33.2019.14
Donazione di sostanza senza controprestazione adeguata né obbligo legale.Si ritiene il valore venale dei fondi alienati,non il valore di stima.Il fondo è da sempre in zona edificabile.No protezione della buona fede,non avendo preso misure irreversibili.Decisone PC ha effetto x l'anno civile in corso
27 gennaio 2020Italiano37 min
I donatari hanno perciò presunto "in buona fede e senza pregiudizio che in un periodo circa massimo di 5
Source ti.ch
Raccomandata
Incarto
n.
33.2019.14
TB
Lugano
27 gennaio 2020
In nome
della Repubblica e Cantone
Ticino
Il Tribunale cantonale delle assicurazioni
composto dei giudici:
Daniele Cattaneo, presidente,
Raffaele Guffi, Ivano Ranzanici
redattrice:
Tanja Balmelli, vicecancelliera
segretario:
Gianluca Menghetti
statuendo sul ricorso del 15 luglio 2019 di
RI 1
rappr. da: RA 1
contro
la decisione su opposizione del 18 giugno 2019 emanata da
Cassa cantonale di compensazione - Ufficio delle prestazioni,
6501 Bellinzona
in materia di prestazioni complementari
ritenuto in fatto
1.1. Sin dal 1988 (doc. 1) RI 1,
1926, ha chiesto in più occasioni di beneficiare delle prestazioni
complementari all'AVS e tutte le volte la Cassa cantonale di compensazione ha
respinto la domanda, essendo in presenza di un'eccedenza di entrate.
1.2. Nel marzo 2019 (docc.
248-255) l'assicurata, degente in casa anziani dal 2014 (docc. 223 e 258), ha
postulato nuovamente le prestazioni complementari.
Con decisione dell'8 aprile 2019 (doc. A2) la Cassa cantonale di
compensazione ha negato all'assicurata la concessione di prestazioni
complementari, tenuto conto, in particolare, di una rinuncia di sostanza stabilita
in Fr. 341'591.-.
1.3. Nell'opposizione l'assicurata
ha contestato il valore di rinuncia di sostanza conteggiato nel foglio di
calcolo, siccome differisce notevolmente da quello di Fr. 190'991.- ritenuto
nella decisione del 29 gennaio 2014 (doc. A1). D'avviso dell'interessata,
poiché tale decisione, seppure negativa, è cresciuta incontestata in giudicato,
gli importi ivi inseriti sono tuttora validi e quindi vanno computati anche per
la domanda PC del 2019.
Inoltre, dovendo porsi al momento dell'alienazione di sostanza
(art. 17a cpv. 2 OPC-AVS/AI), al 26 agosto 2004 la part. n. 1368 RFD di __________
era un prato non edificabile del valore di stima di circa Fr. 4'000.- (doc.
A1/1), valore che deve essere ripreso invariato al 1° gennaio 2005 e ridotto di
Fr. 10'000.- ogni anno.
Così facendo, come correttamente deciso il 29 gennaio 2014, nessun
importo le deve essere computato quale rinuncia.
1.4. Con decisione su opposizione
del 18 giugno 2019 (doc. A4) la Cassa di compensazione ha respinto
l'opposizione, ricordando come le due donazioni effettuate dall'assicurata nel
2004 debbano essere computate al valore venale. A tale fine, nel 2005 ha fatto
esperire dall'Ufficio stima una valutazione del fondo n. 1'368 RFD di __________
e nel 2012, in occasione di una nuova domanda PC, della part. n. 844 RFD di __________,
per un valore venale totale di Fr. 600'000.-, stato nel 2004. Il valore
locativo di Fr. 12'600.- è stato poi capitalizzato previa deduzione delle spese
di manutenzione (N. 3483.04 DPC) e il totale ottenuto di Fr. 118'408,50 è stato
dedotto, unitamente all'ammortamento annuo di Fr. 140'000.- giusta l'art. 17a
OPC-AVS/AI, dalla sostanza complessiva di Fr. 600'000.-, per giungere a una sostanza
residua computabile di Fr. 341'591.-. Questo importo è stato dunque inserito
nelle entrate dell'assicurata in luogo del precedente ammontare di Fr.
190'991.- stabilito nel 2014.
Secondo la Cassa, la richiesta di non considerare la donazione del
fondo n. 844 RFD di __________ non può essere seguita, poiché il calcolo effettuato
nel 2012 "è stato il frutto di un errore
siccome nella determinazione dei redditi l'amministrazione non ha ritenuto il
valore corrispondente a detto immobile donato (tra l'altro, già allora oggetto
di perizia richiesta dallo stesso Servizio PC).".
Ad ogni modo, l'assicurata non può trarre da un precedente errore
un diritto alla protezione della sua buona fede, le cui due condizioni legali
non sono comunque adempiute.
Non va dimenticato che il calcolo del 2012, manifestamente errato,
non costituisce una promessa di illegalità e certo non contempla il diritto di
vedersi oggi ripetuto il medesimo errore e quindi il diritto alle PC
determinato in modo contrario alla legge.
1.5. Il 15 luglio 2019 (doc. I) RI
1, rappresentata dalla nipote RA 1, si è rivolta al Tribunale chiedendo di
ritenere quale valore della rinuncia di sostanza quello stabilito con la
decisione del 29 gennaio 2014.
La ricorrente, ricordando che entrambe le donazioni dei fondi sono
avvenute nell'estate 2004 e che è dunque a quel momento che ci si deve porre
(art. 17a cpv. 2 OPC-AVS/AI), ha ribadito che il valore di stima della part. n.
1368 RFD di __________ era di Fr. 3'279.- come ritenuto dal notaio nell'istanza
di iscrizione della donazione (doc. A1/2) o, al limite, di Fr. 4'685.- come
risulta dall'estratto fondiario (doc. A1/1). La Cassa di compensazione stessa,
nella decisione del 29 gennaio 2014, si è attenuta a questi valori e non ha
computato un valore venale del fondo n. 1'368, mentre solo per il mappale n.
844 RFD di __________, peritato in Fr. 380'000.-. Quest'ultimo valore è stato
ritenuto pure per la decisione dell'8 aprile 2019, perciò non si vede per quale
motivo anche il valore di circa Fr. 4'000.- per la part. n. 1'368 non debba
essere considerato per l'attuale domanda di PC.
D'avviso dell'insorgente, non si tratterebbe quindi di un errore
di calcolo da parte della Cassa, che ha omesso di computare il valore venale di
Fr. 220'000.- del secondo fondo alienato, ma del fatto che prima della
donazione il mappale, consistente in un prato, non era edificabile, poi è stato
inserito in zona edificabile e il suo valore è aumentato a Fr. 172'408.- nel
2005 (doc. A1/3).
