33.2006.7
Decisione di restituzione di prestazioni PC indebitamente percepite.Procedimento penale contro l'assicurato per truffa.Gli elementi acquisiti dal Ministero pubblico per ritenere che forti somme mai di
17 luglio 2007Italiano38 min
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Numero d'incarto:
33.2006.7
Data decisione, Autorità:
17.07.2007, TCA
Titolo:
Decisione di restituzione di prestazioni PC indebitamente percepite.Procedimento penale contro l'assicurato per truffa.Gli elementi acquisiti dal Ministero pubblico per ritenere che forti somme mai dichiarate al fisco e alla Cassa sono del ricorrente appaiono palesi e sufficienti.Ricorso temerario.
DETERMINAZIONE DELLA SOSTANZA
RESTITUZIONE DI PRESTAZIONI
REVISIONE PROCESSUALE
RICONSIDERAZIONE
TRUFFA
art. 146 cpv. 1 CPS
art. 47 LAVS
art. 16 cpv. 1 LPC
art. 25 LPGA
art. 53 LPGA
art. 27 OPC
Raccomandata
Incarto n.
33.2006.7
TB
Lugano
17 luglio
2007
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il giudice delegato
del Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Giudice Ivano Ranzanici
con redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Fabio Zocchetti
statuendo sul ricorso dell'8 agosto 2006 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 14 luglio
2006 emanata da
Cassa cant. di compensazione, 6501 Bellinzona 1 Caselle
in materia di prestazioni complementari
ritenuto in
fatto
A. Dal
1988 RI 1, nato nel 1922, beneficia di prestazioni complementari all'AVS e quindi anche del pagamento del premio
di cassa malati.
Nel febbraio 2006 il
Ministero Pubblico di Lugano è stato avvisato tramite lettera anonima che l'assicurato
deteneva centinaia di migliaia di franchi su conti bancari in Svizzera ed in __________,
truffando quindi lo Stato e dichiarando da anni il falso (doc. 1 degli atti del
Ministero Pubblico acquisiti dal TCA).
B. Il
27 aprile 2006 (doc. 69 della Cassa) il Ministero Pubblico ha messo al corrente
la Cassa cantonale di compensazione dell'ipotesi di reato di ottenimento fraudolento di prestazioni sociali
da parte dell'assicurato. La
Cassa ha quindi potuto prendere visione degli atti istruttori raccolti dal
Ministero Pubblico (docc. 26-63) e, su tali basi, ricalcolare il diritto alle PC
di RI 1 negli ultimi cinque anni (docc. 10-25 della Cassa).
Il 21 giugno 2006
(doc. 7 della Cassa) la Cassa ha emanato la decisione di restituzione dell'importo di Fr. 32'461.- percepito illegalmente dall'assicurato dal 1° luglio 2001 al 31 maggio 2006, sia sotto forma di
prestazioni complementari mensili (Fr. 29'477.-) sia di rimborsi di spese di malattia
(Fr. 2'984.-).
C. L'opposizione interposta dal patrocinatore
dell'assicurato (doc. 64 della
Cassa) è stata rigettata con decisione su opposizione del 14 luglio 2006 (doc. A),
a motivo che dagli atti penali (in particolare dalla dichiarazione del suo
consulente bancario, doc. 52 della Cassa) emergeva che gli importi depositati
presso un determinato istituto bancario erano i risparmi personali dell'assicurato e non, come sostenuto, del
figlio.
D. Con
ricorso dell'8 agosto 2006 (doc.
I) l'assicurato, sempre
rappresentato dall'avv. RA 1,
ha in primo luogo rilevato di non aver potuto prendere conoscenza di questa fondamentale
dichiarazione per contraddirla, né in sede penale né in quella amministrativa. Ha
quindi ribadito che quei soldi appartengono al figlio __________ abitante in __________
e che sono stati depositati sul conto svizzero del papà "unicamente
perché il figlio __________ intendeva trasferire importi che aveva lucrato dal
commercio di immobili in __________ per ragioni evidenti.". L'insorgente ha inoltre contestato il
comportamento assunto dal consulente bancario riguardo al mancato accertamento –
allora - della provenienza dei fondi. Infine, ha chiesto la sospensione della
procedura amministrativa nell'attesa
di una sentenza definitiva nell'ambito penale.
Con risposta di causa
del 23 agosto 2006 (doc. III) la Cassa si è integralmente confermata nella
decisione impugnata.
Pendente causa, il TCA ha presentato istanza (accolta) di
compulsazione degli atti penali acquisiti dal Sostituto procuratore pubblico,
mettendo a disposizione del ricorrente gli estratti fotocopiati (doc. XIV).
considerato in
diritto
in ordine
1. La
presente vertenza non pone questioni giuridiche di principio e non è di
rilevante importanza (ad esempio per la difficoltà dell’istruttoria o della
valutazione delle prove). Il TCA può dunque decidere nella composizione di un Giudice unico ai sensi
degli articoli 49 cpv. 2 della Legge organica giudiziaria (STFA del 21 luglio
2003 nella causa N., I 707/00) e 2 cpv. 1 LPTCA.
2.Con l'entrata in vigore il 1° gennaio 2003
della Legge federale sulla parte generale del diritto delle assicurazioni
sociali (LPGA) del 6 ottobre 2000, sono state apportate diverse modifiche alla
LPC.
Da un punto di vista
temporale sono di principio determinanti le norme sostanziali (materiali) in
vigore al momento della realizzazione dello stato di fatto che deve essere
valutato giuridicamente o che produce conseguenze giuridiche (STF del 24
gennaio 2007 consid. 6.1, H 178/05; DTF 130 V 160
consid. 5.1; DTF 129 V 4 consid. 1.2, DTF 127 V 467 consid. 1, DTF 126 V
166 consid. 4b).
Per contro, per quanto
attiene alle disposizioni formali (procedurali) della LPGA, il TFA (dal 1°
gennaio 2007: TF) ha già avuto modo di accertare l’assenza di una normativa
specifica che regola la questione intertemporale stabilendo di conseguenza la
necessità di ricorrere al principio generale secondo il quale, di regola,
siffatte disposizioni entrano immediatamente in vigore (STF del 24 gennaio 2007
consid. 6.1, H 178/05; DTF 130 V 4 consid. 3.2).
