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Decisione

33.2010.4

Cerca - Sentenze e decisioni - Repubblica e Cantone Ticino

3 agosto 2010Italiano17 min

Source ti.ch

Fatti

I 707/00 del 21 luglio 2003);

per

l'art. 49 cpv. 1 LPGA, nei casi di ragguardevole entità o quando vi è

disaccordo con l'interessato l'assicuratore deve emanare per scritto le

decisioni in materia di prestazioni, crediti e ingiunzioni;

in

virtù dell'art. 52 cpv. 1 LPGA, le decisioni possono essere impugnate entro

trenta giorni facendo opposizione presso il servizio che le ha notificate;

fanno eccezione le decisioni processuali e pregiudiziali;

a

norma dell'art. 56 cpv. 1 LPGA, le decisioni su opposizione e quelle contro cui

un'opposizione è esclusa possono essere impugnate mediante ricorso;

nel

caso di specie l'assicurato non ha prodotto nessuna decisione impugnabile emessa

dalla Cassa di compensazione, ma ha chiesto al TCA di "voler analizzare

questa situazione in modo equo e comprensivo" (doc. I). In queste

condizioni, nella misura in cui il ricorrente si limita ad esporre la sua

situazione chiedendo al Tribunale di intervenire in assenza di una decisione

formale e per di più di una decisione su opposizione impugnabile, il ricorso si

rivela inammissibile;

l'atto di ricorso del 9 febbraio 2010 va invece

considerato quale ricorso per denegata e ritardata giustizia;

giusta

l'art. 56 cpv. 2 LPGA, un ricorso può essere interposto se l'assicuratore, nonostante

la domanda dell'assicurato, non emana una decisione o una decisione su

opposizione. Tale disposizione include sia i ricorsi per ritardata giustizia

che per denegata giustizia;

con

l'entrata in vigore della LPGA, secondo il già citato suo art. 56 cpv. 2,

spetta al competente Tribunale cantonale delle assicurazioni statuire in merito

a ricorsi di tale natura;

secondo

prassi costante del Tribunale federale vi è diniego di giustizia qualora un'autorità

giudiziaria od amministrativa non si occupi di una domanda, per la cui risoluzione

essa è competente (DTF 114 V 147 consid. 3a) od ancora nel caso in cui l'autorità

competente si dimostri certo pronta ad emanare una decisione, ma ciò non

avviene entro un termine che appare adeguato, tenuto conto della natura della

procedura nonché dell'insieme delle altre circostanze (DTF 107 Ib 164 consid.

3b e riferimenti). Irrilevanti sono le ragioni che hanno determinato il diniego

di giustizia. Decisivo per l'interessato è unicamente il fatto che l'autorità

non abbia agito, rispettivamente, non abbia agito in maniera tempestiva (DTF

108 V 20 consid. 4c, 103 V 195 consid. 3c). Nel valutare l'esistenza di una ritardata

giustizia, si deve procedere ad una analisi delle circostanze oggettive. Vi è,

quindi, ritardata giustizia quando le circostanze che hanno condotto ad un

prolungamento della procedura non appaiano oggettivamente giustificate (DTF 103

V 195 consid. 3c in fine). Criteri rilevanti sono, segnatamente, la natura

della procedura, la difficoltà della materia ed il comportamento

dell'interessato (DTF 125 V 188; VPB 1983 n. 150 p. 527 e EuGRZ 1983 p. 483). Il

principio secondo cui la procedura innanzi al Tribunale cantonale delle assicurazioni

deve essere semplice e spedita (art. 61 cpv. 1 lett. a LPGA) è espressione di

un principio generale del diritto delle assicurazioni sociali e vale, perciò,

anche nell'ambito della procedura amministrativa (DTF 110 V 61 consid. 4; cfr. pure Kieser, Das Verwaltungsverfahren in der Sozialversicherung, Zurigo 1999, pag.

243 n. 509). Dottrina e giurisprudenza hanno stabilito

che una ritardata giustizia può essere ammessa soltanto allorquando la

competente autorità protrae più del dovuto la trattazione di un affare. Ciò non

è il caso se essa prende dei provvedimenti positivi, ad esempio dei

provvedimenti probatori supplementari. Qualora l'autorità si sia occupata di

una vertenza senza notevole ritardo, una violazione della costituzione può

essere ammessa soltanto se determinati provvedimenti sono stati presi abusivamente

(Meyer, Das Rechtsverzögerungsverbot nach Art. 4 BV, Berna 1985, pag. 78);

in caso di accoglimento di un ricorso per

ritardata o denegata giustizia, il Tribunale ordina all'assicuratore sociale di

concludere entro un termine ragionevole la procedura, rispettivamente di dar

seguito alla chiesta misura (Kieser,

Verwaltungsverfahren, op. cit., nota 507 pag. 240; cfr. anche SVR 2001 KV Nr.