A suo dire, quindi, dovendo porsi al momento dell'alienazione, ai
fini del diritto alle PC va riportato il valore dell'immobile al 2004, che
simbolicamente poteva avere un valore venale di Fr. 5'000.-. In tal modo, la
rinuncia di sostanza, al 1° marzo 2019, sarebbe di Fr. 126'591.- (Fr. 380'000
[valore venale part. n. 844] + Fr. 5'000 [valore venale part. n. 1'368] - Fr.
118'409 [diritto di abitazione capitalizzato] - Fr. 140'000 [ammortamento
annuo]), valore che risulta congruo con quello della decisione del 2014.
L'assicurata ha evidenziato di essere stata in buona fede quando
ha donato i suoi immobili, poiché riteneva che il valore di stima del prato
fosse di circa Fr. 4'000.-. Essa ha fatto affidamento sulle informazioni che
aveva ricevuto dal registro fondiario e dal notaio e a seguito di ciò i
donatari hanno intrapreso delle disposizioni irreversibili per il suo mantenimento
economico, impegnandosi finanziariamente verso terzi per sostenerla
finanziariamente presso la casa anziani, pianificando e attuando finanziamenti
privati utilizzando come base di calcolo il valore di Fr. 190'991.- figurante
nella decisione del 29 gennaio 2014, presumendo in buona fede che in cinque
anni al massimo essa avrebbe potuto beneficiare delle prestazioni
complementari.
Da un lato, poi, l'appartamento donato era stato costruito nel
1965 e ha necessitato di onerosi lavori di ristrutturazione; d'altro lato,
seppur edificabile, il terreno non ha comunque un accesso indipendente e
presenta numerosi svantaggi che pregiudicano l'utilizzo, perciò di fatto non è
stato ancora edificato.
1.6. Chiesta (doc. III) e ottenuta
una proroga (doc. IV), a cui ne ha fatto seguito una seconda nell'attesa di
ricevere gli esiti degli accertamenti effettuati (docc. Vbis e VI), nella
risposta del 21 ottobre 2019 (doc. VIII) l'amministrazione ha proposto di
respingere il ricorso.
La Cassa di compensazione ha ricordato di avere calcolato il
valore di rinuncia di sostanza basandosi sulle perizie del 4 marzo 2005 e del
24 maggio 2012 rese dall'Ufficio stima.
Sentiti il responsabile per il Sottoceneri dell'Ufficio stima e
l'Ufficio tecnico del Comune di __________ (doc. 307), secondo i quali nel
giugno 2004 il fondo n. 1'368 RFD di __________ era in zona artigianale-industriale,
come tuttora, l'amministrazione ha quindi confermato il computo degli importi
ritenuti a titolo di rinuncia.
Quanto all'errore commesso nel 2012, d'avviso della Cassa non sono
date le circostanze eccezionali per portare a concludere differentemente, in
primo luogo un nesso di causalità con il peggioramento delle condizioni di
salute della ricorrente che ha necessitato il trasferimento in casa anziani.
1.7. L'assicurata non ha prodotto
ulteriori mezzi di prova (doc. IX).
considerato in diritto
2.1. Fondandosi sull'art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. e sulla Disp. Trans. all'art. 112 Cost. fed., l'Assemblea federale ha adottato il nuovo art.
112a Cost. fed. specifico per le prestazioni complementari e il nuovo
art. 112c Cost. fed. relativo all'aiuto agli anziani e ai disabili, in
vigore dal 1° gennaio 2008.
Giusta l'art. 112a Cost.
fed., la Confederazione ed i Cantoni versano prestazioni complementari a
persone il cui fabbisogno vitale non è coperto dall'assicurazione vecchiaia,
superstiti e invalidità (cpv. 1) e la legge stabilisce l'entità delle
prestazioni complementari nonché i compiti e le competenze di Confederazione e
Cantoni (cpv. 2).
In virtù dell'art. 112c
Cost. fed., i Cantoni provvedono all'aiuto e alle cure a domicilio per gli
anziani e i disabili (cpv. 1) e la Confederazione sostiene sforzi a livello
nazionale a favore degli anziani e dei disabili. A questo scopo può utilizzare
fondi dell'assicurazione vecchiaia, superstiti e invalidità (cpv. 2).
In effetti, la Legge federale
sulle prestazioni complementari all'AVS/AI (LPC) – tanto quella del 19 marzo
1965 entrata in vigore il 1° gennaio 1966, quanto quella del 6 ottobre 2006
in vigore dal 1° gennaio 2008 - persegue lo scopo di garantire un
"reddito minimo" per far fronte ai "fabbisogni vitali" di
cui al citato art. 112 cpv. 2 lett. b Cost. fed. e Disp. Trans. all'art.
112 Cost. fed. (RCC 1992 pag. 346) e al nuovo art. 112a Cost.
fed.
Questa nozione è più ampia
rispetto al "minimo vitale" disciplinato dal diritto esecutivo (art.
93 LEF). La LPC contiene dunque la garanzia di un reddito minimo per le persone
anziane e invalide (su queste questioni: DTF 113 V 280 (285), RCC 1991 pag. 143
(145), RCC 1989 pag. 606, RCC 1986 pag. 143; Cattaneo,
"Reddito minimo garantito: prossimo obiettivo della sicurezza
sociale" in: RDAT 1991-II pagg. 447 segg., spec. pag. 448 nota 12 e pag.
460 nota 83). I limiti di reddito rivestono pertanto una doppia funzione e
meglio quella di limite dei bisogni e di reddito minimo garantito (DTF 121 V
204; Pratique VSI 1995 pagg. 52 e 176; Pratique VSI 1994 pag. 225; RCC 1992
pag. 225; cfr. anche Messaggio concernente la terza revisione della Legge
federale sulle prestazioni complementari all'AVS/AI, pagg. 3, 8 e 9).
2.2. In
virtù dell'art. 4 cpv. 1 lett. a LPC, le persone domiciliate e dimoranti
abitualmente in Svizzera hanno diritto alle prestazioni complementari se
ricevono una rendita di vecchiaia dell'AVS.
L'importo della prestazione
complementare annua è pari alla quota delle spese riconosciute che eccede i
redditi computabili (art. 9 cpv. 1 LPC).