In concreto, la
decisione impugnata si riferisce alla restituzione di prestazioni complementari
concesse per un periodo sia antecedente il 31 dicembre 2002 (per gli anni 2001-2002)
sia posteriore (2003-2006), mentre le decisioni (formale e su opposizione) sono
state emanate nel corso del 2006. Pertanto, mentre per quanto concerne
l'aspetto procedurale trovano subito applicazione le norme della LPGA e le
relative modifiche apportate alla LPC, per la determinazione del diritto alle
PC sono applicabili le norme materiali in vigore fino al 31 dicembre 2002 per i
primi due anni ed i disposti LPC validi dal 1° gennaio 2003 per gli ultimi quattro
anni verificati dalla Cassa.
3. La
richiesta del ricorrente di sospendere la procedura va respinta. Il TCA ritiene infatti adeguato emettere ora
il giudizio. In effetti la procedura penale parallelamente condotta dal
Ministero Pubblico è giunta sostanzialmente al termine della fase relativa
all'acquisizione delle prove. Sulla scorta dell'incarto penale e degli atti
dell'amministrazione emergono sufficienti elementi di valutazione per questo
Tribunale che applica il criterio della verosimiglianza preponderante per al
sua valutazione (DTF 126 V 353 c. 5b pag. 360 e rinviii) al contrario dell'ambito
penale dove il giudice condanna solo a fronte di comprovata colpevolezza. Gli
atti penali sin qui acquisiti, e sui quali l'assicurato si è potuto esprimere,
appaiono sufficienti per il giudizio che compete al TCA senza dovere attendere
Fatti
i lunghi tempi del giudizio penale di merito.
nel merito
4. Oggetto
del contendere è la restituzione di Fr. 32'461.- imposta dall'amministrazione
al ricorrente, importo di cui RI 1 avrebbe indebitamente beneficiato dal 1° luglio
2001 al 31 maggio 2006. La restituzione s'imporrebbe a seguito della scoperta di ingente sostanza appartenente
al ricorrente (gli importi hanno superato il mezzo milione di franchi nel corso
degli ultimi anni) mai dichiarata da RI 1. Alla luce di questi fatti il
Ministero Pubblico ha avviato, come indicato, un procedimento penale per titolo
di truffa in danno degli assicuratori sociali come a nota giurisprudenza
del TF. In DTF 127 IV 163 infatti l’alta Corte federale ha ritenuto che il procacciamento indebito di prestazioni complementari
dell'assicurazione sociale fosse costitutivo di truffa e non solo di
violazione delle norme penali previste dalla LPC (in casu), l’inganno astuto essendo
compiuto mediante "atto concludente". Per i Giudici di Losanna l’inganno
è adempiuto quando il beneficiario delle prestazioni dell'assicurazione, che
sono concesse esclusivamente alle persone realmente indigenti ed il cui
beneficio indebito appare grave poiché colpisce quella parte di società più
sfavorita e già duramente colpita dalla sorte - ciò che rende il reato
particolarmente odioso -, si limita a dar seguito alla domanda dell'autorità competente
di produrre, nell'ambito del riesame della sua situazione economica, un
determinato estratto conto, benché egli possieda una fortuna non trascurabile
su altre relazioni bancarie mai dichiarate. Ebbene a
fronte della scoperta di notevole sostanza nella disposizione di RI 1 il Sost.
PP avv. __________ ha dato avvio alla raccolta delle informazioni preliminari
previste dal Codice di procedura penale. Dal canto suo l’amministrazione, a fronte di detta sostanza, ha ritenuto che i redditi computabili del
ricorrente superino, ed in maniera significativa, il suo fabbisogno con
conseguente rifiuto delle PC sin dal 2001.
5. In
virtù dell'art. 47 LAVS, a cui
rinviava espressamente l'art.
27 OPC-AVS/AI in vigore fino al 31 dicembre 2002, le prestazioni complementari
indebitamente riscosse dovevano essere restituite dal beneficiario o dai suoi
eredi. Il rimborso poteva non essere chiesto se l'interessato era in buona fede
e se la restituzione costituiva un onere troppo grave (cpv. 1). Il capoverso 2
di questo disposto specificava che il diritto di esigere la restituzione si
prescriveva in un anno a contare dal momento in cui la cassa di compensazione
aveva avuto conoscenza del fatto, e al più tardi cinque anni dopo il pagamento
della rendita. Se il diritto di esigere la restituzione della rendita nasceva
da un atto punibile per il quale la legge penale prevedeva un termine di
prescrizione più lungo, quest'ultimo era determinante.
Dal 1° gennaio 2003 la
materia è regolata dall'art. 25 cpv. 1 LPGA, giusta il quale le prestazioni
indebitamente riscosse devono essere restituite. La restituzione non deve
essere chiesta se l'interessato era in buona fede e verrebbe a trovarsi in
gravi difficoltà.
Il diritto di esigere
la restituzione si estingue dopo un anno a decorrere dal momento in cui
l’istituto di assicurazione ha avuto conoscenza del fatto, ma al più tardi
cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se il credito deriva da un
atto punibile per il quale il diritto penale prevede un termine di prescrizione
più lungo, quest’ultimo è determinante (art. 25 cpv. 2 LPGA).
Per giurisprudenza
costante, nell'ambito delle assicurazioni sociali, la restituzione delle
prestazioni presuppone, di regola, che siano adempiute le condizioni di una
riconsiderazione o di una revisione processuale della decisione con la quale le
prestazioni litigiose sono state versate (DTF 126 V 42 consid. 2b).
6. Per
l'art. 53 cpv. 1 LPGA le decisioni e le decisioni su opposizione formalmente
passate in giudicato devono essere sottoposte a revisione se l'assicurato o
l'assicuratore scoprono successivamente nuovi fatti rilevanti o nuovi mezzi di
prova che non potevano essere prodotti in precedenza. Per il cpv. 2
l'assicuratore può tornare sulle decisioni o sulle decisioni su opposizione
formalmente passate in giudicato se è provato che erano manifestamente errate e
se la loro rettifica ha una notevole importanza.
Il TFA ha stabilito
che, in ambito di restituzione delle prestazioni, i principi applicabili al
diritto precedentemente in vigore sono ancora attuali (STFA del 12 marzo 2004,
K 147/03 = DTF 130 V 318). In questo senso, l’Amministrazione può riconsiderare
una decisione passata formalmente in giudicato e sulla quale un'autorità
giudiziaria non si è pronunciata nel merito, a condizione che sia senza dubbio
errata e la sua rettifica rivesta un’importanza notevole. Questi principi sono
pure applicabili nel caso in cui delle prestazioni siano state accordate senza
essere state oggetto di una decisione formale se il loro versamento ha comunque
validamente esplicato effetti giuridici (DTF 129 V 110, DTF 126 V 23 consid.
