggio preciso di quanti soldi

avessi in Svizzera, per il tramite di mio padre; non sapendo neppure in che

modo e in che forma lui li avesse gestiti, sapevo solo che li aveva depositati

in una banca. Dopo il sequestro mi sono naturalmente informato su tutti i

dettagli.

ADR che confermo, anche sulla base di quanto

dichiaratomi da mio padre, che tutti i soldi sequestrati sul conto del __________

intestato a mio padre (circa 560'000 CHF) sono miei. Li ho guadagnati in 33 anni di

lavoro e consegnandoli a mio padre come sopra descritto.

(…)

ADR che per effettuare gli affari da me descritti

disponevo naturalmente di liquidità anche in __________; a volte mi indebitavo,

pagando anche interessi.

(…)

ADR che nel corso degli anni, in relazione ai soldi a

lui affidati, ho più volte detto a mio padre che sarebbero serviti per

acquistare degli appartamenti per i miei due figli a __________. Non ho mai

dato indicazioni sul modo di investire questi soldi.

ADR che nel corso degli anni è capitato una volta

sola, agli inizi (anni '80), che mi recassi in banca con mio padre. Non so

dire dove e quando. Non mi sembra di essermi registrato in alcun modo. La

situazione (soldi gestiti da mio padre) mi andava benissimo.

(…)

ADR che la mia formazione scolastica arriva alla terza

media. Ho poi iniziato a lavorare.

(…)

ADR che mio padre non ha mai fatto affari

parallelamente al suo lavoro. Non credo dunque abbia mai guadagnato soldi oltre

al suo stipendio. (…)

(…)

ADR che non ho mai cercato di aprire un conto in

Svizzera a mio nome. Mi rendo conto oggi dell'errore commesso. La comodità di avere il padre in Svizzera ha

determinato questa forma di deposito.

ADR che non so dire se mio padre ha altri conti in

Svizzera.

Il Magistrato mi mostra la documentazione di un

conto di mio padre presso la __________ di __________. Mi mostra che io sono

procuratore del conto dal maggio 2004.

Ora ricordo di essermi recato con mio padre in banca. Lui mi ha

chiesto di prendere procura su questo suo conto. Io non sapevo di che conto si

trattasse e ancora oggi non sono in grado di dire di che conto si tratta.

(…)

ADR che non mi sono mai preoccupato di ciò che sarebbe

potuto accadere ai miei soldi in caso di decesso di mio padre: immaginavo che

avrei trovato i documenti bancari a casa e che con questi avrei potuto

recuperare tutti i miei soldi. Non ho mai pensato che avrei potuto avere

problemi con mio fratello, al quale avrei spiegato che erano tutti soldi miei.

Lui sa delle mie attività e delle mie disponibilità finanziarie e sa che mio

padre non ha soldi suoi. Sono quindi certo che non avrebbe creato problemi.

(…)."

Infine, lo stesso

giorno è stato ascoltato il ricorrente (doc. 54):

" (…)

Sono vittima di un raggiro. I soldi trovati sul conto a me intestato a

__________ sono tutti di mio figlio.

ADR che tutti i soldi che prima si trovavano su conti __________

e successivamente sono confluiti in __________ sono di esclusiva pertinenza di

mio figlio __________. Dall'inizio

degli anni '70, dal 1972 per la precisione, quando

mio figlio __________ ha iniziato la carriera militare professionale, ha

iniziato a portarmi alcuni soldi a mano, durante le sue visite. Lo scopo

dichiarato di mio figlio sin dall'inizio era l'acquisto di due appartamenti (uno per

ogni figlio) a __________.

ADR che in quegli anni io ero un operaio e guadagnavo

fr. 4.- all'ora. Non avevo alcun conto bancario. Mio

figlio ha aperto un conto a mio nome presso __________ di __________. Lo ha

intestato a me perché così avrei potuto accedere ai soldi in modo diretto

qualora avessi individuato una buona occasione immobiliare.

ADR che il conto è stato aperto da mio figlio.