Per quanto riguarda le spese
riconosciute, dal 1° gennaio 2015 l'art. 10 cpv. 2 LPC prevede che:
"
Per le persone che vivono
durevolmente o per un lungo periodo in un istituto o in un ospedale (persone
che vivono in un istituto o in un ospedale), le spese riconosciute sono le
seguenti:
a. tassa giornaliera; i Cantoni possono
limitare le spese prese in considerazione a causa del soggiorno in un istituto
o in un ospedale. I Cantoni provvedono affinché di norma il soggiorno in un
istituto riconosciuto non causi una dipendenza dall'assistenza sociale;
b. un importo per le spese personali,
stabilito dal Cantone.".
Inoltre, giusta l'art. 10 cpv.
3 LPC, sia per le persone che vivono che per quelle che non vivono durevolmente
o per un lungo periodo in un istituto o in un ospedale, sono riconosciute le spese
seguenti:
"
a. spese per il conseguimento
del reddito, fino a concorrenza del reddito
lordo dell'attività lucrativa;
b. spese di manutenzione di fabbricati
e interessi ipotecari, fino a concorrenza del ricavo lordo dell'immobile;
c. premi versati alle assicurazioni
sociali della Confederazione, eccettuata l'assicurazione malattie;
d. importo forfettario annuo per
l'assicurazione obbligatoria delle cure medico-sanitarie; l'importo forfettario
deve corrispondere al premio medio cantonale o regionale per l'assicurazione
obbligatoria delle cure medico-sanitarie (compresa la copertura infortuni);
e. pensioni alimentari versate in
virtù del diritto di famiglia.".
L'art. 11 cpv. 1 LPC enumera
esaustivamente i redditi computabili, fra i quali vi sono:
"
b. i proventi della sostanza
mobile e immobile;
c. un
quindicesimo della sostanza netta, oppure un decimo per i beneficiari di
rendite di vecchiaia, per quanto superi 25000 franchi per le persone sole,
40000 per i coniugi e 15000 per gli orfani che hanno diritto a una rendita per
figli dell'AVS o dell'AI; se l'immobile appartiene al beneficiario delle
prestazioni complementari o a un'altra persona compresa nel calcolo della
prestazione complementare e serve quale abitazione ad almeno una di queste
persone, soltanto il valore dell'immobile eccedente 112500 franchi è preso in
considerazione quale sostanza;
d. le rendite,
le pensioni e le altre prestazioni periodiche, comprese le rendite dell'AVS e
dell'AI;
g. i proventi e i beni a cui
l'assicurato ha rinunciato;".
Per l'art. 11 cpv. 2 LPC, per
le persone che vivono in un istituto o in un ospedale, i Cantoni possono
fissare l'importo della sostanza derogando al cpv. 1 lett. c. Possono tuttavia
aumentarlo di un quinto al massimo.
Quali
redditi non computabili l'art. 11 cpv. 3 LPC enumera:
"
a. le prestazioni dei parenti
giusta gli articoli 328-330 del Codice
civile;
b. le prestazioni dell'aiuto pubblico
sociale;
c. le prestazioni pubbliche o private
di natura manifestamente assistenziale;
d. gli assegni per grandi invalidi
delle assicurazioni sociali;
e. le borse di studio e altri aiuti
all'istruzione;
f. i contributi per l'assistenza versati dall'AVS o
dall'AI.".
2.3. Nel foglio di calcolo alla
base della decisione impugnata, la Cassa di compensazione ha computato
all'insorgente la somma di Fr. 341'591.- a titolo di rinuncia di sostanza (Fr.
600'000 [valore venale] - Fr. 118'408,50 [capitalizzazione del reddito netto] -
Fr. 140'000 [ammortamento]), poiché le rinunce di beni mobili o immobili non
sono ammesse, fatto salvo il caso in cui vi sia una controprestazione adeguata
o un obbligo legale.
La ricorrente sostiene invece che l'importo relativo alla rinuncia
di sostanza debba essere modificato in Fr. 126'591.-, dovendo considerare in
Fr. 5'000.- il valore, simbolico, commerciale della part. n. 1'368 RFD di __________
siccome nel 2004 era un prato non edificabile (Fr. 380'000 [valore venale part.
n. 844 RFD di __________] + Fr. 5'000 [valore venale part. n. 1'368 RFD di __________]
- Fr. 118'409 - Fr. 140'000).
Così facendo, come per la decisione del 29 gennaio 2014, la
rinuncia di sostanza relativa al terreno sarebbe ininfluente ai fini del suo
diritto alle prestazioni complementari, mentre sarebbe computabile unicamente
il valore di rinuncia del mappale n. 844, allora correttamente stabilito in Fr.
190'991.-.
Secondo l’amministrazione, invece, dagli accertamenti esperiti è
risultato che al momento dell'alienazione, nell'agosto 2004, la part. n. 1'368
RFD di __________ era, allora come ora, sita in zona edificabile
(artigianale-industriale), perciò fa stato il valore venale peritale di Fr.
220'000.- raggiunto dall'Ufficio stima nel 2005 con riferimento al 2004, conformemente
all'art. 17 cpv. 5 OPC-AVS/AI. Pertanto, vanno confermati integralmente gli importi
utilizzati per il calcolo della sostanza residua e, dunque, nei redditi va
computata una rinuncia di sostanza di Fr. 341'591.-.
Il TCA deve quindi analizzare se gli importi
relativi alla sostanza alienata ritenuti nella decisione impugnata siano corretti.
2.4. Va evidenziato come la LPC
stabilisca un principio cardine per cui, ai fini del calcolo della prestazione
complementare, sono considerati solo quegli attivi che l'assicurato ha
effettivamente ricevuto e di cui può disporre senza restrizioni (Pratique VSI
1995 pag. 173 consid. 2a; RDAT I 1992 pag. 154; RCC 1984 pag. 189).
Di conseguenza, è rilevante la circostanza che l'interessato non
dispone dei mezzi necessari per fare fronte ai suoi bisogni esistenziali, non
il motivo che ha condotto a questa situazione (DTF 115 V 355).
Tale principio è tuttavia
sottoposto a precisi limiti. Segnatamente, non è applicabile nell'ipotesi in
cui l'assicurato ha rinunciato in tutto o in parte a dei beni (a dei redditi o
a parti di sostanza) senza esserne giuridicamente obbligato e senza
controprestazione adeguata, oppure quando dispone di un diritto a determinate
entrate o a una determinata sostanza, ma non ne fa tuttavia uso o non fa valere
le sue pretese (DTF 140 V 267; DTF 123 V 37 consid. 1; DTF 121 V 205 consid.
4a; DTF 117 V 289 = RCC 1992 pag. 349; SVR 2007 EL Nr. 6; SVR 2003 EL Nr. 4
consid. 2; SVR 2003 EL Nr. 1 consid. 1a = Pratique VSI 2003 pag.