38 consid. 2b pag. 110);

in concreto, il 7 novembre 2009 (doc. A5) l'amministrazione

ha comunicato all'assicurato di non potere emanare una decisione

formale a fronte della richiesta di prestazioni complementari, poiché era prima

necessario che il Procuratore pubblico espletasse i suoi incombenti nell’ambito

del procedimento penale aperto nei confronti del qui ricorrente e, se del caso,

liberasse la sostanza dell'interessato posta sotto sequestro. La mancanza di

possibilità di avere una chiara situazione patrimoniale e finanziaria dell'assicurato

è alla base della mancata emanazione di un provvedimento;

l’assicurato ha dapprima chiesto il 18 novembre

2009 (doc. A6) alla medesima Cassa "una vostra presa di posizione alla

mia richiesta e di volermi spiegare in modo equo e comprensibile il motivo

della vostra decisione.";

poi, ottenuta il 2 dicembre 2009 (doc. A1) una

risposta simile derivante dalla "mancanza di una situazione patrimoniale

/finanziaria consolidata e in ossequio all'art. 43 LPGA", il 7 gennaio 2010 (doc. A7) l'interessato

si è nuovamente rivolto all'amministrazione, ma non ottenendo risposta ha

infine interpellato il Tribunale Cantonale delle Assicurazioni il 9 febbraio

2010 (doc. I) chiedendo di "voler valutare il contenuto" della

presa di posizione della Cassa cantonale;

l'amministrazione non ha dunque emanato né

una decisione formale né tanto meno una decisione su opposizione portante sulla

richiesta dell'interessato di

potere beneficiare di prestazioni complementari all'AI;

riguardo

Considerandi

all'art. 49 cpv. 1 LPGA ed alla condizione che quando

v'è disaccordo con l'interessato l'assicuratore deve emanare per iscritto una

decisione, Kieser,

ATSG-Kommentar, 2a ed., Zurigo-Basilea-Ginevra 2009, N. 18 e N 19 pag. 614 e

seg., afferma:

" a) Dass bei Entscheiden zu einem nicht erheblichen

Gegenstand erst bei einem fehlenden Einverständnis der betroffenen Person eine

schriftliche Verfügung zu erlassen ist, entspricht einem bereits im bisherigen

Recht festgelegten Grundsatz (vg. Art. 74quater IVV, altArt. 80 Abs. 1 KVG,

altArt. 96 Abs. 1 MVG), welcher insbesondere aus verwaltungsökonomischen Überlegungen

eingeführt wurde (vgl. Maeschi,

Kommentar, N 2 zu Art. 96 MVG). Falls die Versicherungsträger prinzipiell ein

formloses Verfahren durchführen kann (was in verschiedenen Versicherungszweigen

aufgrund einer entsprechenden ausdrücklichen einzelgesetzlichen Anordnung

möglich ist), ist dennoch umgehend eine formelle Verfügung zu erlassen, wenn

ein fehlendes Einverständnis der betroffenen Person besteht (vgl. dazu BGE 133

V 190).

Der

Wortlaut von Art. 49 Abs. 1 ATSG lässt offen, ob der Erlass der schriftlichen

Verfügung erst auf besonderes Verlangen dieser Person oder bereits dann

erfolgt, wenn der Versicherungsträger das fehlende Einverständnis erkennt.

Jedenfalls muss der Versicherungsträger in jenen Fällen eine Verfügung

erlassen, in denen das fehlende Einverständnis der versicherten Person von

vornherein feststeht (so auch Eugster,

Krankenversicherung, N 1194). Es kann aber in Übrigen – auch bei einer

Leistungsablehnung – selbstverständlich zunächst ein Entscheid im formlosen

Verfahren getroffen werden, da der Versicherungsträger annehmen kann, die

versicherte Person lasse sich von der Richtigkeit der Entscheidung überzeugen

(zur Besonderheit von Art. 100 Abs. 1 AVIG vgl. N 74).

b)

Gestützt auf die in Art. 27 Abs. 2 ATSG festgelegte Beratungspflicht ist die

betroffene Person über die Befugnis zu informieren, bei Nichteinverständnis

eine schriftliche Verfügung zu verlangen (vgl. BGE 132 V 416; dazu auch Maeschi, Kommentar, N 7 zu Art. 96

MVG). Innert welcher Frist dies gegebenenfalls zu erfolgen hat, legt Art. 49

Abs. 1 ATSG nicht fest und ist in Analogie zur Frist zu bestimmen, innert

welcher im Anwendungsbereich von Art. 51 Abs. 1 ATSG zu handeln ist (vgl. dazu

ATSG-Kommentar, Art. 51 N 13 ff.). Als rechtzeitig gestellt gilt insoweit das

Begehren jedenfalls dann, wenn es innerhalb eines Zeitraums erfolgt, der als

vernünftig erscheint und den Prinzipien des Vertrauensschutzes und der

Rechtssicherheit Rechnung trägt (vgl. BGE 122 V 369; Locher, Grundriss, 433, nennt eine Frist von mehreren

Monaten). Ist die vorgenannte Beratung erfolgt, ist diese Zeitspanne wesentlich

kürzer als der Zeitraum, der bei fehlender Information massgebend ist (ungefähr

sechs bis 14 Monate; vgl. Maeschi,

Kommentar, N 10 zu Art. 96 MVG, sowie RKUV 1986 391). Wird das Begehren nach dieser