Inizialmente si è recato lui in banca, senza di me. Preciso che io sono

ignorante in materia bancaria e dunque non spettava certo a me organizzare

questo conto. (…)

ADR che mio figlio mi portava i soldi in contanti, in

franchi svizzeri. Lui cambiava __________ in franchi nella zona di confine di __________,

dove otteneva buoni tassi.

ADR che io non ho mai dovuto cambiare __________ o __________

in franchi: è sempre stato mio figlio a occuparsi di questo compito

consegnandomi già i franchi.

ADR che io non ho mai nemmeno pensato di fare

investimenti con i soldi consegnatimi da mio figlio: io mi limitavo a

depositarli sul conto che lui mi aveva indicato.

ADR che ricordo che presso __________ di __________ mi

incontravo con il funzionario __________. Secondo me lui era al corrente del

fatto che i soldi che io depositavo erano di mio figlio. Come lo sapeva lui lo

sapeva chi aveva aperto il conto a mio figlio. Io non ricordo di avere mai

parlato esplicitamente con funzionari __________ del fatto che i soldi che

depositavo sul conto a me intestato fossero di mio figlio. Davo per scontato

che lo sapessero.

(…)

ADR che mi sono recato personalmente presso il __________

di __________ e ho spiegato che avevo un conto in __________ e volevo

trasferire gli averi presso il __________. Non so dire l'anno ma di certo era prima del 1987, data del mio

pensionamento. A quell'epoca posso stimare gli averi depositati

in __________ in 200'000/300'000 CHF. Dell'apertura del conto presso __________ si

sono occupati i funzionari del __________. Loro hanno contattato direttamente __________

e si sono fatti inviare i miei averi. Mi hanno poi avvisato per lettera che il

mio conto __________ era aperto e che i soldi che si trovavano in __________

erano stati trasferiti. ADR che sono sicuro che io non ho dovuto firmare

nulla, né presso il __________ né presso __________.

ADR che da quando ho aperto il conto presso il __________

non ho più depositato alcuna somma presso __________. Non avevo più alcuna

relazione con __________. (…).

ADR poco dopo l'apertura del conto in __________ ho chiesto ai funzionari __________

di voler intestare il conto a mio figlio, o eventualmente a me e lui

congiuntamente. Anche i consulenti __________ mi hanno detto che ciò non era

possibile. Non mi hanno fornito spiegazioni, non mi hanno proposto soluzioni

che risolvessero il mio problema. Io ho reiterato a più riprese la mia

richiesta, ma ho sempre ricevuto risposte negative. Ho anche detto esplicitamente

che i soldi depositati sul mio conto erano di mio figlio __________ e che

dunque volevo che il conto fosse intestato a lui. Non mi hanno mai soddisfatto.

ADR che ad un certo punto, non so dire quando, la

banca __________ mi ha informato per lettera che il mio consulente era il

signor __________. Da quel giorno il mio consulente è sempre stato lui. Anche a

lui ho chiesto più volte di intestare il conto a mio figlio __________,

dicendogli che i soldi depositati erano suoi e non miei. Anche lui non mi ha

aiutato in questo senso, dicendomi che non era possibile aprire un conto con

due intestatari.

ADR che io avevo detto a mio figlio __________ che

avevo cambiato banca (da __________ a __________). Lui non mi ha chiesto i

motivi.

(…)

ADR che le somme che mio figlio mi consegnava

variavano da volta a volta. Normalmente si trattava di circa CHF 20'000. Non mi ha mai consegnato, salvo errore,

piccole somme (di poche migliaia di franchi). Quando veniva con la moglie

portava di più, in quanto in due persone si può trasportare legalmente più

valuta che da soli. Direi che veniva due, tre o quattro volte all'anno. Anche negli ultimi anni mi ha fatto queste

consegne con queste frequenze. Ricordo almeno due o tre consegne.