223; SVR 2001 EL Nr. 5 consid. 1b; Pratique VSI 1995 pag. 173 consid.
2a; RCC 1989 pag. 350 consid. 3b; RCC 1988 pag. 275 consid. 2b) o se, per
motivi di cui è responsabile, non esercita, per lo meno a tempo parziale, un'attività
lucrativa ammissibile (DTF 140 V 267 consid. 2.2; DTF 122 V
397 consid. 2; DTF 115 V 353 consid. 5c; Pratique VSI 1997
pag. 264 consid. 2; Pratique VSI 1994 pag. 225 consid. 3a).
In questi casi, la
giurisprudenza (RDAT I 1994 pag. 189 consid. 3a) considera che vi è una rinuncia
(di sostanza e/o di reddito) ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC (art.
3c cpv. 1 lett. g vLPC).
Lo scopo dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC consiste nell'evitare che
un assicurato si spogli di tutto o di una parte dei suoi beni a favore di
terzi, senza obbligo giuridico ed in modo da diminuire il reddito che determina
il diritto alle prestazioni. Nel caso in cui, tuttavia, l'assicurato spende la
sua sostanza per acquistare dei beni di consumo o per migliorare il livello di
vita, egli dispone della sua libertà personale e, conseguentemente, non
cade sotto l'egida della predetta disposizione (DTF 115 V 353 consid. 5c).
La giurisprudenza si è quindi limitata a riconoscere l'applicabilità
dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC (dal 1° gennaio 2008) se la rinuncia è avvenuta
senza obbligo legale e senza controprestazione adeguata. Ha infatti ribadito
più volte che il sistema delle prestazioni complementari non offre la
possibilità di procedere ad un controllo dello stile di vita dell'assicurato e
di chiedersi se in passato il richiedente ha vissuto al di sotto o al di sopra
della normalità (DTF 115 V 353 consid. 5c; Pratique VSI 1995 pag. 173 consid. 2b;
Carigiet/Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed. 2009, pag. 173).
Con STFA P 19/04 del 17 agosto 2005, pubblicata in DTF 131 V 329 e
ribadita in SVR 2007 EL Nr. 6 (P 55/05), l'allora Tribunale federale delle
assicurazioni (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) ha precisato che
occorre che la rinuncia sia avvenuta senza obbligo giuridico, rispettivamente
senza controprestazione adeguata, ma queste due condizioni non sono da
intendere cumulativamente, bensì alternativamente (SVR 2006 EL Nr. 2).
Secondo l'allora TFA (dal 1° gennaio 2007: Tribunale federale) il
computo di sostanza a cui un assicurato ha rinunciato non può essere limitato
nel tempo: la rinuncia è infatti rilevante anche quando ha avuto luogo oltre
cinque anni prima la richiesta della prestazione. L'Alta Corte ha a tal
proposito dichiarato illegale una direttiva DPC edita dall'UFAS che limitava la
rilevanza della rinuncia a cinque anni prima l'ottenimento della prestazione (DTF
120 V 182 consid. 4f, Pratique VSI 1994 pag. 289; DTF 105 V 84; STF 9C_198/2010
del 9 agosto 2010; STFA P 82/01 del 24 maggio 2002).
La Massima Istanza ha pure stabilito che, per la valutazione della
rinuncia, valgono le disposizioni legali in vigore nell'istante in cui è fatta
valere la richiesta di PC e non al momento della rinuncia, trattandosi di
retroattività impropria (DTF 120 V 184 consid. 4b = Pratique VSI 1994 pag. 289;
STF 9C_198/2010 del 9 agosto 2010 consid. 3.3; STF 8C_849/2008 del 27 gennaio
2009 consid. 6.3.2; STFA P 58/00 del 18 giugno 2003 consid. 5.1; STFA P 80/99
del 16 febbraio 2001 consid. 2c).
Quale rinuncia di reddito ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g
LPC, la dottrina (Carigiet/Koch,
op. cit., pag. 102) menziona la rinuncia a prestazioni sotto forma di rendita o
di altre pretese quali i contributi di mantenimento. Se l'assicurato rinuncia a
delle entrate di questo genere, il calcolo delle prestazioni complementari deve
prendere in considerazione la somma a cui egli ha rinunciato. La rinuncia
corrisponde quindi all'importanza del reddito effettivamente realizzabile. Il
fatto di conservare in modo durevole al proprio domicilio importanti somme di
denaro costituisce ugualmente una rinuncia, poiché in questo caso si rinuncia
alla percezione di un interesse. La rinuncia di reddito corrisponde quindi ad
un interesse teorico.
Il principio alla base di questa soluzione è che ogni assicurato
che rinuncia a dei redditi o a della sostanza deve essere trattato allo stesso
modo di colui che non ha rinunciato ad alcunché. Per principio vanno infatti
computati come redditi anche tutti i proventi e i beni cui si è rinunciato. Nel
calcolo delle PC, i proventi e i beni cui si è rinunciato sono computati allo
stesso modo di quelli cui non si è rinunciato (N. 3481.01 DPC, Direttive sulle
prestazioni complementari all'AVS/AI edite dall'UFAS, valide dal 1° aprile
2011, stato 1° gennaio 2019).
Con sentenza 9C_180/2010 del 15 giugno 2010, l'Alta Corte ha
osservato che la questione della rinuncia di sostanza è stata originariamente
inserita per comprendere i casi in cui si è rinunciato a dei beni allo scopo di
ottenere delle prestazioni complementari. Ma a questo elemento soggettivo si è
in seguito rinunciato, perché è spesso difficile determinarlo (Erwin Carigiet/Uwe Koch,
Ergänzungsleistungen zur AHV/IV, 2a ed. 2009, pag. 173). Tuttavia, vale
comunque che il sistema delle prestazioni complementari di regola deve basarsi
sui mezzi effettivamente disponibili e non ci si deve domandare se il richiedente
le PC ha vissuto in passato entro i limiti della normalità ("controllo
dello stile di vita", DTF 121 V 204 consid. 4b; DTF 115 V 352 consid.
5d). La rinuncia di sostanza deve perciò di principio rimanere circoscritta
alle situazioni in cui ci si è privati consapevolmente di un patrimonio o per
lo meno si è effettuato in maniera negligente un investimento molto rischioso,
in cui sin dall'inizio era molto probabile e prevedibile una perdita
significativa.
2.5. Nel caso di specie, la
donazione da parte dell'assicurata a un suo nipote avvenuta il 26 agosto 2004
di 937 mq di prato costituenti il fondo n. 1'368 RFD di __________ è avvenuta
senza obbligo legale e senza controprestazione adeguata (doc. 125).