Zeitspanne gestellt, kann der Versicherungsträger darauf nicht eintreten

(anders Eugster,

Krankenversicherungsrecht, N 1197, wonach ein entsprechendes Gesuch prinzipiell

jederzeit gestellt werden kann; dazu auch Grünig,

Verfahrensfragen, 179, die eine maximale Frist von fünf Jahren annimmt).";

è vero che la

situazione patrimoniale ed economica del ricorrente non era allora e nemmeno è

tuttora chiara, visto l'avvenuto

sequestro di tutti i suoi beni patrimoniali ordinato dal Ministero pubblico nell'ambito del procedimento penale avviato nei

suoi confronti;

tuttavia, l'amministrazione non può limitarsi a non

decidere, poiché così facendo viola il diritto dell’assicurato a vedersi

intimare un provvedimento impugnabile da porre semmai al vaglio dell’autorità

superiore in merito ad una questione controversa. Quindi quando vi è disaccordo

con l'interessato, l'assicuratore deve emanare per iscritto le

decisioni in materia di prestazioni, crediti e ingiunzioni (art. 49 cpv. 1

LPGA);

in

queste condizioni, accertato che la Cassa cantonale di compensazione si è rifiutata

- in due occasioni - di emanare una decisione formale sulla richiesta di PC dell'assicurato,

appaiono realizzati i presupposti per una denegata giustizia;

come

evidenziato da Kieser, l'amministrazione era infatti tenuta ad esprimersi

riguardo al diritto del ricorrente di percepire o meno delle prestazioni

complementari. La circostanza che tutti i suoi beni siano oggetto di sequestro

non impediva infatti alla Cassa di pronunciarsi formalmente su questo diritto,

ma doveva comunque comportare che individuasse una soluzione a questo problema,

se possibile aiutandosi con la giurisprudenza e con la dottrina in materia,

semmai dopo espletamento di tutte le possibilità di indagine a disposizione tra

cui la domanda di esame degli atti alla Camera dei Ricorsi Penali del Tribunale

d’Appello per verificare lo stato della procedura penale, l’entità dei beni

oggetto del sequestro, l’esistenza o meno di debiti e le loro garanzie;

la

Cassa di compensazione ha omesso di decidere, e ciò malgrado avesse già disposto

degli accertamenti economici riguardo alla vendita dell'abitazione

di vacanza, alle assicurazioni sulla vita dell'assicurato ed al suo II

pilastro (doc. 44);

come

indicato l’amministrazione avrebbe dovuto completare le sue verifiche di natura

patrimoniale e, prima, avrebbe dovuto verificare se i beni in questione,

ancorché sequestrati, dovessero essere computati o meno nella sostanza del

ricorrente dal profilo della LPC;

nel

caso in cui la Cassa di compensazione avesse risposto affermativamente alla

questione del computo nella sostanza degli averi sequestrati, con deduzione di eventuali

debiti, per completare il quadro patrimoniale dell'interessato

essa avrebbe potuto e dovuto, nell'ambito dell'obbligo di cui è investita, intraprendere

d'ufficio i necessari accertamenti e raccogliere le informazioni di cui aveva

bisogno (art. 43 cpv. 1 LPGA), ad esempio mediante istanza di accesso agli atti

penali o con un contatto con il magistrato inquirente. Ciò non è stato fatto a

fronte comunque dell’incertezza data da una procedura penale di particolare complessità,

coinvolgente più persone e periodi di tempo relativamente lunghi, circostanze

queste che depongono comunque a favore dell’amministrazione confrontata con un

caso decisamente particolare ed inusuale;

alla luce di quanto

precede il ricorso va accolto e l’amministrazione invitata a volere svolgere nei

tempi più contenuti le verifiche ancora necessarie con esame, in diritto, della

questione a sapere se beni oggetto di provvedimenti cautelativi emanati in

ambito di procedura penale, e che non tolgano la proprietà all’assicurato ma

unicamente la disponibilità di quanto in sequestro, debbano o meno essere

computati per la determinazione del diritto a prestazioni complementari. L’amministra-

zione provvederà, di seguito, ad emanare la decisione di sua competenza che il

qui ricorrente potrà, se del caso, impugnare;

malgrado sia vincente

in causa (art. 61 lett. g LPGA), il ricorrente non ha diritto a ripetibili siccome

non è patrocinato.

Dispositivo

Per questi motivi

dichiara e

pronuncia

1. Il

ricorso è accolto nel

senso delle considerazioni esposte.

2. Non

si percepisce tassa di giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.

Non si attribuiscono ripetibili.

3. Comunicazione

agli interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in

materia di diritto pubblico al Tribunale

federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30

giorni dalla comunicazione.

L'atto

di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione è chiesta invece di

quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare la firma del ricorrente

o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere allegata la decisione

impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.

Per il Tribunale

cantonale delle assicurazioni

Il giudice

delegato Il segretario

Ivano Ranzanici Fabio Zocchetti

Ultimo aggiornamento: 09.05.2026

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