4b, DTF 126 V 46 consid. 2b, DTF 126 V 400 consid. 2b/a; STFA dell'11 febbraio
2004 (C 24/02)). Una decisione è stata ad esempio considerata senza dubbio
errata a seguito di calcolo illegale di una rendita, in conseguenza ad una
valutazione errata dell'invalidità per l'applicazione errata di principi
fondamentali (DTF 110 V 179; ZAK 1991 pag. 137, DTF 119 V 483 consid. 3).
Dalla riconsiderazione
(o riesame) va distinta la revisione processuale delle decisioni
amministrative.
Per analogia con la
revisione processuale delle decisioni emanate dalle autorità giudiziarie,
l'amministrazione è tenuta a procedere alla revisione di una decisione
formalmente cresciuta in giudicato quando sono scoperti fatti nuovi o nuovi
mezzi di prova atti ad indurre ad una conclusione giuridica differente (DTF 129
V 110, DTF 126 V 42 consid. 2b con rinvii; STFA del 15 luglio 2003 nella causa
P., C 191/02; STFA del 29 novembre 2002, I 339/01).
Kieser, in
ATSG-Kommentar, Zurigo, Basilea, Ginevra 2003, a pag. 541 ad art. 53, nota 30,
a proposito dell'art. 53 cpv. 3 LPGA, precisa:
" b) Die in art. 53 Abs. 3 ATSG kodizierte Regelung
galt bereits nach der bisherigen Rechtsprechung (einlässliche Darstellung
derselben SCHLAURI, Neuverfügung lite pendente, 176 ff.), welche ihre
Gültigkeit auch unter Berücksichtigung von Art 53 Abs. 3 ATSG beibehält.
Insbesondere steht es dem Versicherungsträger frei, während des laufenden
Beschwerdeverfahrens ohne Beachtung der besonderen Wiedererwägungsvoraussetzungen
(insbesondere ohne Annahme einer zweifellosen Unrichtigkeit) auf den Entscheid
zurückzukommen (vgl. BGE 107 V 192). Hat der Versicherungsträger die
Beschwerdeantwort eingereicht, ist ihm eine Wiedererwägung untersagt (dazu
HISCHIER, Wiedererwägung, 457, der eine Wiedererwägung lite pendente auch noch
zulassen will, wenn der Versicherungsträger nach Erstattung der Beschwerdeantwort
zu einer weiteren Stellungnahme aufgefordert wird). Einer nach diesem Zeitpunkt
erlassenen Verfügung kommt immerhin der Charakter eines Antrages an das Gericht
zu (vgl. BGE 109 V 236 f.). Entspricht die Wiedererwägung nicht dem im
Beschwerdeverfahren gestellten Antrag, kommt sie ebenfalls bloss einem Antrag
an das Gericht gleich (vgl. ZAK 1992 117). Im übrigen wird bei einer
entsprechenden Wiedererwägung das Beschwerdeverfahren gegenstandlos (vgl.
ATSG-Kommentar, Art. 61 Rz. 76). Allerdings ist es nach der Rechtsprechung dem
Versicherungsträger nicht benommen, eine im Gerichtsverfahren vorgenommene
Wiedererwägung zu widerrufen (vgl. SVR 2001 IV Nr. 20).”
Va qui rammentato che
una decisione è manifestamente errata,
" wenn kein vernünftiger Zweifel daran möglich ist,
dass die Verfügung unrichtig war. Es ist nur ein einziger Schluss - derjenige
auf die Unrichtigkeit - möglich (vgl. BGE 125 V 393 oben; Locher, Grundriss des
Sozialversicherungsrechts, 2. Auflage, Bern 1997, S. 362; Kieser, Kommentar
ATSG, Ziffer 20 zu Art. 53). Dabei ist nach dem eingangs Gesagten (Erw.
1.2.hievor) vom Rechtszustand auszugehen, wie er sich bei Verfügungserlass
präsentierte." (STFA del 10 settembre 2003 nella causa U, H 97/03)."
7. In concreto, la Cassa di compensazione ha ricalcolato il
diritto alle PC a cui aveva diritto il ricorrente (nullo, a seguito della computazione
di una sostanza mobile di circa Fr. 500'000.-) e, constatato un indebito versamento ai sensi degli artt. 27
OPC-AVS/AI e 25 LPGA, ha chiesto la restituzione delle prestazioni
complementari indebitamente percepite dal 1° luglio 2001 al 31 maggio 2006.
Va innanzitutto
rammentato che la Cassa di compensazione, avendo rilevato un caso di indebita
riscossione, era tenuta ad emanare una decisione di restituzione, essendo
adempiuti entrambi i presupposti per il riesame delle precedenti decisioni di
fissazione delle prestazioni.
Da un lato, infatti,
le decisioni di concessione delle prestazioni complementari sono manifestamente
errate, a causa dell'omissione del ricorrente di informare gli organi cantonali
competenti di possedere della sostanza (denaro). Ciò ha comportato che la Cassa
ha indebitamente versato delle PC oltre il 1° luglio 2001. D'altro lato, il
riesame delle decisioni riveste un'importanza notevole, considerato come la somma da rimborsare
raggiunga, complessivamente, oltre i Fr. 32'000.- (rimborsi delle spese di
malattia incluse).
Circa il termine di
prescrizione di un anno, la nostra Massima istanza ha stabilito che i termini
dell'art. 47 LAVS e dell'art.
25 cpv. 2 LPGA, contrariamente al tenore letterale della norma, costituiscono
un termine di perenzione (DTF 127 V 484; DTF 124 V 380; DTF 122 V 274; DTF 119
V 431 consid. 3a; Kieser, Bundesgesetz
über die Alters- und Hinterlassenenversicherung, Zurigo 1996, pag. 192). L’anno di perenzione decorre dal momento in cui l'Amministrazione
poteva ragionevolmente avere conoscenza dei fatti giustificanti la
restituzione.
Per giurisprudenza costante, i termini
sono salvaguardati se prima del loro scadere è stata emessa una decisione
formale e se la medesima è stata correttamente notificata alla persona che deve
restituire le prestazioni (cfr. DTF 119 V 434, Kieser, op. cit., n. 30 ad art.
25, pag. 286).