Per contro, la donazione al fratello avvenuta l'8 settembre 2004 di
un appartamento di cui al foglio PPP n. 1'488 al fondo base n. 844 RFD di __________
ha avuto quale controprestazione la costituzione di un diritto di abitazione
vita natural durante a favore della donante stessa, diritto che il 23 maggio
2014 (doc. 262) è stato cancellato.
È pacifico che l'alienazione di questa sostanza va quindi
considerata come una rinuncia ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC e,
pertanto, deve essere computata nella sostanza dell’assicurata come se essa non
vi avesse rinunciato.
Infatti, gli importi (di reddito o di sostanza) ai quali
l'assicurato rinuncia vanno considerati nel calcolo delle PC come ancora
presenti tra i suoi averi (N. 3081.01 DPC).
2.6. Per la determinazione del
valore del fondo alienato fa stato l'art. 17 cpv. 5 OPC-AVS/AI. Detto disposto
prevede che in caso di alienazione di un immobile, a titolo oneroso o gratuito,
per sapere se ci si trova in presenza di una rinuncia a elementi patrimoniali
ai sensi dell'art. 11 cpv. 1 lett. g LPC è determinante il valore venale.
Inoltre, il momento determinante per stabilire il valore delle
parti di sostanza alle quali si è rinunciato e della controprestazione
eventuale è quello al momento della rinuncia (art. 17a cpv. 2 OPC-AVS/AI, N.
3483.01 DPC).
Dagli atti risulta che già in occasione di precedenti domande di
PC, la Cassa di compensazione aveva chiesto all'Ufficio cantonale di stima di
peritare i due mappali donati dall'assicurata al fratello rispettivamente al
nipote.
Dapprima, a richiesta della Cassa del 26 ottobre 2004 (doc. 131),
il fondo n. 1'368 RFD di __________ è stato valutato il 4 marzo 2005 (doc. 136)
in Fr. 220'000.- (doc. 137).
In un secondo momento, in risposta alla domanda della Cassa del 27
febbraio 2012 (doc. 198), l'Ufficio stima si è pronunciato il 24 maggio 2012
(doc. 201) stabilendo in Fr. 380'000.- il valore venale della PPP n. 1'488 al
fondo base 844 RFD di __________ e in Fr. 12'600.- il relativo reddito
immobiliare (doc. 202).
Entrambe queste valutazioni sono state effettuate tenendo conto
della situazione esistente al 2004.
Il valore venale complessivo dei due mappali così individuato nel
2005 e nel 2012 giusta l’art. 17 cpv. 5 OPC-AVS/AI è stato stabilito in Fr.
600'000.- e l'amministrazione ha ritenuto tale somma per la domanda del 2019
che qui ci occupa.
L'assicurata ha però contestato il valore del fondo n. 1'368.
A suo dire, si dovrebbe ritenere il valore di circa Fr. 4'000.-
risultante dall'estratto del registro fondiario che ha prodotto con
l'opposizione (doc. A3/1), importo che peraltro si avvicina al valore di stima di
Fr. 3'279,50 indicato dal notaio nella sua istanza del 31 agosto 2004 (doc.
A3/2) di iscrizione della donazione.
La soluzione proposta dall'interessata non può tuttavia essere
adottata.
In effetti, come la ricorrente stessa ha indicato, per valutare un
immobile alienato occorre porsi al momento in cui è avvenuta la rinuncia di
sostanza e valutare tale oggetto al valore venale.
Ciò detto, è ininfluente che il valore di stima di 937 mq di
prato fosse nel 1997, come risulta dal catastrino fiscale (doc. 134), di Fr.
4'685.-.
La circostanza che tale cifra sia ribadita nell'estratto del
registro fondiario (doc. A3/1) nulla muta, trattandosi di un valore di stima.
Così pure senza incidenza è il fatto che l'Ufficio cantonale di
stima, nell'ambito della revisione generale delle stime del 2004, il 7 marzo
2005 ha calcolato, su reclamo, un valore globale di stima di Fr. 172'498.-.
Questo importo, valido dal 1° gennaio 2005 (https://www4.ti.ch/fileadmin/DFE/DE-US/stime/storico_stima.pdf
pag. 3), concerne il valore di stima ufficiale, che corrisponde al
valore di stima fiscale.
Da quanto precede discende che il fatto che prima della revisione
generale delle stime del 2004 il prato di proprietà della ricorrente fosse
stato stimato Fr. 4'685.- e poi dal 1° gennaio 2005 in Fr. 172'498.-, non viene
in aiuto all'interessata.
Come detto, determinante per il diritto alle prestazioni
complementari all'AVS/AI è, nell'evenienza concreta, il valore venale
dell'immobile che è stato alienato nel 2004 e l'Ufficio di stima ha stabilito
questo valore in Fr. 220'000.-.
La tesi sostenuta dall'assicurata secondo cui il fondo in oggetto
sarebbe stato ubicato fuori zona edificabile siccome accatastato come prato e
poi, dopo la donazione, sia stato azzonato come mappale in zona
artigianale-industriale, non trova riscontro negli esiti degli accertamenti che
ha esperito l'amministrazione.
La Cassa di compensazione ha chiesto informazioni all'Ufficio
cantonale di stima, il quale il 18 ottobre 2019 (doc. 307) ha spiegato che
quando viene svolta una perizia, come nel caso di specie, ci si rivolge
all'Ufficio tecnico comunale competente per cercare le informazioni relative
alla pianificazione e a quel tempo gli era stato indicato che il fondo n. 1'368
si trovava in zona artigianale-industriale. Questa circostanza è stata
ulteriormente verificata direttamente con il tecnico comunale prima di redigere
la risposta all'indirizzo della Cassa di compensazione, che è stata comunque
invitata a rivolgersi direttamente all'Ufficio tecnico comunale di __________.
L'ingegnere dell'Ufficio tecnico comunale, appositamente quindi interpellato
dalla Cassa di compensazione per sapere in quale zona del piano regolatore la
part. n. 1'368 RFD di __________ era inserita prima della donazione in
questione, al momento dell'alienazione e dopo la stessa, ha risposto il 21
ottobre 2019 (doc. 307) che "confermo
che il mappale 1368 RFD __________ nel giugno 2004 era in zona artigianale
industriale (AR-IN) e che lo è tutt'oggi." (doc. 307).
Questa affermazione è corroborata dall'iscrizione a registro
fondiario, laddove, nelle menzioni, figura "piano regolatore dg 17788 / 30.10.1981".