Il Magistrato mi chiede che ne è del conto presso

la __________

Rispondo che questo conto, formalmente intestato a me, è in realtà di

pertinenza dell'Associazione __________ di cui sono

presidente. Su questo conto confluiscono i sussidi statali e i tesseramenti.

(…)

ADR (…) Un paio di anni fa ho dato procura a mio

figlio __________ su questo conto per avere la garanzia che se mi fosse

successo qualcosa i soldi dell'Associazione

sarebbero tornati al Consolato o comunque all'Associazione.

(...)

Contesto di avere mai detto che quei soldi erano i miei risparmi o che

erano destinati al mio funerale. Segnalo che su quel conto ricevevo anche i

rimborsi dalla cassa malati. Ricevuti quei soldi li prelevavo e provvedevo al

pagamento delle fatture mediche. Non ho mai usato questo conto per scopi

personali.

(…)

Il Magistrato, in relazione ai miei conti presso __________,

mi segnala che, contrariamente da quanto da me dichiarato, dagli atti risulta

che sino al 1999 ho avuto relazioni presso __________, con depositati circa CHF

500'000 (anni '97-'99).

Rispondo che non è vero. Sono convinto che quando ho aperto il conto

in __________ tutti i miei fondi __________ sono stati fatti confluire in __________.

Io non ho più avuto relazioni presso __________. Dato questi fatti a prima del

mio pensionamento (1987). (…) Se come dice il Magistrato dopo quella data avevo

ancora dei soldi in __________, ciò è accaduto a mio insaputa.

(…)

Contesto le dichiarazioni di __________, è un bugiardo. Gli ho detto

chiaramente che i soldi erano di mio figlio. Non mi ha voluto aiutare a

intestare il conto a mio figlio. (…)

(…)

ADR che i soldi che mio figlio mi dava erano frutto

del suo lavoro (militare), di suoi affari (compra-vendita immobiliari) e di sue

attività (negozio __________).

Il Magistrato mi chiede come mai non ho previsto

una procura a favore di __________ per i conti __________ e __________, come

invece ho fatto per il conto __________.

A __________ non serviva una procura per i conti __________ e __________:

i soldi depositati erano suoi. I soldi __________ erano invece di terzi e mi

sono dunque preoccupato che tornassero ai proprietari in caso di mio decesso.

(…)

Il Magistrato mi contesta le dichiarazioni di mio

figlio __________ circa la sua conoscenza delle modalità e dei luoghi ove io

custodivo i suoi soldi. In particolare __________ ha detto che non sapeva

presso quale banca io depositavo i soldi e di non aver mai visto alcun

documento bancario. Queste dichiarazioni sono in totale contrasto con quelle da

me rilasciate in questo verbale. Il Magistrato mi chiede di prendere posizione.

Mio figlio si sbaglia. Le cose stanno come ho detto io.

Il Magistrato mi dice inoltre che, in relazione

alla procura datagli sul conto __________, mio figlio ha dichiarato che non

sapeva esattamente a cosa si riferiva quel conto, pensava che si trattasse del

conto sul quale vi erano i suoi soldi. Anche questa dichiarazione è in netto

contrasto con quelle da me rilasciate.

Confermo quanto da me dichiarato.

(…)."

Nell'ambito dell'istruttoria penale in corso, l'équipe finanziaria del Ministero Pubblico ticinese è stata

incaricata di verificare la documentazione bancaria sequestrata presso il

domicilio del ricorrente come pure quella acquisita presso delle banche. Il

rapporto del 12 gennaio 2007 (doc. 63 del Ministero Pubblico) indica che l'assicurato ha aperto relazioni bancarie

presso tre istituti di credito: __________, __________ e __________, tutti a __________.