Per poter esaminare i
presupposti della restituzione, l'amministrazione deve poter disporre di tutti
i fatti rilevanti, da cui emerga sia il principio che la misura del diritto
alla medesima. Per determinare la pretesa non è quindi sufficiente che la Cassa
venga a conoscenza di circostanze che forse potrebbero condurre ad ammetterla
oppure che permettono di stabilirne il principio ma non la misura (DTF 112 V
180 consid. 4a; STFA del 29 aprile 2003 nella causa SECO contro A.P., C 317/01;
STFA del 10 ottobre 2001 nella causa M., C 11/00, consid. 2).
Infine, per costante
giurisprudenza, quando la determinazione della pretesa di restituzione
presuppone il concorso di parecchi organi amministrativi, il termine annuale
comincia già a decorrere nel momento in cui una delle autorità competenti ha
sufficiente conoscenza dei fatti (DTF 119 V 431 consid. 3a; DTF 112 V 180
consid. 4c; citata STFA del 29 aprile 2003, C 317/01).
Conformemente all'art.
16 cpv. 1 LAVS ed all'art. 25 cpv. 22 LPGA il diritto di esigere la restituzione
di estinguere al più tardi cinque anni dopo il versamento della prestazione. Se
comunque il credito deriva da un atto punibile per il quale il diritto penale
prevede un termine di prescrizione più lungo quest'ultimo è determinante. In
questo senso l’amministrazione dovrà ancora operare le sue approfondite
verifiche.
In specie, nell'aprile/giugno
2006 l'Amministrazione ha saputo dal Ministero Pubblico
(che ha proceduto in virtù dell'art. 16 cpv. 1 LPC) che l'assicurato - da tempo - possedeva oltre mezzo milione di franchi mai
dichiarato come sostanza, né all'autorità fiscale né all'autorità amministrativa, la quale – sin dal 1988 - gli erogava le
prestazioni complementari (docc. 67 e 69 dell'incarto della Cassa). L’emissione del 21 giugno 2006 della decisione
di restituzione contestata dall'insorgente preserva quindi indubbiamente il termine legale di
perenzione di un anno, come pure il termine assoluto di 5 anni previsto
dalla LPGA, giacché i versamenti litigiosi sono stati effettuati tra il 1°
luglio 2001 ed il 31 maggio 2006. In simili condizioni, di
principio la decisione di restituzione è corretta e tempestiva.
Analizzati questi
requisiti (revisione e perenzione), questo Tribunale deve ancora verificare se
correttamente l'amministrazione ha imposto la restituzione dell’importo al
ricorrente. Per determinare ciò occorre stabilire le somme di denaro che la
Cassa ha attribuito all'assicurato,
sulla base delle quali ha calcolato il diritto - negato - di quest'ultimo a percepire delle prestazioni
complementari, appartenessero a RI 1 e quindi se il ricorrente disponesse
effettivamente di notevole sostanza appartenente a lui.
8. Il
Ministero Pubblico, come indicato, procede contro l'assicurato per titolo di truffa (e
quindi per un crimine a norma dell’art. 10 cpv. 1 [nel nuovo tenore dal 1
gennaio 2007] in relazione con l’art. 146 cpv. 1 CPS, c’è da domandarsi se,
alla luce della concretezza dei fatti, il Sost. PP non possa addirittura ipotizzare
il reato di truffa per mestiere art. 146 cpv. 2 CPS), e quindi non solo per
avere ottenuto abusivamente delle prestazioni sociali (semplice delitto punito
con pena edittale contenuta dall’art. 16 cpv. 1 LPC) come ipotizzato
inizialmente. RI 1 è sospettato di avere nascosto e sottaciuto già al momento
della richieste di prestazioni PC e, di seguito, al momento dei successivi
riesami da parte dell’amministrazione pubblica, di possedere ingenti capitali. L'esistenza di questa sostanza avrebbe
sicuramente comportato - sin dall'inizio - il rifiuto del versamento di PC. RI
1 contesta la proprietà dei fondi depositati su conti bancari a lui intestati e
sui quali era l'unico ad operare.
Per sapere chi sia il
proprietario della somma di oltre mezzo milione di franchi depositata presso
banche svizzere su conti intestati all'assicurato, il TCA
ritiene adeguato basarsi sugli elementi acquisiti dal Sostituto procuratore
pubblico nell'ambito del
procedimento penale aperto nei confronti di RI 1, procedimento giunto
sostanzialmente al termine della sua fase di acquisizione probatoria
preliminare.
Dal verbale d'interrogatorio dell'8
giugno 2006 (doc. 52 dell'incarto della Cassa) ossia dall'audizione del teste __________,
consulente bancario del ricorrente presso __________ di __________, emerge quanto
segue:
"
(…)
ADR che ho avuto modo di conoscere RI 1 nell'ambito
della gestione patrimoniale presso il __________. La sua relazione mi è stata
attribuita quando sono stato promosso consulente alla clientela. La relazione
era in precedenza gestita da un consulente dimissionario, __________. Non vi è
stato un passaggio di consegne col precedente gestore. Ho dunque appreso tutti
i dettagli sul cliente e sulla sua situazione economica dalla documentazione
bancaria presente e dalle successive visite e incontri col cliente. Se non
ricordo male l'ho incontrato la prima volta agli inizi del 2004.
Credo di averlo incontrato circa 4 volte in totale.
ADR che sia dalle note ereditate dal precedente
consulente che dalle conversazioni avute con RI 1 risultava chiaramente che gli
importi depositati erano i risparmi personali di RI 1. ADR che me lo ha
anche detto esplicitamente, certamente quando mi riferì di volerli donare ai
suoi nipoti.
ADR che la struttura e l'entità
dei conti era certamente compatibile con quella che era la visione della banca
sul cliente, ossia un pensionato che deteneva presso il nostro istituto i
risparmi di una vita ed eventualmente soldi ereditati.
(…)
Ricordo di aver proposto al cliente degli investimenti, ma lui li aveva
rifiutati, in quanto aveva l'intenzione di donare il patrimonio a dei nipoti in __________.
(…)
(…)
ADR che RI 1 si presentava come una persona semplice e
dal tenore di vita contenuto. ADR che mi disse che a lui i soldi che
aveva non servivano e che dunque voleva donarli ai nipoti. ADR ricordo
che mi disse avere due figli, che a loro volta avevano dei figli (forse tre o
quattro in totale). Vi era il problema che alcuni nipoti erano ancora minorenni
e RI 1 voleva dunque aspettare a effettuare la donazione.