Ciò significa che il piano regolatore è lo stesso ancora oggi dal
1981 e quindi non è mutato tra il 2004 e il 2005. In altre parole, la part. n.
1'368 è sempre stata classificata in zona artigianale-industriale, sia prima
sia dopo la donazione dell'estate 2004.
È dunque corretto che l'Ufficio cantonale di stima abbia peritato
detto fondo considerandolo, nel 2004, come in zona AR-IN e che ne abbia tratto
un valore venale di Fr. 220'000.-, non contestato come tale.
Da quanto precede discende che il valore venale complessivo
degli immobili appartenenti all'assicurata che essa ha donato nel 2004 assomma
a Fr. 600'000.- (Fr. 380'000 [part. n. 844 PPP 1488] + Fr. 220'000 [part. n.
1'368]) ed è tale importo che va posto alla base della determinazione della
sostanza residua.
2.7. Determinato quindi il valore
dei fondi alienati giusta l'art. 17 cpv. 5 OPC-AVS/AI in connessione con l'art.
17a cpv. 2 OPC-AVS/AI, occorre rilevare ancora che rinunciare alla propria
sostanza comporta contestualmente per il richiedente di una prestazione
complementare una riduzione di Fr. 10'000.- annui del valore dei propri beni
alienati (art. 17a cpv. 1 OPC-AVS/AI entrato in vigore il 1° gennaio 1990). Il
valore della sostanza al momento della rinuncia deve essere riportato invariato
al 1° gennaio dell'anno che segue la rinuncia e successivamente ammortizzato di
Fr. 10'000.- ogni anno (art. 17a cpv. 2 OPC-AVS/AI) fino al 1° gennaio
dell'anno per cui è assegnata la PC (art. 17a cpv. 3 OPC-AVS/AI).
Ciò stante, si ha che nell'evenienza concreta l'ammortamento annuo
di Fr. 10'000.- (art. 17 cpv. 1 OPC-AVS/AI) deve essere fatto su 14 anni, ossia
iniziando a contare dall'anno seguente (2005) l’anno di partenza (2004) e fino all'anno
in cui è chiesta la prestazione complementare (2019) (art. 17 cpv. 3
OPC-AVS/AI), per un totale di Fr. 140'000.-, come conteggiato dalla Cassa.
Ritenuto poi che, come detto, la ricorrente si è a suo tempo
riservata un diritto di abitazione sulla PPP n. 1'488 di cui al fondo n. 844
RFD di __________ che ha donato al fratello, è a giusta ragione che la Cassa di
compensazione ha capitalizzato il valore di mercato (e non di stima fiscale
altrimenti detto valore locativo) del diritto di abitazione (DTF 120 V 182; DTF
122 V 394; fra le ultime: STCA 33.2013.10 del 6 giugno 2014, confermata dalla
STF 9C_534/2014 del 19 agosto 2014; STCA 33.2012.10 del 23 novembre 2012).
Tuttavia, per determinare il valore di mercato da capitalizzare, occorre
partire dall'affitto ipotetico del bene immobile e dedurre le spese effettive,
quali le spese di manutenzione e gli interessi passivi (STFA P 58/00 del 18
giugno 2003; STCA 33.2013.10 del 6 giugno 2014, confermata dalla STF
9C_534/2014 del 19 agosto 2014; STCA 33.2012.10 del 23 novembre 2012; N.
3483.04 DPC, Allegato 9.3 DPC).
Si ha dunque che dal reddito immobiliare di Fr. 12'600.- si
deducono le spese di manutenzione di Fr. 3'150.- (25% del reddito immobiliare
stabilito per il 2004), per un valore di mercato di Fr. 9'450.-.
Il fattore di capitalizzazione va poi stabilito secondo la
“Tabella per la conversione di prestazioni in capitale in rendite vitalizie”
dell'Amministrazione federale delle contribuzioni (N. 3483.05 DPC) e
corrisponde a 12,53 (1000 : 79,78 [rendita annua per una donna che nel 2004
{donazione} aveva 78 anni]).
Moltiplicato per il valore venale del diritto di abitazione, si ha
una capitalizzazione di tale diritto ammontante a Fr. 118'408,50 (Fr. 12,53
x Fr. 9'450).
Nel calcolo per determinare la sostanza residua da
inserire nei redditi computabili della ricorrente, risultante dalla rinuncia
della sostanza avente anche quale controprestazione il diritto di abitazione (SVR
2003 EL Nr. 1 = Pratique VSI 2003 pag. 223), dal valore venale
della sostanza alienata vanno dedotti i debiti ipotecari (N. 3483.03 DPC) ed il
valore capitalizzato di detta sostanza (N. 3483.04 DPC).
A ciò si aggiungono gli eventuali ammortamenti annui
a norma dell'art. 17a OPC-AVS/AI (N. 3483.06 DPC, Allegato 9.4 DPC).
Si ottiene una sostanza residua di Fr. 341'591,50 (Fr.
600'000 - Fr. 118'408,50 - Fr. 140'000), che va dunque inserita nelle entrate
della ricorrente a titolo di rinuncia alla sostanza.
2.8. Da ultimo, la ricorrente ha
affermato che sulla base della decisione di rifiuto delle PC del 29 gennaio
2014, i suoi nipoti si sono impegnati finanziariamente verso terzi al fine di
potere mantenerla presso la casa anziani in cui è degente. Essi avrebbero
pianificato e attuato dei finanziamenti privati utilizzando come base di
calcolo l'importo di Fr. 190'991.- stabilito nella decisione della Cassa del
2014 a titolo di rinuncia alla sostanza.
Fatti
I donatari hanno perciò presunto "in buona fede e senza pregiudizio che in un periodo circa massimo di 5
anni, in base al metodo di computo della Cassa del 29 gennaio 2014, la
sottoscritta avrebbe potuto in seguito beneficiare in modo legittimo della
prestazione complementare AVS".
L'assicurata non si sarebbe pertanto resa conto dell'inesattezza
dell'informazione errata ricevuta con la decisione del 29 gennaio 2014 e,
facendo affidamento su ciò, i donatari hanno intrapreso disposizioni
irreversibili per il suo mantenimento economico.
Il diritto alla protezione della buona fede, principio generale
dell'ordinamento giuridico svizzero che dal 1° gennaio 2000 trova il suo
fondamento nell'art. 9 della Costituzione federale, permette al cittadino di
esigere che l'autorità rispetti le proprie promesse e che eviti di
contraddirsi. Così, un'informazione o una decisione erronea possono obbligare
l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla
legge.