Nel corso del 2000 i conti presso __________ sono stati chiusi ed il patrimonio

è stato trasferito sui conti presso il __________. Dall'analisi della documentazione raccolta, risulta che al 31 dicembre

1988 il patrimonio dell'insorgente,

depositato presso __________ e __________, ammontava a Fr. 385'436,65 e che negli anni è aumentato fino a

raggiungere al 27 aprile 2006 un capitale di Fr. 574'974,55 grazie sia agli interessi nel frattempo maturati che a

rimesse costanti di danaro per cifre non elevate (cfr. doc. 63 atti PP e

relativi annessi). Da evidenziare come il conto della __________ si riferisca a

preciso scopo, abbia visto una movimentazione decisamente contenuta e, sullo

stesso, sia stata conferita procura in favore del figlio del ricorrente, ciò

che non è invece avvenuto, nonostante la professata proprietà dei beni

depositati presso __________ e __________, per i depositi in queste banche

decisamente ben più consistenti, circostanza questa che confuta il dire del

ricorrente al PP.

9. Sulla

scorta di quanto esposto, il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni non può

non rilevare le incongruenze riscontrate nelle varie dichiarazioni sopra

riportate dal ricorrente e dal proprio figlio.

Basti qui

esemplativamente indicare come il figlio ha sostenuto che portava all'assicurato __________

rispettivamente __________, mentre il padre ha indicato che il passaggio di

denaro avveniva in franchi; il figlio ha detto di essere stato in banca soltanto

due volte insieme al padre, mentre quest'ultimo ha affermato che il figlio, da

solo, ha addirittura aperto un conto a nome dell'assicurato presso __________

di __________; nel 1972 il figlio aveva appena iniziato la carriera militare ed

aveva solo 18 anni, perciò rende più che dubbia la sua disponibilità di danaro

in contanti (allora difficilmente esportabile per le norme fiscali __________)

e per importi di rilievo ed appare incongruente la versione di un'importazione

in Svizzera negli anni '70 finalizzata all'acquisto di due appartamenti per i

due figli che ancora - molto probabilmente - il figlio del ricorrente non aveva.

La dichiarazione del ricorrente riguardo alla conversazione avuta con il

consulente bancario __________ (teste neutro ed indifferente all’esito della

procedura penale e di quella amministrativa qui in discussione) stride con

quanto dichiarato da quest'ultimo in merito alla provenienza dei fondi

depositati; l'assicurato ha dichiarato di avere informato il figlio del

cambiamento della banca in cui aveva depositato i soldi "del figlio" (da

__________ a __________), mentre il figlio ha ammesso che non conosceva il nome

della banca in cui i "suoi" soldi erano depositati; la questione del

conto presso la __________ è stata spiegata differentemente dal padre e dal

figlio. Non solo. La versione fornita dal teste __________, già funzionario

presso __________ e con obbligo di accertamento dell'avente diritto economico

(in uno con il dovere di serbare il segreto bancario) appare illuminante. Egli

ha accertato positivamente la proprietà del ricorrente sui fondi depositati. A

ciò si aggiunga che le relazioni bancarie __________ e __________ erano

intestate al ricorrente, sono state movimentate dallo stesso RI 1, che ne ha

disposto con girate ed accrediti a suo piacimento. Nonostante il dire del

ricorrente e del figlio non è stata concessa una procura in favore del figlio

stesso (che neppure è stato indicato quale avente diritto economico sui danari

depositati), mentre una procura in suo favore è stata invece concessa sul conto

bancario di scarso rilievo aperto presso la __________, conto, lo si ricorda,

di pertinenza dell’Associazione __________. La circostanza non

è priva di rilievo: su un conto non del ricorrente egli ha conferito procura al

figlio, su conti assertivamente del figlio stesso di RI 1 egli non gli ha

conferito procura. La tesi del ricorrente appare non solo non credibile ma

addirittura temeraria.

Ora, tutto ben considerato, alla luce

delle dichiarazioni raccolte e delle divergenze appena rilevate, questo

Tribunale ritiene provato secondo il principio della verosimiglianza

preponderante valido in materia (STFA del 15 gennaio 2001

nella causa B., C 49/00, consid. 2c; STFA del 22 agosto 2000 nella causa B., C

116/00, consid. 2b; STFA del 23 dicembre 1999 nella causa F., C 341/98, consid.

3; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202

consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 125

V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V

142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V

188 consid. 2b; DTF 126 V 353 c. 5b pag. 360 e rinviii; Meyer, "Die Rechtspflege in der

Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989, pag.

31-32; Scartazzini, "Les

rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale",

Basilea 1991, pag. 63), che le somme in questione (mezzo milione di

franchi negli anni 2001-2006) siano di proprietà dell'assicurato stesso.

In queste circostanze, poiché malgrado

l'ingente patrimonio ascrivibile all'assicurato la Cassa gli ha a suo tempo concesso

- poiché tratta in errore dallo stesso assicurato - delle prestazioni

complementari per CHF 32'461.--, in virtù del citato art. 53 cpv. 1 LPGA, l'Amministrazione

ha rettamente emanato una decisione di restituzione con la quale ha chiesto il

rimborso degli importi versati indebitamente.

10. Quanto

ai calcoli effettuati dalla Cassa di compensazione tesi alla determinazione degli

importi indebitamente riscossi dall'interessato, gli stessi sono esatti.

La sostanza attribuita

al ricorrente negli anni dal 2001 al 2006 ammontava mediamente a circa Fr. 500'000.- all'anno. Ciò ha indubbiamente comportato che i suoi redditi (per il necessario

computo della parte della sostanza esuberante la franchigia e per la

redditività dei depositi) erano palesemente superiori alle sue spese

riconosciute e che pertanto non aveva alcun diritto a percepire delle

prestazioni complementari. Basti qui analizzare, esemplativamente, la decisione

16 gennaio 2006 (doc. 2 atti MP) dove a fronte di un fabbisogno di CHF

30'336.-- RI 1 ha indicato redditi da pensioni per CHF 19'555.-- senza

indicazione della sostanza che - se ammessa - avrebbe comportato il rifiuto

della prestazione.

L’amministrazione ha

quindi correttamente calcolato le prestazioni mensili che l'assicurato ha indebitamente percepito dal

1° luglio 2001 al 31 maggio 2006 (docc. 10-25 della Cassa), per un ammontare

complessivo di Fr. 29'477.- come dal conteggio riportato sulla

decisione formale di restituzione del 21 giugno 2006. A questa somma sono stati

aggiunti i rimborsi delle spese di malattia a cui l'insorgente ha avuto diritto (docc. 8 e 9 della Cassa: Fr. 2'984.-) in virtù del fatto che era

considerato beneficiario di prestazioni complementari. In totale, il ricorrente

ha quindi percepito indebitamente la somma di Fr. 32'461.-, per la

quale la Cassa cantonale di compensazione ha emesso il succitato ordine di

restituzione.

In simili condizioni,

la decisione di restituzione è corretta, mentre il ricorso va respinto.

Alla luce delle

emergenze penali il gravame si palesa temerario e si giustifica la percezione

di tassa di giustizia e spese a carico del ricorrente. Ciò anche se al momento

dell'inoltro del ricorso, RI 1 non aveva conoscenza degli atti penali (a quel

momento coperti dal segreto istruttorio) già acquisiti e che il MP avrebbe

successivamente assunto. Egli comunque era perfettamente consapevole delle

disponibilità, delle modalità con cui le stesse sono state acquisite e

soprattutto di quanto da lui riferito al teste __________, circostanze che poi

il funzionario ha dichiarato al Sost. PP.

La negazione di fatti

evidenti ed il mantenimento del gravame nonostante le chiare emergenze penali

impongono il carico delle spese come indicato.

Per questi

motivi

dichiara e

pronuncia

1. Il

ricorso è respinto.

Considerandi

2.

La

tassa di giustizia fissata in CHF 1'000.- e le spese cifrate in CHF 300.- sono

poste a carico di RI 1,.

3.

Comunicazione

agli interessati, i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del

ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la

decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

4.

Copia

per conoscenza del presente giudizio al Sost. PP avv. __________, sede.

terzi implicati

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il giudice

delegato Il segretario

Ivano Ranzanici Fabio

Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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