ADR che in nessuna occasione ho dubitato che i fondi
fossero di esclusiva pertinenza di RI 1. Mai lui mi ha dato informazioni in tal
senso. Rilevo che se avessi avuto il minimo sospetto, e prima di me i miei
predecessori, avrei richiesto la compilazione del formulario relativo al
beneficiario economico dei fondi (formulario A). L'assenza
di tale documento è la dimostrazione della certezza della banca circa la
pertinenza dei fondi.
ADR che non ricordo i nomi dei figli/nipoti del
cliente. Non li ho mai incontrati.
ADR che nel corso della mia consulenza ho assunto
delle informazioni sulle modalità per effettuare il trasferimento dei fondi in __________,
a favore dei nipoti del cliente. (…)."
Il Sostituto procuratore ha interrogato,
il 14 luglio 2006 (doc. 45 dell'incarto del Ministero Pubblico), il precedente
consulente bancario dell'insorgente, __________ che non ha saputo fornire
elementi utili non ricordando il cliente che ha incontrato in un'unica circostanza,
ed il 25 luglio ha sentito il figlio dell'assicurato (doc. 53 degli atti del
Ministero Pubblico), che ha affermato:
"
(…)
Mi
viene chiesto se io ho mai consegnato dei soldi di mia proprietà a mio padre,
affinché lui me li gestisse o me li conservasse.
Sì.
Dal
1972 al 1994 sono stato militare di carriera. Dal 1994 sono pensionato in
qualità di maresciallo capo. (…) Sin dall'inizio della mia
carriera, negli anni '70, essendo una persona ambiziosa, parallelamente
al lavoro militare, fuori dal servizio, esercitavo altre attività. Ho fatto il
lavapiatti in ristoranti, ho fatto l'intermediatore per
vendite auto, e altro. Con queste attività parallele sono riuscito a risparmiare
un po' di milioni di lire. Parte di questi guadagni, già
dal 1973, li ho consegnati in contanti a mio padre RI 1, che risiedeva in
Svizzera. Quei soldi dovevano dunque servire al mio futuro inserimento in
Svizzera. ADR che ho consegnato i soldi a mio padre sapendo che li
avrebbe depositati sul suo conto in banca, senza interessarmi dei dettagli; io
non avevo tempo di gestire i rapporti con la banca e quindi era per me più
comodo che ci pensasse mio padre.
Inizialmente
facevo piccoli affari, piccole intermediazioni. I guadagni erano dunque
limitati.
Circa
a fine anni '70 ho iniziato con piccole intermediazioni
immobiliari, che mi hanno procurato buoni profitti. In sostanza acquistavo
appartamenti che dovevano ancora essere costruiti e poi li rivendevo una volta
realizzati, o poco prima, realizzando un utile.
(…)
ADR che preferisco non rispondere alla domanda a
sapere se dichiaravo fiscalmente in __________ i redditi ottenuti da queste mie
attività.
Nel
1986 c'è stata una piccola svolta: con mia moglie, già
parrucchiera in proprio, abbiamo iniziato un franchaising con la ditta __________
a __________. L'attività si è rivelata molto redditizia. (…) Da
allora le mie disponibilità finanziarie sono aumentate e ho conseguentemente
dato più soldi a mio padre affinché li depositasse in una banca in Svizzera.
ADR che nel 1986 avevo già consegnato a mio padre
svariati milioni di lire, non saprei tuttavia quantificarli oggi. Preciso che
non ho mai tenuto una contabilità di quanto consegnavo a mio padre. In occasione
delle mie visite, quando avevo la disponibilità per farlo, gli consegnavo a
contanti dei soldi (prima lire e poi euro, in alcune occasioni franchi) sapendo
che lui li avrebbe depositati sul suo conto. Non mi sono mai interessato a
sapere quanto avessi accumulato. Non mi sono mai interessato a sapere presso
quale banca mio padre tenesse i miei soldi. Non mi sono mai chiesto se mio
padre avesse aperto un conto a mio nome o se depositasse i soldi su un conto a
suo nome.
Dagli
anni '90 ho fatto ulteriori affari e investimenti. Ho
dunque continuato, con una certa regolarità, a portare parte dei miei soldi in
Svizzera, sempre consegnandoli a mio padre e sempre con le medesime modalità. È
capitato, mi sembra in quattro occasioni, nel 1999, nel 2000, nel 2001 e
recentemente, nel 2006, dopo che è stato levato il sequestro penale dei fondi
ritrovati sul conto di mio padre, che chiedessi a mio padre di trasmettermi
parte dei soldi che gli avevo consegnato, e questo perché ne avevo bisogno per
realizzare un affare che mi era capitato. In quelle occasioni mio padre mi ha
trasmesso i soldi su di un conto presso la __________ di __________,
formalmente intestato a mio padre ma di cui io ero il beneficiario. In sostanza
i soldi che avevo in Svizzera.
ADR che in pratica l'ho
usato solo nelle quattro occasioni indicate.
ADR che formalmente il conto è intestato a mio padre
per motivi fiscali.
ADR che realizzato l'affare
per il quale mi servivano i soldi ho sempre fatto rientrare, un po'
alla volta, i soldi in Svizzera.
ADR che nelle occasioni menzionate mi sono fatto inviare
100'000 CHF, 150'000 CHF, altri 100'000
CHF se non sbaglio e ultimamente, dopo il dissequestro, altri 218'000
CHF.
ADR che sino al momento in cui mio padre mi ha
comunicato del sequestro penale non avevo il conteggio preciso di quanti soldi
avessi in Svizzera, per il tramite di mio padre; non sapendo neppure in che
modo e in che forma lui li avesse gestiti, sapevo solo che li aveva depositati
in una banca. Dopo il sequestro mi sono naturalmente informato su tutti i
dettagli.
ADR che confermo, anche sulla base di quanto
dichiaratomi da mio padre, che tutti i soldi sequestrati sul conto del __________
intestato a mio padre (circa 560'000 CHF) sono miei. Li ho guadagnati in 33 anni di
lavoro e consegnandoli a mio padre come sopra descritto.
(…)
ADR che per effettuare gli affari da me descritti
disponevo naturalmente di liquidità anche in __________; a volte mi indebitavo,
pagando anche interessi.
(…)
ADR che nel corso degli anni, in relazione ai soldi a
lui affidati, ho più volte detto a mio padre che sarebbero serviti per
acquistare degli appartamenti per i miei due figli a __________. Non ho mai
dato indicazioni sul modo di investire questi soldi.