Le condizioni per tutelare la buona fede dell'assicurato, e
scostarsi dal principio della legalità, sono precisate da una lunga e
consolidata giurisprudenza e possono così essere formulate:
1. l'autorità deve
essere intervenuta in una situazione concreta nei riguardi di persone
determinate;
Considerandi
2.
l'autorità ha
agito o creduto di agire nei limiti delle proprie competenze;
3.
la promessa
dell'autorità deve essere propria a ispirare fiducia all'assicurato.
Ciò significa
che l'interessato, date le circostanze, non deve poter riconoscere
immediatamente l'erroneità della disposizione o dell'informazione ricevuta. La
comunicazione dell'amministrazione deve infatti essere interpretata come il
destinatario può e deve capirla usando tutta l'attenzione da lui esigibile
(protezione della buona fede dell'assicurato).
Una mancanza
di chiarezza di un'informazione da parte della Cassa non può trarre seco
conseguenze sfavorevoli per il cittadino (DTF 106 V 33 consid. 4; DTF 104 V 18
consid. 4; RAMI 1991 pag. 68).
Inoltre
l'informazione deve essere incondizionata. Qualora l'organo amministrativo che
fornisce la comunicazione esprime - almeno implicitamente, ma con chiarezza -
che la comunicazione non è definitiva, il destinatario della comunicazione non
può far valere la propria buona fede (Imboden-Rhinow,
Schweizerische Vewaltungsrechts-sprechung, 5a edizione, n. 75 B III b 3);
4.
l'informazione
errata ha indotto l'assicurato ad adottare un comportamento o un omissione che
gli è pregiudizievole;
5.
la legge non è
stata modificata dal momento in cui l'informazione è stata data (RAMI 1991 pag.
68.
segg.; DTF 113 V 87 consid. 4c; DTF 112 V 199 consid. 3a;
DTF 111 V 71; DTF 110 V 155 consid. 4b; DTF 109 V 55).
La giurisprudenza applicabile in materia, in relazione con l'art.
4.
vCost. fed. (DTF 121 V 66 consid. 2), è applicabile anche in virtù del nuovo
art. 9 Cost. fed. (RAMI 2000 pag. 223).
Non va poi dimenticato che per l’art. 27 LPGA:
" 1 Gli assicuratori e gli organi esecutivi
delle singole assicurazioni sociali, nei limiti delle loro competenze, sono
tenuti ad informare le persone interessate sui loro diritti e obblighi.
2.
Ognuno ha diritto, di regola gratuitamente, alla consulenza in merito
ai propri diritti e obblighi. Sono competenti in materia gli assicuratori nei
confronti dei quali gli interessati devono far valere i loro diritti o
adempiere i loro obblighi. Per le consulenze che richiedono ricerche onerose,
il Consiglio federale può prevedere la riscossione di emolumenti e stabilirne
la tariffa.
3.
Se un assicuratore
constata che un assicurato o i suoi congiunti possono rivendicare prestazioni
di altre assicurazioni sociali, li informa immediatamente.".
L'art. 27 LPGA sancisce, in particolare, per
l'amministrazione un dovere di carattere collettivo, generale e permanente di
fornire informazioni - ad esempio tramite opuscoli informativi - (cpv. 1) e il
diritto soggettivo e individuale dell'assicurato alla consulenza (cioè un
parere su ciò che conviene fare) su un caso preciso e su esplicita richiesta,
che può essere fatto valere in giustizia (cpv. 2).
Su questi aspetti, cfr. in particolare STFA C 192/04 del 14 settembre 2005, consid. 4.1,
pubblicata in DTF 131 V 472; STFA C 157/05 del 28 ottobre 2005, consid. 4.2.;
E. Imhof – Ch. Zünd, ATSG und
Arbeitslosenversicherung, in SZS 2003 pag. 291 seg. (306); E. Imhof, Anhang zur Vertiefung von art.
27.
ATSG über Aufklärung, Beratung und Kenntnisgabe, in SZS 2002 pag. 315 seg. (315-318); R. Spira, Du
droit d'être renseigné et conseillé par les assureurs et les organes
d'exécution des assurances sociales art. 27 LPGA, in SZS 2001 pag. 524 seg. (527); U. Kieser, ATSG -
Kommentar, 2a edizione 2009, ad art. 27 pag. 400 e pag. 402-407.
Per quanto attiene più specificatamente al diritto alla consulenza
enunciato all'art. 27 cpv. 2 LPGA, va segnalato che ogni assicurato può esigere
che il proprio assicuratore gli fornisca consulenza in merito ai suoi diritti e
obblighi (DLA 2007 pag. 193 segg.). Quest'obbligo concerne soltanto l'ambito di
competenza dell'assicuratore in questione e le informazioni possono esse
fornite anche da non giuristi, come del resto prima dell'entrata in vigore
della LPGA. Contrariamente alle informazioni di carattere generale, la
consulenza deve riferirsi al caso specifico (FF 1999 IV 3953).
Inoltre tale diritto non è limitato alle persone assicurate,
tuttavia deve esistere uno stretto rapporto con l'assicurazione interpellata,
nel senso che la consulenza deve riferirsi a diritti e doveri che già esistono
o che possono sorgere tra la persona che ha richiesto le informazioni e
l'assicurazione interessata (cfr. U.
Kieser, op. cit., ad art. 27 n. 29 pag. 405).
L’assenza di informazioni in una situazione concreta laddove
l’obbligo di informare è previsto dalla legge o quando le circostanze
particolari del caso avrebbero presupposto un’informazione da parte
dell’assicuratore è assimilato ad una dichiarazione erronea e può, a certe
condizioni, obbligare l’autorità a consentire ad una persona assicurata un
vantaggio al quale non avrebbe potuto pretendere in virtù del principio della
buona fede derivante dall’art. 9 Cost. fed. (DTF 131 V 472 consid. 5). Secondo
la giurisprudenza un’informazione sbagliata o una decisione erronea possono
obbligare l’amministrazione a concedere a un amministrato un vantaggio
contrario alla legge se (a) l'autorità è intervenuta in una situazione concreta
nei confronti di determinate persone, (b) l'autorità ha agito entro i limiti
della propria competenza o comunque è supposta avere agito entro tali limiti,
(c) l'amministrato non ha potuto rendersi conto immediatamente dell'inesattezza
dell'informazione ricevuta, (d) facendo affidamento sull'informazione ricevuta
egli ha preso delle disposizioni non reversibili senza pregiudizio, (e) da
quando l'informazione è stata resa non è intervenuta una modifica del quadro
giuridico (DTF 131 II 627 consid. 6.1 pag. 636, 130 I 26 consid. 8.1 pag. 60 e
rispettivi rinvii).