ADR che nel corso degli anni è capitato una volta
sola, agli inizi (anni '80), che mi recassi in banca con mio padre. Non so
dire dove e quando. Non mi sembra di essermi registrato in alcun modo. La
situazione (soldi gestiti da mio padre) mi andava benissimo.
(…)
ADR che la mia formazione scolastica arriva alla terza
media. Ho poi iniziato a lavorare.
(…)
ADR che mio padre non ha mai fatto affari
parallelamente al suo lavoro. Non credo dunque abbia mai guadagnato soldi oltre
al suo stipendio. (…)
(…)
ADR che non ho mai cercato di aprire un conto in
Svizzera a mio nome. Mi rendo conto oggi dell'errore commesso. La comodità di avere il padre in Svizzera ha
determinato questa forma di deposito.
ADR che non so dire se mio padre ha altri conti in
Svizzera.
Il Magistrato mi mostra la documentazione di un
conto di mio padre presso la __________ di __________. Mi mostra che io sono
procuratore del conto dal maggio 2004.
Ora ricordo di essermi recato con mio padre in banca. Lui mi ha
chiesto di prendere procura su questo suo conto. Io non sapevo di che conto si
trattasse e ancora oggi non sono in grado di dire di che conto si tratta.
(…)
ADR che non mi sono mai preoccupato di ciò che sarebbe
potuto accadere ai miei soldi in caso di decesso di mio padre: immaginavo che
avrei trovato i documenti bancari a casa e che con questi avrei potuto
recuperare tutti i miei soldi. Non ho mai pensato che avrei potuto avere
problemi con mio fratello, al quale avrei spiegato che erano tutti soldi miei.
Lui sa delle mie attività e delle mie disponibilità finanziarie e sa che mio
padre non ha soldi suoi. Sono quindi certo che non avrebbe creato problemi.
(…)."
Infine, lo stesso
giorno è stato ascoltato il ricorrente (doc. 54):
" (…)
Sono vittima di un raggiro. I soldi trovati sul conto a me intestato a
__________ sono tutti di mio figlio.
ADR che tutti i soldi che prima si trovavano su conti __________
e successivamente sono confluiti in __________ sono di esclusiva pertinenza di
mio figlio __________. Dall'inizio
degli anni '70, dal 1972 per la precisione, quando
mio figlio __________ ha iniziato la carriera militare professionale, ha
iniziato a portarmi alcuni soldi a mano, durante le sue visite. Lo scopo
dichiarato di mio figlio sin dall'inizio era l'acquisto di due appartamenti (uno per
ogni figlio) a __________.
ADR che in quegli anni io ero un operaio e guadagnavo
fr. 4.- all'ora. Non avevo alcun conto bancario. Mio
figlio ha aperto un conto a mio nome presso __________ di __________. Lo ha
intestato a me perché così avrei potuto accedere ai soldi in modo diretto
qualora avessi individuato una buona occasione immobiliare.
ADR che il conto è stato aperto da mio figlio.
Inizialmente si è recato lui in banca, senza di me. Preciso che io sono
ignorante in materia bancaria e dunque non spettava certo a me organizzare
questo conto. (…)
ADR che mio figlio mi portava i soldi in contanti, in
franchi svizzeri. Lui cambiava __________ in franchi nella zona di confine di __________,
dove otteneva buoni tassi.
ADR che io non ho mai dovuto cambiare __________ o __________
in franchi: è sempre stato mio figlio a occuparsi di questo compito
consegnandomi già i franchi.
ADR che io non ho mai nemmeno pensato di fare
investimenti con i soldi consegnatimi da mio figlio: io mi limitavo a
depositarli sul conto che lui mi aveva indicato.
ADR che ricordo che presso __________ di __________ mi
incontravo con il funzionario __________. Secondo me lui era al corrente del
fatto che i soldi che io depositavo erano di mio figlio. Come lo sapeva lui lo
sapeva chi aveva aperto il conto a mio figlio. Io non ricordo di avere mai
parlato esplicitamente con funzionari __________ del fatto che i soldi che
depositavo sul conto a me intestato fossero di mio figlio. Davo per scontato
che lo sapessero.
(…)
ADR che mi sono recato personalmente presso il __________
di __________ e ho spiegato che avevo un conto in __________ e volevo
trasferire gli averi presso il __________. Non so dire l'anno ma di certo era prima del 1987, data del mio
pensionamento. A quell'epoca posso stimare gli averi depositati
in __________ in 200'000/300'000 CHF. Dell'apertura del conto presso __________ si
sono occupati i funzionari del __________. Loro hanno contattato direttamente __________
e si sono fatti inviare i miei averi. Mi hanno poi avvisato per lettera che il
mio conto __________ era aperto e che i soldi che si trovavano in __________
erano stati trasferiti. ADR che sono sicuro che io non ho dovuto firmare
nulla, né presso il __________ né presso __________.
ADR che da quando ho aperto il conto presso il __________
non ho più depositato alcuna somma presso __________. Non avevo più alcuna
relazione con __________. (…).
ADR poco dopo l'apertura del conto in __________ ho chiesto ai funzionari __________
di voler intestare il conto a mio figlio, o eventualmente a me e lui
congiuntamente. Anche i consulenti __________ mi hanno detto che ciò non era
possibile. Non mi hanno fornito spiegazioni, non mi hanno proposto soluzioni
che risolvessero il mio problema. Io ho reiterato a più riprese la mia
richiesta, ma ho sempre ricevuto risposte negative. Ho anche detto esplicitamente
che i soldi depositati sul mio conto erano di mio figlio __________ e che
dunque volevo che il conto fosse intestato a lui. Non mi hanno mai soddisfatto.
ADR che ad un certo punto, non so dire quando, la
banca __________ mi ha informato per lettera che il mio consulente era il
signor __________. Da quel giorno il mio consulente è sempre stato lui. Anche a
lui ho chiesto più volte di intestare il conto a mio figlio __________,
dicendogli che i soldi depositati erano suoi e non miei. Anche lui non mi ha
aiutato in questo senso, dicendomi che non era possibile aprire un conto con
due intestatari.
ADR che io avevo detto a mio figlio __________ che
avevo cambiato banca (da __________ a __________). Lui non mi ha chiesto i
motivi.