Questi principi si applicano per analogia in caso di mancanza di
informazione, la condizione c) dovendo tuttavia essere formulata nel seguente
modo: che l’amministrato non ha avuto conoscenza del contenuto
dell’informazione omessa o che il contenuto era talmente evidente che non
doveva attendersi un’altra informazione (sentenza 8C_320/2010 del 14 dicembre
2010, DTF 131 V 472 consid. 5, sentenza 8C_66/2009 consid. 8.4 non pubblicato
in DTF 135 V 399).
2.9
Nel caso di specie, la buona
fede dell'assicurata non può essere tutelata.
Infatti, non sono date alcune delle condizioni giurisprudenziali
affinché un'informazione o una decisione erronea possano obbligare
l'amministrazione a consentire ad un assicurato un vantaggio contrario alla
legge.
In primo luogo, l'interessata era a conoscenza che la part. n.
1'368 RFD di __________ è stata peritata il 4 marzo 2005 dall'Ufficio cantonale
di stima, tanto che il 22 marzo 2005 (doc. 135) l'assicurata ha scritto alla
Cassa cantonale di compensazione sollecitandone la perizia da parte
dell'ingegnere responsabile ("Si tratta
semplicemente di visionare un terreno!").
Il sollecito si è incrociato con la decisione della Cassa, che il 24
marzo 2005 (doc. 145) ha rifiutato la prestazione complementare per il periodo
dal 1° ottobre al 31 dicembre 2004 e quale sostanza mobile o immobile alienata ha
computato l'importo di Fr. 290'881.-, mentre in precedenza a titolo di sostanza
era indicata la proprietà fondiaria al valore di stima di Fr. 144'859.- siccome
abitazione primaria (doc. 109).
L'importo di Fr. 290'881.- corrispondeva alla sostanza residua
determinata sommando il valore venale peritato di Fr. 220'000.-, al valore
della sostanza di Fr. 141'579.- e a cui è stata dedotta la capitalizzazione di
Fr. 70'698.- del diritto di abitazione costituito sulla part. n. 844 PPP 1'488
donata di Fr. 290'881.- (doc. 139).
Questo importo è stato considerato quale importo di partenza e
poi, ammortizzato annualmente, è stato riportato anche nelle successive
decisioni (doc. 141 per l'anno 2005, doc. 171 per il 2008, doc. 212 per l'anno
2012.
e doc. 246 per l'anno 2014).
Ciò, malgrado nel 2012 la Cassa di compensazione abbia fatto
valutare al valore venale dall'Ufficio stima la PPP 1'488 di cui al fondo base
n. 844 RFD di __________ ma, fino alla richiesta di PC ora in esame, non abbia
- erroneamente - ritenuto il valore di Fr. 380'000.-, che andava sommato al
valore venale di Fr. 220'000.- e la base di partenza era una sostanza globale
di Fr. 600'000.-.
Già allora, nel 2012, l'assicurata avrebbe potuto rendersi conto
che c'era qualcosa di sbagliato, visto che nonostante la fissazione del valore
venale di Fr. 380'000.- per l'appartamento donato, che andava ad aggiungersi al
valore dell'altro fondo, la sostanza alienata non era mutata rispetto alla
precedente decisione del 2008, se non per l'ammortamento di Fr. 40'000.-.
Inoltre, non è possibile concludere che, facendo affidamento sulle
informazioni ricevute dall'amministrazione, la ricorrente ha preso delle
disposizioni non reversibili senza pregiudizio.
Da una parte, le donazioni in oggetto sono infatti avvenute prima
che essa andasse ad abitare definitivamente in casa anziani e che, a suo dire,
i suoi nipoti prendessero degli impegni finanziari con terzi per poterla
mantenere economicamente.
D'altra parte, come da sue stesse affermazioni, sono i donatari
che, seppure tale circostanza non sia stata minimamente comprovata e quindi non
possa godere di una particolare considerazione, avrebbero effettuato delle
disposizioni relative al loro personale patrimonio in funzione della degenza
della zia in casa anziani. Questa circostanza, però, non riguarda direttamente
l'interessata, perciò è del tutto ininfluente e non può concorrere
all'adempimento di una delle condizioni per tutelare la buona fede della
ricorrente.
Alla luce di quanto precede, la richiesta della ricorrente di
considerare una sostanza alienata di Fr. 190'991.- come stabilito nella
decisione del 29 gennaio 2014, tutelando così la sua buona fede, deve essere
respinta.
Al riguardo, va evidenziato che una decisione con cui vengono
riconosciute le PC può esplicare effetti solo per l'anno civile in corso; ne
consegue che gli elementi alla base del calcolo delle prestazioni complementari
possono essere periodicamente rivisti in sede del controllo annuo prescindendo
dai dati ritenuti in precedenza e indipendentemente dalla sussistenza di
eventuali motivi di revisione durante il periodo di calcolo (DTF 141 V 255
consid. 1.3 = SVR 2015 EL Nr. 8; DTF 128 V 39 = SVR 2002 EL Nr. 7).
In base al concetto di anno civile, le PC possono essere di nuovo
determinate ogni anno senza che questa rivalutazione sia in modo
vincolante legata a fattori utilizzati in precedenza (SVR 2019 EL Nr. 9 consid.
2.3). Una modifica nel corso dell'anno civile è invece ammissibile soltanto in
presenza di motivi di revisione (art. 17 LPGA).
L'agire della Cassa di compensazione, che nel 2019 ha corretto gli
errori commessi in passato, non va dunque biasimato.
2.10
Da quanto precede discende che
la decisione contestata deve di conseguenza essere confermata e il ricorso va
respinto.
Dispositivo
Per questi motivi
dichiara e pronuncia
1. Il ricorso è respinto.
2. Non si percepisce tassa di
giustizia, mentre le spese sono poste a carico dello Stato.
3. Comunicazione agli
interessati i quali possono impugnare il presente giudizio con ricorso in
materia di diritto pubblico al Tribunale
federale, Schweizerhofquai 6, 6004 Lucerna, entro 30 giorni dalla
comunicazione. L'atto di ricorso, in 3 esemplari, deve indicare quale decisione
è chiesta invece di quella impugnata, contenere una breve motivazione, e recare
la firma del ricorrente o del suo rappresentante. Al ricorso dovrà essere
allegata la decisione impugnata e la busta in cui il ricorrente l'ha ricevuta.
Per il Tribunale cantonale delle
assicurazioni
Il presidente Il
segretario di Camera
Daniele Cattaneo Gianluca
Menghetti