(…)
ADR che le somme che mio figlio mi consegnava
variavano da volta a volta. Normalmente si trattava di circa CHF 20'000. Non mi ha mai consegnato, salvo errore,
piccole somme (di poche migliaia di franchi). Quando veniva con la moglie
portava di più, in quanto in due persone si può trasportare legalmente più
valuta che da soli. Direi che veniva due, tre o quattro volte all'anno. Anche negli ultimi anni mi ha fatto queste
consegne con queste frequenze. Ricordo almeno due o tre consegne.
Il Magistrato mi chiede che ne è del conto presso
la __________
Rispondo che questo conto, formalmente intestato a me, è in realtà di
pertinenza dell'Associazione __________ di cui sono
presidente. Su questo conto confluiscono i sussidi statali e i tesseramenti.
(…)
ADR (…) Un paio di anni fa ho dato procura a mio
figlio __________ su questo conto per avere la garanzia che se mi fosse
successo qualcosa i soldi dell'Associazione
sarebbero tornati al Consolato o comunque all'Associazione.
(...)
Contesto di avere mai detto che quei soldi erano i miei risparmi o che
erano destinati al mio funerale. Segnalo che su quel conto ricevevo anche i
rimborsi dalla cassa malati. Ricevuti quei soldi li prelevavo e provvedevo al
pagamento delle fatture mediche. Non ho mai usato questo conto per scopi
personali.
(…)
Il Magistrato, in relazione ai miei conti presso __________,
mi segnala che, contrariamente da quanto da me dichiarato, dagli atti risulta
che sino al 1999 ho avuto relazioni presso __________, con depositati circa CHF
500'000 (anni '97-'99).
Rispondo che non è vero. Sono convinto che quando ho aperto il conto
in __________ tutti i miei fondi __________ sono stati fatti confluire in __________.
Io non ho più avuto relazioni presso __________. Dato questi fatti a prima del
mio pensionamento (1987). (…) Se come dice il Magistrato dopo quella data avevo
ancora dei soldi in __________, ciò è accaduto a mio insaputa.
(…)
Contesto le dichiarazioni di __________, è un bugiardo. Gli ho detto
chiaramente che i soldi erano di mio figlio. Non mi ha voluto aiutare a
intestare il conto a mio figlio. (…)
(…)
ADR che i soldi che mio figlio mi dava erano frutto
del suo lavoro (militare), di suoi affari (compra-vendita immobiliari) e di sue
attività (negozio __________).
Il Magistrato mi chiede come mai non ho previsto
una procura a favore di __________ per i conti __________ e __________, come
invece ho fatto per il conto __________.
A __________ non serviva una procura per i conti __________ e __________:
i soldi depositati erano suoi. I soldi __________ erano invece di terzi e mi
sono dunque preoccupato che tornassero ai proprietari in caso di mio decesso.
(…)
Il Magistrato mi contesta le dichiarazioni di mio
figlio __________ circa la sua conoscenza delle modalità e dei luoghi ove io
custodivo i suoi soldi. In particolare __________ ha detto che non sapeva
presso quale banca io depositavo i soldi e di non aver mai visto alcun
documento bancario. Queste dichiarazioni sono in totale contrasto con quelle da
me rilasciate in questo verbale. Il Magistrato mi chiede di prendere posizione.
Mio figlio si sbaglia. Le cose stanno come ho detto io.
Il Magistrato mi dice inoltre che, in relazione
alla procura datagli sul conto __________, mio figlio ha dichiarato che non
sapeva esattamente a cosa si riferiva quel conto, pensava che si trattasse del
conto sul quale vi erano i suoi soldi. Anche questa dichiarazione è in netto
contrasto con quelle da me rilasciate.
Confermo quanto da me dichiarato.
(…)."
Nell'ambito dell'istruttoria penale in corso, l'équipe finanziaria del Ministero Pubblico ticinese è stata
incaricata di verificare la documentazione bancaria sequestrata presso il
domicilio del ricorrente come pure quella acquisita presso delle banche. Il
rapporto del 12 gennaio 2007 (doc. 63 del Ministero Pubblico) indica che l'assicurato ha aperto relazioni bancarie
presso tre istituti di credito: __________, __________ e __________, tutti a __________.
Nel corso del 2000 i conti presso __________ sono stati chiusi ed il patrimonio
è stato trasferito sui conti presso il __________. Dall'analisi della documentazione raccolta, risulta che al 31 dicembre
1988 il patrimonio dell'insorgente,
depositato presso __________ e __________, ammontava a Fr. 385'436,65 e che negli anni è aumentato fino a
raggiungere al 27 aprile 2006 un capitale di Fr. 574'974,55 grazie sia agli interessi nel frattempo maturati che a
rimesse costanti di danaro per cifre non elevate (cfr. doc. 63 atti PP e
relativi annessi). Da evidenziare come il conto della __________ si riferisca a
preciso scopo, abbia visto una movimentazione decisamente contenuta e, sullo
stesso, sia stata conferita procura in favore del figlio del ricorrente, ciò
che non è invece avvenuto, nonostante la professata proprietà dei beni
depositati presso __________ e __________, per i depositi in queste banche
decisamente ben più consistenti, circostanza questa che confuta il dire del
ricorrente al PP.
9. Sulla
scorta di quanto esposto, il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni non può
non rilevare le incongruenze riscontrate nelle varie dichiarazioni sopra
riportate dal ricorrente e dal proprio figlio.
Basti qui
esemplativamente indicare come il figlio ha sostenuto che portava all'assicurato __________
rispettivamente __________, mentre il padre ha indicato che il passaggio di
denaro avveniva in franchi; il figlio ha detto di essere stato in banca soltanto
due volte insieme al padre, mentre quest'ultimo ha affermato che il figlio, da
solo, ha addirittura aperto un conto a nome dell'assicurato presso __________
di __________; nel 1972 il figlio aveva appena iniziato la carriera militare ed
aveva solo 18 anni, perciò rende più che dubbia la sua disponibilità di danaro
in contanti (allora difficilmente esportabile per le norme fiscali __________)
e per importi di rilievo ed appare incongruente la versione di un'importazione
in Svizzera negli anni '70 finalizzata all'acquisto di due appartamenti per i
due figli che ancora - molto probabilmente - il figlio del ricorrente non aveva.
La dichiarazione del ricorrente riguardo alla conversazione avuta con il
consulente bancario __________ (teste neutro ed indifferente all’esito della
procedura penale e di quella amministrativa qui in discussione) stride con
quanto dichiarato da quest'ultimo in merito alla provenienza dei fondi
depositati; l'assicurato ha dichiarato di avere informato il figlio del
cambiamento della banca in cui aveva depositato i soldi "del figlio" (da
__________ a __________), mentre il figlio ha ammesso che non conosceva il nome
della banca in cui i "suoi" soldi erano depositati; la questione del
conto presso la __________ è stata spiegata differentemente dal padre e dal
figlio. Non solo. La versione fornita dal teste __________, già funzionario
presso __________ e con obbligo di accertamento dell'avente diritto economico
(in uno con il dovere di serbare il segreto bancario) appare illuminante. Egli
ha accertato positivamente la proprietà del ricorrente sui fondi depositati. A
ciò si aggiunga che le relazioni bancarie __________ e __________ erano
intestate al ricorrente, sono state movimentate dallo stesso RI 1, che ne ha
disposto con girate ed accrediti a suo piacimento. Nonostante il dire del
ricorrente e del figlio non è stata concessa una procura in favore del figlio
stesso (che neppure è stato indicato quale avente diritto economico sui danari
depositati), mentre una procura in suo favore è stata invece concessa sul conto
bancario di scarso rilievo aperto presso la __________, conto, lo si ricorda,
di pertinenza dell’Associazione __________. La circostanza non
è priva di rilievo: su un conto non del ricorrente egli ha conferito procura al
figlio, su conti assertivamente del figlio stesso di RI 1 egli non gli ha
conferito procura. La tesi del ricorrente appare non solo non credibile ma
addirittura temeraria.
Ora, tutto ben considerato, alla luce
delle dichiarazioni raccolte e delle divergenze appena rilevate, questo
Tribunale ritiene provato secondo il principio della verosimiglianza
preponderante valido in materia (STFA del 15 gennaio 2001
nella causa B., C 49/00, consid. 2c; STFA del 22 agosto 2000 nella causa B., C
116/00, consid. 2b; STFA del 23 dicembre 1999 nella causa F., C 341/98, consid.
3; SZS 1993 pag. 106 consid. 3a; RCC 1986 pag. 202
consid. 2c, RCC 1984 pag. 468 consid. 3b, RCC 1983 pag. 250 consid. 2b; DTF 125
V 195 consid. 2 e i riferimenti ivi citati; DTF 115 V
142 consid. 8b, DTF 113 V 323 consid. 2a, DTF 112 V 32 consid. 1c, DTF 111 V
188 consid. 2b; DTF 126 V 353 c. 5b pag. 360 e rinviii; Meyer, "Die Rechtspflege in der
Sozialversicherung", in Basler Juristische Metteilungen (BJM) 1989, pag.
31-32; Scartazzini, "Les
rapports de causalité dans le droit suisse de la sécurité sociale",
Basilea 1991, pag. 63), che le somme in questione (mezzo milione di
franchi negli anni 2001-2006) siano di proprietà dell'assicurato stesso.
In queste circostanze, poiché malgrado
l'ingente patrimonio ascrivibile all'assicurato la Cassa gli ha a suo tempo concesso
- poiché tratta in errore dallo stesso assicurato - delle prestazioni
complementari per CHF 32'461.--, in virtù del citato art. 53 cpv. 1 LPGA, l'Amministrazione
ha rettamente emanato una decisione di restituzione con la quale ha chiesto il
rimborso degli importi versati indebitamente.
10. Quanto
ai calcoli effettuati dalla Cassa di compensazione tesi alla determinazione degli
importi indebitamente riscossi dall'interessato, gli stessi sono esatti.
La sostanza attribuita
al ricorrente negli anni dal 2001 al 2006 ammontava mediamente a circa Fr. 500'000.- all'anno. Ciò ha indubbiamente comportato che i suoi redditi (per il necessario
computo della parte della sostanza esuberante la franchigia e per la
redditività dei depositi) erano palesemente superiori alle sue spese
riconosciute e che pertanto non aveva alcun diritto a percepire delle
prestazioni complementari. Basti qui analizzare, esemplativamente, la decisione
16 gennaio 2006 (doc. 2 atti MP) dove a fronte di un fabbisogno di CHF
30'336.-- RI 1 ha indicato redditi da pensioni per CHF 19'555.-- senza
indicazione della sostanza che - se ammessa - avrebbe comportato il rifiuto
della prestazione.
L’amministrazione ha
quindi correttamente calcolato le prestazioni mensili che l'assicurato ha indebitamente percepito dal
1° luglio 2001 al 31 maggio 2006 (docc. 10-25 della Cassa), per un ammontare
complessivo di Fr. 29'477.- come dal conteggio riportato sulla
decisione formale di restituzione del 21 giugno 2006. A questa somma sono stati
aggiunti i rimborsi delle spese di malattia a cui l'insorgente ha avuto diritto (docc. 8 e 9 della Cassa: Fr. 2'984.-) in virtù del fatto che era
considerato beneficiario di prestazioni complementari. In totale, il ricorrente
ha quindi percepito indebitamente la somma di Fr. 32'461.-, per la
quale la Cassa cantonale di compensazione ha emesso il succitato ordine di
restituzione.
In simili condizioni,
la decisione di restituzione è corretta, mentre il ricorso va respinto.
Alla luce delle
emergenze penali il gravame si palesa temerario e si giustifica la percezione
di tassa di giustizia e spese a carico del ricorrente. Ciò anche se al momento
dell'inoltro del ricorso, RI 1 non aveva conoscenza degli atti penali (a quel
momento coperti dal segreto istruttorio) già acquisiti e che il MP avrebbe
successivamente assunto. Egli comunque era perfettamente consapevole delle
disponibilità, delle modalità con cui le stesse sono state acquisite e
soprattutto di quanto da lui riferito al teste __________, circostanze che poi
il funzionario ha dichiarato al Sost. PP.
La negazione di fatti
evidenti ed il mantenimento del gravame nonostante le chiare emergenze penali
impongono il carico delle spese come indicato.
Per questi
motivi
dichiara e
pronuncia
1. Il
ricorso è respinto.
Considerandi
2.
La
tassa di giustizia fissata in CHF 1'000.- e le spese cifrate in CHF 300.- sono
poste a carico di RI 1,.
3.
Comunicazione
agli interessati, i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30
giorni dalla comunicazione.
L'atto
di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di
quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del
ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la
decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
4.
Copia
per conoscenza del presente giudizio al Sost. PP avv. __________, sede.
terzi implicati
Per il Tribunale
cantonale delle assicurazioni
Il giudice
delegato Il segretario
Ivano Ranzanici Fabio
Zocchetti
Ultimo aggiornamento: 09.05.2026
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